‘Nel giorno di San Patrizio i miei pensieri mi porteranno a casa’

traduzione italiano di Cattia Salto del post di Stephen Salzano 
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Erin grá mo chroí – Ireland Love of my Heart

Appena in tempo per la festa di San Patrizio, ecco alcune notizie su un bellissimo e triste lamento di un emigrante che lascia l’Irlanda per la città di New York, nella speranza di vita migliore, per sfuggire ai morsi della povertà e della fame in Irlanda.
Ma la nostra protagonista vorrebbe ritornare a casa, alla ‘terra benedetta da San Patrizio’. Questa è un canto molto triste ed evocativo, pieno di malinconia, che replica la situazione disperata della gente d’Irlanda (Erin per il poeta). Con tutta probabilità la nostra emigrante è una giovane signorina mandata dalla sua famiglia a New York dai parenti e amici già sul posto, e non ritornerà mai più in Irlanda. Mi commuovo veramente quando ascolto questa canzone che la mia amica Edina dall’Ungheria mi ha fatto conoscere quasi due anni fa.

‘On the day that I did part, sure it broke my mother’s heart’. ‘Will I ever see my dear folks anymore ?’

È probabile che la povera ragazzina venga mandata in America dalla sua famiglia come tanti altri in cerca di una vita migliore, l’emigrazione era incoraggiata e i genitori sapevano che il meglio che potevano fare per i loro figli era mandarli in America, magari per unirsi alla famiglia già lì, che aveva avuto successo con la propria vita. La famiglia in America avrebbe potuto mandare i soldi in Irlanda, come per l’Adergoole 14, quando il costo della navigazione attraverso l’Atlantico dall’Irlanda, per la classe passeggeri, era di circa 700 sterline nel denaro di oggi , l’equivalente a circa tre anni di salario.

Lament irlandese tradizionale sull’emigrazione: origine sconosciuta; in Irlanda la tradizione ottocentesca la collegò all’emigrazione in America a seguito della Grande Carestia

Erin gra mo chroi significa “Ireland love of my heart” ed è il lamento degli emigranti irlandesi per la loro terra natia.

Da una prima rapida ricerca, non sono riuscito a trovare nulla sulla provenienza di questa canzone -e per ora ci rinuncio- così includerò solo alcune informazioni molto interessanti sulla famosa spiaggia nella canzone – ovvero un plausibile candidato! Cosa abbastanza facile da trovare, dato che i coloni irlandesi a New York hanno grandi comunità in solo due spiagge urbane della città.

L’emigrazione irlandese a New York

Gli Irlandesi-americani arrivarono in America negli anni coloniali (prima del 1776) con l’aumento dell’immigrazione negli anni del 1820, dovuta alle povere condizioni di vita in Irlanda. Ma l’ondata più grande dell’emigrazione irlandese arrivò dopo la Grande Carestia del 1845. (da Wiki)

‘For to gaze upon the scenes of New York’.

Potevano esserci due spiagge urbane con grandi comunità di irlandesi, io ho scelto Rockaway Beach, Queens

Mentre lo skyline di Manhattan è visibile in lontananza, la spiaggia di Rockaeay sembra un mondo a parte (tratto da qui)

Erin grá mo chroí

Maya Johanna

Cherish the Ladies


chorus
Ohh Erin grá mo chrói,
you’re the dear old land to me
You’re the fairest that my eyes did e’er behold
You’re the land Saint Patrick blessed
You’re the bright star of the west
You’re that dear little isle so far away
I
At the setting of the sun,
when my long day’s work was done
I rambled down the seashore for a walk
And I being all alone I sat down upon a stone
For to gaze upon the scenes of New York
II
With the turf fire burning bright
on a cold dark winter’s night
And the snow flakes falling
gently to the ground
When Saint Patrick’s Day has come,
my thoughts will carry me home
To that dear little isle so far away.
III
On the day that I did part,
well it broke my mother’s heart
Will I never see my dear ones anymore?
Not until my bones are laid
in the cold and silent grave
In my own native land so far away
Traduzione italiano Cattia Salto
Coro
Erin cuore mio,
sei la cara vecchia patria per me
la più bella che i miei occhi abbiano mai visto,
Sei la terra benedetta da San Patrizio,
la stella luminosa dell’Ovest,
la cara piccola isola tanto lontana!
I
Al tramonto del sole quando la mia lunga giornata di lavoro era finita,
passeggiavo sul lungomare.
tutta sola. e mi sedevo su una pietra
per osservare lo scenario di New York
II
Con il fuoco di torba che brilla luminoso
in una fredda notte d’inverno
e i fiocchi di neve che cadono
lievi a terra,
nel giorno di San Patrizio
i miei pensieri mi porteranno a casa
alla cara piccola isola tanto lontana!
III
Il giorno i cui partii,
beh spezzai il cuore alla mia mamma
rivedrò ancora i miei cari genitori?
Non finchè le mie ossa saranno sepolte
nella fredda e silenziosa tomba (1)
nella mia patria tanto lontana!

[NOTE
1) la sepoltura nella terra degli avi è un topico di tutti gli emigranti, in particolare del popolo irlandese N.d.T.]

Contesto storico

The Great Irish Famine in Songs Erick Falc’her-Poyroux, « The Great Irish Famine in Songs », [La grande carestia irlandese nelle canzoni di Erick Falc’her-Poyroux, «La grande carestia irlandese nelle canzoni»], Revue Française de Civilization Britannique [Online], XIX-2 | 2014, online dal 1 ° maggio 2015, connessione il 30 settembre 2016. URL: http: // rfcb.revues.org/277; DOI: 10.4000 / rfcb.277

‘Those in power write the history, those who suffer write the songs’ Frank Harte (1933-2005), [“I potenti scrivono la Storia, quelli che faticano scrivono Canzoni”] Frank Harte

Per quanto prevenuta possa essere la citazione iniziale del cantante e collezionista irlandese Frank Harte, un’analisi delle canzoni popolari della Grande carestia irlandese merita uno studio accurato, in quanto si troveranno in esse punti di vista raccolti da un’esperienza palpabile e vivida, e tracce della storia irlandese più spesso descritta con aride statistiche, piuttosto che la sua realtà di tragedia umana. Si ritiene generalmente che siano sopravvissute pochissime canzoni dell’era della carestia: è davvero una testimonianza del potere e dell’importanza della musica e delle canzoni tradizionali, e in Irlanda, in particolare, di quelle persone analfabete in esilio o in punto di morte che trovavano la forza di esprimere le loro disgrazie in una forma così poetica ed elaborata

[Le sofferenze dell’Irlanda tra il 1845 e il 1850 potrebbero difficilmente essere sopravvalutate, e gli effetti si possono ancora sentire nella vita di tutti i giorni dopo più di 150 anni: con oltre 8 milioni di abitanti sull’isola nel 1841 e poco meno di 6,5 milioni oggi, Irlanda è l’unico posto in Europa la cui popolazione è diminuita dal 1840. In confronto, la popolazione dell’Inghilterra (circa 13,6 milioni nel 1841) è quasi quadruplicata, a c. 53 milioni oggi.]

Il contesto musicale

L’Irlanda ha avuto un’eccezionale reputazione musicale per secoli, e uno strumento raffinato, l’arpa, ha rappresentato lo simbolo nazionale almeno dal XIII secolo. Anche nelle classi più povere, la musica era una parte importante della vita quotidiana irlandese, come dimostrano i resoconti lasciati a noi da numerosi testimoni, soprattutto dal XVIII secolo in poi: tutti i poveri, sia uomini che donne, imparano a ballare, e sono estremamente appassionati allo svago. Un ragazzo cencioso, senza scarpe o calze, è stato visto in una stalla, condurre una ragazza con la stessa postura di un minuetto: l’amore per la danza e la musica è quasi universale tra di loro

Il secondo e più popolare tipo di canto popolare oggi in Irlanda, tuttavia, è un genere chiamato “ballad singing”: è uno sviluppo relativamente tardo che è stato estremamente popolare in tutta Europa ed è apparso nell’Irlanda urbana durante il 17 ° secolo, probabilmente sotto l’influenza dei coloni scozzesi, soprattutto nella parte settentrionale dell’isola. In genere è cantato in inglese e racconta una storia sui temi classici dell’amore, del denaro, del bere, dell’emigrazione, ma anche su temi più politici: la ballata per definizione non è una ballata se non quando è diffusa oralmente […]. Definita nei termini più semplici, la ballata è una canzone popolare che racconta una storia. […] Ciò che chiamiamo ballata è sempre una narrazione, è sempre cantata su una melodia circolare e viene sempre imparata dalle labbra degli altri piuttosto che dalla lettura.

Le canzoni irlandesi

Una canzone tradizionale, essendo spesso il lavoro di un autore anonimo o dimenticato, può essere naturalmente considerata l’espressione rappresentativa di una comunità; e, essendo ancora cantato dalle generazioni successive, avrà superato con successo la prova del tempo. La sua continua manipolazione di generazione in generazione assicura che sia permanente.

Thread da mudcat.org

In ordine cronologico inverso: https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=16424&messages=54#3981413

  1. Tom Lenihan imparò la canzone da un venditore semi-ambulante di ballate di strada Billy Nevin di Kilrush nei primi anni ’30 – lo sentì cantare mentre vendeva ballate al mercato locale di bestiame.
    Non era sicuro di quanti anni avesse Bully, ma tutti qui (a Miltown Malbay) si riferiscono a lui come “il vecchio” – fu tragicamente ucciso in un incidente stradale nel 1935, e la data di nascita risalire alla prima metà del XIX secolo (1860-1870)
    La pratica dei venditori di ballate era di scrivere o recitare le canzoni che vendevano a una tipografia che li produceva su ordinazione.
    Se Nevin seguì questa pratica e se la versione di Tom è l’unica fonte tradizionale è altamente probabile che la canzone provenga dalla tradizione orale piuttosto che da un’altra fonte stampata
  2. Controllato ‘Irish Emigrant Songs and Ballads’
    di Wright – sorprendentemente la canzone non è inclusa.
    Riascoltando la nostra registrazione, sono convinto che sia una canzone pre-carestia, anche se ITMA dovrebbe essere in grado di confermare o negare questo.
    https://www.itma.ie/
  3. La maggior parte delle canzoni di questo tipo risale alla seconda metà del 19 ° secolo e sono certo che questo è il caso qui

The Maid Of Culmore (irish Cúil Mór )

The song was brought to Terre Celtiche by Stephen Salzano  “So this song is of the Maid of Cúil Mór (Culmore in Northern Ireland a small town in Derry, County Londonderry, Northern Ireland. It is at the mouth of the River Foyle). It is Irish traditional with origin unknown and many variations.see more
[Il brano è stato portato nel Blog Terre celtiche da Stephen Salzano  “questa canzone è Maid of Cúil Mór (Culmore, nell’Irlanda del Nord, una piccola città a Derry, nella Contea di Londonderry, nell’Irlanda del Nord, alla foce del fiume Foyle), è un tradizionale irlandese dalle origini sconosciute e in molte varianti.”]

A irish song of exile in which a girl from Cúil Mór leaves for America in search of a new life. In the eighteenth century Derry was one of, if not the, most important Ulster port in the emigration trade.
[Un brano dell’esilio di origine irlandese, in cui a partire per l’America in cerca di fortuna è una ragazza di Cúil Mór]

A SLOW AIR

A beautiful and haunting slow air, a locally popular song about Irish emigration. “The literary media have ignored this locally popular song, and the traffic of itinerant farm workers from Donegal and Derry is enough to explain its transmission to Scotland. Culmore, about two miles from Derry city, stands where the Foyle river widens into Lough Foyle, witnessing the departure of the tender with passengers for the ocean liner that used to pick them up off Moville.” (from ITMA)
[Bella e evocativa melodia, conosciuta in modo circoscritto, sull’emigrazione irlandese “I media letterari hanno ignorato questa canzone popolare localmente e il traffico di braccianti stagionali tra Donegal e Derry è sufficiente a spiegare la sua diffusione in Scozia. Culmore, a circa due miglia dalla città di Derry, si trova dove il fiume Foyle si allarga nel Lough Foyle, testimone delle partenza di navette passeggeri per l’imbarco sul transatlantico che li prelevava al largo di Moville”]

Emigration from Derry

“In the years leading up to the Famine the Cooke brothers, John and Joseph, established a small trading fleet between Derry and North America. On ships sailing out of Derry emigrants were carried; on the return voyages the cargo was timber. As a result of the Famine the numbers emigrating rocketed. In 1847 over 12,000 people left Derry, over 5,000 on ships owned or chartered by J. & J. Cooke. After 1847 the numbers emigrating declined quite dramatically. Another important shipping company at this time was the McCorkell Line, founded by William McCorkell and continued by his son Barry. The catchment area for the port of Derry included nearly all of counties Donegal, Londonderry and Tyrone. A small number came from even further a field, including some from counties Fermanagh, Antrim, Roscommon and Leitrim. The Derry shipping companies were eventually forced out of the passenger trade by the steamships operating out of Glasgow and elsewhere. The last passenger voyage by a Derry-owned ship to New York was made in 1873. Those wishing to travel to North America were now carried down the Foyle in paddle tenders to Moville where they were transferred to the transatlantic steamships.” (from here)
[“Negli anni precedenti alla carestia i fratelli Cooke, John e Joseph, fondarono una piccola flotta commerciale tra Derry e il Nord America. Sulle navi che salpavano da Derry venivano trasportati gli emigranti; durante il viaggio di ritorno il carico era di legname. Come conseguenza della carestia, i numeri dell’emigrazione salirono alle stelle. Nel 1847 oltre 12.000 persone lasciarono Derry, oltre 5.000 su navi possedute o noleggiate da J. & J. Cooke. Dopo il 1847, i numeri dell’emigrazione diminuirono in modo drammatico. Un’altra importante compagnia di navigazione in questo momento era la McCorkell Line, fondata da William McCorkell e portata avanti da suo figlio Barry. Il bacino di utenza del porto di Derry comprendeva quasi tutte le contee di Donegal, Londonderry e Tyrone. Un piccolo numero proveniva da altre aree, compresi alcuni dei paesi di Fermanagh, Antrim, Roscommon e Leitrim. Le compagnie di navigazione di Derry furono infine costrette a lasciare il traffico passeggeri alle navi a vapore che operavano a Glasgow e altrove. L’ultimo viaggio di un passeggero da una nave di proprietà di Derry a New York fu fatto nel 1873. Coloro che volevano recarsi in Nord America vennero trasportati lungo il Foyle in “tender” a remi verso Moville dove erano trasferiti sulle navi a vapore transatlantiche”.]

Legacy in Navan 1998

The Maid Of Culmore

Cara Dillon – The Redcastle Sessions live


Verse 1
Leavin’ sweet lovely Derry.
For fair London town.
There is no finer harbour.
All around can be found.
Where the youngsters each evenin’.
Go down to the shore.
And the joy bells are ringin’.
For the maid of Cúil Mór.
Verse 2
The first time I saw her.
She pass-ed me by.
And the next time I saw her.
She bade me good-bye.
But the last time I saw her.
It grieved my heart sore.
For she sailed down Lough Foyle
and away from Cúil Mór.
Verse 3
If I had the power.
The storms for to rise.
I would make the wind blow out.
I’d darken the skies.
I would make the wind blow high.
And the salt seas to roar.
To the day that my darlin’.
Sailed away from Cúil Mór.
Verse 4
To the back parts of America.
My love I’d go and see.
For its there I know no-one.
And no-one knows me.
But if I don’t find her.
I’ll return home no more.
Like a pilgrim I’ll wander.
For the maid of Cúil Mór.
Verse 5 (added) 
Now the maid lies a-waitin’.
As the light starts to fade.
For she’s bound home to Erin.
To the land our Lord made.
But the next time I see her.
I will grieve never more.
For she’ll e’er be my true love.
She’s the Maid of Cúil Mór.
Traduzione italiano Cattia Salto
I
Nel lasciare la dolce e cara Derry
per la bella Londra
non c’è un porto più bello
che si possa trovare nei dintorni
dove i giovani ogni sera
scendono alla spiaggia
e le campane allegre suonano
per la fanciulla di Culmore.
II
La prima volta che la vidi
mi passò accanto
la volta successiva che la vidi
mi disse ciao
ma l’ultima volta che la vidi
mi fece male al cuore
perchè navigava nel Loug Foyle
per lasciare Culmore.
III
Se potevo
comandare alla tempesta
avrei fatto soffiare il vento forte
fino a oscurare il cielo
avrei fatto soffiare il vento forte
e ruggire il mare
nel giorno in cui la mia cara
salpò da Culmore
IV
Nel Nord America
andrei a trovare il mio amore
perchè laggiù non conosco nessuno
e nessuno mi conosce
ma se non dovessi trovarla
non ritornerei più a casa
e come un pellegrino vagabonderei
per la fanciulla di Culmore
V
Adesso la fanciulla mi aspetta
quando la luce si affievolisce
perchè è ritornata a casa in Irlanda
nella terra che nostro Signore creò
e la prossima volta che la vedrò
non mi rattristerò più
perchè lei sarà sempre il mio vero amore,
lei la fanciulla di Culmore

NOTE
This song tells a bitterly sad and melancholic story of unrequited love, never fulfilled, of emigration of the Irish people to America in search of a better life, of invocation of the power of the storm and the sea to stop the ship from sailing to America, and of the maids final journey back to her home country. Two versions are included with slightly different lyrics. Origin is unknown. The boy falls in love with her ‘but the last time I saw her, it grieved my heart sore. For she sailed down Lough Foyle and away from Culmore’ and ‘on the day that my love sailed away from Culmore’. She sails for America down Lough Foyle (‘for she sailed down Lough Foyle and away from Culmore’). Meanwhile, the boy who has fallen in desparate love with the maid, tries to stop the ship from sailing by calling on the storm and the sea ‘I would make the wind blow high, for the salt sea to roar’. He travels to the ‘back parts of America’, ‘to the north of America, my love I’ll search for’ . If he doesnt find her he says ‘I’ll return home no more, but like a pilgrim I’ll wander, for the maid of Cúil Mór’. Finally, the ending becomes obscure. In one version the maid returns to Ireland ‘now the maid lies a-waiting, as the light starts to fade’ possible meaning she is dying but will make her last journey by ship back to her home country; then does the boy finally meet her again ? ‘but the next time I see. I will grieve never more’. But we dont know if he actually ever does meet her again. (Stephen Salzano)
[Questa canzone racconta la storia amaramente triste e malinconica di un amore non corrisposto, mai realizzato, di emigrazione del popolo irlandese in America in cerca di una vita migliore, di invocazione del potere della tempesta e del mare per fermare la nave dalla navigazione in America e del ritorno definitivo della fanciulla nel suo paese d’origine. Due versioni sono incluse con testi leggermente diversi. L’origine è sconosciuta Il ragazzo si innamora di lei  ‘but the last time I saw her, it grieved my heart sore. For she sailed down Lough Foyle and away from Culmore’ and ‘on the day that my love sailed away from Culmore’ ..e cerca di fermare la nave in partenza invocando la tempesta e il mare ‘I would make the wind blow high, for the salt sea to roar’. He travels to the ‘back parts of America’ ... Infine, il finale diventa oscuro. In una versione la fanciulla torna in Irlanda ‘now the maid lies a-waiting, as the light starts to fade’  il possibile significato è che sta morendo, ma farà il suo ultimo viaggio in nave nel suo paese d’origine; allora l’innamorato finalmente la incontra di nuovo? Eppure non sappiamo se in realtà l’ha mai incontrata di nuovo. (Stephen Salzano)]

1) according to who sings (or of the reference period) the name is the Irish one of Derry or the English one of Londonderry (see “The town I loved so well”)
[a secondo di chi canta (o del periodo di riferimento) il nome è quello irlandese di Derry o quello inglese di Londonderry (vedi “The town I loved so well”)]

THE MAID OF COOLMORE

In Scotland the name of the original Irish place is crippled in various ways, for Belle Stewart is Kilmore (see), while the Bothy Band called it Coolmore
[In Scozia il nome del luogo irlandese originario viene storpiato in vari modi, per Belle Stewart  è Kilmore mentre i Bothy Band lo chiamano Coolmore]
Bothy Band & Tríona Ní Dhomhnail


I
From sweet Londonderry,
to the fair London Town
There is no other nicer harbour,
anywhere to be found
Where the children each evenin’,
is a-playin’ around the shore
And the joybells are ringin’,
for the maid of Cúil Mór.
II
The first time that I met her,
she passed me by
The next time that I met her,
she bade me goodbye
But the last time that I met her,
she grieved my heart sore.
For she sailed down Lough Foyle,
and away from Cúil Mór.
III
If I had the power,
the storm to rise
I would blow the wind higher,
for to darken the skies
I would blow the wind higher,
to make the salt seas to roar
On the day that my love sailed,
away from Cúil Mór.
IV
To the north of America,
my love I’ll search for
For there I know no one,
nor no one knows me
But should I not find her,
I’ll return home no more
But like a pilgrim I will wander,
for the maid of Cúil Mór.
Traduzione italiano Cattia Salto
I
Dalla cara Londonderry
per la bella Londra
non c’è un altro porto più bello
che si possa trovare nei dintorni
dove i ragazzi ogni sera
giocano in spiaggia
e le campane allegre suonano
per la fanciulla di Culmore.
II
La prima volta che la vidi
mi passò accanto
la volta successiva che la vidi
mi disse ciao
ma l’ultima volta che la vidi
mi fece male al cuore
perchè salpava dal Loug Foyle
per lasciare Culmore.
III
Se potevo
comandare alla tempesta
avrei fatto soffiare il vento più forte
fino a oscurare il cielo
avrei fatto soffiare il vento più forte
e ruggire il mare
il giorno in cui il mio amore
salpò lontano da Culmore
IV
Nell’America del Nord
cercherei il mio amore
perchè laggiù non conosco nessuno
e nessuno mi conosce
ma se non dovessi trovarla
non ritornerei più a casa
e come un pellegrino vagabonderei
per la fanciulla di Culmore

SOURCES

https://celticandhistoryobsessions.music.blog/2019/02/08/the-maid-of-cuil-mor/
https://www.irishtune.info/tune/3177/
https://celticandhistoryobsessions.music.blog/
https://www.itma.ie/digital-library/sound/maid_of_culmore_john_butcher_senior
https://www.itma.ie/inishowen/song/maid_of_culmore_denis_mcdaid
https://www.itma.ie/inishowen/song/maid_of_culmore_corney_mcdaid
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=19653
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=34974
https://mainlynorfolk.info/danny.spooner/songs/themaidofculmore.html
http://old-fashionedcharm.blogspot.com/2012/03/irish-ballad-maid-of-culmore.html
http://www.celticlyricscorner.net/bothyband/maid.htm

The Streams of Bunclody

An emigration song written by an Irishman in America it is a nostalgic lament for his village Bunclody, on the Slaney River in Wexford County. The period is that of mid-late nineteenth century, although the date of its first publication is 1903 (in “Music of Ireland” by Neill). From America the song has rebounded in Ireland.
Also titled “The Maid of Bunclody” this song begins with the verse “Oh were I at the moss house“, the melody is quite similar “Cuckoo is a pretty bird ” which also includes a stanza: the verses are a classic of the genre , the nostalgia for a girl from which the protagonist had to leave because of economic hardship, the nostalgia for the village where he spent his youth and left all his relatives.

[Una emigration song scritta da un irlandese in America e nostalgico della sua Bunclody, sul fiume Slaney nella contea di Wexford. Il periodo è quello di metà-fine Ottocento, anche se la data della sua prima pubblicazione è il 1903 (in “Music of Ireland” di Neill). Dall’America la canzone è rimbalzata in Irlanda.
Anche intitolata “The Maid of Bunclody“, inizia con il verso “Oh were I at the moss house”, la melodia è abbastanza simile a “Cuckoo is a pretty bird” di cui riprende anche una strofa: i versi sono un classico del genere, la nostalgia per la ragazza da cui il protagonista si è dovuto allontanare a causa della ristrettezze economiche, la nostalgia per il paesello dove ha trascorso la sua gioventù e ha lasciato tutti i suoi parenti.]

In spite of this song’s popularity, there is remarkably little information on it; the Roud index gives only one example – the version recorded from Mrs Nellie Walsh of Wexford in 1948. Colm O Lochlainn gives a version of it in his ‘Irish Street Ballads entitled ‘The Maid of Bunclody and the Lad She Loves so Dear’ which he says he learned from his father, who came from Kilkenny. It seems to have first appeared in print in a Broadside version published in 1846. There is a local tradition that ‘The Streams of Bunclody’ was written in America by an immigrant from County Wicklow and sent back to Ireland

Jim Carroll

Nonostante la popolarità della canzone abbiamo poche informazioni su di essa; l’indice Roud cita un solo esempio – la versione registrata da Nellie Walsh di Wexford nel 1948. Colm O Lochlainn riporta una versione in ‘Irish Street Ballads” dal titolo ‘The Maid of Bunclody and the Lad She Loves so Dear’ che ci dice aver appreso dal padre, il quale proveniva da Kilkenny. Pare sia stata stampata la prima volta in un Broadside del 1846.”
(Jim Carroll)

A local historian Fr. Séamus de Vál is convinced that the current version of the melody derives from the transcription in the book “Irish Street Ballads” published in 1939 by Colm Ó Lochlainn of Kilkenny, a version that became popular after the performance of the group ” Emmet Spiceland “when they sang it at Croke Park for the 1968 hurling final.
For the local people melody see in the session page

Uno studioso di storia locale Fr. Séamus de Vál è convinto che la versione attuale della melodia derivi proprio dalla trascrizione nel libro “Irish Street Ballads” pubblicato nel 1939 da Colm Ó Lochlainn di Kilkenny, una versione diventata popolare dopo l’esibizione del gruppo “Emmet Spiceland” quando la cantarono a Croke Park per la finale di hurling del 1968.
Per la melodia originaria della popolazione locale vedi  https://thesession.org/tunes/12770

Luke Kelly

Sam Lee – The Moss House – live on The Ayala Show

Sean Doyle in The Light and the Half-Light 2004

Studio Group in Wold Music Ireland Vol. 1 2006

Deirdre Starr in “Between the Half Light” 2016

Oh were I at the moss house (1), where the birds do increase,
At the foot of Mount Leinster or some silent place,
By the streams of Bunclody where all pleasures do meet,
And all I would ask is one kiss from you, sweet.

Oh the streams of Bunclody they flow down so free,
By the streams of Bunclody I'm longing to be,
A-drinking strong liquor in the height of my cheer,
Here's a health to Bunclody and the lass I love dear.

The cuckoo (2) is a pretty good bird, it sings as it flies,
It brings us good tidings, and tells us no lies,
It sucks the young birds' eggs to make its voice clear
And the more it cries cuckoo the summer draws near (3).

If I was a clerk and could write a good hand,
I would write to my true-love that she might understand,
For I am a young fellow who is wounded in love
Once I lived in Bunclody, but now must remove.

If I was a lark and had wings I could fly
I would go to yon arbour where my love she does lie,
I'd proceed to yon arbour where my true love does lie,
And on her fond bosom contented I would die.

'Tis why my love slights me, as you may understand,
That she has a freehold and I have no land,
She has great store of riches, and a large sum of gold,
And everything fitting a house to uphold.

So fare you well father and my mother, adieu
My sister and brother farewell unto you,
I am bound for America my fortune to try,
When I think on Bunclody, I'm ready to die.

NOTES
1) As early as 1700, moss was used as an insulator and sealant in country houses.
Sometimes the cottage was built on a layer of moss or near by shrub covered with moss

or with moss on the roof
2) the cuckoo (male) no longer sings once the season of love is over (end of May);

the cuckoo is like a seer for his alleged longevity. see
3) floating verses from the song of the cuckoo 
The cuckoo is a fine bird he sings as he flies,
He brings us good tidings and tells us no lies.
He sucks the sweet flowers to make his voice clear,
And the more he cries cuckoo, the summer is nigh 

Traduzione italiano Cattia Salto
Oh vorrei essere nella casetta con il muschio (1),
dove gli uccelli prosperano,
ai piedi del Monte Leinster o in un altro luogo solitario,
presso i torrenti di Bunclody dove si riuniscono tutti i piaceri,
e tutto ciò che chiederei è un tuo bacio, mia cara.

Oh i torrenti di Bunclody scorrono liberi,
vorrei essere presso i torrenti di Bunclody,
a bere liquore forte all'apice della gioia,
alla salute di Bunclody e della ragazza che amo.

Il cuculo (2) è un bel uccellino, canta in volo,
ci porta buone notizie, e non dice bugie,
succhia le uova degli uccellini per schiarire la voce (3)
e più egli grida, più l'estate si avvicina.

Se fossi uno studioso e sapessi scrivere bene
scriverei al mio amore affinchè capisca,
che io sono un giovanotto ferito dall'amore
che un tempo viveva a Bunclody, ma che ora deve partire.

Se fossi un allodola con le ali volerei
e vorrei andare in quel pergolato dove giace il mio amore,
mi dirigerei verso quel pergolato dove giace il mio amore,
e sul suo amato seno potrei morire contento.

Ecco perchè il mio amore mi ignora, come si può ben capire,
perchè lei è benestante e io non ho terra,
lei ha tante proprietà e una grande somma in oro
e tutto quanto necessario per mantenere una casa.

Così addio padre caro e madre, addio
sorella e fratello addio anche a voi
sono in partenza per l'America a cercare la fortuna
quando penso a Bunclody, sono pronto a morire.

NOTE
1) Già dal 1700 il muschio veniva utilizzato come isolante e sigillante 

nelle case di campagna o nei capanni dei taglialegna/cacciatori.
Talvolta si costruiva sopra uno strato di muschio o si addossava le abitazioni ad arbusti
ricoperti da muschio e, bagnando la costruzione, si velocizzava il suo processo di crescita.
2) il canto del cuculo è foriero di Primavera, anche perchè una volta terminata la stagione

dell’amore (fine maggio), il cuculo (maschio) non canta più.
La sua presunta longevità (nei proverbi si dice “”Vecchio come il cucco”) lo ha trasformato
in veggente.  vedi
3) versi fluttuanti dalla canzone del cuculo
The cuckoo is a fine bird he sings as he flies,
He brings us good tidings and tells us no lies.
He sucks the sweet flowers to make his voice clear,
And the more he cries cuckoo, the summer is nigh

Airdí Cuan, a song of exile

A song in Irish Gaelic, a song of exile, is widespread with various titles: Airdí Cuan, Ard Ti Chuain, Aird (Ard) Ui Chuanin (Cuan), Aird to Chumhaing, Ardai Chuain, also translated into English with the title “Quiet Land of Erin”
The piece was composed by John McCambridge (aka Seán Mac Ambróis 1793-1873) from Mullarts (Co. Antrim, Northen Ireland) in the middle of the 19th century. The tradition of Glenariffe, however, attributes the authorship of the piece to Cormac Ó Néill, a native of Glendun but resident at Glenariffe.
[Un canto in gaelico sulla nostalgia per la terra natia abbandonata dall’emigrante è diffuso con vari titoli: Airdí Cuan, Ard Ti Chuain, Aird (Ard) Ui Chuanin ( Cuan),  Aird a Chumhaing, Ardai Chuain, versificato anche in inglese con il titolo “Quiet Land of Erin
Il brano è stato composto da John McCambridge (alias Seán Mac Ambróis 1793-1873) di Mullarts (  Co. Antrim,  Irlanda del Nord) a metà del XIX secolo. La tradizione di  Glenariffe tuttavia attribuisce la paternità del brano a Cormac Ó Néill, nativo di Glendun ma residente a Glenariffe.]

Firstly we listen to the melody played with the harp by Kim Robertson
[Prima di tutto ascoltiamo la melodia suonata con l’arpa da Kim Robertson]

and by Alan Stivell -Airde Cuan
[e dall’arpa di Alan Stivell]

IRIS GEALIC VERSION
LA VERSIONE IN GAELICO

The first transcription of the song comes from Robert McAdam who collected it in the 1830s by John McCambridge. Eoin Mac Néill published the text in 1895 and in 1912 Eleanor Hull wrote the translation in English. Dónal Kearney writes  in his Blog:”The story of Airdí Cuan is told from the perspective of a Glensman who has moved over the sea to Scotland. From Ayrshire, he can still see the hills of Antrim and he longs for his home in Glendun and the beautiful hillside at Airdí Cuan. One story goes that McCambridge left his native Glendun, perhaps to escape the potato famine, and settled in Ayrshire where he ultimately died pining for the hills of home, still visible on the western horizon. Airdí Cuan tells of his love for the ‘cuckoo glen’; (Glendun) and of playing hurling at Christmas on the ‘white strand’ (the beach at Cushendun).
Another school of thought believes that, while McCambridge was considering emigrating to the Mull of Kintyre, he stood atop Ardicoan and imagined himself over in Kintyre looking back on his native soil. However, the process of writing the song made him so homesick that he decided not to go in the end, and thus spent the rest of his days in Ireland!
[La prima trascrizione del brano ci viene da Robert McAdam che la raccolse negli anni del 1830 da  John McCambridge.  Eoin Mac Néill pubblicò il testo nel 1895 e nel 1912 Eleanor Hull scrisse la traduzione in inglese. Del brano Così scrive Dónal Kearney nel suo Blog: “La storia di Airdí Cuan è raccontata dal punto di vista di un Glensman che è emigrato oltre il mare in Scozia. Dall’Ayrshire, può ancora vedere le colline di Antrim e desidera ardentemente la sua casa a Glendun e la splendida collina di Airdí Cuan. Una storia racconta che McCambridge lasciò la natia Glendun, forse per sfuggire alla carestia delle patate, e si stabilì nell’Ayrshire dove alla fine morì struggendosi per le colline di casa, ancora visibili all’orizzonte verso occidente. Airdí Cuan racconta del suo amore per Glendun e del gioco dell’hurling a Natale sulla spiaggia di Cushendun. Altri credono che, mentre McCambridge stava pensando di emigrare al Mull di Kintyre, si trovava in cima ad Ardicoan e si immaginava a Kintyre mentre guardava verso la sua terra nativa. Orbene il processo di scrittura della canzone lo ha reso così nostalgico, che alla fine ha deciso di non andare, e così ha trascorso il resto dei suoi giorni in Irlanda!]

Eamonn ó Faogáin live

Celtic Tradition in “An Irish Christmas Album” recorded in 1987 when there was still the GDR
[Nel “An Irish Christmas Album” registrato nel 1987 quando c’era ancora la DDR]

Maighread Ni Dhomhnaill & Tríona Ní Dhomhnaill

Ciara McCrickard


Anúna in Omnis  1996 (III, I)

Maggie Boyle in Patriot Games 1992 in Reaching Out

I
Dá mbeinn féin in Airdí Cuan (1)
in aice an tsléibhe úd ‘tá i bhfad uaim
b’annamh liom gan dul ar cuairt
go Gleann na gCuach (2) Dé Domhnaigh.
Curfá:
agus och, och Éire ‘lig is ó
Éire lonndubh (3) agus ó
is é mo chroí ‘tá trom is é brónach.
II
Is iomaí Nollaig ‘bhí mé féin
i mbun abhann Doinne (4) is mé gan chéill
ag iomáin ar an trá bhán
is mo chamán bán i mo dhorn liom (5).
III
Nach tuirseach mise anseo liom féin
nach n-airím guth coiligh, londubh nó traon,
gealbhán, smaolach, naoscach féin,
is chan aithním féin an Domhnach.
IV
Dá mbeadh agam féin ach coit is rámh
nó go n-iomarfainn ar an tsnámh
ag dúil as Dia go sroichfinn slán
is go bhfaighinn bás in Éirinn.


I
If I were in Airdí Cuan (1)
beside that mountain far from me,
it would be seldom I would not go visiting
to Gleann na gCuach(2) on a Sunday
Chorus:
And oh, oh, Ireland, ‘lig is ó
Blackbird (3) Ireland and ó
and my heart it is heavy and sorrowful
II
It’s often in a Christmas Day I was
in Cushendun (4)
and me without sense
hurling on the white strand
and my hurling stick in my fist (5)
III
Aren’t I tired here alone
That I don’t hear the voice of a cockerel, blackbird, or corncrake
sparrow, thrush, snipe (6)
and I don’t even know when it’s Sunday (7)
IV
If only I had a boat and oar
so that I may row on the water
desiring of God that may I reach safety
and that I may die in Ireland
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Se fossi a  Articoan
accanto a quella montagna che (ora) è lontana
raramente non andrei a visitare
il Glendun di domenica
Coro
e oh, oh, Irlanda, ‘lig is ó
merlo d’Irlanda e ó
e il mio cuore è affranto
II
Spesso a Natale ero
a Cushendun,
spensierato,
a giocare a hurling sulla spiaggia
con la mia mazza in pugno
III
Non sono infelice, qui da solo
dove non riesco a sentire il canto della beccaccia, del merlo, del re di quaglie,
del passero, del tordo e del beccaccino
e nemmeno so quando è domenica?
IV
Se solo avessi una barca e remi
così da vogare sulle acque
e Dio volendo arrivare sano e salvo
e poter morire in Irlanda!


NOTE
* in the blog of Dónal Kearney there are two translations in English, one literal and the other more poetic. here is the most literal translation, while for my translation into Italian I made a summary of the two translations [nel blog di Dónal Kearney ci sono due traduzioni in inglese, una letterale e l’altra più poetica. qui si riporta la traduzione più letterale, mentre per la mia traduzione in italiano ho fatto un compendio delle due traduzioni]
1) Articoan is located above Knocknacry; between Cushendall and Cushendun at the northeast corner of County Antrim in Northern Ireland [Articoan si trova sopra Knocknacry; tra Cushendall e Cushendun all’angolo nord-est della contea di Antrim nell’Irlanda del Nord]
2) Glendun: Glen of the Dun river or Brown Glen is one of the famous Glens of Antrim [Glendun: Glen of the Dun river o Brown Glen  è uno dei famosi Glens di Antrim]
3)
Agus och, och Éire ‘lig is ó
Éire lionn dubh orm is ó
(And oh Ireland, all of Ireland
Ireland who I miss
4) Cushendun is a picturesque Cornish style village built specifically for his wife by Lord Cushendun [Cushendun un pittoresco villaggio in stile cornovaglia fatto costruire appositamente da Lord Cushendun per la moglie.]
5) the hurling game is an Irish national sport; the day mentioned in the song is the Boxing day or December 26, the day dedicated to outdoor activities in the British Isles
[il gioco dell’hurling è uno sport nazionale irlandese che si gioca con mazza e palla: il giorno citato nella canzone è il Boxing day ovvero il 26 dicembre, il giorno consacrato per le attività all’aperto che nelle Isole Britanniche è dedicato allo sport.]
6) as in ancient Gaelic chants the birds are part of the healing process of the soul [come negli antichi canti in gaelico gli uccelli sono parte del processo di guarigione dell’anima]
7) the question is a rhetorical figure: “Sunday has no meaning for me without these things” [la domanda è una figura retorica:  la domenica è per me priva di significato, valore senza queste cose]

 

The song was also recorded as “The Land of Erin” by Mairí Ní She & Katie McMahon and “River of Live” by Pól Brennan, Guo Yue & Joji Hirota and Tristan.
[Il brano è anche stato registrato con il titolo di The Land of Erin da Mairí Ní She & Katie McMahon e con il titolo di River of Live da Pól Brennan, Guo Yue & Joji Hirota e da Tristan.]

The Quiet Land of Erin

The song was written into English for some recordings as “The Quiet Land of Erin” in the 1930s.
[Il brano è stato versificato in inglese con il titolo di The Quiet Land of Erin. per alcune registrazioni negli anni 1930]
The Corries

Sandy Denny 1968

and for lovers of bel canto
[e per gli amanti del bel canto]
The Celtic Tenors


Joan O’Hara version
I
By myself I’d be in Ard Ti Chuain
Where the mountains stand away
And ‘tis there I’d let the Sundays pass (go)
In a quiet (cuckoo’s) glen above the bay
(chorus)
agus och och Eire lig is o
Eire leanndubh agus o
The quiet land of Erin
II
But my heart is weary all alone
And it sends a lonely cry
To the land that sings above (beyond) my dreams
And the lonely Sundays pass me by.
III
I would travel back the twisted years
Through (in) the bitter wasted wind
If the Lord (God) above would let me lie
In a quiet place above the whins.


Seán Ó Gallochoir version
I
I wish I were in Ardti Cuan
Near yon mountain far away.
I would seldom let the Sunday go
From the Cuckoo’s glen across the bay.
Chorus:
And it’s oh dear Ireland, you’re my home!
Far from you I had to roam
And so my heart is sore and heavy.
II
It is many a Christmas Day I had
In Cushendun while still a lad;
Hurling on the White Shore Strand
With my good ash hurley in my hand.
III
But the grave is waiting for us all;
The whole wide world must heed its call.
It steals the mother from her brood
As it stole away my boyhood.
IV
If I only had a boat and oar,
I would row to Erin’s shore
Trusting God to see me o’er
In time to die in Ireland.
Traduzione in italiano Cattia Salto
versione di Joan O’Hara
I
Per me vorrei essere a Articoan
le cui montagne si stagliano in lontananza
è lì che passerei le domeniche
in una valle tranquilla sopra la baia
Coro
agus och och Eire lig is o
Eire leanndubh agus o
la bella terra di Erin
II
Ma il mio cuore è stanco del suo esilio
e grida solitario
alla terra che canta oltre i miei sogni
e le domeniche solitarie scivolano via.
III
Viaggerei indietro negli anni piegati
dal vento amaro della desolazione (1)
se il Signore in Cielo mi accoglierà
in un bel posto nella brughiera


versione di Seán Ó Gallochoir
I
Vorrei essere a Articoan
accanto a quella montagna in lontananza
raramente non andrei a visitare di domenica
la valle del Cuculo al di là della baia
Coro
E’ così cara Irlanda, tu sei la mia casa!
Lontano da te ho dovuto peregrinare
e così il mio cuore è afflitto
II
Sono molti i giorni di Natale che ho vissuto
a Cushendun quando ero ancora un ragazzo
a giocare ad hurling sulla Spiaggia Bianca
con la mia bella mazza in mano
III
Ma la tomba attende tutti
l’intero mondo deve ubbidire al suo richiamo.
Ruba la madre dalla sua nidiata
come ha rubato la mia giovinezza.
IV
Se avessi solo una barca a remi
vogherei alla riva d’Erin
confidando che Dio mi protegga
per morire infine in Irlanda

NOTE
1) ho tradotto un po’ liberamente il verso, credo si riferisca ai duri e amari anni della carestia quando molti Irlandesi hanno dovuto abbandonare la loro terra per non morire di fame

LINK
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=10469
https://mainlynorfolk.info/sandy.denny/songs/thequietlandoferin.html
https://songoftheisles.com/2013/05/31/aird-ui-chuain/
https://durrushistory.files.wordpress.com/2012/06/a-history-of-protestant-irish-speakers.pdf
https://songsinirish.com/aird-a-chuamhaing-anam-lyrics/
http://www.celticlyricscorner.net/anam/aird.htm
http://www.celticlyricscorner.net/mcmahon/land.htm
http://www.celticlyricscorner.net/trisan/river.htm
http://www.celticlyricscorner.net/domhnaill/aird.htm
http://www.celticlyricscorner.net/anuna/ardaigh.htm
http://www.irishbodhrans.com/news/read/7/very-old-poem-about-cushendun-by-john-mccambridge
https://www.donalkearney.com/blog/airdi-cuan

Banks of Newfoundland sea shanty

Leggi in italiano

There are several sea songs entitled “the Banks of Newfoundland”, not to be properly considered variations on the same melody, even if they share a common theme, the dangers of fishing or navigation offshore of Newfoundland.

As a first approach I classified the titles on the first verse and grouped a first block.

  • Me bully boys of Liverpool
  • O you western ocean labourers
  • Come all me lads and fair young maids

Me bully boys o’ Liverpool

Probably the best known version of “the Banks of Newfoundland”, describing the dangers of winter navigation in the North Atlantic.
The incipit is as a warning song directed to the “bully boys” of Liverpool (or Belfast according to the Irish Rovers version): they are mostly Irish workers of the mid-nineteenth century who let themselves be attracted by the short engagement time on an Atlantic line ship without realizing the hard working conditions (see the Black Ball Line study)
The ballad perhaps began in Ireland as a broadside, but it became popular as forebitter song (or capstan shanty) on the sailing ships carrying emigrants from Britain to America during the 19th century, and was preserved by maritime singers in both Newfoundland and Nova Scotia.

Black Ball Line clipper in a strong wind: the largest sails have been reefed, and the highest sails closed

Ewan MacColl & A. L. Lloyd from Blow Boys Blow, 1957
Lloyd notes “In winter, the westward run from Liverpool to New York was a hard trip for packet ships, through heavy ships, contrary winds, sleet and snow. The large crews were kept busy reefing as the gales increased or piling on canvas whenever the wind abated.  The Banks of Newfoundland sets out the picture of a hard Western Ocean crossing before the days of steam.” (from here)

Great Big Sea (from I to III, V,  see) same melody but marching trend

I
Me bully boys o’ Liverpool,
I’ll have you to beware,
When ye sail in the packet ship (1),
no dungaree jumpers wear (2);
But have a big monkey jacket (3)
all ready to your hand,
For there blows some cold nor’westers (4)/on the Banks of Newfoundland!
Chorus
We’ll scrape her and we’ll scrub her
With holystone and sand (5),
And we think of them cold nor’westers
On the Banks of Newfoundland.
II
There was Jack Lynch from Ballynahinch,
Mike Murphy and some more (6),
I tell ye where, they suffered like hell
on the way to Baltimore;
They pawned (7) their gear in Liverpool
and they sailed as they did stand,
there blows some cold nor’westers
on the Banks of Newfoundland.
III
The mate he stood on the fo’c’sle (8) head, and loudly he did roar:
“Now rattle (9) her in, my lucky lads!
We’re bound for America’s shore!
Go wash the mud off that dead-man’s face
and heave to beat the band (10),
For there blows some cold nor’westers
on the Banks of Newfoundland!”
IV
So now it’s reef and reef (11), me boys,
with the canvas frozen hard,
And it’s mount and pass (12) every mother’s son
on a ninety-foot tops’l yard.
Never mind about boots and oilskins,
but haul or you’ll be damned!
For there blows some cold nor’westers
on the Banks of Newfoundland.
V
And now we’re off the Hook (12), me boys,
and the lands are white with snow,
But soon we’ll see the pay table
and have all night below;
And on the docks, come down in flocks,
them pretty girls will stand,
Saying, “It’s snugger with me
than it is at sea on the Banks of Newfoundland.”

NOTES
1) “Packet ships” used to carry mail from Britain to America.
2) dungaree (dungeon ) jumper, jacket= denim jacket
3) “monkey jacket” because of its resemblance to the short jacket of the trained monkeys, it was a short, close-fitting wool jacket with double-breasted and pewter buttons favored by sailors; we find the term in Melville “no more monkey jackets and tarpaulins for me”. Yet even the toughest woolen jacket was not free to become soaking wet under a storm. For these sailors waterproofed their clothes, shoes and hair with resinous substances
4) the wind that blows from NW pushes in the South-East direction, in the wind rose it is called the Mistral wind
5) the maintenance work of the hull is carried out in the dry dock, where the ship is taken to dryness, but not having a special port basin the ship was pulled to shore at high tide and made to lay on its side
6) the crews of the Atlantic packet ships were for the most part Irish
7)  as Italo Ottonello teaches us “At the signing of the recruitment contract for long journeys, the sailors received an advance equal to three months of pay which, to guarantee compliance with the contract, it was provided in the form of “I will pay”, payable three days after the ship left the port, “as long as said sailor has sailed with that ship.” Everyone invariably ran to look for some complacent sharks who bought their promissory note at a discounted price, usually of forty percent, with much of the amount provided in kind. “The purchasers, boarding agents and various procurers,” the enlisters, “as they were nicknamed,” were induced to ‘seize’ the sailors and bring them on board, drunk or drugged, with little or no clothes beyond what they were wearing, and squandering or stealing all sailor advances.
8) “Fo’c’sle” is a contraction of “fore castle” (fore = foreward), the living quarters inside the hull of a ship.
9) 
In Dana Rattle down, Rattle up
10) “to beat the band” = very briskly; very fast; or “to beat all” in the sense of “doing your best” but also excelling with other clippers, especially with regard to navigation times (see here)
11) Written incorrectly as “reef and reif”: To “reef” sail is to furl and lash it to the “topsl yard” or any other yard. The crew did this while standing on a single line which they would “mount” and sometimes “pass” another shipmate to do the job.
12)  Mudcat “Mount and Pass meaning to go out on the yard (the rope is called a stirrup hence the “mount”) and pass canvas as its reefed up”
13) “The Hook” is a reference to Sandy Hook in the Long Island sound

O you western ocean labourers

The second version shares a text similar to the first one, with different melody, but resumes part of the transportation song Van Diemen’s Land (British broadside ballad [Laws K25] for variant see here, here)

Siobhan Miller from Strata 2017 (I, II, IV, V)

Teyn from Far From The Tree 2016 they follow the traditional text spread in Cornwall, with an instrumental arrangement all of their own. Reported by John Farr’s testimony of Gwithian on the north coast of Cornwall, in Canow Kernow (Cornwall songs full text here)

I
O you western ocean labourers
I’ll have you all beware (1),
when you’re working on a packet ship no dungaree oil skin (2) wear.
But have a big monkey jacket
already at your command
and I’ll bid  farewell to the Virgin rocks (3)/
On the Banks of Newfoundland.
Chorus:
We’ll rub (scrape) her and scrub her
With holy stone and sand,
And we’ll bid farewell to the virgin rocks On the Banks of Newfoundland.
II
As I lay on my bunk one night
a’dreaming all alone.
I dreamt I was in Liverpool
‘way up by Marylebone (4),
With my true love there beside me
and a jug of ale in my hand,
But I woke quite brokenhearted, boys on the Banks of Newfoundland.
III (5)
We had one Lynch from Ballinahinch,
Jimmy Murphy and Mike Moore;
It was in the winter of sixty-two,
Those sea-boys suffered sore,
For they’d pawned their clothes in Liverpool,
And sold them out of hand (6),
Not thinking of the cold Northwesters
On the Banks of Newfoundland
IV (7)
We had one female passenger,
Bridget Riley was her name,
she was fourteen years transported boy for playing not the game (8)
But she tore up her flannel petticoats To make mittens for our hands,
For she couldn’t see the poor boys freeze
On the Banks of Newfoundland.
V
And now we’re off Sandy Hook, my boys,
And the land’s all covered with snow,.
The tug-boat take up our hawser
And for New York we will tow;
And when we get to the Black Ball dock,
All the boys and girls there will stand, for if we are here we cannot be there on the Banks of Newfoundland.

NOTES
1) or “Ye rambling boys of Erin, ye rambling boys, beware” (see)
2) dungaree jumpers
3) or “For there blows some cold Northwesters”.Virgin Rocks are a series of rocky ridges just below the surface of the ocean on the Grand Banks of Newfoundland
4) Marylebone – an affluent inner-city area of central London, located within the City of Westminster. It is sometimes written as St Marylebone (or, archaically, Mary-le-bone). Marylebone is roughly bounded by Oxford Street to the south, Marylebone Road to the north, Edgware Road to the west and Great Portland Street to the east. A broader definition designates the historic area as Marylebone Village and encompasses neighbouring Regent’s Park, Baker Street and the area immediately north of Marylebone Road, containing Marylebone Station, the original site of the Marylebone Cricket Club at Dorset Square, and the neighbourhood known as Lisson Grove as far as the border with St John’s Wood. The area east of Great Portland Street up to Cleveland Street, known as Fitzrovia since the 1940s, is considered historically to be East Marylebone. (tratto da qui)
5) the Teyn line:
We had Jack Lynch from Ballinahinch
Mike Murphy and some more
And I’ll tell you boys they suffered like hell
On the way to Baltimore
For they’d pawned their gear in Liverpool
And sailed as they did stand
For they’d pawned their gear in Liverpool
Not thinking of Newfoundland
6)  “They pawned their clothes in Liverpool and sold their notes of hand”
7) the Teyn line:
Well we had one female passenger
Bridget Reilly was her name
Unto her I had promised marriage
And on me she had claim
For she tore up all her petticoats
To make mittens for my hands
Saying I can’t see my true love freeze
On the Banks of the Newfoundland,
8)  “Play the Game” it means taking risks, not following the rules; probably refers to poaching, among the reasons for deportation to the penal colonies of Australia

Stan Hugill version: capstan shanty

Again thanks to the meticulous work of Hulton Clint (or Ranzo, nicknamed the YouTube chanteyman, from Hartford, Connecticut) that gives us back the sea shanty version as reported by Stan Hugill, an obvious parody of the sea shanty Van Diemen’s Land. In  “Shanties from the Seven Seas” Hugill writes: “Still in the realms of convict ships and transportation, we have next the old forebitter often used as a capstan song, The Banks of Newf’n’land. Its convict connection is the fact that it was really a parody of an older forebitter, itself originally a shore ballad called Van Diemen’s Land, a song often sung in Liverpool and as a forebitter often heard in Liverpool ships. A note attached to the record The Singing Sailor states that “Versions can still be heard in Scotland and Ireland, but it is in Liverpool and Salford (Lancs.) that the song lives most vigorously”. It tells of the sufferings of poachers transported to Van Diemen’s Land.”

I
Ye ramblin’ boys o’ Liverpool,
ye sailor men beware,
When you go in a Yankee packet ship, no dungaree jumpers wear;
But have a monkey jacket
all up to your command,
For there blows some cold nor’westers
On the Banks of Newfoundland.
Coro
We’ll wash her and we’ll scrub her down
With holystone and sand,
And we’ll bid adieu to the Virgin Rocks
And the Banks of Newfoundland.
II
We had one Lynch from Ballynahinch, Spud Murphy and Mike Moore,
‘Twas in the winter of seventy-three those sea-boys suffered sore;
They popped their clothes in Liverpool, sold them all out of hand,
Not thinkin’ on the cold nor’winds,
On the Banks of Newfoundland.
III
We had a lady fair aboard,
Kate Connor was her name,
To her I promised marriage, and on me she had a claim;
She tore up her flannel petticoats to make mittens for my hands,
For she could not see her true love freeze
On the Banks of Newfoundland.
IV
I dreamed a dream the other night,
and I thought I was at home,
Alongside of my own true love,
and she in Marybone (1);
A jug of ale all on my knee, a glass of ale in hand,
But when I woke, my heart was broke
On the Banks of Newfoundland.

NOTES
1) Liverpool’s popular district

DANCE TUNE

Come all me lads and fair young maids

Another melody for the version without refrain that shows the process of transformation through the oral tradition of a text that changes as time passes and situations. Sometimes considered as a song distinct from the previous ones referring to work on fishing vessels.
Pete Shepheard from They Smiled As We Cam In, 2018 
who noted : This is one of my favourite songs and I seem never to have tired of it since I first recorded it from St Andrews fisherman Tom Gordon in 1964. He learned it in turn from a man who had sailed on the whaler fleet out of Leith in the early 1900s. This is the only version I have come across that is modernised into the steam boat era – and incidentally dated in the text to 1906.

Matthew Byrne live, instrumental arrangement by Matthew Byrne & Billy Sutton

I
Come all me lads and fair young maids, come all ye sports beware,
when you go steamboat sailing,
no dungaree jackets wear;
And always wear a life belt,
or keep it close at hand,
there blows a cold nor-westerly wind on the Banks of Newfoundland.
II
We had on board some passengers
the Swedies and some more
’Twas in the year of nineteen-six that we did suffer sore,
We pawned our clothes in Liverpool, we pawned them every hand,
not thinking of the nor-westerly winds on the Banks of Newfoundland.
III
And we had on board a fair young maid, Bridget Wellford was her name,
To her I promised marriage
and a pawn she had a claim ;
She tore her flannel petticoats
to make mittens for my hands,
she would not see her true love perish on the Banks of Newfoundland.
IV
Last night as I lay in my bunch I dream a pleasent dream,
that I was back in Scotland beside a flowing stream;
with the girl I love on my knee and a bottle in my hand,
I woke up broken hearted
on the Banks of Newfoundland.
V
Now we’re bound for Sandy Bay
where the high hills covered in snow,
Our steam boat she’s so hell-of-a fast, by New York we will go;
We’ll scrub her up and we’ll scrub her down with holystone and sand,
And we’ll bid adieu to the Virgin Rocks and the Banks of Newfoundland.

NOTES
*text taken partly from the version of Pete Shepheard  here

transportation song
working on a  fisher ship
the Eastern Light
captain’s death (american ballad)
shipwreck and rescue on the Banks (Canadian ballad)

LINK
https://www.irishtune.info/tune/118/
https://www.thecanadianencyclopedia.ca/en/article/the-banks-of-newfoundland-emc/
http://www.boundingmain.com/lyrics/bnk_newfoundland.htm
https://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/banksofnewfoundland.html
https://www.musixmatch.com/lyrics/The-Paul-McKenna-Band/The-Banks-of-Newfoundland

http://gestsongs.com/01/banks1.htm
http://gestsongs.com/01/banks3.htm
http://gestsongs.com/02/banks5.htm
https://www.springthyme.co.uk/1042/42_09.htm

https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=44529
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=17059
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=130147

On the Banks of Newfoundland

Read the post in English

Ci sono parecchie  sea songs dal titolo “the Banks of Newfoundland”,  da non considerarsi propriamente come variazioni su una stessa melodia, anche se condividono un tema comune, i pericoli della pesca o della navigazione al largo di Terranova.

Come primo approccio ho classificato i titoli in base al primo verso e raggruppato un primo blocco.

  • Me bully boys of Liverpool
  • O you western ocean labourers
  • Come all me lads and fair young maids

Me bully boys o’ Liverpool

Probabilmente la versione più conosciuta di “the Banks of Newfoundland”, in cui si descrivono i pericoli della navigazione invernale nell’Atlantico del Nord.
L’incipit è quello di una warning song diretta ai “bravi ragazzi” di Liverpool (o di Belfast secondo la versione degli Irish Rovers), sono per lo più lavoratori irlandesi di metà Ottocento che si lasciano attrarre dal breve tempo d’ingaggio su una nave di linea nella tratta atlantica senza rendersi conto delle dure condizioni di lavoro (vedasi per l’approfondimento Black Ball Line)
La ballata ebbe forse inizio in Irlanda come broadside, ma diventò popolare come forebitter song (o capstan shanty) sulle packet ships nella tratta Liverpool-New York, che passava accanto alle coste dell’isola di Terranova, collezionata infine nei repertori folk di Terranova e Nuova Scozia.

Clipper della Black Ball Line con il forte vento: le vele più grandi sono state terzarolate, e le vele più alte chiuse

Ewan MacColl & A. L. Lloyd in Blow Boys Blow, 1957
Lloyd scrive “In inverno, la rotta verso ovest da Liverpool a New York era un viaggio difficile per le navi di linea, con navi pesanti, venti contrari, nevischio e neve. Gli equipaggi di grandi dimensioni erano impegnati a fare serrare le vele quando il vento aumentavano o a distendere tela ogni volta che il vento diminuiva. Le rive di Terranova danno l’immagine di una dura traversata dell’Oceano Occidentale prima dei giorni di vapore.” (tratto da qui)

Great Big Sea (strofe da I a III, V, testo qui) stessa melodia ma andamento da marcia


I
Me bully boys o’ Liverpool,
I’ll have you to beware,
When ye sail in the packet ship (1),
no dungaree jumpers wear (2);
But have a big monkey jacket (3)
all ready to your hand,
For there blows some cold nor’westers (4)/on the Banks of Newfoundland!
Chorus
We’ll scrape her and we’ll scrub her
With holystone and sand (5),
And we think of them cold nor’westers
On the Banks of Newfoundland.
II
There was Jack Lynch from Ballynahinch,
Mike Murphy and some more (6),
I tell ye where, they suffered like hell
on the way to Baltimore;
They pawned (7) their gear in Liverpool
and they sailed as they did stand,
there blows some cold nor’westers
on the Banks of Newfoundland.
III
The mate he stood on the fo’c’sle (8) head, and loudly he did roar:
“Now rattle (9) her in, my lucky lads!
We’re bound for America’s shore!
Go wash the mud off that dead-man’s face
and heave to beat the band (10),
For there blows some cold nor’westers
on the Banks of Newfoundland!”
IV
So now it’s reef and reef (11), me boys,
with the canvas frozen hard,
And it’s mount and pass (12) every mother’s son
on a ninety-foot tops’l yard.
Never mind about boots and oilskins,
but haul or you’ll be damned!
For there blows some cold nor’westers
on the Banks of Newfoundland.
V
And now we’re off the Hook (12), me boys,
and the lands are white with snow,
But soon we’ll see the pay table
and have all night below;
And on the docks, come down in flocks,
them pretty girls will stand,
Saying, “It’s snugger with me
than it is at sea on the Banks of Newfoundland.”
Traduzione italiana Cattia Salto
I
Miei bravacci di Liverpool
vi devo avvertire
quando vi imbarcate su di un postale di linea, non indossate una giacchetta di jeans ma tenete a portata di mano una giacca da scimmia,
perchè là soffiano dei freddi  venti da nord-ovest sui Banchi di Terranova!
Coro
La raschieremo e la strofineremo
con la pietra pomice e la sabbia
e penseremo a quei venti freddi di maestrale sui Banchi di Terranova
II
C’erano Jack Lynch di Ballynahinch,
Mike Murphy e altri ancora;
ti dico come patirono le pene d’inferno
sulla rotta per Baltimora;
presero in pegno l’attrezzatura a Liverpool
e si misero in mare proprio quando
soffiano i venti freddi di maestrale
sui Banchi di Terranova
III
L’ufficiale stava in cima al castello di prua e forte tuonava
“Ora salite, ragazzi fortunati!
siamo diretti verso la terra d’America!
Andate a lavare via il fango da quella faccia da morto/e manovrate al meglio
perchè là soffiano dei venti freddi da nord-ovest sui Banchi di Terranova

IV
Quindi ora si riducono le vele, ragazzi,
con la tela ghiacciata indurita
è un piegare e passare a ogni figlio di buona madre,
sul pennone di gabbia a novanta piedi.
Non preoccupatevi di stivali e cerate,
ma issate o sarete dannati!
perchè là soffiano dei venti freddi da nord-ovest sui Banchi di Terranova
V
E ora siamo al largo di Sandy Hook, ragazzi miei,
e le terre sono bianche come neve,
Ma presto vedremo la tabella dei pagamenti e passeremo tutta la notte a terra; e sul molo, arriveranno a stormi,
quelle  belle ragazzine,
a dire: “È meglio accoccolarsi con me
che essere in mare
sui Banchi di Terranova “

NOTE
1) “Packet ships” postali perchè navi utilizzate per trasportare la posta tra Gran Bretagna e America
2) dungaree (dungeon ) jumper, jacket= denim jacket
3) letteralmente “giacca da scimmia” per la sua somiglianza con la giacca corta delle scimmie ammaestrate, era una giacca di lana corta e aderente con doppio petto e bottoni in peltro prediletta dai marinai; troviamo il termine in Melville “no more monkey jackets and tarpaulins for me“. Eppure anche la più robusta giacca di lana non era esente da diventare bagnata fradicia sotto una tempesta. Per questi impermeabilizzavano vestiti, scarpe e capelli con sostanze resinose
4) il vento che soffia da NW spinge in direzione Sud-Est, nella rosa dei venti è detto maestrale
5) i lavori di manutenzione dello scafo sono eseguiti nel bacino di carenaggio, dove la nave viene portata a secco , non disponendo di un apposito bacino portuale la nave era tirata a riva durante l’alta marea e fatta adagiare su un fianco: all’operazione di raschiatura dell’opera viva si accompagnava il calatafaggio, l’operazione consisteva nel cacciare a forza stoppa e pece nelle fessure tra le tavole di legname per rendere stagno lo scafo.
6) gli equipaggi delle packet ships che facevano la spola tra Liverpool-New York erano per la maggior parte irlandesi
7) come ci insegna Italo Ottonello ” All’atto della firma del contratto d’arruolamento per i viaggi di lungo corso, i marinai ricevevano un anticipo pari a tre mesi di paga che, a garanzia del rispetto del contratto, era erogato in forma di pagherò, esigibile tre giorni dopo che la nave aveva lasciato il porto, “sempre che detto marinaio sia salpato con detta nave”. Tutti, invariabilmente, correvano a cercare qualche ‘squalo’ compiacente che comprasse il loro pagherò ad un valore scontato, di solito del quaranta per cento, con molta parte dell’importo fornito in natura. Gli acquirenti, procuratori d’imbarco e procacciatori vari, – gli ‘arruolatori’, com’erano soprannominati – erano indotti a ‘sequestrare’ i marinai e portarli a bordo, ubriachi o drogati, con poco o niente vestiario oltre quello che avevano indosso, e sperperare o rubare loro tutto l’anticipo.
8) “Fo’c’sle” è una contrazione di “fore castle” (fore = foreward)
9) 
In Dana scendere  verso il basso. Rattle down. A salire. Rattle up
10) “to beat the band” è un’espressione americana che trae origine dall’iberno-inglese = very briskly; very fast; potrebbe anche significare “to beat all” nel senso di “fare del proprio meglio” ma anche di eccellere rispetto agli altri clipper delle altre compagnie, soprattutto in merito ai tempi di navigazione (sull’origine del termine qui)
11)  scritto erroneamente come “reef and reif”
12) trovato su Mudcat “Mount and Pass meaning to go out on the yard (the rope is called a stirrup hence the “mount”) and pass canvas as its reefed up”
13) “The Hook”= Sandy Hook 

O you western ocean labourers

La seconda versione condivide un testo simile alla prima, con una diversa melodia, ma riprende parte del testo della transportation song Van Diemen’s Land (British broadside ballad [Laws K25] per le varianti vedi qui, qui)

Siobhan Miller in Strata 2017 (I, II, IV, V)

Teyn in Far From The Tree 2016 ♪ seguono il testo tradizionale  diffuso in Cornovaglia, con un arrangiamento strumentale tutto loro. Riportato dalla testimonianza di John Farr di Gwithian sulla costa nord della Cornovaglia, in Canow Kernow (in italiano Canti della Cornovaglia (testo completo qui)


I
O you western ocean labourers
I’ll have you all beware (1),
when you’re working on a packet ship no dungaree oil skin (2) wear.
But have a big monkey jacket
already at your command
and I’ll bid  farewell to the Virgin rocks (3)/
On the Banks of Newfoundland.
Chorus:
We’ll rub (scrape) her and scrub her
With holy stone and sand,
And we’ll bid farewell to the virgin rocks On the Banks of Newfoundland.
II
As I lay on my bunk one night
a’dreaming all alone.
I dreamt I was in Liverpool
‘way up by Marylebone (4),
With my true love there beside me
and a jug of ale in my hand,
But I woke quite brokenhearted, boys on the Banks of Newfoundland.
III (5)
We had one Lynch from Ballinahinch,
Jimmy Murphy and Mike Moore;
It was in the winter of sixty-two,
Those sea-boys suffered sore,
For they’d pawned their clothes in Liverpool,
And sold them out of hand (6),
Not thinking of the cold Northwesters
On the Banks of Newfoundland
IV (7)
We had one female passenger,
Bridget Riley was her name,
she was fourteen years transported boy for playing not the game (8)
But she tore up her flannel petticoats To make mittens for our hands,
For she couldn’t see the poor boys freeze
On the Banks of Newfoundland.
V
And now we’re off Sandy Hook, my boys,
And the land’s all covered with snow,.
The tug-boat take up our hawser
And for New York we will tow;
And when we get to the Black Ball dock,
All the boys and girls there will stand, for if we are here we cannot be there on the Banks of Newfoundland.
Traduzione italiana Cattia Salto
I
O voi lavoratori transatlantici
vi devo avvertire
quando vi imbarcate su di un postale di linea, niente giacca cerata
ma tenete a portata di mano una giacca da scimmia,
e dirò addio alle Virgin Rocks sui Banchi di Terranova!
Coro
La raschieremo e la strofineremo
con la pietra pomice e la sabbia
e diremo addio alle Virgin Rocks
sui Banchi di Terranova

II
Una notte che stavo nella mia cuccetta
dormivo tutto solo.
Ho sognato di essere a Liverpool
laggiù a Marylebone,
con il mio vero amore accanto a me
e una brocca di birra in mano,
ma mi svegliai con il cuore afflitto, ragazzi sui Banchi di Terranova.
III
C’era un Lynch da Ballinahinch,
Jimmy Murphy e Mike Moore;
era nell’inverno del sessantadue,
quei marinai soffrirono assai,
perché avevano impegnato i loro vestiti a Liverpool,
e li hanno venduti senza discussioni,
senza pensare al freddo maestrale
sui Banchi di Terranova
IV
Abbiamo avuto un passeggero femmina, si chiamava Bridget Riley
aveva un ragazzo di quattordici anni mandato alle colonie penali per non aver seguito le regole, ma lei stracciò le sue sottane di flanella per fare guanti per le nostre mani, perché non riusciva  vedere i ragazzi poveri congelarsi
sui Banchi di Terranova.
V
E ora siamo al largo di Sandy Hook,
ragazzi,
e la terra è tutta coperta di neve,
il rimorchiatore prese la nostra gomena e ci trascinò a New York;
e quando arriveremo al molo della Black Ball,
sarà pieno di ragazzi e  ragazze, perché se siamo qui non possiamo essere là
sui Banchi di Terranova

NOTE
1) il verso d’inizio è anche “Ye rambling boys of Erin, ye rambling boys, beware” (vedi testo)
2) dungaree jumpers
3) oppure”For there blows some cold Northwesters”. Le Virgin Rocks sono una serie di creste rocciose appena sotto la superficie dell’oceano sui Grandi Banchi di Terranova
4) Marylebone – una ricca area del centro di Londra, situata all’interno della città di Westminster. A volte è scritto come St Marylebone (o, arcaicamente, Mary-le-bone). Marylebone è approssimativamente delimitata da Oxford Street a sud, Marylebone Road a nord, Edgware Road a ovest e Great Portland Street a est. Una definizione più ampia indica l’area storica come Marylebone Village e comprende il vicino Regent’s Park, Baker Street e l’area immediatamente a nord di Marylebone Road, che contiene Marylebone Station, il sito originario del Marylebone Cricket Club a Dorset Square e il quartiere noto come Lisson Grove fino al confine con St John’s Wood. L’area ad est di Great Portland Street fino a Cleveland Street, conosciuta come Fitzrovia dagli anni ’40, è considerata storicamente East Marylebone. (tratto da qui)
5) I Teyn dicono:
We had Jack Lynch from Ballinahinch
Mike Murphy and some more
And I’ll tell you boys they suffered like hell
On the way to Baltimore
For they’d pawned their gear in Liverpool
And sailed as they did stand
For they’d pawned their gear in Liverpool
Not thinking of Newfoundland
6) la frase in origine doveva essere  “They pawned their clothes in Liverpool and sold their notes of hand” (impegnarono il loro anticipo e vendettero i loro pagherò)
7) una diversa versione dei Teyn
Well we had one female passenger
Bridget Reilly was her name
Unto her I had promised marriage
And on me she had claim
For she tore up all her petticoats
To make mittens for my hands
Saying I can’t see my true love freeze
On the Banks of the Newfoundland,
8)  “Play the Game” vuol dire prendersi dei rischi, non seguire le regole; si riferisce probabilmente alla caccia di frodo, tra i motivi di deportazione nelle colonie penali d’Australia

La versione di Stan Hugill: capstan shanty

Ancora grazie al meticoloso lavoro di Hulton Clint (o Ranzo soprannominato  lo YouTube chanteyman, da Hartford, Connecticut) che ci restituisce la versione sea shanty così come riportata da Stan Hugill, una evidente parodia della sea shanty Van Diemen’s Land come pubblicato nel suo “Shanties from the Seven Seas” che così scrive in merito: “Ancora nei regni delle navi e dei trasporti forzati, abbiamo la prossima  vecchia  forebitter usata spesso come capstan song, The Banks of Newf’n’land. Il suo riferimento al trasporto forzoso è il fatto di essere una parodia di una vecchia  forebitter, originariamente una ballad  dal titolo Van Diemen’s Land, una canzone spesso cantata a Liverpool e come forebitter spesso ascoltata nelle navi di Liverpool. Una nota allegata al disco The Singing Sailor afferma che “Le versioni possono ancora essere ascoltate in Scozia e in Irlanda, ma è a Liverpool e Salford (Lancs.) che la canzone è più radicata”. Racconta delle sofferenze dei bracconieri trasportati nella terra di Van Diemen.


I
Ye ramblin’ boys o’ Liverpool,
ye sailor men beware,
When you go in a Yankee packet ship, no dungaree jumpers wear;
But have a monkey jacket
all up to your command,
For there blows some cold nor’westers
On the Banks of Newfoundland.
Coro
We’ll wash her and we’ll scrub her down
With holystone and sand,
And we’ll bid adieu to the Virgin Rocks (1)
And the Banks of Newfoundland.
II
We had one Lynch from Ballynahinch, Spud Murphy and Mike Moore,
‘Twas in the winter of seventy-three those sea-boys suffered sore;
They popped their clothes in Liverpool, sold them all out of hand,
Not thinkin’ on the cold nor’winds,
On the Banks of Newfoundland.
III
We had a lady fair aboard,
Kate Connor was her name,
To her I promised marriage, and on me she had a claim;
She tore up her flannel petticoats to make mittens for my hands,
For she could not see her true love freeze
On the Banks of Newfoundland.
IV
I dreamed a dream the other night,
and I thought I was at home,
Alongside of my own true love,
and she in Marybone (2);
A jug of ale all on my knee, a glass of ale in hand,
But when I woke, my heart was broke
On the Banks of Newfoundland.
Traduzione italiana Cattia Salto
I
Ragazzacci di Liverpool,
voi marinai attenti
quando vi imbarcate su di un postale americano, niente giacca di pelle, ma tenete a portata di mano una giacca da scimmia,
perchè là soffiano i venti freddi di Nord-Ovest sui Banchi di Terranova!
Coro
La laveremo e la strofineremo
con la pietra pomice e la sabbia
e diremo addio alle Virgin Rocks
e ai Banchi di Terranova

II
C’era un Lynch da Ballinahinch,
“Spud” Murphy e Mike Moore;
era nell’inverno del settantatre,
quei marinai soffrirono assai,
perché avevano impegnato i loro vestiti a Liverpool, e li vendettero senza discussioni, senza pensare al freddo vento del Nord
sui Banchi di Terranova
III
Abbiamo avuto una bella signora a bordo, si chiamava Kate Connor
le promisi di sposarla e su di me aveva credito,  lei stracciò le sue sottane di flanella per farne manopole per le mie mani, perché non sopportava di  vedere congelarsi il suo vero amore
sui Banchi di Terranova
IV
Ho sognato l’altra notte
e credevo di essere a casa
accanto al mio vero amore
di Marybone,
una brocca di birra alle ginocchia e in  in mano,
ma mi svegliai con il cuore afflitto,
sui Banchi di Terranova.

NOTE
1)   i Grandi Banchi di Terranova sono un tratto di mare dal fondale basso a sud-est dell’isola canadese di Terranova, di forma grosso modo triangolare spesso sconvolto dalle tempeste, infido e pericoloso per la presenza di iceberg e la frequente nebbie. Le Virgin Rocks sono una serie di creste rocciose appena sotto la superficie dell’oceano, un’ottima  base di pesca per le golette dell’Ottocento
2) le golette da pesca uscivano in mare a maggio e non rientravano sino a settembre
2) quartiere popolare di Liverpool

LA MELODIA DA DANZA

Come all me lads and fair young maids

Altra melodia per la versione senza ritornello che mostra il processo di trasformazione attraverso la tradizione orale di un testo che muta al passare del tempo e delle situazioni. A volta considerata come un canto distinto dai precedenti riferito al lavoro sui pescherecci.
Pete Shepheard in They Smiled As We Cam In, 2018 
che scrive nelle note : Questa è una delle mie canzoni preferite e non mi ha mai stancato da quando l’ho registrata per la prima volta dal pescatore di St. Andrews Tom Gordon nel 1964. L’ha imparato a sua volta da un uomo che aveva navigato sulla flotta baleniera da Leith nel primi anni del 1900. Questa è l’unica versione che ho incontrato e che è stata modernizzata nell’era delle barche a vapore – e incidentalmente datata nel testo al 1906.

Matthew Byrne live, arrangiamento strumentale Matthew Byrne & Billy Sutton


I
Come all me lads and fair young maids, come all ye sports beware,
when you go steamboat sailing,
no dungaree jackets wear;
And always wear a life belt,
or keep it close at hand,
there blows a cold nor-westerly wind on the Banks of Newfoundland.
II
We had on board some passengers
the Swedies and some more
’Twas in the year of nineteen-six that we did suffer sore,
We pawned our clothes in Liverpool, we pawned them every hand,
not thinking of the nor-westerly winds on the Banks of Newfoundland.
III
And we had on board a fair young maid, Bridget Wellford was her name,
To her I promised marriage
and a pawn she had a claim ;
She tore her flannel petticoats
to make mittens for my hands,
she would not see her true love perish on the Banks of Newfoundland.
IV
Last night as I lay in my bunch I dream a pleasent dream,
that I was back in Scotland beside a flowing stream;
with the girl I love on my knee and a bottle in my hand,
I woke up broken hearted
on the Banks of Newfoundland.
V
Now we’re bound for Sandy Bay
where the high hills covered in snow,
Our steam boat she’s so hell-of-a fast, by New York we will go;
We’ll scrub her up and we’ll scrub her down with holystone and sand,
And we’ll bid adieu to the Virgin Rocks and the Banks of Newfoundland.
Traduzione italiana Cattia Salto
I
Venite tutti, ragazzi e ragazze giovani e gentili,  fare attenzione ai vostri passatempi, quando vi imbarcate su di un battello a vapore,  non indossate una giacchetta di jeans ma indossate sempre una cintura di salvataggio o tenetela a portata di mano dove soffiano i freddi venti di nord-ovest,
sui Banchi di Terranova!
II
Avevamo a bordo dei passeggeri, svedesi e molti altri
era il 1906 che ci fece tribolare tanto,
abbiamo dato in pegno i nostri vestiti a Liverpool con leggerezza,
senza pensare ai venti di nord-ovest
sui Banchi di Terranova!
III
E avevamo a bordo una bella giovane, si chiamava Bridget Wellford
le promisi di sposarla
e un pegno pretendeva;
si strappò le sottane di flanella
per fare guanti per le mie mani,
non avrebbe visto il suo vero amore perire sui Banchi di Terranova.
IV
Una notte che stavo nella mia cuccetta
feci un bel sogno
che ero in Scozia accanto a un ruscelletto
con  la mia ragazza sulle ginocchia e una bottiglia in mano,
ma mi svegliai con il cuore afflitto,
sui Banchi di Terranova
V
E ora che siamo diretti a Sandy Bay, dove le alte colline sono ricoperte di neve, il nostro battello a vapore corre spedito e andremo a New York.
La raschieremo e la strofineremo
con la pietra pomice e la sabbia
e diremo addio alle Virgin Rocks sui Banchi di Terranova

NOTE
* testo tratto in parte dalla versione di Pete Shepheard  qui

transportation song
la pesca sui Banchi
the Eastern Light
morte del capitano (ballata americana)
naufragio e soccorso sui Banchi (ballata canadese)

FONTI
https://www.irishtune.info/tune/118/
https://www.thecanadianencyclopedia.ca/en/article/the-banks-of-newfoundland-emc/
http://www.boundingmain.com/lyrics/bnk_newfoundland.htm
https://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/banksofnewfoundland.html
https://www.musixmatch.com/lyrics/The-Paul-McKenna-Band/The-Banks-of-Newfoundland

http://gestsongs.com/01/banks1.htm
http://gestsongs.com/01/banks3.htm
http://gestsongs.com/02/banks5.htm
https://www.springthyme.co.uk/1042/42_09.htm

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The Irish Girl of Mr Tapscott

Leggi in italiano

“Mr Tapscott” is a sea shanty/emigration song known as “The Irish Girl”, “The Irish Emigrant”, ” Yellow Meal”. (see firt part)

The Irish Girl of Mr Tapscott

It tells the story of an Irish girl who, from Liverpool embarks on a packet ship of Mr. Tapscott directed to New York. Her arrival point is Brooklyn’s Irishtown not as famous as the Five Points in Manhattan but even more crowded by Irish immigrants. Irishtown was in the Fifth Ward / Vinegar Hill, an Irish stronghold full of illegal whiskey distilleries and detached from Anglo-American culture, in which even the police dared not set foot. Like the famous Irish revolutionary Michael Collins said in the movie, “There is one weapon that the British cannot take away from us: we can ignore them.”  More generally, the masses of poor and desperate Irish settled along the coast of Brooklyn, on the waterfront from Williamsburg to Gowanus.
The waterfront neighborhoods of antebellum Brooklyn was such a place. These neighborhoods of mostly English Protestants and old Dutch aristocracy were quickly overwhelmed by these Catholic “invaders” crippled by diseases, starving and with a legacy of rebelliousness, secrecy, violence and faction fighting within their fiercely communal cooperations. In short, these great numbers of Brooklyn immigrants were in no way interested in assimilating into the incumbent Anglo-Protestant culture. (from qui)

brooklyn-irishtown
A color drawing from 1855 looking west toward Brooklyn’s Navy Yard. Just beyond it in the area that looks shaded was “Irishtown.”

MR TAPSCOTT (John Short)

john-shortText and melody are a variant of “The New York gals” (“Can’t You Dance the Polka?”) This is what the authors of the Short Sharp Shanties project write in the notes: This shanty text is more widely known as The Irish Girl, The Irish Emigrant or Yellow Meal and the texts are fairly consistent – however, this text is one of only two instances where we have deliberately changed any words: we were not prepared to use the ‘N’ word – nor did Sharp, although he noted it, so we have used his text for the ‘Foulton Ferry’ verse. Short’s tune is, of course, more widely known as carrying New York Gals or Can’t You Dance the Polka (which are, arguably, text variants of Jack-All-Alone (a.k.a. Patrick Street/Barrack Street) – which used the tune of the polka Larry Doolan  (a.k.a.The Irish Jaunting Car) –  published 1852). The tune was also used for the American Civil War song The Bonny Blue Flag (1861) and subsequently for The Southern Girl’s Reply. The text has also been recorded, as a shanty, sung to Heave Away, Me Johnny (to which Short sang Banks of the Sweet Dundee (from here)

Sam Lee from Short Sharp Shanties : Sea songs of a Watchet sailor Vol 1 

I
As I was a-walking down
by the Clarence Dock (1),
I overheard an Irish girl
conversing with Tapscott (2).
Chorus (after each verse):
And away you Santy (3), my dear Annie,
Oh you Santy, I’ll love you for your money
II
“Good morning Mister Tapscott,
good morning, sir,” says she,
“O have you got a ship of fame
to carry me o’er the sea?”
III
“O yes, I have a ship of fame,
tomorrow she sets sail,
She’s lieing in the Waterloo Dock taking in her mail.”
IV
The day was fine when we set sail
but night has scare begun (4)
A dirty nor’west wind came up
and drove us back again.
V
Our captain, being an Irishman,
as you shall understand,
He hoisted out his small boat on the banks of Newfoundland.
VI
‘Twas at the Castle Gardens (5) fair
they landed me on shore,
And if I marry a Yankee boy
I’ll go to sea no more.
VII
I went down to Foulton Ferry (6)
but I could not get across,
I jumped on the back
of a ferryboat man
and rode him like an hoss.
VIII
My father is a butcher,
my mother chops the meat,
My sister keeps a slap-up (7)
shop way down on Water Street (8).

NOTES
1) The port of Liverpool is a port system along the Mersey river estuary. The first basin of Liverpool was built in 1715 and then developed into a system of interconnected docks that allowed the movements of ships uninterruptedly despite the tides. Most of the small quayside of the southern part of the port of Liverpool were closed in 1971, as new basins were opened to accommodate the new cargo ships.
2)This shanty may have had a special appeal to Short: ‘Tapscott’ was William Tapscott from a Minehead (Somerset) family that had lived in the town (a neighbour to Watchet) from at least the mid-1770s.  William was an American packet ship broker, with offices on Regents Road, Liverpool, and Eden Quay, Dublin. He worked in conjunction with his brother James, who looked after the New York end of the business, and specialized in selling pre-paid passages to successful immigrants who now wished to bring their families to America.  They were agents for the Black Ball Line and, at one period, also for the Red Cross Line of American packets.  Together, they fleeced the unsuspecting. The Tapscott brothers were systematic villains, whose frauds began with their advertisements: although Taspcott advertised that his passages were on ships of over 1000 tons, and even as much as 2000 tons, in fact most were barely 600 tons. As their wealth increased the Tapscotts set up their own shipping line.  Cheap emigrant passages was the name of the game – but conditions were atrocious and the food poor (the ‘yellow meal’, i.e. corn grits, of the alternative title).  In 1849 William Tapscott was adjudged bankrupt, and in the same year was charged with fraud, concerning the money of shareholders in the business. He was found guilty and sentenced to three years’ penal servitude (from qui)
3 it recall to another sea shanty and to Santy Anna- Santiana . Santy here is used as a term of endearment in Italian could be Santina
4) Passengers often suffered from seasickness, especially with strong winds from the north wind
5) Castle Clinton or Fort Clinton or Castle Garden was a circular fort located in New York City in Battery Park, in the southern part of the island of Manhattan: from the mid-nineteenth century, it was used as the first sorting center for the european immigration. The station was in operation until 1890, when the federal administration, under pressure of a second and more massive immigration wave coming from all the states of Europe, decided to open a more functional one in Ellis Island.

New York 1850
John Bachmann. The Empire City, Birdseye View of New York and Environs, 1855

6) Fulton Ferry was the ferry that connected Brooklyn with New York and that remained in business until the construction of the famous bridge (1883) see more
7) nowaday we translates slap-up as “excellent” but I imagine a place to eat an economic meal (origins here),the term is however associated with a quality positive as something very good, but it may also mean a trendy place.
8) on the waterfront of Brooklyn

LINK
http://www.castlegarden.org/
http://visualizingnyc.org/essays/john-bachmanns-new-york/
https://artofneed.wordpress.com/2013/11/04/the-brooklyn-irish/
https://artofneed.wordpress.com/2013/03/30/brooklyns-irishtown/
https://artofneed.wordpress.com/2013/10/18/801/
https://www.vwml.org/record/CJS2/10/2877
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/mrtapscott.html
http://www.theshipslist.com/ships/lines/tapscott.shtml

The Irish Emigrant sea shanty (We’re All Bound To Go)

Leggi in italiano

Same text for two sea shanties that differ in the choir
one is:
Hey-ro, me yellow gals,
a-do-a let me go (see jn first part)

other one goes:
Heave away my bully boys,
We’re all bound to go.

SECOND VERSION: THE IRISH EMIGRANT (We’re All Bound To Go)

Let’s not forget that it was precisely the transoceanic service between Liverpool and New York (inaugurated by Isaac Wright & Co’s Black Ball Line in 1816) to kick off the career of shantyman and “call and response” songs, that is, the coordinated work songs. Among the musical influences those Irish has taken a good slice of recognition!
The reasons are numerous, not least the significant traffic of goods and people between Ireland and Liverpool, which increased with the massive emigration in the years of the Great Famine; many Irishmen continued their journey to the Overseas destinations, but many others stopped in Liverpool, characterizing that town by a certain irishness both in the spoken word (the scouse) and in the music.

Obviously the crews of these ships, nicknamed Packet Rats were mostly Irish or came from areas with strong Irish immigration, so accents, musical styles and lyrics of the sea shanty came mostly from Ireland.

Thus “The Irish Emigrant” (also as “We’re All Bound to Go”) is an outward-bound windlass shanty on the melody of a jig.
The story describes the misadventures at sea of an Irish girl or an Irish boy who complains about the mistreatment suffered on the Packet Rat, in which mention is made of Mr. Tapscott, a Liverpool shipping agent, the melody follows the chorus Heave away my Johnny. Stan Hugill presents three series of lyrics and two melodies and the finale is different taking again cue from the Yellow Gals seen in the first part. (for a collection of versions see here)

John Roberts & Tony Barrand from Across The Western Ocean, 2000 write in the notes: Also known as The Irish Emigrant, this is another shanty from the collection of Hugill, who remarks that it is an example of a brake-windlass shanty, which in actual use on a ship was sung to a varying rhythm. The first line was fairly slow, as the brakes or levers were pulled down to waist level, end the next line faster as a second movement brought them down to knee level. Similar versions of the shanty appear in Colcard and Doerflinger. The ‘Tapscott’ referred to in the song was William Tapscott, Liverpool agent for the Black Ball Line (and also, for a time, of the Red Cross Line). (from here)
(first version: Stan Hugill)

blog  A Liverpool Folk song a week (second version: Yellow Gal)

The Foo Foo Band, 2000 – (text here)


I
As I walked out one summer’s morn’ (1), down by the Salthouse Dock(2),
Heave away m’ Johnnies,
heave away!
I met an emigrant Irish girl (3),
conversing with Tapscott(4),
And away m’ bully boys,
we’re all bound to go.

II
“Good morning Mr. Tapscott sir” “Good morning, girl (my gal)” says he,
“Oh have you got any packet ships all bound for Amerikee?”
III
“Yes, I got a packet ship.
Oh, I’ve got one or two,
I’ve got ‘Jinny Walker’
and I’ve got the ‘Kangaroo 5).”
IV
I’ve got the Jinny Walker,
and today she does set sail
With five and fifty emigrants and a thousand bags of meal. (6)
V
The day was fine when we set sail,
but night had barely come,
and every emigrant never ceased
to wish himself at home.

(first version: Stan Hugill) (7)
That night as we was sailing through the Channel of Saint James (8),
A dirty nor’west wind come up and blew us back again.
We snugged her down and laid her to with reefed main topsail set,
It was no joke, I tell you, ‘cause our bunks and clothes was wet.
It cleared up fine at break of day, and we set sail once more,
And every emigrant sure was glad when we reached America’s shore.
So now I’m in Philadelphia and working on the canal (9),
To sail again in a packet ship I’m sure I never shall (10).
Oh, but I’ll go home in a National Boat that carries both steam and sail,
With lashings of corned beef (11) every day and none of your yellow meal. (12)
(second version: Yellow Gal))
“Bad luck to them irish sailor boys bad luck to them” I say.
“but they all got drunk and broke into me bunk and stole me clothes away.
Twas at the Castle Garden(13)
they landed me on shore
And if I marry a Yankee boy I’ll cross the seas no more.”

NOTES
1) the opening line is a typical narrative expedient classified as ‘come-all-ye’
2) pier of the port of Liverpool in other versions it’s cited: Clarence Dock, Albert dock, Landing Stage, Sligo dock

Liverpool Salthouse Dock 1897


3) or irish boy (see first version)
4) The brothers William and James Tapscott (the first based in Liverpool and the second in New York) organized the trip for immigrants from Britain to America, often taking advantage of the ingenuity of their clients. Initially they worked for the Black Ball Line and then set up their own transportation line for the Americas that provided a very cheap trip, but the conditions of the trip were terrible and the food poor. In 1849 William Tapscott went bankrupt and was tried and convicted of fraud against the company’s shareholders.
5) Joseph Walker, Kangaroo and Henry Clay are the names of the notorious British and American Packet Rats,
6) also written as “male”: the vessels were also a postal service and meal is the Irish pronunciation by mail; but here Tapscott deliberately creates the misunderstanding because they are instead bags of “meal”  that would have given to the passengers.
7) from “emigrant Irish boy” version by Stan Hugill (see)
8) the location is not clear to me
9) The Pennsylvania Canal (1830-1860) it was a network of navigable infrastructure built in the state of Pennsylvania for the transportation of goods that connected Pittsburgh to Philadelphia in the days when the railways were still in its infancy.(see)
10) It is not clear to me whether it refers to a trip as a passenger or a sailor
11) “corned” comes from the cover of meat with “grains” of salt to preserve it.
12) used in a derogatory sense: corn gruel served on board
13) Castle Clinton or Fort Clinton or Castle Garden was a circular fort located in New York City in Battery Park, in the southern part of the island of Manhattan: from the mid-nineteenth century, it was used as the first sorting center for the european immigration. The station was in operation until 1890, when the federal administration, under pressure of a second and more massive immigration wave coming from all the states of Europe, decided to open a more functional one in Ellis Island.

Samuel B. Waugh, Irish immigrants debark at New York in 1847: Castle Garden is on the left in the background

Ellis Island, in the Upper Bay of New York, was the busiest US immigration inspection station from 1892 to 1954.

The Irish Girl of Mr Tapscott (John Short)
Heave away my Johnny

LINK
https://www.liverpoolirishfestival.com/shanty-singing-irish-atlantic-liverpool-irish/
http://www.theshipslist.com/ships/lines/tapscott.shtml
http://www.contemplator.com/sea/bound2go.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=59218
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/mrtapscott.html
http://www.tomlewis.net/lyrics/heave_away.htm
http://www.jsward.com/shanty/heave_away/shay.html
http://www.goldenhindmusic.com/lyrics/HEAVEAWA.html
http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/Doe062.html

Yellow Gals (Girls) or Irish Girl?

Leggi in italiano

Same text for two sea shanties that differ in the choir
one is:
Hey-ro, me yellow gals,
a-do-a let me go

other one goes:
Heave away my bully boys,
We’re all bound to go. (see in  second part)

YELLOW GALS OR YELLOW MEAL?

yallow-girl
Julien Vallou de Villeneuve (1795-1866), Petit blanc que j’aime

Yellow Gals (Girls) are not girls dressed in yellow or with blond hair and not even oriental ones, they are rather mulatto girls (creole) of the West Indies, according to the nineteenth-century seafaring jargon.

The term “Creole” can be understood in two exceptions: from the Spanish “crillo”, which originally referred to the first generation born in the “New World”, sons of settlers from Europe (Spain or France) and slaves. They could identify the urban population of New Orleans with light skin descended from black slaves, or all the French-speaking blacks of southwestern Louisiana, whose skin color changes from brown to black-blue, which are usually more people humble social condition.
The Spaniards in particular gave imaginative and specific names to the different gradations of the “pure” blood of hidalgo, mixed with the Amerindians (they even distinguished the Spanish born in America from those in the Land of Spain !!!) .

Hey-ro, me yellow gals, a-do-a let me go

An overwhelming irish version for the  Doodle Let Me Go!
“A.L. Lloyd sang the shanty Doodle Let Me Go (Yaller Girls) live at the Top Lock Folk Club, Runcorn, on November 5, 1972. This concert was published in 2010 on the Fellside CD An Evening with A.L. Lloyd. Paul Adams commented in the sleeve notes: “Bert’s version seems to be based on that communicated to R.R. Terry by Harding ‘The Barbarian’—a black seaman from Barbados noted as “a fine shanty-man and first-rate seaman”. (from here)
The first part is similar to the so-called “pirate song” version in which the virtues of the girls of Madama Gashee, the famous brothel of Callao, are praised; while the second part is an emigration song that shares with the Yellow Meal the story of a young and unfortunate Irish girl landed in New York.

The Irish Rovers from Emigrate, Emigrate! 1975
A version similar to that recorded by A.L. Lloyd, the first song is an instrumental entitled The Passing of the Gale

 

I
Johnny was a rover and he’s bound for Calley-o (3)
Hey-ro, me yellow gals,
a-do-a let me go

Johnny was a rover and to sea he’s bound to go
Hey-ro, me yellow gals,
a-do-a let me go
CHORUS
Do-a let me go (1)  me gals,
Do-a let me go
Hey-ro me yellow (2) gals
a-do-a let me go

 

II
As I walked down the landing stage all on a summer morn
I met an immagrant Irish girl all lookin’ all forlorn
III
“Good mornin’ Mr. Captain, sir!” “Good mornin’ you,” says he
“Oh have ya got a packin’ ship all for Americ-kay?”
IV
“I’ve got the Jimmy Walker (4),
and she’s bound around the Horn (5),
With five-and-twenty imagrants and a thousand sacks of corn”
V
“Bad luck to Irish sailor boys, bad luck to them I say
They all got drunk, broke in me trunk (6), and stole me clothes away!”

NOTES
1) it might mean “girl” (from the French dou-dou or a word spread in the Caribbean as “in love”) as a term of endearment or for Do-a-me-go, or Don ‘let me go or Do let my go.. As noted the sailors had the custom to add a “d” before the letter “l” so the word “do let” becomes phonetically “do -d- let” and then doodle. Or again it could be a nonsense word (see discussion herei)
2) yella, yallow was used by British-American sailors to indicate the skin color of a mulatta (Creole). More rarely to indicate an Asian girl. “Yellow Gal” is a typical expression of the vaudeville songs mostly en-travestì (black-face minstrel songs)
3) Callao port of Peru renowned for the brothel of Madam Gashee
4) this name of a ship is recurring in the many variations of the sea shanty themed emigration song
5) the infamous Cape Horn
6) I do not think it refers only to the theft of clothes, the crossing at sea was dangerous for the young ladies not accompanied by servants or an adult male. Too often they were considered to be some prostitutes instead of victims of rape!

HEAVE AWAY MY JOHNNIES (Irish girl)
DOODLE LET ME GO (Yaller girls)
The Irish Girl of Mr Tapscott (John Short)

LINK
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/doodleletmego.html
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=49421
http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/Doe062.html
http://www.gutenberg.org/files/20774/20774-h/20774-h.htm

Heave away my Johnnies -Irish girl sea shanty

Read the post in English

Testo molto simile per due sea shanties che si differenziano nel coretto
il primo
Hey-ro, me yellow gals,
a-do-a let me go (vedi nella prima parte)

e il secondo
Heave away my bully boys,
We’re all bound to go.

SECONDA VERSIONE: THE IRISH EMIGRANT (We’re All Bound To Go)

Non dimentichiamo che fu proprio  il sevizio di linea transoceanica tra Liverpool e New York (inaugurato dalla  Black Ball Line di Isaac Wright & Co nel 1816) a dare il via alla carriera dello shantyman e dei canti a “chiamata e risposta” (call and response song), cioè i canti di lavoro coordinati. Tra le influenze musicali quella irlandese si è presa una bella fetta di riconoscimenti!
I motivi sono molteplici non ultimo il significativo traffico di merci e persone tra Irlanda e Liverpool che si incrementò con la massiccia emigrazione negli anni della Grande Carestia; molti irlandesi proseguivano il viaggio per le mete Oltreoceano, ma molti altri si fermarono a Liverpool caratterizzandola per una certa irlandesità sia nella parlata (lo scouse) che nella musica.

Ovviamente gli equipaggi di queste navi erano per buona parte irlandesi o provenivano da zone a forte immigrazione irlandese, così accenti, stili musicali e testi delle sea shanty arrivarono per buona parte dall’Irlanda.

Così “The Irish Emigrant” (anche come “We’re All Bound to Go”) è una outward-bound windlass shanty sulla melodia di una jig.
La storia descrive le disavventure per mare di una fanciulla irlandese o di un irish boy che si lamenta del maltrattamento subito sulla Packet Rat, emigrati a New York in cui si fa espressa menzione del signor Tapscott, un agente marittimo di Liverpool, la melodia segue il coro Heave away my Johnny. Stan Hugill presenta tre serie di testi e due melodie e il finale si differenzia prendendo nuovamente spunto dalla Yellow Gals vista nella prima parte. (per una raccolta di versioni vedere qui)

John Roberts & Tony Barrand in Across The Western Ocean, 2000 che così scrivono nelle note: “Conosciuta anche come The Irish Emigrant, questa è un’altra santy della collezione di Hugill, il quale osserva che si tratta di una  brake-windlass shanty, che in uso su una nave veniva cantato con un ritmo diverso. Il primo verso era piuttosto lento, poiché i freni o le leve venivano abbassati fino al livello della vita, il verso successivo si concludeva più velocemente mentre un secondo movimento portava le leve al livello del ginocchio. Versioni simili della shanty appaiono in Colcard e Doerflinger. Il “Tapscott” a cui si fa riferimento nella canzone era William Tapscott, agente del Liverpool per la Black Ball Line (e anche, per un periodo, della Red Cross Line). (tratto da qui)
(primo finale)

dal blog  A Liverpool Folk song a week (secondo finale)

The Foo Foo Band, 2000 – il testo riprende a grandi linee quello riportato da qui


As I walked out one summer’s morn’ (1), down by the Salthouse Dock(2),
Heave away m’ Johnnies,
heave away!
I met an emigrant Irish girl (3),
conversing with Tapscott(4),
And away m’ bully boys,
we’re all bound to go.
“Good morning Mr. Tapscott sir” “Good morning, girl (my gal)” says he,
“Oh have you got any packet ships all bound for Amerikee?”
“Yes, I got a packet ship.
Oh, I’ve got one or two,
I’ve got ‘Jinny Walker’
and I’ve got the ‘Kangaroo 5).”
I’ve got the Jinny Walker,
and today she does set sail
With five and fifty emigrants and a thousand bags of meal. (6)
The day was fine when we set sail,
but night had barely come,
and every emigrant never ceased
to wish himself at home.
(first version: Stan Hugill) (7)
That night as we was sailing through the Channel of Saint James (8),
A dirty nor’west wind come up and blew us back again.
We snugged her down and laid her to with reefed main topsail set,
It was no joke, I tell you, ‘cause our bunks and clothes was wet.
It cleared up fine at break of day, and we set sail once more,
And every emigrant sure was glad when we reached America’s shore.
So now I’m in Philadelphia and working on the canal (9),
To sail again in a packet ship I’m sure I never shall (10).
Oh, but I’ll go home in a National Boat that carries both steam and sail,
With lashings of corned beef (11) every day and none of your yellow meal. (12)
(second version: Yellow Gal))
“Bad luck to them irish sailor boys bad luck to them” I say.
“but they all got drunk and broke into me bunk and stole me clothes away.
Twas at the Castle Garden(13)
they landed me on shore
And if I marry a Yankee boy I’ll cross the seas no more.”
Traduzione italiano di Cattia Salto
Mentre camminavo un mattino d’estate verso il Salthouse Dock
virate a lasciare, compagni,
virate a lasciare
ho incontrato una ragazza irlandese che parlava con Tapscott
virate a lasciare, allegri compagni,
siamo in partenza.
“Buon giorno signor Tapscott, signore”,
“Buon giorno signorina” dice lui
“Avete una nave che parte per l’America?”
“Si ho un postale,
oh ne ho un paio,
ho la Jinny Walker
e la Kangaroo ”
Ho preso la Jinny Walker
e oggi prende il largo
con 55 emigranti e un migliaio di sacchi di “posta” .
Il giorno era bello quando prendemmo il mare, ma la notte venne presto
e ogni emigrante non smetteva
di desiderare la propria casa.
PRIMA VERSIONE FINALE
Quella notte che navigavamo nel Channel of Saint James,
un maledetto vento da nord-ovest ci spingeva indietro
l’abbiamo preparata per ogni evenienza  con le vele di gabbia di terzarolo, c’era poco da scherzare perchè le nostre cuccette e i vestiti erano bagnati, allo spuntar del giorno il tempo si è messo al bello e abbiamo di nuovo dispiegato le vele.
Ogni emigrante era molto contento quando abbiamo raggiunto l’America.
Così adesso sono a Filadelfia e lavoro nel canale, a navigare ancora su un postale non andrò più di sicuro.
Ma andrò a casa con una barca nazionale che porta sia motori che vele
con manzo salato in abbondanza
e ogni giorno ma nessuna polentina gialla.
SECONDA VERSIONE FINALE
“Mala sorte a quei marinai irlandesi, la malasorte a loro auguro,
perchè si ubriacarono e fecero irruzione nella mia cuccetta e mi rubarono i vestiti.
Fu al Castle Garden  che mi sbarcarono a riva e se sposerò un americano non attraverserò mai più il mare”

NOTE
1) la frase d’apertura è un tipico espediente narrativo classificato come ‘come-all-ye’
2) moli del porto di Liverpool in altre versioni si citano Clarence Dock, Albert dock, Landing Stage, Sligo dock

Liverpool Salthouse Dock 1897


3) la versione con l’irish boy è qui ripresa nel primo finale
4) I fratelli William e James Tapscott (il primo con sede a Liverpool e il secondo a New York) organizzavano il viaggio per gli emigranti dalla Gran Bretagna all’America, spesso approfittando dell’ingenuità dei loro clienti. Inizialmente lavoravano per la Black Ball Line poi misero su una loro linea di trasporto per le Americhe che procurava un viaggio molto economico, ma le condizioni del viaggio erano tremende e il cibo scadente. Nel 1849 William Tapscott ha fatto bancarotta ed è stato processato e condannato per frode verso gli azionisti della compagnia.
5) Joseph Walker, Kangaroo e Henry Clay sono i nomi dei vascelli di linea tra Gran Bretagna e America, famigerati Packet Rats,
6) scritto anche come “male”: i vascelli facevano anche da servizio postale e meal è la pronuncia irlandese per mail; ma qui Tapscott volutamente crea l’equivoco perchè sono invece sacchi di “meal” cioè di semola che avrebbe dato in pasto ai passeggeri.
7) i versi provengono dalla versione “emigrant Irish boy” raccolta da Stan Hugill (vedi)
8) non mi è ben chiara la localizzazione
9) The Pennsylvania Canal (1830-1860) era una rete di infrastrutture navigabili costruite nello stato della Pennsylvania per il trasporto delle merci che collegava  Pittsburgh a Filadelfia nei tempi in cui le ferrovie erano ancora  agli albori. (vedi)
10) non mi è ben chiaro se si riferisca a un viaggio come passeggero o come marinaio
11)  “corned” deriva dalla copertura di carne con “grani” di sale per preservarlo.
12) letteralmente “pasto giallo” usato in senso dispregiativo
13) Castle Clinton o Fort Clinton o Castle Garden era un forte circolare situato nella Città di New York a Battery Park, nella parte meridionale dell’isola di Manhattan: dalla metà del XIX secolo, fu utilizzato come primo centro di smistamento per l’immigrazione proveniente dall’Europa. La stazione fu in funzione fino al 1890, anno in cui l’amministrazione federale, sotto pressione di una seconda e più imponente ondata immigratoria proveniente da tutti gli stati d’Europa, decise di aprirne una più funzionale su Ellis Island.

Samuel B. Waugh, Irish immigrants debark at New York in 1847: sulla sinistra in secondo piano è raffigurato proprio Castle Garden

Ellis Island, nell’Alta Baia di New York , fu la più trafficata stazione di ispezione degli immigrati degli Stati Uniti dal 1892 al 1954.

The Irish Girl of Mr Tapscott (John Short)
Heave away my Johnny

FONTI
https://www.liverpoolirishfestival.com/shanty-singing-irish-atlantic-liverpool-irish/
http://www.theshipslist.com/ships/lines/tapscott.shtml
http://www.contemplator.com/sea/bound2go.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=59218
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/mrtapscott.html
http://www.tomlewis.net/lyrics/heave_away.htm
http://www.jsward.com/shanty/heave_away/shay.html
http://www.goldenhindmusic.com/lyrics/HEAVEAWA.html
http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/Doe062.html