La Bargirola, la sposa porcaia (the swine keeper)

From “Popular songs of Piedmont” (1888) by Costantino Nigra #55 as “La sposa porcaja” (cf)
The theme of the ballad is typical of fairy tales with the beautiful unfortunate victim of the bad mother-in-law or the bad stepmother (the evil queen), in the versions of the bad stepmother the girl is a child, and often in the story is opposed to the half sister .
The main lyrical theme, however, is that of the husband who returns from the war and finds: a) his dead wife; b) the wife married to another; c) the wife abused by her mother-in-law.
Dalla raccolta “Canti popolari del Piemonte” (1888) Costantino Nigra classifica la ballata al numero 55 con il titolo di “La sposa porcaja” e ne riporta alcune versioni testuali (vedi)
Il tema della ballata è tipico delle fiabe con la bella sventurata vittima della  Cattiva suocera oppure della Cattiva Matrigna (la regina cattiva), nelle versioni della cattiva matrigna la ragazza è poco più che una bambina, e spesso nella storia si aggiunge la figura della sorellastra.
Il tema lirico principale però è quello del marito che ritorna dalla guerra e che trova: a) la moglie morta; b) la moglie sposata ad un altro; c) la moglie maltrattata dalla suocera 

The ballad tells of a nobleman left for the war, who entrusts his wife to his mother with the warning to be good with her. In reality, the mother-in-law hatres the young girl and sends her to look after the pigs, making her eat the table scraps, leaving her in the cold and vexing her with other various strenuous jobs (such as making twigs in the wood). Seven years pass since the girl does not laugh and does not sing, the first day she starts singing again, her husband who has returned from the war, hears her and meets her in the woods; he was made aware of the harassment that she has endured, he spends the night with his wife meditating on the changes that will take place from the next day: the mother-in-law will serve the daughter-in-law.
La ballata narra di un gentiluomo partito per la guerra, che affida la moglie alla madre raccomandandosi di trattarla bene. In realtà la suocera ha in odio la giovanetta e la manda ad accudire i maiali, facendole mangiare gli scarti della tavola, lasciandola al freddo e vessandola con altri vari lavori faticosi (come fare le fascine nel bosco). Passano sette anni in cui la fanciulla non ride e non canta, il primo giorno che riprende a cantare, suo marito che è ritornato dalla guerra la sente e l’incontra nei boschi; messo a conoscenza delle angherie che lei ha sopportato, passa la notte con la moglie meditando sui cambiamenti che ci saranno dall’indomani: sarà la suocera a servire la nuora. 

The French Lesson [La Lezione francese]: La Porcheronne

Constantine Nigra traces the spread of the ballad in France, Provence, Upper Italy and Catalonia, uncertain whether the origin was to be found among the troops d’oc or d’oil. In the “Livre des Chansons” (1943) by Henri Davenson (Henri Irenee Marrou) there is a 13th century Provencal version entitled La Porcheronne (all the text here) already in Chants Populaires de la Provence (1862) by Damase Arbaud
Costantino Nigra traccia la diffusione della ballata in Francia, Provenza, Italia Superiore e Catalogna, incerto se l’origine fosse da ricercarsi tra i trovieri d’oc o d’oil. Nel “Livre des Chansons” ( 1943) di Henri Davenson (Henri Irenee Marrou) è riportata una versione provenzale del XIII secolo dal titolo La Porcheronne (tutto il testo qui) già in Chants Populaires de la Provence (1862) di Damase Arbaud

“C’est Guilhem de Beauvoire qui se va marier ;
Prend femme tant jeunette, ne sais pas s’habiller”

Le héros de cette complainte est un personnage réel, un baron dauphinois du XIIIe siècle, Guillaume de Beauvoir, qui partit à la croisade et dont on conserve le testament, daté de 1277. La Porcheronne est répandue dans toute la France, et au-delà en Catalogne et Piémont.” 
“The hero of this lament is a real person, a Baron of the Dauphiné from the thirteenth century , Guillaume de Beauvoir, who left for the crusade whose will dated to 1277. The Porcheronne is widespread throughout France and also in Catalonia and Piedmont ” .
L’eroe di questo lamento è una persona reale, un barone del Delfinato del XIII secolo, Guillaume de Beauvoir, partito per la crociata il cui testamento è datato al 1277. La Porcheronne è diffusa in tutta la Francia e anche in Catalogna e Piemonte “.

Jean-François Dutertre in “Ballades françaises (Traditional French Songs)” 1997
a variant of the Provencal song transcribed courtesy by Christian Souchon (refer to the other Provençal, Catalan, Breton and French lessons here and here)
una variante della ballata provenzale trascritta cortesemente da Christian Souchon (si rimanda per le lezioni provenzali, catalane, bretoni e francesi alle sue pagine qui e qui)

Laetitia Marcangeli


I
C’est le Prince d’Orange
Voulait se marier
A une demoiselle
Qu’a pas quinze ans passés.
II
Dès le soir de ses noces
Un’ lettre est arrivée :
Il faut partir en guerre
Servir le roi français.
III
– A qui donc donnerai-je
Ma mignonne à garder ?
– Mon fils, lui dit sa mère,
Je te la garderai.
IV
Je la mettrai en chambre ;
Je la ferai filer.
Aussi bien que mes filles
Je te la soignerai.
V
Dès qu’il fut à la guerre,
Les porcs l’envoie garder…
Et bien sept ans sans rire
Sans rire et sans chanter.
VI
Au bout des sept années,
Ell’ s’est prise à chanter.
Son mari qu’est en guerre
S’est mis à l’écouter (1).
VII
– O page, mon beau page,
J’entends ma mie chanter.
Allez, tournons la bride !
Vitement faut y aller !
VIII
– Petite porcheronne,
Quels pourceaux vous gardez ?
– Sont au Prince d’Orange (2)
A la guerre est allé.
IX
– Petite porcheronne,
Ramenez vos pourceaux !
– Mes fusées [3] sont point faites
Ainsi que mon fagot.
X
– Quittez donc vos fusées
Vot’ fagot je ferai. –
Il a tiré son sabre.
Son paye [4] a fagoté.
XI
– Petite porcheronne,
Où pourrai-je y loger ?
– Chez le Prince d’Orange
Pourrez vous arrêter.
XII
– Bonsoir, Madam’ l’hôtesse,
Pourriez-vous me loger ?
– Entrez, entre dit-elle,
J’ai un lit pour coucher.
XIII
– Dites-moi donc, Madame,
Qu’y a-t-il pour souper ?
– Des perdrix, des bécasses,
Pigeons, si vous souhaitez. –
XIV
Mais quand il fut à table,
A table pour souper,
Il demande une femme
Avec lui pour coucher (5) .
XV
– Je ne donn’ pas mes filles
Avec vous pour coucher.
Prenez la porcheronne
Dans le coin du foyer !
XVI
– Petite porcheronne,
Allez, si vous voulez !
– Mon mari est en guerre,
Dit-elle, épleurée.
XVII
– Où sont passées les robes
Que je t’avais données
Il y a sept ans, ma belle,
Quand je m’en suis allé ?
XVIII
– Ta mère, ma bell’-mère,
Ell’ me les a ôtées.
A ta sœur, la cadette,
Ell’ les a fait porter.
XIX
– Où sont passées les bagues
Que je t’avais données
Il y a sept ans, ma belle,
Quand je m’en suis allé ?
XX
– Ta mère, ma bell’-mère,
Ell’ me les a ôtées.
A ta sœur (e), l’ainée,
Ell’ les a fait porter.
XXI
– Si vous n’étiez ma mère,
Je vous ferais brûler…
A votre tour, ma mère,
Pourceaux vous soignerez !
Traduzione italiano di Cattia Salto**
I
Il Principe d’Orange
si volle maritare
con una fanciulla
che aveva appena compiuto quindici anni.
II
La sera delle nozze
arrivò una lettera:
dovette partire per la guerra
a servire il re francese
III
-A chi devo lasciare
la mia amata da accudire?-
-Caro figlio-disse sua madre-
te la tengo io-
IV
-La metterò nella camera
a filare
così come le miei figlie
me ne prenderò cura-
V
Non appena egli partì per la guerra
la mise a guardia dei porci
e passarono sette anni senza ridere
senza ridere e senza cantare
VI
Al settimo anno
iniziò a cantare.
Il marito che era in guerra 
si mise ad ascoltare
VII
-o paggio, buon paggio
sento il mio cuore cantare.
Su dammi le briglie
che in fretta devo andare-
VIII
-Bella porcaiola
di chi sono i porci che pascolate?-
-Sono del Principe d’Orange
che è andato in guerra-
IX
-Bella porcaiola
radunate i vostri maiali-
-Devo filare i fusi
e fare la fascina-
X
-Lasciate allora i fusi
farò io la vostra fascina-
Cavò la spada
e a colpi di spada fece la fascina
XI
-Bella Porcaiola
dove potrei alloggiare?-
-Potreste fermarvi
dal Principe d’Orange-
XII
-Buonasera padrona
potreste darmi quartiere?-
-Entrate, entrate
ho un letto per dormire-
XIII
-E dite Madama
cosa c’è per cena?-
-Pernici, beccacce
e piccioni se volete-
XIV
Ma quando fu a tavola
a tavola per cena,
chiese di una femmina
da portare a letto
XV
-Non vi do le mie figlie
perchè le portiate a letto.
Prendete la porcaiola
nell’angolo del camino-
XVI
-Bella porcaiola
andiamo se volete-
-Mio marito è in guerra-
disse lei piangendo
XVII
-Dove sono finiti gli abiti
che vi avevo donato
sette anni fa, mia bella,
quando sono partito?
XVIII
-Tua madre, mia suocera
me li ha presi.
A tua sorella la minore
li ha fatti mettere.
XIX
– Dove sono gli anelli
che ti avevo regalato
sette anni fa, mia bella,
quando sono partito?
XX
-Tua madre, mia suocera
me li ha presi.
A tua sorella la maggiore
li ha fatti mettere.
XXI
-Se non fosse mia madre
la manderei al rogo
a vostra volta, madre mia
baderete ai maiali

NOTE
Transcription by Christian Souchon
Trascrizione del testo a cura di Christian Souchon
** una traduzione più a senso che letterale
1) in the French version the song of the bride is magical, it is as if the melody resounded in husband’ head to compel him to return
nella versione francese il canto della sposa è magico, è come se la melodia risuonasse nella testa del marito per invitarlo a ritornare
2) as in many ballads of the genus the woman does not recognize her husband and he wants to test his wife’s loyalty
come in molte ballate del genere la donna non riconosce il marito ritornato dalla guerra
3 [quantité de laine pour un fuseau]
4 [= son épée ?]
5) in the troubadour chants the knights are welcomed in the castles, washed and refreshed and often served by compliant ladies even in matters of bed
nei canti trobadorici i cavalieri vengono accolti nei castelli, lavati e rifocillati e serviti spesso da dame compiacenti anche nelle questioni di letto

The Italian Lesson [La Lezione italiana]: La Bargirola

The French versions date the ballad back to the times of the first Crusades so also in Monferrato we find the title “la sposa del Crociato” [“the bride of the Crusader”] (from Monferrato folk songs collected and annotated by Giuseppe Ferraro -pg 75)
Le versioni francesi fanno risalire la ballata ai tempi delle prime Crociate così anche nel Monferrato troviamo il titolo “la sposa del Crociato” (Canti popolari monferrini raccolti e annotati da Giuseppe Ferraro -pg 75)

Coro Bajolese in “O Maria, bela Maria” 2007
a reworked version with respect to the Nigra (version C) comes from Frassinetto in Canavese at the beginning of Val Soana (prov of Turin) and was collected by Amerigo Vigliermo in 1994.
una versione rimaneggiata rispetto al Nigra (versione C) proviene da Frassinetto in Canavese all’inizio della Val Soana (prov di Torino) ed è stata raccolta da Amerigo Vigliermo nel 1994.

Ombra Gaja & Laura Conti in “A l’arbat dël sol” (2001) Bela Bargirola + bourré

Costantino Nigra Variante versione C*
I
Gentil (1) Galan a s’an và a la guèra
,
a l’è stait set ani a ritorné
an ritornand
për cole montagnòle
l’ha sentì la vos ëd la soa
mojè
“alòn alòn o bela bargiròla (2)
alòn alòn a la vostra masòn” (3)
“A lé set agn (4) che ‘l mè marì l’é ‘n guèra
ai pè dla tàula son pi pi ‘andà
II
I l’hon da fé con na trista madòna
che ‘l pan di brecco (5)  mi fa mangiar 
[“alòn alòn o bela bargiròla 
alòn alòn a la vostra masòn” ]
A l’é set agn che ‘l me marì l’é ‘n guéra
ai pé del fuoco son pa pi ‘ndà
I l’hon da fé con na trista madòna
che fuori al freddo mi fa restar”
“alòn alòn o bela bargiròla 
alòn alòn a la vostra masòn”
[“A lé set agn che ‘l mè marì l’é ‘n guèra
ai pé del letto son pa pì ‘ndà
I l’hon da fé con na trista madòna
che ‘n sla bërlecia
mi fa dormir”
“alòn alòn o bela bargiròla 
alòn alòn a la vostra masòn”
l’hon da filè tre fuset de filo
e ancor gropé ël me faset dël bòsch
] (6)
III
S’a fussa nen ch’a fussa la mia mama (7)
con questo pugnale la pugnalerei”
[“alòn alòn o bela bargiròla 
alòn alòn a la vostra masòn” ]
A la matin a ben dì bonora
mare madòna la và a ciamé
“O nò nò nò mia mare madòna
i me pòrs (8)  von pa pì larghé
dal mè marì son sì an compagnìa
con chiel ancora veui riposé”
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Il giovane nobile è andato in guerra
e ci ha messo sette anni per ritornare,
nel ritornare per quelle colline,
ha sentito la voce della moglie
“Andiamo andiamo bella pastorella,
andiamo andiamo a casa vostra” 
“Sono sette anni che mio marito è in guerra
e io non mi sono più seduta in tavola
II
Ho da fare con una donna cattiva
che il pane di “brecco” mi fa mangiare,
“Andiamo andiamo bella pastorella,
andiamo andiamo a casa vostra” 
da sette anni ho il marito  in guerra
e accanto al fuoco non mi sono più seduta,
ho da fare con una donna cattiva
che fuori al freddo mi fa stare”
“Andiamo andiamo bella pastorella,
andiamo andiamo a casa vostra
[son sette anni che mio marito è in guerra
e dentro un letto non ho più dormito
ho da fare con una donna cattiva
che sul letto di stalla mi fa dormire”
“Andiamo andiamo bella pastorella,
andiamo andiamo a casa vostra” 
Devo filare tre fusi di filo
e ancora legare le mie fascine del bosco]
III
Se non fosse mia madre
con questo pugnale la pugnalerei”
“Andiamo andiamo bella pastorella,
andiamo andiamo a casa vostra” 
Al mattino  di buon ora
la suocera la va a chiamare
“O no, no suocera mia
non voglio più governare i porci,
sono qui in compagnia di mio marito
e con lui ancora voglio riposare”

FOODNOTE
*
Cantato da Mariuccia BALMA GALLO (1927) Registrato a PONT CANAVESE il 7/10/92 da A. VIGLIERMO, Norma e Gino COELLO.
transcription in Piedmontese by Valerio Rollone
trascrizione in grafia piemontese a cura di Valerio Rollone
1) gentil galant in the noun-adjective form originally indicates a young man with noble origins
gentil galant nella forma sostantivo-aggettivo indica originariamente un giovane dalle nobili origini
2) Nigra writes the bela porcairola
 (the swine keeper) and also “Bela Bargeirola” from bargé = shepherdess
nella versione del Nigra è la bela porcairola (bella porcaia cioè l’addetta alla cura dei maiali) il Nigra nelle note riporta anche  la variante Bela Bargeirola, da bargé= pastorella
3) the lines are a refrain in the Choir version
il verso è una specie di refrain, mantenuto come tale nella versione della Corale
4) seven is the canonical number indicating a long period of absence
il sette è il numero canonico che indica un lungo periodo di assenza

5) in Nigra it is pan dël brën = bran bread; thus argues Valerio Rollone “May be a reference to Ël Brèch, the smallest hamlet of Lanzo Canavese, where perhaps bread, for the poverty of means, was not so exquisite!”
nel Nigra è pan dël brën= pane di crusca; così argomenta Valerio Rollone”Potrebbe far riferimento a Ël Brèch, la più piccola frazione di Lanzo Canavese, dove forse il pane, per la povertà di mezzi, non era così squisito!”
6) extended text in the version of the Bajolese Choir
testo esteso nella versione del Coro Bajolese
7) letteralmente “
Se non fosse che si tratta di mia madre”
8) in the peasant tradition the fattening pig was entrusted to the youngest bride, among some of the proofs that the young woman had to bear to show her domestic skills and qualities there was the pork mash (first a mixture of flour, bran, fruit and table scraps, mixed in hot water, later with the addition of potatoes and wheat). The pigs were made to graze in the oak groves so that they would eat freely the acorns of which they are fond and which make their meat tastier.
nella tradizione contadina il maiale da ingrasso era affidato alla  sposa più giovane, tra alcune delle prove che la giovane doveva sostenere per mostrare le sua abilità e qualità domestiche c’era il pastone del maiale (dapprima una mistura di farina, crusca, scarti di frutta e gli avanzi della tavola, amalgamati in acqua calda; in un secondo tempo si aggiungeva alla dieta del maiale patate e frumentone). I maiali erano fatti pascolare nei boschetti di querce affinchè mangiassero liberamente le ghiande di cui sono ghiotti e che rendono le carni più saporite.
english translation Cattia Salto
The young nobleman (1) went to war
and he took seven years to return,
in coming back to those hills,
he heard his wife’s voice
“Come on let’s go nice shepherdess (2),
let’s go to your home “ (3)
“My husband has been at war for seven years (4)
and I no longer sat at the table
I have to face a bad woman
and the “brecco” (5) bread makes me eat,
“Come on let’s go nice shepherdess,
let’s go to your home “
my husband has been at war for seven years
and by the fire I no longer sat down,
I have to face a bad woman
that makes me stay out in the cold “
“Come on let’s go nice shepherdess,
let’s go to your home
[it is seven years that my husband is at war
and inside a bed I didn’t sleep anymore
I have to face a bad woman
that on the stable bed makes me sleep “
“Come on let’s go nice shepherdess,
let’s go to your home “
I have to spin three rocks of thread
and still tie my wood faggots]
If it wasn’t my mother
with this dagger I would stab her “
“Come on let’s go nice shepherdess,
let’s go to your home “
Early in the morning
the mother-in-law goes to call her
“Or no, no my mother-in-law
I don’t want to rule the pigs anymore (8),
I’m here with my husband
and with him I still want to rest “

LINK
http://www.piemunteis.it/wp-content/uploads/55.-La-sposa-porcaja.pdf
https://archive.org/details/cantipopolarimo00unkngoog/page/n11
http://www.archiviostorico.net/libripdf/Carpeneto.pdf
https://docplayer.fr/docview/61/46013164/#file=/storage/61/46013164/46013164.pdf (pg 147)
http://chrsouchon.free.fr/kroazouf.htm
http://chrsouchon.free.fr/chants/pourchei.htm
http://www.aess.regione.lombardia.it/ricerca/ricerca_src/scheda_ite.php?idk_id=ITE-IMP00-0000018392&sigla=aess_view&ite_tkt=AUD&alleg=
http://www.casafoschi.it/ricerca/ricerca_src/scheda_ite.php?idk_id=ITE-IMP00-0000005898&sigla=aess_view&ite_tkt=AUD

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Donna Lombarda: a murder ballad from Italy

Leggi in italiano

“Donna Lombarda” (“Dame Lombarde” means “Lady from Lombardy,”) or “Dona Bianca”  (Dame White) is perhaps the most famous of the Italian ballads, also widespread in France and French Canada (Quebec). The ballad handed down to the present day through an infinity of regional variations, tells the story of a young wife instigated by her lover to poison her husband and of a newborn baby who miraculously begins to speak to reveal the intrigue. A typical murder ballad of Celtic area with a supernatural event!

Costantino Nigra considers “Donna Lombarda” originally from Piedmont and, according to the belief of the time that the ancient folk ballads reported the historical events dating back to the Middle Ages, identifies the woman in the Queen of the Lombards, Rosmunda; here is the legend, as the chronicle reported by Paul Deacon in the Historia Longobardorum: in 572 the daughter of the kings of the Gepids (ancient Pannonia) taken in marriage by the kings of the Lombards Alboin as “war trophy” organized the plot for killing her husband in favor of his lover Elmichi. However, the attempt to usurpation was unsuccessful and Rosmunda and Elmichi fled to Ravenna (together with part of the Longobard treasure). In Ravenna the two got married but Rosmunda had not lost the vice of infidelity, so soon after she tried to kill her second husband with the classic system so much advertised in the folk ballads: the poisoned food. Elmichi noticed the poison as he drank from the cup and forced Rosmunda to drink with him, thus they died killed by the same potion!

Queen Eleanor - Anthony Frederick Augustus Sandys 1858
Queen Eleanor – Anthony Frederick Augustus Sandys 1858

The Ballad: DONNA LOMBARDA

Probably the ballad “Dame Lombard” is not so ancient but it is spread in a large area from the North to the South of Italy. The textual and melodic versions change and the lyrics are adapted to the various dialects or rendered in an Italian so to speak “popular”, collected and classified here only in a small part.

NORTH-ITALY VERSIONS

The ballad with the title of “Dona Bianca”  is based on dialogues between the protagonists: the unfaithful wife, the lover, the husband and the child prodigy (because he speaks from the cradle while being newborn) . Yet an ancient noble context emerges in a few words : the husband returns from the hunt, preferred pastime by the medieval aristocracy, the garden where to find the snake is of a nobleman, the same name “Madonna” is a medieval term that is wife of a “dominus”.

La Lionetta (this song appears in several recordings, the first is in the album “Dances and Ballads of the Italian Celtic Area” Shirak, 1978) The version comes from Asti where it was collected by R. Leydi and F. Coggiola


O vòstu v’tti o dona Bianca
o vòstu v’nial ballo cun mi?
O si si si che mi a v ‘niria
ma j’o paura del me mari
Va n ‘tei giardino del mio galante(1)
la ié la testa dal serpentin
E ti t lu pie t lo piste in póer
e poi t’iu bute hit’un bicier ad vin
E so mari veti cà d’la cassa
o dona Bianca jo tanta sei
Ma va di là ‘nt’ la botejera
la jé un bicier dal vin pi bum
El cit enfant l’era ant’la cuna
papa papa beiv pò lulì
che la mamina vói fete muri
O beivlu ti o dona Bianca
se no t’lu fas beive a fil da spà
O si si si che mi lo bevria
ma jó paura d’ie mie masnà(2)
English translation  Cattia Salto
Do you want to come, Dame White ,
Do you want to come to the dance with me? “/”I’d like to come,
but I’m afraid of my husband.”
“Go to the garden of my gallant
there is the head of a serpent
and you take it and reduce it to dust
and then put it in a glass of wine ”
And the husband comes home from hunting/”O Dame White I am so thirsty”
“Go over to the cellar
there is a glass of the best wine ”
The little baby who was in the cradle/ “Daddy, daddy do not drink it
because mom wants to make you die ”
“Drink it yourself Dame White
otherwise I force you to drink with my sword “/ “Or yes, I would drink it,
but I fear for my children ”

NOTE
1) “galante” stands for a gentleman, a noble courtier; in other versions the garden is of the mother or the father of the woman
2) the woman tries to escape death by invoking her role as a mother. But the ballad is not complete, we can only imagine that the woman, forced by the sword to drink from the glass, dies poisoned!

In this other version coming from the land of “Quattro Province” the context is more direct and popular, instead of the invitation to the court ball, the man asks to have sex and the husband is back from work in the fields; but the ending is more complete both in the description of the woman’s death by poisoning that in the moralizing closing sentence.

Barabàn from Baraban 1994, text version collected in the field by the voice of Angelina Papa (1908), rice-worker of Sannazzaro de ‘Burgondi (Pavia)


Dona lombarda dona lombarda
fuma a l’amur fuma a l’amur
Mi no mi no o sciur cavaliere
che mi ‘l marito gh’i l’ò giamò
Là int’al giardino del mio bèl padre
si gh’è la testa dal serpentìn
la ciaparemo la pistaremo
fum ‘na butiglia dal noster bon vin
A vegn a cà ‘l sò marì d’in campagna
dona lombarda g’ò tanta set
O guarda lì int’la cardensola
gh’è una butiglia dal noster bon vin
L’è salta sù ‘l fantulìn de la cüna
bevalo nein bevalo nein
Cosa vuol dire dona lombarda
al noster bon vin l’è un po’ tulberì
Sarà la pulvara d’la cardensola
cà la fà ‘gnì un po’ tulberì
Dona lombarda dona lombarda
al noster bon vin t’la bévare ti
La prima guta che lu ‘l g’a dato
le la cumìncia a cambià i culur
secunda guta che la beviva
in tèra morta sì l’è cascà
Dona lombarda dona lombarda
arrivederci in paradìs
tà s’ta scardiva de fag’la ai alter
e ta t’le fada di ‘m bèla per tì
English translation  Cattia Salto
“Dame Lombarde, Dame Lombarde
let’s make love, let’s make love. ”
“Not me, not me, sir knight
that I have a husband already. ”
“There in the garden of my good father
there is the head of a pretty snake.
We’ll take it, we’ll crush it
in a bottle of our good wine. ”
Her husband comes house from fields
“Lombard woman, I am so thirsty”
“Oh, look there in the cupboard
there is a bottle of our good wine ”
the baby jumped on from the cradle:
“Do not drink it, do not drink it!”
“What does it mean, Dame Lombarde,
that our good wine is a little cloudy? ”
“It will be the dust of the cupboard
which makes it a little cloudy ”
Dame Lombarde, Dame Lombarde
our good wine, drink it! ”
After the first sip,
she begins to turn pale,.
after the second
she falled to the ground, dead.
“Dame Lombarde, Dame Lombarde
see you in Heaven!
You thought you were betraying others and you did it yourself. ”

Davide Bortolai from Ballate Lombarde 2007 (a remake very similar to the French version of the Malicorne)

The version from Venice has become a sort of “standard” supra-regional version

Giovanna Iris Daffini called “Callas of the Poor” in the text re-elaboration of Gualtiero Bertelli (founder of the Canzoniere Popolare Veneto)

 Francesco De Gregori & Giovanna Marini  from “Il fischio del vapore” – 2002 (Rome)

Fabrizio Poggi & Turututela fromCanzoni popolari 2002 (Pavia)

Le tre versioni testuali sono abbastanza simili, si riporta quella di Gualtiero Bertelli:


“Amami me che sono re”
“non posso amarti tengo marì”
“Tuo marito fallo morire, t’insegnerò come devi far:
Vai nell’orto del tuo buon padre taglia la testa di un serpentin
Prima la tagli e poi la schiacci
e poi la metti dentro nel vin”
Ritorna a casa il marì dai camp
” Donna Lombarda oh che gran sé”
“Bevilo bianco bevilo nero
bevilo pure come vuoi tu”
“Cos’è sto vino così giallino?”
“Sarà l’avanzo di ieri ser”
Ma un bambino di pochi mesi sta nella culla e vuole parlar
“O caro padre non ber quel vino
Donna Lombarda l’avvelenò”
“Bevilo tu o Donna Lombarda
tu lo berrai e poi morirai”
“E per amore del Re di Spagna
io lo berrò e poi morirò”
La prima goccia che lei beveva
lei malediva il suo bambin
Seconda goccia che lei beveva
lei malediva il suo marì
English translation  Cattia Salto
“Love me I’m a king”
“I can not love you I have a husband”
“Your husband will die, I will teach you how you must do:
Go to the garden of your good father cut the head of a snake
First cut it and then crush it and then put it in the wine ”
The husband returns from the fields
“Dame Lombarde I am so thirsty”
“Drink a withe wine, drink a red wine, drink it as you want”
“What is this wine so yellow?”
“it will be last night’s surplus”
But a child of a few months is in the cradle and wants to talk
“O dear father do not drink that wine
for Lombard Woman poisoned it”
“Drink it you Dame Lombarde
you will drink it and then you will die”
“And for love of the King of Spain
I will drink it and then I will die”
The first  sip she drank
was cursing her baby
after the second
she cursed her husband

CENTRAL-ITALY VERSIONS

Angelo Branduardi & Scintille di musica (Mantuan area) the version of Branduardi is shorter compared to the recording of Bruno Pianta collected by Andreina Fortunati of Villa Garibaldi (MN), 1975 (for the extended version here) The song is accompanied by the hurdy-gurdy, a typical popular instrument from the Middle Ages.


Donna lombarda, donna lombarda,
Ameme mì.
Cos volt che t’ama che ci ho il marito
Che lu ‘l mi vuol ben.
Vuoi vhe t’insegna a farlo morire
T’insegnerò mi.
Va co’ dell’orto del tuo buon padre
Là c’è un serpentin.
Vien cà il marito tutto assetato
Và a trar quel vin(1).
Ed un bambino di pochi anni
Lu l’ha palesà.
O caro padre non bere quel vino
Che l’è avvelenà.
Donna lombarda, bevi quel vino,
che l’è avvelenà. (2)
English translation  Cattia Salto
“Dame Lombarde, Dame Lombarde
love me ”
“How can I love you? I have a husband
who loves me”
“Do you want to teach you for killing him?/ I’ll teach you .
Go to the bottom of your good father’s garden,/ there is a little snake. ”
A thirsty husband comes home,
goes to get some wine.
But a child of a few years
he revealed it.
“O dear father, do not drink that wine
that is poisoned. ”
“Lombard woman, drink that wine,
that is poisoned. ”

NOTE
1) Branduardi skips the part where the woman crushes the head of the snake and puts it in the bottle of the best wine, as well as the fact that the husband knows how the wine is more turbid.
2) the ending


“Sol per amore del re di Francia,
sol per amore, del re di Francia io lo beverò
e poi morirò.”
Ogni goccino che lei beveva,
ogni goccino,che lei beveva: ”addio marì,
ciao marì”.
La s’intendeva da farla agli altri
la s’intendeva, da farla agli altri
la s’ l’è fata a le’
la s’ l’è fata a le’.
English translation  Cattia Salto
“I will drink it only for the love of the king of France,
I will drink it only for the love of the king of France,/and then I will die. ”
Every little drop that she drank
every little drop she drank: “farewell my husband.
Hi husband. ”
She really believed she was doing it to others
she really believed she was doing it to others
but she did it to herself
but she did it to herself

Caterina Bueno (Pistoia and Maremma area)
Franco Pacini

Riccardo Tesi & Maurizio Geri

The version was collected in 1979 by Franco Pacini (from Regina Innocenti of Pistoia) and was proposed by Caterina Bueno, who at the time continued to discover and cultivate young musicians of both popular and classical training.


– Donna lombarda, perché non m’ami?
Donna lombarda, perché non m’ami? –
– Perché ho marì.
Perché ho marì. –
– Se ciài il marito, fallo morire,
se ciài il marito, fallo morire,
t’insegnerò;
t’insegnerò:
Laggiù nell’orto del signor padre,
Laggiù nell’orto del signor padre
che c’è un serpèn
che c’è un serpèn
Piglia la testa di quel serpente,
piglia la testa di quel serpente,
pestàla ben,
pestàla ben.
Quando l’avrai bell’e pestata,
quando l’avrai bell’e pestata,
dagliela a be’,
dagliela a be’
Torna il marito tutto assetato,
torna il marito tutto assetato:
chiede da be’,
chiede da be’.
– Marito mio, di quale vuoi?
Marito mio, di quale vuoi?
Del bianco o il ne’?
Del bianco o il ne’? –
– Donna lombarda, darmelo bianco.
Donna lombarda, darmelo bianco:
ché leva la se’
ché leva la se’.
Donna lombarda, che ha questo vino?
Donna lombarda, che ha questo vino
Che l’è intorbé,
Che l’è intorbé?
– Saranno i troni dell’altra notte,
saranno i troni dell’altra notte,
che l’ha intorbé
che l’ha intorbé
S’alza un bambino di pochi mesi,
s’alza un bambino di pochi mesi:
– Babbo non lo be’
che c’è il velen
– Donna lombarda, se c’è il veleno,
Donna lombarda, se c’è il veleno,
lo devi be’ te,
lo devi ber te’.
English translation Cattia Salto
“Dame Lombarde why you dont’ love me?
“Because I have an husband.
Because I have an husband.”
“If you have an husband, we’ll make him die!
I’ll show you
I’ll show you
At the end of your father garden,
At the end of your father garden
you’ll find a snake
you’ll find a snake
cut the snake’s head,
cut the snake’s head
and crush it well
crush it well
When you’ll crush it well
When you’ll crush it well
you’ll offer (the poison) to your husband as a drink,
you’ll offer (the poison) to your husband as a drink.”
Her thirsty husband comes home,
Her thirsty husband comes home,
asking for some wine
asking for some wine.
“dear husband which you want?
dear husband which you want?
White or red?
White or red?”
“Dame Lombarde give me some white wine,
that removes my thirst
Dame Lombarde what has this wine?
It’s all torbid
It’s all torbid!”
The little baby speaks
The little baby speaks:
“Daddy don’t drink it,
that it is poisoned”
“Dame Lombarde if there is some poison
Dame Lombarden if there is some poison
you must drink it first
you must drink it first”

second part (french version)

LINK
https://homepage.univie.ac.at/helmut.satzinger/Wurzelverzeichnis/donnalomb.html
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=en&id=42932 http://goccedinote.blogspot.it/2012/05/donna-lombarda-testo-commento-e-video.html http://www.aess.regione.lombardia.it/percorsi/ canto_narrativo/canti/donna_lombarda/home.htm http://www.canzonierescout.it/g34.pdf http://www.umbc.edu/eol/magrini/mag-mus2.html http://www.webalice.it/macchiavelli/da_xoom/ donna_lombarda_malcapi_TTBB.pdf http://www.jstor.org/discover/10.2307/739356?uid=3738296&uid=2129&uid=2&uid=70&uid=4&sid=21103845500141 http://media.smithsonianfolkways.org/liner_notes/folkways/FW04482.pdf

The Concealed Death: Re Giraldin

Leggi in Italiano

 Concealed death

LORD OLAF AND THE ELVES 
SCANDINAVIAN VARIANTS
BRITISH AND AMERICAN VERSIONS
FRENCH VERSIONS
ITALIAN VERSION

Just as professor Child also Costantino Nigra brings back the theme of concealed death by a story of the old farmers of Castelnuovo.

The fairy’s present

rackham_fairy There was a hunter who often hunted on the mountainside. Once he saw a very beautiful and richly dressed woman under a rock bottom. The woman, who was a fairy, nodded to the hunter to approach and asked him to take her as his wife. The hunter told her he was just married and did not want to leave his young bride. The fairy gives him a casket containing a gift for the young wife, and advises him to hand it out only to her and by no means to open it. Of course, on his way home he cannot refrain from opening it and finds a splendid belt interwoven with gold and silver threads. Just to know what it will look like when worn by his wife, he ties it round the trunk of a tree. Suddenly the belt catches fire when the tree is hit by a flash of lightning. The hunter is hit, too and he hardly manages to drag himself home. He crumbles on his bed and dies.

Arthur_Rackham_1909_Undine_(7_of_15)In the Breton and Piedmontese version, the accent is placed more precisely on the second part of the story, that of the Concealed Death, a tipicall feature in all Romance languages of the ballad: Comte Arnau (in the Occitan version), Le Roi Renaud (the French one) and Re Gilardin (the Piedmontese one). The relationship between the knight-king and the fairy-mermaid is more nuanced than the Nordic versions, it seems to prevail a more “catholic” and intransigent view on sexual relations … in fact in the ballad greenwood and fairy disappear while the knight returns from the war wounded to death.

RE GILARDIN

La Ciapa Rusa (founders Maurizio Martinotti and Beppe Greppi) made many ethnographic researches with the elderly singers and the players of the musical tradition of the Four provinces -to be precise in Alta Val Borbera – a mountain area straddling four different provinces Al, Ge, Pv and Pc.
The ballad of medieval high origin, had already been collected and published in different versions by Costantino Nigra in his “Popular Songs of Piedmont”

The Ciapa Rusa in 1982 makes an initial arrangement of Re Gilardin
In this first version there is a sort of dramatic representation with the narrating voice (Alberto Cesa) the king (Maurizio Martinotti), the mother, the widow, the altar boy. We can imagine all the most tragic and comical scenes – turned into horror with the dead man who snatches a last kiss from his widow!

La Ciapa Rusa from  “Ten da chent l’archet che la sunada l’è longa – Canti e danze tradizionali dell’ alessandrino” 1982: compared to the translation, it seems more like a “literary” language than a dialect.

Gordon Bok and hig group, 1988 ♪ 
they follow with a good skill the Piedmontese version and in the notes Gordon says he has received the Ciapa Rusa version through the Italian music journalist Mauro Quai

The group refounded with the name of Tendachent (remain Maurizio Martinotti – ghironda and voice, Bruno Raiteri -violin and viola- and Devis Longo – voice, keyboards and flutes) again proposes the ballad in theri first album “Ori pari”, 2000 , with a more progressive sound (now the group is called Nord-Italian progressive folk-rock)

Donata Pinti from “Io t’invoco, libertà!: La canzone piemontese dalla tradizione alla protesta” 2010 ♪ featuring Silvano Biolatti on the guitar

RE GILARDIN*
I
Re Gilardin, lü ‘l va a la guera
Lü el va a la guera a tirar di spada
(Lü el va a la guera a tirar di spada)
O quand ‘l’è stai mità la strada(1)
Re Gilardin ‘l’è restai ferito.
Re Gilardin ritorna indietro
Dalla sua mamma vò ‘ndà a morire.
II
O tun tun tun, pica a la porta
“O mamma mia che mi son morto”.
“O pica pian caro ‘l mio figlio
Che la to dona ‘l g’à ‘n picul fante(2)”
“O madona la mia madona(3)
Cosa vol dire ch’i  sonan tanto?”
“O nuretta, la mia nuretta
I g’fan ‘legria al tuo fante”
III
“O madona la mia madona
Cosa vol dire ch’i cantan tanto?”
“O nuretta, la mia nuretta
I g’fan ‘legria ai soldati
“O madona , la mia madona
Disem che moda ho da vestirmi”
“Vestati di rosso, vestati di nero
Che le brunette stanno più bene”
IV
O quand l’è stai ‘nt l üs de la chiesa
D’un cirighello si l’à incontrato
“Bundì bongiur an vui vedovella”
“O no no no che non son vedovella
g’l fante in cüna e ‘l marito in guera”
“O si si si che voi sei vedovella
Vostro marì l’è tri dì che ‘l fa terra”
V
“O tera o tera apriti ‘n quatro
Volio vedere il mio cuor reale”
“La tua boca la sa di rose(4)
‘nvece la mia la sa di terra”
English translation**
I
King Gilardin was in the war,
Was in the war wielding his word.
(Was in the war wielding his word.)
When he was Midway, upon the journey, King Gilardin was wounded.
King Gilardin goes back home,/At his mother’s house he whished to die.
II
Bang, bang! He thumped at the door.
“O Mother, I am near to die.”
“Don’t thump so hard, my son,
Your wife has just given birth to a boy.”
“My Lady my mother-in-law
What does all their chanting mean?”
“O my daughter-in-law,
They want to feast your baby.”
III
“My Lady my mother-in-law
What does all their singing mean?”
“O my daughter-in-law,
They want to entertain the soldiers.”
“My Lady my mother-in-law
Tell me, how shall I dress?”
“Dress in red or dress in black,
It fits brunettes perfectly .”
IV
When she came to the church gate,
She encountered an altar boy:
“A wish you a good day, new widow.”
“By no means am I a new widow,
I’ve a child in its cradle and a husband at war.”
“O yes, you are a new widow,
Your husband was buried three days ago.”
V
“O earth, open up in four corners!
I want to see the king of my heart.”
“Your mouth has a taste of rose,
Whereas mine has a taste of earth.”

NOTES
* (From an original recording by Maurizio Martinotti in the upper Val Borbera)
** (revised by here)
1) it’s inevitable remembering Dante “Midway, upon the journey of our life” (with forest corollary), in this context it’s a point that changes forever the life of the king, or the hero.
2) probably he knew about his fatherhood at the time of his death
3) in the answers the real reason for the preparations is hidden: the king’s funeral is being set up
4) it is the dead king who speaks to his wife, but also the popular wisdom, the tearful burial times are still to come .. In the French (and Occitan) version of Re Renaud the earth opens up to swallow up the lady

RE ARDUIN

Cantovivo recorded the same ballad with the title “King Arduin” already collected from the oral tradition by Franco Lucà, in 1984 to Alpette Canavese, performer Battista Goglio “Barba Teck” (1898-1985)

RE ARDUIN
I
Re Arduin (1) a ven da Turin
Re Arduin a ven da Turin
Ven da la guera l’è stai ferì
Ven da la guera l’è stai ferì
II
“O mamma mia preparmi ‘l let
La cuerta noira e i linsöi di lin
III
O mamma mia cosa diran
Le fije bele ca na stan lì”
IV
“O no no no parla en tan
La nostra nora l’à avù n’infan”
V
“O mamma mia (2) disimi ‘n po’
Che i panatè a na piuren tan”
VI
“A l‘àn brüsà tüti i biciulan (3)
L‘è par sulì c’a na piuren tan”
VII
“O mamma mia cosa diran
Perché da morto na sunen tan”
VIII
“Sarà mort prinsi o quai signor
Tüte le cioche a i fan unur”
IX
“Re Arduin a ven da Turin
L‘è ndà a la guera l’è stai ferì”
X
“O tera freida apriti qui
Ch io vada col mio marì”
English Translation Cattia Salto
I
King Arduin comes from Turin
King Arduin comes from Turin
comes from the war and he was wounded, comes from the war and he was wounded
II
O mother dear, prepare me my bed
the black blanket and linen sheets
III
O mother dear what will they say
the fine ladies who stay there?
IV
Do not talk a lot / our daughter in law has had a baby
V
O  mother dear tell me why the bakers so cry?
VI
They burned all their breads
for they cry so much
VII
O mother dear what’s the news
for stroking the funeral bells?
VIII
The prince or some Lord will be dead/ all the bells do him honor
IX
King Arduin comes from Turin
comes from the war and he was wounded,
X
O  earth, open up now
that I’ll go with my husband

NOTES
* from here
1) King Arduin (Marquis of Ivrea and first king of Italy) is still extremely popular in the Canavese, tributing him in many historical re-enactments
2) in reality it is the daughter-in-law who asks for information on the laments and the dead bells (theme of hidden death) while in the first part (verses II and III) it is Arduino who speaks. Only in the 9th stanza is the death of Arduino announced
3) the “bicciolani” are biscuits typical of Vercellese, but in Turin the biciulan are long and thin breads (a bit pot-bellied in the middle and thin at the tips) the Piedmontese version of the baguette!

LINK
https://minimazione.wordpress.com/2007/08/22/re-gilardin-alla-guerra/
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=1048
http://chrsouchon.free.fr/chants/italren.htm
http://www.nspeak.com/allende/comenius/bamepec/multimedia/saggio1.htm
http://www.traditionalmusic.co.uk/child-ballads-v2/child8-v2%20-%200371.htm
http://amischanteurs.org/wp-content/uploads/Canti-di-Donata-Pinti.pdf

OMBRA GAJA

Gruppo di musica tradizionale del canavese scritto inizialmente con la grafia di Umbra Gaja e poi corretto in Ombra Gaja (ci spiega Vittorio Bertola: la o in piemontese si pronuncia come l’italiana u e come il dittongo francese ou; mentre il suono della o italiana e francese è rappresentato con ò;  la u in piemontese si pronuncia chiusa come in francese, e come nel suono tedesco ü ) si traduce in italiano ombra allegra,  a chiazze cioè l’ombra sotto a un pergolato d’uva o le fronde di un nocciolo, un fico o un sambuco tutti alberi tipici del mondo contadino canavesano.
Il gruppo fondato nel 1997 da Rinaldo Doro e Simone Boglia assume fin dagli esordi lo stile peculiare del quintët canavesano, uno stile musicale a cinque parti, perfetto per reinterpretare quasi classicamente la musica tradizionale del Piemonte,  ma anche per innestarsi nel solco della tradizione con composizioni proprie. I due amici già nei Tre Martelli e fondatori dell’Ariondassa si avvalgono per il progetto della collaborazione di giovani ma dotati musicisti di formazione classica.

Scrive Rinaldo Doro: “La Valchiusella è la “patria” di una formazione musicale chiamata localmente “Ël Quintët”, ovvero un gruppo di strumenti a fiato (generalmente ottoni, ma non mancano le ance o la fisarmonica) di origine arcaica. Il “Quintët” suona ballabili: Valzer, Polche, Mazurche, “Monferrine” ma anche “Marce” per i coscritti o “Fanfare” (famosa quella dei “Partënt”, gli emigranti che lasciavano il paese). Perchè “Quintët”? La parola non presuppone solamente il numero dei componenti, ma la caratteristica esecuzione musicale: “Musica a Cinque Parti”. Abbiamo il “Canto”, eseguito dalla tromba o dal clarinetto, il “Contraccanto” che suona le terze o una melodia che affianchi il “Canto”, gli “Accompagnamenti” tenuti dai genis (flicorni) che eseguono le parti dell’accordo e il “Basso”, che suona la fondamentale e tiene la “quadratura” ritmica del gruppo.
Melodie come “La Mazurca ‘d Doru” o “Una Volta ero Bella (Mazurca dao Piën d’Alàs)”, che vengono eseguite a Brosso dal “Quintët” locale, non hanno assolutamente nulla da invidiare come livello compositivo a brani classici o “colti” più famosi. Questo è lo Spirito, la Vita, il “Blues” del Canavese che i nostri vecchi hanno saputo creare e ai quali noi dobbiamo il rispetto e il dovere di perpetuarne la “Memoria Musicale”tratto da qui

Nel “Demo ’98” è racchiusa infatti tutta la loro filosofia, con Rinaldo Doro (Organetto,  Ghironda) e Simone Boglia (Piffero, Flauti, Cornamusa) suonano il violino di Laura Messina e il violoncello di Loredana Guarnieri.
ASCOLTA Suite di Scottish composte da Rinaldo Doro, Scottish del Fré, del Ciaplé, del Suclàt, cioè del fabbro, dello stovigliaio (quello che faceva le stoviglie in terracotta, gli abitanti di Montanaro erano infatti chiamati ‘ciaplé’ o ‘pignaté’) e del falegname, i tipici doppi lavori dei contadini canavesani.

Arrangiamento del valzer “L’umbra gaia” composto da Tullio Parisi fisarmonicista del gruppo folk Astrolabio.

La Polca Veglia, Polca ‘d Giaculin, due polke tradizionali tratte dal repertorio canavesano dei “quintet” con l’aggiunta delle percussioni di Diego Zanetto

Dèrapage, bourrée a tre tempi composta da Rinaldo Doro

Il primo album “Mude, trumbe e quintet” nasce nel 1999 da una ricerca rigorosa che si avvale della collaborazione di Amerigo Vigliermo già fondatore del  Centro Etnologico Canavesano di Bajo Dora (To). Per la registrazione
Linda Murgia subentra al violoncello e si aggiunge il flauto traverso di Carla Forneris. Graditi ospiti gli ottoni  dei Patelavax (in italiano “picchiatori di mucche”) di Nomaglio.

ASCOLTA Scottish di Masserano

L’anno successivo Ombra Gaja attiva una collaborazione con la cantante jazz Laura Conti  (canavesana d’origine) facendo uscire un “Demo 2000” promozionale alla nuova line-up con la new entry al violino di Delia Ferraris  seguito dall’album “A l’arbat dël sol” (2001) (su Spotify) per l’etichetta Folkclub Ethnosuoni; al violoncello questa volta si presenta Simone Comiotto tra gli ospiti Adelina Accame (arpa) , Massimo Caserio (cori), Chiara Marola (violino) , Aldo Mella (contrabbasso) , Enzo Zirilli (percussioni).
Fin dagli esordi il gruppo è richiesto in tutto il Piemonte e tiene concerti anche in Francia, Svizzera, Belgio e Germania; ma il sodalizio con la cantante è di breve durata e Laura Conti  ritorna a collaborare con Maurizio Verna.

La formazione entra in una specie di stasi, scambiandosi il nome con gli Esprit Follet progetto musicale parallelo di Rinaldo Doro e Sonia Cestonaro, diventando quasi un progetto secondario seppur raro e prezioso, con una rifondazione di quest’ultimo anno di cui si attendono gli sviluppi.

LA BALLATA LIRICA PIEMONTESE

Riallacciandomi all’introduzione già presentata nella categoria “la ballata europea” colgo l’occasione per analizzare più da vicino due ballate dell’album “A l’arbat dël sol
Casina Sola
La Bela Bargirola

FONTI
http://www.folkclubethnosuoni.com/html/schede/lconti_ombragaia.html
http://web.tiscali.it/umbragaja/bioITA.html
https://www.valchiusella.org/folclore-e-leggende/la-musica/

Le repliche di Marion

Vladan Nikolic

Our Goodman, The Goodman, The Gudeman, The Traveler

American version
Four (Three) Nights Drunk, Four (Five) Drunken Nights,
Old Cuckold, Cabbage Head 
Drunkard’s Special

Seven Drunken nights (irish version)
Peigín agus Peadar (irish gaelic version)

Le repliche di Marion (italian version)

A comic traditional ballad of the British Isles (and spread throughout Europe and America), its theme is about a drunken husband who, returning home, catches his wife in bed with her lover. The whole tone of the ballad is however humorous and the tragic ending is missing in which the cuckold kills lover and adulteress.
Una divertentissima ballata tradizionale delle Isole Britanniche (e diffusa un po’ in tutta Europa e in America) ha come tema un marito molto ubriaco che, rientrato a casa, sorprende la moglie a letto con l’amante. Tutto il tono della ballata è però umoristico e manca il finale tragico in cui il cornuto ammazza amante e adultera.
In the english versions the protagonist every evening comes back from the pub very late and notices a series of clues, scattered around the house, that lead him to suspect a betrayal by his wife, but the latter, taking advantage of her husband’s lack of lucidity, always manages to get by.
Nelle versioni inglesi il protagonista ogni sera rientra dal pub molto tardi e nota una serie di indizi, sparsi per la casa, che lo inducono a sospettare un tradimento da parte della moglie, ma quest’ultima, approfittando della scarsa lucidità del marito, riesce sempre a cavarsela. 

LE REPLICHE DI MARION :
The Piedmontese version
[la versione piemontese]

In Northen Italy, France and Occitania the ballad follows the same pattern if not the same words: the husband sees his wife with her lover in the garden (or in bed) and asking for explanations. She justifies herself by misrepresenting the facts: “Whoever you saw was a gossip of mine, she had a dirty chin for mulberries while you think you saw a beard.” etc. When the husband observes that it is not the season of mulberries, the wife replies that there were still some in their garden, but then the gardener cut the branch. So the husband threatens to cut off the gardener’s head. Then the woman changes her tone and becomes tame asking “Who will make you eat?” “I’ll take another more honest than you” But the woman observes: will she be as beautiful as me? (or so kind). Then the husband prefers to make peace.
In the Provençal versions the husband’s threats are more concrete and violent: the man tells the woman that he will cut her head off and throw it to the dogs and leaves her only time to ask the Lord for forgiveness. All in all, therefore, the Celtic-Romance versions, as Costantino Nigra calls them (in “Canti popolari del Piemonte”) have a playful theme, not so in the Spanish version in which the husband kills his wife (an honour matter) , her lover and sometimes dies during the duel.
Nigra hypothesizes a possible degeneration of the tragic into the comic observing that it is a fact not uncommon in popular poetry.
Nell’Alta Italia, Francia e Occitania la ballata segue lo stesso schema se non anche le stesse parole: il marito vede la moglie con l’amante nel giardino (o nel letto) e la interroga chiedendole spiegazioni. Lei si giustifica travisando i fatti: “Chi hai visto era una mia amica, aveva il mento sporco per le more mentre tu credi aver visto una barba.” etc. Quando il marito osserva che non è stagione di more, la moglie risponde che nel loro giardino ce n’erano ancora, ma poi il giardiniere ha tagliato il ramo. Così il marito minaccia di tagliare la testa al giardiniere. Allora la donna cambia tono e diventa mansueta chiedendo “Chi ti farà da mangiare?” “Ne prenderò un’altra più onesta” Ma la donna osserva: sarà così bella come me? (oppure così gentile). Allora il marito preferisce fare la pace.
Nelle versioni franco-provenzali le minacce del marito sono più concrete e violente: l’uomo dice alla donna che le taglierà la testa e la getterà ai cani e le lascia solo il tempo di chiedere perdono al Signore. Tutto sommato quindi anche le versioni celto-romanze come le chiama Costantino Nigra (in “Canti popolari del Piemonte”) hanno tema giocoso, non così nelle versione spagnole in cui il marito come l’onore impone, uccide moglie, amante e talvolta muore egli stesso durante il duello riparatore.
Il Nigra ipotizza una possibile degenerazione del tragico nel comico osservando che è un fatto non raro nella poesia popolare.

Le versioni archiviate nel CEC sono
Ënduva ‘t ses ëndaita – 4’ 59”
Emilio Ribotta (1915) e la figlia Ines (1954) 
D. Fenoglio gennaio 1974
Ënduva ‘t se staita – 4’ 20” 
Battista Goglio Tëch (1898), Alpette Canavese 
A. Vigliermo 13 ottobre 1973
Montéblü Mariun – 1’45” 
Rosa Lusso (1901), S. Giuseppe Castagnito (CN) 
A. Adriano 3 febbraio 1979

Paola Lombardo, Donata Pinti e Betti Zambruno in “So sol d’amarti alla follia” 2009

Canzoniere Monferrino (cf)

Trascrizione di Valerio Rollone
Dova (1) a t’é stacia, dova a t’é stacia 
mè brut Marion
dova a t’é stacia, dova a t’é stacia,
mè brut Marion

Ant ël giarden a cheuji dla salata.
car mè marì
Ant ël giarden a cheuji dla salata.
car mè marì
Dim chi ch’a l’era ch’o stavi ‘nsema?
-S’a l’era un-a dël mè comare.
[Vòt (2) che le dòne i porton le braje?
-S’a l’ha le fàude artrussaje
Vòt chè le dòne porton ël cappello?
-S’a l’é la scufia co ‘l bindello
Vòt che le dòne porton la spada?
-S’a l’é la roca ch’a la filava] (3)
Vòt che le dòne porton la barba
– J’ero le mòre ch’i la mangiava
An donda ch’ l’é sta pianta ad mòre
– L’é o giardinè ch’o l’ha tajaja
Col ch’ l’ha tajaja mi i-j taj la testa
– pu nen ij dòni (4) ch’a fan la mnestra (5)
A na pijrò un-a un pò’ pì lesta
– Ën pò’ pì lesta, e ‘n pò’ pì slonciaja (6)
Andoma a ca che la pas a l’é facia.
La sarà facia fintant ch’a la dura. (7)
traduzione italiano di Cattia Salto
Dove sei stata, dove sei stata
(Brutta la mia Maria)?
Dove sei stata, dove sei stata?

(Brutta la mia Maria)?
Nel giardino a cogliere dell’insalata
(marito mio caro)
Nel giardino a cogliere dell’insalata
(marito mio caro)

Dimmi chi era quello con cui stavi insieme?
Era una delle mie comari.
[Forse che le donne portano i pantaloni?
Aveva le falde rimboccate
Forse che le donne portano il cappello?
Aveva la cuffia con il nastro
Forse che le donne portano la spada?
E’ la rocca che filava]
Forse che le donne portano la barba?
Erano le more che stava mangiando
E dove sta questa pianta di more?
Il giardiniere l’ha tagliata
A chi l’ha tagliata, taglierò la testa!
Non ci saranno più mogli a fare la minestra 
Ne prendo un’altra un po’ più svelta.
Una più svelta e un po’ più sciatta 
Andiamo a casa che la pace è fatta
Sarà fatta finchè dura 

FOODNOTE
1) I agree with Valerio Rollone who sings says “donda” = “whence, from where” here used in the sense of “where”.
concordo con Valerio chi canta dice “donda” =“donde, da dove” qui usato nel senso di “dove”. la Lombardo dice “dove sei andata” nel senso di “da dove vieni”
2) as an adverbial term with a questioning value
Vòt= “ëd vòte”: delle volte, per caso, nel senso di “forse che”, come locuzione avverbiale con valore interrogativo
3) stanzas omitted in the version sung by Paola Lombardo
strofe omesse nella versione cantata da Paola Lombardo
4) I agree with Valerio, who sings says “women” in the plural, more than a grammatical error, it seems to me a general comment if we cut off the head of all the women who betray, there would no longer be married women (a wife who prepares the soup)
concordo con Valerio, chi canta dice  “le donne” al plurale, più che un errore di grammatica mi sembra una sorta di commento o una “riflessione” generale che richiede perciò il plurale: se si tagliasse la testa a tutte le donne che tradiscono, non ci sarebbero più donne sposate (la moglie che prepara la minestra)
5) the detail of the soup is a Piedmontese addition which is missing in the other lessons il dettaglio della minestra è un aggiunta piemontese specifica che manca nelle altre lezioni
6) the lyrics from Nigra (# 85) do not correspond to this text evidently taken from the oral tradition of Monferrato: the word pronounced is “scunciaja” in the other versions the woman says “she will be more honest but not as beautiful as me”
le versioni testuali riportate dal Nigra (#85) non corrispondono a questo testo evidentemente tratto dalla tradizione orale del Monferrato: la parola pronunciata è “scunciaja” nelle altre versioni la donna dice “sarà più onesta ma non così bella come me”
Valerio traduce “sciatta”. Curiosamente Sláinte ( che si pronuncia sloncia ) è il nostro “alla salute” come si dice in gaelico irlandese
7) the last word is letting to the woman
l’ultima parola resta alla donna che avverte” la pace è fatta finchè dura!”
English translation Cattia Salto
‘Where you come from, Where you’ve been, (my ugly Marion?)’
‘In the garden, picking a salad (my dear husband).’
‘Who was he you were talking with?’
‘A gossip of mine’
“Why do women wear trousers?”
“She had his tails rolled up”
“Why do women wear hats?”
“He had the cuff with the ribbon”
“Why do women wear swords?”
“It is the rock that spun”
“Why do women wear beards?”
“It’s the blackberry she was eating”
“And where is this blackberry plant?”
“The gardener cut it”
“To those who cut it, I will cut off the head!”
“there will no longer be a wife to make soup”
“I’ll take another one more quicker
A more quicker and a more frumpy one”
Let’s go home, peace is made
It will be done as long as it lasts

LINK
http://www.aess.regione.lombardia.it/ricerca/ricerca_src/scheda_ite.php?idk_id=ITE-IMP00-0000018543&sigla=aess_view&ite_tkt=AUD&alleg=
http://www.piemunteis.it/wp-content/uploads/85.-Le-repliche-di-Marion.pdf

A-Z list of Piedmontese Ballads

MORU SARASIN

La storia di King Horn, con tutte le varianti in forma di ballata (Hind Horn Child ballad # 17), romanzo cavalleresco in rima, novella o fiaba è conosciuta in tanti paesi europei. In Spagna diventa El Conde Dirlos, in Germania Der edle Moringer,  nel sud della Francia la ballata provenzale Escriva e in Piemonte il Moro Sarazin.

Costantino Nigra descrive così i lineamenti comuni a tutte le lezioni: “una giovane si marita, tanto giovane che non sa vestirsi. Lo sposo la lascia e va alla guerra. Dopo sette anni ritorna, picchia alla porta e chiede della moglie. La madre risponde: «non è più qui; fu presa dai Mori Saracini». Lo sposo dice che andrà a cercarla, sapesse di morire. Vestito da pellegrino va a chieder limosina al castello del Moro. La donna lo riconosce e fugge con lui a cavallo. Il Moro si lagna. L’ha mantenuta sette anni e intatta!” (Nigra 1957: 257).

LA VERSIONE PIEMONTESE

Bel galante si marida
tan lontan fòra ‘d pais,
s’a l’ha pià na sposa giovo
che si seva gnanch vestì.
Bel galant l’é andà a la guèra,
për set agn na torna pì
e la pòvera Fiorensa
l’é restà sensa marì.
– O la mama dla mè mama,
‘v racomand la mia mojé.
S’i torn nen da sì a set ani
voi tornela a maridé. –
A la fin de li set ani
bel galant s’a l’é rivà.
– O la mama dla mè mama,
Fiorensa dova l’é ‘ndà? –
Soa mama da la finestra:
–Fiorensa a-i é pa pì.
Fiorensa l’é stàita robeja,
l’é dal Mòro Sarasì. –
– O campemi giù la speja,
cola dal pomel an d’òr.
Veuj andé trové Fiorensa
ch’i dovèiss murì s’ na stra. –
Quand l’é stàit metà la strada
pòch lontan da sò castel,
l’ha vëddù tre lavandere
ch’a lavavo sò fardel.
– Mi vi dig, tre lavandere,
di chi l’é col bel castel? –
– Col castel, coma ‘s domanda?
L’é dël Mòro Sarasì.–
O tòn tòn, pica la pòrta:
– O Fiorensa, vnì durvì,
o venì durvì, Fiorensa,
ch’a-i é ‘d gent dël vòst pais. –
– O com é ch’a podrà d’essi sì
dla gent dël mè pais
ch’a-i é gnanch le rondanin
e ch’ l’han ël vòl così gentil? –
– Fé limòsna, ‘n pò ‘d limòsna
a sto póver piligrin. –
An fasendje la limòsna a-j j’ha vist sò anel al dil.
– O monté, monté, voi bela, o monté sël caval gris –
– Steme alegre, mie creade, mi ‘m na torno a mè pais. –
Quand son stàit a metà strada, scontro ‘l Mòro Sarasì.
O s’a l’han bassà la testa, ognidun fà ‘l sò camin.
Bel galante si sposa
lontano dal suo paese,
si è preso una moglie giovane
che non sa neppure vestirsi (1).
Bel galante è andato in guerra,
per sette anni non torna più,
e la povera Fiorenza
è rimasta senza marito.
– Oh mamma, madre mia
vi raccomando la mia sposa,
se non torno entro sette anni,
fatela risposare. –
Alla fine dei sette anni
bel galante è arrivato:
– Oh mamma, madre mia
Fiorenza dov’è andata? –
La madre dalla finestra:
– Fiorenza non c’è più,
Fiorenza è stata rapita
dal Moro Saracino.
– Gettatemi la spada,
quella col pomello d’oro;
voglio ritrovare Fiorenza,
dovessi morire per strada. – Quando è stato a metà strada (2),
poco lontano dal suo castello,
ha visto tre lavandaie
che lavavano le loro lenzuola:
– Io vi dico, tre lavandaie (3),
di chi è quel bel castello?-
– Quel castello, c’è da chiederlo?
è del Moro Saracino. –
Ton, ton, batte alla porta:
– O Fiorenza, venite ad aprire
venite ad aprire Fiorenza
ché c’è gente del vostro paese. –
– Come potrebbe esserci
gente del mio paese,
se non ci sono neppure le rondinelle dal volo così gentile? –
– Fate l’elemosina, un po’ d’elemosina a questo povero pellegrino (4). –
Facendogli l’elemosina ha visto il suo anello al dito.
– O montate, voi bella, sul cavallo grigio. –
– Statemi allegre, mie damigelle, me ne torno al mio paese. –
Quando sono stati a metà strada, incontrano il Moro Saracino.
Hanno abbassato la testa e ognuno per il suo cammino.

NOTE
1) è risaputo che l’ambito paesano è sempre diffidente nei confronti della gente che viene da fuori, con usi e costumi diversi, così la sposa “foresta” è criticata non tanto per la giovane età quanto per la sua diversità culturale
2) è una tipica espressione ballatistica che indica come la storia sia a una svolta
3) le tre donne richiamano i tre aiutanti magici delle fiabe che sostengono l’eroe nella sua impresa. Svolgono nella ballata il ruolo di informatori come per il mendicante nelle versioni britanniche di Hind Horn
4)  l’eroe è travestito ed è  solo grazie all’anello, presumibilmente un dono della donna prima della partenza per la guerra (broken token) che avviene il riconoscimento.

LA VERSIONE PROVENZALE

Escriva (la piemontese Fiorenza)  è la giovane e inesperta sposa rapita dal Saraceno perchè il marito l’ha lasciata sola per andare in guerra. Quando l’eroe ritorna dalla guerra (dopo i canonici sette anni) riparte alla ricerca della moglie e la trova nel castello del Moro Saraceno. Sotto mentite spoglie di pellegrino si avvicina alla donna e si fa riconoscere

ASCOLTA Alberto Cesa & Canto Vivo


Guilhaumes se marida,
Guilhaumes tan polit
La pren tan joveneta
que se sap pas vestir
Lo ser la desabilha,
l’abilha lo matin
E la balha a sa maire
per la i far noirir.
Guilhaumes part en guèrra
per la daissar grandir
Al cap de sèt annadas,
es tornat al pais
S’en va tustar a sa pòrta:
“Escriveta, durbis !”
Sa maire a la fenèstra respon:
“N’es plus aici
Los Moros te l’an presa,
los Moros Sarrasins”
“Trovarai Escriveta
quan sauriài de morir !”
Rencontra de lavairas,
lavaban linge fin
“Digatz, digatz, lavairas,
qu’es lo castèl d’aicì ”
“Es lo castèl del Moro,
del Moro Sarrasin”
“Consì que se pòt faire
per i dintrar, consì ?”
“Abilhatz-vos en fòrma
de paure pelegrin
Demandaretz l’almoina
tot lo long del camin”
Tot en fasent l’almoina,
reconei son marit
“Dintra dins l’escuriera,
sela lo bèl rossin !
Ieu monti dins ma cambra,
de serga me vesti.”
E del còfre del Moro,
prenguèt l’aur lo plus fin
“Escriveta es partida,
delial de pelegrin!
De tot l’aur que n’empòrta,
farià la mar lusir !”
Sèt ans ieu l’ ai noirida
de bon pan, de bon vin,
Sèt raubas l’i ai crompadas,
de seda, de satin.”
“Se sèt ans l’as noirida,
al diable, Sarrasin !
Era la mia femneta,
la flor de mon pais.”
Tradotto da Cattia Salto
Guglielmo si sposa
Guglielmo tanto gentile
la prende così giovane
che non si sa nemmeno vestire (1).
La sera la spoglia
la veste al mattino
e la dà in balia a sua madre
per farla nutrire.
Guglielmo parte per la guerra
per lasciarla crescere
e dopo sette anni
ritorna al paese.
Va a bussare alla porta
“Escriveta apri!”
Sua madre dalla finestra risponde
“Non è più qui
se la sono presa i Mori
i mori saraceni”
“Troverò Escriveta
dovessi morire!”
Incontra le lavandaie (2)
che lavano le lenzuola
“Ditemi, ditemi lavandaie
di chi è questo castello?”
“E’ il castello del Moro,
del Moro saraceno”
“Cosa posso fare
per entrarci?
“Vestitevi come
un povero pellegrino
e chiedete l’elemosina
lungo il cammino”
Mentre fa l’elemosina
riconosce suo marito (3)
“Dentro alle scuderie
sella il bel baio!
Salgo in camera
a vestirmi da serva”
Dal tesoro del Moro
prende l’oro zecchino
“Escriveta è partita,
traditore di un pellegrino!
Con tutto l’oro che si porta
può far brillare il mare!
Sette anni l’ho nutrita
con buon pane, di buon vino
sette abiti le ho comprato
di seta e di raso”
“Se l’avete nutrita per sette anni,
al diavolo Saraceno (4)!
Era la mia donna,
il fiore del mio paese!”

NOTE
1) nella versione provenzale la sposa è poco più di una bambina, ci troviamo di fronte ad un matrimonio combinato da famiglie d’alto lignaggio
2)  Le lavandaie  rappresentano i tre aiutanti magici delle fiabe che sostengono l’eroe nella sua impresa. Svolgono nella ballata il ruolo di informatori come per il mendicante nelle versioni britanniche di Hind Horn, in questa versione sono loro a suggerire l’espediente del travestimento
3) il riconoscimento della donna è immediato, non è necessario il tramite dell’anello
4) il Sacaceno viene “sconfitto”

ASCOLTA Mourres de Porc in una versione ancora più condensata


Guilhem se marida,
Guilhem es tant polit. (bis)
Se la se pren tròp joine
se sauprà pas vestir. (bis)
Guilhem vai a la guèrra,
servir lo rei Lovís. (Bis)
E dins sèt ans tornèt,
au sen de son paїs. (bis)
Se’n vai tustar a la pòrta:
“Escriveta dobrís!” (bis)
Sa maire faguèt responsa:
“Escriveta i es pas! (bis)
Los mòros te l’an presa,
los mòros sarrasins. (bis)
-Ieu l’anarai ben quèrre,
quite de lai morir ! (bis)
Farai faire una barqueta
li me metrai dedins. (bis)
Sus l’aiga correrai
en païs sarrasin! » (bis)
Escriveta de la fenèstra
ie gita un bèl ardit. (bis)
“Piètre aumòna Madama
siám dau meme païs. (Bis)
-Coma aquò pòu èstre,
que siáguèm dau meme païs.
I a que las girondèlas
que son per tot paїs ! ». (Bis)
“Se vos siátz l’Escriveta,
ieu siáu vòstre marit. (Bis)
“Se vos siátz mon marit,
anatz atalar lo rossin. (Bis)
Tradotto da Cattia Salto
Guglielmo si sposa
Guglielmo tanto gentile
la prende così giovane (1)
che non si sa nemmeno vestire.
Guglielmo parte per la guerra
a servire il Re Luigi
e dopo sette anni
ritorna al paese.
Va a bussare alla porta
“Escriveta apri!”
Sua madre risponde
“Non è più qui
se la sono presa i Mori
i mori saraceni”
“Troverò Escriveta
dovessi morire!
Mi farò fare una barchetta
e mi metterò dentro
sull’acqua correrò
fino al paese dei saraceni!”
Escriveta alla finestra
getta un bel Hardi
“Fate l’elemosina madama
siamo dello stesso paese”
“Come è possibile
che siamo dello stesso paese
se solo le rondinelle
sono di tutti i paesi?”
“Se voi siete Escriveta
io sono vostro marito”
“Se siete mio marito
andate a sellare il baio!”


ASCOLTA
su Spotify Dòna Bèla ovvero Maurizio Martinotti e Renat Sette
L’Escriveta – Moru Sarasin uniscono la versione provenzale con quella piemontese seppure con testo diverso da quelli presentati

FONTI
http://www.persee.fr/doc/roma_0035-8029_1885_num_14_54_6359
http://filologiacognitiva.let.uniroma1.it/variantipopolari.html
http://www.margram.it/moro-sarasi-il/

GALLOWS POLE & CECILIA

La ballata popolare “Gallows pole”, “The Maid Freed From The Gallows” oppure “The Hangman” viene dalle Isole Britanniche classificata tra le Child ballads al numero 95.
E’ una storia che ha conosciuto una grande fortuna nell’Europa medievale e inizia con una fanciulla che ha perso la biglia (o palla) d’oro zecchino che le era stata donata con la raccomandazione di averne cura più della sua vita, e che avendola persa viene condannata all’impiccagione. Fuor di metafora la ragazza viene condannata per aver perso la verginità prima del matrimonio. (vedasi prima parte) e solo l’amante può ridarle l’onore.

LA NOVELLISTICA E IL TEATRO

Ma questa è solo una parte della storia, per capirne la sua evoluzione dobbiamo guardare alla novellistica e in particolare alle “Ecatommiti” (raccolta di cento novelle) di Giambattista Cinzio Giraldi e alla storia  di Epitia (V novella dell’VIII giornata). Il Giraldi detto Cinthio come titolo accademico è un erudito e drammaturgo ferrarese della metà del Cinquecento, grande inventore di storie che furono d’ispirazione sia a Cervantes che a Shakespeare come trame dei loro capolavori.

Gianbattista Giraldi

Così la novella di Epitia è da trama alla shakeaspirianaMisura per Misura” in cui vediamo comparire nella storia un deux es machina il duca che governa la città, ma anche il ricatto del governatore-capitano  che chiede una notte d’amore con la bella Epitia-Isabella in cambio della liberazione del prigioniero.  Così Shakespeare analizza il conflitto tra giustizia e pietà: “la critica recente ha focalizzato il tema principale dell’opera come il conflitto tra la giustizia e la grazia,e la critica ha dibattuto se la morale del play sia una allegoria della carita’ cristiana contro l’intransigenza della legge.” ( tratto da vedi)

LA BALLATA ITALIANA DI CECILIA

Senonchè Epitia è la Cecilia, una delle eroine più note delle ballate italiane riportata da Costantino Nigra al numero 3 in due versioni una monferrina e l’altra dei canti popolari ferraresi (guarda caso).
Il marito di Cecilia è condannato all’impiccagione  e la donna domanda al capitano che dovrà eseguire la sentenza se c’è un modo per liberarlo: il capitano le chiede di passare una notte d’amore, ma al mattino il marito viene ugualmente giustiziato.
Cecilia in alcune versioni si uccide o muore di crepacuore, in altre uccide il capitano, in altre ancora rifiuta sdegnosamente il genere maschile e manda tutti a quel paese!  La trama è la stessa della Tosca (prima dramma di V. Sardou -1887, e poi opera lirica in tre atti di Puccini) e molti vedono nella ballata una rivendicazione femminista ante-litteram, ovvero la condizione di soggiogamento della donna  all’arroganza del potere maschile  (ben poca differenza si coglie tra l’opportunismo del capitano e quello del marito).
Castità, purezza, (e fedeltà) sono doti che una donna deve considerare sacre e inviolabili e se usate come merce di scambio portano alla sua rovina.

ASCOLTA La Lionetta in “Il gioco del Diavolo” 1981, pregevole e innovativo gruppo di area torinese del folk-revival italiano
CECILIA (Trad. NIGRA 3)
IL SOGNO DI CECILIA (mus. R. AVERSA)
Una delle più diffuse ballate popolari italiane (dal Piemonte alla Sicilia). La nostra versione è musicalmente divisa in due parti: la prima, eseguita dalla voce di Laura, è tratta da una versione artigiana . La seconda conserva il testo tradizionale su musica di composizione.


A na sun tre gentil dame
ch’a na venhu da Liun,
la più bela l’è Sisilia
ch’a l’ha ‘l so marì ‘n persun.
«O buondì, buon capitani»,
«O ‘l buondì v’lu dagh a vui»
«E la grasia che mi fèisa
m’ fèisa vedi me mari».
«O sì sì, dona Sisilia,
che na grasia u la fas mi,
basta sol d’una nutea
ch’a venhi a dormi cun mi».
«O sì sì, sur Capitani,
a me mari i lu vagh a dì,
o s’el sarà cuntent chiel
cuntenta sarò mi».
So marì l’era a la fnestra,
da luntan l’ha vista venir:
«Che novi ‘m purté-vi, Sisilia,
che novi ‘m purté-vi a mi?».
«E per vui na sun tant bunni,
tant grami sa sun per mi:
ansema sur Capitani
e mi m’tuca andé durmì».
«O ‘ndé pura, dona Sisilia,
o ‘ndé pura, se vorì;
vui a’m salverei la vita
e l’unur a v’lu salv mi.
Butevi la vesta bianca
cun el faudalin d’ satin;
vi vederan tan bela
a i avran pietà de mi».
A s’na ven la mezzanotte
che Sisilia da ‘n suspir:
s’ cherdiva d’essi sugnea
feissu mori so marì.
«O dormì, dormì Sisilia,
o dormì, lassé durmì:
duman matin bunura
na vedrei lu vost marì».
A s’na ven a la matinea
che Sisilia s’ leva su,
a s’è fasi a la finestra,
vede so mari pendu.
«O vilan d’un capitani,
o vilan, vui m’ei tradì:
a m’ei levà l’onore
e la vita a me marì».
«O tasi, tasi Sisilia,
tasi un po’ se vui vorì:
sima sì tre Capitani,
pievi vui cun ch’a vorì».
«Mi voi pa che la nova vaga
da Liun fin a Paris
che mi abia spusà ‘l boia,
el boia del me marì».
Sa na sun tre gentil dame ch’a na venhu dal mercà:
a i han vist dona Sisilia bel e morta per la strà.
(traduzione tratta dall’album stesso)
Sono tre gentildame
che vengono da Lione.
La più bella è Cecilia
che ha il marito in prigione (1)
“Buondì buon capitano”
– “II buondì ve lo do io”
“La grazia che vi chiedo
è riavere mio marito
“Oh si, donna Cecilia,
che vi farò la grazia
Basta solo che veniate una notte
a dormire con me (2)”
“Oh si, signor capitano,
lo vado a dire a mio marito
Se lui sarà contento
anch’io sarò contenta”
Suo marito alla finestra,
da lontano l’ha vista venire 
“Che notizie mi portate, Cecilia,
che notizie?”
“Per te sono molto buone
e per me molto cattive
Insieme al capitano
mi tocca dormire”
“Vai pure donna Cecilia,
vai pure se lo vuoi
Tu mi salverai la vita
e io ti salverò l’onore
Metti il vestito bianco
con il grembiule di seta
Ti vedrà così bella
che avrà pietà di me”
Viene la mezzanotte
e Cecilia da un sospiro
Le sembrava di aver sognato
che uccidevano suo marito
“Dormite Cecilia!
Dormite e lasciatemi dormire!
Domattina di buon ora
vedrete vostro marito”
Viene la mattina
e Cecilia si sveglia
Si affaccia alla finestra
e vede il marito impiccato
“Villano di un capitano!
Voi mi avete tradito!
A me avete rubato l’onore
e a mio marito la vita! ”
“Tacete, donna Cecilia!
Tacete per piacere
Siamo qui tre capitani,
prendete quello che volete”
“Io non voglio che da Lione a Parigi corra la notizia
Che ho sposato il boia
il boia di mio marito! ”
Sono tre gentildame che vengono dal mercato 
Hanno trovato donna Cecilia morta lungo la strada. (3)

NOTE
1) nella novella di Epitia il condannato di nome Claudio aveva violentato una fanciulla. In alcune versioni della ballata l’accusa è di aver ucciso a coltellate un uomo.
2) nell’Epitia la ragazza risponde “La vita di mio fratello mi è molto cara, ma vie più caro mi è l’onor mio; e più tosto con la perdita della vita cercherei di salvarlo, che con la perdita dell’onore“. L’intento degli Ecatommiti era dichiaratamente moralistico e al centro del libro sono riportati ben tre dialoghi “Dell’allevare et ammaestrare i figliuoli nella vita civile”
3) Cecilia è morta probabilmente di crepacuore

Ascoltiamola dalla raccolta sul campo in una registrazione effettuata il 31 maggio del 1964 da Roberto Leydi e Franco Coggiola nella sua casa di Asti.
ASCOLTA Teresa Viarengo

ASCOLTA Novalia (con i sottotitoli in inglese) in Arkeo 1999 nella versione reatina (dialetto della fascia centrale appenninica), un gruppo che si è sciolto (l’ultima reunion risale al 2013) avendo i fondatori intrapreso altri percorsi musicali.

LA BALLATA DELLA CECILIA (tratto da qui)
(G.Lo Cascio-R.Simeoni-S.Saletti)

I
Signore capitanu ‘na cosa t’ho da di’
Peppinu sta ‘npriggione fatemellu escì
Favore te lu faccio si ttu lu fai a mmi
devi dormì ‘sta notte a lettu icinu a mi
II
Sendi maritu sendi, sendi che t’ho da di’
c’è ‘r capitan maggiore sarva la vita a tti
Bacce bacce Cecilia, bacce pure a durmì
ma bestite da sposa sappi cumbarì
III
Quanno fu mezzanotte Cecilia fa ‘n zospì
na pena entro a lu pettu pare de morì
Alla mattina all’alba Cecilia s’affacciò
bede Peppinu mortu a capu penzulò
IV
Schifoso capitano m’hai saputo tradì
m’hai leatu l’onore e vita al mio Peppì
No principi e baroni mancu se fosse u re
me piglio rocca e fusu camperò da me (1)
V
Boria scava nu fosso dicenno famme postu
pe’ sotterrà le donne e fa’ fenì lu munnu

NOTE
1) il finale ricalca le versioni toscane-emiliane
Non vò più capitani, non voglio più marì:
son colla rocca e i’ fuso, me ne vò stare così

Per l’ascolto e trascrizione della ballata nelle variegate versioni diffuse per il Bel Paese rimando al post dedicato da Canzoni contro la Guerra qui

continua

FONTI
https://archive.org/details/bub_gb_CTV0e7H5xfwC
http://anpi.it/media/uploads/patria/2006/6/33-34_FOLK_ITALIANO.pdf
http://www.ferraraitalia.it/giraldi-cinzio-lispiratore-dellotello-di-shakespeare-1002.html
http://www.shakespeareinitaly.it/misurapermisura.html
http://www.latramontanaperugia.it/articolo.asp?id=3777
http://digilander.libero.it/gianni61dgl/lalionetta.htm
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=38960
http://www.collaborations.com/Ebay/hecatommithi.htm
http://www.queenaurelia.it/it/illibro/novella_p1.aspx?np=1
http://www.archiviosonoro.org/puglia/archivio-sonoro-della-puglia/fondo-montinaro/canti-narrativi-e-ballate/07-cecilia.html
http://www.lieder.net/lieder/get_text.html?TextId=87032

LA PESCA DELL’ANELLO

Classificata nel genere dell’iniziazione all’amore abbinato in accoppiata con le “Imprese impossibili” una barcarola popolare dall’Italia (vi sono centinaia di versioni in tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia) dal titolo “La pesca dell’anello
Costantino Nigra (n. 66) distingue la serie lieta delle barcarole italiane dalla serie dolente delle barcarole francesi. Nella prima l’anello viene ripescato dal marinaio (o pescatore) che chiederà in cambio un bacio alla donna; nella seconda il pescatore annega nel mare. Quest’ultima forma presenta un’analogia tematica con la leggenda dell’uomo-pesce, diffusa nell’Italia meridionale anche con il nome di Nicola-Pesce detto Cola-Pesce. La leggenda narra infatti la morte in mare dell’uomo-pesce dopo essersi tuffato per riportare al re Federico II di Sicilia una coppa d’oro, o in altri casi una palla di cannone.  [Nigra 1888]. (tratto da qui)

Secondo M. Dazzi, l’origine di questo canto va ricercata in “Le son tre fantinelle, tutte tre da maridar” e in “E mi levai d’una bella mattina” risalenti al ‘500. Il motivo delle tre sorelle in attesa di scoprire l’amore sulla riva del mare è coevo alla poesia provenzale del XII o XIII secolo dal titolo “Trois sereurs seur rive mer | chantent cler” (“Tre sorelle sulla riva del mare | cantano con voci chiare”) [cfr. A. Roncaglia, Poesia dell’età cortese, Milano 1961, p. 422]  (e anche qui)
Nella maggior parte dei casi le varianti della canzone si presentano con un ritornello caratteristico dopo il primo verso della strofa come ad esempio nella versione romagnola “Rama di rosa e campo di fior”

Per una disamina puntuale  della ballata nelle sue versioni diffuse per tutt’Italia nelle sue implicazioni e significati
ASCOLTA RaiTeche qui

ASCOLTA Fabrizio Poggi e Turututela

In questa versione Poggi vuole recuperare il finale triste della lezione francese, ma invece di far morire il pescatore fa morire la fanciulla, contaminando il finale con versi altrettanto popolari sulla scia del Fiore di Tomba.

LA VERSIONE CABARETTISTICA

Più comunemente nota come “La Bella la va al fosso” la versione lombarda viene dal gruppo dei Gufi e dal mondo del varietà: nel ritornello si evidenziano le verdure a foglia verde primaverili: rapanelli, rafani (remolazz= remolacci dallo spagnolo “remolacha” radici bianche a forma di carota, simili alle rape) , barbabietole e spinaci. Nelle ballate antiche (e non solo di quelle in lingua inglese)  non sono insoliti ritornelli su fiori,  erbe e piante, forse il più famoso è quel “prezzemolo, salvia, rosmarino e timo” (in inglese Parsley, sage, rosemary and thyme) che nella versione di Simon & Garfunkel divenne il tormentone musicale sul finire degli anni sessanta. (vedi) L’aggiunta di erbe, verdure, fiori nel ritornello annunciava al pubblico l’ascolto di una storia “piccante” ovvero a sfondo erotico con significati più o meno nascosti. Il pubblico così era avvisato che le parole e le frasi avevano dei doppi sensi.
La versione dei Gufi ritrae una procace lavandaia che sebbene abbia un anello al dito (presumibilmente di fidanzamento o un pegno d’amore) non ci pensa due volte a promettere al pescatore galante un incontro in camporella in cambio del ripescaggio dell’anello perduto mentre lavava.

ASCOLTA I Gufi

ASCOLTA I Girasoli un po’ swing

Struttura
La bella la va al fosso
ravanej remolazz
barbabietol e spinazz
trii palanch al mazz
la bella la va a l fosso
al fosso a resentar
e al fosso a resentar.

La bella la va al fosso
al fosso a resentar
Intant che la resenta
la gh’e cascaa 1’anell
La svalza gli occhi al cielo
la vede il ciel seren
La sbassa gli occhi all’onda
la vede un pescator
“Oh pescator dell’onda
pescatemi 1’anell
E quand 1’avrai pescato
un regalo ti farò
Andrem lassù sui monti
sui monti a far 1’amor
La bella va al ruscello
per sciacquare (i panni)
e intanto che lava
le cade l’anello.
Alza gli occhi al cielo
e vede sereno
abbassa gli occhi all’onda
e vede un pescatore
“Oh pescatore dell’onda
pescami l’anello
e quando l’avrai pescato
ti darò un regalo
andremo sui monti
sui monti a fare all’amore”

Per le ramificazioni della ballata in Sicilia vedasi Sergio Bonanzinga, “La “ballata” e la “storia”: canti narrativi tra Piemonte e Sicilia, in Costantino Nigra etnologo. Le opere e i giorni”, Torino : Omega Edizioni qui

ASCOLTA La Macina e la versione marchigiana, con un bell’arrangiamento a valzer lento


C’erano tre sorelle
e tutte e tre d’amor.
Ninetta è la più bella
si mise a navigar.
Dal navigar che fece
l’anello gli cascò.
Alzando gli occhi al cielo
lei vide un pescator.
Bel pescator dell’onde
venitemi a pescà
Cosa t’ho da pescare,
l’anello mi cascò
Se io te lo ritrovo,
che cosa mi darè
Vi darò cento scudi,
e borsa di lamè (ricamà)
Non voglio 100 scudi
né borsa di lamè
Solo un bacin d’amore
se tu me lo vuoi dar
Ci bacerem di notte
la luna le stelle la spia non la fa’
Traduzione inglese (da qui)
There were three sisters,
and all three made for love
Ninette is the most beautiful,
she began to sail
For the long sailing she did,
her ring fell down
Looking up to heaven,
She saw a fisherman
Handsome fisherman of the waves,
come to fish for me
What shall I catch for you,
The ring that fell from me
If I find it,
what will you give me?
I’ll give you a hundred crowns,
and bag of lame
I do not want a hundred crowns,
nor bag of lame
Only a kiss of love
if you want to give it to me
We’ll kiss at night,
the moon, the stars will not betray us

continua

FONTI
http://www.italyheritage.com/italian-songs/regional/toscana/la-pesca-dell-anello.htm
http://www.labissa.com/ciciarade-insubri/item/12180-una-celebre-canzone-popolare-lombarda-la-bella-la-va-al-fosso
http://www.museosanmichele.it/apto/schede/la-pesca-dellanello-4/
http://www.teche.rai.it/1959/01/antiche-canzoni-epico-liriche-italiane-la-pesca-dellanello/

La morte occultata nelle ballate piemontesi: Re Giraldin

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IL TEMA DELLA MORTE OCCULTATA

LORD OLAF E GLI ELFI DEL BOSCO 
VARIANTI SCANDINAVE
VERSIONI ISOLE BRITANNICHE E AMERICA 
VERSIONI FRANCIA
VERSIONE PIEMONTE

Così come il professor Child anche il nostro Costantino Nigra riporta il tema della Morte occultata da un racconto delle vecchie contadine di Castelnuovo.

IL DONO DELLA FATA

rackham_fairyC’era un cacciatore che cacciava spesso per la montagna. Una volta vide sotto una balza una donna molto bella e riccamente vestita. La donna, che era una fata, accennò al cacciatore di avvicinarsi e lo richiese di nozze. Il cacciatore le disse che era ammogliato e non voleva lasciare la sua giovane sposa. Allora la fata gli diede una scatola chiusa, dicendogli che dentro v’era un bel dono per la sua sposa; e gli raccomandò di consegnare la scatola a questa, senza aprirla. Il cacciatore partì colla scatola. Strada facendo, la curiosità  lo spinse a vedere che cosa c’era dentro. L’aperse, e ci trovò una stupenda cintura, tinta di mille colori, tessuta d’oro e d’argento. Per meglio vederne l’effetto, annodò la cintura a un tronco d’albero. Subitamente la cintura s’infiammò e l’albero fu fulminato. Il cacciatore, toccato dal folgore, si trascinò fino a casa, si pose a letto e morì

Nella versione bretone e piemontese della storia si pone maggiormente l’accento proprio sulla seconda parte della storia, quello della Morte Occultata, caratteristica che permea un po’ tArthur_Rackham_1909_Undine_(7_of_15)utte le versioni della ballata nelle lingue romanze:  Comte Arnau (nella versione occitana), Le Roi Renaud (quella francese) e Re Gilardin (quella piemontese). La relazione tra il cavaliere-re e la fata-sirena è più sfumata rispetto alle versioni nordiche, sembra prevalere una visione più “cattolica”  e intransigente in merito alle relazioni sessuali… infatti nella ballata bosco e  fata scompaiono mentre il cavaliere ritorna dalla guerra ferito a morte.

RE GILARDIN

Il gruppo alessandrino La Ciapa Rusa (fondatori Maurizio Martinotti e Beppe Greppi) raccolse sul campo -tra le tante ricerche etnografiche presso gli anziani cantori e i suonatori della tradizione musicale delle Quattro province,il canto popolare Re Gilardin. (per la precisione in Alta Val Borbera -area appartenente dal punto di vista della tradizione musicale alle Quattro Province, una zona pedo-montana a cavallo di quattro diverse province Al, Ge, Pv e Pc.)
La ballata di origine alto medievale, era già stata raccolta e pubblicata in diverse versioni da Costantino Nigra nel suo “Canti popolari del Piemonte”

La Ciapa Rusa nel 1982 ne fa un primo arrangiamento.
In questa prima versione è allestita una sorta di  rappresentazione drammatica sul modello  delle compagnie dei guitti di un tempo con la voce narrante, il re, la madre, la vedova, il chierichetto in chiesa. Ci possiamo immaginare tutta la sceneggiata più tragica che comica – virata in horror con il morto che strappa un ultimo bacio alla sua vedova!!

La Ciapa Rusa in “Ten da chent l’archet che la sunada l’è longa – Canti e danze tradizionali dell’ alessandrino” 1982. La lingua usata è un italiano piemontizzato o viceversa, si confronti con la traduzione, sembra più un linguaggio “letterario” che dialettale.

Gordon Bok e il suo gruppo, 1988 ♪ 
ricalcano con una discreta bravura la versione piemontese e nelle note Gordon dice di aver ricevuto la versione della Ciapa Rusa tramite il giornalista musicale italiano Mauro Quai

Il gruppo rifondatosi con il nome di Tendachent (restano Maurizio Martinotti – ghironda e canto, Bruno Raiteri -violino e viola- e Devis Longo – canto, tastiere e fiati) ripropone ancora la ballata nel primo album della  nuova formazione “Ori pari“, 2000, con un sound più progressive (ora il gruppo è definito folk-rock progressivo nord-italiano)

Donata Pinti in “Io t’invoco, libertà!: La canzone piemontese dalla tradizione alla protesta” 2010 ♪ con l’accompagnamento alla chitarra di Silvano Biolatti

RE GILARDIN*
I
Re Gilardin, lü ‘l va a la guera
Lü el va a la guera a tirar di spada
(Lü el va a la guera a tirar di spada)
O quand ‘l’è stai mità la strada(1)
Re Gilardin ‘l’è restai ferito.
Re Gilardin ritorna indietro
Dalla sua mamma vò ‘ndà a morire.
II
O tun tun tun, pica a la porta
“O mamma mia che mi son morto”.
“O pica pian caro ‘l mio figlio
Che la to dona ‘l g’à ‘n picul fante(2)”
“O madona la mia madona(3)
Cosa vol dire ch’i  sonan tanto?”
“O nuretta, la mia nuretta
I g’fan ‘legria al tuo fante”
III
“O madona la mia madona(3)
Cosa vol dire ch’i cantan tanto?”
“O nuretta, la mia nuretta
I g’fan ‘legria ai soldati
“O madona , la mia madona
Disem che moda ho da vestirmi”
“Vestati di rosso, vestati di nero
Che le brunette stanno più bene”
IV
O quand l’è stai ‘nt l üs de la chiesa
D’un cirighello si l’à incontrato
“Bundì bongiur an vui vedovella”
“O no no no che non son vedovella
g’l fante in cüna e ‘l marito in guera”
“O si si si che voi sei vedovella
Vostro marì l’è tri dì che ‘l fa terra”
V
“O tera o tera apriti ‘n quatro
Volio vedere il mio cuor reale”
“La tua boca la sa di rose(4)
‘nvece la mia la sa di terra”
traduzione italiano Cattia Salto
I
Re Gilardino va alla guerra
va alla guerra a tirar di spada
(va alla guerra a tirar di spada)
e quando si è trovato a metà strada,
Re Gilardino è stato ferito
Re Gilardino ritorna indietro, vuole andare a morire vicino alla madre
II
Tum-Tum batte alla porta
“O mamma mia, sono morto”
“Batti piano, caro figliolo che la tua signora ha un piccolo in fasce”
“O signora, mia signora
perchè suonano tanto?!”
“O mia nuorina, la mia piccola nuora
fanno festa al tuo bambino”
III
“O signora, mia signora
perchè cantano tanto?!”
“O mia nuorina, la mia piccola nuora
sono i soldati che fanno baldoria”
“O signora, mia signora
ditemi in che modo mi devo vestire”
“Vestiti di rosso e nero che addosso alle brunette stanno meglio”
IV
E quando è stata sulla porta della chiesa ha incontrato un chierichetto
“Buon giorno a voi vedovella”
“O no no non che non sono vedovella ho il bambino nella culla e il marito in guerra”
“O si si che voi siete vedovella
Vostro marito è da tre giorni sotto terra”
V
“O terra apriti in quattro
voglio vedere il mio cuore di re”
“La tua bocca sa di rose
invece la mia sa di terra!”

NOTE
*(Da una registrazione originale di Maurizio Martinotti in alta Val Borbera)
1) inevitabile il richiamo dantesco “nel mezzo del cammin di nostra vita” (con corollario di bosco), in questo contesto il trovarsi a metà strada allude ad un cambiamento che muta per sempre la vita del re, ovvero dell’eroe.
2) probabilmente il figlio è nato mentre il re era in guerra e quindi egli apprende della sua paternità nel momento della morte!
3) è la nuora che parla per chiedere il motivo del trambusto e nelle risposte le si occulta il vero motivo dei preparativi: si sta allestendo il funerale del re
4) è il re defunto che parla alla moglie, ossia la saggezza popolare, i tempi della sepoltura lacrimata sono ancora a venire.. Nella versione francese (e occitana) di Re Renaud invece la terra si spalanca e la bella viene inghiottita

RE ARDUIN

Cantovivo registrò la stessa ballata col titolo “Re Arduin” già raccolta dalla tradizione orale da Franco Lucà, nel 1984 ad Alpette Canavese, esecutore Battista Goglio “Barba Teck” ( 1898-1985 )

RE ARDUIN
I
Re Arduin (1) a ven da Turin
Re Arduin a ven da Turin
Ven da la guera l’è stai ferì
Ven da la guera l’è stai ferì
II
O mamma mia preparmi ‘l let
La cuerta noira e i linsöi di lin
III
O mamma mia cosa diran
Le fije bele ca na stan lì
IV
O no no no parla en tan
La nostra nora l’à avù n’infan
V
O mamma mia (2) disimi ‘n po’
Che i panatè a na piuren tan
VI
A l‘àn brüsà tüti i biciulan (3)
L‘è par sulì c’a na piuren tan
VII
O mamma mia cosa diran
Perché da morto na sunen tan
VIII
Sarà mort prinsi o quai signor
Tüte le cioche a i fan unur
IX
Re Arduin a ven da Turin
L‘è ndà a la guera l’è stai ferì
X
O tera freida apriti qui
Ch io vada col mio marì
traduzione italiano*
I
Re Arduino viene da Torino
Re Arduino viene da Torino
viene dalla guerra è stato ferito
viene dalla guerra è stato ferito
II
O mamma mia preparami il letto
la coperta nera e le lenzuola di lino
III
O mamma mia cosa diranno
le figlie belle che stanno lì
IV
O non parlar tanto/ la nostra nuora ha avuto un bambino
V
O mamma mia ditemi un poco perché i panettieri piangono tanto
VI
Hanno bruciato tutti i “biciulan”
è per quello che piangono tanto
VII
O mamma mia cosa diranno
perché da morto suonano tanto
VIII
Sarà morto il principe o qualche
signore/ tutte le campane gli fanno onore
IX
Re Arduino viene da Torino/ è andato alla guerra è
stato ferito/
X
O terra fredda apriti qui/ che io vada con il mio marito.

NOTE
* da qui
1) Arduino d’Ivrea (marchese di Ivrea e primo re d’Italia) è ancora estremamente popolare nel Canavese omaggiato in molte rievocazioni storiche
2) in realtà è la nuora che chiede informazioni sui lamenti e le campane a morto (tema della morte occultata) mentre nella prima parte (strofe II e III) è Arduino che parla. Solo nella IX strofa è annunciata la morte di Arduino
2) “hanno bruciato tutto il pane” i bicciolani sono dei biscotti tipici del Vercellese, ma a Torino i biciulan sono dei pani di forma lunga e sottile (un po’ panciuta nel mezzo e sottile alle punte), la versione piemontese della baguette!

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/chants/italren.htm
https://minimazione.wordpress.com/2007/08/22/re-gilardin-alla-guerra/
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=1048
http://www.nspeak.com/allende/comenius/bamepec/multimedia/saggio1.htm
http://www.traditionalmusic.co.uk/child-ballads-v2/child8-v2%20-%200371.htm
http://amischanteurs.org/wp-content/uploads/Canti-di-Donata-Pinti.pdf

MORAN D’INGHILTERRA

La ballata Lord Baker/Lord Bateman classificata dal professor Child al numero 53 proviene molto probabilmente dall’area Inghilterra-Scozia, ma  si è diffusa in varie parti d’ Europa, la ritroviamo in particolare nei paesi  scandinavi, Spagna e Italia.

enide1La versione riportata da Costantino Nigra al numero 42,  (Canti popolari del Piemonte, Torino, 1888) e già riprodotta sulla “Rivista contemporanea” dell’ottobre 1862- s’intitola Moran d’Inghilterra così come raccolta nel Canavese.

Si ritrova con il nome di Morando, Morano un non meglio precisato Lord d’Inghilterra che dopo essersi sposato con la figlia del Sultano la lascia per partire per la guerra. Dopo sette anni è la dama che gira a cavallo tutto il paese (a volte la Francia, a volte l’Inghilterra) per ritrovare il marito, evidentemente smemorato, in procinto di sposarsi con un’altra!!

La versione piemontese ha perso la prima parte della ballata così come narrata in Scozia (vedi),  in cui il protagonista maschile è prima fatto prigioniero dai Mori o dai Turchi (a seconda delle versioni) , ma conserva i sette anni di separazione e l’arrivo della dama proprio alla vigilia delle nozze.
La ballata ha avuto un’ampia eco in Andalusia (La boda inter- rompida), Catalonia  (Il Conte Sol) e nelle Asturie (Gerineldo) terre di confino con i temibili Mori, un termine utilizzato in passato per definire i musulmani berberi ossia dell’Africa settentrionale. Furono i Mori nell’Alto Medioevo a conquistare  gran parte della penisola iberica: Il termine “Moro” è a lungo servito all’epoca a tracciare una netta linea demarcativa non solo religiosa ma anche “etnica” fra gli abitanti cristiani dell’Europa e i musulmani. “Moro” si è infatti sovrapposto alla parola mediterranea, attestata anche nel greco, che indica qualcosa di scuro (come una mora), scuro di carnagione o di colore bruno in generale (es. “capelli mori”), caratteristica questa sostanzialmente presente nell’elemento berbero. Secondo Mario Alinei, esistendo diversi toponimi in ambito celtico, dall’Atlantico al Mediterraneo, il termine potrebbe derivare o essersi incrociato con l’originale dei galiziani mouras (mora), mouros (moro), termini, indicanti i megaliti, connessi a una radice celtica *mrvos che significa “morto, essere soprannaturale, gigante”. (tratto da Wikipedia) e nel termine si comprendeva sia tribù arabe che si erano spostate man mano verso l’Africa settentrionale che i Berberi africani i quali a loro volta andarono arabizzandosi.

ASCOLTA La Lionetta in “Il gioco del diavolo” , 1981
ASCOLTA su Spotify
MURAN DELL’INGHILTERRA (Trad. NIGRA 42)
CANZONE DELLA BELLA (mus. R. AVERSA)
Leggiamo nelle note “Versione canavesana di una ballata diffusa in tutta Europa fino in Scozia. La parte solo vocale è eseguita sulla melodia tradizionale in canto libero che conserva elementi musicalmente molto antichi, mentre la seconda è adattata ad un tema di nostra composizione.”

E’ la bella di Sian(1)
Che è una gran bella fanciulla
Suo padre la vuole dare in moglie vuoi darla a Muran dell’Inghilterra
Ma è il primo giorno che l’ha sposata Moran non fa altro che baciarla
Ma è quel giorno che faceva due Muran vuoi già bastonarla
Ma è quel giorno che faceva tre Muran la vuoi già lasciare
La bella ha aspettato sette anni Muran non tornava più
La bella si è comprata un cavallo
Che costava cinquecento scudi
Gli ha messo una sella d’oro
E le briglie piene di stelle
La bella è salita a cavallo
E si è messa a correre


La fia del Sultan(1)
l’è tan na fia bela
tan bela cum’a l’è,
savio pa a chi dé-la.
S’a l’àn dài-la a Moran,
Moran de l’Inghiltera.
Prim dì ch’a ‘l l’à spuzà
no fa che tan bazè-la;
segund dì ch’a ‘l l’à spuzà
Moran la vol chitè-la(2);
ters dì ch’a ‘l l’à spuzà
Moran n’i’n va a la guera.
La bela a j’à bin dit:
Moran, quand e turnei-ve?
Se turno pa ‘n set agn,
vui, bela, meridei-ve.
Bela spetà set agn,
Moran mai pi vegnéiva.
La bela munta a caval,
girà tuta Inghiltera(3).
‘T al prim ch’a s’è scuntrà,
l’è d’un marghè di vache.
Marghè, bel marghè,
d’chi sunh-ne custe vache?
Ste vache sun d’Moran,
Moran de l’Inghiltera.
Marghè, bel marghè,
Moran à-lo la dona?
Ancoi sarà quel giurn
ch’Moran na spuza vuna;
Marcèisse ‘n po’ pi fort,
rivrei l’ura dle nosse.
Bela spruna ‘l caval,
ruvà l’ura dle nosse.
Ant una sana d’or
a j’àn smunu da dèive.
Mi bèive bèivo pa
fin ch’la sana sia mia
Mi bèive bèivo pa
fin ch’sì j’è n’auta dona;
Mi bèive bèivo pa
fin ch’sia mi padruna.
Moran l’ambrassa al col,
Moran de l’Inghiltera
Padruna sì sempre stà,
sì lo serè-ve ancura!
Tradotto da Cattia Salto
La figlia del sultano
è una figlia tanto bella
tanto bella com’è,
non sanno a chi darla.
L’hanno data a Moran,
Moran d’Inghilterra.
Il primo giorno che l’ha sposata
non faceva che baciarla;
il secondo giorno che l’ha sposata
Moran la vuol lasciare;
il terzo giorno che l’ha sposata
Moran va in guerra.
La bella gli dice
“Moran quando ritornate?”
“Se non ritorno in sette anni,
voi, bella sposatevi”.
La bella attese sette anni,
Moran non ritornava più.
La bella monta a cavallo
e gira tutta l’Inghilterra
Il primo che incontrò
è un bel mandriano di mucche.
“Mandriano, bello,
di chi sono queste mucche?”
“Queste mucche sono di
Moran d’Inghilterra”
“Mandriano, bel mandriano
Moran ha la donna?”
“Oggi sarà il giorno in cui
Moran ne sposerà una;
se marciaste più veloce
arrivereste all’ora delle nozze.”
La bella sprona il cavallo
e arriva all’ora delle nozze.
In una tazza d’oro
le hanno offerto da bere
“Io bere non bevo
finchè questa tazza non sarà mia
Io bere non bevo
finchè qui ci sarà un’altra donna;
Io bere non bevo
finchè non sarò io padrona.”
Moran l’abbraccia al collo,
Moran d’Inghilterra
“Padrona sei sempre stata
e lo sarete ancora!”

NOTE
1) oppure la bella di Sian (Persia)
2) in altre versioni “no fa che caressè-la” o “fasia che bastoné-la”
3) in altre versioni Fransa

FONTI
http://digilander.libero.it/gianni61dgl/lalionetta.htm