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Terre Celtiche Blog

La Lionetta: il folk urbano

La Lionetta è stato, in primo luogo, uno dei gruppi “di giovani musicisti” a portare la canzone dialettale piemontese fuori dalle piole e dalle sagre di paese, fin sui palchi di prestigiose rassegne di musica folk d’Europa. E dire che hanno solo pubblicato due album! Dopodiché si sono sciolti.
Quasi 10 anni si sono ri-fondati e ri-sciolti e infine rifondati per orientarsi verso il Folk world meticciato (con la produzione di soli altri due album).

La Lionetta: la Compagnia del Bagatto

Era il 1977 quando Roberto Aversa e Maurizio Bertani concludono il percorso cantautorale che li aveva visti insieme con il Caffè Italia, e si trovano in quel di Torino a ruotare intorno al Collettivo di Musica Popolare. La scintilla scatta con l’incontro di Laura Malaterra (che proveniva da un una corale di canti piemontesi), Vincenzo Gioanola appassionato di blues e country, e Marco Ghio che aveva studiato il violino e bazzicato i gruppi di base rock e jazz. Il nome è presto trovato scegliendolo da una ballata popolare piemontese (“La Lionetta”).

Erano gli anni in cui Alan Stivell portava la musica bretone sulla scena nazionale e internazionale e i nostri fondano una cooperativa (insieme a Silvio Bastiancich) la Compagnia del Bagatto per operare inizialmente con produzioni teatrali e musicali (ma anche cinema e animazione) rivolte ai ragazzi.

IL TEATRO

Dal 1977 al 1985 il gruppo è impegnato nella ricerca ed al recupero della musica tradizionale del Nord Italia e mette in scena lo spettacolo teatrale-musicale L’albero di Canto (1979) o cura le musiche negli allestimenti teatrali della Compagnia.
Le musiche provengono dalle montagne del torinese (Valle di Susa) e del cuneese, oppure sono melodie composte dal gruppo (per lo più Bertani e Aversa) sui tempi delle musiche tradizionali.

La Lionetta: Danze e Ballate dell’area celtica italiana (1978)

La Lionetta: Danze e Ballate dell’aerea celtica italiana

Sull’etichetta già confezionata da Costantino Nigra “area celtica italiana” -anche se per ora il percorso è limitato al solo Piemonte- ecco il quintetto al loro debutto: Roberto Aversa (voce, chitarra acustica, thin wistle, cornamusa, percussioni), Maurizio Bertani (mandolino, flauto dolce, bombarde, metallofono, violino, voce), Marco Ghio (violino, tablas, voce), Vincenzo Gioanola (melodeon, accordeon, dulcimer, banjo, percussioni, voce) e Laura Malaterra (voce, chitarra classica, dulcimer, percussioni).
La Lionetta aggiunge al canto popolare piemontese le sonorità del folk “celtico”, come si andava delineando in quegli anni sui palchi di Francia, Inghilterra (in particolare Irlanda e Scozia) e America.

ESTRATTO DALL’ALBUM

Leggiamo nei testi dell’album (illustrato da Vincenzo Gioanola) “Il punto da cui partiamo per il nostro lavoro, quindi é la ricerca di una strada per immettere questi modelli antichi di suoni e di canti, che seguivano le forme espressive legate a schemi di vita arcaici e contadini, nei nostri schemi di oggi (legati ad una espressività musicale diversa) per mantenere intatta tutta la loro carica vitale ed il loro valore comunicativo.

I brani di questo disco sono in parte motivi famosi di questo repertorio, conosciuti un pò ovunque e raccolti in altre incisioni in modo però tradizionale; in parte sono stati registrati sul campo e per la prima volta incisi. Tutti i brani hanno però conosciuto un lavoro di arrangiamento che, senza snaturarne l’antico valore espressivo, ha cercato di collegarli ad una sensibilità musicale di oggi, legata quindi ad influenze diverse e, al limite, al nostro vivere in città.

LATO A

1) Papà demi la bela (tradizionale – Nigra 41)
2) Suite per cornamusa
a) Magna Giuvana (tradizionale – Nigra 87)
b) Ballo della banda dei gobbi (tradizionale)
3) Le vioire (La canzone di Martin)
(tradizionale – Nigra 132)
4) La bergera (tradizionale – Nigra 90)
5) Curenta occitana
    a) Curenta (tradizionale)
    b) Balet (tradizionale)
6) Un’eroina (tradizionale – Nigra 13)

LATO B

1) Dona bianca (tradizionale – Nigra 1)
2) Giga di Sampeyre
    a) Introduzione (tradizionale)
    b) Giga (tradizionale)
    c) Balet (tradizionale)
3) Prinsi Raimund (tradizionale – Nigra 6)
4) Saltarello (anonimo XIV secolo)
5) Danze di Coumboscuro (tradizionale)

[in grassetto i titoli che conducono ad un’approfondimento in Terre Celtiche Blog]

La Lionetta, Il gioco del diavolo (1981)

La Lionetta: Il gioco del Diavolo

Giunti a questo punto abbiamo voluto porci non solo come tramite tra un mondo che stenta sempre più ad affiorare dal passato e la realtà odierna, ma come creatori noi stessi di nuove musiche, di nuovi temi “popolari”.

Così come da sempre, di suonatore in suonatore, i brani venivano modificati nel tempo, noi stessi abbiamo cercato di diventare un ulteriore anello di questa lunghissima catena; senza stravolgere l’arcaica espressività di storie e ballate ma trasformandole in qualche cosa che vive ancora oggi in un mondo senza dame e cavalieri.

Soprattutto un parco strumenti ulteriormente ampliato: Laura Malaterra alla voce, alla chitara e al dulcimer, Roberto Aversa alla voce, alla chitarra acustica, al flauto e alla cornamusa, Maurizio Bertani alla voce, al mandolino, al flauto dolce e al violino, Marco Ghio alla voce, al violino e al violoncello e Vincenzo Gioanola alla ghironda, al dulcimer e alla voce. Inoltre si aggiungono Louis Atzori alle percussioni e Gianni Cinti all’oboe.

LATO A

1) a) Il matto, il diavolo, il bagatto (Roberto Aversa)
    b) La fiera (Maurizio Bertani)
2) a) Cecilia (tradizionale)
     b) Il sogno di Cecilia (Roberto Aversa)
3) Rocastalda (tradizionale)
4) La Lionetta (Roberto Aversa)

LATO B

1) a) Muran dell’Inghilterra (tradizionale)
     b) Canzone della bella (Roberto Aversa)
2) La monferrina di Napoleone (tradizionale)
3) Leandra (Maurizio Bertani)
4) a) Bourrée d’Auvergne (tradizionale)
     b) Valzer della montagna (tradizionale)
5) a) Povra mi (Roberto Aversa)
     b) Tema della madre (Maurizio Bertani)

[in grassetto i titoli che conducono ad un’approfondimento in Terre Celtiche Blog]

La Lionetta: Danza di Carnevale animazione e regia di Vincenzo Gioanola – 1983

La Lionetta: L’esperimento Folk-elettrico

Ad ogni modo il gruppo si apre al folk elettrico con l’inserimento della batteria (Paolo Mariotti), del basso elettrico (suonato da Laura Malaterra e all’occasione da Roberto Aversa o) e della chitarra elettrica (Maurizio Bertani), d’altra parte i concerti si diradano e perciò il gruppo si scioglie nel 1987.

Come è dura la vita del musicista folk (se non fai musica da balera)! E così Laura Malaterra prosegue con il percorso teatrale, scrive testi; non solo si occupa di regia, ma anche di organizzazione artistica, mostre e manifestazioni culturali, inoltre scrive libri e si dedica alla fotografia.. Vincenzo Gioanola si dedica alla carriera di disegnatore, illustratore e per di più si specializza nel cinema d’animazione.

Nel 1991 troviamo Roberto Aversa con la formazione Malbruk (con Marco Fabbri, Silvio Orlandi, Massimo Rosada e Marina Ugolini) e tuttavia non ha accantonato il percorso iniziato con La Lionetta.

Prima rifondazione 1995-1996

Aversa e Bertani sono gli unici rimasti. Fu allora che li conobbi, durante La festa della Ghironda a Pragelato, in cui nel 1998 vinsero il primo premio del Concorso.

LA LIONETTA: Seconda Rifondazione 2000 World Music e Canzone d’Autore

La rifondazione del gruppo è siglata dal cd nel 2000 “Ottoni & Settimini“: Roberto Aversa (voce, cornamusa, whistle, chitarra, harmonium, percussioni) e Maurizio Bertani (voce, mandolino, mandoloncello, chitarra, violino) hanno aggregato altri talentuosi musicisti piemontesi Ilio Amisano (organetto e voce), Michele Salituro (violino, chitarra, flauto di pan, flauto traverso, mandoloncello, chitarra battente, darabukka, djembé), Massimo Lupotti (basso tuba, voce), Lucio Molinari (batteria e percussioni).

WORLD MUSIC

Come quel crogiolo multietnico che è diventata la città di Torino, medio oriente, est europeo, l’Africa araba e nera, ma anche Asia e America Latina così la musica de La Lionetta, prende sonorità e ritmi non solo dal Nord e dal Sud Italia, ma anche dai Balcani, e ancora un po’ di gypsy e klezmer, in aggiunta a percussioni arabe e africane. I testi scritti per lo più da Aversa, sono in torinese (una lingua piemontese correntemente parlata in città e dintorni) oppure in italiano e riflettono la contemporaneità.
Per riassumere un repertorio in gran parte originale che li vede pubblicati in varie compilation italiane ed europee oltre che sui palchi dei più importanti folk festival italiani ed europei.

La Lionetta: Sarazin

Sun arivà i Sarazìn
sun arivà, sun si dauvsin
l’an pijait Cúni e poi Turin
Nusgnur che pau e che sagrin.

Sun arivà i Sarazìn
i Sarazin sun arivà
stermè le fumne e le masnà
e stevi bin sarà ‘n-te ca.

Sun arivà i Sarazìn
ch’a mangiu nen la carn ad crin
e che suportu nen al vin
sun si tacà ‘l me fnestrin.

Sun arivà i Sarazìn
a sun-u già al nost ciuchin
ma nui ch’a suma gent da bin
durbima nen ai Sarazìn.

Sono arrivati i Saraceni
sono arrivati, sono qui vicino
hanno preso Cuneo e poi Torino
mio Dio, che paura e che angoscia.

Sono arrivati i Saraceni
i Saraceni sono arrivati
nascondete le donne e i bambini
e state ben chiusi in casa.

Sono arrivati i Saraceni
che non mangiano la carne di maiale
e che non reggono il vino
sono qui attaccati al mio finestrino.

Sono arrivati i Saraceni
suonano già al nostro campanello
ma noi che siamo gente per bene
non apriamo ai Saraceni.

NOTA

Sarazìn: Roberto Aversa ed Ilio Amisano. Traduzione italiana La Lionetta

Ancora ad esempio “Fiocchi di lana” sempre scritta da Roberto Aversa, racconta di quando erano gli italiani a emigrare passando il confine da clandestini lungo i crinali delle alpi franco-italiane

La Lionetta: FIOCCHI DI LANA

Fiocchi di lana sparsi intorno alla luna, domani pioverà.
Cadrà pioggia fine lungo questo confine
e chi ha una casa, dentro casa resterà.
E chi ha una tana, nella tana e i cani dei gendarmi alla catena.
Domani anche i doganieri non usciranno volentieri,
domani nessuna luna ci tradirà.
Forse il luogo più opportuno è la terra di nessuno
per parlare un po’ di noi.
Noi che invece abbiamo fretta, c’è la Francia che ci aspetta,
discuteremo con calma nel primo bistrot.
Siamo gente di terra spesso figli della guerra, all’occorrenza marinai.
Sopra gusci di noce, sopra due legni in croce,
noi che il mare non l’avevamo visto mai.
Noi gente senza documenti, sempre con l’anima ben stretta in mezzo ai denti
perché non possa volare via, o non la trovi la polizia
anche se la polizia non la cerca mai.

LA LIONETTA: Arzan

Successivamente con “Arzan” (in dialetto piemontese l’argento) il gruppo si sposta sulla canzone d’autore (che è stata sempre un po’ il pallino dei due fondatori) e ritorna al primo album, quello della ballata tradizionale: è un cd del 25nnale uscito nel 2003 a cui partecipano vari amici e musicisti. Dopodiché si verifica un unico avvicendamento nella formazione del quintetto/sestetto con Fabio Mattea al clarinetto e sax.

La Lionetta: TEMPO

Tempo, non ti conosco abbastanza. Luna c’è sempre un po’ troppa distanza
e noi che stiamo lì a guardarti alta nel cielo, come potessi decifrare ogni nostro pensiero
e noi pazzi, poeti, santi, navigatori ancora lì a raccontarti vecchie o nuove storie.

Oggi, ho comperato una stella al mercato dei sogni per te.
Splende di una luce gemella che tutto attraversa in me
e gli anni che passano sempre sempre un po’ più al largo sul mare nelle loro reti a strascico cosa possono pescare? Qualche pesce fuori stagione, qualche sogno mai morto un relitto di un galeone ormai contorto.
Perchè la vita è un animale da prendere e domare anche se è sempre lui che ti domerà.

Vita, che sa di miele e sale che cura le ferite che ancora inaspettate porterà.
Ridi, se tutto ti va male in fondo siamo vivi possiamo sempre correre e gridare
resta il finale di ogni storia, brandelli di memoria frammenti di bicchieri vuoti.

Sole, sei ritornato a scaldare la terra che è sotto di te vento che muovi le foglie
che porti gli odori di terre lontane e i profumi dei mercati del Sud.
E’ dolce star quaggiù sui prati di girasole a parlare piano di noi.
E’ bello star quaggiù uscire fuori e respirare ancora un po’.
E’ che le stelle e le canzoni gli arrivi e le partenze son le sponde dello stesso grande fiume
che ha visto feste e matrimoni e vecchie col rosario che seguon funerali e processioni.

Tempo sei solo un’opinione, un’onda che si muove fra le altre nella notte.
Lasciami solo ancora il tempo di non aver rimpianti e poi farai di me quel che vorrai!

Poi nel 2010 o giù di lì il gruppo ha cambiato nome o come fenice rinata ecco il Caffè Kafka Quintet

LINK

http://www.lauramalaterra.it/
https://digilander.libero.it/gianni61dgl/lalionetta.htm
https://www.folkclubethnosuoni.com/html/schede/lionetta_ant.html
https://www.folkclubethnosuoni.com/html/schede/lionetta2.html
https://ethnosuoni.it/gr_italiani/lionetta.html
https://www.antiwarsongs.org/artista.php?id=989&lang=it&rif=1
http://www.bielle.org/Recensioni/rece_LionettaBallate.htm

Pubblicato da Cattia Salto

folklorista delle Terre Celtiche

Una risposta a “La Lionetta: il folk urbano”

  1. Dei primi due storici LP, le Edizioni FolkClub Ethnosuoni hanno pubblicato un’antologia nel 2004, le cui royalities sulle vendite vanno destinate a sostegno delle attività di Emergency. Il CD contiene 6 brani da “Danze E Ballate Dell’Area Celtica Italiana” 1978, 5 da “Il Gioco Del Diavolo” 1981, più due brani inediti: “Amore Inevitabile” e “L’anello (live)”.

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