Terre Celtiche Blog

Madre risuscitata/La povera Emma/Cara Emma

[Nigra 39]

“Madre risuscitata” è una ballata piemontese, e più in generale diffusa nell’Italia centro-settentrionale, conosciuta con il titolo “La povera/cara Emma”. Una storia con revenant, quello della madre morta che ritorna tra i viventi per aiutare i figli maltrattati dalla matrigna. Così Costantino Nigra nella sua raccolta ” “I canti popolari del Piemonte” 1888, la classifica al numero 39, in una versione incompleta, citando nelle note la lezione raccolta nell’alto Monferrato da Giuseppe Ferraro nel 1870 con il titolo «La povera Lena ». La donna è nelle versioni più antiche chiamata Maddalena o più brevemente Lena/Nena, oppure è senza nome.
La madre moribonda raccomanda i figli al marito, il quale però si risposa con una donna che maltratta i bambini. Questi vanno a piangere sulla tomba della madre, che risorge per nutrirli: latte dal seno al più piccolino, zuppa/pane per quello più grandicello, e li rassicura dicendo che al ritorno a casa troveranno la tavola apparecchiata. Nella versione monferrina la madre si lamenta dicendo “Ahi me meschina! Io era in paradiso; e non so se potrò ritornarci!”
Dei revenant nelle credenze popolari ho già trattato con il filone dell’amante-demone.

REVENANTS

In francese la parola revenant conserva un duplice significato quello primario è di «anima che torna dall’altro mondo sotto un’apparenza fisica», l’altro è «fantasma» «apparizione di un morto». Possiedono quindi una duplice natura e si presentano come entità corporee (con le stesse sembianze che avevano in vita o anche di qualche animale o sotto forma di scheletri) oppure incorporee come fantasmi.
Nel folklore europeo i revenats sono anime che mantengono la loro forma materiale, la personalità e i sentimenti di quando erano in vita. E’ una concezione materiale delle anime dei morti che si manifesta nelle credenze e usanze funerarie di buona parte d’Europa. I revenants sono per lo più anime in pena, compresi quanti son deceduti di morte violenta o accidentale (assassinati, annegati…) o richiamate dall’affetto dei vivi che li piangono troppo.
(stralciato da Terre Celtiche e Medioevo)

Madre risuscitata

Nella ballata piemontese sono i figlioletti a piangere la madre morta, afflitti e tormentati da una matrigna crudele o semplicemente indifferente ai loro bisogni, condizione più che sufficiente per far ritornare (revenant) tra i viventi una madre offesa dalla mancata promessa del marito.

Scrive Costantino Nigra nelle note di Madre risuscitata “Nelle lezioni Provenzali e Francesi i bambini percossi e maltrattati dalla matrigna vanno al cimitero per trovarvi la madre sotterrata. Incontrano per via Gesù Cristo \ san Pietro, san Giovanni, che fanno il miracolo di risuscitare la madre morta perchè vada a nutrire i suoi figliuoli per sette anni, per sette anni e un giorno, per quindici anni. Passato questo tempo, la madre che, secondo una versione, viene soltanto di notte [come un revenant n.d.a.], annunzia loro, piangendo, che non verrà più. I ragazzi la consolano, e in alcune versioni la accompagnano alla fossa”.
Nella versione trascritta melodicamente da Leone Sinigaglia Maddalena sentendosi morire, fa promettere al marito che si risposerà con una brava donna, ma la matrigna si rivela cattiva e violenta con i bambini. Maddalena allora resuscita e appare al marito per tormentarlo e ricordargli il giuramento.

La versione piemontese trascritta da Costantino Nigra

Povra mare ch’a lè morta, due maznà ch’a j’à lassà.
E ‘l pare ch’a s’armarida, n’àutra spuza ch’a s’è pià.
La marastra tan crüdela povrì anfan a i fa stantè.
El pi cìt l’è sensa bàila, s’a n’in fa che tan piurè.
Ei pi grand a ‘l lassa s’l’ära sensa béìve né mangè, Sensa capelin an testa e sensa le scarpe ai pè.
Tanto fort cum’a criavo, la mare s’a j’à scutà;
Tanto fort cum’a piuravo, da la fossa a l’è arsüssità.
Al pi grand a i dàè tutto un’altra storia la süpa, ël pi cit lo fa püpè; 1
El pi grand a lo pentnava, ël pi cit a ‘l l’à bazè. Traduzione italiana di Costantino Nigra. — Povera madre, che è morta, due ragazzi ha lasciato. E il padre, che si rimarita, un’altra sposa si pigliò. La matrigna tanto crudele i poveri bambini li fa stentare. Il più piccino è senza bàlia, non fa che pianger tanto. Il più grande lo lascia sull’aja, senza bere e senza mangiare, senza capellino in testa e senza scarpe ai piedi. Tanto forte com’essi gridavano, la madre li ascoltò ; tanto forte com’ essi piangevano, dalla fossa risuscitò. Al più grande dà la zuppa, il più piccino lo fa poppare; il più grande lo pettinava, il più piccino lo baciò.

Versione piemontese trascritta da Valerio Rollone
tra parentesi i versi non riportati nel canto, ma compresi nella versione del Sinigaglia

(Peder Gian Giaco ven d’an campagna,           
treuva la Lena l’é ancora cogià.) 
«Còsa ch’i l’evi, voi Madalena?»                    
« L’ora l’é tarda mi son cogià 
A l’é venumo ‘n fòrt mal di testa,                     
cost-sì l’é ‘l segno che i l’hai da murì, 
ma mi vi prego se mi na meuro,                       
Peder Gian Giaco torneve marié. 
Pievi na fomna compassionosa                         
compassionosa dle mie masnà.» 

Da lì ‘n pòch tempo la Lena l’é mòrta.             
Peder Gian Giaco tornasse marié. 
Piassi na fomna tanto crudele,                          
tanto crudele ste pòvre masnà. 
A la pì cita dasìa dle bòte,                                 
a la pì granda dle bastonà 
e da mangé a-j dasìa pa. 
A la matina la masnà si leva 
o se si leva si son levé 
la soa mare son vala pioré. 
(A son butasse ‘n sla soa tomba: 
«Guardate mama ste pòvre masnà») 
A s’é durvissi la soa tomba, 
a s’é durvissi la soa tomba 
për soe man bianche a j’ha pié 
e dal sò pare s’a j’ha mené. 
«Son le promësse ch’i m’eve fame 
Da maltratemi ste pòvre masnà? 
Buondì buongiorno mio marito. 
Mio marito bondì bongior 
a rivedessi giù là ‘nte col mond» 


Betti Zambruno & Tendachënt in A Lung De La Riviera
2003

Nella versione di Leone Sinigaglia i protagonisti si chiamano Maddalena e Gian Giacomo.
Una mattina Maddalena non si alza, il marito la rimprovera che l’ora è tarda, ma lei dice che le è venuto un brutto mal di testa e che le toccherà di morire, e si raccomanda con il marito di risposarsi con una moglie compassionevole con le loro bambine.
Poco dopo Lena muore e Gian Giacomo si risposa e si prende una moglie molto crudele con le povere bambine, che piangono la madre morta sulla sua tomba. La madre si leva dal sepolcro e porta le figlie davanti al marito per rimproverarlo e dirgli che prima o poi anche lui andrà nell’aldilà (implicito il riferimento al tormento che l’uomo dovrà subire per non aver tenuto fede alla promessa)
Giacomo viene dalla campagna
e trova Lena ancora coricata
“Cosa avete Maddalena?”
“E’ tardi e sono a letto
mi è venuto un forte mal di testa
segno che dovrò morire:
ma vi prego se muoio
Giacomo risposatevi.
Prendete una donna compassionevole
compassionevole con le mie bambine”
Poco dopo Lena muore
Giacomo si risposa
e prende una donna tanto crudele
tanto crudele con queste povere bambine.
Alla più piccola dava le botte
alla più grande le bastonate
e non dava loro da mangiare.
Al mattino le bambine si alzano
e vanno a piangere dalla madre.
Si sono gettate sulla tomba
“Guardate mamma queste povere bambine”
Si è aperta la tomba
con le sue mani bianche
e dal loro padre le ha portate
“Sono le promesse che mi avete fatto
di maltrattarmi queste povere bambine?
Buona giornata marito mio
a rivederci laggiù all’altro mondo”

piemontese standardizzato
piemontese standardizzato

La versione lombarda/italiana: Mia Cara Emma

Le versioni più recenti e largamente diffuse nell’Italia centro-settentrionale in italiano (con qualche termine dialettale) identificano la madre come Emma, e seguono il tipico stile dei cantastorie ottocenteschi.

«O come mai, mia cara Emma,
son già le nove e sei ancora a dormir?».
«Mi sento male, mal da morire:
ti raccomando i miei tre figliolin!».
«Al più piccino date del latte
e agli altri due la zuppa di pan».
Dopo tre mesi (1) che l’era morta,
di un’altra donna lui s’innemorò.
Di un’altra donna brutta e crudele
che maltrattava quei tre figliolin.
Al più piccino dava le botte
e agli altri due usava il baston.
I tre piccini vanno alla tomba gridando
«O mamma, ci tocca morir!».
«Cari piccini, tornate a casa
che troverete ‘l mangiar preparà».
Il suo marito, tornato a casa,
trova la Emma seduta al balcon.
«O, come mai, mia cara Emma,
sei ritornata dal mondo di là?».
«Son ritornata per quell’ingrata
che maltrattava i miei tre figliolin». (2)
«Vattene pure, mia cara Emma,
che i tuoi piccini saràn ben trattà».
«Io me ne vado, marito ingrato:
faremo i conti nel mondo di là!».

Note
(1) tre giorni o tre mesi
(2) in un ‘altra versione il revenant aggiunge “Con questa cena già preparate i miei piccini li porto con me”

LINK
http://ontanomagico.altervista.org/suffolk-miracle.htm
http://ontanomagico.altervista.org/samain-la-festa-celtica-d-inverno.html
https://www.piemunteis.it/wp-content/uploads/39.-La-madre-risuscitata.pdf
https://books.google.it/books?id=SKnXnQAACAAJ&pg=PA30&hl=it&source=gbs_toc_r&cad=3#v=onepage&q&f=false
https://www.museosanmichele.it/apto/schede/la-madre-risuscitata/
https://www.museosanmichele.it/apto/schede/la-madre-risuscitata-2/
https://www.museosanmichele.it/apto/schede/la-madre-risuscitata-4/
https://www.museosanmichele.it/apto/schede/la-madre-risuscitata-5/
http://www.archiviosonoro.org/archivio-sonoro/archivio-sonoro-abruzzo/fondo-jobbi/cesacastina/16-ma-come-mai-mia-cara-emma.html
http://www.archiviosonoro.org/archivio-sonoro/archivio-sonoro-abruzzo/fondo-jobbi/cesacastina/01-ma-come-mai-mia-cara-emma.html
http://www.alpini.torino.it/coro/LAPOVERAEMMA.html

Fabrizio Poggi e Turututela in CANZONI POPOLARI
Fürvaji Munfrin-i – canti e musiche del Basso Monferrato (2005) Il Canzoniere Monferrino
Cara Emma · La Famiglia Guerini -Lombardia: Tradizioni musicali in Valtrompia 1 – Canti di tradizione familiare 1997
Bilacus
Coro S. Osvaldo in Suonare…la voce 2008
Betty Curtis “Folk” 1975


Pubblicato da Cattia Salto

Amministratore e folklorista di Terre Celtiche Blog. Ha iniziato a divulgare i suoi studi e ricerche sulla musica, le danze e le tradizioni d'Europa nel web, dapprima in maniera sporadica e poi sempre più sistematicamente sul finire del anni 90 tramite il sito dell'associazione L'ontano [ontanomagico.altervista.org]

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