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Terre Celtiche Blog

Da La Pernette a Fiore di Tomba

La Pernette [XV Secolo]
Testo e melodia dal Manoscritto di Bayeux [1490-1500]
Incisione del testo e della melodia originali: Vincent Dumestre
Le Poème Harmonique, Aux marches de palais, 1997

Fiore di Tomba è un tema ballatistico della tradizione piemontese come il rose&briar lo è di quella anglo-sassone. Roberto Leydi nel suo “Cantè Bergera” distingue due filoni narrativi , il tipo A più arcaico (derivato dalle lezioni francesi e poi evolutosi autonomamente) e il tipo B che è un canto italiano filtrato poi in Piemonte. In questa puntata si analizza la versione francese nota come La Pernette.

fiore di tomba
rosa-rovo

FIORE DI TOMBA
La Pernette
Di là da cui boscage
Mamma (Papà) datemi in sposa
Stamattina mi sono alzata
L’ ën mangià l’insalatina

La Pernette se lève: la versione francese

Manoscritto di Bayeux -La Pernette
Manoscritto di Bayeux

“Il Manoscritto di Bayeux (Bibliothèque Nationale de Paris, Ms. fr. 9346), risalente alla fine del XV secolo, è forse il più importante codice contenente canzoni medievali in lingua francese, sia di corte che popolari. Contenente principalmente canzoni di origine normanda, fu edito per la prima volta in edizione critica da Thédore Gerold nel 1921; tra le 103 canzoni che vi sono contenute, La Pernette, nota anche come La Pernette se lève dalle sue parole iniziali.
Il Manoscritto di Bayeux riporta, per ogni canzone, la notazione musicale; è stato così che il tesoro delle canzoni francesi medievali è stato conservato. 

La Pernette è una canzone che è stata presente nella tradizione orale francese finché è durata la civiltà rurale, ed è probabile che ancora non sia stata dimenticata del tutto nelle campagne più profonde, soprattutto nella sua forma più “edulcorata”, nota come Ne pleure pas, Jeannette. L’origine della canzone è probabilmente da situarsi nell’antica regione centrale del Forez, corrispondente circa a una parte del moderno dipartimento della Loira e ad altre parti dei dipartimenti dell’Alta Loira e del Puy-de-Dôme; per questo motivo la lingua originale della canzone è una forma media non tanto di francese, quanto di francoprovenzale. A chiunque abbia soltanto scorso il testo, sarà apparso chiaro che la lingua è di passaggio tra i caratteri propri dell’occitano e quelli propri della lingua d’oïl, e del resto il francoprovenzale era la lingua parlata nella zona fino a tempi relativamente recenti (mentre l’alverniate propriamente detto appartiene al sistema linguistico occitano).” [Riccardo Venturi da Antiwarsongs]

La Pernette: La trama

Madre e figlia sono intente fin dalla prima luce del giorno a filare e a tessere assieme alla altre donne. La ragazza volge spesso lo sguardo alla finestra e sospira. E’ malata d’amore per il suo Pierre che si trova in prigione in attesa di essere impiccato. La madre cerca di consolarla promettendole come marito un buon partito, ma la figlia preferirebbe morire -impiccata lei pure- piuttosto che sposarsi con un altro. Chiede di essere seppellita accanto al suo amore sulla strada per Santiago de Compostella, rinomata meta del pellegrinaggio medievale.

La Pernette: corvè e ribellioni giovanili

Prosegue il Venturi nel suo articolo La Pernette: Dal medioevo al rock psichedelico

“La tradizione del Forez si spinge a fare di Pierre un giovane contadino impiccato per essersi ribellato all’imposizione di una qualche gabella, e questo riporta a casi assai reali e all’ordine del giorno. Questo spiega anche l’estrema diffusione della ballata non solo in Francia, ma un po’ in tutta Europa; in effetti le versioni francesi, sebbene tutte abbastanza omogenee dal punto di vista testuale, sono innumerevoli (ma più o meno sullo stesso tema -mutatis mutandis- si vedano ad esempio Geordie [My Geordie Will Be Hanged In A Golden Chain] e Seven Curses). Esistono anche versioni che lasciano intravedere un lieto fine (“En route, amis, en route, / Nous les dépendouill’rons.”); ma, generalmente (come nella versione originale) è la stessa madre che dice brutalmente alla figlia di non farsi alcuna illusione: Pierre sarà impiccato. La ribellione si paga cara.

La specificità della Pernette, che la ha resa così cara e che senz’altro ha contribuito alla diffusione e alla fama della ballata, è che la ragazza chiede immediatamente di seguire in tutto e per tutto il destino del suo innamorato: non muore di “crepacuore”, ma chiede di essere impiccata come lui. Aderisce cioè alla ribellione del ragazzo e partecipa del suo destino. Inoltre, fatto assolutamente rimarchevole e praticamente unico, chiede di essere seppellita assieme al suo innamorato sul “cammino di San Giacomo”, vale a dire il Cammino di Santiago de Compostela, che diviene così il luogo dove chi si ama si unisce per l’eternità. In questo caso, i “pellegrini” divengono i passatori delle anime defunte, proprio come avviene ne Lo boièr; è evidente qui l’intreccio di diverse tradizioni, dove il pellegrinaggio compostellano è assimilato al viaggio delle anime nell’aldilà.” [Riccardo Venturi]

La Pernette: Santa Petronilla

Una seconda chiave di lettura “mistica” è quella sviluppata da  Maurizio Minchella in La Pernette, i millefiori e i pellegrini di Santiago in cui la “pernette” è Santa Petronilla e la ballata il canto della sua fede e del suo percorso come sposa di Cristo. Martire del I secolo che per assonanza con il nome venne dichiarata figlia di Pietro, primo papa, il discepolo su cui Gesù fondò la sua Chiesa.

Così recita nel calendario dei santi il giorno a lei dedicato (31 maggio)  A Roma santa Petronilla Vergine, figlia del beato Pietro Apostolo, la quale, disprezzando il matrimonio col nobile personaggio Flacco, e, ottenuti tre giorni di tempo per deliberare, attendendo frattanto a digiuni ed orazioni, nel terzo giorno, appena ricevuto il Sacramento di Cristo, esalò lo spirito.

Fu il papa a designare Petronilla santa patrona della Francia (la Francia è la figlia primogenita della Chiesa, cioè la figlia prediletta della Chiesa) un gesto simbolico ben accetto ai francesi. Nel 757 in occasione della visita a Roma del Re franco Pipino il Breve -vittorioso difensore del papato contro le mire espansionistiche longobarde- Papa Paolo I fece traslare le reliquie della Santa dalle catacombe di Domitilla, nella basilica di Costantino.

La Pernette - Santa Petronilla
Musei Capitolini (Roma) particolare Seppellimento di Santa Petronilla, Guercino: l’ambiguità della scena può far pensare all’esumazione del copro per la traslazione nella basilica di San Pietro

“Così come non è casuale il fatto che la Pernette abbia visto ampliarsi la sua diffusione, così come le sue versioni, intorno al XV secolo, quando l’eresia luterana e quella calvinista stavano minando l’ordine e l’integrità dell’ecumene cristiano. Fu soprattutto nella Savoia, terra di confine col nascente mondo protestante, che il canto riprese vigore. In quella terra nacque in quell’epoca Innocenzo V, Pierre de Tarentaise, durante il cui pontificato si svolsero dispute e guerre di religione tra cattolici e protestanti particolarmente violente e sanguinose. In Savoia la vittoria cattolica sugli eretici fu accompagnata dalle vibranti note di questo canto di fedeltà a Pietro e a Roma. Nelle terre latine tale fedeltà a Cristo e alla Chiesa venne manifestata con una determinazione simile a quella mostrata dalla Pernette, e fu ben più forte del timore della forca promessa e comminata dai riformatori.” [Maurizio Minchella]

Le Poème Harmonique (del liutista Vincent Dumestre) in Aux marches de palais (1997) si riporta la versione originale

La pernette (1) se lève,
tra lala lala lala lalala
la pernette se lève,
tres ores d’avant jor,
tres ores d’avant jor,
tres ores d’avant jor.

Elle prend sa colognete, avoi son petit tor (2).
A chacun tor qu’elle vire (3), fait un sospir d’amor.
Sa mare li vient dire: Pernette, qu’arrès vos?
Av’os lo mau de teste, o bien lo mau d’amor?
N’ai pas lo mau de taste, mais bien lo mau d’amor.
No ploras pas pernete, nos vos maridaron.
Vos donnaron un prince, o lo fi d’un baron (4).
Jo no vuolh pas un prince, ni lo fi d’un baron.
Jo vuolh mon ami Piere, qu’est dedans la prison.
Tu n’auras pas mie Piere, nos (5) lo pendolaron.
Se vos pendolas Piere, pendolas mei itot.
Au chemin de Saint-Jacques, enteras nos tos dos.
Cuvrés Piere de roses e mei de mile flors (6).
Los pelerins que passent en prendront quauque brot.
Diront: Dio aye l’ame dous povres amoros.
L’un per l’amor de l’autre, ils sont morts tos los dos.

La ragazza si alza,
tra lala lala lala lalala
la ragazza si alza,
tre ore prima dell’alba,
tre ore prima dell’alba,
tre ore prima dell’alba

Prende il suo aspo, assieme all’arcolaio.
A ogni giro che fa, sospira d’amore.
Sua madre le viene a dire: Ragazza, ma che hai?
Hai forse mal di testa, oppure è mal d’amore?
Non ho il mal di testa, ma ho il mal d’amore.
Non piangere, ragazza, noi ti darem marito.
Ti daremo un principe, o il figlio d’un barone.
Io non voglio un principe, né il figlio d’un barone.
Io voglio il mio ragazzo, Pierre, che sta in prigione.
Tu Pierre non lo avrai, noi lo impiccheremo.
Se impiccherete Pierre, impiccate anche me.
Sul cammino di San Giacomo, seppelliteci assieme.
Coprite Pierre di rose, e me di mille fiori.
I pellegrini, passando, ne prenderanno un boccio.
Diranno: Dio abbia l’anima, di quei poveri innamorati.
L’uno per amor dell’altro, sono morti assieme.

NOTE Traduzione italiana e note [] a cura di Riccardo Venturi le note () sono di Cattia Salto
[1] Pernette è un comune appellativo per le ragazze di giovanissima e giovane età: deriva dalla perna, il copricapo tradizionale femminile più diffuso per secoli. Pernette quindi è un termine generico per “ragazza” (ciò non toglie che, poi, sia divenuto veramente un nome proprio: si veda ad esempio la poetessa Pernette du Guillet [1520-1545]).
[2] La Pernette è chiaramente più antica della sua prima attestazione manoscritta; un particolare del testo, però, permette di situarla al massimo alla fine del XIV secolo. Si tratta del petit tor (petit tour), vale a dire dell’“arcolaio” (detto modernamente rouet in francese). Tale attrezzo per la filatura e la tessitura, infatti, non comparve prima di tale data e sarebbe quindi assai improbabile vederlo nominato in un testo anteriore al 1370/1380.
[3] in origine la canzone è una chanson à toile, vale a dire una canzone che le tessitrici, anche in ambito familiare, cantavano sedute alle loro giornaliere occupazioni femminili. La vicenda inizia infatti con una madre che si accorge dei tormenti della giovane figlia proprio mentre esse sono intente a filare fin da prima dell’alba (in alcune varianti, la Pernette o Jeannette si mette a guardare sospirando da una finestra prima di iniziare il lavoro).
[4] in un ambiente rurale, si tratta chiaramente di finte promesse quasi a voler calmare una bambina coi personaggi delle fiabe
[5]) il fatto che la madre dica “noi lo impiccheremo” sembra quasi lasciar trasparire una sorta di punizione collettiva che si uniforma passivamente alle imposizioni dell’ordine costituito feudale: la comunità rurale stessa non tollera le ribellioni al padrone, e questo aggiunge ancor più drammaticità agli eventi. Ed il fatto che la Pernette risponda comunque a muso duro alla madre di non volere “né principi e né baroni” ma solo il suo Pierre, un contadino, sembra dare alla forza dell’amore anche un valore di ribellione elementare.
(6) ci troviamo con la versione francese del nodo d’amore celtico, tra rosa e il millefiori, forse la clematide, un rampicante caratterizzato dall’abbondante fioritura estiva (millefiori). Corollario all’amore romantico ma non socialmente approvato, il “rose&briar” è il nodo d’amore tra rosa e rovo (simbolo dell’Amore che trionfa anche se solo nella morte). Cresciuti dalle rispettive tombe degli amanti si congiungono e intrecciano tra loro. Come già nelle ballate anglo-scozzesi i due simboli vengono attribuiti ora all’uno ora all’altro degli amanti e tuttavia c’è una sorta di codice segreto la rosa simboleggia il “vero amore” e cresce dal cuore di chi è rimasto fedele, il “buono”- quello senza colpa, mentre il rovo cresce sulla tomba del “cattivo” che è stato la causa della morte di crepacuore dell’altro.

La versione francese del tema risale al XV secolo, ma la melodia su cui è cantata è settecentesca -sebbene come nota anche il Venturi, i caratteri originali siano rimasti e la melodia richiami quella medievale.

Malicorne 1974 (testo sotto )
Jean-François Dutertre
Ensemble Discantus

La pernette se lève Tra la la la la la la
La pernette se lève
Trois heures avant le jour
Trois heures avant le jour

Sa mère lui demande
“Pernette qu’avez vous ?
Avez vous mal de tête
Ou bien le mal d’amour ?”
“N’ai pas le mal de tête
Mais bien le mal d’amour”
“Ne pleurez pas pernette
Nous vous marierons
Avec le fils d’un prince
Ou celui d’un baron”
“Je ne veux pas d’un prince
Encore moins d’un baron
Je veux mon ami Pierre
Celui qui est en prison”
“Tu n’auras point ton Pierre
Nous le pendoulerons”
“Si vous pendoulez Pierre
Pendoulez-moi avec
Au chemin de Saint Jacques
Enterrez-nous tous deux
Couvrez Pierre de roses
Et moi de mille fleurs

La ragazza si alza Tra la la la la la la
La ragazza si alza
Tre ore prima del giorno
Tre ore prima del giorno

Sua madre le chiede
“Ragazza cosa avete?
Avete mal di testa
o il mal d’amore?”
“Non ho il mal di testa,
ma il mal d’amore!”
“Non piangete ragazza,
vi sposeremo
Con il figlio di un principe
o quello di un barone”
“Non voglio un principe,
tanto meno un barone
Voglio il mio amico Pietro,
quello che è in prigione”
“Non avrai il tuo Pietro,
lo impiccheremo”
“Se impiccate Pietro
impiccatemi accanto.
Sulla strada per San Giacomo,
seppelliteci entrambi.
Coprite Pietro di rose
e me con mille fiori”

La Pernette/Fior di Tomba: Oltre le montagne

Il tema iniziato ne La Pernette nel XV secolo in Normandia, si diffonde nel Sud della Francia (Provenza, Guascogna) con un ramo che punta alla Catalonia e l’altro all’Italia (attraverso la Savoia). La Pernette (Là haut sur ces montagnes) venne raccolta a Charvensod (Valle d’Aosta) da Joseph-Siméon Favre e pubblicata sul giornale Le Mont Blanc n. 46 del 13.11.1896.
Sulla ballata abbiamo due studi francesi a cui rimando per l’approfondimento (in Donciueux nel 1891 e in Julien Tiersot nel 1903). Anche Costantino Nigra analizza sommariamente le versioni francesi nella sua raccolta dei Canti piemontesi (Nigra #19). Ritornando alla classificazione del Leydi il tipo A, la versione più arcaica del tema, si suddivide in due inizi l’A1., di là da cui boscage (al di là del bosco o delle montagne) la ragazza si trova in una torre e piange per l’imminente impiccagione del condannato (il suo amato Pierre). Non vuole sposare il nobile corteggiatore che la sua famiglia le ha assegnato, piuttosto la morte (di crepacuore). In alcune versione dice di volere una tomba lunga e larga per starci in tre (padre, madre e l’amante tra le braccia). Verrebbe da pensare a una tragedia famigliare (una storia alla Giulietta e Romeo) con la ragazza sedotta da un giovane pretendente senza sostanze o di qualche “casata” rivale -che viene impiccato per il suo ardire.

Là haut sur ces montagnes
Il y a-t-une tour
Il y a oh I la lira
Il y a-t-une tour
Il y a-t-une fille
Qui pleurait nuit et jour
Sa mère lui vint dire:
Ma fille que pleurez vous ?
Pleurez vous votre père
Ou quelqu’un de vos parents ?
– Je pleure ni mon père
Ni point de mes parents
– Je pleure l’ami Pierre
Qui est dedans la tour.
Il est jujé à pendre
Demain au point du jour.
Si vous faites mourir Pierre
Faites encore mourir moi.
Faites une tombe longue et large
Au bord du grand chemin.
Chaque pèlerin qui passe
Dira un requiem.
Vous me couvrirez de roses
L’ami Pierre de fleurs.
Tous les amants qui passent
Diront: quelle bonne odeur!
Vous planterez sur la tombe
Deux beaux pommiers d’amour.
Tous les amants qui passent
Goûteront ce fruit doux.
Diront: La belle est morte,
Morte pour ses amours.
ls prieront Dieu pour l’âme
De ces pauvres amoureux.

La in alto su queste montagne
C’è una torre
C’è oh I la lira
C’è una torre
C’è una ragazza
Che piangeva notte e giorno
Sua madre venne a dirle
Figlia mia cosa piangete
Piangete vostro padre
O qualche vostro parente
Non piango né mio padre
Né alcuno dei miei parenti
Piango l’amico Pierre
Che è dentro la torre
È condannato all’impiccagione
Domani allo spuntare del giorno
Se fate morire Pierre
Fate morire anche me
Fate una tomba lunga e larga
Sul bordo della strada grande (1)
Ogni pellegrino che passa
Dirà un requiem
Mi coprirete di rose
L’amico Pierre di fiori
Tutti gli amanti che passano
Diranno che buon odore
Pianterete sulla tomba
Due bei meli d’amore
Tutti gli amanti che passano
Assaggeranno questo dolce frutto
Diranno le bella è morta
Morta per i suoi amori
Pregheranno Dio per l’anima
Di quei poveri innamorati
[Traduzione italiana di Gian Mario Navillod]

NOTE
1) non è semplicemente una strada maestra ma il cammino del pellegrinaggio verso Santiago

Costantino Nigra: Di là da cui boscage

il testo originale, nel dialetto della collina di Torino, raccolto da Costantino Nigra (grafia piemontese e traduzione italiana dal libro “Canti popolari del Piemonte”)

Di là da cui boscage na bela fia a j’è
so pare e sua mare la völo maridè.
A völo dè-i-la a ün prinsi fiöl d’imperadur.
– Mi vöi nè re nè prinsi fiöl d’imperadur
déi- me cul giovinoto ch’a j’è ‘n cula përzun.
– O fia dla mia fia, l’è pà ‘n partì da ti
Duman a úndes ure a lo faran mürì.
– S’a fan mürì cul giuvo, ch’a m’fasso mürì mi
Ch’a m’ fasso fè na tumba ch’a i sia d’ post për tri,
Ch’a i stago pare e mare, ‘l me amur an brass a mi.
An sima a cula tumba piantran dle röze e fiur
Tüta la gent ch’a i passa a sentiran l’odur
Diran: – J’è mort la bela, l’è morta për l’amour.

Al di la da quella boscaglia una bella ragazza c’è
Suo padre e sua madre vogliono maritarla
Vogliono darla a un principe figlio d’imperatore
-Io non voglio nè re nè principe figlio d’imperatore

Datemi quel giovanotto che è in quella prigione
-O figlia la mia figlia non è un partito per te
Domani alle ore undici lo faranno morire
-Se fanno morire quel giovane che facciano morire me
Che mi facciano fare una tomba che ci sia posto per tre
Che ci stiano padre e madre il mio amore in braccio a me
In cima a quella tomba pianteranno delle rose e fiori
Tutta la gente che ci passa sentirà l’odore

Diranno – è morta la bella è morta per amore.

Ne pleure pas Jeanette

Il tema era così popolare da finire in un canto per bambini dal titolo Ne pleure pas Jeanette

LINK
DONCIEUX Georges: La Pernette. Origine, histoire et restitution critique d’une chanson populaire romane, Romania anno 1891, Vol. 77, pp 86-135

https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=36584&lang=it
http://pellegrinilombardi.it/?p=1364
http://tapazovaldoten.altervista.org/canzoni/la_pernette.html
http://tapazovaldoten.altervista.org/canzoni/la_pernette/la_pernette_pdf.pdf
http://tapazovaldoten.altervista.org/canzoni/fior_di_tomba.html
http://www.bovisaincanta.it/Canzoni/Non-piangere-Giannetta.pdf
https://www.piemunteis.it/wp-content/uploads/19.-Fior-di-tomba.pdf
http://ontanomagico.altervista.org/musica.html

Pubblicato da Cattia Salto

Amministratore e folklorista di Terre Celtiche Blog

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