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Terre Celtiche Blog

Lina Bellard: Le lepri se ne vanno ma i cassetti restano

Lina Bellard

Era da tempo che sulla scia di Kristen Noguès, Myrdhin o Kirjuhel, non si sentiva un’arpa creativa come quella di Lina Bellard. I genitori originari di Périgord, l’infanzia trascorsa in India e l’adolescenza a Poitou, Lina ha sempre amato visceralmente questo strumento. Come lei, la sua arpa è uno strumento giovane. E’ stata reinventata negli anni 50 dal padre di Alan Stivell che poi l’ha resa popolare. Sarebbe improprio definirla “bretone”, solo perché è rinata in quel luogo. Di fatto è un’arpa celtica, i progetti per l’arpa medievale sono andati colpevolmente e definitivamente perduti e l’arpa cosidetta “celtica” attuale è influenzata dalle tecniche di liuteria dell’arpa classica.

La Bretagna apparve a Lina come l’unico luogo dove suonare musica tradizionale non risultasse antiquato per una ragazza. Anche se ciò non era sufficiente in quanto in Francia non esiste una tradizione popolare di strumenti a pizzico, lei imparava ad orecchio e voleva suonare senza l’ausilio di spartiti e superare la fissità dello strumento, così come è abitualmente proposto in Europa. Nella sua mente turbinavano le musiche dell’Asia Centrale, dell’Iran , dell’Uzbekistan, inseguiva il sogno di utilizzare con l’arpa le tecniche sonore dei liuti orientali a manico corto, come l’oud o il setar. Si è impegnata a sviluppare una tecnica con le unghie al fine di ottenere effetti sonori continui e i cambiamenti di intonazione del suono solitamente prerogativa della musica modale.

Nel 2006 Lina Bellard viene invitata da Denez Prigent ad aprire il suo concerto all’Alhambra, nel 10° arrondissement di Parigi, un po’ di tempo dopo incontra la sua quasi coetanea cantante bretone Rozenn Talec, originaria di Carhaix-Plouguer. Rozenn e Lina iniziano una avventura artistica comune nel settembre del 2008. Nel 2009 creano lo spettacolo “Jagrinañ”, un recital di canzoni e arpa costruito da un lamento raccolto in Bretagna alla fine del XIX secolo, dove la voce parlata di Yann -Fanch Kemener , era il filo che collegava tutte le canzoni tradizionali di questo viaggio musicale.

Nel 2010, Lina Bellard presta la sua arpa in quarti di tono, alla musica rituale nel segno d’inventiva e memoria, composta da Roland Becker in omaggio agli “Immrama”, i racconti del viaggio in mare degli eroi sacri celtici verso Tir Na Nog. Una musica acustica marcata dalle scale modali e dai suoi ritmi ciclici a 5, 7, 11, 13, 17 tempi.

Anche se musicalmente un po’ troppo in ombra, nel 2011 partecipa al progretto Krenijenn: Peseurt Mood? dove la tromba è il diapason, l’arpa il cristallo e le macchine garantiscono il clima fest-noz per una musica venuta dal fondo delle età e immersa nel futuro, incantatoria e ripetitiva, al servizio della danza. Nello stesso anno entra a far parte del 4 ° collettivo Kreiz Breizh Akademi, programma di formazione musicale professionale, sotto la direzione artistica del cantante Erik Marchand. Il programma è finalizzato alla trasmissione di tecniche musicali basate sulla comprensione modale e sulla musica popolare bretone. Quella edizione le permette di ritornare in India (a Chennai, l’antica Madras) per un viaggio di studio intorno alla canzone carnatica.

Lina Bellard - Rozenn Talec

Nel novembre del 2013 Lina Bellard registra a Langonnet, Leiz An Dorn (La Mano Piena) un cd in duo con Rozenn Talec, che nel frattempo aveva partecipato al 3° collettivo della Kreiz Breizh Akademi. Due sorridenti ragazze che negli anni duemila riprendono i gwerziou, gli immensi lamenti tradizionali del popolo di Bassa Bretagna in cui Rozenn, grazie al padre cantante, ha fatto il bagno fin dall’infanzia. Gwerz come Lazherez he bugel, la storia della figlia di una ostessa di Lanmérin che partorì un bambino senza volerlo, lo uccise e poi si consegnò immediatamente alla giustizia per espiare la sua colpa. E l’arpa non è un accompagnamento ma una continua innovazione, viene trattata come fosse un liuto o una kora.

La canzone che esce da questo creativo duo è intrisa della diversità orientali. Vengono raccontate storie forti e pezzi leggeri dai respiri e dalle emozioni multicolori. Il viaggio dei canti tradizionali offre la possibilità a un duo di voce ed arpa ispirate, di arrivare ben lontano dall’immaginario mondo tinto di classicismo e salotti di velluto. Nelle composizioni di Lina si odono distintamente accenti di kanun, cugino orientale dell’arpa o quelli della kora dell’Africa occidentale.

Leiz An Dorn è un esempio perfetto della risposta personale alle influenze che i giovani artisti bretoni ricevono oggi: sintesi e personalizzazione delle masse di informazione musicale e delle sensibilità che la condivisione e modernità attuali offrono. “Non credere che la tua verità possa essere trovata da qualcun altro…attaccati solo a ciò che senti che non è altro che te stesso e crea da te stesso, con impazienza o pazienza, il più insostituibile degli esseri” – Manuel Kerjean (1).

La scelta del repertorio di questo album ci permette di ascoltare una serie di testi che erano dei famosi standard nella Bretagna centrale nel XX° secolo. In particolar modo quelli di matrimonio. Tad Janedig (Il padre di Jeanne), che racconta la stroria di Bolomig che rifiutò di dare in sposa la figlia a Kloaregig, salvo poi offrirgliela quando ormai era troppo tardi. Ar momant dimi (L’ora del matrimonio), la storia della madre che fece il grave peccato di sposare la figliola appena quindicenne, contro il suo volere, ad un uomo malvagio e pericoloso. Boked an euredoù (Il bouquet di nozze), canto d’addio alla casa dei genitori con l’augurio di gloria, gioia e fortuna.

(1) Manuel Kerjean era fin da ragazzo un abile cantante di kan-ha-diskan e fisel, figlio di agricoltori, prigioniero dei tedeschi nel secondo conflitto mondiale, a 46 anni tornò ad esibirsi a metà degli anni 50. Numerosi dei cantanti attuali si sono appassionati grazie a lui: Y. F. Kemener, E. Marchand, A. Ebrel, N. Le Buhé o gli hanno reso omaggio: i fratelli Molard, M. Vassallo.

Nuit de la Bretagne 2016 “Roshan”

Nel 2016 Denez Prigent la invita nuovamente per lo spettacolo “Nuit de la Bretagne” a Caen, ad accompagnarlo dal vivo in “An Hini A Garan” (2), lo struggente tradizionale d’emigrazione di una donna della regione di Vannes.

(2) Il canto è stato magistralmente interpretato anche da Alan Stivell in Chemin de Terre nel 1973 e più recentemente dal Trio ED (Ewen – Delahaye – Favennec) nel cd Route 29, 2005 (…colui che amo fin da quando ero piccola, l’ho perduto per sempre, è partito lontano e non tornerà mai più..).

Toutes les filles s’appellent Jeanne

Tra l’ottobre 2017 e l’aprile 2018 a Penvénan, finalmente Lina Bellard realizza il suo primo disco solista Toutes les filles s’appellent Jeanne, che verrà pubblicato nel gennaio 2020. Il dettaglio qui:

https://www.blogfoolk.com/2020/09/lina-bellard-toutes-les-filles.html

Toutes les filles s’appellent Jeanne
illustrazioni di Maria Menguy

LINK
http://lina-bellard.com/
http://www.tryptyk.fr/projects/toutes-les-filles-sappellent-jeanne-lina-bellard
https://terreceltiche.altervista.org/hare-spell-lincantesimo-della-lepre-fith-fath/

Pubblicato da Flavio Poltronieri

Autore - Traduttore - Etnomusicologo

2 Risposte a “Lina Bellard: Le lepri se ne vanno ma i cassetti restano”

  1. Bene. Mi fa piacere ti sia piaciuto il racconto. A proposito di lepri, in Bretagna esiste una espressione di tradizione popolare che recita “badezet gad eol gad” ovvero “battezzato con olio di lepre”. La si usa quando ci si riferisce ad una mente debole, a quei poverini che guardano spaesati nel vuoto a bocca aperta, senza forse nemmeno sapere cosa stanno cercando.

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