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Terre Celtiche Blog

Marthe Vassallo: La musica ci crea un passato che ignoriamo

…il più prezioso dei dolori, questo punto sconosciuto nel tuo cuore
esser liberi di partire come di restare
contavi, quando sei entrato, di fare la tua ultima visita
ed eri a casa tua per la prima volta”

Marthe Vassallo nasce nel 1974 in Côtes-d’Armor (Aodoù-an-Arvor) e vive a Trégastel, nella regione del Trégor. Il bretone lo impara a quattordici anni al liceo e scopre il kan ha diskan grazie all’incontro con Annie Ebrel. Come ha desiderato fin da bambina, entra nel Conservatorio d’arte drammatica dove si innamora delle canzoni narrative, i gwerzioù. Incontra Erik Marchand, Marthe è molto dotata: lirica, tradizione, sperimentazione (anche scenica). Passa dal canto a cappella (sola, in duo, in trio) alla Bagad Kemper, dallo Stabat Mater al gruppo Empreintes di Gilles Le Bigot (con il quale incide due dischi). Il canto si impossa di lei. Si destreggia abilmente tra le festoù-noz (in coppia o con il gruppo Loened Fall, nel quale ritrova il suo compare dell’inizio Ronan Guéblez) e le sale da concerto in duo con la pianista jazz Lydia Domancich (mescolando Jane Austen, Benjamin Britten, Pierre Dac, Pip Pyle e Shakespeare). Vigorosa e rigorosa, viene invitata ad esibirsi in contesti diversissimi: dal Coro da Camera Mélisme(s) diretto da Gildas Pungier al gruppo di Roland Becker per il suo Monsieur Kerbec Et Ses Belouzes (2004). Dall’Orchestra Sinfonica di Bretagna per il concerto natalizio “Bach en Breizh” al trombettista Eric Le Lann (assieme a Manu Lann Huell) per il suo CD “Origines”. Dall’Ensamble Diabolus in Musica, diretto da Antoine Guerber alla “Coopérative” di Gaby Kerdoncuff. Dall’Ensemble vocale femminile parigino di musica antica Kantika, diretto dalla musicologa e cantante Kristin Hoefener al trio con Le Bigot (chitarra) e Jean-Michel Veillon (flauto), in un repertorio di canzoni originali di sua composizione in bretone, francese e inglese. Ma il progetto più originale è Bugel Koar, creato con Philippe Ollivier (bandonéon, accordéons cromatico e diatonico, accordina, samples e montaggi sonori) nel 1999.

Bugel Koar: Marthe Vassallo e Philippe Ollivier

Bugel Koar – Ar Solier (Il Granaio) – 2000
Bugel Koar – Nebaon! (Non aver paura!) – 2004

Ar bugel koar (Il bambino di cera) è il nome di un gwerz parzialmente interpretato nel tempo tra gli altri da Andréa Ar Gouilh, Kristen Nogués e Denez Prigent, per quale motivo sia stato scelto da Marthe Vassallo a nome del progetto non mi è dato sapere ma le seducenti digressioni piene d’inventiva poetica dei testi, il neo-realismo musicale e il supporto teatrale formano un’arte totale che di un gwerz bretone restituisce assolutamente tutto l’effetto catartico. La voce di larga gamma lirica scova l’inatteso, Marthe è una donna all’angolo, nelle sue canzoni si trovano la speranza, la notte, il sangue e la carezza. Trovi anche un rospo anarchico che al funerale del leone accusa d’ipocrisia tutti gli altri animali, che non hanno pianto così neppure davanti ai loro figli sbranati da quello stesso re leone. Quando l’assemblea liberata lo incorona infine divino, se ne va da solo finchè, come in una canzone di Brassens, non incontra una rospa innamorata senza bisogno di matrimonio. Ma Marthe di notte non dorme, per non perdere quel che resta di una giornata, per la paura che arrivi improvvisa la fine e di giorno vive in un mondo sedicente perfetto perché costruito dalla più ferma volontà d’auto-convinzione, in una Bretagna indignata da forme fasciste di xenofobia che però “per fortuna imbrattano più i ponti e i cartelloni che i cuori. Così la trovi ad interrogare invano un fantasma muto e sorridente che l’attende ad ogni ritorno nella vecchia casa di fronte al porto, la casa dai muri bianchi come i suoi sogni. La trovi in soffitta davanti alle briciole di un tesoro in esilio che restituiscono il sapore di vite d’altri tempi ma che oggi assomigliano a fumo. Sente di possedere la cenere di quella eredità quando cerca il fuoco, in vecchie lettere, vecchie fotografie di antenati dove risiede ciò che lei conosce, che ignora e che non oserebbe mai chiedere. Marthe si chiede cosa si nasconda dietro le minuscole finestre chiuse col chiavistello mentre intanto lei percorre la traccia di un odore lungamente dimenticato, l’idea di un tempo che fu.

La galleria delle scene descritte e i sentimenti evocati da Bugel Koar sono degni del cabaret dei sommi Brecht/Eisler/Weill:
– l’insicurezza data dal sapere che ogni giorno è il giorno in cui sarai vista, tradita, giudicata, perduta, in cui ti sbaglierai, sarai ad un bivio, ferita…(Ha hirie ‘h eo?E’ oggi?)
– l’assurdità dell’esistenza vista da una artista da circo il cui ruolo è il bersaglio del lanciatore di coltelli, un’immagine di ghiaccio in mezzo ad una scena di pioggia, immobile, stretta ad una sedia. (Ar c’hontilliI coltelli)
– la tenerezza del gesto di una madre in un campo di concentramento nazista (Al lutigLa scintilla).

Avete sentito ciò che fa l’uomo all’uomo? Molto peggio, padre mio, dell’inferno nelle vostre pitture. Lontano, al di là dei colori, della vergogna e delle parole…quali recessi, che maree di fango. Prima o poi nascerà una luce…una piccola voce acuta e chiara, qualche parola, un’aria, una canzone, un’anima che affermerà di esser rimasta umana! Appena i diavoli avranno sentore della canzone, appena la gola dei disgraziati sarà ridotta in polvere, la canzone sarà per sempre una traccia di bellezza dove non ce n’era. Non ci si può aspettare più odio o più ingiustizia di così. Oltre l’estremità della fede, della vita e dell’omicidio. Come un filamento indistruttibile, un quasi niente vincitore, una madre che taglia i capelli a sua figlia. Per tanto miserabile che sia la scintilla è una piccola fiamma nella più nera delle nostre notti”
(Ispirato ad una pagina contenuta nel libro del 1965, “Il convoglio del 24 gennaio” della scrittrice francese di origine italiana Charlotte Delbo (1913- 1985), sopravvissuta allo sterminio, in cui si narra di Sophie Brabander, resistente di origine polacca, che preferì tagliare essa stessa i capelli alla figlia Hélène prima dell’orrenda immatricolazione.)

– la lotta quotidiana contro la depressione, una nuvola bassa e scura di fumo pronta a vomitare i suoi torrenti velenosi; una nuvola che non sparisce e che non versa gocce di pioggia. Nessuno sa dire quando sia arrivata, come si sia gonfiata poco a poco in cima alla collina del Paese, da dove arrivi, alcuni dicono che bisognerebbe alzare le armate e difendersi, altri che non si attacca chi non ti attacca, la maggior parte delle persone ha imparato a non alzare gli occhi….(An duadennLa nuvola nera)
– il terrore suscitato da un’altra specie di Mackie Messer che promette di soddisfare nella sua bottega qualunque richiesta, un mercante dell’orrore, specializzato nel commercio di lupi urlanti nella notte, crudeli re, guerre, cattive reputazioni, inondazioni, incendi, lebbra, “angoscie che potresti persino trasmettere ai tuoi figli.” (Marc’hadourIl mercante)
– il sarcasmo di un uomo che non è in grado di ottenere una cattiva reputazione nonostante si impegni ad adoperare cinicamente e deliberatamente le peggiori qualità. La sua malvagità trova al contrario sempre l’approvazione della comunità. (Polka ar gwall-vrudLa polka della cattiva reputazione)

Ci sono poi i gwerz tradizionali nei quali troviamo il Signore du Cleuzioù che si traveste da medicante e fa il giro dei contadini per vedere come trattano i poveri; due imbroglioni arricchiti che chiedono, nella locanda dove hanno cenato più che abbondantemente, alla servetta Perrine di accompagnarli attraverso Lannion, fino a rue Cupidon e sotto il portico St. Henry la violentano e la uccidono; Henriette Roland che accoltella a morte il suo primogenito per far ereditare il fratello minore; quattro marinai di Quimper-Guézennec (tra cui tre fratelli, figli di Kato Le Bihan) che naufragano e vengono casualmente avvistati da una scialuppa di Bréhat, diretta al mercato di Pontrieux; un soldato che torna dopo sette anni dalla guerra per ballare la gavotta e sposare la sua bella e, nonostante i velluti scarlatti e i pizzi argentati, non casca nel travestimento della sorella minore*. Tutte queste farse umane sono cantate da Marthe quasi esclusivamente in bretone con una voce immersa nel miele, marezzata, con sussurri, sfoghi, sovrapposizioni; nel secondo CD alcuni musicisti sono occasionalmente invitati, tra cui Dominique Molard alle percussioni. Le storie si aggrovigliano in una via artistica nuova che avrebbe molto meritato, ma che purtroppo non ha ricevuto il sostegno necessario. Un’occasione persa.

* Priñsez ar Gwilhoù (Il principe Guglielmo), versione ellittica di una ben più lungo gwerz dal tragico finale “Ar c’hont Gwilhoù”. Il canto è stato raccolto con numerose varianti da Théodore Hersart de La Villemarqué anche nel Barzaz Breiz, sotto il titolo “Greg ar c’hroazour” (“La sposa del Crociato”). Cinque strofe sono state interpretate per arpa e voce anche da Kristen Noguès in un 45 giri Névénoé del 1976 e, nel 2013 da Anne Auffret in “Gralon ni ho salud!” con Yann Fanch Kemener.

Come faremo per sposarci
siccome non possediamo beni
faremo come le api che cominciano con un po’ d’oro
con un po’ d’oro riempiono la loro casa….
sono le foglie gialle, le foglie morte a lasciar posto a quelle nuove”

Pubblicato da Flavio Poltronieri

Autore - Traduttore - Etnomusicologo

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