La Bargirola, la sposa porcaia (the swine keeper)

From “Popular songs of Piedmont” (1888) by Costantino Nigra #55 as “La sposa porcaja” (cf)
The theme of the ballad is typical of fairy tales with the beautiful unfortunate victim of the bad mother-in-law or the bad stepmother (the evil queen), in the versions of the bad stepmother the girl is a child, and often in the story is opposed to the half sister .
The main lyrical theme, however, is that of the husband who returns from the war and finds: a) his dead wife; b) the wife married to another; c) the wife abused by her mother-in-law.
Dalla raccolta “Canti popolari del Piemonte” (1888) Costantino Nigra classifica la ballata al numero 55 con il titolo di “La sposa porcaja” e ne riporta alcune versioni testuali (vedi)
Il tema della ballata è tipico delle fiabe con la bella sventurata vittima della  Cattiva suocera oppure della Cattiva Matrigna (la regina cattiva), nelle versioni della cattiva matrigna la ragazza è poco più che una bambina, e spesso nella storia si aggiunge la figura della sorellastra.
Il tema lirico principale però è quello del marito che ritorna dalla guerra e che trova: a) la moglie morta; b) la moglie sposata ad un altro; c) la moglie maltrattata dalla suocera 

The ballad tells of a nobleman left for the war, who entrusts his wife to his mother with the warning to be good with her. In reality, the mother-in-law hatres the young girl and sends her to look after the pigs, making her eat the table scraps, leaving her in the cold and vexing her with other various strenuous jobs (such as making twigs in the wood). Seven years pass since the girl does not laugh and does not sing, the first day she starts singing again, her husband who has returned from the war, hears her and meets her in the woods; he was made aware of the harassment that she has endured, he spends the night with his wife meditating on the changes that will take place from the next day: the mother-in-law will serve the daughter-in-law.
La ballata narra di un gentiluomo partito per la guerra, che affida la moglie alla madre raccomandandosi di trattarla bene. In realtà la suocera ha in odio la giovanetta e la manda ad accudire i maiali, facendole mangiare gli scarti della tavola, lasciandola al freddo e vessandola con altri vari lavori faticosi (come fare le fascine nel bosco). Passano sette anni in cui la fanciulla non ride e non canta, il primo giorno che riprende a cantare, suo marito che è ritornato dalla guerra la sente e l’incontra nei boschi; messo a conoscenza delle angherie che lei ha sopportato, passa la notte con la moglie meditando sui cambiamenti che ci saranno dall’indomani: sarà la suocera a servire la nuora. 

The French Lesson [La Lezione francese]: La Porcheronne

Constantine Nigra traces the spread of the ballad in France, Provence, Upper Italy and Catalonia, uncertain whether the origin was to be found among the troops d’oc or d’oil. In the “Livre des Chansons” (1943) by Henri Davenson (Henri Irenee Marrou) there is a 13th century Provencal version entitled La Porcheronne (all the text here) already in Chants Populaires de la Provence (1862) by Damase Arbaud
Costantino Nigra traccia la diffusione della ballata in Francia, Provenza, Italia Superiore e Catalogna, incerto se l’origine fosse da ricercarsi tra i trovieri d’oc o d’oil. Nel “Livre des Chansons” ( 1943) di Henri Davenson (Henri Irenee Marrou) è riportata una versione provenzale del XIII secolo dal titolo La Porcheronne (tutto il testo qui) già in Chants Populaires de la Provence (1862) di Damase Arbaud

“C’est Guilhem de Beauvoire qui se va marier ;
Prend femme tant jeunette, ne sais pas s’habiller”

Le héros de cette complainte est un personnage réel, un baron dauphinois du XIIIe siècle, Guillaume de Beauvoir, qui partit à la croisade et dont on conserve le testament, daté de 1277. La Porcheronne est répandue dans toute la France, et au-delà en Catalogne et Piémont.” 
“The hero of this lament is a real person, a Baron of the Dauphiné from the thirteenth century , Guillaume de Beauvoir, who left for the crusade whose will dated to 1277. The Porcheronne is widespread throughout France and also in Catalonia and Piedmont ” .
L’eroe di questo lamento è una persona reale, un barone del Delfinato del XIII secolo, Guillaume de Beauvoir, partito per la crociata il cui testamento è datato al 1277. La Porcheronne è diffusa in tutta la Francia e anche in Catalogna e Piemonte “.

Jean-François Dutertre in “Ballades françaises (Traditional French Songs)” 1997
a variant of the Provencal song transcribed courtesy by Christian Souchon (refer to the other Provençal, Catalan, Breton and French lessons here and here)
una variante della ballata provenzale trascritta cortesemente da Christian Souchon (si rimanda per le lezioni provenzali, catalane, bretoni e francesi alle sue pagine qui e qui)

Laetitia Marcangeli


I
C’est le Prince d’Orange
Voulait se marier
A une demoiselle
Qu’a pas quinze ans passés.
II
Dès le soir de ses noces
Un’ lettre est arrivée :
Il faut partir en guerre
Servir le roi français.
III
– A qui donc donnerai-je
Ma mignonne à garder ?
– Mon fils, lui dit sa mère,
Je te la garderai.
IV
Je la mettrai en chambre ;
Je la ferai filer.
Aussi bien que mes filles
Je te la soignerai.
V
Dès qu’il fut à la guerre,
Les porcs l’envoie garder…
Et bien sept ans sans rire
Sans rire et sans chanter.
VI
Au bout des sept années,
Ell’ s’est prise à chanter.
Son mari qu’est en guerre
S’est mis à l’écouter (1).
VII
– O page, mon beau page,
J’entends ma mie chanter.
Allez, tournons la bride !
Vitement faut y aller !
VIII
– Petite porcheronne,
Quels pourceaux vous gardez ?
– Sont au Prince d’Orange (2)
A la guerre est allé.
IX
– Petite porcheronne,
Ramenez vos pourceaux !
– Mes fusées [3] sont point faites
Ainsi que mon fagot.
X
– Quittez donc vos fusées
Vot’ fagot je ferai. –
Il a tiré son sabre.
Son paye [4] a fagoté.
XI
– Petite porcheronne,
Où pourrai-je y loger ?
– Chez le Prince d’Orange
Pourrez vous arrêter.
XII
– Bonsoir, Madam’ l’hôtesse,
Pourriez-vous me loger ?
– Entrez, entre dit-elle,
J’ai un lit pour coucher.
XIII
– Dites-moi donc, Madame,
Qu’y a-t-il pour souper ?
– Des perdrix, des bécasses,
Pigeons, si vous souhaitez. –
XIV
Mais quand il fut à table,
A table pour souper,
Il demande une femme
Avec lui pour coucher (5) .
XV
– Je ne donn’ pas mes filles
Avec vous pour coucher.
Prenez la porcheronne
Dans le coin du foyer !
XVI
– Petite porcheronne,
Allez, si vous voulez !
– Mon mari est en guerre,
Dit-elle, épleurée.
XVII
– Où sont passées les robes
Que je t’avais données
Il y a sept ans, ma belle,
Quand je m’en suis allé ?
XVIII
– Ta mère, ma bell’-mère,
Ell’ me les a ôtées.
A ta sœur, la cadette,
Ell’ les a fait porter.
XIX
– Où sont passées les bagues
Que je t’avais données
Il y a sept ans, ma belle,
Quand je m’en suis allé ?
XX
– Ta mère, ma bell’-mère,
Ell’ me les a ôtées.
A ta sœur (e), l’ainée,
Ell’ les a fait porter.
XXI
– Si vous n’étiez ma mère,
Je vous ferais brûler…
A votre tour, ma mère,
Pourceaux vous soignerez !
Traduzione italiano di Cattia Salto**
I
Il Principe d’Orange
si volle maritare
con una fanciulla
che aveva appena compiuto quindici anni.
II
La sera delle nozze
arrivò una lettera:
dovette partire per la guerra
a servire il re francese
III
-A chi devo lasciare
la mia amata da accudire?-
-Caro figlio-disse sua madre-
te la tengo io-
IV
-La metterò nella camera
a filare
così come le miei figlie
me ne prenderò cura-
V
Non appena egli partì per la guerra
la mise a guardia dei porci
e passarono sette anni senza ridere
senza ridere e senza cantare
VI
Al settimo anno
iniziò a cantare.
Il marito che era in guerra 
si mise ad ascoltare
VII
-o paggio, buon paggio
sento il mio cuore cantare.
Su dammi le briglie
che in fretta devo andare-
VIII
-Bella porcaiola
di chi sono i porci che pascolate?-
-Sono del Principe d’Orange
che è andato in guerra-
IX
-Bella porcaiola
radunate i vostri maiali-
-Devo filare i fusi
e fare la fascina-
X
-Lasciate allora i fusi
farò io la vostra fascina-
Cavò la spada
e a colpi di spada fece la fascina
XI
-Bella Porcaiola
dove potrei alloggiare?-
-Potreste fermarvi
dal Principe d’Orange-
XII
-Buonasera padrona
potreste darmi quartiere?-
-Entrate, entrate
ho un letto per dormire-
XIII
-E dite Madama
cosa c’è per cena?-
-Pernici, beccacce
e piccioni se volete-
XIV
Ma quando fu a tavola
a tavola per cena,
chiese di una femmina
da portare a letto
XV
-Non vi do le mie figlie
perchè le portiate a letto.
Prendete la porcaiola
nell’angolo del camino-
XVI
-Bella porcaiola
andiamo se volete-
-Mio marito è in guerra-
disse lei piangendo
XVII
-Dove sono finiti gli abiti
che vi avevo donato
sette anni fa, mia bella,
quando sono partito?
XVIII
-Tua madre, mia suocera
me li ha presi.
A tua sorella la minore
li ha fatti mettere.
XIX
– Dove sono gli anelli
che ti avevo regalato
sette anni fa, mia bella,
quando sono partito?
XX
-Tua madre, mia suocera
me li ha presi.
A tua sorella la maggiore
li ha fatti mettere.
XXI
-Se non fosse mia madre
la manderei al rogo
a vostra volta, madre mia
baderete ai maiali

NOTE
Transcription by Christian Souchon
Trascrizione del testo a cura di Christian Souchon
** una traduzione più a senso che letterale
1) in the French version the song of the bride is magical, it is as if the melody resounded in husband’ head to compel him to return
nella versione francese il canto della sposa è magico, è come se la melodia risuonasse nella testa del marito per invitarlo a ritornare
2) as in many ballads of the genus the woman does not recognize her husband and he wants to test his wife’s loyalty
come in molte ballate del genere la donna non riconosce il marito ritornato dalla guerra
3 [quantité de laine pour un fuseau]
4 [= son épée ?]
5) in the troubadour chants the knights are welcomed in the castles, washed and refreshed and often served by compliant ladies even in matters of bed
nei canti trobadorici i cavalieri vengono accolti nei castelli, lavati e rifocillati e serviti spesso da dame compiacenti anche nelle questioni di letto

The Italian Lesson [La Lezione italiana]: La Bargirola

The French versions date the ballad back to the times of the first Crusades so also in Monferrato we find the title “la sposa del Crociato” [“the bride of the Crusader”] (from Monferrato folk songs collected and annotated by Giuseppe Ferraro -pg 75)
Le versioni francesi fanno risalire la ballata ai tempi delle prime Crociate così anche nel Monferrato troviamo il titolo “la sposa del Crociato” (Canti popolari monferrini raccolti e annotati da Giuseppe Ferraro -pg 75)

Coro Bajolese in “O Maria, bela Maria” 2007
a reworked version with respect to the Nigra (version C) comes from Frassinetto in Canavese at the beginning of Val Soana (prov of Turin) and was collected by Amerigo Vigliermo in 1994.
una versione rimaneggiata rispetto al Nigra (versione C) proviene da Frassinetto in Canavese all’inizio della Val Soana (prov di Torino) ed è stata raccolta da Amerigo Vigliermo nel 1994.

Ombra Gaja & Laura Conti in “A l’arbat dël sol” (2001) Bela Bargirola + bourré

Costantino Nigra Variante versione C*
I
Gentil (1) Galan a s’an và a la guèra
,
a l’è stait set ani a ritorné
an ritornand
për cole montagnòle
l’ha sentì la vos ëd la soa
mojè
“alòn alòn o bela bargiròla (2)
alòn alòn a la vostra masòn” (3)
“A lé set agn (4) che ‘l mè marì l’é ‘n guèra
ai pè dla tàula son pi pi ‘andà
II
I l’hon da fé con na trista madòna
che ‘l pan di brecco (5)  mi fa mangiar 
[“alòn alòn o bela bargiròla 
alòn alòn a la vostra masòn” ]
A l’é set agn che ‘l me marì l’é ‘n guéra
ai pé del fuoco son pa pi ‘ndà
I l’hon da fé con na trista madòna
che fuori al freddo mi fa restar”
“alòn alòn o bela bargiròla 
alòn alòn a la vostra masòn”
[“A lé set agn che ‘l mè marì l’é ‘n guèra
ai pé del letto son pa pì ‘ndà
I l’hon da fé con na trista madòna
che ‘n sla bërlecia
mi fa dormir”
“alòn alòn o bela bargiròla 
alòn alòn a la vostra masòn”
l’hon da filè tre fuset de filo
e ancor gropé ël me faset dël bòsch
] (6)
III
S’a fussa nen ch’a fussa la mia mama (7)
con questo pugnale la pugnalerei”
[“alòn alòn o bela bargiròla 
alòn alòn a la vostra masòn” ]
A la matin a ben dì bonora
mare madòna la và a ciamé
“O nò nò nò mia mare madòna
i me pòrs (8)  von pa pì larghé
dal mè marì son sì an compagnìa
con chiel ancora veui riposé”
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Il giovane nobile è andato in guerra
e ci ha messo sette anni per ritornare,
nel ritornare per quelle colline,
ha sentito la voce della moglie
“Andiamo andiamo bella pastorella,
andiamo andiamo a casa vostra” 
“Sono sette anni che mio marito è in guerra
e io non mi sono più seduta in tavola
II
Ho da fare con una donna cattiva
che il pane di “brecco” mi fa mangiare,
“Andiamo andiamo bella pastorella,
andiamo andiamo a casa vostra” 
da sette anni ho il marito  in guerra
e accanto al fuoco non mi sono più seduta,
ho da fare con una donna cattiva
che fuori al freddo mi fa stare”
“Andiamo andiamo bella pastorella,
andiamo andiamo a casa vostra
[son sette anni che mio marito è in guerra
e dentro un letto non ho più dormito
ho da fare con una donna cattiva
che sul letto di stalla mi fa dormire”
“Andiamo andiamo bella pastorella,
andiamo andiamo a casa vostra” 
Devo filare tre fusi di filo
e ancora legare le mie fascine del bosco]
III
Se non fosse mia madre
con questo pugnale la pugnalerei”
“Andiamo andiamo bella pastorella,
andiamo andiamo a casa vostra” 
Al mattino  di buon ora
la suocera la va a chiamare
“O no, no suocera mia
non voglio più governare i porci,
sono qui in compagnia di mio marito
e con lui ancora voglio riposare”

FOODNOTE
*
Cantato da Mariuccia BALMA GALLO (1927) Registrato a PONT CANAVESE il 7/10/92 da A. VIGLIERMO, Norma e Gino COELLO.
transcription in Piedmontese by Valerio Rollone
trascrizione in grafia piemontese a cura di Valerio Rollone
1) gentil galant in the noun-adjective form originally indicates a young man with noble origins
gentil galant nella forma sostantivo-aggettivo indica originariamente un giovane dalle nobili origini
2) Nigra writes the bela porcairola
 (the swine keeper) and also “Bela Bargeirola” from bargé = shepherdess
nella versione del Nigra è la bela porcairola (bella porcaia cioè l’addetta alla cura dei maiali) il Nigra nelle note riporta anche  la variante Bela Bargeirola, da bargé= pastorella
3) the lines are a refrain in the Choir version
il verso è una specie di refrain, mantenuto come tale nella versione della Corale
4) seven is the canonical number indicating a long period of absence
il sette è il numero canonico che indica un lungo periodo di assenza

5) in Nigra it is pan dël brën = bran bread; thus argues Valerio Rollone “May be a reference to Ël Brèch, the smallest hamlet of Lanzo Canavese, where perhaps bread, for the poverty of means, was not so exquisite!”
nel Nigra è pan dël brën= pane di crusca; così argomenta Valerio Rollone”Potrebbe far riferimento a Ël Brèch, la più piccola frazione di Lanzo Canavese, dove forse il pane, per la povertà di mezzi, non era così squisito!”
6) extended text in the version of the Bajolese Choir
testo esteso nella versione del Coro Bajolese
7) letteralmente “
Se non fosse che si tratta di mia madre”
8) in the peasant tradition the fattening pig was entrusted to the youngest bride, among some of the proofs that the young woman had to bear to show her domestic skills and qualities there was the pork mash (first a mixture of flour, bran, fruit and table scraps, mixed in hot water, later with the addition of potatoes and wheat). The pigs were made to graze in the oak groves so that they would eat freely the acorns of which they are fond and which make their meat tastier.
nella tradizione contadina il maiale da ingrasso era affidato alla  sposa più giovane, tra alcune delle prove che la giovane doveva sostenere per mostrare le sua abilità e qualità domestiche c’era il pastone del maiale (dapprima una mistura di farina, crusca, scarti di frutta e gli avanzi della tavola, amalgamati in acqua calda; in un secondo tempo si aggiungeva alla dieta del maiale patate e frumentone). I maiali erano fatti pascolare nei boschetti di querce affinchè mangiassero liberamente le ghiande di cui sono ghiotti e che rendono le carni più saporite.
english translation Cattia Salto
The young nobleman (1) went to war
and he took seven years to return,
in coming back to those hills,
he heard his wife’s voice
“Come on let’s go nice shepherdess (2),
let’s go to your home “ (3)
“My husband has been at war for seven years (4)
and I no longer sat at the table
I have to face a bad woman
and the “brecco” (5) bread makes me eat,
“Come on let’s go nice shepherdess,
let’s go to your home “
my husband has been at war for seven years
and by the fire I no longer sat down,
I have to face a bad woman
that makes me stay out in the cold “
“Come on let’s go nice shepherdess,
let’s go to your home
[it is seven years that my husband is at war
and inside a bed I didn’t sleep anymore
I have to face a bad woman
that on the stable bed makes me sleep “
“Come on let’s go nice shepherdess,
let’s go to your home “
I have to spin three rocks of thread
and still tie my wood faggots]
If it wasn’t my mother
with this dagger I would stab her “
“Come on let’s go nice shepherdess,
let’s go to your home “
Early in the morning
the mother-in-law goes to call her
“Or no, no my mother-in-law
I don’t want to rule the pigs anymore (8),
I’m here with my husband
and with him I still want to rest “

LINK
http://www.piemunteis.it/wp-content/uploads/55.-La-sposa-porcaja.pdf
https://archive.org/details/cantipopolarimo00unkngoog/page/n11
http://www.archiviostorico.net/libripdf/Carpeneto.pdf
https://docplayer.fr/docview/61/46013164/#file=/storage/61/46013164/46013164.pdf (pg 147)
http://chrsouchon.free.fr/kroazouf.htm
http://chrsouchon.free.fr/chants/pourchei.htm
http://www.aess.regione.lombardia.it/ricerca/ricerca_src/scheda_ite.php?idk_id=ITE-IMP00-0000018392&sigla=aess_view&ite_tkt=AUD&alleg=
http://www.casafoschi.it/ricerca/ricerca_src/scheda_ite.php?idk_id=ITE-IMP00-0000005898&sigla=aess_view&ite_tkt=AUD

.

“Casin-a sola”, ballata lirica piemontese

“Casina sola” or “Cassin-a sola” is a lyric ballad from the Canavese (Turin, Italy) in the repertoire of the Bajolese Choir collected in 1972 by Amerigo Vigliermo from the testimony of Guido Camosso (1921 – 1999) of Rueglio (To): melancholy song of a peasant girl that recalls her love, because she misses and needs to have him near.
“Casina sola” o “Cassin-a sola” è una ballata lirica proveniente dal Canavese (Torino) dal repertorio del Coro Bajolese, raccolta nel 1972 da Amerigo Vigliermo dalla testimonianza di Guido Camosso (1921 – 1999) di Rueglio (To): malinconico canto di sirena della contadinella che richiama il fidanzatino perchè sente la sua mancanza e ha bisogno di averlo vicino.

Coro Bajolese ( Norma Betteto Coello voce solista)
with the introduction of Amerigo Vigliermo so Guido Camosso told : a message entrusted to the wind, for tell her lover that she was alone and was waiting for him . In a few lines and with a persuasive melody, she communicates to us the feeling of solitude, the one that Vigliermo defines as “the worst weapon of poverty”
con l’introduzione di Amerigo Vigliermo così come raccontava Guido Camosso: un messaggio d’amore che una ragazza affidava al vento, affinché lo portasse al suo innamorato per dirgli che lei era sola e lo stava aspettando. In poche righe e con una melodia suadente, si trasmette tutto il sentimento della solitudine, quella che Vigliermo definisce “l’arma più cattiva della povertà”

This version contains only the first three stanzas, Renato Scagliola presents the ballad with a touch of malice, understood as a warning of the green light for the “gentil galante”.
Questa versione riporta solo le prime tre strofe, Renato Scagliola presenta la ballata con una punta di malizia, intesa come un avvertimento di via libera per il “gentil galante“.
I Cantambanchi
, live dallo speciale Rai del 1979
Renato Scagliola (voce), Franco Contardo (voce e tamburello), Giancarlo Perempruner (voce, strumenti autocostruiti), Laura Ennas (voce, chitarra), Claudio Perelli (voce, chitarra, tastiere), Francesco Bruni (voce, chitarra, percussioni), Davide Scagliola (batteria, percussioni), Claudio Zanon (flauto traverso). 

Ombra Gaja & Laura Conti in “A l’arbat dël sol” (2001) la versione è priva della IV strofa

And yet the song is more than melancholy, it’s a lament, and the woman who sings is a widow who waits in vain for the return of her love ((who probably died in the war).
Eppure il canto è più che malinconico, è un lamento e la donna che canta è una vedova che attende invano il ritorno del suo amore (probabilmente morto in guerra)

Laura Conti & Maurizio Verna in La stagione dei gusci di noce 2012


I
Son sì dësconsolà
ënt una cassina sola (1).
Quänd gnërà-lo ‘l mè amor
ch’a vėn-a consolemi?
II
S’i l’hon sëntì na vos
travers na colina lontana,
s’a fussa ‘l mè amor
ch’a vėn da la cassina.
III
S’a fussa ‘l mè amor
a gnërìa pa cantando
ma gnërìa con gli occhi a bass (2)
e ‘l cuore sospirando.
IV
S’a fussa ‘l mè gentil galant (3)
s’a l’è gentil di vita (4)
guardèji (vardèi) sul capel
c’ha jà la margherita
V
E maledet col dì,
quell’ora che mi son nata,
trovarmi sempre sì
per esser consolata.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Sono così addolorata
da sola in una cascina.
Quando arriverà il mio amore
a consolarmi?
II
Ho sentito una voce
da una collina lontana
che sia il mio amore
che viene verso la cascina?
III
Se fosse il mio amore
non verrebbe mica cantando,
ma verrebbe con gli occhi bassi
sospirando nel cuore.
IV
Se fosse il mio innamorato
sarebbe elegante
guardate sul cappello
che ha una margherita
V
Maledetto quel giorno,
quell’ora che sono nata
per trovarmi sempre così
bisognosa di conforto.

NOTE
1) the meaning is ambivalent “alone in a farmhouse” but it could also mean “in an isolated farmhouse”. The farmstead is a typical Piedmontese agricultural structure today called “rustic” and subject to renovations for B & Bs, prestigious estates, farmhouses: in the farmhouse lived several families or seasonal workers, and usually the owner with his family lived in a separate facility. On the ground floor there were the kitchen and the dining room. The productive part was separated from the large courtyard, it could be used for the breeding of farm animals, or for the storage of agricultural products and their transformation, a stable with barn for the shelter of cows and for horses. The largest were a miniature village, the small ones only a cottage
il significato è ambivalente “da sola in una cascina” ma potrebbe anche voler dire “in una cascina isolata”. La cascina è una tipica struttura agricola piemontese oggi detta casale o rustico e soggetta a ristrutturazioni per B&B, prestigiose Tenute, agriturismo: in cascina abitavano più famiglie o lavoratori stagionali, nella zona abitativa trovavano posto gli alloggi dei braccianti mentre di solito il tenutario o il proprietario con la sua famiglia viveva in una struttura a parte. Al piano terra erano sistemate la cucina e la sala da pranzo. La parte produttiva era separata dal grande cortile, poteva essere adibita all’allevamento di animali da cortile, o allo stoccaggio dei prodotti agricoli e la loro trasformazione, una stalla con fienile per il ricovero di mucche e per i cavalli. Le più grandi erano un villaggio in miniatura, le più piccole poco più grandi di un capanno
2) the girl projects her own impatience and loneliness into her boyfriend la ragazza proietta nel fidanzatino la sua stessa impazienza e solitudine
3) gentil galant nella forma sostantivo-aggettivo indica in origine un giovane nobiluomo
4) gentil di vita cioè di gusti raffinati, eleganti
  

English translation Cattia Salto
I
I’m so sad
alone in a farmhouse (1).
When will my love come
to console me?
II
I heard a voice
from a distant hill
could it be my love
who comes to the farmhouse?
III
If he was my lover
he wouldn’t come singing,
but he would come with eyes facing down
sighing in the heart.
IV
If he was my lover
he would be well dress
look at his hat
if it has a daisy
V
Damn that day,
that hour I was born
to live so
with needing consolation

LINK
https://www.reteitalianaculturapopolare.org/archivio-partecipato/item/244-casina-sola.html
https://www.blogfoolk.com/2014/06/amerigo-vigliermo-e-il-coro-bajolese.html
http://www.priulieverlucca.it/catalogo/scheda/Becana-vita-sana/157

http://www.italiandoc.it/area/public/wid/DTCS/video.htm

Il Testamento dell’Avvelenato (The will of the poisoned man)

Leggi in italiano

A folk ballad that inaugurates a narrative genre collected in multiple variations called “The will of the poisoned man“: the story of a dying son, because he has been poisoned, who returns to his mother to die in his bed and make a will; in all likelihood the ballad starts from Italy, passes through Germany to get to Sweden and then spread to the British Isles (Lord Randal) until it lands in America.
This is how Riccardo Venturi teaches us “This ballad may have originated very far from the moors and lochs, and very close to our home [Italy].The poison, in fact, is a very strange weapon in the fierce ballads of Britain, where they kill themselves with sword, it is a subtle, ‘feminine’ means of killing, and it is not by chance that it has always been considered, on a popular level, a really Italian thing.

“The poisoned man”, or “The will of the poisoned man“, is an Italian ballad attested for the first time in a repertoire of popular songs published in 1629 in Verona by a Florentine, Camillo the Bianchino. It was then also reproduced by Alessandro d’Ancona in his essay “La poesia popolare italiana’: the author expresses the opinion that the original text was Tuscan and contains some versions from the Como area and Lucca. Translated in Folk-ballads of Southern Europe edited by Sophie Jewett, Katharine Lee Bates, 1913. (see)
To date there are almost 200 regional versions of this ballad, based on the dialogue between mother (or sometimes the wife) and son who in some regions is called Henry, in other Peppino in others, as in Canton Ticino, Guerino: other characters are the doctor, the confessor and the notary, only in the final we learn that his wife is the guilty (in some versions the sister or more rarely the mother)

EEL OR SNAKE?

The poisoning occurs by means of an eel. The eel was a very popular food in the Middle Ages, and consumed even in areas far from the sea, as it could be kept alive for a long time. But the eel has a serpentine aspect and in fact the capitone (ie the eel with the big head) is often compared, at least in Italy, to the male penis.
At first glance the poisoning could be a revenge by the wife or lover due to a betrayal and it comes a spontaneously parallel with another red thread traced for Europe( ” the Concealed Death“) indeed these ballads could originate from the same ancient mythological source: the hero goes hunting in the woods and is poisoned by a mysterious lady, then returns home and makes his will.
According to the psychoanalytic interpretation of Giordano Dall’Armellina in archetypal key, here we see the teaching-rite of passage that was given in ancient times through the telling. (see the italian text)

IL TESTAMENTO DELL’AVVELENATO

The melodies are very varied and range from lament to dance tunes.

Il canzoniere del Piemonte (in english: The songbook of Piedmont) voice Donata Pinti
In this version the dialogue is between wife and husband; they call the notary to make a will.

Costantino Nigra #26
“Moger l’ái tanto male,
signura moger”
«Coz’ l’as-to mangià a sinha
cavaliero gentil?»
«Mangià d’ün’ anguilëlla
che ‘l mi cör stà mal!”
“L’as-to mangià-la tüta
cavaliero gentil?»
«Oh sül che la testëta:
signora mojer”
«Coz’ l’as-to fáit dla resta
cavaliero gentil?»
«L’ái dà-la alla cagnëta:
signora mojer”
«Duv’ è-lo la cagnëta
cavaliero gentil?»
«L’è morta per la strada
signora mojer”
«Mandè a ciamè ’l nodaro
che ‘l mi cör stà mal!”
«Coz’ vos-to dal nodaro,
cavaliero gentil?»
«Voi fare testamento:
oh signur nodar»
«Coz’ lass-to ai to frateli,
cavaliero gentil?»
«Tante bele cassinhe (1)
oh signor notar”
«Coz’ lass-to ale tue sorele,
cavaliero gentil?»
Tanti bei denari (2)
oh signor notar»
«Coz’ lass-to a la to mare,
cavaliero gentil?»
“La chiave del mio cuore
oh signur nodar»
«Coz’ lass-to a tua mogera,
cavaliero gentil?»
«La forca da impichela:
oh signur nodar»
L’è chila ch’ l’à ‘ntossià-me
oh signur nodar»
english translation Cattia Salto *
“Oh wife, I’m in so much pain
My Lady Wife”
“What did you eat for dinner,
gentle knight?
“I ate a small eel,
and my heart is sick.
Did you eat it all?
gentle knight?”
“Oh only the head
My Lady Wife”
“What did you with the leavings,
gentle knight?”
“I gave them to my good hound
O Lady Wife”
“Where have you left your good hound,
gentle knight?”
“It fell dead in the roadway;
O Lady Wife”
“Go call the notary,
and my heart is sick.
“Wherefore do you need the notary?
o gentle knight?
“I must make my will
master notary”
“What will you leave your brothers
gentle knight?”
“I leave to them all my palaces (1);
master notary”
“What will you leave your sisters,
gentle knight?”
“A lot of money (2)
master notary”
“What will you leave your mother,
gentle knight?”
“The key of my heart
master notary”
“What will you leave your sweetheart,
gentle knight?”
“The gallows-tree to hang her;
master notary
She poisoned me
master notary”
NOTE
1) in italian cascina is a typical agricultural structure of the Po Valley: the lands and houses of the landlord belong to the male brothers
2)the dowry

i Gufi, Lombard area

Testamento dell’avvelenato (Nanni Svampa)
I
Dove sii staa jersira
figliol, mio caro fiorito e gentil?
Dove sii staa jersira?
II
Son staa da la mia dama
signora mamma, mio core sta mal!
Son staa da la mia dama.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
III
Cossa v’halla daa de cena
figliol, mio caro fiorito e gentil?
Cossa v’halla daa de cena?
IV
On’inguilletta arrosto
signora mamma, mio core sta mal!
On’inguilletta arrosto.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
V
L’avii mangiada tuta
figliol, mio caro fiorito e gentil?
L’avii mangiada tuta?
VI
Non n’ho mangiaa che meza
signora mamma, mio core sta mal!
Non n’ho mangiaa che meza.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
VII
Cossa avii faa dell’altra mezza
figliol, mio caro fiorito e gentil?
Cossa avii faa dell’altra mezza?
VIII
L’hoo dada alla cagnola,
signora mamma, mio core sta mal!
L’hoo dada alla cagnola.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
IX
Cossa avii faa de la cagnola
figliol, mio caro fiorito e gentil?
Cossa avii faa de la cagnola?
X
L’è morta ‘dree a la strada,
signora mamma, mio core sta mal!
L’è morta ‘dree a la strada.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
XI
La v’ha giust daa ‘l veleno
figliol, mio caro fiorito e gentil,
la v’ha giust daa ‘l veleno?
XII
Mandee a ciamà ‘l dottore
signora mamma, mio core sta mal!
Mandee a ciamà ‘l dottore.
Ohimè ch’io moro, ohimè.
XIII
Perchè vorii ciamà ‘l dottore
figliol, mio caro fiorito e gentil?
Perchè vorii ciamà ‘l dottore?
XIV
Per farmi visitare
signora mamma, mio core sta mal!
Per farmi visitare.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
XV
Mandee a ciamà ‘l notaro
signora mamma, mio core sta mal!
Mandee a ciamà ‘l notaro.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
XVI
Perchè vorii ciamà ‘l notaro
figliol, mio caro fiorito e gentil?
Perchè vorii ciamà ‘l notaro?
XVII
Per fare testamento
signora mamma, mio core sta mal!
Per fare testamento.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
XVIII
Cossa lassee alli vostri fratelli
figliol, mio caro fiorito e gentil?
Cossa lassee alli vostri fratelli?
IX
Carozza coi cavalli
signora mamma, mio core sta mal!
Carozza coi cavalli.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
XX
Cossa lassee alle vostre sorelle
figliol, mio caro fiorito e gentil?
Cossa lassee alle vostre sorelle?
XXI
La dote per maritarle
signora mamma, mio core sta mal!
La dote per maritarle.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
XXII
Cossa lassee alli vostri servi
figliol, mio caro fiorito e gentil?
Cossa lassee alli vostri servi?
XXIII
La strada d’andà a messa
signora mamma, mio core sta mal!
La strada d’andà a messa.
Ohimè ch’io moro, ohimè!
XXIV
Cossa lassee alla vostra dama
figliol, mio caro fiorito e gentil?
Cossa lassee alla vostra dama?
XXV
La forca da impicarla
signora mamma, mio core sta mal!
La forca da impicarla.
Ohimèèèè ch’io mooooooro, ohiiiiiiiimè!
english translation *
I
“Where were you yesterevening,
Dear son so fair and noble?
Where were you yesterevening?
II
“I have been with my sweetheart;
O Lady Mother, sick at heart am I!
I have been with my sweetheart;
O woe is me! O woe is me! I die!”
III
“What supper did she give you,
Dear son so fair and noble?
What supper did she give you?”
IV
“A little a-roasted eel;
O Lady Mother, sick at heart am I!
A little eel;
O woe is me! O woe is me! I die!”
V
“And did you eat the whole, then,
Dear son so fair and noble?
And did you eat the whole, then?”
VI
“Only the half I’ve eaten;
O Lady Mother, sick at heart am I!
Only the half I’ve eaten;
O woe is me! 0 woe is me! I die!”
VII
“What did you with the leavings,
Dear son so fair and noble?
What did you with the leavings?”
VIII
“I gave them to my good hound;
O Lady Mother, sick at heart am I!
I gave them to my good hound;
O woe is me! O woe is me! I die!”
IX
“Where have you left your good hound,
Dear son so fair and noble?
Where have you left your good hound?”
X
“It fell dead in the roadway;
O Lady Mother, sick at heart am I!
It fell dead in the roadway;
O woe is me! O woe is me! I die!”
XI
“Oh, she has given you poison,
Dear son so fair and noble!
Oh, she has given you poison!”
XII
“Now call to me the doctor;
O Lady Mother, sick at heart am I!
Now call to me the doctor;
O woe is me! O woe is me! I die!”
XIII
“Why do you want the doctor,
Dear son so fair and noble?
Why do you want the doctor?”
XIV
“That he may see what ails me;
O Lady Mother, sick at heart am I!
That he may see what ails me;
O woe is me! 0 woe is me! I die!
XV
“Now call to me a lawyer[1];
O Lady Mother, sick at heart am I!
Now call to me a lawyer;
O woe is me! 0 woe is me! I die!”
XVI
“Why do you want a lawyer,
Dear son so fair and noble?
Why do you want a lawyer?”
XVII
“My will to draw and witness;
O Lady Mother, sick at heart am I!
My will to draw and witness;
O woe is me! 0 woe is me! I die!”
XVIII
“What will you leave your brothers,
Dear son so fair and noble?
What will you leave your brothers?”
XIX
“My carriage and my horses;
O Lady Mother, sick at heart am I!
My carriage and my horses;
O woe is me! O woe is me! I die!”
XX
“What will you leave your sisters,
Dear son so fair and noble?
What will you leave your sisters?”
XXI
“A dowry for their marriage;
O Lady Mother, sick at heart am I!
A dowry for their marriage;
O woe is me! O woe is me! I die!”
XXII
“What will you leave your servants,
Dear son so fair and noble?
What will you leave your servants?”
XXIII
“The road to go to mass on;
O Lady Mother, sick at heart am I!
The road to go to mass on;
O woe is me! 0 woe is me! I die!”
XXIV
“What will you leave your sweetheart,
Dear son so fair and noble?
What will you leave your sweetheart?”
XXV
“The gallows-tree to hang her;
O Lady Mother, sick at heart am I!
The gallows-tree to hang her;
O woe is me! O woe is me! I die!”
NOTE
1) in italian notaio= notary, solicitor

Monica Bassi & Bandabrian the version from the Veneto (sorrowful interpretation and beautiful black and white images)

La Piva dal Carner (later become BEV, Bonifica Emiliana Veneta), 1995. The Emilia version. Here the protagonist is a gallant knight named Enrico

Musicanta Maggio (Emilia area) in which also a dog dies poisoned for eating a piece of eel.

Angelo Branduardi in Futuro Antico III

Piva del Carner
I
Dov’è che sté ier sira,
fiól mio Irrico?
Dov’è che sté ier sira,
cavaliere gentile?
Sun ste da me surèla,
mama la mia mama
sun ste da me surèla
che il mio core sta male.
II
Che t’à dato da cena,
fiól mio Irrico?
Che t’à dato da cena
cavaliere gentile?
Un’anguillina arosto,
mama la mia mama
un’anguillina arosto
che il mio core sta male.
III
Dove te l’ha condita,
fiól mio Irrico?
Dove te l’ha condita,
cavaliere gentile?
In un piattino d’oro,
mama la mia mama
in un piattino d’oro
che il mio core sta male.
IV
Che parte è stè la tua,
fiól mio Irrico?
Che parte è stè la tua,
cavaliere gentile?
La testa e non la coda,
mama la mia mama
la testa e non la coda
che il mio core sta male.
V
Andè a ciamèr al prete,
mama la mia mama
andè a ciamèr al prete
che il mio core sta male.
Sin vot mai fèr dal prete,
fiól mio Irrico?
sin vot mai fèr dal prete,
cavaliere gentile?
VI
Mi devo confessare,
mama la mia mama
Mi devo confessare,
che il mio core sta male
m’avete avvelenato
mama la mia mama
m’avete avvelenato
e il mio core sta male.
english translation from here
I
Where were you yesterday evening,
my son Enrico?
Where were you,
o gentle knight?
I went to see my sister,
o mother
I went to see my sister
and my heart is sick.
II
What did she give you for dinner,
Enrico my son?
What did she give you for dinner,
o gentle knight?
A small roasted eel,
o mother
A small roasted eel
and my heart is sick.
III
Where did she prepare it,
my son Enrico?
Where did she prepare it,
o gentle knight?
In a gold saucer,
o mother
In a gold saucer,
and my heart is sick.
IV
Which part was yours,
Enrico my son?
Which part was yours,
o gentle knight?
The head and not the tail,
o mother
The head and not the tail
and my heart is sick.
V
Go call the priest,
o mother
Go call the priest
and my heart is sick.
Wherefore do you need the priest,
Enrico my son?
Wherefore do you need the priest,
o gentle knight?
VI
I must be confessed,
o mother
I must be confessed,
and my heart is sick.
You poisoned me,
o mother
You poisoned me
and my heart is sick.

Another version comes from Riolunato sung with the idiom of Fanano (Mo)
Francesco Benozzo in Terracqueo 2013

SOURCES
http://www.nspeak.com/allende/comenius/bamepec/multimedia/saggio2.htm
https://igiornicantati.wordpress.com/2016/03/08/ballata-narrativa/

Translation 
https://mudcat.org/detail.cfm?messages__Message_ID=3938306
https://mudcat.org/detail.cfm?messages__Message_ID=3938482

Donna Lombarda: a murder ballad from Italy

Leggi in italiano

“Donna Lombarda” (“Dame Lombarde” means “Lady from Lombardy,”) or “Dona Bianca”  (Dame White) is perhaps the most famous of the Italian ballads, also widespread in France and French Canada (Quebec). The ballad handed down to the present day through an infinity of regional variations, tells the story of a young wife instigated by her lover to poison her husband and of a newborn baby who miraculously begins to speak to reveal the intrigue. A typical murder ballad of Celtic area with a supernatural event!

Costantino Nigra considers “Donna Lombarda” originally from Piedmont and, according to the belief of the time that the ancient folk ballads reported the historical events dating back to the Middle Ages, identifies the woman in the Queen of the Lombards, Rosmunda; here is the legend, as the chronicle reported by Paul Deacon in the Historia Longobardorum: in 572 the daughter of the kings of the Gepids (ancient Pannonia) taken in marriage by the kings of the Lombards Alboin as “war trophy” organized the plot for killing her husband in favor of his lover Elmichi. However, the attempt to usurpation was unsuccessful and Rosmunda and Elmichi fled to Ravenna (together with part of the Longobard treasure). In Ravenna the two got married but Rosmunda had not lost the vice of infidelity, so soon after she tried to kill her second husband with the classic system so much advertised in the folk ballads: the poisoned food. Elmichi noticed the poison as he drank from the cup and forced Rosmunda to drink with him, thus they died killed by the same potion!

Queen Eleanor - Anthony Frederick Augustus Sandys 1858
Queen Eleanor – Anthony Frederick Augustus Sandys 1858

The Ballad: DONNA LOMBARDA

Probably the ballad “Dame Lombard” is not so ancient but it is spread in a large area from the North to the South of Italy. The textual and melodic versions change and the lyrics are adapted to the various dialects or rendered in an Italian so to speak “popular”, collected and classified here only in a small part.

NORTH-ITALY VERSIONS

The ballad with the title of “Dona Bianca”  is based on dialogues between the protagonists: the unfaithful wife, the lover, the husband and the child prodigy (because he speaks from the cradle while being newborn) . Yet an ancient noble context emerges in a few words : the husband returns from the hunt, preferred pastime by the medieval aristocracy, the garden where to find the snake is of a nobleman, the same name “Madonna” is a medieval term that is wife of a “dominus”.

La Lionetta (this song appears in several recordings, the first is in the album “Dances and Ballads of the Italian Celtic Area” Shirak, 1978) The version comes from Asti where it was collected by R. Leydi and F. Coggiola


O vòstu v’tti o dona Bianca
o vòstu v’nial ballo cun mi?
O si si si che mi a v ‘niria
ma j’o paura del me mari
Va n ‘tei giardino del mio galante(1)
la ié la testa dal serpentin
E ti t lu pie t lo piste in póer
e poi t’iu bute hit’un bicier ad vin
E so mari veti cà d’la cassa
o dona Bianca jo tanta sei
Ma va di là ‘nt’ la botejera
la jé un bicier dal vin pi bum
El cit enfant l’era ant’la cuna
papa papa beiv pò lulì
che la mamina vói fete muri
O beivlu ti o dona Bianca
se no t’lu fas beive a fil da spà
O si si si che mi lo bevria
ma jó paura d’ie mie masnà(2)
English translation  Cattia Salto
Do you want to come, Dame White ,
Do you want to come to the dance with me? “/”I’d like to come,
but I’m afraid of my husband.”
“Go to the garden of my gallant
there is the head of a serpent
and you take it and reduce it to dust
and then put it in a glass of wine ”
And the husband comes home from hunting/”O Dame White I am so thirsty”
“Go over to the cellar
there is a glass of the best wine ”
The little baby who was in the cradle/ “Daddy, daddy do not drink it
because mom wants to make you die ”
“Drink it yourself Dame White
otherwise I force you to drink with my sword “/ “Or yes, I would drink it,
but I fear for my children ”

NOTE
1) “galante” stands for a gentleman, a noble courtier; in other versions the garden is of the mother or the father of the woman
2) the woman tries to escape death by invoking her role as a mother. But the ballad is not complete, we can only imagine that the woman, forced by the sword to drink from the glass, dies poisoned!

In this other version coming from the land of “Quattro Province” the context is more direct and popular, instead of the invitation to the court ball, the man asks to have sex and the husband is back from work in the fields; but the ending is more complete both in the description of the woman’s death by poisoning that in the moralizing closing sentence.

Barabàn from Baraban 1994, text version collected in the field by the voice of Angelina Papa (1908), rice-worker of Sannazzaro de ‘Burgondi (Pavia)


Dona lombarda dona lombarda
fuma a l’amur fuma a l’amur
Mi no mi no o sciur cavaliere
che mi ‘l marito gh’i l’ò giamò
Là int’al giardino del mio bèl padre
si gh’è la testa dal serpentìn
la ciaparemo la pistaremo
fum ‘na butiglia dal noster bon vin
A vegn a cà ‘l sò marì d’in campagna
dona lombarda g’ò tanta set
O guarda lì int’la cardensola
gh’è una butiglia dal noster bon vin
L’è salta sù ‘l fantulìn de la cüna
bevalo nein bevalo nein
Cosa vuol dire dona lombarda
al noster bon vin l’è un po’ tulberì
Sarà la pulvara d’la cardensola
cà la fà ‘gnì un po’ tulberì
Dona lombarda dona lombarda
al noster bon vin t’la bévare ti
La prima guta che lu ‘l g’a dato
le la cumìncia a cambià i culur
secunda guta che la beviva
in tèra morta sì l’è cascà
Dona lombarda dona lombarda
arrivederci in paradìs
tà s’ta scardiva de fag’la ai alter
e ta t’le fada di ‘m bèla per tì
English translation  Cattia Salto
“Dame Lombarde, Dame Lombarde
let’s make love, let’s make love. ”
“Not me, not me, sir knight
that I have a husband already. ”
“There in the garden of my good father
there is the head of a pretty snake.
We’ll take it, we’ll crush it
in a bottle of our good wine. ”
Her husband comes house from fields
“Lombard woman, I am so thirsty”
“Oh, look there in the cupboard
there is a bottle of our good wine ”
the baby jumped on from the cradle:
“Do not drink it, do not drink it!”
“What does it mean, Dame Lombarde,
that our good wine is a little cloudy? ”
“It will be the dust of the cupboard
which makes it a little cloudy ”
Dame Lombarde, Dame Lombarde
our good wine, drink it! ”
After the first sip,
she begins to turn pale,.
after the second
she falled to the ground, dead.
“Dame Lombarde, Dame Lombarde
see you in Heaven!
You thought you were betraying others and you did it yourself. ”

Davide Bortolai from Ballate Lombarde 2007 (a remake very similar to the French version of the Malicorne)

The version from Venice has become a sort of “standard” supra-regional version

Giovanna Iris Daffini called “Callas of the Poor” in the text re-elaboration of Gualtiero Bertelli (founder of the Canzoniere Popolare Veneto)

 Francesco De Gregori & Giovanna Marini  from “Il fischio del vapore” – 2002 (Rome)

Fabrizio Poggi & Turututela fromCanzoni popolari 2002 (Pavia)

Le tre versioni testuali sono abbastanza simili, si riporta quella di Gualtiero Bertelli:


“Amami me che sono re”
“non posso amarti tengo marì”
“Tuo marito fallo morire, t’insegnerò come devi far:
Vai nell’orto del tuo buon padre taglia la testa di un serpentin
Prima la tagli e poi la schiacci
e poi la metti dentro nel vin”
Ritorna a casa il marì dai camp
” Donna Lombarda oh che gran sé”
“Bevilo bianco bevilo nero
bevilo pure come vuoi tu”
“Cos’è sto vino così giallino?”
“Sarà l’avanzo di ieri ser”
Ma un bambino di pochi mesi sta nella culla e vuole parlar
“O caro padre non ber quel vino
Donna Lombarda l’avvelenò”
“Bevilo tu o Donna Lombarda
tu lo berrai e poi morirai”
“E per amore del Re di Spagna
io lo berrò e poi morirò”
La prima goccia che lei beveva
lei malediva il suo bambin
Seconda goccia che lei beveva
lei malediva il suo marì
English translation  Cattia Salto
“Love me I’m a king”
“I can not love you I have a husband”
“Your husband will die, I will teach you how you must do:
Go to the garden of your good father cut the head of a snake
First cut it and then crush it and then put it in the wine ”
The husband returns from the fields
“Dame Lombarde I am so thirsty”
“Drink a withe wine, drink a red wine, drink it as you want”
“What is this wine so yellow?”
“it will be last night’s surplus”
But a child of a few months is in the cradle and wants to talk
“O dear father do not drink that wine
for Lombard Woman poisoned it”
“Drink it you Dame Lombarde
you will drink it and then you will die”
“And for love of the King of Spain
I will drink it and then I will die”
The first  sip she drank
was cursing her baby
after the second
she cursed her husband

CENTRAL-ITALY VERSIONS

Angelo Branduardi & Scintille di musica (Mantuan area) the version of Branduardi is shorter compared to the recording of Bruno Pianta collected by Andreina Fortunati of Villa Garibaldi (MN), 1975 (for the extended version here) The song is accompanied by the hurdy-gurdy, a typical popular instrument from the Middle Ages.


Donna lombarda, donna lombarda,
Ameme mì.
Cos volt che t’ama che ci ho il marito
Che lu ‘l mi vuol ben.
Vuoi vhe t’insegna a farlo morire
T’insegnerò mi.
Va co’ dell’orto del tuo buon padre
Là c’è un serpentin.
Vien cà il marito tutto assetato
Và a trar quel vin(1).
Ed un bambino di pochi anni
Lu l’ha palesà.
O caro padre non bere quel vino
Che l’è avvelenà.
Donna lombarda, bevi quel vino,
che l’è avvelenà. (2)
English translation  Cattia Salto
“Dame Lombarde, Dame Lombarde
love me ”
“How can I love you? I have a husband
who loves me”
“Do you want to teach you for killing him?/ I’ll teach you .
Go to the bottom of your good father’s garden,/ there is a little snake. ”
A thirsty husband comes home,
goes to get some wine.
But a child of a few years
he revealed it.
“O dear father, do not drink that wine
that is poisoned. ”
“Lombard woman, drink that wine,
that is poisoned. ”

NOTE
1) Branduardi skips the part where the woman crushes the head of the snake and puts it in the bottle of the best wine, as well as the fact that the husband knows how the wine is more turbid.
2) the ending


“Sol per amore del re di Francia,
sol per amore, del re di Francia io lo beverò
e poi morirò.”
Ogni goccino che lei beveva,
ogni goccino,che lei beveva: ”addio marì,
ciao marì”.
La s’intendeva da farla agli altri
la s’intendeva, da farla agli altri
la s’ l’è fata a le’
la s’ l’è fata a le’.
English translation  Cattia Salto
“I will drink it only for the love of the king of France,
I will drink it only for the love of the king of France,/and then I will die. ”
Every little drop that she drank
every little drop she drank: “farewell my husband.
Hi husband. ”
She really believed she was doing it to others
she really believed she was doing it to others
but she did it to herself
but she did it to herself

Caterina Bueno (Pistoia and Maremma area)
Franco Pacini

Riccardo Tesi & Maurizio Geri

The version was collected in 1979 by Franco Pacini (from Regina Innocenti of Pistoia) and was proposed by Caterina Bueno, who at the time continued to discover and cultivate young musicians of both popular and classical training.


– Donna lombarda, perché non m’ami?
Donna lombarda, perché non m’ami? –
– Perché ho marì.
Perché ho marì. –
– Se ciài il marito, fallo morire,
se ciài il marito, fallo morire,
t’insegnerò;
t’insegnerò:
Laggiù nell’orto del signor padre,
Laggiù nell’orto del signor padre
che c’è un serpèn
che c’è un serpèn
Piglia la testa di quel serpente,
piglia la testa di quel serpente,
pestàla ben,
pestàla ben.
Quando l’avrai bell’e pestata,
quando l’avrai bell’e pestata,
dagliela a be’,
dagliela a be’
Torna il marito tutto assetato,
torna il marito tutto assetato:
chiede da be’,
chiede da be’.
– Marito mio, di quale vuoi?
Marito mio, di quale vuoi?
Del bianco o il ne’?
Del bianco o il ne’? –
– Donna lombarda, darmelo bianco.
Donna lombarda, darmelo bianco:
ché leva la se’
ché leva la se’.
Donna lombarda, che ha questo vino?
Donna lombarda, che ha questo vino
Che l’è intorbé,
Che l’è intorbé?
– Saranno i troni dell’altra notte,
saranno i troni dell’altra notte,
che l’ha intorbé
che l’ha intorbé
S’alza un bambino di pochi mesi,
s’alza un bambino di pochi mesi:
– Babbo non lo be’
che c’è il velen
– Donna lombarda, se c’è il veleno,
Donna lombarda, se c’è il veleno,
lo devi be’ te,
lo devi ber te’.
English translation Cattia Salto
“Dame Lombarde why you dont’ love me?
“Because I have an husband.
Because I have an husband.”
“If you have an husband, we’ll make him die!
I’ll show you
I’ll show you
At the end of your father garden,
At the end of your father garden
you’ll find a snake
you’ll find a snake
cut the snake’s head,
cut the snake’s head
and crush it well
crush it well
When you’ll crush it well
When you’ll crush it well
you’ll offer (the poison) to your husband as a drink,
you’ll offer (the poison) to your husband as a drink.”
Her thirsty husband comes home,
Her thirsty husband comes home,
asking for some wine
asking for some wine.
“dear husband which you want?
dear husband which you want?
White or red?
White or red?”
“Dame Lombarde give me some white wine,
that removes my thirst
Dame Lombarde what has this wine?
It’s all torbid
It’s all torbid!”
The little baby speaks
The little baby speaks:
“Daddy don’t drink it,
that it is poisoned”
“Dame Lombarde if there is some poison
Dame Lombarden if there is some poison
you must drink it first
you must drink it first”

second part (french version)

LINK
https://homepage.univie.ac.at/helmut.satzinger/Wurzelverzeichnis/donnalomb.html
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=en&id=42932 http://goccedinote.blogspot.it/2012/05/donna-lombarda-testo-commento-e-video.html http://www.aess.regione.lombardia.it/percorsi/ canto_narrativo/canti/donna_lombarda/home.htm http://www.canzonierescout.it/g34.pdf http://www.umbc.edu/eol/magrini/mag-mus2.html http://www.webalice.it/macchiavelli/da_xoom/ donna_lombarda_malcapi_TTBB.pdf http://www.jstor.org/discover/10.2307/739356?uid=3738296&uid=2129&uid=2&uid=70&uid=4&sid=21103845500141 http://media.smithsonianfolkways.org/liner_notes/folkways/FW04482.pdf

The Concealed Death: Re Giraldin

Leggi in Italiano

 Concealed death

LORD OLAF AND THE ELVES 
SCANDINAVIAN VARIANTS
BRITISH AND AMERICAN VERSIONS
FRENCH VERSIONS
ITALIAN VERSION

Just as professor Child also Costantino Nigra brings back the theme of concealed death by a story of the old farmers of Castelnuovo.

The fairy’s present

rackham_fairy There was a hunter who often hunted on the mountainside. Once he saw a very beautiful and richly dressed woman under a rock bottom. The woman, who was a fairy, nodded to the hunter to approach and asked him to take her as his wife. The hunter told her he was just married and did not want to leave his young bride. The fairy gives him a casket containing a gift for the young wife, and advises him to hand it out only to her and by no means to open it. Of course, on his way home he cannot refrain from opening it and finds a splendid belt interwoven with gold and silver threads. Just to know what it will look like when worn by his wife, he ties it round the trunk of a tree. Suddenly the belt catches fire when the tree is hit by a flash of lightning. The hunter is hit, too and he hardly manages to drag himself home. He crumbles on his bed and dies.

Arthur_Rackham_1909_Undine_(7_of_15)In the Breton and Piedmontese version, the accent is placed more precisely on the second part of the story, that of the Concealed Death, a tipicall feature in all Romance languages of the ballad: Comte Arnau (in the Occitan version), Le Roi Renaud (the French one) and Re Gilardin (the Piedmontese one). The relationship between the knight-king and the fairy-mermaid is more nuanced than the Nordic versions, it seems to prevail a more “catholic” and intransigent view on sexual relations … in fact in the ballad greenwood and fairy disappear while the knight returns from the war wounded to death.

RE GILARDIN

La Ciapa Rusa (founders Maurizio Martinotti and Beppe Greppi) made many ethnographic researches with the elderly singers and the players of the musical tradition of the Four provinces -to be precise in Alta Val Borbera – a mountain area straddling four different provinces Al, Ge, Pv and Pc.
The ballad of medieval high origin, had already been collected and published in different versions by Costantino Nigra in his “Popular Songs of Piedmont”

The Ciapa Rusa in 1982 makes an initial arrangement of Re Gilardin
In this first version there is a sort of dramatic representation with the narrating voice (Alberto Cesa) the king (Maurizio Martinotti), the mother, the widow, the altar boy. We can imagine all the most tragic and comical scenes – turned into horror with the dead man who snatches a last kiss from his widow!

La Ciapa Rusa from  “Ten da chent l’archet che la sunada l’è longa – Canti e danze tradizionali dell’ alessandrino” 1982: compared to the translation, it seems more like a “literary” language than a dialect.

Gordon Bok and hig group, 1988 ♪ 
they follow with a good skill the Piedmontese version and in the notes Gordon says he has received the Ciapa Rusa version through the Italian music journalist Mauro Quai

The group refounded with the name of Tendachent (remain Maurizio Martinotti – ghironda and voice, Bruno Raiteri -violin and viola- and Devis Longo – voice, keyboards and flutes) again proposes the ballad in theri first album “Ori pari”, 2000 , with a more progressive sound (now the group is called Nord-Italian progressive folk-rock)

Donata Pinti from “Io t’invoco, libertà!: La canzone piemontese dalla tradizione alla protesta” 2010 ♪ featuring Silvano Biolatti on the guitar

RE GILARDIN*
I
Re Gilardin, lü ‘l va a la guera
Lü el va a la guera a tirar di spada
(Lü el va a la guera a tirar di spada)
O quand ‘l’è stai mità la strada(1)
Re Gilardin ‘l’è restai ferito.
Re Gilardin ritorna indietro
Dalla sua mamma vò ‘ndà a morire.
II
O tun tun tun, pica a la porta
“O mamma mia che mi son morto”.
“O pica pian caro ‘l mio figlio
Che la to dona ‘l g’à ‘n picul fante(2)”
“O madona la mia madona(3)
Cosa vol dire ch’i  sonan tanto?”
“O nuretta, la mia nuretta
I g’fan ‘legria al tuo fante”
III
“O madona la mia madona
Cosa vol dire ch’i cantan tanto?”
“O nuretta, la mia nuretta
I g’fan ‘legria ai soldati
“O madona , la mia madona
Disem che moda ho da vestirmi”
“Vestati di rosso, vestati di nero
Che le brunette stanno più bene”
IV
O quand l’è stai ‘nt l üs de la chiesa
D’un cirighello si l’à incontrato
“Bundì bongiur an vui vedovella”
“O no no no che non son vedovella
g’l fante in cüna e ‘l marito in guera”
“O si si si che voi sei vedovella
Vostro marì l’è tri dì che ‘l fa terra”
V
“O tera o tera apriti ‘n quatro
Volio vedere il mio cuor reale”
“La tua boca la sa di rose(4)
‘nvece la mia la sa di terra”
English translation**
I
King Gilardin was in the war,
Was in the war wielding his word.
(Was in the war wielding his word.)
When he was Midway, upon the journey, King Gilardin was wounded.
King Gilardin goes back home,/At his mother’s house he whished to die.
II
Bang, bang! He thumped at the door.
“O Mother, I am near to die.”
“Don’t thump so hard, my son,
Your wife has just given birth to a boy.”
“My Lady my mother-in-law
What does all their chanting mean?”
“O my daughter-in-law,
They want to feast your baby.”
III
“My Lady my mother-in-law
What does all their singing mean?”
“O my daughter-in-law,
They want to entertain the soldiers.”
“My Lady my mother-in-law
Tell me, how shall I dress?”
“Dress in red or dress in black,
It fits brunettes perfectly .”
IV
When she came to the church gate,
She encountered an altar boy:
“A wish you a good day, new widow.”
“By no means am I a new widow,
I’ve a child in its cradle and a husband at war.”
“O yes, you are a new widow,
Your husband was buried three days ago.”
V
“O earth, open up in four corners!
I want to see the king of my heart.”
“Your mouth has a taste of rose,
Whereas mine has a taste of earth.”

NOTES
* (From an original recording by Maurizio Martinotti in the upper Val Borbera)
** (revised by here)
1) it’s inevitable remembering Dante “Midway, upon the journey of our life” (with forest corollary), in this context it’s a point that changes forever the life of the king, or the hero.
2) probably he knew about his fatherhood at the time of his death
3) in the answers the real reason for the preparations is hidden: the king’s funeral is being set up
4) it is the dead king who speaks to his wife, but also the popular wisdom, the tearful burial times are still to come .. In the French (and Occitan) version of Re Renaud the earth opens up to swallow up the lady

RE ARDUIN

Cantovivo recorded the same ballad with the title “King Arduin” already collected from the oral tradition by Franco Lucà, in 1984 to Alpette Canavese, performer Battista Goglio “Barba Teck” (1898-1985)

RE ARDUIN
I
Re Arduin (1) a ven da Turin
Re Arduin a ven da Turin
Ven da la guera l’è stai ferì
Ven da la guera l’è stai ferì
II
“O mamma mia preparmi ‘l let
La cuerta noira e i linsöi di lin
III
O mamma mia cosa diran
Le fije bele ca na stan lì”
IV
“O no no no parla en tan
La nostra nora l’à avù n’infan”
V
“O mamma mia (2) disimi ‘n po’
Che i panatè a na piuren tan”
VI
“A l‘àn brüsà tüti i biciulan (3)
L‘è par sulì c’a na piuren tan”
VII
“O mamma mia cosa diran
Perché da morto na sunen tan”
VIII
“Sarà mort prinsi o quai signor
Tüte le cioche a i fan unur”
IX
“Re Arduin a ven da Turin
L‘è ndà a la guera l’è stai ferì”
X
“O tera freida apriti qui
Ch io vada col mio marì”
English Translation Cattia Salto
I
King Arduin comes from Turin
King Arduin comes from Turin
comes from the war and he was wounded, comes from the war and he was wounded
II
O mother dear, prepare me my bed
the black blanket and linen sheets
III
O mother dear what will they say
the fine ladies who stay there?
IV
Do not talk a lot / our daughter in law has had a baby
V
O  mother dear tell me why the bakers so cry?
VI
They burned all their breads
for they cry so much
VII
O mother dear what’s the news
for stroking the funeral bells?
VIII
The prince or some Lord will be dead/ all the bells do him honor
IX
King Arduin comes from Turin
comes from the war and he was wounded,
X
O  earth, open up now
that I’ll go with my husband

NOTES
* from here
1) King Arduin (Marquis of Ivrea and first king of Italy) is still extremely popular in the Canavese, tributing him in many historical re-enactments
2) in reality it is the daughter-in-law who asks for information on the laments and the dead bells (theme of hidden death) while in the first part (verses II and III) it is Arduino who speaks. Only in the 9th stanza is the death of Arduino announced
3) the “bicciolani” are biscuits typical of Vercellese, but in Turin the biciulan are long and thin breads (a bit pot-bellied in the middle and thin at the tips) the Piedmontese version of the baguette!

LINK
https://minimazione.wordpress.com/2007/08/22/re-gilardin-alla-guerra/
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=1048
http://chrsouchon.free.fr/chants/italren.htm
http://www.nspeak.com/allende/comenius/bamepec/multimedia/saggio1.htm
http://www.traditionalmusic.co.uk/child-ballads-v2/child8-v2%20-%200371.htm
http://amischanteurs.org/wp-content/uploads/Canti-di-Donata-Pinti.pdf

May day in Piedmont (Italy)

Leggi in italiano

In the Spring rituals of the rural world, groups of begging musicians went from house to house to sing May, stopping in the farmyard: the inhabitants of the house offered to drink, while the group sang the verses dedicated to the landlord, his wife and their daughters for an happy marriage.

Time ago in the whole Asti area, the Monferrato and the Langhe there was the female home visiting of the Cantè Magg, when groups of young girls carried in a procession the erburin (the small tree) and / or a little doll adorned with flowers: they singed the return of May and in exchange for gifts (mostly eggs) thanked with the verses auspicious. With Queen of May also joined a King of May and the couple of children was called the “Sposini” (the little spouses): the Bride and the Green Man gathered to renew the life and fertility of the Earth. ( see more )

The tradition is also consolidated in a more distinctly Easter rite called Cantè J’ov (J’euv) (Sing the eggs).
It is a spring quest that has its roots in the Piedmont area and in particular that land historically belonged to the domain of the Marquis of Monferrato.
At one time it was only the young people of the village, who wandered around the farms at night asking for food, wine and even money with which to organize Easter Monday lunch. It was an opportunity to feast on eggs (symbol of fertility) and spree, but also to sing and play lots of music!
Many communities still keep these traditions alive, especially in the Monferrato (geographical), in the Langhe and in the Roero. 
see more

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A-MAYING

It was the women who went a-maying in the morning (or early afternoon) of the first of May: the May Bride with her maids walked around the town asking for eggs and money. The custom was interrupted in many countries between the first and second world war and was revived around the years 60-70 by some local groups and folklorists.
In Casal Cermelli (province of Alessandria) in the years 40-50 to the girls were joined also the boys to bring the flowered branch decorated with ribbons and bows, a little bird and a rag doll.

Tre Martelli from Giacu Trus 1985: Ben vena magg


I
Guardé cula fijeta(1)
cl’è an cima al arburen
Ca l’ha il scarpötti biònchi
ei cauzete a canaren(2)
Ben vena magg
e poi turna al meis ad Mağ
II
Guardé sur caminet
cha jie di carùzen(3)
da fej la riverenza
a sijura madamin
III
Padrouna padrouna
padrouna dir pulè
oh dami j ovi freschi
e i lendi ai lasa sté
English translation Cattia Salto
I
Look at that girl
on top of the branch,
she has white shoes
and canary socks
Welcome May
and then returns the month of May,
II
Look on the fireplace
that there is soot
to congratulate
to the mistress.
III
Mistress, mistress
mistress of the chicken coop,
give me fresh eggs
and the old ones leave them there.

NOTES
garlan-may-day1) it’s a green garland with a doll with a white wedding dressin the middle, helded up by a rod.
It is the “little Bride” the Celtic triple goddess, the wheat girl made by women in Imbolc (February 1st), that is the Spring Bride, a strong symbol of rebirth in the cycle of death-life in which Nature is perpetuated: spirit of the wheat lives in the doll .
Brigid’s dolls were also dressed in a white dress or decorated with stones, ribbons and flowers and carried in procession throughout the country passing from door to door for each to leave a gift. see more
2) canarin = canary to indicate the typical canary-yellow color
3) the term is found in the Venetian dialect

Ariondassa live


I
Entroma ant’ is palasi
che l’ è csi bel antrè
Ai dioma a la padrouna
c’ am lasa ‘n po’ canté
Magg, Magg, Magg,
turnirà la fin di Magg
Io sono Maggio
e sono il più bello
Fiorellin d’amor
che canta sul cappello
Uccellin d’amor
che canta sulla rama
Siura padrouna
padrouna dir pulé
c’ am daga j ovi freschi
e i lendi ai lasa sté
II
Chi cl’ é ‘sta bela fija(1)
c’ansima dl’ arburii
E cl’ à la vesta bianca
e ‘l scarpi d’ maruchii
III
E s’in voi nènt cröddi
che Mağ a l’è rivà
Sfacév da cùla fnèstra
ch’l’alber l’è piantà
English translation Cattia Salto
I
We go into that building
that’s so good to enter
And we ask to the mistress
leaving us to sing a while
May, May, May,
the end of May will come back.
I am May
And I’m the most beautiful,
little flower of love
singing on the hat.
Little bird of love
singing on the branch.
Mrs. Mistress,
mistress of the chicken coop
give us fresh eggs
and the old ones leave them there.
II
Who is this pretty girl
on top of the tree
with white dress
and the fine leather shoes?
III
And if you do not want to believe
that May has arrived
look out of that window
that the tree is planted

CARLIN DI MAGGIO

The “Carlin” of May (personification of May Day) passes from house to house with her group of singers and musicians to announce the coming of Spring and bring the best wishes of happiness / prosperity with a quest.

The area in which this tradition is spread is that of the Four Provinces – homogeneous area for landscape and culture (Alessandria – Pavia – Piacenza – Genoa) where it tries to preserve the great heritage of folk songs.
The ritual is still alive on the Apennines of Pavia and Piacenza: in Marsaglia a town in the municipality of Corte Brugnatella (Pc) in the Trebbia Valley it begins on the evening of 30 April, or rather late in the afternoon, until late at night (three or four in the morning)! People gather in the main square forming the procession of singers and musicians, followed closely by the inhabitants of the village and neighbours, and passes from house to house, scattered hamlets and farms more isolated. The merry brigade was composed exclusively of men, while young women were in the houses waiting for the arrival of the .. suitors.

The symbolic tree of the Carlin is not the hawthorn (not yet bloomed) but the laburnum with its characteristic yellow flowers cluster-like, so yellow and green have become the dominant colors of the feast.

La Ciapa Rusa from  “Faruaji” (1988) and valzer “J’è semp temp par l’amur” written by Maurizio Martinotti

Tendachent from Ori Pari 2000 ♪ Carlin di Maggio (in medlay track 5)

The Carlin announces carrier of May and with the noise produced, wake up the landlady who goes to get eggs and also to drink good wine to the players.


Gh’ê chì Carlin di maggio(1)
con l’erba e con la foglia,
la rosa e la viola.
Belo venga oi maggio
Belo venga oi maggio
Belo venga oi maggio

O sentì a tramescà:
la padrona la s’ê levà
O sentì a mov a mov:
la padrona la pôrta i ov
Vi saluto padron di casa
v’ò purtà ‘na nova.
Di dentro di questa casa
gh’è fiorì le rose.
E di dentro di questa casa
gh’è la mè morosa
e se lè la sarà brava
la mi darà le ova.
E di dentro di questa casa
c’è una brava sposa
E se lè la sarà brava
la mi darà le ova
E la luna la pssa i monti
e non si vede andare.
In pace vi troviamo,
in pace vi lasciamo,
vi do la buona sera
e vi ringraziamo
English translation Cattia Salto
The Carlin of May has arrived
with the grass and the leaf,
the rose and the violet.
Welcome today is May
Welcome today is May
Welcome today is May
I heard the bustle:
the missus got up.
I heard her steps:
the missus carries the eggs.
I greet you master
I brought the news.
In this house
roses have bloomed.
And in this house
there is my sweetheart.
And if she will be good
she will give me some eggs.
And in this house
there is a good bride.
And if she will be good
she will give me some eggs.
The moon is behind the mountains
and you can not see where to go.
In peace we find you,
in peace we leave you,
I’ll give you a good evening
and we thank you.

NOTES
1) laburnum branch

In the “Four provinces” May song is a polyphonic one
Carlin di Maggio in Marsaglia  (Trebbia Valley)


O sentì a tramescà:
la padrona la s’ê levà
Belo venga oi maggio
Belo venga oi maggio
Belo venga oi maggio

O sentì a mov a mov:
la padrona la pôrta i ov.
[I prati verdeggianti
per consolar gli amanti,
per consolar gli amanti.]
Tira fora u pisadù,
dà da beive  ai sunadù.
In pace vi troviamo,
in pace vi lasciamo.
vi diam  la buona sera
e ce ne andiamo via.
English translation Cattia Salto
I heard the bustle:
the missus got up.

Welcome today is May
Welcome today is May
Welcome today is May

I heard her steps:
the missus carries the eggs.

[The verdant meadows
to rejoice lovers,
to rejoice lovers.]
Take out the jug
and give us to drink.
In peace we find you,
in peace we leave you.
weill give you a good evening
and we go away.

Among the traditional stanzas also this auspicious one


campa la ciossa
con tutti i pulastrin,
crepa la volpe
con tutti i suoi vulpin!
English translation Cattia Salto
Long live the hen
with all her chicks,
let the fox die
with all her little foxes

LINK
http://www.prolococasalcermelli.it/plcc/cantar-maggio
http://www.sebastianus.org/wp-content/uploads/2014/04/Etnografia-5.pdf
http://www.appennino4p.it/marsaglia

Nord Italia
Italia centrale
Italia del Sud

L’asino allegro occitano: L’aze d’alegre fai testament

Grugno Corocotta era  assai noto nel Medioevo, fu il primo maiale nel 350 a dettare il suo testamento (in latino) così come c’informa San Girolamo che lo sentiva recitare dai suoi scolari. Una parodia dello stile curialesco con la distribuzione allegorica delle parti del maiale a varie persone “che se le meritano”:
Delle mia interiora dò e donerò ai calzolai le setole, ai litigiosi le testine, ai sordi le orecchie, a chi fa continuamente cause e parla troppo la lingua, ai bifolchi le budella, ai salsicciai i femori, alle donne i lombi, ai bambini la vescica, alle ragazze la coda, ai finocchi i musculi , ai corridori ed ai cacciatori i talloni, ai ladri le unghie ed infine al qui nominato cuoco lascio in legato mortaio e pestello che mi ero portato: da Tebe fino Trieste ci si leghi il collo usandolo come laccio.
E voglio che mi sia fatto un monumento con su scritto in lettere d’oro: “Il maiale M. Grugno Corocotta visse 999 anni e mezzo e, se fosse campato ancora sei mesi, sarebbe arrivato a mille anni”.  (continua)

Ma è a Carnevale che l’animale di turno fa il suo testamento, preludio dell’uccisione sacrificale prima che si avanzi Madonna Quaresima. Così anche l’asino che già avevamo trovato al centro della Festa delle calende, con una messa dedicata in suo onore (vedi) lascia le sue orecchie ai poveri sordi..

L’AZE D’ALEGRE

L’origine dal canto è la terra occitana, nel Monferrato il titolo diventa L’asu ‘d Vignun e i più ritengono che sia il riferimento alla località di provenienza, la residenza papale nel Medioevo e cuore della Provenza.

Lou Dalfin, 1984

Li Troubaires de Coumboscuro


I
L’aze d’alegre fai testament
L’aze d’alegre fai testament
laìsa la vita per fà ‘n counvent
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun (1)
II
Laisa las aouréias ai pàouri chornh
Laisa las aouréias ai pàouri chornh
coura aouvìan, aouvìan tan da lonh
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
III
Laisa las chambas ai pàouri sop
Laisa las chambas ai pàouri sop
coura courìan, courìan aou galop
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
IV
Laisa l’uéies ai pàouri bornh
Laisa l’uéies ai pàouri bornh
coura veìan, veìan tan da lonh
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
V
Laisa l’ouòsses ai pàouri chan
Laisa l’ouòsses ai pàouri chan
coura mourdian, fazìan am, am, am!
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
VI
Laisa la coua ai cuzinìer
Laisa la coua ai cuzinìer
para las mouòisas dai poutagìer.
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
Traduzione italiano *
I
L’asino allegro fa testamento
L’asino allegro fa testamento
lascia la vita per fare un convento
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
II
Lascia le orecchie ai poveri sordi
Lascia le orecchie ai poveri sordi
quando sentivano, sentivano tanto lontano
e levrin e levroun, toun toun

e levran da Lioun e levrin e levroun
III
Lascia le gambe ai poveri zoppi
Lascia le gambe ai poveri zoppi
quando correvano, correvano al galoppo
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
IV
Lascia gli occhi ai poveri ciechi
Lascia gli occhi ai poveri ciechi
quando vedevano, vedevano tanto lontano
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
V
Lascio le ossa ai poveri cani
Lascio le ossa ai poveri cani
quando mordevano, facevano “am am am”
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun
VI
Lascio la coda ai cucinieri
Lascio la coda ai cucinieri
scaccia le mosche dai fornelli
e levrin e levroun, toun toun
e levran da Lioun e levrin e levroun

NOTE
* tratta da qui
1) “e levrin e levroun ecc.” è una serie di sillabe più o meno casuali, tipiche di tante musiche tradizionali in tutto il mondo

LA VERSIONE IN MONFERRATO: L’asu ‘d Vignun

ASCOLTA La Cantarana

L’asu ‘d Vignun (1) a l’à fait testament
lasaje gnente a soi parent.
Galavrin galavrun e dan dan e dan dan
e l’asu ‘d Vignun galavrin galavrun
Lasaje j öi ai curnajas
për tan ca vardéisu i soi palas.
Lasaje  la cua a le servente
për tan ca i tuiréisu la pulenta.
Lasaje  le urie a le fürmie
për tan ca i purtéisu ‘n gir le spie.
A le mascrade lasaje la testa (2)
për tan ca  i servéisa a fé ‘n po’ ‘d festa
L’asino di (a)vignone ha fatto testamento,
non ha lasciato niente ai parenti.
Galavrin galavrun e dan dan e dan dan
e l’asino di (a)vignone galavrin galavrun

Ha lasciato gli occhi ai corvi
perchè tenessero d’occhio i suoi palazzi,
ha lasciato la coda alle serve
perchè girassero la polenta
Ha lasciato le orecchie alle formiche
perchè andassero in giro a spiare
Alle mascherate ha lasciato la testa
perchè servisse a fare un po’ di festa

NOTE
1) Vignun traduce sia Avignone ma anche Vignone capoluogo della valle omonima. Il termine “Vignone” significa, probabilmente, grossa vigna. E’ curiosa l’associazione dell’asigno con un vigneto, si tratta dell’asino caro a Dioniso dio del vino?
2) il cranio dell’asino era un tempo usato anche in Piemonte come maschera rituale delle questue?

La versione del Roero è una rielaborazione del testo provenzale

VECCHIE E NUOVE TRADIZIONI

E’ nata a Mestre (Venezia) in occasione del Carnevale una recente “tradizione” quella del “volo dell’Asino”: l’intento è di parodiare il “Volo dell’Angelo” veneziano, una cerimonia nata nel 1500 dalle mirabolanti prodezze di un acrobata turco. Ben presto iniziarono le variazioni sul tema e all’acrobata vennero appioppate due ali d’angelo, ma nel 1759 l’acrobata si schiantò a terra e così al suo posto si preferì una grande colomba di legno che nel suo tragitto, partendo sempre dal campanile e fino al Palazzo Ducale, liberava sulla folla fiori e coriandoli (Volo della Colombina); il volo s’interruppe con la fine della Serenissima e solo nel 1979 si ricominciò a festeggiare il Carnevale, oggi un grande e spettacolare evento turistico, che richiama migliaia di visitatori da tutto il mondo.
Nella versione moderna è stato ripreso il “Volo della Colombina” spostandolo però come evento d’apertura, dapprima un uccello meccanico, si è passati nel 2001 alla vecchia formula del Volo dell’Angelo con un artista assicurato ad un cavo metallico che lentamente scorre verso terra. Dal 2011 a fare il volo è la “Maria dell’anno” eletta tra le bellezze locali.

L’ASINO VOLA

Dalla torre campanaria di Mestre dal 2002 e quasi ininterrottamente fino ad oggi si lancia sorretto da un cavo d’acciaio un asino che  “caga denari” (sotto forma di monete di cioccolato e coriandoli) sulla folla e atterra poco più distante. Nato nel 2002 da un’idea di Roberto Cargnelli dell’associazione Mandragola e Luciano “Fricchetti” Trevisan dell’associazione Ossigeno il volo dell’asino (più recentemente reinterpretato in chiave acrobatica) s’innesta sulla Festa dell’asino di Medievale memoria. A corollario tutta una serie di veri asini e di asini in maschera per parate e teatro di strada.

Girato l’angolo finiamo nel Galles e troviamo il piccolo scricciolo ucciso e smembrato secondo il rituale pan-celtico di una caccia: secondo la tradizione celtica lo scricciolo era il simbolo di Lugh, Figlio della Luce trionfante e il suo sacrificio, un tributo in sangue agli spiriti della Terra nel Solstizio d’Inverno, era una supplica per ottenere favori e fortuna, ma anche un sacrificio solare (la luce che riprende vigore dopo il solstizio riceve energia dal sangue del suo simulacro). L’uccisione dello scricciolo e la distribuzione delle sue piume avrebbe portato salute e fortuna agli abitanti del villaggio.  Mentre in Irlanda la questua rituale dello scricciolo si svolge il 26 dicembre  nell’Isola di Man e in Galles ricorre al capodanno o al dodicesimo giono del Natale (l’Epifania) continua

terza parte

FONTI
http://www.mori.bz.it/humorpage/porco.htm
http://laicitacontro.blogspot.it/2012/05/la-vergognosa-storia-nascosta-di-alcuni_30.html

OMBRA GAJA

Gruppo di musica tradizionale del canavese scritto inizialmente con la grafia di Umbra Gaja e poi corretto in Ombra Gaja (ci spiega Vittorio Bertola: la o in piemontese si pronuncia come l’italiana u e come il dittongo francese ou; mentre il suono della o italiana e francese è rappresentato con ò;  la u in piemontese si pronuncia chiusa come in francese, e come nel suono tedesco ü ) si traduce in italiano ombra allegra,  a chiazze cioè l’ombra sotto a un pergolato d’uva o le fronde di un nocciolo, un fico o un sambuco tutti alberi tipici del mondo contadino canavesano.
Il gruppo fondato nel 1997 da Rinaldo Doro e Simone Boglia assume fin dagli esordi lo stile peculiare del quintët canavesano, uno stile musicale a cinque parti, perfetto per reinterpretare quasi classicamente la musica tradizionale del Piemonte,  ma anche per innestarsi nel solco della tradizione con composizioni proprie. I due amici già nei Tre Martelli e fondatori dell’Ariondassa si avvalgono per il progetto della collaborazione di giovani ma dotati musicisti di formazione classica.

Scrive Rinaldo Doro: “La Valchiusella è la “patria” di una formazione musicale chiamata localmente “Ël Quintët”, ovvero un gruppo di strumenti a fiato (generalmente ottoni, ma non mancano le ance o la fisarmonica) di origine arcaica. Il “Quintët” suona ballabili: Valzer, Polche, Mazurche, “Monferrine” ma anche “Marce” per i coscritti o “Fanfare” (famosa quella dei “Partënt”, gli emigranti che lasciavano il paese). Perchè “Quintët”? La parola non presuppone solamente il numero dei componenti, ma la caratteristica esecuzione musicale: “Musica a Cinque Parti”. Abbiamo il “Canto”, eseguito dalla tromba o dal clarinetto, il “Contraccanto” che suona le terze o una melodia che affianchi il “Canto”, gli “Accompagnamenti” tenuti dai genis (flicorni) che eseguono le parti dell’accordo e il “Basso”, che suona la fondamentale e tiene la “quadratura” ritmica del gruppo.
Melodie come “La Mazurca ‘d Doru” o “Una Volta ero Bella (Mazurca dao Piën d’Alàs)”, che vengono eseguite a Brosso dal “Quintët” locale, non hanno assolutamente nulla da invidiare come livello compositivo a brani classici o “colti” più famosi. Questo è lo Spirito, la Vita, il “Blues” del Canavese che i nostri vecchi hanno saputo creare e ai quali noi dobbiamo il rispetto e il dovere di perpetuarne la “Memoria Musicale”tratto da qui

Nel “Demo ’98” è racchiusa infatti tutta la loro filosofia, con Rinaldo Doro (Organetto,  Ghironda) e Simone Boglia (Piffero, Flauti, Cornamusa) suonano il violino di Laura Messina e il violoncello di Loredana Guarnieri.
ASCOLTA Suite di Scottish composte da Rinaldo Doro, Scottish del Fré, del Ciaplé, del Suclàt, cioè del fabbro, dello stovigliaio (quello che faceva le stoviglie in terracotta, gli abitanti di Montanaro erano infatti chiamati ‘ciaplé’ o ‘pignaté’) e del falegname, i tipici doppi lavori dei contadini canavesani.

Arrangiamento del valzer “L’umbra gaia” composto da Tullio Parisi fisarmonicista del gruppo folk Astrolabio.

La Polca Veglia, Polca ‘d Giaculin, due polke tradizionali tratte dal repertorio canavesano dei “quintet” con l’aggiunta delle percussioni di Diego Zanetto

Dèrapage, bourrée a tre tempi composta da Rinaldo Doro

Il primo album “Mude, trumbe e quintet” nasce nel 1999 da una ricerca rigorosa che si avvale della collaborazione di Amerigo Vigliermo già fondatore del  Centro Etnologico Canavesano di Bajo Dora (To). Per la registrazione
Linda Murgia subentra al violoncello e si aggiunge il flauto traverso di Carla Forneris. Graditi ospiti gli ottoni  dei Patelavax (in italiano “picchiatori di mucche”) di Nomaglio.

ASCOLTA Scottish di Masserano

L’anno successivo Ombra Gaja attiva una collaborazione con la cantante jazz Laura Conti  (canavesana d’origine) facendo uscire un “Demo 2000” promozionale alla nuova line-up con la new entry al violino di Delia Ferraris  seguito dall’album “A l’arbat dël sol” (2001) (su Spotify) per l’etichetta Folkclub Ethnosuoni; al violoncello questa volta si presenta Simone Comiotto tra gli ospiti Adelina Accame (arpa) , Massimo Caserio (cori), Chiara Marola (violino) , Aldo Mella (contrabbasso) , Enzo Zirilli (percussioni).
Fin dagli esordi il gruppo è richiesto in tutto il Piemonte e tiene concerti anche in Francia, Svizzera, Belgio e Germania; ma il sodalizio con la cantante è di breve durata e Laura Conti  ritorna a collaborare con Maurizio Verna.

La formazione entra in una specie di stasi, scambiandosi il nome con gli Esprit Follet progetto musicale parallelo di Rinaldo Doro e Sonia Cestonaro, diventando quasi un progetto secondario seppur raro e prezioso, con una rifondazione di quest’ultimo anno di cui si attendono gli sviluppi.

LA BALLATA LIRICA PIEMONTESE

Riallacciandomi all’introduzione già presentata nella categoria “la ballata europea” colgo l’occasione per analizzare più da vicino due ballate dell’album “A l’arbat dël sol
Casina Sola
La Bela Bargirola

FONTI
http://www.folkclubethnosuoni.com/html/schede/lconti_ombragaia.html
http://web.tiscali.it/umbragaja/bioITA.html
https://www.valchiusella.org/folclore-e-leggende/la-musica/

Ariondassa e un sorso di vino

Il gruppo Ariondassa nasce nel 1996 da  quattro musicisti presenti da oltre 25 anni nel campo del folk piemontese: i canavesani Simone Boglia (piffero, gralla[1] , cornamusa, clarinetto, flauti) e Rinaldo Doro (organetto diatonico, ghironda); gli alessandrini Vincenzo Marchelli (canto, organetto diatonico)  e Lorenzo  Boioli – l’ultimo bohémien finito a Serravalle Scrivia  – (piffero, gralla, cornamusa, flauti), sono letteralmente una costola dei Tre Martelli.

Sancisce il sodalizio l’album “Il tabernacolo dell’onesto peccato” (2001), l’atmosfera è quello della piola, una live performance dopo un abbondante pasto con specialità gastronomiche piemontesi e il vino che scorre nelle vene;   sono canti di osteria, quelli legati al lavoro della povera gente o quelli dei cantastorie, nati nelle tavolate del dopo pasto, nei “pranzi dei coscritti” o nelle “crote” dove si conservava il vino per tutto l’anno, “per godere il lento ritmo del tempo che fu“. Ballate che raccontano storie illustrate con i teloni dipinti (dal professor Boioli) come facevano un tempo i musicisti ambulanti. Tra gli ospiti Bruno ‘Brav om’ Carbone l’ultimo cantastorie ‘originale’ delle Langhe.

ASCOLTA il ‘Brav om’  di Prunetto, Bruno Carbone, che ad ottant’anni suonati gira ancora per le Langhe con la sua fisa: canta la sua terra, le leggende che la caratterizzano, il cibo tipico, le abitudini, i colori dei vigneti e dei noccioleti, le Rocche del Roero, il vento che arriva dal mare, le storie d’amore. Testi antichi, che ripete da decenni, ma anche versioni nuove, improvvisate o scritte, nella musica e nelle parole. (continua) cantato in italiano “Il Contadino” il brano è di Bruno Carbone e G. Marenco

ASCOLTA Vincenzo Marchelli è un figlio d’arte, innamorato del Canto Popolare, gran ballerino di danze tradizionali, voce autorevole del Canto Piemontese, le numerose collaborazioni con musicisti d’Oltralpe lo portano a calcare i migliori palcoscenici d’Europa; la canzone “i Calzolai e i muratori” (E ij ciavatin e ij murador) è sul lavoro della monda e mescola il sudore dei campi con il sudore del ballo, è tratta dai canti raccolti sul campo dal Coro di Bajo Dora

Grande risalto nelle esibizioni live agli strumenti poveri, realizzati con materiale di recupero come le ravi (piccole zucche ornamentali lasciate seccare), la fruja (sonaglietto di latta e legno), le tacchenettes (due ossa bovine o suine) o le ocarine e i fischietti in terracotta .

da sinistra in alto Simone Boglia, Robert Amyot, Lorenzo  Boioli , da sinistra in basso Rinaldo Doro, Emanuela Bellis ,Vincenzo Marchelli  

Ai magnifici quattro si uniscono ben presto Emanuela Bellis (ghironda) e Robert Amyot (canto, cornamuse, clarinetto, flauti e percussioni).

Il secondo album Del Piemont als Pirineus – dal piemonte ai Pirenei (2004) è stato registrato dal vivo a Barcellona (da ascoltare su Spotify) testimonianza del gemellaggio con i catalani El Pont d’ Arcalis (forse il più famoso gruppo di Catalunya). “Dal Piemonte ai Pirenei” è il progetto-spettacolo che ha fatto incontrare queste due formazioni protagoniste della musica tradizionale in Piemonte e in Catalogna . Due musiche con una radice comune, una sola tradizione. Il suono della montagna pireanica e quello delle montagne e pianure piemontesi scoprono un denominatore comune e  ritrovano una continuità di voci, di danze, di lingua, di strumenti. Nel novembre 2003 lo spettacolo è stato registrato dal vivo a Barcellona ed è diventato un  CD, con undici musicisti.” (tratto da qui)

ASCOLTA La desgràcia d’un pobre home, voci Jordi Fàbregas e Vincenzo Marchelli

della ballata tradizionale catalana esistono varie versioni testuali (qui, qui e qui)


La desgràcia d’un pobre home
té una filla per casar,

‘namorada d’un gitano
no la’n pot desolbidar.

Traduzione italiano di Cattia Salto
La disgrazia di un pover’uomo
che tiene una figlia da sposare
innamorata di un gitano
che non riesce a dimenticare

Altri gruppi con cui hanno condiviso repertori ed esperienze musicali sono stati le Kanta (trio vocale bretone – gallese) e La Kinkerne (storico gruppo della Savoia, formato nei primissimi anni ’70 da Jean – Marc Jacquer, il più grande ricercatore – custode della tradizione musicale delle Alpi).

Nel 2005 pubblicano “In cerca di Grane” Simone Boglia, Lorenzo Boioli, Rinaldo Doro, Vincenzo Marchelli, Robert Amyot, Emanuela Bellis e come ospiti l’intero gruppo corale dei Calagiubella, Sylvie Berger, Maurizio Verna e Eraldo Mania, rispettivamente alla voce, alla chitarra acustica e al basso tuba. Anche quest’album è ascoltabile su Spotify (qui) Così scrive Roberto Sacchi nella sua recensione per lo storico Folk Bulletin: “Dopo aver acquistato il disco, e prima di ascoltarlo, è fondamentale leggere le venti righe che lo presentano, scritte giusto all’inizio del libretto, altrimenti si rischierebbe di avere una visione parziale o errata del contenuto. In questa breve introduzione, gli autori dichiarano che il disco vuole essere un omaggio allo spirito “goliardico e vitale che anima il nostro gruppo” e a come questo spirito abbia funzionato da collante di fronte alle mille disavventure (le “grane”, appunto) che possono capitare in anni e anni di concerti, fra Italia, Savoia, Catalogna, Belgio, Svizzera e Usa. Ecco che allora ha un senso la scelta stilistica di privilegiare l’immediatezza alla rarefazione, lo sberleffo alla riflessione, l’allegria alla meditazione.” (continua)
Un approfondimento in merito “alla tradizione vivente” era già stato pubblicato su questo blog per il rituale dei canti di questua sull’arrivo della Primavera a cui rimando per l’approfondimento (vedi)

Per anni la formazione resta invariata con l’aggiunta nel 2006 di Andrea Peasso: contrabbasso e Sonia Cestonaro  oboe, ciaramella, tarota, arpa diatonica, gralla, zufoli e ocarina. Pochi anni dopo però Simone Boglia lascia il gruppo.

Nel 2011 è la volta del loro ultimo album dal titolo “Campagne Grame” – ascoltabile su Spotify (il gruppo si scioglie nel 2015). Così scrivono nelle note: Una volta i nostri vecchi dicevano che, quando i raccolti andavano male o la tempesta rovinava tutto il seminato, erano tempi di “campagne grame”. E dicevano anche che “la terra è bassa”, difficile da lavorare e massacrante per la fatica sopportata. Ma le “campagne grame” pare che non abbandonino l’uomo moderno: crisi a livello mondiale, guerre per l’ acqua o il petrolio, mafie internazionali, ingordigia economica, pressapochismo e indolenza… pare che questo mondo sia destinato alle più terribili conseguenze, se non ci si ferma in tempo e si torna ad uno stile di vita più lento e consapevole della priorità di un uso oculato delle risorse naturali. In mezzo a tutto ciò, cosa può fare l’Ariondassa? Quello che sappiamo fare meglio: cantare e suonare la musica del nostro paese, della nostra terra. Non vogliamo fare un museo delle “Belle Cose Andate Perdute” (e forse mai esistite!), ma continuare ad essere un gruppo di ricerca e riproposta della Musica della Gente. Sono solo Canti e Musiche… ma che forza ha un Canto sulla bocca della Gente! Sogni, lacrime, speranze, illusioni, amori perduti o ritrovati… tutto questo nel Canto Popolare e tutto questo dedicato a voi… per cantare con noi e superare queste “campagne grame”… Grazie!

ASCOLTA Ombre da “Campagne Grame” 2011 il testo è una poesia di Nino Costa mentre la musica è composta da Rinaldo Doro

Nino Costa in Ròba Nòstra, 1938
I
J’ani a chërso: la vita a j’ambaron-a
e ‘l temp a cor parèj d’ un can da cassa;
tuti ij di i é ‘n sagrin ch’a në scopassa,
tuti ij di i é ‘n bel seugn ch’ a n’ abandon-a.
II
Aso vej e bast neuv(1)! ….La stra l’é dura
e ‘l cheur l’é strach: le pen-e a l’han frustalo,
j’ombre, lontan-e sl’ orisont, a calo
e l’aria tut antorn ven già pi scura…
III
Ma fin ch’as sent canté da ‘n lontanansa
na lòdola (2) ‘nt ël cél, seren-a e àuta,
fin che sla tèra i é ‘n cunòt ch’a biàuta (3)
e fin che drinta ‘l cheur i é na speransa,
IV
sì ch’a-i n’anfà se ‘l temporal ch’a monta
an manda ‘ncontra nìvole ‘d tempesta:
i é sempre ‘l pòst për na canson da festa
contra ij maleur che nòstr destin an pronta.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Gli anni crescono accumulati dalla vita,
il tempo corre come un cane da caccia,
tutti i giorni c’è un dispiacere che ci strapazza, tutti i giorni c’è un bel sogno che ci abbandona.
II
Asino vecchio e  basto nuovo! .. La strada è dura
il cuore è stanco, i dispiaceri l’hanno frustato, le ombre lontane  sull’orizzonte scendono e l’aria tutt’intorno vien già più scura.
III
Ma finchè si sente cantare in lontananza
un’allodola in cielo, serena e in alto,
fichè sulla terra c’è una culla che dondola
e finchè nel cuore c’è una speranza.
IV
cosa c’importa se il temporale in arrivo ci manda incontro nuvole di tempesta.
c’è sempre posto per una canzone della festa.
contro i malanni che il nostro destino ci prepara

NOTE
1) detto proverbiale: se all’asino metti un basto nuovo sempre asino è
2) l’allodola è un animale che racchiude molti simbolismi vedi
3) Cunòt (Culla da braccio) Era la carrozzina per bambini di una volta. Le ruote erano rappresentate dal braccio materno sotto cui la si portava.  biàuta vuol dire “su e giù”

Ma ascoltiamoli live (Rinaldo Doro, Vincenzo Marchelli, Lorenzo  Boioli, Emanuela Bellis, Andrea Peasso e Sonia Cestonaro)  in una bella ripresa audio-video del 2009
Spazzacamino è un loro “classico”  nel montaggio video si mostrano anche le tavole dipinte per raccontar la storia
Sigolin con il Marchelli alla fruja


e dal loro ultimo concerto live senza più Boglia e Boioli nell’estate 2015 La Teresina:

tag Ariondassa

continua

FONTI
http://www.mustrad.org.uk/reviews/ariondas.htm
https://www.rivistailcantastorie.it/cantastorie-e-liscio/
http://lasentinella.gelocal.it/ivrea/cronaca/2015/02/16/news/boglia-primo-piffero-e-appassionato-musicista-di-talento-1.10880669
http://www.comune.serravalle-scrivia.al.it/news.php?Id=559
http://www.inchiostrofresco.it/blog/2014/11/21/mostra-personale-lorenzo-boioli-nelle-sale-espositive-serravalle-scrivia/
http://www.folkclubethnosuoni.com/html/schede/ariondassa.html
http://www.folkclubethnosuoni.com/html/schede/ariondassa2.html
http://www.sav.org/ariondassa/index-i.html
http://www.cantut.cat/canconer/cancons/item/108-la-desgracia-d-un-pobre-home-el-gitano
http://www.parsifal.be/product/cd/ariondassa-campagne-grame/

Rinaldo Doro

Classe ’59 Rinaldo Doro è massimo esponente della musica tradizionale piemontese, polistrumentista, virtuoso suonatore di organetto e ghironda, compositore, appassionato di storia sociale ed etnomusicologia, etnomusicologo autodidatta (socio-ricercatore del Centro Etnologico Canavesano), giornalista-collaboratore della fanzine Nobody’s Land di Franco Vassia (la prima rivista al mondo di Progressive Rock), conferenziere e scrittore esperto di strumenti tradizionali che ha collezionato in grande quantità.
Dal cuore caldo e generoso, instancabile viaggiatore è un portatore sano di cultura tradizionale.

L’ANIMA ROCK

Originario di Chivasso (To) si avvicina alla musica dodicenne con lo studio del pianoforte classico, impara a suonare la ghironda e l’organetto, ma è musicista curioso e versatile che si destreggia tra dulcimer, nyckelarpa, arpa celtica. tin whistle, cornamusa e violino . In quegli anni di giovinezza conduce una sorta di doppia vita dividendosi tra il mondo rock e quello folk.
E’ tastierista per qualche anno  dei Luna Incostante (inizi anni ottanta – fine anni novanta) formazione rock-wave dell’underground torinese, e dei torinesi The Sick Rose (garage rock nel suo revival anni Ottanta), fondatore nel 1989 dei Green Children gruppo folk-rock dalla breve vita con cui incide l’album The Awakening (1990),   e soprattutto fondatore dei Calliope (1989) gruppo di musica prog con cui incide l’album “La Terra dei Grandi Occhi” su musiche di sua composizione.
Il terzo album dal titolo “Il Madrigale del Vento” (1995) è un concept album ispirato ai canti di Crociata medievali: il lavoro che più si avvicina a una suite orchestrale.

IL CUORE POPOLARE

Nel 1978 incontra Amerigo Vigliermo, l’etnomusicologo autodidatta di Bajo Dora a cui RaiTeche dedicò una serie di documentari nel 1980 (vedi) e ne diventa discepolo e sommo erede. Negli anni di ricerca sul campo e di viaggi Rinaldo ha collezionato un centinaio di strumenti musicali etnici d’antan: un flauto di sambuco di 100 anni, alcune raganelle in legno, dei corni, un tamburino di Cogne, cornamuse e ghironde ottocentesche, organetti semitonici di inizio Novecento. Così come colleziona spartiti di musica tradizionale, compone musiche nell’alveo della tradizione, e accumula un vasto repertorio di musica da bal folk di area piemontese, occitana, francese, bretone che interpreta con sensibilità e maestria.


Lo scrittore

Iniziando proprio dalla sua vastissima collezione di spartiti di musica tradizionale piemontese e dalla lacuna editoriale in merito, Rinaldo Doro ha voluto dare un volto anche agli autori ed esecutori di queste musiche; “Sonador da Coscrit e da Quintët” è pubblicato nel 2014 con il sottotitolo, che è tutto un programma, “Ricerca sulla musica popolare in Canavese e Valle d’Aosta seguendo il sentiero tracciato da Amerigo Viglierno”, oltre trecento pagine di interviste e aneddoti, tabelle e descrizione di strumenti musicali,  cento spartiti di musiche inedite, fotografie dagli album di famiglia. In allegato il Cd con le registrazioni sul campo di  Amerigo Vigliermo risalenti al 1974, tra le quali «La Corenta ‘d Rueglio», «La Pòlca dël Fernèt», «Ël Vals ëd Dòro» suonati dai Quintët ëd Breuss, J’oton ëd la Val Ciusela, Ij trombi ëd Rovej, che racchiudono tutto lo “stile” d’esecuzione.

Rinaldo è riuscito a cogliere l’ultima eco della “memoria vivente” canavesana d’inizi Novecento, andando a rintracciare e intervistare i protagonisti e le loro famiglie “parlare con i familiari, con i protagonisti ancora viventi di questo mondo, cambia improrogabilmente il tuo modo di vedere e sentire, il modo di approcciarsi a questa cultura. Ora, non posso più fare a meno di difendere a spada tratta questa Gente. Gente che ci lascia l’ultimo esempio di Civiltà. Quella contemporanea, mi spiace dirlo, non la riconosco come Civiltà. Nel senso più nobile della parola, non posso farlo. Ho trascorso non so più quante ore con il registratore in mano a parlare con quelle persone, con quelle famiglie. Mi sono arricchito nell’animo e posso dire di avere avuto affetto in cambio da loro. Si sono create amicizie profonde, mi sento (con privilegio) di essere anch’io parte di quel loro mondo, trattato alla pari. Per me, è un enorme regalo!”  (tratto da qui)

“Muda ‘d Palas”

Così scrive Doro a commento della foto “Palazzo Canavese (TO), Marzo 1979: da sx a dx, Anita Mosca, Quinto Bonino, Elvio Giovannini, Florido Mosca, Aristide Mosca detto “Palasòt”, Giuliana Mosca. Ovvero, la “Muda ‘d Palas”, gli esecutori originali della “Polca del Fernét”. “Muda” vuol dire “cambio”, perché durante le serate da ballo si sostituivano i suonatori man mano che la stanchezza sopraggiungeva, cioè… si dava la “muda”, il cambio. Ciò avveniva soprattutto per i suonatori di basso, sempre sotto “pressione”. “Palasòt” è stato il suonatore più famoso (nel suo genere) di tutto il Canavese.”

Nel suo secondo libro “Le Monferrine di Cogne” (2016) Rinaldo Doro analizza le danze monferrine tutt’oggi praticate in quel di Cogne, culla verde ai piedi del Gran Paradiso a cavallo tra Valle d’Aosta e Piemonte. “Due personaggi chiave della memoria musicale di Cogne, Adolphe Gerard e Mario Jeantet, ci condurranno attraverso i ricordi e le testimonianze della loro generazione alla scoperta delle “Monferrine” (danze ottocentesche che vengono ballate tutt’oggi in paese), della costruzione e dell’uso de Lou Tambour e di tanti personaggi che hanno permeato la vita cougnense.

“I Maestri Suonatori” (2017) sempre pubblicato con la casa editrice Atene del Canavese è suddiviso in due parti, la prima la ripubblicazione del romanzo storico di George Sand che traccia le vicende dei suonatori di cornamusa del Berry e del  Bourbonnais alla fine del XVIII secolo; la seconda è la ricerca storica sui suonatori di ghironda italiani condotta da RInaldo Doro.

Rinaldo Doro ha collaborato con e fondato vari gruppi musicali tra i più significativi e rappresentativi della musica tradizionale piemontese anche all’estero (Svizzera, Francia, Spagna, Germania, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Gran Bretagna, Finlandia, Ucraina e U.S.A.)
Ariondassa
Ombra Gaja
Esprit Follet

Rinaldo ha sempre fatto ballare gli appassionati del bal folk e negli ultimi anni si è accompagnato nelle sue esibizioni/stage a Beatrice Pignolo come insegnante di danza: Beatrice ha cominciato a camminare, da subito, “in punta di piedi”; con una solida formazione classica alle spalle spazia dalla danza storica e quella popolare avendo approfondito svariati repertori dall’Italia (in particolare danze piemontesi, valdostane e canavesane, sua terra d’origine) all’Irlanda, dalla Bretagna all’Occitania e le danze basche e delle regioni iberiche che sono la sua passione.

FONTI
http://www.rinaldodoro.it/
http://www.teche.rai.it/personaggi/amerigo-vigliermo/
http://www.atenedelcanavese.it/sonador-da-coscrit-e-da-quintet
http://www.blogfoolk.com/2015/01/rinaldo-doro-sonador-da-coscrit-e-da.html
http://www.gioventurapiemonteisa.net/libro-cd-le-monferrine-di-cogne-di-rinaldo-doro/