Archivi tag: altromondo

THE CUILLINS OF RUM A VISIT INTO PARADISE!

Rùm non ha niente a che vedere con la Giamaica ma è un isolotto al largo dell’isola di Skie  (le Ebridi interne con Eigg, Muck e Canna le Small isles piccole verdi isole con piccolissime comunità che ancora ci vivono).

sky-cuillin
“Skye Cuillin from Kilmory Beach”, Byron Cooper 1900

UNA VISITA IN PARADISO

Antichi insediamenti celtici ma ancor più vichinghi attestano una probabile integrazione tra le due etnie; il nome deriva forse dal norreno rõm-øy per “wide island” o dal gaelico ì-dhruim per “isle of the ridge” (per i rilievi montuosi dell’interno) ciò che resta di un vulcano preistorico; nel Medioevo l’isola è diventata la riserva di caccia del “Lord of the Isles”, ed è perciò ricordata come The Forbitten Isle e solo nel Seicento è ridiventata luogo di insediamento per agricoltori e allevatori o pescatori; per gran parte del XX secolo venne denominata Rhum dal suo Laird (Sir George Bullough che vi costruì “l’esotico” castello Kinloch), e oggi è abitata da una ventina di persone concentrate nel villaggio Kinloch sulla costa orientale, (la popolazione indigena ha abbandonato l’isola negli anni 1820). Dal 1957 è di proprietà del Nature Conservancy Council ed è ora una importante riserva naturale. C’è solo da sperare che non si trasformi in un’isola turistica!

a mio avviso le riprese che meglio illustrano la poesia nella canzone

ma anche
VIDEO
VIDEO
L’isola è nota per una canzone dei Tannahill Weavers dal titolo “The Cuillins of Rhum” i quali si sono ispirati al brano di Archie Fischer “The Cuillins of Home” che a sua volta ha ripreso la versione di Gordon Bok. Gordon Bok è un cantautore folk americano che ha riscritto in parte il testo proveniente dalla tradizione musicale delle Isole Ebridi, ma come un gioco di specchi dietro a tutto troviamo lo zampino di Marjory Kennedy-Fraser e del Rev. Kenneth Macleod.
La canzone è classificata come Sea-rapture songs nel poderoso lavoro svolto da Marjory Kennedy-Fraser e Kenneth Macleod per la collana “Songs of the Hebrides” .

THE COOLIN OF RUM è la traduzione in inglese per mano di Kenneth MacLeod di un brano in gaelico probabilmente originario dell’isola e intitolato ‘The Exile’s Dream’ (non so se il testo in gaelico sia stato riportato dal “traduttore” non avendo la possibilità di consultare il libro di Kenneth MacLeod “The road to the isles : poetry, lore, and tradition of the Hebrides” (Edimburgo,1927)) Gli spartiti a cui ho avuto accesso riportano solo il testo in inglese. La melodia è sempre la stessa.
Nel testo traspare lo spirito celtico, un profondo sentimento di comunione con la natura che nasce dalla convinzione di essere parte del tutto (mare e terra, uomo e dei nati da un primordiale incantesimo senza fine).

ASCOLTA Tannahill Weavers in Mermaid’s song 1992


I
Soon shall I see your bright(1)
shores in the morning
The heather of hills
and the rising of morn
The rolling grey seamist
rolls east in the morning
To run the wild hills
of the cuillins of Rhum(2)
II
Far away seaward
thy green hills are lovelit
Where runs the hill water
afoam to the sea
Like tangle at noontime(3),
like snow wreath in moonlight
As thou who art yearning
will yearn it to be
III
Far away seaward
my queenland, my youthland(4)
Far away seaward
the cuillins of home
And here in my dream time
I’m hearing hill water
The laughter of streams
by the cuillins of Rhum<
tradotto da Cattia Salto
I
Presto vedrò le tue bianche(1)
spiagge al mattino,
l’erica sulle colline
e il sorgere della luna,
la sinuosa grigia nebbia del mare
che si alza a est nel mattino
per seguire le aspre colline
delle Cuillins di Rùm(2).
II
Lontano al largo
le tue verdi colline sono amabili,
dove scorre la spuma del ruscello
verso il mare
come la boscaglia a mezzogiorno(3),
come la neve circondata dal chiaro di luna dove tu che stai desiderando,
vorresti essere.
III
Lontano al largo
la mia terra sovrana, terra della giovinezza(4)
lontano al largo
le Cuillins di casa
e qui nel mio sogno
sto sentendo il torrente,
le risate dei ruscelli
dalle Cuillins di Rùm

NOTE
1) Bhrighde è il nome di una dea celtica e le isole Ebridi derivano forse il loro nome proprio dalla dea (Brigit o Bride) Dea del triplice fuoco controparte femminile di Lugh, il luminoso (il dio sole) a lei è dedicata la festa celtica di Imbolc vedi. L’aggettivo bright è appropriato perchè le spiagge delle Ebridi hanno spesso un che di caraibico (vegetazione a parte) per quella luce che si accende sotto il sole e il mare cristallino
2) le Rum Cuillin sono cinque montagne di basalto nel cuore dell’isoletta (dello stesso gruppo delle Cuillin di Skye )
3) tangle: tra i possibili significati del termine ho pensato prima all'”alga” ma poi mi sono convinta si riferisca all’intrico dei rami come in un bosco di alberi secolari particolarmente nodosi e contorti
4) citazione dell’Isola come la terra dell’Immortalità, la terra dell’Altro mondo celtico vedi

ASCOLTA (track 26) l’arrangiamento per voce ed arpa di Marjory Kennedy-Fraser

O Bhrighde(1)! ‘tis seaward, the dreamland, the youthland(4),
O Bhrighde! and seaward the Coolin of Rum(2),
Afar in the dreamtide I’m hearing hill waters,
Like lilting of streams by the Coolin of Rum.
The Grail of the dreamland, the youthland(4), is love-lit
Beside the hill waters afoam to the sea,
Like tangle(3) at noontide, like snow-wreath in moonlight,
And thou who art yearning shalt yearn it to be.
O Bhrighde! ‘tis seaward, the dreamland, the grail track,
O Bhrighde! and seaward the Coolin of Rum,
Afloat on the dreamtide I’m hearing hill waters
Like laughter of streams by the Coolin of Rum.

Rhum è rinomata per la sua bellezza e per il detto “the island where no one worries for very long”. Ecco l’aneddoto che raccontano i Tannahill Weavers nelle note (notoriamente dei grandi mattacchioni)  “There is a lovely example of this in a story concerning an old married couple living on the island. One night, as they lay in bed, the wife notices that her husband is having difficulty sleeping. “Archie”, she asks, “Why are you not sleeping? Is something worrying you?” “Och, aye”, says he, “It’s our next door neighbor, Angus Macfadzean. I owe him £500 and I can’t pay him.” As calmly as you like, his wife gets out of bed, walks to the bedroom window, opens it, and calls out into the evening air, “Angus Macfadzean! My husband does not have £500! He cannot pay you!” Calmly she walks back to the bed, kisses her husband lovingly on the cheek, and says, “There you are dear, off you go to sleep and let him worry now.” (qui)

rhum-isle
“Rum Cuillin” di Byron Cooper 1900

FONTI
http://www.tannahillweavers.com/lyrics/1121lyr4.htm http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=53294 http://www.tourbritain.de/scotland/rum/rum_cuillins_tour.htm http://www.touringmagazine.it/articolo/1543/scozia-isole-fuori-dal-mondo http://www.bbc.co.uk/arts/yourpaintings/paintings/skye-cuillin-from-kilmory-beach-166803
http://www.bbc.co.uk/arts/yourpaintings/paintings/rum-cuillin-166804

THE LOVER’S GHOST

sleeperNella tradizione popolare sono molto numerose le ballate dette “night-visiting” in cui l’amante bussa alla finestra della fidanzata e viene fatto entrare nella camera da letto nottetempo. Alcune di esse aggiungono un tocco “macabro” trattandosi della visita di un revenant ossia di un fantasma fin troppo in carne!!

Come ad esempio in “Fair Margaret and Sweet William” è la bella Margaret che appare a William (presumibilmente in sogno) e lo “tormenta” (vedi). Nella ballata dal titolo “Sweet William’s Ghost” è invece William il fantasma, che legato a Margaret da una promessa matrimoniale e sebbene morto, non può riposare in pace fino a quando lei non lo scioglierà dal vincolo. (vedi)

Un’ulteriore ballata in tema è riportata dal professor Child come #248 in una sola versione settecentesca (Ancient and Modern Scots Songs, Herd, 1769), ma nella tradizione popolare sia in Inghilterra che in America si ritrovano quasi un centinaio di testi.

THE GREY COCK

La prima registrazione di “The Grey Cock” è quella del 1951 dalla voce di Cecilia Costello (nata Kelly, 1884–1976), di famiglia irlandese emigrata in Inghilterra per sfuggire alla Grande Carestia, così Roy Palmer commenta: “This ballad (Child 248) is variously called The Lover’s Ghost, Willie’s Ghost and The Grey Cock. Mrs. Costello seems to prefer the last, which she sometimes abbreviates to The Cock. The ballad was circulating in England as early as the seventeenth century, but no version as fine as Mrs. Costello’s has been collected. She believes that the ghostly lover was a soldier, and that the visit to his lady took place while his corporeal body lay mortally wounded on the battlefield. The cock’s summon to the ghost to return indicated that the death of the soldier was to take place.”

DAWN SONG OR REVENANT BALLAD?

Apro una parentesi che in altri contesti è argomento di accesa discussione: la ballata è una Dawn Song oppure una Revenant Ballad? Alcuni studiosi vedono nella versione di Cecilia Costello la testimonianza di uno stadio più antico della storia, ossia una storia di fantasmi che nel settecento ha perso il suo carattere soprannaturale per diventare una “dawn song” ossia una “night-visiting” song. Altri invece argomentano che la ballata è sempre stata una “dawn song”, e che piuttosto sia stato il gusto ottocentesco per il macabro, ad aver aggiunto il particolare più morboso dell’appuntamento con il “fantasma” (finito poi nella tradizione orale).
Hugh Shields nel suo saggio “The Grey Cock: Dawn Song or Revenant Ballad?” conclude che la forma più antica della ballata è quella che si rifà al genere della poesia cortese medievale ovvero alla lirica trobadorica e troviera nella particolare forma dell’aubade (Il canto dell’alba) e che solo in tempi più recenti si sia contaminata con una ghost story e in particolare con la “Sweet William’s Ghost”.

LA VERSIONE INGLESE

La versione della signora Costello è riportata in “The Peguin Book of English Folk Songs” di Ralph Vaughan Williams & A. L. Lloyd.


I
“I must be going, no longer staying,
the burning Thames(1) I have to cross.
I must be guided without a stumble(2)
into the arms of my dear lass.”
II
When he came to his true love’s window,
he knelt down gently on a stone,
and it’s through a pane he whispered slowly,
“my dear girl, do you alone?”
III
She’s rose her head from her down-soft pillow,
and snowy were her milk-white breasts,
saying:”who’s there, who’s there at my bedroom window,
disturbing me from my long night’s rest?(3)”
IV
“oh, I’m your love and don’t discover,
I pray you rise love and let me in,
for I am fatigued from my long night’s journey,
besides, I am wet into the skin(4).”
V
Now this young girl rose and put on her clothing,
so quickly let her true love in.
oh, they kissed, shook hands, and embraced each other
till that long night was near an end.
VI
“willy dear, oh dearest willy,
where is that colour you’d some time ago?”
“o mary dear, the clay has changed me
and I’m but the ghost of your willy, oh.”
VII
“Then oh cock, oh cock, oh handsome cockerel,
I pray you not crow until it is day(5),
for your wings I’ll make of the very first beaten gold,
and your comb I’ll make of the silver grey.”
VIII
But the cock it crew, and it crew so fully,
it crew three hours before it was day,
and before it was day, my love had to leave me,
not by light of the moon or light of the sun(6).
IX
then it’s “willy dear, oh dearest willy,
when ever shall I see you again?”
“when the fishes fly, love, and the sea runs dry, love,
and the rocks they melt in the heat of the sun”
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
“Devo andare, che non resterò a lungo,
il Tamigi in fiamme (1) devo
attraversare.
Sarò guidato senza passi falsi (2)
tra le braccia della mia amata ragazza”
II
Quando venne alla finestra del suo vero amore,
si inginocchiò piano sulla pietra
e attraverso il vetro sussurrò
piano
“Mia cara ragazza, sei sola?”
III
Lei alzò la testa dal soffice
cuscino
e nivei e bianco-latte erano i suoi
seni
dicendo ” Chi c’è, chi c’è alla finestra della mia stanza
che  disturba il mio riposo in questa lunga notte (3)?”
IV
“Oh sono il tuo innamorato, non mi smascherare, ti prego amore alzati e fammi entrare, perchè sono stanco del mio viaggio in questa lunga notte,
inoltre sono bagnato fino al midollo(4)”. V
Allora la giovane ragazza si alzò e si vestì
e lestamente fece entrare il suo amore. Oh si baciarono, si strinsero le mani e si abbracciarono finchè quella lunga notte stava per finire.
VI
“Caro Willy, oh amato Willy,
dov’è il colorito che avevi fino a poco tempo fa?”
“Oh cara Mary la terra mi ha
cambiato
e oh non sono che il fantasma del tuo Willy!”
VII
“Allora gallo o gallo
o bel galletto
ti prego di non cantare(5) fino a che è giorno
perchè le tue ali ricoprirò di oro zecchino e la tua cresta
d’argento”
VIII
Ma il gallo cantò e
cantò forte,
tre ore prima del giorno,
e prima che fosse giorno il mio amore mi dovette lasciare
né sotto la luce della luna, né sotto la luce del sole(6).
IX
“Willy caro Willy, quando ti rivedrò ancora?”
“Quando i pesci voleranno, amore e il mare si prosciugherà, amore
e le rocce si fonderanno al calore del sole!” (7)

NOTE
1) credo si riferisca all’accendersi del tramonto nelle acque del fiume che prendono il colore rossastro del cielo
2) “Senza posare piede” sono espressioni che stanno a indicare una vecchia credenza popolare: coloro che vengono in visita dall’Altro Mondo Celtico (dove hanno vissuto secondo lo scorrere del tempo fatato – un giorno presso Fairy corrisponde ad un anno terrestre) non devono posare i piedi sul suolo perchè altrimenti vengono raggiunti dall’età terrestre
3) la lunga notte è molto probabilmente quella del Solstizio d’Inverno
4) ho tradotto l’espressione secondo l’equivalente frase idiomatica in italiano: William è bagnato perchè presumibilmente è morto annegato
gallo-nosferatu5) la fanciulla per niente impressionata dalla notizia che il suo fidanzato è un revenant, prega il gallo di non cantare troppo presto e gli porge delle offerte in oro e argento. Così alcuni voglio vendere in questo gallo un mitico uccello guardiano delle porte dell’Altromondo (qui), ma francamente a me sembra una forzatura:il gallo è già di per sé un animale fortemente simbolico, e la frase si spiega senza dover ricorrere a un mitico quanto imprecisato uccello guardiano del mondo dei morti. Il gallo canta preannunciando il sorgere del sole, la cui luce dissolve il terrore delle tenebre: perciò per la proprietà transitiva il canto del gallo assume il potere di far svanire le creature della notte, gli incubi e i fantasmi. Tutta la strofa è conservata nella nursery rhyme Cock-a-doodle-doo (in italiano Chicchirichì) Oh, my pretty cock, oh, my handsome cock, I pray you, do not crow before day, And your comb shall be made of the very beaten gold, And your wings of the silver so gray. (The Annotated Mother Goose, William Stuart e Lucile Baring-Gould 1958)
6) l’alba è quel momento indefinito in cui non è più notte ma non è nemmeno giorno; il punto di congiunzione dei due mondi è un punto indeterminato così è una soglia che permette di passare da un mondo all’altro
7) situazioni paradossali che fanno parte di una lunga tradizione sulle imprese impossibili

LA VERSIONE IRLANDESE: LOVER’S GHOST

ligeiaLa versione proviene da Patrick W. Joyce che la imparò da ragazzo nel 1830 circa nella sua nativa Glenosheen, Contea di Limerick e che pubblicò nel suo “Old Irish Folk Music and Songs” (1909).

Qui il revenant è la donna
ASCOLTA Barbara Dickson 1968


I
“You’re welcome home again,” said the young man to his love,
“I’ve been waiting for you many a night and day.
You’re tired and you’re pale,” said the young man to his dear,
“You shall never again go away.”
II
“I must go away,” she said, “when the little cock do crow
For here they will not let me stay.
Oh but if I had my wish, oh my dearest dear,” she said,
“This night should be never, never day.”
III
“Oh pretty little cock, oh you handsome little cock,
I pray you do not crow before day(5)
And your wings shall be made of the very beaten gold
And your beak of the silver so grey.“
IV
But oh this little cock, this handsome little cock,
It crew out a full hour too soon.
“It’s time I should depart, oh my dearest dear,“ she said,
“For it’s now the going down of the moon(6).“
V
“And where is your bed, my dearest love,“ he said,
“And where are your white Holland sheets?
And where are the maids, oh my darling dear,” he said,
“That wait upon you whilst you are asleep?”
VI
“The clay it is my bed, my dearest dear,” she said,
“The shroud is my white Holland sheet.
And the worms and creeping things(7) are my servants, dear,” she said,
“That wait upon me whilst I am asleep.”
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
“Benvenuta nuovamente a casa”- disse il giovane al suo amore
“ti ho aspettato
notte e giorno,
sei stanca e pallida”
disse il giovane alla sua cara
“non dovrai mai più andare via”
II
“Devo andare –
disse lei– quando il galletto canta
perchè qui non mi lasceranno restare.
Se fosse per me o mio
amore caro –
disse lei
questa notte non avrebbe mai
un giorno”
III
“Oh galletto, oh tu
bel galletto
ti prego di non cantare(5) fino a che è giorno e le tue ali
ricoprirò di oro zecchino
e la tua cresta d’argento”
IV
Ma quel galletto, quel
bel galletto
cantò prima di un’intera ora.
“E’ l’ora della partenza
mio caro amore –
disse lei
perchè ora tramonta
la luna(6). ”
V (8)
“E dov’è il tuo letto, mio caro amore –
disse lui
dove sono le tue bianche lenzuola di fiandra?
E dove sono le ancelle oh mio
caro amore –
disse lui
che vegliano sul tuo sonno mentre dormi?”
VI
“La terra è il mio letto, mio caro
amore –
disse lei
il sudario è il mio lenzuolo
di Fiandra
e i vermi e le serpi (9)
sono le miei servitori, amore –
disse lei – che vegliano su di me mentre dormo”

NOTE
8) la struttura dei versi richiama il funerale del mare già presente nelle wauking songs delle isole Ebridi (vedasi Ailein Duinn)
9) l’espressione è biblica

LA VERSIONE DI TERRANOVA

In questa versione si evince chiaramente che la donna è rimasta ad attendere il suo innamorato per lungo tempo mentre lui è morto in mare. In una non precisata notte Johnny ritorna a casa e bussa alla finestra della fidanzata perchè si svegli e lo faccia entrare nella camera.
ASCOLTA Ewan MacColl & Peggy Seeger in ‘Blood & Roses’

ASCOLTA Ian & Sylvia 1975

ASCOLTA Alasdair Roberts in “Too Long In This Condition” 2010

Nelle note di copertina si legge “This is a revenant ballad from Newfoundland. It was collected by Maud Karpeles in 1929 and published in her Folk Songs from Newfoundland (1971). This version is from the singing of Alison McMorland and Kirsty Potts, recorded at the Fife Traditional Singing Weekend, May 2004. In Volume 2 of Tim Neat’s recently published Hamish Henderson: A Biography, Alison recalls being given, by Henderson, a recording of the song as sung by an unknown singer from Salford, near Manchester, England.”


I
“Johnny he promised to marry me,
But I fear he’s with some fair one gone. There’s something bewails him and I don’t know what it is,
And I’m weary of lying alone.”
II
Johnny come here at the appointed hour,
And he’s knocked on her window so low.
This fair maid arose and she’s hurried on her clothes
And she’s welcomed her true lover home.
III
She took him by the hand and she laid him down,
She felt he was cold as the clay.
“My dearest dear, if I only had one wish
This long night would never turn to day.
IV(8)
Crow up, crow up you little bird
And don’t you crow before the break of day,
And you’ll keep shielding made of the glittering gold
And that doors of the silvery gray.”
V
“And where is your soft bed of down, my love?
And where is your white Holland sheet?
And where is the fair girl who watches over you
As you taking your long, sightless sleep?”
VI
“The sand is my soft bed of down, my love,
The sea is my white Holland sheet. And the long, hungry worms will feed off of me
As I lie every night in the deep.“
VII
“Oh, when will I see you again, my love?”
“Oh, when will I see you again?”
“When the little fishes fly and the seas they do run dry
And the hard rocks they melt in the sun.”
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
“Johnny promise di sposarmi
ma temo sia andato con un’altra bella. C’è qualcosa che lo tormenta
ma non so cosa sia
e sono stanca di stare sola.”
II
Johnny venne qui all’ora
convenuta
e bussò alla sua finestra piano
piano.
La bella fanciulla si alzò e si vestì in fretta
per accogliere il ritorno a casa del suo vero amore.
III
Lo prese per mano e
si distese al suo fianco
e sentì che era freddo come la terra “Amore mio caro, se solo avessi un desiderio da esprimere,
questa lunga notte non avrebbe mai un giorno.
IV
Taci, taci tu uccellino (10)
e non cantare prima dello spuntare del giorno
e otterrai sbarre fatte
d’oro zecchino
e porte d’argento.
V
Dov’è il tuo soffice letto di piume,
amore mio,
dove sono le tue bianche lenzuola di Fiandra?
E dov’è la bella ragazza che veglia su di te
mentre tu prendi il tuo lungo sonno?
VI
La sabbia è il mio soffice letto dei fondali, amore mio
il mare è il mio lenzuolo di Fiandra
e i lunghi e affamati vermi
si nutriranno di me
mentre giaccio ogni notte negli abissi

VII
Quando ti rivedrò ancora,
amore mio?
Quando ti rivedrò ancora?
Quando le aringhe voleranno, e il mare si prosciugherà
e le rocce si fonderanno al sole!

NOTE
10) questa strofa è quella che si richiama al gallo anche se qui diventa un generico “little bird”: l’uccellino è tenuto nella gabbietta da qui la promessa di oro e argento per le sbarre e la porticina (shielding= cage)
ILLUSTRAZIONI
The Sleeper, Edmund Dulac
Fotogramma dal film Nosferatu
Ligeia

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/suffolk-miracle.htm
http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/thegreycock.html http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/theloversghost.html http://saturdaychorale.com/2013/04/15/ralph-vaughan-williams-1872-1958-the-lovers-ghost-by-vaughan-williams-lumina-vocal-ensemble/ http://www.8notes.com/scores/4737.asp?ftype=gif http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/7.html http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=79144 http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=1659 http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/C248.html http://www.cavernacosmica.com/simbologia-del-gallo/

SONG OF THE WANDERING AENGUS

MARGARET MACDONALD MAKINTOSH (1865-1933) The Silver Apples of the Moon
MARGARET MACDONALD MAKINTOSH (1865-1933)
The Silver Apples of the Moon

The song of wandering Aengus (La canzone di Aengus l’errante) è stata pubblicata nel 1899, nella raccolta di poesie “The Wind among the reeds” (Il vento fra le canne) di William Butler Yeats (1865-1939).

Aengus (Oengus) è il dio dell’amore della mitologia irlandese, appartenente alle mitiche schiere dei Tuatha De Dannan, eternamente giovane regnante del Brug na Boinne vicino alle rive del fiume Boyne. Di lui si narra che si fosse innamorato di una bellissima fanciulla vista in sogno e, malato d’amore, la cercasse a lungo prima di trovarla e portarla nel suo regno.

Nella poesia però il personaggio è un giovane mortale (forse il poeta stesso) alla ricerca dell’ispirazione poetica o del lato più ancestrale della conoscenza. Egli narra della sua iniziazione al passato, poiché si è fatto vecchio, alla perenne ricerca della bellezza, ovvero dell’illuminazione poetica, incarnata dalla fanciulla con i boccioli di melo tra i capelli. L’accesso (in vita) all’Altro Mondo celtico è un onore riservato a poeti, eroi semi-divini e pochi privilegiati visitatori (a volte rapiti dalle fate per la loro bellezza), Yeats spera di potersi nutrire delle mele di Avalon e di ottenere il dono dell’immortalità (poetica).

Edmund_Dulac_-_The_Garden_of_Paradise_-_Fairy_of_the_Garden_garment
Il primo a mettere in musica la poesia sembra essere stato lo stesso Yeats che la compose o che vi adattò una melodia tradizionale irlandese : nel 1907 diede alle stampe il suo saggio ‘Speaking to the Psaltery’ in cui la poesia viene recitata alla maniera bardica ovvero cantata con l’accompagnamento del salterio; ma molti altri artisti furono ispirati dal testo e composero ulteriori melodie.

ASCOLTA Burt Ives con il titolo The Wandering of Old Angus‘Burl Ives: Songs of Ireland‘ Decca DL 8444 (ca. 1954) in cui nelle note di copertina si accredita la melodia a Yeats
ASCOLTA Judy Collins con il titolo ‘Golden Apples of the Sun’  – Golden Apples of the Sun 1962. La stessa Collins dice in merito: “Learned from the singing of Will Holt, this stunning song is a musical setting of a W. B. Yeats poem ‘The Song of the Wandering Angus’. It is not a folk song, it tends to be an art song. It has a traditional feeling about it; the repetitiveness gives you the impression of an incantation, which the poem does too. Of her learning it I had heard the song almost two years ago. When I heard Will Holt sing it late one night at the Gate of Horn, I was greatly impressed, and determined to learn it. Will sang it for me a number of times, and even gave me a tape of it. I lived with the Golden Apples of the Sun almost a year-and-a-half before I ever sang it, and then it burst out one day – almost of its own accord – while I was visiting friends. It took me a long time to assimilate it, but now it’s part of me. I feel that the song has something to do with what people want – what they don’t have – and sometimes the desire for these things is almost as satisfying as the getting.'”
ASCOLTA Donovan in H. M. S. 1971

ASCOLTA Richie Havens in “Mixed Bag II” 1974
ASCOLTA Christy Moore in “Ride On” 1986

ASCOLTA Paul Winter & Karen Casey in Celtic Solstice 1999

ASCOLTA Jolie Holland in Catalpa 2003 con venature country

ASCOLTA Waterboys in “An Appointment with Mr Yeats” 2011
una versione quasi parlata che chiude con la melodia del flauto, come un refolo di vento

ASCOLTA Eoin O’Brien 2013
ASCOLTA Sedrenn  in De l’autri cotè 2013 (la recensione del cd qui)
I
I went out to the hazel wood
because a fire was in my head(1)
and cut and peeled a hazel wand(2)
and hooked a berry to a thread.
II
And when white moths were on the wing
and moth-like stars were flickering out
I dropped the berry in the stream(3)
and caught a little silver trout(4).
III
When I had laid it on the floor
I went to blow the fire aflame
But something rustled on the floor
and someone called me by my name.
IV
It had become a glimmering girl
with apple blossom(5) in her hair
who called me by my name and ran
and vanished through the brightening air
V
Though I am old with wandering
through hollow lands and hills lands
I will find out where she has gone
and kiss her lips and take her hands.
VI
And walk among long dappled grass
and pluck till time and times are done
the silver apples of the moon
the golden apples of the sun(5).

NOTE
1) il ‘fuoco nella testa’ è quello che caratterizza l’esperienza visionaria propria dello sciamanesimo (vedi). Nel libro “Il fuoco nella testa (2007) Tom Cowan esamina le connessioni tra sciamanismo e immaginazione celtica, analizzando i miti, i racconti, gli antichi poeti e narratori celtici e descrivendo le tecniche usate per accedere al mondo degli sciamani. Gli sciamani sono in grado di accedere a un particolare stato di coscienza nel quale sperimentano un viaggio nei regni non-ordinari dell’esistenza dove raccolgono conoscenza e potere che usano poi per se stessi o a favore di altri membri del loro gruppo sociale. In quest’ottica e in una lettura autobiografica il protagonista si avvicina alle acque del fiume per praticare un rituale che gli permetta di viaggiare nell’Altro Mondo
2) la nocciola è frutto della scienza e cade nella sorgente sacra, dove viene mangiata dal salmone/trota (che diventa il salmone della conoscenza). Il legno di nocciolo serve, quasi sempre, per fabbricare le bacchette magiche usate dai druidi.
3) molto probabilmente si tratta del fiume Boyne. Secondo la mitologia il Brug na Boinne o «Palazzo del fiume Boyne», è l’attuale Newgrange. Dimora del Dagda e poi del figlio Aengus (Oengus) e degli dèi più importanti. Il tumulo sorge sulla riva settentrionale del fiume Boyne, a est di Slane (contea di Meath).

new-grange
ecco come doveva presentarsi un tempo il tumulo

4) Il riferimento ai boschi di nocciolo e all’apprestarsi a cucinare una trota appena pescata sembra riferirsi ad un racconto mitologico di Fionn Mac Cumhaill. All’epoca era a fare il suo apprendistato presso il maestro Finnegas che da ben sette anni dava la caccia al salmone della saggezza (o conoscenza, ispirazione poetica): infine lo cattura e lo fa cucinare dal fanciullo con la raccomandazione di non mangiare la sua carne (perchè tutta la saggezza va a colui che ne mangia il primo boccone) Fionn si scotta un pollice e si porta il dito alla bocca, così facendo inghiotte un pezzetto di pelle di salmone: ogni volta che si succhierà il dito potrà fare ricorso alla saggezza.
Anche la trota è considerata dalla tradizione celtica uno spirito-guardiano dei corsi d’acqua, e rappresenta il Mondo di Sotto, che materialmente si incarna sotto lo sguardo del poeta in una fanciulla dell’Altro Mondo, in una sorta di sogno o visione (aisling) che scompare al rischiararsi del giorno: il poeta ci dice dedicherà la sua vita a inseguire quella fanciulla ovvero a raggiungere (in vita) l’Altro Mondo 
5) Il melo e il suo frutto sono sempre presenti nell’AltroMondo e il più delle volte è una creatura femminile a offrire la mela d’oro all’eroe o al poeta, perchè è colei che offre la conoscenza e l’immortalità al fortunato prescelto. La mela è il frutto dell’immortalità ma anche della morte, del sonno eterno. Secondo Frank Browning (in ‘Apples: the story of the fruit of temptation’, 1998) ‘In the beginning there were roses. Small flowers of five white petals opened on low, thorny stems, scattered across the earth in the pastures of the dinosaurs, about eighty million years ago. …These bitter-fruited bushes, among the first flowering plants on earth, emerged as the vast Rosaceae family and from them came most of the fruits human beings eat today: apples, pears, plums, quinces, even peaches, cherries, strawberries, raspberries and blackberries. ‘The apple [paleobotanists believe]… was the unlikely child of an extra-conjugal affair between a primitive plum from the rose family and a wayward flower with white and yellow blossoms of the Spirea family, called meadowsweet.’

La canzone di Aengus il vagabondo

Angelo Branduardi in “Branduardi canta Yeats” 1986 sulla melodia di Donovan, testo-traduzione di Luisa Zappa

Fu così che al bosco andai,
chè un fuoco in capo mi sentivo,
un ramo di nocciolo io tagliai
ed una bacca appesi al filo.
Bianche falene vennero volando,
e poi le stelle luccicando,
la bacca nella corrente lanciai
e pescai una piccola trota d’argento.
Quando a terra l’ebbi posata
per ravvivare il fuoco assopito,
qualcosa si mosse all’improvviso
e col mio nome mi chiamò.
Una fanciulla era divenuta,
fiori di melo nei capelli,
per nome mi chiamò e svanì
nello splendore dell’aria.
Sono invecchiato vagabondando
per vallate e per colline,
ma saprò alla fine dove e`andata,
la bacerò e la prenderò per mano;
cammineremo tra l’erba variegata,
sino alla fine dei tempi coglieremo
le mele d’argento della luna,
le mele d’oro del sole.

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=44244 http://branoalcollo.wordpress.com/2011/07/11/le-metamorfosi-di-yeats/ http://lebuoneinterferenze.blogspot.it/2010/02/le-mele-della-notte.html http://www.ilcerchiosciamanico.it/articoli/p2/123/il-regno-sotto-le-acque-il-recupero-dello-sciamanesimo-celtico-di-sharon-paice-macleod.html

BELLE DAME SANS MERCI

9Nel 1819 il poeta inglese John Keats rielaborando la figura della “Queen of Faerie” delle ballate scozzesi (a partire da Tam Lin e True Thomas) scrive a sua volta la ballata “La Belle Dame sans Merci”, dando origine a un tema diventato molto popolare tra i pittori Pre-Raffaelliti, quello della vamp.
Lennan-shee – Shide Leannan (lett fata bambino) leman shee  è la fata che cerca l’amore tra gli umani. La fata, che è un essere sia di genere maschile che femminile, dopo aver sedotto un mortale lo abbandona per ritornare nel suo mondo. L’amante si tormenta per l’amore perduto fino alla morte.
Gli amanti delle fate hanno una vita breve, ma intensa. La fata che prende come amante un umano è anche la musa ispiratrice dell’artista che offre il talento in cambio di un amore devoto, portando l’amante alla follia o a una morte prematura.
Il titolo è stato parafrasato da un poemetto del XV secolo scritto da Alain Chartier (in forma di dialogo tra un amante respinto e la dama sdegnosa) ed è diventato la cifra di una donna seduttrice, una dark lady incapace di sentimenti verso l’uomo il quale cade preda del suo incantesimo. Siamo all’inverso del tema ben più antico di “Lady Isabel and the Elf Knight” (vedi)

LE STAGIONI DEL CUORE

Nella ballata ci sono due stagioni la primavera e l’inverno: in primavera tra i prati in fiore, il cavaliere incontra una dama bellissima, creatura del bosco, figlia di una fata, che lo incanta con una dolce nenia; il cavaliere, già perdutamente innamorato, la mette in sella al proprio destriero e si lascia condurre docilmente nella Grotta degli elfi; qui viene cullato dalla fanciulla, che sospira tristemente, e sogna di principi e re diafani i quali gridano la loro schiavitù verso la bella dama.
Al risveglio siamo nel tardo autunno o nell’inverno e il cavaliere si ritrova prostrato presso la riva di un lago, pallido e malato, certamente morente o senza altro pensiero che il canto della fata.

BELLE DAME SANS MERCI: CHIAVI DI LETTURA

Le chiavi di lettura della ballata sono moltissime e ogni prospettiva accresce il fascino inquietante dei versi. Ad esempio il cavaliere nell’abbandonarsi all’amore, che è passione totalizzante, è come se sfuggisse ai sacri doveri imposti dal suo rango o ruolo; quando si riscuote dall’appagamento dei sensi e del cuore per riprendersi la libertà e ritornale alla battaglia (e comportarsi come ci si aspetta che si comporti un guerriero), ecco che viene punito con la morte perchè ha spezzato il cuore di lei.
Oppure su un piano simbolico: la dama rappresenta l’immaginazione, il flusso profondo della nostra natura istintuale. Il cavaliere è rapito dall’esperienza visionaria, ma sa che non potrà vivere nel regno sotterraneo, eppure si rifiuta di ritornare alla realtà e così distrugge la sua vita sul piano reale.

Due sono le immagini pittoriche che evocano le due stagioni del cuore e della ballata, la prima – forse il dipinto più famoso- è di Sir Frank Dicksee, (datato 1902): la primavera prende i colori della campagna inglese con le immancabili rose in primo piano; la dama è stata appena issata sul focoso destriero del cavaliere e con la mano destra tiene saldamente le redini, con l’altra mano si appoggia alla sella per potersi chinare verso il bel viso del cavaliere e sussurrare un incantesimo; il cavaliere, in precario equilibrio, è totalmente concentrato sul volto della dama e come rapito.

caitiffknight

Il secondo è di Henry Meynell Rheam (dipinto nel 1901) tutto nei toni dell’autunno, il quale ricrea un paesaggio desolato avvolto nella bruma, come se fosse una barriera che tiene prigioniero il cavaliere prostrato a terra; mentre egli sogna di pallidi e evanescenti guerrieri (l’azzurro è un colore tipico per evocare le immagini dei sogni) che lo mettono in guardia, la dama lascia la grotta forse in cerca di altri amanti.

Curiosamente le armature dei due cavalieri sono molto simili, ma entrambe non propriamente medievali e più adatte ad essere sfoggiate nei tornei che non indossate nei campi di battaglia. Modelli elaborati e finemente decorati risalgono alla fine del XV secolo.

7564184_f520

BELLE DAME SANS MERCI: IL FILMATO

La ballata non poteva non ispirare anche gli artisti di oggi, ecco un racconto cinematografico un “live action short” diretto dal giapponese Hidetoshi Oneda. Lo short inizia con il dare corpo all’interlocutore immaginario che domanda al cavaliere ” O what can ail thee, knight-at-arms..” cosi ci troviamo nel 1819 su un isola dopo il naufragio di una nave e assistiamo all’incontro tra il naufrago e un vecchio decrepito tenuto in vita dal rimpianto..

LA STORIA (tratto da qui) 1819. The Navigator and the Doctor survive a shipwreck only to find themselves lost in a strange forest. The Navigator is challenged by the gravely ill Doctor into pursuing his true passion – art. While he protests, the ailing Doctor dies. Later, the Navigator is beside a lake, where he finds an Old Knight who tells him his story: once, he encountered a mysterious Lady, and fell in love with her. But horrified by her true form – an immortal spirit and the ghosts of her mortal lovers – the Young Knight begged for release. Awoken and alone, he realized his failure. Thus he has waited, kept alive for centuries by his regret. The Navigator considers his own crossroads. What will he be when he returns to the world?

VIDEO La Belle Dame Sans Merci di Hidetoshi Oneda – 2005

BELLE DAME SANS MERCI IN MUSICA

Il primo a musicare la ballata fu Charlse Villiers Stanford nell’Ottocento con un arrangiamento per piano molto drammatico ma un po’ datato oggi, anche se popolare ai suoi tempi.
La ballata è stata messa in musica da diversi artisti nel XXI secolo.

ASCOLTA Susan Craig Winsberg in La Belle Dame 2008

ASCOLTA Jesse Ferguson

ASCOLTA Giordano Dall’Armellina in “Old Time Ballads From The British Isles” 2007
ASCOLTA Penda’s Fen

LA LETTURA POETICA
ASCOLTA dalla voce di Ben Whishaw

versi in italiano


I
O what can ail thee, knight-at-arms,
Alone and palely loitering?
The sedge is wither’d from the lake(1),
And no birds sing.
II
O what can ail thee, knight-at-arms,
So haggard and so woe-begone?
The squirrel’s granary is full,
And the harvest ‘s done.
III
I see a lily(2) on thy brow thy
With anguish moist and fever dew;
And on thy cheeks a fading rose
Fast withereth too.’
IV
I met a lady in the meads,
Full beautiful — a faery’s child,
Her hair was long, her foot was light,
And her eyes were wild(3).
V
I made a garland for her head,
And bracelets too, and fragrant zone;
She look’d at me as she did love,
And made sweet moan.
VI
I set her on my pacing steed
And nothing else saw all day long,
For sideways would she lean, and sing
A faery’s song(4).
VII
She found me roots of relish sweet
And honey wild and manna(5) dew,
And sure in language strange she said,
“I love thee true (6)
VIII
She took me to her elfin grot(7),
And there she wept and sigh’d fill sore(8);
And there I shut her wild, wild eyes
With kisses four.
IX
And there she lullèd me asleep,
And there I dream’d — Ah! woe betide!
The latest dream I ever dream’d
On the cold hill’s side.
X
I saw pale kings and princes too,
Pale warriors, death-pale were they all;
They cried – “La Belle Dame Sans Merci”
Hath thee in thrall!”
XI
I saw their starved lips in the gloam
With horrid warning gapèd wide,
And I awoke and found me here,
On the cold hill’s side.
XII
And this is why I sojourn here
Alone and palely loitering,
Though the sedge is wither’d from the lake,
And no birds sing.’
TRADUZIONE ITALIANO DI M ROFFI
I
Che mai ti cruccia, o cavaliere armato,
solo e pallido errante?
Giace prostrato il giunco in riva al lago(1),
né uccello canta.
II
Che mai ti cruccia, o cavaliere armato,
così smunto e abbattuto?
Lo scoiattolo ha colmo il suo granaio,
e fu colto ogni frutto.
III
Un giglio(2) hai sulla fronte
rugiadosa di febbre e di tormento,
e sulla guancia una rosa appassita
rapidamente muore.
IV
Una dama incontrai
bella nei prati, figlia delle fate;
lunghi i capelli e il passo suo leggero,
e gli occhi folli.(3)
V
Composi una ghirlanda pel suo capo,
e braccialetti e un cinto
fragrante, mi guardava innamorata,
con un dolce lamento.
VI
Sul mio corsiero al passo la posai,
né altro vidi quel giorno,
ché reclina da un lato ella cantava
canzoni d’incantesimo.(4)
VII
Cercò per me dolci radici e miele
e rugiada di manna(5);
nel suo ignoto linguaggio ella mi disse:
«Amo te solo»(6)
VIII
Nella magica grotta(7) mi condusse,
là pianse disperata e sospirò(8)
là io le chiusi i folli folli occhi
con quattro baci.
IX
Mi cullò fino al sonno,
là misero sognai l’ultimo sogno
da me sognato mai lungo il pendio
della fredda collina.
X
Vidi pallidi re, guerrieri e principi
dal mortale pallore che gridavano:
«La belle Dame sans merci
ti ha preso nella rete».
XI
Nel crepuscolo vidi le arse labbra
in orrida minaccia spalancate,
e quivi mi svegliai lungo il pendio
della fredda collina.
XII
Per questo io qui soggiorno
solo e pallido errante,
benché il giunco è prostrato in riva al lago,
né uccello canta.

NOTE
1) non a caso il paesaggio è lacustre, le acque del lago sono belle ma infide, si tratta però di un paesaggio desolato e più simile alla palude
2) il giglio è un simbolo di morte. La fronte del cavaliere di un pallore mortale è bagnata dal sudore della febbre e il colorito del viso è smorto come una rosa appassita. I sintomi sono quelli della tisi: la febbre sempre lieve, ma che non accenna a diminuire, accende due “rose” sulle guance dei malati. Si dice anche che Keats fosse un tossico dedito all’uso della Belladonna che nell’analisi di Giampaolo Sasso (Il segreto di Keats: Il fantasma della “Belle Dame sans Merci”) è rappresentata nella Dama Senza pietà
Robert_Anning_Bell_-_La_belle_dame_sans_merci3) tutta la descrizione della pericolosità della dama è concentrata negli occhi, definiti selvaggi ma anche folli. Il cavaliere ignora i ripetuti segnali di pericolo : non solo gli occhi ma anche la lingua strana (Language strange), il cibo (honey wild)
4) il canto elfico conduce il cavaliere alla schiavitù 5) la manna è una sostanza bianca e dolce. E’ risaputo che coloro che mangiano il cibo delle fate sono condannati a restare nell’Altro Mondo
6) la fata si esprime in un linguaggio incomprensibile al cavaliere e quindi in realtà avrebbe potuto dirgli tutt’altro che “ti amo”; eppure il linguaggio del corpo è inequivocabile, almeno per quanto riguarda il desiderio sessuale
7) la grotta dell’elfo è l’altromondo celtico (vedi)
8) perchè la fata è dispiaciuta? Non vorrebbe annientare il cavaliere ma non può fare altrimenti? Sa che l’amore di un uomo non è eterno e che prima o poi il suo cavaliere la lascerà spezzandole il cuore? E’ l’amore inevitabilmente distruttivo?

Un’altra bella traduzione in italiano ( tratta da qui)
Qual è la tua pena, o Cavaliere in armi,
Che qui – pallido – indugi in solitudine?
Sfiorita è la carice del lago,
Tacciono gli uccelli.

Qual è la tua pena, o Cavaliere in armi,
Che appari affranto e desolato?
Ricolmo è il granaio dello scoiattolo,
Mietuto ormai il raccolto.

Un giglio sulla tua fronte
Ròrida d’angoscia e febbre,
Rose morenti sulle guance
Anch’esse troppo presto sfiorite.

Una Dama incontrai sui prati,
Bella oltre ogni dire – Figlia di Fate,
Lunghi i capelli, leggero il piede,
Selvaggi gli occhi.

Una ghirlanda per la sua fronte intrecciai,
E braccialetti, e una fragrante cintura.
Mi guardò come Amore guarda,
Dolce emise un gemito.

La issai sul mio destriero al passo,
E altro se non lei per tutto il giorno vidi.
Verso me protesa,
Cantava una melodia delle Fate.

Per me cercò radici dolci al gusto,
E miele selvatico e stille di manna.
E – certo – in una lingua ignota, ripeteva,
“Il mio amore è sincero”.

Alla sua grotta fatata mi condusse,
E là sospirò e pianse con grande tristezza,
E là quei suoi occhi selvaggi chiusi,
Baciandoli quattro volte.

E là mi addormentò cantando,
E là – oh, sventurato!- sognai l’ultimo sogno
Che avrei mai sognato
Sul gelido pendìo del colle.

Pallidi Re e pallidi prìncipi vidi;
E pallidi guerrieri – oh, di quale pallore mortale!
La Belle Dame sans Merci – gridavano –
Ti ha ormai in suo potere.

Vidi le loro labbra livide nell’oscurità
Orribilmente spalancate nel grido.
Mi svegliai, e mi ritrovai qui,
Sul gelido pendìo del colle.

Ed ecco perché ivi mi trattengo,
Pallido – indugiando in solitudine,
Benchè avvizzita sia la carice del lago,
E tacciano gli uccelli.

VERSIONE IN ITALIANO: LA BELLA DAMA SENZA PIETA’

Al fascino inquietante della ballata non poteva sfuggire il nostrano Bardo che si avvale delle sonorità lamentose del sitar per esaltarne il fascino soprannaturale. La parte finale della melodia di ogni strofa riprende il brano tradizionale inglese Once I had a sweetheart.

ASCOLTA Angelo Branduardi in La Pulce d’acqua 1977


Guarda com’è pallido
il volto che hai,
sembra tu sia fuggito dall’aldilà…
Vedo nei tuoi occhi
profondo terrore,
che bianche e gelide dita tu hai…
Guarda come stan ferme
le acque del lago
nemmeno un uccello che osi cantare…
“è stato in mezzo ai prati
che io la incontrai
e come se mi amasse lei mi guardò”.
Guarda come l’angoscia
ti arde le labbra,
sembra tu sia fuggito dall’aldilà…
“E`stato in mezzo ai prati
che io la incontrai…”
che bianche e gelide dita tu hai…

“Quando al mio fianco
lei poi si appoggiò
io l’anima le diedi ed il tempo scordai.
Quando al mio fianco
lei poi si appoggiò…”.
Che bianche e gelide dita tu hai…”
Al limite del monte
mi addormentai
fu l’ultimo mio sogno
che io allora sognai;
erano in mille e mille di più…”
Che bianche e gelide dita tu hai…”
Erano in mille
e mille di più,
con pallide labbra dicevano a me:
– Quella che anche a te
la vita rubò, è lei,
la bella dama senza pietà”.

BELLE DAME SANS MERCI: VERSIONE IN TEDESCO

Interessante anche questa versione di un gruppo tedesco medieval-folk che ho avuto modo di ascoltare dal vivo nel 2005 alla Festa celtica di Beltane organizzata dall’Associazione Antica Quercia a Masserano (Biella – Piemonte): intrigante mix di strumenti tradizionali ed elettronici.

ASCOLTA Faun in “Buch Der Balladen” 2009.


“Was ist dein Schmerz, du armer Mann,
so bleich zu sein und so gering,
wo im verdorrten Schilf am See
kein Vogel singt?”
“Ich traf ein’ edle Frau am Rhein,
die war so so schön – ein feenhaft Bild,
ihr Haar war lang, ihr Gang war leicht,
und ihr Blick wild.Ich hob sie auf mein weißes Ross
und was ich sah, das war nur sie,
die mir zur Seit’ sich lehnt und sang
ein Feenlied.Sie führt mich in ihr Grottenhaus,
dort weinte sie und klagte sehr;
drum schloss ich ihr wild-wildes Auf’
mit Küssen vier.
Da hat sie mich in Schlaf gewiegt,
da träumte ich – die Nacht voll Leid!-,
und Schatten folgen mir seitdem
zu jeder Zeit.Sah König bleich und Königskind
todbleiche Ritter, Mann an Mann;
die schrien: “La Belle Dame Sans Merci
hält dich in Bann!”Drum muss ich hier sein und allein
und wandeln bleich und so gering,
wo im verdorrten Schilf am See
kein Vogel singt.”
TRADUZIONE INGLESE (tratto da qui)
“What ails you, my poor man,
that makes you pale and humbled so,
among the withered seashore reeds
where the song of no bird is heard (1)?”
“I met a noble lady on the Rhine,
so very fair was she – a fairy vision,
her hair was long, her gait was light,
and wild her stare.I lifted her on my white steed
and nothing but her could I see,
as she leant by my side and sang
a song of the fairies.She led me to her cave house
where she cried and wailed much;
so I closed her wild deer eyes (2)
with four kisses of mine.
She lulled me to sleep then,
and I dreamt a nightlong song!
and shadows follow me since
be it day or night (3).I saw a pale king and his son
knights pale as death, face to face;
who cried out: “The fair lady without mercy
has you in her spell!”Thus shall I remain here alone
to wander, pale and humbled so,
among the withered seashore reeds
where the song of no bird is heard”


NOTE
1) lit “(where) no bird sings”
2) I assume it’s “Aug(en)” instead of “Auf'”
3) the original says “all the time” but I opted for (hopefully) more colorful English

FONTI
http://academic.brooklyn.cuny.edu/english/melani/cs6/belle.html http://ebooks.adelaide.edu.au/k/keats/john/la-belle-dame-sans-merci/
http://noirinrosa.wordpress.com/tag/la-belle-dame-sans-merci/ http://zerkalomitomania.blogspot.it/search/label/Belle%20Dame%20sans%20Merci
http://www.celophaine.com/lbdsm/lbdsm_top.html
http://www.craigrecords.com/recordings/la-belle-dame/

TRUE THOMAS seconda parte

Thomas di Ercildoune o Thomas Learmonth o Thomas Rimour noto come Tommaso il Rimatore (Thomas the Rhymer) fu un bardo scozzese del tredicesimo secolo, eppure la sua figura fu a tal punto mitizzata da essere equiparato a Merlino. Nacque probabilmente tra il 1210 e il 1220 e visse fino ad una settantina d’anni. Era noto non solo in Scozia ma anche in Inghilterra per la sua fama di poeta e indovino. Gli fu attribuito un romanzo noto anche in forma di ballata che racconta del suo incontro con la regina delle Fate. Questa storia magica è raccontata in un romanzo datato al 1400 e in una ballata settecentesca, riportata anche da Child al numero 37 in quattro varianti. (parte prima vedi)

VERSIONE C

Sir Walter Scott: Minstrelsy of the Scottish Border, vol II, edizione 1802.

E’ la variante più diffusa della ballata almeno per quanto riguarda le registrazioni da parte dei professionisti della musica tradizionale, e secondo Scott proviene da trascrizioni effettuate sul campo: la prima stesura della signora Brown consta di una ventina di strofe. Scott riporta anche una seconda versione successiva.

Anche se non espressamente citato nella ballata (ma esplicitato nella Narrazione) siamo certi di trovarci in Primavera o meglio nel periodo in cui i Celti festeggiavano Beltane, la festa dell’amore, quando il principio maschile si accoppiava con quello femminile per propiziare la fertilità della terra; mentre Samain era festa che segnava l’inizio della Stagione Oscura, Beltane apriva la Stagione Chiara ed entrambi erano momenti in cui più facilmente il Mondo degli Uomini e l’AltroMondo si incontravano.
La fata che si aggira per i Boschi sul suo cavallo bianco, resta colpita dalla musica di Thomas e si innamora della suo aspetto e della sua voce. Thomas a sua volta resta abbagliato dalla bellezza della donna ed è disposto a seguirla ovunque lei voglia condurlo!

5c0bf63c423b680f167c5e4108d9d589

ASCOLTA Ewan MacColl in English and Scottish Popular Ballads (Child Ballads) volume 1, 1961

ASCOLTA Sileas in File under Christmas 1991 (strofe da I a VIII e da V a XI a XIII)
ASCOLTA Boann (strofe da I a IV e XIV, XV e da V a XI)

I
True Thomas lay on Huntlie(1) bank
A ferlie(2) he spied wi’ his e’e
And there he saw a lady bright
Come riding down by Eildon(3) Tree
II
Her skirt was o’ the grass-green silk
Her mantle o’ the velvet fyne
At ilka tett(4) o’ her horse’s mane
Hung fifty siller bells and nine
III
True Thomas he pull’s aff his cap
And louted(5) low down to his knee:
“All hail, thou mighty Queen o’ Heaven!
For thy peer on earth I never did see
IV
O no, o no, Thomas – she said
That name does not belong to me
I am but the queen of fair Elfland
That am hither come to visit thee
V
“Harp and carp(6), Thomas – she said
Harp and carp along wi’ me
And if ye dare to kiss my lips
Sure of your body I will be(7)”
VI
“Betide me weal, betide me woe
That weird(8) shall never daunton(9) me
Syne(10) he has kissed her rosy lips
All underneath the Eildon Tree”
VII
“Now ye maun(11) gang wi’ me – she said
True Thomas, ye maun gang wi’ me
And ye maun serve me seven years Thro’ weal and woe, as may chance to be”
VIII
She mounted on her milk-white steed
She’s ta’en True Thomas up behind
And aye whene’er her bridle rung
The steed flew faster than the wind
IX
Oh they rode on and farther on
The steed gaed swifter than the wind
Until they reached a desert wide
And living land was left behind
X
“Light down, light down now, True Thomas
And lean your head upon my knee
Abide and rest a little space
And I will show you ferlies three
XI
O see ye not yon narrow road(12)
So thick beset with thorns and briars?
That is the path of righteousness
Tho’ after it but few enquires
XII
And see ye not that braid, braid road
That lies across that lily leven(13)?
That is the path of wickedness
Tho’ some ca’ it the road to heaven
XIII
And see ye not that bonny road
That winds about the fernie brae?
That is the road to fair Elfland
Where thou and I this night maun gae
XIV
But, Thomas, ye maun hold your tongue(14)
Whatever ye may hear or see
For if you speak word in Elfyn land
Ye’ll ne’er get back to your ain countrie”
XV
Syne(10) they came on to a garden green
And she pu’d an apple frae a tree(15):
Take this for thy wages, True Thomas
It will gi’ ye the tongue that can never lie
XVI
“My tongue is mine ain – True Thomas said
A guidly gift ye wad gie to me!
I neither dought(16) to buy or sell
At fair or tryst(17) where I may be
XVII
I dought(16) neither speak to prince or peer
Nor ask of grace from fair ladye”.
“Now hold thy peace – the lady said
For as I say, so must it be”
XVIII
He has gotten a coat of the even cloth(18)
And a pair of shoes of velvet green
And till seven years were gane and past
True Thomas on earth was never seen

TRADUZIONE ITALIANO
I
Il buon Thomas giaceva sulla riva di Huntlie(1)
e scorse una lieta signora, una dama che era svelta e fiera e veniva cavalcando verso il tronco di Eildon.(3)
II
La sua gonna era di seta verde erba,
il suo mantello di fine velluto, a ogni ricciolo(4) della criniera del cavallo pendevano cinquantanove campanelli d’argento.
III
Il buon Thomas si tolse il cappello
e si piegò(5) sulle ginocchia:
«Salute a te, che devi essere Regina del Cielo! Ché simile a te in terra mai ho visto nessuno!».
IV
«Oh no, no, mio buon Thomas», dice lei. «Quel nome non mi spetta; io sono  solo la Regina della bella Elfilandia e sono qui venuta a farti visita.
V
“Suona l’arpa e canta(6) Thomas – dice lei, suona l’arpa e canta per me,
e se oserai baciare le mie labbra
del tuo corpo padrona sarò(7) ”
VI
“Nel bene e nel male,
il destino(8) non mi spaventerà(9) mai”
Allora ha baciato le sue labbra rosse
sotto il tronco di Elidon
VII
«Ma adesso devi venire con me, Thomas, mio buon Thomas, con me devi venire;   perché devi servirmi sette anni, nel bene e nel male, come fortuna vuole».
VIII
Lei voltò il suo destriero bianco latte
e prese in groppa a sé Thomas
e al tocco delle briglie, il suo destriero volò più rapido del vento.
IX
Cavalcarono avanti e più avanti
il destriero andava più veloce del vento, finchè raggiunsero una radura deserta, e la terra dei viventi fu alle loro spalle
X
“Smonta, smonta ora buon Thomas
metti il tuo capo sulle mie ginocchia
attendi e riposa un poco
e ti mostrerò tre meraviglie.
XI
Non vedi forse quella stretta strada(12),
tra fitte spine e densi rovi?
Quello è il sentiero della rettitudine,
quello cercato però da ben pochi.
XII
E vedi quell’ampia strada
che corre dritta tra prati gigliati(13)?
Quello è il sentiero del male,
benché qualcuno lo chiami via del Cielo.
XIII
E vedi quella strada così bella
che si snoda tra i felceti?
Quella è la strada della bella Elfilandia,
dove tu e io andremo questa notte.
XIV
«Ma, Thomas, devi stare zitto(14)
qualsiasi cosa tu oda o veda,
ché, se una parola di bocca ti sfuggisse,
mai faresti ritorno al tuo paese”.
XV
Allora arrivarono ad un verde giardino
e lei colse una mela dall’albero(15):
“Prendi questa come ricompensa, Thomas il veritiero, ti darà la lingua   che non potrà mai mentire
XVI
“La lingua è solo mia – dice il buon Thomas – che bel regalo mi avete   dato!
Non oserò comprarlo o venderlo alla fiera o al mercato dove potrò andare
XVII
Non oserò nemmeno parlare a un principe o a un nobile
né chiedere una cortesia a una bella dama”
“Ora taci – dice la fata
perchè così ho detto e così sarà”
XVIII
Thomas ha avuto veste di bella stoffa(18)
e scarpe di velluto tutto verde;
e benché sette anni siano ormai passati,
il buon Thomas in terra mai più si è visto.
traduzione di Francesco Saba Sardi in Hugh Mynne, La via delle Fate, Sperling & Kupfer, Milano 1998)

NOTE
1) Huntlie: affluente del fiume Tweed, vicino a Melrose. Le localizzazioni geografiche sono proprie della versione di Scott che le ha opportunamente inserite dai suoi itinerari preferiti, ovvero nelle sue proprietà.
2) ferlie=marvel, wonder
3) Eildon: colline a Sud di Melrose. Alcuni tentativi di individuare l’albero hanno portato a contrassegnare un preciso punto non lontano dal fiume Tweed con una lapide commemorativa.
4) ilka tett=each tuft
5) louted=bowed
6) letteralmente “play (on a harp) and sing”.
7) come sempre la pudicizia delle ballate si ferma alla richiesta di un bacio..
8) wierd=fate
9) daunton=frighten
10) syne=then
11) maun=must
12) le tre strade sono una metafora alle tre vie che portano a tre distinti luoghi, il Paradiso, l’Inferno e l’AltroMondo (continua)
13) lily leven=lovely lea
14) la richiesta di tacere potrebbe riguardare esclusivamente quella di non divulgare la storia nata tra i due, nella versione del Romanzo infatti la regina è sposata.
15) il divieto di nutrirsi nell’AltroMondo non comprende i frutti del melo: con un morso della mela Thomas avrà accesso alla conoscenza e quindi della profezia. Il melo e il suo frutto sono sempre presenti nell’AltroMondo e il più delle volte è una creatura femminile a offrire la mela d’oro all’eroe o al poeta, perchè è colei che offre la conoscenza e l’immortalità al fortunato prescelto. Qui si insinua una sottigliezza: dall’albero delle mele alcuni frutti (generalmente quelli che crescono più in alto) sono maturi e donano la conoscenza, altri sono acerbi e avvelenano.
15) dought=dare
16) tryst=market
17) even cloth=smooth cloth. Il regalo di bei vestiti è decisamente preferito rispetto al dono precedente: una lingua che non potrà mai mentire, un regalo in effetti scomodo, se si ha a che fare con sovrani e nobili signori che preferiscono l’adulazione alla verità, o se si vuole sedurre belle dame, anche solo per una notte!

LA NARRAZIONE

Il romanzo in cui viene narrata la storia sviluppa alcuni punti tralasciati dalla ballata. Come il particolare della stagione (il mese di Maggio) e il fatto che la fata fosse intenta alla caccia del cervo come una divinità dei Boschi o anche che il rapporto tra i due non si fosse limitato al solo bacio..
Ma l’aspetto più curioso è quello della perdita della bellezza da parte della dama dopo il rapporto amoroso, giovinezza e perfezione che riacquista solo dopo essere ritornata nell’Alto Mondo. Così facendo però la fata si connota di un aspetto negativo (tema ripreso anche nella figura della Belle Dame Sans Merci)

Ulteriori osservazioni seguono nelle note al fondo del testo.

(Tradotta dal Manoscritto Thornton, scritto tra il 1430 e il 1440, in Hugh Mynne, La via delle Fate, Sperling & Kupfer, Milano 1998, traduzione dall’inglese di Francesco Saba Sardi. per la versione integrale vedi)

STANDARD ENGLISH
I
As I went in days of yore,
Speeding my way and making moan,
On a merry morning in may,
By Huntley Banks, my self alone.
I heard the Jay and Blackbird,
The thrush sang plaintively,
A wood-lark called like a bell,
All the woods about me rang(1).
II
Alone in longing(2) thus I lay,
Underneath a comely tree,
T’was then I saw a lady gay
Come riding over a lovely lea(3).
Mere words could not describe
How she out-shined the summer day.
Her beauty was far more grand and true
Than any I had seen before.
III
Her hair hung loose about her head,
She was clad in finery, in great array.
A horn hung from her supple neck,
Fine arrows filled her quiver.
Her palfrey was a dapple grey,
Her saddle was of rounded bone,
All hemmed around with emeralds,
Set with oriental stones.
IV
Her saddle girths were of noble silk,
The buckles were of beryl.
Her stirrups were of clear crystal
Overlaid with glistening pearls.
The crupper was of braided gold.
As was the gleaming bridle,
While three bells hung on either side.
Which jingled as she rode.
V
Seven hounds about her ran,
As she blew upon her horn and sang,
Thomas lay and saw that sight,
Underneath that comely tree.
He said: “This is Mary most mighty
Who bore the child that died for me;
But if I speak with yon lady bright
I fear my heart would burst in three!
VI

I shall go with all my might
To meet her at the Eildon tree.”
VII
Thomas quickly arose,
And ran over that high mountain
If it be as the story says,
He met her at the Eildon tree.
He knelt down upon his knee
Underneath the greenwood spray,
And said; “Lovely lady have mercy on me!”
Then said the lady, mild of thought,
VIII
“Thomas! let such words be;
Queen of Heaven I am not,
For I have never taken such high degree.
But I am from another country.”

“Lady, give me leave to lie with you in love!”
She said “Man that would be
folly!
I pray you Thomas, let me be,
For I say to you quite truly,
That sin will undo all my beauty.”
IX
“Lovely lady, have mercy,
And I will dwell with you forever more;
Here my plea, I beg of thee,
Whether you swear by heaven or hell.”
“Man you will mar my beauty,
Yet you should have your will,
But know it well, you will suffer worst,
For all my beauty you will spill.”
X
Down then lay the lady bright,
Underneath the greenwood spray;
And, if the story tells it right,
Seven times by her he lay.
She said, “Man you like your play!
What bird in bower compares with thee?
You make merry with me all the day.
Now, I pray you, Thomas, let me be!”
XI
Thomas stood up in that stead,
And he beheld the lady gay.
Her hair was dull and matted,
Her eyes seemed out, that before were grey,
And all the rich clothing was away,
That he saw before upon her form;
Her one leg was black, the other gray,
And all her body like beaten lead.
X
Thomas lay and saw that sight,
Underneath that greenwood tree,
Then he said; “Alas, Alas!
By God this is a doleful sight,
How are you faded thus in the face,
”Thomas take leave of sun and moon
And leaf that grows on tree.
XI
This twelvemonth shall you be with me
And middle-earth no more will see”.
He knelt down upon his knee, and said,
“Lovely lady have mercy on me,
I believe my deeds will make me ill.
My soul do I commit to thee,
Wheresoever my bones shall fare(4).”
XII
She led him in at the Eildon Hill.
Underneath a secret lee
Where it was dark as midnight mirk,
And always the water up to his knee(5).
For the space of three days
He heard only the sighing of the flood:
At last he said, “Woe is me,
Almost I die for lack of food.”
XIII
She led him into a fair herb garden(6),
Where fruit was growing in great plenty;
Pear and apple, both ripe they were,
The date and also the damson,
The fig and the purple grape.
The nightingales were building their nest,
While parrots flew about
And thrushes sang without respite.
XIV
Thomas reached forward to pluck the fruit,
Faint with hunger as he was.
Then the lady said “Thomas leave them be,
Or else the fiend will attend.
If you pluck the fruit, truly I say
Your soul will go to the fire of hell,
There to remain until doomsday,
Eternally in pain to dwell.
XV
Thomas, be at peace,
Come lie down with your head on my knee,
And you will see the fairest sight
That ever saw man of this country.”

Immediately, he did as she bade;
Upon her knee his head he laid,
And then that lady to him said,
“See you now yon fair way(7),
Which lies over yon high mountain?
That is the way to heaven, for sure,
Where sinful souls are past their pain.”
“See you now that other way,
Which lies low beneath yon rise?
That is the way, truth to say,
Unto the joy of paradise.”
“See you yet a third way,
Which lies under yon green plain?
That is the way with pain and trouble
where sinful souls suffer and grieve.”
“But see you now a fourth way
Which lies over yon deep dell?
That is the way, truly to say,
To the burning fire of hell.”

“See you yet a fair castle(8),
Which stands on yon high hill?
Of town and tower it surpasses all,
There is no other like it.
In truth, Thomas that is my own,
With the king of this country(9)”
But I would rather be hanged and drawn
Before he knew that you lay with me.
My lord is served at a table
With thirty knights fair and free.
I shall say, sitting on the dais,
I took your speech beyond the sea.”
Thomas, still as a stone he stood,
And he beheld that lady gay.
She came again as fair and good,
All-so-rich on her palfrey
Her greyhounds were filled with dear’s blood. She leashed them, and blew her
horn. Unto the castle she took the way.
Into the hall softly she went,
Thomas followed by her side.
Then ladies came, fair and gentle,
Kneeling with courtesy.
Harp and fiddle played gaily,
Cittern, psaltery, drum and lute,
And all manner of minstrelsy.
But most marvelous sight of all,
Though Thomas, as he stood before.
Fifty deer were brought to feast,
Hounds lay lapping at the blood.
Cooks came with dressing knives,
And carved as though were mad.
Knights danced by three and three,
There was revel, game and play.
Lovely ladies fair and free,
Sat and sang in rich array(10).

Thomas dwelled in that solace
Longer than I say, in truth,
Till one day, so have I grace,
My lovely lady said to me;
“Be ready travel once again, Thomas.
For here you may no longer dwell.
Go quickly with might and main,
I shall return you to the Eildon tree.”
Thomas then said, with a heavy heart.
“Lovely Lady let me be!
For, surely, I have I been here
For less than three days past(11)!”
“In truth Thomas you have been here
For three years or even more.
But longer here you may not dwell.
The reason why, you I shall tell.
Tomorrow the foul fiend(12) will
come
Among this folk to fetch his fee
And as you are handsome and strong
I know full well he would choose thee.”
“For all the gold that ever may be,
From heaven unto the world’s end,
I would never betray thee.
Therefore I beg you, come with me.”
She brought him to the Eildon tree,
Underneath that greenwood spray,
In Huntley banks, where ti’s pleasant to be,
And birds sing both night and day.
“Far out in yon mountain grey, Thomas
My falcon builds a nest,
A falcon is a heron’s prey(13),
Therefore in no place may he rest.
Farewell Thomas, I wend my way,
Homeward over the brown moors.”

TRADUZIONE ITALIANO
Mentre vagavo per i giorni del passato
e andavo di fretta ed emettevo lamenti,
in un bel mattino di maggio,
dalle parti di Huntley, tutto solo,
udivo la gazza e udivo il merlo,
udivo il tordo piangere il suo canto,
un’allodola scampanellava
e tutto il bosco attorno a me suonava.(1)
II
Solo giacendo in preda a nostalgia(2),
disteso ai piedi di un albero bello,
vidi venire una splendida dama
in groppa a un magnifico destriero(3).
Le sole parole non possono descrivere
come lei splendesse più di una giornata di sole, la sua beltà era molto più grande del vero e mai di simile ne ho veduta.
III
I capelli di lei erano folta chioma
vestita finemente e in gran pompa
un corno lei portava appeso al collo
e molte frecce nella faretra aveva.
Il suo palafreno era un pomellato
la sella era di osso ben lavorato,
tutta orlata di smeraldi
e pietre dell’Oriente in grande copia
IV
Il sottopancia era di bella seta,
le fibbie erano fitte di berillo
e gli speroni di chiaro cristallo
erano di perle rivestiti.
Il sottocoda opera di orafo
e di oro puro la redine splendeva
e campanelli pendevan da ogni lato
che suonavan mentre cavalcava.
V
Sette segugi le correvano accanto
e nel suo corno soffiava e cantava
Thomas dunque l’apparizione vide
mentre giaceva ai piedi dell’albero.
Egli disse: «Questa è Maria la potentissima
Madre del Figlio che per me morì,
ma se alla dama rivolgo la parola
temo che il cuore mi si spezzi in tre!…
Adesso devo andare svelto svelto
ad incontrarla all’albero di Eildon».
Thomas si alzò allora in fretta
e corse verso quell’alta montagna.
E tutto andò come la storia narra,
all’albero di Eildon la incontrò.
Si chinò piegando il suo ginocchio
sotto la chioma del verde bosco
e disse: «Bella dama, abbi pietà di me”
Disse la dama con gentile tono:
«Thomas, queste parole tu non dirle;
La Regina del Cielo io non sono,
ché mai a tale rango sono giunta.
ma lo sono invece di un altro paese.

“Dammi il permesso di giacer con te».
E lei: «Sarebbe, uomo, solo una follia
e io tiprego, Thomas, di non farlo,
poiché ti dico, in tutta verità,
la mia bellezza ne sarebbe distrutta».
«Bella dama, ti prego, abbi pietà
e per sempre con te dimorerò;
in tutta lealtà io ti voglio servire,
sia che tu creda nel Cielo o nell’Inferno».
«Uomo da poco! Tu mi macchierai,
pure ti lascio fare come vuoi;
sappi però che te ne pentirai,
poiché la mia bellezza guasterai».

Si giacque allora quella bella dama,
sotto lachioma del verde bosco;
e, se la storia narra proprio il vero,
sette volte Thomas con lei giacque.
Lei disse: «Uomo, il tuo gioco lo sai fare!
Quale uccello del bosco è come te?
Te la spassi con me per tutto il giorno,
ti prego, Thomas, lasciami stare!»

Thomas rimase allora immoto
e guardò bene quell’allegra dama:
i capelli di lei tutti arruffati,
scomparsi
gli occhi che prima erano grigi
e non c’erano più le ricche vesti,
le ricche vesti che prima aveva visto;
nera era una gamba, l’altra grigia
e il suo corpo come piombo fuso.
Thomas giacque e vide e si stupì,
disteso al piede dell’albero verde,
quindi disse: «Ahimè, ahimè!
In fede mia è una ben triste vista
che il tuo viso sia tanto appassito,
volto prima splendente come il sole!»

E lei: «Dimenticati del sole e della luna
e dimentica le foglie sopra il ramo;
ché per un anno tu verrai con me
e la tua terra non vedrai più.

Lui si piegò allora sul ginocchio,
e disse: Bella dama! Abbi pietà,
ho agito, credo, per la mia rovina.
L’anima mia a te confido,
ovunque le mie ossa se ne andranno».

Lei lo guidò sotto il colle di Eildon,
laggiù all’interno di una segreta tana,
dove era buio come a mezzanotte
e l’acqua gli arrivava alle ginocchia.
Thomas per tre giorni non udì
che il rumore dell’acqua che scorreva;
e finalmente disse: «Me infelice,
per la fame sto quasi per morire».

Lei lo condusse dentro un bel giardino, dove frutti crescevano in gran copia;
pere e mele, ed erano mature,
insieme al dattero la prugna
e c’era il fico e c’era l’uva nera.

E gli usignoli facevano il nido,
e i passerotti volavano qua e là,
e i tordi non cessavan di cantare.
Thomas tese la mano a cogliere frutti,
ché per la fame credeva di svenire.

E lei:«Thomas, lascia stare i frutti,
perché altrimenti il diavolo verrà.
se i frutti cogli, e io ti dico il vero,
nel fuoco dell’Inferno finirai,
fino al giudizio anima dannata,
in pena e sofferenza dimorando.
Dammi retta, Thomas, ti scongiuro;
posa la testa sopra il mio ginocchio.
e lì godrai della vista più bella
che mai uomo abbia visto in questa terra».

Subito fece come lei voleva,
sul suo ginocchio lui posò la testa,
e allora disse la dama a Thomas:
«La vedi adesso quella bella strada
che corre sopra a quell’alta montagna(7)?
Quella di certo è la strada del Cielo,
dove l’anima più non pecca e pena.

E vedi invece tu quell’altra strada
che corre ai piedi di quella collina?
Essa è la strada, e io ti dico il vero,
che porta al Paradiso, a mille gioie.

E vedi ancora quella terza strada
che laggiù su una verde piana corre?
Quella è la via di dolore e tormenti,
su cui l’anima peccatrice soffrirà.

Ma adesso vedi anche una quarta strada
che va correndo per la fonda valle?
Essa è la strada, ed io ti dico il vero,
che porta al fuoco ardente dell’Inferno.

E vedi anche lassù quel bel castello(8)
che sorge in cima a elevata collina?
non c’è torre né città che gli si pari;
nulla c’è in terra come quel castello.
Thomas, in vero, quello è il mio castello,
mio come del Re della contrada(9).
Ma meglio ch’io sia appesa ed annegata, prima che sappia che con te ho giaciuto.
Il mio Signore a tavola è servito
da trenta cavalieri e paladini;
io gli dirò, seduta alla sua mensa,
che ho portato oltremare il suo discorso».
Thomas restò immoto come pietra,
a contemplare l’allegra signora;
poiché era tornata bella come prima,
con ricche vesti in groppa al palafreno.
Sazi di sangue di cervo i suoi levrieri,
che lei tornò a legare con il guinzaglio,
e con forza e più volte suonò il corno
e si diresse verso il suo castello,
Thomas entrò insieme a lei.
Poi dame vennero ed erano gentili
e a lei per cortesia si inginocchiarono.
Arpa e violino suonarono allegri
la cìtara, il salterio, tamburi e liuto
e menestrelli presero a cantare.
Ma la cosa che fu più straordinaria,
pensò Thomas intento a riguardare,
furono i cervi, cinquanta, lì imbanditi,
il sangue i cani stavano lappando
e i cuochi vennero con i coltelli
e presero a tagliare come matti
cavalieri danzavano a tre a tre;
c’era baldoria, c’era festa e gioco;
belle dame raccolte in lieta schiera
ben abbigliate cantavano in coro(10).

Thomas stette così a sollazzarsi
più di quanto non dica in verità,
finché un giorno, facendomi la grazia,
la bella dama mi parlò e mi disse:
«Preparati, Thomas, a ripartire;
perché più a lungo qui non puoi stare.
e devi fare in fretta, o mio Thomas,
ché io ti riporto all’albero di Eildon».
Disse Thomas, ed era triste in volto:
«Mia bella dama, perché mi fai questo?
di certo, dama, sono stato qui
non più del tempo di tre soli giorni(11)».
«In verità, Thomas, tu fosti qui
per ben tre anni o magari di più;
ma più a lungo non puoi qui dimorare
e la ragione te la voglio dire:
domani dall’Inferno(12) il gran demonio
tra questa gente sceglie il suo onorario
e siccome tu sei bello e forte,
lo so per certo, sceglierebbe te.
Per tutto l’oro che mai ci sarà,
dal Cielo fino al termine del Mondo,
mai io ti tradirei, o mio Thomas.
Perciò ti prego, vieni insieme a me».
E lei lo riportò al tronco di Eildon,
al di sotto di quella verde chioma,
sulle rive di Huntley, così belle,
dove gli uccelli cantan notte e giorno.
«Laggiù lontano su quel monte grigio,
Thomas, il mio falcone fa il suo nido;
ma un falcone dell’airone(13) è sempre predatore e in nessun posto esso ha riposo.
Addio, Thomas, riprendo la mia strada,
per ritornare alle brune paludi».

NOTE
1) Il linguaggio delle fate è spesso paragonato al cinguettio degli uccelli, nel Medioevo si credeva che decifrando il linguaggio degli uccelli si avesse accesso ai segreti dell’Universo. In “The Secret of Commonwealth” Robert Kirk descrive il linguaggio fatato come il suono di un flauto.
2) “solo nella nostalgia” è un eufemismo per dire che nel giovanotto all’arrivo della Primavera si risvegliano gli appetiti sessuali.
3) ampio spazio è riservata alla descrizione del destriero, c’era un certo gusto medievale per la ridondanza della raffinatezza e del lusso
4) questa sembra quasi una formula di voti nunziali secondo l’usanza scozzese
5) il passaggio si apre nel sottosuolo per la precisione sotto le colline di Eildon che si stagliano con la loro triplice cuspide nel paesaggio di Melrose. Considerate dalla tradizione popolare delle colline cave ovvero dei tumuli nei quali sono costruiti i regni di Faerie, furono insediamento preistorico e popoloso villaggio nell’età del bronzo e ancora oggi sono considerate un luogo sacro ricco di sorgenti magiche. Per entrare nell’AltroMondo i due attraversano un fiume, chiaro riferimento ai fiumi dell’Ade nella mitologia greca. Ciò significa che oltrepassano il regno dei Morti per andare in un mondo in cui la Morte non esiste, ovvero è stata superata! (una gita e bellissime foto qui)

Eildon Hills from near Scotts View © Copyright Tom Chisholm and licensed for reuse under this Creative Commons Licence.

6) a mio avviso questo descritto non è il giardino di Avalon ma l’Eden dei Cristiani e il diavolo paventato è il serpente che ha tentato i primi uomini, e infatti subito dopo la Dama mostra a Thomas il crocevia da cui si dipartono alcune strade, che qui sono quattro. L’Eden era disegnato nella cartografia medievale tra l’India e la Cina e ritenuto un luogo reale
7) la strada bella che corre per la montagna è quella che porta al Cielo ovvero a Faerie, dove l’anima non conosce peccato né sofferenze (e quindi neanche l’ingiuria della vecchiaia). L’altra strada che corre ai piedi della collina è quella del Paradiso, la terza strada è quella che conduce al Purgatorio e infine la quarta strada sul fondo della valle, e quindi la più agevole da percorrere, è quella che porta all’Inferno
8) il castello e il villaggio sulla cima della collina di Elidon condividono lo stesso spazio del Mondo di Thomas ma coesistono in un tempo diverso.
9) evidentemente le fate sono per l’amore libero, ma con molta discrezione!! Questi versi sono assolutamente contraddittori con lo sviluppo di tutta la storia, primo perchè se il tradimento amoroso non fosse peccato la fata non dovrebbe raccomandarsi di non farlo sapere (meglio ch’io sia appesa ed annegata, prima che sappia che con te ho giaciuto) Ma se nell’AltroMondo non esiste il concetto di peccato allora tutto è lecito.
In realtà questo aspetto vuole gettare in cattiva luce il comportamento della dama, come mangiatrice-di-uomini che scende sulla terra per procurarsi l’amante/schiavo sessuale (e questa visione porterà John Keats a scrivere la poesia “ La Belle Dame sans Merci; oppure si potrebbe pensare che la dama volesse premiare con un bel soggiorno all-inclusive nel posto più esclusivo, l’ottima performance amorosa dell’aitante Thomas!
10) in pochi versi sono descritte le gioie dell’AltroMondo celtico (in inglese Otherworld), la terra della felicità eterna dove vivono gli uomini dopo la vita sulla terra: dove non ci sono peccati da espiare o buone azioni da premiare come per i Cristiani; dove vivere una vita piena e perfetta e non una non-vita come quella immaginata dai Greci e dai Romani. Un reame dove musica e canti sono i passatempi delle creature che ci vivono, tra abbondanti libagioni, schermaglie amorose e giochi cortesi..(continua)
11) il concetto di tempo relativo: nel mondo di Faerie il tempo scorre più lentamente che sulla Terra (dopotutto non ci sono sole e luna a sorgere e a tramontare). Contrariamente alle ballate della storia in cui sono espressamente citati i sette anni, qui il periodo di permanenza non è ben specificato
12) il tema del tributo al diavolo è presente anche in una ballata altrettanto famosa “Tam Lin“, in cui un bel cavaliere che si avventura nel Bosco Sacro per andarvi a caccia è rapito dalla Regina delle Fate. Una distorsione cristiana, suppone che ogni tanto le fate debbano donare un’anima al diavolo, forse un’allusione ai sacrifici umani che si credeva facessero i pagani alle divinità boschive!
13) ritorna ancora l’immagine negativa della fata come predatrice

FONTI
https://archive.org/details/romanceprophecie00thomuoft
http://walterscott.eu/education/ballads/supernatural-ballads/#fairies
http://walterscott.eu/education/ballads/supernatural-ballads/thomas-the-rhymer/the-ballad-thomas-the-rhymer/
http://rbedrosian.com/Folklore/Kirk_Commonwealth_Elves.pdf
http://www.sacred-texts.com/neu/celt/sce/
http://www.bluegrassmessengers.com/37-thomas-rymer.aspx
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=37889
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=78992
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_37
http://myths.e2bn.org/mythsandlegends/origins530-thomas-the-rhymer-and-the-queen-of-elfland.html
http://thomasubaldini.blogspot.it/2011/10/thomas-rhymer.html
http://fallingangelslosthighways.blogspot.it/2013/04/the-eildon-hills-sacred-mountains-of.html
http://www.pathguy.com/lbdsm.htm
http://www.heritagewitchcraft.com/Tamlin.pdf

L’ALTROMONDO CELTICO

Altrove è la terra della felicità eterna dove vivono gli uomini dopo la vita sulla terra: dove non ci sono peccati da espiare o buone azioni da premiare; dove vivere una vita piena e perfetta e non una non-vita come quella immaginata dai Greci e dai Romani. Altrove è anche la terra dove vivono gli antichi dei, ovvero è il Regno delle Fate (Elfland).

Sebbene Altrove si raggiunga solo con la morte, alcune leggende e poesie celtiche narrano di poeti, eroi semi-divini o semplici visitatori che ci sono arrivati in vita, alcuni sono imram ovvero racconti di avventure per mari inesplorati, altri rientrano nel vasto tema popolare del rapimento fatato. continua
a1f86855d7044e1aa5b7af2828658bc5

LAND OF YOUTH: OISIN E NIAMH

Il racconto arriva dall’Irlanda ed è Oisin (in italiano cerbiatto) poeta e guerriero dei Fianna o Feniani (mitici guerrieri-cacciatori vissuti all’epoca di Cormac mac Airt  – II o IV secolo vedi) ad essere rapito da Niamh dai Capelli d’Oro, figlia di Manannan di Tír na nÓg. Dopo tre anni Oisin ebbe il desiderio di ritornare a visitare la sua terra e Niamh gli raccomandò di restare sempre sul cavallo. il quale magicamente lo avrebbe riportato sulla terra: ma sulla Terra il padre era morto da centinaia d’anni, le grandi fortezze dei Fianna erano in rovina e i luoghi che lui ricordava erano cambiati. Amareggiato, sulla via del ritorno, Oisin cadde di sella e divenne improvvisamente vecchio: i tre anni trascorsi nell’AltroMondo corrispondevano a trecento anni sulla terra!
Secondo una versione della storia Oisin non morì ma sopravvisse magicamente fino all’arrivo in Irlanda di San Patrizio, al quale ebbe modo di narrare le gesta dei Fianna.

“Oisin and St. Patrick”, P.J. Lynch

OISIN IN THE LAND OF YOUTH

Ecco le parole pronunciate da Niamh dai Capelli d’Oro per convincere Oisin a montare sul suo cavallo bianco e seguirla nella sua Isola dell’AltroMondo.

(tratto da qui)
“Delightful is the land beyond all dreams,
Fairer than anything your eyes have ever seen.
There all the year the fruit is on the tree,
And all the year the bloom is on the flower.
There with wild honey drip the forest trees;
The stores of wine and mead shall never fail.
Nor pain nor sickness knows the dweller there,
Death and decay come near him never more.
The feast shall cloy not, nor the chase shall tire,
Nor music cease for ever through the hall;
The gold and jewels of the Land of Youth
Outshine all splendors ever dreamed by man.
You will have horses of the fairy breed,
You will have hounds that can outrun the wind;
A hundred chiefs shall follow you in war,
A hundred maidens sing thee to your sleep.
A crown of sovereignty your brow shall wear,
And by your side a magic blade shall hang,
And you will be lord of all the Land of Youth,
And lord of Niamh of the Head of Gold.”
TRADUZIONE  CATTIA SALTO
“Deliziosa è la terra al di là di tutti i sogni
Più bella di ogni altra cosa che i tuoi occhi abbiano visto mai.
Ci sono tutto l’anno frutti sugli
alberi,
e tutto l’anno i boccioli sono
in fiore.
Gocciolano di miele selvatico gli alberi della foresta;
le scorte di vino e idromele non mancheranno mai.
Né dolore né malattia conosce colui che vi dimora,
la morte e la vecchiaia non lo toccheranno mai più.
Delle feste e della caccia non ci si stanca,
né la musica smetterà di risuonare per la sala;
l’oro e gioielli della Terra della Giovinezza
oscurano tutti gli splendori mai sognati dall’uomo.
Avrai cavalli della razza
fatata
avrai segugi che corrono più veloci del vento;
un centinaio di capi ti seguiranno in guerra,
un centinaio di fanciulle canteranno per te che dormi.
Una corona di re porterai
alla fronte,
e il tuo fianco con una lama magica cingerai,
e tu sarai signore di tutta la Terra della Giovinezza,
e signore di Niamh dai capelli d’oro. “

In un’altra descrizione l’Altro Mondo è chiamato Grande Pianura.

ASCOLTA Maire Brennan in Marie, 1992

Il brano è stato composta da Máire Brennan & Tim Jarvis: il coro in gaelico irlandese è l’invocazione incantatrice della Fata che sul suo cavallo magico ha cavalcato le onde del mare. Il testo in inglese è invece il consenso di Oisin che accetta di seguire la fanciulla.

Oisin a caccia incontra Niamh sul suo bianco cavallo
Oisin a caccia incontra Niamh sul suo bianco cavallo

CHORUS
Is gra geal mo chroi thu
Fan liom i gconai
Is gra geal mo chroi thu
Beith mise dilis
Is gra geal mo chroi thu
Tusa mo mhuirin
Is gra geal mo chroi thu
Fan ag mo thaobh sa
I
Beauty and grace with golden hair
Eyes like pearls
Came from the sea
Wherever you will go I will go
Wherever you will turn I’ll follow so
Take me to the Land of Youth
Three hundred years
II
Carried away on impulse
Followed my heart to the Land of Youth
Three hundred years and time stood still
Campanions calling
There’s a warning
III
Three hundred years
Fallen to earth the thunder sound
Years overtake him
A grey old man
TRADUZIONE ITALIANO
CORO
“Tu sei l’amore lucente del mio cuore
resta sempre con me
Tu sei l’amore lucente del mio cuore
restami fedele
Tu sei l’amore lucente del mio cuore
sei il mio innamorato
Tu sei l’amore lucente del mio cuore
restami accanto”
I
Bellezza e grazia dai capelli dorati
occhi come perle
che vengono dal mare.
Ovunque tu andrai io andrò
ovunque tu ti volti, io ti seguirò ancora
portami nella Terra dei Giovani
300 anni
II
Rapito dall’impulso
seguii il mio cuore nella Terra dei Giovani
300 anni e il tempo si è fermato
i compagni avvisano che
c’è un pericolo
III
300 anni
caduto a terra al suono del tuono
gli anni lo raggiunsero
un vecchio uomo grigio

DONNA DI LUCE: MIDIR E ETAIN

Anche le donne erano rapite dalle fate (soprattutto le più belle e spesso proprio nel giorno del loro matrimonio!!) così Etain è rapita dal dio Midir e la lirica è stata messa in forma di canzone da Angelo Branduardi nel suo “Donna di Luce”.  Il mito è tratto dal ciclo irlandese del libro delle Invasioni (Leabhar Gabhala): i due si incontrano in segreto e Midir promette alla donna che un giorno la condurrà nel suo Mondo.

Angelo Branduardi in Altro e Altrove 2003. Testo di Luisa Zappa

Con me vieni, Donna di luce
la dove nascono le stelle…
sono foglie i tuoi capelli,
il tuo corpo è neve.
Bianchi i tuoi denti,
nere le ciglia,
gioia per gli occhi
le tue guance di rosa.
E’ desolata la piana di Fal
per chi ha visto la Grande Pianura.

Con me vieni, Donna di luce
là dove nascono le stelle
la mia gente cammina fiera
ed il vino scorre a fiumi.

Avrai sul capo una corona
e carne e birra
e latte e miele.
Magica terra…
Là nessuno muore
prima d’essere ormai vecchio.

Midir-EtainEtain acconsente di seguire il dio, ma essendo già sposata con Eochaid, re di Tara, non voleva lasciare il marito senza avere ottenuto il suo permesso. Così Midir attese un anno e poi si presentò al castello di Eochaid per sfidarlo nel gioco del fidchell (una sorta di gioco degli scacchi). All’inizio il premio del vincitore erano cavalli e barche e spade e sempre Midir perdeva contro il nobile irlandese. Alla terza partita però astutamente il dio esclamò “Quello che il vincitore chiederà sarà suo”, così questa volta Midir vinse e chiese come premio un bacio da Etain. Il marito per non perdere l’onore acconsentì, e il dio prese la donna tra le braccia poi, trasformati in cigni, la portò via in volo, fino alla sua Terra.

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/otherworld.htm
http://www.luminarium.org/mythology/ireland/oisinyouth.htm
http://guide.supereva.it/musica_celtica_/interventi/2003/12/146119.shtml