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Terre Celtiche Blog

Kristen Noguès: Un giorno vedrai una pietra sorriderti

Kristen Noguès (14 Marzo 1952 – 5 Luglio 2007) era soprannominata  Logodennig (“piccolo sorriso”)Melaine Favennec parla di lei come di “una stella cadente che  ha lasciato una polverina dorata sulla sua scia”.

“Ho viaggiato con voi fino all’isola Rossa, degli strani uccelli ci seguivano dietro al battello, straziavano delle stelle docili nel cielo, accarezzavano l’onda quieta ed indifferente…”

Kristen Noguès

HO RICEVUTO UNA LETTERA DA KRISTEN NOGUES

Sola, Cristine attraversava Parigi sotto la pioggia obliqua della domenica mattina, da Versailles alla Porte Saint Martin, mentre l’esilio giacobino attraversava la Bretagna accompagnato dalle campane nella memoria bianca del dopoguerra. Cristine, otto anni, camminava a passo svelto in silenzio verso casa della Maestra Denise. Kristen, l’alta marea ha nascosto l’isola rossa. La tua ombra la incendierà un sole fuso. Domani la tua arpa, la porteranno sull’arca di Noè. Intanto però io stavo sognando, da solo, da dieci anni. Giuro che l’ho amata con tutto me stesso, giuro che ho amato la tua voce da soprano, fuori dalle gocce di quella pioggia infantile, graziosa e leggera come una tromba di cera. Forse Kristen fu un sogno ma la sua musica, quella non lo era.
Poi una sera di maggio di metà anni 90 il sogno prese il cappotto e le chiavi ed uscì, percorse le contrade lacustri di Malcesine, sul Lago di Garda, entrò nella Sala Civica del Comune e ne uscì trasformato per sempre. Per quanto il mondo sia dei sordi, non eravamo poi così distanti. Ma i miei sogni avevano potuto solamente abbozzare qualche tratto: a Grandchamp ho sognato che verrà un tempo in cui l’uomo dimenticherà se stesso e diventerà un utensile creato dall’Universo per misurare il Tempo. E anche che il Tempo è destinato a volare sempre più velocemente. Che la fine dei tempi verrà quando i cammini saranno tutti dritti. Ho sognato la sarabanda di un’altra età nel Morbihan: che la stazione di Lambel-Camors, gelida, buia e deserta dalla fine della seconda guerra mondiale, a mezzanotte in punto all’improvviso, illuminava di bagliori verdi le sue finestre, le ombre degli antichi passeggeri che arrivavano da Rafales e da Levallois e danzavano anterdro indiavolati al suono di biniou, violini e fisarmoniche. Tutto ciò che era nero è diventato bianco, ciò che era bianco è diventato nebbia. E’ del tutto inutile andarle a cercare con il dito sulla cartina geografica: quelle località non si trovano, quella precisione, quella esattezza non sono che una illusione, non esistono, credetemi, io c’ho vissuto!
Non è vero, non ho viaggiato che fra le mie quattro mura. Le gioie, le follie le ho viste solo da dietro le mie finestre. Non ho mai danzato le gavotte, non ho attraversato i cammini sui Monts d’Arrée, ho visto tutto da dietro le mie colline. I segreti delle fontane e la voce del vento, li ho ascoltati solo nel mio silenzio. Non sono salito fin sul Roc’h Ruz, non sono entrato nella cappella di Saint-Michel-de-Barsparts a salutare l’arcangelo Michele. I tempi delle stagioni, il respiro degli alberi, li ho trovati nella tua musica. Mi sembrava di aver visto…da qualche parte…era la sera stessa…appena aperta la porta…l’aria era così leggera…tutto sembrava propizio…niente faceva ombra allo stupore…gli alberi erano complici…Nantes è una città di marmo rosa circondata da un po’ di vento, ho creduto di sentire le campane, l’angelus suonare grave nel soffio primaverile, ho creduto di nascere, fra le mie mura non ho fatto altro che dormire.

IL CAMMINO VERSO L’ASSOLUTO ATTRAVERSO LA MUSICA E LA LINGUA BRETONE”: queste sono state le parole del prete quel giorno. Una delle ultime volte che è stata qui eravamo a Pesina, sul Lago di Garda, a casa di un caro amico di quegli anni lontani, c’era addirittura John Surman a suonare con lei quella sera, c’era anche un gattone bianco.

Kristen Noguès

Mi consegnò una lettera con un invito a casa sua a Brest. Aveva partecipato al capolavoro di Denez Prigent “Me ‘Zalc’h Ennon Ur Fulenn Aour” e alla “Celtic Procession” del suo compagno Jacques Pellen, ma era soprattutto quando era sola che sentivi le sue dita sensuali scolpire materia sonora sulle corde sensibili. Nel 2001 era ancora qui a Verona. Timida, intimorita, sorridente. Poi l’attacco finale, quel maledetto 4 luglio, la chiesa di Plougastel-Daoulas, la cornamusa di Patrick Molard, il canto degli amici, “Time will cure”, “Jesus pegen braz eo”. Ora il Giardino della Piazza Vinet è stato ribattezzato Giardino Kristen Noguès. Ma chi se ne frega, lei non c’è più. E manca.

Ar Men Du (Per-Jakez HELIAS, 1974)

I
Ho kared rin abaoe dec’h
Abaoe kenta deiz ar bed
Warc’hoaz ken stard em eus ho karet
Ma kollan alan hirio c’hoaz
II
Aze dalc’het, tu all ho karan
E lechiou n’ouzon netra outo
En ollved hag a chom da groui
Hag e pep tuiou a neblec’h
III
Hep ano deoc’h ho kared ris
Ho noz a lugernas em deiz
Re-bar d’un ehon a ven du
Ha neuze dres on deut er bed-mañ
I
Vi amerò da ieri
Che ne perdo il fiato oggi
Dal primo giorno del mondo
Domani vi ho tanto amato
II
Tenuto là, vi amo altrove
Nei luoghi sconosciuti di noi
Nell’universo ancora da fare
Dappertutto e da nessuna parte
III
Senza il vostro nome vi amavo
La vostra notte brilla nel mio cuore
Come un’immensa pietra nera
E fu allora che nacqui

NOTE
La Pietra Nera (traduzione italiana di Flavio Poltronieri) (Il testo di Pierre-Jakez Hélias è stato musicato anche dal gruppo An Triskell nel disco Kroaz-hent)

Marc’h Gouez 1976
1990 : Kernelec , CD (Wundertüte)

An Evor è musica bretone – quasi interamente contemporanea – interpretata all’arpa, con occasionale sostegno di basso elettrico e l’aggiunta di qualche sobrio effetto, da uno dei maggiori esponenti musicali di questa regione.
Il titolo è quello della poesia di un altro contemporaneo molto amato da chi conosce e ama la Bretagna, Yvon Le Men. L’arpista musicò e cantò il testo già qualche anno fa su “La seule aventure” (su etichetta Kerig, distr. Coop Breizh) poesie scritte e lette da Le Men con interventi di Noguès e Y-F Kemener.
Fredda e cerebrale per alcuni, la musica essenziale di Noguès esige attenzione e abbandono. Chi ce la mette ottiene ricompensa non da poco: avvicinare, forse svelare l’anima più profonda e nascosta di Bretagna. Ma è musica che parla all’anima, dunque senza confini. Indicato per chi sa ancora mettersi ad ascoltare, in silenzio. Per chi non ha paura di ascoltarsi.” (Luca Pedrone stralciato da Folk Bulletin)

An Evor , CD ( Coop Breizh )
Feuteun Wenn – “An Evor” – 2000

LINK
Approfondimento biografico in francese
https://www.folkbulletin.com/an-evor-kristen-nogues-coop-breizh-cd882-1999-arpa-bretagna/
https://noteblanche.blogspot.com/2016/08/kristen-nogues.html

Kristen Nogues – Cinémathèque de Bretagne from CinémathèqueDeBretagne on Vimeo.

Pubblicato da Flavio Poltronieri

Autore - Traduttore - Etnomusicologo

2 Risposte a “Kristen Noguès: Un giorno vedrai una pietra sorriderti”

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