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Terre Celtiche Blog

Bretagna, non solo Musica [Brittany, Not Just Music]

a cura di Flavio Poltronieri

La musica della Bretagna di cui trattiamo è stata la colonna sonora di un tentativo di risveglio di una antica coscienza celtica assopita e sepolta nel profondità dell’inconscio collettivo. In Bretagna, le poesie musicali, permeate di un simbolismo tutto celtico della voce di Glenmor prima, l’arpa di Alan Stivell, fatta rinascere dal padre Jord poi e l’opera artistica di tutti gli altri venuti di seguito, hanno traghettato in questa epoca le antiche memorie e le melodiose sonorità degli dèi d’Irlanda, i “Túatha Dé Danaan”.

Senza parlare dell’attenzione di ciascuno verso l’interno di sè stesso, nella speranza (probabilmente utopica, come purtroppo molti degli altri tentativi degli anni 60/70) di un miglioramento dei rapporti sociali ed umani e di un rinnovamento nella direzione di un luogo impalpabile ai confini del mondo: ” Tír na nÓg”.

Non si nasce bretoni, lo si diventa” 


MITI E LEGGENDE

bandiera bretone

Le rivendicazioni di autonomia che ripetutamente e in vari contesti saltano fuori anche nelle canzoni di cui ci occupiamo in questa sede, partono da molto, molto lontano. La letteratura celtica non è quella che spesso superficialmente insegnano a scuola, citando Tavola Rotonda, Tristano, Isotta e compagnia bella. Piuttosto è quella che esisteva in Galles e in Irlanda sotto forma di testi epici, che rappresentavano tutta un’altra civiltà rispetto a quella medioevale, alla quale siamo solitamente abituati, specialmente dall’epoca romantica.

Grandi leggende hanno continuato a perpetuarsi in tutta l’Europa Occidentale, e in tantissima poesia popolare che troviamo in manoscritti sparsi un po’ dappertutto, ad opera degli storici dell’antichità greca o latina.

Ankou il dio della morte celtico
Ker-is, la città leggendaria di Ys
La morte dello scricciolo
IL PARADISO E L’INFERNO IN BRETAGNA


Bretagna Celtica

Bretagna Celtica

Già terra gallica conquistata dai Romani ai tempi di Cesare, prende il suo nome Bretagna (piccola Britannia, Brittany in inglese con quella y finale nel nome per differenziarla dalla Grande) dai Celti isolani. Nel V secolo sotto le spinte degli invasori anglo-sassoni, alcuni Celti della Gran Bretagna si rifugiarono in una piccola terra sul continente proprio al di là del Mare Celtico.

Il Ducato di Bretagna

Nel Medioevo in Bretagna fu un susseguirsi di dinastie ducali e di un braccio di ferro con il regno di Francia, finchè sul finire del Seicento, la Bretagna venne definitivamente sottomessa al sistema amministrativo francese; ancora oggi è una regione della Francia composta da quattro province o dipartimenti: Finistère, Côtes d’Armor, Morbihan e Ile et Vilaine; ai tempi del Ducato di Bretagna si comprendeva anche la Loira Atlantica.

Il Cigno bretone di Monfort


La musica della Bretagna: Vague bretonne

Per i Bretoni, Francia o Inghilterra erano equivalenti, e lo spirito più profondo che si nota in molte occasioni in Bretagna anche oggi, è più o meno rimasto lo stesso. L’odio e il disprezzo per Parigi e la Francia (e in mancato riconoscimento dei diritti sulla Bretagna e ancor di più la sua appartenenza all’impero) sono espressi dalle feroci canzoni del primo “chansonnier bretonante”, Glenmor.

IL GWERZ BRETONE

Ascoltare un gwerz bretone è penetrare in un mondo differente, sempre drammatico e proprio nel momento preciso in cui l’avvenimento accade e si svolge sotto i nostri occhi in tutta la sua intensità, quadro dopo quadro.

Che si tratti di un avvenimento storico oppure leggendario, un gwerz non si può ascoltare così come viene, distrattamente. E’ esigente e domanda massima attenzione, approvazione, immersione. Non si ascolta, bisogna accettare di viverlo in prima persona.

La separazione tra cultura ufficiale e cultura popolare è sempre stata nettissima. Ma la musica bretone non si è ripiegata su stessa, ha guardato avanti, indietro a destra e a manca.

Ovunque al mondo purtroppo ci sono culture minacciate od oppresse, in Bretagna non si contano le collaborazioni musicali che emergono con sempre rinnovato vigore nella produzione contemporanea.

La finestra è rimasta aperta e oramai non potrà più essere chiusa qui dove l’Europa finisce, Youenn Gwernig, il grande poeta, nel 1976, sedici anni prima di Leonard Cohen e del suo famoso ritornello di “Anthem”, cantava “non ci sono muri senza un buco”.

La musica della Bretagna: WORLD MUSIC

Ogni anno le composizioni sono più visionarie, le luci più intense, i suoni più sinuosi, la geografia più spinta, la storia più ampia, l’orizzonte è l’intera musica popolare del mondo, l’improvvisazione e la tradizione sono separate da una linea evanescente. Un immaginario sensibile, un temporale della ragione dove si celebra l’intelligenza delle radici degli alberi. Testi in lingua gallo accompagnati dai suoni della tradizione turca, fanfare delle fest-noz che incontrano la musica dell’India o della Serbia, il kan ha diskan e la poesia armoricana del secolo passato che si immergono nel jazz o nel rock del futuro.

In proporzione, sono davvero incredibili la quantità e la qualità di musica che questa regione ogni anno mette in commercio, se consideriamo che la “vague bretonne” si è estinta da tempo e che oramai la canzone è un gigantesco cimitero dove interi straordinari cataloghi spariscono definitivamente e tesori formidabili che se ne vanno irrimediabilmente perduti. I poteri pubblici che sembrano salvaguardare ogni cosa non proteggono la canzone che non porti grandi guadagni economici, al mercato francese, come a quello italiano, nessuna canzone interessa davvero.
(stralciato da Appunti di un viaggio in Bretagna di Flavio Poltronieri)

I Bretoni hanno cantato la loro vita a voce alta o con basso lamento, per esprimere la loro gioia o alleviar il dolore. Dalla culla alla tomba sono stati accompagnati dai canti e ogni occasione era buona per scrivere una canzone

Pierre Jakez Helias (Per-Jakez Hélias)

A-Z lista canti bretoni – BRETON SONGS list

La musica della Bretagna: i canti del mare

ARCHIVIO CANTI DEL MARE

Chants à hisser

Nonostante due terzi degli iscritti marittimi francesi siano bretoni, fino all’inizio degli anni ‘80 il repertorio consacrato al mare riservava quasi esclusivamente alla tradizione orale i canti di lavoro di lungo raggio sulle baleniere nantesi e di Le Havre d’inizio 19° secolo. A maggior ragione i, purtroppo rari, “chants à hisser” dei pescatori bretoni d’Islanda. Ma anche quelli dei marinai di Vannes arruolati nella Royale o di battaglie navali e naufragi, non erano da meno.

Canti della Costa

In questo repertorio ci sono anche le canzoni della costa che descrivono la vita quotidiana delle popolazioni litorali ,e che riflettono la cultura del porto, soprattutto di Brest: pescatori, carpentieri, calafati, cabotieri, operaie e operai delle industrie conserviere e dei cantieri navali. Senza mai tralasciare ovviamente le onnipresenti “donne da cinque soldi” e le servette delle bettole di Nantes.

Le popolazioni non hanno mai smesso di interpretare questi canti del mare ma, in confronto con quelli di terra, le pubblicazioni sia in Alta che in Bassa Bretagna, sono state merce rara. L’immenso e terrificante oceano ha sempre esercitato un fascino profondo e arcano, cosa che, per esempio, non è accaduta con il mare di Provenza o in Linguadoca, come d’altronde nemmeno è stato con il Mediterraneo.


La musica della Bretagna: I PERSONAGGI DEL BRETON FOLK REVIVAL

La Bretagna qui descritta oltre che un luogo geografico è un luogo interiore. A rappresentarla ospita artisti diversissimi tra loro. Accanto a gente profondamente radicata nella forma tradizionale come Yann Fanch Kemener, presenta personaggi, ad esempio come Annkrist o Maxime Piolot che interpretano esclusivamente brani originali, senza particolari ritmi o strumentazioni tradizionali, non cantano i n bretone, non hanno nemmeno il certificato di nascita in Bretagna (in questi due casi, addirittura in Africa! ). Ma, come per Gilles Servat, originario di Tarbes, dunque occitano, sono protagonisti indiscussi del suo rinnovamento musical/poetico, all’interno di quella che negli anni settanta del secolo scorso, venne chiamata “ Nouvelle Vague Bretonne”.

A questa Bretagna cantiamo in coro: “Ta gra agam tu go brach” (“Ti amo per sempre” in gaelico)


APPUNTI DI UN VIAGGIO IN BRETAGNA

bosco sacro di Brocéliande
bosco sacro di Brocéliande,

In Bretagna le atmosfere e le sonorità che le bombarde oniriche regalano, non sono un fragile simulacro, le schegge acustiche che escono dalle arpe sanno trasformare i boschi in brughiere…

La natura non è mai doma, ti assale con onde oceaniche e piogge trasversali, con i menhir di roccia. Dolmen, misteri megalitici dell’età del bronzo, anteriori alla civiltà celtica, che rappresentano ancora uno degli enigmi dell’archeologia, e disegnano con la loro silenziosa presenza, misteriosi ritmi sulle grandi estensioni verdi.
Campane risuonano e ovunque croci di pietra lungo le stradine di campagna, fra le case, in mezzo ai villaggi: i “calvari”, costruzioni fiorite di statue lungo lo schema svettante che unisce l’immagine dell’albero verde a quello dell’albero maestro degli antichi velieri. Con una disposizione a schema che curiosamente richiama il gioco degli scacchi e i suoi simboli: il Cristo, la Vergine, San Giovanni, i ladroni, i cavalieri, gli angeli… 
Antico e moderno sono perennemente fusi, paesaggio e poesia, musica e natura narrano delle eterne paure, proteste, riflessioni, lotte e spiritualità dell’essere umano, fuori dal tempo.
(Appunti di un viaggio in Bretagna di Flavio Poltronieri)

NELLA BRETAGNA MONASTICA SULLE CORDE DELL’ARPA
CARTOLINE MUSICALI DALLE ISOLE BRETONI


RISORSE
Pierre Quentel: Son ha ton
Christian Souchon:

http://chrsouchon.free.fr/barzha1e.htm
http://chrsouchon.free.fr/danses1a.htm
COOP  BREIZH
http://ontanomagico.altervista.org/danze-bretoni.html

IL SITO CON TUTTO E DI PIU’ SULLA BRETAGNA:
Stefano Pecchi http://www.bretagna.com (Finisterre- un italiano in Bretagna)
e in particolare
http://www.bretagna.com/storia-della-bretagna-raccontata-da-un-profano/

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