LORD RANDAL

Una ballata popolare che inaugura un genere narrativo ripreso in molteplici varianti detto “il testamento dell’avvelenato”: la  storia di un figlio morente, perchè è stato avvelenato, che ritorna dalla madre per morire nel suo letto e lasciare il testamento; con tutta  probabilità la ballata parte dall’Italia, passa per la Germania per arrivare  in Svezia e poi diffondersi nelle isole britanniche (Lord Randal) fino a sbarcare in  America. Com’è noto ai più, Bob Dylan ha trasformato la ballata tradizionale scozzese “Lord Randal” nella folksong americana d’autore “A Hard Rain’s a-gonna Fall” durante il “Folk Revival” degli anni 60-70, mantenendovi la metrica e il messaggio, pur sviluppando un argomento diverso (l’ha trasformata in una canzone contro la guerra in cui sarà tutta l’umanità ad essere avvelenata dalle radiazioni atomiche e dalle piogge acide)

Così c’insegna Riccardo VenturiAl pari di ‘Sir Patrick Spens’ e ‘Bessy Bell and Mary Gray’, è di solito difficile aprire un’antologia della letteratura inglese alla sezione “Ballate” senza trovarvi il ‘Lord Randal’. Questa ballata può avere avuto origine molto lontano dalle brughiere e dai lochs, e molto vicino a casa nostra. Il veleno, infatti, è un’arma assai strana nelle fiere ballate britanniche, dove ci si ammazza a colpi di spada; è un mezzo subdolo, ‘femminile’ di uccidere, e non a caso è stato sempre considerato, a livello popolare, proprio degli italiani.
La vittima ha comunque molti nomi differenti: ‘Laird (= Lord) Rowland’ (Scozia), ‘Reynolds’, ‘Tyranty’ (New England), ‘Diranty’, ‘Duranty’, per arrivare ad un ‘Durango’ dell’Oklahoma, che ci ricorda certo più il Messico che le montagne scozzesi. In Virginia diventa ‘Johnny Randolph’ (con un cognome abbastanza simile all’originale; ma la sequenza ‘r-n’ o ‘-ran-‘ è presente in tutte le varianti del nome), mentre nella Carolina del Sud, persosi il nome, è rimasta comunque una sorta di coscienza dell’origine ed il protagonista diventa ‘McDonald’. Come è ovvio, in America il titolo nobiliare è di solito omesso.”
‘Lord Randal’, essendo tra le ballate più note, seguì nel Nuovo Mondo i primi colonizzatori scozzesi che vi si stabilirono (verrebbe voglia di dire: dagli Appennini agli Appalachi…): qui, alla perfida avvelenatrice spettano di solito il ‘fuoco infernale’ e lo ‘zolfo… per bruciar le sue ossa fino a carbonizzarle’ (Cox, p. 26), ma si ha anche il caso di un Lord Randal della Carolina del Sud (Smith, p. 102) che sbotta appassionatamente (in modo tipicamente yankee, diremmo):
Le lascio un barile di polvere Per farla saltare in aria!”
E prosegue “Esiste comunque un’altra ipotesi sull’origine della ballata, che la vorrebbe far risalire alle vicende di Ranulf, conte di Chester (menzionate dal contadino Sloth nel ‘Piers Plowmanì di William Langland assieme alle ‘Rhymes of Robin Hood’). Alcune versioni mancano del testamento del cacciatore moribondo, ma i lasciti sono dei più svariati.” Randal (Ranulph) III, sesto conte di Chester morì nel 1232 forse avvelenato dalla moglie si sposò poco dopo con il suo amante.

La ballata raccolta dal professor Child al numero 12 è ampiamente diffusa presso la tradizione popolare e si conoscono numerosissime varianti testuali abbinate ad altrettante numerose melodie (proprio come nella versione italiana)

LA VERSIONE SCOZZESE (Child # 12)

La ballata è da considerarsi considerare strettamente connessa con il tema della Morte occultata ovvero dell’eroe morente che torna dalla caccia e che fa testamento (vedi Lord Olaf).
Così Giordano Dall’Armellina scrive nel suo libro  “Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan”:“il nostro eroe, per dimostrare di essere degno di passare nel mondo degli adulti e di diventare un “vero uomo”, sfida il tabù e va a cacciare proprio nel greenwood. Tuttavia non riesce a prendere niente e, o perché affamato o più probabilmente perché sotto incantesimo, accetterà le anguille fritte che lui crede gli siano date dalla sua innamorata. Da un punto di vista razionale sarebbe stata una storia assurda. Che ci fa l’innamorata di Lord Randal nel greenwood con una padella e delle anguille? È presumibile che la donna che l’eroe incontra sia la morte nei panni di una fata. Tradotto in termini psicanalitici la fata, prendendo le sembianze della sua innamorata, diventa una proiezione dell’inconscio dell’eroe. Lei lo punisce non solo per non aver superato la prova, ma anche per aver infranto il tabù. Nello stesso tempo anche la sua dama lo punisce poiché ha dimostrato di non essere in grado di prendersi cura di lei. Anzi, è lei che lo nutre e lo umilia offrendogli il simbolo della sua mancata virilità. Prima di lui moriranno i falchi e i cani, gli stessi animali che accompagnavano Oluf in alcune versioni scandinave della morte occultata, ugualmente colpevoli per non essere stati in grado di aiutarlo.

12 Lord Randal

L’illustrazione di Arthur Rackham ritrae Lord Randal mentre è a tavola a mangiare le anguille con al fianco i suoi cani (che aspettano per gli avanzi o che hanno appena mangiato il boccone avvelenato); accanto una dama dallo sguardo perfido, che si presume sia la moglie, lo osserva furtivamente. L’illustratore così risolve l’incongruenza di un bacchetto con anguille fritte in padella nel folto del bosco che il figlio dice di aver mangiato poco prima di arrivare a casa della madre. Nei tipici salti temporali delle ballate infatti il figlio potrebbe benissimo essere andato a caccia nel bosco poi essere tornato alla sua dimora e aver mangiato con la moglie, poi essere andato alla casa della madre per fare testamento. Razionalizzando così la ballata la si riduce ovviamente ad una semplice storia di avvelenamento per vendetta coniugale.

ASCOLTA Giordano Dall’Armellina

I
“O where ha you been, Lord Randal, my son?
And where ha you been, my handsome young man?”
“I ha been at the greenwood(1); mother, mak my bed soon,
For I’m wearied wi hunting, and fain wad lie doon. (2)
II
“An wha met ye there,?
And wha met ye there?”
“O I met wi my true-love;”
III
“And what did she give you?
And wha did she give you?”
“Eels fried in a pan; mother”
IV
“And what gat your leavins?
And wha gat your leavins?”
“My hawks and my hounds”
V
“And what becam of them?
And what becam of them?”
“They stretched their legs out and died”
VI
“O I fear you are poisoned(3)!
I fear you are poisoned!”
“O yes, I am poisoned
For I’m sick at the heart, and fain wad lie down.”(4)
VII
“What d’ye leave to your mother?
What d’ye leave to your mother?”
“Four and twenty milk kye”
VIII
“What d’ye leave to your sister?
What d’ye leave to your sister?”
“My gold and my silver”
IX
“What d’ye leave to your brother?
What d’ye leave to your brother?”
“My houses and my lands”
X
“What d’ye leave to your true-love?
What d’ye leave to your true-love?”
“I leave her hell and fire”
 
TRADUZIONE DI GIORDANO DALL’ARMELLINA
I
“O dove sei stato, Lord Randal, figlio mio?
O dove sei stato, mio bel giovanotto?”
“Sono stato nel bosco sacro(1); madre mia, presto fammi il letto,
che sono stanco di cacciare e volentieri mi stenderei(2).”
II
“E chi hai incontrato?
E chi hai incontrato?”
“Ho incontrato la mia innamorata”
III
“E che cosa ti ha dato?
E che cosa ti ha dato?”
“Anguille fritte in padella; ..”
IV
“E chi si è preso gli avanzi?
E chi si è preso gli avanzi?”
“I miei cani e i miei falchi”
V
“E cosa ne è stato di loro?
E cosa ne è stato di loro?”
“Hanno tirato le cuoia e sono morti”
VI
“Temo tu sia avvelenato (3)!
Temo tu sia avvelenato!”
“Sì, sono avvelenato,
sento male al cuore e vorrei coricarmi.(4)”
VII
“Cosa lasci a tua madre?
Cosa lasci a tua madre?”
“Ventiquattro mucche da latte”
VIII
“Cosa lasci a tua sorella?
Cosa lasci a tua sorella?”
“Il mio oro e l’argento”
IX
“Cosa lasci a tuo fratello?
Cosa lasci a tuo fratello?”
“Le mie case e le mie terre”
X
“Cosa lasci alla tua dama?
Cosa lasci alla tua dama?”
“Le lascio l’inferno e le fiamme”

NOTE
1) il greenwood non è solo la foresta oscura, ma è il bosco sacro, la parte più nascosta che cela l’ingresso all’Altromondo celtico. Così racconta Dall’Armellina “Il greenwood era la parte più nascosta e fitta del bosco dove i celti credevano vi fosse l’ingresso del mondo dei morti e della terra delle fate e degli elfi (Fairyland). Tale ingresso, che poteva essere identificato in un tronco d’albero cavo, in una buca nel terreno, in un pozzo, era difeso e protetto dalle fate e dagli elfi. Nella notte di Halloween gli spiriti dei morti uscivano da questi antri naturali con le fate e gli elfi per far visita ai vivi. La gente temeva queste creature soprannaturali e se poteva evitava di inoltrarsi nel greenwood. Ricordo che anche Robin Hood si nascondeva nel greenwood e che i soldati dello sceriffo di Nottingham non osavano entrarci per paura delle fate e degli spiriti dei morti. I racconti riguardanti Robin Hood, tutti derivanti da ballate, non a caso si chiamano The greenwood stories.
In ogni caso, se vi si fossero avventurati, sapevano che non avrebbero potuto parlare ad alta voce, danneggiare il bosco, né tanto meno cacciare. Secondo le credenze locali erano dei tabù che, se infranti, avrebbero potuto causare la morte.”
3) Nella tradizione celtica il cibo delle fate è magico con poteri spesso allucinogeni; coloro che lo assaggiano non potranno mangiare altro cibo terrestre e finiscono per morire di fame (gli anoressici hanno mangiato  cibo fatato?)
2) Questa frase compare in quasi tutte le lingue europee e significa che l’eroe morirà alla fine della storia.
4) variazione del ritornello

ASCOLTA The Dublin Ramblers
ASCOLTA Ewan MacColl
Su Spotify la versione di Isla Cameron, Steeleye Span, The Witches of Elswick..

FONTI
Giordano Dall’Armellina: “Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan”.
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_12
http://www.nspeak.com/allende/comenius/
bamepec/multimedia/saggio2.htm

http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/37.html
http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/107.html

http://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/lordrandall.html

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