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Manu Lann huel: Gioielli neri e bianchi incastonati in cattivi tempi

“La pioggia, la pioggia, piove nella mia memoria, la pietra dei nostri cuori risolleva la bilancia, ricordiamoci di noi, ricordiamoci la danza e il peso della notte che ha fatto la nostra storia.”

Quando si parla di Manu Lann huel spalancate le pupille, ogni sua canzone offre un capolavoro sospeso sulla linea dell’orizzonte, dette dalla sua voce le parole sembrano sorgere dalla luce dell’acqua e le loro visioni accarezzano sempre l’anima, a partire dal primo disco fino al recente, avventuroso e spettrale “Un Rien De Temps”, che appunto all’inizio sembra ricongiungersi. Il perchè questo esordio sia rimasto un “mai ristampato” è un mistero, le richieste non sono mancate in Francia e non solo in Bretagna, soprattutto per la sua proposta musicale “progressive folk”. Il suono di questo LP registrato allo studio Iris di Milizac, nel Finistère nell’estate del 1976, rappresenta un’eccezione nella sua carriera, conierei l’espressione breton-gotic-rock per l’occasione, semplicemente ammaliante, unico, in anticipo e senza seguito. Gli arrangiamenti sperimentali per l’epoca, come, per esempio, le campane da chiesa nell’intro dell’immaginifico pezzo iniziale “Passant par les champs le long de la rivière“:


I
M’en descendant un soir d’été
Passant par les champs le long de la rivière,
M’en descendant un soir d’été
Croyant qu’au village tout dormait,
Viens voir la fleur rouge dans les blés.
II
Croyant qu’au village tout dormait
Passant par les champs le long de la rivière,
Croyant qu’au village tout dormait
Je trouvai les feux allumés,
Viens voir la fleur rouge dans les blés.
III
Je trouvai les feux allumés,
Passant par les champs le long de la rivière,
Je trouvai les feux allumés,
Premier que je vis, demandai
Viens voir la fleur rouge dans les blés.
IV
Premier que je vis, demandai,
Passant par les champs le long de la rivière,
Premier que je vis, demandai
Ce qu’on fêtait, ce qui s’passait,
Viens voir la fleur rouge dans les blés.
V
Ce qu’on fêtait, ce qui s’passait,
Passant par les champs le long de la rivière,
Ce qu’on fêtait, ce qui s’passait,
On se bat, me dit-il, aux frontières,
Viens voir la fleur rouge dans les blés.
VI
On se bat, me dit-il, aux frontières,
Passant par les champs le long de la rivière,
On se bat, me dit-il aux frontières
On se bat, me dit-il, c’est la guerre,
Viens voir la fleur rouge dans les blés.
VII
On se bat, me dit-il, c’est la guerre,
Passant par les champs le long de la rivière,
On se bat, me dit-il, c’est la guerre,
Les hommes d’ici n’veulent pas la faire,
Viens voir la fleur rouge dans les blés.
VIII
Les hommes d’ici n’veulent pas la faire,
Passant par les champs le long de la rivière,
Les hommes d’ici n’veulent pas la faire,
Demain ils seront mis aux fers,
Viens voir la fleur rouge dans les blés.
IX
Demain ils seront mis aux fers,
Passant par les champs le long de la rivière,
Demain ils seront mis aux fers,
Fusillés pour crime de guerre,
Viens voir la fleur rouge dans les blés.
X
Fusillés pour crime de guerre,
Passant par les champs le long de la rivière,
Fusillés pour crime de guerre
Selon la loi des militaires,
Viens voir la fleur rouge dans les blés.
XI
En attendant que matin vienne,
Passant par les champs le long de la rivière,
En attendant que matin vienne
Les enlever à ceux qu’ils aiment,
Viens voir la fleur rouge dans les blés.
XII
Les enlever à ceux qu’ils aiment,
Passant par les champs le long de la rivière,
Les enlever à ceux qu’ils aiment,
Ils vont danser sans joie, sans haine,
Viens voir la fleur rouge dans les blés.
XIII
Ils vont danser sans joie, sans haine,
Passant par les champs le long de la rivière,
Ils vont danser sans joie, sans haine,
Pour les hommes qui ont guerre pour reine,
Viens voir la fleur rouge dans les blés.
XIV
Jeunes gens qui m’écoutez,
Passant par les champs le long de la rivière,
Jeunes gens qui m’écoutez
Pensez aux fleurs qui ont poussé,
Viens voir la fleur rouge dans les blés.
XV
Pensez aux fleurs qui ont poussé,
Passant par les champs le long de la rivière,
Pensez aux fleurs qui ont poussé
Sur leurs poitrines dans l’été,
Comme des fleurs rouges dans les blés,
XVI
Comme des fleurs rouges dans les blés,
Comme des fleurs rouges dans les blés,
Comme des fleurs rouges dans les blés.
PASSANDO PER I CAMPI LUNGO IL FIUME
I
Uscendomene fuori una sera d’estate
Passando per i campi lungo il fiume,
Uscendomene fuori una sera d’estate
Credendo che in paese tutto dormisse,
Vieni a vedere il fiore rosso nel grano.
II
Credendo che in paese tutto dormisse,
Passando per i campi lungo il fiume,
Credendo che in paese tutto dormisse,
Trovai i fuochi accesi,
Vieni a vedere il fiore rosso nel grano.
III
Trovai i fuochi accesi,
Passando per i campi lungo il fiume,
Trovai i fuochi accesi,
Al primo che vidi domandai,
Vieni a vedere il fiore rosso nel grano.
IV
Al primo che vidi domandai,
Passando per i campi lungo il fiume,
Al primo che vidi domandai
Che si festeggiava, che succedeva,
Vieni a vedere il fiore rosso nel grano.
V
Che si festeggiava, che succedeva,
Passando per i campi lungo il fiume,
Che si festeggiava, che succedeva,
Si combatte, mi disse, alle frontiere,
Vieni a vedere il fiore rosso nel grano.
VI
Si combatte, mi disse, alle frontiere,
Passando per i campi lungo il fiume,
Si combatte, mi disse, alle frontiere,
Si combatte, mi disse, c’è la guerra,
Vieni a vedere il fiore rosso nel grano.
VII
Si combatte, mi disse, c’è la guerra,
Passando per i campi lungo il fiume,
Si combatte mi disse, c’è la guerra,
Gli uomini di qui non vogliono farla,
Vieni a vedere il fiore rosso nel grano.
VIII
Gli uomini di qui non vogliono farla,
Passando per i campi lungo il fiume,
Gli uomini di qui non vogliono farla,
Domani saranno messi ai ferri,
Vieni a vedere il fiore rosso nel grano.
IX
Domani saranno messi ai ferri,
Passando per i campi lungo il fiume,
Domani saranno messi ai ferri,
Fucilati per crimine di guerra,
Vieni a vedere il fiore rosso nel grano.
X
Fucilati per crimine di guerra,
Passando per i campi lungo il fiume,
Fucilati per crimine di guerra,
Secondo la legge dei militari,
Vieni a vedere il fiore rosso nel grano.
XI
Aspettando che venisse il mattino,
Passando per i campi lungo il fiume,
Aspettando che venisse il mattino,
A portarli via ai loro cari,
Vieni a vedere il fiore rosso nel grano.
XII
A portarli via ai loro cari,
Passando per i campi lungo il fiume,
A portarli via ai loro cari,
Balleranno senza gioia e senza odio,
Vieni a vedere il fiore rosso nel grano.
XIII
Balleranno senza gioia e senza odio,
Passando per i campi lungo il fiume,
Balleranno senza gioia e senza odio
Per gli uomini che hanno la guerra per regina,
Vieni a vedere il fiore rosso nel grano.
XIV
Giovani che mi state a sentire,
Passando per i campi lungo il fiume,
Giovani che mi state a sentire,
Pensate ai fiori che sono cresciuti,
Vieni a vedere il fiore rosso nel grano.
XV
Pensate ai fiori che sono cresciuti,
Passando per i campi lungo il fiume,
Pensate ai fiori che sono cresciuti
Sui loro petti nell’estate,
Come fiori rossi nel grano,
XVI
Come fiori rossi nel grano,
Come fiori rossi nel grano,
Come fiori rossi nel grano.

NOTE
Traduzione italiana di Richard Gwenndour (alias Riccardo Venturi quando scrive in francese)
Con revisioni di Flavio Poltronieri

Ma per l’arte di Manu il bello sarebbe venuto dopo, i suoi dischi sono tanto rari quanto è grande il suo talento. Un talento vasto quanto il mare, il mare che è sempre protagonista nella sua poetica “…le anime appese ai galleggianti del molo hanno i corpi in ritardo, molto in alto gli uccelli alla sommità della notte, nelle ali del faro, lungo i singhiozzi che portano verso la terra i crimini del mare, il ventre bianco dei flutti….“. Lui non canta per divertimento e non c’è nulla di pittoresco nella sua rauca voce blues che parla dell’amore nelle avversità, nemmeno quando usa le parole di Guy Cadou, Glenmor, Hugo, Ferré, Per Jakez Hélias. Nel tempo, sono stati pochi i dischi ma abbastanza per farlo diventare un menhir nel paesaggio culturale bretone contemporaneo, in tempi più recenti, a causa del suo aspetto, qualcuno si è divertito a coniare per lui l’epiteto di “Johnny Cash del Finistère”

All’inizio era Lannhuel, poi la parola si è divisa ma è lo stesso. Quel che conta è la voce granitica di quest’uomo di Douarnenez, cresciuto in mezzo alla campagna e che il demone della scrittura ha tiranneggiato al punto di fargli abbandonare ben presto gli studi di medicina a Brest, dove era arrivato nel 1969, per raggiungere le tempeste salate e un orizzonte dove le nebbie coprono le brughiere sulla luce dell’acqua, sotto un vento a bruciapelo “…Ottobre d’Ouessant, il cielo folle del mattino, dietro l’oceano migliaia di orfani, talvolta nel porto d’Oberlac’h risuona la tempesta e la campana a morto….raccolgo i venti nel cavo del mio petto per conoscere i confini dell’acqua e delle albe tracciate dagli uccelli, laggiù il mio cuore ha ormeggiato tra i lembi di roccia e di alga delle maree…”. Io vivo di parole, lavoro di parole, sogno di parole, creo di parole, ma nessuna delle mie parole può descrivere meglio del vostro ascolto l’emozione che quest’uomo riesce a far nascere, ad ognuno la sua (“….so di cuori fermati tra il rosso ed il verde, la loro chioma è di roccia, i loro occhi di onda azzurra, Jean e Jeanne sono di pietra, dorme l’amore millenario….“):

Uomo nel suo splendido isolamento, bardo bilingue dalla scrittura multiforme o poeta errante armoricano, Manu non canta le qualità umane esemplari ma piuttosto di ciò che si nasconde sotto la poesia totale, in una visione planetaria dell’esistenza. Per lui “la poesia è la vita della gente semplice“, che vive e lavora in una terra di Bretagna senza centrali nucleari, senza militari ovunque e senza devastazioni del territorio. Quest’uomo rivolto verso un oceano il cui orizzonte fa venir voglia di guardare se dietro non ci sia un’isola: Molène, Sein, Batz, Houat o, la sua preferita, Ouessant. Ma terra e mare in Bretagna celebrano da sempre una specie di matrimonio, quello dell’Armor e dell’Argoat, è così che qui si ha sempre l’impressione di trovarsi su un’isola. “

L’ultimo disco rappresenta un’altra visione della forma canzone: “Un rien de temps” è privo di concessioni e musicalmente potrebbe essere catalogato “free-rock”. Le dolorose parole sono tutte opera di Arnaud de Gouefflec, artista polimorfo, alcune scritte proprio pensando a Manu e destinate all’inizio a far parte solo di “sessions fantasma”. Sei testi-fiume crepuscolari sulla notte, il vagabondare tra ferite e ricordi in preda a furori, infamie e poesia onirica, un disco di bilanci, una specie di odissea nera, come il romanzo poliziesco di un bardo moderno, elettrico e selvaggio. La crudezza degli ambienti, il minimalismo dei suoni, la voce che erode o salmodia, l’espressione monotona del primitivo e tribale, il mantra, contribuiscono tutti a folgorare il gwerz. Si assiste alla rappresentazione teatrale di una celtitudine senza muri, depravata da altri orizzonti da est e da ovest, una cerimonia pagana sciamanica e lancinante: “C’è sempre una luce in fondo al tunnel, anche se è quella di un treno che arriva dal senso opposto

Pubblicato da Flavio Poltronieri

Autore - Traduttore - Etnomusicologo

Una risposta a “Manu Lann huel: Gioielli neri e bianchi incastonati in cattivi tempi”

  1. “Passant par les champs le long de la rivière” mi ricorda la nostra Caporetto e tutti gli italiani morti (nelle trincee della Grande Guerra) per il loro ammutinamento, grazie Flavio per aver portato il brano in Terre Celtiche

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