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La canzone dell’Asino: Orientis partibus

La Festa dell’Asino (o Festa dei Folli detta a Firenze Festa dei Pazzi) si celebrava in chiesa in diverse regioni d’Europa, nel giorno della Circoncisione di Gesù bambino (il primo di gennaio – vedi Santo Prepuzio); ma la data in questione variava così poteva cadere all’Epifania o al 14 gennaio: Jean-Baptiste Thiers, uno dei primissimi studiosi di queste feste, scrive: “A volte gli ecclesiastici si facevano merito davanti a Dio e agli uomini di danzare in chiesa … così come all’interno di cattedrali e collegiate dove si svolgeva tutta una serie di feste, sottolineate da rituali d’eccezione e da danze liturgiche; una serie quasi ininterrotta che aveva spesso un’appendice nei giorni che seguono l’Epifania, fino all’ottavario incluso in gennaio. Si trattava dunque di un lasso di tempo superiore al mese contraddistinto da alcuni momenti focali, ognuno dei quali con una diversa origine e una forma di devozione particolare, limitata dapprima a un solo giorno e a una sola cerimnia, poi estesa a più giorni. In effetti, tutti questi motivi ispiratori, tutti questi temmi liturgici finivano col confondersi e ogni gruppo di chierici negli stessi monasteri celebrava una sola grande festa d’inverno, nel giorno imposto da una tradizione sempre molto antica, oppure da una innovazione del tutto arbitraria che nasceva dall’imitazione dei vicini o addirittura dal desiderio di superarli.” (tratto da qui)

LA FESTA DELLE CALENDE

Lo scopo della festa era rendere omaggio all’asino che non solo lo aveva tenuto al caldo nella grotta, era fuggito con la Sacra Famiglia in Egitto, ma anche lo aveva portato il Messia adulto sul suo dorso nell’ingresso a Gerusalemme (affinchè si avverassero le Profezie).
La venerazione dell’Asino era ancora diffusa tra i paloecristiani e il medioevo finisce per mantenere molte storie e tradizioni asinine arrivando all’identificazione di Gesù Cristo crocefisso onocefalo

Pietro Lorenzetti: Gesù entra a Gerusalemme, affresco Basilica di Assisi

“Immagine non necessariamente (o per nulla) blasfema, bensì profondo simbolo sacrificale.
Al raglio asinino, quest’invocazione che sembra così piena di dolore e vuota di speranza, è stato in questo senso associato il grido altissimo di Gesù sulla croce. E all’umile e paziente asinello, segnato dalla croce sulla schiena in ricordo e ringraziamento per il suo servizio nella Domenica delle Palme, si associa appunto il Cristo stesso di cinque giorni più tardi, il Cristo dileggiato e sofferente che, al pari dell’asino, porta sulle spalle la croce sulla quale sarà sacrificato. I corteggi medievali dei condannati montati su asini, e poi ancora le “feste dei folli”, i “carnevali degli asini” e tutti i riti “di rovesciamento” nei quali l’asino veniva abbigliato da re o da vescovo e onorato, rex unius diei prima di venire bastonato e scorticato (o anche semplicemente prima di tornare all’improba fatica di tutti i giorni), conservano tu tti la memoria di questo ambiguo ma commovente rapporto fra asino e Cristo, entrambi figure regali ed entrambi obiettivo della crudeltà dell’uomo.” (tratto da qui)

Mal tollerata ma tuttavia praticata dai sacerdoti la Festa dell’Asinello era una mescolanza di sacro e profano, una facezia che però si poteva spingere fino allo scherno della liturgia in una  parodia della messa.
C’è da dire che nel Medioevo la chiesa non è solo un edificio in cui si celebrava messa, ci si tengono assemblee politiche sotto l’egida del Vescovo, si discute di grano e bestiame, si fissano i prezzi delle stoffe, le cattedrali costruite con l’impegno delle Corporazioni erano anche luogo di riunioni e di consiglio in cui si sbrigavano le questioni riguardanti la Corporazione e si pacificavano le contese. Diventa rifugio ospedaliero durante le epidemie o per i pellegrini o i malati in cerca di guarigione, asilo inviolabile dei perseguitati, tomba per gli illustri defunti. Poteva capitare che ci entrassero degli uomini a cavallo e almeno una volta l’anno un asino in abito talare.
Durante la festa nessuna usanza o convenzione si sottraeva al ridicolo, e persino i personaggi più altolocati del regno dovevano rassegnarsi a lasciarsi schernire. Il mondo ivi simboleggiato era eterogeneo, confuso, inebriante, gaio, ardito. Questa festa non fu mai popolare presso le corti alte. Fu costantemente condannata e censurata. Ma nonostante i maneggi di molti ecclesiastici e un’aperta condanna del Concilio di Basilea del 1431, essa sopravvisse fino al secolo XVI. Poi, durante l’epoca della Riforma e della Controriforma, a poco a poco scomparve. I cronisti raramente ne deplorano la scomparsa.  (tratto  da  qui)

L’ASINO

La xilografia di Dürer della Ruota della Fortuna rende protagonista un trio di somari, rappresentati, in fase di discesa, il più umano, di salita, un personaggio onocefalo e, in equilibrio precario su una zampa ripiegata, un asino per intero, che offre le terga all’osservatore. Spesso nel medioevo il folle porta una cuffia da cui spuntano le orecchie d’asino e stringe in mano una clava.

Animale ambivalente nel Medioevo è simbolo sia del Bene, umile, paziente, cavalcatura dei profeti e creatura sapienzale (l’asina di Balaam),  ma anche del Male: è l’asino contrapposto al bue simbolo della cristianità e del Popolo Eletto in quanto animale “puro che ha l’unghia bifida e non rumina”, mentre l’asino pagano è “impuro, rumina e ha l’unghia compatta”; è l’asino di Dioniso e quindi cavalcato da Gesù per simboleggiare la chiesa cristiana che trionfa sulle culture precedenti. E’ l’Asino d’oro di Apuleio schiavo dei piaceri della carne, ingnorante ma curioso di apprendere la magia.
Scrive Franco Cardini: Dal mito isiaco, quindi, noi abbiamo in un certo senso tratto lo statuto negativo (o quanto meno ambiguo) dell’asino: quello a causa del quale definiamo asini i ragazzi svogliati e le persone ostinate, che rifiutano di assoggettarsi a quei valori cristiani che sono la disciplina e l’umiltà; quello a causa del quale ci sembra assurda e ci fa ridere la famosa immagine dell’asino che vola (a differenza di quella del suo più nobile fratello equino: Pegaso, il cavallo alato, è segno di ascensione e di apoteosi) . L ‘asino non può avere ali né volare in quanto animale ctonio, legato alla terra, correlato all’immagine del caos; e tale lo interpreta anche Carl Gustav Jung. (tratto da qui)

LA MESSA DELL’ASINO

Ma come si svolgeva questa insolita festa natalizia? Una processione si partiva dalla chiesa seguita da dignitari e dal popolo e vi ritornava al seguito di un asino condotto in chiesa fino all’altare. Alla Messa  tutti i fedeli rispondevano con dei ragli.
Hez va, hez va, hez va, hez !
Biaux sire asnes, car alez,
Bele bouche, car chantez!
Per l’occasione venne scritta pure una canzone Orientis partibus! Il canto attribuito all’arcivescovo di Sens Pierre de Corbeil, di cui conosciamo testo e musica perchè contenuto nel “Officium stultorum ad usum Metropoleos ac primatialis Ecclesiae Sennonensis”  (XIII sec) conservato a Parigi nella biblioteca del Re .

ASCOLTA The Jaye Consort & Gerald English
ASCOLTA Musica Vagantium

ASCOLTA New London Consort (direttore Philip Pickett)
ASCOLTA Clemencic

ASCOLTA Compagnia dell’asino che porta la croce

ASCOLTA Joglaresa & Belinda Sykes


I
Orientis partibus
adventavit asinus
pulcher et fortissimus
sarcinis aptissimus
Hey, Hez, sir asne, hey!
II
Hic in collibus Sichan
iam nutritus sub Ruben
transiit per Iordanem
saliit in Bethlehem
III
Saltu vincit hinnulos
dammas et capreolos
super dromedarios
velox madianeos
IV
Aurum de Arabia
thus et myrrham de Saba
tulit in ecclesia
virtus Asinaria
V
Dum trahit vehicula
multa cum sarcinula
illius mandibula
dura terit pabula
VI
Cum aristis, hordeum
comedit et carduum
triticum ex palea
segregat in area
VII
Amen dicas, asine
iam satur de gramine
Amen, amen itera
aspernare vetera
Traduzione italiano*
I
Dalle regioni orientali
arriva l’asino
bello e fortissimo
adattissimo al carico
Ehi, ehi, sire asino, ehi!
II
Qui sui colli di Sichan
già nutrito sotto Ruben (1)
attraversa il Giordano
sale a Betlemme
III
Sconfigge nel salto il giovane mulo
i giovani daini e i caprioli
superiore in velocità
ai dromedari medianiti
IV
L’oro d’Arabia
l’incenso e la mirra di Saba (2)
portò alla chiesa
la virtù dell’asino (3)
V
Quando traina il suo carretto
con molto carico
con la sua mandibola
tritura il duro foraggio
VI
Con frumento e orzo
mangia e il cardo
il grano dal loglio
separa nell’aia (4)
VII
Di’ amen, asino
già sazio d’erba
Amen, ancora amen
rifiuta il passato

NOTE
* rielaborata dalla versione di Daniele Benedetti (qui) traduzione in inglese qui
1) Ruben è il figlio primogenito di Giacobbe. Ancora Carini scrive ” gli Ebrei sembrano condividere con gli altri popoli semiti del vicino Oriente un atteggiamento di sostanziale simpatia e anche di venerazione nei confronti dell’asino. Esso è sovente cavalcatura dei profeti, e nell’episodio di Balaam è l’asina che riconosce per prima l’angelo del Signore (il che servirà da prototipo a molti celebri miracoli medievali nei quali l’asino s ‘inginocchia dinanzi all’ostia consacrata e così via)”
2) l’asino che entra nella chiesa entra simbolicamente in Gerusalemme ossia nella pace. La terra di Saba era nel Medioevo la terra dei maghi-astrologi.
3) per gli iniziati  la Chiesa aveva abbandonato il cammino verso la conoscenza esoterica, così l’asino glorificato indica una via iniziatica asinina (la via del Matto) continua
4) un tempo vi utilizzavano gli animali per decorticare il grano: sopra il grano disteso nell’aia si facevano camminare in circolo bovini o asini che trascinavano una pietra piatta con delle scanalature (o anche semplicemente facendo camminare gli animali sul grano).

continua

FONTI
http://markhedsel.blogspot.it/2014/12/il-significato-arcano-della-festa-dell.html
http://www.ctonia.com/pagine/Scritti/patiboli/rituali_di_rovesciamento.htm
http://www.doctorlizmusic.com/mctcchoirs/wp-content/uploads/2012/07/Orientis-Partibus-analysis-1.pdf
http://web.mclink.it/MH0077/IlGiardinoDeiMagi/Giardino%201/cardini_asino_6.htm
https://www.mondimedievali.net/Immaginario/asino.htm
http://web.csepasca.it/lasino-del-medioevo

Hey for Christmas

Tra i resoconti e le cronache di come in Inghilterra si festeggiassero i dodici giorni del Natale spicca questa canzoncina dal titolo “Hay for Christmas” in cui, anche se non espressamente citata, è chiaramente richiamata la festa dell’Epifania.

Shropshire Wakes

Il testo è contenuto in un foglio volante stampato a Londra alla fine del 1600. La melodia abbinata è la popolarissima Dargason

ASCOLTA Passamezzo
ASCOLTA The Baltimore Consort


I
Come Robin Ralph, and little Harry,
and merry Thomas at our Green,
Where we shall meet with Briget and Sary,
and the finest young wenches that ere were seen:
Then high for Christmas once a year
And where we have Cakes, both ale and beer (1)
And to our christmas feast there comes,/ Young men and Maid to shake their bums (2).
II
For Gammer Nichols has gotten a Custard
My Neighbour Wood a roasted Pig,
And Widdow Franklin hath beer & mustard,
& at the Thatcht house there is good swig.
III
There’s a fidler for to play e’ry Dance
when the young Lads and Lasses meet:
With which the Men & Maids will prance,
with the fidler before them down the street:
IV
The Morice dancers (3) will be ready
Meat and Drink enough to lade ye (4):
And in a Fools dress will be little Neddy,
to entertain our Christmas Lady (5)
V
And when that they shall all appear,
that are to be at our brave Wakes,
To eat iup the Meat(6), and drink up the Beer,/ And to play at cards for Ale and Cakes (7)
VI
Then Grace and sweetest Winnifret,
and all the Lasses on the place,
When that the young men they have met/ see how the Devils-dream (8) they’l trace:
VII
They side and then tun round about
and briskly trip it to each other:
And when they have danct it out,
they presently call for another
VIII
Ralph leading up with Sue in ‘s hand,
And Briget being by Robins side,
You’d laugh to see how they do stand:
with their heads together and feet so wide
IX
The dance being done the fidler plays Kissum (9)
which Dick and Harry soon did so,
And Randal the Taylor could not missum (10),
but he must kiss his Partner too.
X
Then they sat down to their good cheer,
and pleasant were both Maids and Men, /And having din d and drank their bear (11),
they rose and went to dance again,
XI
Thus they did daunce from noon till night,
and wer as merry as Cup and Can (12),
Till they had tyrd the Fidler quite (13),
and the sweat down their buttocks ran.
XII
Then they went to the little thatcht house,
and plaid at Cards a game or two,
And with the good Liquor did so carouse,/that they made drunk both Tom and Hugh.
XIII
The rest unto Hot-cockles (14) went,
but Neddy gave Nelly a blow too hard,
That all together by the ears they went,
and all their sporting soon was mar’d.
XIV
The Pots flew about the glasses were broke
Doll was taring Mol by th Quife (15),
Richard was pulling John by the throat,
at which the Hostess drew her knife.
XV
They took the Fidler and broke his pate (16)
and threw his fiddle into the fire:
And drunkenly went home so late,
that most of them fell in the mire.
XVI
The men went away and paid ne’r a groat,
but left the Maids to pay (17) for their chear,
Betty was forst to pawn her laste coat,
and ??? to leave her Garget (18) there :
XVII
And so my merry ballad is Ended,
when the Maids come agoin to these wakes
they’l first see the young lads manners mended
and make them pay for ale and Cakes.
Traduzione italiano di Cattia Salto*
I
Venite Robin, Ralph, e il piccolo Harry
e l’allegro Thomas al nostro Ballo
dove ci incontreremo con Briget
e Sary,
e le più belle giovani ragazze che mai si siano viste:
Allora evviva il Natale una volta all’anno
dove abbiamo dolci e anche birra normale e birra luppolata,
e alla nostra festa di Natale là vanno
giovanotti e fanciulle a muovere
il culo
II
Gammer Nichols ha preso una  crema pasticcera
il mio vicino Wood un maiale arrosto
e  Widdow Franklin ha preso birra e mostarda
perchè in Casa Thatcht c’è  un bel divertimento
III
Ci sarà un violinista per suonare ogni danza quando i giovani ragazzi e le ragazze s’incontreranno: gli uomini e le donne  zompetteranno
con il violinista davanti a loro in cima alla fila
IV
I Morris terranno pronti cibo e bevande in abbondanza per rinfrescarsi e nell’abito del Matto ci sarà il piccolo Neddy a intrattenere la nostra Regina del Natale
V
Per ciò tutti si presenteranno
per essere alla nostra brava Veglia;
a mangiare carne e a bere birra
e a giocare alle carte, per le belle cose della vita
VI
Allora Grace e la graziosa Winnifret,
e tutte le ragazze al posto
non appena con i giovanotti si saranno accoppiate,  vedrai come danzeranno “The Devils-dream”
VII
Si metteranno in fila e poi gireranno in cerchio e allegramente si pesteranno i piedi l’un l’altro, e quando l’avranno danzata, ne richiederanno un’altra
VII
Ralph comanda con Sue per mano
e Briget sta al fianco di Robi
n,
rideresti nel vedere come sono messi:
con le teste vicine e i piedi così
distanti
IX
A danza terminata il violinista suona “Kissum”
che Dick e Harry subito fecero
e Randal il sarto non voleva sbagliare
e ugualmente doveva baciare la sua compagna
X
Poi si riposarono e per il loro buon umore  fu piacevole sia per le fanciulle che per i giovanotti
prendere delle  bevande e bere le loro birre, poi si alzarono e andarono a danzare nuovamente
XI
Così ballarono da mattino a sera e furono felici come “piselli nel baccello”
fino a quando finirono per stancare il violinista e il sudore scorreva giù per le  natiche
XII
Poi andarono al piccolo cottage con il tetto di paglia
e giocarono una partita o due a carte
e con il buon liquore fecero così baldoria
che si ubriacarono anche Tom e Hugh.
XIII
Il resto giocò a “mano calda”, ma Neddy diede a Nelly un colpo troppo forte che tutti quanti si presero per le orecchie e tutti i giochi subito naufragarono
XIV
Volarono  caraffe e i bicchieri furono infranti, Doll stava tirando Mol per la Cuffietta, Richard stava prendendo John per la gola a cui la padrona mostrava il coltello
XV
Presero il violinista e gli ruppero la testa e gettarono il violino nel fuoco: così ubriachi andarono a casa così tardi che la maggior parte di loro cadde nel fango
XVI
Gli uomini se se andarono e non pagarono un soldo,  ma lasciarono che le fanciulle pagassero per il divertimento, Betty fu la prima a dare il pegno la sua ultima giacchina  e ??? a lasciarci anche il collarino
XVII
E così la mia divertente ballata è finita
quando le ragazze ritorneranno di nuovo a queste veglie
per prima cosa si metteranno al riparo dalle abitudini dei giovanotti
e li faranno pagare per il divertimento.

NOTE
* questa è solo la prima stesura che ha bisogno di essere revisionata e meglio scritta
1) Nelle Isole Britanniche  si producevanoall’epoca prevalentemente birre non luppolate dette ALE; erano infatti le birre provenienti dal “continente” a contenere luppolo e quindi distinte con una parola diversa BEER!
2) l’espressione significa “dimenarsi”, ballare in modo sfrenato”
3) I Morris dancers sono danzatori in costume che si esibiscono in balli popolari risalenti al medioevo eseguiti con passo saltellato e l’uso di bastoni, fazzoletti ma anche spade e assordanti campanelle
4) to lade= prelevare (acqua o liquidi) con un mestolo sta per to  ladle, servire con un mestolo quindi “Drink enough to lade ye” con una traduzione letterale diventa: “bevanda bastante da mescersi”
5) è la Regina del Pisello, per motivi di rima menzionata come Regina del Disordine, ovviamente in coppia con Re Fagiolo (vedi Torta del fagiolo)
6) Meat in questo contesto sta più genericamente per cibo, l’ho tradotto con pasticci in riferimento alle preparazioni in crosta ripiene di carne
7) Cakes and Ale è un modo di dire per “the good things of life” 
8) “The Devils-dream
(il sogno del diavolo): la melodia è un reel e anche una popolare country dance, istruzioni e video qui; la melodia è conosciuta soprattutto in Scozia  con il titolo di “The Devil Amang the Taylors”  abbinata a una scottish country dance istruzioni e video qui
9) “The Cushion Dance” è descritta come la “danza dei baci” da qui il soprannome kissum” (istruzioni qui)
10 )trovato anche trascritto  ” And Randall the tailor he would not miss”
11) la trascrizione del testo dirattamente dai broadsides diventa a volte problematica sia per le condizioni d’usura dei fogli che per i carattere di stampa utilizzati: così ho interpretato il verso nel contesto
12) termine colloquiale per indicare una coppia ben assortita come ad esempio “pane e burro”, “culo e camicia”
13) “Till they had tired the fiddler quite”

A Game of Hot Cockles, attribuito a D Van Der Plaes fine 1600:  uno dei tipici giochi natalizi con cui si divertivano i giovani

14) Hot-cockles letteralmente “vongole calde” era un popolare gioco fin dal Medioevo, praticato un tempo dagli adulti e oggi forse solo dai bambini (diciamo che gli ultimi a giocarlo sono stati i ragazzi pre-telefonino), detto il gioco del soldato perchè tipico gioco da caserma, oppure gioco della “mano calda”.

15) Quife= coif
16) patehead, skull
17) la consuetudine di un tempo era che il violinista  venisse ingaggiato dai danzatori i quali lo pagavano a fine serata facendo una colletta
18) Garget = gorget

DARGASON

Anche intitolata Sedanny è una danza pubblicata nel “The English Dancing Master” di John Playford (1651)

ASCOLTA la versione di Gustav Holst St. Paul’s Suite 

Affresco Villa Caldogno: Invito alla danza, Giovanni Antonio Fasolo: è chiaramente illustrata una Dargason

FONTI
https://mainlynorfolk.info/john.kirkpatrick/songs/heyforchristmas.html
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/shropshire_wakes.htm

https://thesession.org/tunes/9468
http://www.pbm.com/~lindahl/lod/vol2/dargason.html
http://www.englishcountrydancing.org/cowpercoles6.html

Una fetta di dolce della dodicesima notte

IL DOLCE DELLA BEFANA

La sera del 5 gennaio il corteo di Frau Holle riprende la via del ritorno per rientrare nel suo Regno, ma in Germania (come in buona parte dell’Europa eccezzione fatta per l’Italia) la sua festa è stata soppiantata dalla tradizione dei Re Magi. Sono loro a dare il nome ad un dolce speciale preparato per concludere le festività natalizie (la dodicesima notte) che cambia nome e ricetta a seconda delle regioni (con rimandi uno all’altro per quanto riguarda la preparazione e gli ingredienti).
Tutti questi dolci hanno mantenuto una caratteristica, di contenere nell’impasto una monetina o un fagiolo. La moneta stava come segno di buona sorte (a ricordo delle invocazioni per ottenere i favori della Dea dell’Abbondanza), il fagiolo ha invece una valenza più ambigua, ricordo di oscuri rituali che trovavano ancora un eco nell’elezione del Re Fagiolo durante il Natale medievale: è il Re del Disordine dei Saturnalia, ma anche il capro espiatorio che veniva immolato per il bene della comunità, un tributo in sangue agli spiriti della Terra per il Solstizio d’Inverno.

IL FAGIOLO MAGICO

Robert Graves – poeta, saggista e romanziere britannico contemporaneo – nel suo “The White Goddess” (La Dea bianca) ci racconta che per gli antichi i fagioli contenevano le anime dei morti, e per questa ragione evitavano di mangiarli. Il rimestarsi delle viscere e la flatulenza altro non sarebbero che il tormento delle anime imprigionate nel ventre che protestano per esser liberate.
Principio del caos e quindi utilizzato nei Saturnali per eleggere il Re del Disordine il fagiolo è collegato al mondo infero. Simbolo dell’amore ( le donne romane portavano un ciondolo con la sua forma) era collegato all’immortalità, visto che basta metterlo nell’acqua per farlo ritornare fresco.


Il fagiolo che esisteva in Europa nei tempi antichi è di un tipo specifico detto fagiolo dall’occhio (originario dall’Africa), più piccolo è bianco con una macchia di colore scuro («occhio»), in corrispondenza del punto di inserzione sul baccello. Per i Romani i fagioli erano un cibo della plebe, ma quando arrivarono i nuovi fagioli dall’America conquistarono soprattutto la tavola del ricco per la loro rarità, per rientrare nella tradizione alimentare comune non appena si diffusero con abbondanza. (continua)

IL DOLCE VITTORIANO

Nelle isole britanniche il dolce prende il nome di Twelfh Cake un dolce  a base di frutta secca (uva passa) e frutta candita che richiede una lunga lievitazione.
Sebbene sia un dolce medievale la prima ricetta storica risale al 1803 ed è stata scritta da John Mollard, in effetti i precedenti ricettari settecenteschi non danno istruzioni per la “Torta dodicina” (o “Torta della dodicesima notte” o ancora “Torta della mezzanotte”) perchè si dava per scontato che si sarebbe utilizzato la ricetta della torta nunziale, (vedi)  (che  in Irlanda è ancora la torta nunziale tradizionale).

RICETTA DEL 1803: Prendere Kg 3,175 di farina e metterla a fontana sulla spianatoia, aggiungere 1 cucchiaio da cucina abbondante di lievito e un pochino di latte tiepido. Iniziare ad impastare aggiungendo poi 450 gr. di burro a pezzetti, 600 gr di zucchero. Lasciar lievitare e solo dopo un’oretta aggiungere 2 kg di uvetta, 15 gr di cannella in polvere, 10 gr. di chiodi di garofano sempre in polvere, canditi a piacere. Porre l’impasto in una teglia ben imburrata e cuocere *. Una volta cotta la torta, sfornare, lasciar raffreddare e ricoprire con glassa colorata o bianca e con corone di zucchero
From John Mollard, The Art of Cookery. (London 1803).
(*nelle ricette vittoriane tutte le massaie sapevano come cuocere le torte, questa è una torta che richiede una lunga cottura a basse temperature – cioè 170-180 gradi, per almento 1 ora, ma l’unico modo per sapere se è cotta è la prova stecchino)
Per la ricetta moderna qui

la torta preparata da Ivan Day: una decorazione in stile Regency con piume del Principe di Galles, la rosa d’Inghilterra, il cardo della Scozia e il trifoglio d’Irlanda. Le decorazioni sono di “gum paste” (da  qui)
La torta della dodicesima notte della regina Vittoria, The Illustrated London News

La torta è pronta per essere sontuosamente rivestita con pasta di zucchero (detta anche fondente) lasciata bianca o color rosa-barocco e riccamente guarnita con ulteriori decorazioni in pasta di zucchero (o pasta di gomma) e  ghiaccia reale. Un tempo si utilizzavano degli stampi di legno oggi sono praticissimi quelli in silicone, ma per usare la sac à poche occorre un bel po’ di pratica e abilità.
Torte gigantesche e decorazioni elaborate con statue in pasta di zucchero o di mandorle a riprodurre scene pastoral divennero comuni nel Settecento-inizi Ottocento messe in bella mostra nelle vetrine delle pasticcerie più alla moda.

Le fonti letterarie e cronachistiche inglesi menzionano un “torta con il fagiolo” solo a partire dal XIV secolo a imitazione delle usanze nella corte francese  “La Roi de la Feve” (vedi), le due torte quella francese e quella inglese sono completamente diverse, essendo la seconda una variante più tradizionale dei pasticci in crosta medievali (vedi). Sebbene nel primo periodo Tudor si festeggiasse la Dodicesima notte con un ballo in maschera e una specie di gioco di ruolo, basato su dei personaggi stereotipati da impersonare, la tradizione prese piede solo nel Seicento.
La commedia “La Dodicesima Notte” di William Shakespeare fu scritta proprio come intrattenimento per alludere a questa festa natalizia, basata sul sovvertimento dei ruoli, in cui Viola si traveste da uome e il servo Malvoglio si spaccia per nobile. Già nel ‘500 circolava una commedia toscana dal titolo “Gl’ingannati”:” messa in scena originariamente dagli accademici senesi in seguito ad un sacrificio goliardico accaduto la notte dell’Epifania: avendo ognuno degli uomini bruciato (o finto di bruciare) i pegni d’amore delle proprie donne, queste ultime avevano preteso un risarcimento. Gli accademici composero quindi in tre giorni una commedia, dedicandola alle gentildonne. Nel prologo è menzionata espressamente la “notte di beffana” (corrispondente appunto alla dodicesima notte dopo il Natale).” (da Wikipedia). La commedia ebbe un largo successo e una grande diffusione con traduzioni e adattamenti in tutta Europa e fu sicuramente il modello e l’ispirazione per Shakespeare.

Nel 1870 la Regina Vittoria rimosse la festa dal calendario ufficiale  reputandola “poco cristiana” e troppo “casinara” e così  la tradizione della Twelfh Cake è scomparsa definitivamente nel Novecento lasciando il posto al Christmas pudding.

CHRISTMAS REVEL

Nel Medioevo cristiano il periodo del Natale era caratterizzato dall’abbondanza di cibo e bevande, che seguiva il periodo di digiuno iniziato con la quarta domenica prima del Natale e che terminava con la vigilia. Iniziavano così allo scoccare delle mezzanotte del 24 dicembre i 12 giorni del Natale o il Christmas revel, una sequenza di banchetti e divertimenti, in cui anche i contadini asserviti al feudo avevano il loro momento di riposo: niente corvèe e un banchetto offerto dal loro Sire.
Abbiamo svariati resoconti di questi banchetti natalizi alla corte inglese (continua) festeggiamenti che si concludevano all’Epifania (ma che potevano durare fino al 2 febbraio).

“Twelfth Night Revels in the Great Hall Haddon Hall Derbyshire from Architecture of the Middle Ages 1838”, Joseph Nash

Dal Seicento ci giunge una fonte in forma di poesia “Now, now the mirth comes“: è Robert Herrick a descrivere in versi lo svolgimento della festa nella dodicesima notte. (vedi anche qui)

Twelfth Night- Robert Herrick 1648
I
Now, now the mirth comes
With the cake full of plums (1),
Where bean’s the king (2) of the sport here;
Beside we must know,
The pea also
Must revel (3), as queen, in the court here.
II
Begin then to choose,
This night as ye use,
Who shall for the present delight here,
Be a king by the lot (4),
And who shall not
Be Twelfth-day queen for the night here (5).
III
Which known, let us make
Joy-sops (6) with the cake;
And let not a man then be seen here,
Who unurged will not drink,
To the base from the brink,
A health to the king and the queen here!
IV
Next crown the bowl full
With gentle lamb’s wool (7),
And sugar, nutmeg, and ginger,
With store of ale, too;
And this ye must do
To make the wassail a swinger.
V
Give then to the king
And queen, wassailing,
And though with ale ye be wet here,
Yet part ye from hence
As free from offence
As when ye innocent met here.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Adesso, adesso arriva l’allegria
con la torta piena d’uvetta
dove il Fagiolo è il Re di
questa Festa;
inoltre dovete sapere
che anche il pisello deve divertirsi, come regina, in questa dimora.
II
Inizia allora a scegliere,
com’è usanza di questa notte,
chi per questo momento dilettevole, sarà al posto del re
e chi non lo sarà
(chi) sarà la regina del dodicesimo giorno per questa notte
III
Come risaputo si facciano
bagatelle con la torta;
e allora  che non si abbia a vedere uomo che debba essere sollecitao per bere da cima a fondo,
alla salute del re e della regina
qui!
VI
Allora riempi la boccia fino all’orlo
con una dolce “lana d’agnello”;
aggiungi zucchero, noce moscata e zenzero e anche birra;
così si deve fare
per fare una grolla allegra
V
Date poi al Re
e alla Regina, che brindino
e sebbene con la birra vi dovete saturare, tuttavia vi allontanerete da qui, indenni dalla colpa
come quando innocentemente qui vi incontraste

NOTE
1) all’epoca con plum si indicava l’uva passa e non la prugna secca
2) va da sè che ci  fossero due dolci, uno per gli uomini (con un fagiolo nascosto all’interno) e uno per le donne (con un pisello nascosto all’interno) per eleggere il re e la regina della dodicesima notte. Se c’era un’unica torta con il fagiolo nell’impasto il primo che l’avesse  trovato avrebbe a suo piacere nominato il compagno da incoronare. Al posto del fagiolo nel Settecento-Ottocento si nascondeva una piccola statuetta del Bambin Gesù.
3) il re e la regina del Disordine avrebbero dettato legge durante i festeggiamenti impartendo ridicoli comandi a cui non si poteva disubbidire
4) il re della sorte
5)  è l’usanza medievale di iniziare ogni nuovo giorno al tramonto, così la dodicesima notte precede il dodicesimo giorno.
6) non sono proprio sicura della traduzione
7) il curioso nome di lana d’agnello si riferisce alla bevanda del wassail: nel Medioevo il liquido principale della grolla era birra calda aromatizzata con mele e spezie. Le ricette d’epoca prevedono la cottura in forno delle mele ridotte successivamente in purea e l’aggiunta di noce moscata, zenzero e zucchero. (continua)

L’ULTIMA CENA, IL BALLO E IL GIOCO DELLE CARTE

Al centro della festa oltre al cibo e alle bevande, i canti benaugurali, le danze e recite. Nell’Inghilterra della Reggenza non era insolito tra gli eventi sociali per la dodicesima notte, un gran ballo in maschera (Grand Christmas Ball, Children’s Ball o Family Ball) in cui si includevano anche i bambini.

HEY FOR CHRISTMAS: il resoconto di una movimentata dodicesima notte continua

Re e Regina Fagiolo sono seduti in alto sulla sinistra, sul fondo a destra un gruppo di orchestrali e al centro i mummers.

A inizi Ottocento la notte del 6 gennaio (oppure la sera della vigilia) iniziava con una cena in famiglia con amici e parenti, che metteva fine al Christmas Revel: dopo che era stato eletto dalla sorte il Re Fagiolo venivano distribuite delle carte speciali  che illustravano vari personaggi caricaturali, ritagliate dai giornali o comprate nelle pasticcerie insieme alle torte.
La festa però si poteva svolgere già nel pomeriggio al momento del tè in cui era servita la “torta del dodicesimo giorno”: da quel momento ci s’immedesimava nel personaggio estratto fino allo scoccare della mezzanotte: alla festa in maschera e al gioco partecipavano spesso anche i bambini.

Al centro la torta del fagiolo e sulla sinistra il cappello in cui sono riposti i biglietti da sorteggiare

Inizialmente i personaggi erano personaggi storici famosi o eroi leggendari che ricreavano una nobile corte al servizio del Re e della Regina, ma poi i loro nomi divennero buffi e assurdi come Prittle Prattle, Puddle Dock, Toby Tipple e Sir Tun Belly Wash. Il gioco del travestimento diventò successivamente gioco degli enigmi, un gioco da tavolo fatto con le carte dei vari personaggi abbinati ad un indovinello che rivelava il nome del personaggio stesso (vedi)
Le carte erano anche utilizzate per un divertente gioco delle coppie nel Ballo di Gala per la Dodicesima Notte

Al Christmas Ball troneggia sul tavolo del Buffet  una grande Twelft cake

A card drawing game developed in the 18th century, whereby each lady drew a card from the box held by a footman to the left of the entrance, and each gentleman drew a card from the same to the right. These cards were caricatures of Pairs. Thus Signor Croakthroat might by paired by Madame Topnote. The guests had to find their partner, and depending on the gaiety of the event, the amount of wine and negus consumed, and the inhibitions of the guests, the character roles had to be taken on in varying degrees of ‘spirit’ for the whole evening. Signor Croakthroat might, for example, be always clearing his throat, and singing musical scales, whilst Madame Topnote might enjoy making her fellow guests jump by occasionally emitting a loud high note! (tratto da qui)

I personaggi della Dodicesima notte Collezione Folgere, 1830

UNA FETTA DI BLACK BUN continua 

FONTI
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Text/Hone/january_6__epiphany.htm
https://whydyoueatthat.wordpress.com/2011/12/10/day-10-twelfth-night-cake/
http://www.historicfood.com/John%20Mollard’s%20Twelfth%20Cake.html
http://www.eatlocallyblogglobally.com/2010/11/recipe-for-dickensian-twelfth-cake.html
http://www.missfoodwise.com/2014/01/twelfth-cake.html/
https://guildhalllibrarynewsletter.wordpress.com/2014/01/02/twelfth-night-cake/
http://www.saburchill.com/history/articles/012.html
https://www.janeausten.co.uk/twelfth-night/

FRAU HOLLE, LA BEFANA NORDICA

In molte tradizioni europee troviamo la figura di una dea dell’abbondanza festeggiata nei primi giorni del nuovo anno, sebbene i nomi siano diversi, le loro storie sono comuni (vedi prima parte): nel mondo germanico era Frau Holle (denominata Frau Percht nelle regioni del Sud), la triplice Dea nella forma di Vecchia.

Elder of The Scar Clan, Joanna Powell Colbert

La buona Holla dagli occhi luminosi e dalle vesti candide come la neve era la Signora dell’Inverno, custode del focolare, protettrice della casa, degli animali domestici e dell’arte della filatura.
Nelle notti del Solstizio d’Inverno, ella scendeva sui campi innevati, per benedirli ed accertarsi che fossero fertili e pronti per le prossime semine. Cavalcava uno splendido corsiero bianco, e stormi di cicogne e rondini la precedevano e ne annunciavano l’arrivo. Al suo seguito v’erano invece bellissime divinità femminili, che volavano in groppa ai gatti, e le anime dei bimbi non nati o morti nei primi anni d’età.
In tal modo si recava a visitare ogni casa, entrando dalla cappa del camino, e spargeva i suoi doni di Luce e Fortuna su quelle in cui trovava armonia, pulizia ed ordine, così come su coloro che vi abitavano e che nella loro vita coltivavano le stesse buone virtù. Se invece trovava sporcizia, disordine e disarmonia, poteva anche maledirle, ed in ogni caso preferiva allontanarsene, ritirando la sua benedizione, la Fortuna e tutte le cose belle di cui era portatrice. (tratto da qui)

Frau Holle è associata con credenze e miti antichi: una dea paleolitica del mondo sotterraneo, signora del focolare, legata al culto delle acque e all’energia della terra. Figura in cui si sovrappongono e accomunano diverse divinità femminili norrene e germaniche, quali Hell sovrana del mondo sotterraneo, Frigg e Freya dea dell’amore e del matrimonio, Hertha dea della pace e della fertilità, la germanica Perchta, Berchta,  in una parola una Dea Madre. (continua)
La ritroviamo anche nell’immagine scandinava di Santa Lucia, come portatrice di Luce. La festa del nuovo anno era un tempo nelle terre e isole del Nord celebrato con un sacrificio alle Matronae, spiriti tutelari del luogo visualizzate in massi o acque lacustri, che sono soprattutto le antenate defunte della tribù. Nella festa si rinsaldavano i legami di sangue del clan e della stirpe (continua).

Le connotazioni negative di questa Signora metà Bianca e metà Nera viene dal Medioevo cristiano e dalla sua ossessione per il male e il diavolo (e la misoginia).

Il dipinto “Åsgårdsreien” del pittore norvegese Peter Nicolai Arbo raffigurante la caccia selvaggia, 1872, Galleria nazionale di Oslo (fonte Wikipedia): la controparte maschle del “Corteo delle fate” capeggiato dalla Grande Madre (continua)

LA BEFANA

Ritroviamo il mito in una fiaba dei fratelli Grimm, Madama Holle che prende anche il titolo italiano di Fata Piumetta che quando sprimaccia il suo cuscino fa nevicare sulla terra; due sorelle una chiara, l’altra scura sono sottoposte ad una prova da Frau Holle (una vecchia del mondo infero) e la prima viene premiata con una pioggia d’oro per la sua bontà e laboriosità, l’altra viene punita con una pioggia di pece per i suoi modi sgarbati, il comportamento collerico e la sua pigrizia.
Le fiabe sono un racconto che attingono agli archetipi e pescano nel mare oscuro dell’inconscio, ma i suoi personaggi sono stereotipati e duali: così Frau Holle, la megera in fondo al pozzo è la madre archetipa, la madre positiva, mentre la vedova sulla Terra è la matrigna, la madre negativa.
Ma soprattutto la fiaba descrive Frau Holle come l’epifana di una dea del focolare che premia i bambini buoni e le brave massaie che tengono la casa in ordine, le pazienti filatrici. E’ dalla laboriosità e dalla dedizione, che scaturisce l’abbondanza e la fortuna stessa, guarda caso il vocabolo tedesco Pech, che significa pece è sinonimo di sfortuna.

IL DOLCE DELLA BEFANA

La versione svizzera Dreikönigskuchen

La notte del 5 gennaio  il corteo di Frau Holle/ Berchta riprende la via del ritorno per rientrare nel suo Regno, ma in Germania (come in buona parte dell’Europa eccezzione fatta per l’Italia) la sua festa è stata soppiantata dalla tradizione dei Re Magi. Sono loro a dare il nome ad un dolce speciale preparato per concludere le festività natalizie (la dodicesima notte) che diventa a seconda delle tradizioni culinarie  DreikönigskuchenGalette Des Rois, Roscón De Reyes, Ciambella dei Re Magi  (solo in Piemonte la torta mantiene il nome di Fugassa d’la Befana)

Tutti questi dolci hanno mantenuto una caratteristica, di contenere nell’impasto una monetina o un fagiolo. La moneta stava come segno di buona sorte (a ricordo delle invocazioni per ottenere i favori della Dea dell’Abbondanza), il fagiolo ha invece una valenza più ambigua, ricordo di oscuri rituali che trovavano ancora un eco nell’elezione del Re Fagiolo durante il Natale medievale: è il Re del Disordine dei Saturnalia, ma anche il capro espiatorio che veniva immolato per il bene della comunità, un tributo in sangue agli spiriti della Terra per il Solstizio d’Inverno.

LA FESTA DEL RE

“La dodicesima notte”, Jan Steen (1668) – Museo di Stato, Kassel, Germania

Diversi dipinti fiamminghi illustrano con dovizia di particolari i commensali attorno al tavolo mentre festeggiano il Re Fagiolo: sono variamente intitolati “La dodicesima notte” o “il Re Beve” a causa dei numerosi brindisi fatti in suo onore e secondo i suoi ordini, i personaggi sono ritratti in pose sguaiate visibilmente ubriachi e satolli di cibo. Nel quadro  di Jan Steen è il bambino in piedi sulla panca ad aver trovato il fagiolo nella sua fetta di dolce, ha in testa una coroncina di carta ed sta bevendo un sorso di vino aiutato da una vecchia nonnina (forse una suora). Il gruppo di musicanti che circondano la tavola sono chiaramente dei poveri questuanti invitati ad entrare per cantare gli auguri di Buon Anno. Una tradizione ampiamente documentata nel wassailing britannico!

La versione francese Gâteau de Rois: tanta pasta sfoglia con un ripieno di crema frangipane

L’unico personaggio ad essere decisamente brillo e dalla posa scomposta è la madre, che dopo aver versato il vino nel bicchiere del figlioletto lo guarda bere con un sorriso beato sulle labbra, è lei la Regina della Festa designata dal bambino!
Nell’andare del tempo la festa è diventata  più un gioco di società e una festa per bambini che un baccanale. Dopo che il padrone di casa raffigurato da Jan Steen ha tagliato il dolce, servito in tavola dalla fatesca, in tante fette quanti sono i commesali, più una detta fetta del Buon Dio -o della Vergine -o dei Re Magi  (la part du bon Dieu) è stato il bambino a stabilire l’ordine con cui dovevano essere distribuite tutte le fette: Chi trova il fagiolo nella propria fetta verrà incoronato Re della Festa e potrà scegliere la sua Regina. Per alcuni l’usanza diventa anche la scusa per un festoso brindisi: il Re della Festa, dovrà, ovviamente, svuotare il suo bicchiere tutto d’un fiato, mentre gli altri scandiranno: «Le Roi (oppure la Reine) boit, le roi boit, le roi boit…» (tratto da qui)

continua  

FONTI
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Text/Hone/january_6__epiphany.htm
http://ontanomagico.altervista.org/solstizio-inverno.html
http://www.meiningermuseen.de/pages/startseite/programm/sonderausstellungen/rueckblick-ausstellungen/200910-frau-holle—mythos-maerchen-und-brauch-in-thueringen/fachbeitraege-zur-ausstellung.php
https://www.cavernacosmica.com/simbologia-del-sambuco/
http://www.lovingenergies.net/pt/Elderberry-Tree-of-the-Goddess-Holla/blog.htm
http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Dee_Befana.htm
http://www.lasoffittadellestreghe.it/shoponline/frau-holle-holda-dea-dellinverno/
https://wunderkammern.wordpress.com/2010/08/04/frau-holle/
http://storia-controstoria.org/personaggi-e-miti/frau-holle-divinita-femminile-della-terra-che-passo-dallinverno-allinferno/

LE RICETTE
http://ilblogdichiaraoscura.blogspot.it/2014/11/cucina-i-dolci-dei-re-magi-la-gallette.html
http://www.angiecafiero.it/2012/01/03/dreikonigskuchen-o-dolce-dellepifania-svizzera/
http://www.ricettedicultura.com/2013/01/galette-de-rois-per-lepifania.html
http://www.comoju.es/2010/01/roscon-de-reyes.html
http://www.angiecafiero.it/2012/01/03/ciambella-dei-re-magi-liguria-di-ponente/
https://occitania.land/it/blog/la-fugassa-della-befana-dolce
http://cuciniera.blogspot.it/2013/01/la-focaccia-della-befana.html

La vecchia Strina

In molte tradizioni europee troviamo la figura di una dea dell’abbondanza festeggiata nei primi giorni del nuovo anno, sebbene i nomi siano diversi, le loro storie sono comuni: a cominciare dalla dea romana Strenia.

Dea dell’Abbondanza, Rubens -1630: nella cornucopia fichi, uva e mele e molograni. La mammella messa a nudo della dea allude alla sua fertilità

STRENIA, L’ITALICA BEFANA

Il primo di gennaio nell’Impero romano ci si scambiava le strenae cioè i rami di alloro e di ulivo come portafortuna in onore alla dea italica Strenia, Strenna o Strenua, Strinia,  assorbita dai fondatori di Roma, dea del Bosco Sacro ma anche triplice dea (Dea della natura e degli animali, Dea della Luna, Dea degli Inferi) che come Grande Madre chiudeva e apriva il cerchio dell’anno (nascita, crescita e morte).
Lo scambio delle piante sacre  (a guarnire fichi e mele) il primo dell’anno era quindi benaugurale; anche la tavola di Capodanno era decorata con i rami d’alloro, offerti poi ai convitati, così come scrive Varrone.

LE PUPAZZE DI FRASCATI

Le Pupazze al miele sono dei grossi tipici biscotti dei Castelli Romani (Lazio), che rappresentano l’immagine della Grande Dea dalle molte mammelle, per tradizione sono trimammellute: due per il latte ed uno centrale per il vino, in omaggio al frutto più fecondo del territorio, l’uva. L’impasto molto semplice a base di farina, olio extravergine d’oliva, miele viene aromatizzato a seconda di chi lo prepara con la buccia d’arancia, il cacao, o la cannella, oppure la noce moscata; anche per le forme e le decorazioni i forni di Frascati si sbizzarriscono: una prosperosa contadinella con le braccia “a brocca” poggiate lungo i fianchi, oppure una leggiadra ballerina con tutù
RICETTA

Pupazza frascatana con tre mammelle

STRINA E STRINARI NELLA MAGNA GRECIA

Queste tradizioni di capodanno sopravvissero nella Befana e nella sua Festa, ma soprattutto nella festa della Strina praticata nel Meridione d’Italia in particolare in quella che fu  la Magna Grecia: in Calabria, Puglia meridionale e Sicilia gli “Strinari” e i “i figghi da Strina” andavano di casa in casa a chiedere dolci, frutta secca e qualche monetina, le questue rituali dette la strina, per augurare un felice anno nuovo alle famiglie. Il canto delle uova (come si diceva in Piemonte) sono le “Kalanda” (“calendae” nella vecchia lingua romana) che significa che sta per iniziare il mese e l’anno nuovo, cantati in tutta Grecia già nei tempi antichi quando prendevano il nome di  “Eiresioni”, i ragazzi portavano di casa in casa la nave di Dioniso.

IL CANTO DELLA STRINA NELLA GRECIA SALENTINA

Il Salentino faceva parte della Magna Grecia, le colonie greche nella penisola italiana ed ancora si parla griko, la lingua dell’etnia grico-salentina, che impropriamente viene detto dialetto salentino ma in realtà più simile al greco. Il canto della strina era un tipico canto di questua dei musicanti che andavano di masseria in masseria accompagnandosi con strumenti popolari spesso un po’ improvvisati. Grazie alla ricerca sul campo di Luigi Chiriatti compiuta tra il 1977 e il 1978 a  Corigliano d’Otranto (Lecce) possiamo accedere ad una raccolta di canti che testimoniano gli antichi rituali del mondo contadino.
Racconta Luigi Chiriatti “… mi spiegò che si trattava di un lungo canto di questua eseguito nel periodo che va da Santo Stefano al Capodanno, costituito da alcune strofe in dialetto e altre in grico. La Strina merita particolare interesse non soltanto perché è conosciuto solo a Corigliano, ma anche perché è ancora una delle poche testimonianze dei Manta della Grecia, cioè dei canti augurali che ancora oggi i ragazzi greci sono soliti cantare a Capodanno per ottenere qualche regalo.
Durante il periodo di Natale i contadini di Corigliano smettono i panni del duro lavoro quotidiano e si trasformano in fini musici e poeti e con i loro strumenti (organetto diatonico, “l’arpa a sonagli”, triangoli di ferro e altri strumenti percussivi) andavano di casello in casello come sacerdoti di antichi riti a benedire i campi, i raccolti, gli animali, le case, gli abitanti.
Oltre agli strumenti avevano con sé un grande paniere nel quale venivano sistemati i doni che ricevevano ogni volta che eseguivano la strina: uova, vino, farina, “bianche cuddhure” (formelle di formaggio fresco).
Tutti i doni raccolti erano successivamente consumati in un grande festino a cui partecipavano anche i parenti dei suonatori.
I contadini che vivevano nelle masserie erano moltissimi, non ascoltavano nessun’altra musica sia perché non avevano tempo, sia per mancanza di mezzi tecnici quali radio e affini e i cantori della Strina erano accolti con grandi manifestazioni di gioia.
Corigliano, oltre ad avere l’esclusiva del canto della Strina, si presentava anche come il paese con la più grande presenza di organetti diatonici del Salento. (tratto da qui)

Luigi e Antonio Costa (Registrazioni sul campo di Brizio Montinaro con la collaborazione del Canzoniere grecanico salentino)

LA STRINA CALABRESE

Anche in questa terra si cantava la strina con un rituale di questua legato però ad uno strumento particolare: il mortaio costruito con il bronzo o il ferro in cui si frantumavano i blocchi di sale (sazeri o murtali). Il rituale si ripeteva il 25 e 31 dicembre e il 6 gennaio per opera di un gruppo di “strinari” i quali riproponevano di anno in anno la stessa canzone aggiungendovi strofe benaugurali e maledizioni, e che finirono per cantare la nascita di Gesù. La strina di Lago (Vachitana) si è trasformata in una competizione cittadina con argomentazione a piacere sul paese (vedi) E’ il carattere satirico che l’accomuna a certe maschere del Carnevale.
Mimmo Toscano
Danilo Montenegro

LA VECCHIA SICILIANA DI NATALE

Vecchia, Vecchia strina, Strina, Vecchia di Natali o di Capudannu, Carcavecchia, Nunna vecchia sono le denominazioni locali più comuni di una maschera, un tempo presente in tutta la Sicilia nelle notti del 24, 31 dicembre e 6 gennaio e nel periodo di Carnevale-Quaresima, in cui assumeva la denominazione di Nanna, Sarramònica o Coraìsima. La Vecchia appare correlata alle strenne e, oggi in modo privilegiato ma non esclusivo, ai bambini. (tratto da qui)
Come sottolinea Fatima Giallombardo nel suo articolo “Le vecchie di Natale” la vecchia è una dea infera che vuole essere invocata con grida e schiamazzi, una Grande Dea, dispensatrice di abbondanza, il principio femminile della procreazione “il senso del rinnovamento perenne della vita (cosmica e umana)”.
Dallo storico Giuseppe Pitrè apprendiamo che la sera della festa si aggirava per le strade del paese la Vecchia di Natale o Strina, una donna anziana che porta regali ai bimbi che si sono comportati bene tutto l’anno. Essa è nascosta per preparare dolci e regali. Venuta la sera che precede la festa, i bimbi sono mandati a letto presto, perché deve passare la vecchia di Natale per lasciare i dolci, e poiché essa non vuole farsi vedere, passa avanti se li trova svegli. In quella notte essa cammina per le strade suonando una tromba  e tirandosi dietro una retina di muli carichi di dolci e giocattoli per distribuirli nelle case ove sono bambini. Entra a porte chiuse, perché le basta una piccola fessura per introdursi e prima di far giorno ritorna nella sua abitazione, che naturalmente si trova in luoghi solitari. (tratto da qui)
In suo nome si svolgevano questue rituali “i figghi da Strina” canto benaugurale legato all’elargizione comunitaria con relative minacce e maledizioni per coloro che si sottraggono al tributo
Il gruppo “Sicilia canta – Sicilia frana” nato a Ribera (prov di Agrigento) negli anni 70 per volontà di G.Nicola Ciliberto e Giuseppe Smeraglia a cui si unirono Enzo Argento e Vincenzo Ruvolo (vedi) fu tra i primi a recuperare il patrimonio popolare dei canti rituali

 La strina, la strina
la bedda matina.
S’un nni dati un cicireddu (1)
vostru maritu cci cadi l’aceddu.
S’un nni lu dati ora ora
vostru maritu vi ietta fora.
La strina! Buon anno!
La strenna, la strenna
la bella mattina.
Se non ci date un cece
a vostro marito cade l’uccello.
Se non ce lo date subito
vostro marito vi butta fuori.
La strenna! Buon anno!

NOTE
1) sta per  piccolo dono 

BUCCELLATI E VECCHIA STRINA

Dolci siciliani a base di pastafrolla e farciti con fichi, uva passa, noci e mandorle, ma anche datteri e miele; sono biscotti tipici per le feste natalizie in particolare per il Capodanno, periodo in cui la vecchia Strina portava i doni ai bambini. Si preparano in due varianti uno detto in dialetto “turtigliuna” per la forma attorciliata, l’altro il “cuccidatu” per la forma tondeggiante (a mo’ di bocconcino di pane).
A Gratteri non mancano mai sulla tavola natalizia e come sempre accade per i dolci di antica tradizione ogni famiglia ha la sua ricetta collaudata LA RICETTA
C’è chi li profuma con noce moscata, cannella, chiodi di garofano, baccelli di vaniglia e scorze di arancia, chi  li decora con glassa reale e zuccheri colorati tipo codette o palline, oppure pistacchi tritat, chi li splovera semplicemente con lo zucchero a velo, chi li intaglia artisticamente facendoli sembrare delle foglie, palmette o gigli come nella RICETTA di Monreale

il buccellato, un grande ciambellone di pasta frolla ripieno di fichi

Chi invece ne ricava un unico grande dolce tipo ciambellone decorato con frutta candita e pistacchi RICETTA – RICETTA  anche per il buccellato rotondo c’è un modo di integliare la superficie per far vedere il ripieno con delle apposite pinze

Il forte radicamento della tradizione di questa questua legata al Natale con particolare riferimento al primo di Gennaio fa riflettere su inevitabili richiami alla tradizione greca. In Grecia c’è però un santo e non una figura femminile a portare i doni ai bambini il 1 gennaio, è San Basilio, e per lui e preparata la “vassilopita”, cioè la pita di Vassilis (Aghios Vasileios è il nome greco di San Basilio), una torta molto semplice e soffice, aromatizzata con succo d’arancia, con la particolarità di contenere una monetina nell’impasto: chi la  trova avrà un anno fortunato e prospero. Un particolare che ritroveremo in molte altre tradizioni europee..

continua a domani

FONTI
https://terreceltiche.altervista.org/io-saturnalia/
http://www.romanoimpero.com/2010/10/culto-di-strenna-o-strenua.html
http://www.romanoimpero.com/2012/01/strenna-natalis-lepifania.html

https://www.lacucinaitaliana.it/news/eventi/la-pupazza-frascatana-il-biscotto-al-miele-con-tre-seni/
http://www.ominodizenzero.it/2012/10/la-pupazza-frascatana.html
http://www.siciliano.it/articolo.cfm?id=32
http://www.radioluce.it/2016/12/28/siciliani-e-sicilianita-strina-o-vecchia/
http://www.siciliafan.it/strina-vecchia-figura-tradizione-siciliana-meta-augurio-minaccia/
http://www.parenticomune.it/strina.pdf
http://www.stornellisalentini.com/2009/09/la-strina/
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=44668

I SAW THREE SHIPS

Nella tradizione cristiana, i Magi fanno visita a Gesù bambino poco dopo la sua nascita, portando in dono oro, incenso e mirra.
Ma un viaggio altrettanto intricato fu compiuto dalle loro reliquie!

IL VIAGGIO DEI RE MAGI

Nel 1270 Marco Polo ha visto le tombe dei Magi a Saba: “In Persia è la città eh’ è chiamata Sabba (Saba), dalla quale si partirono li tre re che andarono ad adorare a Cristo quando nacque. In quella città sono seppelliti gli tre magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti intieri e co’ capegli. L’uno ebbe nome Baltasar, l’altro Melchior, e l’altro Guaspar. Messer Marco domandò più volte in quella città di questi tre re: ninno gliene seppe dire nulla, se non ch’erano tre re seppelliti anticamente. E andando tre giornate, trovarono un castello chiamato Galasaca (Cala Ataperistan), cioè a dire, in francesco, castello degli oratori del fuoco. È ben vero che quegli del castello adorano il fuoco, ed io vi dirò perché. Gli uomini di quello castello dicono che anticamente tre re di quella contrada andarono ad adorare un profeta, lo quale era nato, e portarono tre offerte: oro per sapere s’era signore terreno, incenso per sapere s’era Iddio, mirra per sapere s’era eternale.”
Il francescano Odorico da Pordenone (anch’egli in viaggio per la Cina) cinquant’anni dopo Marco Polo dice che la città dei Re Magi era Cassam l’attuale Kasham, a sud del mar Caspio e di Teheran, nell’attuale Iran.

Eppure già da un secolo prima, la tradizione li vuole sepolti nel Duomo di Colonia; fu Elena, la madre di Costantino a “trovarli” nel suo famoso pellegrinaggio in Palestina e Terra Santa dal quale ritornò carica di reliquie, e li fece trasportare nella chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli. Solo nel 344 Sant’Eustorgio vescovo di Milano si ricordò del reliquiario e lo richiese gentilmente all’imperatore d’Oriente che altrettanto gentilmente lo recapitò a Milano. Ma nel 1162 Federico Barbarossa sceso nel Bel Paese per punire i comuni italiani riottosi a riconoscerlo come Imperatore distrusse la Basilica di Sant’Eustorgio e si portò a casa la reliquia dei Magi. Infine fu Colonia la città che costruì una nuova chiesa per i Magi che lì rimasero e perciò ricordati come i Re Magi di Colonia..

I SAW THREE SHEEP

Le peripezie compiute dalla reliquia dei Re Magi (e tanti frammenti e ossicini si rintracciano lungo l’itinerario!) sono diventate il pretesto per il testo di una canzoncina per bambini risalente al 1500-1600, ancora oggi molto popolare per il suo testo scorrevole e ripetitivo.  La sua grande popolarità ha fatto si che esistanto tantissime varianti, Joseph Ritson, nel suo “Scotish songs,” vol. I riporta alcuni versi di un canto natalizio scozzese risalente alla metà del 1500 che ci ricorda la nostra carol
There comes a ship far sailing then,
Saint Michael was the stieres-man;
Saint John sate in the horn:
Our Lord harped, our Lady sang,
And all the bells of heaven they rang,
On Christ’s sonday at morn.

thre-shipsConosciuto anche come On Christmas Day In The Morning il brano è stato riarrangiato a fine Ottocento, in cui i Magi vengono sostituiti dalla Sacra Famiglia. Nel “The Nursery Rhyme Book” del 1897 i tre viaggiatori delle navi sono diventate tre graziose fanciulle che arrivano a Capodanno
And one could whistle, and one could sing
And one could play on the violin

Di paese in paese la canzone si è arricchita di strofe e di numerose varianti (vedi).

ASCOLTA Lindsey Stirling in “Warmer in the Winter” che nei suoi live trasforma in una scatenata danza delle Befane

ASCOLTA The Chieftains

ASCOLTA Blackmore’s Night in “Winter Carols

ASCOLTA Sting


I
I saw three ships come sailing in On Christmas day, on Christmas day;
I saw three ships come sailing in
On Christmas day in the morning.
II
And what was in those ships all three,
On Christmas day, on Christmas day?
And what was in those ships all three,
On Christmas day in the morning?
III
Our Savior Christ and His lady,
On Christmas day, on Christmas day;
Our Savior Christ and His lady(1),
On Christmas day in the morning.
IV
Pray, whither sailed those ships all three,
On Christmas day, on Christmas day?
Pray, whither sailed those ships all three,
On Christmas day in the morning?
V
They sailed into Bethlehem,
On Christmas day, on Christmas day,
O they sailed into Bethlehem(2),
On Christmas day in the morning
VI
And all the bells on earth shall ring(3),
On Christmas day, on Christmas day;
And all the bells on earth shall ring,
On Christmas day in the morning.
VII
And all the angels in Heav’n shall sing,
On Christmas day, on Christmas day;
And all the angels in Heav’n shall sing,
On Christmas day in the morning.
VIII
And all the souls on Earth shall sing,
On Christmas day, on Christmas day;
And all the souls on Earth shall sing,
On Christmas day in the morning.
IX
Then let us all rejoice again,
On Christmas day, on Christmas day;
Then let us rejoice again,
On Christmas day in the morning
Traduzione italiano
I
Ho visto tre navi in mare
il giorno di Natale, di mattina.
Ho visto tre navi in mare
il giorno di Natale, di mattina.
II
E cosa c’era sulle tre navi?
il giorno di Natale, di mattina.
E cosa c’era sulle tre navi?
il giorno di Natale, di mattina.
III
Cristo, nostro Salvatore e la sua madre.
il giorno di Natale, di mattina.
Cristo, nostro Salvatore e la sua madre.
il giorno di Natale, di mattina.
IV
Vi prego, dite, verso dove
erano dirette le tre navi?
il giorno di Natale, di mattina.
Vi prego, dite, verso dove
erano dirette le tre navi?
il giorno di Natale, di mattina.
V
Navigavano verso Betlemme.
il giorno di Natale, di mattina.
Navigavano verso Betlemme.
il giorno di Natale, di mattina.
VI
E tutte le campane della Terra risuoneranno, il giorno di Natale, di mattina. E tutte le campane della Terra risuoneranno, il giorno di Natale, di mattina.
VII
Tutti gli angeli in Cielo canteranno,
il giorno di Natale, di mattina.
Tutti gli angeli in Cielo canteranno,
il giorno di Natale, di mattina.
VIII
Tutte le anime sulla Terra canteranno.
il giorno di Natale, di mattina.
Tutte le anime sulla Terra canteranno.
il giorno di Natale, di mattina.
IX
Gioiamo allora tutti insieme, il giorno di Natale, di mattina.
Gioiamo allora tutti insieme, il giorno di Natale, di mattina.

NOTE
1) è curioso che sebbene le navi siano tre i personaggi indicati siano solo due
2) ovviamente Betlemme non ha sbocchi sul mare, così qualcuno ha ipotizzato che si stesse parlando di cammelli noti come “le navi del deserto”
3) le campane un tempo suonavano per annunciare alla comunità ogni evento importante o particolare specialmente se si trattava di una lieta notizia da festeggiare

FONTI
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/i_saw_three_ships.htm
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=54593
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=96549

Don Oíche Úd I MBeithil o Do You Hear What I Hear?

Il canto di natale in gaelico irlandese dal titolo ” Don Oíche Úd I MBeithil”  (That Night in Bethlehem = quella notte a Betlemme) è una poesia scritta da Aodh Mac Cathmhaoil (1571-1626); la melodia è considerata tradizionale anche se talvolta viene attribuita a Sean Óg Ó Tuama il quale la pubblicò negli anni 1950 in un raccolta di canti in irlandese dal titolo “An Cóisir Cheoil”

Hugh MacCaghwell o dal latino Ugo Cavellus era un teologo francescano nonchè arcivescovo di Armagh al cui patronimico venne aggiunto il nome di “Mac Aingil” (figlio di un Angelo) per le sue opere maggiori sulla dottrina cristiana particolarmente ispirate. Scrisse anche quattro Carol natalizi in gaelico, tra cui ” Don Oíche Úd I MBeithil”

ASCOLTA The Chieftains

ASCOLTA Altan live
ASCOLTA Celtic Woman

Gaelico irlandese
I
Don oíche úd i mBeithil
beidh tagairt faoi ghréin go brách,
Don oíche úd i mBeithil
gur tháinig an Briathar slán;
Tá gríosghrua ar spéartha
‘s an talamh ‘na chlúdach bán;
Féach Íosagán sa chléibhín,
‘s an Mhaighdean ‘Á dhiúl le grá (1)
II
Ar leacain lom an tsléibhe
go nglacann na haoirí scáth
Nuair in oscailt gheal na spéire
tá teachtaire Dé ar fáil;
Céad glóir anois don Athair
sa bhFlaitheasa thuas go hard!
Is feasta fós ar sa thalamh
d’fheara dea-mhéin’ siocháin!

Traduzione inglese *
I
I sing of a night in Bethlehem
A night as bright as dawn
I sing of that night in Bethlehem
The night the Word was born
The skies are glowing gaily
The earth in white is dressed
See Jesus in the cradle
Drink deep in His mother’s breast (1)
II
And there on a lonely hillside
The shepherds bow down in fear
When the heavens open brightly
And God’s message rings out so clear
“Glory now to the Father
In all the heavens high
And peace to His friends on earth below (2) ” Is all the angels cry
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Canto di quella notte a Betlemme,
notte luminosa come l’alba,
canto di quella notte a Betlemme
la notte in cui il Verbo è nato;
i cieli risplendevano di gioia
la terra di bianco era ricoperta
per vedere Gesù nella culla, mentre succhiava dal seno della mamma
II
E c’erano sulla collina brulla
i pastori che si accasciarono dalla paura, quando i Cieli s’illuminarono
e il messaggio di Dio risuonò forte
“Gloria al Padre
nell’alto dei Cieli
e pace agli uomini di buona volontà”
gridarono gli angeli

NOTE
* tratta da qui
1) And the Virgin nursing him with love
2) citazione dal vangelo di Luca

 

Natività, Giotto, Basilica di Assisi

Do You Hear What I Hear?

La canzone natalizia fu scritta nel 1962 da Gloria Shayne Baker (per la musica) e Noël Regney (per il testo) come un inno alla pace durante la crisi missilistica cubana. Una lunga lista d’interpreti l’hanno resa celebre  in tutto il mondo. Unisco i due brani perchè così ha fatto Moya Brennan nel suo album “An Irish Christmas”
ASCOLTA Moya Brennan in “An Irish Christmas” 2005 unisce due canti Do You Hear e Don Oíche Úd I MBeithil (Do you hear what I hear strofe II, III + Don oíche úd i mBeithil strofa I + Do you hear what I hear  strofa IV)

ASCOLTA Orla Fallon in “Celtic Christmas” 2010


I
Said the night wind
to the little lamb,
“Do you see what I see?
Way up in the sky,
little lamb,
Do you see what I see?
A star, a star, dancing in the night
With a tail as big as a kite.”
II
“Do you hear what I hear?”
Said the little lamb
to the shepherd boy
“Do you hear what I hear?
Ringing through the sky,
shepherd boy?
Do you hear what I hear?
A song, a song high above the trees
With a voice as big as the sea”
III
Said the shepherd boy
to the mighty king
“Do you know what I know
In your palace warm,
mighty king?
Do you know what I know?
A Child, a Child shivers in the cold
Let us bring Him silver and gold”
IV
Said the king
to the people everywhere
“Listen to what I say
Pray for peace,
people everywhere
Listen to what I say
The Child, the Child sleeping in the night
He will bring us goodness and light”
(1)
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Disse la notte
all’angellino
“Vedi quello che vedo?
In alto nel cielo
o angellino, vedi quello che vedo?
Una stella, una stella che danza nella notte, con una coda lunga come un aquilone”
II
“Senti quello che sento?”
Disse l’agnellino
al pastorello
“Senti quello che sento?
Che risuna in cielo
o pastorello? Senti quello che sento?
Un canto, un canto che si leva alto tra gli alberi,
con una voce profonda come il mare”
III
Disse il pastorello
al  Re magnifico
“Sai quello che so
(tu che stai) nel tuo palazzo al caldo,
o magnifico Re?
Sai quello che so? Un bambino, un bambino rabbrividisce al freddo,
gli porteremo argento e oro”
IV
Disse il re
alla gente di tutto il mondo
“Ascoltate quello che dico
pregate per la pace,
o gente di tutto il mondo.
Ascoltate quello che dico
il Bambino, il Bambino che dorme nella notte
ci porterà la bontà e la luce”

NOTE
1) Moya conclude con
Listen to what I say
Do you know what I know?
Do you hear what I hear?”

FONTI
http://anglandicus.blogspot.it/2013/12/when-word-safely-came.html
http://songsinirish.com/don-oiche-ud-i-mbeithil-lyrics/
https://thegatheringfire.wordpress.com/2014/12/29/that-night-in-bethlehem-an-irish-christmas-carol/
http://www.celticlyricscorner.net/brennan/doyou.htm

The Carol of the Birds

Seguendo le tracce di un canto natalizio sugli uccelli risalente al Medioevo si trovano diversi adattamenti nella tradizione popolare delle Isole Britanniche.

La versione che riprende il canto natalizio catalano “El cant dels ocells” intitolandosi “The Carols of the Birds”, inizia con il verso “When rose the eastern star”

ASCOLTA Joan Baez in Noel, 1966

ASCOLTA Emily Mitchell 1989


I
When rose the Eastern Star
The birds came from afar
In that full night of glory
With one melodious voice
They sweetly did rejoice
And sang the wondrous story
Sang, praising God on high
Enthroned above the sky
And his fair mother, Mary.
II
The eagle left his lair
Came winging through the air
His message loud arising
And to his joyous cry
The sparrow made reply
His answer sweetly voicing
“O’ercome are death and strife,
This night is born New Life”
The Robin (1) sang, rejoicing
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Quando  la Stella d’Oriente si levò
gli uccelli vennero da lontano
in quella notte piena di gloria
con una voce melodiosa,
essi soavemente  si rallegrarono
e cantarono la storia meravigliosa,
cantarono e lodarono Dio celeste
in trono nell’alto dei Cieli
e la sua nella madre, Maria
II
L’aquila lasciò la sua tana
venne volando dall’alto
il suo messaggio forte risuonò
e al suo grido di gioia
il passero rispose
intonando il suo canto soavemente
“Vinti sono Morte e Dolore
questa notte è nata una Nuova Vita”
il pettirosso cantò rallegrandosi

NOTE
1) il pettirosso è un uccello ricco di simbolismi, contrapposto allo scricciolo (o piccolo passero). Nel suo libro La dea bianca, Robert Graves spiega che nella tradizione celtica, la lotta tra le due parti dell’anno, è rappresentata dalla lotta tra il re-agrifoglio (o vischio), che rappresenta l’anno nascente e il re-quercia, che rappresenta l’anno morente. Al solstizio d’inverno il re-agrifoglio vince sul re-quercia, e viceversa per il solstizio d’estate. Nella tradizione orale, una variante di questa lotta è rappresentata dal pettirosso e lo scricciolo, nascosti tra le foglie dei due rispettivi alberi. Lo scricciolo rappresenta l’anno calante, il pettirosso l’anno nuovo e la morte dello scricciolo è un passaggio di morte-rinascita. continua

 

WHENCE COMES THIS RUSH OF WINGS?

Ancora  dal noel francese (nella versione provenzale “Nadal dels aucèls”, Bas-Quercey, tradotta anche in francese con il titolo “Noël des oiseaux” o “Voici l’étoile de noël”) questo canto natalizio anche intitolato  “Carol Of The Birds” è invece popolare in America ed è riportata in stampa da Charles Lewis Hutch­ins in “Car­ols Old and Car­ols New” (Bos­ton, Mass­a­chu­setts: Par­ish Choir, 1916)

Una versione per piano di Alan William qui
e una versione per arpa di Megan Metheney




I
Whence comes this rush of wings afar,
Following straight the Noel star?
Birds from the woods in wondrous flight,
Bethlehem seek this Holy Night.
II
“Tell us, ye birds, why come ye here,
Into this stable, poor and drear?”
“Hast’ning we seek the newborn King,
And all our sweetest music bring.”
III
Hark how the Greenfinch bears his part,
Philomel, too, with tender heart,
Chants from her leafy dark retreat,
Re, mi, fa, sol, in accents sweet.
IV
Angels and shepherds, birds o’ the sky,
Come where the Son of God doth lie;
Christ on earth with man doth dwell,
Join in the shout “Noel, Noel.”
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Da dove viene questo battito d’ali lontante che vanno verso la stella di Natale? Uccelli dal bosco in magnifica flotta cercano Betlemme questa Santa Notte.
II
“Diteci, voi uccelli, perchè venite qui
in questa grotta, povera e fredda?”
“Ci affrettiamo per cercare il Re appena nato, e portare la nostra musica più soave”
III
Ascolta come il verdone tiene la sua parte, anche l’usignolo appassionato,
canta dal suo nascondiglio frondoso
re, mi, fa sol con dolci accordi
IV
Angeli e pastori, uccelli del cielo
venite dove il figlio di Dio riposa;
Cristo sulla terra con l’uomo dimora
unitevi al grido “Natale, Natale”

LA VERSIONE AMERICANA-IRLANDESE

John Jacob Niles (1892-1980) scrisse la sua versione di “The Carol of the Birds” nel 1942 facendone una filastrocca per il figlio che all’epoca aveva quattro anni. Niles era un famoso collezionista di musica folk, suonatore di liuto e dulcimer e anche compositore.

ASCOLTA Clancy Brothers in “Christmas” 1969

ASCOLTA Brocelïande

ASCOLTA Jeff Black 2009


I
Full many a bird did wake and fly
Curoo curoo curoo
Full many a bird did wake and fly
To the manger bed with a wandering cry
On Christmas day in the morning (1)
Curoo curoo curoo
Curoo curoo curoo
II
The lark the dove and the red bird came
And they did sing in sweet Jesus’ name
III
The owl was there with eyes so wide
And he did sit at sweet Mary’s side
IV
The shepherds knelt upon the hay
And angels sang the night away
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Più di un uccello si levò e volò
Curu curu curu
Più di un uccello si levò e volò
alla mangiatoria con un grido
d’attesa
Il giorno di Natale nel mattin
Curu curu curu
Curu curu curu
II
L’allodola, la colomba e il pettirosso andarono
e cantarono nel nome dell’amato Gesù
III
C’era il gufo con gli occhi spalancati
e si sistemò al fianco della cara Maria
IV
I pastori s’inginocchiarono nella paglia e gli angeli cantarono tutta la notte

NOTE
1) il verso richiama la filastrocca natalizia “I Saw Three Ships”

LA VERSIONE AUSTRALIANA

Ancora una “Carol of the Birds”, ma questa volta proveniente dall’Australia composta da William G. James sul testo di John Wheeler e raccolta in “Five Australian Christmas Carols“, 1948.
Ovviamente il clima australiano ha bisogno di ben altri soggetti che le slitte sulla neve!
Questa ha il ritornello che ripete “Orana! Orana! Orana to Christmas Day


I
Out on the plains the brolgas (1) are dancing
Lifting their feet  like warhorses prancing
Up to the sun the woodlarks go winging
Faint in the dawn light echoes their singing
Orana! Orana! Orana to Christmas Day.
II
Down where the tree ferns grow by the river
There where the waters sparkle and quiver
Deep in the gullies bell-birds (2) are chiming
Softly and sweetly their lyric notes rhyming
III
Friar birds (3) sip the nectar of flowers
Currawongs (4) chant in wattle tree bowers
In the blue ranges lorikeets(5) calling
Carols of bush birds rising and falling
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Sul terreno le gru danzano
sollevando i piedi come  cavalli
saltellanti
verso il sole le allodole si slanciano
in volo
lontani nella luce dell’alba riecheggiano i loro canti
Benvenuto! Benvenuto! Benvenuto giorno di Natale
II
Giù dove le felci crescono sulle rive
dove le acque luccicano e mormorano
nelle forre i campanari cantano
dolci e lievi i loro canti riecheggiano
III
Gli uccelli frate succhiano il nettare dei fiori
i currawong cantano sotto le fronde d’acacia
nelle livree blu i lorichetti chiamano
i canti degli uccelli nei cespugli aumentano e diminuiscono

NOTE
1) gru brolga è la gru australiana, nota per la sua danza di accommpiamento
2) Bell Bird o campanaro della Nuova Zelanda dalla caratteristica colorazione verdastra
3) filemone o uccello frate non ha piume sulla testa
4) l nome scientifico del genere, Strepera, deriva dal tardo latino e significa “rumorosa”, in riferimento alla loquacità di questi uccelli. Il nome comune collettivo di currawong, col quale sono note le specie ascritte al genere, è un’onomatopea e deriva dalle lingue aborigene
5) il lori o lorichetto è un pappagallino dai colori vivaci

LA VERSIONE FRANCESE

Anche in Francia ritroviamo un adattamento della versione catalana con il titolo “Le Chant des Oiseaux” ASCOLTA

La versione provenzale “Nadal dels aucèls” è stata divulgata da Maria Roanet nel 1976 nel suo album Cantem Nadal
il brano inizia al minuto 9:55


I
“Aicí l’estèla de Nadal,
Qu’es aquel bruch dessús l’ostal?
-Es una tropa d’aucelons
A Betelèm van dos a dos.”
II
Dins l’estable, lo Rei del Cèl
Dòrm entre l’ase e lo maurèl
“Digatz aucèls qué venètz far?
-Venèm nòstre Dieu adorar..”
III
Lo pol s’avança lo primièr
Monta sul boès del rastelièr
E per començar l’orason
Entòna son “Cocorocon”
IV
Lo cardin sortís de son niu
Saluda e fa “rirli chiu chiu”
“Chiu chiu” respond lo passerat
E la calha fa “palpabat”
V
Lo mèrle arriba en estiflant
Lo linòt en canturlejant
Lo pijon fa “rocon rocon”
La lauseta “tira liron”
VI
Vaicí venir lo baticoet
Se pausa a costat del verdet
E sus l’albar lo rossinhòl
Canta a l’Enfant “re mi fa sòl
VII
Per onorar lo Filh de Dieu
Venètz en granda devocion
Angèls, pastors, aucèls del cèl
Totes cantem Noèl Noèl,
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
“Ecco la stella di Natale
cos’è questo trambusto sopra la stalla?””E’ uno stormo di uccellini
che a Betlemme vanno in coppia”
II
Nella stalla il Re dei CIeli
dorme tra l’asino e il bue “Ditemi uccelli, cosa siete venuti a fare?” “Veniamo ad adorare il nostro Dio”
III
Il gallo avanza per primo
salta sul legno della rastrelliera
e per iniziare la sua orazione
canta “cocorocon”
IV
Il cardellino esce dal suo nido
saluta e fa “rirli chiu chiu”
“Chiu chiu” risponde il passero
e la quaglia fa “palpabat”
V
Il merlo arriva fischiettando
il fanello dal suono ronzante
il piccione fa “rocon rocon”
l’allodola “tira lion”
VI
Ecco che viene il batticoda
si posa vicino al verdone
e sul salice l’usignolo
canta al Bambino “re, mi, fa, sol”
VII
Per onorare il Figlio di Dio
venite con grande devozione
Angeli, pastori, uccelli del cielo
e tutti cantiamo Natale, Natale

NOTE
la traduzione in inglese qui

Un altro titolo “Le Noël des petits oiseaux” è invece stato scritto da Camille Soubise nel 1890 (con musica di Charles Pourny) sempre un noel natalizio ma completamente diverso dagli esempi già analizzati (vedi)

FONTI
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=10493
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/carol_of_the_birds.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/whence_comes_this_rush_of_wings.htm

http://ingeb.org/songs/outonthe.html

El cant dels ocells

La tradizione popolare di molti paesi europei ha tramandato fino ad oggi canti risalenti quantomeno al Medioevo con particolare riferimento ai canti natalizi. Di alcuni si sono perse completamente le tracce scritte (se mai vi furono) come per questo “Canto degli Uccelli”.

La notte di Natale è piena di prodigi, anche gli animali e in particolare gli uccelli, si danno convegno nella grotta in cui Gesù è nato.
Così l’anedottica popolare crea  storielle fantasiose: la cicogna si toglie le soffici piume del petto per rendere più comoda la culla e per questo diventa la protettrice dei bambini; il pettirosso per tutta la notte ravviva con le sue ali il fuoco del braciere e il suo petto rosso bruciacchiato dalle fiamme, diventa il segno della sua generosità; l’usignolo prima muto trova la voce per la sua prima volta, ispirato dai cori degli angeli e il suo canto resterà per sempre ad allietare gli uomini come un’eco della gloria divina.
La civetta che non si sveglia viene condannata per l’eternità a nascondersi di giorno e a trascorrere le notti a lamentarsi.

LA VERSIONE CATALANA

El cant dels ocells ( o aucells) ha ricevuto la sua melodia definitiva dal violoncellista Pau Casals che, schieratosi contro i militari franchisti e la dittatura, preferì vivere in esilio fino al 1950: il canto degli uccelli è un inno alla pace e alla gioia.
Casals era solito dire:”L’amore per il proprio Paese è una cosa splendida. Ma perché l’amore dovrebbe fermarsi al confine? Tutti siamo foglioline del medesimo albero e l’albero è l’umanità“.

ASCOLTA Pau Casals

ASCOLTA Hespèrion XXI & Jordi Savall – Mare Nostrum, 2011

ASCOLTA Fernando Ortega ancora una bellissima versione strumentale per piano

Gli uccelli nelle 15 strofe originali della versione catalana sono ben 32 ma oggi si cantano  le prime tre o quattro strofe.
Il canto viene eseguito per lo più in versione strumentale con canto lirico oppure voci bianche.

ASCOLTA Escolania de Montserrat (strofe I, VI, VII)


I
En veure despuntar
El major illuminar (1)
En la nit mes joiosa;
Els ocellettes cantant
a festejarlo van,
Amb sa veu melindrosa.
II
L’àliga imperial
Va pels aires volant
Cantant amb melodia,
Dient: “Jesus es nat
Per treure’ns del pecat
I darnos alegria”.
III
Respont-il el pardal:
“Esta nit es Nadal
I es nit de gran contento”
El verdum i el lluer
Diuen, cantant tambe:
“O, quina alegria sento”.
IV
Cantava el passarell:
‘Oh, que formós i que bell
és l’Infant de Maria!’.
I lo alegre tord:
‘Vençuda n’és la mort,
ja neix la Vida mia’.
V
Cantava el rossinyol:
‘Formós és com un sol,
brillant com una estrella’.
La cotxa i lo bitxac
festegen el manyac
i sa Mare donzella.
VI (2)
Cantava la perdiu:
“Me’n vaig a fer el niu
Dins d’aguella establia,
per a veure l’Infant
com està tremolant
als braços de Maria.”
VII
La garsa, griva i gaig
diuen: “Ara ve el maig! (3)”
Respon la cadernera:
“Tot arbre reverdeix,
tota branca floreix
com si fos primavera”.
Traduzione italiano*
I
Vedendo sorgere
l’astro più luminoso
nella notte più gioiosa;
gli uccellini gli fanno festa
mettendosi a cantare
con le loro voci ostinate.
II
L’aquila imperiale
vola alta nel cielo
e canta melodiosa
dicendo “Gesù è nato,
per liberarci dal peccato
e darci gioia”
II
Risponde il passerotto:
“Oggi, notte di Natale,
è una notte di grande felicità”
Il verdone e il lucherino,
anche loro cantando dicono :
“Oh che gioia sento”
IV
Cantava il fanello
“Ma come paffuto e bello
è il figlio di Maria”
e risponde il tordo
“Vinta è la morte
ora nasce la vita mia”
V
Cantava l’usignolo
“E’ bello come il sole
e luminoso come una stella”
Il codirosso e il saltimpalo
fanno festa al bimbo
e alla vergine madre.
VI
Cantava la pernice:
“Vado a farmi il nido
dentro a quella stalla
per ben vedere il bimbo
che sta tremando
tra le braccia di Maria”
VII
La gazza, il tordo e la ghiandaia
dicono “Ora arriva maggio!”
Risponde il cardellino:
“Ogni albero rinverdisce,
ogni pianta fiorisce
come se fosse primavera”

NOTE
* tratto da qui
1) è il Natale del Sole luminoso che diventa un più generico Astro tradotto poi con stella (la stella cometa).  Gesù si appropria della festa romana riservata al Sol Invitto
2) in realtà è la XII strofa
3) nei primi tempi del Cristianesimo il Natale si festeggiava nei mesi primaverili  e fu probabilmente per contrastare la diffusione del culto solare promosso nel III secolo dall’Imperatore Aureliano che la Chiesa romana stabilè che il 25 dicembre era nato Gesù.

continua Versione inglese e francese

FONTI
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/carol_of_the_birds.htm
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=3178&lang=it

Gloria in Excelsis Deo!

Gloria in Excelsis Deo” è il titolo nonché la prima strofa di un inno liturgico proprio della tradizione cattolica. Il testo inizia citando le parole cantate dagli angeli nell’annunciare la nascita di Gesù ai pastori (Luca 2,14); si diffuse dapprima in greco tra i primi cristiani nelle Chiese d’Oriente e fu tradotto successivamente in latino per il rito romano.
Il primo papa che inserì l’inno nella messa del Natale fu papa Telesphorus (140), in seguito papa  Symmachus (510) decise che il Gloria fosse eseguito ogni domenica.

la versione del Canto gregoriano

Glória in excélsis Deo
et in terra pax homínibus bonæ voluntátis.
Laudámus te,
benedícimus te,
adorámus te,
glorificámus te,
grátias ágimus tibi propter magnam glóriam tuam,
Dómine Deus, Rex cæléstis,
Deus Pater omnípotens.

Venne interpretato con varie melodie oltre al canto gregoriano tra cui anche alcune versioni di Vivaldi, ma la melodia che ha conosciuto più fortuna è stata quella di George Friedrich Händel che potrebbe aver composto nel 1706, ma gli è stata attribuita solo nel 2001.

Quando il Gloria venne tradotto dal latino nelle varie lingue volgari d’Europa si ripresentò in Francia con il titolo di “Les anges dans nos campagnes”  ( in italiano “Angeli delle Campagne”) un canto natalizio di autore sconosciuto, risalente al 1700 secondo la tradizione dei noel : la melodia è palesemente un adattamento del Gloria di Händel
Vox Angeli (Strofe I, II, III)

Sebastien Demrey & Jimmy Lahaie (strofe I, III, V) – in una versione che è quasi una ninna nanna

oppure la stessa versione sottotitolata


I
Les anges dans nos campagnes
ont entonné l’hymne des cieux;
et l’echo de nos montagnes
redit ce chant melodieux.
Gloria in excelsis Deo!
Gloria in excelsis Deo!
II
Bergers, pour qui cette fête ?
Quel est l’objet de tous ces chants ?
Quel vainqueur, quelle conquête Mérite ces cris triomphants :
III
Ils annoncent la naissance
du libérateur d’Israël;
et pleins de reconnaissance
chantent en ce jour solemnel.
IV
Cherchons tous l’heureux village
Qui l’a vu naître sous ses toits
Offrons-lui le tendre hommage
Et de nos coeurs et de nos voix.
V
Bergers, quittez vos retraites,
Unissez-vous à leurs concerts,
Et que vos tendres musettes
Fassent retenir les airs
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Gli angeli nelle campagne
cantano l’inno “Gloria in ciel”!
E l’eco delle montagne
ripete il canto melodioso:
Gloria in Excelsis Deo!
Gloria in Excelsis Deo!
II
Pastori per chi è la festa?
A chi sono dedicate le canzoni?
Quale vincitore, quale conquista
merita tali grida trionfali?
III
Annunciano la nascita
del liberatore di Israele;
e pieni di gratitudine
cantano in questo giorno solenne
IV
Cerchiamo il villaggio felice
che l’ha visto nascere sotto il suo tetto
offritegli un tenero omaggio
con il cuore e la voce
V
Pastori lasciate i recinti
e unitevi al coro
e con le vostre cornamuse
suonate la melodia

NOTE
per la versione completa qui

In italiano ha avute varie traduzioni alcune con il titolo di “Gli angeli delle campagne” (vedi)
preferisco però la versione più “sintetica” di Andrea Bocelli

Sopra i cieli e ancor più sù
dolci canti di angeli
e dai monti fin qua giù
portan gioia ai deboli.
Gloria in excelsis Deo
Gloria in excelsis Deo
A Betlem correte,
adorate il Redentor
e da lui cantate
quello che vi dice il cuor.

ANGELS WE HAVE HEARD ON HIGH

Nel 1862 il noel  è stato adattato in lingua inglese  da James Chadwick con il titolo Angels We Have Heard On High.
ASCOLTA Pentatonix


I
Angels we have heard on high
Sweetly singing o’er the plains
And the mountains in reply
Echoing their joyous strains.
Gloria, in excelsis Deo!
Gloria, in excelsis Deo!
II
Angels we have heard on high
Sweetly, sweetly through the night
And the mountains in reply
Echoing their brief delight
III
Shepherds, why this jubilee?
Why your joyous strains prolong?
What the gladsome tidings be
Which inspire your heavenly song?
IV
Come to Bethlehem and see
Him Whose birth the angels sing;
Come, adore on bended knee,
Christ the Lord, the newborn King.
traduzione italiano di Cattia Salto
I
Gli angeli che abbiamo udito dall’alto dei cieli cantano dolcemente sulla piana e l’eco delle montagne
ripete i loro gioisi canti:
Gloria in Excelsis Deo!
Gloria in Excelsis Deo!
II
Gli angeli che abbiamo udito dall’alto dei cieli cantano dolcemente nella notte e l’eco delle montagne
ripete la loro effimera soddisfazione
III
Pastori perchè questo giubilo?
Perchè ripete i vostri gioisi canti?
Qual’è la lieta novella che ispira la vostra canzone paradisiaca?
IV
Venitea Betlemme a vedere
colui la cui nascita gli angeli cantano,
venite, adoratelo in ginocchio
Cristo il Signore, il Re appena nato

continua

FONTI
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/NonEnglish/les_anges_dans_nos_campagnes.htm
http://gauterdo.com/noel/chants/aa/anges.campagnes.html