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Terre Celtiche Blog

Racconti bretoni senza gloria: il pescatore, San Pietro e la nave corsara

Spesso le canzoni del mare raccontano epiche storie di eroi. Ma anche a pelo d’acqua il confine tra epopea e povertà è ben sottile. Una di queste, molto conosciuta in Bretagna, racconta le tragicomiche disavventure di una sfortunata nave corsara di Lorient, Le corsair Le Grand Coureur.
Anche sulla costa il confine tra epopea e miseria è cosa ben sottile.

Il paradiso del Pescatore

In Bretagna si racconta che ci fu un tempo in cui per i pescatori di Penmarc’h, sparì qualsiasi traccia del pesce. Poi le focene, che tanto amano le coste, con i loro denti appiattiti a forma di spatola distrussero le reti ed infine una tempesta tremenda ridusse in pezzi le loro barche. Eccole affondare irrimediabilmente una ad una. Anche alcuni di questi sventurati si salvarono a stento. Altri purtroppo no, e vennero seppelliti in fretta e furia, perchè per la povera gente, perfino lutto e lacrime talvolta si rivelano un lusso. La fame e la povertà imperavano. Mancavano di tutto.
A poco servivano i rari frutti di mare raccolti sulla sabbia. Le alghe erano state già bruciate a settembre. Quelli oramai non assomigliavano più ad uomini, con un buco al posto dello stomaco, il cuore quasi silenzioso, parevano fantasmi che vagavano lungo la costa alla ricerca di rottami per scaldarsi. Il vento incurante e impietoso torturava la pelle delle mani e del viso e quasi anche le loro magre carcasse, vestite com’erano di stracci lisi fino alla trama.

A questo punto ridotti, presero una dura decisione, nonostante il motto degli antenati: “un buon marinaio deve sapersela cavare sempre con le proprie forze“. Doveva essere veramente una specie di disonore, chiedere aiuto a dei contadini. A gruppetti le donne ed i bambini si incamminarono.

Un pescatore si allontanò da solo dalla costa in direzione dell’entroterra mentre la sua pancia pareva un nido d’api in pieno brulicare. Arrivato nei pressi di una casa iniziò a sentire un inebriante profumo di caffè salirgli dalle narici. “Benissimo, il caffè di fine anno è una golosità da donna, che fortuna, molto meglio chiedere l’elemosina a delle donne che ai loro mariti. Le donne, si sa, hanno il cuore più tenero”. Estrasse dalla tasca il rosario, recitò un’Ave Maria e un Padre Nostro, quindi udì dalla finestra la voce di una di quelle donne esclamare con voce enfatica: “Che pena. Hanno perso il loro unico figlio, tanto giovane. Un così bravo ragazzo. E nonostante tutta la loro ricchezza, l’hanno seppellito con addosso solo quattro stracci, per di più durante un inverno così gelato. Addirittura San Pietro è rimasto stupito, povero angelo.”
Il pescatore considerò “Caspita, che cuori aridi, questa dev’essere proprio gente avara. Avidi come un cane quando tiene un osso stretto fra i denti.” Quindi si allontanò piano e senza fare rumore.

Per strada ecco un anziano che fumava tranquillo la sua pipa e che lo inquadrò subito: “Voi che siete un uomo della costa, ditemi, è vero che i pesci sono diventati cosa rara?”
“Mah, non saprei, un tempo ero pescatore ma ora abito in Paradiso.” “In Paradiso?” La pipa gli cadde a terra dallo stupore. “Di cosa vi meravigliate? C’è più gente in Paradiso che su questa terra, presto lo vedrete anche voi. Ma ditemi, piuttosto, qual’è la strada più breve per arrivare in paese?” “Per di là, manca poco, sarete presto arrivato.”

Il pescatore riprese il cammino e giunto alla prima abitazione, recitò un’altra volta le sue preghiere a voce alta sulla soglia, quando improvvisamente udì la voce di una vecchia che lo invitava ad entrare. “Venite da lontano?” “Da molto lontano, ho attraversato un gran bel pezzo di mondo ed entro mezzanotte devo essere assolutamente di ritorno in Paradiso.” “In Paradiso? Ma allora siete morto? E, ditemi, per caso avete incontrato il mio caro figliolo, lassù? Avete sue notizie per me? Si ricorda ancora della sua mamma?” “Certo che l’ho visto, dorme proprio accanto a me, non può venire personalmente a trovarvi; le anime del Paradiso possono scendere sulla terra solo dopo la morte di tutti quelli che li hanno conosciuti in vita.” “Giusto. E come si trova?” “E’ beato, tuttavia quando fa freddo lo sento tutto tremare.” “Ahimè, è vero, ero talmente stordita dal dolore per la sua perdita improvvisa che non mi rendevo nemmeno conto delle mie azioni, vi riempirò un sacco con vestiti per lui di tutti i tipi e di più pregevole fattura.” “Grazie, ne sarà felice quando ci recheremo assieme ai pardon.” “Ma come? Ci sono i pardon anche in Paradiso?” “Certamente, con l’unica grande differenza che invece di statue di pietra e marmo ci sono i santi veri e alla fine mangiamo tutti del pane dolce e beviamo del buon sidro.” “Allora tenete, dategli anche questi soldi da parte mia, che faccia bella figura e quando li avrà finiti, tornate ancora qui e ve ne darò altri.”
Il pescatore prese tutto e tornò di corsa alla costa con il cuore colmo di vergogna ma la saccoccia piena di abiti, soldi, lardo salato e pane nero e con tutte le benedizioni della donna. Il marito della quale tornò dai campi e appena udito l’accaduto, capì all’istante che si trattava di un imbroglio e meditò di liberare i suoi cani alle calcagna del pescatore ladro e imbroglione. Lei però appariva così tranquilla e pacificata che non se la sentì di sottrarla alla sua pia illusione. Poco tempo dopo un vecchio con la pipa a piccoli passi tornò in paese dalla propria passeggiata e rivelò di aver incontrato per strada San Pietro, il pescatore. Sicuramente il guardiano del Paradiso era da quelle parti per portare soccorso ai disgraziati pescatori di Penmarc’h…in fondo non aveva poi detto una bugia, o no?!

Le village de Kérity en Bretagne (Charles-François Daubigny)

Le Grand Coureur

Le corsair Le Grand Coureur è una sea shanty della tradizione francese, (Chanson à vire) molto conosciuta in Bretagna: racconta le tragicomiche disavventure di una sfortunata nave corsara di Lorient.

Le Grand Coureur
Battaglia della corvetta corsara francese La Dame-Ambert contro la fregata inglese Lily , 15 luglio 1804.

Il canto risale all’epoca delle guerre napoleoniche ed inizialmente contava 11 strofe, un’ultima, la dodicesima, è stata aggiunta in seguito da colui che la raccolse e ne pubblicò la melodia nel 1927, ovvero il Comandante Hayet.
Le fonti non sono certe: nel 1840 (o 1842) apparve sul quotidiano La France maritime ma verosimilmente è più antica. Si tratta di una tipica Chanson à vire, ovvero una di quelle canzoni che i marinai intonavano per darsi il ritmo durante le manovre a bordo. Non è dato sapere se sia veramente esistita in particolare questa disgraziata nave ma le condizioni di navigazione erano senz’altro simili quelle qui descritte.

Nel 1974 Mikael Yaouank propose Le corsair Le Grand Coureur nel suo LP d’esordio, chez Arfolk.

In seguito altri l’hanno interpretata tra cui gli amici di Rhum et Eau nel 2009 e anche in Italia Daniele Sepe (sia in originale francese che in una libera versione in napoletano, dal titolo Marenare) (voci: Massimo Ferrante, Auli Kokko, Sabba Lampitelli ) e Ginevra di Marco.

Daniele Sepe
Sempre nel 1974 Gilles Servat cantò dal vivo Le corsair Le Grand Coureur, chez Lulu Gourong, nel dipartimento del Morbihan, replicando le molte storiche serate degli anni precedenti al ristorante «Au Pêcheur» a Port Tudy, sull’Isola di Groix . Si trova nel disco “Veillée à l’Auberge – Cabaret Kloz en Douet de Merlevenez”.
Daniele Sepe e la versione in napoletano
Ginevra di Marco

Le corsaire Le Grand Coureur
Est un navire de malheur
Quand il s’en va croisière
Pour aller chasser l’Anglais (1)
Le vent, la mer et la guerre
Tournent contre le Français
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement

Il est parti de Lorient
Avec mer belle et bon vent
Il cinglait babord amure
Naviguant comme un poisson
Un grain tombe sur sa mâture
v’la le corsaire en ponton
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement

Il nous fallut remater
Et bougrement relinguer
Tandis que l’ouvrage avance
On signale par tribord
Un navire d’apparence
A mantelets de sabords
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement

C’était un Anglais vraiment
A double rangée de dents
Un marchand de mort subite
Mais le Français n’a pas peur
Au lieu de brasser en fuite
Nous le rangeons à l’honneur
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement

Les boulets pleuvent sur nous
Nous lui rendons coups pour coups
Pendant que la barbe en fume
A nos braves matelots
Dans un gros bouchon de brume
Il nous échappe aussitôt
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement

Nos prises au bout de six mois
Ont pu se monter à trois
Un navir’ plein de patates
Plus qu’à moitié chaviré
Un deuxième de savates
Et le dernier de fumier
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement

Pour nous refaire des combats
Nous avions à nos repas
Des gourganes, du lard rance
Du vinaigre au lieu du vin
Du biscuit pourri d’avance
Et du camphre le matin
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement


Pour finir ce triste sort
Nous venons périr au port
Dans cette affreuse misère
Quand chacun c’est vu perdu
Chacun selon sa manière
S’est sauvé comme il a pu
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement


Le cap’taine et son second
S’ont sauvé sur un canon
Le maître sur la grande ancre
Le commis dans un bidon
Ah le sacré vilain cancre
Le voleur de rations
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement


Il eût fallu voir le coq
Et sa cuisine et son croc
Il s’est mis dans un’ chaudière
Comme un vilain pot au feu
Il est parti vent arrière
attérit au feu de Dieu
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement


De notre horrible malheur
Seul le calfat est l’auteur
En tombant de la grand’ hune
Dessus le gaillard d’avant
A rebondi dans la cambuse
A crevé le bâtiment
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement


Si l’histoire du Grand Coureur
A su vous toucher le cœur
Ayez donc belles manières
Et payez-nous largement
Du vin, du rack (2), de la bière
Et nous serons tous contents
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement

Il Grand Coureur, nave pirata
È una barca sfortunata
Quando se ne va in crociera
A caccia degli Inglesi
Il vento, il mare e la guerra
Si mettono contro contro i Francesi
Andiamo, su, ragazzi, allegri
Su, ragazzi, allegri

È partita da Lorient
Mare calmo e buon vento
Faceva vela a babordo
Navigando come un pesce
La burrasca piomba sulla sua alberatura
Da nave corsara eccola ridotta a zatterone
Andiamo, su, ragazzi, allegri
Su, ragazzi, allegri

Abbiamo dovuto ri-alberare
E duramente ralingare
E mentre il lavoro va avanti
Ci segnalano a tribordo
Una nave, all’apparenza
Piena di bocche di cannoni
Andiamo, su, ragazzi, allegri
Su, ragazzi, allegri

Era davvero una nave inglese
Con una doppia fila di cannoni
Un mercante di morte improvviso
Ma i francesi non hanno paura
E invece di scappare in ritirata
Ci disponiamo a far onore alla battaglia
Andiamo, su, ragazzi, allegri
Su, ragazzi, allegri!

Le palle ci piovono addosso,
Noi gli rendiamo colpo per colpo
Mentre la barba fuma
Ai nostri coraggiosi marinai
Ma eccoci presi nella nebbia
E così ci scappano via in un attimo
Andiamo, su, ragazzi, allegri
Su, ragazzi, allegri

I nostri bottini in sei mesi
Ammontano a tre:
Una nave carica di patate
Già mezza affondata
Una seconda di ciabatte
E l’ultima di letame
Andiamo, su, ragazzi, allegri
Su, ragazzi, allegri

Per riprendersi dai combattimenti
Abbiamo come pasto
Una sbobba, del lardo rancido
Aceto al posto del vino
E prima un biscotto marcio
Della canfora al mattino
Andiamo, su, ragazzi, allegri
Su, ragazzi, allegri


Per finirla con questa triste sorte
Veniamo a morire al porto
In questa disgraziata miseria
Quando ci siamo visti persi
Ognuno, secondo la sua maniera
Si è salvato come ha potuto
Andiamo, su, ragazzi, allegri
Su, ragazzi, allegri


Il capitano e il suo secondo
Si sono messi in salvo su un cannone
Il nostromo sulla grande àncora
Il cambusiere in un bidone
Ah! Quel miserabile, schifoso
Quel ladro di razioni
Andiamo, su, ragazzi, allegri
Su, ragazzi, allegri


Avreste dovuto vedere il cuoco
La sua cucina ed il suo gancio
S’è infilato in un pentolone
Come un volgare minestrone
È partito col vento in poppa
Come avesse il fuoco al culo
Andiamo, su, ragazzi, allegri
Su, ragazzi, allegri


Della nostra orribile sfortuna
Solo il calafato è responsabile:
Cadendo dalla grande coffa
Sopra al castello di prua
E’ rimbalzato nella cambusa
Ha spaccato tutta la travatura
Andiamo, su, ragazzi, allegri
Su, ragazzi, allegri

Se la storia del Grand Coureur
Vi ha toccato il cuore
Abbiate dunque la gentilezza
E dateci in abbondanza
Del vino, del whisky e della birra
E noi saremo tutti contenti
Andiamo, su, ragazzi, allegri
Su, ragazzi, allegri

(traduzione Flavio Poltronieri)

NOTE:

(1) nell’interpretazione di Gilles Servat, la sesta e la settima strofa vengono invertite e ci sono delle piccole varianti nel testo, la più significativa si trovano nella parte iniziale:
…Pour aller chasser Saxons
Le vent, la mer et la guerre
Tournent contre les Bretons.…


(2) whisky

Pubblicato da Flavio Poltronieri

Etnomusicologo. Autore e traduttore di canzoni. Ha pubblicato su riviste di avanguardia musicale in Italia/Francia/Germania. Fa parte della redazione giornalistica di Blogfoolk e di leonardcohenfiles.com

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