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Terre Celtiche Blog

Shallow Brown .. l’addio a Juliana

Shallow Brown(1) o Chello Brown è un canto marinaresco (sea shanty) raccolto in molte collezioni e registrazioni sul campo (ad esempio Cecil Sharp, Stan Hugill, Percy Grainger), da non confondersi con l’altro shanty Sally Brown. Stan Hugill ci dice che il canto era utilizzato durante il noioso lavoro alle pompe, ma anche per gli alaggi.

(1) Le parole shallow brown che sono cantate dal coro in risposta allo shantyman non sono di semplice comprensione. Stan Hugill ritiene che shallow sia una storpiatura di “challo” un termine usato nelle Piccole Antille (o Indie Occidentali) per indicare un mezzo-sangue (gli spagnoli sono stati molto cavillosi nel definire i gradi di “imbastardimento” del puro sangue hidalgo e hanno coniato una lunga nomenclatura per ogni possibile incrocio tra gruppi etnici ); curiosamente in hindi è una parola che significa “ragazza”.
Per altri “shallow brown” è il grido di avvistamento gergale sulle navi mercantili per indicare l’arrivo nel porto, unendo i termini “fondale basso o acque basse” (shallow) e “marrone” (brown) ossia il tipico colore fangoso del mare meno profondo in prossimità di una foce e di un porto nelle aree subtropicali.

Con lo stesso titolo Shallow Brown abbiamo però diverse versioni che hanno incontrato vasta diffusione nel Folk Revival
Sailor/slave Fare thee wellShort Sharp Shanties Yankee whaler
Roud 2621 ; Ballad Index Doe044 ; VWML PG/6/28 , CJS2/10/2959 ; Mudcat 124167 ; trad.]

PRIMA VERSIONE: l’addio del marinaio/schiavo alla sua bella

E’ un canto triste in cui il marinaio in procinto di imbarcarsi su un mercantile, saluta la moglie dicendole Addio. Secondo alcuni è invece l’addio dello schiavo africano in procinto di essere imbarcato su una nave di schiavisti per essere trasportato in America.
Di sicuro una melodia che, in alcune interpretazioni, vibra di disperazione (vedasi in particolare la terza variante).

Sting in Rogue’s Gallery, Pirate   Ballads, Sea Songs, and Chanteys ANTI 2006

RIFERIMENTI
Shanties from the Seven Seas(V)(p187-91)
Shanties from the Seven Seas (complete)(IV)(p257-60)
Roll And Go(p17),
Sea Songs and Shanties (Challo Brown)(p100),
Songs of American Sailormen(p61),
Music of The Waters(p48),
Chanteying Aboard American Ships(p126-7),
Songs of the Sailor and Lumberman(p44),
The Way Of The Ship(p124-5),

Brasy live
Hulton Clint: Stan Hugill versione A
Hulton Clint: Stan Hugill versione B con la melodia imparata da Harding

Fare thee well, me Juliana
Shallow, o shallow brown
Fare thee well, me Juliana
And it’s shallow in the morning
Just as the day was dawning
Yes, our packet(1) leaves tomorrow
And it fills me heart with sorrow
O my wife and baby grieve me
just breaks me heart to leave ye
Fare the well me Juliana

Addio mia Juliana
ragazza mulatta
Addio mia Juliana
è bassa marea di mattina
mentre il giorno sorge
si, il nostro postale parte domani
e il mio cuore si riempie di dolore.
Moglie mia e bambino mio, sono addolorato,
il mio cuore si spezza solo a lasciarvi,
addio mia Jiuliana

NOTE traduzione italiana di Cattia Salto
1) packet è il termine generico con cui venivano identificate tutte le navi mercantili e non solo quelle che trasportavano la posta

SECONDA VERSIONE: John Short, una variante di Congo River

“Short’s words are of the set more usually associated, in the revival, with Blow, Boys, Blow Hugill also notes this and comments that Sharp’s published version of the tune has the solo tune of Hilo, Boys, Hilo. The shanty has necessitated some degree of interpretation!—Sharp’s manuscript (and published version) varies between 2:4 and 3:4 and the song was also sung very freely. Short was obviously not happy with his own singing of it to Sharp. Sharp’s notes reflect the difficulties:“This is a very curious chantey. The above [shown] was how Short began it. When he continued the next verse he put that down a tone, thus” [two bars follow].
After two or three more verses this got so low that he said ‘I must get my voice higher’ and raised it for next verse more or less to original A. Very possibly the 3rd verse should begin on the original A, so that the phrases run alternately as A & G.”
With Jim Mageean’s expertise behind it, we arrived at the recording you can hear. It seems to work entirely satisfactorily and rather delightfully rocking between what can be thought of as the dominant and sub-dominant of the root key. “

Jim Mageean in Short Sharp Shanties : Sea songs of a Watchet sailor vol 1

Scrivono i curatori del progetto ” Le parole di Short sono del set più comunemente associato, nel revival, a Blow, Boys, Blow [Congo River]. Hugill nota anche questo e commenta che la versione pubblicata di Sharp ha la melodia solista di Hilo, Boys, Hilo. La shanty ha richiesto un certo grado di interpretazione! – Il manoscritto di Sharp (e la versione pubblicata) varia tra 2: 4 e 3: 4 e anche la canzone è stata cantata molto liberamente. Short ovviamente non era contento di come l’aveva cantata per Sharp. Le note di Sharp riflettono le difficoltà: “Questo è un canto molto curioso. Quanto sopra [mostrato] è stato il modo in cui Short l’ha iniziato. Quando ha continuato il verso successivo lo ha messo giù un tono, così ”[seguono due battute].
Dopo altri due o tre versi questo è diventato così basso che ha detto ‘Devo alzare la voce’ e l’ha alzata per la prossima strofa più o meno sull’originale in La. Molto probabilmente la terza strofa dovrebbe iniziare sull’originale La, le frasi vengono eseguite alternativamente come La e Sol.
Con l’esperienza di Jim Mageean alle spalle, siamo arrivati ​​alla registrazione che puoi ascoltare. Sembra funzionare in modo del tutto soddisfacente e piuttosto deliziosamente oscillando tra ciò che può essere pensato come il dominante e il sub-dominante della tonalità fondamentale.

Hulton Clint: (Cecil Sharp’s version)

Shallow oh Shallow Brown
Shallow oh Shallow Brown
A Yankee ship came down the river
A Yankee ship came down the river
How ye know she’s a yankee clipper?
By the blood and guts that flows from her scuppers.
And who do you thing was master of her?
Oh Bully Sam of the Alabama.
A yankee mate and a limejuice skipper
that’s the style to make you shiver.
What do you think they had for dinner?
Oh, a parrot tail and monkey ‘s liver
Me boots and clothes are all in pawn
(?we are bound her down Cape Horn?)
Oh me dear I’m bound to leave you
Do not let this departure grieve ye
One more pull and than will do
(?with the boys that pull her true?)

Shallow oh Shallow Brown
Shallow oh Shallow Brown
Una nave americana scende il fiume
una nave americana scende il fiume.
Come sappiamo che è un clipper americano?
Dal sangue e dalle viscere scaricati dagli ombrinali.
E chi pensate sia il suo capitano?
O Bully Sam dell’Alabama.
Un primo ufficiale americano e uno capitano inglese
è un sistema che ti fa tremare.
Cosa credete che mangiavano per cena?
Oh lingua di pappagallo e fegato di scimmia.
I miei stivali e i vestiti sono tutti impegnati
salpiamo per Capo Horn.
Oh mia cara sono in partenza e ti lascio
oh non lasciare che questa partenza ti addolori
ancora un tiro e poi lasceremo

NOTE trascrizione all’ascolto e traduzione italiana di Cattia Salto

TERZA VERSIONE: lo schiavo e la baleniera

Il secondo tema testuale identifica il protagonista in uno schiavo nero venduto dal suo padrone per lavorare su una baleniera.

The Crooked Jades in World’s on Fire

Jimmy Aldridge & Sid Goldsmith live
Seán Dagher & La Nef in Sea Songs & Shanties 2009
June Tabor (interpretato con una tristezza infinita)
Hulton Clint: Stan Hugill versione D
Seán Dagher lesson

Bound away for St. George’s (1)
Shallow, Shallow Brown
Bound away for to leave you
Julianne, I truly love you (x2)
I have signed on as a sailor
Signed on board a Yankee (2) whaler
My master’s gonna sell me
For that great big Yankee dollar(3)
My packet (4) leaves tomorrow
And my heart is full of sorrow

In partenza per S. George(1)
ragazza mulatta
per partire ti lascio
Juliana, ti amo veramente
ho firmato come marinaio
assunto a bordo di una baleniera americana(2)
il mio padrone mi ha venduto
venduto per un grande dollaro americano(3)
il mio postale(4) parte domani
e il mio cuore è pieno di dolore

NOTE traduzione italiana di Cattia Salto
1) scritto a volte anche solo come “Bound away to leave you“. Saint George’s (o Saint George) è la Città capitale di Grenada (Piccole Antille). L’importazione di schiavi africani, avviata alla fine del Seicento (dopo lo sterminio degli indigeni) e proseguita fino al 1807, accompagnò l’espansione della coltura della canna da zucchero. L’abolizione della schiavitù (1834) fu seguita dallo sviluppo, accanto alle grandi piantagioni, della piccola proprietà contadina e il cacao, la noce moscata e, dalla metà del Novecento, la banana si affermarono come principali prodotti di esportazione. (treccani.it)
2) la Terra Yankee corrisponde alla Nuova Inghilterra, e yankees sono detti i suoi abitanti. Sembra che il termine sia la corruzione indiana del francese anglais.
3) nella versione di June Tabor la strofa diventa:
Master’s going to sell me
Sell me to a Yankee
Sell me for a dollar
Great big Yankee dollar
Nella versione di Seán Dagher diventa
You are me only treasure, Love you to full measure.
Take me for a dollar, Great big spanish dollar.
Cross the Chile mountains, To pump that silver fountain.
Shallow in the morning, Just as day is dawning.

4) packet è il termine generico con cui venivano identificate tutte le navi mercantili e non solo quelle che trasportavano la posta

Ed ecco l’arrangiamento melodico di Ed Gerhard (le immagini del video sono spettacolari!)


FONTI
https://www.grizzlyfolk.com/2017/02/09/shallow-brown-folk-attic/
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=7955
https://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/shallowbrown.html
http://andrewsviewoftheweek.com/2013/01/06/shallow-brown-my-favorite-sea-shanty/

Pubblicato da Cattia Salto

Amministratore e folklorista di Terre Celtiche Blog. Ha iniziato a divulgare i suoi studi e ricerche sulla musica, le danze e le tradizioni d'Europa nel web, dapprima in maniera sporadica e poi sempre più sistematicamente sul finire del anni 90 tramite il sito dell'associazione L'ontano [ontanomagico.altervista.org]

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