Ij fòj-foutù da “El liber del mond” di Angelo Brofferio

La Lionetta ha reso omaggio a Angelo Brofferio nell’album “Arzan” (2003) con il brano “Ij Fòi-Foutu’” un estratto della poesia “El liber del mond” scritta nelle carceri savoiarde in data 22 aprile 1831 e pubblicata in “Canzoni Piemontesi di Angelo Brofferio” (cf)

Voce recitante di Felice Andreasi.
Slarghè pur tute le pàgine
D’coul gran liber amboujà [mal ciadlà], (1)
Che ans’la terra e che ans l’oceano
Domne Dei a l’a stampà:
Pi lo guarde, pi lo medite,
Pi lo volte ‘n su e’ n giù,
Pi v’acorse d’esse d’racole,
Pi v’conosse d’foi-foutù.

Da una parte i ‘vedde d’nuvole
D’pciti popol, d’pciti re,
Ch’as ciapulo, ch’a s’anichilo,
E saveissne almanch perchè!
El furour as ciama gloria,
El delit as dis virtù
E l’orour a pianta fabrica
Da bindei pr’i foi-foutù.

Con un’aria diplomatica
Guardè coui del portafeui
Con la saussa dla politica
A fé ‘l balsam d’ogni ambreui.
Onestà, fede pubblica
L’anno venduto ai feramiù,
e distilu al ben dla patria
al lambich dij fòj-fotù.

Traduzione italiana da Lionetta
Voltate pure tutte le pagine
di quel gran mal fatto libro
che sulla terra e sull’oceano
Domine Iddio ha stampato.
Più lo leggete, più lo meditate,
più lo voltate in su e in giù,
più vi accorgete di non contare niente,
più vi rendete conto di essere dei fessi fottuti.

Da una parte vedete nuvole
di mediocri popoli, di mediocri re
che si fanno a pezzi e si distruggono
e almeno a saperne il perché.
Il furore si chiama gloria,
il delitto virtù
e l’onore impianta una fabbrica
di decorazioni per i fessi fottuti.

Con aria diplomatica
guardate i potenti dell’economia
che con la salsa della politica
preparano il balsamo di ogni imbroglio.
L’onestà, l’ideale del bene pubblico
l’hanno venduti al ferrivecchi
e distillano gli interessi della patria
con l’alambicco dei fessi fottuti.

Note
(1) in versioni rivedute il primo verso inizia con “Deurve mach la prima pagina” [Aprite appena la prima pagina] – mal ciadlà= mal composto
Il Brofferio sembra voler attribuire a Dio la responsabilità della condizione umana

El liber del mond

Angelo Brofferio nel 1848
.

In ” El liber del mond ” [Il libro del Mondo] Angelo Brofferio esprime in versi la sua filosofia sociale e il suo scetticismo sul senso della vita.

Nella canzone non risparmia nessuno e nel suo consueto e satireggiato mazzo di pruca, capa e stòla (la parrucca dei nobili, la cappa dei giudici, la stola dei preti) aggiunge anche filosofi, massoni e “padroni del vapore”.
..intende scuotere il popolo apatico, svelando i vizi e le doppiezze di re e cortigiani, di affaristi e diplomatici e l’ipocrisia dei monsignori. Affaccia il termine Italia, non ancora pienamente diffuso, per denunciare che i sovrani l’hanno fatta a fettine come un melone. Alcuni suoi versi diventano modi di dire in tutta Torino sulla bocca dei commercianti, degli artigiani, dei borghesi liberali che rappresentano il ceto emergente del tempo.” (Laurana Lajolo pag 98 op.cit.)

Un canto blues che mi ricorda “Quelli che” del grande Enzo Jannacci!

« Coust bel mond a l’è un seraglio
D’ciarlatan e d’foi-foutù »

Cosa vnive a rompme i tapari
Con d’bei test e d’bei precet?
Per d’sentense filosofiche
Fina Orcorte a n’a d’vaset.
Sui barbis d’Platon e d’Seneca
Giù da sì j’eu sempre vdù
Sgambitè dsour na gran sotola
Na gran rassa d’foi-foutù.

Chi pi savi che Aristotile ?
Pi eloquent che Ciceron?
Ma, lodand le rave e i brocoli
A mangiavo d’sturion.
A fasìo Timon e Diogene
I filosof patanù,
Ma tra ‘l cinich e ‘l misantropo
J’era ‘l porch e ‘l fol-foutù.

Deurve mach la prima pagina
D’coul gran liber ambroujà,
Che ans’la terra e che ans l’oceano
Domne Dei a l’a stampà:
Pi lo guarde, pi lo medite,
Pi lo volte ‘n su e ‘n giù,
Pi v’acorse d’esse d’racole,
Pi v’conosse d’foi-foutù.

Da una part i’ vedde d’nuvole
D’pciti popol, d’pciti re,
Ch’as ciapùlo, ch’a s’anichilo,
E saveissne almanch perchè !
El furour as ciama gloria,
El delit as dis virtù
E l’onour a pianta fabrica
Da bindei pr’i foi-foutù.

Con un’aria diplomatica
Guardè coui del portafeui
Con la saussa dla politica
A fé ‘l balsam d’ogni ambreui.
L’onestà, la fede pubblica
L’an venduie al feramiù,
E a distilo ‘l ben dla patria
Al lambich di foi-foutù.

Gran maestri d’serimonie,
Gran scudè, gran ciamberlan,
Coui dia crous ch’a smia n’etcetera,
Coui dla ciav sul fabrian,
Gent ch’mangrìo la polpa e ‘l scheletro
D’Padre Eterno bel-e-crù,
Gent ch’a vivo, angrasso e prospero
Del sudor di foi-foutù.

Con la boeta dle fandònie
Ch’a smaltisso ai pè d’l’altar
Coui dla stòla, coui dla mitria
Fan del tròno i paracar:
Per doui sold lour a santifico
Fina i corni d’Belzebù,
E a na fan una reliquia
Ch’a berlico i foi-foutù.

Con la toga fodrà d’proroghe,
Con la pruca angavgnà d’test.
Guardè là j’eroi del codice,
J’Alessandri del Digest:
Con el peis d’Ulpian e d’Bartolo
Lour a vendo al gross e al mnù
E a dispenso la giustissia
Tant al rub ai foi-foutù.

Guardè là, sucrand le pillole
Con el sugh d’quaich bel discours,
Coui ch’a mostro ‘l pnass dla pecora
Per stermè le grinfe dl’ours:
Che pr’un titol, pr’una carica
A farìo l’erbo forchù,
Che con d’pleuje da Temistocli
A son sciume d’foi-foutù.

A la mort, o povri bipedi,
Voi ch’i marcie, e grand e pcit
Del gran viage sul convoglio
Guardè sì lo ch’a j’è scrit:
« Da Turin a Filadelfia,
« D’ant l’Egit ant el Perù,
« Coust bel mond a l’è un seraglio
« D’ciarlatan e d’foi-foutù ».

Cosa venite a rompere i capperi
con bei testi e bei precetti?
Di sentenze filosofiche
anche Orcorte (1) ne ha un vasetto
Sui baffi di Platone e Seneca
da queste parti ho sempre visto
sgambettare sopra una grande trottola
una grande razza di fessi fottuti.

Chi più saggio di Aristotile?
Più eloquente di Cicerone?
Ma, lodando le rape e i broccoli
mangiavano storione (2).
Facevano Timone e Diogene (3)
i filosofi ignudi,
ma tra il cinico e il misantropo
c’era il maiale e il fesso-fottuto.

Aprite solo la prima pagina
di quel gran libro confuso [mal composto]
che sulla terra e sull’oceano
Domine Iddio ha stampato.
Più lo leggete, più lo meditate,
più lo voltate in su e in giù,
più vi accorgete di non contare niente (4),
più vi rendete conto di essere dei fessi fottuti.

Da una parte vedete nuvole
di mediocri popoli, di mediocri re
che si fanno a pezzi e si distruggono
e almeno a saperne il perché.
Il furore si chiama gloria,
il delitto virtù
e l’onore impianta una fabbrica
di decorazioni (5) per i fessi fottuti.

Con aria diplomatica
guardate i potenti dell’economia
che con la salsa [il succo] della politica
preparano il balsamo di ogni imbroglio.
L’onestà, l’ideale del bene pubblico
l’hanno venduti al ferrivecchi
e distillano gli interessi della patria
con l’alambicco dei fessi fottuti.

Gran maestri di cerimonie (6)
grandi scudieri, gran ciambellani
quelli della croce che sembra un eccetera (7)
quelli delle chiavi sul deretano (8)
gente che mangerebbero la polpa e lo scheletro
del Padre Eterno belle che crudo,
gente che vivono, ingrassano e prosperano
sul sudore dei fessi fottuti.

Con la scatola (9) delle fandonie
che smaltiscono ai piedi dell’altare
quelli della stola, quelli della mitra
fanno del trono il paracarro [pilastrino]:
per due soldi loro santificano
anche le corna di Belzebù
e ne fanno una reliquia
che sberleffa i fessi fottuti.

Con la toga foderata di proroghe (10)
con la parrucca zeppa di testi (11).
Guardate là gli eroi del codice
il Digesto alessandrino (12):
con il peso di Ulpiano e Bartolo
loro vendono il grosso e il piccolo
e dispensano la giustizia
un tanto al rubbo [kilo] (13) ai fessi fottuti.

Guardate là, inzuccherano le pillole
con il succo di qualche bel discorso;
quelli che mostrano la coda della pecora
per nascondere le grinfie dell’orso:
che per un titolo, per una carica
andrebbero a gambe all’aria (14)
che con sembianze di Temistocle (15)
sono schiume di fessi fottuti

Verso morte o poveri bipedi,
voi che camminate, e grandi e piccini:
nel gran viaggio sul convoglio (16)
guardate qui cosa c’è scritto:
“Da Torino a Filadelfia
Dall’Egitto al Perù
questo bel mondo è un serraglio
di ciarlatani e di fessi-fottuti”

Note
(1) famoso cavadenti torinese
(2) I maggiori filosofi del tempo, da Platone, a Socrate, allo stesso Aristotele erano tutti vegetariani. Nel De re publica Cicerone ha scritto: «Pitagora ed Empedocle avvertono che tutti gli esseri viventi hanno eguali diritti, e proclamano che pene inespiabili sovrastano a coloro che rechino offesa a un vivente». Da qui consegue il divieto di nutrirsi di carne.
In altra versione “A mangiavo ànie e capón.” [mangiavano anatre e capponi]
(3) Timóne di Fliunte padre fondatore dello scetticismo (cf), Diogene è il più conosciuto esempio del filosofo cinico (cf)
(4) racola= sciocchezza, bazzeccola, cosa da poco
(5) le onorificenze e le medaglie
(6) gran maestro delle cerimonie potrebbe essere sia ad un alto ufficiale addetto ai servizi di corte che a un gran Maestro della massoneria
(7) «Et cetera» è una locuzione latina che significa «e i rimanenti», «ed altre cose», «e così via». L’espressione «et cetera» deriva da «καὶ τὰ ἕτερα» (kai ta hetera). Secondo Giorgio Gregori potrebbe essere un riferimento alla tau ebraica, l’ultima lettera dell’alfabeto che si scriveva: /\ X + T. Nell’alfabeto greco la tau ha la forma di T (una croce senza testa) e i primi cristiani la presero come simbolo della croce. Come ultima lettera dell’alfabeto ebraico, era una profezia dell’ultimo giorno ed aveva la stessa funzione della lettera greca Omega, come appare dall’Apocalisse. San Francesco la adottò come segno distintivo del cristiano
(8) la divisa dei Maggiordomi. In fondo alle falde di dietro portavano ricamate due chiavi, segno della loro carica. [nota di De-Mauri op.cit.]
(9) boeta (fr. Boite) Allude ai reliquiari d’ogni sorta; e morde i Fra Cipolla moderni che, come l’antico del Boccaccio, nella celebre novella, vendono per autentiche le penne cadute dall’ali dell’ Arcangelo Gabriello. [nota di De-Mauri op.cit.]
(10) rìnvii d’udienza, coi quali s’ingrossano di spese e di onorari le parcelle degli avvocati. [nota di De-Mauri op.cit.]
(11) pruca angavgnà intricata di massime testuali formalistiche, non di veri e profondi argomenti. [nota di De-Mauri op.cit.]
(12) Il Digesto è una parte del Corpus iuris civilis, una raccolta di materiale normativo e giurisprudenziale
Ulpiano e Bartolo furono antichi giuristi del diritto romano e italiano
(13) unità di misura di massa e peso, usata prima dell’adozione del sistema metrico decimale
(14) fè l’erbo forchù modo di dire: far quercia o querciolo forcuto, star ritto con capo in terra e coi piedi all’aria
(15) pleuja= pelle, buccia, scorza. [Temistocle, è stato un politico e militare ateniese. Tra i primi politici di spicco della giovane democrazia di Atene, condusse una politica a favore del popolo, ricevendo perciò il supporto delle classi meno abbienti della città, e generalmente in contrasto con le famiglie nobili. da Wikipedia]
(16) in altra versione “Su le pere dij chilometri”

Enzo Jannacci -Quelli che
Franco Battiato – Povera patria


https://www.piemunteis.it/wp-content/uploads/El-liber-del-mond.pdf
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=37403&lang=it
https://www.folkclubethnosuoni.com/html/schede/lionetta2.html
Raccolta completa delle Canzoni Piemontesi e dei Poemetti di Angelo Brofferio di L. De-Mauri Torino 1902 (cf)

Pubblicato da Cattia Salto

Amministratore e folklorista di Terre Celtiche Blog. Ha iniziato a divulgare i suoi studi e ricerche sulla musica, le danze e le tradizioni d'Europa nel web, dapprima in maniera sporadica e poi sempre più sistematicamente sul finire del anni 90

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