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Terre Celtiche Blog

Roland Becker: Tradizione e innovazione sfidano insieme la logica del tempo

Roland Becker, esoterico, istrionico, austero, rigoroso, erudito, ricercatore storico, fiatista, tastierista, compositore.

…i celti sapevano delle correnti telluriche: ne avevano appreso dagli atlantidi, quando i superstiti del continente sommerso erano emigrati parte in Egitto e parte in Bretagna. Gli atlantidi a loro volta avevano appreso tutto da quei nostri progenitori che si erano spinti da Avalon, attraverso il continente di Mu, sino al deserto centrale dell’Australia, quando tutti i continenti erano un unico nucleo percorribile, la meravigliosa Pangèa….i celti però credevano che bastasse scoprire la pianta globale delle correnti. Ecco perché erigevano megaliti: i menhir erano apparati radioestesici, come degli spinotti, delle prese elettriche infitte nei punti dove le correnti si diramavano in diverse direzioni. I leys segnavano il percorso di una corrente già individuata. I dolmen erano camere di condensazione dell’energia dove i druidi con artifici geomantici cercavano di estrapolare il disegno globale, i cromlech e Stonehenge erano osservatori micro-macrocosmici da dove ci si affannava a indovinare, attraverso l’ordine delle costellazioni, l’ordine delle correnti, perché come vuole la Tabula Smaragdina, ciò che sta sopra è come ciò che sta sotto…”
(da: Il Pendolo di Foucault – Umberto Eco – 1988)

Roland Becker
Roland Becker. Photo : Jean Henry, 2005.

Roland Becker, il Cosacco di Bretagna è nato il 1 luglio del 1957 a Auray, nel Morbihan, le lontane origini germaniche sono tutte impresse nella sua imponente sagoma, nel carattere d’oltre Reno e nel temperamento bretone.
La sua apertura di spirito mescola influenze poli-culturali: dalla Bagad a Charlie Parker, dalle fest-noz ai Magma, da un quartetto di sassofoni alla Megalithic Orchestra. Per lui, esoterico, istrionico, austero, rigoroso, erudito, ricercatore storico, fiatista, tastierista, compositore, il passo è breve dai balli della tradizione rurale morbihannaise del 19° secolo (quella dei “concerti deambulatori” di bombarda, biniou e tamburo) al rumorismo elettronico, dalla Kevrenn Alre a John Coltrane.

Alan Stivell vide giusto quando affidò a Roland Becker, l’amico di gioventù, l’orchestrazione delle bombarde per la creazione nel 1979 della sua monumentale Sinfonia Celtica su disco.

L’anno dopo allo stadio Moustoir di Lorient, il 10 agosto, gli affidò la direzione e gli assoli di fronte a 12.000 spettatori.

Alan Stivell: Celtic Symphony

L’insieme del percorso musicale testimoniato dai dischi di Roland Becker offre un’opera jazz-folk d’avanguardia, proteiforme e sconcertante, progressiva e visionaria. Un maestoso archivio di collezionismo musicale rivolto al futuro, un’etica mistica di elementi della natura, terra, aria, astri attraverso bombarde e sassofoni ma anche gong tailandesi, cimbali creoli, piano a pollici africani e strumenti adattati ad arte di liuteria, nel tentativo di cercare un’autenticità andata persa, senza anacronismi di sorta.

Roland Becker (L’Orchestre National Breton):
Er roué Stevan 2000

Lo spazio gli appartiene e le sue creazioni posseggono una dimensione cinematografica a partire dalle tematiche o dalle epoche investigate: utilizza voci, campane, crepitare di fuoco, cigolii di carretti o risuonare di passi come esplora sonorità futuriste con effetti sonori elettronici. Ricrea l’Orchestra Nazionale Bretone e la sua la mitologia popolare persa da secoli donando una preziosissima e riuscitissima opera rustica sulle profezie del veggente Er roué Steven, mendicante anticamente celebre nel paese di Vannes.

Le incisioni di Gavr’Inis disegnano l’alternanza delle vibrazioni, dei giorni, delle notti, delle maree, delle stagioni e degli anni e si fanno preghiera pagana e incanto. L’angoscia si modula in gioia e tenta di disegnare l’intervallo di tempo che separa avvenimenti favolosi, mentre la musica tende verso l’atemporale e il rituale.

Roland Becker: Gavr’Inis 1991

Roland Becker ridona giovinezza al Café Breton degli anni ‘30 con il duo Kof A Kof, ventre contro ventre, la musica dell’Impossibile Signor Min (Pier Min, nato Yves Menez a Scrignac), che rientrato da Panama a trent’anni, con il suo accordéon cromatico fa swingare la gavotta , sposandola con valse-musette e jazz-manouche. Così di colpo tutta la Bretagna danza l’armonia misteriosa e i ritmi sincopati al ritmo della sua geniale orchestra L’Ideal Jazz e lui diventa ovunque una star, un caïd, un cador! New Orleans ha appuntamento con le cornamuse.

Kof A Kof: Roland Becker & Régis Huiban
Roland Becker: Monsieur Kerbec Et Ses Belouzes 2004

Roland Becker sa anche far rivivere al ritmo di un blues con la bombarda, di un tip-tap su un’aria di gavotta o della romanza bretone “L’Héritiere de Keroulaz” (cantata dalla splendida voce di Marthe Vassallo), il mattino del 23 aprile 1931, quando un locomotore che tirava dodici vagoni blu e arancio, si fermò alla stazione di Quimper. Annunciato a gran voce da Pont-Aven a Casablanca, da Nantes a Calcutta, da Lorient a Singapore, dal Bormeo a Sain-Malo, in una scena degna delle Mille e una Notte, ne scesero più di cento artisti e l’artefice di tutto questo: Monsieur Kerbec. Tra loro potevi scorgere un elefante multistrumentista, futuro re del jazz e delle music hall bretoni, che si trasformava in un negozio di porcellana, Marie-Perrine de Kerellou, la più grande ballerina, cantante e spogliarellista d’Europa, fattorini di menhirs, korrigan microscopici, uomini-lupo e quant’altro. Perfino il grande poeta Max Jacob era in attesa alla stazione.

Immrama” (“Viaggi iniziatici” in gaelico) è invece una composizione musicale che diviene l’entrata nel labirinto, sono i codici e le trascrizioni di una cerimonia, o comunque di una esperienza simbolica, un cammino di rivelazione. Sono fotografie geometriche, coordinate, antica reminiscenza di feste medioevali, tamburi, rebecca, pietre sonanti, crotali, roue a carillon, flauti a becco. E poi soprattutto è l’arpa meravigliosa della giovane Lina Bellard, accordata in funzione di quarti di tono, le sue corde che utilizzano misure asimmetriche di 5, 7, 11, 13 e 17 tempi, come in altre epoche in Bassa Bretagna. Nel resto dell’Europa Occidentale, l’irregolarità ritmica è poco praticata ma non è così nel Pays Vannetais. E ancora ci si chiede cosa andassero ad invocare le genti di quei luoghi quando salivano sul monte sacro di Mané Guen? Questa musica dopo più di mille anni, racconta la navigazione degli eroi sacri, il sogno che ha marcato il pensiero celtico e le infinite variazioni dei cammini interiori contro quella che era l’ombra del simbolismo cristiano.

Roland Becker: Immrama 2010

Roland Becker – Musique bretonne aux confins du 18e siècle 2019

Joseph Mahé

Nel CD più recente Roland si occupa invece della divulgazione sonora dei manoscritti dell’archeologo e storico Joseph Mahé (Isola di Arz, 18 marzo 1760 – Vannes, 4 settembre 1831), dotto ecclesiastico che fece tra l’altro un inventario dei megaliti del Morbihan fu e primo collezionista di musica bretone. Il suo saggio Essai sur les Antiquités du Morbihan dedica un capitolo di 21 pagine alle “Canzoni Popolari del Morbihan” dove raccoglie 40 arie ad una voce che testimoniano la musica di Vannes alla fine del 18° secolo.

Queste melodie sono senza parole ma accompagnate dalle sue riflessioni sulle mode e l’uso di canzoni popolari, come in un moderno studio musicologico. Un’impressionante raccolta di 232 melodie annotate con mano magistrale da Mahé vennero poi ritrovate in un granaio, nel 1945 dal Canonico Le Moing e costituiscono ad oggi la più antica raccolta di melodie bretoni di tradizione popolare. Ciò che unisce la musica antica alla più recente e celebrata accoppiata “biniou-bombarda”, al Barzaz Breiz, e alle numerose bagadoù. La preziosa documentazione attualmente affidata al Vescovado di Vannes è diffusamente nota grazie alla rivista “Musique bretonne” che ne ha ripreso l’edizione. Il CD di Roland Becker inoltre trae spunto dai dipinti di Olivier Perrin (Rostrenen, 2 settembre 1761 – Quimper, 4 dicembre 1832), che visse contemporaneamente a Mahé e divenne famoso per la sua “Galleria bretone” ovvero una serie di disegni, pubblicati in incisioni, che descrivono la vita del contadino dalla culla alla morte.

Roland Becker, esploratore e scultore di suoni, custodisce nella sua cartografia intima la linea musicale che percorre il mondo tra spazio e tempo, in un viaggio iniziatico che parla a cuore e corpo, spirito e anima, una musica di passaggio multipla e invisibile, musica del mondo e di rappresentazione (geo)grafica.

Pubblicato da Flavio Poltronieri

Autore - Traduttore - Etnomusicologo

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