Den Blodiga Sonen (“Il figlio sanguinario”[1]) è la versione svedese di una ballata medioevale diffusa in tutta Europa, centrata sul dialogo tra una madre e suo figlio intorno all’omicidio di un congiunto (in padre o un fratello). La versione più famosa è in lingua inglese, nota con il titolo “Edward” e inserita al n. 13 del catalogo del professor Child, ma si ritiene che l’origine della ballata risieda proprio nelle lande nordiche, in particolare in una ballata finnica

Tra la Child Ballad e la ballata svedese ci sono alcune differenze. Anzitutto la vittima: mentre il delitto confessato da Edward è un parricidio (per la società medioevale il massimo della gravità di un omicidio) la ballata svedese allude a un fratricidio (riprendendo quindi il modello biblico di Caino e Abele).
Diverso anche il finale. Nella versione inglese Edward lascia in eredità alla madre “la maledizione dell’inferno”, rivelando così che era stata lei stessa a commissionargli l’omicidio. Nella ballata svedese invece, il figlio non accusa la madre di averlo spinto al crimine, ma si limita a fuggire per sempre verso “altri paesi”, lasciando la genitrice nella disperazione di aver perso entrambi i figli.
In comune alle versioni anglosassoni c’è la struttura della ballata, il “crescendo” di tensione del botta e risposta tra i due dialoganti fino alle battute finali in cui la madre, non riuscendo ad accettare l’idea che non rivedrà più il figlio (che continua a chiamare “dolce” anche dopo che egli ha confessato il fratricidio), insiste in domande sempre più pietose, alle quali il figlio fornisce classiche risposte “impossibili”
[1] blodig letteralmente si traduce “insanguinato” (coperto di sangue), ma quando viene riferito a una persona e utilizzato come epiteto o titolo, assume il significato figurato di “sanguinario”, ovvero spietato, crudele o incline a spargere sangue.
Den Blodiga Sonen
dalla ballata finlandese Velisurmaaja (“L’assassino del fratello”), tradotta in svedese da Johan Ludvig Runeberg (1834)
“Hvadan kommer, hvadan kommer
Du, min käcke son?”
“Ned från stranden, ned från stranden,
O min moder kär!”
“Säg, hvad har du gjort vid stranden,
Du, min käcke son?”
“Mina hästar der jag vattnat,
O min moder kär!”
“Hvem har nu bestänkt din tröja,
Du, min käcke son?”
“Hästens hofvar, hästens hofvar,
O min moder kär!”
“Hvaraf är ditt svärd så blodigt,
Du, min käcke son?”
“Bloden är min enda broders,
O min moder kär!”
“Säg, hvart ärnar nu du färdas,
Du, min käcke son?”
“Långt, långt hän till andra länder,
O min moder kär!”
“Lemnar du din gamle fader,
Du, min käcke son?”
“Må han hugga ved i skogen,
Aldrig önska se mig åter,
O min moder kär!”
“Lemnar du din gamla moder,
Du, min käcke son?”
“Må hon sitta gömd och spinna,
Aldrig önska se mig åter,
O min moder kär!”
“Lemnar du din unga maka,
Du, min käcke son?”
“Må hon pryda sig för andra,
Aldrig önska se mig åter,
O min moder kär!”
“Lemnar du din son, den späde,
Du min käcke son?”
“Må han gå till skol’n att ägas,
O min moder kär!”
“Lemnar du din späda dotter,
Du, min käcke son?”
“Må hon söka bär i skogen,
Aldrig önska se mig åter,
O min moder kär!”
“Säg, när kommer du tillbaka,
Du, min käcke son?”
“När i norr sig dagen tänder,
O min moder kär!”
“När kan dag i norr sig tända,
Du, min käcke son?”
“När som sten på vågen sväfvar,
O min moder kär!”
“När kan sten på vågen sväfva,
Du, min käcke son?”
“När som dun till botten sjnnker,
O min moder kär!”
När kan dun till botten sjunka,
Du, min käcke son?”
“När till doms vi samlas alla,
O min moder kär!”
“Da dove vieni, da dove vieni,
tu, mio dolce figlio?”
“Giù dalla spiaggia, giù dalla spiaggia
oh mia cara madre!”
“Dimmi, che cosa hai fatto in riva al mare,
tu, mio dolce figlio?”
“I miei cavalli laggiù li abbeveravo,
oh mia cara madre!”
“Chi ha macchiato la tua camicia,
tu, mio dolce figlio?”
“Gli zoccoli del cavallo, gli zoccoli del cavallo,
oh mia cara madre!”
“Perché la tua spada è così insanguinata,
tu, mio dolce figlio?”
“Il sangue è del mio unico fratello,
oh mia cara madre!”
“Dimmi, dove stai andando ora,
tu, mio dolce figlio?”
“Lontano, lontano, in altre terre(1),
oh mia cara madre!”
“Stai lasciando il tuo vecchio padre,
tu, mio dolce figlio?”
“Che tagli la legna nella foresta,
e non voglia mai più vedermi,
oh mia cara madre!”
«Vuoi abbandonare la tua vecchia madre,
tu, mio dolce figlio?»
«Che si nasconda e continui a tessere
e non voglia più vedermi,
o mia cara madre!»
«Vuoi abbandonare la tua giovane moglie,
tu, mio dolce figlio?»
«Che si adorni per gli altri,
e non voglia più vedermi,
o mia cara madre!»
«Vuoi abbandonare tuo figlio, il neonato,
tu, mio dolce figlio?»
«Che vada a scuola per essere preso in custodia,
o mia cara madre!»
«Vuoi abbandonare la tua figlioletta,
tu, mio dolce figlio?»
«Che cerchi bacche nel bosco,
e non voglia più vedermi,
o mia cara madre!»
«Dimmi, quando tornerai,
tu, mio dolce figlio?»
«Quando al nord sorgerà il giorno,
o mia cara madre!»
«Quando sorgerà il giorno al nord,
tu, mio dolce figlio?»
“Quando galleggerà una pietra sull’acqua,
oh mia cara madre!”
“Quando potrà galleggiare una pietra sull’acqua,
tu, mio dolce figlio?”
“Quando una piuma affonderà fino in fondo,
oh mia cara madre!”
“Quando potrà una piuma affondare fino in fondo,
tu, mio dolce figlio?”
“Quando ci riuniremo tutti per il giudizio,
oh mia cara madre!”
NOTE
(1) Nelle antiche società scandinave e medievali, l’esilio permanente era considerato una punizione persino peggiore della morte fisica.
La ballata finlandese intitolata “Velisurmaaja”
https://www.lieder.net/lieder/get_text.html?TextId=22093
