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Terre Celtiche Blog

La sposa morta/L’amata morta

la Sposa Morta

La sposa morta è un tema ballatistico molto articolato, in questa prima stesura per Terre Celtiche Blog cercherò di definire un quadro generale da approfondire con successivi interventi.

Il tema narrativo è quello di una coppia sposata o fidanzata in cui il marito si allontana (per andare in guerra). Dopo qualche tempo viene a sapere che la donna è morta (o sul letto di morte). Ritorna da lei, fa aprire la tomba, e la bacia sulle labbra. Nelle versioni anglo-scozzesi -che vanno sotto il nome di Lord Lovel (Child Ballads # 75) comprensivo di Rose-Briar motif (nodo d’amore tra rosa e rovo) è ravvisabile lo stesso tema.

Costantino Nigra

Costantino Nigra colleziona La sposa Morta nel suo “Canti popolari del Piemonte” al numero 17 in sei lezioni. Oltre a ravvedere la parentela con Lord Lovel compara le varie lezioni francesi a lui note.

Di questa patetica canzone pubblicai nel « Cimento » del 1854 una prima lezione piemontese, che ebbe l’onore d’una parafrasi poe­tica di Giovanni Prati e d’una traduzione in versi italiani di Antonio Peretti (1). Una lezione dell’alto Monferrato, una emiliana e una del basso Monferrato furono poi stampate da Giuseppe Ferraro, la prima nel 1870, la seconda nel 1877, la terza nel 1888, e una veneta dal Bernoni nel 1873 (2). Giuseppe Ferraro ne diede una traduzione italiana nel giornale d’Alessandria « Eco degli Studenti » del 1865.La canzone è sparsa in tutta la Francia in numerose lezioni. La prima delle due pubblicate da E. de Beaurepaire, e anche quella del­l’Atger (3) sembrano avvicinarsi piú di ogni altra alle lezioni piemon­tesi che si possono riassumere come segue.

Gentil galante, che in alcune lezioni è soldato e viene in congedo per vedere la fidanzata o la sposa, sente sonar da lontano le campane. Va a casa, domanda della bella. Gli si risponde che è portata in chiesa per la sepoltura. Egli va in chiesa, ovvero va incontro al corteggio e interroga la morta. Le chiede un bacio. La morta risponde : — E come baciarvi? La mia bocca che era di rose e fiori, sa ora di terra. Il vostro anello l’ho ancora in dito, prendetelo, datelo ad un’altra e pregate Dio per me. Nella lezione dell’Atger la morta dice al fidanzato di dar l’anello alla sorella di lei e di amarla. — Le darò l’anello, egli risponde, ma non potrò amarla. Farò fare un romitaggio e là finirò i miei giorni. —

In altre lezioni francesi, l’amante, vista la sposa morta, muore an­ch’esso (4). In quella pubblicata dall’Ampère, e nella seconda del Beaurepaire (5), ove sembra che ci sia confusione con altra canzone, la morta dice che è nell’inferno, dove c’è posto anche per lui se non si ravvede. La lezione pubblicata dal conte di Puymaigre, e quella stampata nella « Mélusine » (6) da F. Bonnardot, concordano colla monferrina e colla veneta, nella conclusione, che fa tornar l’amante al reggimento. In quella pubblicata da Decombe egli dice che vuol esser sepolto vicino alla morta (7).
La canzone, secondo il solito, dalla Francia del mezzodì s’infil­trò in Catalogna, lasciando anche qualche leggera traccia in Porto­gallo (8).Per la connessione che questa canzone può avere colla ballata an­glo-scozzese Lord Lovel e coi canti popolari d’altri paesi che hanno qualche relazione con quest’ultima, la miglior fonte di compara­zione è la prefazione alla ballata suddetta di Francis James Child (9). Il metro, colle solite deviazioni, è di nonari piani e tronchi con asso­nanza sui tronchi.
NOTE
1 « Il mondo letterario », anno I, n. 33: Canti popolari del Piemonte recati in versi italiani.
2 Ferrara, C. pop. monf., 56; C. pop. di Ferrara ecc., 92; C. pop. del basso Monf., n. Il, p. 5. — Bernoni, C. pop. venez., IX, n. 6.
3 Beaurepaire, 52. — Atger, Poésies populaires en langue d’oc, Montpellier 1875, 21.
4 Arbaud, I, 117. — Smith, in « Romania », VII, p. 83.
5 Ampère, 36. — Beaurepaire, 53.
6 Puymaigre, Ch.-pop. mess., I, 67. — Mélusine », Il, 191.
7 Decombe, 212. — Altre lezioni francesi: Bladé, Ch. pop. de la Gasc., II, 73. — Guillon, 141. — a Revue des langues rom. o, luglio 1874, p. 249. — Bujeaud, I, 296.
8 Milá, Romancerillo ecc., 193, 319. — Briz, I, 135-39. — Almeida-Garret, 134. — Puy‑maigre, Romanceiro portug., 141-42. — Poesia popular gallega, in “ Romania”, VI, 69.
9 Child, III, 204-6.
Da “Canti popolari del Piemonte” – Costantino Nigra

La sposa morta: Le beau Robert

Ben più esaustivo è Roberto Leydi in Cantè Bargera dove riporta le versioni cantate da Teresa Viarengo (con rigo musicale) e anche alcune lezioni francesi. Riferisce che secondo Giovanni Bronzin La sposa Morta deriva da un’antica ballata bretone (del folklore normanno) dal titolo Le beau Robert (risalente al 1557) (cf).
Uno studio ancora aperto che meriterebbe un piccolo saggio.

Marc Ogeret in Marc Ogeret chante les poètes
Suroît

La ballata è molto antica ed è una delizia ascoltarla dall’Ensemble Clement Janequin nella forma polifonica!

Jacques Douai
Ensemble Clement Janequin
un mottetto a tre voci (cf)

La struttura del testo ricalca l’andamento tipico di una ballata: la narrazione per quadri. Il bel Roberto è lontano in Francia e viene raggiunto da un messaggero che lo trova a dilettarsi nel giardino di un castello medievale: Brunetta si sente poco bene e lo manda a chiamare. Subito sella il cavallo e quando arriva in città un uccellino canta e dice che Brunetta è guarita. Quando il bel Roberto giunge nella stanza la trova però ancora nel letto, non sappiamo se sia effettivamente guarita, di certo il cuore del bel Roberto non reggerà la cattiva notizia della sua morte.

“Ne saurait-on trouver
Un messager en France,
Qui s’en voudrait aller
Aux jardin de plaisance?
Dire à Robert,
Robert, le beau Robert,
Que la Brunette se mourait.”
“Je suis Robert,
Robert, le beau Robert
Que la Brunette tant aimait.”

Et quand Robert ouit
ces certaines nouvelles,
Il a bridé Grison
et lui a mis la selle.
Frappit trois coups
des éperons jolis,
Pour la Brunette secourir.

Et quand Robert y fut
au milieu de la ville,
Il a oui chanter
l’alouette jolie,
Qui en son chant,
son joli chant disait
Que la Brunette guérissait

Et quand Robert y fut
au milieu de la chambre,
Il avait oublié
toutes ses contenances
Il fit trois tours,
trois tours autour du lit,
Pour la Brunette réjouie
“Brunette suy, Brunette parlez a moy,
Mon coeur mourra s’il ne vous voit”.

“Dove possiamo trovare
Un messaggero in Francia,
che vorrebbe andare
nel giardino delle delizie?
per dire a Roberto,
Roberto, il bel Roberto,
che la sua Brunetta sta morendo?”
“Io sono Roberto,
Roberto, il bellissimo Roberto
che la brunetta tanto ama”.

E quando Roberto sente
questa una notizia,
mette la briglia al grigione
e si mette in sella.
Batte tre colpi
con i bei speroni,
per andare in soccorso alla Brunetta.

E quando Roberto lì arrivò
nel centro della città,
ha sentito cantare
la bella allodola,
e nella sua canzone
nella sua bella canzone diceva
che la Brunetta è guarita.

E quando Robert fu
al centro della stanza,
ha dimenticato
tutto il suo contegno
e ha fatto tre giri,
tre giri intorno al letto,
per rallegrare la Brunetta
“Brunetta sono io, Brunetta parlatemi,
il mio cuore morirà se non vi vedrà”

La sposa morta: Nigra #17 A

Nelle versioni più antiche lo sposo è un montanaro, in quelle più recenti un soldato. Il canto di Teresa Viarengo è una parlata franco-piemontese e il testo riprende una versione francese.
Anéte (nome che significa giovane sposa) è morta durante la guerra, il giovane soldato la piange e quando torna al fronte il Capitano lo promuove sergente.

Teresa Viarengo

O s’à na sun tre joli garsùn, a vènu da le trupe
rigrètu la sua metrèsse, dis ch’ n’ànni bien rasùn:
a l’é la pü jòli fia, chë j sia ante Liùn.
Sto buon soldà se ne va da lu so capitènë.
“O buon dì, buon capitènë, sìgnemi ‘n pasapòrt
per andé truvé l’Anéte, pöj riturno al corp (1)”
So capitèn j à fé la rispòst: “Dammi ‘l tuo nom di guèrë.
O dammi ‘l tuo nom di guèrë, si-irò ‘l to pasapòrt
per andé truvé l’Anéte, pöj riturné al corp”
Sto buon soldà se na va da lu so pèrë e mèrë
“O buon dì, buon pèrë e mèrë, fratéi e buon parà.
O démi növi d’Anéte, cula che amavo tant”
E lu so pari j à fé la rispòst: “La tua Anète é mòrta
e la tua Anète é mòrta, Anéta j é pa pü
a l’à dà ‘l corp a la guéra, l’anima a lu buon Diö”
Sto bon soldà se ne va a la tòmba dell’Anéte.
“O parla ‘n po ti, Anéte, tüt per l’amùr dü tuà.
Lu me cör pöl pa resistì vèti ‘nt ist’ mun tumbà”
Sto buon soldà se ne va da lu so capitènë
“O buon dì, buon capitènë, mi ö fa ‘n bon ritòrn
e la mia l’Anéte é mòrta, vi servirò tusgiòr”
So capitènë j à fé la rispòst: “Dammi il tuo nom di guèrë,
O dammi ‘l tuo nom di guèrë, che ti compenserò,
ma pa pü soldà dla guardia, sergènt ti passerò”

Ci sono tre bei ragazzi, vengono dalle truppe,
rimpiangono la loro signora, e dicono di averne ben d’onde: è la più bella ragazza di Lione.
Questo bravo soldato va dal suo capitano
“Buon giorno buon capitano, firmatemi il permesso
per andare a trovare Annetta, che poi ritorno al corpo “
Il suo capitano gli ha risposto “Dimmi il tuo nome di guerra, dimmi il tuo nome e io ti firmerò il permesso
per andare a trovare Annetta e poi ritornare al corpo”
Questo buon soldato se va dal padre e la madre
“O buon giorno papà e mamma, fratelli e buon parenti.
Datemi notizie d’Annetta, colei che tanto amavo”
E suo padre gli ha risposto” La tua Annetta è morta,
La tua Annetta è morta e non c’è più,
ha dato il corpo alla guerra, e l’anima al buon Dio”
Questo buon soldato se ne va alla tomba di Annetta
“Parlami un poco, Annette solo per il tuo amore
Il mio cuore non può resistere a vederti nella tomba”
Questo bravo soldato va dal suo capitano
“Buon Giorno signor capitano, ho fatto un buon ritorno
e la mia Annetta è morta, vi servirò per sempre”
Il suo capitano gli ha risposto “Dimmi il tuo nome di guerra
dimmi il tuo nome di guerra che ti ricompenserò,
non più soldato della Guardia, a sergente ti passerò”

NOTE
1) la promessa di ritorno è più volte ribadita, ma nelle versioni sul campo più spesso il soldato giura che se avrà la licenza per tornare a casa, non ritornerà più al fronte.

La sposa morta: Pierre di Grenoble

Pierre di Grenoble è il titolo dell’antica ballata riarrangiata da Gabriel Yacoub e cantata dai Malicorne in vari album. Il brano è la versione francese di un canto popolare italiano intitolato La Licenza

Malicorne nella coda è inserita la melodia di Schiarazula marazula
Olla Vogala e Gabriel Yacoub 1999

Quand Pierre est parti pour la guerre
sept ans y est resté,
sept ans y est resté.
L’a laissé sa mie à Grenoble
s’ mourant de regrets,
s’ mourant de regrets.
La première lettre qu’a reçue Pierre
l’était pleine de fleurs,
l’était pleine de fleurs.
La deuxième lettre qu’a reçue Pierre
l’était pleine de pleurs,
l’était pleine de pleurs.
S’en fut trouver son capitaine:
donne-moi mon congé,
donne-moi mon congé.
Pour aller voir ma mie à Grenoble
qui s’ meurt de regrets,
qui s’ meurt de regrets.
Mais quand il fut sur ses collines
l’entendit sonner,
l’entendit sonner.
A ceux qui la portaient en terre,
laisse-moi l’embrasser,
laisse-moi l’embrasser.
La première fois que Pierre l’embrasse
Pierre a soupiré,
Pierre a soupiré.
La deuxième fois que Pierre l’embrasse
Pierre a trépassé,
Pierre a trépassé.
Qu’en pensez-vous, gens de Grenoble,
de cet amour là,
de cet amour là?
Se sont couchés l’un contre l’autre,
ils dorment tous les deux,
ils dorment tous les deux.

Quando Pierre è partito per la guerra,
ci è restato sette anni,
ci è restato sette anni.
Ha lasciato la sua ragazza a Grenoble
che moriva di rimpianti,
che moriva di rimpianti
La prima lettera che Pierre ha ricevuto
era piena di fiori,
era piena di fiori.
La seconda lettera che Pierre ha ricevuto
era piena di lacrime,
era piena di lacrime.
Andò a cercare il capitano
che gli desse la licenza,
che gli desse la licenza
Per andare a trovare la sua ragazza a Grenoble
che moriva di rimpianti,
che moriva di rimpianti.
Ma quando fu sulle sue colline,
sentì la campana a morto,
sentì la campana a morto.
E a quelli che la portavano in terra:
« Fatemela baciare,
” Fatemela baciare.”
La prima volta che Pierre la bacia,
Pierre ha sospirato,
Pierre ha sospirato.
La seconda volta che Pierre la bacia,
Pierre se n’è morto,
Pierre se n’è morto.
Che ne pensate, gente di Grenoble,
di quell’amore,
di quell’amore?
Si son distesi l’uno accanto all’altra
e dormono tutti e due,
e dormono tutti e due.

NOTE Traduzione italiana Riccardo Venturi (da Antiwarsongs)

La Licenza del Soldato (I guerra mondiale)

Il brano è entrato nel Canzoniere popolare italiano noto anche con il titolo “Son tre (sei) mesi che sono soldato”,  Portantina che porti quel morto. Un tipico canto dei coscritti (ma anche degli alpini e nel repertorio dei canti d’osteria). E tanto per sdrammatizzare ascoltiamoci anche la parodia. Questa versione italianizzata è priva del riferimento soprannaturale della morta che parla e dello scioglimento del voto matrimoniale mediante la restituzione dell’anello. I morti devono infatti riposare in pace!

la parodia

El Canfin Gruppo Folkloristico di Canti Popolari

Pena giunto al mio reggimento,
una lettera vidi arrivar.
Sarà forse la mia morosa
che si trova sul letto ammalà. 
A rapporto, signor Capitano,
se in licenza mi vuole mandà. 
La licenza l’hai bell’e firmata
pur che torni da bravo soldà. 
Glielo giuro, signor Capitano,
che ritorno da bravo soldà.

Fui stato vicino al paese
le campane sentivo sonar. 
Queste son della mia morosa
che la portan laggiù a sotterrar.
Portantini che portan quel morto
per piacere fermatevi qua. 
Se da viva non l’ho mai baciata
ma da morta la voglio baciar.
L’ho baciata che l’era ancor cauda (1)
la sapeva di rose e di fior.

Son sei mesi che faccio il soldato
una lettera mi vedo arrivar.
Sarà forse la mia morosa
che ho lasciata sul letto ammalà. 
Signor Capitano mi dia la licenza
che ho la mia bella da andare a trovar.
La licenza l’hai bell’e firmata
basta che torni da bravo soldà. 
Quando fui stato vicino al paese
campane a morto sentivo sonar.
Sarà forse la mia morosa
che ho lasciata sul letto ammalà:
Portantina che porti quel morto
per favore fermatevi un po’. 
Se da viva non l’ho mai baciata
adesso ch’è morta la voglio baciar.
L’ho baciata che l’era ancor cauda
e la spusava de grappa e de vin
Brutta porca l’è morta ‘mbriaca,
e io son qua che patisco la se’

NOTE
1) in altre versioni il testo dice: Le sue labbra sapevar di terra, ma i capelli di rose e di fior.

La sposa morta: l’amore dopo la morte

La Viarengo canta due versioni della Sposa Morta, questa seconda versione è quella più collegata al tema della sepoltura lacrimata (ovvero il tema dell’amore dopo la morte) in quanto sono presenti tutti i tratti di questo specifico filone ballatistico: il desiderio di baciare il cadavere, il cadavere che parla, lo scioglimento della promessa matrimoniale con la restituzione dell’anello di fidanzamento. I morti devono essere lasciati in pace, la vita deve continuare altrimenti il fantasma del defunto viene strappato dalla tomba, ed è costretto a vagare per la terra.
Questa sua versione riprende in buona parte la #17 C raccolta dal Nigra in Valfenera (Asti) dal signor Nicolò Bianco -la versione arcaica che inizia con “Gentil Galant an s’cule muntagne” – in cui il montanaro è sostituito dalla Viarengo con il soldato.

Nel finale della versione C la morta dice al galante di riprendersi l’anello per darlo ad un’altra (senza specificare tra giovane ragazza o vedovella) e lo esorta a comprarsi un rosario per recitare le preghiere tre volte al giorno, due per l’anima del soldato, una volta per la sua.

Pa anco tre di che mi éra sut j armi,
pa ancura tre dì.
Rüva ‘na lètra dla me signura,
che chila sta mal da murì.
Ciama permés al signòr capitano,
o per andéla a ritruvé
Quand a l’è stait per metà strada,
tüte le ciòche ël sentìa suné
Saralu ‘l segn dla me signura,
che già la pòrtu a suteré
“O portendin che pòrti la béla,
ferévi ‘n mumènt
a l’é mèntre che vi ripòsi,
mi la bacerò.
I l’mai basala quand a l’éra viva,
smiàva a ‘na fior.
La vöi baséla ‘des ca l’é mòrta,
ca manda udùr”
“Cul anelin che vui mi éi regalami
l’ö tnilu ‘nt el dì.
o, ma pi-élu dunéilu a un autre,
ch’la préga per mi,
o ma donéilo pa a ‘na fiéta,
che chila parla mal ad mi.
o ma dunéilo a ‘na viduvéla,
che chila sapia cusà völ dì”

Nemmeno da tre giorni sotto le armi,
manco tre giorni
arriva una lettera della mia signora,
che sta male da morire.
Chiede il permesso al signor capitano,
per andare a trovarla
Quando è stato in mezzo alla strada,
sentiva suonare tutte le campane
Sarà l’avviso della mia signora
che già portano a seppellire
“O portantini che portate la bella,
fermatevi un momento
e mentre vi riposate,
io la bacerò.
Non l’ho mai baciata quando era viva,
sembrava un fiore,
la voglio baciare ora che è morta,
che manda odore”
“Quell’anellino che mi avete regalato,
l’ho tenuto al dito
ma prendetelo e donatelo ad un’altra,
che preghi per me.
Ma non donatelo a una giovane,
che parli male di me
Ma datelo a una vedovella,
che sappia cosa vuol dire”


Della versione arcaica il coro della SAT stralcia le prime due strofe aggiungendo come un bordone il don-dan delle campane cantato dalle voci basse

Gentil galant su l’aute montagne
L’a sentì le ciòche sunè:
“Sarato forse la mia spuseta
ch’a ì la porta sutere?”

Gentil galant l’è rivà a casa
L’ha truvà la porta sarà:
l’ha dumandà a le sue visine:
“la mia spuseta dove l’è andà?”

Gentil galante sulle alte montagne
ha sentito suonare le campane
“Sarà forse la mia sposina
che la portano nella tomba?”

Gentil galante è ritornato a casa
e ha trovato l’uscio serrato
ha domandato alle vicine
“La mia sposina dove è andata?”


Dal Piemonte La Sposa Morta si è diffusa in tutte le regioni italiane e il Leydi distingue tre tipi principali nelle versioni centrali e meridionali. Il primo motivo detto L’uomo parte e ritorna è diffuso principalmente nell’Italia centrale compresa l’Emilia.
Un giovane parte a cavallo – per Roma, per la Romagna, la Germania o la Somalia- ma lungo la strada si ricorda della sua sposina e ritorna indietro
Anche secondo il Conati questo canto, «quasi certamente opera di cantastorie, non dovrebbe risalire oltre la prima metà dell’Ottocento; ma il nucleo narrativo da cui esso proviene è molto antico ed è verosimilmente quello stesso cui appartengono le varie versioni de “La sposa morta”»[M. Conati: Canti popolari della Val d’Enza e della Val Cedra , Parma,1976, n. 24, pp. 146-147.]

Nella Romagna/Liguria (Somalia) bella

L’adattamento de La sposa morta ai contesti bellici vede questa trasposizione al tempo del fascismo.

“Segue la carneficina della prima guerra mondiale e l’avvento del fascismo, durante il quale la politica di colonizzazione riprende slancio. In primo luogo in Somalia, di cui già nel 1888 alcune aree sono sotto protettorato italiano. Il nuovo governatore Cesare Maria de Vecchi (tra gli organizzatori della marcia su Roma), giunto in Somalia l’8 dicembre 1923, non perde tempo: già nel gennaio 1924 ordina il disarmo di tutti gli abitanti della Somalia meridionale e invade il territorio dei Galgial Bersane e poi quello dei Badi Addo, incendiando e bombardando villaggi, razziando il bestiame e passando per le armi decine di innocenti. Quello è l’inizio di una politica del terrore che dura due anni, con perdite sia tra le truppe italiane sia soprattutto tra i somali. Segue la sottomissione di buona parte della popolazione somala: dietro i contratti di lavoro del 1929 ed etichette come quelle di “schiavismo bianco”, si cela una massa di schiavi costretti ai lavori forzati che torneranno formalmente liberi solo dopo l’occupazione britannica dell’isola nel 1941, durante la seconda guerra mondiale.” (Francesco Puleo tratto da Eco Internazionale: Il colonialismo italiano epoca di fantasmi e rimozioni)

La rielaborazione del canto viene dal gruppo marchigiano La Macina, mentre il coro ANA Milano riprende la versione tradizionale (piuttosto popolare tra le corali)

La Macina
in Aedo Malinconico Ed Ardente, Fuoco d’Acque Di Canto vol.2 feat Marino Severini

“Dimmelo mamma mia, dimmelo mamma cara,
dimmi se sei contenta che me ne vo’ alla guerra.”
“No, questo figlio mio, non te lo posso dire
perché non ho il coraggio di vederti partire.”
E monta sul cavallo e se ne va alla guerra
per lì va’ sui confini della Romagna bella.

E lui prese il cavallo, se ne ritorna a casa
e incontra alla sua mamma. da tanto lei piangeva.
“Dimmelo mamma mia, dimmelo mamma cara,
la nova che mi porti della mia bella dama.”
“La nova che ti porto l’è molto cattiva,
la tua dama è morta e l’hanno seppelita”
E l’hanno seppelita è l’hanno sotterrata
là dietro alla cappella dov’è l’Annunziata. 

E lui prese il cavallo e se ne va alla fossa
e “parlami d’amore consolami un volta”.
“Come vuoi che ti ti parli che io sto sotto terra
la tua famosa guerra è stata il mio morire!
Non raccogliere più rose e non fare più lamenti
lasse-me tra i tormenti, lasseme a repusare”

“O mamma, o mamma dimmelo
dimmi se sei contenta che io vada alla guerra.”
“Non te lo posso dire
perché non ho il coraggio di vederti partire.”
In sella ai suoi cavalli, poi se ne va alla guerra laggiù, laggiù ai confini della Somalia bella.
E dopo nove mesi se ne ritorna indietro
s’incontra alla sua mamma
che se ne vien piangendo.
La tua bella è morta, è morta e sotterrata
laggiù nella cappella della Santa Nunziata. 

Informatore: Pellegrino Turrini, n. 1933 Luogo: Gàggio Montano BO Data: 1978 Ricercatore: Paolo Bernardini Coro La Rocca di Gaggio Montano

Ancora una rielaborazione del Folk Revival ad opera di Mauro Manicardi dalla raccolta sul campo delle tradizioni musicali dell’area lunigianese e spezina

Mauro Manicardi & The Dead Folk Society in Armati di Coraggio (feat Massimo Priviero) 2019

Lui prese il suo cavallo e se ne va alla guerra traversa le montagne della Liguria bella
Dopo sette anni se ne ritorna a casa incontra la sua mamma piangente per la strada.
“Mamma della mia mamma cos’hai tu da raccontarmi?”
“figlio dello mio figlio la tua morosa è morta
E’ morta e seppellita è morta e sotto terra, è là in quella valle dove tu l’hai lasciata”

Lui prende il suo cavallo e se ne va alla tomba
“parla fiore d’amore, raccontami una volta”
” non posso più parlare, perché, perché son sottoterra, è stato il mio dolore stramaledetta guerra
Io ti ho aspettato a lungo io ti ho aspettato invano. col sole con la neve che scendeva piano piano
la terra fredda intorno ma il sole scalda il cuore ti lascio alla tua vita o mio perduto amore”

APPENDICE
Nel sito labachecadellepartiture,com sono raggruppati tutta una serie di spartiti:
Una versione della Val D’Aosta per coro maschile La sposa morta arm. Antonio Pedrotti TTBB

due versioni emiliane per coro maschile e per coro misto
Lui prende i suoi cavalli arm. Giorgio Vacchi SCTBB
Lui prende i suoi cavalli arm. Giorgio VacchiTTBB

Nella Somalia bella arm. Giorgio Vacchi SCTTBB
Nella Somalia bella arm. Giorgio Vacchi TTBB

Il bravo soldato arm. Andrea Caselli TTBB

Cimitero di Santa Liberata arm. Mario Fontanesi TTBB

ai quali si aggiunge
Le beau robert

FONTI
https://www.piemunteis.it/wp-content/uploads/17.-La-sposa-morta.pdf
http://www.branche-rouge.org/chansons/chansons-medievales-et-traditionnelles-francaises/je-suis-robert
http://sibemolet14demis.org/livret/Beau_Robert_Le_/page.php
http://www.archiviosonoro.org/archivio-sonoro/archivio-sonoro-marche/fondo-toccaceli/provincia-di-pesaro-e-urbino/138-son-tre-mesi-che-faccio-il-soldato.html
http://www.corostelutis.it/content/nella-somalia-bella-2

Pubblicato da Cattia Salto

Amministratore e folklorista di Terre Celtiche Blog

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