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Terre Celtiche Blog

Sea shanty: Una canzone per ogni manovra!

Sea shanty (or sea chanty) or even “singing out” is the work song on large sailing merchant ships. To be precise, the sing-out was reduced to exclamations, verses or nonsense phrases which in 1800 became the sea shanty.

Sea shanty (o sea chanty) o anche “singing out” è il canto di lavoro sulle grandi navi mercantili a vela. Per la precisione il sing-out era ridotto a esclamazioni, versi o frasi nonsense che nel 1800 diventa una sea shanty.


Structure of the sea shanty

Generally the soloist called shantyman with a strong and baritone voice, and with a line for everything, respected by everyone, was the one who sang the stanza followed by the choral response of all the other sailors (according to the call and response scheme).
A word of the refrain is emphasized to indicate the moment when the sailors must perform the maneuver, so the choir is the main element of this musical form, sometimes accompanied by a musical instrument (pipe, accordion/ squeeze-box or fiddle) .

Struttura della sea shanty

In genere il solista detto shantyman dalla voce forte e baritonale, e dalla battuta pronta, rispettato da tutti, era quello che intonava la strofa seguita dalla risposta corale di tutti gli altri marinai (secondo lo schema detto “chiamata e risposta”).

Una parola del ritornello è enfatizzata per indicare il momento in cui i marinai devono eseguire la manovra. E’ proprio il coro l’elemento principale dello shanty, a volte accompagnato da un piffero, organetto/concertina o violino.

FOLK REVIVAL

With steam ships and the mechanization of many tasks, the need to sing has failed, but in the twentieth century the repertoire of these songs, documented by retired veterans, has landed on the shore spreading among non-sailors and music lovers folk.

There are two large functional categories in which the shanties are articulated: halyard shanties and capstan shanties. Finally there are the songs of leisure or “recreational”

Con le navi a vapore e la meccanizzazione di molte mansioni, la necessità di cantare è venuta meno, ma nel XX secolo il repertorio di queste canzoni, documentato dai veterani in pensione, è sbarcato sulla terra diffondendosi tra i non marinai e gli amanti della musica folkloristica.
Ci sono due grandi categorie funzionali in cui si articolano gli shanties: le canzoni d’alaggio (halyard shanties) e le canzoni d’argano (capstan shanties). Infine ci sono le canzoni del tempo libero o “ricreative

Una canzone per ogni manovra

Si distinguono grosso modo due categorie nelle sea shanty, gli Hauling Shanties e gli Heaving shanties.
I primi erano utilizzati durante le azioni sul cordame per issare, ammainare o orientare le vele oppure, nel caso dei bunt shanty, sollevarle e agganciarle ai pennoni. Queste lavori erano manuali e richiedevano un notevole sforzo (spesso con condizioni climatiche avverse) appena agevolato dall’utilizzo di paranchi. Il tipo di lavoro -la trazione- prevede una breve alternanza tra sforzo e momento di riposo.
I secondi erano utilizzati durante le manovre ai dispositivi meccanici quali argani e pompe. Stan Hugill suddivide la categoria in tre sottoclassi: main capstan o windlass songs, utilizzati per il sollevamento dell’ancora; capstan songs, per issare con gli argani le vele o sollevare oggetti da stivare o spostare sul ponte principale della nave; pump shanty, per drenare l’acqua di sentina con le pompe. E’ l’uso del dispositivo meccanico a determinare una diversa struttura del canto, ad esempio il movimento in circolo dei marinai attorno al cabestano richiederà un tempo di marcia del tipo binario (e in modo continuativo). La particolarità di questa categoria di canti è anche quella di essere, in una certa misura, canti narrativi come le ballate.

The sea shanties are subdivided according to the type of work to be carried out on the ship:
a halyard shanty is used to coordinate hauling, most often it is used to set sails; a capstan shanty (the windlass, or anchor capstan shanty,) for all other works like to hoist the ship (move a ship by pulling it from the ground) and to work at the pumps.
Depending on the type of work and its time: so pushing round and round at the capstan bars is a continuous and long work, the texts are long and often tell a story; instead hauling is a drag work, the pattern is shorter and with a regular rhythm. But sometimes with the long-drag shanties the men could have time to rest between one pull and the other.

Le sea shanty si suddividono in base al tipo di lavoro da svolgersi sulla nave: le halyard shanties sono cantate per alare, orientare o serrare le vele; le capstan shanties (windlass shanties salpa ancora) per tutti gli altri lavori come tonneggiare la nave (spostare una nave tirandola da terra) e il lavoro alle pompe.
A seconda del tipo di lavoro e dei suoi tempi: così girare l’argano è un lavoro continuo e lungo, i motivi sono lunghi e spesso raccontano una storia; invece alare le cime è un lavoro a strappi, il motivo è più corto e con un ritmo regolare.
Ma a volte gli alaggi sono prolungati e con gli long-drag shanties gli uomini potevano avere il tempo di riposare tra uno strappo e l’altro.

Sea shanty: Halyard shanties

Halyard shanties

Halyard shanties were sung for long drag (halyard) or short drag (short haul)
“The long haul (halyard) shanties were for tasks that required heavy labor over a long period of time, usually demanding more time to set up the work, taking a deep breath and getting a fresh grip, as when raising or lowering a heavy sail. This type of shanty has a chorus at the end of each line. Example: Alabama, Hanging Johnny, The Black Ball line e Blow the Man down, Cheerily man.
This type of shanty usually has a chorus at the end of each line. The halliard chanties, like those for the capstan, have all a repeated solo part, followed by choruses. In the capstan chanties the second chorus is generally longer than the first. In the halliard chanties each chorus is of the same length.

The crew remains stationary during the solo and haul during the choir. Depending on the weight to be lifted, each choir can be hauled from one (for heavy work) to three times (for lighter ones).
The short drag (short haul) shanties were for tasks that required short bursts of energy and a quick pull as when unfurling or shortening a sail. With steady rhythm, the crew worked in unison to get the job done safely and efficiently; critical in rough seas. Example: Boney, Haul away, Joe, Blow the Man down
(Italo Ottonello in Le vecchie canzoni dei giorni dei velieri)

Le canzoni per alaggio si dividevano in long-drag or halyard shanty (alaggi prolungati) e in short-drag or short-haul shanty (alaggi brevi)
“(Le prime) Sono cantate quando un lavoro d’alaggio deve durare per un lungo tempo, di solito hanno uno strappo per ogni strofa, in modo da dare agli uomini l’opportunità di riposarsi tra uno e l’altro. Alcuni titoli: Alabama, Hanging Johnny, The Black Ball line e Blow the Man down, Cheerily man.
Tutti gli shanty alle drizze, come quelli all’argano, hanno una parte per solista ripetuta, seguita dal coro. Negli shanty all’argano, però, il secondo coro generalmente è più lungo del primo, mentre nelle canzoni alle drizze ogni coro ha la stessa lunghezza.
L’equipaggio rimane fermo durante l’assolo e ala durante il coro. Secondo il peso da sollevare, si può alare da una (per lavori pesanti) a tre volte (per quelli più leggeri) ogni coro.
(Le seconde) sono cantate quando il lavoro di alaggio da effettuare è rapido, come imbrogliare, spiegare, orientare o portare a segno le vele e prevedono due o più alaggi per ogni verso. Lavori più difficili e pesanti, come ghindare gli alberi, prevedono solamente uno strappo per ogni ritornello. Alcuni titoli: Boney, Haul away, Joe, Blow the Man down

(Italo Ottonello in Le vecchie canzoni dei giorni dei velieri)

Sea shanty: Stamp’-n’-go

The definition comes from Stan Hugill to indicate a sea shanty used in a continuous action on the foresheets, accompanied by the movement of the sailors in running time, in the direction in which they practice traction. It was a type of maneuver practiced on large sailing ships with a large crew and practically the sailors walked on the deck carrying the rope with them, never taking their hands off. This maneuver falls into disuse on the new cutters with smaller crews.
The characteristic of a Stamp’-n’-go song is the lack of the responsorial structure but with the choral singing: an example is The Drunken Sailor, defined by Masefield as “the favorite runaway chorus” performed in fast running time and without pauses between the lines.

La definizione viene da Stan Hugill per indicare una sea shanty utilizzata in un’azione continuativa sulle scotte, accompagnate dallo spostamento dei marinai in tempo di marcia, nella direzione verso la quale praticano la trazione. Era un tipo di manovra praticata sui grandi velieri con un numeroso equipaggio e praticamente i marinai camminavano sul ponte portandosi dietro la cima, senza mai staccare le mani. Questa manovra cade in disuso sui nuovi cutters con equipaggi più ridotti.
La caratteristica di una Stamp’-n’-go song è la mancanza della struttura responsoriale ma il canto corale: un esempio è The Drunken Sailor, definito da Masefield “the favourite runaway chorusˮ eseguito in tempo di marcia veloce e senza pause tra i versi

Sea shanty: Capstan – Windlass shanties

The capstan (windlass) shanties were for repetitive tasks that needed to be sustained with the appropriate rhythm as when raising or lowering the anchor. Envision the crew trudging round and round as they worked as one, continually pushed the capstan bars to wind up anchor chain.   It generally begins with a single line, sung by the soloist, or chanty man, and followed by a short chorus.
(Italo Ottonello in Le vecchie canzoni dei giorni dei velieri)

.. Gli shanty all’argano hanno ritmi regolari e di solito raccontano delle storie, a causa del tempo (anche ore), necessario per salpare l’ancora. Diversamente dagli altri tipi di shanty, non dovendosi eseguire alcun alaggio, oltre ai versi di domanda-e-risposta, di frequente hanno un intero coro. Cominciano con un solo verso, cantato generalmente dal solista, seguito da un breve coro. (Italo Ottonello in Le vecchie canzoni dei giorni dei velieri)

capstan shanty
Cabestano salpa ancora

Sea shanty: Pump shanties

There was also a long and boring job to do on the ships: “pumping water”, in fact the water that ended up in the bilge, had to be frequently pumped overboard. The first models of these pumps were a “two-man pump” and were maneuvered by two groups of men who alternately moved the respective pump arms up and down. Later the “downton” model was developed with a winch, so the chants became interchangeable with those to sail the anchor.

C’era anche un lungo e noioso lavoro da fare sulle navi: “pumping water“, infatti l’acqua che finiva in sentina, doveva essere frequentemente pompata fuori bordo. I primi modelli di queste pompe erano a bilanciere ed erano manovrate da due gruppi di uomini che muovevano alternativamente su e giù i rispettivi bracci della pompa. In seguito si diffuse il  modello “downton” ad argano, per cui i canti diventarono intercambiabili con quelli per salpare l’ancora.

pumping shanty

So sea shanties are not subdivided in a rigid way and sailors could modify the rhythm to use them in different tasks. The only tacitly followed rule was that the songs that speak of the return home were sung only in the last departure (going-away song)
(Italo Ottonello in Le vecchie canzoni dei giorni dei velieri)

And just as Ottonello explains, shanties are interchangeable and to some extent also with forebitters. A discriminating element, as already
underlined, it can be the rhythmic structure of the piece: what Hugill identifies as heaving songs, (capstan or pump shanty) are in binary time, while the hauling songs are in ternary time

Così le canzoni non sono suddivise in modo rigido e i marinai potevano modificarle nel ritmo per usarle in compiti diversi. L’unica regola seguita tacitamente era che le canzoni che parlano del ritorno a casa si cantavano al rientro (going-away song) (Italo Ottonello in Le vecchie canzoni dei giorni dei velieri)

E proprio come spiega Ottonello gli shanty sono intercambiabili e in certa misura anche con le forebitter. Elemento discriminante, come già
sottolineato, può essere la struttura ritmica del brano: quelle che Hugill identifica come heaving songs, (capstan o pump shanty) sono in tempo binario, mentre le hauling song sono in tempo ternario-


A-Z list of all Sea Shanties

FOREBITTER (FORECASTLE) SONGS

Due luoghi del riposo dei marinai che mutano nella forma con l’evolversi del “modello” nave: nei galeoni il forecastle ospitava gli alloggi dei marinai; nel vascello/fregata il castello di prua è inglobato nel ponte di coperta ed ecco che il clipper porta a compimento la trasformazione: il castello di prua è diventato l’insieme degli alloggi interni dell’equipaggio a prora della nave, ma senza più la tradizionale forma rialzata.
Un nuovo punto di aggregazione sociale diventa il fore-bitt cioè la struttura sulla parte prodiera del ponte di coperta (tra la prua e l’albero di trinchetto) sollevata di circa un metro dal livello del ponte (bitta prodiera in ferro o legno).
Si individuano tre tipi di ballate: da compositori professionisti ma terricoli, sea songs a carattere marinaresco e di successo più sulla terra ferma che sulle navi; le ballate composte dai marinai che in genere raccontano imprese a cui hanno partecipato in prima persona (imprese della marina britannica o americana; ballate composte da letterati.
Tra forebitter e capstan shanty c’è stata tuttavia una sovrapposizione e alcune ballate per i lavori all’argano sono prese proprio dal repertorio delle forebitter songs (e viceversa).
(The Banks of the Newf’n’land, Paddy West)

They are the songs of entertainment in the free hours (forebitter from fore bitts the cleats in iron or wood near the foresail, where the sailors gather for moments of rest), therefore strictly speaking they are not sea shanty.
This category also includes some ceremonial songs for special occasions (such as when the ship crossed the equator or entered the harbor).
“The songs have by topic the places visited, the memories of home or foreign lands. Sailors love the songs of love, adventure, feelings, stories of famous men and battles. Often the songs describe the hard life on sailing ships, or talk about the good or bad aspects of a ship or the emotional bonds that men have on the ground.

Even the board characters appear frequently in the songs; officers and captains can be detested or admired, and among the protagonists of the songs there are also shipmates lost at sea.

Often these songs assume the shanty’s configuration, but nevertheless, sailors have never singing them during maneuvers. While the forecastle songs are sung by hobby in the crew quarters, the ceremonial chants are used for celebrations, for example on the day of extinction of the debt incurred by the sailor receiving the advance on the pay, or when the ship crosses the equator.”
(Italo Ottonello, Le vecchie canzoni dei giorni dei velieri).

Sono le canzoni d’intrattenimento nelle ore libere perciò in senso stretto non sono delle sea shanty.

In questa categoria si comprendono anche alcune canzoni cerimoniali per le occasioni speciali (il momento in cui la nave attraversava l’equatore o entrava in porto).
“Le canzoni hanno per argomento i luoghi visitati, i ricordi di casa o di terre straniere. I marinai amano i canti d’amore, d’avventura, di sentimenti, le storie di uomini famosi e di battaglie. Spesso i canti descrivono la dura vita sulle navi a vela, o parlano degli aspetti buoni o cattivi di una nave o dei legami emotivi che gli uomini hanno stretto a terra. Pure i personaggi di bordo appaiono con frequenza nelle canzoni; ufficiali e capitani possono essere detestati o ammirati, e tra i protagonisti delle canzoni vi sono anche compagni di bordo perduti in mare.

Spesso queste canzoni assumono la configurazione dello shanty, ma ciononostante, non si cantano mai durante le manovre. Mentre le canzoni del castello sono cantate per passatempo nell’alloggio dell’equipaggio, i canti cerimoniali sono usati in occasione di celebrazioni, per esempio il giorno dell’estinzione del debito contratto dal marinaio ricevendo l’anticipo sulla paga, o quando la nave attraversa l’equatore.” (Italo Ottonello in Le vecchie canzoni dei giorni dei velieri).

Whaling Songs

Hermann Melville, con Moby Dick ha contribuito a plasmare la figura del baleniere nell’immaginario collettivo. Nel periodo di massima attività e fino all’avvento del vapore la baleneria utilizzava vascelli a tre alberi a vele quadre e quindi faceva ricorso alle sea shanty come le navi mercantili o postali. Era invece nelle forebitter songs che si venne a formare uno specifico repertorio in forma di ballata.

Among the Forebitters there are also the whaling songs, songs in the form of a ballad that tell of an exhausted crew, burnt or frozen depending on the adverse and extreme climatic conditions.
Typically a whaling song tells of real or fictional events of an expedition or whaling.

Tra le Forebitter si collocano anche le whaling song, canti in forma di ballata che raccontano di un equipaggio stremato, arso o assiderato a seconda delle avverse ed estreme condizioni climatiche.
In genere una whaling song narra di eventi reali o fittizi di una spedizione o di una scena di caccia alla balena. 

A-Z list WHALING SONGS


LIFE ON BOARD

The life on board followed strict rules integrated invariably by traditions spontaneously observed with rigor according to a hierarchy at the top of which was the captain, commonly called “the old man” even if a young man, and never called commander (only used in the steam ships), assisted by a first officer (Chief or First Mate) with duties as deputy commander, and by a second and third officer (mostly patented long-term captains but not qualified) with residence on the stern.
The crew consisted of the Bosun, a centric figure, the cook, the carpenter (in an older age also by the cooper) and the sailmaker, an important task as it was not difficult to lose the sails made in shreds by the gusts of the hurricanes and then to be replaced with sails made by him, all of them with the rank of non-commissioned officer with his own cabin, exempt from guard duty, and finally by sailors.

LA VITA A BORDO

La vita di bordo seguiva rigorose regole integrate immancabilmente da tradizioni osservate spontaneamente con rigore secondo una gerarchia al vertice della quale stava il capitano, detto comunemente “il vecchio” (the old man) anche se uomo giovane, e mai chiamato comandante (termine, questo, divenuto proprio della marina a vapore), coadiuvato da un primo ufficiale (Chief o First Mate) con compiti di vicecomandante, e da un secondo e terzo ufficiale (per lo più capitani di lungo corso patentati ma non abilitati) con residenza sul casseretto di poppa. L’equipaggio era formato dal nostromo, figura centrica, dal cuoco, dal carpentiere (in epoca più antica anche dal bottaio) e dal velaio, mansione importante la sua in quanto non era difficile perdere le vele fatte a brandelli dalle raffiche degli uragani e quindi da sostituire con vele da lui confezionate, tutti col grado di sottufficiale con una propria cabina, esenti dai turni di guardia, e infine dai marinai: mozzi giovanissimi, giovinotti (giovani marinai non ancora riconosciuti), pilotini, marinai, nocchieri e gabbieri .. che stavano a proravia dell’albero maestro in un alloggio comune, divisi in due guardie alternate di quattro in quattro ore (con una guardia di due ore, alternante), dette destrale e sinistrale.
Una categoria a parte era formata dagli allievi, immancabili sui velieri specialmente inglesi, destinati a divenire capitani patentati ma impegnati, a bordo, nei turni e nei servizi dei marinai secondo una scuola molto dura di pratica.
Nei momenti di emergenza, che non erano rari, tutti erano chiamati alle manovre e salivano sulle alberature, altissime e oscillanti, anche i sottufficiali cuoco compreso e gli ufficiali. (Aldo e Corrado Cherini –
tratto da http://www.webalice.it/cherini/Marineria/Index.htm)

JACK TAR

Tarry is a derogatory term for distinguishing the typical sailor.
Probably the term was coined in 1600, alluding to the resins with which the sailors waterproofed their work clothes.
The nineteenth-century image of the sailor was rather stereotypical: a drunkard and a womanizer and perhaps a work-shy, although to say it in the words of Joseph Conrad “belonging to a grumpy and faithful race, vigorous and proud, capable of any renunciation and dedication, with his rites, its uses, its courage “(and I add, with a poor pay compared to the great physical fatigue, suffering and dangers) ..see more
Both the navy and the merchant shipowners learnt through bitter experience to expect a certain percentage of their ships to sink every year they sailed. With the mortality rate so high and conditions so bad, the sailors themselves could only cultivate a brutal fatalism about their work. They lived in a twilit world, with their own jargon and codes. Most did not expect to live beyond the age of forty. They regarded the government with suspicion, the law with indifference, and their landlubber compatriots with derision. They were accustomed to shipwreck and injury, they accepted that the sea was unsafe, and they remained suspicious of men who promised salvation.
(Bella Bathurst “The Lighthouse Stevensons” 1999)

Tarry è un termine dispregiativo per contraddistinguere il tipico marinaio.  Probabilmente il termine è stato coniato nel 1600 alludendo alle resine con le quali i marinai impermeabilizzavano i loro abiti da lavoro.
L’immagine ottocentesca del marinaio era piuttosto stereotipata: un ubriacone e donnaiolo e forse lavativo, seppure per dirla con le parole di Joseph Conrad “appartenente ad una razza scontrosa e fedele, vigorosa e fiera, capace di ogni rinuncia e dedizione, con i suoi riti, i suoi usi, il suo coraggio” (e aggiungo io, con una paga misera rispetto alla grande fatica fisica, alla sofferenza e ai pericoli).. continua
“Sia la marina che gli armatori mercantili imparavano per amara esperienza che una certa percentuale delle loro navi sarebbe affondata ogni anno che navigavano. Con il tasso di mortalità così elevato e le condizioni così cattive, i marinai stessi potevano solo coltivare un brutale fatalismo sul loro lavoro. Vivevano in un mondo sconvolto, con il loro gergo e i loro codici. La maggior parte non si aspettava di vivere oltre i quarant’anni. Diffidenti verso il governo, indifferenti alle leggi, e  denigratori verso i compatrioti che lavoravano a terra. Erano abituati al naufragio e ai danni, sapevano che il mare non era un posto sicuro e rimanevano sospettosi degli uomini che promettevano la salvezza ( in The Lighthouse Stevensons” di Bella Bathurst 1999 edito anche in italiano con il titolo di “Lo splendore”)

LINK
http://www.marina.difesa.it/documentazione/editoria/marivista/Documents/2011/11_novembre/Suplemento_Ottonello.pdf
http://www.cherini.eu/cherini/Marineria/Index.htm
One of the most precious sources for me is the advice of the Rear Admiral (on absolute leave) Italo Ottonello: serving as an officer of the Naval Engineers from 1956 to 1993 in the role of Chief Engineer; as a teacher at Mariscuola La Maddalena and the Nautical School of the GdF, and at the Central Authorities of the MM with technical-logistical assignments. A lover of seafaring traditions and aspects of sea life at the time of sailing, particularly in the British Navy of Nelson’s time. He collaborates with the Maritime Magazine monthly publication of the Italian Navy since 1985.
Una delle fonti per me più preziose è la consulenza del contrammiraglio ( in congedo assoluto) Italo Ottonello: in servizio come ufficiale del Genio Navale dal 1956 al 1993  nel ruolo di Direttore di Macchina; come insegnante a Mariscuola La Maddalena e la Scuola Nautica della GdF,  e presso gli Enti Centrali della MM con incarichi di carattere tecnico-logistico. Cultore delle tradizioni marinare e degli aspetti della vita di mare all’epoca della vela, in particolare nella Marina britannica dei tempi di Nelson. Collabora con la Rivista Marittima pubblicazione mensile della Marina Militare dal 1985.