Annie Ebrel

Annie Ebrel
Annie Ebrel

Annie Ebrel la ricordiamo, oltre che per Roudennoù (2008) attribuito all’Annie Ebrel Quartet, per la sua partecipazione a Just a Traveller di Youenn Gwernig e per il duo con il contrabbassista Riccardo Del Fra in Voulouz Loar – Velluto di Luna del 1998. Questo CD prende il titolo da un verso della poesia “Kanenn Trestan” (“Canzone di Tristano”) di Per-Jakez Hélias , una delle “Canzoni di Pena” (Kantigellou ar Glahar) contenuta in Maner Kuz (Il Maniero Segreto) del 1964 (“Hai la carne tenera della mela che chiamavamo Velluto di Luna e che non si trova più….“). Altri due CD significativi per la loro originalità, ai quali Annie partecipa sono: quello omonimo del gruppo Dibenn, risalente al 1996, nel quale spicca il sassofono di Olivier Urvoy (che nel 2003 parteciperà al progetto di Carlos Núñez dedicato alla Bretagna “Finisterre”) e quello del trio Kej del 2001.

All’interno del primo troviamo interpretata anche la poesia “Planedenn” di Yann-Ber Piriou per la quale Annie compone una musica originale, come già avevano fatto in precedenza Alan Stivell nell’album “E Langonned” nel 1974, Gilles Servat in “La Liberté brille dans la nuit” nel 1975 e il gruppo Gwalarn nell’LP “Selaouit, Koz Ha Yaouank” (“Ascoltate giovani e vecchi”) nel 1983. Annie canta inoltre la canzone “Ar melezour” (Lo specchio). Si tratta di una poesia del 1967 di Roparz Hemon. Il testo, opera del controverso linguista, romanziere, giornalista e poeta, nato e sepolto a Brest, è musicato dal flautista Jean-Luc Thomas e dal suonatore di cetra Ronan Pellen.

Ha mirout a rez, melezour
kuzhet e donder da werenn
eus an dremmig kisidig four
a sellas ennout, ur roudenn?
Mar gres, e vires marteze
he mousc’hoarzh abaf, leun a fent
hag he sell kuñv, leun a huñvre
skedus ha teñval, feuls ha lent.
O, na c’hoazh ma c’hallfes daskor
dreist latar yen an tremened
ar skeudenn a weñv em eñvor
ha tamm ha tamm a ya da get!

Conservi tu, specchio
nascosto nel profondo del tuo riflesso
del viso sensibile e dolce
che guarda a te, un’impressione?
Se lo fai, conservi forse
il suo sorriso timido, divertito
e il suo sguardo dolce, pieno di sogni
radioso e scuro, ardente e timido.
O, se ancora tu potessi restituire
attraverso la nebbia fredda del passato
l’immagine che si dissolve nel mio ricordo
e che poco a poco sparisce!
(trascrizione e traduzione italiana Flavio Poltronieri)

Louise Ebrel

Vorrei ricordare la triste notizia della morte nel sonno, tre giorni fa, di Louise Ebrel, la grande vecchia della scena femminile di laggiù, aveva 87 anni ma cantava ancora, ha cantato con tutti, senza mai pregiudizio alcuno, con Denez Prigent recentemente ma non aveva problemi a farlo con il rocker Red Cardell come con gente del punk tipo Les Ramoneurs de menhirs. Una forte personalità. Era la figlia di Eugénie, una delle tre sorelle Goadec che tennero a battesimo la carriera di Alan Stivell e nipote di Victorine Goadec. Tutte queste donne (e pure altre della grande cerchia familiare): Louise, Augustine, Anastasie e Maryvonne (detta Tanon) (le sue quattro zie) e naturalmente la cugina di secondo grado, Annie Ebrel sono cantanti tradizionali, alcune divenute molto celebri in Bretagna. Ha ereditato dalla sua numerosa famiglia un vasto repertorio, non solo da danza ma anche di gwerzioù e kan ha boz, sempre sensibile alla necessità di trasmettere i tesori dell’oralità alle giovani generazioni. Fin da piccola i ritmi delle giornate e dei loro lavori erano perennemente scanditi dai canti perchè nemmeno il padre Job Ebrel era secondo a nessuno come interprete. C’è una canzone che sovente lei ripropone dal titolo “Ar c’hloreg Kollet” che si narra lui cantasse a squarciagola proprio mentre la figlia veniva al mondo. Racconta la storia di un giovane che si chiamava Olivier Hamon, che i genitori destinarono al sacerdozio mentre lui desiderava una ragazza. Così, contro il loro volere, abbandonò il seminario, sposò una ricca ereditiera e nel giro di un solo anno i due innamorati dilapidarono tutto il patrimonio. Ne imparò molte altre da entrambi i genitori, mentre da piccola custodiva le mucche o nelle feste sull’aia al suono del biniou. Poi le vicende della sua esistenza lavorativa condurranno Louise lontano dalla Bretagna ma vi farà infine ritorno per istallarsi nel Pays bigouden e poi a Quimper. Spesso le canzoni popolari avevano intenti pedagogici o servivano a sviluppare la memoria e la destrezza nel linguaggio, non dimentichiamo che, al tempo, tutto era trasmesso oralmente. L’esempio di Ar Rannoù (Les Series) che apre il Barzaz Breiz raccolto da Hersart De La Villemarqué a metà del XIX° secolo risulta magistrale in questo senso. Il canto l’accompagnò incessantemente, si esibì pure nel repertorio francese di varietà. All’inizio degli anni 70 del secolo scorso inizierà a partecipare alle festoù-noz ma solamente all’alba dei 90, su invito di Denez Prigent, il suo canto uscirà veramente al di fuori della famiglia e si avvicinerà al grande pubblico dei concerti. Una delle rare occasioni di ascoltarla cantare in francese è nell’interpretazione di “Quand Nous Partimes de Toulon“, un lamento marinaro che si trova nel cd “Hirbad” (Lunga durata) (2018) del gruppo Dremmwel.

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Pubblicato da Flavio Poltronieri

Etnomusicologo. Autore e traduttore di canzoni. Ha pubblicato su riviste di avanguardia musicale in Italia/Francia/Germania. Fa parte della redazione giornalistica di Blogfoolk, Lineatrad e leonardcohenfiles.com

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