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CHRISTMAS IS COMING: THE GEESE ARE GETTING FAT

Già i Celti mangiavano l’oca a Samain e i cristiani medievali la servivano sulla tavola per San Michele (29 settembre), in epoca Regency finisce sulla tavola di Natale come piatto principale della cena natalizia inglese (oltre al roast beef e alla cacciagione), finchè in epoca vittoriana l’oca riebbe il posto d’onore nel menù spodestata poco dopo dall’americano (e più economico) tacchino.
There never was such a goose. Bob said he didn’t think there ever was such a goose cooked. Its tenderness and flavour, size and cheapness, were themes of universal admiration. Eked out by apple-sauce and mashed potatoes it was a sufficient dinner for the whole family indeed; as Mrs Cratchit great delight (surveying one small atom of a bone upon the dish), they hadn’ t ate it all at last! Yet every one had had enough, and the youngest particular, were steeped in sage and onion to the eyebrows!” (Charles Dickens in A Christmas Carol)
L’oca arrosto resta comunque la preferita sulle tavole natalizie dei Piemontesi e Lombarde prestandosi a preparazioni agro-dolci con ripieni saporiti di mele e nocciole, o prugne e castagne !

oca-tavola

RICETTA MEDIEVALE da Il libro della cucina XIV secolo qui

LA FILASTROCCA

L’oca spunta anche in una filastrocca inglese per bambini diventata christmas carol. La canzoncina vuole ricordare ai bambini (e anche ai grandi) che il significato del Natale è nella condivisione e nella generosità: ognuno dona quello che può a chi ne ha più bisogno, e se non ha proprio niente, non resta che augurare… la benedizione di Dio!
La datazione della filastrocca non è semplice potrebbe essere medievale (come molte altre Nursery Rhyme) oppure d’epoca vittoriana, come si è propensi a credere soprattutto per questa canzone. La prima versione stampata della filastrocca trova nel Shropshire Folklore (Burne&GF Jackson 1883) raccolta a Oswestry.
La musica è stata attribuita a Edith Nesbit Bland (1858-1924), un altro arrangiamento simile viene da Henry Walford Davis (1869 – 1941).

Una versione Old Style in canone dei The Kopsas

Ancora un arrangiamento in canone di Jamie Barrett


Christmas is coming,
the geese are getting fat,
please put a penny
in the old man’s hat!
If you haven’t got a penny,
a ha’penny (1) will do;
If you haven’t got a ha’penny,
than God bless you!
TRADUZIONE ITALIANO
Natale sta arrivando,
le oche sono all’ingrasso,
per favore, mettete un penny
nel cappello del vecchio!
Se non avete un penny
andrà bene anche mezzo penny (1);
se non avete mezzo penny,
allora che Dio vi benedica!

NOTE
1) Prima che venisse coniato il mezzo penny (1700) si spezzava a metà il penny intero lungo la linea della croce

Una versione strumentale è stata resa popolare negli anni ’60 dai The Kingston Trio con il titolo di A Round About Christmas

CHRISTMAS IS COMING

Con la denominazione “Christmas is Coming” in The Hymns And Carols of Christmas sono riportate due versioni in cui si ripercorrono le consuetudini natalizie: le candele accese, l’albero di Natale, la calza appesa per San Nicola (quando il Babbo Natale sponsorizzato dalla Coca-Cola non era ancora stato inventato), il grog con le uova, il vecchio ceppo di Yule che doveva bruciare per le 12 giornate del Natale e il vischio benaugurale appeso alle porte. E ovviamente tante carole!

VERSIONE 1


I
Christmas is coming
the candles on the tree
Won’t you please hang a stocking
for old Saint Nick to see
If you haven’t got a stocking
A little sock will do
If you haven’t got a little sock
Then God bless you!
II
Christmas is coming
the egg is in the nog
Won’t you please let me come sit ‘round the old Yule log
If you’d rather I did not sit down
To stand around will do If you’d rather
I did not stand ‘round
Then God bless you!
III
Christmas time is drawing
near the candles on the tree
Won’t you please save a turkey leg
For poor ol’ me
If you haven’t got a turkey leg
A turkey wing will do
If you haven’t got a turkey wing
Then God bless you!
IV
Christmas is coming,
how joyful it will be,
The family will gather
‘round the Christmas tree,
With silver tinsel, shining bright,
The room is all aglow.
There’s a kiss for you and me
Beneath the mistletoe.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Natale si avvicina,
le candele sull’albero
non volete appendere una calza
per la visita del vecchio San Nicola?
Se non avete una calza,
un piccolo calzino andrà bene
e se non avete un calzino
allora che Dio vi benedica!
II
Natale si avvicina,
l’uovo è nello zabaglione,
non volete lasciarmi entrare e sedere intorno al vecchio ceppo di Yule?
E se preferite che non mi sieda,
anche stare in piedi andrà bene
e se non volete che stia in piedi
che Dio vi benedica.
III
Natale si avvicina, alle candele sull’albero, non volete lasciare una coscia di tacchino per un povero vecchio come me?
Se non avete una coscia di tacchino, un’ala di tacchino andrà bene
e se non avete un’ala di tacchino
allora che Dio vi benedica.
IV
Natale si avvicina,
come sarà gioioso,
la famiglia si radunerà
introno all’albero di Natale,
con ornamenti d’argento, luci splendenti, la stanza è tutta raggiante.
C’è un bacio per te e me
sotto il vischio.

VERSIONE 2


I
Christmas is coming,
the geese are getting fat,
Won’t you please put a penny
in the old man’s hat?
If you haven’t got a penny,
a ha’penny will do;
If you haven’t got a ha’penny,
God bless you!
II
Christmas day is coming,
lights are on the tree,
Hang up your stocking
for Santa Claus to see (1).
If you you haven’t got a stocking,
a little sock will do;
If you haven’t got a little sock,
God bless you!
III
Christmas day is coming,
the season of good cheer,
Let’s all sing a carol
for the brand-new year!
If you haven’t got a carol,
a jolly song will do;
If you haven’t got a jolly song,
God… bless… you…!
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Natale si avvicina,
Le oche sono all’ingrasso
Vi prego, mettete un penny
Nel cappello del vecchio.
Se non avete un penny
Andrà bene anche mezzo penny
Se non avete mezzo penny
Allora che Dio vi benedica
II
Natale si avvicina,
le candele sono sull’albero
non volete appendere una calza
per la visita del vecchio San Nicola?
Se non avete una calza,
un piccolo calzino andrà bene
e se non avete un calzino
allora che Dio vi benedica!
III
Natale si avvicina,
la stagione del buonumore,
andiamo tutti a cantare un inno natalizio per il Nuovo Anno!
Se non avete un inno natalizio,
una canzone allegra andrà bene,
e se non avete una canzone allegra,
che Dio vi benedica!

NOTE
1) Scritto anche come Old Nick americanizzato in Santa Claus, aveva il suo giorno nel calendario dell’Avvento al 6 dicembre. Una figura sincretica che unisce antichissime tradizioni con quelle “moderne” improntate al consumismo, da vescovo è diventato un buffo e grasso vecchietto dalla barba bianca vestito di un bel rosso pomodoro. Come tutti sanno il Babbo Natale inglese (Santa Klaus) è la storpiatura dall’olandese ‘Sinter klaas’, per San Nicola, sbarcato nel XVII secolo negli Stati Uniti con gli immigrati dai Paesi Bassi (quando New York si chiamava Nieuw Amsterdam). E però nell’Ottocento con la poesiola A Visit from St. Nicholas pubblicata in forma anonima nel 1823, ma attribuita nel 1838 a Clement Clarke Moore, che Nick si rifà il look e porta i doni ai bambini alla vigilia di Natale e non più il 6 dicembre. continua

FONTI
http://www.rivistadiagraria.org/articoli/anno-2009/loca-nel-folklore-e-nella-storia/

http://www.bethsnotesplus.com/2014/09/christmas-is-coming.html
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/christmas_is_coming.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/christmas_is_coming2.htm

BOAR’S HEAD GAUDY

Le festività natalizie che si svolgono nel cuore dell’inverno sono ricche di stratificazioni di credenze e rituali, antichi come l’alba dell’uomo. Il passaggio del sole nel cielo solstiziale che segna il giorno più corto dell’anno era accolto un tempo con grande timore nella paura che il gelo e l’oscurità potessero sconfiggere la luce.
Era la natura stessa, che agli uomini paloelitici poteva sembrare governata dagli astri, a suggerire il comportamento umano.

LA FESTA DI MEZZO INVERNO

Quando la festa di Natale era ancora la festa di Yule presso i germani e i norreni si venerava Freyr (che significa semplicemente Signore, latinizzato in Fricco oppure anglicizzato in Frey), dio della bellezza e della fecondità equivalente per molti aspetti al Lug celtico. Nell’Edda in prosa è descritto insieme alla sorella Freyia Erano belli d’aspetto e potenti. Freyr è il più nobile fra gli Æsir; egli governa la pioggia e lo splendore del sole, e quindi i frutti della terra. È bene invocarlo per le messi e per la pace. Egli ha potere sulla prosperità degli uomini.”
In realtà il Mondo a cui appartenevano i due fratelli era quello dei Vanir, gli Æsir erano gli dèi del cielo e della potenza guerriera; mentre i Vanir erano legati alla terra, alla fecondità e al piacere, dopo la guerra tra le due stirpi Freyr e Freyia andarono come ostaggi presso gli Æsir (vedi).
Odino stesso, il dio dalla lunga barba, è detto in norreno antico jólfaðr ( ‘padre Yule’) e jólnir (‘lo Yule’)
La festa di Yule (dal norreno jól e dal germanico jiuleis) durava 12 giorni a partire dal solstizio d’inverno ( i giorni di Yule diventati successivamente Christmastide) poi traslati al 25 dicembre.
Ma è Freyr ad avere come animale servitore il cinghiale Slíðrugtanni (“dalle zanne terribili”) detto Gullinbursti (dalle setole come il sole).
E’ per la verità un verro cioè un maiale ma di quelli di un tempo più simile a un cinghiale irsuto che al roseo porcello dell’era moderna. Creato dai nani sembra essere più una macchina da guerra che un maiale in carne e ossa: Gullinbursti è in grado di correre più velocemente di qualunque altro destriero, di notte e di giorno, nell’aria e nell’acqua, perché non esiste luogo così oscuro che non possa venire illuminato dallo splendore delle sue setole. Gullinbursti, che ha anche il compito di trainare il carro di Freyr, simboleggia il potere divino della fecondità. (tratto da wiki)
Nella Saga Heiðreks Konungs ins Vitra (la saga di re Heiðrek il Saggio), a Yule il re Heiðrek  sacrificava al dio Freyr un enorme cinghiale, detto sonargǫltr (“cinghiale dell’espiazione”), sul quale gli uomini pronunciavano giuramenti solenni posando le mani sulle setole.

LA FESTA DI FRDBLOD

Nel mezzo dell’inverno aveva luogo la festa di Frdblod, “il sacrificio di Freyr” in cui i guerrieri, riuniti nella grande casa del capo, uccidevano i loro cavalli e il sangue era spruzzato sul pavimento e sulle teste dei presenti. Una coppa di sangue veniva passata di mano in mano e solo dopo che tutti avevano bevuto iniziava il grande banchetto. La festa viene descritta nella saga di Hákon (in italiano qui)
“It was ancient custom that when sacrifice was to be made, all farmers were to come to the heathen temple and bring along with them the food they needed while the feast lasted. At this feast all were to take part of the drinking of ale. Also all kinds of livestock were killed in connection with it, horses also; and all the blood from them was called hlaut [ sacrificial blood ], and hlautbolli, the vessel holding the blood; and hlautteinar, the sacrificial twigs [ aspergills ]. These were fashioned like sprinklers, and with them were to be smeared all over with blood the pedestals of the idols and also the walls of the temple within and without; and likewise the men present were to be sprinkled with blood. But the meat of the animals was to be boiled and served as food at the banquet. Fires were to be lighted in the middle of the temple floor, and kettles hung over them. The sacrificial beaker was to be borne around the fire, and he who made the feast and was chieftain, was to bless the beaker as well as all the sacrificial meat. The narrative continues that toasts were to be drunk. The first toast was to be drunk to Odin “for victory and power to the king”, the second to the gods Njörðr and Freyr “for good harvests and for peace”, and thirdly a beaker was to be drunk to the king himself. In addition, toasts were drunk to the memory of departed kinsfolk. These were called “minni [memorial toast]”. (tratto da qui)

L’usanza del sacrificio rimase nell’abitudine inglese di far sanguinare i cavalli nel giorno di Santo Stefano, santo che finì per assumere alcune caratteristiche di Freyr, e così lo vediamo raffigurato nella pittura svedese a cavallo mentre porta una testa di cinghiale per il banchetto natalizio. Evidentemente si sacrificavano anche cinghiali in onore del dio della fertilità che peraltro aveva un cinghiale dalle setole dorate, dono dei nani, per trainare il suo carro (il prosciutto di Natale è il piatto super-tradizionale della Svezia).

UN CINGHIALE ARROSTO

boar-headA Yule prima del tacchino e ancor prima dell’oca sulla tavola di un banchetto medievale era servita la testa di un cinghiale  con l’immancabile mela o limone in bocca.
Il menù tradizionale del Natale inglese prevedeva sempre gli arrosti di cigni e pavoni, acconciati con tutte le loro penne prima di essere serviti in tavola, ma il piatto forte era la testa di cinghiale arrostita, condita con alloro e rosmarino.
Secondo le fonti più antiche una particolare cerimonia fu inaugurata il 14 giugno del 1170 da re Enrico II Plantageneto nel proclamare il figlioletto come suo erede al trono
To celebrate, “Upon the daie of coronation, king Henrie the father serued his sonne at the table as sewer, bringing vp the boars head with trumpets before it, according to the maner.” The “sewer” was the officer who placed and removed the various dishes (Holinshed’s Chronicle). (tratto da qui)

BOAR’S HEAD GAUDY

Tale usanza si conserva ancora al Queen’s College di Oxford (dall’anno della sua fondazione il 1340), dove la testa di cinghiale viene portata in processione, così come si faceva un tempo.
L’aneddoto (tra goliardia e leggenda) riguardande il perchè dell’evento si riferisce alle prodezze di uno studente che, sorpreso da un cinghiale mentre attraversava il bosco per recarsi alla messa di Natale nella chiesa di San Giles, reagì all’assalto incastrando tra le fauci della bestia, il voluminoso libro di Aristotile che stava leggendo. Lo studente recise la testa al cinghiale (con ancora il libro incastrato in gola), andò a messa e poi ritornò al Queen’s College portando la testa in trionfo: la testa (libro compreso) fu arrostita e servita per la cena. Così ad ogni boccone chi mangiava diventava più sapiente!
La cerimonia è attecchita anche in America al seguito dei primi coloni britannici e prosegue tuttora nella Hoosac School di New York e nella Christ Church Cathedral di Cincinnati, e in diverse altre Università americane.

A Oxford la cerimonia prevede che un corteo di studenti preceduti da un cantore (che ovviamente canta The boar’s head in hand bring I..) rechi la testa in trionfo fino a porgerla al rettore dell’Univeristà, il quale prende il limone (o l’arancio) dalla bocca del cinghiale e lo dona al cantore, e poi distribuisce agli altri presenti, con un gesto augurale, l’alloro della guarnizione. La cerimona pre banchetto si teneva il 25 dicembre ma attualmente è stata spostata alla seconda domenica di dicembre.

Anche in epoca Tudor alla testa del cinghiale era riservato un ingresso trionfale al banchetto di Natale alla corte del re, portata su un vassoio d’argento, circondata di mele rosse e appoggiata su un nido di rosmarino e alloro: annunciata dalle trombe, era il segnale del primo brindisi benaugurale e poi tutti si mettevano a tavola. La testa però non era semplicemente una testa arrostita di cinghiale quanto piuttosto il contenuto della testa era cucinato come una specie di soppressata speziata e piccante. Non so di ricette medievali in merito ma.. nella maremma toscana, nota terra di butteri e cinghiali, c’era un modo per cucinare la testa del cinghiale, il trofeo riservato al cacciatore che lo ha ucciso.
L’attaccamento della casa Tudor alla festa ha un preciso fondamento storico: l’ultimo re della casa York, re Riccardo III sconfitto e ucciso nella battaglia di Bosworth (1485,) portava come proprio distintivo personale il cinghiale bianco, simbolo di forza e coraggio in battaglia.
Da allora portare in tavola ogni anno la testa di un cinghiale arrostito era una specie di tributo a Enrico VII della casa Tudor.

Boars_Head_In_Hand_Bring_I
Artwork by John A. Hows from Christmas In Art And Song. New York: The Arundel Printing and Publishing Company, 1879

La carne di cinghiale era ovviamente un piatto importante nel banchetto medievale delle corti d’Europa perchè la caccia al cinghiale era considerato un nobile passatempo oltrechè un buon esercizio per l’addestramento alla battaglia.
In particolare esistono molte cronache che descrivono dei banchetti in cui era sevita la testa di cinghiale con tanto d’ingresso della portata preannunciato da uno squillo di trombe.
La stagione della caccia al cinghiale si svolgeva in autunno ma in Britannia venne concentrata tra il 25 dicembre e il 2 febbraio (Christmas tide). Cosi riporta il Book of St. Albans (1460)
“The season of the Boar is from the Nativity
Till the Purification of our Lady so free,
For at the nativity of our Lady sweet,
He may find where he goeth under his feet,
Both in woods and fields, corn and other fruit,
When he after food maketh any suit:
Crabs and oak corns and nuts there they grow,
Haws and hips and other things enow,
That till the Purification lasteth as ye see,
And maketh the boar in season to be;
For while that fruit may last,
His time is never past.”

LA RICETTA DI LUCIANO BEZZINI

(riportata da Enzo vediPrima di tutto la testa va appesa per alcuni giorni in cantina, e chi non ce l’ha dovrà farsi subito una cantina adatta. Poi, quando smette di sanguinare va rasata a zero, con il rasoio, poi con un ferro rovente ed anche con acqua bollente ed un pezzo di mattone. La testa quindi va disossata lasciando intatta la pelle e mettendo da parte cervello, lingua e gli altri ritagli e va strusciata con limone e poi salata e bagnata con aceto ed olio e poi il tutto va cosparso di odori (ramerino [per i non toscani è il rosmarino], salvia, timo, aglio, alloro, ginepro ) e tenuto un paio di giorni a riposo. Infine si farcisce la testa con la carne battuta e nuovi odori, si chiude legando il tutto ben stretto e si mette in un paiolo. Qui si copre con olio, vino ed acqua nel rapporto 1,2,3 si mette una buccia di arancia, una manciata di uva passita, pinoli sgusciati, mezzo cucchiaio di cioccolato fondente [una concessione più moderna]. Si chiude il paiolo e si mette sul fuoco basso per qualche ora finché il liquido è ritirato e sul fondo si ha solo grasso che borbotta. Si gira e si mette su un tagliere, affettando quando è tiepido.

E sempre dalla Toscana, in quel di Firenze un’altra ricetta di sopressata, in cui si mescolano la testa di maiale e di cinghiale: si prepara con la carne della testa bollita, tagliata a pezzi e conciata con spezie varie a cui si aggiunge anche la lingua bollita a parte  vedi

Boar’s head carol

Tradizionale canto natalizio britannico andato in stampa nel 1521 in Christmase Carolles con il titolo di “A Caroll bringyng in the Bores heed”  dal tipografo ed editore alsaziano Jan van Wynkyn. Ma la versione diventata standard è quella di Thomas Wright stampata nel 1841 (vedi qui), così la traduce e illustra Ianuarius nel video con il brano musicale dei  The Chieftains in The Bells of Dublin 1991

ASCOLTA Magpie Lane in The Oxford Ramble 1993


I
The boar’s head(1) in hand bring I,
Bedeck’d with bays and rosemary.
I pray you, my masters, be merry
Quot estis in convivio(2)
Caput apri defero
Reddens laudes Domino (3)
II
The boar’s head, as I understand,
Is the rarest dish in all the land,
Which thus bedeck’d with a gay garland Let us servire cantico. (4)
III (5)
Our steward hath provided this
In honour of the King of Bliss;
Which, on this day to be served is
In Reginensi atrio. (6)
Traduzione italiano di Ianuarius*
I
Con la testa di cinghial,
guarnita poi dal lauro e dal rosmarino, ai padroni e ai commensal
letizia oggi auguro.
Porto il capo e rendo onor
ed omaggio al Signor.
II
Giacché il capo di cinghial
è del regno il piatto più special,
con gaio serto ornamental
serviamo con un cantico.
III
Vivanda in onor del Re
della beatitudine,
dal siniscalco donata,
che in sala regia servano

NOTE
* tratta da qui
1) la caccia al cinghiale era uno sport praticato nel periodo natalizio, molto amato dalla nobiltà medievale, e la testa di cinghiale servita a Natale è rimasta una tradizione in alcuni college inglesi. Il cinghiale non esisteva in America  ed è stato portato da Colombo (il verro medievale) che rilasciato nella foresta della FLorida si è ulteriormente inselvatichito. Il cinghiale selvatico si è estinto in Inghilterra nel 1700.
2) Ye who are now at the feast
3) I bring the boar’s head, returning praise to the Lord
4) Let us serve with a song. In altre versioni è scritto “Servitur cum sinapio = it is served with mustard
5) la strofa cinquecentesca citava espressamente il Natale:
Be gladde lordes, bothe more and lasse
For this hath ordeyned our stewarde
To chere you all this Christmasse,
The Bore’s head with mustarde
.
6) In the Queen’s hall

FONTI

http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/Notes_On_Carols/The%20Boar’s%20Head%20Carols/boars_head_carols.htm
http://ontanomagico.altervista.org/solstizio-inverno.html
http://ontanomagico.altervista.org/boar-head.htm
http://www.ravenboymusic.com/the-boars-head-carol/
http://bifrost.it/GERMANI/Schedario/Freyr.html http://www.orkneyjar.com/tradition/yule/yule4.htm
http://www.chefsilvia.it/notizie-eventi-culinari-corsi-sagre/notizie-varie/1294-a-tavola-con-gli-inglesi-medioevali.html http://goldentrail.wordpress.com/2013/08/26/a-month-for-freyr-day-26/ http://www.library.wisc.edu/etext/BookofDays/16450754.html http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/ bores_heed_in_hand_bring_i-sandys.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/boars_head_in_hand_bear_i.htm

SMOKING BISHOP

Le festività natalizie che si svolgono nel cuore dell’inverno sono ricche di stratificazioni di credenze e rituali, antichi come l’alba dell’uomo. Il passaggio del sole nel cielo solstiziale che segna il giorno più corto dell’anno era accolto un tempo con grande timore nella paura che il gelo e l’oscurità potessero sconfiggere la luce. Così in tempi più recenti il solstizio d’inverno fissato dal calendario il 21 dicembre segnava il primo giorno delle feste invernali. Secondo l’usanza attualmente accreditata il conto dei giorni parte invece dal 26 dicembre ovvero il “Giorno Santo” e si conclude il 6 gennaio, con l’Epifania “che tutte le feste spazza via

Le feste improntate da abbondanti libagioni e freddo polare sono l’occasione per preparare il vino speziato, un toccasana che in epoca medievale era considerato quasi un elisir di lunga vita. E per chi voglia cimentarsi nella preparazione di bevande medievali  ecco la ricetta dell’ippocrasso (vedi)
smoking-bishop

Il nostro italico vin brulè è poca cosa rispetto alla tradizione vittoriana di bevande speziate per riscaldarsi nelle fredde giornate invernali!!
Più genericamente si possono definire come punch con vino speziato e servito fumante con l’aggiunta di chiodi di garofano infilzati nei limoni o nelle arance. Ma a seconda del vino utilizzato abbiamo “un Papa” se il rosso è un Borgogna, “un cardinale” con vino del Reno o champagne, “un vescovo” con il porto..
In particolare lo “smoking bishop” è citato nel racconto di Dickens “A Christmas Carol” la cui ricetta viene aggiunta nelle note per l’edizione del 1907 curata da Gordon Browne: si versa il vino rosso, caldo o freddo, sulle arance amare mature. Si riscalda con zucchero e spezie (chiodi di garofano, anice stellato e cannella) aggiunte a piacere.

Ora esistono due scuole di pensiero in merito al trattamento a caldo del vino: la prima dice che il vino non deve mai bollire e mai superare la temperatura di 80 gradi. Ad 83 gradi, infatti, l’alcool contenuto nel vino evapora, gli aromi delle spezie si alterano e lo zucchero si “decompone”. La seconda ritiene invece che il vino debba bollire per bruciare l’alcool (e quindi viene servito spesso anche fiammato).

Dall’Ottocento ci arrivano svariate ricette più dettagliate per la preparazione dello “Smoking Bishop” dal sapore aspro e fruttato da addolcire a piacere dividendosi sostanzialmente tra quelle che usano i limoni e quelle che usano le arance amare
RICETTA
(tratta da vedi)
6 grandi arance, 2 grandi limoni
8 chiodi di garofano
1 bottiglia (750ml) vino rosso
1 bottiglia (750ml) porto rosso
3 bastoncini di cannella
120 g di zucchero di canna
1/4 cucchiaino di zenzero in polvere
1/4 cucchiaino di cannella in polvere
1/4 cucchiaino di allspice ovvero pepe giamaicano (detto anche pimento)
1/4 cucchiaino di noce moscata

PREPARAZIONE
Il giorno prima : cuocere arance e limoni in forno su una teglia poco profonda (a 120 ° C e fino a quando sono marrone chiaro ovvero dopo circa un’ora e mezza) Eventuali succhi rilasciati durante la cottura vanno aggiunti al vino.
Steccare le arance ei limoni con i chiodi di garofano dritte e metterle in una grande ciotola, con tutte le spezie in polvere e lo zucchero. Versare il vino rosso e mescolare bene per qualche minuto. Coprire e lasciare in un luogo caldo durante la notte o per 24 ore.

Il giorno dopo : tagliare le arance e limoni a metà e spremere tutto il succo nella ciotola del vino. Passare al setaccio nel versare il tutto in una grande casseruola, e spremere bene tutta la polpa contro il setaccio adoperando un cucchiaio. Quindi aggiungere i bastoncini di cannella. Riscaldare il vino a fiamma alta e sobbollire per 5 minuti, poi abbassate il fuoco e aggiungere il porto e cuocere a fiamma bassa per altri 20 minuti. Negli ultimi due minuti alzare la fiamma per far “fumare” il vescovo.

SERVIZIO
Servire fumante in bicchieri resistenti al calore o tazze con spicchi di limone e arancia tagliati al momento.
Opzionale: ulteriore zucchero e grattatina di noce moscata

NOTE (da Taccuini Storici)
Il Pimento, anche chiamato Pepe di Giamaica o Pepe garofanato, è una spezia ricavata dai frutti essiccati della Pimenta dioica, albero sempreverde della famiglia del Mirto. Il pimento è originario dell’America Centrale e dell’area caraibica, in particolare della Giamaica: qui, le estese coltivazioni profumano l’aria tutto intorno nel periodo della fioritura. Dall’aspetto molto simile a quello del pepe, il nome ‘pimento’ deriva dallo spagnolo pimiento (pepe), che venne assegnato alla bacca quando sbarcò in Europa dalle Americhe. In seguito la denominazione venne arricchita ‘di Giamaica’ per distinguere il nuovo prodotto dal vecchio.
Le tonde palline, molto usate nella cucina caraibica, vengono apprezzate per il gusto particolare (intenso e aromatico, poco piccante), che sembra una miscela di spezie diverse. Il sapore ricorda quelli della cannella, del pepe nero, del chiodo di garofano e della noce moscata messi assieme. L’aroma composito giustifica perciò l’appellativo di ‘tutte le spezie’ che questa bacca riceve in inglese (allspice) e in francese (toute-épice).

TUTTI BELLI RILASSATI? Bene e allora riascoltiamoci
una carola recensita l’anno scorso e integrata con nuove riflessioni! vedi

FONTI
http://wdtprs.com/blog/2011/12/smoking-bishop-and-a-cat-named-jeoffry/ http://recipewise.co.uk/smoking-bishop http://thehistorykitchen.com/2012/12/20/drinking-with-charles-dickens-the-smoking-bishop/ http://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/aromi—spezie/pimento-il-giamaicano.html

ILLUSTRAZIONE: Da Il calendario dell’Avvento di Paul Bommer

HOLLAND HANDKERCHIEF OR THE SUFFOLK MIRACLE

La ballata così come diffusa in Irlanda racconta in forma corrotta una storia ben più complessa di origine medievale (e forse originaria del sud-est europeo), collezionata dal professor Child al numero 272 con il titolo “The Suffolk Miracle” e della quale si trova una versione più simile in un racconto tipico della Cornovaglia.

TUTTA LA STORIA

Lenore di Johann David Schubert

La ballata pare sia stata dimenticata in Inghilterra mentre si ritrova ancora nella tradizione popolare irlandese con il titolo “Holland Hankerchief” e americana (costa Orientale degli USA e Canada).
La sintesi della storia, ottenuta dalla comparazione con le sue varianti presso i popoli tedeschi e slavi, è la seguente: due innamorati si giurano amore eterno sia in vita che nella morte, la coppia viene separata e l’uomo muore all’insaputa della donna. Disperata perchè il suo innamorato è ancora lontano, la donna decide di compiere un incantesimo per imporre all’amante il ritorno. Così l’uomo arriva di notte a cavallo e la porta con sé, all’inizio lei non ha paura,  poi però inizia a preoccuparsi; giunti davanti alla tomba di un cimitero l’uomo le ordina di entrarci dentro, la donna prende tempo e riesce a fuggire, oppure entra anche lei nella tomba.
Nel racconto della Cornovaglia la donna si getta da cavallo, ma l’uomo la tiene per il vestito che si strappa, nella ballata “The Suffolk Miracle” l’uomo arriva sul cavallo del padre di lei, e cavalca con lei per tutto il paese, poco prima dell’alba la riporta a casa e riporta il cavallo nella stalla, e quindi ritorna nel mondo dei morti. Ma si tiene il fazzoletto che lei gli aveva legato intorno alla testa; il mal di testa che non si spiega nella ballata è giustificato nel racconto cornico dall’incantesimo.

LA PIANTA DELL’AMORE

Il rito da praticarsi nella notte di Samain (o nel Solstizio d’estate) consiste nel seppellire una manciata di semi di canapa per scoprire chi sarà il proprio vero amore (colui o colei che si sposerà). Il rituale da compiersi nella mezzanotte dei “giorni magici” consiste nel seppellire i semi e recitare la formula

Hemp-seed, I sow thee,
Hemp-seed, grow thee!
And he who will my true-love be
Come after me
And shaw thee(1).
TRADUZIONE
Canapa io ti semino
canapa, io ti sarchio
e chi e più caro al mio cuore
mi venga dietro
e ti colga

NOTE
1) la formula (afrodisiaca-richiamo sessuale) diffusa in Scozia recita “and pou thee” cioè letteralmente “ti tirerà” (pulling) nel senso che raccoglierà. Oppure “shaw thee” ossia “show thyself“, “rivelarsi”.

L’incantesimo era praticato da colei o colui che voleva conoscere il volto del suo vero amore, perchè voltandosi avrebbe visto le sembianze della persona invocata nell’atto di raccogliere la canapa seminata.  Nella tradizione popolare europea si hanno molti esempi di tali rituali magici per mezzo di un vegetale.
Nel racconto cornico si riporta un incantesimo simile come rituale per richiamare a sè l’amante lontano.

USI DELLA CANNABIS

Un tempo la canapa era una pianta seminativa utilizzata in agricoltura per la sua fibra (per i tessuti e la carta), come combustibile naturale (altro che il petrolio!) e come alimento (semi, olio e farina  vedi), oggi sono legali solo le varietà con un basso contenuto di THC.
Scrive Michael Pollan nel suo libro “Botanica del desiderio”: “l’antico ideogramma cinese per “canapa”, rappresenta una pianta maschile e una femminile sotto un tetto: la cannabis all’interno dell’edificio della cultura umana. La cannabis fu una delle prime piante a essere addomesticate (probabilmente prima per la fibra, e poi come droga); si coevolvette con il genere umano per oltre diecimila anni, al punto che la sua forma originaria potrebbe non esistere più. Adesso la cannabis è il prodotto del desiderio umano quanto una rosa Bourbon: abbiamo solo un’idea vaga di come potesse essere prima che legasse il proprio destino al nostro.”

Una pianta sacra tra le più antiche colture conosciute dall’umanità, che si coltiva a qualunque latitudine con svariate proprietà curative e molti pregi: cresce veloce ed è economica da mantenere. E’ la storia moderna (anni 20) che relega la cannabis a pianta del diavolo e la mette al bando : gli spinelli sono robaccia da afro-americani e messicani, l’erba dei suonatori di jazz (neri) degli anni Venti e Trenta, la droga del sesso.. (per gli anni 70 fino a oggi consiglio caldamente  la lettura di questo post estratto dalla “Botanica del Desiderio” di Michael Pollan qui)
Ovviamente la cannabis faceva parte dei rituali magici antichi, dell’estasi sacra e afrodisiaca, dispensatrice della gioia: più comunemente si fumavano i fiori della pianta femminile dopo averli fatti seccare e tutte le parti della pianta erano usate per preparare infusi e in cucina.

L’AMANTE VAMPIRO

La ballata è stata stampata in broadside a Londra nel 17° secolo ed è stata rinverdita da Gottfried August Bürger nel 1773 con la pubblicazione di “Lenore” una prefigurazione di un tema caro al romanticismo gotico: quello del vampiro (vedi). La tradizione folkloristica radicata nei Balcani colloca il vampiro tra i revenants, una creatura ritornata dalla morte, un non-morto. Nel Settecento il vampirismo venne analizzato dal punto di vista scientifico, ma fu la fascinazione romantica a trasformare i casi clinici in creature maledette, prefigurandole nella poesia, prima che il romanzo The Vampyr di Polidori (1819), ci consegnasse il primo vampiro letterario: un pallido, triste e perverso eroe byroniano.
Gustave Moreau, “La ballade” 1885Infatti l’uomo ritornato della ballata “Lenore” più che uno spettro era un amante demone, in Ungheria è soprannominato lidérc (un incubo) uno spirito richiamato dal dolore umano, che si nutre dell’amore e del dolore di un uomo o di una donna che piange la morte del proprio amante.
Lenore attendeva invano il ritorno del suo innamorato dalla guerra, ma lui era morto su un lontano campo di battaglia: lei passava le notti a piangere insonne a chiedere al suo amante di tornare, e invocava la morte come un sollievo! In una notte di luna piena fu un cavaliere a cavallo ad andare a prenderla con la promessa di portarla nel loro letto nunziale: l’uomo aveva le sembianze del suo innamorato tuttavia ero lo spirito di un demone che la stava portando verso la tomba, il suo tempo era limitato alla notte e sarebbe scomparso all’alba al primo canto del gallo.

LA VERSIONE BRETONE: IL RACCONTO GOTICO

Nel 1879 M Paul Sébillot ha collezionato in Bretagna un racconto che è quasi identico alla ballata inglese (‘Les Deux Fiancés,’ in Littérature orale de la Haute-Bretagne). Due giovani innamorati si promettono amore eterno anche dopo la morte, ma il giovane che è un marinaio, durante una traversata muore in mare, all’insaputa della ragazza. Una notte lui esce dalla tomba, prende un cavallo dalla scuderia del padre di lei, e va a prendere la ragazza. Mentre cavalcano lui dice “La luna è piena e la morte sta cavalcando con te, non hai paura?” E lei gli risponde “Non ho paura finchè tu starai con me
Il ragazzo si lamenta del mal di testa e lei gli lega il suo fazzoletto intorno alla testa. Arrivati alla fattoria della ragazza lei bussa, il padre chiede “Chi è” e la ragazza risponde “Sono tua figlia che hai mandato a chiamare da colui che dovrebbe essere suo marito” E prosegue raccontando che lei gli aveva prestato il suo fazzoletto e lui era appena andato nella stalla per accudire al cavallo; ma il ragazzo è scomparso, e lei muore dal dolore per aver capito che lui era già morto. Quando aprono la bara per seppellire i due insieme trovano il fazzoletto di lei legato intorno alla testa di lui.

LA VERSIONE IRLANDESE

Nella ballata irlandese il racconto gotico si stempera più nella fiaba rimanendo sospesa tra il sogno e il mistero.

ASCOLTA Connie Dover in If Ever I Return 1997: Connie Dover ha imparato la ballata da Cathal McConnell della contea di Fermanagh

ASCOLTA Jim Moray in Sweet England 2010


I
A wealthy squire lived in our town,
He was a man of high renown,
And he had a daughter of beauty bright,/ And the name he gave her was his ‘Heart’s Delight’.
II
Many young men to court her came,
But none of them could her favour gain,
Till there came one, of low degree,
And above them all, how she fancied he.
III
But when her father, he came to know,
That his lovely daughter loved this young man so,
Over fifty miles, he sent her away,
All to deprive her of her wedding day.
IV
One night as she lay in her bedroom,
Her love appeared from out the gloom,
He kissed her cheek, and this did say,
“Arise my darling and come away”.
V
It’s with this young man she got on behind,
And they rode faster than any wind,
They rode on for an hour or more,
Till he cries “my darling, my head feels sore”.
VI
A holland handkerchief she then pulled out,
And with it bound his aching head about,
She held him closer, and this did say,
“My love you’re colder than any clay”.
VII
When they came to her father’s gate,
He says “get down, love the hour is late,
Get down, get down love and go to bed,
And I’ll see this gallant horse is groomed and fed”.
VIII
And when she came to her father’s hall,
“Who’s that, who’s that”, her own father called,
“‘Tis I dear father, did you send for me,
By such a messenger, naming he.”
IX
“Oh no dear daughter, that cannot be,
Your words are false and you lie to me,
For on yon mountain your true love died,
And in the graveyard his body lies”.
X
So straight-ways there went this maiden brave,
and with her friends she exposed
the grave, and there his body,
though six weeks dead,
with a holland handkerchief around his head.
(traduzione italiano di Cattia Salto)
I
Un ricco cavaliere viveva nella nostra città, era un uomo di grande fama
e aveva un figlia di rara
bellezza che si chiamava
“Delizia del cuore”.
II
Vennero molti giovanotti a corteggiarla, ma nessuno di loro otteneva i suoi favori
finchè ne arrivò uno, di origini inferiori,
ma superiore a tutti loro, come lei lo immaginava (1).
III
Ma quando il padre venne
a saperlo, che la sua amata figlia amava questo giovane,
oltre 50 miglia la mandò lontana,
pur di impedirle di sposarsi.
IV
Una sera mentre stava nella camera da letto, il suo amore le apparve fuori dalla finestra, le baciò la guancia e disse “Alzati mia cara e vieni via”
V
Fu a questo giovane che lei si mise dietro ed essi cavalcarono
più veloci del vento,
corsero per un’ora o più
finchè lui gridò “Mia cara, la mia testa mi duole” (2)
VI
Un fazzoletto di tela d’Olanda (3) lei allora tirò fuori,
con cui fasciare la sua testa
dolente.
Lei lo tenne vicino e disse
“Amore mio, sei più freddo della terra”
VII
Quando giunsero alle porte del padre
lui disse “Scendi amore l’ora è tarda,
scendi amore e vai a letto
e mi occuperò che questo intrepido cavallo sia accudito e nutrito”
VIII
E quando lei andò nella sala
padronale
“Che c’è, che c’è” –
gridava il padre-
“Sono io caro padre, mi hai mandato a chiamare da un messaggero”
IX
“Oh no cara figlia, non può essere
tu dici il falso e mi menti, perchè sulla montagna lontana il tuo amore è morto  e nel cimitero il suo corpo è sepolto”
X
Là andò senza meno questa fanciulla coraggiosa
e con i suoi amici disseppellì
la bara e c’era il corpo,
morto da 6 settimane
con un fazzoletto di tela d’Olanda intorno alla testa.

NOTE
1) era cioè il suo ragazzo ideale, su cui fantasticava di innamorarsi
2) il dolore alla testa è indice di un incantesimo in atto che ha richiamato il revenant, vedasi anche qui.
3) la tela di puro lino è detta tela d’Olanda una qualità superiore di lino pregiata per la sua finezza e lavorazione: dal colore particolarmente bianco e una trama fine ma compatta.

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/suffolk-miracle.htm
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_272
http://www.litgothic.com/Texts/child272.html
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/17/suffolk.htm
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/thehollandhandkerchief.html
http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-HollandHand.html
http://chrsouchon.free.fr/chants/lenore.htm
http://www.letteraturaalfemminile.it/laballatadilenore.htm

http://www.nonsprecare.it/alla-scoperta-dei-semi-di-canapa-preziosa-risorsa-per-lalimentazione
http://www.toscanapa.com/sementi-e-semina-vademecum-coltivazioni-della-canapa-note-introduttive-per-meglio-orientarsi-alle-coltivazioni/
http://www.dolcevitaonline.it/le-10-varieta-di-cannabis-col-piu-alto-contenuto-di-thc/

ILLUSTRAZIONE
Gustave Moreau, “La ballade” 1885: ho preferito questa immagine rispetto alle altre più fosche e cupe dei pre-raffaelliti perchè mantiene un sapore più fiabesco seppure sempre inquietante. Moreau sembra voler inquadrare la raffigurazione del cavaliere nel solco della tradizione sui lidérc facendo sembrare il cimiero del cavaliere simile a una fiamma.

 

SOULING SONG

Souling songs sono le canzoni di questua che i poveri (per lo più bambini) cantavano andando di casa in casa a durante le sere tra la fine di ottobre e i primi di novembre in occorrenza della celebrazione di Tutti i Santi (All Hallows Day = All-Souls’ eve) e della Festa dei Morti.

IL BANCHETTO DEI MORTI

Halloween è una pallida eco di Samahin (Samain o Samhain), che in gaelico significa “Fine dell’Estate”, ovvero il capodanno celtico, una magica notte in cui si chiedeva protezione agli dei per l’arrivo dell’inverno. continua
Anticamente era consuetudine passare di casa in casa durante le celebrazioni della Vigilia di Ognissanti con una piccola processione di persone mascherate guidate dall’”ambasciatore dei defunti” per chiedere la donazione di cibo rituale per il banchetto dei Morti e per il banchetto con cui tutta la comunità avrebbe festeggiato la ricorrenza.

Nel Medioevo in Irlanda e Gran Bretagna si sviluppò l’usanza di preparare un dolce dei morti di forma rotonda, come offerta per saziare la fame dei defunti che si credeva visitassero i vivi durante Samain: per tenerli buoni per tutto l’anno a venire, le massaie preparavano dei dolcetti speciali, che ben presto finirono per saziare gli appetiti molto più terreni e voraci dei poveri! Erano distribuiti in beneficenza oppure dati ai soulers.
Anche in certe regioni d’Italia (Emilia Romagna, o la Sardegna e più in generale nel Sud Italia) era diffusa tra i poveri e i bambini l’usanza della questua del cibo: “Ceci cotti per l’anima dei morti”, cantavano armati di cucchiai e scodelle, davanti alle case dei signorotti. Consuetudini tra cibo e commemorazioni dei morti consolidate da antiche tradizioni più in generale del Mondo Mediterraneo oltre che Nordico.

SOULING

La tradizione del “a-souling” oppure “a-soalin” è identica al wassailing e al caroling natalizio (vedi): qui però in cambio delle torte, spesso chiamate anime (in inglese soul), i questuanti promettevano di recitare delle preghiere per i defunti. Più prosaicamente si diceva che ogni torta mangiata rappresentava un’anima che si liberava dal Purgatorio. L’usanza è spesso vista come l’origine della moderna “Trick or Treating” (in italiano “dolcetto o scherzetto”) dei bambini mascherati da fantasmi o mostri che suonano alle porte delle case chiedendo dei “dolcetti buoni da mangiare”. Già alla fine del 1800 la tradizione di preparare il dolce si era affievolita, e dove ancora sopravviveva l’usanza della questua, si dava ai bambini delle mele o delle monetine: in genere i bambini facevano la questua di giorno.


CHORUS

Soul! soul! for a soul-cake;
Pray, good mistress, for a soul-cake.
One for Peter, two for Paul,
Three for Them who made us all.
Soul! soul! for an apple or two;
If you’ve got no apples, pears will do.
Up with your kettle, and down with your pan;
Give me a good big one, and I’ll be gone.
An apple or pear, a plum or a cherry,
Is a very good thing to make us merry.
Traduzione italiano di Cattia Salto
CORO
Anime, Anime un dolce per i defunti
 Buona signora, per favore una torta dell’anima! Una per Pietro, due per Paolo, e tre per Colui che ci ha creato.
Anime, Anime! Con una mela o due;
se non avete mele, le pere andranno bene.
aprite la porta e sbloccate la serratura,
datemi una fetta grande e io me ne andrò. Una mela o una pera, una susina o una ciliegia, sono buone cose che ci fanno contenti

Un’altra canzone dei Soulers è stata trascritta da John Brand nel suo “Popular Antiquities” (1777) presa direttamente dalle labbra di “the merry pack, who sing them from door to door, on the eve of All – Soul’s Day, in Cheshire“.


Chorus

“Soul day, soul day, Saul
One for Peter, two for Paul,
Three for Him who made us all.
Put your hand in your pocket and pull out your keys,
Go down into the cellar, bring up what you please;
A glass of your wine, or a cup of your beer,
And we’ll never come souling till this time next year.
We are a pack of merry boys, all in a mind,
We are come a souling for what we can find,
Soul, soul, sole of my shoe,
If you have no apples, money will do;
Up with your kettle and down with your pan,
Give us an answer and let us be gone
An apple, a pear, a plum or a cherry,
Any good thing that will make us all merry.
Traduzione italiano di Cattia Salto
Coro
Il giorno dei Morti
Una per Pietro, due per Paolo, e tre per Colui che ci ha creato.
Mettetevi le mani in tasca e tirate fuori le chiavi
e andate giù in cantina e riportate su quello che volete;
un bicchiere di vino o una tazza di birra
e non ritorneremo per la questua
fino al Natale del prossimo anno.
Siamo un gruppetto di ragazzotti ben determinati
siamo venuti per la questua di quello che riusciamo a trovare
Anime, anime suole delle mie scarpe
se non avete mele, dei soldini andranno bene;
aprite la porta e sbloccate la serratura
dateci una risposta e lasciateci andare.
Una mela o una pera, una susina o una ciliegia
delle buone cose che ci faranno tutti contenti

SOUL CAKE

La canzone “Soul cake” nota anche come “A Soalin”, “Souling Song Cheshire” “Hey ho, nobody home” è stata pubblicata (testo e melodia) da Lucy Broadwood e J. A. Fuller Maitland nell’English County Songs nel 1893, riportando la tradizione ancora viva nel Cheshire e nel Shropshire (Midlands Occidentali) del “souling”: la trascrizione era di qualche anno prima per mano del Rev. MP Holme di Tattenhall, Cheshire così come l’aveva sentita da una bambina delle scuole locali. Nel 1963, il gruppo folk americano Peter, Paul e Mary hanno registrato una versione di questa canzone tradizionale, dal titolo “A ‘Soalin” rielaborando la canzone risalente all’epoca elisabettiana “Hey ho, nobody home”.
Durante il regno della regina Elisabetta a seconda della contea o dalle abitudini locali la questua veniva fatta dai più poveri la sera di Santo Stefano o della vigilia di Natale ed era un cattivo auspicio mandare via a mani vuote i questuanti.

HEY HO, NOBODY HOME

Sung As a Round (XVI sec): un canto in canone dal medioevo


Voice 1: Hey, ho, nobody home;
Voice 1: Meat nor drink nor money have I none,
Voice 2 : Hey, ho, nobody home;
Voice 1: Yet will I be merry.
Voice 2: Meat nor drink nor money have I none,
Voice 3: Hey, ho, nobody home;
Voice 1: Hey, ho, nobody home;
Voice 2: Yet wiIll be merry.
Voice 3: Meat nor drink nor money have I none,
Voice 1: Meat nor drink nor money have I none,
Voice 2: Yet will I be merry.
Voice 1: Yet will be merry.

ASCOLTA Peter, Paul & Mary in  “A Holiday Celebration” 1988, molto natalizia la versione innesta un popolarissimo carol nella strofa finale

ASCOLTA Sting live (strofe da II a IV)
ancora Sting in If on a Winter’s Night 2009 la versione più patinata

ASCOLTA Lothlorien


I
Hey ho, nobody home,
meat nor drink nor money have I none
Yet shall we be merry,
hey ho, nobody home
Meat nor drink nor money have I none
Yet shall we be merry,
Hey ho, nobody home

CHORUS
A soul, a soul cake,
please good missus a soul cake.
An apple, a pear, a plum, a cherry,
any good thing to make us all merry,

A soul, a soul cake,
please good missus a soul cake.
One for Peter, two for Paul,
three for Him who made us all.
II
God bless the master of this house,
and the mistress also.
And all the little children
that round your table grow.
The cattle in your stable
and the dog by your front door.
And all that dwell within your gates
we wish you ten times more.
III
Go down into the cellar
and see what you can find.
If the barrels are not empty
we hope you will be kind.
We hope you will be kind
with your apple and strawber’
For we’ll come no more a ‘soalin’
till Xmas time next year.
IV
The streets are very dirty,
my shoes are very thin
I have a little pocket
to put a penny in
If you haven’t got a penny,
a ha’ penny will do
If you haven’t got a ha’ penny
then God bless you
V(4)
Now to the Lord sing praises all you within this place
And with true love and brotherhood
each other now embrace
This holy tide of Christmas,
of beauty and of grace
Oh tidings of comfort and joy

Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Ehi, oh c’è nessuno in casa?
Non ho (non porto) cibo nè bevande,
nè denaro
tuttavia ci accontenteremo.
Ehi, oh c’è nessuno in casa?
Non ho cibo nè bevande,
nè denaro
tuttavia ci accontenteremo
Ehi, oh c’è nessuno in casa?
CORO
Anima, una torta dell’anima!
Buona signora, per favore, una torta dell’anima! Con mele, pere, susine, ciliegie, ogni cosa buona per renderci tutti più allegri, anima, una torta dell’anima! Buona signora, per favore una torta dell’anima! Una (torta o fetta) per Pietro, due per Paolo (1), e tre per colui che ha fatto tutti noi.
II
Dio benedica il capo famiglia
e anche sua moglie
e tutti i piccoli bambini
che crescono intorno alla vostra tavola.
Il bestiame nella stalla ed il cane davanti alla porta (2), e tutti ciò che risiede tra le vostre mura
ve ne auguriamo 10 volte tanto.
III
Andate nella cantina
e guardate cosa trovate.
Se i barili non sono vuoti
siamo certi che sarete generosi.
Speriamo che siate generosi
con le vostre mele e birra forte (3)
Poichè non ritorneremo per la questua
fino al Natale del prossimo anno.
IV
Le strade sono molto sporche,
e le scarpe sono molto sottili.
Ho una piccola tasca
dove mettere un penny.
Se non avete un penny da dare,
un mezzo penny andrà bene
Se non avete un mezzo penny da dare
allora che Dio vi benedica
V (4)
Ora cantate lodi al Signore voi tutti in questo posto e in vero segno di amore
e fratellanza abbracciatevi ora gli uni agli altri, questo santo periodo del Natale, di beltà e grazia;
O, novella di conforto e gioia!

NOTE
1) Pietro e Paolo sono i santi della Chiesa romana: Pietro, l’apostolo indicato nei Vangeli canonico come la pietra su cui si fonda la Chiesa e Paolo, che ha diffuso il cattolicesimo tra i gentili
2) strofa alternativa “Likewise young men and maidens, Your cattle and your store”
3) la strofa originaria diceva “With your apples and strong beer” storpiata in strawber’ che ovviamente non sta a indicare le fragole, che non sono di stagione d’inverno e nemmeno si candiscono come le ciliegie o si fanno seccare come la maggior parte della frutta che si consuma d’inverno. La birra forte veniva richiesta da “soulers” adulti.
4) la strofa aggiunta da Paul Stookey proviene dalla Carol “God rest you Merry Gentlemen” (la cui melodia si intreccia con quella di Soul Cake) vedi

LA RICETTA

Con il nome di Soul Cake si indicano molte varianti di dolcetti tradizionali che vanno dal panino dolce alla torta di frutta secca.

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Una ricetta che arriva dall’America è come piace a me, con le quantità ad occhio! (tradotto da http://www.greenchronicle.com/recipes/soul_cake_recipe.htm)

3/4 tazze di burro a temperatura ambiente
3/4 zucchero a velo
4 tazze di farina, setacciata
3 tuorli d’uovo
1 cucchiaino di spezie miste (ovvero la Pumpkin Pie Spice già pronta: cannella, macis, zenzero, noce moscata e chiodi di garofano)
1 cucchiaino di pepe della Giamaica
3 cucchiai di uva passa
un po’ di latte

LAVORAZIONE
Lavorare il burro a crema con lo zucchero fino a quando diventa soffice, incorporare i tuorli d’uovo sbattuti, la farina e le spezie e tanto latte quanto basta per ottenere un impasto morbido. Alla fine aggiungere l’uvetta.
Nella ricetta non è chiaro se l’impasto è da stendere e quindi ritagliare in forma tonda o se distribuire a cucchiaiate, come sia non deve risultare troppo morbido perchè deve poter essere inciso con una croce a partire dal centro. Ovviamente la teglia deve essere imburrata o si deve mettere la carta-forno. Cuocere in forno caldo fino a doratura.

Un dolce tipico nel Lancashire e nello Yorkshire è il Parkin cake, un tipico gingerbread (torta di zenzero) della tradizione anglosassone. Potrebbe sembrare un brownie ma è composto da fiocchi d’avena e melassa (golden syrup o black treacle)
Soul-mass Cake
https://crumpetsandco.wordpress.com/2013/11/05/parkin-per-la-notte-dei-falo-parkin-for-bonfire-night/​
http://oakden.co.uk/harcake-soul-mass-cake/
http://oakden.co.uk/yorkshire-parkin/

1172_0In Italia la tradizione è basata principalmente sui biscotti che ricordano vagamente le ossa dei morti o le dita delle mani. In Piemonte sono gli “ossa d’mort“, a base di mandorle, tra la meringa e l’amaretto, ma possono anche essere una variante delle offelle con fichi secchi, mandorle e uva sultanina (Lombardia e Toscana) o dalla forma di cavalli (Trentino Alto-Adige).

La tradizione del Sud è un’esplosione di colori e di sapori: il torrone napoletano, il marzapane siciliano, la colva o colua pugliese con grano bollito, cioccolato, noci e mandorle, melograno e vino cotto. Anche la consistenza di questi dolci può essere diversissima da morbidi a croccanti o spacca denti.

Assolutamente da provare
FAVE E OSSA D’MORT:
http://www.lericettedellavale.com/biscotti-ossa-di-morto-1657.html
http://cookingbreakdown.blogspot.it/2011/10/ognissanti-e-il-nostro-halloween-fave.html
PANE DEI MORTI:
http://www.ricettemania.it/ricetta-pane-dei-morti-443.html

 

La festa di Samain (il Capodanno dei Celti) si concludeva l’11 novembre una festa pagana ancora sentita nell’Alto Medioevo, a cui la Chiesa sovrappose il culto cristiano di San Martino. continua seconda parte

APPROFONDIMENTO
Samahin: http://ontanomagico.altervista.org/samain.htm

FONTI
http://www.taccuinistorici.it/ita/news/antica/
http://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/feste-e-tradizioni/santi-e-morti-e-le-fave-nere.htmlusi—curiosita/Cibo-per-i-morti.html

http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/216.html
http://www.mayflowerchorus.org/pdf/A%20Soalin.pdf
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/hey_ho_nobody_home.htm
http://paulbommer.blogspot.it/2010/12/advent-calendar-22nd-mari-lwyd.html
http://www.museumwales.ac.uk/cy/279/

NELSON BLOOD OR ROLL THE OLD CHARIOT ALONG

NELSON’S BLOOD è il curioso nome con cui viene indicato nel gergo marinaresco nientemeno che il Rum o più precisamente la sua versione diluita cioè il grog!

L’origine del nome deriva da una leggenda:  Orazio Nelson (1758-1805) -il più giovane ammiraglio inglese, famoso per le guerre combattute contro Francia e Spagna-  colpito a morte da un fuciliere francese, al culmine della vittoriosa battaglia di Trafalgar che consegnò l’indiscusso primato dei mari alla Gran Bretagna (fino alla prima guerra mondiale), venne “conservato” in un barile di liquore dal 21 ottobre al 4 dicembre prima di poter ricevere gli onori della sepoltura di un eroe. Si mormora che alcuni marinai scontenti per la riduzione delle razioni quotidiane di rum, finirono per attingere alla bara temporanea di Nelson.. ancora più improbabile che una volta tolto il cadavere, il contenuto fosse bevuto alla salute di Nelson, infatti il miscuglio contenuto nella bara di piombo (e non il barile) dove venne deposto il corpo era composto da brandy (e non rum come da leggenda) canfora e mirra!

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Di leggende come queste su Nelson ne circolano molte così Italo Ottonello ricorda che tra i cimeli conservati nel suo castello di Bronte c’è  “un servizio composto da caraffa e bicchieri, con cui Nelson brindò alla vittoria nella sua ultima battaglia” e la didascalia sotto la foto afferma: “Servizio con cui Nelson brindò alla vittoria di Trafalgar”. Mai Nelson avrebbe potuto brindare alla vittoria, perché moribondo, morì prima della fine della battaglia (senza peraltro sapere di aver vinto)” . Italo Ottonello ripercorre nel suo recente articolo pubblicato sulla Rivista Marittima (febbraio 2015) le ultime  vittorie di Orazio Nelson e in particolare l’ultima battaglia di Trafalgar (al quale si rimanda la lettura on-line qui) oppure da scaricare in pdf cliccando su:
Come Lord Nelson si Scavò la bara di Italo Ottonello pubblicato in Rivista Marittima febbraio 2015

We’ll Roll the Old Chariot Along, Roll the Old Chariot e The Golden Chariot sono gli altri nomi con cui questo canto marinaresco (sea shanty) è conosciuto, le origini sono un po’ incerte, chi lo fa derivare da un brano spiritual, chi da un reel scozzese.
Il testo è quanto mai standard nella sua ossatura e nello stesso tempo variabile all’infinito nella sua declinazione. Stampato in varie collezioni, nell’Oxford Song Book (1927) leggiamo un ampio assortimento di cibarie, nelle versioni selezionate per l’ascolto le opzioni preferite sono (a parte il grog) lo stufato irlandese e la notte sulla spiaggia (con le ragazze!)
Il coro ripete per tre volte  “we’ll ro-o-oll the old chariot along!” e ogni verso è chiuso con la frase “And we’ll all hang on behind!”, in alcune versioni non è però nominato il sangue di Nelson
ASCOLTA David Coffin


Oh, we’d be alright if the wind was in our sails (x 3)
And we’ll hang on behind
CHORUS:
And we’ll roll the golden chariot(1) along (x3) And we’ll hang on behind
Oh, we’d be alright if we make it round The Horn ..
Well a night on the town wouldn’t do us any harm ..
Now, another festival wouldn’t do us any harm ..
tradotto da Cattia Salto
Andrà tutto bene se il vento gonfia le vele
e ci attaccheremo tutti dietro
CORO
Trascineremo insieme il carro dorato (1)
e ci attaccheremo tutti dietro
Andrà tutto bene
se doppieremo Capo Horn
Una notte in città
non ci farebbe male..
un altro festival
non ci farebbe male..

ASCOLTA Mystic Port Chanteymen versione shanty

Oh, a drop of Nelson’s blood wouldn’t do us any harm (x 3)
And we’ll hang on behind CHORUS:
And we’ll roll the old chariot(1) along (x3)
And we’ll hang on behind
Oh, a plate of Irish stew
Oh, a night on the shore

tradotto da Cattia Salto
Una goccio di sangue di Nelson
non ci farebbe male (ripete 3 volte)
e ci attaccheremo tutti dietro
CORO
Trascineremo insieme il vecchio carro (1)
(ripete 3 volte) 

e ci attaccheremo tutti dietro
Un piatto di stufato irlandese..
Una notte sulla spiaggia ..

NOTE
1) anche scritto come gold chariot (in italiano il carro dorato)

ASCOLTA Big Al Davies versione popolare con arrangiamento strumentale

Che dopo la prima strofa in merito alla bevuta di Grog passano, con delle ottime immagini nel video a:
little glass of rum
plate of Irish stew
a night upon the shore
little drop of wine

ASCOLTA Capt’n. Black’s Sea Dogges in versione piratesca e tempo più veloce

Nelson’s blood
little glass of wine
little single malt
little mug of beer
little ? (sorry ma non capisco quello che dicono)
night with some girls
a plate of Irish stew (non dicono proprio Irish ..)
a night upon the shore

ASCOLTA Jarvis Cocker in in Rogue’s Gallery 2006 una versione rock un po’ “Pulp”, notevole nello strumentale finale l’aggiunta del vocalizzo che richiama l’eh op di quando si tira (o spinge)

Nelson’s blood
plate of Irish stew
night with some girls

ANELSONSLA RICETTA DEL COCKTAIL

Se la volete fare facile basta miscelare rum con porto rosso (pari quantità), oppure per qualcosa di un po’ meno strong sostituire al rum dello champagne (5 parti di champagne e 1 di porto rosso o anche invertire le dosi se si vuole una colorazione più rossa)

Ma la ricetta più cool è quella di Gerry Jobe che io vi do in versione occhiometrica

1 tazza da caffè di rum scuro
1 cucchiaio da minestra di succo di limone
1 cucchiaino da tè di succo d’arancia
1 cucchiaino da tè di succo d’arancia rossa
1 cucchiaino da tè rum bianco
1 cucchiaino da tè brandy

Mettere tutto nello shaker con il ghiaccio e shekerare servire in bicchieri da long drink con ghiaccio tritato e riempire con Ginger Beer.

FONTI
https://maritime.org/chanteys/roll-the-old-chariot-along.htm
http://www.shanty.org.uk/archive_songs/nelson-s-blood.html

LA TRADIZIONE DEL MAGGIO IN IRLANDA

Il giorno del Maggio è chiamato in Irlanda la na Beal tina ossia “il giorno del fuoco di Beal consacrato quindi a Bel o Belenos. Alla vigilia si accendono grandi fuochi e si fa passare il bestiame tra di essi – come era l’antica usanza dei Celti – usanza conservata ancora nelle campagne irlandesi con la convinzione che ciò preservi le mucche dalle malattie e dall’essere derubate del latte dal Piccolo Popolo.
Era usanza che i focolari venissero spenti al tramonto e riaccesi con la brace del falò collettivo solo il giorno successivo (e ancora oggi a Ballymenone contea di Fermanagh).
Il bestiame veniva poi portato ai pascoli estivi, dove rimaneva fino a Samahin sorvegliato da un buachaill o mandriano professionista (o dai giovanetti di famiglia) -transumanza ancora praticata nel XX secolo.

IL MONDO FATATO

Fee74aBeltane è un giorno cruciale di cesura e di passaggio (finisce l’Inverno e inizia l’Estate) e le fate più facilmente possono entrare in contatto con il mondo degli umani. Il giorno di vigilia è quello in cui dover prestare la maggiore attenzione, perché il popolo delle fate (il piccolo popolo o Good People per gli irlandesi) può essere molto dispettoso e anche i malefici risultano essere più efficaci. Quindi nessuna donna irlandese si sognerebbe mai di portare il proprio neonato a spasso per non rischiare di ritrovare un challenger in cambio. In particolare gioventù e bellezza possono destare l’invidia delle fate e quindi anche le belle ragazze se ne stanno al chiuso.
In generale è convinzione popolare che le malattie o gli infortuni occorsi alla vigilia o nel giorno del maggio siano i più difficili da curare. Quindi buona norma è quella di uscire di casa sempre con un amuleto di ferro al collo o in tasca e lasciare un’offerta di cibo alle fate!

MAY MUMMERS

Mummers questuanti erano tipici durante l’Ottocento, personaggi in maschera equivalenti ai Morris dance inglesi. Thomas Crofton Croker in “The Fairy Legends and Traditions of the South of Ireland “(pubblicato nel 1825) riporta molte tradizioni irlandesi del Maggio e descrive proprio i Mummers del Maggio; in sintesi Croker ci dice di aver assistito nel suo viaggio per il Sud dell’Irlanda alla festa del maggio che è quella preferita dai Mummers: un gruppo di ragazze e ragazzi del villaggio o del quartiere (di bell’aspetto e aitanti) che marciano in processione in fila per due, gli uomini sono vestiti di bianco con giacche o panciotti dai vivaci colori e portano nastri colorati sui cappelli e sulle maniche e anche le donne sono vestite di bianco o con colori chiari.
Una coppia di ragazze porta un cespuglio di agrifoglio per ciascuna, decorato con molti nastri colorati con appese molte palle nuove da hurling (sport molto diffuso e popolare che inizia proprio di Maggio) ossia un regalo di Maggio per i giovani del paese. La processione è preceduta dai musicisti, cornamuse o pifferi e tamburi. C’è un clown che indossa una maschera spaventosa e porta una lunga pertica con brandelli di stoffa sulla cima (come una scopa) che immerge nell’acqua e la scuote addosso alla folla facendo divertire i più piccoli.
Le maschere sfilano per i villaggi o vanno di casa in casa ballando in una questua per ricevere del denaro da spendere la sera con una allegra e colossale bevuta.

Nella processione non mancava mai la Regina del Maggio, in alcune parti dell’Ulster era eletto anche un re del Maggio, a volte una bambolina era portata su un palo decorato con una ghirlanda fiorita (zona di Monaghan). Un canto tradizionale nella parte sud-est dell’Ulster (Irlanda del Nord), cantato da gruppi di giovani che vanno di casa in casa mentre portano il ramo di Maggio è conosciuto con molti nomi: Amhran Na Bealtaine, Samhradh, Summertime, Thugamur Fein An Samhrad Linn (vedi)

IL PALO DEL MAGGIO

Il Palo del Maggio e le danze intorno al Palo sono abbastanza diffuse in Irlanda, tradizione per la quale valgono le considerazioni generali già viste per la Gran Bretagna. La cittadina di Holywood nell’Irlanda del Nord è famosa per il suo albero del Maggio eretto nel centro: secondo la tradizione locale risalirebbe al 1700 (ricavato dall’albero di una nave) ed è ancora luogo delle danze per la festa e fiera annuale del Maggio.
Ma l’usanza più tipica è quella di tagliare un ramo di biancospino (o di sorbo) e piantarlo accanto alla porta di casa o metterlo sopra l’uscio o alla finestra, confezionandolo come una ghirlanda addobbata con fiori gialli (primule, calendule e ranuncoli)  e nastri colorati. Da questa tradizione è nata l’usanza del May basket ovvero il cestino del Maggio da lasciare accanto alla porta dei vicini o della persona amata. Con questo gesto benaugurale si proteggono gli abitanti dalle fate. Era convinzione che le fate non potessero superare tali barriere fiorite.

ERBE E RIMEDI

Le erbe raccolte prima del sorgere del sole nel giorno del Maggio hanno migliori proprietà curative specialmente per curare le verruche. Quando la produzione del burro era un procedimento casalingo effettuato con la zangola, il primo burro prodotto con il latte del 1° maggio era considerato il migliore per preparare unguenti e pomate.

ortica1Un’altra usanza della vigilia era quella di sferzarsi con le ortiche e i bambini potevano andare in giro correndo con un mazzo di ortiche per colpire i compagni o i malcapitati passanti; il loro compito era quello di raccogliere i germogli delle ortiche da riportare a casa per la dispensa della cucina. Nota erba depurativa e disintossicante fin dall’antichità, l’ortica era infatti utilizzata nella preparazione delle zuppe e la tradizione contadina irlandese raccomandava di mangiare ortiche nel mese di Maggio per curare o prevenire i reumatismi. Anche nell’antica Roma si raccomandava a chi soffriva di reumatismi o di artrite reumatoide di rotolarsi nell’ortica. continua

 

FONTI
http://www.applewarrior.com/celticwell/ejournal/beltane/
http://www.honearchive.org/etexts/edb/day-pages/121-may01.html
http://www.museum.ie/en/list/topic-may-day.aspx?article=d0037204-0e46-481e-920d-f6ccb13a13aa
http://www.irishcultureandcustoms.com/ACalend/Beltane.html

LO SPINO DI MAGGIO: AMHRÁN NA CRAOIBHE

7005638-albero-di-biancospino-sulla-strada-rurale-contro-il-cielo-bluIl biancospino è l’albero della festa di Beltane caro a Belisama, la splendente, cresce come arbusto o come albero di dimensioni ridotte (arriva solo ai 7 mt di altezza) allargando la chioma in tutte le direzioni possibili, per i molti rametti che si formano intrecciandosi sulle strutture più vecchie, alla ricerca della luce verso l’alto.
Il ramo di biancospino e i suoi fiori si utilizzavano nei rituali nunziali celtici e dell’antica Grecia e anche per gli antichi Romani era il fiore del matrimonio, augurio di felicità e prosperità.
Le virtù curative del biancospino erano conosciute fin dal Medioevo: è chiamato la “valeriana del cuore” perché agisce sul flusso sanguineo migliorandone la circolazione ed è inoltre utilizzato per contrastare l’insonnia e gli stati di angoscia. continua

BIANCOSPINO O PRUGNOLO?

fiori sono piccoli, bianchi e con delle delicate sfumature rosacee, dolcemente profumati. In zone dalle fioriture tardive per la festa di Beltane o per le questue rituali dei maggianti (i “mayers”),  si utilizza però il ramo di prugnolo (stessa famiglia delle Rosaceae  ma con fioritura già a marzo-aprile)

LA SPOSA DI MAGGIO

John Collier: Queen Guinevere's Maying - 1900
John Collier: Queen Guinevere’s Maying – 1900

AMHRÁN NA CRAOIBHE (in inglese The Garland Song) ,è il canto processionale  delle donne che portano il ramo del Maggio nelle celebrazioni rituali per la  festa di Beltane, diffuso ancora nell’Irlanda del Nord (Armagh) e forse si accompagnava ad una  danza, la cui coreografia è andata perduta.

La canzone è  stata riportata dalla signora Sarah Humphreys  che viveva nella contea di Armagh: ogni frase è intonata dal solista è seguita dal coro benaugurale verso gli sposi di Maggio.
The song is unique to the south-east Ulster area and was collected from Sarah Humphreys who lived in Lislea in the vacinity of Mullaghban in Co. Armagh. The air of the song from Cooley in Co. Louth survived in the oral tradition from my father Pádraig. It was mistakenly called ‘Lá Fhéile Blinne’ (The Feast of St Blinne) by one collector. Though it was sung as part of the celebrations of Killeavy Pattern it had no connection with Blinne or Moninne, a native saint of South Armagh, but rather the old surviving pre-Christian traditions had been incorporated into Christian celebrations. The district of ‘Bealtaine’ is to be found within a few miles of Killeavy where this song was traditionally sung, though the placename has been forgotten since Irish ceased to be the vernacular of the community within this last century. Other place names nearby associated with May festivities are: Gróbh na Carraibhe; The Grove of the Branch/Garland (now Carrive Grove) Cnoc a’ Damhsa; The Hill of Dancing (now Crockadownsa).” (Pádraigín Ní Uallacháin, 2002, A Hidden Ulster)

ASCOLTA Páidraigín Ní Uallacháin in “An Dealg  Óir” 2010

GAELICO IRLANDESE
‘S í mo chraobhsa craobh na mban uasal
Haigh dó a bheir i’ bhaile í ‘s a haigh di
Craobh na gcailín is craobh na mbuachaill;
Craobh na ngirseach a rinneadh le huabhar,
Maise hóigh, a chaillíní, cá bhfaigh’ muinn di nuachar?
Gheobh’ muinn buachaill sa mbaile don bhanóig;
Buachaill urrúnta , lúdasach, láidir
TRADUZIONE INGLESE
My branch is the branch
of the noble women,
Hey to him who takes her home,
hey to her;

The branch of the lasses
and the branch of the lads;
The branch of the maidens
made with pride;
Hey, young girls,
where will we get her a spouse?
We will get a lad
in the town for the bride,
A dauntless, swift, strong lad,
TRADUZIONE IN ITALIANO
Il mio ramo è il ramo
delle nobildonne.
Salute a colui che la sposa,
salute a lei;

il ramo delle ragazze
e  il ramo dei ragazzi;
il ramo delle fanciulle
fatto con orgoglio.
Salute, giovanette,
dove le prenderemo uno sposo? Prenderemo un ragazzo
di città per la sposa,
un ragazzo intrepido,  svelto e forte

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/amhran.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=59221

MOUNTAIN DEW, IL WHISK(E)Y AL CHIARO DI LUNA

In Irlanda con mountain dew (letteralmente “rugiada di montagna”) ma anche moonshine si intende il whiskey illegale, detto anche Póitín o Poteen, distillato abusivamente dai contadini irlandesi o dagli spiriti liberi in luoghi solitari, sulle alture o nelle paludi, al chiaro di luna (cioè di nascosto). Per non pagare le tasse imposte dal governo britannico sull’alcol.
La produzione di Póitín ancorchè clandestina è stata una discreta fonte di reddito in Scozia e nella parte occidentale dell’Irlanda più povera o presso le comunità dei pescatori anch’essi assoggettati ad una vita grama.

Una leggenda narra di come San Patrizio avendo finito il vino per celebrare l’eucarestia lo sostituisse con del distillato d’orzo, d’altra parte proprio al Santo si attribuisce la paternità del whiskey avendo portato l’alambicco in Irlanda dall’Oriente nel V sec: l’alambicco, all’epoca utilizzato per produrre i profumi, fu convertito dai monaci irlandesi in divina macchina per distillare l’Uisce Beathe (in gaelico “acqua di vita”).

Irish Poitin StillPer preparare il Póitín (dal nome dell’alambicco che assomiglia ad una specie di tinozza portatile detta pot still) a fronte di una buona dose di esperienza e pazienza, ci vogliono pochi ingredienti e pochi strumenti, facilmente smantellabili al primo segno di pericolo. Gli ingredienti sono: orzo (ma anche patate o altri cereali), acqua pura di sorgente, lievito, zucchero grezzo o melassa (e/o frutta molto zuccherina) . Attualmente in Irlanda solo alcune distillerie hanno ottenuto la licenza per produrre il Poitin inglesizzato in Pothcheen o Putcheen con gradazione alcolica che parte dal 40% e arriva al 90%: quello di produzione casalinga può arrivare anche al 95% di grado alcolemico (la liberalizzazione risale al 1997).

Di sapore più floreale e fruttato rispetto al whiskey, anche con sentori di erba, le varianti nella lavorazione sono molteplici e segrete, tuttavia in rete ho trovato varie ricette sul sito di homedistiller.org, dal quale si stralciano le osservazioni dell’autore tradotte in breve: “Credo che il Poitin inizialmente fosse prodotto dal whiskey di malto d’orzo con la torba come fonte di calore. Poi per abbattere i costi (come nella prassi scozzese) si utilizzò il malto d’orzo o di altri cereali (frumento, avena, segale). Nelle ricette antiche è indicato l’uso di melassa e di zucchero integrale (una nota dice dal 1880). Oggi si usano orzo, zucchero, o anche barbabietola da zucchero. Immagino che si utilizzassero le patate non buone da mangiare. Una volta le patate erano alla base della dieta irlandese (nel 1845 il consumo pro capite era pari ai cinque kili giornalieri) e anche oggi giorno sono consumati annualmente 140 kg pro capite. Un acro di terra potrebbe sfamare una famiglia per un anno. Grandi fattorie coltivavano il grano utilizzato anche come moneta di scambio. Quindi la materia base del poitin è tutta una questione di convenienza e di economia. Dubito che le patate fossero utilizzate prima del 1900, l’epoca in cui divennero l’ingrediente principale della vodka in Estonia. Come per il moonshine americano e il samogon russo. L’alambicco irlandese e quello scozzese sono simili e hanno in pratica semplificato la forma dell’alambicco degli alchimisti. Una forma simile si trova anche negli U.S.A. probabilmente importato dagli emigranti celtici.”

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Terra d’elezione del poitin è Connemara, un’area particolare della Contea di Galway nell’Ovest dell’Irlanda, in parte montagnosa, solitaria e ricca di fiumi, laghi e torbiere. continua

RARE OLD MOUNTAIN DEW

Il testo di questa canzone irlandese è stato scritto nel 1882 da Edward Harrigan per  il dramma inglese “The Blackbird” la musica riprende una melodia  più antica dal nome “The Girl I Left Behind Me” nota anche come “Brighton Camp”.
In questa canzone si decanta la limpidezza di un ruscello (in un luogo segreto) da cui il nostro contadino prende l’acqua indispensabile per la produzione del distillato, ben felice che ci sia molta torba nei pressi per riscaldare l’alambicco, e ci dice, tutto contento:
By the smoke and the smell you can plainly tell
that there’s poitin brewin’, nearby
purtroppo  proprio  i segnali di fumo che si innalzavano nei luoghi solitari erano l’indice, puntato nel cielo, che i poliziotti seguivano per scovare i distillatori abusivi! Così   i giorni preferiti per la distillazione erano quelli ventosi o nuvolosi.

ELISIR DI LUNGA VITA

Al poitin si attribuiscono poteri di guarigione da tutti i mali (utilizzato più comunemente come digestivo o per la cura del raffreddore), è considerato più genericamente un elisir   contro l’invecchiamento, ma il suo scopo principale è quello di “deliziare il cuore” o più   poeticamente “bring a shock of joy  to the blood” ( in italiano: “dare una scossa di gioia al sangue”).

Numerosissimi gli interpreti della canzone a partire dai Dubliners
e l’altra versione che vi propongo è quella di Foster&Allen   (storico duo irlandese di musica folk), in uno scanzonato video in cui due allegri contadini, al posto del latte, bevono e producono il mountain dew!!


CHORUS
Hi the dithery al   the dal, dal the dal the dithery al, al the dal, dal dithery al dee (x2)
I
Let grasses grow and waters flow in a free and  easy way
Give me enough of the rare old stuff that’s made near Galway Bay
And policemen(1) all from Donegal, Sligo, and Leitrim too
We’ll give them the slip and we’ll take a sip of  the Real Old Mountain Dew.
II
At the foot of the hill there’s a neat little still where the smoke curls up to the sky
By the smoke and the smell you can plainly tell that there’s poitin brewin’, nearby.
For it fills the air with a perfume rare and betwixt both me and you
As home we stroll we can take a bowl or a bucket of Mountain Dew.
III
Now learned men as use the pen have writ the praises high
Of the rare poitin from Ireland green distilled from wheat and rye
Away with your pills, it’ll cure all ills, be ye Pagan, Christian, or Jew
So take off your coat and grease your throat with a Bucket of Mountain Dew.
TRADUZIONE di Cattia Salto
CORO
Hi the dithery al   the dal, dal the dal the dithery al, al the dal, dal dithery al dee
I
Che l’erba cresca e  i fiumi scorrano in modo lento e libero,
datemi solo quella roba vecchia e rara che si fa vicino alla Baia di Galway
e a tutti i  poliziotti (1) dal Donegal, Sligo e anche Leitrim,
gli daremo il  benservito e prenderemo un sorso della rara e vecchia “Rugiada di Montagna”.
II
Ai piedi della collina c’è un ruscelletto limpido, dove il fumo si arriccia verso il  cielo,
dando un’annusata al fumo si  può chiaramente dire che c’è il poitin in preparazione nelle vicinanze.
Perché riempie  l’aria con un profumo raro e tra te e me mentre camminiamo verso casa ci possiamo prendere una boccia o un secchio di  “Rugiada di Montagna”.
III
Ora giacchè gli uomini saggi usano la penna, scrivendo alte lodi del raro poitin dalla verde Irlanda, distillato dall’orzo e dalla segale,
buttate via le vostre pillole, (il poitin) cura tutti i mali, che siate pagani, cristiani o ebrei; così prendete il vostro giaccone e bagnatevi la gola con un  secchio di “Rugiada di Montagna”.

NOTE
1) in alcune varianti la parola  “poliziotti” è sostituita con “gougers” termine dialettale irlandese che indica  dei compagni di bevute “tosti”

FONTI
http://homedistiller.org/grain/wash-grain2/poitin
http://ontanomagico.altervista.org/mountain-dew.htm

HOT WHISKEY: A JUG OF PUNCH!

Gli Irlandesi si  attribuiscono l’invenzione del whiskey a San  Patrizio che, nel V sec, avrebbe portato dal suo viaggio in Terra Santa l’alambicco, all’epoca  utilizzato per distillare solo i profumi, e convertito dai monaci  in divina macchina per produrre l’Uisce Beathe (in gaelico) ossia “l’acqua di vita”, dal latino “aqua vitae” pronunciata come “Iish-kee” e inglesizzato a partire del XII secolo in whisky).
Fu sempre un monaco, San Colombano, a insegnare i segreti della distillazione agli Scozzesi. Tuttavia gli Scozzesi si ostinano a dire che loro distillavano già tre secoli prima della nascita di Cristo!

Sir David Wilkie, The Irish Whiskey Still

Quella “e” di differenza non è solo un modo diverso di scrivere la stessa bevanda, ma è anche un modo diverso di produrla. (continua)

COME SI BEVE IL WHISK(E)Y?

Sebbene sia sempre valida la risposta “come mi pare” c’è un modo però tipico, quello di servirlo in un bicchiere (il tumbler alto) pieno solo per un quinto, affiancato da una piccola brocca d’acqua pura a temperatura ambiente e poi ognuno ci mette la quantità d’acqua che vuole. Non per niente il noto proverbio irlandese recita “non rubare la moglie di un altro e non mettergli l’acqua nel whiskey

OLYMPUS DIGITAL CAMERARICETTA DEL PUNCH IRLANDESE: HOT WHISKEY

Scaldare un bicchiere di vetro,  aggiungere 2 fette di limone, 4 chiodi di garofano e 1 bicchiere di Whiskey  irlandese, riempire con acqua calda, aggiungere lo zucchero a piacere, e  mescolare.

The word punch is a loanword from Hindi panch (meaning five) and the drink was originally made with five ingredients: alcohol, sugar, lemon, water, and tea or spices. The original drink was named paantsch.
The drink was brought to England from India by sailors and employees of the British East India Company in the early seventeenth century. From there it was introduced into other European countries. The term punch was first recorded in British documents in 1632. At the time, most punches were of the Wassail type made with a wine or brandy base. But around 1655, Jamaican rum came into use and the ‘modern’ punch was born.“(tratto da qui)
[il termine punch deriva dall’hindi “panch” (che significa 5) e la bevanda era in origine fatta da 5 ingredienti: alcol, zucchero, limone, acqua e tè o spezie. Il nome della bevanda era paantsch. La bevanda fu portata in Inghilterra dall’India con i marinai e i dipendenti della Compagnia Britannica dell’India Orientale nei primi anni del XVII secolo. Da lì fu diffusa negli altri paesi d’Europa. La parola punch si trova trascritta nei documenti britannici nel 1632. All’epoca la maggior parte dei punch erano del tipo wassail, fatti con una base di vino o brandy. Ma nel 1655 il rum giamaicano divenne di moda e così nacque il punch “moderno”]

PRIMA VERSIONE: JUG  OF PUNCH

Il brano è un tradizionale irlandese risalente al 17° secolo e diffuso in almeno due versioni, l’ingrediente  principale del Punch è il whiskey irlandese così denominato per distinguerlo  dal whisky scozzese. Annosa guerra tra le due bevande che ha illustri  estimatori da entrambi i fronti!
Una classica drinking  song con molto irish humor e una struttura che è anch’essa  tipica: un ritornello non-sense e la ripetizione degli ultimi due versi  cantati precedentemente dal solista.
ASCOLTA The Clancy Brothers, una versione decisamente lenta e cantata con il vecchio stile

ASCOLTA The Kilkennys una versione  con più ritmo


I
One evening in the month of June
As I was sitting in my room
A small bird sat on an ivy bunch
And the song he sang was “The Jug Of Punch.”
Chorus
Too ra loo ra loo, too ra   loo ra lay,  
too ra loo ra loo, too ra   loo ra lay
(A small bird sat on an ivy bunch
And the song he sang was “The Jug Of Punch.”)
II
What more diversion can a man desire?
Than to sit him down by an alehouse fire
Upon his knee a pretty wench(1)
And upon the table a jug of punch.
III
Let the doctors come with all their art
They’ll make no impression upon my heart
Even a cripple forgets his hunch
When he’s snug outside of a jug of punch.
IV
And if I get drunk, well, me money’s me own
And them don’t like me they can leave me alone
I’ll chune me fiddle and I’ll rosin me bow (2)
And I’ll be welcome wherever I go.
V
And when I’m dead and in my grave
No costly tombstone will I crave
Just lay me down in my native peat
With a jug of punch at my head and feet.

TRADUZIONE ITALIANO
I
Una sera, nel mese di giugno
mentre stavo seduto nella mia stanza   un uccellino si posò su un ramo d’edera e la canzone che cantava era “La brocca di  punch”.
CORO
Too ra   loo ra loo, too ra   loo ra lay,
too ra loo ra loo,   too ra loo ra lay
Un piccolo uccello posato su un ramo d’edera e la canzone che cantava era “La  brocca di punch”.
II
Quale passatempo si potrebbe desiderare di più?
Che sedersi al fuocherello di una birreria
sulle ginocchia di una bella fanciulla (1)   e sul tavolo una brocca di punch.
III
Lasciate che i medici esercitino la loro arte,
non mi faranno alcuna impressione, anche uno storpio dimentica la sua gobba
quando è accolto con una brocca di punch.
IV
E se mi ubriaco, beh, i soldi sono miei,  sono loro che non mi amano e mi lasciano da solo;
accorderò il violino e impecerò l’archetto (2)
e sarò il benvenuto dovunque andrò.
V (3)
E quando sarò morto e nella bara,
desidererò una pietra tombale poco costosa,
mi basterà giacere nella mia torba natia
con una brocca di punch una alla testa e una ai piedi.

NOTE
1) wench: una  giovane ragazza contadinotta o servetta
2) “to rosin the bow” (resinare l’archetto del violino) è un’espressione  che sta a significare bere troppo, evidentemente già nei tempi passati i  suonatori di violino popolari erano forti bevitori
3) l’immancabile sad verse che conclude questo genere di canzoni

SECONDA  VERSIONE: JUG OF PUNCH

La  seconda versione della canzone è quella interpretata dai Dubliners,  anche qui frasi non-sense intervallano le strofe: la struttura di ogni strofa  ripete i primi due versi.

Le  prime due strofe e l’ultima quasi identiche alla prima versione: qui si  specifica anche che il giorno di giungo era il 23 e che l’uomo era nella sua stanza-laboratorio intento a tessere al telaio. Alla sua tomba non dovrà  mancare una coppa piena di punch perché i passanti possano bere alla sua  salute!

ASCOLTA Altan in Island Angel 1993


I
Being on the twenty-third of June
Oh as I sat weaving all at my loom
Being on the twenty-third of June
Oh as I sat weaving all at my loom
I heard a thrush singing on yon bush
And the song she sang was the jug of punch
CHORUS
Ladderly fol the dee Ladderly fol the dee deedle eedel   dum   Dithery idle dum dithery idle deedle   dum   Dithery idle dum dithery idle deedle   dum   Dithery idle deedle eedle   eedle dum dum dee
II
What more pleasure can a boy desire
Than sitting down, oh beside the fire
What more pleasure can a boy desire
Than sitting down, oh beside the fire
And in his hand, oh a jug of punch
And on his knee a tidy wench
III
When I am dead and left in my mold
At my head and feet place a flowing bowl
When I am dead and left in my mold
At my head and feet place a flowing bowl
And every young man that passes by
He can have a drink and remember I

TRADUZIONE ITALIANO
I
Essendo al 23 di giugno,
mentre ero seduto e tessevo al mio  telaio,
ho sentito un tordo cantare sul ramo
e il canto che cantava era “La  brocca di punch”.
CORO
Senza senso
II
Il piacere più grande che un ragazzo  può desiderare,
di sedersi accanto al fuoco e nella mano una brocca di punch
e sulle sue ginocchia una bella  servetta.
III
Quando sarò morto e sotto terra ponete alla mia testa e ai piedi una coppa  piena
e ogni giovanotto che mi passerà  accanto potrà bere alla mia memoria.

(Cattia Salto 2012, integrazione febbraio 2013)

FONTI
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/ajugofpunch.html
https://thesession.org/tunes/594
http://ontanomagico.altervista.org/jug-punch.htm