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Terre Celtiche Blog

Harpans Kraft/The power of the harp

Nella Ballata Harpans Kraft (Il potere dell’arpa) della tradizione scandinava intitolata in Norvegia Villemann og Magnhild troviamo al centro della trama il potere magico della musica che permette all’amore di trionfare. Invece del Re delle Fate della ballata scozzese King Orfeo, sbuca fuori un predatore mutaforma (water-spirit) che dimora nel fiume, altrettanto noto per i suoi rapimenti di belle fanciulle .
Questo approfondimento è stato scritto “a quattro mani” con la collaborazione di Riccardo Venturi, germanista-scandinavista e traduttore -commentatore delle Ballate popolari anglo-scozzesi e francesi note come Child ballads.

HARPANS KRAFT: La versione svedese / Swedish version

Erik Gustaf Geijer e Arvid August Afzelius pubblicarono Harpans Kraft tra il 1814 e il 1817 nella loro grande raccolta di canti popolari, Svenska folk-visor från forntiden (“Canzoni popolari svedesi del remoto passato”). Nella raccolta originale, la ballata ha il n°91, mentre nel rifacimento della raccolta effettuato assieme a Bergström è la n° 75. Nella raccolta di Geijer e Afzelius si hanno soltanto tre versioni della ballata; questa è la versione C, la più lunga e completa (molto simile alla B, [cf] entrambe di 18 strofe; la versione A ha dieci strofe). Nella raccolta scientifica moderna delle ballate tradizionali, la monumentale Sveriges Medeltida Ballader [SMB] “Ballate medievali svedesi”, pubblicata tra il 1983 e il 2001 dallo Svensk Visarkiv (“Archivio Svedese dei Canti”) a cura di Bengt R. Jonsson, Margareta Jersild e Sven-Bertil Jansson, se ne hanno invece quarantanove versioni nel primo volume (la ballata ha il n° 22); ma quando, nel 2001, fu pubblicato il 5° e ultimo volume, le versioni di Harpans Kraft in svedese erano arrivate a 263. Da notare che le versioni più antiche della ballata raccolte nello SMB sono in realtà quelle in danese che qui abbiamo presentato come Harpens Kraft [DgF 40].

La versione qui presentata ha delle caratteristiche assai interessanti. Per prima cosa, il finale, che ha un happy end generalizzato, persino per il povero troll: questa sembra essere una caratteristica della stragrande maggioranza delle versioni svedesi. I protagonisti della ballata sono spesso anonimi e qualificati semplicemente di ungersven (“paggio”) e jungfru (“fanciulla”). L’uso di tale termine, che è un prestito anseatico dal basso tedesco, e non del termine ancestrale svedese  (come in fastmö “fidanzata”, lett. “fanciulla legata”, connesso con l’islandese mey, con l’inglese maid e col tedesco Magd, di cui il moderno Mädchen è il diminutivo), fa vedere come si tratti di una versione circa quattrocentesca; in altre versioni, i protagonisti si chiamano invece “Peder” e “Liten Kerstin” (Piccola Cristina). All’inizio della ballata, il “paggio” va semplicemente a giocare in giardino (non si specifica a quale gioco), mentre la fanciulla sta nella sua bur (qui da intendere semplicemente come “stanza, camera”; in svedese moderno, come in danese, il termine significa solo “gabbia” e, curiosamente, anche “cella di prigione”).

Un’altra caratteristica di questa versione è l’interminabile sequela di motivi per i quali la fanciulla non piange: solo all’ottava strofa si viene a sapere la predizione dell’annegamento. I fiumi sono esistenti: quello più “gettonato” è il Vernamo (propr. Värnamo, nei pressi della città di Jönköping nell’Östergötland). Ma si trovano anche il Vendel già noto dalla versione danese, la Ringfalla (“Cascata dell’Anello”) e la Renfalla (“Cascata Pura”, o “Limpida”).

Infine, gli strabilianti effetti del suono dell’arpa sono qui ridotti al minimo indispensabile: all’inizio il troll se ne sta a fior d’acqua e sorride, poi invece si mette a piangere e scende a più miti consigli restituendo la fanciulla. Dell’happy end per tutti si è già detto, e ne sono felice: tutto sommato, il povero ranocchione mangiafanciulle mi sta simpatico…! A tale riguardo, da notare che, in Svezia, è denominato näck (corrispondente al nykke o nykkje norvegese; il neck di questa versione è una grafia arcaica); in svedese, troll significa soltanto “gnomo della foresta”.
[ Riccardo Venturi ]

La melodia abbinata a questa versione della ballata è quella proveniente da Östergötland. (Ahlström No. 138 / Berggreen No. 37) cf
Come Ian Cumpstey elenca dettagliatamente nel suo Balladspot.com ci sono la bellezza di sei diverse melodie svedesi, che vanno con sei diverse versioni testuali di cui cinque hanno un refrain simile che dice grosso modo “Mia adorata amata,
Ditemi per chi state piangendo!” [All-dearest of mine, tell me why you are sorrowful.] senza contare le altre melodie non classificate da Ahlström arrangiate dai vari gruppi musicali/artisti.
A tal proposito Ian Cumpstey osserva ” These all mean something along the lines of All-dearest of mine, tell me why you are sorrowful. So these omkväde lines reflect the first part of the ballad, where Peter is coming up with various suggestions to try to find out why Kerstin is so sad. There are some slight differences in meaning (and in the forms of address), but probably the most significant difference between these lines is in the way they scan to fit the melody.
La melodia n 4 è l’unica ad avere un diverso reftain; vid den hvitaste sand / Liten Kerstin, lyster eder följa ungersven inför Öland (on the whitest sand / Little Kerstin, do you want to go with a young man to Öland).
Ciò premesso ho rinunciato a cercare – per ora – la versione da ascoltare insieme alla ballata raccolta di Geijer e Afzelius (versione C) riportata e tradotta da Riccardo Venturi.

Harpans kraft GA 91 (1814-1817) ; GA 75 (1837)
SMB 22 (1983-2001)

Ungersven han går och leker på gården,
Och jungfrun hon sitter i buren och gråter.
Min hjerteliga kär,
Säg för mig, hvem I sörjen!
»Ant’en sörjen I gullsadel eller häst,
Eller sörjen I, att jag har eder fäst?»
»Inte sörjer jag gullsadel eller häst,
Och inte sörjer jag att jag har eder fäst.»
»Ant’en sörjen I för sadelen han är trång.
Eller sörjen I för vägen är så lång?»
»Inte sörjer jag för sadeln är för trång,
Och inte sörjer jag för vägen är så lång.»
»Ant’en sörjen I för fader eller mor,
Eller sörjen I för syster
eller bror?»
»Inte sörjer jag för fader eller mor,
Och inte sörjer jag för syster eller bror.»
»Fastmera sörjer jag mitt fagergula hår,
Som så skall ligg’ och flyta
i Vernamoå.»
»Det mig var spådt, allt medan jag var barn,
Att jag skulle drunkna på min bröllopsdag.»
»Och jag skall bygga en bro så stark,
Om det skall mig kosta tolftusen mark.»
»Tolf riddare skola före dig rida
Och riddare tolf på hvardera sida.»
Och när som de kommo der midt uppå bro,
Der stapplade hästen på fyra gullskor.
På fyra gullskor och trettio gullsöm,
Och jungfrun hon föll i stridande ström.
Och ungersven talte till den lilla småsven:
»Du hemta gullharpan och snart var igen!»
Och första slaget han på gullharpan slog,
Då satt der Necken på vattnet och log.
Och andra slaget på gullharpan lät,
Då satt der Necken på vattnet och grät.
»Hör du, ungersven, du spela ej så hårdt,
Du skall väl få igen din unga brud ändå!»
»Och du skall få igen din unga brud, så röd,
Som aldrig hon legat i böljorna död.»
Min hjerteliga kär,
Säg för mig, hvem I sörjen!
Il potere dell’arpa
Traduzione italiano Riccardo Venturi
Il giovane paggio va a giocare in giardino,
e la fanciulla sta nella sua stanza e piange.
Mia adorata amata,
Ditemi per chi state piangendo!
“Piangete per una sella d’oro o un cavallo,
oppure piangete perché a Voi mi son promesso?”
“Non piango per una sella d’oro o un cavallo,
né piango perché a Voi mi son promessa.”
“Piangete perché la sella è stretta,/oppure piangete perché la strada è tanto lunga?”
“Non piango perché la sella è troppo stretta,
né piango perché la strada è tanto lunga.”
“Piangete per Vostro padre o Vostra madre,
oppure piangete per Vostra sorella
o Vostro fratello?”
“Non piango per mio padre o mia madre,
né piango per mia sorella o mio fratello.”
“Piuttosto piango per i miei bei capelli biondi
Ché staranno a galleggiare
nel fiume Vernamo.” [1]
“Mi fu predetto, già quand’ero ancora bambina,
Che sarei annegata il giorno delle mie nozze.”
“E io costruirò un ponte tanto robusto,
Mi costasse pure dodicimila marchi.”
“Dodici cavalieri cavalcheranno innanzi a Voi
e dodici a ciascun Vostro fianco.”
E quando giunsero a metà del ponte,
Vi inciampò il cavallo sui quattro ferri d’oro (2).
Su quattro ferri d’oro e trenta chiodi d’oro,
E la fanciulla cadde nel fiume impetuoso.
E il giovane paggio disse al paggetto:
“Vammi a prendere l’arpa d’oro e fai alla svelta!”
Percosse l’arpa per la prima volta (3),
C’era il troll (4) a fior d’acqua e sorrideva.
Percosse l’arpa per la seconda volta,
C’era il troll a fior d’acqua e piangeva.
“Senti un po’, paggio, non suonar così forte,
Ché te la ridò indietro la tua sposina!”
“Sí che te la ridò, la tua sposina rubiconda,
Che mai tra i flutti è giaciuta morta.”
Mia adorata amata,
Ditemi per chi state piangendo!

NOTE 
[] di Riccardo Venturi; () di Cattia Salto
[1] pron. [vèèrnamù].
2) Nel racconto Christin’s Trouble tratto da Wonderful stories from Northen Lands (Julia Goddard) leggiamo che al cavallo assegnato alla fanciulla erano stati montati appositamente dei ferri d’oro ribattuti con chiodi d’oro per prevenire ogni disgrazia
COME SCAPPO DAL NECKEN?
La “presa” del nøkk non sempre è mortale, soprattutto se si ha la prontezza di sputargli contro o gettare in acqua qualcosa di appuntito come per esempio un ago, un coltello o una piccola croce di metallo. Lo si può fermare facendo un incantesimo con il lancio della “pietra del nøkk”, vale a dire, lanciando in acqua un sasso il più lontano possibile per distrarlo. Nel caso in cui, si viene catturati dal nøkk c’è ancora la possibilità di liberarsi e sopravvivere pronunciando semplicemente il suo nome: nøkk! Un antico versetto suggerisce di pronunciare l’incantesimo: « Nyk! Nyk! Nål i vann. Jomfru Maria kastet stål i vann! Du synker, jeg flyter! – Nøkk! Nøkk! C’è un punteruolo nell’acqua. La Vergine Maria ha gettato un punteruolo nell’acqua! Tu affoghi ed io scappo!» (Annalisa Maurantonio da Norlit.com)
La credenza che il ferro (in forma di pugnale, punteruolo o anche forgiato in amuleto) potesse essere efficace contro le fate, deriva indubbiamente da una memoria ancestrale, visto che furono i popoli del ferro a sconfiggere quelli meno “tecnologici”, quindi in teoria il destriero su cui cavalca la fanciulla sarebbe già protetto dalla normale ferratura. [L’invenzione del ferro di cavallo è forse celtica, ma è solo con il feudalesimo che si diffonde l’uso di ferrare i cavalli, anche come arma in battaglia (l’espansione è stata calcolata tra il 1096 e il 1270 coincidente con le prime Crociate)] Nelle ballate tradizionali è risaputo tuttavia, che i destrieri di re e principesse sono ricoperti d’oro (nella finezza delle bardature, nei ricami delle gualdrappe e finanche nei nastri e fiocchetti tra il crine) e quindi anche gli zoccoli di questo cavallo non possono che essere ferrati con l’oro
3) come nel racconto Christin’s Trouble tratto da “Wonderful stories from Northen Lands” Sir Peter suona l’arpa tre volte, alla prima il Necken lascia il suo magnifico castello sul fondo del fiume, si siede sull’onda e ride, la seconda volta la melodia è triste e il Necken si abbandona al pianto, alla terza melodia si vedono spuntare le braccia di Christin dal pelo dell’acqua. Sono le tre melodie dell’arpa bardica che avevamo già trovato nel King Orfeo scozzese ed è propriamente la terza a sprigionare la magia, la melodia del sonno o meglio dell’incanto, quella che ammansisce le fiere
4) non sono d’accordo con Venturi che traduce necken come troll, egli stesso ribadisce che troll è un termine generico in Svezia per “gnomo della foresta“, ma ciò presuppone che sia un terricolo, la nostra creatura è uno spirito dell’acqua, io qui lascerei il nome Necken (anche perchè nella ballata non è apostrofato con altri termini come invece accade nelle versioni norvegesi)

Kalabra in Folka 2000 propongono invece la versione con il diverso refrain su citato

Herr Peder han for sig söder under ö
Där fäste han sig så vänan en mö
– “Men hjärtans allra käraste, vad sörjer I då?
-Antingen sörjer ni sadel eller sörjer ni häst,
Viten vitäste sand.
Eller sörjen ni att jag haverede er fäst.
Liten Kerstin.
Lyster rider följer ungersven,
In för Öland.

Jag sörja ej sadel jag sörja ej häst,
Viten vitäste sand.
Och intet sörjer jag att ni haver mig fäst.
Liten Kerstin.
Lyster rider följer ungersven,
In för Öland.

Fast mer sörjer jag få den brunna så bred,
Viten vitäste sand.
Där backe mina systrar hör tron knappt bredvid.
Liten Kerstin.
Lyster rider följer ungersven,
In för Öland.

Och jag ska låta i dra kommer i krympa skor,
Viten vitäste sand.
Så intet din stapla på guld samma sko.
Liten Kerstin.
Lyster rider följer ungersven,
In för Öland.


Men när som hon kom uppå bredan en bro,
Där stapplar hennes häst på fyra gullskor
Ja, fyra gullskor, ja, femton gullsöm
Den jungfrun for utför den stridan ström
Herr Peder han talar till sin lilla smådräng:
“Och hämten mig hit min gullharpesträng”
Herr Peder han spelade så ljuvelig,
Så fåglarne på kvistarna de dansa därvid
Han spelade barken av hårdaste trä
Han spelade barnet ur moderens knä
Han spelade vattnet ur bäcken
Han spelade ögonen ur näcken
Herr Peder, herr Peder, du spela ej så hårt!
Du skall gärna åter din unga brud få”
“Min unga brud den kan jag väl få
Jag vill också ha hennes systrar de två”
Och där blev glädje och mycken gamman
Herr Peder och hans unga brud tillsamman
Och där blev glädje och mycken fröjd
Och systrarna voro med svågeren nöjd
– “Men hjärtans allrakäraste, vad sörjer I då?” –

Folk och Rackare in Anno 1979, 1979
Scrive sempre Ian Cumpstey: Folk och Rackare are not using any of the melodies above for their rendition, but they sing the same omkväde line [(1) Men hjertans allrakäraste hvad sörjen I då?] as in melody No 1. Il Venturi ipotizza si tratti di un adattamento di una delle tantissime versioni svedesi, a rimarcare la grandissima popolarità della ballata e della storia, non priva di molte forme linguistiche e lessicali arcaiche.
Scrivono infatti nelle note dell’album: “Harpans Kraft has been sung throughout the north. It’s available in an early Swedish collection, Petter Rudebeck’s Smålendske Antiqviteter from the 17th century. The text in our version is of a later date.” [tradotto in inglese in Mainlynorfolk.info]. La composizione musicale è accreditata a Carin Kjellman


Herr Peder han rider sig
söderunder ö.
Där fäster han sig vid så vänan en mö.
Min hjärtans allra käraste vad sörjer du då?
Inte sörjer jag att vägen är lång
Och inte sörjer jag, att sadelen är trång
Min hjärtans allra käraste vad sörjer du då?
Inte sörjer jag för sadel eller häst
Inte sörjer jag, att du haver mig fäst
Min hjärtans allra käraste vad sörjer du då?
Inte sörjer jag för det att jag är ung
Att bära gullkronan,
hon är inte tung.
Min hjärtans allra käraste vad sörjer du då?
Jag sörja, jag sörja, jag sörja väl då
Jag vet ju så väl, hur det mig lär gå.
Min hjärtans allra käraste vad sörjer du då?
Utanför den bredan bro
Där miste jag mina systrar två
Min hjärtans allra käraste vad sörjer du då?
Jag ska göra den bron så bred
Även om hon kostar mig tolvtusen träd
Min hjärtans allra käraste vad sörjer du då?
Jag ska göra den bron så stark
Även om hon kostar mig tolvtusen mark
Min hjärtans allra käraste vad sörjer du då?
Själv så ska jag bredvid dig rida
Fem av mina män på var och en sida
Min hjärtans allra käraste vad sörjer du då?
När som de komma till borgaregrind
Där dansade en hjort,
där spelade en hind
Min hjärtans allra käraste vad sörjer du då?
Å männen såg
nu på djuren bara
Ensam lät de den jungfrun fara
Min hjärtans allra käraste vad sörjer du då?
När som hon kom å den bredan bro
Där stapplade hästen på fyra guldskor
Min hjärtans allra käraste vad sörjer du då?
Fyra guldskor och fem guldsöm
Den jungfrun föll i stridan ström
Min hjärtans allra käraste vad sörjer du då?
Herr Peder han talte till sin lille smådräng
Och hämten mig hit
min gullharpesträng
Herr Peder, han spelade så ljuvligt
Att fåglarna på kvistarna de dansa därvid
Han spelade barken
av hårdaste trä
Han spelade barnet
ur moderns knä
Han spelade vattnet ur bäcken
Han spelade ögonen ur näcken
“Herr Peder, herr Peder
du spela ej så hårt
Du skall så gärna din unga brud få”
Min hjärtans allra käraste vad sörjer du då?
Min unga brud henne kan jag väl få
Men jag vill också ha hennes systrar två
Min hjärtans allra käraste vad sörjer du då?
Och där blev glädje och mycken fröjd
Och systrarna voro med svågern nöjd
Min hjärtans allra käraste vad sörjer du då?
Traduzione italiano Riccardo Venturi
Messer Peder cavalca da solo
verso un’isola a sud
dove si fidanzerà con una bellissima fanciulla.
O amatissima del mio cuore, di che ti affliggi? (1)
Non mi affliggo perché la strada è lunga
né mi affliggo perché la sella è stretta
O amatissima del mio cuore, di che ti affliggi?
Non mi affliggo per la sella o per il cavallo
né mi affliggo perché ti sei fidanzato con me
O amatissima del mio cuore, di che ti affliggi?
Non mi affliggo perché io sono giovane
per portare una corona d’oro (2),
essa non è pesante.
O amatissima del mio cuore, di che ti affliggi?
Mi affliggo, mi affliggo, mi affliggo tanto perché
so fin troppo bene come mi deve andare (3).
O amatissima del mio cuore, di che ti affliggi?
Davanti al largo ponte
dove ho perduto le mie due sorelle
O amatissima del mio cuore, di che ti affliggi?
Farò quel ponte ancora più largo
anche se ci volessero dodicimila alberi
O amatissima del mio cuore, di che ti affliggi?
Farò quel ponte ancora più robusto
anche se mi costasse dodicimila marchi
O amatissima del mio cuore, di che ti affliggi?
E cavalcherò io stesso accanto a te
con cinque miei uomini a ciascun tuo fianco
O amatissima del mio cuore, di che ti affliggi?
Quando arrivano al cancello della città
c’erano un cervo che danzava
e una cerva che giocava
O amatissima del mio cuore, di che ti affliggi?
Gli uomini si misero 
a guardar solo quegli animali
e lasciarono la fanciulla andare da sola
O amatissima del mio cuore, di che ti affliggi?
E quando lei giunse al largo ponte
il cavallo inciampò sui quatto ferri
O amatissima del mio cuore, di che ti affliggi?
Quattro ferri e cinque chiodi d’oro (3)
la fanciulla cadde nel fiume impetuoso
O amatissima del mio cuore, di che ti affliggi?
Messer Peder disse al suo paggetto
Ehi vammi a prender
la mia arpa dalle corde d’oro
Messer Peder suonava tanto vivacemente
che gli uccelli sui rami ci si misero a ballare
Suonando strappò via la corteccia
al legno più duro
suonando strappò via il bimbo
dalle ginocchia della madre
suonando strappò via l’acqua dal ruscello
suonando strappò via gli occhi al troll
“Messer Peder, messer Peder,
non suonar così forte
te la ridò volentieri la tua giovane sposa” (5)
O amatissima del mio cuore, di che ti affliggi?
Di certo riavrò la mia giovane sposa
però voglio indietro anche le sue due sorelle
O amatissima del mio cuore, di che ti affliggi?
E allora ci fu gioia e tanta lietezza
e le sorelle furono soddisfatte del cognato
O amatissima del mio cuore, di che ti affliggi?

NOTE 
English translation Eva Toller, 2009
1) lungo la via del ritorno Herr Peder si angustia perchè la sua promessa sposa è afflitta, e continua a chiederne il motivo
2) qui il protagonista non è un generico “cavaliere”  ma Herr Peder (un Lord) perciò la fanciulla, che dobbiamo immaginarci giovanissima, avrebbe portato una corona d’oro troppo pesante per la sua testolina
3) la fanciulla sa di essere predestinata ad essere rapita dallo spirito di un fiume, la sua è una certezza che niente può smuovere, Nella versione islandese in effetti questo fato è inarrestabile 
4) vedi nota 4 
5) in questa versione non sono descritte le tre melodie viste per la nota 3 , come nelle versioni norvegesi è descritto un suono prodigioso capace di sconvolgere le leggi della natura stessa. Il potere insito nell’arpa è più simile a quello della Lyra dell’Orfeo classico che getta un incantesimo sulle rocce, i fiumi e scuote gli alberi, è perciò un “suono di comando“. Man mano leggevo le traduzioni delle versioni danese e norvegesi di Riccardo Venturi ho associato la vibrazione dell’arpa alla voce delle Bene Gesserit di Dune, l’arpa canalizza un potere magico, e forgiata nell’oro, emette bagliori di luce altrettanto terribili.

The power of the harp

Già nell’Ottocento sono state fatte alcune traduzioni in inglese della ballata danese e svedese di Harpans Kraft, ma la versione scozzese della ballata rimane sempre quella già commentata per il King Orfeo.

Golden Bough in “Winding Road” 1986 e in “Celtic Music from Ireland, Scotland and Brittany ” 2010 propongono una versione inglese quasi identica (sia nel testo che nella melodia) a quella svedese dei Folk och Rackare. C’è da ipotizzare che abbiano adattato il testo alla melodia da una delle tante traduzioni del brano stesso utilizzato dai Folk och Rackare e in effetti tra i crediti del brano scrivono (cf)
Lyrics by Margie Butler, based on a translated form Swedish by Lief Sorbye
music: Carin Kjelman


I
A knight went riding
on a long summer’s day,
Met with a fair maid and to her did say,
CHORUS:
“Ah, my dearest dear,
tell me, why do you weep?”
II
‘I grieve not, kind sir,
for the road that is long,
Nor for the saddle, though it may be strong.
III
My tears shan’t fall for saddle or horse,
Nor do I shun your love and discourse.
IV
No grudge carry I that in youth
I must ride (1),
The weight of my crown of gold
I shan’t hide.
V
I ride to my fate, kind sir,
today I die.
My heart’s burdened so, to them (2) I must fly.
VI
On yon bridge with its waters so clear,
“Twas there that I lost my two sisters dear.
VII
In yon waters that run so deep,
It’s there that the spirit  my sisters does keep.’
[Instrumental]
VIII
‘The bridge I shal build so wide and so strong,
Twelve thousand trees
and twelve thousand stones.
IX
Along with you, my dear, I shall ride.
fifteen of my men
shall be at either side.’
X
As they came to the castle gate,
They spied a great stag, dancing with his mate.
XI
The men gazed long,
such a wonder to see,
They left their most precious charge
to go free.
XII
Her horse traveled on,
his shoes all stitched with gold, 
Stepped on the bridge
and stumbled with his load.
XIII
His stitches of gold
they numbered but fifteen (3),
The young maiden fell
into the raging stream.
Instrumental
XIV [Magic Moment
The knight called out
to his servant young and bold.
‘Go fetch for me
my harp all strung with gold (4).’
He played the harp so sweetly,
Soon the birds were dancing
in the tops of the trees.
He played (5)  the bark
from off the hardest tree.
He played the child
from off his mother’s knee.
He played the enchantment from the stream,
Blinding the water-spirit
until he began to sing.]
XV
‘Knight, kind sir,
release me from your spell,
And I shall return the maid you love so well.’
XVI
‘You shall release my young bride unto me,
And her two sisters must also go free.’
XVII
The bells were heard so far and so wide.
The knight took the fair maid to be his bride.
Traduzione italiano Cattia Salto
I
Il cavaliere che a cavallo andava
in un lungo giorno d’estate,
S’incontrò con la bella fanciulla e le disse,
CORO:
“Ah, mia diletta,
ditemi, perché piangete? “
II
“Non mi lamento, gentile signore,
perchè la strada è lunga,
Né per la sella, sebbene possa essere scomoda.
III
Non piango per la sella o per il cavallo,
Né disdegno il vostro amore e la compagnia.
IV
Non mi cruccia che in giovane età
debba sopportare
Il peso di una corona d’oro 
non lo nego.
V
Vado incontro al mio destino, gentile signore, oggi morirò.
Il mio cuore è pesante, da loro devo tornare.
VI
Su quel ponte con le acque così limpide,
là ho perduto le mie due care sorelle.
VII
In quelle acque profonde
È lì che lo spirito tiene le mie sorelle”
[Strumentale]
VIII
‘Il ponte che costruirò sarà ampio e così robusto,
con dodicimila alberi
e dodicimila pietre.
IX
Accanto a te, mia cara, cavalcherò.
quindici miei uomini
staranno su ambo i lati.”
X
Mentre andavano verso l’entrata del castello,
Videro un grande cervo, danzare in compagnia.
XI
Gli uomini guardarono a lungo,
una tal meraviglia,
Lasciarono andare in libertà
il loro più prezioso incarico
XII
Il suo cavallo avanzò,
gli zoccoli ferrati con l’oro,
Salì sul ponte
e inciampò con il suo peso.
XIII
I suoi rivetti dorati
erano solo quindici, 
La giovane fanciulla cadde
nella corrente impetuosa.
Strumentale
XIV [Momento magico
Il cavaliere chiamò
il suo servo giovane e audace.
‘Vai a prendermi
l’arpa con le corde d’oro.”
Suonò l’arpa così dolcemente,
Che tosto gli uccelli ballarono
tra le cime degli alberi.
Che smosse la corteccia
via dall’albero più duro.
Che smosse il bimbo
dalle ginocchia della madre.
Suonò l’incantesimo accanto al fiume
che abbagliò lo spirito dell’acqua
finchè prese a pregare:]
XV
“Cavaliere, gentile signore,
liberatemi dal vostro incantesimo,
E io vi ridarò la fanciulla che amate così tanto”
XVI
‘Devi rilasciare la mia giovane sposa per me,
E anche le sue due sorelle devi liberare “.
XVII
Le campane si udirono in lungo e in largo.
Il cavaliere prese in moglie la bella dama 

NOTE 
1) tradotto molto a senso, confortata anche dalla traduzione del Venturi per la parte svedese
2) cioè le sorelle
3) Nel racconto Christin’s Trouble tratto da Wonderful stories from Northen Lands leggiamo che al cavallo assegnato alla fanciulla erano stati montati appositamente dei ferri d’oro inchiodati con chiodi d’oro per prevenire ogni disgrazia; ma il cavallo perde un chiodo della ferratura e inciampa facendo cadere la fanciulla
4) ad essere dorate sono solo le corde dell’arpa non tutta l’arpa come nella versione svedese, corde suonate carezzevolmente
5) avevo tradotto in un primo momento Played come “incantò” guidata da quel “He played the harp so sweetly” all’inizio del “magic moment”, ma dopo la lettura delle traduzioni delle versioni scandinave di Riccardo Venturi ho optato per “smosse” cioè la descrizione di un suono potente e prodigioso, che scuote anche sul piano fisico. 

Nel Sir Orfeo , ambientato nella Britannia Medievale, sia in forma di romance che di ballata, trionfa la forza dell’amore (e la fedeltà)
Il Mito greco di Orfeo
Medieval Baebes: Undrentide (XIII sec)
Frankie Armstrong: Young Orphy
Styrbjörn Bergelt: King Orfeo [Child 19] 1880
Anna & Elizabeth: Orfeo [ Andrew Calhoun] 2003
Malinky: King Orpheo- Sutherland (North Yell) 1865

Nel “Potere dell’arpa” è il potere magico della musica che permette all’amore di trionfare
Harpans Kraft versione danese (danish version)
Villeman Og Magnhild versione norvegese (norwegian version)
Villeman Og Magnhild: Hei fagraste lindelauvi alle
Harpans Kraft versione svedese (swedish version)
The power of the harp versione inglese (english version)
Gautakvæði  versione islandese (iceland version)

LINK

https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=13323
http://balladspot.blogspot.com/2016/11/the-power-of-harp.html
http://www.archive.org/stream/wonderfulstories00goddiala#page/110/mode/2up/search/Christin
https://norlit.wordpress.com/2018/02/21/heiemo-og-nokken-la-fanciulla-e-il-nokk/
https://www.academia.edu/12535239/The_Power_of_the_Harp_The_Journey_to_Shetland_and_Iceland_via_Fairyland
https://www.ilprimato.com/sport/ippica/3810-la-storia-della-ferratura.html
https://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/orfeo.html

Pubblicato da Cattia Salto

Amministratore e folklorista di Terre Celtiche Blog

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