Falkvord Lomansson è una delle più antiche ballate norvegesi trasforma un’intrigante strategia politica in una storia di amanti, eroi e malvagi.
La ballata dipinge infatti in un’ambientazione romantica eventi accaduti nelle terre scandinave verso la fine del XIII secolo

Il centro della storia è il rapimento di una certa Vendeline da parte dell’eroe Falkvord Lomansson. Egli arriva al convento dove lei vive per rapirla prima che sposi il suo fidanzato, Torsten Davidsson, raffigurato come il cattivo della storia. Questi raduna un esercito e si lancia all’inseguimento della coppia in fuga, ma viene sconfitto e rispedito in Danimarca con la coda tra le gambe. I due amanti vittoriosi trascorrono poi il resto della loro vita felice nella loro nuova casa in Norvegia.
origini e varianti
Il testo originario della ballata risale probabilmente all’epoca degli eventi o subito dopo, comunque quando l’eco degli eventi stessi era ancora molto vivo. Nel corso dei secoli la ballata è stata tramandata e riscritta più volte. Il “Dokumentasjons Projektet” (archivio delle ballate tradizionali norvegesi) elenca ben 25 varianti, quasi tutte provenienti dalla regione del Telemark, che vanta una tradizione di ballate ben consolidata e prolifica.
In realtà la stragrande maggioranza delle ballate norvegesi è stata raccolta e conservata per la prima volta in Danimarca, dove la conservazione dei testi popolari è iniziata molto prima che in qualsiasi altro paese scandinavo. Molte sono state raccolte per la prima volta in collezioni private della nobiltà, come il “Karen Brahes Visebog” (Libro dei canti di Karen Brahe), scritto a mano intorno al 1583 da un autore sconosciuto. Una versione della ballata, intitolata “Folke Algotsson”, si trova in questa collezione presso il monastero di Roskilde in Danimarca. Una variante si trova anche in Svezia, nel Visbok (“libro delle ballate”) di Harald Olufsson del 1572.
La ballata è anche uscita dalla terre scandinave. Nel suo “The English and Scottish Popular Ballads”, Francis James Child cita “Falkvord Lomansson” come fonte della ballata scozzese “Young Waters” (Child #94)
la storia dietro la ballata

Gli eventi che ispirano Falkvord Lomansson sono il rapimento, il matrimonio forzato e il probabile stupro della nobildonna svedese Ingrid Svantepolksdottir (nata intorno al 1268, morta intorno al 1350), all’epoca una delle fanciulle più ricche della Svezia. In gioventù era stata mandata con le sorelle al monastero di Vreta (foto), primo monastero femminile della Svezia, per essere educata dalle monache prima del matrimonio. Suo padre, Svantepolk Knutsson era un importante e ricco possidente dell’Östergötland. Nipote della regina di Svezia e quindi una pedina politica del re Magnus III, Ingrid era promessa sposa a David Torstenssøn, il Drottsete (sovrintendente) di Danimarca e il più stretto consigliere del re danese
L’alleanza tra Svezia e Danimarca si incrinò quando Ingrid fu rapita dall’abbazia in quello che deve essere stato un tentativo di usurpazione del potere da parte di Folke (o Falkvor) Lomansson.
Il rapimento di Ingrid creò scompiglio nelle corti scandinave. Re Magnus III di Svezia era furioso per la violazione delle leggi universalmente accettate a tutela delle donne nei conventi e per l’ulteriore tensione che ciò aveva creato alla sua alleanza con la Danimarca. Come punizione per il crimine, confiscò le terre e i beni di Folke, gli impose una multa, lo dichiarò fuorilegge e i suoi figli illegittimi. Nemmeno la famiglia di Folke fu risparmiata dall’ira del re. Suo padre Algot e tre altri figli furono gettati in prigione. Un quarto fratello, Brynolf, che era un ecclesiastico, fu condotto in esilio ma rimase fedele a re Magnus. Riacquistò il favore reale e la sua posizione di vescovo di Skara e fu canonizzato dopo la sua morte nel 1317. Un altro fratello ancora, Karl, tentò di fuggire in Norvegia, ma fu catturato. Fu accusato di essere la mente dietro l’intero complotto del rapimento, fu imprigionato e nel 1289 decapitato per il suo ruolo nella vicenda.
Nel frattempo Folke e Ingrid si erano trasferiti alla corte di Bergen in Norvegia, dove vissero per tutta la durata del loro matrimonio ed ebbero almeno un figlio, Knut Folkesson che riuscì a riportare l’onore alla famiglia guadagnandosi il favore di re Magnus e un posto alla corte di Svezia. Dopo la morte di Folke nel 1310, Ingrid tornò all’abbazia di Vreta, dove alla fine divenne monaca e poi badessa dal 1323 al 1344.
un uso “politico” delle ballate
Sebbene la ballata accenni a una storia d’amore tra Ingrid e il suo aspirante amante, è molto più probabile che il rapimento sia stato perpetrato interamente per denaro e potere da parte di Folke. Naturalmente, egli avrebbe avuto il massimo interesse a far circolare questa versione “romantica”, per rafforzare la sua posizione a corte in Norvegia, dato che i potenti di Danimarca e Svezia erano piuttosto incarogniti contro di lui. A Bergen, all’epoca centro culturale della Norvegia, la recita cantata delle poesie-ballate era l’ultima tendenza a corte, probabilmente importata dalla Germania e dalla Francia, e Folke avrebbe potuto utilizzarla per accrescere la sua popolarità. Dipingersi come un eroe avrebbe contribuito a romanticizzare gli eventi che si erano abbattuti sulla povera Ingrid, a screditare David Torstenssøn (il cui nome nella ballata è “rovesciato” in Torstein Davidsson) e a rafforzare la sua posizione a corte.
Vi sono nella canzone dettagli significativi in proposito. Nelle strofe finali l’antagonista Torstein dapprima viene mostrato come un antieroe a cui della perdita della promessa sposa importa assai poco, poi come uno sconfitto, un fallito. Cavalcare con “selle distrutte” e “a mani vuote” simboleggia la devastazione della sua casata. Torstein torna indietro vivo, ma privato della sposa, del prestigio e di tutto il suo esercito. Mentre Falkvord ha ottenuto ciò che voleva. Si ritira verso le montagne del nord, uno spazio che nella tradizione scandinava rappresenta spesso il rifugio sicuro, selvaggio e inaccessibile.
la versione norvegese
Questa versione consta di 24 strofe di quattro versi ciascuna. Il ritornello è ripetuto alla fine di ogni strofa
1. Det var Torstein Davidsson,
han ville til bryllaups bjode;
og det var Falkvord Lomansson,
han let sine hestar ringskoe.
Riddaren vagar han livet sitt for ei jomfru
2. Det var årle om morgonen,
soli ho ryr i dalar,
opp stend Falkvor Lomansson,
legg på forgylte salar.
3. Ut kjem hans sæle mo’er,
tårir renn’e på kinn:
“hore aktast du av i dag,
du Falkvord, kjær sonen min?”
4. “Eg vil prøve mine hovmenn,
eg vil prøve min hest;
eg vil taka att vivet mitt,
som Torstein Davidsson hev fest.”
5. Det var Falkvor Lomansson
han seg av garde rei:
der grodde kje graset på femten år,
der hans grå gangaren steig
6. Det var Falkvord Lomansson,
han kom seg ridand i gård,
inn så spring’e den lisle smådreng,
seie han tidend ifrå.
7. Inn så spring’e den lisle smådreng,
seie han tidend ifrå:
“Her stend fullt tunet av hærkledde menn,
og alle som duvone grå!”
8. Og det var fruva Vendelin,
ho ut av vindauga såg:
“Det er Falkvord Lomansson,
han hev meg lengstom trått.
9. De take av meg mitt hovudgull,
og set meg med nedre bordsende;
kjem han Falkvord Lomansson,
han må meg inkje kjenne!”
10. Og det var fruva Vendelin,
ho saag seg att yvi herd;
daa saag ho Falkvor Lommansson
med herskeleg store ferd
11. “De take av meg mitt hovudgull,
og set paa meg silkeluve;
kjem han inn, Falkvor Lommansson
han helsar meg for ei fruve”
12. Inn kom Falkvord Lomansson
med høgan hatt i hende,
helsar han jomfru Vendelin:
“Så vel som eg deg mon kjenne!
13. Høyrer du, fruva Vendelin,
du tarv deg inkje løyne;
ute stend hesten apalgrå;
i dag skal du ‘en røyne!
14. Og det var fruva Vendelin,
ho slog sin neve mot bord:
“Var han heime, Torstein Davidsson,
du lyste kje slike ord!”
15. Det var Falkvord Lomansson,
han gjordest i hondo sterk;
så tok han jomfru Vendelin
og sette på høgan hest
16. Og det var den lisle småsvein,
han gjorde bå’ reid og rann,
så reid han dei femten valske mil,
til han Torstein Davidsson fann.
17. “Her sit’e du Torstein Davidsson,
drikk’e mjød og vin;
heime er Falkvord Lomansson,
rid av med di unge brur!”
18. Det var Torstein Davidsson,
han var so ille ved ord;
brune mjøden, i skål var,
den rende han ned på bord
19. Opp stod Torstein Davisson,
han ropar ivi all den gård:
“De stande opp mine gode hovmenn,
klæd dikkon i brynjune blå!”
20. Seint var det om søndags eftan
då kvesste dei sine spjut,
årle var det om måndags morgon,
då rei dei hærkjemper ut.
21. Dei møttest ut på Demannheidi,
uti så tykk ein gnyr;
branden beit og brynja sleit
og røyken stod opp i sky.
22. Dei stridde der i dagar
og vel i dagane två:
atte stod Torstein Davidsson,
alt folkjet dei falt ifrå.
23. Det var Torstein Davidsson,
han syrgjer no ikkje så sårt:
“Her er so mange stolte jomfruvur
som stjønnune fylgnjer nott!”
24. Heim‐te rei Torstein Davidsson
med brotne salar og tome;
Falkvor spelar for bergjo nord
alt med sin rosens blome.
1. C’era Torstein Davidsson,
che voleva invitare a un matrimonio;
e c’era Falkvord Lomansson,
che fece ferrare a cerchio i suoi cavalli.
Il cavaliere rischiava la sua vita per una fanciulla
2. Era l’alba del mattino,
il sole si riversava nelle valli,
si alzò Falkvord Lomansson,
e preparò una sella dorata
3. Fuori giunge la sua amata madre,
le lacrime scorrono sulle guance:
“Dove hai intenzione di andare oggi,
tu Falkvord, amato figlio mio?”
4. “Voglio mettere alla prova i miei cavalieri,
voglio mettere alla prova il mio cavallo;
voglio prendere quella donna per me
mentre Torstein Davidsson sta festeggiando”
5. Fu Falkvord Lomansson
che partì per mettersi in viaggio:
lì non crebbe più l’erba per quindici anni,
dove il suo destriero grigio poggiò il passo(1)
6. Fu Falkvord Lomansson
che giunse cavalcando nel cortile;
dentro correva il piccolo servitore(2)
e ha dato la notizia
7. Dentro correva il piccolo servitore,
e ha dato la notizia:
«Qui il cortile è pieno di uomini in armatura,
e sono tutti grigi come colombe!»(3)
8. E fu la sposa Vendelin,
che guardò fuori dalla finestra:
«È Falkvord Lomansson,
egli mi ha desiderata per molto tempo
9. Toglietemi l’oro dal capo,(4)
e fatemi sedere all’estremità inferiore del tavolo;(5)
se giunge Falkvord Lomansson,
lui non mi deve riconoscere!»
10. E fu la signora Vendelin,
che si guardò indietro sopra la spalla;(6)
allora vide Falkvord Lomansson
con un seguito imponente e fiero.
11. «Toglietemi l’oro dal capo,
e mettetemi una cuffia di seta;
se entra Falkvord Lomansson,
lui mi saluterà come una qualunque dama»
12. Entrò Falkvord Lomansson
con l’alto cappello in mano,
salutò la fanciulla Vendelin:
«Come se io non ti conoscessi bene!
13. «Ascoltami, signora Vendelin,
non c’è bisogno che ti nascondi;
fuori c’è il cavallo pomellato,(7)
oggi lo metterai alla prova!
14. E fu la signora Vendelin
che batté il pugno contro il tavolo:
«Se fosse qui a casa Torstein Davidsson,
non pronunceresti simili parole!»
15. Fu Falkvord Lomansson
che si fece forte nelle sue mani;
così prese la fanciulla Vendelin
e la issò sull’alto destriero
16. E fu il piccolo giovane servo,
che si mise subito in sella e corse via;(8)
così cavalcò per quindici miglia straniere(9),
finché non trovò Torstein Davidsson.
17. “Qui te ne stai seduto, Torstein Davidsson,
a bere idromele e vino;
mentre a casa c’è Falkvord Lomansson,
che fugge a cavallo con la tua giovane sposa!”
18. Fu Torstein Davidsson
che venne ferito da quelle parole;
l’idromele scuro, che era nella coppa,
lo rovesciò giù sul tavolo
19.Si alzò in piedi Torstein Davidsson,
e gridò in tutto il cortile:
«Alzatevi, miei buoni cavalieri,
e rivestitevi delle vostre cotte di maglia blu!»
20. Tardi era la domenica sera
quando affilarono le loro lance;
presto fu il lunedì mattina
quando quei guerrieri partirono a cavallo
21. Si incontrarono sulla brughiera di Demann,
dentro un tumulto così fitto;
la spada feriva e la cotta di maglia si lacerava,
e il fumo saliva fino al cielo
22. Combatterono lì per giorni,
e ben per due giorni interi:
alla fine rimase in piedi Torstein Davidsson,
ma tutta la sua gente cadde al suo fianco.
23. Fu Torstein Davidsson,
che ora non si disperava così tanto:
«Qui ci sono così tante fanciulle orgogliose
quante sono le stelle che accompagnano la notte!»
24. Torstein Davidsson cavalcò verso casa,
con selle distrutte e a mani vuote;
Falkvord si diresse verso le montagne del nord,
insieme al suo bocciolo di rosa
(1) un elemento tipico delle ballate cavalleresche scandinave (kjempeviser) è quello in cui il passaggio del cavallo dell’eroe lascia un segno indelebile nel terreno.
()2 La figura del servitore (smådreng) è un espediente narrativo tipico delle ballate scandinave. Il giovane servitore funge da messaggero per annunciare l’arrivo dell’elemento perturbatore (o dell’eroe) e per descriverne la potenza, aumentando la suspense tra gli ospiti all’interno della sala.
(3) La metafora delle colombe grigie (duvone grå) ha un duplice significato. Da un lato, il “grigio” fa riferimento al colore del ferro delle armature lucenti e dei cotte di maglia, che riempiono il cortile creando una massa compatta e uniforme. Dall’altro, il paragone con le colombe, tradizionalmente volatili pacifici, crea un contrasto con la natura bellicosa degli uomini di Falkvord, pronti a compiere un rapimento
(4) L’oro sul capo fa riferimento alla corona nuziale o alle acconciature dorate che spettavano di diritto alla sposa, rendendola immediatamente identificabile come la regina della festa. Togliersi questi ornamenti significa rinunciare temporaneamente al proprio status visibile per confondersi tra la folla.
(5) Nei banchetti medievali, la disposizione degli ospiti seguiva una rigida gerarchia. Gli sposi e i nobili di alto rango sedevano al tavolo d’onore (høgsetet), mentre i servitori o le persone di rango inferiore sedevano all’estremità più bassa del tavolo (nedre bordsende). Vendelin cerca di “declassarsi” socialmente per sfuggire allo sguardo del rapitore.
(6) Guardare “indietro sopra la spalla” è un tocco realistico, oggi diremmo “cinematografico”. Nonostante Vendelin abbia appena chiesto di essere nascosta in fondo al tavolo, l’ansia e la curiosità la spingono a voltarsi per spiare l’ingresso del suo pretendente. Il gesto simboleggia anche l’inevitabilità del destino: non può fare a meno di guardare l’uomo che è venuto a stravolgere la sua vita.
(7) Il cavallo di Falkvord è descritto come apalgrå (letteralmente “grigio mela”), un manto molto apprezzato e celebrato nelle ballate medievali per i destrieri dei nobili e dei grandi guerrieri.
(8) L’espressione idiomatica gjorde bå’ reid og rann (letteralmente “fece sia il cavalcare che il correre”) indica una corsa disperata a perdifiato, un viaggio compiuto alla massima velocità possibile per dare l’allarme.
(9) Nella lingua norrena l’aggettivo valsk (collegato storicamente ai territori celtici) veniva usato genericamente per indicare qualcosa di “straniero”. Dire che il ragazzo cavalca per quindici miglia valske sottolinea la faticosa distanza percorsa al di fuori dei confini a lui familiari pur di rintracciare il padrone.
(10) L’espressione “brynjune blå” (letteralmente “armature/cotte di maglia blu”), era un modo poetico tipico per indicare l’acciaio brunito delle corazze dei guerrieri
la versione danese: Folkvard Lovmandson og Dronning Helvig
Rispetto alla versione norvegese incentrata sulla faida nuziale, la variante danese (DgF 178, qui trascritta in danese moderno), che ambienta la storia ai tempi della regina Helvig (1320-1374), prende le mosse da scene di vita di corte. Folkvard viene presentato come il cavaliere ideale, non solo per ricchezza ma soprattutto per la gloria e la virtù cavalleresca
Nelle folkeviser un’introduzione che decanta in modo così perfetto l’onore e l’amore universale verso un cavaliere serve a preparare il terreno per una tragica caduta. Infatti Il bel cavaliere viene ucciso con un’orrenda tortura: chiuso in una botte irta di coltelli acuminati è fatto rotolare lungo il fianco di una collina.
La vera protagonista della ballata è però la regina Helvig che compie un viaggio per accogliere la salma del giovane ingiustamente accusato, viaggio che diventa una processione solenne e una pubblica sfida morale alla brutale punizione inflitta a Folkvard dal re Magnus.
Folkvard han tjener i konningens gård
og bade for guld og aere:
ridder og svende, jomfruer og moer
haver hannum i hjertet sa kaer
Jeg siger dig, Folkvard, at du skalt landet romme
Hannum undte vel bade fruer og moer
og sa gode kvinde
og mest dronning fru Hellevig
sa idelig da tjente han hend
Mest Dronning Fru Helvig
han tjente hend udelig noest:
han kunne det af hende fornemme
hun undte hannum af hjertet bedst
Laeng stod kong her Magnus
og taenkte han ved sig:
”og hvi monne Folkvard Lovdamndsson
fruer og jomfruer sa idelig tjene?”
”Hor du, Folkvard Lovmandsson
du est en fattig svend:
du haver vaeret i fruerstuen(1)
laert tugt af jomfruer skonne”
”Sa hjelp mig Gud, fra oven ned
udaf al min nod:
ikke blev der nogen eoere
pa min arsag vil jeg do!”
”I tager nu Folkvard Lovmandsson
I ruller hannum i en tonde!
I lader det fruer og jomfruer se
hvor vel de Folkvard unde”
Der Folkvard han i tonden sprang
han glemte kverken tugt heller sinde:
hilser han dronning fru Helvig
og alle hendes gode hofsinder
”Jeg heder eder, dronning fru Helvig
I ere en dromming sa rig
inar I sporger, at jeg er dod
I rider imod mit lig!”
Dronning pa Helsingborge
og lyder hun derpa
horte hun klokker i Helsingor
alt for her Folkvard ga
Det var dronnig fru Helvig
hun taler til svende to:
”I lader min ganger af stalden
laegger guldsaddel pa!
I leder min ganger af stalden
I laegger guldsaddel pa!
jeg vil ride til Helsingor
og hore, hvor Folkvard ma”
Det var dronning fru Helvig
hun ind ad porten tren
sa hojt da var her Folkvards lig
baret mod hende kvide
Aller horte jeg en ridder
der mere aere fik
dronningen udaf Dannemark
hun for hans ligebar gik
Det var dronning fru Helvig
hun stod over Folkvards grav
syv pund af det rode guld
hun bort for Folkvards gav
Det var dronning fru Helvig
hun saetter sig pa sin hest
sa red hun til Helsingborge
sorrigen var hende gaest
Det var dronning fru Helvig
hun kom til borrigled
ud stod kong her Magnus
og hviler han sig derved
”Velkommen dronning fru Helvig!
Iere en dronning sa rig:
haver I vaeret i Helsingor
og jorder her Folkvards lig?”
”Siger mig kong her Magnus
udt eders skarlagen rod
alt om det var for min skyild
at Folkvards han skulle dod!”
”Siger mig dronning fru Helvig
pa eders rette sanden
om Folkvard var kaerest udi eders hu
af alle vor moend!”
”I ere kaereste i min hu
af alle verdsens mand
alle de ridder eder tjener
for eders skyld de mig vel und”
Ikke hun graed ikke hun lo
sa mangefold var hendes harm
den forste nat, de sommen sovet
hun dode alt i hans arm
Jeg siger dig, Folkvard, at du skalt landet romme
Folkvard serviva nella corte del re,
sia per l’oro che per l’onore;
cavalieri e scudieri, fanciulle e madri
lo portavano sinceramente nel cuore
Ti dico, Folkvard, che devi fuggire dal paese
A lui volevano bene sia le dame che le madri,
e così le brave donne;
e soprattutto la regina, la dama Helvig,
che lui serviva così fedelmente
Soprattutto alla regina, la dama Helvig,
egli prestava servizio incessantemente e da vicino:
egli poteva ben percepire da lei
che lo amava nel suo cuore più di chiunque altro
A lungo rimase in piedi il signor re Magnus,
e rifletteva tra sé e sé:
«E perché mai Folkvard Lovmandsøn
serve così assiduamente dame e fanciulle?”
«Ascolta, Folkvard Lovmandsøn,
tu sei solo un povero scudiero:
sei rimasto troppo a lungo nelle stanze delle dame,
ad apprendere le buone maniere dalle belle fanciulle»
«Che Dio mi aiuti, dall’alto dei cieli,
in tutta questa mia angoscia:
non c’è mai stato nessuno più nobile d’animo,
e per la mia causa sono pronto a morire!»
«Prendete ora Folkvard Lovmandsøn,
e rotolatelo dentro una botte!
Fate in modo che dame e fanciulle vedano
quanto sinceramente amano Folkvard»
Quando Folkvard saltò dentro la botte,
non dimenticò né l’educazione né il contegno:
salutò la regina, la dama Helvig,
e tutte le sue buone dame di corte(2)
«Io vi prego, regina, dama Helvig,
voi siete una regina così nobile
quando saprete che io sarò morto,
venite a cavallo incontro al mio corpo!»(3)
La regina era nel castello di Helsingborg,
e lì ascoltava attentamente;
udì le campane a Elsinore(4)
suonare interamente per ser Folkvard
Fu la regina, la dama Helvig,
che parlò a due scudieri:
«Fate uscire il mio destriero dalla stalla,
e mettetegli la sella dorata!
Fate uscire il mio destriero dalla stalla,
e mettetegli la sella dorata!
Voglio cavalcare fino a Elsinore
e sentire che ne è stato di Folkvard»
Fu la regina, la dama Helvig,
che varcò la porta delle mura;
allora vide sollevato in alto il corpo di Ser Folkvard,
portato verso di lei privo di vita
Mai ho sentito di un cavaliere
che ricevette un onore più grande:(5)
la regina di Danimarca
camminava a piedi davanti al suo feretro.
Fu la regina, la dama Helvig,
che rimase ferma sopra la tomba di Folkvard;
sette libbre d’oro rosso(6)
offrì in dono per l’anima di Folkvard.
Fu la regina, la dama Helvig,
che salì sul suo cavallo;
così cavalcò verso il castello di Helsingborg,
e il dolore fu suo ospite.
Fu la regina, la dama Helvig,
che giunse ai cancelli del castello;
fuori si trovava il signore re Magnus,
che vi si appoggiava per riposare
«Benvenuta, regina, madama Helvig!
Voi siete una regina così nobile:
siete stata a Elsinore
a seppellire il corpo del signor Folkvard?»
«Ditemi, signore re Magnus,
vestito del vostro rosso scarlatto:
se è stato interamente per colpa mia
che Folkvard ha dovuto morire!»
«Ditemi, regina, signora Helvig,
in tutta la vostra schietta verità:
se Folkvard era il più caro al vostro cuore
tra tutti i nostri uomini!»
«Voi siete il più caro al mio cuore
tra tutti gli uomini del mondo;
e tutti i cavalieri che vi prestano servizio,
per amor vostro mi vogliono bene!»
Non pianse e non rise,
così immensa era la sua disperazione;
la prima notte in cui dormirono insieme,
lei morì proprio tra le braccia di lui.(7)
Ti dico, Folkvard, che devi fuggire dal paese
(1) Nella corte medievale scandinava la fruerstue era il gineceo o la zona riservata alle donne della nobiltà
(2) Il gesto è uno schiaffo morale al re Magnus: Folkvard ribadisce la purezza del suo affetto e la sua devozione cortese fino all’ultimo secondo di vita
(3) Nella cultura medievale, accogliere il corpo di un cavaliere caduto era un atto di massimo onore e rispetto. Folkvard chiede a Helvig di sfidare la volontà e la gelosia del re attraverso questo atto di pietà, dimostrando pubblicamente l’innocenza e la nobiltà del loro legame
(4) La regina si trova a Helsingborg (in Svezia), ma riesce a sentire il suono delle campane a morto che risuonano dall’altra parte dello stretto dell’Øresund, nella città di Elsinore (Helsingør, in Danimarca)
(5) Il narratore sottolinea l’eccezionalità dell’evento. Folkvard è morto giustiziato come un traditore per ordine del re, eppure la ballata sottolinea che nessun cavaliere ha mai ricevuto un tributo così glorioso.
(6) l’espressione “røde guld” (oro rosso) era una tipica formula poetica medievale per indicare l’oro zecchino, puro e di altissimo valore. Il dono di Helvig rappresenta un’offerta o un lascito alla Chiesa per garantire messe di suffragio per la salma del defunto
(7) Morire tra le braccia del re Magnus è un estremo atto d’accusa involontario: il sovrano riottiene la moglie, ma questa muore, lasciandolo solo con il peso della propria folle gelosia e del feroce assassinio di Folkvard
la versione svedese: Falken Albregtson
La versione riportata in “Harald Oluffsons Visbok” (1572) riprende la storia norvegese del rapimento ma ne da una versione edulcorata, senza violenze e battaglie. Il rapimento d’amore va a buon fine e non solo gli amanti fuggono in Norvegia felici e contenti ma anche il fidanzato “scippato” sembra prenderla con filosofia.
Swennen haffuer eun jomfru kahr
aff hugenn och alt sitt sinne
hann teneker pa henne hadhe dag och natt
ehwarest han henne skall finne
Ther honn wille sielf wara mijun
Hon haffuer sigh en annen troloffuedt
thet gor mitt hierte stoor kvida
tu sale nu mig thenu gongere gra(1)
till henue ta lyster migh rijde
Han rijder sigh for jomfru bur(2)
ther weeterenn inne wakar
han talade tillhonom sa blijdelig
han swarade thett beste han kunde
”Tig giffuer jeg min kappe bla
fodred med Sabbell skinne(3)
och will ta bare minn bud i dag
for fruger och jomfru inne”
”Tu behalt nu sielf tinn kappe bla
fodred med Sabbell skinne
och well bar jeg tinn bud i dag
for fruger och jomfru inne”
Weeterenn gar i stugunne inn(4)
han stadde for brede borde
sa snell war han i tungenne
sa well forer han sinn ord
”Har holler en vagersvenn for war port
hans hester are apalle gra
och war thenn suen han haffuer med sig
te haffue blangt harnisk uppa(5)
Har holler en vagersvenn for war port
hans kladen are idelige grone
och kwar thenn hoffmann han haffuer med sig
te lycknes mott ridderen skone
I tagen utaf mitt huffued gull
i huiffuen mitt wite anne
ar thet ten swenn som mig haffuer kar
at han mig icke kennere
Junkom Falken Albretson
gullr inger hade han om hander
”Herr Gud signe tin ugonn tu
sa gladelig jeg ten kender!”
Han tog och ten stolt jomfru
han lyfte henne pa gangere gra
och sa rede te ifra Norie heem
sa lustige wore te bade
Thet war och ten lille smadreng
han gaf sig ingen wijle
och an rider han om en sommer natt
well femten walske milie
”I sitten her jous kare herre mij
i dricken bade miod och win
Falken Albretson foor till Norie
och forde bort feste mo minn”
Och fare wi till Norie
ten lilie wand at hemta
och alrig fa wi henne mo igenn
thet ma wi rett alrig wente
Il giovane cavaliere ha una fanciulla cara
nel cuore e in tutta la sua mente;
pensa a lei sia giorno che notte,
ovunque egli possa trovarla.
Purché lei stessa voglia essere mia
Lei si è fidanzata con un altro,
questo reca al mio cuore un grande dolore;
sellatemi ora quel destriero grigio,
poiché verso di lei desidero cavalcare.
Egli cavalcò fino alla dimora della fanciulla,
laddove il guardiano vegliava all’interno;
egli a alui parlò con così grande cortesia,
ed egli rispose nel miglior modo possibile
“A te dono il mio mantello blu
foderato di pelliccia di zibellino,
se oggi vorrai portare la mia ambasciata
alle dame e alla fanciulla là dentro.”
“Tenetelo voi stesso il vostro mantello blu
foderato di pelliccia di zibellino,
e volentieri porterò la vostra ambasciata
alle dame e alla fanciulla là dentro”
Il guardiano entrò nella grande sala,
si fermò davanti all’ampia tavola;
fu così abile con la lingua,
così bene seppe porgere le sue parole
“Fuori dalla nostra porta si trova un viandante,
i suoi cavalli sono grigio mela;
e tutti gli scudieri che egli ha con sé
indossano un’armatura lucente.
Fuori dalla nostra porta si trova un viandante,
le sue vesti sono interamente verdi;(6)
e ogni cortigiano che egli ha con sé
somiglia a uno splendido cavaliere.
“Toglietemi la corona d’oro dalla testa,
coprite la mia bianca fronte;
se questo è il giovane che mi ama,
non potrà non riconoscermi”
Entrò Falken Albrektsson,
aveva anelli d’oro alle mani;
‘Che il Signore Iddio benedica i vostri due occhi,
così felicemente io vi riconosco!'”
Egli prese quella fiera fanciulla,
la sollevò sul suo destriero grigio;
e così cavalcarono via verso la loro casa in Norvegia,
ed entrambi erano così felici.
E c’era anche il piccolo servitore,
che non si concesse alcun riposo;
e cavalcò ancora in una notte d’estate
per ben quindici miglia straniere.
“Voi sedete qui, miei cari signori,
e bevete sia idromele che vino;
Falken Albrektsson è andato fino in Norvegia
e ha portato via la mia promessa sposa!
E se anche andassimo in Norvegia
per riprenderci quel ramoscello di giglio(7),
non la riavremo mai più indietro come sposa,
questo non dobbiamo proprio mai più sperarlo.“
(1) Il gångare è il destriero dei cavalieri medievali, e il colore grigio (grå) è un attributo classico e nobile per i destrieri nelle ballate cavalleresche.
(2) Nel Medioevo scandinavo, il bur (o buer) era una stanza o un edificio separato all’interno della herregård (la tenuta nobiliare), destinato specificamente alle donne della casa e alle fanciulle, per proteggerle e garantirne la riservatezza
(3) Il mantello blu foderato di zibellino rappresenta un dono di immenso valore materiale e sociale per l’epoca. Lo zibellino era una delle pellicce più pregiate e costose del Medioevo, simbolo di altissimo rango nobiliare
(4) Stugunne (stugan in svedese moderno) nell’antico svedese medievale si riferiva alla sala principale della casa, il salone dove la famiglia e gli ospiti si riunivano attorno alla tavola.
(5) non solo il cavaliere è vestito magnificamente, ma perfino i suoi scudieri (svenner) sfoggiano armature lucide a specchio, segno che non si tratta di un comune viandante, ma di un potente signore
(6) Nelle ballate medievali il verde è spesso il colore della nobiltà, della giovinezza o dell’amore cortese.
(7) “il ramoscello di giglio” è una metafora poetica molto comune per indicare una fanciulla pura, nobile e bellissima.
https://www.bokselskap.no/boker/30ballader/falkvor
https://snl.no/Falkvord_Lommansson
https://cst.dk/dighumlab/duds/DFK/Dorthe/html/HJB46.htm
https://no.wikipedia.org/wiki/Falkvor_Lommansson
https://sv.wikipedia.org/wiki/Folke_Algotssons_brudrov
