Beau charpentier/quand le cyprès

“Bellissimo falegname” e “Quando i cipressi” (su poesie di Etienne Roda-Gil) sono in forma di suite, conservano il sapore tradizionale di certe ballate popolari antiche e Gabriel in queste due occasioni, compone musiche più semplici.


Beau charpentier reprends courage
pose ton marteau sur un nuage
elle est finie notre maison
pourvu que ton toit tienne bon

et s’il t’arrivait un orage
si ton marteau tombait des nuages
s’il te fallait baisser le front
dans cette maison que tu achèves
tu pourras terminer ton rêve
interrompu par la saison

beau charpentier reprends courage
elle est finie toute l’ouvrage
et chez nous tu seras chez toi
tant que ton toit résistera.

Quand le cyprès nous voit passer
entre la nuit et la journée
la tête pleine de misère

sortant de la cimenterie
les mains rongées le cœur meurtri
les cils blanchis la langue amère

qui nous guérira de l’enfer
de tout l’ennui et de l’hiver
et de ces carrières nouvelles

où l’on arrache avec les doigts
un marbre qui ne dure pas
pour des poussières de salaire…

si nous laissions là toute vie
qui fait que les trains sans folie
partent toujours vers des cimetières

en renonçant enfin à tout
nos lave-vaisselle nos bijoux
et tous ces riens qui nous enchaînent

faisons cuire notre pain blanc
brisons la viande avec nos dents
préparons une vie nouvelle
et nos enfants auront des ailes.

Malicorne in Balançoire en feu

Trad. Monique Palomares – Flavio Poltronieri
Bel carpentiere, riprendi coraggio
posa il tuo martello su una nuvola
è finita la nostra casa
purché il tuo tetto regga

e se una tempesta ti colpisse
se il tuo martello cadesse dalle nuvole
se tu dovessi chinare il capo
in questa casa che stai finendo
potrai terminare il tuo sogno
interrotto dalla stagione

bel carpentiere, riprendi coraggio
è finito tutto il lavoro
e presso di noi sarai a casa
finché il tuo tetto reggerà.

Quando il cipresso ci vede passare
tra notte e giorno
la testa piena di miseria

uscendo dal cementificio
le mani rosicchiate, il cuore ferito
le ciglia imbiancate, la lingua amara

chi ci guarirà dall’inferno
da tutta la noia, dall’inverno
e da queste cave nuove

dove si estrae con le dita
un marmo che non dura
per una miseria di salario…

se lasciassimo lì tutta la vita
chi farebbe sì che i treni senza follia
partissero sempre verso dei cimiteri

rinunciamo finalmente a tutto
le nostre lavastoviglie, i nostri gioielli
e tutte queste sciocchezze che ci incatenano

facciamo cuocere il nostro pane bianco
spezziamo la carne con i denti
prepariamo una nuova vita
e i nostri figli avranno ali.


 http://www.gabrielyacoub.com/fr/disque/titre.php?idTitre=241

 

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Pubblicato da Flavio Poltronieri

Etnomusicologo. Autore e traduttore di canzoni. Ha pubblicato su riviste di avanguardia musicale in Italia/Francia/Germania. Fa parte della redazione giornalistica di Blogfoolk, Lineatrad e leonardcohenfiles.com

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