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Ould Lammas Fair

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La più lunga (come estensione) fiera dell’Irlanda del Nord che si snoda lungo la via centrale della cittadina di Ballycastle, Co. Antrim si tiene l’ultimo lunedì e martedì di agosto: è la Lammas Fair le cui origini risalgono al XVII secolo.

Le Lammas Fairs come si dice nelle isole britanniche o le Country fairs come sono più comunemente chiamate in America sono le grandi fiere che si svolgono dopo il raccolto del grano: Già Fiere Medievali  collegate al Santo protettore che attiravano folle di visitatori e i venditori ambulanti.
Man mano che le fiere si ingrandivano si aggiunsero divertimenti di ogni tipo: giochi campestri e tornei, ma anche spettacoli.
Un tempo principalmente mercato del bestiame (in particolare cavalli) dove gli agricoltori si ritrovavano per vendere e comprare i prodotti dell’estate, ma anche un importante evento di socializzazione per le fattorie isolate.

Nella stagione dell’abbondanza si ringraziava la terra per i suoi frutti, e si condivideva la gioia con musica, danze, giochi. Nella tradizione celtica era Lughnasad, il momento delle assemblee plenarie, di grandi mercati e fiere, delle corse di cavalli unitamente ad altri giochi nei quali si cimentavano i guerrieri, ma anche di certami poetici e musicali in omaggio alla pace.

Ould Lammas Fair

Un discreto numero di ballate celtiche hanno come sfondo un giorno di mercato o più in particolare un giorno di fiera, Ould Lammas Fair
è stata scritta da John Henry MacAuley di  Ballycastle, proprietario negli anni 20-30 del Bog Oak Shop di Ann Street: era un violinista e un abile intagliatore di legno rinomato sia per la sua musica che per le sue sculture. Il Bog oak ( o più in generale bog wood) è un legno che è rimasto imprigionato nel fango paludoso e che è stato “mummificato” (essiccato) dai processi naturali di acidità in modo tale da presentarsi compatto e privo di fessurazioni, particolarmente adatto a lavorazioni di pregio. In inglese si dice morta. Più conosciuto da noi è il legno portato dal mare (in inglese definito con una parola sola driftwood).
Ottilie Patterson 1966 (che omette i versi scritti tra parentesi)

Ruby Murray in ‘Irish and Proud of it’ 1962


I
At the Ould Lammas Fair
in Ballycastle long ago
I met a pretty colleen
who set me heart a-glow
She was smiling at her daddy
buying lambs from Paddy Roe
At the Ould Lammas Fair
in Ballycastle-O
(Sure I seen her home that night
When the moon was shining bright
From the ould Lammas Fair in Ballycastle-O )
CHORUS
At the ould Lammas Fair boys
were you ever there
Were you ever
at the Fair In Ballycastle-O?
Did you treat your Mary Ann
to some Dulse and Yellow Man(1)
At the ould Lammas Fair in Ballycastle-O

II
In Flander’s fields afar
while resting from the War(2)
We drank Bon Sante (3)
to the Flemish lassies O
But the scene that haunts my memory is kissing Mary Ann
Her pouting lips all sticky
from eating Yellow Man
(As we passed the silver Margy (4)
and we strolled along the strand
From the ould Lammas Fair in Ballycastle-O)
III
There’s a neat little cabin on the slopes of fair Knocklayde (5)
It’s lit by love and sunshine
where the heather honey’s made
With the bees ever humming (6)
and the children’s joyous call
Resounds across the valley
as the shadows fall
(Sure I take my fiddle down
and my Mary smiling there
Brings back a happy mem’ry
of the Lammas Fair )
Traduzione italiana Cattia Salto
I
Alla vecchia fiera di Lammas
a Ballycastle una volta,
incontrai una graziosa ragazza
che mi ha attizzato il cuore.
Sorrideva al suo papà
che comprava agnelli da Paddy Roe
Alla vecchia fiera di Lammas
a Ballycastle
(ovvio che  andai a trovarla a casa
quella sera con la luna che  speldeva luminosa, alla vecchia fiera di Lammas a Ballycastle
Coro
Siete mai stati alla vecchia fiera di Lammas ragazzi,
siete mai stati alla vecchia fiera di Lammas a Ballycastle?
Avete regalato alla vostra Mary Ann
Dulse e Yellowman
alla vecchia fiera di Lammas a Ballycastle

II
Nei campi delle Fiandre, mentre riposavamo lontano dalla Guerra
bevevamo alla salute
delle ragazze fiamminghe;
ma la scena che ossessiona i miei ricordi è baciare Mary Ann, le sue labbra imbronciate tutte appiccicose per aver mangiato Yellowman
mentre superavamo l’argeneo Margy
e passeggiavamo per il corso
alla vecchia fiera di Lammas a Ballycastle
III
C’è una bella casupola sui pendii del bel Knocklayde
riscaldata dall’amore e dal sole
dove si produce il miele d’erica
con le api sempre ronzanti
e le grida allegre dei bambini
risuonano per la valle
mentre scende la sera;
prendo il mio violino
e la mia Mary che sorride,
richiama un felice ricordo
della Fiera di Lammas

NOTE
1) dulse e yellowman (alga rossa e caramelle mou) è un’accoppiata tipica della fiera, uno street food con un abbinamento di gusto dolce e salato che viene addentando una gommosa alga rossa essiccata insieme a un appiccicoso toffee giallo-
Yellowman (in italiano l’uomo giallo) è una specialità da fiera nella contea di Antrim: è un toffee dallo spiccato colore giallo: la preparazione è a base di zucchero, burro, sciroppo di mais (corn syrup), acqua con l’aggiunta di bicarbonato e aceto per ottenere l’effetto honeycomb (areato) e il colore giallo. La preparazione è semplice ma occorre stare attenti alla temperatura perché lo zucchero caramelli senza bruciare (o si cristallizzi perché troppo mescolato); il caramello deve raggiungere la temperatura di 150° C per essere allo stadio definito “hard crack”, (quando dopo essere stato raffreddato si romperà in pezzi relativamente duri)
Approfondimento sull’alga dulse 
2) la prima guerra mondiale a cui peraltro MacAuley non partecipò essendo disabile a seguito di un incidente nella fattoria paterna quando era ragazzo
3) francese per toasting
4) il fiume Margy
5) Knocklayde è una montagnola che sovrasta Ballycastle ottimo punto panoramico per ammirare il mare e la campagna circostante
6) l’immagine richiama Yeats e la sua Isola di Innisfree

La fiera in un filmato d’epoca anni 1950

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/shemoved.htm
https://www.ballycastlehistory.com/ould-lammas-fair-by-margaret-bell.html
http://www.irishcultureandcustoms.com/ACalend/LammasFair.html
http://www.countysongs.ie/song/ould-lammas-fair
https://www.atlasobscura.com/foods/dulse-and-yellowman-northern-ireland
http://oakden.co.uk/yellowman/

Ould Lammas Fair ( Ballycastle)

Leggi in italiano

The longest (as an extension) fair in Northern Ireland that runs along the central street of the town of Ballycastle, Co. Antrim is held on the last Monday and Tuesday in August: it is the Lammas Fair whose origins date back to the seventeenth century .

The Lammas Fairs as they say in the British Isles or the Country fairs as they are more commonly called in America are the big fairs that take place after the wheat harvest: already Medieval Fairs connected to the patron saint who attracted crowds of visitors and street vendors.
As the fairs grew, all kinds of entertainment were added: country games and tournaments, but also shows.
At one time it was mainly a livestock market (especially horses) where farmers gathered to sell and buy summer products, but also an important socialization event for isolated farms.
In the season of abundance, the earth was thanked for its fruits, and joy was shared with music, dance and games. In the Celtic tradition it was Lughnasad, the time of the plenary assemblies, of great markets and fairs, of horse races together with other games for the warriors, but also of poetic and musical certams in homage to peace.

Ould Lammas Fair

A fair number of Celtic ballads are about a market day, particularly a fair day, “Ould Lammas Fair” was written by John Henry MacAuley of Ballycastle, owner in the 20-30 years of the Bog Oak Shop on Ann Street: he was a violinist and a skilled wood carver, renowned for his music and his sculptures. Bog oak (or more generally bog wood) is a wood that has been imprisoned in the marshy mud and has been “mummified” (dried) by the natural acidic processes in such a way as to present itself compact and without cracks, particularly suitable for fine workmanship. In English it is said “morta”.
Ottilie Patterson 1966 (which omits the verses written in brackets)

Ruby Murray from ‘Irish and Proud of it’ 1962

I
At the Ould Lammas Fair
in Ballycastle long ago
I met a pretty colleen
who set me heart a-glow
She was smiling at her daddy
buying lambs from Paddy Roe
At the Ould Lammas Fair
in Ballycastle-O
(Sure I seen her home that night
When the moon was shining bright
From the ould Lammas Fair in Ballycastle-O )
CHORUS
At the ould Lammas Fair boys
were you ever there
Were you ever
at the Fair In Ballycastle-O?
Did you treat your Mary Ann
to some Dulse and Yellow Man(1)
At the ould Lammas Fair in Ballycastle-O

II
In Flander’s fields afar
while resting from the War(2)
We drank Bon Sante (3)
to the Flemish lassies O
But the scene that haunts my memory is kissing Mary Ann
Her pouting lips all sticky
from eating Yellow Man
(As we passed the silver Margy (4)
and we strolled along the strand
From the ould Lammas Fair in Ballycastle-O)
III
There’s a neat little cabin on the slopes of fair Knocklayde (5)
It’s lit by love and sunshine
where the heather honey’s made
With the bees ever humming (6)
and the children’s joyous call
Resounds across the valley
as the shadows fall
(Sure I take my fiddle down
and my Mary smiling there
Brings back a happy mem’ry
of the Lammas Fair )

NOTE
1) dulse and yellowman (red alga and toffee) is a typical combination of the fair, a street food with sweet and savory taste by biting a gummy red seaweed dried with a sticky yellow toffee.
Yellowman is a specialty of the fair in the county of Antrim: it is a toffee with a strong yellow color: the preparation is based on sugar, butter, corn syrup, water with the addition of bicarbonate and vinegar to obtain the honeycomb effect (aerated) and the yellow color. The preparation is simple but you need to be careful about the temperature because the caramel sugar does not burn (or crystallize because it is too mixed); the caramel must reach a temperature of 150 ° C to be at the “hard crack” stage (when it has cooled it will break into relatively hard pieces)
Pulling the sea-dulse
2) the first world war which MacAuley did not participate in because he was disabled following an accident on his father’s farm when he was a boy
3) French for toasting
4)  Margy river
5) Knocklayde is a hilltop overlooking Ballycastle excellent vantage point to admire the sea and the surrounding countryside
6) the image recalls Yeats and his Innisfree isle

The fair in a vintage movie of the 1950s

LINK
http://ontanomagico.altervista.org/shemoved.htm
https://www.ballycastlehistory.com/ould-lammas-fair-by-margaret-bell.html
http://www.irishcultureandcustoms.com/ACalend/LammasFair.html
http://www.countysongs.ie/song/ould-lammas-fair
https://www.atlasobscura.com/foods/dulse-and-yellowman-northern-ireland
http://oakden.co.uk/yellowman/

Olaim Punch

Un canto in gaelico irlandese dal titolo Ólaim puins (I drink punch) ma più conosciuto con il titolo di Olam Punch  è una drinking song che richiama The Jug of punch. Il tema però più che essere un elogio al bere, loda la vita del mendicante.
Nelle canzoni popolari celtiche si leva talvolta un canto di protesta contro “il sistema”: uno spirito libero vagabonda per il paese, mendicante senza radici, suonatore ambulante che si dedica occasionalmente a lavori stagionali, e più spesso vive al di fuori dalla società civile. (continua)

ASCOLTA The Chieftains & Punch Brothers, Lark in the clear air + Olam Punch in Voice of the Ages 2012

ASCOLTA Danù con il titolo di “An Deirc” in “All things considered” 2002 (su Spotify) mantengono il ritornello ma aggiungono ulteriori strofe (vedi testo)

I
Ólaim puins is ólaim tae
Is an lá ina dhiaidh sin ólaim toddaí
Ní bhím ar meisce ach uair sa ré
Mo ghrása an déirc is an té do cheap í
II
Lá má bhím le híota tréith
Bím lá ‘na dhiaidh ag glaoch na gcannaí
Lá le fíon is arís gan bhraon
Mo ghrása an déirc is an té do cheap í
III
aAr mo theacht a luí ar thréad
An bhuí san fhéith is na héimhe ag leanaí
Báisteach fhill is rinn ar ghaoth
Ó, táim le déirc ní baol do mo gharraí
IV
Is sámh a bhím i mo luí le gríin
Gan suim sa saol ach sclíip is starraíocht
Gan cháin gan chíos ach m’intinn saor
Nach fearr í an déirc ná céird is ealaín!

TRADUZIONE IN INGLESE (da qui)
I
I drink punch and I drink tea/And the following day I drink toddy/ I’m only drunk but once a month/ Thanks for charity, and from anybody
II
Everyone considers all life’s ways
Thinks of the clergy, thinks of buying
Thinks of the army, its power and sway/ But sure charity is the trade I’m trying
III
Some farmed land now I see
The golden meadow and lambing sheep
There’s a driving rain and a cutting breeze
Never a threat to my crops, for none I keep
IV
Now under the sun I’m happy still
Never a care in the world, just joy replayed
No tax nor worry, but my own free will
Charity sure beats craft or trade
V
If one day I’m cursed with drought
The following day I’ll be ordering toddy
One day with wine, the next without
Thanks for charity, and from anybody
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Bevo il punch (1) e bevo il tè
e il giorno dopo bevo il toddy (2)
mi ubriaco solo una volta al mese
grazie alla carità della gente
II
Ciascuno valuta tutte le strade della vita; pensa a farsi prete o darsi al commercio o pensa all’esercito, la sua forza e il dominio, ma di certo la carità e l’affare che fa per me.
III
Ora guardo ai campi coltivati,
i campi dorati e le pecore che si accoppiano
c’è una pioggia battente e un venticello gelido
ma non ho preoccupazioni per il raccolto e nessuno da mantenere
IV
Ora sotto il sole sono ancora felice
non m’importa di niente; solo gioia ripetuta, niente tasse, nè preoccupazioni, ma solo la mia libera volontà, la carità di sicuro batte l’artigianato o il commercio
V
Se un giorno sono maledetto dalla siccità, il giorno seguente ordinerò del toddy, un giorno con vino, quello dopo senza,
grazie alla carità della gente

NOTE
1) il punch irlandese è il whisky bevuto con un po’ di acqua calda (con fetta di limone e chiodi di garofano, zucchero a piacere)
2) il toddy è il tè “corretto” con whisky o rhum e aromatizzato con cannella, chiodi di garofano e scorza di limone (zucchero e miele a piacere) per combattere i primi sintomi d’influenza! (per la ricetta qui)

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/i-did-in-my-way-.html
http://www.celticlyricscorner.net/danu/andeirc.htm
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=53007
http://www.irishgaelictranslator.com/translation/topic21661.html

THE GALWAY RACES IN SONGS

Le Corse di Galway si svolgono nell’ultima settimana di Luglio presso l’ippodromo di Galway, Irlanda. La tradizione risale al 1764 anche se il primo grande festival è stato organizzato nell’agosto del 1869 da Lord St Lawrence; un grande evento che richiamò un gran numero di gente da tutto l’ovest dell’Irlanda e divenne così popolare da essere celebrato anche nelle canzoni.
“The Galway Races” è una canzone irlandese che sembra descrivere il grande festival del 1869, si ritrova in broadsides risalenti proprio a questo periodo con il titolo di “The Sporting Races of Galway“.

Donnybrook Fair 1859 by Erskine Nicol 1825-1904Alle corse arrivava gente da vicino e da lontano e non solo per scommettere sui cavalli ma anche per divertirsi proprio come nelle grandi fiere, così si trovavano bancarelle e venditori di dolciumi e cibo da asporto (tra cui i tradizionali e succulenti zampetti di maiale), imbonitori e imbroglioni, suonatori ambulanti per le danze sul prato, allibratori per le scommesse, ragazze da marito da corteggiare (sotto l’occhio benevolo dei rispettivi padri).. e ovviamente i cavalli più veloci e i fantini più abili del paese!
L’atmosfera è cambiata poco da allora e oggi le corse sono diventate occasione di glamour in cui le donne irlandesi sfoggiano originali e arditi cappellini che nulla hanno da invidiare ai cappellini dell'”Ascot Ladies Day”.


Un brano reso popolare dai principali gruppi di musica irlandese a partire dai Dubliners fin dagli anni 60. La melodia richiama l’altrettanto popolare “the rocky road to Dublin!

The Dubliners 1967

The Pogues in If I Should Fall From Grace With God 1988. La versione testuale è leggermente diversa rispetto al testo riportato

The Chieftains in An Irish Evening 1992 (il canto inizia dopo 4:13)

Chorus: With your whack-fa-the-da-for-the-diddle-ee-iddle-day.
I
As I rode down to Galway town to seek for recreation
On the seventeenth of August me mind being elevated
There were multitudes assembled with their tickets at the station
Me eyes began to dazzle and I’m goin’ to see the races.
II
There were passengers from Limerick and passengers from Nenagh
And passengers from Dublin and sportsmen from Tipperary
There were passengers from Kerry, and all quarters of our nation
And our member, Mr. Hearst, for to join the Galway Blazers(1).
III
There were multitudes from Aran, and members from New Quay Shore
the Boys from Connemara and the Claire unmarried maidens
There were people from Cork city who were loyal, true and faithful;
Who brought home the Fenian prisoners from diverse(2) foreign nations.
IV
It’s there you’ll see confectioners with sugarsticks and dainties
The lozenges and oranges, the lemonade and raisins!
The gingerbread and spices to accomodate the ladies
And a big crubeen(3) for thruppence to be pickin’ while you’re able.
V
It’s there you’ll see the gamblers, the thimbles(4) and the garters(5)
And the spotting Wheel of Fortune(6) with the four and twenty quarters
There was others without scruple pelting wattles at poor Maggy(7)
And her father well-contented and he lookin’ at his daughter.
VI
It’s there you’ll see the pipers and the fiddlers competing
The nimble footed dancers a-tripping over the daisies
There were others crying cigars and lights and bills for all the races
With the colors of the jockeys and the prize and horses’ ages.
VII
It’s there you’ll see the jockeys and they’re mounted out so stately
The pink, the blue, the orange, and green, the emblem of our nation
When the bell was rung for starting, all the horses seemed impatient
I thought they never stood on ground their speed was so amazing.
VIII
There was half a million people there from all denominations
The Catholic, the Protestant, the Jew, and Presbyterian
There was yet no animosity, no matter what persuasion
But “failte” and hospitality inducin’ fresh acquaintance.(8)
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Mentre ho fatto la strada fino alla città di Galway per cercare di svagarmi
il 17 agosto mi ha sorpreso una grande moltitudine assemblata con i biglietti presso la stazione
ai miei occhi stupiti, così sono andato a vedere le gare.
II
C’erano passeggeri da Limerick e passeggeri da Nenagh
e passeggeri da Dublino e gli amanti dello sport di Tipperary,
c’erano passeggeri da Kerry e tutte le contrade della nazione
e il nostro socio, Mr. Hasset per unirsi ai “Galway Blazers”(1).
III
C’era gente di Aran e membri provenienti da New Quay Shore,
i ragazzi di Connemara e le fanciulle non sposate di Clare. C’erano persone provenienti da Cork,che furono leali, sinceri e fedeli, e portarono a casa i prigionieri feniani da varie nazioni straniere(2).
IV
C’erano venditori di dolci con bastoncini di zucchero e dolcetti,
le pastiglie a rombetti e le arance, la limonata e l’uvetta
il pan di zenzero e spezie per le comodità delle signore e un grande zampetto di maiale(3) da 3 penny da essere spolpato se ci riesci.
V
C’erano da vedere i giocatori d’azzardo, del “tira e molla”(4) e delle “tre carte”(5) e la “ruota della fortuna”(6) con i 24 quarti
altri che senza scrupoli gettavano ramoscelli sulla povera Maggy(7)
con il padre ben contento che guardava la figlia.
VI
C’erano da vedere gli zampognari e i violinisti che gareggiavano
i danzatori dal passo svelto saltellare sulle margherite,
altri che gridavano “Sigari e fiammiferi” e biglietti per tutte le gare con i colori dei fantini e i premi e le età dei cavalli.
VII
C’erano da vedere fantini che montavano in modo maestoso
il rosa, il blu, l’arancio e il verde, l’emblema della nostra nazione; quando la campana suonava l’avvio, tutti i cavalli erano impazienti credo che mai posassero le zampe con una velocità così sorprendente.
VIII
C’era mezzo milione di gente là di tutte le confessioni
il cattolico, il protestante, l’ebreo e il presbiteriano
e tuttavia non c’era animosità non importa quale fede, ma “salute” e ospitalità per indurre alla conoscenza diretta.(8)

NOTE
1) il primo club di caccia (alla volpe)Castle Boy Hunt ” fu fondato nel 1803 da Robert Parsons Persse di Moyode Castle; venne soprannominato Galway Blazer nel 1840 perchè durante i festeggimenti di fine battuta nell’ Dooley’s Hotel scoppiò un incendio.(vedi). Nei broadsides il nome è scritto come Mr Hassett
2) in alcune versioni è scritto “from dying in foreign nations“. La Fenian Brotherwood fu creata dopo la fondazione della Irish Republican Brotherwood a Dublino (1858) i cui membri si chiamavano Feniani. Un importante ramo si sviluppò presso la comunità irlandese negli Stati Uniti che procurava appoggio e fondi per l’insurrezione (la Fratellanza si mosse verso la ribellione armata). La frase forse si riferisce al tentativo di liberare due capi della Fratellanza dalla prigione di Manchester nel 1867. Durante la liberazione ci scappò il morto (un poliziotto inglese) e i partecipanti all’azione vennero quasi tutti catturati: tre di loro furono riconosciuti colpevoli per la morte del poliziotto e impiccati. Come sia la Fratellanza era particolarmente attiva nella città di Cork.
3) Crubeens sono le zampette di maiale bollite per circa tre ore e poi fritte, è un piatto tradizionale irlandese che si mangia con le mani e si vendeva un tempo durante le fiere. Si abbinano con i cavoli fritti e la birra scura
4) thimblerig: detto anche “pea and thimbles” è un gioco di destrezza in cui si deve indovinare sotto quale dei tre ditali viene nascosta una piccola pallina (o un piccolo seme); una variante più diffusa è il gioco delle tre carte in cui si deve indovinare dove stà la regina dopo che lo smazzatore l’ha spostata con destrezza.
5) gartering: One gambling game required a leather belt, garter or string tied into an endless loop. The man in charge twisted it into a figure-of-eight formation and asked someone to put a finger into one of the loops thus made. If the string snagged on his finger when the string was pulled away, he won. The trick was that there were two ways to make the figure-of-eight. In one, the game was genuine, with one loop snagging and the other not; in the other, neither did, and the victim always lost. It has been known under many names: pin and girdle, prick the garter, trick of the loop and strap game, but it has been commonly known from the sixteenth century and after as fast and loose, using fast in its sense of something fixed or immovable. The expression to play fast and loose had become an idiom before 1557, the date of its first recorded use. It was an obvious progression from the nature of the game to a sense of dishonestly or irresponsibly trifling with another’s affections. (tratto da qui)
6) Another gambling game was spin-em-rounds, usually played in the street; it was mentioned by Henry Mayhew in his London Labour and the London Poor of 1851. Another name for it was wheel-of-fortune, in earlier times the name for the drum in which lottery tickets were spun before drawing. A slang dictionary of 1859 described it as “a street game consisting of a piece of brass, wood, or iron, balanced on a pin and turned quickly around on a board, when the point, arrow shaped, stops at a number and decides the bet one way or the other. The contrivance very much resembles a sea compass, and was formerly the gambling accompaniment of London piemen. The apparatus was then erected on the tin lids of their pie cans, and the bets were ostensibly for pies, but more frequently for “coppers,” when no policeman frowned upon the scene, and when two or three apprentices or porters happened to meet.” (tratto da qui)
7) i ragazzini un po’ impertinenti dimostravano di apprezzare le grazie della bella Maggie richiamando la sua attenzione così il padre era contento perchè poteva scegliere tra molti corteggiatori
8) una bella chiusura che auspica la fratellanza tra gli uomini, divisi troppo spesso dall’intolleranza verso le dichiarazioni di fede degli “altri” perchè convinti di essere gli unici detentori della “verità”.

UNA VISITA

I HEART MY CITY: DEARBHAILL’S GALWAY Summer and autumn are the best times to visit my city because the artistic, creative, and fun qualities for which my city is renowned come to life in a blaze of festivals ranging from the arts and food to film and horse racing. continua

FONTI
http://www.loc.gov/resource/amss.as113080.0 http://middarchive.middlebury.edu/cdm/ref/collection/flanders/id/11 http://www.galwayraces.com/general-info/history-of-galway-races/ http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=76843 http://thesession.org/tunes/8927 http://blog.patrickclifford.com/2011/04/whats-that-song-the-galway-races.html http://www.storiainpoltrona.com/la-rivoluzione-irlandese-nel-xix-secolo/

LA CUCINA TRADIZIONALE IRLANDESE: THE LITTLE SKILLET POT (Colcannon)

Il piatto tipico della cucina povera irlandese è anche una canzoneThe Little Skillet Pot oColcannon (dall’irlandese cal ceannann , testa bianca di cavolo) è il tradizionale sformato di patate e verza che si mangia d’inverno, piatto tipico della festa di Halloween (per nasconderci delle piccole monetine portafortuna dentro) ma anche della festa di San Patrizio.
In pratica un piatto dell’immaginario collettivo irlandese relativo al mondo dell’infanzia, piatto materno di svezzamento che richiama la famiglia riunita attorno alla tavola. 
Questa canzone viene cantata in genere dalle persone anziane per riandare con nostalgia ai bei tempi passati, l’infanzia senza preoccupazioni, la fanciullezza trascorsa ad amoreggiare, ed è quindi classificabile come una tipica drinking song.

ASCOLTA The Irish Rovers
ASCOLTA
 Mary Black in “The Black Family” 1995


I
Did you ever eat Colcannon, made from lovely pickled cream?
With the greens and scallions mingled like a picture in a dream.
Did you ever make a hole on top to hold the melting flake
Of the creamy, flavoured butter that your mother used to make?
CHORUS
Well you did, so you did, so did he and so did I.
And the more I think about it sure the nearer I’m to cry.
Oh, wasn’t it the happy days when troubles we had not,
And our mothers made Colcannon in the little skillet pot.
II
Did you ever take potato cake in a basket to the school,
Tucked underneath your arm with your book, your slate and rule?
And when the teacher wasn’t looking sure a great big bite you’d take,
Of the creamy flavoured buttered soft and sweet potato cake.
III
Did you ever go a-courting as the evening sun went down,
And the moon began a-peeping from behind the Hill o’ Down?
As you wandered down the boreen(2) where the leprechaun(1) was seen,
And you whispered loving phrases to your little fair colleen(3)
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Avete mai mangiato il Colcannon, fatto di una buona crema addensata?
Con i cavoli e i porri mescolati come una immagine da sogno.
Avete mai fatto un buco nella parte superiore per metterci a fondere i fiocchi del cremoso, burro saporito che vostra madre era solita fare?
CORO
Si lo avete fatto, così avete fatto voi, così ha fatto lui, così ho fatto io.
E più ci penso e più vicino a piangere sono.
Oh non ci sono più i giorni felici quando non c’erano problemi,
e le nostre madri facevano il Colcannon nel pentolino di casa.
II
Avete mai portato il tortino di patate nel cestino per la scuola,
nascosto sotto il braccio con il libro, la lavagnetta e il righello?
E quando il maestro non guardava un gran bel morso prendevate del burroso saporito, cremoso, soffice e buono tortino di patate.
III
Non siete mai andati ad amoreggiare quando il sole della sera tramontava,
e la luna iniziava e sorgere dietro alla collina di Down?
Così voi camminavate lungo il sentiero dove è stato visto il leprecauno, e sussurravate frasi d’amore alla vostra bella ragazzina.

NOTE
1) leprechaun o clurachan: folletto per antonomasia nella tradizione irlandese, protagonista indiscusso della festa di San Patrizio, incarna vizi e virtù del popolo irlandese. E’ un folletto dei boschi, che vive nei luoghi più solitari e nascosti scheda
2) boreen: termine irlandese per indicare un viottolo di campagna o una strada stretta
3) colleen: termine irlandese per indicare una ragazza

 

RICETTA DEL COLCANNON

Troppo umile per i tempi moderni è un piatto basato sulla genuinità delle verdure coltivate nell’orto, latte e burro di mucche che pascolano liberamente nei prati, erba alta e trifoglio. Le patate poi, non sono mica tutte uguali! Quelle irlandesi hanno la polpa bianco neve, di grana fine e farinosa, perfette per la cottura al vapore o per essere bollite e che si schiacciano comodamente con la forchetta.

Ingredienti per 4-6 persone (tratta da Taccuini storici)
4 patate di media grandezza di polpa bianca, 500 gr di cavolo verza, 1 cipolla bianca o dorata, 80 gr di burro, 3,5 dl di latte, sale e pepe bianco.

Preparazione
Lavate per bene le patate e mettetele in una pentola con dell’acqua fredda. Portate quindi le patate ad ebollizione, salandole e lasciandole cuocere per ulteriori 30 minuti, finchè risulteranno tenere.
Pulite la verza dalle foglie esterne meno tenere, eliminando il torsolo più duro dalle rimanenti foglie. Tagliate quindi le foglie a striscioline lessandole in poca acqua salata per circa 10 minuti. Scolate le foglie con delicatezza asciugandole con un telo leggero.
Scolate le patate, lasciatele intiepidire per poi sbucciarle e passarle nello schiacciapatate riducendole a purea.
Sbucciate la cipolla, tritandola finemente e rosolandola a fuoco dolce in un tegame con 70 gr di burro. Unite la verza precedentemente asciugata dall’acqua di bollitura, la purea di patate e il latte, lasciando cuocere il tutto per un paio di minuti.
Versare il composto in una teglia da forno unta con il burro rimasto. Mettete la teglia in forno a 180 gradi per una decina di minuti. Servite la pietanza a piacere a caldo o a freddo.

colcannon

Il piatto presenta molte varianti ad esempio sostituire le cipolle con scalogno o porri, il latte con il latticello o crema di latte. Una volta preparata la purea di patate e aggiunto il cavolo saltato con le cipolle, condito con sale e pepe si può anche servire così con abbondati fiocchi di burro sulla superficie, senza passare in forno. Alcuni fanno anche rosolare dei cubetti di pancetta con la verza oppure arricchire con del formaggio grattugiato.

APPROFONDIMENTO
http://ontanomagico.altervista.org/cucina-tradizionale-irlandese.html

CHRISTMAS IN KILLARNEY

Christmas in Killarney” abbina una musica festosa alla tradizione natalizia più genuina del Sud-Irlanda.

Il testo è stato composto nel 1950 dagli americani John Redmond, James Cavanaugh e Frank Weldon, ma Killarney è una cittadina turistica (forse fin troppo affollata nella stagione estiva) che si trova in Irlanda, nella contea del Kerry, provincia di Munster: la cittadina è graziosa, come dire “molto pittoresca” circondata dal Killarney National Park un vero paradiso, con cascate e laghi mozzafiato e l’immancabile castello, il Ross Castle.
Le celebrazioni del Natale sono particolarmente briose con parate sui carri, pista di pattinaggio sempre aperta, la Casetta di Babbo Natale e le bancarelle dei mercatini natalizi, e tanta musica.

LA CANDELA DI NATALE

In Irlanda era consuetudine mettere una candela accesa davanti alla finestra di casa alla vigilia di Natale per dare il benvenuto a Maria e Giuseppe. Era anche il modo di segnalare ai sacerdoti, nel periodo in cui era vietato, che in quella casa si poteva entrare per dare la benedizione.

La tradizione vuole che la candela sia accesa dal membro più giovane della famiglia e spenta da una ragazza di nome “Maria” (un tempo il nome Maria era molto diffuso nelle famiglie irlandesi). Dopo la cena della vigilia si riapparecchia nuovamente la tavola con al centro il pane di cumino e uvetta , una brocca di latte e una candela accesa, si lascia la porta di casa socchiusa in modo che Maria e Giuseppe o qualsiasi vagabondo possa entrare per sedersi alla tavola e rifocillarsi.

ASCOLTA Irish Rovers

ASCOLTA Barra McNeils


CHORUS
The holly green, the ivy green (1)
The prettiest picture you’ve ever seen
Is Christmas in Killarney
With all of the folks at home.
It’s nice, you know, to kiss your beau
While cuddling under the mistletoe (2)
And Santa Claus you know, of course
Is one of the boys from home.
I
The door is always open (3)
The neighbors pay a call
And Father John before he’s gone
Will bless the house and all (4).
Our Hearts are light, our spirits bright
We’ll celebrate our joy tonight
It’s Christmas in Killarney
With all of the folks at home
II
We’ll decorate the Christmas tree (5)
While all the family’s here
Around a roaring fire (6)
We will raise a cup of cheer (7)
There’s gifts to bring and songs to sing
And laughs to make the rafters ring(8)
It’s Christmas in Killarney
With all of the folks at home
III
We’ll take the Horse and Sleigh (9)
All across the fields of snow
Listening to the jingle bells
And everywhere we go
How grand it feels to click your heels(10)/And dance away to the jigs and reels/It’s Christmas in Killarney
With all of the folks at home
IV
The holly green, the ivy green
The prettiest picture you’ve ever seen
I’m handing you no blarney
No matter where you roam
It’s Christmas in Killarney
With all of the folks at home
Traduzione italiano di Cattia Salto
CORO
Il verde agrifoglio e la verde edera,
il più bel quadro mai visto
è il Natale a Killarney,
con tutti quanti a casa.
E’ bello, si sa, baciare la vostra bella mentre l’abbracciate sotto il vischio
e Babbo Natale, naturalmente
è uno di casa.
I
La porta è sempre aperta,
i vicini si scambiano le visite
e Don John è già venuto
a benedire la casa e tutti.
I nostri cuori sono accesi, il nostro spirito radioso, festeggeremo con gioia stanotte è Natale a Killarney
con  tutti quanti a casa.
II
Addobberemo l’albero di Natale
con tutta la famiglia riunita
intorno al fuoco scoppiettante,
brinderemo con una coppa d’allegria. Ci sono doni da scambiare e canti da cantare e risate da scuotere le fondamenta, è Natale a Killarney
con  tutti quanti a casa.
III
Prenderemo cavallo e slitta
attraverso i campi di neve
per ascoltare le campanelle tintinnare
e ovunque andremo
come sarà bello battere i tacchi
e ballare con gighe e reels
è Natale a Killarney
con  tutti quanti a casa.
IV
Il verde agrifoglio e la verde edera
il più bel quadro mai visto
non vi sto prendendo in giro,
ovunque voi siate
è Natale a Killarney
con  tutti quanti a casa.

NOTE
1) dedorare la casa per le festa di mezzo inverno è un’antica usanza, mantenuta nel Medioevo e giunta fino a noi (continua)
2) il bacio sotto il vischio ha origini remote, forse risale ai Saturnalia o ai Celti. Tra tutte le ipotesi quella che si riferisce al mito scandinavo della morte di Balder è quella più verosimile.  L’usanza, come gesto benaugurale, è storicamente riscontrata in epoca Tudor nei dodici giorni del Natale. Nell’Ottocento quando per le donne era una maledizione rimanere zitelle, c’erano molti gesti scaramantici da osservare un po’ tutto l’anno, ma in particolare a capodanno: quello di scambiare un bacio sotto il vischio con chiunque capitasse a tiro, era di buon augurio per un imminente fidanzamento e se lo si faceva con il proprio fidanzato già si era certe delle nozze!
Una volta si potevano dare tanti baci quanto erano le bacche del cespuglio di vischio, adesso ci si bacia a volontà senza più togliere le bacche per contare i baci.
3) si allude non solo allo scambio di visite tra vicini e conoscenti, ma anche alla generosità verso i più bisognosi e i poveri che giravano per le case con i canti di questua (continua)
4) nelle case dei cattolici un tempo passava sempre il prete a benedire le stanze e le persone riunite
5)  l’albero di Natale era un’usanza tipicamente germanica introdotta in Inghilterra nel 1840 dalla regina Vittoria, innamorata del suo bel principe Alberto- Già i romani per i Saturnalia e le Calendae decoravano la casa con rami di abete, spiriti della fertilità che rimanevano carichi di foglie anche in pieno Inverno. E tuttavia non si riesce a rintracciare il passaggio da questi ramoscelli all’albero natalizio. Una leggenda narra di Wilfred di Credition un sacerdote cristiano dell’VIII secolo missionario in Germania: per dissuadere i “pagani” nelle pratiche rituali in onore ai vecchi dei fece abbattere una quercia, la pianta sacra di Odino. Ma lì vicino nacque un abete così Wilfred la proclamò emblema della nuova fede.
6) è il ceppo di Natale ciò che reste dell’antica tradizione un grosso tronco (detto ceppo di Yule – in inglese Yule log) portato in casa il giorno di Natale che doveva bruciare lentamente per le 12 notti in cui durava la festa! continua
7) è il brindisi del wassail, l’antico culto degli alberi diventato bevanda benaugurale (continua)
8) lett: far risuonare le travi del tetto
9)  i calessi trainati dai cavalli, in inverno erano dotati di pattini per scivolare sulla neve. Esistevano essenzialmente due modelli uno un piccolo calesse a due o quattro posti, una piccola slitta intima e confortevole, il secondo era una slitta più alta, grande e robusta per ospitare una famiglia (che al tempo era piuttosto numerosa tra bambini e parenti) o un gruppo di amici. Le campanelle erano un segnale d’attenzione per impedire incidenti tra le slitte: specialmente con la foschia e il buio il suono delle campanelle avvisava l’avvicinamento di una slitta; nel contesto natalizio il tintinnio ricorda l’avvicinarsi della slitta di Babbo Natale (vedi Jingle bells)
10) tipico modo di danzare in Irlanda

LA RICETTA DEL PANE IRLANDESE

E visto che è tradizione mangiare il pane irlandese con l’uvetta ecco la RICETTA. Fare il pane è un gesto antico, un tempo incombenza settimanale delle donne di casa, oggi una più che valida alternativa al pane del panificio o industriale, magari da prepararsi per il fine settimana o per un momento speciale come quello del Natale. (continua)

Ingredienti: – 4 tazze (460 gr) di farina tipo 0 – 1 cucchiaino e mezzo di bicarbonato – 1 tazza  ( 250 gr) di uvetta sultanina – 2 cucchiai di semi di cumino – 1 tazza e mezzo (circa 375 ml) di latte acido – per inacidirlo, aggiungere un cucchiaino di aceto) – se fate il burro in casa potete usare il latticello – 1/3 di tazza (75 gr) di zucchero – burro per imburrare la teglia e farina per infarinarla (anche gli stampi in silicone sono ottimi e non c’è bisogno di imburrare)

Preparazione: far ammorbidire l’uvetta nell’acqua prima di iniziare, mescolare la farina, bicarbonato, l’uvetta ammorbidita, il cumino e lo zucchero, aggiungere il latte acido un po’ per volta, lavorare fino ad ottenere un impasto omogeneo, mettere nella teglia e nel centro del impasto creare una croce (oppure fate le incisioni di una rosetta – antico simbolo del sole), infornare a 180° per circa un ora e poi lasciare raffreddare

APPROFONDIMENTO
Guida a Killarney: Piccola cittadina a vocazione turistica ricca di ristorantini, pubs e negozi di artigianato, attrae i visitatori soprattutto per le sue bellezze naturali; inoltre è proprio da Killarney che inizia e termina la N71, il celebre tratto di strada circolare che percorre la vicina penisola di Iveragh (punta estrema della contea) noto come Ring of Kerry.  continua
Le danze popolari in Irlanda:  La Musica tradizionale irlandese è essenzialmente musica  da ballo. Una volta la gente si riuniva quasi ogni settimana per ballare in  compagnia, alle riunioni partecipava tutta la comunità o il quartiere, o  anche solo la famiglia con qualche vicino continua
Fare il pane: Fare il pane per il proprio  consumo domestico è semplicissimo oltre che rilassante o almeno così è per la  maggior parte delle ricette, lasciando per buona pace le rimanenti ai   “professionisti” o ai “perfezionisti”! continua
Fare il burro: Il processo di burrificazione del latte per  conservare nel tempo le sue parti più grasse è antico e diffuso presso vari  popoli; fonti greche e latine si riferiscono ai Celti nella descrizione di un burro solido e compatto, proprio  come quello tradizionale continua