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Terre Celtiche Blog

Tri Yann: Crepuscolo risplendente (esordi)

I bretoni Tri Yann compiono 50 anni di carriera ed è ora, come sentenziava una canzone di Leonard Cohen: Closing Time!

Cinquant’anni di carriera

tri yann

Ancora in attività 50 anni dopo la loro formazione, da quel 27 dicembre 1970 a Plouharnel, vicino a Carnac, nel Morbihan, giorno di San Giovanni, quando Jean Chocun, Jean-Paul Corbineau et Jean-Louis Jossic, presero flauto e chitarre per cantare davanti agli amici, la “Pastourelle de Saint-Julien”, una “maraichine”, ovvero una danza proveniente dal Marais, zona prossima a Nantes. Il primo disco (realizzato grazie all’intermediazione di Gilles Servat) fu loro sufficiente per essere invitati all’Olympia nel 1972, da Juliette Gréco che aveva deciso di far aprire il proprio concerto a dei giovani cantanti, come Daniel Guichard, Yves Duteil e appunto i Tri Yann.

Non erano certo ancora dei professionisti, Jossic e Baudriller facevano gli insegnanti di scuola, Corbineau lavorava in un supermercato e Cochun nell’ufficio reclami di una compagnia marittima. Superfluo tracciare qui un ritratto di questo gruppo coperto di dischi d’oro e di tournées ovunque, dal Québec alla Louisiana, onorati del titolo di Cavalieri delle Arti e delle Lettere nel 2000.

Tri Yann: Pastourelle de Saint-Julien

Tri Yann: La Scoperta o l’ignoranza, 1976

tri yann

Nel 1976 i Tri Yann escono dalla Bretagna, la loro opera diventa meno danzante. L’Album La découverte ou l’ignorance è zeppo di colte informazioni storiche e fotografiche a cura di Jean-Louis Jossic su ogni canzone e la scultura musicale di Marcel Dinahet in copertina è un biglietto da visita perfetto per il gruppo. 

Anche se timidamente, i Tri Yann intraprendono un cammino progressivo che sgretolerà il concetto d’invecchiamento, anche grazie a degli arrangiamenti atemporali al millimetro. “La Jument de Michao” ne è un ottimo esempio, col suo celebre ritornello “J’entends le loup, le renard et la belette, j’entends le loup et le renard chanter” che non si dimentica più.

La Jument de Michao: An dro bretone e il rock

L’an dro compie meraviglie quando si sposa al rock, come Alan Stivell aveva intuito per primo, poco tempo addietro. Un violino trascinate, chitarra elettrica, basso e biniou sostenuti da kan-a-diskan e le arie tradizionali vengono attraversate dai cambiamenti di mentalità, dovuti all’urbanizzazione di una società bretone tradizionalmente rurale e dall’influenza dei média.
La versione bretone francesizzata dei Tri Yann ha reso popolare la canzone in tutto il mondo.

Tri Yann in La découverte ou l’ignorance 1976

La Jument de Michao

C’est dans dix ans je m’en irai
J’entends le loup et le renard chanter
J’entends le loup, le renard et la belette
J’entends le loup et le renard chanter.

C’est dans neuf ans je m’en irai
La jument de Michao a passé dans le pré
La jument de Michao et son petit poulain
A passé dans le pré et mangé tout le foin.

L’hiver viendra les gars, l’hiver viendra
La jument de Michao, elle s’en repentira.

C’est dans huit ans …
C’est dans un an

La giumenta di Michaud

Tra dieci anni, me ne andrò
Sento il lupo e la volpe cantare
Sento il lupo, la volpe e la faina
Sento il lupo e la volpe cantare.

E tra nove anni me ne andrò
La giumenta di Michaud è passata sul prato
La giumenta di Michaud e il suo piccolo puledro
hanno pascolato e mangiato tutto il fieno.

L’inverno verrà, ragazzi, l’inverno verrà
La giumenta di Michaud se ne pentirà.

E tra otto anni..
E tra un anno…

Sull’ultimo pezzo del disco l’arpeggio di chitarra acustica accompagna la recitazione di un piccolo estratto de “La Découverte ou l’ignorance” dello scrittore nantese Morvan Lebesque, pubblicato nel 1970, un testo che mette fortemente in discussione i concetti amministrativi o geografici di tutte le istanze nazionaliste imperanti.

La Scoperta o l’ignoranza

“Il Bretone è la mia lingua materna?
No: sono nato a Nantes dove non lo si parla…
Sono lo stesso bretone?
Veramente lo credo.
Ma un purosangue.
Che ne so e che importa?
Separatista?
Autonomista?
Regionalista?
Sì e no, diverso.
Ma allora, non si capisce più

Ci chiamiamo Bretoni

Prima di tutto perchè esserlo?
Francese di stato civile, sono chiamato francese.
Assumo ad ogni istante la mia situazione di francese,
la mia appartenenza alla Bretagna
è invece una qualità facoltativa
che posso perfettamente rinnegare o disconoscere,
l’ho d’altronde fatto,
per un lungo periodo ho ignorato d’esserlo…
Francese senza problema,
mi tocca dunque vivere la Bretagna in sovrappiù
o per meglio dire, in coscienza.
Se perdo questa coscienza
la Bretagna cessa di essere in me,
se tutti i bretoni la perdono,
essa cessa di esistere.

La Bretagna non ha documenti.

Esiste solo se ad ogni generazione,
gli uomini si riconoscono come Bretoni
Attualmente dei bambini nascono in Bretagna,
saranno bretoni?
Nessuno lo sa,
a ciascuno. a suo tempo, la scoperta o l’ignoranza

La Découverte ou l’ignorance

Le breton est-il ma langue maternelle ?
Non, je suis né à Nantes où l’on ne le parle pas.
Suis-je même Breton ?
Vraiment, je le crois.
Mais de pure race.
Qu’en sais-je et qu’importe ?
Séparatiste ?
Autonomiste ?
Régionaliste ?
Oui et non, différent.
Mais alors, vous n’comprenez plus.

Qu’appelons-nous être Bretons.

Et d’abord, pourquoi l’être ?
Français d’état civil, je suis nommé Français.
J’assume à chaque instant ma situation de Français.
Mon appartenance à la Bretagne
N’est en revanche qu’une qualité facultative.
Que je puis parfaitement renier ou méconnaître.
Je l’ai d’ailleurs fait.
J’ai longtemps ignoré que j’étais Breton.
Français sans problème
Il me faut donc vivre la Bretagne en surplus.
Ou pour mieux dire en conscience
Si je perds cette conscience
La Bretagne cesse d’être en moi
Si tous les Bretons la perdent
Elle cesse absolument d’être.

La Bretagne n’a pas de papiers.

Elle n’existe que si à chaque génération,
Des hommes se reconnaissent Bretons.
À cette heure, des enfants naissent en Bretagne.
Seront-ils Bretons?
Nul ne le sait
À chacun, l’âge venu, la découverte ou l’ignorance

NOTA

Morvan Lebesque: grande scrittore ed intellettuale, giornalista di Libération negli anni ’50, autonomista bretone durante la guerra, nel suo volume “Comment peut-on etre breton?”, che ha influenzato generazioni intere, cerca di rispondere alla domanda su come si possa essere bretoni. Che poi è la stessa su come si può essere francesi o, in ultima analisi, sul concetto medesimo di democrazia: come si può essere se stessi in mezzo agli altri? Come può definirsi democrazia quella che non riconosce, non rispetta o addirittura si adopera per opprimere culturalmente le minoranze? Come può la città di Nantes trovarsi nella Bretagna storica e non in quella geografica?! Il motto di Naoned è “Favet Neptunus eunti”, ovvero “Nettuno favorisce il viaggiatore“. Glenmor, nel 1971, dopo un anno dalla sua morte, gli dedicò un intero LP.


Pubblicato da Flavio Poltronieri

Autore - Traduttore - Etnomusicologo

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