Crea sito
Terre Celtiche Blog

The King of the Faires in the Irish lore (il Re delle Fate nella tradizione irlandese)

In Ireland the people of the Goddess Danu (Tùatha Dé Danann), defeated in the last “Celtic” migration by the Gaeli (most likely coming from Spain) are considerated the Fairies –cf.
The Milesi were only men and yet they succeeded in defeating a mythical semi-divine people, who withdrew, thanks to his magical powers, in a supernatural, invisible dimension. The kingdom of fairies is the sidhe (the great burial mounds of pre-Celtic Ireland) and so sid (in the singular) and sidhe in the plural is the name of both the fairy and its home. However, the fairies also live in the waters and in the woods or in the pristine valleys of the island, which they did not want to abandon.
Sull’Isola Verde le fate sono il popolo della Dea Danu (Tùatha Dé Danann) sconfitto nell’ultima migrazione “celtica” dai Gaeli (provenienti molto probabilmente dalla Spagna) vedi.
I Milesi erano solo uomini eppure riuscirono a sconfiggere un mitico popolo semi-divino, il quale si ritirò, grazie ai suoi poteri magici, in una dimensione sovrannaturale, invisibile. Il regno delle fate sono i sidhe (i grandi tumuli sepolcrali dell’Irlanda preceltica) e così sid (al singolare) e sidhe al plurale è il nome sia della fata che della sua dimora. Tuttavia le fate vivono anche nelle acque e nei boschi o nelle valli incontaminate dell’Isola, che non vollero abbandonare.

The king of Brú na Bóinne (the “Palace of the River Boyne”), the archaeological site of Newgrange, is considered the Lord of the Beyond, but there is not a single king of the fairies. The mound is located on the northern shore of the Boyne River, east of Slane (County Meath). At the time of the retreat in front of the advance of the people of the men, the Dagda was the king (but then his son Aengus took his place) see
Va da sé che non c’è quindi un unico re delle fate, ma il re del Brú na Bóinne (il sito archeologico di Newgrange), il «Palazzo del fiume Boyne», è anche considerato il Signore dell’Oltre. Il tumulo sorge sulla riva settentrionale del fiume Boyne, a est di Slane (contea di Meath). Al tempo della ritirata di fronte all’avanzare del popolo degli uomini era re il Dagda (ma poi suo figlio Aengus ne prese il posto) vedi

Brú na Bóinne

THE DAGDA: THE KING OF THE GOLDEN COMPANY

His name means “Good God”: his war club could knock down nine men with a single blow, his cauldron never run empty, the music of his magic harp could made laugh, cry or dream.
Il suo nome significa “Dio Benevolo”: la sua mazza da guerra abbatteva nove uomini con un solo colpo, il suo calderone non si svuotava mai, la musica della sua arpa magica faceva ridere, piangere o sprofondare nel sonno.

IL DAGDA: IL RE DELLA COMPAGNIA DORATA

Nel ciclo delle invasioni di Ériu, padre spirituale dei Túatha Dé Dánann. Si adoperò per ottenere la vittoria contro i Fomoriani nella seconda battaglia di Mág Tuired. Fu re di Ériu per ottanta anni. Divise i síde tra i Túatha Dé Dánann quando essi lasciarono la terra ai Milesi. Risiedeva nel Brúg na Bóinne, da cui, secondo una tradizione, venne estromesso dal figlio Óengus ÓcLa sua figura nasconde probabilmente qualche antico dio della morte e dell’aldilà. (tratto da bifrost.it
(tratto da qui)

The Gods possess the power of invisibility or hide themselves in a magical fog to reveal themselves only to the chosen one (in human or animal form).
Gli Dei possiedono il potere dell’invisibilità o si nascondono tra una nebbia magica per rivelarsi solo al prescelto (in sembianze umane o di animale).

The Gods are immortal beings but often they unite with mortals: the goddesses seek the love of the heroic warriors ( the gods that of the princesses), and often they interfere in human affairs, helping their children or their favorite heroes. Thus among the gods there were clientelistic relationships similar to those between human beings, and the victory or the preponderance of one social group over another, could determine the modification of the relationship of forces between the respective tutelary divinities.
Gli Dei sono esseri immortali ma spesso si uniscono coi mortali: le dee cercano l’amore degli eroici guerrieri e gli dei quello delle principesse, spesso perciò gli dei interferiscono nelle vicende umane, aiutando i loro figli o eroi preferiti. Così tra gli dei esistevano dei rapporti clientelari analoghi a quelli fra gli esseri umani, e la vittoria o la preponderanza di un gruppo sociale su un altro determinava la modifica del rapporto di forze fra le rispettive divinità tutelari.

THE KING OF THE FAERIES 

It is an Irish tune dedicated to the Fairy King (in Gaelic Ri Na Sidheog) .
E’ una melodia irlandese dedicata al Re delle Fate.
“One tale attached to the tune has it that “The King of the Fairies” is a summoning tune, and if played three times in a row during a festivity the King must appear. Once summoned, however, the King assesses the situation, and if the gathering is to his liking he may join in; if however, he does not find it to his liking he may cause great mischief”  (from here) –
Una delle leggende connesse con la melodia dice che, se suonata per tre volte consecutive durante una festa, aveva il potere di far comparire il Re. Una volta evocato, il Re poteva unirsi alle danze, deliziato dalla festa e dalla musica, oppure creare gran scompiglio se deluso.

“A version of this tune appears in the second volume of the James Aird’s book of airs, entitled Aird’s Airs, in 1789.  Aird (d. 1795) was a Scotsman running a music shop in Glasgow, and published six volumes (containing 1200 tunes) between 1778 and 1801.  His small volumes were best-sellers in Scotland of the late 18th century, and were used as source-books by Robert Burns (1759-1796), and the tunes are used in many of his songs —  see, e.g., The Songs of Robert Burns, ed. Donald Low (Routledge: 1993, p. 928).  Another version of the tune “King of the Faries” was published earlier by the Irishman John Edward Pigot (1822–1871) in the mid-1800s. Some people dubiously claim the title refers to Charlie Edward Stuart, better known as Bonnie Prince Charlie (1720-1788), others just as dubiously say that it refers to William of Orange (1650-1694)” (from here)
Una versione di questa melodia appare nel secondo volume del libro di James Aird, intitolato “Aird’s Airs”, nel 1789. Aird (morto nel 1795) era uno scozzese che gestiva un negozio di musica a Glasgow e pubblicò sei volumi (contenenti 1200 brani) tra il 1778 e il 1801. I suoi volumetti erano i più venduti in Scozia alla fine del XVIII secolo e furono usati come fonte da Robert Burns (1759-1796), e le melodie sono utilizzate in molte delle sue canzoni – vedi, ad es. , “The Songs of Robert BurnsW,, ed. Donald Low (Routledge: 1993, p. 928). Un’altra versione della melodia “King of the Faries” è stata pubblicata in precedenza dall’irlandese John Edward Pigot (1822-1871) a metà del 1800. Alcune persone sospettano che il titolo si riferisca a Charlie Edward Stuart, meglio noto come Bonnie Prince Charlie (1720-1788), altri altrettanto dubbiosi, credono che si riferisca a Guglielmo d’Orange (1650-1694)

“The King of the Fairies” is a hornpipe, often performed as a female dance (step dance). The melody was also re-proposed in a Folk-rock version (but also Folk metal for example by Waylander)
“The King of the Fairies” è un hornpipe,  questa melodia in particolare è così delicata che viene eseguita spesso come danza femminile (step dance).
La melodia è stata anche riproposta in versione  Folk-rock (ma anche Folk metal per esempio dai Waylander)

Alan Stivell in À l’Olympia 1972

Horslips (on the roofs of Dublin, 1973)- sui tetti di Dublino 1973

Jean-Luc Lenoir in “Old Celtic & Nordica Ballads” 2013

Beer Belly, in King Of Bellies 2011
(the fourth release of this Slovenian group) a more glossy version here also in three parts, the first entrusted to the acoustic guitar, the second to the flute and the third to the accordion (the video is a sequence of beautiful images of Ireland)
(la quarta uscita di questo gruppo sloveno) una versione più patinata anche qui in tre parti, la prima affidata alla chitarra acustica, la seconda al flauto  e la terza all’organetto (il video è una sequenza di bellissime immagini dell’Irlanda)

Amadeus in “Meridian” (2003),

Mùsica Celta

And finally the dance from “Lord of Riverdance”
e adesso LA DANZA (tratta dallo spettacolo “Lord of Riverdance”)

and for the more traditionalists
(e per i più tradizionalisti)
Children of Lir

LINK
http://bifrost.it/CELTI/7.Milesi/1-OriginedeiGaeli.html
http://bifrost.it/CELTI/Schedario2/DagdaMor.html
http://www.lacooltura.com/2015/12/tuatha-de-danann-i-semidivini/
http://ontanomagico.altervista.org/megalitismo.html
http://ontanomagico.altervista.org/religione-celti.html

http://thesession.org/tunes/475
http://tunearch.org/wiki/Annotation:King_of_the_Fairies_(The)
http://slowplayers.org/2014/05/05/king-of-the-fairies-edor/
http://ontanomagico.altervista.org/danze-irlandesi.html
https://terreceltiche.altervista.org/luovo-dellequinozio-di-primavera-e-la-danza#hornpipe

Pubblicato da Cattia Salto

folklorista delle Terre Celtiche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.