Dinogad’s Smock (Pais Dinogad)

An Old Welsh lullaby found in the margins of a 7th Century Welsh battle poem ‘Y Gododdin’
[Un’antica ninna-nanna in cumbrico, il dialetto del gallese antico trascritta al margine di un manoscritto ‘Y Gododdin’ del VII secolo  ( nel Libro di Aneirin  datato al XIII secolo ) in cui si descrive la battaglia di Catraeth tra Britanni e Angli.]

Old Welsh was spoken throughout the whole of England, before the Anglo-Saxons came. The kingdom of Gododdin was a vast territory of Britain that arose after the Roman withdrawal from the lands conquered by Julius Caesar and included the northeastern area of the island including the Stirling area and the Northumberland with capital Edinburgh (Dun Eidyn).
[Il gallese antico a quei tempi prima dell’invasione degli Angli era parlato in tutta l’Inghilterra. Il regno di Gododdin era un vasto territorio della Britannia sorto dopo il ritiro dei Romani dai terreni conquistati da Giulio Cesare e comprendeva la zona nord-est dell’isola comprendente l’area di Stirling e il Northumberland con capitale Edimburgo (Dun Eidyn).]

Dinogad’s Smock

To the child named Dinogad the mother describes his father while hunting and fishing, Pais Dinogad is the ancestor of the English lullaby ‘Bye Baby Bunting’. A topographical reference in the lullaby allows us to place mother and child near the Castle Crag a hill fort in the heart of Lakeland (now Lake District National Park).
[Al bambino di nome Dinogad la mamma descrive il padre mentre caccia e pesca, Pais Dinogad è l’antenata della ninnananna inglese ‘Bye Baby Bunting’. Un riferimento topografico nella ninna-nanna ci permette di collocare madre e bambino nei pressi del Castle Crag un hill fort nel cuore del Lakeland (ora Lake District National Park).]

The lullaby could also be a complaint in which the woman cries the death of her husband in war!
[La ninna nanna potrebbe anche essere un lament in cui la donna piange la morte del marito in guerra]
William Parsons & Guy Hayward in Will and Guy at Old England Hole
the melody is very similar to an ecclesiastical litany
[la melodia è molto simile a una litania ecclesiastica]

Sean Parry a live version accompanied by the bardic lyra
[una versione live accompagnato dalla lyra bardica]

[Old Welsh]
Peis dinogat e vreith vreith.
o grwyn balaot ban wreith.
chwit chwit chwidogeith.
gochanwn gochenyn wythgeith.
pan elei dy dat ty e helya;
llath ar y ysgwyd llory eny law.
ef gelwi gwn gogyhwc.
“giff gaff. dhaly dhaly dhwg dhwg”.
ef lledi bysc yng corwc.
mal ban llad. llew llywywg.
pan elei dy dat ty e vynyd.
dydygai ef penn ywrch penn gwythwch pen hyd.
penn grugyar vreith o venyd.
penn pysc o rayadyr derwennyd.
or sawl yt gyrhaedei dy dat ty ae gicwein
o wythwch a llewyn a llwyuein.
nyt anghei oll ny uei oradein.
[Modern English]
Dinogad’s smock (1), pied (2), pied,
It was from marten’s skins that I made it.
‘Wheed, wheed, a whistling!’
We call, they call, the eight in chains (3).
When thy father went a-hunting,
A spear on his shoulder,
a club in his hand,
He would call the nimble hounds,
‘Giff, Gaff (4); catch, catch, fetch, fetch!’
He would kill a fish in his coracle (5)
As a lion kills its prey.
When thy father went to the mountain
He would bring back a roe-buck, a wild boar, a stag,/ A speckled grouse (6) from the mountain,
A fish from Rhaeadr Derwennydd (7).
Of all those that thy father reached with his lance,
Wild boar and lynx and fox,
None escaped which was not winged (8).
[traduzione italiano Cattia Salto]
Camiciola di Dinogad, pezzata, pezzata,
l’ho fatta con le pelli di martora.
“Wee, wee un fischio!”
si gridava, gli otto servi gridavano.
Quando tuo padre andava a caccia,
lancia in spalla,
mazza in mano,
chiamava i levrieri,
“Giff, Gaff; predi e porta” !
Uccideva un pesce nel suo coracle
come un leone uccide la sua preda.
Quando tuo padre andava sulla montagna
riportava un capriolo, un cinghiale, un cervo,
un gallo cedrone maculato,
un pesce nella cascata di Derwent.
Di tutti gli animali che tuo padre ha raggiunto con la sua lancia,
cinghiale e lince e volpe,
nessuno aveva ali per la fuga.
la sottoveste nel medioevo

NOTE
1) in the Middle Ages, the smock was a petticoat with long ends (or under the knees) with or without sleeves, the garment that was in immediate contact with the skin, the one that for us today is underwear. The fabric is hemp or linen depending on the social class (and for the nobles it could be silk). In the Renaissance parts of the shirt could be embroidered with gold and silver threads
[nel Medioevo con smock si denominava la sottoveste, un camice lungo fini ai piedi (o sotto le ginocchia) con o senza maniche, l’indumento che stava a immediato contatto con la pelle, quella che per noi oggi è la biancheria intima. Il tessuto andava dalla canapa al lino più o meno fine a seconda della classe sociale (e per i nobili poteva essere di seta). Nel rinascimento parti della camicia potevano essere ricamate con fili d’oro e d’argento]
2) mi immagino sia l’antenata delle tradizionali copertine pathworck
3) I think referring to the callings of the beaters to send the game towards the hunters
[immagino si riferisca al richiamo dei battitori per mandare la selvaggina verso i cacciatori]
4) the names of the dogs [i nomi dei cani]
5) rudimentale imbarcazione di vimini ricoperta con pelli per impermeabilizzare la struttura
6) è il fagiano di montagna detto anche gallo cedrone
7) Rhaeadr Derwennydd, or Derwent waterfall; in Britain there are about ten river names derived from the same root (meaning only water flowing through an oak forest) – including four that are actually called “Derwent” – in Cumbria, Derbyshire, Northumberland and Yorkshire, but the only Derwent river with a waterfall is in Cumbria. “The Derwent’s waterfall is now famous to tourists worldwide as the Lodore Falls, which still crash picturesquely through woodland just south of the lake of Derwentwater, at the head of Borrowdale. Up the slope from the Lodore Falls is a wooded area known as Hogs’ Earth – is this the place that Dinogad’s daddy went hunting for boar? – and above that, a hill called Castle Crag.” (from here)
[Rhaeadr Derwennydd
 , o cascata Derwent; in Gran Bretagna ci sono circa dieci nomi di fiume derivati ​​dalla stessa radice (significa solo acqua che scorre attraverso un bosco di querce) – tra cui quattro che in realtà sono chiamati “Derwent” – in Cumbria, Derbyshire, Northumberland e Yorkshire, ma l’unico fiume Derwent con una cascata si trova in Cumbria “La cascata del Derwent è ora famosa ai turisti di tutto il mondo come le cascate di Lodore, che ancora si schiantano pittorescamente attraverso i boschi appena a sud del lago di Derwentwater, alla testa di Borrowdale. Il pendio delle cascate di Lodore è una zona boscosa conosciuta come Terra degli Hogs – è questo il posto in cui il papà di Dinogad andava a caccia di cinghiali? – e sopra a tutto, una collina chiamata Castle Crag]
8) his father was a good hunter and his prey had no escape [il padre era un buon cacciatore e le sue prede non avevano scampo]

Pilgrimage to Pais Dinogad – Finding a Lost Lullaby in Anglesey/Ynys Mon (The British Pilgrimage Trust)

Ffynnon ( Lynne Denman & Stacey Blythe) in Celtic Music from Welsh 2002


in which only the first verse is repeated on a melody that recalls a simple nursery rhyme; at the first verse they combines a count of the sheep “yan, tan, tether ..” according to the ancient custom see ; for the rest of the lullaby the speech is used.
[in cui si ripete solo la prima strofa su di una melodia che richiama una semplice filastrocca dei bambini; alla prima strofa unisce una conta delle pecore “yan, tan, tether..” secondo l’antica usanza vedi per il resto della ninna-nanna viene usato il parlato]

 Peis dinogat e vreith vreith.
o grwyn balaot ban wreith.
chwit chwit chwidogeith.
gochanwn gochenyn wythgeith.
Pais Dinogad sydd fraith, fraith,
O groen y bela y mae’i waith.
`Chwí! Chwí!’ Chwibanwaith.
Gwaeddwn ni, gwaeddant hwy – yr wyth gaeth.
[Modern English]
Dinogad’s shift is speckled, speckled,
It was made from the pelts of martens.
`Wee! Wee!’ Whistling.
We call, they call, the eight in chains.

Jean-Luc Lenoir in Old Celtic & Nordic Lullabies” 2016
Joglaresa & Sianed Jones in Sing We Yule 2017 adding a tune according to the Welsh bardic style [si aggiunge un canto secondo lo stile bardico gallese]

Bye Baby Bunting

Rebecca Hadwen

LINK
http://www.walesonline.co.uk/news/wales-news/welsh-poet-right-lynx-legend-2372109
https://www.cs.ox.ac.uk/people/geraint.jones/rhydychen.org/about.welsh/pais-dinogad.html

https://esmeraldamac.wordpress.com/2012/01/03/dinogads-smock-a-6th-century-cumbrian-lullaby/

Ausi conme unicorne sui

“Aussi comme unicorne sui”, Thibaut de Champagne

Secondo le leggende l’unicorno è una creatura magica che si mostra solo ai puri di cuore e per poterlo catturare occorre la mano di una vergine.

Donna, nient’altro non temo
che di cessare, ahimé, d’amarvi.

Il tema del fin amor viene parimenti sviluppato dai trovieri in lingua d’oil con Thibaut di Champagne come sommo esponente. Noto anche come Thibaut le Chansonnier o come il Re di Navarra (Tebaldo I di Navarra). Di lui sappiamo che partì per le Crociate nel 1239 e che tornò in Francia l’anno successivo, per morire nel 1253.

Sono come il liocorno

L’immagine portante dell’allegoria è che l’amante è prigioniero, e molte cure vengono prodigate da Thibaut per descrivere la prigione che è l’amore, popolata di personificazioni (la Bellezza , primo carceriere, e gli altri due secondini Belsembiante e Pericolo); gli elementi dell’edificio sono anch’essi allegorici (Desiderio fornisce i pilastri, perché esso è la fondazione dell’amore; Belvedere è la porta e in effetti amore nasce dallo sguardo, se si posa sulla bellezza; le catene sono di Buona Speranza, perché è essa che tiene legato l’amante: se mancasse egli cesserebbe, disperato, di amare. Non manca un bel gioco di sim­metria numerologica (tre personaggi, tre elementi ambientali, il tutto sotto la guida di Amore: tre più tre più uno uguale sette, numeri rilevanti sul piano teologico; e neppure è assente un richiamo a un’altra tradizione, quella delle favole cavalleresche di ambiente carolingio, con la citazione dì Orlando e Oliviero.
Nucleo tematico della canzone è l’idea che in questa guerra si possa vincere solo essendo sconfitti: tema caro alla dottrina cristiana (il cristiano vince la vita eterna nei momento in cui si umilia, sconfitto, di fronte a Dio). Soprattutto, il tema cristologico (Amante = Gesù) è impiegato con dovizia di mezzi nella prima strofa: l’unicorno è tradizionalmente immagine di Gesù, perché è selvaggio e potente, ma si lascia ammansire solo da una vergine (Gesù in una vergine s’incarnò) e in questo caso si lascia facilmente fare prigioniero e mettere a morte. È, questo testo, uno dei più espliciti nell’unire la tradizione religiosa a quella erotica. (tratto da qui)

Jean-Luc Lenoir in Old Celtic & Nordic Ballads 2013 (versione strumentale)

Ensemble Tre Fontane (strofe I, II, III, V)


I
Ausi conme unicorne sui
Qui s’esbahist en regardant,
Quant la pucelle va mirant.
Tant est liee de son ennui,
Pasmee chiet en son giron;
Lors l’ocit on en traïson.
Et moi ont mort d’autel senblant
Amors et ma dame, por voir:
Mon cuer ont, n’en puis point ravoir.
II
Dame, quant je devant vous fui
Et je vous vi premierement,
Mes cuers aloit si tressaillant
Qu’il vous remest, quant je m’en mui.
Lors fu menez sans raençon
En la douce chartre en prison
Dont li piler sont de talent
Et li huis sont de biau veior
Et li anel de bon espoir.
III
De la chartre a la clef Amors
Et si i a mis trois portiers:
Biau Senblant a non li premiers,
Et Biautez cele en fet seignors;
Dangier a mis en l’uis devant,
Un ort, felon, vilain, puant,
Qui mult est maus et pautoniers.
Ciol troi sont et viste et hardi:
Mult ont tost un honme saisi.
IV
Qui porroit sousfrir les tristors
Et les assauz de ces huissiers?
Onques Rollanz ne Oliviers
Ne vainquirent si granz estors;
Il vainquirent en combatant,
Més ceus vaint on humiliant.
Sousfrirs en est gonfanoniers;
En cest estor dont je vous di
N’a nul secors fors de merci.
V
Dame, je ne dout més rien plus
Que tant que faille a vous amer.
Tant ai apris a endurer
Que je suis vostres tout par us;
Et se il vous en pesoit bien,
Ne m’en puis je partir pour rien
Que je n’aie le remenbrer
Et que mes cuers ne soit adés
En la prison et de moi prés.
Envoi:
Dame, quant je ne sai guiler,
Merciz seroit de seson més
De soustenir si greveus fés.
Traduzione italiano da qui
I
Così come l’unicorno son io
Che si sbalordisce nel guardare
Quando la vergine va mirare.
Tanto è avvinto dalla malinconia,
Che svenuto le cade nel grembo;
Allor l’uccidono a tradimento.
E m’uccisero con simil fare
Amore e la mia Dama, per ver:
hanno il mio cuor, non più il posso riaver
II
Mia dama, quando davanti a voi fui
E voi vidi dal primo istante,
Il mio cuore batté sì tremante
Ch’a voi rimase, quando me n’andai.
Allor fu messo senza cauzione
Nella dolce cella in prigione
Dove i pilastri son i rimpianti
E gl’usci sono il bel guardare
E gl’anelli sono il ben sperare.
III
Della cella ha la chiave Amore
E ivi ha messo tre portieri:
Bell’Aspetto ha nome il primiero,
Di Bellezza ne ha fatto il signore;
Pericolo ha messo all’uscio innante
Orrido, fellon, villano, ripugnante
Che molto è malvagio e malfattore.
Questi tre son e lesti e arditi:
gli uomini presi ne son rapiti.
IV
Chi potrà soffrir l’avvilimento
E gli assalti di questi uscieri?
Giammai Rolando né Oliviero
Vincerebbero sì gran cimento.
Vincerebbero nel guerreggiare,
Ma per vincer ci si de’ umiliare
E sia gonfalone il patimento;
In questa guerra di cui ho discorso
tranne la resa non altro è soccorso.
V
Mia dama non temerò niente più
che dover smettere voi d’amare
Così tanto ho appreso a penare
Che sono vostro da sempre vieppiù.
Seppur lo pensaste sconveniente
Non posso separarmi per niente
Che non m’è dato di rimembrare
Che il mio cuore non fosse messo
In prigione con me lì dappresso.
Sigillo:
Mia dama, s’io non vi so lasciare,
Si abbia pietà del mio vivere
del sopportare si grave onere.

Faun in Totem 2007 Unicorne


Chorus
Ausi conme unicorne sui
Qui s’esbahist en regardant,
Quant la pucelle va mirant.
Tant est liee de son ennui,
Pasmee chiet en son giron.
I
Dame, quant je devant vous fui
Et je vous vi premierement,
Mes cuers aloit si tressaillant
Qu’il vous remest, quant je m’en mui.
(chorus)
II
Lors fu menez sans raençon
En la douce chartre en prison
(instrumental)
Dame, quant je ne sai guiler,
Merciz seroit de seson més
De soustenir si greveus fés,
De soustenir si greveus fés.
(chorus)
Traduzione italiano da qui
Coro
Sono come il liocorno,
che s’incanta mentre guarda,
se contempla la pulzella;
così contento della sua disgrazia
svenuto cade sul suo grembo
I
Donna, quando vi fui dinanzi,
la prima volta che vi vidi,
trasalì allora il mio cuore, così forte
che rimase con voi, quand’io partii.
Coro
II
Quando fui portato senza riscatto
prigioniero nella dolce cella
(strumentale)
Signora, dacché non vi potrei ingannare,
giusto sarebbe di farmi la grazia
di sopportare un fardello sì grave,
di sopportare un fardello sì grave.
Coro

FONTI
https://www.moyenagepassion.com/index.php/2016/08/09/lunicorne-de-thibaut-de-champagne/
http://www.appstate.edu/~laneme/poesiesma.html
https://www.nazioneindiana.com/2009/10/13/e-l-animale-questo-che-non-c-e/
http://www.giulianopasqualetto.it/files_uploads/materiali_conferenze/dame_e_cavalieri/versi_d_amore.pdf

Sjugur Og Trollbrura (Sjugur and the Goblin’s Bride)

Traditional medieval ballad which title means “Sjugur and the troll bride”.
My knowledge of Scandinavian legends is rather poor but I admire the magnificent illustrations of John Bauer, here is a tribute that plunges us into those Nordic atmospheres.
[Tradizionale ballata medievale dal titolo “Sjugur e la sposa troll”. La mia conoscenza delle leggende scandinave è piuttosto scarsa ma ammiro le magnifiche illustrazioni di John Bauer ecco un tributo che ci tuffa in quelle nordiche atmosfere.]

The ballad is a typical “troll story” in which the kidnapped maid is rescued by the brave knight. Text and melody are collected by Lorentz Diderich Klüwer in «Norske Mindesmærker» (Norwegian Memorials) 1818.
[La ballata è una tipica “storia di troll” in cui la fanciulla rapita viene riportata in salvo dal prode cavaliere. Testo e melodia sono raccolti da Lorentz Diderich Klüwer in «Norske Mindesmærker» (1818)

Folque in Folque 1974 Norwegian Folk Rock Group formed in 1972 and disband in the mid 80’s [gruppo folk rock norvegese formatosi nel 1972 e sciolto a metà degli anni 80]

Jean-Luc Lenoir (Céline Archambeau) in “Old Celtic & Nordic Ballads”

Kirsten Bråten Berg from the concert “Til Radka” 2009 (tribute concert to Radka Toneff)  arranged by Arild Andersen (double bass) [dal concerto Til Radka 2009, tributo a Radka Toneff, arrangiamento di Arild Andersen, contrabbasso]
from Grieg: Norway’s Melodies, Sjugurd og trollbura fra Hallingdal (Sjugurd and  the Troll-Bride from Hallingda)

I
og kongen han sto på høgeloftsvoll,
han så seg ut så vi’e.
tett ute på den grøne voll
der så han sjugur ri’e.
sjugur våga livet for jomfrua.
II
eg seia vel må at kongjen var vild,
for si dotter han mista till bergjet,
hvor jutul og troll held bryllaupspill,
men sjugur hadde nevan till vergje
III
å, høyr no min sjugur, min dotte er di,
for du er no så strek ein herre.
om du torde gange i bergjet inn
og hente din hjertens kjære
IV
og sjugur han let till bryllaups be’
så mangje han kunne utvelgja.
deretter så bad han så mangen en tuss,
så tjukt som sju kunne telja.
VI
du trudde vel brura var lekker ei tøs
med bryster og hår som Sofia.
nei nase ho hadde som nautefjøs,
og augo som tjønn uti lia.
VII
som brureskjenken var gangen forbi
og folket begynte å tvista.
han sjur dangla etter med klubba si,
og slo ikkje slag som missa.
VIII
og heim kom han sjugur med kongsdottera fin,
høva bettre for tøsa enn trolla.
og kongjen tok ordet till sjugur sin :
du har tjent ‘a, så ta og behold ‘a.

 

English translation *
I
And the king stood on [the] gallery
he looked around far and wide.
close out on the green meadow
there he saw Sjugur ride.
Sjugur risked his life for the young maiden.
II
I do have to say that the king must have been lost
for his daughter he lost to the mountain,
where jutuls(1) and trolls hold wedding games
but Sjugur had his fists to defend himself.
III
“oh, listen now my Sjugur, my daughter is yours,
for you are, in fact, a bold gentleman.
if you dare into the mountain walk
and retrieve your beloved one.”
IV
and Sjugur [he] invited to his wedding (2)
as many as he could pick
thereafter he invited many a hulder (3)
as thick as seven could count(4)
V
you probably thought the bride was [a] delicious maid
with breasts and hair like Sofia.(5)
no, she had a nose like [a] byre (6)
and eyes like ponds in the hillside.
VI
as the bestowing of the bride was over
and [the] people began to bicker.
Sjur dangled with his club
and didn’t strike any punches that missed.
VII
and home came Sjugur with the fine princess
[it] suited the slut better than the trolls.
and the king said to his Sjugur:
you have earned her, so keep her.
Traduzione italiano Cattia Salto
I
E il re stava sugli spalti
per guardare in lungo e in largo
fin in basso sul grande prato
vide Sjugur cavalcare
Sjugur  ha rischiato la vita per una fanciulla
II
Si deve dire che il re doveva essere impazzito
perchè smarrì la figlia sulla montagna
dove giganti e troll facevano i giochi nunziali
ma  Sjugur si difendeva con le mani
III
“Ascolta mio  Sjugur , mia figlia sarà tua,
perchè tu sei a tutti gli effetti un coraggioso cavaliere se oserai andare sulla montagna
e riportare la tua innamorata”
IV
e  Sjugur invitò al suo matrimonio
tutti quelli che riuscì a prendere
poi  invitò molte fate delle foreste
in grandi quantità
V
probabilmente hai pensato che la sposa fosse [una] deliziosa fanciulla
con seni e capelli come Sofia
no, aveva un naso come una stalla
e gli occhi come stagni sul fianco della collina.
VI
quando il banchetto terminò
la gente cominciò a litigare.
Sjur brandiva la sua mazza
e non sbagliava un colpo.
VII
e tornò a casa Sjugur con la bella principessa
meglio assortito alla fanciulla dei troll.
e il re disse a Sjugur:
“l’hai guadagnata, quindi tienila.”

NOTE
from https://lyricstranslate.com/it/sjugur-og-trollbrura-sjugur-and-troll-bride.html-0
1) A jutul is a giant, known for his stupidity. [un gigante rinomato per la sua stupidità]
2) with the troll bride [con la trolla]
3) hulder-folk=hidden folk analogous to the fairies of other regional lores,  the Norwegian word hulder comes from the Old Norse word huldú, which means “dark,” “hidden,” “covered,” “latent” [popolo nascosto analogo alle fate delle altre tradizioni popolari, la parola norvegese hulder deriva dalla parola norrena huldú, che significa “oscura”, “nascosta”, “coperta”, “latente”]
4) “As thick as seven could count” is an archaic Norwegian expression [arcaica espressione norvegese]
5) Sofia is evidently the name of the beautiful princess [Sofia è evidentemente il nome della bella principessa]
6) A nautefjøs is a kind of barn used for housing livestock, in this particular case cattle. This is a compound word, where “naut” means moron (it’s also another word for cow), and “fjøs” means byre.

Link
https://www.bokselskap.no/wp-content/themes/bokselskap/tekster/pdf/sigurdogtrollbrura.pdf
http://www.diarionordico.com/2011/11/16/john-bauer-un-uomo-in-un-mondo-di-troll/
https://nbl.snl.no/Lorentz_Diderich_Kl%C3%BCwer

Donkey’s Mass: Orientis partibus

Leggi in Italiano

The Donkey Festival (or Festa dei Folli, known as the Festa dei Pazzi in Florence) was celebrated in the church in different regions of Europe, on the day of the Circumcision of the Child Jesus (on the first of January – see Holy Foreskin); but the date in question varied so could fall to Epiphany or January 14 (see Jean-Baptiste Thiers “Mémoires pour servir à l’histoire de la fête des foux“)

Calends Festival

The purpose of the festival was to pay homage to the donkey who had not only kept warm Jesus in the cave, had fled with the Holy Family in Egypt, but also had brought the adult Messiah on his back in the entrance to Jerusalem.
The veneration of the Donkey was still widespread among the eartly Christians and in the Middle Ages we see Jesus Christ crucified/donkey (Alexamenos graffito )

Pietro Lorenzetti: Gesù entra a Gerusalemme, Basilica in Assisi

“Immagine non necessariamente (o per nulla) blasfema, bensì profondo simbolo sacrificale.
Al raglio asinino, quest’invocazione che sembra così piena di dolore e vuota di speranza, è stato in questo senso associato il grido altissimo di Gesù sulla croce. E all’umile e paziente asinello, segnato dalla croce sulla schiena in ricordo e ringraziamento per il suo servizio nella Domenica delle Palme, si associa appunto il Cristo stesso di cinque giorni più tardi, il Cristo dileggiato e sofferente che, al pari dell’asino, porta sulle spalle la croce sulla quale sarà sacrificato. I corteggi medievali dei condannati montati su asini, e poi ancora le “feste dei folli”, i “carnevali degli asini” e tutti i riti “di rovesciamento” nei quali l’asino veniva abbigliato da re o da vescovo e onorato, rex unius diei prima di venire bastonato e scorticato (o anche semplicemente prima di tornare all’improba fatica di tutti i giorni), conservano tutti la memoria di questo ambiguo ma commovente rapporto fra asino e Cristo, entrambi figure regali ed entrambi obiettivo della crudeltà dell’uomo.” (from here)

Poorly tolerated but still practiced by the priests, the Festa dell’Asinello was a mixture of the sacred and the profane, a joke that could be pushed to the mockery of the liturgy, in a parody of the mass.
It must be said that in the Middle Ages the church is not only a building where mass is celebrated: it takes place political assemblies under the aegis of the Bishop, a lot of Corporations affaires with meetings and councils for the Corporation matters . It becomes a hospital refuge during epidemics or for pilgrims or sick in search of healing, inviolable asylum of the persecuted, grave for the illustrious dead. It could happen that men entered on horseback and at least once a year a donkey in a cassock.

THE DONKEY

Albrecht Dürer’s woodcut, “Wheel of Fortune”, c1494

An ambivalent animal in the Middle Ages the donkey is a symbol of both the Good, humble, patient, mount of the Prophets and sapiential creature (the donkey of Balaam), but also of Evil: it is the donkey opposed to the ox symbol of Christianity and the Elected People beeing a “pure animal that has a bifid and non-ruminant nail”, while the pagan donkey is “impure, rumen and has a compact nail”; it is the donkey of Dionysus and then ridden by Jesus to symbolize the Christian church that triumphs over previous cultures. It is the golden Ass of Apuleius slave of the pleasures of the flesh, ignorant but curious to learn the magic.

DONKEY’s MASS

A procession left the church and returned with a donkey led up to the altar. At Mass all the faithful answered with some bray.
Hez va, hez va, hez va, hez !
Biaux sire asnes, car alez,
Bele bouche, car chantez!
For the occasion it was also written a song: Orientis partibus! The song is attributed to the archbishop of Sens Pierre de Corbeil, whose text and music we know of as contained in the “Officium stultorum ad usum Metropoleos ac primatialis Ecclesiae Sennonensis” (XIII century) preserved in Paris in the King’s library.

The Jaye Consort & Gerald English

Musica Vagantium

New London Consort (Philip Pickett)

Clemencic


Compagnia dell’asino che porta la croce

Joglaresa & Belinda Sykes


I
Orientis partibus
adventavit asinus
pulcher et fortissimus
sarcinis aptissimus
Hey, Hez, sir asne, hey!
II
Hic in collibus Sichan
iam nutritus sub Ruben (1)
transiit per Iordanem
saliit in Bethlehem
III
Saltu vincit hinnulos
dammas et capreolos
super dromedarios
velox madianeos
IV
Aurum de Arabia
thus et myrrham de Saba(2)
tulit in ecclesia
virtus Asinaria  (3)
V
Dum trahit vehicula
multa cum sarcinula
illius mandibula
dura terit pabula
VI
Cum aristis, hordeum
comedit et carduum
triticum ex palea
segregat in area (4)
VII
Amen dicas, asine
iam satur de gramine
Amen, amen itera
aspernare vetera
English translation*
I
In eastern lands
the ass arrived
pretty and strong
fit for bunen
Hey, sir Ass, Hey!
II
Here on the hills of Sichan
already suckled by Ruben (1)
he crossed the Jordan
and enters Bethlehem.
III
He defeats in the jump the young mule
the fallow deer and roe deer
higher in speed
to the dromedaries of the Medes.
IV
The gold of Arabia
the incense and the myrrh of Saba
he took to the church
the virtue of the donkey
V
While he pulls his cart
many with heavy loads,
his jaw
grinds tough fodder.
VI
He eats wheat and barley
and the thistle
he separates the wheat from the chaff
on the threshing floor
VII
You say “amen”, ass,
all filled with grass,
“amen”, “amen” once again,
spurning the past.

NOTE
* partially from here
1) Ruben is the first-born son of Jacob
2) the donkey entering the church symbolically enters Jerusalem or peace. The land of Saba was the land of magicians-astrologists in the Middle Ages.
3) for the initiates, the Church had abandoned the path towards esoteric knowledge, so the glorified donkey indicates a new initiation path, the way of the mad.
4) once the animals was used to husk the wheat (simply by walking on the wheat)

second part

Sources
http://markhedsel.blogspot.it/2014/12/il-significato-arcano-della-festa-dell.html
http://www.ctonia.com/pagine/Scritti/patiboli/rituali_di_rovesciamento.htm
http://www.doctorlizmusic.com/mctcchoirs/wp-content/uploads/2012/07/Orientis-Partibus-analysis-1.pdf
http://web.mclink.it/MH0077/IlGiardinoDeiMagi/Giardino%201/cardini_asino_6.htm
https://www.mondimedievali.net/Immaginario/asino.htm
http://web.csepasca.it/lasino-del-medioevo

She Moved through the Fair like the swan in the evening moves over the lake

Leggi in italiano

The original text of “She Moved trough the Fair” dates back to an ancient Irish ballad from Donegal, while the melody could be from the Middle Ages (for the musical scale used that recalls the Arab one). The standard version comes from the pen of Padraic Colum (1881-1972) which rewrote it in 1909. There are many versions of the text (additional verses, rewriting of the verses), also in Gaelic, reflecting the great popularity of the song, the song was published in the Herbert Hughes collection “Irish Country Songs” (1909), and in the collection of Sam Henry “Songs of the People” (1979).
In its essence, the story tells of a girl promised in marriage who appears in a dream to her lover. But the verses are cryptic, perhaps because they lack those that would have clarified its meaning; this is what happens to the oral tradition (who sings does not remember the verses or changes them at will) and the ballad lends itself to at least two possible interpretations.

In the first few strophes, the woman, full of hope, reassures her lover that her family, although he is not rich, will approve his marriage proposal, and they will soon be married; they met on the market day, and he looks at her as she walks away and, in a twilight image, compares her to a swan that moves on the placid waters of a lake.

cigno in volo

The third stanza is often omitted, and it is not easy to interpret: the unexpressed pain could be the girl’s illness (which will cause her death) – probably the consumption- for this reason people were convinced that their marriage would not be celebrated.
And we arrive at the last stanza, the rarefied and dreamy one in which the ghost of her appears at night: an evanescent figure that moves slowly to call him soon to death .

The other interpretation of the text (shared by most) supposes she escaped with another one (or more likely her family has combined a more advantageous marriage, not being the suitor loved by her quite rich). But the love he feels for her is so great and even if he continues his life by marrying another, he will continue to miss her.
The verses related to an unexpressed pain are therefore interpreted as the lack of confidence in the new wife because he will be still, and forever, in love with his first girlfriend.
The final stanza becomes the epilogue of his life, when he is old and dying, he sees his first love appear beside to console him.

As we can see both the reconstructions are adaptable to the verses, admirable and fascinating of the song, precisely because of their meager essentiality (an ante-litteram hermeticism): no self-pity, no sorrow shown, but the simplicity of a great love, that few memories passed together can be enough to fill a life.

A single, strong, elegiac image of a candid swan in the twilight, anticipation of her fleeting passage on earth. The song is a lament and there are many musicians who have interpreted it, recreating the rarefied atmosphere of the words, often with the delicate sound of the harp.

Loreena McKennitt  from Elemental  ( I, II, III, IV)
Nights from the Alhambra 2007

Moya Brennan & Cormac De Barra from Against the wind

Cara Dillon live

Sinead O’Connor  (Sinead has recorded many versions of this song )


I
My (young) love said to me,
“My mother(1) won’t mind
And my father won’t slight you
for your lack of kind(2)”
she stepped away from me (3)
and this she did say:
“It will not be long, love,
till our wedding day”
II
She stepped away from me (4)
and she moved through the fair (5)
And fondly I watched her
move here and move there
And then she turned homeward (6)
with one star awake(7)
like the swan (8) in the evening(9)
moves over the lake
III
The people were saying
“No two e’er were wed”
for one has the sorrow
that never was said(10)
And she smiled as she passed me
with her goods and her gear
And that was the last
that I saw of my dear.
IV (11)
Last night she came to me,
my dead(12) love came
so softly she came
that her feet made no din
and she laid her hand on me (13)
and this she did say
“It will not be long, love,
‘til our wedding day”
NOTES
1) Padraic Colum wrote
“My brothers won’t mind,
And my parents.. ”
2) kind – kine: “wealth” or “property”. Others interpret the word as “relatives” so the protagonist is an orphan or by obscure origins
3) or she laid a hand on me (cwhich is a more intimate and direct gesture to greet with one last contact)
4) or She went away from me
5) the days of the fair were the time of love when the young men had the opportunity to meet with the girls of marriageable age
6) Loreena McKennitt sings
And she went her way homeward
7) the evening star that appears before all the others is the planet Venus
8) The swan is one of the most represented animals in the Celtic culture, portrayed on different objects and protagonist of numerous mythological tales. see more
9) in the evening it refers to the moment when they separate
10) the sorrow that never was said: obscure meaning
11) Loreena McKennitt sings
I dreamed it last night
That my true love came in
So softly she entered
Her feet made no din
She came close beside me
12) some interpreters omit the word “death” by proposing for the dream version, or they say “my dear love” or “my own love” but also “my young love
13) or “She put her arms round me

Chieftains&Van Morrison

Chieftains&Sinead O’Connor
Fairport Convention

Alan Stivell from “Chemíns De Terre” 1973
Andreas Scholl

A version entitled “The Wedding Song” has been handed down, which develops the theme of abandonment, and which is to be considered a variant even if with a different title
second part

LINK
http://thesession.org/tunes/4735
http://knifeandforkfactory.wordpress.com/2010/09/29/she-moves-through-the-fair-meaning-and-interpretation-part-1/
http://knifeandforkfactory.wordpress.com/2010/09/29/she-moves-through-the-fair-modern-lyrics-and-variations/
http://mainlynorfolk.info/anne.briggs/songs/shemovesthroughthefair.html

Herr Mannelig, merry me!

Leggi in italiano

A red thread connects the various countries of Europe, which once was united, if not politically, at least culturally, from the stories sung by the jesters and wandering minstrels. Thus we see how the subject of the Concealed Death that started from the North of the Scandinavian countries has reached the Romance languages in the South and in the West, in a plethora of variants. (first part)

THE MEETING WITH THE SHE-WIZARD

One of these variants starts in the same Scandinavian countries, around a mythical creature typical of Norse folklore: the trolls.

A mythical creature also shared by the Anglo-Saxon culture and in the Tolkenian imagery described as crude and wicked, dedicated to the destruction of villages, the theft of cattle and the capture of unwary travelers, who are then often cooked. The troll fears the sunlight because he transforms him into stone.

HERR MANNELIG

soledadThe creature of this story is a female troll and she is convinced that by marrying a prince she can turn into a beautiful princess, and so she lures the unfortunate knights with sumptuous gifts. Sir Mannelig refuses her hand and the ballad ends here, but surely the story does not have a happy ending even for the human!
In the collective imagination, death is a woman dressed in black with a scythe, and Orcum in Latin is the god of the Underworld, hence of death. His appearance in the Roman pantheon is attributable to the Etruscans and outclassed by Hades he remained in the popular peasant consciousness under the figure of the Wild Man.

On the false line of Shreck (trolls are a bit like orcs) we can imagine that our troll is a princess under the spell of a witch, and only with the kiss of true love she will be able to resume her human form.
But we are in the Middle Ages and Mannelig is a Christian knight who does not let himself be subjugated by the temptations of the devil and therefore no kiss!
But “bergatrollet” is a witch of the mountains, a wild creature with magic, who practices rituals linked to the cult of the ancient gods, while Ser Mannelig is the knight converted to Christianity.

The ballad has been interpreted by many metal-folk groups with slightly different textual versions.

Garmarna  from “Guds spelemän” 1996 live version

Annwn from Orbis Alia with more medieval accents


I
Bittida en morgon innan solen upprann
Innan foglarna började sjunga
Bergatrollet (1) friade till fager ungersven
Hon hade en falskeliger tunga
(ref.) 
Herr Mannelig herr Mannelig
trolofven i mig
För det jag bjuder så gerna
I kunnen väl svara endast ja eller nej
Om i viljen eller ej
II
Eder vill jag gifva de gångare tolf
Som gå uti rosendelunde
Aldrig har det varit någon sadel uppå dem
Ej heller betsel uti munnen
III
Eder vill jag gifva de qvarnarna tolf
Som stå mellan Tillö och Ternö
Stenarna de äro af rödaste gull
Och hjulen silfverbeslagna
IV
Eder vill jag gifva ett förgyllande svärd
Som klingar utaf femton guldringar
Och strida huru I strida vill
Stridsplatsen skolen i väl vinna
V
Eder vill jag gifva en skjorta så ny
Den bästa I lysten att slita
Inte är hon sömnad av nål eller trå(2)
Men virkat av silket det hvita
VI
Sådana gåfvor toge jag väl emot
Om du vore en kristelig qvinna
Men nu så är du det värsta bergatroll
Af Neckens(3) och djävulens stämma
VII
Bergatrollet ut på dörren sprang
Hon rister och jämrar sig svåra
Hade jag fått den fager ungersven
Så hade jag mistat min plåga
English translation (from Wiki)
I
Early one morning before the sun rose up/Before the birds began to sing
The mountain troll (1) proposed to the handsome young man
She had a false tongue
(ref.) Herr Mannelig, herr Mannelig, will you be betrothed to me?
For that, I offer you gifts very gladly
Surely you can answer only yes or no
If you wish to or not
II
To you I wish to give the twelve horses
That go in the grove of roses
Never has there been a saddle upon them
Nor a bridle in their mouths
III
To you I wish to give the twelve mills
That are between Tillö and Ternö
The stones are made of the reddest gold/ And the wheels are covered in silver
IV
To you I wish to give a gilded sword
That chimes of fifteen gold rings
And fight however you fight
The battle you would surely win
V
To you I wish to give a shirt so new
The best you will want to wear
It was not sewn with needle or thread(2)
But crocheted of white silk
VI
Such gifts I would surely accept
If thou[wert a Christian woman
However, thou art the worst mountain troll
The spawn of the Nix (3) or the Devil
VII
The mountain troll ran out the door
She shakes and wails hard
If I had got the handsome young man
I would have got rid of my plight.

NOTE
1)  bergatrollet is a  she-wizard (in the ballade “Bergatrollet”, often erroneously translated as “she-troll”)
2) on the symbolism of the fine silk shirt woven in one piece without using needle and thread see also Scarborough fair
3) the nix is shown in the form of frog or toad or small fish or a strange fish to human form. Wanting to make a distinction between Kelpie and Nix we can say that the first prefers to attract the victims in the form of a horse to get them on the back and carry them to the abyss; the second instead attracts them in human form with sweet melodies (they are sirens / nymphs with a beautiful singing or mermen skilled musicians) see

Haggard from “Eppur si muove”, 2004, they sing it in Italian on a rock metal sound (symphonic metal or neo-classic metal). The German group is basically composed of about twenty musicians with Asis Nasseri as composer, who translated the text of the Swedish ballad into Italian

All’alba, prima che il sole sorgesse
E gli uccelli cantassero la canzone
La donna del troll con lingua falsa
Et ingannevole propose al signore:
“Herr Mannelig, herr Mannelig mi vorrai sposare
Per tutto quello che io ti darò?
Se vorrai, rispondi solo si o no
Farai così o no?
Ti darò i dodici mulini
Che stanno tra Tillo e Terno
Le macine sono fatte del più rosso rame
E le ruote sono cariche d’argento
Herr mannelig, herr mannelig mi vorrai sposare
Per tutto quello che io ti darò?
Se vorrai, rispondi solo si o no
Farai così o no?”
“Se tu fossi una donna cristiana
Riceverei volentieri regali così,
Ma io so che sei il peggiore troll
Figlio degli spiriti maligni.”
“Herr mannelig, herr mannelig mi vorrai sposare
Per tutto quello che io ti darò?
Se vorrai, rispondi solo si o no
Farai così o no?”

Tibetréa a folk rock that is not too techno but relies on the acoustic sound of the hurdy-gurdy and the harp and they also put the trumpet on it

And I could go on with more medieval-metal versions: In Extremo (here),  Othlan (here), Psalteria (here),  Cromdale (here)

Many also transcriptions in other languages see for example Sir Mannelig played by Brian Kay, at the Anglo-Saxon lyra

LINK
https://terreceltiche.altervista.org/la-morte-occultata/
http://www.metalgermania.it/traduzioni/haggard/herr-mannelig.html
http://www.metalgermania.it/traduzioni/in-extremo/herr-mannelig.html

Concealed death: french, breton and occitan ballads

Leggi in Italiano

 Concealed death

LORD OLAF AND THE ELVES 
SCANDINAVIAN VARIANTS
BRITISH AND AMERICAN VERSIONS
FRENCH VERSIONS
ITALIAN VERSION

Professor Child collected the summary of a version from Brittany that is likely to be the link between the Scandinavian variants and the south of Europe ones.

BRETON TALE: The Count Nann

The count Nann and his wife were married at the respective ages of thirteen and twelve. The next year a son was born. The young husband asked the countess if she had a fancy for anything. She said that she should like a bit of game, and he took his lance and went to the wood. At the entrance of the wood he met a fairy (a dwarf in other versions). The fairy said that she had long been looking for him. “Now that I have met you, you must marry me.” “Marry you? Not I. I am married already.” “Choose either to die in three days or to lie sick in bed seven (three in other versions) years” and then die. He would rather die in three days, for his wife is very young, and would suffer greatly. On reaching home the young man called to his mother to make his bed; he should never get up again. He recounted his meeting with the fairy, and begged that his wife might not be informed of his death.
The countess asked: “What has happened to my husband that he doesn’t come home to see me?” She was told that he had gone to the wood to get her something. “Why were the men-servants weeping?” The best horse had been drowned in bathing him. She said they were not to weep; others should be brought. “Why were the maids weeping?” Linen had been lost in washing. They must not weep the loss would be supplied. “Why are the priests chanting (or the bells tolling)?” A poor person whom they had lodged had died in the night. “What dress should she wear for her churching – red or blue?” The custom had come in of wearing black.
On arriving at the church she saw that the earth had been disturbed; why was this? “I can no longer conceal it”, said her mother-in-law: “Your husband is dead.” “Take my keys, take care of my son; I will stay with his father.” (from here)

We find the same story in the French medieval ballad Le Roi Renaud which in the Occitan language becomes Comte Arnau (Arnau is Renaud). The rediscovery of the ballad of medieval origin takes place in full romantic fervor from the nationalisms and the antiquarian taste of traditional songs. I therefore refer to the excellent treatment of Christian Souchon for all the interweaving and in-depth analysis on the subject of Concealed Death  in  France (here).

Breton Ballad: An Aotrou Nann hag ar Gorrigan

In Brittany the ballad “Aotroù Nann” (Sir Nann and the Fairy) is circulated in dozens of versions but the pattern is always identical: the meeting with the fairy, the refusal of the knight, the choice to die slowly among the toments or by a fulminant death and the concealment of knight death to his young bride about to give birth. The rest are details varied according to singer taste. (see here and here).

Gwennyn from Avalon 2017  (track 8)
(under review)

FRENCH VERSION: LE ROI RENAUD

The French version sends king back home from war, wounded to death. (no enchanted forest and fairy here!) To his queen they concealed his death until his burial,probably because they do not want to create complications in the imminence of childbirth. However, after giving birth and finally getting out of bed to go to mass (and after a kilometer ballad full of concealment) The ballad ends tragically with queen who invokes death and immediately the earth opens up from under her feet swallowing her.

Even today the ballad is sung by folk singers  with medieval-inspired arrangements.
Pierre Bensusan
Le Poème Harmonique from Aux marches du palais


I
Le roi Renaud de guerre vint
tenant ses tripes dans ses mains.
Sa mère était sur le créneau
qui vit venir son fils Renaud.
II
– Renaud, Renaud, réjouis-toi!
Ta femme est accouché d’un roi!
– Ni de ma femme ni du fils
je ne saurais me réjouir.
III
Allez ma mère, allez devant,
faites-moi faire un beau lit blanc.
Guère de temps n’y resterai:
à la minuit trépasserai.
IV
Mais faites-le moi faire ici-bas
que l’accouchée n’l’entende pas.
Et quand ce vint sur la minuit,
le roi Renaud rendit l’esprit..
V
Il ne fut pas le matin jour
tous les valets pleuraient très tous.
Il ne fut temps de déjeuner
que les servantes ont pleuré.
VI
– Mais dites-moi, mère, m’amie,
que pleurent nos valets ici ?
– Ma fille, en lavant nos chevaux
ont laissé noyer le plus beau.
VII
– Oh pourquoi donc, mère m’amie,
pour un cheval pleurer ainsi ?
Quand Renaud reviendra,
plus beaux chevaux ramènera.
VIII
– Et dites-moi, mère m’amie,
que pleurent nos servantes ici ?
– Ma fille, en lavant nos linceuls
ont laissé aller le plus neuf.
XIX
– Oh pourquoi donc, mère m’amie,
pour un linceul pleurer ainsi ?
Quand Renaud reviendra,
plus beau linceul ramènera.
X
– Ah, dites-moi, mère m’amie,
Qu’est-ce que j’entends cogner ici ?
– Ma fille, ce sont les charpentiers
Qui raccommodent le plancher.
XI
– Ah ! Dites-moi, mère m’amie,
Pourquoi les cloches sonnent ici ?
– Ma fille, c’est la procession
Qui sort pour les rogations.  (1)
XII
– Mais, dites-moi, mère m’amie,
C’est que j’entends chanter ici ?
– Ma fille, c’est la procession
Qui fait le tour de la maison.
XIII
Or quand ce fut passé huit jours,
A voulut faire ses atours.
Or, quand ce fut pour relever,
à la messe  (2) elle voulut aller,
XIV
– Mais dites-moi, mère m’amie,
quel habit mettrai-je aujourd’hui ?
– Mettez le blanc, mettez le gris,
mettez le noir pour mieux choisir.
XV
– Mais dites-moi, mère m’amie,
qu’est-ce que ce noir-là signifie
– A femme relèvant d’enfant,
le noir lui est bien plus séant.
XVI
Mais quand elles fut parmi les champs,
Trois pastoureaux allaient disant :
– Voici la femme du seignour
Que l’on enterra l’autre jour !
XVII
– Ah ! Dites-moi, mère m’amie,
Que disent ces pastoureaux-ci ?
– Il disent de presser le pas,
Ou que la messe n’aura pas.
XVIII
Or quand elle fut dans l’église entrée,
un cierge on lui a présenté.
Aperçoit en s’agenouillant
la terre fraîche sous son banc.
XIX
– Ah ! Dites-moi, mère m’amie,
pourquoi la terre est rafraîchie?
– Ma fille, ne puis plus vous celer,
Renaud est mort et enterré.
XX
Puisque le roi Renaud est mort,
voici la clé (3) de mon trésor.
Voici mes bagues et mes joyaux,
prenez bien soin du fils Renaud.
XXI
Terre, ouvre-toi, terre fends-toi,
que j’aille avec Renaud, mon roi!
Terre s’ouvrit, et se fendit,
et ci fut la belle engloutie.
English translation*
I
King Renaud comes back from the war,
Holding his guts in his hands.
His mother who was on the battlement, Saw her son Renaud come.
II
– Renaud, Renaud, cheer you up!
Your wife has given birth to a king!
– Neither for my wife, nor for my son,
May I cheer up.
III
Go, my mother, hurry up.
Have a fine white bed set ready for me;
I have short time to remain here:
By midnight I shall pass away.
IV
But have it done it down here
So my wife in childbirth will not hear!
And when midnight came,
King Renaud gave back his soul.
V
Morning had not broken yet,
And soon the valets were all weeping.
And even before breakfast,
All the maidservants have wept.
VI
– Tell me my mother dear,
What are our valets weeping for?
– My daughter, while washing our horses,
They let the finest drown.
VII
– And why, mother dear,
Such a weeping for a horse?
When King Renaud comes back,
He will bring finer horses.
VIII
– Ah! Tell me, my mother dear,
why do our women servants weep?
– Dear, while washing our linen sheets
they have lost the newest.
XIX
-And why, mother dear,
should they weep so for a linen sheet?
When King Renaud returns,
he will buy finer linen sheets.
X
– Ah! Tell me, my mother dear,
What are those beatings I hear?
– My daughter, it’s the carpenters
Repairing the floor.
XI
– Ah! Tell me, mother dear
What do I hear ringing here?
– My daughter, it is the procession,
Going out for the rogations.(1).
XII
– Ah! Tell me, mother dear,
What are the priests singing here?
– My daughter, it is the procession,
Turning round the house.
XIII
And when eight days had passed,
She wanted to dress up to the nines.
And when she could get up
She wanted to go to the Mass.
XIV
-Ah! Tell me mother dear,
Which dress shall I wear today?
– Wear the white, wear the grey,
Wear the black to choose best
XV
– Ah! Tell me mother dear,
What does this black mean?
-To a woman who has given birth to a child,
Black is the most convenient.
XVI
But when they were amidst the fields
Three shepherds were saying:
-Look at the wife of that lord
Who was buried the other day!
XVII
-Ah! Tell me mother dear,
What are those shepherds saying?
_ They say to hurry up,
Otherwise we’ll miss the Mass.
XVIII
When she stepped inside the church
She was given a church candle.
he realized, while kneeling,
That the earth was fresh under her bench.
XIX
– Ah, Tell me, mother dear
Why is the earth fresh here?
– My daughter, I cannot hide it any longer:
Renaud is dead and buried.
XX
Since King Renaud is dead,
Here are the keys to my treasure.
Take my rings and my jewels,
Feed well Renaud’s son!
XXI
Earth, open up! Earth, burst open!
Let me join Renaud, my king!
Earth opened up, earth burst open,
And the beauty was swallowed.

NOTES
* from here and here
1) the rogations were processional chants mixed with prayers with which they went to bless the fields in the three days before Ascension (continued)
2) at one time woman was considered impure after childbirth and she could return to the community only after 40 days. The ballad reflects an archaic conception of woman in marriage: her only role is to generate descent and her destiny is to follow her husband in death. In reality, in the Middle Ages, high-ranking widows were conveniently remarried or sended in a convent.
3) the married woman was entrusted with house keys, pantry and wardrobe and they hanged them on the belt as a hallmark of their rank
4) holy ground for church

OCCITAN VERSION: LO COMTE ARNAUD

We realize immediately that death does not occur because of an evil mermaid or fairy. The war is responsible for the tragedy. The tale becomes more realistic and universal and stresses on the dramatisation by focusing more on the concealed death.
Arnau joins in a war, he is wounded and comes back at the beginning of summer (on Saint John’s day). He asks to have his bed made and after his last conversation with his mother he announces his death. Once the magical elements have been disregarded and substituted by a more realistic view of life, the second part can continue by adapting the version from Brittany to the story. The most important difference is that the hero’s wife has just given birth to a child. That makes the story more dramatic and the concealed death creates a sympathetic suspense in the audience until it is revealed. This is a common trait in most European variants. Another curiosity found in most versions concerns the dress she will have to wear while going to church: it must be black! It is basically a theatrical device. The listeners of ballads used to visualize the story with their third eye and could “see” the mother in law who actually spoke to them. It was as if she said: “You and I know why I have answered so.” The story is then similar to a Greek tragedy, like Oedipus King. We know the truth, but the characters do not; the truth will be revealed only in the topic and dramatic moment of the tragedy. In both cases the concealed truth gives vent to pietas as sympathetic attention toward the fragile and mortal. It is in this way that the tragedy of Arnau’s wife, amplified by the birth of a child, becomes a projection of something already lived, or hypothetically lived, in which we all recognize ourselves. With all the other listeners we become a sort of silent Greek chorus expressing a feeling of pietas. (from here)
Rosina de Pèira & Martina from Cançons de femnas 1980


I
Lo comte Arnau, lo chivalièr,
dins lo Piemont va batalhier.
Comte Arnau, ara tu ten vas;
digas-nos quora tornaras.
II
Enta Sant Joan ieu tornarai
e mort o viu  aici serai.
Ma femna deu, enta Sant Joan
me rendre lo pair d’un bel enfant.
III
Mas la Sant Joan ven d’arribar,
lo Comte Amau ven a mancar.
Sa mair, del pus naut de l’ostal,
lo vei venir sus son caval.
IV
“Mair, fasetz far prompte lo leit
que longtemps non i dormirai.
Fasetz-lo naut, fasetz-lo bas,
Que ma miga n’entenda pas.”
V
Comte Arnau, a que vos pensatz
qu’un bel enfant vos quitariatz?
Ni per un enfant ni per dus,
mair, ne ressuscitarai plus.
VI
“Mair, que es aquel bruch dins l’ostal?
Sembla las orasons d’Arnau.
La femna que ven d’enfantar
orasons non deu escotar.”
VII
“Mair, per la festa de deman
quina rauba me botaran?
La femna que ven d’enfantar
la rauba negra deu portar!”
VIII
“Mair, porque tant de pregadors?
Que dison dins las orasons?”
Dison: la que ven d’enfantar
a la misseta deu anar.
IX
A la misseta ela se’n va,
vei lo Comt’ Arnau enterar.
“V’aqui las claus de mon cinton,
mair, torni plus a la maison.”
X
“Terra santa, tel cal obrir,
Voli parlar a mon marit;
Terra santa, te cal barrar,
amb Arnau voli demorar.
English translation*
I
Earl Arnau, the knight
Joins in a war in Piedmont.
“Earl Arnau, now you are going;
Tell us when you come back.”
II
“I’ll come back before Saint John’s day.
Either dead or alive I will be here.
My wife, just before Saint John’s day,
Will make me father of a beautiful son.”
III
But Saint John’s day comes,
Earl Arnau is missing.
His mother sees him coming on horseback
From the top of the house.
IV
“Mother have my bed made,
I won’t sleep long.
Make it high or make it low,
Provided that my wife doesn’t hear.”
V
“Earl Arnau, what are you thinking of,
That you will leave your beautiful son?”
Neither for one son, nor for two,
Mother, I won’t raise from the dead.”
VI
“Mother what’s that noise in the house?
It sounds as if they were Arnau’s prayers.”
“Woman who has just given birth to a child
Must not listen to prayers.”
VII
“Mother, for tomorrow’s feast,
What will they wear me with?”
Woman who has just given birth to a child,
Must wear a black dress!”
VIII
“Mother, why so many people praying?
What do they say in the prayers?”
“They say: who has given birth to a child/Must go to the Mass.”.
IX
She goes to the Mass
Sees Earl Arnau buried:
“Here is the key of my belt,
I won’t come back home anymore.”
X
“Holy land, you must open up,
I want to talk to my husband.
Holy land, you must close,
With Arnau I want to remain.”

NOTE
* (from here)

Version from Piedmont (Italy)

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/nann.htm
http://chrsouchon.free.fr/nannf.htm
http://chrsouchon.free.fr/chants/trador.htm
http://chrsouchon.free.fr/chants/roirenau.htm
http://chrsouchon.free.fr/chants/arnaud.htm

https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=2499
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=1049&lang=it
http://www.coroasiago.it/rinaldo.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=8862

TEMPUS TRANSIT GELIDUM

Dai Carmina Burana (Poesie di Beuron, dal nome del monastero benedettino vicino a Monaco nella cui biblioteca sono state ritrovate) un canto medievale che inneggia al ritorno della bella stagione: “Tempus transit gelidum“.
Il manoscritto fu compilato nel 1230 ed è suddiviso in quattro sezioni tematiche, questo appartiere alla sezione “Carmina veris et amoris” cioè i carmina amatoria, ispirati all’amore libertino e alla libidine, il testo è però privo di doppi sensi ed è un poetico invito ad arrendersi ad Amore e a goderne i piaceri.

LA MELODIA

La melodia vuole evocare il risveglio della natura che piano piano, sotto i raggi del sole dischiude le sue bellezze.
Ensemble Oni Wytars & Ensemble Unicorn in Music of the Mediterranean

New London Consort ne fanno una versione lenta con l’oud in delicati fraseggi arabeggianti, come se si trattasse di un aubade e senza sezione ritmica.

Ensemble Micrologus “In Festa, Canti d’amore e di festa del Medioevo” 2008 (sempre nel 2008 ma in collaborazione con Daniele Sepe hanno registrato un’altra versione della canzone a due voci e con contrappunti jazzistici vedi in “Kronomakia”)

Compagnia dell’Asino che porta la croce in Virtus Asinara 1995

Calenda Maia

Faun


I
Tempus transit gelidum,
Mundus renovatur,
Verque redit floridum,
Forma rebus datur.
Avis modulatur,
Modulans letatur
Avis modulatur,
Modulans letatur
Lucidior et lenior
Aer iam serenatur;
Iam florea, Iam frondea
Silva comis densatur.
II
Ludunt super gramina
Virgines decore,
Quarum nova carmina
Dulci sonant ore.
Annuunt favore
Volucres canore,
Favet et odore
Tellus picta flore.
Cor igitur et cingitur
Et tangitur amore,
Virginibus et avibus
Strepentibus sonore.
III
Tendit modo retia
Puer pharetratus;
Cui deorum curia
Prebet famulatus,
Cuius dominatus
Nimium est latus,
Per hunc triumphatus
Sum et sauciatus:
Pugnaveram et fueram
In primis reluctatus,
Sed iterum per puerum
Sum Veneri prostratus.
IV
Unam, huius vulnere
Saucius, amavi,
Quam sub firmo federe
Michi copulavi.
Fidem, quam iuravi,
Numquam violavi;
Rei tam suavi
Totum me dicavi.
Quam dulcia
Sunt basia Puelle
iam gustavi:
Nec cinnamum et balsamum
Esset tam dulce favi!
Traduzione italiano (riveduta da qui)
I
Il tempo del Gelo è passato,
il mondo si rinnova,
ritrova la fiorita Primavera
e la natura riprende il bell’aspetto.
Cantano gli uccelli
e mentre cantano gioiscono,
cantano gli uccelli
e mentre cantano gioiscono:
più tersa e più leggera
l’aria è ormai serena
e di fiori e foglie
il bosco generoso si rinfoltisce.
II
Giocano sui prati
le belle fanciulle,
intonano nuove canzoni
con le dolci labbra.
Le accompagnano
gli uccelli cinguettando,
offre loro il suo profumo
la terra coperta di fiori.
Il cuore è allora cinto e
d’amore avvinto ,
delle fanciulle e degli uccelli
i dolci canti ad ascoltare.
III
Tende ora le sue reti
il fanciullo faretrato(1);
la folla degli dei
a lui è soggetta
e il suo dominio
si estende in tutto il mondo.
Egli mi ha vinto
e ferito:
dapprima ho combattuto
con tutte le mie forze,
ma poi mi ha sottomesso
alla volontà di Venere.
IV
Amo la sola
che mi ha trafitto dolcemente
e che con un patto indissolubile
ho unito a me.
La fedeltà che le giurai
non ho mai violato;
a questo amore così tenero,
ho dato tutto me stesso.
Come sono dolci
i baci della mia fanciulla!
Li ho già provati:
né il cìnnamo (2) né il miele
sono tanto squisiti!

NOTE
1) termine desueto faretrato= che porta la faretra. E’ il dio Amore (il greco Eros), il principio divino che spinge verso la bellezza; figlio di Venere (la greca Afrodite) è raffigurato come un bimbetto o un fanciullino alato munito di arco e faretra, gli artisti rinascimentali lo raffigureranno nel paffuto Cupido
2) la profumata cannella è una delle spezie più antiche, anche se proveniente dall’Oriente era già nota dagli antichi Greci, Romani ed Egizi

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/musica.html
https://terreceltiche.altervista.org/tempus-est-iocundum/
http://www.teatrocondiviso.net/2011/tempus-transit-gelidum.html
http://cynnabar.thedancingmaster.net/singing/myeditions/tempus_transit/tempus_transit.pdf

La canzone dell’Asino: Orientis partibus

Read the post in English

La Festa dell’Asino (o Festa dei Folli detta a Firenze Festa dei Pazzi) si celebrava in chiesa in diverse regioni d’Europa, nel giorno della Circoncisione di Gesù bambino (il primo di gennaio – vedi Santo Prepuzio); ma la data in questione variava così poteva cadere all’Epifania o al 14 gennaio: Jean-Baptiste Thiers, uno dei primissimi studiosi di queste feste, scrive: “A volte gli ecclesiastici si facevano merito davanti a Dio e agli uomini di danzare in chiesa … così come all’interno di cattedrali e collegiate dove si svolgeva tutta una serie di feste, sottolineate da rituali d’eccezione e da danze liturgiche; una serie quasi ininterrotta che aveva spesso un’appendice nei giorni che seguono l’Epifania, fino all’ottavario incluso in gennaio. Si trattava dunque di un lasso di tempo superiore al mese contraddistinto da alcuni momenti focali, ognuno dei quali con una diversa origine e una forma di devozione particolare, limitata dapprima a un solo giorno e a una sola cerimonia, poi estesa a più giorni. In effetti, tutti questi motivi ispiratori, tutti questi lemmi liturgici finivano col confondersi e ogni gruppo di chierici negli stessi monasteri celebrava una sola grande festa d’inverno, nel giorno imposto da una tradizione sempre molto antica, oppure da una innovazione del tutto arbitraria che nasceva dall’imitazione dei vicini o addirittura dal desiderio di superarli.” (tratto da qui)

LA FESTA DELLE CALENDE

Lo scopo della festa era rendere omaggio all’asino che non solo lo aveva tenuto al caldo nella grotta, era fuggito con la Sacra Famiglia in Egitto, ma anche lo aveva portato il Messia adulto sul suo dorso nell’ingresso a Gerusalemme (affinchè si avverassero le Profezie).
La venerazione dell’Asino era ancora diffusa tra i paloecristiani e il medioevo finisce per mantenere molte storie e tradizioni asinine arrivando all’identificazione di Gesù Cristo crocifisso onocefalo

Pietro Lorenzetti: Gesù entra a Gerusalemme, affresco Basilica di Assisi

“Immagine non necessariamente (o per nulla) blasfema, bensì profondo simbolo sacrificale.
Al raglio asinino, quest’invocazione che sembra così piena di dolore e vuota di speranza, è stato in questo senso associato il grido altissimo di Gesù sulla croce. E all’umile e paziente asinello, segnato dalla croce sulla schiena in ricordo e ringraziamento per il suo servizio nella Domenica delle Palme, si associa appunto il Cristo stesso di cinque giorni più tardi, il Cristo dileggiato e sofferente che, al pari dell’asino, porta sulle spalle la croce sulla quale sarà sacrificato. I corteggi medievali dei condannati montati su asini, e poi ancora le “feste dei folli”, i “carnevali degli asini” e tutti i riti “di rovesciamento” nei quali l’asino veniva abbigliato da re o da vescovo e onorato, rex unius diei prima di venire bastonato e scorticato (o anche semplicemente prima di tornare all’improba fatica di tutti i giorni), conservano tutti la memoria di questo ambiguo ma commovente rapporto fra asino e Cristo, entrambi figure regali ed entrambi obiettivo della crudeltà dell’uomo.” (tratto da qui)

Mal tollerata ma tuttavia praticata dai sacerdoti la Festa dell’Asinello era una mescolanza di sacro e profano, una facezia che però si poteva spingere fino allo scherno della liturgia in una  parodia della messa.
C’è da dire che nel Medioevo la chiesa non è solo un edificio in cui si celebrava messa, ci si tengono assemblee politiche sotto l’egida del Vescovo, si discute di grano e bestiame, si fissano i prezzi delle stoffe, le cattedrali costruite con l’impegno delle Corporazioni erano anche luogo di riunioni e di consiglio in cui si sbrigavano le questioni riguardanti la Corporazione e si pacificavano le contese. Diventa rifugio ospedaliero durante le epidemie o per i pellegrini o i malati in cerca di guarigione, asilo inviolabile dei perseguitati, tomba per gli illustri defunti. Poteva capitare che ci entrassero degli uomini a cavallo e almeno una volta l’anno un asino in abito talare.
Durante la festa nessuna usanza o convenzione si sottraeva al ridicolo, e persino i personaggi più altolocati del regno dovevano rassegnarsi a lasciarsi schernire. Il mondo ivi simboleggiato era eterogeneo, confuso, inebriante, gaio, ardito. Questa festa non fu mai popolare presso le corti alte. Fu costantemente condannata e censurata. Ma nonostante i maneggi di molti ecclesiastici e un’aperta condanna del Concilio di Basilea del 1431, essa sopravvisse fino al secolo XVI. Poi, durante l’epoca della Riforma e della Controriforma, a poco a poco scomparve. I cronisti raramente ne deplorano la scomparsa.  (tratto  da  qui)

L’ASINO

La xilografia di Dürer della Ruota della Fortuna rende protagonista un trio di somari, rappresentati, in fase di discesa, il più umano, di salita, un personaggio onocefalo e, in equilibrio precario su una zampa ripiegata, un asino per intero, che offre le terga all’osservatore. Spesso nel medioevo il folle porta una cuffia da cui spuntano le orecchie d’asino e stringe in mano una clava.

Animale ambivalente nel Medioevo è simbolo sia del Bene, umile, paziente, cavalcatura dei profeti e creatura sapienziale (l’asina di Balaam),  ma anche del Male: è l’asino contrapposto al bue simbolo della cristianità e del Popolo Eletto in quanto animale “puro che ha l’unghia bifida e non rumina”, mentre l’asino pagano è “impuro, rumina e ha l’unghia compatta”; è l’asino di Dioniso e quindi cavalcato da Gesù per simboleggiare la chiesa cristiana che trionfa sulle culture precedenti. E’ l’Asino d’oro di Apuleio schiavo dei piaceri della carne, ignorante ma curioso di apprendere la magia.
Scrive Franco Cardini: Dal mito isiaco, quindi, noi abbiamo in un certo senso tratto lo statuto negativo (o quanto meno ambiguo) dell’asino: quello a causa del quale definiamo asini i ragazzi svogliati e le persone ostinate, che rifiutano di assoggettarsi a quei valori cristiani che sono la disciplina e l’umiltà; quello a causa del quale ci sembra assurda e ci fa ridere la famosa immagine dell’asino che vola (a differenza di quella del suo più nobile fratello equino: Pegaso, il cavallo alato, è segno di ascensione e di apoteosi) . L ‘asino non può avere ali né volare in quanto animale ctonio, legato alla terra, correlato all’immagine del caos; e tale lo interpreta anche Carl Gustav Jung. (tratto da qui)

LA MESSA DELL’ASINO

Ma come si svolgeva questa insolita festa natalizia? Una processione si partiva dalla chiesa seguita da dignitari e dal popolo e vi ritornava al seguito di un asino condotto in chiesa fino all’altare. Alla Messa  tutti i fedeli rispondevano con dei ragli.
Hez va, hez va, hez va, hez !
Biaux sire asnes, car alez,
Bele bouche, car chantez!
Per l’occasione venne scritta pure una canzone Orientis partibus! Il canto attribuito all’arcivescovo di Sens Pierre de Corbeil, di cui conosciamo testo e musica perchè contenuto nel “Officium stultorum ad usum Metropoleos ac primatialis Ecclesiae Sennonensis”  (XIII sec) conservato a Parigi nella biblioteca del Re .

The Jaye Consort & Gerald English

Musica Vagantium

New London Consort (direttore Philip Pickett)

Clemencic


Compagnia dell’asino che porta la croce

Joglaresa & Belinda Sykes


I
Orientis partibus
adventavit asinus
pulcher et fortissimus
sarcinis aptissimus
Hey, Hez, sir asne, hey!
II
Hic in collibus Sichan
iam nutritus sub Ruben
transiit per Iordanem
saliit in Bethlehem
III
Saltu vincit hinnulos
dammas et capreolos
super dromedarios
velox madianeos
IV
Aurum de Arabia
thus et myrrham de Saba
tulit in ecclesia
virtus Asinaria
V
Dum trahit vehicula
multa cum sarcinula
illius mandibula
dura terit pabula
VI
Cum aristis, hordeum
comedit et carduum
triticum ex palea
segregat in area
VII
Amen dicas, asine
iam satur de gramine
Amen, amen itera
aspernare vetera
Traduzione italiano*
I
Dalle regioni orientali
arriva l’asino
bello e fortissimo
adattissimo al carico
Ehi, ehi, sire asino, ehi!
II
Qui sui colli di Sichan
già nutrito sotto Ruben (1)
attraversa il Giordano
sale a Betlemme
III
Sconfigge nel salto il giovane mulo
i giovani daini e i caprioli
superiore in velocità
ai dromedari medianiti
IV
L’oro d’Arabia
l’incenso e la mirra di Saba (2)
portò alla chiesa
la virtù dell’asino (3)
V
Quando traina il suo carretto
con molto carico
con la sua mandibola
tritura il duro foraggio
VI
Con frumento e orzo
mangia e il cardo
il grano dal loglio
separa nell’aia (4)
VII
Di’ amen, asino
già sazio d’erba
Amen, ancora amen
rifiuta il passato

NOTE
* rielaborata dalla versione di Daniele Benedetti (qui) traduzione in inglese qui
1) Ruben è il figlio primogenito di Giacobbe. Ancora Carini scrive ” gli Ebrei sembrano condividere con gli altri popoli semiti del vicino Oriente un atteggiamento di sostanziale simpatia e anche di venerazione nei confronti dell’asino. Esso è sovente cavalcatura dei profeti, e nell’episodio di Balaam è l’asina che riconosce per prima l’angelo del Signore (il che servirà da prototipo a molti celebri miracoli medievali nei quali l’asino s ‘inginocchia dinanzi all’ostia consacrata e così via)”
2) l’asino che entra nella chiesa entra simbolicamente in Gerusalemme ossia nella pace. La terra di Saba era nel Medioevo la terra dei maghi-astrologi.
3) per gli iniziati  la Chiesa aveva abbandonato il cammino verso la conoscenza esoterica, così l’asino glorificato indica una via iniziatica asinina (la via del Matto) continua
4) un tempo vi utilizzavano gli animali per decorticare il grano: sopra il grano disteso nell’aia si facevano camminare in circolo bovini o asini che trascinavano una pietra piatta con delle scanalature (o anche semplicemente facendo camminare gli animali sul grano).

continua

FONTI
http://markhedsel.blogspot.it/2014/12/il-significato-arcano-della-festa-dell.html
http://www.ctonia.com/pagine/Scritti/patiboli/rituali_di_rovesciamento.htm
http://www.doctorlizmusic.com/mctcchoirs/wp-content/uploads/2012/07/Orientis-Partibus-analysis-1.pdf
http://web.mclink.it/MH0077/IlGiardinoDeiMagi/Giardino%201/cardini_asino_6.htm
https://www.mondimedievali.net/Immaginario/asino.htm
http://web.csepasca.it/lasino-del-medioevo

Bring a torches, Jeanette Isabella

Un flambeau Jeannette Isabelle” (in italiano “Una fiaccola Jeannette Isabelle!”) è un Noël pubblicato nel 1553 (in Cantiques de Premiere Advenement de Jesus-Christ par le comte d’Alsinois). Ancora oggi è cantato in Provenza nella Messa della Notte Santa, dalla gente in processione con fiaccole e costumi da pastore. Sono William Simon e Nancy J. Skarmeas a citare il libello stampato in una rarissima edizione a Parigi per il conte d’Alsinois contenete per l’appunto la prima versione in stampa di testo e melodia. Stranamente però i più citano come fonti della composizione Nicolas Saboly, famoso poeta e musicista occitano noto per i suoi “Noël”, ma non ancora nato ai tempi del Conte d’Alsinois!
Nicolas Saboly pubblica nel 1667 la versione in provenzale “Venès lèu vèire la pièucello”  [aria: Qu’ils sont doux, bouteille jolie (aria di Lully per il Malato immaginario)]. (prima parte)

Georges de La Tour, Adorazione dei Pastori

LA MELODIA

In origine un rondò (all’origine poesia in musica per una ballo in tondo, l’evoluzione francese della carola) rielaborato nel seicento da Giovanni Battista Lulli diventato francese con il nome di Jean-Baptiste Lully, ballerino e buffon ma anche compositore del Re Luigi XIV
L’arrangiamento alla harp guitar  (una chitarra acustica con corde di bordone) di Gregg Miner 

LA VERSIONE INGLESE: Bring a torches, Jeanette Isabella

La versione in inglese segue di poco la versione in francese (XVIII secolo), anche se quella di Edward Cuthbert Nunn (1868-1914) è solo una delle tante varianti

ASCOLTA Callie & Colette

VERSIONE E. Cuthbert Nunn
I
Bring your torches, Jeanette, Isabella(1),
Bring your torches, come swiftly(2), and run!
Christ is born, tell to the folk of the village,
Jesus is sleeping in his cradle;
Ah! Ah! Beautiful is the Mother!
Ah! Ah! Beautiful is her Son!
II
While it now all the Child is sleeping(3)
It is wrong to talk so loud;
Silence, now, as you gather around.
Lest the sunshine waken Jesus.
Hush! hush! see how fast He slumbers!
Hush! hush! see how fast He sleeps!
III
Hasten now, good folk of the village,
Hasten now, the Christ Child to see.
You will find Him asleep in a manger,
Quietly come and whisper softly,
Hush, hush, peacefully now He slumbers,
Hush, hush, peacefully now He sleeps
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
“Portate le fiaccole, Jeannette,
Isabella,(1)
portate le fiaccole,
presto accorrete!
Gesù e nato, ditelo alla  gente del villaggio,
Gesù dorme nella sua culla”
Ah Ah! Com’è radiosa la madre,
Ah Ah! com’è bello il figlio!
II
Mentre il Bambino dorme
è sbagliato parlare ad alta voce;
silenzio, ora, mentre vi radunate intorno a lui. Che sia la luce del sole a risvegliare Gesù!
Silenzio! Guardate come sonnecchia!
Silenzio! Guardate come dorme sodo!
III
Affrettatevi ora brava gente del villaggio
affrettatevi per vedere Gesù Bambino, lo troverete addormentato in una mangiatoria.
Silenzio dorme ora in pace,
Silenzio!  In pace ora riposa

NOTE
1) Jeanette e Isabella possono essere due persone distinte ma anche un’unica persona dal nome composto
2) l’aggettivo cambia a volte in hurry
3) la frase standard dice ” It is wrong when the child is sleeping,”

ASCOLTA Kelley Dolan


I
Bring a torch, Jeannette Isabella,
Bring a torch, it is dark in the stall;
Jesus awaits, good folks of the village,
Run quickly; I hear Mary’s soft call.
(Refrain)
Ah! Ah! How radiant the mother,
Ah! Ah! How angelic the Child.
II
See how sweetly Jesus is sleeping,
Like a rosebud (1), so pink and so white;
Trend softly as you draw near the manger,
Wake not the Babe, lest He cry all night.
III
Kneel and adore the infant Christ child,
Whisper low as you gaze with delight;
Angel voices aloft sing his praises
While a star gleams forth clearly and bright.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
“Porta una torcia, Jeannette Isabella, porta una torcia che è buio nella stalla; Gesù attende, brava gente del villaggio, correte presto”sento la dolce richiesta di Maria.
Ah Ah! Com’è radiosa la madre,
Ah Ah! com’è angelico il figlio!
II
Guarda come Gesù dorme dolcemente, come un bocciolo di rosa, tutto rosa e bianco. Muoviti piano mentre ti avvicini alla mangiatoia, non svegliare il Bambino altrimenti piangerebbe tutta la notte.
III
Inginocchiate(vi) e adorate Cristo neonato, sussurrate piano mentre vi deliziate lo sguardo, voci d’angelo in alto cantano le sue lodi,
mentre una stella brilla in alto chiara e luminosa

NOTE
1)  riferimento biblico alla profezia di Isaia: Gesù è il germoglio cioè la rosa che sputa dall’albero di Jesse

FONTI
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/bring_a_torch.htm http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/bring_your_torches_jeanette.htm