Nous sommes chanteurs de sornettes

Un viaggio nella discografia dei Malicorne

PAGINA QUADRO, a cura di Sergio Paracchini

Un tributo ai Malicorne sviluppato dalla collaborazione interattiva degli Autori di Terre Celtiche Blog

[new 2025]

APPROFONDIMENTI
I voli dei Malicorne [Flavio Poltronieri]
22-1-2025, GABRIEL YACOUB: ENIGMA E FASCINO – LA RICERCA DELL’ANIMA [Flavio Poltronieri]
Gabriel Yacoub – La Tradition (Epm, 2025) [Flavio Poltronieri]

“Come se gli Steeleye Span avessero attraversato la Manica”. Fu questo il pensiero immediato quando, a metà degli anni ’70, ascoltai per la prima volta un disco dei Malicorne. In effetti, le analogie tra il gruppo francese e quello inglese (del quale ero già appassionato fan) non sono poche: la scelta di rileggere canti e musiche di danza tradizionali alla luce delle sonorità rock, con una certa attenzione ad alcune modalità dell’allora imperante progressive, la commistione di strumenti tradizionali e moderni (ma senza la batteria), gli impasti vocali usati come strumento aggiuntivo, la presenza di una voce femminile capace di variare dai toni più dolci a quelli più drammatici.
Ciò non vuol dire però che siamo in presenza di un gruppo clone degli Steeleye; infatti tanto quelli sono indiscutibilmente “british” tanto i Malicorne sono assolutamente “francesi”, nella scelta delle canzoni e delle danze, nell’approccio al canto sia della bravissima Marie Sauvet (all’epoca coniugata Yacoub) che del marito Gabriel Yacoub, con la sua voce da autentico chansonnier. Ancora a differenza degli Steeleye Span, che hanno mutato più volte formazione, l’organico dei Malicorne per buona parte della carriera è rimasto invariato: insieme ai coniugi Yacoub, il polistrumentista Hughes de Courson e il violinista Laurent Vercambre, a formare un quartetto che da subito è riuscito a definire una fisionomia sonora inconfondibile divenuta il marchio di fabbrica del gruppo, nel quale a partire dal quarto disco si integrerà perfettamente il “quinto uomo” Olivier Zrzdalik.

[Sergio Paracchini]

Pierre de Grenoble (1973)

Il nostro viaggio attraverso la discografia malicorniana comincia da un “prequel”; un disco realizzato e firmato solo da Gabriel e Marie, ma che anticipa e prefigura perfettamente l’avventura del gruppo.

tutto l’album

Entrambi cantanti e polistrumentisti, Gabriel e Marie iniziano ad esplorare la musica tradizionale di vari angoli della Francia.
Tra le canzoni del disco spiccano due brani “antimilitaristi” come la title track Pierre de Grenoble seguita dall’aria della danza Schiarazzula Marazzula e Le Prince d’Orange, entrambi poi entrati a far parte del repertorio e delle scalette dei concerti dei Malicorne. Molto belle anche le arie di danza, dallo scottish alle bourrée, dai bransles all’andro

Copertina stupenda (come saranno quelle dei Malicorne), produzione di Hughes de Courson, Gabriel Yacoub (che aveva lavorato con Alan Stivell) e la moglie Marie Sauvet realizzano il disco che non solo fa da anteprima all’avventura dei Malicorne ma più in generale apre la stagione del folk revival francese. Tutti i brani dell’album infatti sono pescati dal repertorio delle canzoni tradizionali francesi e ri-arrangiati da Gabriel.

A1 Au chant de l’alouette
A2 Scottishe – Bourrée
A3 Le long de la mer jolie
A4 Quand j’étais fille a marier
A5 Je suis trop jeunette
A6 Pierre de GrenobleSchiarazzula Marazzula
B1 Le prince d’Orange
B2 Deux Bransles de Bourgogne
B3 Rossignolet Du Bois
B4 An – Dro
B5 La pension
B6 La fleur de lys

Gabriel Yacoub (voce, chitarra, banjo a 5 corde, dulcimer, salterio, bouzouki)
Marie Yacoub (voce, chitarra acustica, dulcimer, tamboura)
collaborano all’album: Alan Kloatr (bombarde, cromorne, tamboura, bouzouki, voce)
Gérard Lavigne (basso, percussioni)
Marc Rapillard (violino e violino contralto)
Gérard Lhomme (armonium, bodhran, campane, tabor, derboukas)
Dominique Paris (cornamusa scozzese, biniou-kozh)
Christian Leroi Gour’han (ghironda)
Hughes de Courson (percussioni)
Dan Ar Braz (chitarra elettrica).


La nascita del nome Malicorne e incontri improbabili

La storia racconta che verso fine luglio del 1973 Gabriel Yacoub stava raggiungendo Stivell in Bretagna, in occasione di una delle sue ultime apparizioni in seno al suo gruppo, ovvero il secondo Kertalg Festival. Era in macchina con la moglie Marie Sauvet e l’amico fraterno Hughes de Courson, in direzione Moëlan-sur-Mer, nel dipartimento del Finistère. La decisione di formare un proprio gruppo era già stata presa ma ancora stavano discutendo sul nome quando attraversarono il villaggio di Malicorne-sur-Sarthe, nei pressi di Mans. Questo nome significa “svolte pericolose” e fa riferimento ai meandri che il fiume Sarthe compie proprio in prossimità del borgo abitato. Il misto di sonorità poetica e inquietudine evocata affascinò Gabriel, che aveva scartato dapprima Saulge Violine e poi Merlicorne e fu così che si decise senz’altro indugio per MALICORNE.
Quanto meno fortuite le circostanze dell’incontro tra Gabriel Yacoub e Hughes de Courson. Esso avvenne nell’autunno del 1972 nell’infermeria della caserma di Mont Valérien, dove i due giovani stavano tentando di farsi riformare: il primo rifiutando di alimentarsi e il secondo dichiarando dolori addominali insostenibili. Fortunatamente riuscirono entrambi nell’intento e vennero classificati “P4” nel giro di due settimane, ovvero “inadatti all’esercito, tenuto conto di gravi turbe psichiche”. Festeggiarono l’evento in un café vicino alla caserma, scoprendo i gusti musicali comuni che ben presto porteranno i frutti che ci delizieranno negli anni a seguire…. [Flavio Poltronieri]

Nel 1972 al tempo dei primi concerti tra cui quello mitico all’Olympia di Parigi, sul palco Alan Stivell presentava Gabriel come Yacoubec bretonizzando apposta il già esotico cognome proprio per confondere. Suo padre era un operaio di origini libanesi mentre la madre era francese di Loiret , vivevano a Parigi, due stanze, 38 metri quadrati in rue Mabillon…. [Flavio Poltronieri]

Malicorne I (1974)

Tre dei primi quattro album dei Malicorne non hanno titolo, così solitamente sono identificati numericamente. Questo primo reca in copertina una bella foto seppiata del quartetto; sul retro e all’interno compare anche il logo dei due serpenti intrecciati che diventerà una firma della band. Tutti i brani provengono dalla tradizione di diverse regioni della Francia, solo La Pernette ha la musica composta da Gabriel.
Il disco si apre e si chiude con una breve aria per cornamusa proveniente dalla regione del Berry intitolata Colin.

Malicorne I la scheda completa in Terre Celtiche Blog con testi e traduzioni

Malicorne II (1975)

Il secondo album (Le mariage anglais) è annunciato da una stupenda copertina di Albert Riou (dovrebbe rappresentar la casa nel bosco degli gnomi), mentre all’interno ci sono le foto in bianco e nero dei quattro musicisti. Il disco conferma e rinforza le belle promesse dell’esordio, presentando una sequenza di brani tradizionali riarrangiati magnificamente dal gruppo.

Malicorne II la scheda completa in Terre Celtiche Blog con testi e traduzioni

Almanach (1976)

Il concept dedicato ai mesi dell’anno è a mio parere il capolavoro della discografia malicorniana. La confezione del vinile si apriva a mo’ di libro con le pagine interne contenenti la descrizione dei brani e le pratiche rituali relative ai singoli mesi.  L’album, premiato con il disco d’oro, contiene alcune tra le più belle e note canzoni del gruppo.

Almanach la scheda completa in Terre Celtiche Blog con testi e traduzioni

Malicorne IV (1977)

Presentato da questa splendida copertina, il quarto album vede l’ingresso nella formazione di un quinto elemento, il bassista Olivier Zrdzalik. Il sound classico del gruppo si arricchisce con l’uso, qua e là, di sintetizzatori ed effetti elettronici e di musiche composte da Yacoub accanto a quelle riprese dalla tradizione

Malicorne IV la scheda completa in Terre Celtiche Blog con testi e traduzioni

Quintessence (1978)

Una compilation che raccoglie brani dai primi quattro album, più un inedito, Martin, uscito solo come singolo nel 1975: una bizzarra filastrocca, che Gabriel disse di aver appreso dalla madre, su un giovane che si taglia il naso congelato per il freddo, poi incontra tre suore che glielo vogliono prendere.

Martin

L’extraordinaire Tour de France d’Adélard Rousseau… (1978)

L’album dal chilometrico titolo è un concept dedicato ad un immaginario viaggio attraverso la Francia di un componente dei Compagnons du Devoir, corporazione di apprendisti girovaghi che mentre imparavano un mestiere facevano il Tour de France qualche secolo prima dei ciclisti. In realtà solo alcuni dei brani trattano effettivamente il tema, altri appartengono alla tradizione malicorniana degli album precedenti. In un paio di brani dell’album suonano il chitarrista Dan Ar Braz e il batterista Michel Santangeli.

L’extraordinaire Tour de France d’Adélard Rousseau la scheda completa in Terre Celtiche Blog con testi e traduzioni

Le Bestiaire (1979)

Les Sept Jours de mai 
La mule
Le branle des chevaux 
Les transformations 
La Chasse-Gallery 
Le Ballet Des Coqs 
Alexandre – Dans Bulgare
Jean Des Loups

Nel 1979 la formazione storica dei Malicorne si spezza a metà; De Courson e Vercambre se ne vanno (Hughes si limiterà a produrre il nuovo disco) e vengono rimpiazzati da un gruppo più nutrito di musicisti: Patrick Le Mercier e Dominque Regef agli archi, e ai fiati nientemeno che Brian Gulland, già fondatore dei Gryphon, una delle più originali formazioni del prog folk inglese. Infine, in squadra arriva un batterista, Jean Pierre Arnoux. Questa nuova formazione incide il Bestiario, un concept dedicato alla presenza e al ruolo degli animali nelle canzoni della tradizione popolare.

Le Bestiaire la scheda completa in Terre Celtiche Blog con testi e traduzioni


Balançoire en feu (1981)

Arrivano gli anni ’80, il folk rock vive momenti difficili ovunque, la crisi non risparmia i Malicorne, che coraggiosamente decidono di considerare esaurita la stagione folk e pubblicano un album completamente “nuovo”, fatto solo di brani originali.
Curiosamente, nello stesso anno anche gli Steeleye Span fanno un’operazione simile con “Sails of silver”; ma mentre quella del gruppo inglese è una virata verso il pop commerciale che fa storcere il naso ai loro fans, i Malicorne compiono un passo più radicale. Intanto fanno scrivere tutti i testi al poeta anarchico Etienne Roda-Gil; poi le musiche, composte da Gabriel Yacoub e Olivier Zrdalik sono orientate ad un raffinato e complesso rock, antico e nuovo al contempo

Balançoire en feu la scheda completa in Terre Celtiche Blog con testi e traduzioni

1. Balançoire en Feu
2. Vive la Lune
3. Paysans Sans Peur
4. Chantier d’été
5. Dans la Rivière
6. Soldat de la République
7. Petite Oasis
8. Beau Charpentier / Quand le Cyprés
9. Le Couteau Blond
10. Balançoire en Feu – Reprise

Les cathedrals de l’industrie (1986)

L’ultimo album in studio dei Malicorne, uscito a cinque anni di distanza da Balancoire en feu può essere considerato quasi il primo della discografia solista di Gabriel Yacoub, autore di tutti i brani. Nella formazione, al violino Michel Le Cam sostituisce Patrick Le Mercier. Musicalmente il disco risente ahinoi delle sonorità imperanti all’epoca, anche se la qualità delle composizioni e la bravura degli interpreti rimane indiscussa.

Les Cathédrales de l’industrie
Dormeur
Il me reste un voyage à faire (Gabriel Yacoub, Olivier Kowalski)
La Nuit des sorcières
Big Science (Gabriel Yacoub, Olivier Kowalski)
Le Temps
Robe blanche, robe noire
Sorcier
Je resterai ici

Rimane comunque l’album dei Malicorne che personalmente ascolto meno. Salverei dall’oblio La nuit de sorcières e Robe blanche robe noire, due belle interpretazioni di Marie (che non a caso le riprenderà nel suo disco solista di rivisitazioni malicorniane). E magari anche la curiosa Big Science, con il suo sound alla Peter Gabriel.

En public (1979)

Il live che praticamente chiude la fase della formazione “storica”. Ancora una volta, una curiosa analogia con la storia degli Steeleye Span (il loro “Live at last” quasi contemporaneo). Il disco, che riporta registrazioni da due concerti del dicembre 1978 a Montreal, è molto bello. In scaletta si segnalano una intensa release di L’ecolier assassin, la ripresa di due brani storici del primo disco di Marie e Gabriel (Le prince d’Orange e Pierre de Grenoble) nonché uno scatenato reel di Laurent Vercambre (in procinto di lasciare la band) in coda a La danse des damnés

Vox (1996)

Una compilation molto particolare. Non un “best of” ma una raccolta di brani esclusivamente vocali, a cappella o con leggerissimo accompagnamento musicale. Un disco assai pregevole, perché permette di apprezzare le grandi qualità che il gruppo ha sempre avuto nel curare le voci oltre che gli strumenti, anzi direi a considerare le voci proprio come uno “strumento in più”.


Concert exceptionnel aux Farancofolies de La Rochelle (2010)

L’aggettivo “exceptionnel” non è sprecato. Trent’anni dopo si riforma la formazione storica (quella a 5) del gruppo per un concerto che diventa un evento, documentato da un CD e un DVD. Imperdibili entrambi, per chiunque abbia amato questo straordinario gruppo. Molti i momenti memorabili del concerto, dai classici Prince d’Orange, Pierre de Grenoble, L’ecolier assassin magistralmente cantati da Gabriel alla interpretazione da brividi di Marie in Le luneux, dal folk rock trascinante di Voici la Saint jean allo scatenato finale danzereccio con Bacchu Ber, Danse Bulgare e J’ai vu le loup, le renard et la belette.

Marie de Malicorne (2005)

La voce femminile dei Malicorne, che nei dischi storici appariva con il cognome dell’allora marito (Yacoub) e che dopo la separazione ha ripreso il suo (Sauvet) firma questo disco solista con il solo nome, Marie, perché è così che la ricordiamo noi fans, Marie dei Malicorne, appunto. L’album è naturalmente un omaggio che Marie rivolge alla storia del gruppo, proponendo brani spesso remixati o addirittura nuovamente registrati. Insomma, un regalo bellissimo di Marie a tutti noi.

Le Mari Jaloux / La Valse Druze
Misère
Petite Oasis
Je Suis Trop Jeunette
Le Luneux
Robe Blanche, Robe Noire
La Vieille Fille
Une Fille Dans Le Désespoir
Marions Les Roses
Vive La Lune
Alexandre
La Nuit Des Sorcières
Le Couteau Blond
La Blanche Biche

LINK
https://fr.wikipedia.org/wiki/Malicorne_(groupe)
http://www.gabrielyacoub.com/
https://www.antiwarsongs.org/do_search.php?lang=it&idartista=489&stesso=1
http://musique-celtique.over-blog.org/2019/07/les-albums-de-ma-jeunesse-2-premiers-disques-de-malicorne.html

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Pubblicato da Sergio Paracchini

Sergio Paracchini, ascoltatore seriale di buona musica, dagli anni ’70 innamorato del folk revival (celtico e non solo). Gestisce il gruppo Facebook “Folk rock e dintorni”.

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