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Ankou il dio della morte celtico

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In Bretagna nelle notti d’Inverno l’Ankou   viaggia in cerca di anime, sul suo carretto cigolante tirato da due neri cavalli macilenti;  lui è l’Accompagnatore, colui che conduce le anime da un mondo  ad un altro. Nei racconti popolari ha l’aspetto di un carrettiere-contadino allampanato e con in testa un grosso cappellaccio che ne oscura il volto, talvolta è accompagnato da due aiutanti anch’essi nero vestiti.
A volte a cavallo a volte come conducente del carretto (le Carrier an Ankou) guida le anime (oppure le attende) alla porta dell’Inferno che in Bretagna si apre nella Yeun Ellez sui Monti d’Arrée (nel centro di Finistère), una depressione paludosa al centro dei Monti, sovrastata dal Mont Saint-Michel de Brasparts su cui è stata costruita (non a caso) la cappella di San Michele.
La torbiera sotto forma di campi lussureggianti nasconde le sue insidie agli incauti viaggiatori che abbandonano i sentieri e finiscono per affogare imprigionati dalla melma.

UNA CARRETTA INELUDIBILE

Nessuna forza riesce a fermare il carretto spesso vuoto oppure pieno di gente, alcuni dicono che sul carro ci stia pure una banda musicale che suona una  nenia soave. Quando il carro si ferma o quando lo si sente passare (e ben per questo le ruote cigolano) la morte, propria, di un congiunto o di un conoscente, è prossima.

E’ lungo sentieri particolari che si può incontrare questo lugubre equipaggio: si tratta solitamente di antiche vie abbandonate dal traffico abituale e tagliate fuori dalla vita quotidiana. Vengono chiamati in bretone henkou ar Maro, i sentieri della Morte; è sconveniente e pericoloso chiuderli, perché si può disturbare il passaggio di Ankou. Nelle zone che costeggiano il litorale, il Maestro, come anche viene chiamato, ama spostarsi per mare servendosi di una barca, la bag-noz o battello della notte. In barca o con il carro, chiunque lo incontri, ritorna a casa per coricarsi e sparire da questo mondo pochi giorni dopo.(tratto da qui)

Nelle raffigurazioni bretoni (per lo più sculture e bassorilievi ma anche dipinti parietali) Ankou è uno scheletro che tiene in mano una freccia, una vanga o una falce missoria, che non sono strumenti d’offesa quanto piuttosto dei simboli,  è infatti una figura pacifica, parte integrante della vita della comunità.
Ankou è assimilabile al Caronte greco e com’egli muto traghettatore delle Anime, ma è anche lo scheletro della Danza Macabra e come scrive Alessio Tanfoglio nel suo saggio “Ankou e la danza macabra di Clusone” (2016)  è “lo scheletro o la raffigurazione della realtà della morte nella sua forma oggettiva, senza inganni o mascherature“.
In alcuni racconti bretoni l’Ankou è di poche parole e fortunatamente le leggende sono tante trascritte da Anatole Le Braz che le raccolse a fine Ottocento dagli ultimi narratori viventi durante le veillées, le veglie notturne nelle isolate fattorie che andava visitando in bicicletta: ‘La leggenda della morte‘, ( ‘La Légende de la Mort chez les Bretons armoricains‘) oltre ad essere in assoluto la sua opera più famosa, è anche l’unica tradotta in italiano.

L’ANKOU è sempre ben VIVENTE nella cultura tradizionale bretone. Quasi sicuramente deriva da “Anken” ovvero “Angoscia” però forse anche dal verbo “Ankouat” (“Dimenticare”). Ad ogni modo l’Ankou è l’operaio della morte (“oberour ar maro”): in ogni parrocchia di Bretagna l’ultimo defunto dell’anno diviene automaticamente l’Ankou di quel villaggio durante lo svolgersi di tutto l’anno successivo.
E’ un uomo molto alto e anche molto magro, ha sempre i capelli lunghi e bianchi e un cappellaccio di feltro gli nasconde buona parte del viso, tiene una falce particolare in mano, con il taglio rivolto all’esterno, al contrario di quella dei falciatori di grano, sta in piedi sul suo carretto che è tirato da due cavalli, quello davanti scheletrico, quello vicino alla stanga grasso e col pelo bello lucido. Assieme a lui ci sono due compagni: il primo conduce per la briglia il cavallo di testa, l’altro apre invece gli steccati o le porte ed ammucchia sul carretto i morti mietuti dall’Ankou.
Fin qui la tradizione…………una simpatica coincidenza linguistica è questa: “Wig A Wag” (che è un notevole gruppo musicale di Tours che suona dal 1996) è anche sinonimo di “Storlok” (ovvero il sinistro cigolìo dell’asse del carretto dell’Ankou che viene a cercar prede da portare nell’aldilà) che a sua volta è il nome del gruppo storico del 1979 con un solo disco all’attivo!
Ulteriori delucidazioni si possono trovare negli interventi di questa pagina:
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=41549
[Flavio Poltronieri]

Marjanig

La figura dell’Ankou è così parte della comunità bretone che è il soggetto principale di una filastrocca per bambini dal titolo “O, lakait ho troadig” (in francese O, mettez votre petit pied) strutturata come una conta progressiva in cui il coro introduce la parola variata che diventa la prima della nuova serie. Il canto è fatto risalire al XVI secolo
Christophe Kergourlay

O, lakait ho troadig, ma dousig Marjanig
O, lakait ho troadig e-kichen va hini
Ni vo troadig hon-daou
Ken na teuy an Ankou
Da gerc’hat ac’hanomp hon-daou
O, lakait ho karig, ma dousig Marjanig
O, lakait ho karig e-kichen va hini
Ni vo karig hon-daou
Ni vo troadig hon-daou
Ken na teuy an Ankou
Da gerc’hat ac’hanomp hon-daou
Ni vo klinig hon-daou
Ni vo karig hon-daou
Ni vo troadig hon-daou
Ken na teuy an Ankou
Da gerc’hat ac’hanomp hon-daou
Ni vo dornig hon-daou,
Ni vo klinig hon-daou
Ni vo karig hon-daou
Ni vo troadig hon-daou
Ken na teuy an Ankou
Da gerc’hat ac’hanomp hon-daou
Ni vo jodig hon-daou,
Ni vo dornig hon-daou,
Ni vo klinig hon-daou
Ni vo karig hon-daou
Ni vo troadig hon-daou
Ken na teuy an Ankou
Da gerc’hat ac’hanomp hon-daou

Ni vo begig hon-daou,
Ni vo jodig hon-daou,
Ni vo dornig hon-daou,
Ni vo klinig hon-daou
Ni vo karig hon-daou
Ni vo troadig hon-daou
Ken na teuy an Ankou
Da gerc’hat ac’hanomp hon-daou
Traduzione inglese
Chorus
O, put your little foot,
my sweet Mary Jane

O, put your little foot beside mine.
I
We’ll be foot to foot
Until Death
Comes to fetch us
II
We’ll be leg to leg
We’ll be foot to foot
Until Death
Comes to fetch us
We’ll be knee to knee…
We’ll be hand to hand …
We’ll be cheek to cheek …
We’ll be mouth to mouth …
Traduzione italiano
Coro
O metti il tuo piedino
mia dolce Maria Giovanna
O metti il tuo piedino accanto al mio
I
Andremo passo-passo
finchè la Morte
verrà a prenderci
II
Andremo gamba contro gamba
Andremo passo-passo
finchè la Morte
verrà a prenderci
andremo ginocchio contro ginocchio
andremo mano nella mano
andremo guancia a guancia
andremo bocca contro bocca

 

FONTI
Alessio Tanfoglio: “Quaderno 4. Lo spettacolo della Morte: il cadavere e lo scheletro”, “Ankou e la danza macabra di Clusone” (2016)
http://perstorie-eieten.blogspot.it/2010/09/la-leggenda-dell-ankou-il-rapporto-dei.html
http://per.kentel.pagesperso-orange.fr/o_lakait_ho_troadig1.htm
http://www.mamalisa.com/?t=es&p=66
http://www.mamalisa.com/?t=fs&p=66
http://stq4s52k.es-02.live-paas.net/items/show/42662
http://www.arcadia93.org/bretoni.html
https://to.kan.bzh/chant-01341.html

Pubblicato da Cattia Salto

folklorista delle Terre Celtiche

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