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Terre Celtiche Blog

Prinsi Raimund/Gli anelli, ballata piemontese

Troviamo la ballata Prinsi Raimund/Gli anelli in Francia con il titolo di “Les Trois Anneaux” o “Les anneaux de Marianson”, in Piemonte gli anelli sono due, evidente “prova del tradimento”: come nell’Otello la gelosia è un mostro dagli occhi verdi, così il nostro Principe Raimondo non è da meno del Moro di Venezia. Nel credere prima alle menzogne del fratello e nel farsi giustizia poi, in un crescendo di truculente uccisioni.

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Sì, una ballata splatter per un pubblico dai forti appetiti, com’era quello del Medioevo e come quello di oggi. La ballata fa leva non solo sui bassi istinti, ma anche sulla figura tragica dell’eroina, la bella Mariunsin, che non ha nessuna colpa, se non quella di aver respinto le voglie del fratello dello sposo. Una ballata perfetta per un melodramma all’italiana sull’altare dell’onore.

Per un pubblico femminile

Io mi immagino il contesto lavorativo in cui queste particolari ballate venivano cantate, le più antiche nelle stanze delle donne dove la castellana e le sue ancelle si trovavano a trascorrere le lunghe giornate filando, tessendo e ricamando drappi, arazzi o vestiti. Ancora nel settecento/ottocento sono i canti preferiti delle merlettaie così la prospettiva, o la chiave di lettura della ballata assume nuovi significati, sono donne che attraverso il canto riflettono sul mondo maschile in cui vivono, le violenze e le brutalità che devono subire in quanto donne, considerate alla stregua di prede di caccia e trofei dal ventre fecondo. Una donna sposata deve dare prova costantemente della sua fedeltà e non dovranno mai esserci dubbi sulla linea di sangue della discendenza.

COSTANTINO NIGRA

La ballata è raccolta e pubblicata da Costantino Nigra nel suo “I canti popolari del Piemonte” al numero 6. Scrive a pag 63 “In primo che siasi occupato della canzone di Marianson o dei tre anelli (nelle lezioni piemontesi qui pubblicate gli anelli sono due, in quella del Ferraro è un solo), è Bouchaud (1), il quale ne pubblicò nel 1763 una lezione riprodotta poi da lui stesso nel 1799, e più tardi ripubblicata da M.lle Bosquet nella Normandie romanesque et merveilleme , da Rathery nel Moniteur universel del 26 agosto 1853, da Beaurepaire nel suo studio sulla poesia popolare in Normandia (2). ..
La canzone è più vecchia di quanto supponeva il cittadino Bouchaud e fra il suo giudizio sulla poca antichità della canzone, e quello dell’ autore di Adelaide ou les trois anneaux della Bibliothèque bleue che fa risalire il fatto ai tempi dei re dì Neustria, non è forse questo, fra i due, il più lontano dalla verità.
In fatto di nuove lezioni Francesi, e Provenzali, dopo quella prima, del Bouchaud, ce ne sono finora tre di pubblicate, salvo errore, cioè una Provenzale pubblicata da Arbaud, una del Calvados da Leqrand e una Brettona da Decombe (3). In Italia, dopo la prima da me pubblicata nella Rivista contemporanea, ne fu pubblicata una Monferrina da Ferraro (4), e ora ne sono qui pubblicate quattro lezioni Piemontesi. La comparazione delle lezioni Piemontesi, specialmente di A B C colle Francesi non nuoce punto alle prime. Non si può dubitare che altre lezioni saranno scoperte in Francia e in Provenza, ma intanto, fra le pubblicate fin qui, le Piemontesi superano le Francesi e anche le Provenzali, sia per la conservazione, sia per la composizione, sia per l’efficacia dell’espressione.
La pubblicazione popolare, già accennata, della Bibliothèque bleue è divisa in due partì, una in prosa e una in versi. La prima, nel volumetto che ho sotto mano, ha il titolo: Histoire des malheurs d’Adélaide fille de Tibour, roi de Galice, et de Ferdinand fils d’Ebroin, roi de Neustrie, ou les trois anneaux. La seconda porta per titolo: Complainte sur les aventures lamentables d’Adelaide et Ferdinand…
Uno dei fati più costanti nelle tradizioni popolari si è la localizzazione. Quando la leggenda o la canzone popolare prende piede in un luogo, da qualunque paese essa venga, tende a localizzarsi nella nuova patria. Cosi accadde per la nostra canzone. Di fatto in essa descritto secondo la tradizione raccontata da M.lle Bosquet, avrebbe avuto per teatro il castello dì Alencon (5) Un’altra tradizione, narrata da Tullio Dandolo nella sua Svizzera (6) trasporta gli eventi al castello di Vanel nel Cantone di Vaud. Il nome della donna in questa romanza è Claire, ma quello del marito è Fernand come nella Bibliothèque bleue. ..Come nei componimenti della Bibliothèque bleue, il marito nella romanza del Sire di Vanel comincia coll’uccidere il traditore che gli ha mostrato i falsi anelli. Ma, in contraddizione con quei componimenti e colle lezioni Francesi, colla Provenzale e colle Piemontesi, la romanza passa sotto silenzio l’uccisione del bambino. Inoltre il marito, nella romanza, riconosciuta la innocenza della moglie, che prima di morire lo prega di non uccidersi e di conservarsi per suo figlio, rinuncia a trafiggersi colla sua lunga lancia. Questa romanza artificiosa sul Sire di Vanel, ovvero la più antica e popolare messa in luce da Bouchaud, fornirono a Hoffman von Fallersleben il tema della sua contraffazione. L’autore delle Horae Belgicae (6) aveva avuto in Bonn da Corrado Schwenck il testo manoscritto d’una delle due e l’aveva restituito senza tenerne copia. Egli compose, molto tempo dopo, su questo tema, che gli era rimasto a mente, una poesia in antico Olandese, modellandola sulla forma e sul ritmo dei canti popolari Olandesi ch’egli stava raccogliendo e pubblicando. Inserì poi questo frutto d’innocente impostura nella sua raccolta dei canti popolari dell’Olanda, stampata nel 1833 a Breslavia, aggiungendo per tutto commento, che quel canto era nato in Olanda e che egli si riservava di dare a suo tempo le opportune spiegazioni (7). Queste spiegazioni vennero un po’ tardi, cioè quasi vent’anni dopo (8) . Intanto la romanza Olandese, bene imitata, a quanto pare, sul linguaggio antico e sul ritmo popolare, trovò fortuna in Olanda, in Germania e anche altrove. Essa fu creduta senz’altro cosa antica, e tradotta e inserita da Kretschmer nella sua raccolta di canti popolari Tedeschi(9). Poco dopo ne comparve una nuova traduzione nel saggio sul carattere storico dei canti popolari della nazione Germanica di Talyy (Teresa Robinson-von Jacob) (10). In Italia Cesare Cantù, e Rathery in Francia menzionavano anch’essi fra i canti antichi del popolo Olandese la spuria romanza di Hoffmann (11). Ma nella stessa Olanda, anche lo Snellaert, il continuatore di Willems, che aveva fatto oggetto dei suoi studii speciali l’antica poesia popolare Olandese, non scoperse l’inganno e non dubitò di inserire la contraffazione di Hoffmann nella raccolta degli antichi canti Fiamminghi (12). La romanza di Hoffmann ha per titolo: Il giovane Gherardo e la bella Adelaide (Ionc Gherrit ende moi Aeltje). Il nome della donna ricorda i componimenti della Bihliothèque bleue. In essa non è questione di due di tre, ma di un solo anello d’oro, che ci ha su, smaltato e dipinto, un azzurro fiorellino (il quale fiorellino avrebbe bastato a far dubitare della genuinità del canto); il marito sfida e uccide il calunniatore; non uccide il figliolino e si contenta di dire che deve essere un bastardo; sfodera la spada e sta per colpire la moglie, quando le vede in dito il vero anello; allora l’abbraccia, la bacia, e ringraziano entrambi duecento volte il Dio del cielo. E anche questo ultimo tratto avrebbe dovuto parer sospetto.
La complainte de la Croix pleureusey udita da Emilio Souvestre in Normandia, è di fattura semi-letteraria. Ma ha alcuni tratti popolari, e ricorda la nostra canzone in quello della donna legata alla coda del cavallo (13).
Il tratto dell’anello, involato alla donna da un corvo, trovato da un cacciatore e poi mostrato al marito, che lega il cacciatore ad un cavallo indomito e precipita la moglie innocente dalla finestra del castello giù nella valle, forma il tema della nota leggenda Tedesca Ida di Toggenburgo, Ma in questa leggenda, la donna non muore nella caduta, cerca rifugio nella foresta, costruisce una capanna e vi sta 17 anni, dopo i quali il marito la ritrova e ne ottiene perdono. Il supplizio di una donna legata a cavalli indomiti e da essi squartata, per ordine del re dei Goti Ermanarico, è narrato da Jornandes nella sua storia dei Goti e ricordato dai Grimm negli Altdeutsche Wàlder Vi sono esempi di simili supplizii nei canti Scandinavi, negli Slavi e in altri.Quanto al tema generico d’un marito che uccide, o fa uccidere, o ordina di uccidere la moglie falsamente accusata di infedeltà, esso fu argomento di poesie popolari e letterarie, di romanzi e di leggende in molti paesi e in epoche diverse.
Il metro nella lezione Piemontese A, che è la più conservata, è la strofa di due decasillabi tronchi e assonanti tra di loro.

NOTE
1) Essai sur la poesie rhytmique, par Bouchaud. Paris, 1763. — Antiquités poétiques ou dissertations sur les poètes cycliques et sur la poesie rhytmique par le C.en Bouchaud, membre de l’lnstitut national et professeur au Collège national de France. Paris, Charles Pougens, an. VII — M.lle Amelie Bosquet, La Normandie romanesque et merveilleuse. Paris et Rouen, 1845, p. 459-63 — Cfr. L. Dubois. Annuaire de L’Orne, 1809.
2) E. De Beaurepaire, Étude sur la poésie pop, en Normandie, 73.
3) D. Arbaud, Ch. pop. de la Provence, 82. — Romania, X, 376. — L. Decombe,
Chans. pop. d’Ille-et- Vilaine, 259.
4) Gius. Ferraro, C. pop, Monf. 11.
5) La Normandie romanesque etc., 459.
6) La Svizzera considerata nelle sue vaghezze pittoresche, nella storia, nelle leggi
e nei costumi. Lettere di Tullio Dandolo. Milano, 1829, II, 73. La Svizzera occidentale.
7) Hoffman V. Fallersleben, Horae Belgicae. Pars secunda. Vratislaviae 1833, n° 23.
8) Horae Beigicae. Pars octava. Gottingae, 1852, IV.
9) A. Kretschmer, Deutsche Volhslieder mit ihren Originalweisen. Berlin, 1838-41.
10) Talvj, Versuch einer geschichtlichen Charakteristik der Volhslieder Germanischer Nationen, Leipzig 1840.
11) Cesare Cantù, Storia Univ. Doc. letter. Torino, 1841. — E. Rathery, Les chansons
pop. et historiques en France. Paris, 1853.
12) J. F. Willems, Oude Vlaemske Liederen. Gent. 1848.
13) Émile Souvestre, Les derniers paysans. Paris, 1856, 10. — Si consulti pure
dello stesso autore Le foyer Breton. Paris, 1858, I, 180.

Gli anelli/ Doi Anlin/ Prinsi Raimund

Teresa Viarengo Amerio in Il cavaliere crudele raccolta da ad Asti da Roberto Leydi che così la commenta in Cantè Bargera: “Il testo, di una singolare forza drammatica e di accesa crudeltà, propone l’immagine di un’arcaica società feudale“.

Sandra Mantovani & Bruno Pianta in “Servi, baroni e uomini” (Serfs, Barons and Freemen) 1970

La Lionetta in Danze e Ballate dell’area celtica italiana 1978: il canto inizia con la voce accompagnata dagli accordi di chitarra, poi l’andamento è quello di un valzer lento e si uniscono man mano anche gli altri strumenti (con delicati arpeggi) quando arriva il momento della cavalcata l’andamento è più sostenuto con il violino che segue un suo fraseggio tra la melodia con abbellimenti quasi barocchi e s’insinua nel contrappunto con la chitarra, il tutto con un taglio prog sebbene acustico.

Franco Morone · Raffaella Luna in Canti Lontani Nel Tempo (Traditional Italian Songs) 2013

Lino Straulino · La Munglesa

Donata Pinti & Silvano Biolatti in Io t’invoco, libertà!: La canzone piemontese dalla tradizione alla protesta 2010

Enzo Vacca in Un’arpa per Teresa 2011 con Arianna Ferraudo voce, il figlio Martino Vacca alle uillean pipes, Giancarlo Zedde alla fisarmonica, e il trio d’archi composto da Marco Allocco al violoncello, Lorenzo Prelli e Gianluca Allocco al violino

Prinsi Raimund a s’vòl maridé
dama gentila se chiél vòl spusé
l’é pa ‘ncur ‘n ‘an ca l’é maridé
o che la guéra ai tuca già ‘ndé
Fait a sté ca so fratelin

perché i guernèisa ‘l so bel fiulin
Fait a sté ca so fratelin

perché i guernèisa ‘l so bel fiulin
“O se vi dico dama gentil

vuréisi fémi l’amur a mi”
“o no no no o prinsi ‘d Liùn

mi i fas pa’s tort a mio marì”
Prinsi d Liùn va da l’anduradur

per fesi fé dui anelun
dui anelun e due anelin
cumpagn ad cui ‘d la Mariunsìn
Prinsi Raimund l’à vist a venir

o che nuveli ‘m purtevi a mi”
bunhi per mi e grami per vui
la vostra dama l’a fami l’amur”
“La mia dama l’è dama d’unur

l’avrà pà favi l’amur a vui
la mia dama l’è dama d’unur
l’avrà pà favi l’amur a vui”
“O ma sel basta nén ad mi

guardé-i si i vost dui anelin
dui anelin e dui anelun
cumpagn ad cui ‘d la Mariunsun”
Prinsi Raimund munta a cavai

sensa la séla ai mancava i stivai
e tantu fort cum lu faśìa ’ndé
I peri d’la vila, i faśìa tremé
La sua mama ca l’era al balcùn

l’à vist el prinsi cl’auniva a Liùn
o se vi dico dama gentil
Andéi ’ncuntr’, a vostro marì”
“Ma cuś i avröni, da preśenté”
“O preśentéi, ’l so fiulin bél”
Ma cuś i avröni, da preśenté”
“O preśentéi, ’l so fiulin bél”
A l’à piàlu per man e per pé

giù dai scale a l’à falu vulé
“o pian pian pian o sur cavaier

Perché’m masévi, ’l me fiulin bél”
“O tas o tas o dama gentil

che altretant na faróni ad ti
o tas o tas o dama gentil

che altretant na faróni ad ti”
[A l’à grupà la dama gentil

tacà la cùa del caval gris’ùn
e tantu fort cum lu faśìa ’ndé

Le pere ’d la vila, i faśìa tremé]
“O ma da già ca i ó da muri

pièvi la ciav del vost cufanin
o ma da già ca i ó da muri
pièvi la ciav del vost cufanin”
A l’é ndùrbind cul bel cufanin

finha le gioie i fas’ìu din din
sa l’è ndùrbind cui bel cufanin
finha le gioie i fasiu din din
“O se vi dico dama gentil

pudevi ‘ncura rinvenir”
“o no no no o sur cavaiér

Vui iéi masami, ’l me fiulin bél”
“Campémi giù la mia spà

e cula là dal pùm andurà”
quand a l’à avu la sua spà
o se ‘ntel cór a s’lelu piantà
“Per una lengua chi ò scutà mi

a l’è in tre nui bisogna muri
per una lengua chi ó scutà mi
e nui an tre bisogna muri

Principe Raimondo si vuole maritare
una dama gentile si vuole sposare
non é ancora un anno che é maritato
che alla guerra gli tocca già andare (1)
Fa stare a casa il suo fratellino
che gli custodisca il suo bel figliolino
Fa stare a casa il suo fratellino
che gli custodisca il suo bel figliolino
“Se vi dico dama gentile
vorreste fare l’amore con me?”
“Oh no no no principe di Lione
non faccio questo torto a mio marito”
Principe di Lione va dall’orefice
per farsi fare due anelloni,
due anelloni due anellini
uguali a quelli della Mariunsin
Principe Raimondo l’ha visto venire
“Che notizie mi portate?”
“Buone per me e cattive per voi
la vostra dama mi ha fatto l’amore”
“La mia dama é dama d’onore
non avrà fatto l’amore con voi
La mia dama é dama d’onore
non avrà fatto l’amore con voi”
“Se non vi basto io
guardateli qui i vostri due anellini
due anellini due anelloni
proprio come quelli della Mariunsun”
Principe Raimondo monta a cavallo
senza la sella e senza gli stivali (2)
e tanto forte lo faceva andare
che le pietre della città faceva tremare
La sua mamma (3) che era al balcone
ha visto il principe che veniva a Lione
“Se vi dico dama gentile
andate incontro a vostro marito”
“Ma cosa gli avrò da presentare?”
“Presentategli il suo figliolino bello”
“Ma cosa gli avrò da presentare?”
“Presentategli il suo figliolino bello”
L’ha preso per mani e piedi
giù dalle scale l’ha fatto volare .
“Piano piano piano signor cavaliere
perché ammazzate il mio bel figliolino? (4)”
“Taci taci o dama gentile
che altrettanto farò dite”
“Taci taci o dama gentile
che altrettanto farò dite”
[Ha legato la dama gentile
alla coda del cavallo grigione
e tanto forte lo faceva andare
che le pietre della città faceva tremare] (5)
“Oh ma già che devo morire
prendetevi la chiave del vostro cofanetto (6)”
“Oh ma già che devo morire
prendetevi la chiave del vostro cofanetto”
E nell’aprire quel bel cofanetto
perfino i gioielli facevano “din din”
E nell’aprire quel bel cofanetto
perfino i gioielli facevano “din din”
“Se vi dico dama gentile
potete ancora rinvenire” (7)
“Oh no no no signor cavaliere
voi mi avete ammazzato il mio bel figliolino”
“Buttatemi giù la mia spada
quella dall’impugnatura dorata”
Quando ha avuto la sua spada
nel cuore se l’é piantata
“Per una malalingua che ho ascoltato
in tre dobbiamo morire
Per una malalingua che ho ascoltato
in tre dobbiamo morire (8)”

NOTE

Il testo è quello della versione cantata da Teresa Viarengo
1) nelle ballate tradizionali re e cavalieri sono per lo più via di casa a guerreggiare o per mare; quando sono a casa passano le giornate a caccia nei boschi
2) Raimondo è accecato dall’ira per il tradimento della moglie, la sua vendetta si abbatterà con spietata violenza
3) la madre di Raimondo vedendolo arrivare di fretta e tutto scarmigliato, suggerisce alla moglie di rabbonirlo facendoli vedere il neonato
4) forse Raimondo si è convinto che il figlio non sia suo, nelle versioni francesi in effetti il bambino nasce mentre il principe è a fare la guerra
5) una strofa alternativa è quella del Nigra (la grafia piemontese è quella del Nigra)
Taca la dama a la cùa del cavai, fa de dui gir anturn al palass.
S’tùte le strade, an tùti i bùssun ai cur él sang dia Mariansun.
[Traduzione italiano: Lega la dama alla coda del cavallo, fa dar due giri intorno al palazzo.
Su tutte le strade, in tutti i cespugli ci corre il sangue della Mariansu]
6) per essere la narrazione di una tragedia ci sono degli aspetti quasi comici o se vogliamo surreali, questo della chiave del cofanetto stretta nelle mani della donna morente è l’altro (il primo è la cavalcata di Raimondo senza sella e stivali). In alcune versioni -che come ci racconta il Nigra sono però letterarie- la donna mostra la mano che indossa l’anello incriminato e il marito rinsavisce di colpo. Qui invece Raimondo lascia la moglie agonizzante per salire presumibilmente fino alla sue stanze private, aprire il cofanetto delle gioie e trovare la prova della sua fedeltà
7) altra affermazione paradossale, la donna è quasi morente dopo essere stata trascinata per le vie attorno al castello
8) in altre lezioni il principe Raimondo uccide per primo anche il fratello che gli ha mostrato gli anelli, oppure non uccide il figlioletto

Le Vijà: Prinsi Raimond

Le Vijà in “La cadrega fiorïa” 2000
più che un gruppo un supergruppo su progetto di Maurizio Martinotti per la Regione Piemonte Paola Lombardo : voce, darbuka ; Franco Lucà : percussioni, salterio, voce ; Maurizio Martinotti : ghironda, mandoloncello, voce ; Devis Longo : tastiere, sax soprano, voce ; Enrico Negro : chitarre, mandoloncello, liuto ; Patrick Novara : piffero, cornamusa, oboe; Gabriele Ferrero: violino; Bruno Raiteri: violino; Loredana Guarneri: violoncello, basso Gigi Biolcati: percussioni, batteria, kalimba Edmondo Romano: clarinetto;Silvio Peron: melodeon; Sergio Caputo: violino

Prinsi Raimund, a s’völ maridé
Dama gentila, se chièl völ spuśé
L’é pa ’ncur ’n an, ca l’é maridé
O che la guèra, ai tuca già ’ndé.
O se vi dico, dama gentil
Vurèisi fémi, l’amur a mi
O no no no, o prinsi ’d Liùn
Mi i fas pa’s tort, a mio marì.
Prinsi ’d Liùn, va da l’anduradur
Per fesi fé, dui anelun
Dui anelun, e due anelin
Cumpagn ad cui, ’d la Mariunsin.
Prinsi Raimund, l’à vist a venir
O che nuveli, ’m purtevi a mi
Bunhi per mi, e grami per vui
La vostra dama, l’à fami l’amur.

O ma sel basta, nèn ad mi
Guardé-i si, i vost dui anelin
Dui anelin, e dui anelun
Cumpagn ad cui, ’d la Mariunsun.
Prinsi Raimund, munta a caval
Sensa la séla, ai mancava i stivai
E tantu fort, cum lu faśìa ’ndé
I peri d’la vila, i faśìa tremé.
La sua mama, ca l’era al balcùn
L’à vist el prinsi, cl’auniva a Liùn
O se vi dico, dama gentil
Andéi ’ncuntr’, a vostro marì.
Ma cuś i avröni, da preśenté
O preśentéi, ’l so fiulin bél
A l’à piàlu, per man e per pé
Giǘ dai scalé, a l’à falu vulé
O pian pian pian, o sur cavaier
Perché’m masévi, ’l me fiulin bél.
O tas o tas, o dama gentil
Che altretant, na faröni ad ti
A l’à grupà, la dama gentil
Tacà la cùa, del caval griśùn
E tantu fort, cum lu faśìa ’ndé
Le pere ’d la vila, i faśìa tremé.
O ma da già, ca i ö da murì
Piévi la ciav, del vost cufanin
A l’é ’ndürbìnd, cul bel cufanin
Finha le gioie, i faśìu din din
O se vi dico, dama gentil
Pudevi ’ncura, rinvenir
O no no no, o sur cavaièr
Vui iéi masami, ’l me fiulin bél.
Campémi giǘ, la mia spà
E cula là, dal pügn andurà
Quand a l’à avǘ, la sua spà
O se ’ntel cör, a s’lelu piantà.

Principe Raimondo si vuole maritare
una dama gentile si vuole sposare
non é ancora un anno che é maritato
che alla guerra gli tocca già andare.
“Se vi dico dama gentile
vorreste fare l’amore con me?”
“Oh no no no principe di Lione
non faccio questo torto a mio marito”
Principe di Lione va dall’orefice
per farsi fare due anelloni,
due anelloni due anellini
uguali a quelli della Mariunsin
Principe Raimondo l’ha visto venire
“Che notizie mi portate?”
“Buone per me e cattive per voi
la vostra dama mi ha fatto l’amore”

“Se non vi basto io
guardateli qui i vostri due anellini
due anellini due anelloni
proprio come quelli della Mariunsun”
Principe Raimondo monta a cavallo
senza la sella e senza gli stivali
e tanto forte lo faceva andare
che le pietre della città faceva tremare
La sua mamma che era al balcone
ha visto il principe che veniva a Lione
“Se vi dico dama gentile
andate incontro a vostro marito”
“Ma cosa gli avrò da presentare?”
“Presentategli il suo figliolino bello”
L’ha preso per mani e piedi
giù dalle scale l’ha fatto volare.
“Piano piano piano signor cavaliere
perché ammazzate il mio bel figliolino?”
“Taci taci o dama gentile
che altrettanto farò dite”
Ha legato la dama gentile
alla coda del cavallo grigione
e tanto forte lo faceva andare
che le pietre della città faceva tremare
“Oh ma già che devo morire
prendetevi la chiave del vostro cofanetto”
E nell’aprire quel bel cofanetto
perfino i gioielli facevano “din din”
“Se vi dico dama gentile
potete ancora rinvenire”
“Oh no no no signor cavaliere
voi mi avete ammazzato il mio bel figliolino”
“Buttatemi giù la mia spada
quella dall’impugnatura dorata”
Quando ha avuto la sua spada
nel cuore se l’é piantata

LINK

http://amischanteurs.org/wp-content/uploads/16.pdf
https://digilander.libero.it/gianni61dgl/lalionetta.htm
https://musicaememorie.wordpress.com/2016/04/08/prinsi-raimund/
http://www.arivista.org/riviste/Arivista/427/95.htm
https://www.piemunteis.it/wp-content/uploads/6.-Gli-anelli.pdf
https://www.pop.culture.gouv.fr/notice/joconde/M0537013638

Pubblicato da Cattia Salto

folklorista delle Terre Celtiche

6 Risposte a “Prinsi Raimund/Gli anelli, ballata piemontese”

    1. all’epoca i Vacca erano un duo padre e figlio e abbiamo formato un quintetto con chitarra, bodhran, e una meravigliosa musicista Tabita Maggiotto voce/clavicembalo/tastiere/arpa/salterio repertorio su musica di Sal (celtico-medievale) e giusto qualche trad irlandese/bretone. Era il 2004-5 abbiamo fatto un po’ di concerti e un paio di Festival Celtici come il Triskell, poi Martino e Tabita si sono messi insieme, i genitori non volevano.. ma anche questa è una lunga storia. Dovrei ancora avere qualche registrazione in giro, tra le vecchie cose.. ma all’epoca non abbiamo fatto video su you-tube
      ecco invece qualche live del trio/quartetto
      https://youtu.be/OhyKjF4Zwf4
      https://www.youtube.com/watch?v=KrXAkwNNuTQ

  1. Correggi la data che hai indicato, “Un’arpa per Teresa” è del 2011

    Enzo è stato spesso in Bretagna e vanta un lungo sodalizio soprattutto con Dominig Bouchaud, con il quale (oltre che con Anne Auffret) aveva inciso nel 2004 “Rèis” che si apriva con “Gli Anelli” cantata da Donata Pinti.

    1. grazie per il suggerimento e il link, sto scrivendo la versione francese Les anneaux de Marianson e vorrei anche commentare la ballata scritta dal Cesa La bela Marianson e creduta tradizionale, ma non trovo il testo e prima di trascriverla all’ascolto mi chiedevo se ce l’hai sottomano

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