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Terre Celtiche Blog

Tommaso il Rimatore (Thomas the Rhymer)

Thomas di Ercildoune o Thomas Learmonth o Thomas Rimour noto come Tommaso il Rimatore (Thomas the Rhymer) fu un bardo scozzese del tredicesimo secolo, eppure la sua figura fu a tal punto mitizzata da essere equiparato a Merlino. Nacque probabilmente tra il 1210 e il 1220 e visse fino ad una settantina d’anni. Era noto non solo in Scozia ma anche in Inghilterra per la sua fama di poeta e indovino. Gli fu attribuito un romanzo noto anche in forma di ballata che racconta del suo incontro con la regina delle Fate. Questa storia magica è raccontata in un romanzo datato al 1400 e in una ballata settecentesca, riportata anche da Child al numero 37 in quattro varianti. (parte prima vedi)

VERSIONE C

Sir Walter Scott: Minstrelsy of the Scottish Border, vol II, edizione 1802.

E’ la variante più diffusa della ballata almeno per quanto riguarda le registrazioni da parte dei professionisti della musica tradizionale, e secondo Sir Scott proviene da trascrizioni effettuate sul campo: la prima stesura della signora Brown consta di una ventina di strofe. Scott riporta anche una seconda versione successiva.

Anche se non espressamente citato nella ballata (ma esplicitato nella Narrazione) siamo certi di trovarci in Primavera o meglio nel periodo in cui i Celti festeggiavano Beltane, la festa dell’amore, quando il principio maschile si accoppiava con quello femminile per propiziare la fertilità della terra; mentre Samain era festa che segnava l’inizio della Stagione Oscura, Beltane apriva la Stagione Chiara ed entrambi erano momenti in cui più facilmente il Mondo degli Uomini e l’AltroMondo si incontravano.
La fata che si aggira per i Boschi sul suo cavallo bianco, resta colpita dalla musica di Thomas e si innamora della suo aspetto e della sua voce. Thomas a sua volta resta abbagliato dalla bellezza della donna ed è disposto a seguirla ovunque lei voglia condurlo!

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Ewan MacColl in English and Scottish Popular Ballads (Child Ballads) volume 1, 1961

Archie Fisher in Big Bend Killing: The Appalachian Ballad Tradition 2017

Christina Stewart in “Haunting” 2012

Boann – (strofe da I a IV e XIV, XV e da V a XI) la musica è composta da Jean-Luc Lenoir

I
True Thomas lay on Huntlie(1) bank
A ferlie(2) he spied wi’ his e’e
And there he saw a lady bright
Come riding down by Eildon(3) Tree
II
Her skirt was o’ the grass-green silk
Her mantle o’ the velvet fyne
At ilka tett(4) o’ her horse’s mane
Hung fifty siller bells and nine
III
True Thomas he pull’s aff his cap
And louted(5) low down to his knee:
“All hail, thou mighty Queen o’ Heaven!
For thy peer on earth I never did see
IV
O no, o no, Thomas – she said
That name does not belong to me
I am but the queen of fair Elfland
That am hither come to visit thee
V
“Harp and carp(6), Thomas – she said
Harp and carp along wi’ me
And if ye dare to kiss my lips
Sure of your body I will be(7)”
VI
“Betide me weal, betide me woe
That weird(8) shall never daunton(9) me
Syne(10) he has kissed her rosy lips
All underneath the Eildon Tree”
VII
“Now ye maun(11) gang wi’ me – she said
True Thomas, ye maun gang wi’ me
And ye maun serve me seven years

Thro’ weal and woe, as may chance to be”
VIII
She mounted on her milk-white steed
She’s ta’en True Thomas up behind
And aye whene’er her bridle rung
The steed flew faster than the wind
IX
Oh they rode on and farther on
The steed gaed swifter than the wind
Until they reached a desert wide
And living land was left behind
X
“Light down, light down now, True Thomas
And lean your head upon my knee
Abide and rest a little space
And I will show you ferlies three
XI
O see ye not yon narrow road(12)
So thick beset with thorns and briars?
That is the path of righteousness
Tho’ after it but few enquires
XII
And see ye not that braid, braid road
That lies across that lily leven(13)?
That is the path of wickedness
Tho’ some ca’ it the road to heaven
XIII
And see ye not that bonny road
That winds about the fernie brae?
That is the road to fair Elfland
Where thou and I this night maun gae
XIV
But, Thomas, ye maun hold your tongue(14)
Whatever ye may hear or see
For if you speak word in Elfyn land
Ye’ll ne’er get back to your ain countrie”
XV
Syne(10) they came on to a garden green
And she pu’d an apple frae a tree(15):
Take this for thy wages, True Thomas
It will gi’ ye the tongue that can never lie
XVI
“My tongue is mine ain – True Thomas said
A guidly gift ye wad gie to me!
I neither dought(16) to buy or sell
At fair or tryst(17) where I may be
XVII
I dought(16) neither speak to prince or peer
Nor ask of grace from fair ladye”.
“Now hold thy peace – the lady said
For as I say, so must it be”
XVIII
He has gotten a coat of the even cloth(18)
And a pair of shoes of velvet green
And till seven years were gane and past
True Thomas on earth was never seen
I
Il buon Thomas giaceva sulla riva di Huntlie(1)
e scorse una lieta signora,

una dama che era svelta e fiera
e veniva cavalcando verso il tronco di Eildon.(3)
II
La sua gonna era di seta verde erba,
il suo mantello di fine velluto,

a ogni ricciolo(4) della criniera del cavallo
pendevano cinquantanove campanelli d’argento.
III
Il buon Thomas si tolse il cappello
e si piegò(5) sulle ginocchia:
«Salute a te, che devi essere Regina del Cielo!

Ché simile a te in terra mai ho visto nessuno!».
IV
«Oh no, no, mio buon Thomas», dice lei.

«Quel nome non mi spetta;
io sono  solo la Regina della bella Elfilandia
e sono qui venuta a farti visita.
V
“Suona l’arpa e canta(6) Thomas – dice lei,

suona l’arpa e canta per me,
e se oserai baciare le mie labbra
del tuo corpo padrona sarò(7) “
VI
“Nel bene e nel male,
il destino(8) non mi spaventerà(9) mai”
Allora ha baciato le sue labbra rosse
sotto il tronco di Elidon
VII
«Ma adesso devi venire con me,

mio buon Thomas, con me devi venire;  
perché devi servirmi sette anni,
nel bene e nel male, come fortuna vuole».
VIII
Lei voltò il suo destriero bianco latte
e prese in groppa a sé Thomas
e al tocco delle briglie,

il suo destriero volò più rapido del vento.
IX
Cavalcarono avanti e più avanti
il destriero andava più veloce del vento,

finchè raggiunsero una radura deserta,
e la terra dei viventi fu alle loro spalle
X
“Smonta, smonta ora buon Thomas
metti il tuo capo sulle mie ginocchia
attendi e riposa un poco
e ti mostrerò tre meraviglie.
XI
Non vedi forse quella stretta strada(12),
tra fitte spine e densi rovi?
Quello è il sentiero della rettitudine,
quello cercato però da ben pochi.
XII
E vedi quell’ampia strada
che corre dritta tra prati gigliati(13)?
Quello è il sentiero del male,
benché qualcuno lo chiami via del Cielo.
XIII
E vedi quella strada così bella
che si snoda tra i felceti?
Quella è la strada della bella Elfilandia,
dove tu e io andremo questa notte.
XIV
«Ma, Thomas, devi stare zitto(14)
qualsiasi cosa tu oda o veda,
ché, se una parola di bocca ti sfuggisse,
mai faresti ritorno al tuo paese”.
XV
Allora arrivarono ad un verde giardino
e lei colse una mela dall’albero(15):
“Prendi questa come ricompensa, Thomas il veritiero,

ti darà la lingua  che non potrà mai mentire
XVI
“La lingua è solo mia – dice il buon Thomas –

che bel regalo mi avete dato!
Non oserò comprarlo o venderlo

alla fiera o al mercato dove potrò andare
XVII
Non oserò nemmeno parlare a un principe o a un nobile
né chiedere una cortesia a una bella dama”
“Ora taci – dice la fata
perchè così ho detto e così sarà”
XVIII
Thomas ha avuto veste di bella stoffa(18)
e scarpe di velluto tutto verde;
e benché sette anni siano ormai passati,
il buon Thomas in terra mai più si è visto.
traduzione italiana di Francesco Saba Sardi in Hugh Mynne, La via delle Fate, Sperling & Kupfer, Milano 1998

NOTE
1) Huntlie: affluente del fiume Tweed, vicino a Melrose. Le localizzazioni geografiche sono proprie della versione di Scott che le ha opportunamente inserite dai suoi itinerari preferiti, ovvero nelle sue proprietà.
2) ferlie=marvel, wonder
3) Eildon: colline a Sud di Melrose. Alcuni tentativi di individuare l’albero hanno portato a contrassegnare un preciso punto non lontano dal fiume Tweed con una lapide commemorativa.
4) ilka tett=each tuft
5) louted=bowed
6) letteralmente “play (on a harp) and sing”.
7) come sempre la pudicizia delle ballate si ferma alla richiesta di un bacio..
8) wierd=fate
9) daunton=frighten
10) syne=then
11) maun=must
12) le tre strade sono una metafora alle tre vie che portano a tre distinti luoghi, il Paradiso, l’Inferno e l’AltroMondo (continua)
13) lily leven=lovely lea
14) la richiesta di tacere potrebbe riguardare esclusivamente quella di non divulgare la storia nata tra i due, nella versione del Romanzo infatti la regina è sposata.
15) il divieto di nutrirsi nell’AltroMondo non comprende i frutti del melo: con un morso della mela Thomas avrà accesso alla conoscenza e quindi della profezia. Il melo e il suo frutto sono sempre presenti nell’AltroMondo e il più delle volte è una creatura femminile a offrire la mela d’oro all’eroe o al poeta, perchè è colei che offre la conoscenza e l’immortalità al fortunato prescelto. Qui si insinua una sottigliezza: dall’albero delle mele alcuni frutti (generalmente quelli che crescono più in alto) sono maturi e donano la conoscenza, altri sono acerbi e avvelenano.
15) dought=dare
16) tryst=market
17) even cloth=smooth cloth. Il regalo di bei vestiti è decisamente preferito rispetto al dono precedente: una lingua che non potrà mai mentire, un regalo in effetti scomodo, se si ha a che fare con sovrani e nobili signori che preferiscono l’adulazione alla verità, o se si vuole sedurre belle dame, anche solo per una notte!

LA NARRAZIONE

Il romanzo in cui viene narrata la storia sviluppa alcuni punti tralasciati dalla ballata. Come il particolare della stagione (il mese di Maggio) e il fatto che la fata fosse intenta alla caccia del cervo come una divinità dei Boschi o anche che il rapporto tra i due non si fosse limitato al solo bacio..
Ma l’aspetto più curioso è quello della perdita della bellezza da parte della dama dopo il rapporto amoroso, giovinezza e perfezione che riacquista solo dopo essere ritornata nell’Alto Mondo. Così facendo però la fata si connota di un aspetto negativo (tema ripreso anche nella figura della Belle Dame Sans Merci)

dal Manoscritto Thornton, datato tra il 1430 e il 1440, in Hugh Mynne, La via delle Fate, Sperling & Kupfer, Milano 1998, traduzione italiana di Francesco Saba Sardi. per la versione integrale vedi
Ulteriori osservazioni seguono nelle note al fondo del testo.

As I went in days of yore,
Speeding my way and making moan,
On a merry morning in may,
By Huntley Banks, my self alone.
I heard the Jay and Blackbird,
The thrush sang plaintively,
A wood-lark called like a bell,
All the woods about me rang (1).
Alone in longing (2) thus I lay,
Underneath a comely tree,
T’was then I saw a lady gay
Come riding over a lovely lea (3).
Mere words could not describe
How she out-shined the summer day.
Her beauty was far more grand and true
Than any I had seen before.
Her hair hung loose about her head,
She was clad in finery, in great array.
A horn hung from her supple neck,
Fine arrows filled her quiver.
Her palfrey was a dapple grey,
Her saddle was of rounded bone,
All hemmed around with emeralds,
Set with oriental stones.
Her saddle girths were of noble silk,
The buckles were of beryl.
Her stirrups were of clear crystal
Overlaid with glistening pearls.
The crupper was of braided gold.
As was the gleaming bridle,
While three bells hung on either side.
Which jingled as she rode.
Seven hounds about her ran,
As she blew upon her horn and sang,
Thomas lay and saw that sight,
Underneath that comely tree.
He said: “This is Mary most mighty
Who bore the child that died for me;
But if I speak with yon lady bright
I fear my heart would burst in three
I shall go with all my might
To meet her at the Eildon tree.”
Thomas quickly arose,
And ran over that high mountain
If it be as the story says,
He met her at the Eildon tree.
He knelt down upon his knee
Underneath the greenwood spray,
And said; “Lovely lady have mercy on me!”
Then said the lady, mild of thought,
“Thomas! let such words be;
Queen of Heaven I am not,
For I have never taken such high degree.
But I am from another country.”
“Lady, give me leave to lie with you in love!”
She said “Man that would be folly!
I pray you Thomas, let me be,
For I say to you quite truly,
That sin will undo all my beauty.”
“Lovely lady, have mercy,
And I will dwell with you forever more;
Here my plea, I beg of thee,
Whether you swear by heaven or hell.”
“Man you will mar my beauty,
Yet you should have your will,
But know it well, you will suffer worst,
For all my beauty you will spill.”
Down then lay the lady bright,
Underneath the greenwood spray;
And, if the story tells it right,
Seven times by her he lay.
She said, “Man you like your play!
What bird in bower compares with thee?
You make merry with me all the day.
Now, I pray you, Thomas, let me be!”
Thomas stood up in that stead,
And he beheld the lady gay.
Her hair was dull and matted,
Her eyes seemed out, that before were grey,
And all the rich clothing was away,
That he saw before upon her form;
Her one leg was black, the other gray,
And all her body like beaten lead.
Thomas lay and saw that sight,
Underneath that greenwood tree,
Then he said; “Alas, Alas!
By God this is a doleful sight,
How are you faded thus in the face,
”Thomas take leave of sun and moon
And leaf that grows on tree.
This twelvemonth shall you be with me
And middle-earth no more will see”.
He knelt down upon his knee, and said,
“Lovely lady have mercy on me,
I believe my deeds will make me ill.
My soul do I commit to thee,
Wheresoever my bones shall fare (4).”
She led him in at the Eildon Hill.
Underneath a secret lee
Where it was dark as midnight mirk,
And always the water up to his knee (5).
For the space of three days
He heard only the sighing of the flood:
At last he said, “Woe is me,
Almost I die for lack of food.”
She led him into a fair herb garden (6),
Where fruit was growing in great plenty;
Pear and apple, both ripe they were,
The date and also the damson,
The fig and the purple grape.
The nightingales were building their nest,
While parrots flew about
And thrushes sang without respite.
Thomas reached forward to pluck the fruit,
Faint with hunger as he was.
Then the lady said “Thomas leave them be,
Or else the fiend will attend.
If you pluck the fruit, truly I say
Your soul will go to the fire of hell,
There to remain until doomsday,
Eternally in pain to dwell.
Thomas, be at peace,
Come lie down with your head on my knee,
And you will see the fairest sight
That ever saw man of this country.”
Immediately, he did as she bade;
Upon her knee his head he laid,
And then that lady to him said,
“See you now yon fair way (7),
Which lies over yon high mountain?
That is the way to heaven, for sure,
Where sinful souls are past their pain.”
“See you now that other way,
Which lies low beneath yon rise?
That is the way, truth to say,
Unto the joy of paradise.”
“See you yet a third way,
Which lies under yon green plain?
That is the way with pain and trouble
where sinful souls suffer and grieve.”
“But see you now a fourth way
Which lies over yon deep dell?
That is the way, truly to say,
To the burning fire of hell.”
“See you yet a fair castle (8),
Which stands on yon high hill?
Of town and tower it surpasses all,
There is no other like it.
In truth, Thomas that is my own,
With the king of this country (9)”
But I would rather be hanged and drawn
Before he knew that you lay with me.
My lord is served at a table
With thirty knights fair and free.
I shall say, sitting on the dais,
I took your speech beyond the sea.”
Thomas, still as a stone he stood,
And he beheld that lady gay.
She came again as fair and good,
All-so-rich on her palfrey
Her greyhounds were filled with dear’s blood.
She leashed them, and blew her
horn. Unto the castle she took the way.
Into the hall softly she went,
Thomas followed by her side.
Then ladies came, fair and gentle,
Kneeling with courtesy.
Harp and fiddle played gaily,
Cittern, psaltery, drum and lute,
And all manner of minstrelsy.
But most marvelous sight of all,
Though Thomas, as he stood before.
Fifty deer were brought to feast,
Hounds lay lapping at the blood.
Cooks came with dressing knives,
And carved as though were mad.
Knights danced by three and three,
There was revel, game and play.
Lovely ladies fair and free,
Sat and sang in rich array(10).
Thomas dwelled in that solace
Longer than I say, in truth,
Till one day, so have I grace,
My lovely lady said to me;
“Be ready travel once again, Thomas.
For here you may no longer dwell.
Go quickly with might and main,
I shall return you to the Eildon tree.”
Thomas then said, with a heavy heart.
“Lovely Lady let me be!
For, surely, I have I been here
For less than three days past (11)!”
“In truth Thomas you have been here
For three years or even more.
But longer here you may not dwell.
The reason why, you I shall tell.
Tomorrow the foul fiend (12) will come
Among this folk to fetch his fee
And as you are handsome and strong
I know full well he would choose thee.”
“For all the gold that ever may be,
From heaven unto the world’s end,
I would never betray thee.
Therefore I beg you, come with me.”
She brought him to the Eildon tree,
Underneath that greenwood spray,
In Huntley banks, where ti’s pleasant to be,
And birds sing both night and day.
“Far out in yon mountain grey, Thomas
My falcon builds a nest,
A falcon is a heron’s prey (13),
Therefore in no place may he rest.
Farewell Thomas, I wend my way,
Homeward over the brown moors.”
Mentre vagavo per i giorni del passato
e andavo di fretta ed emettevo lamenti,
in un bel mattino di maggio,
dalle parti di Huntley, tutto solo,
udivo la gazza e udivo il merlo,
udivo il tordo piangere il suo canto,
un’allodola scampanellava
e tutto il bosco attorno a me suonava.(1)
Solo giacendo in preda a nostalgia (2),
disteso ai piedi di un albero bello,
vidi venire una splendida dama
in groppa a un magnifico destriero (3).
Le sole parole non possono descrivere
come lei splendesse più di una giornata di sole,
la sua beltà era molto più grande del vero
e mai di simile ne ho veduta.
I capelli di lei erano folta chioma
vestita finemente e in gran pompa
un corno lei portava appeso al collo
e molte frecce nella faretra aveva.
Il suo palafreno era un pomellato
la sella era di osso ben lavorato,
tutta orlata di smeraldi
e pietre dell’Oriente in grande copia.
Il sottopancia era di bella seta,
le fibbie erano fitte di berillo
e gli speroni di chiaro cristallo
erano di perle rivestiti.
Il sottocoda opera di orafo
e di oro puro la redine splendeva
e campanelli pendevan da ogni lato
che suonavan mentre cavalcava.
Sette segugi le correvano accanto
e nel suo corno soffiava e cantava
Thomas dunque l’apparizione vide
mentre giaceva ai piedi dell’albero.
Egli disse: «Questa è Maria la potentissima
Madre del Figlio che per me morì,
ma se alla dama rivolgo la parola
temo che il cuore mi si spezzi in tre
Adesso devo andare svelto svelto
ad incontrarla all’albero di Eildon».
Thomas si alzò allora in fretta
e corse verso quell’alta montagna.
E tutto andò come la storia narra,
all’albero di Eildon la incontrò.
Si chinò piegando il suo ginocchio
sotto la chioma del verde bosco
e disse: «Bella dama, abbi pietà di me”
Disse la dama con gentile tono:
«Thomas, queste parole tu non dirle;
La Regina del Cielo io non sono,
ché mai a tale rango sono giunta.
ma lo sono invece di un altro paese.”
“Dammi il permesso di giacer con te».
E lei: «Sarebbe, uomo, solo una follia
e io ti prego, Thomas, di non farlo,
poiché ti dico, in tutta verità,
la mia bellezza ne sarebbe distrutta».
«Bella dama, ti prego, abbi pietà
e per sempre con te dimorerò;
in tutta lealtà io ti voglio servire,
sia che tu creda nel Cielo o nell’Inferno».
«Uomo da poco! Tu mi macchierai,
pure ti lascio fare come vuoi;
sappi però che te ne pentirai,
poiché la mia bellezza guasterai».
Si giacque allora quella bella dama,
sotto la chioma del verde bosco;
e, se la storia narra proprio il vero,
sette volte Thomas con lei giacque.
Lei disse: «Uomo, il tuo gioco lo sai fare!
Quale uccello del bosco è come te?
Te la spassi con me per tutto il giorno,
ti prego, Thomas, lasciami stare!»
Thomas rimase allora immoto
e guardò bene quell’allegra dama:
i capelli di lei tutti arruffati, scomparsi
gli occhi che prima erano grigi
e non c’erano più le ricche vesti,
le ricche vesti che prima aveva visto;
nera era una gamba, l’altra grigia
e il suo corpo come piombo fuso.
Thomas giacque e vide e si stupì,
disteso al piede dell’albero verde,
quindi disse: «Ahimè, ahimè!
In fede mia è una ben triste vista
che il tuo viso sia tanto appassito,
«Dimenticati del sole e della luna
e dimentica le foglie sopra il ramo;
ché per un anno tu verrai con me
e la tua terra non vedrai più.
Lui si piegò allora sul ginocchio,
e disse: Bella dama! Abbi pietà,
ho agito, credo, per la mia rovina.
L’anima mia a te confido,
ovunque le mie ossa se ne andranno (4)».
Lei lo guidò sotto il colle di Eildon,
laggiù all’interno di una segreta tana,
dove era buio come a mezzanotte
e l’acqua gli arrivava alle ginocchia (5).
Thomas per tre giorni non udì
che il rumore dell’acqua che scorreva;
e finalmente disse: «Me infelice,
per la fame sto quasi per morire».
Lei lo condusse dentro un bel giardino (6),
dove frutti crescevano in gran copia;
pere e mele, ed erano mature,
insieme al dattero la prugna
e c’era il fico e c’era l’uva nera.
E gli usignoli facevano il nido,
e i passerotti volavano qua e là,
e i tordi non cessavan di cantare.
Thomas tese la mano a cogliere frutti,
ché per la fame credeva di svenire.
E lei:«Thomas, lascia stare i frutti,
perché altrimenti il diavolo verrà.
se i frutti cogli, e io ti dico il vero,
nel fuoco dell’Inferno finirai,
fino al giudizio anima dannata,
in pena e sofferenza dimorando.
Dammi retta, Thomas, ti scongiuro;
posa la testa sopra il mio ginocchio.
e lì godrai della vista più bella
che mai uomo abbia visto in questa terra».
Subito fece come lei voleva,
sul suo ginocchio lui posò la testa,
e allora disse la dama a Thomas:
«La vedi adesso quella bella strada (7)
che corre sopra a quell’alta montagna?
Quella di certo è la strada del Cielo,
dove l’anima più non pecca e pena.
E vedi invece tu quell’altra strada
che corre ai piedi di quella collina?
Essa è la strada, e io ti dico il vero,
che porta al Paradiso, a mille gioie.
E vedi ancora quella terza strada
che laggiù su una verde piana corre?
Quella è la via di dolore e tormenti,
su cui l’anima peccatrice soffrirà.
Ma adesso vedi anche una quarta strada
che va correndo per la fonda valle?
Essa è la strada, ed io ti dico il vero,
che porta al fuoco ardente dell’Inferno.
E vedi anche lassù quel bel castello (8)
che sorge in cima a elevata collina?
non c’è torre né città che gli si pari;
nulla c’è in terra come quel castello.
Thomas, in vero, quello è il mio castello,
mio come del Re della contrada (9).
Ma meglio ch’io sia appesa ed annegata,
prima che sappia che con te ho giaciuto.
Il mio Signore a tavola è servito
da trenta cavalieri e paladini;
io gli dirò, seduta alla sua mensa,
che ho portato oltremare il suo discorso».
Thomas restò immoto come pietra,
a contemplare l’allegra signora;
poiché era tornata bella come prima,
con ricche vesti in groppa al palafreno.
Sazi di sangue di cervo i suoi levrieri,
che lei tornò a legare con il guinzaglio,
e con forza e più volte suonò il corno
e si diresse verso il suo castello,
Thomas entrò insieme a lei.
Poi dame vennero ed erano gentili
e a lei per cortesia si inginocchiarono.
Arpa e violino suonarono allegri
la cìtara, il salterio, tamburi e liuto
e menestrelli presero a cantare.
Ma la cosa che fu più straordinaria,
pensò Thomas intento a riguardare,
furono i cervi, cinquanta, lì imbanditi,
il sangue i cani stavano lappando
e i cuochi vennero con i coltelli
e presero a tagliare come matti
cavalieri danzavano a tre a tre;
c’era baldoria, c’era festa e gioco;
belle dame raccolte in lieta schiera
ben abbigliate cantavano in coro(10).
Thomas stette così a sollazzarsi
più di quanto non dica in verità,
finché un giorno, facendomi la grazia,
la bella dama mi parlò e mi disse:
«Preparati, Thomas, a ripartire;
perché più a lungo qui non puoi stare.
e devi fare in fretta, o mio Thomas,
ché io ti riporto all’albero di Eildon».
Disse Thomas, ed era triste in volto:
«Mia bella dama, perché mi fai questo?
di certo, dama, sono stato qui
non più del tempo di tre soli giorni (11)».
«In verità, Thomas, tu fosti qui
per ben tre anni o magari di più;
ma più a lungo non puoi qui dimorare
e la ragione te la voglio dire:
domani dall’Inferno il gran demonio(12)
tra questa gente sceglie il suo onorario
e siccome tu sei bello e forte,
lo so per certo, sceglierebbe te.
Per tutto l’oro che mai ci sarà,
dal Cielo fino al termine del Mondo,
mai io ti tradirei, o mio Thomas.
Perciò ti prego, vieni insieme a me».
E lei lo riportò al tronco di Eildon,
al di sotto di quella verde chioma,
sulle rive di Huntley, così belle,
dove gli uccelli cantan notte e giorno.
«Laggiù lontano su quel monte grigio, Thomas,
il mio falcone fa il suo nido;
ma un falcone dell’airone (13) è sempre predatore e in nessun posto esso ha riposo.
Addio, Thomas, riprendo la mia strada,
per ritornare alle brune paludi».

NOTE
1) Il linguaggio delle fate è spesso paragonato al cinguettio degli uccelli, nel Medioevo si credeva che decifrando il linguaggio degli uccelli si avesse accesso ai segreti dell’Universo. In “The Secret of Commonwealth” Robert Kirk descrive il linguaggio fatato come il suono di un flauto.
2) “solo nella nostalgia” è un eufemismo per dire che nel giovanotto all’arrivo della Primavera si risvegliano gli appetiti sessuali.
3) ampio spazio è riservata alla descrizione del destriero, c’era un certo gusto medievale per la ridondanza della raffinatezza e del lusso
4) questa sembra quasi una formula di voti nunziali secondo l’usanza scozzese
5) il passaggio si apre nel sottosuolo per la precisione sotto le colline di Eildon che si stagliano con la loro triplice cuspide nel paesaggio di Melrose. Considerate dalla tradizione popolare delle colline cave ovvero dei tumuli nei quali sono costruiti i regni di Faerie, furono insediamento preistorico e popoloso villaggio nell’età del bronzo e ancora oggi sono considerate un luogo sacro ricco di sorgenti magiche. Per entrare nell’AltroMondo i due attraversano un fiume, chiaro riferimento ai fiumi dell’Ade nella mitologia greca. Ciò significa che oltrepassano il regno dei Morti per andare in un mondo in cui la Morte non esiste, ovvero è stata superata! (una gita e bellissime foto qui)

Eildon Hills from near Scotts View © Copyright Tom Chisholm and licensed for reuse under this Creative Commons Licence.

6) a mio avviso questo descritto non è il giardino di Avalon ma l’Eden dei Cristiani e il diavolo paventato è il serpente che ha tentato i primi uomini, e infatti subito dopo la Dama mostra a Thomas il crocevia da cui si dipartono alcune strade, che qui sono quattro. L’Eden era disegnato nella cartografia medievale tra l’India e la Cina come un luogo reale
7) la strada bella che corre per la montagna è quella che porta al Cielo ovvero a Faerie, dove l’anima non conosce peccato né sofferenze (e quindi neanche l’ingiuria della vecchiaia). L’altra strada che corre ai piedi della collina è quella del Paradiso, la terza strada è quella che conduce al Purgatorio e infine la quarta strada sul fondo della valle, e quindi la più agevole da percorrere, è quella che porta all’Inferno
8) il castello e il villaggio sulla cima della collina di Elidon condividono lo stesso spazio del Mondo di Thomas ma coesistono in un tempo diverso.
9) evidentemente le fate sono per l’amore libero, ma con molta discrezione!! Questi versi sono assolutamente contraddittori con lo sviluppo di tutta la storia, primo perchè se il tradimento amoroso non fosse peccato la fata non dovrebbe raccomandarsi di non farlo sapere (meglio ch’io sia appesa ed annegata, prima che sappia che con te ho giaciuto) Ma se nell’AltroMondo non esiste il concetto di peccato allora tutto è lecito.
In realtà questo aspetto vuole gettare in cattiva luce il comportamento della dama, come mangiatrice-di-uomini che scende sulla terra per procurarsi l’amante/schiavo sessuale (e questa visione porterà John Keats a scrivere la poesia “ La Belle Dame sans Merci; oppure si potrebbe pensare che la dama volesse premiare con un bel soggiorno all-inclusive, l’ottima performance amorosa dell’aitante Thomas!
10) in pochi versi sono descritte le gioie dell’AltroMondo celtico (in inglese Otherworld), la terra della felicità eterna dove vivono gli uomini dopo la vita sulla terra: dove non ci sono peccati da espiare o buone azioni da premiare come per i Cristiani; dove vivere una vita piena e perfetta e non una non-vita come quella immaginata dai Greci e dai Romani. Un reame dove musica e canti sono i passatempi delle creature che ci vivono, tra abbondanti libagioni, schermaglie amorose e giochi cortesi..(continua)
11) il concetto di tempo relativo: nel mondo di Faerie il tempo scorre più lentamente che sulla Terra (dopotutto non ci sono sole e luna a sorgere e a tramontare). Contrariamente alle ballate della storia in cui sono espressamente citati i sette anni, qui il periodo di permanenza non è ben specificato
12) il tema del tributo al diavolo è presente anche in una ballata altrettanto famosa “Tam Lin“, in cui un bel cavaliere che si avventura nel Bosco Sacro per andarvi a caccia è rapito dalla Regina delle Fate. Una distorsione cristiana, suppone che ogni tanto le fate debbano donare un’anima al diavolo, forse un’allusione ai sacrifici umani che si credeva facessero i pagani alle divinità boschive!
13) ritorna ancora l’immagine negativa della fata come predatrice

FONTI
https://archive.org/details/romanceprophecie00thomuoft
http://walterscott.eu/education/ballads/supernatural-ballads/#fairies
http://walterscott.eu/education/ballads/supernatural-ballads/thomas-the-rhymer/the-ballad-thomas-the-rhymer/
http://rbedrosian.com/Folklore/Kirk_Commonwealth_Elves.pdf
http://www.sacred-texts.com/neu/celt/sce/
http://www.bluegrassmessengers.com/37-thomas-rymer.aspx
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=37889
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=78992
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_37
http://myths.e2bn.org/mythsandlegends/origins530-thomas-the-rhymer-and-the-queen-of-elfland.html
http://thomasubaldini.blogspot.it/2011/10/thomas-rhymer.html
http://fallingangelslosthighways.blogspot.it/2013/04/the-eildon-hills-sacred-mountains-of.html
http://www.pathguy.com/lbdsm.htm
http://www.heritagewitchcraft.com/Tamlin.pdf

Pubblicato da Cattia Salto

folklorista delle Terre Celtiche

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