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Pulling the dulse

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For centuries people living along the coasts have learned to collect, for habitual consumption, different qualities of algae.
In particular in Scotland and Ireland, dulse algae and Irish moss have always been part of the diet of coastal inhabitants.

dulse_3276643cSimilar to a little hand with the open fingers of a purple red, the dulse algae grows along the coasts of the North Atlantic and the North-Western Pacific and it is a superfood, rich iron, calcium, potassium vitamins, amino acids (high quality protein ) and mineral salts. Eaten raw it has an elastic consistency like chewingum and as such was consumed by the English sailors of the seventeenth century who chewed it instead of tobacco. It has a very salty taste, also called spicy and is a very versatile food.

DULSING

The dulse algae are harvested mainly in Scotland, Northern Ireland, Scandinavia, Iceland and Brittany in the months between June and October during the low tide and they are sold in leaves or minced: the harvesters (in danger of extinction) leave the first hours of morning at high tide, when the sea withdraw they hand-picked dulse from rocks. For self-consumption, the collection of small quantities is done directly on the shore, among the rocks. The algae are then laid out on the beach to dry, at the end they are rolled up in large bales and are brought to the production plants for treatment and packaging.
It is essential that the waters of the sea where the harvest takes place are unpolluted (algae absorb large amounts of pollutants -fertilizers and heavy metals, so they are also good sweepers from the sea ..) and that the production chain guarantees high quality standards .

ADÓ, ADÉ

“Pulling the sea-dulse” is a worker song from the Hebrides collected by Marjorie Kennedy-Fraser and translated into English for her “Songs of the Hebrides”

Quadriga Consort (solist voice Elisabeth Kaplan)

The Salt Flats from The Salt Flats 2011  ♪
Same melody but new arrangement, from Northern Ireland (Belfast) in the notes they wrote: “Pulling the Sea Dulse is a working tune detailing the harvest seaweed at the shore. It is surprisingly upbeat and the Dulse in question resonated with childhood memories of Dulse and Yellow Man at the Auld Lammas Fair in Northern Ireland.” (see more)


CHORUS
Adó, Adé
Clings dulse to the sea rock
Clings heart to the loved one
Be’t high tide or low tide
Adó, Adé.
I
Pulling the dulse
by the sea rocks at low tide,
Ne’er pull I thy love(1), lad,
be’t high tide or low.
II
Shoreward the sea mew
comes flying at low tide,
But seaward my heart flies out
seaward to thee(2).

NOTES
1) she keeps loyalty to his lover
2) probably emigrated to America or embarked on some ship as a sailor (for example on a whaling boat).

THE SEAWEED-GATHERER IN IRISH BALLADRY

LINK
http://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/alga-duileasg/
http://www.materiarinnovabile.it/art/100/Alghe_meno_raccolta_piu_produzione

Ould Lammas Fair

Read the post in English

La più lunga (come estensione) fiera dell’Irlanda del Nord che si snoda lungo la via centrale della cittadina di Ballycastle, Co. Antrim si tiene l’ultimo lunedì e martedì di agosto: è la Lammas Fair le cui origini risalgono al XVII secolo.

Le Lammas Fairs come si dice nelle isole britanniche o le Country fairs come sono più comunemente chiamate in America sono le grandi fiere che si svolgono dopo il raccolto del grano: Già Fiere Medievali  collegate al Santo protettore che attiravano folle di visitatori e i venditori ambulanti.
Man mano che le fiere si ingrandivano si aggiunsero divertimenti di ogni tipo: giochi campestri e tornei, ma anche spettacoli.
Un tempo principalmente mercato del bestiame (in particolare cavalli) dove gli agricoltori si ritrovavano per vendere e comprare i prodotti dell’estate, ma anche un importante evento di socializzazione per le fattorie isolate.

Nella stagione dell’abbondanza si ringraziava la terra per i suoi frutti, e si condivideva la gioia con musica, danze, giochi. Nella tradizione celtica era Lughnasad, il momento delle assemblee plenarie, di grandi mercati e fiere, delle corse di cavalli unitamente ad altri giochi nei quali si cimentavano i guerrieri, ma anche di certami poetici e musicali in omaggio alla pace.

Ould Lammas Fair

Un discreto numero di ballate celtiche hanno come sfondo un giorno di mercato o più in particolare un giorno di fiera, Ould Lammas Fair
è stata scritta da John Henry MacAuley di  Ballycastle, proprietario negli anni 20-30 del Bog Oak Shop di Ann Street: era un violinista e un abile intagliatore di legno rinomato sia per la sua musica che per le sue sculture. Il Bog oak ( o più in generale bog wood) è un legno che è rimasto imprigionato nel fango paludoso e che è stato “mummificato” (essiccato) dai processi naturali di acidità in modo tale da presentarsi compatto e privo di fessurazioni, particolarmente adatto a lavorazioni di pregio. In inglese si dice morta. Più conosciuto da noi è il legno portato dal mare (in inglese definito con una parola sola driftwood).
Ottilie Patterson 1966 (che omette i versi scritti tra parentesi)

Ruby Murray in ‘Irish and Proud of it’ 1962


I
At the Ould Lammas Fair
in Ballycastle long ago
I met a pretty colleen
who set me heart a-glow
She was smiling at her daddy
buying lambs from Paddy Roe
At the Ould Lammas Fair
in Ballycastle-O
(Sure I seen her home that night
When the moon was shining bright
From the ould Lammas Fair in Ballycastle-O )
CHORUS
At the ould Lammas Fair boys
were you ever there
Were you ever
at the Fair In Ballycastle-O?
Did you treat your Mary Ann
to some Dulse and Yellow Man(1)
At the ould Lammas Fair in Ballycastle-O

II
In Flander’s fields afar
while resting from the War(2)
We drank Bon Sante (3)
to the Flemish lassies O
But the scene that haunts my memory is kissing Mary Ann
Her pouting lips all sticky
from eating Yellow Man
(As we passed the silver Margy (4)
and we strolled along the strand
From the ould Lammas Fair in Ballycastle-O)
III
There’s a neat little cabin on the slopes of fair Knocklayde (5)
It’s lit by love and sunshine
where the heather honey’s made
With the bees ever humming (6)
and the children’s joyous call
Resounds across the valley
as the shadows fall
(Sure I take my fiddle down
and my Mary smiling there
Brings back a happy mem’ry
of the Lammas Fair )
Traduzione italiana Cattia Salto
I
Alla vecchia fiera di Lammas
a Ballycastle una volta,
incontrai una graziosa ragazza
che mi ha attizzato il cuore.
Sorrideva al suo papà
che comprava agnelli da Paddy Roe
Alla vecchia fiera di Lammas
a Ballycastle
(ovvio che  andai a trovarla a casa
quella sera con la luna che  speldeva luminosa, alla vecchia fiera di Lammas a Ballycastle
Coro
Siete mai stati alla vecchia fiera di Lammas ragazzi,
siete mai stati alla vecchia fiera di Lammas a Ballycastle?
Avete regalato alla vostra Mary Ann
Dulse e Yellowman
alla vecchia fiera di Lammas a Ballycastle

II
Nei campi delle Fiandre, mentre riposavamo lontano dalla Guerra
bevevamo alla salute
delle ragazze fiamminghe;
ma la scena che ossessiona i miei ricordi è baciare Mary Ann, le sue labbra imbronciate tutte appiccicose per aver mangiato Yellowman
mentre superavamo l’argeneo Margy
e passeggiavamo per il corso
alla vecchia fiera di Lammas a Ballycastle
III
C’è una bella casupola sui pendii del bel Knocklayde
riscaldata dall’amore e dal sole
dove si produce il miele d’erica
con le api sempre ronzanti
e le grida allegre dei bambini
risuonano per la valle
mentre scende la sera;
prendo il mio violino
e la mia Mary che sorride,
richiama un felice ricordo
della Fiera di Lammas

NOTE
1) dulse e yellowman (alga rossa e caramelle mou) è un’accoppiata tipica della fiera, uno street food con un abbinamento di gusto dolce e salato che viene addentando una gommosa alga rossa essiccata insieme a un appiccicoso toffee giallo-
Yellowman (in italiano l’uomo giallo) è una specialità da fiera nella contea di Antrim: è un toffee dallo spiccato colore giallo: la preparazione è a base di zucchero, burro, sciroppo di mais (corn syrup), acqua con l’aggiunta di bicarbonato e aceto per ottenere l’effetto honeycomb (areato) e il colore giallo. La preparazione è semplice ma occorre stare attenti alla temperatura perché lo zucchero caramelli senza bruciare (o si cristallizzi perché troppo mescolato); il caramello deve raggiungere la temperatura di 150° C per essere allo stadio definito “hard crack”, (quando dopo essere stato raffreddato si romperà in pezzi relativamente duri)
Approfondimento sull’alga dulse 
2) la prima guerra mondiale a cui peraltro MacAuley non partecipò essendo disabile a seguito di un incidente nella fattoria paterna quando era ragazzo
3) francese per toasting
4) il fiume Margy
5) Knocklayde è una montagnola che sovrasta Ballycastle ottimo punto panoramico per ammirare il mare e la campagna circostante
6) l’immagine richiama Yeats e la sua Isola di Innisfree

La fiera in un filmato d’epoca anni 1950

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/shemoved.htm
https://www.ballycastlehistory.com/ould-lammas-fair-by-margaret-bell.html
http://www.irishcultureandcustoms.com/ACalend/LammasFair.html
http://www.countysongs.ie/song/ould-lammas-fair
https://www.atlasobscura.com/foods/dulse-and-yellowman-northern-ireland
http://oakden.co.uk/yellowman/

Ould Lammas Fair ( Ballycastle)

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The longest (as an extension) fair in Northern Ireland that runs along the central street of the town of Ballycastle, Co. Antrim is held on the last Monday and Tuesday in August: it is the Lammas Fair whose origins date back to the seventeenth century .

The Lammas Fairs as they say in the British Isles or the Country fairs as they are more commonly called in America are the big fairs that take place after the wheat harvest: already Medieval Fairs connected to the patron saint who attracted crowds of visitors and street vendors.
As the fairs grew, all kinds of entertainment were added: country games and tournaments, but also shows.
At one time it was mainly a livestock market (especially horses) where farmers gathered to sell and buy summer products, but also an important socialization event for isolated farms.
In the season of abundance, the earth was thanked for its fruits, and joy was shared with music, dance and games. In the Celtic tradition it was Lughnasad, the time of the plenary assemblies, of great markets and fairs, of horse races together with other games for the warriors, but also of poetic and musical certams in homage to peace.

Ould Lammas Fair

A fair number of Celtic ballads are about a market day, particularly a fair day, “Ould Lammas Fair” was written by John Henry MacAuley of Ballycastle, owner in the 20-30 years of the Bog Oak Shop on Ann Street: he was a violinist and a skilled wood carver, renowned for his music and his sculptures. Bog oak (or more generally bog wood) is a wood that has been imprisoned in the marshy mud and has been “mummified” (dried) by the natural acidic processes in such a way as to present itself compact and without cracks, particularly suitable for fine workmanship. In English it is said “morta”.
Ottilie Patterson 1966 (which omits the verses written in brackets)

Ruby Murray from ‘Irish and Proud of it’ 1962

I
At the Ould Lammas Fair
in Ballycastle long ago
I met a pretty colleen
who set me heart a-glow
She was smiling at her daddy
buying lambs from Paddy Roe
At the Ould Lammas Fair
in Ballycastle-O
(Sure I seen her home that night
When the moon was shining bright
From the ould Lammas Fair in Ballycastle-O )
CHORUS
At the ould Lammas Fair boys
were you ever there
Were you ever
at the Fair In Ballycastle-O?
Did you treat your Mary Ann
to some Dulse and Yellow Man(1)
At the ould Lammas Fair in Ballycastle-O

II
In Flander’s fields afar
while resting from the War(2)
We drank Bon Sante (3)
to the Flemish lassies O
But the scene that haunts my memory is kissing Mary Ann
Her pouting lips all sticky
from eating Yellow Man
(As we passed the silver Margy (4)
and we strolled along the strand
From the ould Lammas Fair in Ballycastle-O)
III
There’s a neat little cabin on the slopes of fair Knocklayde (5)
It’s lit by love and sunshine
where the heather honey’s made
With the bees ever humming (6)
and the children’s joyous call
Resounds across the valley
as the shadows fall
(Sure I take my fiddle down
and my Mary smiling there
Brings back a happy mem’ry
of the Lammas Fair )

NOTE
1) dulse and yellowman (red alga and toffee) is a typical combination of the fair, a street food with sweet and savory taste by biting a gummy red seaweed dried with a sticky yellow toffee.
Yellowman is a specialty of the fair in the county of Antrim: it is a toffee with a strong yellow color: the preparation is based on sugar, butter, corn syrup, water with the addition of bicarbonate and vinegar to obtain the honeycomb effect (aerated) and the yellow color. The preparation is simple but you need to be careful about the temperature because the caramel sugar does not burn (or crystallize because it is too mixed); the caramel must reach a temperature of 150 ° C to be at the “hard crack” stage (when it has cooled it will break into relatively hard pieces)
Pulling the sea-dulse
2) the first world war which MacAuley did not participate in because he was disabled following an accident on his father’s farm when he was a boy
3) French for toasting
4)  Margy river
5) Knocklayde is a hilltop overlooking Ballycastle excellent vantage point to admire the sea and the surrounding countryside
6) the image recalls Yeats and his Innisfree isle

The fair in a vintage movie of the 1950s

LINK
http://ontanomagico.altervista.org/shemoved.htm
https://www.ballycastlehistory.com/ould-lammas-fair-by-margaret-bell.html
http://www.irishcultureandcustoms.com/ACalend/LammasFair.html
http://www.countysongs.ie/song/ould-lammas-fair
https://www.atlasobscura.com/foods/dulse-and-yellowman-northern-ireland
http://oakden.co.uk/yellowman/

E la barca va: The Prince & the Ballerina

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Flora MacDonald (1722 – 1790), was 24 when he met Charles Stuart. After the ruinous battle of Culloden (1746) the then twenty-six-year-old Bonnie Prince managed to escape and remain hidden for several months, protected by his loyalists, despite the British patrols and the price on his head!
Charles found many hiding places and support in the Hebrides but it was a dangerous game of hide-and-seek.

THE PRINCE & THE BALLERINA

The prince had managed to get to the Island of Banbecula of the Outer Hebrides, but the surveillance was very tight and had no way to escape. And here comes the girl, Flora MacDonald.
The MacDonalds as loyal to the king and Presbyterian confession, but they were sympathizers of the Jacobite cause and so Flora who lived in Milton (South Uist island) went on visiting her friend, wife of the clan’s Lady Margareth of Clanranald , and she was presented to Charles Stuart.

In another version of the story the prince was hiding at the Loch Boisdale on the Isle of South Uist, hoping to meet Alexander MacDonald, who had recently been arrested. Warned that a patrol would inspect the area, Charles fled with two jacobites to hide in a small farm near Ormaclette where the meeting with Flora MacDonald had been arranged. The moment was immortalized in many paintings like this by Alexander Johnston.

Flora MacDonald's Introduction to Bonnie Prince Charlie di Alexander Johnston (1815-1891)
Flora MacDonald’s Introduction to Bonnie Prince Charlie di Alexander Johnston (1815-1891)

In the anecdotal version of the story, Flora devised a trick to take away Charlie from the island : on the pretext of visiting her mother (who lived in Armadale after remarried), she obtained the safe-conduct for herself and her two servants; under the name and clothes of the Irish maid Betty Burke, however, there was the Bonny Prince! (see more)

E LA BARCA VA

charlie e floraThe boat with four (or six) sailors to the oars left Benbecula on 27 June 1746 for the Isle of Skye in the Inner Hebrides. They arrived to Portée and on July 1st they left, the prince gave Flora a medallion with his portrait and the promise that they would meet one day

FLORA MACDONALD’S FANCY

Among the Scottish dances is still commemorated the dance with which Flora performed in front of the Prince. It ‘a very graceful dance, inevitable in the program of Highland dance competitions: it is a courtship dance, in which girl shows all her skills while maintaining a proud attitude and composure.
It is performed with the Aboyne dress, dress prescribed for the dancers in the national Scottish dances, as disciplined by the dance commission in the Aboyne Highland Gathering of 1970 (with pleated skirt doll effect, in tartan or the much more vaporous white cloth) .
Melody is a strathspey, which is a slower reel, typical of Scotland often associated with commemorations and funerals.

FLORA MACDONALD’S REEL

Many other musical tributes were dedicated to the beautiful Flora. The melody of this reel appears with many titles, the first printed version is found in Robert Bremer “Collection of Scots Reels or Country Dances”, 1757 and also in Repository Complete of the Dance Music of Scotland by Niel Gow (Vol I). The reel is in two parts

Tonynara from “Sham Rock” – 1994

The Virginia Company

RUSTY NAIL: CLAN MACKINNON COCKTAIL

Rusty-NailTo repay the help given by Clan MacKinnon during the months when he had to hide from the English, Prince Stuart revealed to John MacKinnon the recipe for his secret elixir, a special drink created by his personal pharmacist. The MacKinnon clan accepted the custody of the recipe, until at the beginning of the ‘900, a descendant of the family decided that it was time to commercially exploit the recipe calling it “Drambuie”

4.5 cl Scotch whisky
2.5 cl Drambuie

Procedure: directly prepare an old fashioned glass with ice. Stir gently and garnish with a twist of lemon.

A double-scottish cocktali: Scotch Whiskey and Drambuie which is a liqueur whose recipe is a mix of whiskey, honey … secrets and legends. Even today the company is managed by the same family and keeps the contents of the recipe secret. (Taken from here)

At this point many will ask “But the Skye boat song, where did it end?” (here  is)

LINK
http://www.electricscotland.com/history/women/wih9.htm
http://www.windsorscottish.com/pl-others-fmacdonald.php
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=31609
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=94755
http://thesession.org

All for me Grog

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Yet another drinking song, “All for me Grog”, in which “Grog” is a drink based on rum, but also a colloquial term used in Ireland as a synonym for “drinking”.
grogThe song opens with the refrain, in which our wandering sailor specifies that it is precisely because of his love for alcohol, tobacco and girls, that he always finds himself penniless and full of trouble. To satisfy his own vices, johnny sells from his boots to his bed. More than a sea shanty it was a forebitter song or a tavern song; and our johnny could very well be enlisted in the Royal Navy, but also been boarded a pirate ship around the West Indies.

Nowadays it is a song that is depopulated in historical reenactments with corollaries of pirate chorus!
Al Lloyd (II, I, III)

The Dubliners from The Dubliners Live,1974

AC4 Black Flag ( II, III, VI)

 CHORUS
And it’s all for me grog
me jolly, jolly grog (1)
All for my beer and tobacco
Well, I spent all me tin
with the lassies (2) drinkin’ gin
Far across the Western Ocean
I must wander

I
I’m sick in the head
and I haven’t been to bed
Since first I came ashore with me plunder
I’ve seen centipedes and snakes and me head is full of aches
And I have to take a path for way out yonder (3)
II
Where are me boots,
me noggin’ (4), noggin’ boots
They’re all sold (gone) for beer and tobacco
See the soles they were thin
and the uppers were lettin’ in(5)
And the heels were lookin’ out for better weather
III
Where is me shirt,
me noggin’, noggin’ shirt
It’s all sold for beer and tobacco
You see the sleeves were all worn out and the collar been torn about
And the tail was lookin’ out for better weather
IV
Where is me wife,
me noggin’, noggin’ wife
She’s all sold for beer and tobacco
You see her front it was worn out
and her tail I kicked about
And I’m sure she’s lookin’ out for better weather
V
Where is me bed,
me  noggin’, noggin’ bed
It’s all sold for beer and tobacco
You see I sold it to the girls until the springs were all in twirls(6)
And the sheets they’re lookin’ out for better weather
VI
Well I’m sick in the head
and I haven’t been to bed
Since I’ve been ashore for me slumber
Well I spent all me dough
On the lassies don’t ye know
Across the western ocean(7)
I will wander.

NOTES
1) grog: it is a very old term and means “liqueur” or “alcoholic beverage”. The grog is a drink introduced in the Royal Navy in 1740: rum after the British conquest of Jamaica had become the favorite drink of sailors, but to avoid any problems during navigation, the daily ration of rum was diluted with water.
2) lassies: widely used in Scotland, it is the plural of lassie or lassy, diminutive of lass, the archaic form for “lady”
4) nogging: in the standard English noun, the word means “head”, “pumpkin”, in an ironic sense. Being a colloquial expression, it becomes “stubborn” (qualifying adjective)
5) let in = open
6) the use of the mattress is implied not only for sleeping
7) western ocean: it is the term by which the sailors of the time referred to the Atlantic Ocean

A GROG JUG

1/4 or 1/3 of Jamaican rum
half lemon juice (or orange or grapefruit)
1 or 2 teaspoons of brown sugar.
Fill with water.

Even in the warm winter version: the water must be heated almost to boiling. Add a little spice (cinnamon stick, cloves) and lemon zest.
It is a classic Christmas drink especially in Northern Europe.

 GROG

( Italo Ottonello)
The grog was a mixture of rum and water, later flavored with lemon juice, as an anti-scorb, and a little sugar. The adoption of the grog is due to Admiral Edward Vernon, to remedy the disciplinary problems created by an excessive ration of alcohol (*) on British warships. On 21 August 1740 he issued for his team an order that established the distribution of rum lengthened with water. The ration was obtained by mixing a quarter of gallon of water (liters 1.13) and a half pint of rum (0.28 liters) – in proportion 4 to 1 – and distributed half at noon and half in the evening. The term grog comes from ‘Old Grog’, the nickname of the Admiral, who used to wear trousers and a cloak of thick grogram fabric at sea. The use of grog, later, became common in Anglo-Saxon marines, and the deprivation of the ration (grog stop), was one of the most feared punishment by sailors. Temperance ships were called those merchant ships whose enlistment contract contained the “no spirits allowed” clause which excluded the distribution of grog or other alcohol to the crew.
 (*) The water, not always good already at the beginning of the journey, became rotten only after a few days of stay in the barrels.
In fact, nobody drank it because beer was available. It was light beer, of poor quality, which ended within a month and, only then, the captains allowed the distribution of wine or liqueurs. A pint of wine (just over half a liter) or half a pint of rum was considered the equivalent of a gallon (4.5 liters) of beer, the daily ration. It seems that the sailors preferred the white wines to the red ones that they called despicably black-strap (molasses). Being destined in the Mediterranean, where wine was embarked, was said to be blackstrapped. In the West Indies, however, rum was abundant.

LINK
http://www.drinkingcup.net/navy-rum-part-2-dogs-tankys-scuttlebutts-fanny-cups/
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=5512
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/allformegrog.html
http://www.lettereearti.it/mondodellarte/musica/la-lingua-delle-ballate-e-delle-canzoni-popolari-anglo-irlandesi/

Olaim Punch

Un canto in gaelico irlandese dal titolo Ólaim puins (I drink punch) ma più conosciuto con il titolo di Olam Punch  è una drinking song che richiama The Jug of punch. Il tema però più che essere un elogio al bere, loda la vita del mendicante.
Nelle canzoni popolari celtiche si leva talvolta un canto di protesta contro “il sistema”: uno spirito libero vagabonda per il paese, mendicante senza radici, suonatore ambulante che si dedica occasionalmente a lavori stagionali, e più spesso vive al di fuori dalla società civile. (continua)

ASCOLTA The Chieftains & Punch Brothers, Lark in the clear air + Olam Punch in Voice of the Ages 2012

ASCOLTA Danù con il titolo di “An Deirc” in “All things considered” 2002 (su Spotify) mantengono il ritornello ma aggiungono ulteriori strofe (vedi testo)

I
Ólaim puins is ólaim tae
Is an lá ina dhiaidh sin ólaim toddaí
Ní bhím ar meisce ach uair sa ré
Mo ghrása an déirc is an té do cheap í
II
Lá má bhím le híota tréith
Bím lá ‘na dhiaidh ag glaoch na gcannaí
Lá le fíon is arís gan bhraon
Mo ghrása an déirc is an té do cheap í
III
aAr mo theacht a luí ar thréad
An bhuí san fhéith is na héimhe ag leanaí
Báisteach fhill is rinn ar ghaoth
Ó, táim le déirc ní baol do mo gharraí
IV
Is sámh a bhím i mo luí le gríin
Gan suim sa saol ach sclíip is starraíocht
Gan cháin gan chíos ach m’intinn saor
Nach fearr í an déirc ná céird is ealaín!

TRADUZIONE IN INGLESE (da qui)
I
I drink punch and I drink tea/And the following day I drink toddy/ I’m only drunk but once a month/ Thanks for charity, and from anybody
II
Everyone considers all life’s ways
Thinks of the clergy, thinks of buying
Thinks of the army, its power and sway/ But sure charity is the trade I’m trying
III
Some farmed land now I see
The golden meadow and lambing sheep
There’s a driving rain and a cutting breeze
Never a threat to my crops, for none I keep
IV
Now under the sun I’m happy still
Never a care in the world, just joy replayed
No tax nor worry, but my own free will
Charity sure beats craft or trade
V
If one day I’m cursed with drought
The following day I’ll be ordering toddy
One day with wine, the next without
Thanks for charity, and from anybody
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Bevo il punch (1) e bevo il tè
e il giorno dopo bevo il toddy (2)
mi ubriaco solo una volta al mese
grazie alla carità della gente
II
Ciascuno valuta tutte le strade della vita; pensa a farsi prete o darsi al commercio o pensa all’esercito, la sua forza e il dominio, ma di certo la carità e l’affare che fa per me.
III
Ora guardo ai campi coltivati,
i campi dorati e le pecore che si accoppiano
c’è una pioggia battente e un venticello gelido
ma non ho preoccupazioni per il raccolto e nessuno da mantenere
IV
Ora sotto il sole sono ancora felice
non m’importa di niente; solo gioia ripetuta, niente tasse, nè preoccupazioni, ma solo la mia libera volontà, la carità di sicuro batte l’artigianato o il commercio
V
Se un giorno sono maledetto dalla siccità, il giorno seguente ordinerò del toddy, un giorno con vino, quello dopo senza,
grazie alla carità della gente

NOTE
1) il punch irlandese è il whisky bevuto con un po’ di acqua calda (con fetta di limone e chiodi di garofano, zucchero a piacere)
2) il toddy è il tè “corretto” con whisky o rhum e aromatizzato con cannella, chiodi di garofano e scorza di limone (zucchero e miele a piacere) per combattere i primi sintomi d’influenza! (per la ricetta qui)

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/i-did-in-my-way-.html
http://www.celticlyricscorner.net/danu/andeirc.htm
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=53007
http://www.irishgaelictranslator.com/translation/topic21661.html

Bannocks of Barley

IL BANNOCK SCOZZESE

La preparazione di questa alternativa del pane cotto in forno è antichissima, perchè per ottenere il primo pane nella storia probabilmente si schiacciarono tra due pietre i chicchi dei primi cereali coltivati,  e con l’aggiunta di acqua si cossero in strati sottili su delle pietre piatte poste sul fuoco (o tra la cenere). L’ulteriore variante fu poi la cottura nella padella in ghisa dei traveiller e dei primi pionieri d’oltreoceano.
Il bannock scozzese ha uno spessore maggiore rispetto alle varianti tipo piadina o gallette (come di chiamano in Bretagna) o alle miacce della Valsesia perchè si stende un po’ spesso, circa alto uno o due dita; storicamente è stato il pane dei pionieri americani e canadesi, che però aveva già il suo equivalente tra i popoli nativi i quali lo preparavano con la farina di mais (o con il grano integrale). Le farine d’un tempo erano quelle d’avena o d’orzo che meglio si adattano ai climi estremi del Nord, un pane preparato in fretta e senza lasciarlo lievitare, anche se nel tempo con l’aggiunta di un po’ di lievito, si trasforma in focaccia e con una manciata di uvetta diventa addirittura un dolce. Una cottura ancora alternativa è quello della frittura.
Il problema della cottura sulla fiamma viva di un fuoco da campo è la distribuzione del calore perchè se il fuoco è troppo vivo, si rischia di bruciare la crosta e di lasciare l’interno poco cotto (il mio consiglio è d’imparare direttamente da chi ha già esperienza). In mancanza di padella l’impasto un po’ più denso viene avvolto intorno a un bastoncino di legno e cotto sopra le fiamme.

LA RICETTA DELLE ISOLE ORCADI

I Bannock d’orzo hanno un sapore caratteristico un po’ dolciastro e sono cotti sulla piastra/padella invece che nel forno, perfetti per la vita da campo dei rudi montanari scozzesi (e del rancio dei guerrieri scozzesi).
La ricetta presa da Elizabeth’s kitchen diary è molto semplice: 2 tazze di farina d’orzo, 1 tazza di farina di grano, 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio e 1 di crema di tartaro (ok oggi possiamo usare tranquillamente lo lievito in polvere), un pizzico di sale. L’aggiunta dello lievito rende più appetibile ai palati moderni questo tipo di pane, ma un tempo si doveva trattare di una semplice miscela di farina e acqua, io uso il lievito istantaneo in polvere sciolto nel latticello, ma fate un po’ come vi pare, anche il bicarbonato può andare. Come per tutti gli impasti che devono restare morbidi si devono maneggiare il meno possibile.
Fare una fontanella con tutti gli ingredienti secchi, aggiungere tanto latticello quanto basta per ricavare una palla, (usando la stessa tazza dosare 3/4 di latticello, l’aggiunta della parte liquida è da fare però a occhio, in base alla consistenza da dare all’impasto) spianare la pasta con un po’ di farina dando la forma rotonda -si può fare un unico “pane tondo” (con il segno della croce impresso con il manico di legno) o tagliarlo in quarti.
Scaldare una padella di ghisa (senza ungerla, ma c’è chi la unge)  fino a farla diventare ben calda. Cuocere per circa 5/10 minuti su ogni lato senza scordare i bordi.
Per gustarlo al meglio tagliate il bannock ancora caldo aprendolo in due e spalmateci sopra il burro. Servire caldo con formaggio tipo fontina o asiago (che non è la stessa cosa del formaggio delle Orcadi, ma .. è da provare con i formaggi italiani a pasta semi molle anche quelli erborinati)

LA RICETTA STORICA

Un’altra versione (qui) aggiunge invece le due farine d’orzo e d’avena, sale, un po’ di burro e del latte e suggerisce un curioso procedimento per amalgamare gli ingredienti: sbriciolare il burro nelle farine come quando si prepara la pasta frolla (burro freddo che si consiglia di grattugiare per amalgamare più velocemente) e poi mettere a mollo nel latte in modo che risulti ben bagnato ma non troppo e lasciare riposare 15 minuti. Presumo che questo tipo di preparazione sia dovuta al fatto che si macinino “in casa” i chicchi (usando un frullatore, o il vecchio macinino del caffè) e che quindi non si ottenga una vera e propria farina. Come sia dopo l’ammollo si impasta con della farina d’avena e si procede spianando in forma tonda. Per la cottura in padella indica 15 minuti per lato

IL BANNOCK BISCOTTINO

Diciamolo francamente, la cottura in forno è migliore, l’impasto si cuoce bene anche all’interno, senza rischio di bruciacchiature e mezze cotture come in padella. Così elaborando appena un poco la ricetta precedente si ottengono dei gustosi (per il palato scozzese) biscottini (oatcake) da abbinare a un accostamento agrodolce, tipo formaggio e marmellata (o a burro/formaggio e miele).
La ricetta (qui) una miscela farina di grano (2 tazze) e d’avena (1 tazza), poco zucchero  e lievito, il solito pizzico di sale, burro a temperatura frigo, latte e yogurt (o il latticello se avete appena preparato il burro fresco). Procedere come al solito per la preparazione della pasta frolla (parte secca + burro  grattugiato) poi quando il burro è tutto sbriciolato aggiungere la parte liquida e mescolare con un cucchiaio di legno e poi continuare a impastare aggiungendo della farina fino a quando l’impasto non è più appiccicoso. Invece di usare gli stampini, modellare la pasta come un salame e tagliare a fette spesse 1 cm circa, se invece vogliamo fare dei biscottini rettangolari modellare un salamino più lungo e sottile (come per gli gnocchi). Cuocere a 200° per 10-15 min

IL BANNOCK LIEVITATO

Ed eccoci arrivare alla versione pane dolce lievitato, nella ricetta del Selkirk Bannock (qui e qui) si usa una farina forte (500 gr), lievito di birra, acqua o latte tiepido per attivare la lievitazione, un etto abbondante di burro (100-150 gr), 50/100 gr di zucchero e  uvetta a piacere.
Un tempo era preparato con la farina d’orzo, ma per farlo lievitare bene è preferibile la farina di grano; questo dolce più ricco è probabilmente il Bride bannock (bonnach Bride) descritto da Alexander Carmichael, che le donne sposate preparavano per la festa di Imbolc.

E mentre stiamo ai fornelli ascoltiamoci un po’ di musica tradizionale scozzese

Bannocks o’ bear meal

Sulla melodia tradizionale The Killogie nel 1688 Lord Newbottle scrisse una poesiola satirica, con il titolo di “Cakes o’ Croudy” (Crowdie è una densa pastella di farina e acqua preparata per la cottura sulla piastra). In Scozia questo tipo di satira si dice Pasquil proprio come le nostre “pasquinate” in cui il popolo sfoga il suo malumore verso i potenti. Trasformata da Robert Burns in una canzone giacobita per la raccolta dello “Scots Musical Museum” (1796). Anche James Hogg ha pubblicato un testo simile a quello di Burns con il titolo  “Cakes o’ Croudy”  (“Jacobite Relics”, 1819) che prende anche il titolo di Bannocks o Barley: nella canzone si rende omaggio ai guerrieri dei clan scozzesi (i Montanari della Scozia alta e delle Isole) che combatterono per cercare di rimettere sul trono l’ultimo pretendente della casa Stuart
lads wi the bannocks o’ barley (i ragazzi che mangiano panini d’orzo)

Non posso fare a meno di notare che anche i ribelli irlandesi del 1798 furono associati all’orzo “L’orzo che si muove nel vento”:  pare che sulle fosse comuni dove venivano seppelliti i “croppy boys“, crescesse l’orzo, germogliato dalle razioni di cibo che si portavano in tasca; così lo spirito del nazionalismo irlandese non poteva essere distrutto e tornava a rinasce.

Al momento in rete di Bannocks o Barley si trovano le versioni classiche nelle variazioni di Haydn, oppure nel The Complete Songs of Robert Burns, Vol. 6 (qui)

ASCOLTA Daniela Bechly su Spotify la versione classica su arrangiamento di F.J. Haydn; il testo è però “Argyle is my name” (testo qui)
ASCOLTA in verisone marcia del Gloucester Regiment detta anche “Kinnegad Slashers” (una variante di Brian O’Linn e per questo viene archiviata talvolta come melodia irlandese)

The Kinnegad Slashers
Bannocks o’ Barley Meal

LA VERSIONE DI ROBERT BURNS
Bannocks o’ bear meal (1),
Bannocks o’ barley,
Here’s to the Highlandman’s
Bannocks o’ barley!
I
Wha in a brulyie
Will first cry ‘ a parley’?
Never the lads
Wi the bannocks o’ barley!
II
Wha, in his wae days,
Were loyal to Charlie (2)?
Wha but the lads
Wi the bannocks o’ barley!


LA VERSIONE DI JAMES HOGGS
I
Bannocks o’ bear meal,
Bannocks o’ barley,
Here’s to the Highlandman’s
Bannocks o’ barley!
Wha in a bruilzie
will first cry ” a parley ?”
Never the lads
wi’ the bannocks o’ barley !
II
Wha was it drew
the gude claymore for Charlie ?
Wha was it cowed
the English lowns rarely ?
An’ clawed their backs
at Falkirk (3) fairly ?
Wha but the lads
wi’ the bannocks o’ barley !
III
Wha was’t when hope
was blasted fairly,
Stood in ruin (4)
wi’ bonny Prince Charlie?
An’ ‘neath the Duke’s (5)
bluidy paw dreed fu’ sairly ?
Wha but the lads
wi’ the bannocks o’ barley !
Traduzione italiano di Cattia Salto
Panini (tortino) di farina d’orzo (1),
panini d’orzo
per gli Highlanders
panini d’orzo!
I
Chi nella lotta
griderà per primo “tregua”?
Nessuno dei ragazzi
che mangia panini d’orzo!
II
Chi nei giorni del dolore
fu fedele a Carletto (2)?
Chi se non i ragazzi
che mangiano panini d’orzo?!


Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Panini (tortino) di farina d’orzo,
panini d’orzo
per gli Highlanders
panini d’orzo!
Chi nella lotta
griderà per primo “tregua”?
Nessuno dei ragazzi
che mangia panini d’orzo!
II
Chi ha sferrato il colpo con il suo valoroso spadone per Carletto?
Chi ha intimidito
le canaglie inglesi?
E artigliato finalmente
le loro schiene a Falkirk (3)?
Chi se non i ragazzi
che mangiano panini d’orzo?!
III
Chi fu, quando la speranza
venne spazzata via,
ad ergesi tra le rovine (4)
con il bel Carletto?
E sotto la zampa insanguinata
del Duca (5) tremò pieno di rimpianto?
Chi se non i ragazzi
che mangiano panini d’orzo?!

NOTE
1) bear (che si pronuncia proprio come la parola inglese per “orso” è un tipo particolare d’orzo coltivato nell’antichità nelle isole Orcadi, usato sia per la panificazione che per la birra. Gli storici presumono che sia arrivato nelle isole (Orcadi e Shetland) insieme ai vichinghi, è seminato in primavera e raccolto in estate ( per la sua rapida crescita è detto anche l’orzo dei 90 giorni).
2) il nostro Bonny Prince
3) la battaglia di Falkirk fu la più grande battaglia della Rivolta giacobita combattuta il 17 gennaio 1746 tra gli Inglesi e i sostenitori di Charles Edward Stuart  (vedi) già nel 1298 si era dispitata un’altra battaglia tra gli Inglesi e i ribelli scozzesi di William Wallace, vinta da Edoardo I a caro prezzo. Purtroppo, però, anziché riprendere l’avanzata verso sud,  il principe Carlo Edoardo preferì fermarsi a Inverness con l’intenzione di svernarvi.
4) Christian Souchon nella sua traduzione suggerisce ” si sacrificò fino alla morte”
5) il Duca di Cumberland chiamato dagli amici “il macellaio”, e paragonato ad un orso sanguinario:  gli scozzesi furono sconfitti pochi mesi dopo la vittoria di Falkirk nella battaglia di Culloden, anche quel giorno pioveva era il 16 aprile 1746 continua

FONTI
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/bannocks_o_bear_meal.htm
http://chrsouchon.free.fr/bannock.htm
http://chrsouchon.free.fr/croudy.htm
http://abcnotation.com/tunePage?a=www.campin.me.uk/Flute/Webrelease/Flute/09Duet/09Duet/0002

RICETTE
http://ontanomagico.altervista.org/alimentazione.html
http://ontanomagico.altervista.org/cereali.htm
http://outlanderkitchen.com/2014/08/13/bannocks-castle-leoch/
https://www.elizabethskitchendiary.co.uk/2013/04/orkney-beremeal-bannocks.html/
https://honey-guide.com/2013/11/24/bere-and-beremeal-bannocks/

https://www.bbcgoodfood.com/recipes/1129665/selkirk-bannock
https://foodanddrink.scotsman.com/food/a-history-of-the-selkirk-bannock-including-recipe-for-making-your-own/

Saltamartin Rampino (asino) e Papà del Gnoco

Saltamartin Rampino era il nome dell’asino  cavalcato da Papà del Gnoco nel Carnevale veronese, descritto da Giuseppe Peruffi. Ma l’opera più completa sull’argomento è quella di Alessandro Torri, studioso veronese vissuto tra il 1780 e il 1861 che nel 1818 pubblicò una raccolta di documenti, intitolata Cenni storici intorno all’origine e descrizione della festa che annualmente si celebra in Verona l’ultimo venerdì del Carnovale comunemente denominata Gnoccolare. (vedi)

PAPÀ GNOCO

E’ un rubicondo Babbo Natale con una livrea color panna cotta bordata di rosso con decori sempre in rosso applicati qua e là in modo da creare un effetto damascato, ai piedi calde babbucce con pon-pon,  in testa una tuba che sfida il gusto più roccocò, un mantello rosso alla Mandrake, e in mano un forchettone dorato come schettro, su cui è infilzato un grande gnocco trapuntato:  durante la sfilata, assieme ai suoi servitori, i gobeti o macaroni, cavalca l’asino aprendo la parata dei carri allegorici.

SANTA ASINA

L’asina e Gesù statual lignea nella  chiesa di Santa Maria in Organo – Verona

Sempre a Verona  nella chiesa di Santa Maria in Organo è custodita la statua della Muletta, una statua lignea del XIII secolo raffigurante Cristo sul dorso di un asinella.
Una leggenda vuole che questa statua lignea, arenatasi davanti alla porta della chiesa quando esisteva ancora il ramo dell’Adige ora interrato, dopo varie vicissitudini fosse raccolta e portata finalmente in chiesa. 
Secondo una tradizione popolare parallela, la statua conserva al suo interno la pelle dell’asino che portò Cristo a Gerusalemme attraverso la porta d’oriente. L’asino della domenica delle palme ebbe a capitare a Verona e fu ospitato proprio con tutti gli onori. Alla sua morte l’animale emise un raglio di grande intensità che fu udito da tutta la città.
E alla morte dell’animale furono resi grandi onori e le reliquie raccolte con devozione vennero deposte nel ventre della Musseta lignea. (tratto da qui)
Va da sè che Cristo e Mula furono entrambi equamente venerati dal popolo nelle processioni della Domenica delle Palme e del Corpus Domini (e la mula era teatralmente trascinata su delle ruote). La leggenda narra che ad un certo punto le autorità religiose di Verona si presero d’imbarazzo per la venerazione tributata dal popolo alla Santa Asina al punto da proibire la processione e da relege la sua statua in una zona secondaria della chiesa.

Sorge spontaneo domandarsi se in origine l’asina fosse cavalcata da un Dioniso in trionfo invece di un Cristo benedicente se come rilevato dallo stesso Dario Fo la mano che scolpì i due soggetti pare non sia la stessa; così il popolo nelle processioni primaverili riviveva le celebrazioni al mitico inventore del Vino con canti, musica e  entusiastiche grida “evoè” ( e banchetti).

LA PIETRA DELLO GNOCCO

In Irlanda hanno la pietra dell’Eloquenza a Verona invece c’è una pietra che, come nelle più belle favole, s’imbandisce magicamente; si trova in piazza San Zeno dove sorge la chiesa del santo patrono Zeno (eretta forse sul suo sepolcro). Il quartiere di San Zeno, esterno alle mura cittadine fino al ‘300, era  un quartiere popolare, i cui abitanti vivevano attorno all’elemosina e alle attività della basilica. La  leggenda vuole che un ricco benefattore Tommaso Da Vico nel suo testamento redatto nel 1531 lasciasse una donazione per dar da mangiare ai poverelli del quartiere (una volta l’anno) gnocchi, cacio e vino. Nel testamento ovviamente non c’è traccia del lascito ma viene descritto il luogo in cui l’illustre Da Vico avrebbe dovuto essere sepolto “vicino alla chiesa di San Zeno, adiacente al grande tavolo di pietra dove banchettavano i poveri, nel giorno di venerdì gnocolar” (l’ultimo giorno di Carnevale) (continua)

Relazione Dell’annuo Baccanale O Sia Gnoccolar Di Verona (1759): una tavola imbandita di gnocchi con commensali

Il luogo era in epoca romana una necropoli e si rinvengono ancora resti lapidei ornati con fregi, così è per la tavola menzionata “una grande tavola di marmo su un basamento formato da una trabeazione rovesciata, mentre il piedistallo è costituito da un’ara cilindrica decorata a bassorilievo con tre vittorie alate con trofei, accostate a fiori a sei petali e alternate a coppie di figure in tre edicole. È evidente che si tratta di reperti romani, riutilizzati per farne una tavola pubblica, a scopo benefico. Dietro la tavola, addossato al muro perimetrale di San Procolo, c’è anche il mausoleo di Tommaso da Vico del 1531. ” (tratto da qui)
Nel luogo è anche conservata una tomba romana ipogea con un sarcofago romano, senza iscrizione, dal coperchio rotto,ma non credete all’iscrizione non c’è il corpo di re Pipino, figlio di Carlo Magno, un tempo la vasca era piena d’acqua limpidissima con rinomate proprietà curative o addirittura miracolose, in quanto di provenienza ignota.

PECCATI DI GOLA

Quando si dice Verona si dice Pandoro eppure in origine si chiamava “Nadalin” e la sua ricetta risale al 1260 e la forma è quella di una Stella come la cometa dei Re Magi ma anche il Sole dell’Imperatore
LA RICETTA

Il Natalin dal Blog di Silva Avanzi Rigobello

La mia metà veneta da parte materna mi garantisce gnocchi fatti in casa quasi tutte le domeniche, ma leggendo qua e là sul Carnevale veronese mi sono imbattuta in un condimento che non conoscevo, così scrive Olivia Chierighini “Mia nonna li preparava con burro fuso, poco zucchero, cannella, scorza di cedro candito tagliato finissimo e Grana Padano grattugiato. La prima volta che ho tentato di proporli ai parenti lombardi, hanno fatto una faccia assai perplessa, ma voi provate fiduciosi: avete mai provato un piatto della tradizione veneta che non sia favoloso?”
LA RICETTA

I MACCHERONI

Ma a voler cercare il pelo nell’uovo non bisogna tacere che gli gnocchi prima di Colombo (e fino a tutto il Settecento) si facevano senza patate, e ancora si fanno solo con la farina gli «gnochi de malga».
Erano chiamati  maccheroni da cui certa poesia del XVI secolo prende il nome.
Così il Boccaccio scrive a proposito del paese di Bengodi
ed eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevan che far maccheroni e raviuoli, e cuocergli in brodo di capponi, e poi gli gittavan quindi giù, e chi più ne pigliava più se n’aveva; e ivi presso correva un fiumicel di vernaccia, della migliore che mai si bevve, senza avervi entro gocciol d’acqua.
I nostri gnocchi sono tondi e rotolano da una montagna di parmigiano per tuffarsi nel burro fuso
La ricetta storica qui
La ricetta del Paese di Bengodi qui
La ricetta della Lessinia di Giuseppe Peruffi qui

continua

FONTI
https://lamiaverona.jimdo.com/briciole/da-vico-e-il-bacanal/
http://luigi-pellini.blogspot.it/2009/06/il-culto-dellasino.html
http://www.larena.it/home/altri/speciali/la-citt%C3%A0-da-scoprire-3/5%C2%AA-puntata/%C3%A8-il-tavolo-su-cui-da-vico-serviva-gli-gnocchi-1.2730545

Una fetta di dolce della dodicesima notte

IL DOLCE DELLA BEFANA

La sera del 5 gennaio il corteo di Frau Holle riprende la via del ritorno per rientrare nel suo Regno, ma in Germania (come in buona parte dell’Europa eccezzione fatta per l’Italia) la sua festa è stata soppiantata dalla tradizione dei Re Magi. Sono loro a dare il nome ad un dolce speciale preparato per concludere le festività natalizie (la dodicesima notte) che cambia nome e ricetta a seconda delle regioni (con rimandi uno all’altro per quanto riguarda la preparazione e gli ingredienti).
Tutti questi dolci hanno mantenuto una caratteristica, di contenere nell’impasto una monetina o un fagiolo. La moneta stava come segno di buona sorte (a ricordo delle invocazioni per ottenere i favori della Dea dell’Abbondanza), il fagiolo ha invece una valenza più ambigua, ricordo di oscuri rituali che trovavano ancora un eco nell’elezione del Re Fagiolo durante il Natale medievale: è il Re del Disordine dei Saturnalia, ma anche il capro espiatorio che veniva immolato per il bene della comunità, un tributo in sangue agli spiriti della Terra per il Solstizio d’Inverno.

IL FAGIOLO MAGICO

Robert Graves – poeta, saggista e romanziere britannico contemporaneo – nel suo “The White Goddess” (La Dea bianca) ci racconta che per gli antichi i fagioli contenevano le anime dei morti, e per questa ragione evitavano di mangiarli. Il rimestarsi delle viscere e la flatulenza altro non sarebbero che il tormento delle anime imprigionate nel ventre che protestano per esser liberate.
Principio del caos e quindi utilizzato nei Saturnali per eleggere il Re del Disordine il fagiolo è collegato al mondo infero. Simbolo dell’amore ( le donne romane portavano un ciondolo con la sua forma) era collegato all’immortalità, visto che basta metterlo nell’acqua per farlo ritornare fresco.


Il fagiolo che esisteva in Europa nei tempi antichi è di un tipo specifico detto fagiolo dall’occhio (originario dall’Africa), più piccolo è bianco con una macchia di colore scuro («occhio»), in corrispondenza del punto di inserzione sul baccello. Per i Romani i fagioli erano un cibo della plebe, ma quando arrivarono i nuovi fagioli dall’America conquistarono soprattutto la tavola del ricco per la loro rarità, per rientrare nella tradizione alimentare comune non appena si diffusero con abbondanza. (continua)

IL DOLCE VITTORIANO

Nelle isole britanniche il dolce prende il nome di Twelfh Cake un dolce  a base di frutta secca (uva passa) e frutta candita che richiede una lunga lievitazione.
Sebbene sia un dolce medievale la prima ricetta storica risale al 1803 ed è stata scritta da John Mollard, in effetti i precedenti ricettari settecenteschi non danno istruzioni per la “Torta dodicina” (o “Torta della dodicesima notte” o ancora “Torta della mezzanotte”) perchè si dava per scontato che si sarebbe utilizzato la ricetta della torta nunziale, (vedi)  (che  in Irlanda è ancora la torta nunziale tradizionale).

RICETTA DEL 1803: Prendere Kg 3,175 di farina e metterla a fontana sulla spianatoia, aggiungere 1 cucchiaio da cucina abbondante di lievito e un pochino di latte tiepido. Iniziare ad impastare aggiungendo poi 450 gr. di burro a pezzetti, 600 gr di zucchero. Lasciar lievitare e solo dopo un’oretta aggiungere 2 kg di uvetta, 15 gr di cannella in polvere, 10 gr. di chiodi di garofano sempre in polvere, canditi a piacere. Porre l’impasto in una teglia ben imburrata e cuocere *. Una volta cotta la torta, sfornare, lasciar raffreddare e ricoprire con glassa colorata o bianca e con corone di zucchero
From John Mollard, The Art of Cookery. (London 1803).
(*nelle ricette vittoriane tutte le massaie sapevano come cuocere le torte, questa è una torta che richiede una lunga cottura a basse temperature – cioè 170-180 gradi, per almento 1 ora, ma l’unico modo per sapere se è cotta è la prova stecchino)
Per la ricetta moderna qui

la torta preparata da Ivan Day: una decorazione in stile Regency con piume del Principe di Galles, la rosa d’Inghilterra, il cardo della Scozia e il trifoglio d’Irlanda. Le decorazioni sono di “gum paste” (da  qui)
La torta della dodicesima notte della regina Vittoria, The Illustrated London News

La torta è pronta per essere sontuosamente rivestita con pasta di zucchero (detta anche fondente) lasciata bianca o color rosa-barocco e riccamente guarnita con ulteriori decorazioni in pasta di zucchero (o pasta di gomma) e  ghiaccia reale. Un tempo si utilizzavano degli stampi di legno oggi sono praticissimi quelli in silicone, ma per usare la sac à poche occorre un bel po’ di pratica e abilità.
Torte gigantesche e decorazioni elaborate con statue in pasta di zucchero o di mandorle a riprodurre scene pastoral divennero comuni nel Settecento-inizi Ottocento messe in bella mostra nelle vetrine delle pasticcerie più alla moda.

Le fonti letterarie e cronachistiche inglesi menzionano un “torta con il fagiolo” solo a partire dal XIV secolo a imitazione delle usanze nella corte francese  “La Roi de la Feve” (vedi), le due torte quella francese e quella inglese sono completamente diverse, essendo la seconda una variante più tradizionale dei pasticci in crosta medievali (vedi). Sebbene nel primo periodo Tudor si festeggiasse la Dodicesima notte con un ballo in maschera e una specie di gioco di ruolo, basato su dei personaggi stereotipati da impersonare, la tradizione prese piede solo nel Seicento.
La commedia “La Dodicesima Notte” di William Shakespeare fu scritta proprio come intrattenimento per alludere a questa festa natalizia, basata sul sovvertimento dei ruoli, in cui Viola si traveste da uome e il servo Malvoglio si spaccia per nobile. Già nel ‘500 circolava una commedia toscana dal titolo “Gl’ingannati”:” messa in scena originariamente dagli accademici senesi in seguito ad un sacrificio goliardico accaduto la notte dell’Epifania: avendo ognuno degli uomini bruciato (o finto di bruciare) i pegni d’amore delle proprie donne, queste ultime avevano preteso un risarcimento. Gli accademici composero quindi in tre giorni una commedia, dedicandola alle gentildonne. Nel prologo è menzionata espressamente la “notte di beffana” (corrispondente appunto alla dodicesima notte dopo il Natale).” (da Wikipedia). La commedia ebbe un largo successo e una grande diffusione con traduzioni e adattamenti in tutta Europa e fu sicuramente il modello e l’ispirazione per Shakespeare.

Nel 1870 la Regina Vittoria rimosse la festa dal calendario ufficiale  reputandola “poco cristiana” e troppo “casinara” e così  la tradizione della Twelfh Cake è scomparsa definitivamente nel Novecento lasciando il posto al Christmas pudding.

CHRISTMAS REVEL

Nel Medioevo cristiano il periodo del Natale era caratterizzato dall’abbondanza di cibo e bevande, che seguiva il periodo di digiuno iniziato con la quarta domenica prima del Natale e che terminava con la vigilia. Iniziavano così allo scoccare delle mezzanotte del 24 dicembre i 12 giorni del Natale o il Christmas revel, una sequenza di banchetti e divertimenti, in cui anche i contadini asserviti al feudo avevano il loro momento di riposo: niente corvèe e un banchetto offerto dal loro Sire.
Abbiamo svariati resoconti di questi banchetti natalizi alla corte inglese (continua) festeggiamenti che si concludevano all’Epifania (ma che potevano durare fino al 2 febbraio).

“Twelfth Night Revels in the Great Hall Haddon Hall Derbyshire from Architecture of the Middle Ages 1838”, Joseph Nash

Dal Seicento ci giunge una fonte in forma di poesia “Now, now the mirth comes“: è Robert Herrick a descrivere in versi lo svolgimento della festa nella dodicesima notte. (vedi anche qui)

Twelfth Night- Robert Herrick 1648
I
Now, now the mirth comes
With the cake full of plums (1),
Where bean’s the king (2) of the sport here;
Beside we must know,
The pea also
Must revel (3), as queen, in the court here.
II
Begin then to choose,
This night as ye use,
Who shall for the present delight here,
Be a king by the lot (4),
And who shall not
Be Twelfth-day queen for the night here (5).
III
Which known, let us make
Joy-sops (6) with the cake;
And let not a man then be seen here,
Who unurged will not drink,
To the base from the brink,
A health to the king and the queen here!
IV
Next crown the bowl full
With gentle lamb’s wool (7),
And sugar, nutmeg, and ginger,
With store of ale, too;
And this ye must do
To make the wassail a swinger.
V
Give then to the king
And queen, wassailing,
And though with ale ye be wet here,
Yet part ye from hence
As free from offence
As when ye innocent met here.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Adesso, adesso arriva l’allegria
con la torta piena d’uvetta
dove il Fagiolo è il Re di
questa Festa;
inoltre dovete sapere
che anche il pisello deve divertirsi, come regina, in questa dimora.
II
Inizia allora a scegliere,
com’è usanza di questa notte,
chi per questo momento dilettevole, sarà al posto del re
e chi non lo sarà
(chi) sarà la regina del dodicesimo giorno per questa notte
III
Come risaputo si facciano
bagatelle con la torta;
e allora  che non si abbia a vedere uomo che debba essere sollecitao per bere da cima a fondo,
alla salute del re e della regina
qui!
VI
Allora riempi la boccia fino all’orlo
con una dolce “lana d’agnello”;
aggiungi zucchero, noce moscata e zenzero e anche birra;
così si deve fare
per fare una grolla allegra
V
Date poi al Re
e alla Regina, che brindino
e sebbene con la birra vi dovete saturare, tuttavia vi allontanerete da qui, indenni dalla colpa
come quando innocentemente qui vi incontraste

NOTE
1) all’epoca con plum si indicava l’uva passa e non la prugna secca
2) va da sè che ci  fossero due dolci, uno per gli uomini (con un fagiolo nascosto all’interno) e uno per le donne (con un pisello nascosto all’interno) per eleggere il re e la regina della dodicesima notte. Se c’era un’unica torta con il fagiolo nell’impasto il primo che l’avesse  trovato avrebbe a suo piacere nominato il compagno da incoronare. Al posto del fagiolo nel Settecento-Ottocento si nascondeva una piccola statuetta del Bambin Gesù.
3) il re e la regina del Disordine avrebbero dettato legge durante i festeggiamenti impartendo ridicoli comandi a cui non si poteva disubbidire
4) il re della sorte
5)  è l’usanza medievale di iniziare ogni nuovo giorno al tramonto, così la dodicesima notte precede il dodicesimo giorno.
6) non sono proprio sicura della traduzione
7) il curioso nome di lana d’agnello si riferisce alla bevanda del wassail: nel Medioevo il liquido principale della grolla era birra calda aromatizzata con mele e spezie. Le ricette d’epoca prevedono la cottura in forno delle mele ridotte successivamente in purea e l’aggiunta di noce moscata, zenzero e zucchero. (continua)

L’ULTIMA CENA, IL BALLO E IL GIOCO DELLE CARTE

Al centro della festa oltre al cibo e alle bevande, i canti benaugurali, le danze e recite. Nell’Inghilterra della Reggenza non era insolito tra gli eventi sociali per la dodicesima notte, un gran ballo in maschera (Grand Christmas Ball, Children’s Ball o Family Ball) in cui si includevano anche i bambini.

HEY FOR CHRISTMAS: il resoconto di una movimentata dodicesima notte continua

Re e Regina Fagiolo sono seduti in alto sulla sinistra, sul fondo a destra un gruppo di orchestrali e al centro i mummers.

A inizi Ottocento la notte del 6 gennaio (oppure la sera della vigilia) iniziava con una cena in famiglia con amici e parenti, che metteva fine al Christmas Revel: dopo che era stato eletto dalla sorte il Re Fagiolo venivano distribuite delle carte speciali  che illustravano vari personaggi caricaturali, ritagliate dai giornali o comprate nelle pasticcerie insieme alle torte.
La festa però si poteva svolgere già nel pomeriggio al momento del tè in cui era servita la “torta del dodicesimo giorno”: da quel momento ci s’immedesimava nel personaggio estratto fino allo scoccare della mezzanotte: alla festa in maschera e al gioco partecipavano spesso anche i bambini.

Al centro la torta del fagiolo e sulla sinistra il cappello in cui sono riposti i biglietti da sorteggiare

Inizialmente i personaggi erano personaggi storici famosi o eroi leggendari che ricreavano una nobile corte al servizio del Re e della Regina, ma poi i loro nomi divennero buffi e assurdi come Prittle Prattle, Puddle Dock, Toby Tipple e Sir Tun Belly Wash. Il gioco del travestimento diventò successivamente gioco degli enigmi, un gioco da tavolo fatto con le carte dei vari personaggi abbinati ad un indovinello che rivelava il nome del personaggio stesso (vedi)
Le carte erano anche utilizzate per un divertente gioco delle coppie nel Ballo di Gala per la Dodicesima Notte

Al Christmas Ball troneggia sul tavolo del Buffet  una grande Twelft cake

A card drawing game developed in the 18th century, whereby each lady drew a card from the box held by a footman to the left of the entrance, and each gentleman drew a card from the same to the right. These cards were caricatures of Pairs. Thus Signor Croakthroat might by paired by Madame Topnote. The guests had to find their partner, and depending on the gaiety of the event, the amount of wine and negus consumed, and the inhibitions of the guests, the character roles had to be taken on in varying degrees of ‘spirit’ for the whole evening. Signor Croakthroat might, for example, be always clearing his throat, and singing musical scales, whilst Madame Topnote might enjoy making her fellow guests jump by occasionally emitting a loud high note! (tratto da qui)

I personaggi della Dodicesima notte Collezione Folgere, 1830

UNA FETTA DI BLACK BUN continua 

FONTI
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Text/Hone/january_6__epiphany.htm
https://whydyoueatthat.wordpress.com/2011/12/10/day-10-twelfth-night-cake/
http://www.historicfood.com/John%20Mollard’s%20Twelfth%20Cake.html
http://www.eatlocallyblogglobally.com/2010/11/recipe-for-dickensian-twelfth-cake.html
http://www.missfoodwise.com/2014/01/twelfth-cake.html/
https://guildhalllibrarynewsletter.wordpress.com/2014/01/02/twelfth-night-cake/
http://www.saburchill.com/history/articles/012.html
https://www.janeausten.co.uk/twelfth-night/

FRAU HOLLE, LA BEFANA NORDICA

In molte tradizioni europee troviamo la figura di una dea dell’abbondanza festeggiata nei primi giorni del nuovo anno, sebbene i nomi siano diversi, le loro storie sono comuni (vedi prima parte): nel mondo germanico era Frau Holle (denominata Frau Percht nelle regioni del Sud), la triplice Dea nella forma di Vecchia.

Elder of The Scar Clan, Joanna Powell Colbert

La buona Holla dagli occhi luminosi e dalle vesti candide come la neve era la Signora dell’Inverno, custode del focolare, protettrice della casa, degli animali domestici e dell’arte della filatura.
Nelle notti del Solstizio d’Inverno, ella scendeva sui campi innevati, per benedirli ed accertarsi che fossero fertili e pronti per le prossime semine. Cavalcava uno splendido corsiero bianco, e stormi di cicogne e rondini la precedevano e ne annunciavano l’arrivo. Al suo seguito v’erano invece bellissime divinità femminili, che volavano in groppa ai gatti, e le anime dei bimbi non nati o morti nei primi anni d’età.
In tal modo si recava a visitare ogni casa, entrando dalla cappa del camino, e spargeva i suoi doni di Luce e Fortuna su quelle in cui trovava armonia, pulizia ed ordine, così come su coloro che vi abitavano e che nella loro vita coltivavano le stesse buone virtù. Se invece trovava sporcizia, disordine e disarmonia, poteva anche maledirle, ed in ogni caso preferiva allontanarsene, ritirando la sua benedizione, la Fortuna e tutte le cose belle di cui era portatrice. (tratto da qui)

Frau Holle è associata con credenze e miti antichi: una dea paleolitica del mondo sotterraneo, signora del focolare, legata al culto delle acque e all’energia della terra. Figura in cui si sovrappongono e accomunano diverse divinità femminili norrene e germaniche, quali Hell sovrana del mondo sotterraneo, Frigg e Freya dea dell’amore e del matrimonio, Hertha dea della pace e della fertilità, la germanica Perchta, Berchta,  in una parola una Dea Madre. (continua)
La ritroviamo anche nell’immagine scandinava di Santa Lucia, come portatrice di Luce. La festa del nuovo anno era un tempo nelle terre e isole del Nord celebrato con un sacrificio alle Matronae, spiriti tutelari del luogo visualizzate in massi o acque lacustri, che sono soprattutto le antenate defunte della tribù. Nella festa si rinsaldavano i legami di sangue del clan e della stirpe (continua).

Le connotazioni negative di questa Signora metà Bianca e metà Nera viene dal Medioevo cristiano e dalla sua ossessione per il male e il diavolo (e la misoginia).

Il dipinto “Åsgårdsreien” del pittore norvegese Peter Nicolai Arbo raffigurante la caccia selvaggia, 1872, Galleria nazionale di Oslo (fonte Wikipedia): la controparte maschle del “Corteo delle fate” capeggiato dalla Grande Madre (continua)

LA BEFANA

Ritroviamo il mito in una fiaba dei fratelli Grimm, Madama Holle che prende anche il titolo italiano di Fata Piumetta che quando sprimaccia il suo cuscino fa nevicare sulla terra; due sorelle una chiara, l’altra scura sono sottoposte ad una prova da Frau Holle (una vecchia del mondo infero) e la prima viene premiata con una pioggia d’oro per la sua bontà e laboriosità, l’altra viene punita con una pioggia di pece per i suoi modi sgarbati, il comportamento collerico e la sua pigrizia.
Le fiabe sono un racconto che attingono agli archetipi e pescano nel mare oscuro dell’inconscio, ma i suoi personaggi sono stereotipati e duali: così Frau Holle, la megera in fondo al pozzo è la madre archetipa, la madre positiva, mentre la vedova sulla Terra è la matrigna, la madre negativa.
Ma soprattutto la fiaba descrive Frau Holle come l’epifana di una dea del focolare che premia i bambini buoni e le brave massaie che tengono la casa in ordine, le pazienti filatrici. E’ dalla laboriosità e dalla dedizione, che scaturisce l’abbondanza e la fortuna stessa, guarda caso il vocabolo tedesco Pech, che significa pece è sinonimo di sfortuna.

IL DOLCE DELLA BEFANA

La versione svizzera Dreikönigskuchen

La notte del 5 gennaio  il corteo di Frau Holle/ Berchta riprende la via del ritorno per rientrare nel suo Regno, ma in Germania (come in buona parte dell’Europa eccezzione fatta per l’Italia) la sua festa è stata soppiantata dalla tradizione dei Re Magi. Sono loro a dare il nome ad un dolce speciale preparato per concludere le festività natalizie (la dodicesima notte) che diventa a seconda delle tradizioni culinarie  DreikönigskuchenGalette Des Rois, Roscón De Reyes, Ciambella dei Re Magi  (solo in Piemonte la torta mantiene il nome di Fugassa d’la Befana)

Tutti questi dolci hanno mantenuto una caratteristica, di contenere nell’impasto una monetina o un fagiolo. La moneta stava come segno di buona sorte (a ricordo delle invocazioni per ottenere i favori della Dea dell’Abbondanza), il fagiolo ha invece una valenza più ambigua, ricordo di oscuri rituali che trovavano ancora un eco nell’elezione del Re Fagiolo durante il Natale medievale: è il Re del Disordine dei Saturnalia, ma anche il capro espiatorio che veniva immolato per il bene della comunità, un tributo in sangue agli spiriti della Terra per il Solstizio d’Inverno.

LA FESTA DEL RE

“La dodicesima notte”, Jan Steen (1668) – Museo di Stato, Kassel, Germania

Diversi dipinti fiamminghi illustrano con dovizia di particolari i commensali attorno al tavolo mentre festeggiano il Re Fagiolo: sono variamente intitolati “La dodicesima notte” o “il Re Beve” a causa dei numerosi brindisi fatti in suo onore e secondo i suoi ordini, i personaggi sono ritratti in pose sguaiate visibilmente ubriachi e satolli di cibo. Nel quadro  di Jan Steen è il bambino in piedi sulla panca ad aver trovato il fagiolo nella sua fetta di dolce, ha in testa una coroncina di carta ed sta bevendo un sorso di vino aiutato da una vecchia nonnina (forse una suora). Il gruppo di musicanti che circondano la tavola sono chiaramente dei poveri questuanti invitati ad entrare per cantare gli auguri di Buon Anno. Una tradizione ampiamente documentata nel wassailing britannico!

La versione francese Gâteau de Rois: tanta pasta sfoglia con un ripieno di crema frangipane

L’unico personaggio ad essere decisamente brillo e dalla posa scomposta è la madre, che dopo aver versato il vino nel bicchiere del figlioletto lo guarda bere con un sorriso beato sulle labbra, è lei la Regina della Festa designata dal bambino!
Nell’andare del tempo la festa è diventata  più un gioco di società e una festa per bambini che un baccanale. Dopo che il padrone di casa raffigurato da Jan Steen ha tagliato il dolce, servito in tavola dalla fatesca, in tante fette quanti sono i commesali, più una detta fetta del Buon Dio -o della Vergine -o dei Re Magi  (la part du bon Dieu) è stato il bambino a stabilire l’ordine con cui dovevano essere distribuite tutte le fette: Chi trova il fagiolo nella propria fetta verrà incoronato Re della Festa e potrà scegliere la sua Regina. Per alcuni l’usanza diventa anche la scusa per un festoso brindisi: il Re della Festa, dovrà, ovviamente, svuotare il suo bicchiere tutto d’un fiato, mentre gli altri scandiranno: «Le Roi (oppure la Reine) boit, le roi boit, le roi boit…» (tratto da qui)

continua  

FONTI
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Text/Hone/january_6__epiphany.htm
http://ontanomagico.altervista.org/solstizio-inverno.html
http://www.meiningermuseen.de/pages/startseite/programm/sonderausstellungen/rueckblick-ausstellungen/200910-frau-holle—mythos-maerchen-und-brauch-in-thueringen/fachbeitraege-zur-ausstellung.php
https://www.cavernacosmica.com/simbologia-del-sambuco/
http://www.lovingenergies.net/pt/Elderberry-Tree-of-the-Goddess-Holla/blog.htm
http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Dee_Befana.htm
http://www.lasoffittadellestreghe.it/shoponline/frau-holle-holda-dea-dellinverno/
https://wunderkammern.wordpress.com/2010/08/04/frau-holle/
http://storia-controstoria.org/personaggi-e-miti/frau-holle-divinita-femminile-della-terra-che-passo-dallinverno-allinferno/

LE RICETTE
http://ilblogdichiaraoscura.blogspot.it/2014/11/cucina-i-dolci-dei-re-magi-la-gallette.html
http://www.angiecafiero.it/2012/01/03/dreikonigskuchen-o-dolce-dellepifania-svizzera/
http://www.ricettedicultura.com/2013/01/galette-de-rois-per-lepifania.html
http://www.comoju.es/2010/01/roscon-de-reyes.html
http://www.angiecafiero.it/2012/01/03/ciambella-dei-re-magi-liguria-di-ponente/
https://occitania.land/it/blog/la-fugassa-della-befana-dolce
http://cuciniera.blogspot.it/2013/01/la-focaccia-della-befana.html