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An Triskell: Il soffio degli dei

Nel 1970 i gemelli arpisti Pol e Hervé Quefféléant formarono un gruppo denominato An Tri Eostig (I Tre Usignoli) con l’intento soprattutto di suonare musica irlandese, un giorno Pete Seeger (a cui dedicheranno un sentito strumentale nel disco del 1988) scrisse loro che le canzoni folk non erano solamente un’eredità del passato ma un processo in continuo rinnovamento da millenni, che mutano a seconda delle variazioni dell’esistenza. Da questo prese forma l’idea di An Triskell e nel 1973 uscì il loro primo LP. A quel tempo la scena musicale bretone più conosciuta era ancorata al passato dall’opera delle sorelle Goadec e dei fratelli Morvan e al presente dalle canzoni di Glenmor e Gilles Servat che privilegiavano il testo e a cui la musica fungeva da supporto e dal suono di Alan Stivell e Myrdhin che al contrario, portavano il loro messaggio (universale) ponendo l’arpa in primo piano.
An Triskell abbandonarono la musica irlandese per iniziare un percorso più intimo, dalle radici bretoni alle composizioni originali e all’improvvisazione, inserendo nel gruppo strumenti quali violoncello, flauto, organo. L’apice creativo raggiunto a metà anni ’70 dal suono del gruppo è sublime, probabilmente il più emozionante in quel momento in Bretagna. I brani contenuti nei loro terzo e quarto disco omaggiano l’opera di Jord Cochevelou (padre del rinnovamento dell’arpa e di Alan Stivell), il poeta Pierre-Jakez Hélias (La Pietra Nera è stata musicata anche da Kristen Noguès, nella cui pagina si trova la traduzione italiana), René Abjean, Guy Tudy, Chanig Ar Gall, Alan Ar Haro, Pierre-Marie Mével senza dimenticare l’amato O’Carolan. L’abilità strumentale anche sulla chitarra e l’ispirazione feconda non hanno eguali in brani originali quali “Diviz“, “Bleo Melen Va Muia Karet” (di Pol) o “Tron Doue“, “Roving Girl” (di Hervé – quest’ultima potrebbe essere uscita dalla penna di Christy Moore, al tempo dei Planxty), degni degli illustri compositori del passato. Il registro semi-barocco dell’ensemble, le fughe dell’organo unite alle corde metalliche delle arpe bardiche plasmano il suono profondo di brani quali “An Harlu” o “Ar Weladenn“.

GAND MIL GOULI (Pierre-Jakez Hélias)

O tevi treuzet gand mil gouli
E welan beg an dud o c’hoarzin
Dudi ran dezo diwar c’hoari
pa gredont e koroll ar herdin

‘N deva ivinenn euz ar vered
Evito n’eo ket an anaon
‘N he hreiz avad er-mên darevet
A gouez er-mêz p’ eman d’an traon

Kerzit da hunvreal dihun
Ha ma lezit ez veo da zevi
Pa vo echu ganin ma zizun
Mên na ivinenn ‘-po da wiri

DI MILLE PIAGHE (Pierre-Jakez Hélias) (trad. Flavio Poltronieri)

Bardato da mille piaghe, brucio
E vedo sorridere la gente
Perché io sono un funambolo
Che si diverte divertendoli

Il più grosso tasso del cimitero
Non è per loro, l’albero dei morti
Ma in lui matura una pietra
Quando viene abbattuto, la pietra esce

Correte dietro la cavallina*
E lasciatemi bruciare vivo
Quando avrò finito la mia settimana
Coverete un sasso di tasso

* “Correre la cavallina” modo di dire che significa avere numerose avventure galanti

La copertina di “Kroaz-Hent” (“Cammino della croce”) è un’ottima rappresentazione visiva della loro musica.
An Triskell perse strada facendo l’articolo iniziale ma la loro intera carriera fu luminosa, con continui cambi d’organico e di strumenti fino ai giorni nostri.

L’AMORE E’ MORTO (Pierre-Jakez Hélias) (trad. Flavio Poltronieri) (interpretazione An Triskell in “C’était…” – 1983)

L’amore è morto lunedi mattina
In punta di respiro, in punta di pena
E sopravvivi nella settimana
Del solo conforto del tuo dispiacere
E del suo seme

Non andrai a Caraman
Neppure nelle Isole de la Sonde
L’amore è morto dappertutto
Calpestato, se n’è andato
Il nome degli amanti

Se trovi l’antichità
In vendita da un antiquario
Avrai un’altra volta un po’ di tempo
Per venti o trenta o cinquant’anni
Davanti, dietro

L’amore è morto e tu lo sai
Di aver vissuto nel tempo

Uniche costanti di Triskell sono rimaste, nel corso del tempo, le arpe dei due gemelli Queffeleant e le loro menti aperte anche verso altre culture come, ad esempio, in “Van Floreciendo Mis Suenos“* in omaggio a Pablo Neruda (composta utilizzando sull’arpa celtica, la tecnica dei musicisti delle Ande) o nella messa in musica di un “En Ka“, composto da un abitante di Kita-Jyushu, Noguchi Shigeru in memoria al pittore Yureji, (adattando la tecnica di ornamentazione della cornamusa, trascritta per arpa) entrambi presenti in “Ondée” del 1988.

*Van Floreciendo Mis Suenos/a la par de mis tristezas/también precisa cuidados/el alma como la tierra…(Atahualpa Yupanqui – Pobrecito Soy)

Pubblicato da Flavio Poltronieri

Autore - Traduttore - Etnomusicologo

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