“Alexandre” riprende il mito del lupo mannaro. Quello della creatura mezzo-uomo e mezzo-lupo è uno dei più comuni all’interno dei bestiari, in taluni casi frutto di maledizione, altrove del demonio. La musica e le parole della prima parte della canzone provengono dal Québec, la seconda parte del testo è invece composta da Marie, dopo la lettura di “Le Gâloup” (1960) dello scrittore e folklorista francese Claude Seignolle (1917 – 2018). Fa chiaramente riferimento a una serie di pratiche magiche e superstizioni tradizionali, utilizzando una musica che, così come quella che la segue, è aria tradizionale bulgara (entrambe apprese dalla “Koutev Bulgarian National Ensemble”). Peccato per il missaggio scadente che penalizza la voce eterea di Marie mentre il timpanon, nell’occasione, viene suonato da Hughes.
Non mi è chiaro il motivo reale del titolo, il primo collegamento che mi viene alla mente è col volumetto (circa centossanta pagine) “Le Meneur de loups” (1857) (Il Signore dei lupi) scritto da Alexandre Dumas padre (1802-1870). Nel romanzo si assiste in effetti, a una delle prime apparizioni della figura del lupo mannaro nella letteratura moderna, la vicenda è quella di un ambizioso giovane zoccolaio di nome Thibault che, dopo essere stato severamente punito per uno sgarro al suo padrone, viene avvicinato nella foresta da un grosso lupo nero. Sotto le spoglie dell’animale si cela in realtà il diavolo in persona che gli offre una terribile vendetta: la facoltà di di fare il male di chiunque con il proprio desiderio. Nel qual caso una disgrazia si abbatterà sul malcapitato. Il patto diabolico prevede solamente che Thibault dia in cambio la prima volta un proprio capello, poi due, quattro, otto…i suoi desideri malvagi però trasformano i capelli in peli rosso sangue, lunghi e simili a crini di cavallo, impossibili da strappare o tagliare. L’aspetto del giovane inizia a farsi inquietante, assomiglia sempre più a un licantropo, in grado di comunicare con i lupi della foresta e usarli per le proprie malefatte. Diventa quindi ben presto “il Signore dei Lupi” e la gente del villaggio reagisce duramente, decidendo di vendicarsi a sua volta contro Thibault dopo che tutti questi animali iniziano a obbedire ai comandi del terribile mannaro, seminando terrore. Il libro è un antesignano del genere horror, un’antica leggenda soprannaturale o fiaba popolare, nella quale è posta in evidenza l’invidia verso chi è più fortunato, l’ardente desiderio di possedere oltre i beni materiali. Ma individua anche nelle diseguaglianze sociali, un male devastante per qualsiasi animo umano.
j’étais orphelin de cinq ans
de père de mère et de parents
j’étais réduit de cette sorte
d’mandant mon pain de porte en porte
un bon marchand par charité
de ma pauvreté a eu pitié
un jour marchant dans la forêt
mon maître allait par devant moi
saisi d’une rage destinée
je levai ma sanglante épée
sans craindre mon dieu tout puissant
je trempai la main dans son sang
mon bon maître tombant à bas
s’écria grand dieu, qui est là
est-ce bien toi mon alexandre
ne vois-tu pas mon sang se répandre
sept ans tu as mangé mon pain
aujourd’hui je meurs par ta main
le jour de mes noces après souper
je sortis pour aller danser
j’aperçus un grand homme pâle
il avait une triste mine
une épée dedans sa poitrine
et alors il suivit mes pas
en criant vengeance sur moi
sept ans changé en bête
tu courras comme un damné
sept ans dessous la lune
la nuit tu vas hurler
sept ans dans sept paroisses
la terreur tu vas semer
sept ans saisi de rage
toujours te faudra errer
sept ans le ventre vide
et de sang assoiffé
sept ans des nuits entières
les hommes vont trembler
jusqu’au soir de pleine lune
où tu seras tué
d’une balle bénite
alors tu seras en paix
Traduzione italiana Flavio Poltronieri
Sono orfano, da quando avevo cinque anni,
di padre, madre e parenti
ridotto alla condizione
di mendicare pane di porta in porta
un buon mercante caritatevole
della mia povertà ebbe pietà
Un giorno camminando nella foresta
il mio padrone davanti
preso da una rabbia di destino
ho levato la spada insanguinata
senza temere Dio onnipotente
ho immerso la mano nel suo sangue
Il mio buon padrone cade
gridando “Gran Dio, chi è là?
sei davvero tu, mio Alexander?
non vedi il mio sangue spargersi?
per sette anni hai mangiato il mio pane
e oggi muoio per mano tua”
Il giorno delle mie nozze dopo cena
sono uscito per andare a ballare
ho visto un uomo alto e pallido
aveva una faccia triste,
una spada nel petto
e seguiva i miei passi
gridando vendetta verso di me
Per sette anni sarai trasformato in bestia
correrai come un dannato
per sette anni sotto la luna
di notte andrai a urlare
per sette anni in sette parrocchie
seminerai il terrore
per sette anni preso da rabbia
dovrai sempre vagare
sette anni a stomaco vuoto
e sangue assetato
sette anni di notti intere
gli uomini tremeranno
fino alla sera di luna piena
dove verrai ucciso
da un pallottola benedetta
e allora sarai in pace
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