L’inglesa (Nigra# 13) – The English Maiden

Lady Isabel and the Elf Knight (Child ballad #4) defines a very specific theme of popular narrative through song, the Bluebeard of fairy tales. 
Lady Isabel and the Elf Knight (Child ballad #4) è diventato il titolo con cui per convenzione si definisce un tema ben preciso delle ballate popolari, il tema del predatore, il Barbablù delle fiabe.

TITLES: La Inglese. L’inglesa, L’inglesina, Un’eroina, Munglesa, La testa del sor conte, Rimira il mio castel.

The text of the ballad is reported by Costantino Nigra at number 13 with the title “Un’eroina” (in Canti popolare del Piemonte, 1888). As always there are numerous regional variations of the ballad, widely distributed in Northern Italy and up to Abruzzo and Lazio, centered on a heroine who kills her husband while they are still on their “honeymoon”. Nigra reports some versions collected in Turin, the Canavese, Alba, the mountains of Parma. In all, there is a suitor (the count ), and a “daughter of a cavalier“. In the evening he asks her as a wife, at night he marries her, in the morning they leave. It is interesting to note that this marriage was combined with the consent of the parents, while in the Anglo-Saxon versions it is instead the maiden who chooses to follow the predator secretly from the family, most likely after being seduced and raped by the predator, that forces her with the promesse of a repairing marriage as soon as they arrive at his castle. The woman in Italian patriarchal society is subjected to the will of her father and controlled by her older brothers.
Il testo della ballata è riportato da Costantino Nigra al numero 13 con il titolo “Un’eroina” (in Canti popolari del Piemonte, 1888). Come sempre sono numerose le varianti regionali della ballata, diffusa ampiamente nel Nord d’Italia e fino all’Abruzzo e il Lazio, incentrate su un’eroina che uccide il marito sposato da poco mentre sono ancora in “viaggio di nozze”. Nigra riporta alcune versioni raccolte a Torino, il Canavese, Alba, le montagne del Parmigiano. In tutte, c’è un conte, e c’è lei, “figlia di un cavalier”. La sera la chiede in moglie, la notte la sposa, la mattina partono. E’ interessante notare come il matrimonio in fretta e furia sia però stato combinato con il consenso dei genitori, nelle versioni anglosassoni è invece la fanciulla che sceglie di seguire il predatore quasi di nascosto dalla famiglia, molto probabilmente dopo essere stata sedotta e violentata dal predatore che la costringe a un matrimonio riparatore appena arriveranno al suo castello. La donna nella società patriarcale italiana è sottomessa alla volontà del padre e controllata dai fratelli maggiori.
In the version of the Monferrato reported by the group La Lionetta the count confesses that he has already killed about fifty wives who are (presumably) buried inside the walls of his castle, and he too will reserve the same fate. The imperturbable woman asks the Count to lend her the sword on the pretext of wanting to cut a branch to shade the horse! A decidedly absurd pretext; but the Italian versions come from France where the count forces the woman to undress and then drown her in a river (as in the C version collected by Child in England and Scotland); she asks him to blindfold himself because a gentleman should not look at a woman while undressing! So blindfolded she grabs him and throws him into the river. And it is here that in the French versions the branch comes into story, he holds a bush, but she with the sword cuts it and the man drowns. In the Italian versions you skip the “striptease” to go directly to the cut branches, but for a completely different reason (to shade the horse !!).
Nella versione del Monferrato riportata dal gruppo La Lionetta il conte confessa di aver già ucciso una cinquantina di mogli che sono (si presume) seppellite dentro le mura del suo castello, e anche a lei riserverà la stessa sorte. La donna imperturbabile chiede al Conte di prestarle la spada con il pretesto di voler tagliare una frasca per fare ombra al cavallo! Un pretesto decisamente assurdo; senonchè le versioni italiane provengono dalla Francia dove il conte costringe la donna a spogliarsi e poi affogarsi in un fiume (come per la versione C raccolta da Child in Inghilterra e Scozia), ma lei gli chiede di bendarsi perche un gentiluomo non deve guardare una donna mentre si spoglia! Così bendato lo afferra bruscamente e lo getta nel fiume. Ed è qui che nelle versioni francesi entra in ballo il ramo, lui a tentoni afferra una frasca, ma lei con la spada la taglia e l’uomo affoga. Nelle versioni italiane si salta lo “spogliarello” per passare direttamente alla frasca tagliata, però per un motivo completamente diverso (fare ombra al cavallo!!).

Not all versions mention the previous wives already killed, but show the predatory aspect of the man who, driven by jealousy, would be ready to kill a wife no less than submissive; so to avoid a life of violence and abuse the sweet wifey pierces his heart, or as in some variants spread in Piedmontese territory, she cuts his head like in Scandinavian models. And precisely this severed head and the cutted branch connect us to the medieval ballad of Heer Halewijn, (Flanders / Holland) with the tree from which hang the corpses of the girls already killed.
Non in tutte le versioni sono menzionate le precedenti mogli già uccise, ma si mostra l’aspetto predatorio dell’uomo che, spinto dalla gelosia, sarebbe pronto a uccidere una moglie non meno che sottomessa; così per evitare una vita di violenze e soprusi la dolce mogliettina lo trafigge al cuore, o come in alcune varianti diffuse in territorio piemontese, gli stacca la testa come nei modelli scandinavi. E proprio questa testa mozzata e il ramo tagliato dalla ragazza ci ricollegano alla ballata medievale di Heer Halewijn, (Fiandre/Olanda) da cui penzolano i cadaveri delle fanciulle già uccise.

THE TREE OF LIVE

The Hungarian Lajos Vargyas analyzes some European versions of the song, where the rider, to rest, places his head on the girl’s lap, just below the tree of the hanged one’s. This image is not uncommon in Hungarian and Slovenian mythology: for example, St. Ladislaus depicted sleeping on a woman’s lap under a tree with bloody weapons. But this tree is the tree of life, widespread in numerous Siberian fables and legends whose origins are lost in the mists of time. And so the ballad would have travelled from Asia to Europe, through the migrations of the Magyars, to arrive, although now deconstructed, up to the Italian peninsula: that branch of the Piedmontese version, is nothing but the branch destined to see her dangle, severed in a surge of rebellion, together with the count’s head.
L’ungherese Lajos Vargyas analizza alcune versioni europee del canto, dove il cavaliere per riposare pone la testa sul grembo della ragazza proprio sotto all’albero delle impiccate. Quest’immagine non è rara nella mitologia ungherese e slovena: ad esempio San Ladislao raffigurato in grembo a una donna, mentre sono sotto a un albero al quale sono state appese delle armi insanguinate. Ma l’albero è l’albero della vita, diffuso in numerose favole e leggende siberiane la cui origine si perde nella notte dei tempi. E così la ballata avrebbe viaggiato dall’Asia all’Europa, attraverso le migrazioni dei magiari, per arrivare, sebbene ormai decostruita, fino alla penisola italiana: quella rama o frascolina di cui si parla nella versione piemontese e che la fanciulla si accanisce a tagliare, non è altro che il ramo destinato a vedere penzolare il suo cadavere, reciso in un impeto di ribellione, insieme con la testa del conte.

La Lionetta in Danze e Ballate dell’area celtica italiana 1978

I componenti del gruppo erano Roberto Aversa (voce, chitarra acustica, thin wistle, cornamusa, percussioni), Maurizio Bertani (mandolino, flauto dolce, bombarde, metallofono, violino, voce), Marco Ghio (violino, tablas, voce), Vincenzo Gioanola (melodeon, accordeon, dulcimer, banjo, percussioni, voce) e Laura Malaterra (voce, chitarra classica, dulcimer, percussioni); Aversa e Bertani sono gli unici rimasti nella formazione attuale de La Lionetta.

In the notes of the album they write “Ballad spread throughout northern and central Italy. It belongs to the strand of the European “Balladry” and the same story recurs in Anglo-Scottish, French, Spanish, German, Scandinavian, Hungarian and Slavic texts. The music on which we have based our arrangement is taken by R. Leydi and F. Coggia on the Asti area on which we have done an ours melodic research that is resolved, for example, in the central dance and melody of the ballad. “
Nelle note dell’album scrivono ” Ballata diffusa in tutta l’Italia settentrionale e centrale. Appartiene al filone della “Balladry” europea e la medesima storia ricorre in testi anglo-scozzesi, francesi, spagnoli , tedeschi, olandesi scandinavi, ungheresi e slavi. La musica su cui abbiamo basato il nostro arrangiamento é tratta dalle ricerche di R. Leydi e F. Coggia sull’astigiano su cui abbiamo sviluppato una nostra propria ricerca melodica che si risolve, ad esempio, nella danza centrale e nell’intervento sulla melodia portante della ballata.”


El fieul dij signuri cunti
a s’vuria marie
Va chiame d’una Munfreina(1),
la fia d’un cavajé.
saba la va ‘mpromet-la,
di dumègna la va spusè
La’ meina sinquanta mia
sensa mai parlé-je ansem.

Prima vota ch’a ja parlà-je,
sa ja ben cosi parlà:
“Guardé là, bela munfreina,
ui castel tan ben murà
Mi sinquanta e due Munfrèine
mi là drin j’ó già meinà
Le sinquanta e due Munfrèine
mi la testa j’ó cupa.

N’autertant farai, Munfreina,
quand che vui n’a sari là”
“O scuté, lo signur cunte,
prèsté-me la vostra spà.”
“O di un po’, bela Munfreina,
coza mai na vóli fa?
“Vói tajé na frascolina
per fé umbra al me caval.”

Quand la bela l’à ‘biù là speja,
ant el cór ai l’à piantà
“O va là, lo signur cunte,
o va là ‘nt i cui fossà!”
L’à virà al cavai la brila,
andare l’é riturnà.
El primier eh a na riscuntra,
so fradei n a rìscuntrà.

“O dì ‘n pò, bela Munfreina,
l’è d’asse che ‘t trave sì?”
“J’ó trova i sassin di strada,
l’àn massà-me marì”

Traduzione italiano Cattia Salto
Il figlio del signor conte
si voleva sposare
voleva una Monferrina,
la figlia di un cavaliere
sabato va con le promesse
e domenica va a sposarla
Hanno fatto cinquanta miglia
senza mai parlarle insieme.

La prima volta che le parlò,
sapeva bene cosa dirle
“Guardate là bella monferrina
quel castello dalle belle mura
52 monferrine
là dentro ho già portato
e alle 52 monferrine
la testa ho mozzato.

Altrettanto farò, Monferrina,
quando voi sarete là”
“Sentite signor Conte,
prestatemi la vostra spada”
“E dite un po’ bella Monferrina
cosa mai ne volete fare?
“Voglio tagliare un ramoscello,
per fare ombra al mio cavallo”

Quando la bella ha preso la spada
nel cuore glie l’ha piantata
“Vai là signor Conte,
vai là in quel fosso!”
Ha girato il cavallo per la briglia
e indietro è ritornata.
Il primo che ha incontrato,
sono stati i fratelli.

“Dì un po’ bella Monferrina
perchè ti trovi qui?”
“Ho incontrato i banditi
che hanno ucciso mio marito”

english translation
The count son wants to marry and he goes to ask
goes to ask a “Munfreina”(1) she is the knight’s daughter
on Saturday they were engaged and on Sunday they were married
He took her around for 50 miles and never said a word
first time he spoke he spoke these words:
“Look there, fair “munfreina” this castle
I already took 52 “munfreine” there
of 52 “munfreine” I cut off the head
When you will be there I’ll do the same with you”
“listen, Count,give me your sword”
“Oh, fair munfreina, what you want to do with it?”
“I want to cut off a branch for giving some shade to my horse”
when she had the sword she put it through his heart
“go, go, count in those deep ravines”
she turned her horse and went back
the first man she met was her brother
“oh tell me fair munfreina ,how long have you been there?”
“We met the bandits and they killed my husband”

NOTE
1) the English madiden becomes a maiden coming from Monferrato (territory between Alessandria, Asti, Cuneo and Vercelli subjected to the Marquis Aleramo just before the end of the year one thousand).
l’inglesina diventa una ragazza del Monferrato (territorio tra Alessandria, Asti, Cuneo e Vercelli assogettato al marchese Aleramo poco prima dello scoccare dell’anno mille).

Lino Straulino in La Munglesa 2009
the Munglesa project was born from an idea by Lino Straulino (singer and guitarist of Friulian origin) with the participation of Elisabetta Boiti (baroque flutes, bagpipes and hurdy-gurdy), Gabriella Gabrielli (vocals), Antonella Macchion (cello), Bruno Cimenti (bouzuki) and Andrea Del Favero (percussion), Giorgio Gonano (drummer) in the cd its are re-arranged in a medieval key nine traditional Piedmontese ballads, a tribute to the songs of Teresa Viarengo
Il progetto La Munglesa, è nato da un’idea di Lino Straulino (cantante e chitarrista di origini friulane) con la partecipazione di Elisabetta Boiti (flauti barocchi, cornamusa e ghironda), Gabriella Gabrielli (voce), Antonella Macchion (violoncello), Bruno Cimenti (bouzuki) e Andrea Del Favero (percussioni) , Giorgio Gonano (tamburino) nel cd sono riarrangiate in chiave medievale nove ballate piemontesi tradizionali, un omaggio ai canti di Teresa Viarengo (recensione del cd qui)

Un’eroina · Teresa Viarengo


Sur cunt a s’völ maridè
al l’é ‘ndà vedì Munglésa(1)
l’é fìa d’ün panaté (2)
Lündesdì fan le prumése
martesdì la pórta a cà
l’à pi-à per sue man bianche
e l’à bütà an s’el cavàl
A j àn fai zinquanta mia
sénsa rid e mai parlè
a l’à fana  autritanti
int üna véja s’é riscuntré 
“O vi dico Dóna Munglésa
‘ndu na sivi incaminà?
a l’é a casa del vos pari
e mai pü vui n’andaréi”
A l’àn fai zinquanta mia
sénsa rid e mai parlè
a l’à fana  autritanti
la cumincia a suspiré
“Cusa suspirévi mi béla?
cusa na suspirévi vui?”
“A l’é a cà de lu me pari
e mai più mi n’andarö”
“Chi v’à divi lu lì Munglésa
v’à ben divi la verità
lu védi ben quel gran castéllo
ca l’é cusì ben tirà?
e cinquant’ e due fantinhe
che mi ö già menà
j ö levaie  l’unùr a tüte
e pöi la tésta j l’ö taià
cusì farö a Dóna Munglésa
quand e chila  sia là”
A j àn fai zinquanta mia
sénsa rid e mai parlè
a n’à fana  autritanti
a la cumincia a pensè
Béla Munglésa
s’ büta a pensé
le fèsi prëstè la spada
che la tésta j völ taiè
le fèsi prësté la spada
che la tésta j völ taiè
“Se vi dico signor cònte
vo prestémi la vóstra spà
che mi vöi taiè ‘na frasca
për fé umbra al me cavàl”
Quando la béla l’à ‘vü la spà
la testa al signor cónte
o s’e j l’àlu ben taià
“O va giü, va giü signor cunto
ma va giü an cui fusà
cherdivi d’ taiémi la tèsta
mi la tésta t’ l’ö taià”
Pìa ‘l cavalo
s’ rivólta ‘n derè
E quand l’è stà per metà strada
any i so fratéi s’é riscuntré
“Cuza völlu dì Munglésa
cusa völlu dì lu lì?”
“a j é ruvà i vulör(3) per strada
m’àn masà lu me marì”
“o no no, no no Munglésa
o no no dì pa lu lì
a n’a saréi vui traditura (4),
traditura del vos marì?”

Traduzione italiano Cattia Salto
Il signor conte si vuole sposare
è andato a trovare Monglesa
è la figlia di un panettiere
Lunedì fanno le promesse
martedì la porta a casa
la prende per la bianca mano
e la mette sul cavallo
Hanno fatto cinquanta miglia
senza ridere e mai parlare
ne fanno altrettante
e incontrano una vecchia
“Vi dico Madonna Monglesa
dove andate?
Alla casa di vostro padre
mai più ritornerete”
Hanno fatto cinquanta miglia
senza ridere e mai parlare
ne fanno altrettante
e lei inizia a sospirare
“Perchè sospirate mia bella
cosa avete da sospirare voi?”
“Nella casa di mio padre 
mai più ritornerò”
“Chi vi ha detto ciò Monglesa
vi ha detto proprio la verità;
lo vedete bene quel gran castello
che è così ben costruito?
52 figliole
ci ho già portato
ho levato l’onore a tutte
e poi  ho tagliato loro la testa,
così farò a Donna Monglesa
quando lei sarà là”
Hanno fatto cinquanta miglia
senza ridere e mai parlare
ne fanno altrettante
e lei inizia a pensare
la bella Monglesa
si mette a pensare
di farsi prestare la spada
che la testa gli vuole tagliare
di farsi prestare la spada
che la testa gli vuole tagliare
“Se vi chiedo signor Conte
d’imprestarmi la vostra spada
che vorrei tagliare un ramo
per far ombra al mio cavallo”
Quando la bella ha avuto la spada
la testa del signor Conte
l’ha proprio tagliata
“Vai giù, vai giù signor Conte
ma vai giù in quel fossato
credevi di tagliarmi la testa,
la testa te l’ho tagliata io”
Prende il cavallo
per ritornare indietro,
quando è stata a mezza strada
ha incontrato i suoi fratelli
“Cosa vuol dire Monglesa
cosa significa questo, cosa significa?”
“Ho trovato i ladri per strada
che hanno ucciso mio marito”
“O no Monglesa
o no non dire ciò
non sarete una traditrice,
traditrice del vostro marito?”

NOTE
text from “Cante’ Bergera” la ballata piemontese dal repertorio di  Teresa Viarengo a cura di Roberto Leydi [testo in parte dalla versione D del Nigra e trascritto da Roberto Leydi dalla testimonianza di Teresa Viarengo in “Cante’ Bergera”]
1) Il Nigra scrive Dona Muncleza
2) our heroine has no noble birth [contrariamente alle altre versioni la nostra eroina non ha nobili natali]
3) I don’t know the word, in general it is written “asasìn” are the outlaws, the mountain brigands [non conosco la parola, in genere è scritto “asasìn” sono i fuorilegge, i briganti di montagna, credo derivi dal verbo volere, nel senso di coloro che vogliono, i predoni; Leydi traduce come ladri]
4) the brothers accuse the woman of being a traitor because it is a topos of popular ballads (see Donna Lombarda) [i fratelli accusano la donna di essere una traditrice perchè è un topos delle ballate popolari (vedasi Donna Lombarda)]
english translation by Cattia Salto
Lord Count wants to marry and he went to visit Monglesa, she is a baker’ daughter
They make the promises on Monday, on Tuesday he brings her home;
he takes her white hand and puts her on the horse
They did fifty miles without laughing and never talking
they make further more and meet an old woman
“I ask you Lady Monglesa where are you going?
To your father’s house never again will you return “
They did fifty miles without laughing and never talking
they make further more  and she begins sighing
“Why do you sigh my fair lady, what do you have to sigh you? “
“In my father’s house never again I will return “
“Who told you this Monglesa, he told you the truth;
do you see that great castle which is so well built?
52 daughters I’ve already took there
I got the honor to them all and then I cut their heads off,
so I will do to Lady Monglesa, when she will be there “
They did fifty miles, without laughing and never talking
they make further more and she begins thinking
fair Monglesa she begins to think
to borrow his sword that his head she wants to cut
to borrow his sword that his head she wants to cut
“If I ask you Lord Count, to lend me your sword
that I would like to cut down a branch to shade my horse “
When she had the sword the head of Lord Count he just cut off
“Go down, go down, Lord Count, but go down in that ditch
you thought cutting my head off, and I cut your head off “
She takes the horse to go back,
when she was halfway she met her brothers
“What does Monglesa mean? What does this mean, what does it mean? “
“I found the thieves on the street and they killed my husband “
“O no Monglesa or not to say that:
do you are a traitor, traitor to your husband? “

Lombadia-Piemonte

Gregorio Bardini, Davide Bortolai, Giuseppe Santini in Ballate Lombarde 2007

Fabrizio Poggi e Turututela

Andrea Capezzuoli trio

Su c’era il figlio di un conte che voleva prendere sposa
e lui voleva l’inglesina che era figlia di un cavalier.
La sera la promessa e al mattino se la sposò
e poi prese i suoi cavalli e per la Francia (1) lui se ne andò.
LUI “cosa sospiri bella, cosa sospiri tu?”
LEI “e io sospiro la mia mamma che mai più la rivedrò'”
LUI “se tu sospiri questo ne hai tutte le ragioni
ma se tu sospiri altro il pugnal le prepara’”
LEI “mi presti signor conte mi presti il suo pugnal
voglio tagliare un ramoscello per far ombra al mio caval”
e con il pugnale in mano nel cuor glielo pianto’
e poi prese il suo cavallo e verso casa lei ritornò

NOTE
1) quando viene indicata la località è spesso la Francia (a Nord del Piemonte) o verso una mitica Merica (una terra sconosciuta oltremare a Ovest)

English translation by Stefano Mengozzi
The son of the count would fain to marry,
Marry an English girl, daughter of a knight.
He proposed to her in the morning, married her in the evening
And early next morning he left for France.
Spoke not a word for five hundred kilometers.
Five hundred more, and the little English girl started sighing.
“Why are you sighing, O English woman?”
“I sigh for my mother, who I’ll ne’er see again.”
“If that’s why you sigh, you are right to sigh.
Sigh for another and my knife, it will kill.”
“Sir Count, would it please you to lend me your knife?
I’ll cut down that branch to give shade to my horse.”
Instead of the branch, she cut off his head,
Which rolled down the hill and into the creek.

Canzoniere del Progno -Illasi, provincia di Verona

Gruppo di canto Azulejos Bologna

LINK
http://www.aess.regione.lombardia.it/percorsi/canto_narrativo/canti/un_eroina/approfondimenti1.htm
http://www.piemunteis.it/wp-content/uploads/13.-Uneroina_Parte1.pdf

http://labachecadellepartiture.blogspot.com/2007/07/uneroina.html
http://italianfolkmusic.blogspot.com/2009/02/teresa-viarengo-e-la-ballata-popolare.html
http://www.nspeak.com/allende/comenius/bamepec/multimedia/essay5.htm

One thought on “L’inglesa (Nigra# 13) – The English Maiden”

  1. Sono onorato nel veder citato Il Canzoniere del Progno ma di più nel vedere linkato il video con la canzone L’inglesa del mio canale You Tube. Purtroppo il testo è stato usato per un folle esperimento da Emanuele Zanfretta (vedi video) e pertanto vi prego di tener conto della gravità di questo inquinamento.
    Comunque, commosso, saluto e ringrazio. Paolo Domenichini

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