The Wandering of Old Angus

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MARGARET MACDONALD MAKINTOSH (1865-1933) The Silver Apples of the Moon
MARGARET MACDONALD MAKINTOSH (1865-1933)
The Silver Apples of the Moon

The song of wandering Aengus (La canzone di orgAengus l’errante) è stata pubblicata nel 1899, nella raccolta di poesie “The Wind among the reeds” (Il vento fra le canne) di William Butler Yeats (1865-1939).

Aengus (Oengus) è il dio dell’amore della mitologia irlandese, appartenente alle mitiche schiere dei Tuatha De Dannan, eternamente giovane regnante del Brug na Boinne vicino alle rive del fiume Boyne. Di lui si narra che si fosse innamorato di una bellissima fanciulla vista in sogno e, malato d’amore, la cercasse a lungo prima di trovarla e portarla nel suo regno.

Nella poesia però il personaggio è un giovane mortale (forse il poeta stesso) alla ricerca dell’ispirazione poetica o del lato più ancestrale della conoscenza. Egli narra della sua iniziazione al passato, poiché si è fatto vecchio, alla perenne ricerca della bellezza, ovvero dell’illuminazione poetica, incarnata dalla fanciulla con i boccioli di melo tra i capelli.

Il primo a mettere in musica la poesia è stato lo stesso Yeats che la compose o che vi adattò una melodia tradizionale irlandese : nel 1907 diede alle stampe il suo saggio ‘Speaking to the Psaltery’ in cui la poesia viene recitata alla maniera bardica ovvero cantata con l’accompagnamento del salterio; ma molti altri artisti furono ispirati dal testo e composero ulteriori melodie.

Burt Ives con il titolo The Wandering of Old Angus  in ‘Burl Ives: Songs of Ireland‘ Decca DL 8444 (ca. 1954) nelle note di copertina si accredita la melodia a Yeats

Judy Collins con il titolo ‘Golden Apples of the Sun’  – Golden Apples of the Sun 1962. La stessa Collins dice in merito: “Imparata dal canto di Will Holt, questa stupenda canzone è la messa in musica di una poesia di W. B. Yeats “La canzone del vagabondo Angus”. Non è una canzone popolare, quanto piuttosto una art song [cantata per voce e pianoforte]. Ha un sensibilità di tipo tradizionale a riguardo; la ripetitività ti dà l’impressione di un incantesimo, quello che fa anche la poesia. In merito al suo apprendimento avevo sentito la canzone quasi due anni fa. Quando ho sentito Will Holt cantarla a tarda  notte al Gate of Horn, sono rimasta molto colpita e determinata a impararla. La cantò per me un certo numero di volte, e persino me la diede su nastro. Ho vissuto con the Golden Apples of the Sun quasi un anno e mezzo prima di cantarla, e poi è esplosa un giorno – quasi di sua spontanea volontà – mentre visitavo degli amici. Mi ci è voluto molto tempo per assimilarla, ma ora è parte di me. Sento che la canzone ha qualcosa a che fare con ciò che la gente vuole – ciò che non hanno – e talvolta il desiderio di queste cose è quasi altrettanto soddisfacente dell’averle”

Donovan in H. M. S. 1971

Richie Havens in “Mixed Bag II” 1974

Christy Moore in “Ride On” 1986

Paul Winter & Karen Casey in Celtic Solstice 1999

Jolie Holland in Catalpa 2003 con venature country

Waterboys in “An Appointment with Mr Yeats” 2011
una versione quasi parlata che chiude con la melodia del flauto, come un refolo di vento

Eoin O’Brien 2013

ASCOLTA Sedrenn  in De l’autri cotè 2013 (la recensione del cd qui

Robert Lawrence & Jill Greene (su musica di Jill Diana Greene) 2016

I
I went out to the hazel wood
because a fire was in my head(1)
and cut and peeled a hazel wand(2)
and hooked a berry to a thread.
II
And when white moths were on the wing
and moth-like stars were flickering out
I dropped the berry in the stream(3)
and caught a little silver trout(4).
III
When I had laid it on the floor
I went to blow the fire aflame
But something rustled on the floor
and someone called me by my name.
IV
It had become a glimmering girl
with apple blossom(5) in her hair
who called me by my name and ran
and vanished through the brightening air
V
Though I am old with wandering
through hollow lands and hills lands
I will find out where she has gone
and kiss her lips and take her hands.
VI
And walk among long dappled grass
and pluck till time and times are done
the silver apples of the moon
the golden apples of the sun(5).

NOTE
1) il ‘fuoco nella testa’ è quello che caratterizza l’esperienza visionaria propria dello sciamanesimo (vedi). Nel libro “Il fuoco nella testa (2007) Tom Cowan esamina le connessioni tra sciamanismo e immaginazione celtica, analizzando i miti, i racconti, gli antichi poeti e narratori celtici e descrivendo le tecniche usate per accedere al mondo degli sciamani. Gli sciamani sono in grado di accedere a un particolare stato di coscienza nel quale sperimentano un viaggio nei regni non-ordinari dell’esistenza dove raccolgono conoscenza e potere che usano poi per se stessi o a favore di altri membri del loro gruppo sociale. In quest’ottica e in una lettura autobiografica il protagonista si avvicina alle acque del fiume per praticare un rituale che gli permetta di viaggiare nell’Altro Mondo
2) la nocciola è frutto della scienza e cade nella sorgente sacra, dove viene mangiata dal salmone/trota (che diventa il salmone della conoscenza)
3) molto probabilmente si tratta del fiume Boyne. Secondo la mitologia il Brug na Boinne o «Palazzo del fiume Boyne», è l’attuale Newgrange. Dimora del Dagda e poi del figlio Aengus (Oengus) e degli dèi più importanti. Il tumulo sorge sulla riva settentrionale del fiume Boyne, a est di Slane (contea di Meath).

new-grange
ecco come doveva presentarsi un tempo il tumulo di Newgrange

4) Il riferimento ai boschi di nocciolo e all’apprestarsi a cucinare una trota appena pescata sembra riferirsi ad un racconto mitologico di Fionn Mac Cumhaill. All’epoca era a fare il suo apprendistato presso il maestro Finnegas che da ben sette anni dava la caccia al salmone della saggezza (o conoscenza, ispirazione poetica): infine lo cattura e lo fa cucinare dal fanciullo con la raccomandazione di non mangiare la sua carne (perchè tutta la saggezza va a colui che ne mangia il primo boccone) Fionn si scotta un pollice e si porta il dito alla bocca, così facendo inghiotte un pezzetto di pelle di salmone: ogni volta che si succhierà il dito potrà fare ricorso alla saggezza.
Anche la trota è considerata dalla tradizione celtica uno spirito-guardiano dei corsi d’acqua, e rappresenta il Mondo di Sotto, che materialmente si incarna sotto lo sguardo del poeta in una fanciulla dell’Altro Mondo, in una sorta di sogno o visione (aisling) che scompare al rischiararsi del giorno: il poeta ci dice dedicherà la sua vita a inseguire quella fanciulla ovvero a raggiungere (in vita) l’Altro Mondo 
5) Il melo e il suo frutto sono sempre presenti nell’AltroMondo e il più delle volte è una creatura femminile a offrire la mela d’oro all’eroe o al poeta. La mela è il frutto dell’immortalità ma anche della morte, del sonno eterno.
L
‘accesso (in vita) all’Altro Mondo celtico è un onore riservato a poeti, eroi semi-divini e pochi privilegiati visitatori (a volte rapiti dalle fate per la loro bellezza), Yeats spera di potersi nutrire delle mele di Avalon e di ottenere il dono dell’immortalità (poetica).

La canzone di Aengus il vagabondo

Angelo Branduardi in “Branduardi canta Yeats” 1986 sulla melodia di Donovan, testo-traduzione di Luisa Zappa

Fu così che al bosco andai,
chè un fuoco in capo mi sentivo,
un ramo di nocciolo io tagliai
ed una bacca appesi al filo.
Bianche falene vennero volando,
e poi le stelle luccicando,
la bacca nella corrente lanciai
e pescai una piccola trota d’argento.
Quando a terra l’ebbi posata
per ravvivare il fuoco assopito,
qualcosa si mosse all’improvviso
e col mio nome mi chiamò.
Una fanciulla era divenuta,
fiori di melo nei capelli,
per nome mi chiamò e svanì
nello splendore dell’aria.
Sono invecchiato vagabondando
per vallate e per colline,
ma saprò alla fine dove e`andata,
la bacerò e la prenderò per mano;
cammineremo tra l’erba variegata,
sino alla fine dei tempi coglieremo
le mele d’argento della luna,
le mele d’oro del sole.

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=44244 http://branoalcollo.wordpress.com/2011/07/11/le-metamorfosi-di-yeats/ http://lebuoneinterferenze.blogspot.it/2010/02/le-mele-della-notte.html http://www.ilcerchiosciamanico.it/articoli/p2/123/il-regno-sotto-le-acque-il-recupero-dello-sciamanesimo-celtico-di-sharon-paice-macleod.html

5 pensieri su “The Wandering of Old Angus”

  1. Cara Cattia sono casualmente capitato su questa pagina e,
    se mi permetti, vorrei segnalare anche quest’altra interpretazione di SONG OF THE WANDERING AENGUS:
    – Sedrenn (Christine Mérienne and Elisa Vellaniti)
    nel CD “De l’autre coté” Keltia Musique 1999
    Sinceri complimenti per il tuo contributo, condividiamo davvero molte passioni e…. anche gli amici di Antiwar Songs!
    F

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