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Terre Celtiche Blog

La Belle Enchantée, 2016 (Tri Yann)

tri yann

La Belle Enchantée è l’ultimo (finora) disco in studio dei Tri Yann.

I Tri Yann avevano deciso di terminare con i concerti a partire da fine marzo 2020. Erano stati programmati i loro ultimi nove spettacoli a partire da Lille, dopo quello epocale alla Città dei Congressi di Nantes, al quale avevo assistito.
Poi è arrivato la pandemia e il Kenavo Tour è stato rimandato. “I tre Gianni di Nantes” sono il gruppo decano nella Francia intera, potremo definirli i Rolling Stones di Bretagna (o i Fairport Convention di Bretagna, se vogliamo rimanere in un ambito musicale più affine).

La Belle Enchantée

L’immagine di copertina raffigurante “La Conception” di Georges Lacombe, è stata addirittura censurata in sede di vendita da Amazon.com che l’ha “vestita” in quanto offensiva “. L’originale del dipinto di fine ottocento si trova al Museo delle Belle Arti di Quimper, città a cui sono personalmente particolarmente affezionato.

La Belle Enchantée
La Belle Enchantée

Nel disco, composto quasi esclusivamente di testi originali improntati a racconti e leggende celtiche, sono presenti l’Ankou, cadaverico e dai lunghi capelli bianchi sotto il cappellaccio largo, Re Artù che combatte contro bestie selvagge e un dragone, un episodio immaginario della vita di Eleonora d’Aquitania al tempo della seconda crociata (duchessa e contessa, regina consorte di Francia e d’Inghilterra, mecenate di trovatori).

Troviamo inoltre miracoli di Sant’Anna e danze, inni liturgici e gavotte dei sogni, il raccontino crudele di un re annoiato (direttamente da una novella d’Estremo Oriente di Alphonse Allais) e la ballata (basata su un racconto inuit, con tanto di crescendo solenne di cornamuse) di una donna-scheletro, dovuta probabilmente all’immaginazione di un pescatore del Mar Artico rimasto solo e malato d’amore.

La Belle Enchantée: Les Six Couleurs Du Monde

Si ascolta inoltre “Les Six Couleurs Du Monde“, dialogo filosofico tra un fratello e una sorellina sulle bellezze e sulle schifezze che i colori dell’arcobaleno possono rappresentare e sul posto che essi occupano nella vita terrena. Purtroppo nel libretto allegato al cd questa canzone non è completa per un errore di stampa, tempo fa la Segreteria dei Tri Yann mi aveva gentilmente inviato il testo completo. Grazie alla bontà loro.

LES SIX COULEURS DU MONDE
(OU L’ARC-EN-CIEL DE GWENOLA)

Gwenola petite sœur,
Naviguant vers les étoiles,
Qu’emporteras-tu des couleurs
Dont les terriens ont plaisir ?

J’emporterai tout l’arc-en-ciel
Qui se pare des plus belles,
Pour l’offrir en étrenne
Aux astres du firmament.

Que prendras-tu du rouge,
La couleur du sang des guerres,
Du feu que vomit la Terre,
Des juges en toge sévère ?

Je prendrai le rouge au couchant,
Et les lèvres grenadines,
La passion des amants,
Les coquelicots dans les champs.

Que prendras-tu d’orange,
La peau des tigres d’Afrique,
Les prisonniers d’Amérique,
Ou la foudre des dragons ?

Je prendrai l’abricot d’Orient,
Les perles d’ambre et le cuivre,
La poudre de safran,
Et les soucis au printemps.

Que prendras-tu du jaune,
Couleur de la jalousie,
De la crue des torrents,
Et des malades mourants ?

Je prendrai le jus de la treille,
Les ajoncs de l’Armorique,
Les blés mûrs au soleil,
Les citrons rafraîchissants.

Que prendras-tu du vert,
Dans le buisson la vipère,
Les affres de l’infortune,
Les algues à l’odeur de mort ?

Je prendrai la liqueur d’anis,
Les perroquets du Brésil,
Les mousses du Kerry,
Et le jade du Japon.

Que prendras-tu du bleu,
L’acier dont on fait les armes,
Les matins de l’hiver,
Quand du froid naît la misère ?

Je prendrai les fleurs de bleuets,
Les matins de retrouvailles,
La mer caraïbienne,
Et les soieries de Shangai.

Que prendras-tu du violet,
Les morsures de la gangrène,
Les chasubles en carême,
Ou les tentures du deuil ?

Je prendrai la truffe à Noël,
Les robes de Plougastel,
La mûre du roncier,
Et les chardons de Glencoe.

I SEI COLORI DEL MONDO
(O L’ARCOBALENO DI GWENOLA)

Gwenola, sorellina
Navigando verso le stelle
Quali porteresti tu dei colori
Che piacciono ai terrestri?

Porterei tutto l’arcobaleno
Di cui si adornano le più belle
Per offrirlo come una strenna
Agli astri del firmamento

Cosa prenderesti dal rosso,
Il colore del sangue delle guerre,
Del fuoco che la Terra sputa,
Dei giudici in severa toga?

Prenderei il rosso dal tramonto
E le labbra color garofano,
La passione degli amanti,
I papaveri nei campi

Cosa prenderesti dall’arancio
La pelle delle tigri d’Africa,
I prigionieri d’America
O la folgore dei draghi?

Prenderei l’albicocca d’Oriente,
Le perle d’ambra e il rame,
Lo zafferano in polvere
E le preoccupazioni di primavera

Cosa prenderesti dal giallo
Colore della gelosia,
Della piena dei torrenti
E dei malati in punto di morte?

Prenderei il succo della pergola,
La ginestra d’Armorica,
Il grano maturato al sole,
I limoni rinfrescanti

Cosa prenderesti dal verde,
La vipera nella boscaglia,
I morsi della sfortuna,
Le alghe odoranti di morte?

Prenderei il liquore d’anice,
I pappagalli del Brasile,
I muschi del Kerry
E la giada del Giappone

Cosa prenderesti dal blu
L’acciaio con cui si fabbricano armi,
I mattini d’inverno
Quando dal freddo nasce la miseria?

Prenderei i fiori di mirtillo,
I mattini in cui ci si rincontra,
Il Mar dei Caraibi
E i tessuti di seta di Shanghai

Cosa prenderesti dal viola
I morsi della cancrena,
Le càsule della Quaresima
O gli arredi funebri?

Prenderei il tartufo a Natale,
Gli abiti di Plougastel,
La mora di rovo
E i cardi di Glencoe.

(traduzione italiana di Flavio Poltronieri)


Pubblicato da Flavio Poltronieri

Autore - Traduttore - Etnomusicologo

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