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THE SOUTH WIND

The South Wind / Southwind / The Southern Breeze / The Wind from the South (in italiano “Il Vento del Sud”) è un brano in gaelico irlandese molto antico risalente quantomeno al Settecento. Il brano è oggi più popolare nella sua forma strumentale, con l’andamento di un valzer, e viene spesso suonato in set con le melodie di Turlough O’Carolan (1670-1738), per questo è spesso erroneamente attribuito al bardo! (prima parte qui)
Una melodia che ha avuto molta fortuna ed è stata utilizzata con diversi testi.

VERSIONE INGLESE: SOUTH WIND

Nel libro “Songs of the Irish” di Donal O’Sullivan 1960 è riportata una versione in inglese in metrica con la melodia e si legge anche questa nota “Native of Irrul, County Mayo by the name of Domhnall Meirgeach Mac Con Mara (Freckled Donal Macnamara). Caher Edmund, mentioned in the second verse, is a townland in the parish of Ballinrobe in County Mayo.”
La versione testuale di O’Sullivan è diversa da quella trascritta in inglese da Eduard Bunting con il titolo The Southern Breeze (vedi)
Bunting ci dice che Donald Freckled (in italiano il lentigginoso)  Macnamara (in gaelico Domnhall “Meirgeach” Mac ConMara), originario della provincia del Connacht e andato in esilio nel Munster, era stato costretto a sposare una ragazza ricca ma che non amava, così scrisse il canto perchè il vento del sud portasse un bacio alla donna che aveva lasciato nell’Ovest.
ASCOLTA (su Spotify) Archie Fisher in The Man with a Rhyme 1976

“Songs of the Irish” di Donal O’Sullivan
I (The Poet speaks)
O South Wind of the gentle rain
You banish winter’s weather,
Bring salmon to the pool again,
The bees among the heather.
If northward now you mean to blow,
As you rustle soft above me,
God Speed be with you as you go,
With a kiss for those that love me!
II (The Wind Speaks)
From south I come with velvet breeze,
My work all nature blesses,
I melt the snow and strew the leaves
With flowers and soft caresses.
I’ll help you to dispel your woe,
With joy I’ll take your greeting
And bear it to your loved Mayo
Upon my wings so fleeting.
III (The Poet speaks)
My Connacht, famed for wine and play,
So leal, so gay, so loving,
Here’s my fond kiss I send today
Borne by the wind in its roving.
These Munster folk are good and kind.
Right royally they treat me
But this land I’d gladly leave behind
With your Connacht pipes to greet me.
tradotto da Cattia Salto
I (dice il Poeta)
O vento del Sud che  porti la pioggia gentile, tu allontani il tempo invernale, porti di nuovo il salmone alla cascata, le api tra l’erica. Se a Nord ora intendi soffiare mentre lieve mormori su di me, che il Signore ti sostenga mentre vai a portare un bacio a coloro che mi amano
II (dice il Vento)
“Io soffio da Sud con brezza di velluto
la mia opera benedice la natura tutta,
sciolgo la neve e spargo le foglie
con i fiori e calde carezze.
Ti aiuterò a dissipare il tuo dolore,
con gioia accolgo il tuo saluto
e lo porterò alla tua amata Mayo
sulle mie ali così fugaci”
III  (dice il Poeta)
Il mio Connacht, dimora del gioco e delle bevute di vino, così leale,  lieto e amabile, ecco il mio bacio appassionato che mando oggi sospinto dal vento nel suo vagare.
La gente del Munster è buona e gentile
e mi trattano da re, ma questa terra mi lascerei volentieri alle spalle con le cornamuse del Connacht a salutarmi

I’VE A SECRET TO TELL THEE

Anche il poeta e musicista irlandese Thomas Moore aggiunse un testo poetico alla melodia “A(n) Ghaoth Aneas” intitolandolo “I have a secret to tell thee” (in italiano Ho un segreto da dirti): la poesia è ispirata al dio egizio del Silenzio, Horo bambino (figlio di Iside e Osiride) il cui culto si diffuse con il nome di Apocrate anche presso i Greci e i Romani; il Dio è raffigurato con il dito alla bocca nel gesto che esorta al silenzio, ma assume una maggiore somiglianza con Apollo e Dioniso accomunati dallo stesso simbolismo solare e misterico.
Pubblicato nel Volume X di Irish Melodies è un piccolo capolavoro: come citazione erudita il riferimento al Dio del Silenzio forse esorta a concentrare il pensiero e la volontà interiore affinchè la parola pronunciata abbia un potere magico ed evocativo.

Apocrate, Alessandria d’Egitto

Al momento non ho trovato registrazioni per l’ascolto


I
I’ve a secret to tell thee, but hush! not here
Oh! not where the world its vigil keeps:
I’ll seek, to whisper it in thine ear,
some shore where the Spirit of Silence(1) sleeps;
where Summer’s wave unmurmuring dies,
nor fay can hear the fountain’s gush;
where, if but a note her nightbird sighs(2),
the rose saith, chidingly, “Hush, sweet, hush!”
II
There, amid the deep silence of that hour,
when stars can be heard in ocean dip,
thyself shall, under some rosy bower,
sit mute, with thy finger on thy lip:
like him, the boy, who born among
the flowers that on the Nile-stream blush,
sits ever thus – his only song(3)
to earth and heaven, “Hush, all, hush!”
traduzione
I
Ho un segreto da dirti, ma silenzio! Non qui
Oh non dove il mondo continua la sua veglia: cercherò di sussurrarlo nell’orecchio, nella spiaggia dove il Dio del Silenzio (1) riposa;
dove l’onda estiva muore sommessamente,
e nemmeno una fata può udire lo zampillo della fontana,
dove se un sospiro sfugge all’usignolo (2)
dice la rosa, borbottando “Silenzio, mio caro, silenzio
II
Là tra il profondo silenzio di quell’ora
quando si possono sentire le stelle tuffarsi nell’oceano,
tu stessa devi, sotto il pergolato delle rose,
stare zitta, con il dito tra le labbra:
com’egli, il bambino, che nacque tra i fiori che arrossiscono nella corrente del Nilo, seduto per sempre così – il suo unico canto (3)
alla terra e al cielo “Silenzio, fate tutti silenzio

NOTE
1) Horo bambino nella sua veste egizia di dio del Silenzio
2) l’usignolo è il simbolo della poesia e spesso rappresenta anche la condizione esistenziale del poeta; in epoca rinascimentale era il simbolo vitale (e carnale) dell’amore mentre sul versante orientale era il simbolo di un tenero amore spesso inappagato, essendo la rosa, la più bella tra i fiori, la donna e l’uccello, il cantore più bravo, così l’usignolo canta le sue pene d’amore.
3) Apocrate evoca il potere magico della voce, considerata qualità divina: se la parola è diretta espressione del pensiero e il pensiero è sincero ovvero rettamente concepito, allora è il mezzo più efficace per raggiungere la felicità.

ANNABEL LEE

Il gruppo ALICE CASTLE ha arrangiato la melodia abbinandola alla poesia di A.E. Poe (1809-1848) dal titolo ANNABELL LEE ovvero il testamento spirituale del poeta che lamenta la morte prematura dell’amata moglie. Il tema dell’amore eterno che si suggella nella morte ben si adatta all’atmosfera malinconica e rarefatta del brano musicale: neanche la tomba può tenere separato il vivo dalla morta, come non ci sono riuscite le potenze del cielo!


I
It was many years ago
in a Kingdom by the sea
that a maiden named Annabel Lee
lived with no other thougt
than to love and to be loved
I was a child and a child was she
CHORUS 1
But we loved with a love that was more
I and my Annabel Lee
with a love that the seraphs of Heaven
coveted her and me
II
And this was the reason why
in this Kingdom by the sea
a wind blew out of a cloud chilling her
so that her kinsmen came
and bore her away from me
and shut up in a tumb was she
CHORUS 2
and neither the Angels above
nor the Demons down the earth
can ever dissever my soul
from my Annabel Lee
III
For the moon never beams
without bringing me dreams
and the stars rise on her shining eyes
and so all the night tide
I lie down by the side
of my darling, my life and my bride
traduzione di Cattia Salto*
I
Tanti anni fa,
in un regno in riva al mare,
viveva una fanciulla di nome Annabel Lee e non aveva altro pensiero che d’amarmi e d’essere amata.
Io ero un bimbo e lei una bimba,
CORO
ma ci amavamo con tanto amore
io e la mia Annabel Lee –
con un amore che gli angeli del cielo
portavano invidia a lei e a me.
II
E fu perciò che,
in questo regno in riva al mare,
un vento soffiò da una nube e lei raggelò; così che vennero i suoi nobili genitori e la portarono lontano da me,
per rinchiuderla in una tomba
CORO
e né gli angeli lassù
né i demoni degli abissi
mai potranno separare la mia anima
dalla mia Annabel Lee.
III
Mai raggia la luna
senza portarmi dei sogni
e le stelle spuntano con i suoi fulgenti occhi
e così, tutta la notte, al fianco io giaccio
del mio amore, mia vita e mia sposa.

NOTE
* riveduta  dalla traduzione di  Tommaso Pisanti “Poesia dell’Ottocento americano” 1984

ALL THE TUNES IN THE WORLD

Ancora un testo questa volta scritto appositamente dal musicista scozzese Ewan McVicar e dedicata a Jim Daily violinista e pipaiolo (suonatore di cornamusa) dei Whistlebinkies.
Così testimonia : “I was sitting beside Iain MacKintosh one afternoon in the Star Club. An instrumental group began to play the Irish tune The South Wind. Iain and I sang along to the tune, and we both said ‘There ought to be words’. I began to think about Jim Daily, fiddler and piper and friend, who would get me into trouble – at the end of a night, after ‘time’ had been bawled Jim would keep playing tunes. […] I wrote my song quickly. It was premiered for a group of Irish hikers passing through the Vicky Bar. Then a couple of months later at the Folk Festival on Glasgow Green I lay on the grass to listen to Iain do a lovely set of songs. After he finished he came and sat beside me. ‘Iain, I wrote that song to the South Wind tune.’ I sang it quietly in his ear. Her looked at me, a little startled. ‘I’ll sing that!’ he said.  (McVicar, One Singer One Song 172) (tratto da qui)


I
Lay down the borrowed guitar
Lay down the fiddle and bow
You’d like one more drink at the bar
But the manager says you must go
Chorus:
And all the tunes in the world
Are dancing around in your head
But the clock on the gantry says play-time is o’er
You’ll just have to sing them instead
II
Lay down the jig and the reel
Lay down the planxty and slide
Everyone knows how you feel
But there’s no time to take one more ride
III
The barmaid has put on her coat
And the barman has emptied the slops
And the manager’s friends are afraid
The music will bring in the cops
IV
Everyone here feels the same
Oh yes you deserve one more tune
but you know the rules of the game,
It’s time to go howl at the moon
Tradotto da Cattia Salto
I
Posa la chitarra presa in prestito
posa violino e archetto
vorresti un’altra bevuta al bar
ma il capo dice che devi andare
CORO
E tutte le melodie nel mondo
ti frullano in testa,
ma l’orologio sul bancone (1) dice che il tempo della musica è finito
e invece dovrai cantarle
II
Molla con gighe e reel
molla con lenti (2) e polke (3)
tutti sanno come ti senti
ma non c’è tempo per un altro ballo
III
La cameriera si è messa il cappotto
e il barista ha svuotato i bicchieri
e gli amici del capo temono
che la musica farà arrivare i poliziotti
IV
Tutti qui temono lo stesso
oh si ci meritiamo ancora un’altra melodia
ma conosciamo le regole del gioco
è il momento di andare ad ululale alla luna

NOTE
1) ‘gantry’ is the frame behiond the bar where the bottles and glasses hang.
2) “planxty” is an irish melody for the harp written in triplets and slower than the jig
3) “slide” is an irish polka

FONTI
http://www.onlinesheetmusic.com/o-southern-breeze-p261140.aspx
https://thesession.org/tunes/601
http://www.elvirolangella.com/docfiles/news/IL-DIO-DEL-SILENZIO.pdf
http://engrammi.blogspot.it/2009/10/storia-del-silenzio-in-arte.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=530
http://sangstories.webs.com/allthetunes.htm

THO’ THE LAST GLIMPSE OF ERIN

Dell’antica “slow air” in gaelico irlandese dal titolo “The Coolin”  ci furono nel Settecento parecchie trascrizioni in inglese, nonchè arrangiamenti in stile classico della melodia.
Il testo più antico (in gaelico) è attribuito al bardo di Tyrone Maurice O’Dugan ed è un canto d’amore indirizzato a una soave creatura bionda dalla bellezza di fata (prima parte qui), ma adattamenti alla melodia sia in gaelico che in inglese (o traduzioni in versi) sono comuni per tutto il settecento e ottocento; qui si esaminano due versioni la prima attribuita a Donagh McDonagh, la seconda sui versi del poeta irlandese Thomas Moore con il titolo “Tho’ the last glimpse of Erin”

LA VERSIONE IN INGLESE: CUILIN

ASCOLTA Al O’Donnell iin’Al O’Donnell’, 1972


I
Oh say did you see her by the gloaming
or the sunrise as she stepped like a fawn in Ballinagar(1)
or sang far sweeter than the lark or thrush at eventide.
II
Red ripened her cheek is,
Like the berry upon a tree and her neck more graceful than the swan is,
her lips like petals from the red rose smile on me.
III
When she was a little girl, and I a tender child I loved her,
But her parents’ money placed between us
So farewell my cúilín deas mo chroí (2) Fair Flower of Ballinagar
IV
Wait for me forever,
By the place where we lay alone,
Through the night where the elfin storm winds whistle
and the old ash tremble in the dark with fearful moan.
V
I will come to my cúilín
Ere the life from my corpse shall wander
and will hold as I did when in my childhood
my little jewelled flower of Ballinagar.
Tradotto da Cattia Salto
I
L’avete vista, al tramonto o all’alba,
che incede come un cerbiatto a Ballinagar
o canta più dolcemente dell’allodola o del merlo sul far della sera?
II
Rosso acceso sono le sue guance
come le bacche sull’albero e il suo collo è più aggraziato di un cigno,
le sue labbra come petali di rosa rossa mi sorridono.
III
Quando lei era una bimbetta e io un tenero bimbo l’amavo,
ma il denaro della sua famiglia stava tra noi due
così addio mia ragazza dai lunghi capelli biondi, il bel fiore di Ballinagar.
IV
Aspettami per sempre nel posto dove stavamo soli
nella notte dove la schiera elfica
soffia il flauto
e il vecchio frassino trema nel buio con lamento spaventoso.
V
Verrò dalla mia ragazza
prima che la vita dal mio corpo se ne vada
e terrò come facevo nella mia gioventù il mio piccolo prezioso fiore di Ballinagar

NOTE
1) Ballinagar = Ballynagore, Bellanagare nella contea di Roscommon. ma ci sono molte cittadine dal nome simile sparse un po’ per le contee d’Irlanda
2) cúilín deas mo chroí = è in gaelico sweet fair (haired) maiden of my heart

LA VERSIONE IN INGLESE: THO’ THE LAST GLIMPSE OF ERIN

1934.44_CAMAnche il poeta inglese Thomas Moore scrisse una poesia sull’antica melodia, trasfigurando l’immagine della creatura fatata nella personificazione dell’Irlanda.
L’immagine che emerge dai versi è quella di una selvaggia e fiera fanciulla vilipesa dai conquistatori Sassoni che hanno costretto le popolazioni gaeliche a ritirarsi verso Ovest nelle terre meno fertili.
ASCOLTA Ethel Onnis & The book of Kells


I
Tho’ the last glimpse of Erin with sorrow I see,
Yet, wherever thou art shall seem Erin to me./In exile thy bosom shall still be my home,
And thine eyes make my climate, wherever we roam.
II
To the gloom of some desert or cold rocky shore,
Where the eye of the stranger can haunt us no more,
I will fly with my Coulin and think the rough wind
Less rude than the foes we leave frowning behind.
III
And I’ll gaze on thy gold hair as graceful it wreathes,
And hang o’er thy soft harp as wildly it breathes;
Nor dread that the cold-hearted Saxon will tear
One chord from that harp, or one lock from that hair.
Tradotto da Cattia Salto
I
Anche se l’ultimo scorcio d’Irlanda vedo con rimpianto
ovunque tu sia sarai Irlanda per me.
In esilio il tuo seno sarà ancora la mia casa
e i tuoi occhi saranno il mio cielo ovunque andremo
II
Verso un  tristo deserto o una fredda spiaggia rocciosa
dove gli occhi dello straniero non ci potranno più perseguitare
volerò con la mia ragazza e considererò il vento furioso meno rude dei nemici minacciosi che ci lasciamo indietro.
III
E veglierò i tuoi capelli dorati che di grazia ti coronano
e appenderò la tua dolce arpa che indomita suona;
per tema che il Sassone cuore di ghiaccio strappi
una corda da quell’arpa o una ciocca da quei capelli.

Il brano però spopola nelle compilation di musiche per meditazione e simili..

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=20475
http://www.libraryireland.com/Irish-Melodies/Though-the-last-glimpse-of-erin-1.php
http://www.contemplator.com/ireland/thoerin.html

SURROUNDED BY WATER

Decisamente una irish folk song collocabile tra le Rebel Ballads, rimasta a lungo nella classifica tra i dischi più venduti in Irlanda quando fu interpretata da The Ludlow trio (ossia The Ludlows) nel 1966 (con la voce di Jim McCann)

LA MELODIA

ASCOLTA Paul O’Shaughnessy al violino che la suona come una jig

THE SEA AROUND US

Il testo è stato scritto da Dominic Behan su una vecchia melodia popolare dal titolo ” ‘S faigamid siud mar a ta se”, suonata però  come un walzer.
1962_cosmoDominic Behan (1928 – 1989) fu scrittore, cantante e non ultimo attivista politico. Il suo approccio verso la canzone popolare è quella del cantastorie che rinnova le vecchie melodie, per esprimere con le parole del momento, ma più “urbane” gli umori del popolo.
Così scrive nelle note di copertina dell’album “Ireland sings”: Historically, collectors of folk material, like Sharpe, Herd, Ord, Child etc., have made significant contributions to the preservations of folk-lore. But to imagine — as some people would have us believe at present — that balladry is in itself worthy of study in an abstract art sense, is a foolish and undesirable premise. That everything in relation to folk song must be limited to the purely ‘Ethnic’, with no allowance for the day to day changes which are a feature of any society is tantamount to asking us for our signature on a death warrant for folk-lore. Above all, it is asking us to sing with an academic tongue in cheek, and, before we bawl our heads off, we must find out why. It is enough to prevent young people from making their own songs …All this emphasis on ‘Folk knowledge’, ‘Ethnic approach’ etc. is hindering the young singer. It is educating him/her into the phoney accent, the idiomatic restrictive and the world where song is no longer something to have on one’s lips, but a kind of mysticism related only to the professional and ultra academic. Forget the ‘folk pundit’. Open your mouth, and, whatever your voice is like, sing! And to hell with the Ethnicists’. Folk-Song is not the special preserve of the few, but the undeniable heritage of the many.

Dominic dice in merito al testo di “The sea around us”:”I got the line from my Mother which a friend of hers, Mick Byrne, wrote, together with about forty verses he couldn’t remember. The line I got was ‘Thank God we’re surrounded by water’, and I thought it far too good to lose.” Ovviamente solo un grande autore come lui, partendo da una sola frase, poteva far uscire dal cilindro una canzone così umoristica, eppure venata di “irish pride”: si può a buona ragione ritenere una parodia degli “inni” del secolo precedente e dei canti nostalgici, pieni di stereotipi “rurali” sulla amata vecchia Irlanda..

ASCOLTA Dominic Behan in Ireland sings (1965)

ASCOLTA The Dubliners

They say that the lakes of Killarney are fair
No stream like the Liffey could ever compare,
If its water you want, you’ll get nothing more rare
Than the stuff they make down by the ocean(1).

Chorus:
The sea, oh the sea is the gradh geal mo croide(2)
Long may it stay between England and me
It’s a sure guarantee that some hour we’ll be free
Thank God we’re surrounded by water.

Tom Moore made his “Waters” meet fame and renown
A great lover of anything dressed in a crown(3)
In brandy the bandy auld Saxon(4) he’d drown
But throw ne’er a one in the ocean.

The Danes(5) came to Ireland with nothing to do
But dream of the plundered auld Irish they’d slew,
“Yeh will in yer Vikings” said Brian Boru(6)
And threw them back into the ocean.

The Scots have their Whisky(7), the Welsh have their speech
Their poets are paid about ten pence a week
Provided no hard words of England they speak
Oh Lord, what a price for devotion.

Two foreign old monarchs in battle did join(8)
Each wanting his head on the back of a coin
If the Irish had sense they’d drowned both in the Boyne
And partition thrown into the ocean.

NOTE
1) Dominic dice di non guardare ai laghi e ai fiumi dell’isola ma al mare che circonda e circoscrive l’intera isola, implicitamente dice che non si deve guardare l’isola per contee ma nella sua interezza non divisibile cioè in due territori come quelli odierni.  Ricordiamo che la canzone è stata scritta nel 1965, quando la repubblica d’Irlanda ancora rivendicava in Costituzione le contee del Nord
2) Gradh geal mo croide = great joy of my heart; è un classico per gli autori delle canzoni popolari inserire qualche frase in gaelico e questa è la più gettonata
3) Thomas Moore scrisse nel 1807 una canzone dal titolo “The meeting of the waters” un punto ben preciso del territorio irlandese in cui il fiume Avonmore si incontra con il fiume Avonbeg per formare l’Avoca (contea di Wicklow). Considerato un poeta alla moda nell’Ottocento Moore è stato criticato nel secolo successivo: qui è visto come un irlandese “da salotto” ossequioso degli Inglesi.
4) con Sassoni Dominic intende gli Inglesi. I Sassoni erano tribù germaniche che migrarono in Inghilterra (ovvero la Britannia) con gli Angli ed altre tribù minori per diventare gli anglo-sassoni cioè gli Inghlesi
5) i primi invasori dell’Irlanda (dopo i Celti) furono i Vichinghi (VIII-IX secolo) e anche se vengono definiti comunemente  Danesi i primi vichinghi a compiere incursioni sulle coste furono i Norvegesi (sono i Danesi che diventano Normanni stabilendosi nella regione della Francia che da loro prende il nome, la Normandia). Furono i Vichinghi norvegesi, che si definivano Ostiani perchè erano gli Uomini dell’Est, a fondare Dublino.
6) in realtà quando Brian Borù vinse la battaglia di Clontarf il problema vichingo non esisteva più da una sessantina d’anni, ma per gli Irlandese è il re supremo d’Irlanda che scaccia i Vichinghi!! (XI secolo) l’ironia qui è marcata, nell’Irlanda medievale ogni capo con uno straccio di terra e di potere si proclamava re i quali continuavano a rubarsi il bestiame l’un con l’altro e a praticare il loro divertimento preferito: scannarsi tra loro.
7) ovviamente gli irlandesi hanno il whiskey (vedi)
8) i due re sono Guglielmo d’Orange (diventato Guglielmo III d’Inghilterra, Guglielmo II di Scozia e Guglielmo I d’Irlanda) e Giacomo II Stuart (il deposto re di Inghilterra e Scozia -e anche d’Irlanda- di confessione cattolica) e la battaglia del Boyne (1690)

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO S
i dice che i laghi di Killarney siano belli, e che nessun fiume si possa paragonale al Liffey, se sono le loro acque che vuoi, non avrai niente di meglio che le cose che si gettano nell’oceano(1). Il mare è “il mio tesoro”(2), che a lungo resti tra l’Inghilterra e me, perchè è una garanzia di certo che prima o poi saremo liberi, grazie a Dio siamo circondati dalle acque! Tom Moore andò incontro con le sue “Waters” (3) alla fama e notorietà, un grande amante di ogni cosa che indossasse una corona; nel brandy i vecchi Sassoni(4) sarebbero annegati, ma non se n’è mai gettato uno nell’oceano. I danesi(5) vennero in Irlanda per non fare niente tranne che sognare di saccheggiare i vecchi Irlandesi che avrebbero ucciso “Ora tocca a voi Vichinghi” disse Brian Boru(6) e li gettò di nuovo nell’oceano. Gli Scozzesi avevano il loro whisky(7), i Gallesi la loro parlantina, i loro poeti erano pagati dieci penny alla settimana guardandosi bene dal dire dure parole sull’Inghilterra, oh Signore, che prezzo per la devozione! Due vecchi re stranieri(8) si unirono per la battaglia ognuno voleva la sua testa sul retro di una moneta, se gli Irlandesi avessero avuto il buonsenso li avrebbero affogati entrambi nel Boyne e gettato la divisione nell’oceano

THANK GOD WE’RE SURROUNDED BY WATER

La versione canadese è stata invece scritta da Tom Cahill sulla falsariga di quella irlandese

ASCOLTA Dick Nolan

I’ll sing you a song about Newfoundland dear,
We haven’t got money nor riches to spare;
But we should be thankful for one small affair,
Thank God we’re surrounded by water.
The sea, oh the sea, the wonderful sea,
Long may she roam between nations and me;
And everyone here should go down on one knee,
Thank God we’re surrounded by water.
The French in Quebec want a separate state,
Along with our own Labrador, just you wait;
They’re down to Bell Isle but they can’t walk the Strait,
Thank God we’re surrounded by water.
My mother-in-law wrote from Boston, the dear,
She wanted to visit for our Come Home Year;
The Carson was full with no planes in the air,
Thank God we’re surrounded by water.
Some visitors tasted our Newfoundland screech,
Tipped up the old bottle, drank six ounces each;
They let out a yell as they ran for the beach,
Thank God we’re surrounded by water.
Now Joey is God, say the Liberal bunch,
One day on the harbour he stepped after lunch;
But he couldn’t manage the Galilee stunt,
Thank God we’re surrounded by water.
Now Betsy Jane Kemp took her horse for a ride,
Ripped up her old bloomers all down the left side;
She hid them away on the beach at low tide,
Thank God we’re surrounded by water.

FONTI
“Irony in Action: Anthropology, Practice, and the Moral Imaginatio”, James Fernandez,Mary Taylor Huber http://www.theballadeers.com/ire/db_d1965_npl18134_ire_sing.htm http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=151415
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/01/thank.htm
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/34/thank.htm
https://thesession.org/tunes/2611

TWO ROMANTIC TUNES FOR A BRIDE

Da due poeti irlandesi del Romanticismo (Thomas Moore e Gerald Griffin) le frasi che ogni donna vorrebbe sentire dal promesso sposo!
Eppure ancora in un tempo non molto lontano il matrimonio era combinato tra le famiglie per il tramite di un sensale (Matchmaking). Ovviamente si badava molto alle reciproche sostanze e i matrimoni tra poveri e benestanti erano molto rari. Sposo e padre della sposa negoziavano la dote della sposa (il denaro o una mucca o il corredo e varie suppellettili per la casa) che era una specie di eredità della donna e restava di proprietà della sposa (anche se i beni in dote erano amministrati dal marito).

Una donna senza dote non si sposava (ma forse una donna molto bella era già in possesso di una grande dote e aveva qualche possibilità di fare un buon matrimonio!)

BELIEVE ME IF ALL THOSE ENDEARING YOUNG CHARMS

Il poeta irlandese Thomas Moore (1779-1852) scrisse la canzone nel 1808, ma la leggenda vuole che fosse dedicata alla futura moglie per rassicurarla sul suo amore, infatti pare che la bella fanciulla (appena quattordicenne) avesse contratto il vaiolo e fosse rimasta sfigurata dalla malattia e perciò non volesse più riceverlo. Così Thomas all’epoca ventinovenne, scrisse la poesia e la recitò davanti alla porta chiusa della camera di lei che poco dopo lo lasciò entrare (e lo sposò).

Thomas Moore si sposò nel 1811 con l’attrice Elizabeth “Bessy” Dyke, sorella minore della ben più famosa (e altrettanto bella) Mary Ann Dyke; Thomas conobbe le sorelle Dyke nel 1809 al loro debutto sulle scene del Dublin Theatre come ballerine e si innamorò della maggiore (si dice che a lei fossero ispirate le sue poesie d’amore). Ma nel 1810 la sedicenne Mary Ann preferì sposare l’amico di Thomas, John R. Duff anch’egli attore con il quale si trasferì a Boston. L’interesse di Thomas si dirottò sulla seconda sorella: “Bessy” preferì, dopo il matrimonio fare vita ritirata e fuori dai salotti mondani; si dice che il matrimonio fosse felice, Bessy gli diede cinque figli (purtroppo tutti morti in giovane età, la prima Anne nata nel 1817 morì a 5 anni) e lo accudì come moglie fedele e amorevole.

GUIDA ALL’ASCOLTO

La melodia, dolce e fuori dal tempo, risale probabilmente al 1600 ed è stata arrangiata per la pubblicazione nelle “Irish Melodies” dall’amico Sir John Stevenson.

ASCOLTA con Jennie Oaks Baker (violino). Forse il più bell’arrangiamento per orchestra
ASCOLTA James Galway (flauto) & Phil Coulter (piano)

ASCOLTA Lucy Wainright Roche
ASCOLTA Allan Bruce in When Irish Eyes Are Smiling 2007 con lo stesso stile che fu del tenore irlandese John McCormack

I
img-178Believe me, if all those
Endearing young charms
Which I gaze on so fondly today
Were to change by tomorrow
And fleet in my arms,
Like fairy gifts(1) fading away
Though would’st still be adored
As this moment thou art
Let thy loveliness fade as it will
And around the dear ruin
Each wish of my heart
Would entwine itself
Verdantly still(2).

II
It is not while beauty
And youth are thine own
And thy cheeks Unprofaned by a tear
That the ferver and faith
Of a soul can be known
To which time will but
Make thee more dear(3)
No the heart that has truly loved
Never forgets(4)
But as truly loves
On to the close
As the sunflower turns
On her god when he sets
The same look which
She’d turned when he rose.

NOTE
1) la bellezza della donna non è sono nella freschezza della sua gioventù è una bellezza ricca di fascino, un raro dono di perfezione 2) è molto romantica l’immagine poetica delle rovine avvinte dall’edera, e come dire che la vecchiaia è il ricordo del passato il cui fascino perdura nel tempo ..
3) Il passare del tempo non intaccherà la verità dei sentimenti del poeta verso la donna amata anzi solo da vecchia lei potrà essere certa del di lui amore
4) il vero amore è per sempre: quando si ama davvero non si smetterà mai di amare
5) il sole che tramonta (la vecchiaia di una bella donna) non è meno amato dal girasole (il poeta) del sole dell’alba (la giovinezza di una bella donna) e il poeta la contempla e ammira sempre allo stesso modo, perchè è dalla donna amata che trae la sua vita

TRADUZIONE ITALIANO DI DARIO PARRINELLO (parzialmente ritoccata, tratta da qui)
I) Credimi, se tutto il fascino amabile della gioventù che ammiro con così affetto oggi dovesse mutare domani e svanire tra le dita, come scompaiono i doni fatati(1), tu saresti ancora adorata come lo sei in questo momento. Lascia che la tua bellezza svanisca come deve e accanto alle care rovine ogni desiderio del mio cuore si intreccerebbe ancora orgoglioso(2).
II) Non è mentre la bellezza e la gioventù sono tue e le guance inviolate dalle lacrime, che il fervore e la fede di un’anima possono essere conosciuti, alla quale il tempo farà tutto tranne renderti non meno cara!(3) No, il cuore che ha davvero amato non dimentica mai,(4) ma continua ad amare fino alla fine, come il girasole volge verso il suo dio mentre tramonta lo stesso sguardo che gli rivolse quando sorse.

MARY OF THE CURLING HAIR

La canzone è stata composta da Gerald Griffin (1803-1840) il poeta e scrittore di Limerick anche autore di molte canzoni di successo.

Così scrive Jane Lyons nel suo saggio Gerald Griffin – Limerick Poet and writer:The rhythm and rhyme systems used by Gerald Griffin are so simple and natural that his verses look quite spontaneous, and betray not the slightest trace of effort, a characteristic indeed, of all our Anglo- Irish lyrists from Thomas Moore to William Butler Yeats.”

Contemporaneo di Thomas Moore ne seguì la maestria e seppe accostare inglese e gaelico a sentimenti così legati alla tradizione che oggi molti ritengono le sue canzoni dei tradizionali irlandesi “molto vecchi”. Così l’aria è probabilmente una vecchia melodia irlandese arrangiata sulle nuove parole.

My Mary of the curling hair,” to the air of “Shule a-gra,” is one of the sweetest love-songs poet ever penned, the Irish words being mingled in very musically and effectively. Those things are especially suited to music, like the well knownAileen a Roon,” and “I love my love in the morning.” Every young lady who has a voice and a piano has played and sung the songs of Gerald Griffin at some time or other, but little do they think as they sing them, that the author at thirty-eight bid the muses farewell, and ended his unblemished life in a monastery“.(James Duffy tratto da qui)

GUIDA ALL’ASCOLTO

Credo che la più antica registrazione risalga agli anni 1930 con la voce del noto tenore irlandese Hubert Valentine in cui sono accreditati come collaboratori (contributors) Charles W A Ball e W Davidson.

ASCOLTA The Wolfhound 1974 (strofe da I a III)
ASCOLTA Frank Patterson in Galway Bay & Other Irish Favourites2011, proprio come si cantava negli anni 30-40 (strofe I, IV)

I) My Mary of the curling hair The laughing teeth(1) and bashful air A bridal morn(2) is dawning fair With blushes(3) from the skies. Chorus: Sisul Siul Siul a run Siul co socair agus siul go ciuin(4). My pride(5) my pearl my own dear girl My Mountain Maid arise.
II) We were known from infancy, Thy fathers hearth was home to me. No selfish love was mine for thee, Unholy and unwise.
III) I am no stranger proud and gay To win thee from thy home away And find thee for a distant day A theme for wasting sights(6)
IV) And soon my love would be my bride, contented by our own fireside,(7) for cares and feels will dance outside as we are love united(8).

NOTE
1) with smiling eyes
2) wedding day
3) blessing in the skies
4) nel ritornello viene inserita come citazione la popolare ballata “Siuil a Ruin” (vedi)
5) love
6) se ho ben capito il senso!
7) il focolare aveva un forte senso simbolico nella tradizione irlandese; spesso la sposa si trasferiva nella casa di famiglia dello sposo per diventare “la donna di casa”. C’era un passaggio di consegne dell’autorità tra la nuora e la nuova arrivata, le “pinze per il fuoco”
8) in originale dice ” My veins shall feel the rosy tide, That lingering Hope denies.”

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Mary dai capelli ondulati, dal sorriso luminoso e l’aria timida. Il mattino delle nozze sta per sorgere bello mentre il cielo si arrossa Vieni, vieni, vieni, amore mio, presto, vieni da me, muoviti piano,(4) Mio vanto, mia perla, mia dolce ragazza, mia montagnina alzati Che noi ci conoscemmo dall’infanzia il cuore di tuo padre era la mia casa, non provavo amore egoista nei tuoi confronti, profano o sventato! Io non sono un estraneo, (ma) valoroso e allegro, che vincerò nel portarti fuori di casa e non ti darò in un giorno lontano, un motivo per visioni desolate! Ma presto il mio amore sarà mia sposa contenta accanto al nostro focolare(7), che preoccupazioni e sentimenti danzeranno fuori mentre noi stiamo uniti nell’amore

BELIEVE ME, IF ALL THOSE ENDEARING YOUNG CHARMS FONTI
http://it.paperblog.com/believe-me-if-all-those-endearing-young-charms-1583411/
http://courses.wcupa.edu/fletcher/britlitweb/smcelroya.htm
https://jscholarship.library.jhu.edu/handle/1774.2/9233
http://www.irishmusicdaily.com/believe-me-if-all-those-endearing-young-charms

ILLUSTRAZIONI http://www.gutenberg.org/files/41656/41656-h/41656-h.html

MARY OF THE CURLING HAIR FONTI http://archiver.rootsweb.ancestry.com/th/read/IRELAND/2000-11/0973910088
http://www.ricorso.net/rx/az-data/authors/g/Griffin_G1/life.htm http://www.libraryireland.com/articles/GeraldGriffinIDJ1-5/index.php http://www.ucc.ie/celt/griffin.html http://searchworks.stanford.edu/view/7650976

(Cattia Salto, settembre 2014)

THE MEETING OF THE WATERS: NATURE FOR ROMANTICS

“The meeting of the waters” è una canzone scritta da Thomas Moore nell’estate del 1807 durante un suo soggiorno nei dintorni della Valle di Avoca (contea di Wicklow); solo in un secondo tempo alla poesia è stata abbinata una vecchia melodia dal titolo “The Old Head of Dennis“.

AVONMORE &AVONBEG

Il nome indica un punto ben preciso del territorio irlandese ovvero il punto in cui il fiume Avonmore si incontra con il fiume Avonbeg per formare l’Avoca . Il punto tuttavia non è univoco nel senso che ci sono due incontri: uno a Woodenbridge e l’altro a Castle Howard sovrastante sulla collina che divide i due rami.

Fu lo stesso Moore a risolvere la querelle affermando in una lettera indirizzata ad un suo amico: “I believe the scene under Castle Howard was the one which suggested the song to me.” Sul luogo non può mancare ovviamente la statua commemorativa del poeta, ovvero il suo busto (vedi).  L’abitazione sulla collina fu ristrutturata e costruita nella sua forma attuale di castello nel 1811 (vedi).

Meeting_of_the_Waters,_Avoca,_Ireland,_1882
Meeting of the Waters come appariva ai tempi del poeta: i due fiumi si congiungono e sull’altura s’intravede Castle Howard.

Il posto è ricco di fascino e al poeta è ancora più prediletto perchè è lo scenario del tempo trascorso in compagnia con gli amici più cari, così chi ascolta può evocare nella sua mente i luoghi altrettanto affascinanti che ha condiviso con i suoi amici del cuore. E quando la vecchiaia verrà con le sue debolezze o quando la vita ci renderà difficile il cammino essi (amici e natura) ci proteggeranno. Così la natura nel suo aspetto bucolico e tranquillo, nel suo essere al di fuori del caos cittadino e degli affanni potrà rigeneraci; ma il poeta avverte che il ritiro non dovrà essere solitario bensì condiviso con gli amici più cari, solo così la natura potrà agire da balsamo!

Per i Romantici la natura è lo specchio delle passioni e dei sentimenti perchè anch’essa ha un’anima, una forza divina. A volte natura matrigna o tragica nella sua indifferenza (o maestosa e immaginativa nei suoi paesaggi) è anche natura amica e confortatrice.

La melodia “The Old Head of Dennis” è un tradizionale irlandese riportata da George Petrie nella sua collezione “Ancient music of Ireland” (1855) come raccolta dalla signora Biddy Mongahn di Rathcarrick nella contea di Sligo. Ma tanto per cambiare c’è anche una melodia scozzese dal titolo “The meeting of the Waters”.
ASCOLTA The Meeting of the Waters suonata con la scottish bagpipes

ASCOLTA The Wolfe Tones in “Irish to the Core” 1973 con il titolo di “Vale of Avoca”

ASCOLTA Anuna live al National Concert Hall di Dublino 2010


I
There is not in this wide world a valley so sweet
As that vale in whose bosom(1) the bright waters meet,
Oh! the last rays of feeling and life must depart(2)
Ere the bloom of that valley shall fade from my heart.
II
Yet it was not that Nature had shed o’er the scene
Her purest of crystal and brightest of green
‘Twas not her soft magic of streamlet or hill
Oh! no, it was something more exquisite still.
III
‘Twas that friends, the beloved of my bosom were near
Who made every dear scene of enchantment more dear
And who felt that the best charms of nature improve
When we see them reflected from looks that we love.
IV
Sweet Vale of Avoca! how calm could I rest,
In thy bosom (2) of shade, with the friends I love best
Where the storms that we feel in this cold world should cease
And our hearts, like thy waters, be mingled in peace
TRADUZIONE  DI CATTIA SALTO
I
Non c’è in questo vasto mondo una valle così amabile,
come la valle nel cui grembo (1) le acque limpide s’incontrano,
Oh! Gli ultimi raggi del sentimento e della vita devono andarsene (2)
prima che il fiore di quella valle svanisca dal mio cuore.
II
Eppure non era perchè la Natura aveva versato sulla scena
il cristallo più puro e il suo verde più brillante,
non era per la soffusa magia del ruscello o della collina.
Oh! No era per qualcosa di ancora più squisito.
III
Era perchè gli amici, i più cari del mio cuore (2) erano vicini,
che faceva ogni caro scenario d’incanto ancora più caro,
a chi ritiene che il migliore fascino della natura migliori,
quando lo vede riflesso negli sguardi che amiamo.
IV
Dolce Valle di Avoca! Come ho potuto riposare
tranquillo in seno (2) al boschetto, con gli amici che amo di più,
dove le tempeste che ci toccano in questo freddo mondo dovrebbero cessare e i nostri cuori, come le tue acque, si mescoleranno in pace.

NOTE
1) La parola bosom ricorre nelle strofe in una sorta di umanizzazione materna della Valle e richiama il sentimento d’affetto riposto nel cuore del poeta
2) il poeta vuole dire che serberà il ricordo della valle fino alla sua morte

FONTI
http://hogfiddle.blogspot.it/2012/03/thomas-moore-meeting-of-waters.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=37446
http://thesession.org/tunes/4679
https://sites.google.com/site/frankensteincampbell/anexplication

THE MINSTREL BOY: THE LAST HERO

021_The_Sword_and_the_Harp_by_Gold-SevenUna canzone patriottica irlandese, forse la più conosciuta al mondo, scritta da Thomas Moore (1779-1852) su una vecchia melodia intitolata The Moreen e pubblicata nel suo “Irish Melodies“.
Sebbene molte altre sue composizioni l’avessero reso ricco e famoso, la maggior parte di esse non hanno superato l’Ottocento, “The Minstrel Boy” invece è diventata una canzone di fama mondiale.
E’ opinione diffusa che Moore abbia composto la canzone in ricordo di alcuni amici di gioventù, che hanno partecipato alla ribellione irlandese del 1798: la canzone è diventata popolare tra gli irlandesi che hanno combattuto durante la guerra civile americana e sempre in America è diventata una specie di inno nei dipartimenti pubblici civili che hanno visto storicamente una grande componente di irlandesi-americani nei loro ranghi, come la polizia e i vigili del fuoco di New York, Boston e Chicago e di altre principali aree metropolitane degli Stati Uniti. La melodia è spesso suonata ai funerali dei soci e/ o funzionari di organizzazioni che sono morti o sono stati uccisi in servizio, in genere con le cornamuse. E ovviamente il brano è tra i preferiti dei soldati irlandesi!

THE MINSTREL BOY

Una canzone popolare e conosciuta internazionalmente, tra le più registrate, il primo fu il tenore irlandese John McCormack che la incise agli inizi della sua carriera (e venne perciò soprannominato the Irish Ministrel); al suo successo hanno contribuito inoltre numerosi films e programmi televisivi (Star Trek, The Man Who Would Be King, The Young Indiana Jones Chronicles e Profiles in Courage) tra i quali il più recente film “Black Hawk Down“.

La canzone afferma che l’anima di un popolo non potrà mai essere incatenata: il giovane combatte per il suo paese (all’epoca con la spada) fino alla morte e così tutto il popolo (ovvero le tante persone con sentimenti patriottici) faranno, perchè il nemico non dovrà mai toccare la patria degli altri.
Siamo in pieno Romanticismo e l’ideale romantico esalta il concetto di nazione (e quindi di popolo e patria), è in nome di questo ideale romantico che i popoli oppressi o dominati dalle potenze straniere (tra i quali gli italiani, tanto per citarne uno) combattono per la loro libertà e indipendenza. Il nemico ti conquista se è più numeroso o armato meglio, ma non potrà mai portarti via la tua anima o spirito come si voglia chiamare ossia le tue usanze e tradizioni, la lingua, la cultura e la tua musica
Eppureil testo si presta a più letture  e si adatta alle opinioni tra il moderato e l’estremo.

L’EROE ROMANTICO

Thomas Moore aveva  in mente un tipo preciso di patriota idealista quello che guidava le ribellioni irlandesi con il suo ardore giovanile, la sua dedizione alla causa, la sua pervicace convinzione nell’ideale, di certo un po’ ingenuo e poco esperto, e così imbottito di una concezione eroica dell’uomo che finiva più spesso ucciso o catturato, ma era pieno di passione e di sentimento. Così Moore descrive i giovani ribelli di allora, poeti, studiosi e sognatori, privi di senso pratico e non addestrati alle strategie della guerra, eppure che affrontano il nemico e il loro tragico destino con coraggio, fierezza e dignità. (vedasi ad esempio il prototipo del gentleman irlandese Robert Emmet)

LA VERSIONE STRUMENTALE

La melodia risale probabilmente alla fine del 1500, adattata da Moore sul testo ed all’epoca arrangiata per voce e pianoforte; oggi è più spesso interpretata come marcia con tamburi e cornamuse o come brano solistico all’arpa. Ovviamente le versioni per cornamuse nel WEB si sprecano come se ne trovano molte anche per arpa, ma quelle che segnalo sono:

ASCOLTA Semyon Kobialka & Daniel Kobialka in “American Classics” : il figlio al clavicembalo e il padre al violino

ASCOLTA The Corrs ancora la melodia portata dal violino in un arrangiamento tra il classico e il folk

ASCOLTA Celtic Passion dove il canto solista è affidato prima al flauto seguito da un delicato arrangiamento per pianoforte.

IL TESTO

Le versioni irlandesi spaziano da quella più tradizionale dei Clancy Brothers a quella rockeggianate di Shane Macgowan.

ASCOLTA Joe Strummer and the Mescaleros dal film “Black Hawk Down” di Ridley Scott 2001
ASCOLTA Sean Connery nel film “The Man Who Would Be King” di John Huston, 1975 (al 2:50 min se non parte in automatico)

Stessa melodia ma diverso inno The Son of God:
A glorious band, the chosen few
On whom the Spirit came;
Twelve valiant saints, their hope they knew,
And mocked the cross and flame.
They met the tyrant’s brandished steel,
The lion’s gory mane;
They bowed their heads the death to feel:
Who follows in their train?

ASCOLTA Jack Lukeman noto anche come Jack L il cantautore di Kildare che ha realizzato un video-reportage sulla rivolta di Pasqua 1916 (vedi) – strofe da I a IV,  una versione più epica che marziale che tocca le corde del sentimento

ASCOLTA John McDermotty (un classico)


I
The Minstrel Boy
to the war has gone
In the ranks of death(1)
you will find him,
His father’s sword
he hath girded on (2)
And his wild harp slung behind him
II
“Land of Song!(4)”
said the warrior bard(5)
“Though all the world betrays thee(6)
One sword, at least,
thy rights shall guard
One faithful harp shall praise thee!”
III
The Minstrel fell,
but the foeman’s chains
Could not bring
this proud soul under
The harp he loved never spoke again
For he tore its chords asunder
IV
And said, “No chains
shall sully thee
Thou soul of love and bravery!
Thy songs were made
for the pure and free(7)
And shall never sound in slavery(8)!”
V
The Minstrel Boy
will return one day
when we hear the news
we all will cheer it,
the minstrel boy will return I pray
torn in body perhaps,
not in spirit
and then you’ll play
his harp in peace,
as heaven hath intended,
for all the bitterness of man
must cease and ev’ry battle ended.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Il giovane menestrello
è andato in guerra,
nei ranghi della morte (1)
lo troverete,
si è cinto
con la spada del padre (2)
e si è appeso alla spalla la rustica arpa (3)
II
“Terra melodiosa! (4)”
disse il bardo guerriero (5)
“Anche se tutto il mondo ti tradisce (6)
almeno una spada
i tuoi diritti difenderà
e un’arpa fedele ti loderà! ”
III
Il Menestrello è caduto,
ma le catene degli oppositori,
non possono sottomettere
questo spirito fiero:
l’arpa che amava non canterà mai più, che lui le corde a pezzi le strappò
IV
E disse: “Nessuna catena
dovrà macchiarti,
tu anima dell’amore e del coraggio!
Le tue canzoni sono state fatte
per la purezza e la libertà (7)
e non dovrai mai suonare in schiavitù(8)”
V
Il giovane menestrello
ritornerà un giorno,
quando sentiremo la novella
tutti esulteremo.
Il giovane menestrello ritornerà-io prego
straziato forse nel corpo,
ma non nello spirito.
Allora si suonerà
la sua arpa in pace,
come s’intende il paradiso,
che tutte le amarezze dell’uomo
saranno cessate e ogni battaglia finita.

NOTE
1) le prime file all’assalto sono quelle destinate più facilmente alla morte
2) nella traduzione mi sovviene l’italico inno di Mameli “dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa”
3) ovvero l’arpa bardica un po’ tozza e piccola:  già nel XI° sec. si attribuisce ai Celti la realizzazione di due tipi di arpa, una più piccola con una decina di corde che si portava a spalla o era fissata alla cintura e una più grande (in gaelico clàirseach) con una trentina di corde: la cassa armonica si otteneva, diversamente da oggi, scavando un singolo blocco di legno (più diffusamente di salice), le arpe celtiche cosiddette “a testa bassa” erano così lavorazioni di scultura e d’intarsio, strumenti raffinati e preziosi consoni alla nobiltà. In questo senso la “wild harp” è da intendersi nella versione più “rustica” come arpa a 10 corde (continua)
4) letteralmente terra della canzone, ovvero l’Irlanda, ma per estensione ogni patria tradita, ovvero vilipesa e calpestata. L’ironia della storia è che anche gli inglesi cantavano la canzone nei loro bei salotti frequentati da personaggi romantici alla Lord Byron ignari che le “foeman’s chains” citate da Thomas Moore erano proprio le loro (dovevano essere però piuttosto duri di comprendonio per non capirlo)!!
5) nei tempi antichi i guerrieri erano anche bardi cioè poeti, o le loro gesta eroiche e la loro morte era cantata dai bardi che avrebbero tramandato nei secoli la loro memoria, così la loro breve (vissuta in sprezzo al pericolo) vita non sarebbe stata vissuta invano. Per un guerriero, l’onore rappresentava tutto; un uomo si valutava in base ad esso, e, difatti, uno degli strumenti più pericolosi nella società celtica era la satira, un particolare canto dei poeti che, deridendo un uomo, ne causava l’allontanamento dalla società. Ogni guerriero era tenuto a difendere, a prezzo della vita, il suo onore, insieme a quello del suo clan. continua
6) Per estensione oggi si legge: due sono le cose che restano alla patria tradita, le armi e un fedele esercito. Si esprime il concetto che per liberarsi dall’oppressore (inglese) gli irlandesi devono conquistare la libertà con il loro valore e il loro sacrificio, senza illudersi che un popolo straniero (Francia e Spagna) possa regalare loro la libertà; ma anche che viltà e corruzione dominano nel presente così come la slealtà e l’ipocrisia dei traditori e dei conformisti; nelle intenzioni di Moore la frase significava: è giunta l’ora per i giovani idealisti di agire in prima persona con devozione disinteressata e sacrificio.
7) si esprime qui un concetto caratteristico del romanticismo: la libertà individuale non è solo politica ma più estesamente intesa come libertà morale dalle passioni, dai vizi e dai compromessi, si badi bene non dal sentimento che sentimento e ragione nell’idealismo romantico sono parimenti importanti.
8) Un punto di vista a mio avviso un po’ estremo e al limite del fanatismo, sono infatti le canzoni a liberare gli uomini dalle catene anche se cantate in schiavitù, la musica non è solo per i cori angelici e le beate schiere del paradiso ma anche per le miserie e i tormenti sulla terra. Diverso è invece se il poeta avesse voluto intendere che l’arpa ossia la musica non si piegherà mai alle lodi e alle piaggerie verso il tiranno, così il giovane soldato ha preferito distruggere l’arpa piuttosto che farla cadere nelle mani del nemico! Ma questa lettura è solo superficiale perchè l’arpa è il simbolo dell’Irlanda e quindi sotto possiamo leggervi un messaggio ancora più estremo. A mio avviso bisogna stare attenti a non confondere il patriottismo con il fanatismo che è appunto esibito con il gesto del menestrello che distruggere la sua arpa, è un po’ come se i genitori uccidessero i loro figli per non farli cadere in mano nemiche, gesto al limite giustificabile solo se fossero certi che a loro venissero inferte violenze e brutali uccisioni, non solo perchè diventeranno schiavi: la vita viene prima di tutto e solo come ultima ratio può essere sacrificabile.
In questo senso anche il suicidio, più discreto come quello letterario di Jacopo Ortis o più eclatante di quello che si fanno esplodere (o si danno fuoco) in pubblico fa parte di una concezione eroica dell’uomo: Ugo Foscolo nel suo romanzo delinea un eroe romantico che per non arrendersi e sfuggire a una situazione umiliante e straziante reagisce con l’unico modo che gli resta (titanismo eroico e vittimismo sono le due facce della stessa medaglia).

A volte la II, III e IV strofa sono riassunte in un super-concentrato:
I
The minstrel boy to the war is gone,
In the ranks of death ye may find him;
His father’s sword he hath girded on,
With his wild harp slung along behind him.
II
Land of Song, the lays of the warrior bard,
May some day sound for thee,
But his harp belongs to the brave and free
And shall never sound in slavery!”

FONTI
http://www.libraryireland.com/Irish-Melodies/The-minstrel-boy-1.php
http://goodmorningbritten.wordpress.com/2013/11/26/listening-to-britten-the-minstrel-boy/
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/18/minstrel.htm
http://thesession.org/tunes/6782
http://www.poetryfoundation.org/bio/thomas-moore

ILLUSTRAZIONI
http://gold-seven.deviantart.com/art/The-Sword-and-the-Harp-199540500

LAST ROSE OF SUMMER

Il brano è stato scritto dal poeta irlandese Thomas Moore e ha conosciuto una vasta notorietà sia nazionale che internazionale nel 1800.

ANALISI DEL TESTO

Thomas Moore scrisse la poesia “The Last Rose of Summer” nel 1805, dedicandola ad una rosa, l’ultima rimasta sullo stelo: sola e abbandonata, illanguidisce al calore morente dell’estate e la mano del poeta la sboccia, di modo che anche i suoi petali cadano, accanto a quelli delle sue compagne già sfiorite.

lastroseCosì il poeta raffronta l’anima del fiore con l’anima umana: anche l’uomo, solo, alla fine del suo cammino, senza più amore e amicizie, non ha più desiderio di continuare a vivere e vorrebbe che una mano pietosa lo ricongiungesse ai suoi affetti.

La poesia è stata messa in musica qualche anno più tardi da Sir John Stevenson, amico e collaboratore di Moore, adattando la melodia di un vecchio brano tradizionale irlandese “The Young Man’s Dream“, ripreso agli inizi dell’ottocento anche in “The Groves of Blarney“. Da un’altra fonte (vedi) si asserisce che la melodia è stata composta da Stevenson, ma a ben vedere, “The Young Man’s Dream” ha origini seicentesche o quantomeno risale a prima del 1789. Il brano compare quindi nella raccolta Irish Melodies (1815)

ASCOLTA  al pianoforte  Roy Neumann

La canzone ebbe all’epoca un enorme successo: “To our great-grandparents the Irish Melodies of Thomas Moore were as familiar as the songs of John Lennon, Bob Dylan or Bruce Springsteen today. During the nineteenth century a million and a half copies of the sheet music for ‘Tis the Last Rose of Summer were sold in the United States alone, making it one of the most popular songs ever written.” (James Flannery)

MARTHA

opera-marthaIl brano è stato reso famoso anche sul continente e in America dall’opera lirica “Martha” del compositore tedesco Friedrich von Flotow (Der Markt zu Richmond) rappresentata per la prima volta a Vienna nel 1847 e nel 49 a Londra (e poi New York, Parigi).

The last rose of Summer” (in inglese nelle premier dell’opera e poi sempre in tedesco con il titolo Letzte Rose) è cantata nel II atto: all’epoca era consuetudine inserire arie popolari nelle opere come pezzi di bravura per soprano. Così grazie alla popolarità di “Martha” anche “The last rose of Summer” fu popolare fino alla seconda metà del 1900. Nel 1906 l’opera venne rappresentata a New York al Metropolitan Opera in italiano con il famoso tenore Enrico Caruso da cui la versione in italiano “Qui Sola Vergin Rosa“. Una copia cantata da Bessie Abott nel 1907 si trova anche nell’archivio del “Library of Congress
Nel contesto dell’opera “Martha” sono riportati solo le prime due strofe della poesia che diventa una poesia d’amore in cui l’amante coglie la rosa per portarla al suo petto. Quindi l’omaggio è alla donna più bella del giardino (verginea fanciulla che per la verità sta in po’ appassendo e rischiando di diventare zittella!) rimasta intatta per il poeta, che la coglie come primo e unico, appassionato, amante!

ASCOLTA Erna Berger soprano, direttore d’orchestra: Leo Blech, Orchester der Staatsoper Berlin

ASCOLTA Mafalda Favero “Te sola, vergin rosa”


LETZTE ROSE
I
Letzte Rose, wie magst du
So einsam hier blühn?
Deine freundlichen Schwestern
Sind längst, schon längst dahin.
Keine Blüte haucht Balsam
Mit labendem, labendem Duft,
Keine Blätter mehr flattern
In stürmischer Luft.
II
Warum blühst du so traurig
Im Garten allein?
Sollst im Tod mit den Schwestern,
Mit den Schwestern vereinigt sein.
Drum pflück ich, o Rose,
Vom Stamme, vom Stamme dich ab,
Sollst ruhen mir am Herzen
Und mit mir, ja mit mir im Grab.
Sollst ruhen mir am Herzen
Und mit mir, ja mit mir im Grab.

QUI SOLA VERGIN ROSA
I
Qui sola vergin Rosa,
come puoi tu fiorir?
Ancora mezzo ascosa,
e presso già a morir!
Non ha per te rugiade,
già colta sei dal gel!
Il capo tuo già cade,
chino sul verde stel.
II
Perche sola ignorata
languir nel tuo giardin?
Dal vento tormentata
in preda a un rio destin?
Sul cespite tremante
ti colgo giovin fior!
Su questo core amante,
cosi, morrai d’amor.
Su questo core amante,
cosi, morrai d’amor.

Le versioni in stile tradizionale sono però relativamente poche
ASCOLTA Clannad in Crann Ull 1980

Interessante la versione di Anuna con un’arpa angelica (c’è da dire che tutto il Cd è bellissimo, un pezzo di paradiso)
ASCOLTA Anuna in Invocation, 2002 (in versione integrale su Spotify qui) anche il testo è stato parzialmente riscritto su arrangiamento musicale di Michael McGlynn (vedi)

In genere il brano viene arrangiato in stile classico e operistico con voci soprano e più raramente cantato da tenori
ASCOLTA la versione inglese di Rita Streich, ha qualcosa di celestiale

ASCOLTA Andre Rieu e la sua orchestra, con uno strepitoso tin whistle a riaffermare le origini irlandesi del brano (la linea melodica del flauto richiama Danny Boy)
leggermente diversa nell’esecuzione live

e infine, per un over-dose di dolcezza, due voci da usignolo a confronto
ASCOLTA Méav in A Celtic Journey 2005,

ASCOLTA Laura Wright


POESIA DI THOMAS MOORE
I
‘Tis the last rose of Summer,
Left blooming alone;
All her lovely companions
Are faded and gone;
No flower of her kindred,
No rosebud is nigh,
To reflect back her blushes,
Or give sigh for sigh!
II
I’ll not leave thee, thou lone one,
To pine on the stem;
Since the lovely are sleeping,
Go sleep thou with them.
Thus kindly I scatter
Thy leaves o’er the bed
Where thy mates of the garden
Lie scentless and dead.
III
So soon may I follow,
When friendships decay,
And from Love’s shining circle
The gems drop away!
When true hearts lie withered,
And fond ones are flown,
Oh! who would inhabit
This bleak world alone?

Traduzione Italiano Tabitha Maggiotto
I
E’ l’ultima rosa d’estate,
lasciata fiorire da sola,
tutte le sue compagne
sono ormai appassite e andate,
nessun fiore della sua specie,
nessun bocciolo le si avvicina
per riflettere i suoi rossori
o per ricambiare i suoi sguardi.
II
Non ti lascerò sola
a languire sul tuo stelo,
ora le belle stanno dormendo,
vai a dormire con loro.
Quindi gentilmente spargo
le tue foglie sul letto
dove le tue compagne di giardino
giacciono senza profumo, morte.
III
Velocemente possa io seguire
quando le amicizie appassiranno
e dal luccicante cerchio d’amore
le gemme cadranno.
Quando i cuori puri giacciono avvizziti
e non ci saranno più cuori appassionati,
allora chi vorrebbe mai abitare,
solo, questo arido mondo?
L’ultima rosa dell’estate (traduzione di Mario Rapisardi)
I
Che fai, rosa deserta in su lo stelo,
Mandando effluvi al cielo?
Più il prato non s’infiora
Di tue compagne, che l’età scolora:
Nè fiore alcuno, ovunque il guardo giri,
Giunge a’ tuoi le sue tinte e i miei sospiri!
II
Ti lascerò da tutti abbandonata
Sul gambo relegata?
Oh, no. Pietoso invece io ti disfioro…
Raggiungi gli altri fior, dormi con loro!
Là, dove sparsi il prato
Morti li accoglie, t’è il dormir più grato.
III
Deh, ma potrò pur io morir repente,
Quando le gioie spente
D’ogni affetto gentil tutte saranno?
Quando dal luminoso
Astro i raggi d’amor s’oscureranno,
Potrò aver come te pronto riposo?
IV
Oh, allor che a’ sogni dell’april degli anni
Sieguono i disinganni…
Quando, d’amor ogni legame infranto,
Sol ci rimane il pianto…
Chi vuol, chi può restar deserto in questa
Tomba del nostro cor, landa funesta?

 

Ecco invece come un poeta contemporaneo reinterpreta testo ed atmosfera: il brano fa parte della commedia musicale ,”The Black Rider”, di Robert Wilson (1989), con libretto scritto da William Burroughs. La storia è basata su un racconto popolare tedesco/boemo, musicato già nel 1821 da Carl Maria von Weber col titolo “Der Freischütz”.
ASCOLTA Tom Waits


I love the way
The tattered clouds
Go wind across the sky
And summer goes
And leave me
With a tear in my eye
I’m taking out my winter clothes
My garden knows what’s wrong
The petals of my favorite rose
Be in the shadows dark and long
Though every year
It’s very clear
I should be used
To carrying on
But I can be found in the garden
Singing this song
When the last
Rose of summer is gone
traduzione italiano da qui
Mi piace il modo in cui
il vento soffia le nuvole sfilacciate attraverso il cielo
L’estate se ne va
e lascia
nel mio occhio una lacrima
Sto tirando fuori i vestiti invernali
il mio giardino sa cosa non va
I petali della mia rosa preferita
stan nelle ombre lunghe e scure
Sebbene ogni anno
sia ben chiaro
che dovrei
darmi da fare
Mi trovate qua nel giardino,
a cantar questa canzone
quando l’ultima
rosa dell’estate è andata

FONTI
http://voices.yahoo.com/the-history-last-rose-summer-7171510.html
http://www.aria-database.com/cgi-bin/aria-search.pl?composer=Friedrich+von+Flotow&a
http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/OCon033.html
http://sniff.numachi.com/pages/tiYNGMNDR.html
http://www.folkworld.de/37/e/moore.html
http://retedue.rsi.ch/note/welcome.cfm?idg=0&ids=1298&idc=5770
http://wbyeats.files.wordpress.com/2010/04/or-t-moore-150410.pdf

ILLUSTRAZIONI
John William Waterhouse – My sweet rose

Martha
http://www.curtissvintageprints.com/antique-opera-print-martha-by-flotow/

PRETTY GIRL MILKING HER COW

Cailín Deas Cruíte na mBó” è un brano in gaelico irlandese  del XVIII sec versificato anche inglese con il titolo “Pretty girl milking her cow”  (e attribuito talvolta al poeta Thomas Moore ).
La melodia “Cailin Deas” si trova in “Ancient Irish Music” di Edward Bunting (1796). L’attrice cantante Judy Garland (dalle origini irlandesi) ha reso molto popolare la canzone anche in America, proponendola in vari arrangiamenti fin dal 1940. (la versione in gaelico nella prima parte)

I SIMBOLI DELLA DEA

559La figura di una fanciulla che munge una mucca si ritrova scolpita sulle mura di molte chiese medievali ed è una presenza molto antica in terra d’Irlanda e più in generale lungo le coste d’ Europa: già nel megalitismo si trovano nomi come  The Cow and Calf attribuiti a particolari rocce. In Irlanda Boinn-Boann, la “Vacca Bianca” (BoVinda) è la dea che rappresenta la prosperità.  La Vacca o il Toro cavalcati da Dee femminili o dalla Luna stessa sono il simbolo del potere della Madre Terra, la forza racchiusa nel segreto della Natura. Così il culto dell’antica dea si trasforma sempre secondo le nuove concezioni .. per restare sempre immutato! (vedi)
The White Cow of Crichie,in the Buchan, has a name “frequently given to great stones, presumably, as this one, of white quartz”.vi The Cow and Calf Rocks loom near a dense cluster of carved rocks on Ilkley Moor, West Yorkshire. The Buwch a’r Llo – ‘Cow and Calf’ – are two standing stones by the road near Melindwr, Ceredigion, Wales. Such names may be the last trace of narratives associated with these configurations,vii evoking the belief that ‘the presence of her calf was essential when a cow was being milked and that a cow deprived of her calf would retain her milk’.viiiL’ Épine Blanche (‘White Thorn’), the heroine of a Breton folktale, used a holly stick to strike a rock on the sea-shore, from which a cow emerged, to provide copious amounts of milk for the girl and her mother.ix One story, from Ireland, relates how a family on Dursey Island found a black bull and cow near the beach. The cow furnished sufficient butter and milk for all domestic wants, and soon a calf was added to the number. However, a wicked servant girl, milking the parent cow, struck the beast and cursed her. The animal turned to the other two and lowed to them, sorrowfully, and the three moved off to the sea. They plunged in, and forthwith the three rocks, since known as the Bull, Cow and Calf, arose. Milking legends’ surround megalithic structures such as Mitchell’s Fold stone circle in Staffordshire, where a witch milked a magical cow through a sieve, the cow thence ceasing to give her bounty of milk.xi During a famine, a benevolent white sea-cow provided milk at the Callanish stone circle on the Isle of Lewis, until a witch milked her through a sieve.xii The Glas Gowlawn (the Grey Cow), presented itself every day before each house in Ireland, giving a day’s supply of milk. So she continued until an avaricious person laid in a quantity for traffic, whereupon she left Ireland, going into the sea off the Hill of Howth.xiiiY Fuwch Frech, ‘The Freckled Cow’, roamed the Mynydd Hiraethog near Ruthin. Her pasture was near a farm called Cefn Bannog (‘Horned Ridge’); she drank at the spring called Ffynnon y Fuwch Frech.xiv A stone circle, Preseb y Fuwch Frech (‘The Freckled Cow’s Crib’) was her shelter.xv Whenever anyone went to her for milk, she filled the vessel with milk of the richest quality, and she never became dry. Eventually, a witch took a sieve and milked her dry. In response she walked to Llyn dau ychain, the Lake of the Two Oxen, in the parish of Cerrig-y-drudion, followed by her two children the Ychen Bannawg, the legendary long-horned oxen, bellowing as they went. They disappeared into the lake and were never seen again.xvi In County Limerick, a cow emerged from the River Deel; if she were milked a hundred times a day she would each time fill a can. She departed into the river and was never more seen, when she was cursed by a woman milking her.xvii This confluence of stone, water and animals in these narratives is a discernible element in a wide array of rock art traditions worldwide.” (tratto da qui)

LA MELODIA

Una slow air che è quasi una ninnananna, tipica dell’aisling song un genere letterario della poesia irlandese proprio del 1600-1700 in cui il protagonista (spesso un poeta) ha la visione in sogno di una bella fanciulla che rappresenta l’Irlanda. Da assaporare piano in questo delicato arrangiamento di Duck Backer

Il testo però non parla di fate, è piuttosto una irish pastoral love song, ovvero una courting song, (in italiano”canzone di corteggiamento”) con proposte matrimoniali più o meno serie. Il tema del contrasto amoroso a sfondo bucolico richiama la tradizione medievale dei trovatori e della lirica trobadorica e in effetti  il linguaggio è forbito e ricco di immagini elaborate!  Ai nostri tempi i testi fanno un po’ sorridere ma erano canti che facevano parte del “sistema educativo” di una volta, in cui le fanciulle imparavano come comportarsi soprattutto con nobilastri che si aggiravano per le campagne in cerca di facili prede!!
Le strofe contenute nella versione inglese sono 6-8 sulle 4 in gaelico: le galanti proposte del giovanotto non vengono accettate perché la ragazza preferisce essere libera piuttosto che legarsi ad un uomo, lei si sposerà solo quando sarà ricca. Ma lui le risponde che i soldi non contano e che il tempo dell’amore è quello della gioventù..
Il genere pastorale era diffuso anche tra la “gentry” però più come una forma gaudente o un “divertissement“.

ASCOLTA Clannad
ASCOLTA Hannah Peel


I
It was on a fine summer’s morning
The birds sweetly tune on each bough
And as I walked out for my pleasure
I saw a maid milking a cow
II
Her voice was so enchanting, melodious
Left me quite unable to go
My heart, it was loaded with sorrow
For the pretty maid milking her cow
III
Then to her I made my advances
“Good morrow most beautiful maid
Your beauty my heart so entrances”
“Pray sir do not banter,” she said
IV
“I’m not such a rare precious jewel
That I should enamour you so
I am but a poor little milk girl,”
Says the pretty maid milking her cow
V
The Indies afford no such jewel
So bright, so transparently clear
I do not add things to my funeral
Consent but to know me my dear
VI
Oh, had I the Lamp of Aladdin(1)
Or the wealth that gold mines can bestow
I’d rather be poor in a cottage
With the pretty girl milking her cow.”
tradotto da Cattia Salto
I
In una bella  mattina d’estate quando gli uccelli cantavano dolcemente sul ramo e mentre passeggiavo per diletto,
vidi una fanciulla che mungeva la mucca.
II
La sua voce cantava melodiosa, e non riuscivo ad allontanarmi, il mio cuore, era carico di affanno per la bella fanciulla che mungeva la  mucca.
III
Allora mi sono presentato “Buon giorno bella giovane, la tua bellezza mi ha incantato”
“Non mi prendete in giro signore,
IV
non sono un gioiello così raro da farvi innamorare di colpo, piuttosto sono una semplice giovane campagnola” disse la bella fanciulla  che mungeva la mucca.
V
“Le Indie non hanno un tal gioiello così luminoso, così trasparente e chiaro, non aggiungo altro al mio funerale, ma permettetemi di conoscervi, mia cara!
VI
Se avessi la lampada di  Aladino, o la ricchezza che le miniere d’oro possono dare, piuttosto vorrei essere povero in una casetta di campagna, con la bella fanciulla che munge la mucca”

NOTE
1) l’invocazione si ritrova anche in un’altra canzone dello stesso genere dal titolo Lough Erne Shore

In quest’altra versione testuale veniamo a conoscere il motivo del rifiuto della ragazza, un motivo molto “femminista”, ovvero per i tempi da “suffragetta”: la ragazza preferisce l’indipendenza piuttosto che una vita di sottomissione al marito (vedi il matrimonio nella storia qui)
ASCOLTA Cathie Ryan

ASCOLTA Sara Redding


I
It being on a fine summer’s morning
As the birds sweetly tuned on each bough,
I heard a fair maid sing most charming
As she sat milking her cow
II
Her voice was enchanting melodious
Which left me scarce able to go
My heart it was soothed with solace
By the cailín deas crúite na mbó
III
I courteously did salute her
“Good morning, most amiable maid
I’m your captive slave for the future”
“Kind sir, do not banter,’ she said…
IV
I’m not such a precious rare jewel
That I should enamour you so
I am but a plain county girl
Says the cailín deas crúite na mbó”
V
“The Indies afford no such jewels
So precious, so transparent clear
Oh do not refuse me, my jewel
Consent now and love me, my dear
VI
For riches I care not a farthing
It’s your love that I want and no more
I’d rather live poor on the mountain
With my cailín deas crúite na mbó'”
VII
“I don’t understand what you mean, sir
I ne’er was a slave yet to love
For these feelings I have no desire
I pray your affection remove
VIII
To marry, I can assure you
That state I will not undergo
I’m prepared to live single and airy”
Says the cailín deas crúite na mbó…
tradotto da Cattia Salto
I
In una bella mattina d’estate quando gli uccelli cantavano dolcemente sul ramo ho sentito il più incantevole canto di una bella giovane mentre seduta mungeva la mucca.
II
La sua voce cantava melodiosa e non riuscivo ad allontanarmi, il mio cuore si è sollazzato per la bella fanciulla che munge la mucca.
III
L’ho salutata cortesemente “Buon giorno bella giovane, sarò vostro servitore per il futuro” “Non deridetemi  gentile signore,
IV
non sono un gioiello così raro da farvi innamorare così, sono solo una semplice giovane campagnola”
disse la bella fanciulla che mungeva la sua mucca
V
“Le Indie non hanno un tal gioiello così luminoso, così trasparente e chiaro, non respingetemi, mio gioiello, acconsentite e amatemi, mia cara.
VI
Delle ricchezze non mi curo, è il vostro amore che voglio e nient’altro preferisco che vivere povero sui monti, con la bella fanciulla che munge la mucca”
VII
“Non comprendo cosa volete dire signore, non sono mai stata innamorata,
per tali sentimenti non ho desiderio; vi prego di allontanare il vostro affetto.
VIII
Del matrimonio, vi posso assicurare, non sopporto la sottomissione, sono pronta a vivere sola e libera”
disse la fanciulla che mungeva la mucca

FONTI
La femmina sacra. Sheela, la dea dei celti di Maureen Concannon
http://ontanomagico.altervista.org/blanchebiche.htm
http://ontanomagico.altervista.org/curragh-kildare.html

http://terreceltiche.altervista.org/gruagach-mhara-a-gruagach-or-a-selkie/
http://www.celticlyricscorner.net/clannad/pretty.htm
https://musescore.com/mike_magatagan/scores/118434
https://thesession.org/tunes/1758
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=6543
https://thegrammarofmatter.wordpress.com/till-the-cows-come-home-part-one-towards-a-natural-history-of-megaliths/
http://tairis-cr.blogspot.it/2015/11/oran-buaile-teiris-bho.html