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Terre Celtiche Blog

King Orfeo / Undrentide

La ballata di Re Orfeo arriva dalla tradizione orale delle Isole Shetland ed è la versione cantata del romance medievale “Sir Orfeo” (da leggersi nella traduzione in inglese moderno di JRR Tolkien) risalente alla metà del 1200- primi del 1300, a sua volta -secondo gli studiosi- una rielaborazione del lai d’Orphè che è andato perduto. Anche la Scozia produsse il suo King Orphius [Marion Stewart e in Lyle, Purdie]  una copia più recente del Sir Orfeo [Purdie], o secondo altri l’antenato più diretto del Sir Orfeo [Waltz].
Nella narrazione medievale del mito di Orfeo s’innestano quelle suggestioni celtiche e magiche che ancora oggi avvincono i lettori moderni e che allora erano la diffusa e comune percezione fantastica del mondo, connessa ad una visione magica e soprannaturale della realtà.

IL POTERE DELLA MUSICA

Orfeo e Euridice
Orfeo e Euridice

Il mito greco di Orfeo celebra il potere della musica: Orfeo sommo poeta e musico scese nell’Ade per riportare l’amata Euridice nel Mondo dei Vivi e il suo canto disperato toccò il cuore del mondo infero. Il mito però ci racconta che Orfeo per troppo amore venne meno alla sua promessa e si voltò a guardare l’amata sposa perdendola per sempre.

Il Sir Orfeo , ambientato nella Britannia Medievale, ha invece un lieto fine, Orfeo con la sua sposa ritorna dal Mondo delle Fate e come Ulisse sbarcato finalmente a Itaca dopo mille peripezie, mette alla prova i suoi fedeli servitori ai quali era stato affidato il Regno.
La ballata è il trionfo della forza dell’amore (e la fedeltà)

LA RICOSTRUZIONE DAL ROMANCE: il rapimento fatato

Heurodis non viene morsa da un serpente come la sua omonima greca, ma è rapita dal Re delle Fate (uno scenario più consono al fantasy celtico)
Le Mediaeval Baebes hanno ripreso parte del testo del poema in Medio Inglese e ricavato una ballata intitolata “Undrentide” (Noontide) che riguarda solo la prima parte della storia prequel del rapimento fatato di Dame Heurodis. La regina addormentandosi sotto a un melo riceve la visita del Re delle Fate che le mostra il suo regno e la invita ad andare con lui, dicendole che l’indomani sarebbe ritornato e, volente o nolente, l’avrebbe presa per sè.
Al risveglio la Regina è sconvolta e racconta tutto il sogno al Re che per proteggerla le mette mille cavalieri tutt’intorno, ma l’indomani la Regina scompare.
Tutta la storia richiama il rapimento di Etain, che ci rimanda all’Irlanda del IX secolo e che trascritto alla fine del XIV secolo, nel “Libro giallo di Lecan”, è arrivato fino a noi.

Musica composta da Katharine Blake membro fondatore delle Mediaeval Baebes in Undrentide 2000 e Mistletoe & Wine 2003 , testo liberamente tratto da Sir Orfeo (cf)

Befell so is the comessing of May (1)
When mirry and hot is the day
(And) oway beth winter shours
And every feld is full of flours
And blosme breme on evry bough
Overall wexeth mirry anough
This ich quene Dame Heurodis
Took two maidens of pris
And went in an undrentide 
To play by an orchard side 
To see the floures sprede and spring
(And) to here the fowles sing
They set hem down all three
Under a faire impe-tree (2)
And wel sone this faire quene
Fell on slepe opon the grene

The maidens durst hir nought awake
Bot lete hir ligge and rest take
(So) she slepe till after none
That undrentide was all ydone (3)
(That undrentide was all ydone)
Ac as sone (as) she gan awake
She cried and lothly bere gan make
She froted hir honden and hir feet
And cracched hir visage, it blede weet
Hir riche robe hie all to-rett
And was reveyd out of hir wit (4)

The two maidens hir beside
No durst with hir no leng abide
Bot urn to the palais full right
And tolde bothe squier and knight
That her quene awede wold
And bad hem go and hir athold
Knightes urn and levedis also
Damisels sexty and mo
In they orchard to the quene hie come
And hir up in her armes nome
And brought hir to bed atte last
And held hir there fine fast
Ac ever she held in o cry
And wolde up and owy (5)
English translation *
It happened like this in early May (1),
When balmy and temperate is the day,
And winter showers have gone away,
And every field is full of flowers,
And every branch is bright with blossom,
And everything is growing merrily,
This same queen, Dame Heurodis
Took two virgins – highly prized –
And all went together in the noontide
To play and sport
by an orchard’s side;
To see the flowers unfurl, and spring
Forth from the earth,
and to hear the birds sing.
They sat them down, all three,
Under a grafted fairy-tree (2),
And soon the lovely Queen
Fell asleep upon the green.
To wake her up, the maidens dared not do.
They let her lie and take her rest
And so she slept til noontide passed (3)-
Until that midday was over at last.
But as soon as she started awake
She cried aloud
with a hateful wailing
Wringing her hands, and her feet
And clawing her face until it was wet with blood;
She tore her rich robe into shreds
And was driven out of her mind in grieving (4).
Her two attendant virgins
Dared not stay longer at her side,
But they raced to the palace
And told the knights and squires
That the Queen was on the brink of madness,
And told them to go and restrain her.
The knights, and the ladies too,
And the damsels (sixty or more)
ran to the Queen.
They reached her, at the orchard,
And took her up in their arms.
They bore her to her bed
And bound her tightly there –
But she kept on crying out the same thing,
That she wanted to be up and away (5).
Traduzione italiana di Cattia Salto
Avvenne a Calendimaggio
Quando mite e temperato è il giorno,
E le piogge invernali sono sparite,
E ogni campo è pieno di fiori,
E ogni ramo è carico di boccioli,
E tutto cresce in allegria,
Questa stessa regina, Dama Heurodis
Prese due vergini – assai stimate –
E andarono tutte insieme a mezzogiorno
a dilettarsi con scherzi e giochi
in un frutteto di mele;
Per vedere i fiori svelarsi e spuntare
Dal suolo
e sentire gli uccelli cantare.
Si sedettero tutte e tre,
Sotto a un biancospino innestato,
E presto la bella Regina
si addormentò tra il verde.
Le ancelle non osarono svegliarla.
La lasciano stesa a riposare
E così dormì finché mezzogiorno passò-
finchè mezzogiorno finì.
Ma non appena si svegliò
Pianse forte
e si lamentò in modo abominevole
muovendo scompostamente mani e piedi
E artigliandosi il viso fino a farlo sanguinare;
Si strappò la ricca veste a brandelli
E perse la ragione per il dolore.
Le sue due pulzelle
Non osarono starle accanto,
Ma corsero a palazzo
E dissero a cavalieri e scudieri
Che la regina era sull’orlo della follia,
E dissero di andare a fermarla.
I cavalieri e anche le dame,
E le damigelle (sessanta o più)
corsero dalla regina.
La raggiunsero, nel frutteto,
E la prese tra le braccia.
La portarono nel letto
E la legarono stretta –
Ma ella continuava a gridare la stessa cosa,
Che voleva stare in piedi e fuggire.

NOTE
1) i rapimenti fatati avvengono spesso nel Mese di Maggio in prossimità della festa di Beltane
2) ci sono dei luoghi sulla terra che sono delle “Porte” per l’Altromondo e altri che sono propizi agli Incontri fatati tra questi il greenwood è il luogo sacro del bosco quello più impervio e nascosto dove gli alberi sono più fitti, ma anche un albero solitario -specie se secolare e imponente- è un portale per il mondo delle fate. Tra questi il melo e il biancospino.
La nostra Dame Heurodis si addormenta sotto a un melo innestato e l’albero fatato cioè l’albero a cui è stato innestato il ramo del melo è ovviamente un biancospino
3) l’incontro in sogno con il re delle fate accade non solo in un luogo “speciale” ma anche in un ora altrettanto “speciale”, il mezzo dì, un tempo di soglia come la mezzanotte 
4) un comportamento plateale che vuole indicare non un semplice turbamento in seguito a un brutto sogno, ma uno sconvolgimento totale della mente della donna. Nella versione del mito greco Euridice viene morsa da un serpente e muore. In effetti le strofe sembrano descrivere la reazione a un “avvelenamento”  se non del corpo dell’anima. 
5) il solo pensiero della Regina è quello di fuggire: per scappare dalla minaccia del Re delle Fate o al contrario per raggiungere il suo Regno? Credo che la storia sia stata interrotta in questo punto per significare che alla Regina è stato fatto un incantesimo e lei è posseduta dalla smania di raggiungere la Terra delle Fate. Così accade ad esempio ancora nei racconti celtici per i sogni indotti dalle fate, che lasciano nel sognatore  un’ineludibile nostalgia per la Terra visitata. (vedasi Angus e Caer)

LA BALLATA: il canto di Orfeo e il ritorno a casa

Orfeo lascia il suo regno e mendico gira per la terra in cerca della moglie finchè la scorge nei ranghi della corte fatata, ma non riesce ad avvicinarla.
Quando finalmente raggiunge il Regno delle Fate (attraverso un passaggio tra le rocce), si offre come musico al banchetto del Re, il quale gli concede il privilegio di esaudire un suo desiderio come ricompensa (anche questa è un usanza molto antica ampiamente documentata nei racconti celtici, i bravi Bardi erano tenuti in grande onore). Ovviamente Orfeo chiede di riavere con sè la moglie.

F. J. Child colleziona la ballata al numero 19 dal canto di Andrew Coutts di Unst, (l’isola più a nord delle Shetland) attraverso la trascrizione di Arnulf Biot Edmondston (1880), ma il testo è incompleto, principalmente per l’arcaicità del linguaggio, lo scozzese delle Shetland inframmezzato con il norn (dialetto norvegese, estintosi nella seconda metà del XVIII secolo)
Così spiega il prof. Child
“Mr Edmondston, from whose memory this ballad was derived, notes that though stanzas are probably lost after the first which would give some account of the king in the east wooing the lady in the west, no such verses were sung by him. He had forgotten some stanzas after the fourth, of which the substance was that the lady was carried off by fairies; the king went in quest of her, and one day saw a company passing along a hillside, among whom he recognized his lost wife. The troop went to what seemed a great “ha-house” or castle, on the hillside. Stanzas after the eighth were also forgotten, the purport being that a messenger from behind the grey stane appeared and invited the king in.”
[Edmondston, dal cui ricordo deriva questa ballata, osserva che alcune stanze siano probabilmente perse dopo la prima, le quali avrebbero dato notizie del re ad est che corteggiava la signora ad ovest, ma che a lui questi versi non sono stati cantati. Aveva dimenticato alcune stanze dopo la quarta, la cui sostanza era che la signora era stata portata via dalle fate; il re andò a cercarla e un giorno vide una schiera [corteo fatato] che passava vicino a una collina, tra cui riconobbe la moglie perduta. Il corteo andò verso quello che sembrava un grande “castello”, sul pendio della collina.  Altre strofe sono state dimenticate dopo l’ottava strofa, la sostanza era che apparve un messaggero dietro la pietra grigia che invitò il re a entrare.]

Così inizia la ballata *
Der lived a king inta da aste,
      Scowan ürla grün
Der lived a lady in da wast.
      Whar giorten han grün oarlac

[*che viene analizzata nella terza parte]

La tradizione orale invece ha trasmesso ben due distinte melodie

Prima Melodia: John Stickle

John Stickle di Baltasound, Unst, Shetland la cantò per Patrick Norman Shuldham-Shaw ( più brevemente noto come Patrick Shaw folklorista e condirettore della Greig-Duncan Folk Song Collection) nel 1947 senza sapere che si trattasse di una ballata così antica.
Apparently Stickle himself thought the song to be something of a nonsense lyric and was totally unaware of its rarity
[Evidentemente lo stesso Stickle pensava che la canzone fosse una sorta di testo senza senso ed era totalmente inconsapevole della sua rarità]

E’ la versione più diffusa nel folk revival, stampata nel Journal of the English Folk Dance & Song Society Vol. 5:2 (1947) e riportata anche nel Traditional Tunes of the Child Ballads di Bronson


Will ye come in into our Ha’?
[Scowan Earl grey]
Yes we’ll come in into your Ha’
[For yetter kangra norla]
And we’ll come in into your ha’
And we’ll come in among ye a’
First they(he) played the notes o’ noy
Then they(he) played the notes o’ joy
Then they(he) played the good old gabber (1) reel (2)
Which might ha’ made a sick heart heal
Traduzione italiana di Cattia Salto
Verrete nel nostro Castello?
[Scowan Earl grey]
Si, verremo nel vostro Castello
[For yetter kangra norla]
Ed entreremo nel vostro Castello
verremo tra voi tutti
Dapprima suonò le note per commuovere
poi suonò le note per rallegrare
poi suonò la vecchia aria dell’incanto [ridda]
che avrebbe fatto guarire un cuore malato

NOTE
1) gabber reel= Evidently a sprightly air, forma corrotta di gamari = boisterous merriment
“gramarie”= Magic, witchcraft; a spell, a witch’s power,  da grimorio, libro di magia
2) la lira d’Orfeo è diventata l’arpa del Druido/Bardo (cf); sono evidentemente descritte le tre modalità con cui si distingue un arpista secondo i celti irlandesi: la melodia per commuovere, la melodia per rallegrare e la melodia per addormentare. Come nel racconto sulle imprese del Dagda Mor (cf)
Sotto questa luce vien da tradurre “reel” non come la scatenata melodia da danza tipicamente irlandese (che in Scozia viene trasformata in una Strathspey, una sorta di valzer lento ) quanto piuttosto una più generica aria capace di stendere il velo del sonno (un sonno innaturale, magico) sul pubblico. Orfeo con la sua lira rendeva mansuete le belve feroci e così la melodia di Re Orfeo placa -guarisce un cuore malato.
Tuttavia si tenga presente che lo scambio/sovrapposizione tra canto del sonno e danza  sfrenata in 4/4 potrebbe essere stata associata alla diffusa credenza popolare che le fate amassero danzare la ridda, termine desueto che significa “Tipo di ballo antico di più persone che giravano in tondo tenendosi per mano e cantando” [da qui] si potrebbe anche tradurre con “ballo tondo” che a sua volta ci riconduce al cerchio delle fate. Il risultato non cambia: i danzatori cascano nel sonno dallo sfinimento!

Seconda Melodia: Kitty Anderson

Kitty Anderson di Lerwick, Shetland, la cantò per gli Archivi della  School of Scottish Studies nel 1955 (cf). E’ la melodia meno usata anche se ugualmente riprodotta da Bronson 

Nel Sir Orfeo , ambientato nella Britannia Medievale, sia in forma di romance che di ballata, trionfa la forza dell’amore (e la fedeltà)
Il Mito greco di Orfeo
Medieval Baebes: Undrentide (XIII sec)
Frankie Armstrong: Young Orphy
Styrbjörn Bergelt: King Orfeo [Child 19] 1880
Anna & Elizabeth: Orfeo [ Andrew Calhoun] 2003
Malinky: King Orpheo- Sutherland (North Yell) 1865

Nel “Potere dell’arpa” è il potere magico della musica che permette all’amore di trionfare
Harpans Kraft versione danese (danish version)
Villeman Og Magnhild versione norvegese (norwegian version)
Villeman Og Magnhild: Hei fagraste lindelauvi alle
Harpans Kraftversione svedese (swedish version)
The power of the harp versione inglese (english version)
Gautakvæði  versione islandese (iceland version)

LINK
http://ontanomagico.altervista.org/beltane-la-festa-celtica-del-maggio.html
https://www.eng311santoro.com/sirorfeo
http://ontanomagico.altervista.org/arpa-celtica.html
https://terreceltiche.altervista.org/re-delle-fate-nella-tradizione-dirlanda/
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_19
http://www.tobarandualchais.co.uk/en/fullrecord/47965/1
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=13323

https://www.springthyme.co.uk/ballads/balladtexts/19_KingOrfeo.htm
https://betterknowachildballad.wordpress.com/2016/03/27/child-19-king-orfeo/
https://goodbyeskyharbourblog.wordpress.com/2017/03/22/sir-orfeo/
http://www.carocci.it/index.php?option=com_carocci&task=schedalibro&Itemid=72&isbn=9788879841535

continua

Pubblicato da Cattia Salto

Amministratore e folklorista di Terre Celtiche Blog

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