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Cabestan: Il Mare è troppo vecchio per prendersi gioco di lui

I Cabestan sono stati la formazione bretone più conosciuta (ed anche più esportata all’estero) di canzoni marinare, con in repertorio pure alcuni “chants à hisser”, i più difficili da ascoltare, come ad esempio “Le capitaine de Saint-Malo”, un tempo molto conosciuta anche a Dunkerque, raccolta nel 1854 dal grande musicologo Charles Edmond Henri de Coussemaker e le cui parole provengono da diverse versioni. (vedi scheda)

In mezzo a battaglie navali e ogni sorta di naufragi, durante l’anno 1983, la formazione annoverava tra le sue fila anche la voce e il treujenn gaol (clarinetto bretone) di Erik Marchand. Il disco in questione era il terzo dei Cabestan e prendeva il titolo dal celebre “Gwerz Penmarc’h”. Questi canti marinari hanno beneficiato per molti anni solo di una diffusione orale, pur rimanendo sempre bene impressi nelle menti popolari, probabilmente a causa della drammaticità degli eventi narrati e dell’indubbio fascino esercitato dall’immenso e terrificante oceano, cosa che, per esempio, non è accaduta in Italia. Perché anche se la nostra penisola si trova quasi tutta bagnata dall’acqua e anche a dispetto del suo enorme sviluppo costiero, i canti e musiche marinaresche sono un settore da sempre poco frequentato. Forse essendo un mare chiuso e navigabile con facilità, non ha suscitato emozioni profonde e non è stato quindi neppure fonte d’ispirazione musicale.

Cabestan
i Cabestan

I musicisti di Cabestan (il “cabestano” è un argano rotante ad asse verticale, non orizzontale come per il verricello, utilizzato sulle navi a vela per moltiplicare la forza di trazione dei marinai, durante il trasporto di corde e cavi) si sono incontrati a Pors Beach nel 1980. L’idea del gruppo risale a un paio di anni dopo, raggiungendo solo nel 1983 la sua forma definitiva.

Il gruppo dei Cabestan si è sempre e solo dedicato alla celebrazione dei lavoratori del mare, della gente che sull’oceano viaggia, lavora, combatte, pesca, vive e muore. Canti della tradizione bretone ma anche vendéen, cajun, quebecois e britannica, come composizioni originali al sapore di salsedine, firmate sia dall’accordeonista diatonico Christian Desnos che dal chitarrista Arnaud Maisonneuve.

In “Tempête Pour Sortir” (1995) viene messa in musica la protesta dell’inverno 1994 da parte dei pescatori bretoni contro l’euro-burocrazia che portò fino all’incendio del Parlamento di Rennes, “Le Pont De Morlaix” è invece ispirata al famoso viadotto che sovrasta la cittadina delle Aodoù-an-Arvor sul quale il nostro marinaio abituato alle “streghe dei viali che rubano, mentono e ti trasformano in un assassino” incrociò la Belle Hélène, figlia di un Capitano nantese, dama di gran qualità!

Cabestan in Le 15 d’avril

Le 15 avril

Le 15 d’avril(1), on est parti
Le 15 d’avril, on est parti
On est parti de Sainte-Gen’viève(2)
Le cap au Nord, plein vent arrière

On aperçut trois gros navires
On aperçut trois gros navires
On aperçut trois navires de guerre
Qui s’en venaient sur notre arrière

Coups de semonce, ils ont tiré
Mais avec des boulets ramés
Les boulets ont touché notre arrière
Le sang coulait comme rivière

Le capitaine s’est écrié
Y’ a t-il de nos gens de blessés?
Ah, oui vraiment oh mon capitaine
Il y a ici le contremaître

Oh, contremaître, mon bel ami
As-tu du regret de mourir?
Le seul regret que j’ai dans ce monde
C’est de mourir sans voir ma blonde

Mais ta blonde, on l’enverra chercher
Par quatre jeunes officiers
Par quatre officiers de la marine
Qui sont ici sur notre navire

De tant loin qu’il la voit venir
Des cris de joie vont retentir
Pavillon blanc et couleur de France
C’est pour nous mettre en assurance

J’engagerai jupes et jupons
J’engagerai jupes et jupons
J’engagerai aussi ma ceinture
Galant pour guérir ta blessure

N’engage rien de ton butin
N’engage rien de ton butin
N’engage rien de dans ce monde
Car ma blessure est trop profonde

Avant qu’il soit onze heures/minuit
Tu verras mon corps enseveli
Tu le verras porter dans la terre
Par quatre officier de la guerre

Qui ‘s’ qui port’ra les coins du drap?
Qui ‘s’ qui portera les coins du drap?
Ce s’ront les quatre jolies princesses
Que j’ai aimées dans ma jeunesse

Il 15 aprile siamo partiti
Il 15 aprile siamo partiti
Siamo partiti da Sainte-Geneviève
Verso nord, col vento in poppa

Abbiamo visto tre grandi navi
Abbiamo visto tre grandi navi
Abbiamo visto tre navi da guerra
Venirci alle spalle

Colpi di avvertimento hanno sparato
Ma con palle di rame
I proiettili colpirono la nostra parte posteriore
Il sangue scorreva come un fiume

Il capitano gridò
Qualcuno dei nostri è ferito?
Ah, sì, davvero oh, mio capitano
Il capomastro

Oh, capomastro, mio bell’amico
Ti spiace di morire?
L’unico rimpianto che ho in questo mondo
È di morire senza vedere la mia bionda

Ma la tua bionda, la manderemo a prendere
Da quattro giovani ufficiali
Da quattro ufficiali della marina
Che sono qui sulla nostra nave

Quando la videro arrivare
Risuonarono grida di gioia
La bandiera bianca e i colori di Francia
Questo per metterci in sicurezza

Impegnerò gonne e sottovesti
Impegnerò gonne e sottovesti
Impegnerò anche la mia cintura
Caro, per guarire la tua ferita

Non impegnare niente del tuo bottino
Non impegnare niente del tuo bottino
Non impegnare niente in questo mondo
Perché la mia ferita è troppo profonda

Prima che siano le undici/mezzanotte
Vedrai il mio corpo sepolto
Lo vedrai messo in terra
Da quattro ufficiali di guerra

Chi porterà gli angoli del lenzuolo?
Chi porterà gli angoli del lenzuolo?
Saranno le quattro graziose principesse
Che ho amato nella mia gioventù

Trascrizione, traduzione italiana e note di Flavio Poltronieri
(1) Probabilmente questo tradizionale narra un episodio risalente alla Guerre de la Conquête (1754-1763) tra Francesi e Inglesi che si svolse in Nord America. Veniva chiamata anche French and Indian War, in quanto i Francesi avevano numerosi alleati tra i nativi.
(2) Si dovrebbe trattare di Sainte-Geneviève-de-Batiscan situata tra le città di Trois-Rivières et di Québec, sull’omonimo affluente del San Lorenzo.

Con “Femmes de marins” (1997) i Cabestan hanno cercato di rompere l’immagine della donna del marinaio sempre seduta al molo in attesa di un ritorno e nel seguente, “La mer est trop vieille pour qu’on se moque d’elle” (2000), l’ultimo, è presente anche un brano di Gilles Servat

La forêt sur la rade

(….Beviamo ancora un giro, haul away, hisse et ho, andremo lontano! Beviamo alle belle sartìe che sono sempre piene di vita! I grand’alberi sono le querce e le mezzanelle sono dei frassini, i faggi hanno delle bocche di trinchetto, la foresta sulla rada…).

Approfondimento
https://terreceltiche.altervista.org/bretagna-a-luci-rosse/

Pubblicato da Flavio Poltronieri

Etnomusicologo. Autore e traduttore di canzoni. Ha pubblicato su riviste di avanguardia musicale in Italia/Francia/Germania. Fa parte della redazione giornalistica di Blogfoolk e di leonardcohenfiles.com

3 Risposte a “Cabestan: Il Mare è troppo vecchio per prendersi gioco di lui”

  1. In Italia quando uscì questo disco di cui parli tu, fu un piccolo avvenimento, noi ragazzetti conoscevano i dischi inglesi, Planxty, Chieftains, Martin Carthy…..e dalla Francia solo Stivell, Malicorne, Gwendal…in quegli anni li trasmettevo con un amico da una radio libera e tutti mi telefonavano per sapere, nessuno qui suonava quella musica, poco dopo ci furono i Roisin Dubh…e poi iniziò tutto e io corsi in Bretagna in autostop!

  2. A proposito di canti bretoni del mare, ricordo bene la prima volta che ne ascoltai il primo registrato e prodotto qui in Italia. Ne parlo in quanto penso sia stato un evento condiviso da parecchi in quei tempi pionieristici. Era il 1978 e si trovava nel secondo disco di Veronique Chalot, dal titolo “J’ai vu le loup”, questo generico “Chant de la Mer”. Veronique era normanna e nel 1974 era capitata al glorioso Folkstudio di Roma dove, visto l’originalità della sua proposta musicale e il successo riscosso, incise un primo LP dal vivo. Decise poi di rimanere e stabilirsi a Firenze e proponeva canzoni popolari del repertorio francese, perlopiù allora quasi del tutto sconosciuto qui.

    https://www.youtube.com/watch?v=-HC6KUEy7Jc

    Chant de la mer

    L’orage meurt là-bas sur les flots
    Dans sa tourmente a sombré leur vaisseau
    Qu’ils dorment sans fin, les fiers matelots
    Lalalala …
    Qu’ils dorment sans fin, les fiers matelots

    La vague lèche les rochers noirs
    Sur la falaise, au sommet des manoirs
    Les cloches secouent de longs désespoirs
    Lalalala …
    Les cloches secouent de longs désespoirs

    Loin de leurs cœurs, loin des vieux parents
    Loin des menhirs et des phares géants
    Seul les bercera le rude océan
    Lalalala …
    Seul les bercera le rude océan

    Canto del mare

    Il temporale muore là sui flutti
    Nella tormenta è affondato il loro vascello
    Dormono senza fine i fieri marinai

    L’onda lecca le rocce nere
    Sulla falesa, in cima ai manieri
    Le campane tremano di disperazione

    Lontano dai loro cari, lontano dai loro vecchi genitori
    Lontano dai menhirs e dai grandi fari
    Li cullerà solo il rude oceano

    (trad. Flavio Poltronieri)

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