Crea sito
Terre Celtiche Blog

Erik Marchand: Tra gli Urali e l’Isola di Batz, passando dal Mediterraneo

Erik Marchand si è appassionato in giovane età alla musica bretone, inizialmente praticando soprattutto la musica del Pays Gallo, probabilmente perchè in quella parte del paese l’espressione dominante è ancora il francese. Ma dopo l’incontro e l’amicizia con il cantante-contadino Manuel Kerjean, a vent’anni decide di stabilirsi definitivamente in Centro Bretagna, e di dedicarsi ad imparare il canto tradizionale direttamente da lui. Parteciperà in seguito a molte fest-noz in compagnia sua e di François Quemener (in seguito Kemener) e Marcel Guillou, imparando molto rapidamente, sollecitato da questi interpreti autentici della tradizione e parallelamente proseguendo i suoi studi sul “treujenn gaol” ovvero il clarinetto tipico dell’Alta Cornovaglia, la regione dell’entroterra di Kemper.

Si unirà brevemente al gruppo Ogham dei fratelli Molard e Sicard e poi nel 1986 formerà i Gwerz dove per la prima volta la musica bretone si affranca dalle influenze irlandesi e americane. Qualcuno all’epoca paragonerà il loro impatto sulla scena a quello dei Plantxy in Irlanda. Seppur nella loro breve esistenza, furono dei precursori nell’interpretazione di gwerziou, marce, danze. Da questo momento Erik diventa professionista.

Erik Marchand

Le successive collaborazioni saranno con il gruppo marinaro Cabestan, poi in duo con il francese Thierry Robin (oud), che in seguito diverrà un trio con l’arrivo di Amid Khan, virtuoso indiano del Rajastahn (tabla), in un teorema di unione delle lamentazioni della Bretagna centrale ai canoni improvvisati dei taqsim arabi.
Inoltre parallelamente pubblicherà un paio di dischi con il Quintette de Clarinettes, assieme tra l’altro a Louis Sclavis, prima dell’incontro fondamentale con la musica dell’est Europa.
A forza di viaggi e incontri fecondi nella regione del Banat in Romania, inizia a collaborare con la Taraf de Caransebes e realizza delle registrazioni folgoranti, il plinn diventa simile alla danza kolo, il gwerz si avvicina alla doina, per finir con l’ assomigliare ad un lamento orientale, come nel caso di “Gwellan Amzer”. I duetti tra Marchand e Nicolai Popovici sono qualcosa di mai udito prima e dimostrano che perfino un gwerz può possedere uno swing irresistibile.

Instancabilmente Erik Marchand inizia un viaggio musicale affascinante e sempre ad un livello stratosferico per qualità, ispirazione e fantasia, che lo porta a collaborare con jazzisti come Henri Texier e Paolo Fresu, con l’ensemble albanese di Mallakaster, i tenori sardi di Santu Predu, musicisti galiziani, del Mali, della Tracia e tanti altri, fino ad interpretare addirittura una canzone del sommo Jacques Brel (Jaurais) tradotta e cantata in bretone con l’accompagnamento di musicisti rom.

Mai pago, nel 2004, sorprendentemente, celebra l’unione del suo nomade canto tradizionale bretone con il blues-rock celebrale alsaziano di Rodolphe Burger e l’oud elettrificato di Mehdi Haddab, in Before Bach.

I tre, con l’apporto della sezione ritmica Le Meteor Band, inventano dal nulla un grande affresco anticonformista attraverso un repertorio unico e senza concessioni che distrugge al suo passare, generi, preconcetti e scontatezze. Si incontrano su un ibrido territorio di espressione comune, sperimentando tra musica modale e ricchezza armonica, sonorità elettriche e digitali, spirito rock e repertorio tradizionale.

Before Bach

Per ciò che concerne l’ultimo disco di Erik Marchand “Ukronia“, rimando alla recensione di Ciro de Rosa su Blogfoolk (qui).

Nel 2010 infine fonda la Kreiz Breizh Akademi, ovvero un accademia della musica popolare rivolta al futuro e che, ogni volta con una formazione di giovani differente, ha prodotto a tutt’oggi sei volumi, lavorando sulla modalità della musica bretone aperta ad altre forme acustiche ed elettroniche. Alcuni di questi bravissimi interpreti (Rozenn Talec, Fanch Oger, Faustine Audebert) hanno già intrapreso una carriera musicale propria, realizzando interessanti dischi e così rinvigorendo l’attualità della scena armoricana con nuova linfa e portandola verso nuove inedite scoperte.
La nuova generazione multietnica, grazie anche alla direzione di Marchand, dona prova che si può anche invertire il percorso: partire da lontano per arrivare in Bretagna, dagli altri per arrivare a se stessi.

Pubblicato da Flavio Poltronieri

Autore - Traduttore - Etnomusicologo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.