Il Marinaio Nessuno

Tutti i grandi porti di guerra bretoni sono citati nelle canzoni marinare: quello di Saint-Malo (in “Le 31 du mois d’aout”), di Lorient (in “Le corsaire le Grand Coureur”), di Brest (in “La mort du quartier-maitre”). Dal primo remoto giorno che delle vele presero la via delle onde per i combattimenti navali o per altri fatti d’armi della storia marittima, le loro tremende storie hanno ispirato canzoni oramai diventate popolari.

L’epoca dei grandi velieri

Battaglia navale tra Francia e Inghilterra 1749

Nonostante ben undici bastimenti della Royale, costruiti tra il 1666 e il 1798, portassero il nome Sans Pareil (Senza Pari) molti naufragarono. La maggior parte vennero utilizzati contro l’odiato nemico inglese, all’inizio del XVIII° secolo e al tempo della Rivoluzione. Il piffero e il tamburo regolavano la vita quotidiana a bordo tra il XVII° e il XIX° secolo, i marinai-musicisti suonavano per ritmare gli sforzi dei rematori, dal 1870 il primo fu sostituito dalla tromba e il secondo nel 1910 venne ufficialmente soppresso.

Nella seconda metà del XIX° secolo i drammi del mare furono davvero innumerevoli e generarono altrettanto innumerevoli canzoni. A Noirmoutier si canta ancora dell’inabissamento della Tyrus nel 1878 (in “Entre le Pilier”) come a Nantes di quello della Saint-Philibert (1931) nell’omonima complainte. Era un’epoca in cui all’interno di un qualsiasi cimitero bretone la maggior parte delle tombe recava l’iscrizione “Perito in mare” mentre i marinai catturati venivano sottoposti a vessazioni e pene impietose, palle al piede e lavori forzati a cui spesso non resistevano che pochi giorni.

Verso il 1870/1880, i cantieri navali si lanciarono nella costruzione in ferro e acciaio, abbandonando il legname, fu la fine del calafataggio. Negli arsenali non servivano più questi operai che con fatica e precisione riparavano, rendendo impermeabile ogni centimetro di legno dei battelli, che inserivano stoppa incatramata nelle commessure delle tavole che avrebbero solcato gli abissi misteriosi.

Ai calafati, corporazione assai mal considerata dai marinai, è dedicata una toccante canzone dalla melodia “comunarda” pubblicata nel 1931 da Laurent Cernière a Le Havre, “Les calfats”.

Chansons de marins

Altre gloriose vittorie giunsero ma ancora tante navi furono catturate o distrutte, l’ultima nel 1800. Un secolo dopo venne redatto un manoscritto da tale M. Poiraud che annotava alcune decine di testi e musiche del Pays de Retz raccolte a Pornic, e che è stato ritrovato alcune decine di anni fa(1). Una delle più conosciute è “A Brest la jolie”.

Les Marins d’Iroise
nella versione 2012

Chansons De Ports

Le occasioni di cantare sul castello di prua erano rare, ma quando si scendeva a bere nelle bettole dei quartieri-marinai la baldoria si scatenava incontrollabile.
A Tolone verso il 1840 i marinai di ritorno dopo anni di campagna nei mari del Sud, ingrossavano di continuo i “cafés chantans” e le viuzze circostanti Place Médisance, al suono di ghironde, violini e binious. A Saint-Malo di notte infuriava un tumulto infernale di canti sguaiati e, in generale, la vita quotidiana di ogni porto era densa di quei rumori, odori, canti che finivano per marcare tutta la popolazione locale. Ogni occupazione portuale poteva diventare pretesto per una canzone mentre un’ interminabile melopea senza parole ma ricca di lingue, ritmava gli sforzi dei veterani che tiravano i ganci di collegamento delle enormi catene di ferro arrugginito “iop iop ti lai, iop iop…”

Le canzoni nate durante i soggiorni a terra dei marinai erano assai differenti rispetto a quelle di bordo, spesso ne erano rimpianto o ricordo (come “Le naufrage de la Sainte-Marthe”, “Quand le marin arrive de voyage”, “Au large sur le lieux de peche”).

Talvolta, come nel caso di “Le pont de Morlaix”, le virili parole del “canto a hisser” venivano “addolcite” una volta sbarcati e “grands coups” “trou dans la salée” o “hisse le grand foc” diventavano semplicemente “frasi ambigue”.

Mikaël Yaouank – Sul’pont de Morlaix

In taluni casi gli sfoghi sessuali che caratterizzano le parole di alcuni canti da lavoro diventavano come nel caso di “Les quais du Havre” di un erotismo che giocava sugli equivoci del linguaggio marinaro così ricco di immagini suggestive

Catherine Perrier – Les quais du havre (1981)

(“la bella era coraggiosa e ardita – non aver paura del temporale se la tua nave è dritta, prendi coraggio amore mio, dalle schiume del mare sono tutta bagnata – si passava da un luogo stretto, il mare era così profondo che non si poteva trovare il fondo”).

Le ballate sulla vita del mare

Tra ubriachi e personaggi bizzarri nelle stradine portuali c’erano anche marinai-cantanti piuttosto “sospetti” che alla fine delle loro esibizioni vendevano fogli volanti stampati di fresco con testi e spartiti delle loro composizioni. Ma è anche grazie a loro se oggi ne conosciamo così tante.
Chissà se erano davvero “lupi di mare”, agghindati di tutto punto, voce melodiosa come un organo da cattedrale e talmente potente da elevarsi sopra i migliaia di suoni confusi d’intorno. Qualcuno sembrava aver vissuto un numero esagerato di avventure prodigiose e storie piratesche ed essere fatalmente scampato ad ogni immaginabile pericolo o atrocità in alto mare. Quasi si trattasse di un calendario ambulante quest’uomo pareva esser stato testimone oculare o talvolta protagonista inoltre di ogni sorta di furto o omicidio nei sordidi quartieri del porto, tra fumi bassi e luci fioche.
Ma la qualità dei risultati artistici metteva in secondo piano se si trattasse di racconti di realtà o
trucchi.

Nel XIX° secolo ci penseranno la crescente alfabetizzazione e in seguito le onde radio a
favorire il propagarsi del repertorio popolare locale, che finirà così di essere legato esclusivamente a singoli episodi più o meno occasionali. A Brest tra il 1870 e il 1914 fu tutto un fiorire di canzoni legate al mondo marinaro, non più composte direttamente da testimoni o protagonisti di avventure ma in maniera manifestatamente professionale da autori e compositori (“Le pardon de Kerango”, “La complainte de Jean Quéméneur”(2), “Auprès de ma blonde”) o anche rimaste anonime (“Le crime de la rue Suffren”, “Le gabier resuscité”).

La creazione di ballate sulla vita in mare si è perpetuata ben oltre la fine delle vele, dei bistrots affollati e delle sbornie colossali con pinte di birra che segnarono un’epoca.

Molte oggi fanno parte del repertorio classico ma in verità risalgono agli anni ‘30 del secolo scorso (“Le maitre à bord”), ‘50 (“Fanny de Lannion”) o addirittura ‘70 come la celebre “15 marins sur le bahut de mort” scritta dal grande, compianto Michel Tonnerre 

Quinze Marins (scheda in Terre Celtiche Blog) è ispirata dal romanzo “L’isola del tesoro” di Robert-Louis Stevenson, col quel suo irresistibile ritornello “Quinze marins sur le bahut du mort, yop pla ho une bouteille de rhum a boire et le diable avait réglé leur sort yo pla ho une bouteille de rhum.”

Il mare del silenzio

Ma il futuro è implacabile e compiendo la sua ruota porta sempre notizie nuove, nel novembre scorso una ne è giunta dalla Norvegia. Quella del varo della nave fantasma, della nave senza equipaggio. Alè, tutti a bordo della nave da carico vuota, elettrica, che salpa per mare senza fumo, senza fischi. 80 metri di silenzio, la Yara Birkeland (3), 262 piedi di vuoto, 3.200 tonnellate di silenzio.

La guida un sistema informatico di sensori, un computer, una propulsione elettrica, un telecomando, una batteria. Probabilmente stavolta nessuno scriverà una canzone su di essa e sui marinai della sua ciurma che recano tutti lo stesso triste nome: Nessuno.

la Yara Birkeland -la nave senza equipaggio

Riferimenti

(1) Manuscrit de M. Poiraud, retranscrit par Michel Gautier de Pornic 80 canti del Pays de Retz http://heritaj.bzh/page/ft-46-pays-de-retz
(2) “Quéméneur” in bretone significa “sarto”. Era all’epoca una categoria piuttosto disprezzata, anche la canzone ad un certo punto parlando di Jean recita: “Quello non è un uomo, è un sarto!”
(3) https://www.yara.com/news-and-media/press-kits/yara-birkeland-press-kit/

Pubblicato da Flavio Poltronieri

Etnomusicologo. Autore e traduttore di canzoni. Ha pubblicato su riviste di avanguardia musicale in Italia/Francia/Germania. Fa parte della redazione giornalistica di Blogfoolk, Lineatrad e leonardcohenfiles.com

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