June Tabor, una voce per il folk inglese

Se si parla di voci femminili del folk inglese, il pensiero corre spontaneamente a Sandy Denny, Maddy Prior e Jacqui McShee, famose non solo per il loro effettivo valore artistico (Sandy purtroppo anche per la prematura tragica fine) ma anche perché sono state (Maddy lo è ancora) le voci dei tre gruppi fondamentali del folk rivisitato made in England (Fairport Convention, Steeleye Span, Pentangle).
June Tabor non ha la stessa fama, almeno qui da noi, forse perché il suo nome non può essere accostato a quello di una band; in effetti la sua carriera è stata soprattutto quella di una interprete. Anzi, la sua voce profonda e intensa le ha consentito di esprimersi spesso senza accompagnamento, o con strumentazione minima, affermandosi tra le più interessanti cantanti del nostro tempo, non solo in ambito folk.

Classe 1947, originaria di Warwick, June fu ispirata e invogliata al canto in giovane età soprattutto dall’ascolto di Anne Briggs.
Dagli anni ’70 a oggi ha al suo attivo una ricca discografia solista, arricchita da collaborazioni con altri protagonisti del giro folk britannico, come Maddy Prior e la Oysterband.

Nonostante le lodi e le attenzioni del pubblico e della critica ha resistito a diventare una musicista a tempo pieno (ha registrato i primi dischi mentre lavorava come bibliotecaria e ristoratrice). Rifuggendo anche dalle etichette ha costruito un repertorio non confinato nel folk ma aperto a diversi stili, costruendosi nel tempo una immagine di grande interprete di canzoni. Comunque il folk è rimasto una delle sue principali fonti di ispirazione, e la sua ormai vasta discografia appare significativamente ricca di ballate e canzoni tradizionali.


DISCOGRAFIA DI JUNE TABOR

SILLY SISTERS (1976)

L’avventura discografica di June inizia nella seconda metà degli anni ’70 con una collaborazione al fianco di Maddy Prior, all’epoca già affermata voce degli Steeleye Span. Il disco divenne rapidamente un classico del folk anglosassone. Le canzoni prese dalla tradizione coprono un’ampia gamma di temi, dal lavoro alla religione al sesso, dal tragico al comico. Alla realizzazione dell’album collaborarono molti musicisti di prima fila del folk inglese, da Martin Carthy a Nic Jones, da Andy Irvine a Danny Thompson

Maddy Prior: vocals [1-8, 10-13];
June Tabor: vocals [1-2, 4-13];
Martin Carthy: guitar [1, 6, 9, 10, 13], drum [6];
Nic Jones: fiddle [1, 7-8, 12-13], guitar [3];
Tony Hall: melodeon [1, 6, 10, 13];
Andy Irvine: mandolin [1, 6-7, 12-13], hurdy-gurdy [10];
Johnny Moynihan: bouzouki [6, 10, 13], whistle [7, 12];
Gabriel McKeon: uilleann pipes [3, 13];
Danny Thompson: bass [1, 3, 6, 8, 10, 12-13];
John Gillaspie: bassons [4], sopranino [4], bombard [4, 10, 13];
Brian Golbey: five-string fiddle [8, 13]

AIRS AND GRACES (1976)

Quasi contemporaneamente a Silly Sisters viene pubblicato il primo album solista di June. Un disco non solo molto bello, ma anche originale. Lavorando con un piccolo numero di musicisti (Nic Jones, Tony Hall e John Gillespie) la Tabor riesce a creare un ambiente intimo che è stato definito “folk da camera”. In effetti, otto delle dieci tracce dell’album sono traditionals reinterpretati da June con una sensibilità e un’originalità che catturano fin dal primo ascolto. Il CD pubblicato nel 2019 aggiunge altri quattro brani tradizionali, ripescati da registrazioni dei primi anni ’70. Tra i brani contemporanei, spicca la magnifica versione di “Waltzing Matilda” di Eric Bogle

June Tabor: vocals;
Nic Jones: acoustic guitar, fiddle;
Tony Hall: melodeon;
Jon Gillespie: piano, organ, roxichord, bassoon, sopranino

ASHES AND DIAMONDS (1977)

Con la stessa formula (e principalmente gli stessi musicisti) dell’album d’esordio, in questa seconda pubblicazione June propone nuove intriganti interpretazioni di canzoni tradizionali e nuovi brani, come No man’s land di Eric Bogle e The Easter Tree di Dave Goulder

June Tabor: vocals
Jon Gillaspie: synthesiser [1, 4, 7-8, 10-11], piano [3, 5, 11], recorder [10];
Nic Jones: fiddle [1, 7], guitar [4, 7, 10];
Tony Hall: melodeon [1, 10];
Doug Morter: electric guitar [5];
Rick Kemp: bass [5];
Nigel Pegrum: drums [5]

A CUT ABOVE (1980)

Un classico caso in cui mettendo insieme due grandi artisti si ottiene che il tutto è maggiore della somma delle parti. June Tabor e il chitarrista e cantante Martin Simpson in questo album si sono evidentemente influenzati positivamente a vicenda producendo un risultato magnifico che contiene, oltre ad alcuni traditionals splendidamente rivisitati, tra i quali anche la ballata francese Le Roi Renaud, anche brani contemporanei, laddove spicca la bellissima interpretazione di Strange affair di Richard Thompson.

June Tabor: vocals;
Martin Simpson: guitars;
Ric Sanders: violin;
Dave Bristow: piano, synthesiser;
Jon Davie: bass

ABYSSINIANS (1983)

Nei primi anni ’80 June lascia il lavoro da bibliotecaria, si sposa e con il marito apre un ristorante nel Lake District. In questo periodo registra questo album, che contiene un mix 50/50 di brani tradizionali e nuove composizioni. La voce di June appare maturata e le sue capacità interpretative creano un filo musicale coerente attraverso le dieci diverse tracce. Mentre i temi sono spesso cupi, il calore intenso del suo canto conferisce dignità e umanità ad ogni canzone.

June Tabor: vocals;
Dave Bristow: keyboards;
Martin Simpson: guitar;
Ric Sanders: violin

AQABA (1988)

Nel 1987 June vende il ristorante e decide di darsi tempo pieno alla musica. Inizia qui il periodo più produttivo della sua attività artistica. In quell’anno partecipa al Festival di Cropredy, l’annuale raduno organizzato dai Fairport Convention, ed esegue una memorabile versione di A sailor’s life
Un anno dopo, viene pubblicato questo album. Caratterizzato da arrangiamenti essenziali, quasi minimalisti, comprende un mix di brani tradizionali e non, tra i quali spicca la title track, di Bill Caddick.

1. The Old Man’s Song (Don Quixote) (Bill Caddick and John Tams)
2. Searching for Lambs 
3. The Banks of Red Roses 
4. Where Are You Tonight, I Wonder? (Andy M. Stewart)
5. Aqaba (Bill Caddick)
6. Verdi Cries (Natalie Merchant) 
7. The Grazier’s Daughter 
8. Seven Summers (Tito Larriva)
9. Mayn Rue Plats (My Resting Place)
10. The King of Rome (Dave Sudbury)

CD Bonus Tracks
non presenti su LP Topic di “Aqaba” (1988), compariranno in seguito nell’edizione giapponese (in CD) di due anni dopo e nella seconda edizione americana del 1993. Da quel momento le due canzoni saranno presenti anche nelle ulteriori ristampe inglesi del disco della Tabor.
11. The Reaper  (Bill Caddick)
12. Bogie’s Bonnie Belle 

June Tabor: vocals
Huw Warren: piano 
Martin Simpson: guitar, baritone guitar, mandola
Ric Sanders: electric violin 
Dave Bristow: Yamaha DX7 and WX7 synthesisers
Ian Blake: bass clarinet

NO MORE TO DANCE (1988)

Secondo disco realizzato in duo con Maddy Prior (sotto il nome Silly Sisters). L’ispirata collaborazione tra Maddy Prior e June Tabor è impreziosita da musicisti come il chitarrista bretone Dan Ar Braz, l’ex bassista degli Steeleye Span Rick Kemp e il produttore Andrew Cronshaw.

1. Blood and Gold / Mohacs (Andy Irvine, Jane Cassidy)
2. Cakes and Ale 
3. Fine Horseman ( Lal Waterson)
4. How Shall I Your True Love Know?
5. Hedger and Ditcher 
6. Agincourt Carol 
7. The Barring of the Door 
8. What Will We Do? 
9. Almost Every Circumstance (Colum Sands)
10. The Old Miner 

Maddy Prior: vocals [1-5, 7-12];
June Tabor: vocals [1-7, 9-12];
Dan Ar Braz: guitar [1b, 3, 4, 5, 7, 9, 11, 12];
Huw Warren: keyboards [1b, 3, 4, 5, 7, 8, 9, 11, 12], piano [6];
Jim Sutherland: percussion [1b, 3, 5, 7, 11, 12];
Rick Kemp: bass guitar [1b];
Andrew Cronshaw: Chinese flutes [1b], whistles [1b], bombarde [1b], concertina [5];
Patsy Seddon: Camac electro-harp [3];
Patsy Seddon & Mary Macmaster (Sìleas): clarsachs [9];
Bernard O’Neill: cello [4];
Paul James: soprano saxophone [5, 7], half-long bagpipes [5];
Nigel Eaton: hurdy-gurdy [5, 7];
Mark Emerson: violin [11]

FREEDOM AND RAIN (1990) (with The Oysterband)

Questo album è stato una pietra miliare nella scena folk-rock britannica: la voce dark ed evocativa di June si sposa molto bene con l’approccio degli Oysterband alle melodie folk tradizionali, che trovano nuova vita insieme a cover contemporanee, tutte intrise di cruda intensità emotiva.
L’Edmonton Journal ha scritto che “la solenne magnificenza della Tabor suscita la consueta riverenza, mentre le Oysters sbattono e macinano nel loro tipico stile cavalleresco”.
Tra le esecuzioni spiccano “All Tomorrow’s Parties” (una sorprendente cover del classico dei Velvet Underground) e la toccante versione di “Dark Eyed Sailor”

1. Mississippi Summer (Si Kahn)
2. Lullaby of London ( Shane MacGowan)
3. Night Comes In (Richard Thompson)
4. Valentine’s Day Is Over (Billy Bragg)
5. All Tomorrow’s Parties (Lou Reed)
6. Dives and Lazarus 
7. Dark-Eyed Sailor 
8. Pain or Paradise (John Tams)
9. Susie Clelland
10. Finisterre (Ian Telfer)

June Tabor: vocals;
Alan Prosser: guitar, mandolin, psaltery, vocals;
Russell Lax: drums, percussion;
Chopper: bass, cello;
Ian Telfer: fiddle, viola, concertina, organ;
John Jones: melodeon, accordion, vocals

ALEYN (1997)

Nel corso degli anni ’90 June pubblica alcuni album nei quali si allontana dal folk per esplorare nuove sonorità. In questo disco del 1997 torna alla formula del mix tra brani tradizionali e contemporanei (tra i quali spicca la bellissima The Great Valerio di Richard Thompson) con ottimi risultati.

1. The Great Valerio  (Richard Thompson)
2. I Wonder What’s Keeping My True Love Tonight?
3. No Good at Love (Adrian May)
4. Bentley & Craig (Ralph McTell)
4. The Fiddler (Joni Mitchell)
5. April Morning
6. Di Nakht (Hirsh Glik)
7. The Fair Maid of Islington / Under the Greenwood Tree 
8. Go From My Window 
9. A Proper Sort of Gardener (Jon Moore)
10. Johnny o’ Bredislee  / Glory of the West
11. Shallow Brown 

June Tabor: vocals;
Andy Cutting: diatonic accordion;
Mark Emerson: violin, viola;
Mark Lockheart: clarinet, tenor & soprano saxophones;
Dudley Phillips: double bass;
Huw Warren: piano, piano accordion

ON AIR (1998)

Il disco contiene registrazioni alla BBC principalmente degli anni 1976-1978.
Sono tutti brani tradizionali ad eccezione di tre (splendide) cover: White Rabbit di Grace Slick, All along the watchtower e This wheel’s on fire di Bob Dylan

Tracks 3, 11 recorded 26 August 1976, broadcast 13 September 1976;
Tracks 5, 8 recorded 25 January 1977, broadcast 22 February 1977;
Track 10 recorded 11 July 1977, broadcast 19 July 1977;
Track 9 recorded 24 January 1978, broadcast 12 February 1978; J
Tracks 2, 4, 6 recorded 23 July 1978;
Tracks 1, 7, 12 recorded 27 November 1990, broadcast 5 5 January 1991;

A QUIET EYE (2000)

Un album molto particolare, che presenta June Tabor accompagnata dai membri della Creative Jazz Orchestra. Una selezione di brani provenienti da fonti sia tradizionali che contemporanee riarrangiati da Huw Warren e interpretati da June in modalità che vanno dalla sola voce all’accompagnamento dell’intero ensemble completo di ottoni, ance e archi.

1. The Gardener 
2. A Place Called England (Maggie Holland)
3. I Will Put My Ship in Order 
4. I’ll Be Seeing You (Sammy Fain & Irving Kahal)
5. Out of WinterWaltzing’s for Dreamers (Richard Thompson)
6. Pharaoh (Richard Thompson)
7. Must I Be Bound?
8. The Writing of Tipperary / It’s a Long Way to Tipperary 
9. The First Time Ever I Saw Your Face (Ewan MacColl)
10. The Water Is Wide / St Agnes / Jeannie and Jamie 

June Tabor: vocals;
Huw Warren: piano;
with the Creative Jazz Orchestra:
Mark Bassey, Liam Kirkman: trombone;
Richard Iles: trumpet;
Jim Rattigan: French horn;
Richard Bolton: cello;
Richard Fox: tuba;
Dudley Phillips: double bass;
Andy Schofield: clarinet, alto saxophone;
Iain Dixon: bass clarinet, clarinet;
Mark Emerson: violin, viola;
Roy Doods: percussion;
Mark Lockheart: clarinet, tenor & soprano saxophones

ROSA MUNDI (2001)

Un concept album interamente dedicato alla “regina dei fiori” nei suoi diversi significati: sacro, secolare o come simbolo di amore.
I brani sono tratti da una gamma straordinariamente varia di fonti, da Čajkovskij a Les Barker, dal XV secolo ai giorni nostri. I brani tradizionali sono solo 4, ma tra essi una intensa meravigliosa versione della Child ballad Barbara Allen

1. Roses of Picardy 
2. Belle Rose 
3. Deep in Love 
4. O My Love’s Like a Red Red Rose 
5. Rose in June 
6. Paint Me, Redouté 
7. Rhosyn Wyn / Winterrose 
8. The Rose Is White, the Rose Is Red / Dargason 
9. The Crown of Roses (Tchaikowsky’s Legend) 
10. Barbry Ellen 
11. Maybe Then I’ll Be a Rose 

June Tabor: vocals;
Huw Warren: piano;
Mark Emerson: violin, viola;
Richard Bolton: cello

AN ECHO OF HOOVES (2003)

Il disco che segna il ritorno della Tabor al folk revival è un autentico capolavoro. Tutte le tracce sono brani tradizionali, che la voce di June racconta esaltandone i toni più oscuri. La sua interpretazione fortemente espressiva riesce a dipingere con maestria gli scenari spesso tragici e violenti delle ballate scelte, che in prevalenza sono originarie dei Borders (le regioni di confine tra Inghilterra e Scozia)

June Tabor: vocals;
Huw Warren: piano, cello, piano accordion;
Mark Emerson: violin, viola, piano [10];
Tim Harries: double bass;
Martin Simpson: guitar [2, 9];
Kathryn Tickell: Northumbrian pipes [3, 5];

AT THE WOOD’S HEART (2005)

Il titolo del disco è appropriato. Il soggetto di queste canzoni è l’amore romantico, i suoi splendori, le sue torture e trasgressioni, un tema senza tempo. Qui infatti va da Chaucer a Duke Ellington, passando per Gabriel Yacoub e per quella Banks of sweet primroses che è uno degli inni classici del folk revival.
Da par suo, June Tabor ha lo spirito del giardiniere, nonché una comprensione istintiva della rappresentazione popolare, dove gli affari di cuore sono incarnati in rose, rondini e ruscelli. Come sempre, il tono è spesso cupo, la voce sinuosa e malinconica suona ancora ‘dark’ in modo impeccabile, ma sempre straordinariamente umana.

1. The Banks of the Sweet Primroses 
2. The Broomfield Wager 
3. Ah! The Sighs 
4. Now Welcome Summer [Geoffrey Chaucer]
5. Heart Like a Wheel [Linda Ronstadt]
6. Johnny Johnny 
7. Oh! Alas, I Am in Love 
8. Do Nothing Till You Hear from Me [Ella Fitzgerald]
9. Les Choses les Plus Simples [Gabriel Yacoub]
10. She’s Like the Swallow 
11. The Cloud Factory [Bill Caddick]
12. Lie Near Me 

June Tabor: vocals;
Huw Warren: piano;
Martin Simpson: guitar;
Andy Cutting: diatonic accordion;
Mark Emerson: viola and violin;
Mark Lockheart: tenor and soprano saxophones;
Tim Harries: double bass;
Iain Ballamy: tenor saxophone [10, 12]

APPLES (2007)

Un altro album di canzoni prevalentemente tradizionali. Un altro album in cui protagonista è la voce di June e gli scarni accompagnamenti strumentali le fanno da raffinato sfondo. Un altro album in cui June riesce a creare interpretazioni straordinarie per intensità emotiva da materiale musicalmente “elementare” come solitamente sono i brani della tradizione popolare,

1. The Dancing / Miss Lindsay Barker (Andy Shanks, Jim Russell)
2. The Old Garden Gate 
3. The Auld Beggarman
4. The Rigs of Rye 
5. I Love My Love 
6. Soldiers Three
7. Speak Easy (Robert Burns, Hector MacMillan)
8. Au Logis De Mon Père
9. Standing in Line (Lester Simpson)
10. Ce Fu En Mai 
11. My Love Came to Dublin (Patrick Galvin)
12. Send Us a Quiet Night (Christopher Somerville)

June Tabor: vocals;
Andy Cutting: diatonic accordion;
Mark Emerson: piano, violin, viola;
Tim Harries: double bass

ASHORE (2011)

L’album contiene una raccolta di affascinanti canzoni che affrontano il tema del rapporto dell’umanità con il mare. Come al solito abbiamo canzoni contemporanee insieme a ballate tradizionali classiche come “The Bleacher Lassie Of Kelvinhaugh” e “The Great Selkie Of Sule Skerry”. ll materiale contemporaneo include una versione da brivido di “Shipbuilding” di Elvis Costello; una nuova registrazione di “Finisterre” di Ian Telfer (registrata per la prima volta dalla Tabor con la Oysterband in “Freedom & Rain”) e due canzoni scritte da Cyril Tawney – “The Grey Funnel Line” e “The Oggie Man”.

1. Finisterre [Ian Telfer]
2. The Bleacher Lassie of Kelvinhaugh 
3. The Grey Funnel Line [Cyril Tawney]
4. Le Vingt-Cinquième Du Mois d’Octobre 
5. Shipbuilding (Elvis Costello e Clive Langer )
6. Jamaica 
7. The Great Selkie of Sule Skerry 
8. Winter Comes In (Jack Renwick, Ronald Jamieson) / Vidlin Voe (Frank Jamieson) 
9. The Oggie Man [Cyril Tawney]
10. I’ll Go and Enlist for a Sailor (versione strumentale)
11. The Brean Lament 
12. Le Petit Navire 
13. Across the Wide Ocean [Les Barker]

June Tabor: vocals;
Andy Cutting: diatonic accordion;
Mark Emerson: violin, viola;
Tim Harries: double bass;
Huw Warren: piano

RAGGED KINGDOM (2012) with Oysterband

A distanza di 21 anni da Freedom and Rain June Tabor e la Oysterband realizzano questo brillante sequel, nel quale ancora una volta tradizione e contemporaneità si miscelano in modo originale e intrigante. La classicissima “Bonny Bunch Of Roses” si affianca a “That Was My Veil” di PJ Harvey; una lussureggiante versione acustica di “Love Will Tear Us Apart” dei Joy Division convive con la tradizione scozzese di “Sweet Sixteen”. Stilisticamente, i protagonisti dell’album sono cresciuti ancora di più in questi ventun anni. June è diventata una eclettica interprete di canzoni che traggono ispirazione da molte fonti, mentre la Oysterband ha riesplorato sistematicamente le proprie radici folk. Insieme, creano una volta di più un’alchimia perfetta..

1. The Bonny Bunch of Roses 
2. That Was My Veil (John Parish & PJ Harvey)
3. My Son David 
4. Love Will Tear Us Apart (Joy Division)
5. When I Was Noo But Sweet Sixteen
6. Judas (Was a Red-Headed Man) 
7. If My Love Loves Me 
8. The Hills of Shiloh (Shel Silverstein & Jim Friedman)
9. Fountains Flowing 
10. The Leaves of Life 
11. Seven Curses 
12. The Dark End of the Street (Chips Moman & Dan Penn)

June Tabor: vocals;
John Jones: vocals, melodeon;
Ray Cooper: cello, mandolin, bass guitar, harmonium, vocals;
Dil Davies: drums;
Alan Prosser: guitars, kantele, fiddle, vocals;
Ian Telfer: fiddle;
Al Scott: bass guitar, mandola

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Pubblicato da Sergio Paracchini

Sergio Paracchini, ascoltatore seriale di buona musica, dagli anni ’70 innamorato del folk revival (celtico e non solo). Gestisce il gruppo Facebook “Folk rock e dintorni”.

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