The Bigler /The Bigler’s Crew è la canzone più conosciuta nella regione dei Grandi Laghi del Nord America quando negli anni 1860-1880 le golette sui Grandi Laghi erano una parte essenziale del commercio del legname ( “timber drogher”). The Bigler aveva il fondo piatto e la forma tozza con la prua smussata (un tipo di chiatta detta scow schooner) una forma che tendeva a impattare pesantemente contro le onde anziché tagliarle essendo tuttavia progettata per massimizzare la capacità di trasporto di legname e grano a discapito della velocità.
The Bigler
“Nel 1938 Alan Lomax intraprese il suo primo viaggio di registrazione in solitaria, disponibile sul sito web della Biblioteca del Congresso come ” Alan Lomax Collection of Michigan and Wisconsin Recordings” . Tra queste registrazioni ci sono canzoni che raccontano la storia locale delle navi e della navigazione sui Grandi Laghi.”[1]
La prima versione scritta di The Bigler risale al 1875, redatta dal giovane marinaio Emilius Jarvis. La canzone divenne immensamente popolare come intrattenimento da taverna, diffondendosi poi nelle tradizionali shanty towns (accampamenti di boscaioli del Michigan, Minnesota e Wisconsin).
La melodia deriva quasi certamente da un brano intitolato “The Knickerbocker Line”, già esistente nel 1859.
I viaggi tra i porti dei Grandi Laghi variavano da una notte a diverse settimane, a seconda delle condizioni atmosferiche, qui l’equipaggio ironizza sulla lentezza esasperante della Bigler e sulle loro difficoltà a governarla; Brian Miller ha ricostruito in una mappa interattiva tutto il percorso della Bigler da Milwaukee (sul Lago Michigan) a Buffalo (nello stato di New York, sul Lago Erie).
Come all my boys and listen, a song I’ll sing to you,
It’s all about the Bigler and of her jolly crew;
In Milwaukee last October I chanced to get a sight
In the schooner called the Bigler belonging to Detroit.
Watch her, catch her, jump up on her juber ju,
Give her the sheet and let her slide,
the boys will push her through.
You ought to see us howling,
the winds were blowing free,
On our passage down to Buffalo from Milwaukee,
It was on a Sunday morning about the hour of ten,
The Robert Emmet towed us out into Lake Michigan;
We set sail where she left us in the middle of the fleet,
And the wind being from the southard,
oh, we had to give her sheet.
Then the wind chopped ’round to the sou souwest
and blew both fresh and strong,
But softly through Lake Michigan
the Bigler she rolled on,
And far beyond her foaming bow
the dashing waves did fling,
With every stitch of canvas set,
her course was wing and wing.
But the wind it came ahead
before we reached the Manitous,
Three dollars and a half a day
just suited the Bigler’s crew;
From there unto the Beavers
we steered her full and by,
And we kept her to the wind, my boys,
as close as she could lie.
Through Skillagelee and Wabble Shanks
the entrance to the Straits,
We might have passed the big fleet there
if they’d hove to and wait,
But we drove them on before us
the nicest ever you saw,
Out into Lake Huron from the Straits of Mackinaw.
We made Presque Isle Light
and then we boomed away,
The wind it being fair, for the Isle of Thunder Bay,
But when the wind it shifted,
we hauled her on her starboard tack,
With a good lookout ahead
for the Light of the Point AuBarques.
We made the Light and kept in sight
of Michigan North Shore,
A-booming for the river
as we’d oft times done before,
When right abreast Port Huron Light
our small anchor we let go,
And the Sweepstakes came alongside
and took the Bigler in tow.
The Sweepstakes took eight in tow
and all of us fore and aft,
She towed us down to Lake St. Clare
and stuck us on the flats,
She parted the Hunter’s tow line
in trying to give relief,
And stem and stern went the Bigler
into the boat called Maple Leaf.
The Sweepstakes then she towed us
outside the River Light,
Lake Erie for to roam and the blustering winds to fight;
The wind being from the southard
we paddled our own canoe,
With her nose pointed for the Dummy,
she’s hell bent for Buffalo.
We made the OH and passed long Point,
the wind was blowing free,
We howled along the Canada shore,
Port Colborne on our lea;
What is it that looms up ahead,
so well known as we draw near,
For like a blazing star shone
the light on Buffalo Pier.
And now we are safely landed
in Buffalo Creek at last,
And under Riggs’ elevator the Bigler she’s made fast,
And in some Lager beer saloon we’ll let the bottle pass,
For we are jolly shipmates
and we’ll drink a social glass.
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Venite ragazzi e ascoltate, la canzone che vi canterò,
parla della Bigler e del suo allegro equipaggio;
a Milwaukee, lo scorso ottobre, mi è capitato di vedere
la goletta chiamata Bigler, appartenente a Detroit(1)
Guardatela e acchiappatela, saltate sul sartiame(2),
mollate la scotta e lasciatela correre
siamo i ragazzi che la spingeranno a destinazione!
Avreste dovuto vederci ululare,
quando i venti soffiavano liberi,
alla nostra traversata da Milwaukee verso Buffalo!
Era una domenica mattina, verso le dieci,
il Robert Emmett ci rimorchiò nel lago Michigan,
salpammo dove ci lasciò, in mezzo alla flotta,
e poiché il vento proveniva da sud,
oh abbiamo dovuto mollare la scotta.
Poi il vento girò a sud-ovest
e soffiava forte e teso,
ma dolcemente attraverso il lago Michigan
la Bigler continuava a navigare
oh, ben oltre la sua prua si sollevavano gli spruzzi
le onde impetuose si scatenavano
con tutte le vele al vento
e la sua andatura era ad ali di farfalla(3)
Ma il vento ci arrivò dritto contro
prima che raggiungessimo le (isole) Manitou,
Tre dollari e mezzo al giorno
andavano benissimo all’equipaggio della Bigler
Da lì fino alle (isole) Beaver
abbiamo timonato con le vele tese,
E l’abbiamo tenuta controvento, ragazzi miei,
il più vicino possibile [(per quanto lo scafo permettesse)]
Attraverso Skillagelee e Wabble Shanks(4),
l’ingresso dello Stretto
Avremmo potuto sorpassare la grande flotta lì,
se solo si fossero fermati(5) ad aspettare,
Ma ce le siamo spinte tutte davanti,
nel modo più bello che abbiate mai visto
fino al Lago Huron, superando lo Stretto di Mackinaw.
Abbiamo raggiunto il faro di Presque Isle
e navigato a tutta velocità,
con il vento favorevole, verso l’isola di Thunder Bay.
Ma quando il vento cambiò direzione,
la mettemmo sulla mura di dritta.
tenendo d’occhio
il faro di Point AuBarques
Avvistammo il faro e restammo in vista
della costa nord del Michigan,
correndo veloci verso il fiume
come avevamo fatto molte volte in passato,
quando, proprio di fronte al faro di Port Huron,
calammo la nostra ancora piccola,
e lo Sweepstakes ci affiancò
e prese la Bigler a rimorchio(6).
Lo Sweepstakes ne prese otto a rimorchio
e tutti noi in fila(7),
ci trainò fino al lago St. Clare
e ci fece finire sulle secche,
spezzò la cima di rimorchio dell’Hunter
nel tentativo di darci un aiuto,
e la Bigler andò a sbattere da prua a poppa
contro la barca chiamata Maple Leaf.
Lo Sweepstakes poi ci ha trainato
oltre il faro del fiume, lasciandoci a navigare nel Lago Erie e a combattere contro i venti forti e tempestosi;
il vento proveniva da sud,
“andavamo con le nostre gambe”
con il naso puntato verso la boa(8),
era decisa a raggiungere Buffalo.
Raggiungemmo la OH (9) e superammo Long Point,
il vento soffiava forte e libero,
Sfrecciammo rumorosamente lungo la costa canadese, con Port Colborne sulla scia [sottovento]
Cos’è quello che si staglia davanti a noi,
così ben noto man mano che ci avviciniamo,
poiché la luce sul molo di Buffalo splendeva
come una stella fiammante?”
E ora siamo finalmente approdati sani e salvi
a Buffalo Creek, (10)
e la Bigler è stata fissata sotto l’ascensore di Riggs(11) ,
e in qualche saloon faremo girare le bottiglie di birra,
perché siamo allegri compagni
e berremo un bicchiere in compagnia.
NOTE
(1) La John Bigler (probabilmente chiamata così in onore di William Bigler, ex Governatore della Pennsylvania) fu varata a Detroit nel 1866. Era nota per essere una delle imbarcazioni più lente della flotta, al punto che spesso aveva bisogno dell’aiuto dei rimorchiatori
(2)il termine “jubaju” (o nelle varianti grafiche “juberju”, “juby-ju”) non ha una traduzione letterale nel dizionario,ci sono due interpretazioni sul suo significato, la prima come storpiatura fonetica derivata dall’unione di jib (il fiocco, una vela triangolare di prua) e boom (il boma, l’asta che tiene tesa la vela): l’espressione “jump up in her juberju” significava letteralmente saltare sul boma o sul sartiame a prua per manovrare rapidamente le vele e far correre la nave. La seconda interpretazione collega il termine alla Juba (o Giuba), una danza di origine afroamericana estremamente energica: nel gergo dei marinai, dire che una barca stava facendo una jubaju significava che si stava muovendo in modo “esaltante”, oscillando, saltando sulle onde e correndo a tutta velocità in modo quasi selvaggio sotto la spinta del vento.
(3) è un termine tecnico della navigazione a vela. Si verifica quando una nave a due o più alberi naviga con il vento che soffia esattamente da dietro (andatura in fil di ruota). Per catturare più aria possibile, le vele della prua vengono spiegate da un lato della barca (ad esempio a sinistra) e le vele di poppa dall’altro lato (a destra). Vista da lontano o dall’alto, la nave sembra avere due grandi ali spiegate, proprio come un uccello o una farfalla
(4) Skillagelee (oggi Skillagalee Island) e Wabble Shanks (Waugoshance) sono due fari e banchi di sabbia storicamente molto pericolosi situati nel Lago Michigan, posizionati proprio all’imboccatura occidentale dello Stretto di Mackinac (Straits of Mackinac). I marinai dovevano fare estrema attenzione in questo imbuto naturale per non arenarsi
(5) “Hove to” (da heave to) è un termine nautico che significa “mettersi alla cappa”, ovvero manovrare le vele per arrestare quasi completamente la marcia della nave. Il testo scherza sul fatto che il Bigler fosse così lento che, per superare le altre navi veloci della flotta ferme all’ingresso degli stretti, queste ultime avrebbero dovuto letteralmente accostare e aspettarlo
(6) Poiché la Bigler era troppo lenta e incapace di risalire o governare le correnti fluviali da sola, ha bisogno di essere presa a rimorchio (“in tow”) per proseguire il viaggio in sicurezza verso le tappe successive.
(7) il rimorchiatore traina ben 8 navi legandole l’una all’altra dalla prua alla poppa
(8) Dummy: un faro minore o una boa di segnalazione vicino all’ingresso del porto, talvolta associato alla polena decorativa della nave stessa
(9) Nei Grandi Laghi, “the OH” (scritto in alcune varianti come “the Eau”) è il modo in cui i marinai anglofoni pronunciavano e abbreviavano Rondeau Harbor (Pointe aux Pins), un porto naturale sulla costa canadese del Lago Erie,
(10) “Buffalo Creek” è l’insenatura e il canale d’accesso al porto di Buffalo (nello stato di New York)
(11) Negli scali portuali dei Grandi Laghi come Buffalo, i grain elevator (elevatori per il grano) erano imponenti strutture meccanizzate utilizzate per scaricare, stoccare e trasferire rapidamente enormi quantità di cereali dalle stive delle navi ai silos
RIFERIMENTI COLLEZIONI
American Sea Songs and Chanteys(p106-8),
Roll And Go(p109-11),
Songs of American Sailormen(p200-2),
Best Loved American Folk Songs(p148-50),
An American Sailor’s Treasury(p112-14)
[1] https://blogs.loc.gov/folklife/2018/10/songs-of-great-lakes-ships
https://mainsailcafe.com/songs/the-cruise-of-the-bigler
https://www.minnesotafolksongcollection.org/item/mcd/a007
https://www.evergreentrad.com/the-biglers-crew/
