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THE SHEPHERD’S WIFE: A SCOTTISH SONG ABOUT FOODS AND OTHERS..

The Shepherd’s Wife” anche conosciuta con il titolo “Shepherd O Shepherd” la canzone risale al ‘600 ed è di probabile origine scozzese. Sul caratteristico ritmo di danza s’inserisce un testo di pochi versi ripetuti in un botta e risposta tra la moglie e il pastore: lei vuole che lui ritorni a casa presto e lo attira con allettanti proposte, prima prova con il cibo, e poi gli confessa il suo desiderio di fare sesso; così l’uomo, che all’inizio non riesce a capire subito, quando lei diventa più esplicita, corre di corsa a casa! E’ probabile che Robert Burns abbia riscritto una canzone tradizionale per la pubblicazione sullo “Scots Musical Museum” di Johnson.
The_Highland_Shepherd

Così ci racconta William Stenhouse: “This old comic song appears in Herd’s collection vol 11. It contains two verses more than the copy inserted in the Museum, which were chiefly omitted on the source of delicacy. The pretty tune to which the words are adapted in the Museum was communicated by Burns; but a respectful old lady informed the Editor, that, in her early days, the verses were usually sung to the well known air of “Bab at the Bowster,” alias “The Country Bumpkin.

ASCOLTA Pete Castle 1994
La melodia abbinata non è univoca: Martin Cathy così scrive nelle note: “Also from Dorset is Shepherd O Shepherd, collected by Henry Hammond of Dorchester. Although the song crops up in Scotland many times, this is the only English version. The tune is a modal version of the morris jig Greensleeves. You can find this in the ever-popular Penguin Book of English Folk Songs


CHORUS LASS
Shepherd, o shepherd, will you come home,/Will you come home, will you come home?/Shepherd, o shepherd, will you come home/To your breakfast this morning?
LAD
What have you got for my breakfast,
My breakfast, my breakfast?
What have you got for my breakfast,
For my breakfast this morning?
LASS
Bacon and beans(1) a bellyful,
A bellyful, a bellyful.
Bacon and beans a bellyful
For your breakfast this morning.
CHORUS LAD
My sheep are all in the wilderness,
The wilderness, the wilderness.
Sheep are all in the wilderness
So I cannot come home this morning.
LAD:
What have you got for my dinnertime,
… For my dinner this evening?
LASS:
Pudding and beef(2) a bellyful,
LAD:
What have you got for my lodging,
… For my lodging this night o?
LASS:
Clean sheets and a pretty lass,
LAD:
Then I’ll leave my sheep out in the wilderness,
.. And I will come home this night.
Traduzione italiano di Cattia Salto
LEI
“Pastore oh pastore ci vieni a casa?
Vuoi venire a casa ?
Pastore oh pastore ci vieni a casa?
Per  la tua colazione
del mattino?

LUI
“Cosa ha preparato per colazione,
per la colazione, colazione?
Cosa ha preparato per colazione,
per la colazione del mattino?
LEI
Pancetta e fagioli da rimpinzarsi,
da rimpinzarsi, da rimpinzarsi
Pancetta e fagioli da rimpinzarsi,
per la tua colazione del mattino
LUI
Le pecore sono tutte al pascolo,
i pascoli, i pascoli. Le pecore sono tutte al pascolo così non posso tornare a casa stamattina
LUI
Cosa mi hai preparato per cena,
.. per la cena di stasera?
LEI
Pudding e manzo a volontà
LUI
Che cosa hai preparato per il mio ricovero– per il ricovero di stanotte?
LEI
Lenzaula pulite e una bella ragazza
LUI
Allora lascerò le pecore ai pascoli
e ritornerò a casa stasera!!

NOTE
1) sono i tipici baked beans (fagioli al forno) serviti nella “english breakfast” ricetta
2) roast beef&pudding è un piatto tipico dello Yorkshire servito anche in Scozia: i puppign sono una pastella a base di uova, latte e farina cotta in forno negli stampi dei muffins: si ottiene una specie di soufflé “ammosciati”, come accompagnamento dei piatti a base di carne. Erano cotti in una teglia al di sotto dello spiedo dove cuoceva la carne, in questo modo si insaporivano assorbendo i sughi che colavano da essa. la ricetta 

ASCOLTA James Malcom in Acquaintance- The Songs of Robert Burns, 2007 l’istrionico Malcom in duetto!
ASCOLTA una vecchissima registrazione dei fiorentini Whisky Trail; la melodia è caratterizzata dal ritmo dei cucchiai, uno strumento musicale “povero” sul cui tempo in passato s’improvvisavano dei versi per allungare la durata della musica nelle “veglie” quando tutto il vicinato si ritrovava insieme alla fine di una giornata di lavoro per cantare, danzare e raccontare storie.

ASCOLTA The Poozies in Infinite Blue 1999

VERSIONE ROBERT BURNS 1792
CHORUS
The shepherd’s wife cries o’er the knowe,
‘ Will ye come hame, will ye come hame?’
The shepherd’s wife cries o’er the knowe,
‘ Will ye come hame again e’en jo?’
‘ O what will ye gie me to my supper,
Gin I come hame, gin I come hame,
‘ O what will ye gie me to my supper,
Gin I come hame again e’en jo?’
I
‘ Ye’se get a panfu’ o’ plumpin parridge,
And butter in them, and butter in them,
‘ Ye’se get a panfu’ o’ plumpin parridge,
Gin ye’ll come hame again e’en jo?’
‘ Ha, ha, how! that’s naething that dow,
I winna come hame, I canna come hame;
‘ Ha, ha, how! that’s naething that dow,
I winna come hame gin e’ern jo.’
II
‘ A reekin fat hen, weel fryth’d i’ the pan,
Gin ye’ll come hame, gin ye’ll come hame,
‘ A reekin fat hen, weel fryth’d i’ the pan,
Gin ye’ll come hame again e’en jo?’
‘ Ha, ha, how! that’s naething that dow,
I winna come hame, I canna come hame;
‘ Ha, ha, how! that’s naething that dow,
I winna come hame gin e’ern jo.’
III
‘ A weel made bed and a pair o’ clean sheets,
Gin ye’ll come hame, gin ye’ll come hame,
‘ A weel made bed and a pair o’ clean sheets,
Gin ye’ll come hame again e’en jo?’
‘ Ha, ha, how! that’s naething that dow,
I winna come hame, I canna come hame;
‘ Ha, ha, how! that’s naething that dow,
I winna come hame gin e’ern jo.’
IV
‘ A luvin wife in lily-white linens,
Gin ye’ll come hame, gin ye’ll come hame,
‘ A luvin wife in lily-white linens,
Gin ye’ll come hame again e’en jo?’
‘ Ha, ha, how! that’s something that dow,
I will come hame, I will come hame:
‘ Ha, ha, how! that’s something that dow,
I will come hame again e’en jo.’
Traduzione italiano dei Whisky Trail
CORO
La moglie del pastore chiama attraverso la valle:
“Vieni a casa, oh vuoi venire a casa?”
La moglie del pastore chiama attraverso la valle: “Vuoi venire a casa cuore mio?”
“Cosa mi dai per cena se vengo a casa?
Cosa mi dai per cena se vengo a casa prima di sera, cuore mio?”
I
“Ti do una pentola di polenta col burro dentro
Ti do una pentola di polenta se vieni a casa prima di sera, cuore mio”
“No, non vengo non ho voglia di venire non posso venire
No, non vengo non ho voglia di venire non posso venire a casa”
II
“Ti do un galletto ben cotto in pentola se vieni a casa”
“No non vengo non ho voglia di venire non posso venire
No non vengo non ho voglia di venire non posso venire a casa”
III
“Ti preparo un bel letto con lenzuola pulite se vieni a casa”
“No non vengo non ho voglia di venire non posso venire a casa”
IV
“Due gambe bianche ti aspettano nel letto, vedrai che vieni a casa”
“Questa si che è una bella cosa, aspetta che vengo”

STANDARD ENGLISH qui

FONTI
http://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/shepherdoshepherd.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=137801
http://www.ramshornstudio.com/shepherds_wife.htm
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/511.htm
http://thesession.org/tunes/11199
http://thesession.org/tunes/7959

MISS FOGARTY’S CHRISTMAS CAKE

“Miss Fogarty’s Christmas cake” (in italiano “Il Dolce di Natale della Signorina Fogarty”) è stata composta da Charles Frank Horn di Middleport, Pennsylvania, e pubblicata nel 1883 da WF Shaw. Horn, un prolifico scrittore di canzoni popolari, nato in Pennsylvania nel 1853, e non di origini irlandesi. Una tipica vaudeville song che divenne subito popolare tra gli irlandesi-scozzesi tra i canti del periodo natalizio, di cui si trovano alcune varianti testuali con titoli diversi: “Miss Hooligan’s christmas cake” e anche “Trinity cake”.
Per questa canzone c’è un piccolo mistero: la “Library of Congress” accredita come data di composizione il 1883 (per Miss Fogarty), mentre la “National Library of Scotland” fa risalire l’originale a un broadside scozzese del 1880-1900 (per Miss Hooligan).

CHRISTMAS PUDDING

PuddingIl dolce “incriminato” non è altro che il Plum Pudding (detto anche Budino di Natale), il più popolare dei dolci natalizi inglesi in epoca Regency, consacrato da Charles Dickens nel suo “A Christmas Carol“, una specie di budino di pane come quello che facevano le nostre nonne, solo molto più ricco ed elaborato, ma ahimè indigesto se non cucinato bene. (per la ricetta continua).
Per rendere più digeribile il christmas pudding occorre cuocerlo a lungo in bagnomaria. In genere si prepara cinque settimane prima di Natale. Al momento di servire si cuoce ancora per un’altra ora!

In epoca vittoriana era cucinato in un modo insolito per noi, ovvero chiudendo tutto il composto in un panno ben legato all’estremità che veniva immerso nell’acqua bollente per 3-4 ore. Nelle cucine del tempo voleva dire utilizzarelo stesso calderone in cui si lavavano i panni “The secret of making plum pudding light and digestible lies in properly preparing the suet, mincing the currants, and boiling a sufficient time. Puddings made with breadcrumbs are lighter than those made wholly of flour; and a mixture of the two makes the best pudding. Plum puddings may be made some time before Christmas, and, having been boiled, the cloth must be opened out, but not taken off the pudding, and dried. Wrapped in paper, and stored in a dry place, puddings will keep good for several months, and only require to be boiled for an hour at the time of serving.”  Household Words, A weekly journal, vol 2, 1882. Charles Dickens

ASCOLTA Irish Rovers in “The Best of Irish Rovers” 1999

ASCOLTA The Spinners: Mrs Hooligan’s Christmas Cake

La versione testuale degli Irish Rovers è leggermente modificata rispetto al testo di C.H. Horn


I
As I sat in my window last evening,
a letterman brought it to me
A little gilt-edged invitation sayin’
“Gilhooley come over to tea”
each christmas the Fogarties sent it.
So I went just for old friendships sake.
The first thing they gave me to tackle
Was a slice of Miss Fogarty’s cake.
Chorus:
There were plums and prunes and cherries,
There were citrons and raisins and cinnamon, too
There was nutmeg, cloves and berries
And a crust that was nailed on with glue
There were caraway seeds in abundance
Such that work up a fine stomach ache
That could kill a man twice after eating a slice
Of Miss Fogarty’s Christmas cake.
II
Miss Mulligan wanted to try it,
But really it wasn’t no use
For we worked in it over an hour
And we couldn’t get none of it loose
Till Murphy came in with a hatchet
And Kelly came in with a saw
That cake was enough be the powers above
For to paralyze any man’s jaws
III
Miss Fogarty proud as a peacock,
Kept smiling and blinking away
Till she flipped over Flanagans brogans
And she spilt the homebrew in her tea
“Aye Gilhooley -she says-you’re not eatin,
Try a little bit more for me sake”
“And no Miss Fogarty- says I-
For I’ve had quite enough of your cake”
IV
Maloney was took with the colic,
O’Donald’s a pain in his head
Mc’Naughton lay down on the sofa,
And he swore that he wished he was dead
Miss Bailey went into hysterics
And there she did wriggle and shake
And everyone swore they were poisoned
Just from eating Miss Fogarty’s cake
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Mentre ero alla finestra ieri sera,
il postino mi ha portato un piccolo invito dai bordi dorati che diceva “Gilhooley vieni a prendere il tè”,
ogni Natale i Fogarty lo mandano.
Così ci andai solo per la nostra vecchia amicizia. Per prima cosa mi diedero da affrontare una fetta di torta di Miss Fogarty.
Coro:
C’erano susine e prugne e ciliegie,
c’erano anche limoni, uvetta e cannella,
c’era noce moscata, chiodi di garofano e bacche e una crosta che era stata appiccicata con la colla,
c’erano semi di cumino in abbondanza da far venire un gran mal di stomaco,
che potrebbe uccidere un uomo due volte dopo aver mangiato una fetta della torta di Natale di Miss Fogarty.

II
Miss Mulligan  voleva assaggiarla,
ma tutto è stato inutile
che ci abbiamo provato per più di un’ora e non ci siamo riusciti:
finchè Murphy venne con un’accetta
e Kelly con una sega,
quella torta era abbastanza visti i poteri di cui sopra, da paralizzare le mascelle di ogni uomo.
III
Miss Fogarty orgogliosa come un pavone, continuò a sorridere e ad ammiccare finché travolse gli scarponi di Flanagan e  versò  il whisky nel suo tè “Gilhooley -dice- ma non avete mangiato,
sforzatevi po’ per amor mio”
“Oh no signorina Fogarty -dico io – perchè sono sazio della vostra torta”.
IV
Maloney fu colto dalla colica, O’Donald da un dolore alla testa, Mc’Naughton si sdraiò sul divano
e giurò che avrebbe voluto essere morto,
Miss Bailey divenne isterica
e si agitò e tremò
e tutti giuravamo di essere stati avvelenati per aver mangiato la torta della signorina Fogarty.

continua

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/figgy-pudding.htm
http://www.nyfolklore.org/pubs/voic33-3-4/cake.html

IL GIORNO DI SANTA LUCIA

Il 13 dicembre segna l’inizio del Natale in Svezia e in Norvegia, giorno in cui si festeggia Santa Lucia: messaggera di luce proprio come il suo nome (lux, lucis). In Italia si dice “Santa Lucia il giorno più corto che ci sia” ma in realtà lo era un tempo, con il vecchio calendario giuliano,  quando la festa della Santa per via dello sfasamento tra i giorni contati (in modo impreciso) dal calendario civile e quelli del calendario solare cadeva al Solstizio d’Inverno. La confusione è nata con l’introduzione del calendario gregoriano che ha rimesso a posto il tempo, ma ha eliminato dal vecchio calendario un bel po’ di giorni.

LA SANTA DELLA LUCE

Lucia era una ragazza siciliana cristiana (per la precisione di Siracusa) vissuta nel ultimo ventennio degli anni del 200 a.C. che piuttosto di sposarsi con un pagano preferì la morte per martirio.

santa-lucia-bommerIn effetti una Lucia venne martirizzata a Siracusa durante la persecuzione di Diocleziano, ma non si sa come e perchè.
La fantasia popolare ha poi innestato sulla narrazione pseudo-storica la leggenda che Lucia si fosse strappata gli occhi, qualificandola come protettrice della vista; così viene ritratta con la coppa che contiene i suoi occhi.
La santa è una delle tante varianti di Demetra la dea greca che nei riti eleusini era collegata al mito di morte e rinascita di Madre Natura (Demetra e Core o Persefone): così al solstizio d’inverno anticamente in Sicilia (ovvero la Magna Grecia) si invocava Demetra dea della luce perchè riportasse la luce e l’abbondanza delle messi.

LA SANTA E L’ASINELLO

Prima che Babbo Natale diventasse l’internazionale dispensatore di regali per i bambini, era Santa Lucia a volare sui campi ricoperti di neve con una corona di luce sopra i capelli, e ancora oggi in alcune regioni d’Italia (ad esempio nel Trentino occidentale, nel Veneto, nel Bergamasco e nella Brianza) si aspetta Santa Lucia, che passa nella notte tra il 12 e il 13 dicembre a cavallo del suo asino per portare i regali ai bambini. Per mandare a letto i bambini impazienti, che volevano restare svegli per vedere la Santa, li si spaventava dicendo che lei li avrebbe accecati con la cenere del camino e sarebbe passata oltre senza lasciare i doni. Così la santa svolge un po’ le funzioni dell’italica Befana: premia i bambini buoni con piccoli doni, dolcetti e torroncini, ma anche frutta secca ed arance, invece ai bambini cattivi porta solo carbone.
La venerazione della Santa dal Sud al Nord d’Italia è legato al tortuoso percorso delle sue reliquie in particolar modo nel Medioevo sotto la Repubblica di Venezia. Il corpo della santa, prelevato in epoca antica dai Bizantini a Siracusa, è stato successivamente trafugato dai Veneziani quando, partiti per le Crociate, saccheggiarono invece Costantinopoli. Oggi il corpo è conservato e venerato nella chiesa di San Geremia a Venezia.

LA SANTA IN SVEZIA E MISS LUCIA

Nei paesi scandinavi anche la Chiesa Luterana stranamente celebra la Santa: in Svezia in suo onore, le figlie maggiori della famiglia si alzano prima dell’alba, vestite di una camicia da notte bianca e coronate con rami di agrifoglio o d’edera e 7 o 12 candele accese. Portano, aiutate dai più piccoli (che rappresentano le stelle), la colazione agli adulti della casa, ossia caffè nero e un dolcetto speciale chiamato in svedese Lussekatt. In teoria i dolcetti dovrebbero essere preparati la mattina stessa, ma più spesso vengono solo infornati o sono serviti quelli preparati il giorno prima. I bambini si mettono in coda dietro Lucia, l’unica con la corona di candele, in processione (luciatåget ossia il treno di Lucia), cantano le canzoni tradizionali e l’immancabile Luciasången.
L’usanza è nata nel 1700 tra le famiglie alto-borghesi della zona intorno al lago Vänern, adesso è diventata occasione dell’elezione di Miss Lucia, così le città della Svezia il 12 e il 13 dicembre brulicano di belle ragazze in vestaglia bianca fermata da una cintura rossa in vita , che cantano la canzone di Santa Lucia e salutano con la mano nei supermercati e nelle chiese, offrendo sorrisi e biscotti. Quindi anche se il giorno non è considerato festivo è come se lo fosse perchè nelle scuole e negli uffici è tutto un luciatåget, cori e dolcetti tradizionali.

FESTA DELLA LUCE

Un tripudio di candele, processioni, canti..

Nel tempo si sono stratificati tanti significati legati al giorno solstiziale, così il giorno è rimasto sostanzialmente una festa della luce: grandi falò, sfilate con fiaccole e tante cerimonie piene di candele accese per simboleggiare la vittoria della luce sulle tenebre; Lucia è custode del giorno più corto dell’anno (e perciò cieca ovvero priva di luce) ma nello stesso tempo è testimone del passaggio delle tenebre alla luce, perchè dopo il solstizio le ore di luce cominciano progressivamente ad aumentare allungando così la durata del giorno!

La canzone di Santa Lucia (Luciasången) che gli svedesi cantano con tanto fervore non è altro che l’italianissima “Santa Lucia ovvero la canzone napoletana scritta da Teodoro Cottrau (napoletano di origini francesi se proprio vogliamo cavillare); la canzone originaria non ha niente a che vedere con la Santa, ma con un quartiere popolare di Napoli, guardato dal barcaiolo che si gode il bel panorama dal golfo di Napoli e si commuove nel vedere il suo rione.
A Teodoro Cottrau va attribuita la paternità della notissima canzone Santa Lucia, pubblicata nel 1850, per comporre la quale si ispirò probabilmente all’aria “Com’è bello, quale incanto” della Lucrezia Borgia di Donizetti. I versi del brano celebrano il pittoresco aspetto del rione marinaro di Santa Lucia, intonati da un barcaiolo che invita a fare un giro sulla sua barca, per meglio godere il fresco della sera. La canzone scritta in napoletano ebbe scarso successo: la popolarità voltò le spalle ai versi originali in dialetto, tanto che lo stesso Cottrau pensò ad una versione in lingua italiana, con i testi di Enrico Cossovich, trasformandola nella prima canzone napoletana tradotta nell’idioma dantesco. La rinnovata composizione divenne immediatamente un successo nazionale, conoscendo un trionfo che la proiettò di lì a poco fuori dalla penisola. Ancora oggi la si ritrova nei repertori musicali dei migliori cantanti al mondo, sia lirici che leggeri. (tratto da vedi)

Sul brano però è accesa una disputa, altre fonti riportano che il testo sia stato scritto dal barone Michele Zezza e pubblicato dal Cottrau in qualità di editore e compositore per la parte musicale, successivamente tradotto in italiano dallo stesso Cottrau per sancire l’unità d’Italia anche con le canzoni. La versione che però rese il brano famoso a livello mondiale fu quella del poeta e giornalista Enrico Cossovich (1822-1911)

barcarola-napoli

ASCOLTA per i fans di Elvis Presley in “Elvis for Everyone” 1965

Sul mare luccica
l’astro d’argento.
Placida è l’onda;
prospero è il vento.
Venite all’agile
Barchetta mia!
Santa Lucia, Santa Lucia

ASCOLTA la versione in napoletano

Anonimo /Teodoro   Cottrau
I
Comme se frícceca la luna chiena…
lo mare ride, ll’aria è serena…
Vuje che facite ‘mmiez’a la via?
Santa Lucia!Santa Lucia!
II
Stu viento frisco, fa risciatare,
chi vò’ spassarse jènno pe’ mare…
E’ pronta e lesta la varca mia…
Santa Lucia! Santa Lucia!
III
La tènna è posta pe’ fá na cena…
e quanno stace la panza chiena,
non c’è la mínema melanconia!
Santa Lucia! Santa Lucia!
Pòzzo accostare
la varca mia?
Santa Lucia! Santa Lucia!…

Versione itraliano
I
Sul mare luccica l’astro d’argento.
placida è l’onda; prospero è il vento.
Venite all’agile barchetta mia!
Santa Lucia, Santa Lucia
II
Con questo zeffiro così soave,
oh! Com’è bello star sulla nave!
su passeggeri venite via!
Santa Lucia, Santa Lucia.
III
In’ fra le tende bandir la cena,
in una sera così serena.
Chi non dimanda, chi non desia;
Santa Lucia! Santa Lucia!
IV
Mare sì placido, vento sì caro,
scordar fa i triboli al marinaro.
E va gridando con allegria:
Santa Lucia! Santa Lucia!
V
O dolce Napoli, o suol beato,
ove sorridere, dove il creato,
tu sei l’impero del armonia,
Santa Lucia, Santa Lucia!
VI
Or che tardate, bella è la sera.
Spira un auretta fresca e leggiera.
Venite all’agile barchetta mia!
Santa Lucia, Santa Lucia.

LUCIA SÅNGEN

Il testo del Santa Lucia svedese è ovviamente diverso dalla barcarola napoletana, tutto incentrato sulla data solstiziale: si tratta dell’invocazione ad una celeste dea della luce affinchè scenda sulla terra per farla rinascere.

La tradizione scandinava sembra abbia avuto inizio nel 1764, quando un sacerdote, a Vestergotland, raccontò di essere stato svegliato, nel cuore della notte, da un canto misterioso. Al risveglio vide due fanciulle vestite di bianco, una con un candelabro d’argento acceso e l’alta che stava preparando la colazione sulla tavola. A poco a poco la processione dei bambini dalla prime case delle famiglie aristocratiche di Skane si è diffusa in tutta la Svezia nelle chiese, scuole, ospedali, centri anziani e nei vari luoghi di lavoro in cui Lucia e le sue damigelle portano doni e cantano canzoni .
Alle finestre si sprecano i portacandele accesi che con il calore della fiamma fanno girare i carillon di carta appesi più in alto. Un’altra decorazione molto comune è la corona di grano addobbata con bacche rosse e candele accese (tanto per non dimenticare il legame con Demetra).
La tradizione era diventata così popolare che nel 1927 un quotidiano di Stoccolma ebbe l’idea di inaugurare il primo concorso tra i lettori per votare la Lucia più bella. Da allora ogni anno si elegge una Lucia in ogni città e la “Lucia” dell’Anno è incoronata a Stoccolma da un Premio Nobel della letteratura. Non solo, la Lucia che vince il concorso di Miss vola fino a Siracusa per partecipare ai festeggiamenti siciliani.

Ma la celebrazione di S. Lucia nei paesi scandinavi ha radici profonde: oltre al ricordo della santa, si festeggia la luce che diminuisce fino al prossimo solstizio d’inverno; le fiammelle delle candeline a corona sul capo di Lucia, sono la luce che muore e poi ritorna; le tuniche bianche sono il simbolo della verginità come sacre vestali custodi del fuoco; le processioni sono un presagio rituale della natività e dell’attesa per la vita nascente, nel nuovo ciclo stagionale. Così 12 sono i giorni che separano Santa Lucia dal Natale come dodici sono i giorni del Natale fino alla festa dell’Epifania.



Sankta Lucia, ljusklara hägring,
sprid i vår vinternatt glans av din fägring.
CHORUS
Drömmar med vingesus under oss sia,
tänd dina vita ljus, Sankta Lucia.
Kom i din vita skrud, huld med din maning.
Skänk oss, du julens brud, julfröjders aning.


Natten går tunga fjät, runt gård och stuga.
Kring jord som sol’n förlät, skuggorna ruva.
Då i vårt mörka hus, stiga med tända ljus,
Sankta Lucia, Sankta Lucia.
Natten var stor och stum. Nu hör det svingar,
i alla tysta rum, sus som av vingar.
Se på vår tröskel står vitkläd, med ljus i hår,
Sankta Lucia, Sankta Lucia.
Mörkret skall flykta snart ur jordens dalar.
Så hon ett underbart ord till oss talar.
Dagen skall åter ny, stiga ur rosig sky,
Sankta Lucia, Sankta Lucia.
(Traduzione italiano da qui)
Ascolta! Nella notte oscura la senti che giunge volando.
Ecco: é la Regina della Luce che canta piena di gioia.
Tutta vestita di bianco, con una corona di luce,
Santa Lucia, Santa Lucia!
Nel buio cielo del Nord splendono fulgide stelle;
ormai il Natale è vicino, brillano tremolanti le candele.
Benvenuta dolce visione, dalla chioma splendente di luce.
Santa Lucia, Santa Lucia!

I ragazzi della Stella: continua seconda parte

LE FOCACCINE DI SANTA LUCIA

lussekatterI Lussekatter (gatti di Santa Lucia) sono dei panini allo zafferano dalla caratteristica forma ad esse rovesciata. Presentano la caratteristica di essere molto gialli (con tutto lo zafferano che ci si mette!) oltre che deliziosamente profumati, ma non sono molto dolci, essendo più simili come sapore e consistenza a delle brioscine. Sembra che l’origine della ricetta sia tedesca risalente almeno al rinascimento: la forma originaria dei panini era la svastica, noto simbolo archetipo solare ossia la croce uncinata, ma dopo le disastrose associazioni del simbolo con il nazismo anche le focaccine hanno cambiato forma, sono diventate delle mezze croci con le estremità arrotolate a spirale e con un uvetta al centro delle due estremità (forse rappresentano gli occhi strappati alla santa).
Ovviamente le specialità dolciarie non finiscono qui, ci sono anche i Lucia-pepparkakor, i biscotti di pan di zenzero decorati con la glassa di zucchero: sono biscotti secchi speziati con cannella, chiodi di garofano, noce moscata, cardamomo e zenzero dal gusto deciso e un po’ amarognolo. Vengono più generalmente detti ginger snaps o gingerbread. In genere la sfoglia viene tirata sottile per dare più croccantezza al biscotto e ritagliata nelle classiche forme a cuore e stella ma anche  di omino, renna, alce, cavallo, abete e scoiattolo. Le docorazioni con la ghiaccia bianca sono poi tpicamente nordiche e il momento più creativo della preparazione!

LA RICETTA dei Lussekatter
LA RICETTA dei Pepparkakor

FONTI
http://www.vastospa.it/html/tradizione/trad_festa_s_lucia.htm
http://www.cefaleecampania.it/n7-santalucia-canzone.html
http://www.carasantalucia.it/tradizioni/mondo/
Svezia/DanimarcaSvezia.htm

http://nonsolopolpette.wordpress.com/2013/01/03/en-riktig-svensk-jul-part-iii-zafferano-demonio-e-lussekatter/

CHRISTMAS IS COMING: THE GEESE ARE GETTING FAT

Già i Celti mangiavano l’oca a Samain e i cristiani medievali la servivano sulla tavola per San Michele (29 settembre), in epoca Regency finisce sulla tavola di Natale come piatto principale della cena natalizia inglese (oltre al roast beef e alla cacciagione), finchè in epoca vittoriana l’oca riebbe il posto d’onore nel menù spodestata poco dopo dall’americano (e più economico) tacchino.
There never was such a goose. Bob said he didn’t think there ever was such a goose cooked. Its tenderness and flavour, size and cheapness, were themes of universal admiration. Eked out by apple-sauce and mashed potatoes it was a sufficient dinner for the whole family indeed; as Mrs Cratchit great delight (surveying one small atom of a bone upon the dish), they hadn’ t ate it all at last! Yet every one had had enough, and the youngest particular, were steeped in sage and onion to the eyebrows!” (Charles Dickens in A Christmas Carol)
L’oca arrosto resta comunque la preferita sulle tavole natalizie dei Piemontesi e Lombarde prestandosi a preparazioni agro-dolci con ripieni saporiti di mele e nocciole, o prugne e castagne !

oca-tavola

RICETTA MEDIEVALE da Il libro della cucina XIV secolo qui

LA FILASTROCCA

L’oca spunta anche in una filastrocca inglese per bambini diventata christmas carol. La canzoncina vuole ricordare ai bambini (e anche ai grandi) che il significato del Natale è nella condivisione e nella generosità: ognuno dona quello che può a chi ne ha più bisogno, e se non ha proprio niente, non resta che augurare… la benedizione di Dio!
La datazione della filastrocca non è semplice potrebbe essere medievale (come molte altre Nursery Rhyme) oppure d’epoca vittoriana, come si è propensi a credere soprattutto per questa canzone. La prima versione stampata della filastrocca trova nel Shropshire Folklore (Burne&GF Jackson 1883) raccolta a Oswestry.
La musica è stata attribuita a Edith Nesbit Bland (1858-1924), un altro arrangiamento simile viene da Henry Walford Davis (1869 – 1941).

Una versione Old Style in canone dei The Kopsas

Ancora un arrangiamento in canone di Jamie Barrett


Christmas is coming,
the geese are getting fat,
please put a penny
in the old man’s hat!
If you haven’t got a penny,
a ha’penny (1) will do;
If you haven’t got a ha’penny,
than God bless you!
TRADUZIONE ITALIANO
Natale sta arrivando,
le oche sono all’ingrasso,
per favore, mettete un penny
nel cappello del vecchio!
Se non avete un penny
andrà bene anche mezzo penny (1);
se non avete mezzo penny,
allora che Dio vi benedica!

NOTE
1) Prima che venisse coniato il mezzo penny (1700) si spezzava a metà il penny intero lungo la linea della croce

Una versione strumentale è stata resa popolare negli anni ’60 dai The Kingston Trio con il titolo di A Round About Christmas

CHRISTMAS IS COMING

Con la denominazione “Christmas is Coming” in The Hymns And Carols of Christmas sono riportate due versioni in cui si ripercorrono le consuetudini natalizie: le candele accese, l’albero di Natale, la calza appesa per San Nicola (quando il Babbo Natale sponsorizzato dalla Coca-Cola non era ancora stato inventato), il grog con le uova, il vecchio ceppo di Yule che doveva bruciare per le 12 giornate del Natale e il vischio benaugurale appeso alle porte. E ovviamente tante carole!

VERSIONE 1


I
Christmas is coming
the candles on the tree
Won’t you please hang a stocking
for old Saint Nick to see
If you haven’t got a stocking
A little sock will do
If you haven’t got a little sock
Then God bless you!
II
Christmas is coming
the egg is in the nog
Won’t you please let me come sit ‘round the old Yule log
If you’d rather I did not sit down
To stand around will do If you’d rather
I did not stand ‘round
Then God bless you!
III
Christmas time is drawing
near the candles on the tree
Won’t you please save a turkey leg
For poor ol’ me
If you haven’t got a turkey leg
A turkey wing will do
If you haven’t got a turkey wing
Then God bless you!
IV
Christmas is coming,
how joyful it will be,
The family will gather
‘round the Christmas tree,
With silver tinsel, shining bright,
The room is all aglow.
There’s a kiss for you and me
Beneath the mistletoe.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Natale si avvicina,
le candele sull’albero
non volete appendere una calza
per la visita del vecchio San Nicola?
Se non avete una calza,
un piccolo calzino andrà bene
e se non avete un calzino
allora che Dio vi benedica!
II
Natale si avvicina,
l’uovo è nello zabaglione,
non volete lasciarmi entrare e sedere intorno al vecchio ceppo di Yule?
E se preferite che non mi sieda,
anche stare in piedi andrà bene
e se non volete che stia in piedi
che Dio vi benedica.
III
Natale si avvicina, alle candele sull’albero, non volete lasciare una coscia di tacchino per un povero vecchio come me?
Se non avete una coscia di tacchino, un’ala di tacchino andrà bene
e se non avete un’ala di tacchino
allora che Dio vi benedica.
IV
Natale si avvicina,
come sarà gioioso,
la famiglia si radunerà
introno all’albero di Natale,
con ornamenti d’argento, luci splendenti, la stanza è tutta raggiante.
C’è un bacio per te e me
sotto il vischio.

VERSIONE 2


I
Christmas is coming,
the geese are getting fat,
Won’t you please put a penny
in the old man’s hat?
If you haven’t got a penny,
a ha’penny will do;
If you haven’t got a ha’penny,
God bless you!
II
Christmas day is coming,
lights are on the tree,
Hang up your stocking
for Santa Claus to see (1).
If you you haven’t got a stocking,
a little sock will do;
If you haven’t got a little sock,
God bless you!
III
Christmas day is coming,
the season of good cheer,
Let’s all sing a carol
for the brand-new year!
If you haven’t got a carol,
a jolly song will do;
If you haven’t got a jolly song,
God… bless… you…!
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Natale si avvicina,
Le oche sono all’ingrasso
Vi prego, mettete un penny
Nel cappello del vecchio.
Se non avete un penny
Andrà bene anche mezzo penny
Se non avete mezzo penny
Allora che Dio vi benedica
II
Natale si avvicina,
le candele sono sull’albero
non volete appendere una calza
per la visita del vecchio San Nicola?
Se non avete una calza,
un piccolo calzino andrà bene
e se non avete un calzino
allora che Dio vi benedica!
III
Natale si avvicina,
la stagione del buonumore,
andiamo tutti a cantare un inno natalizio per il Nuovo Anno!
Se non avete un inno natalizio,
una canzone allegra andrà bene,
e se non avete una canzone allegra,
che Dio vi benedica!

NOTE
1) Scritto anche come Old Nick americanizzato in Santa Claus, aveva il suo giorno nel calendario dell’Avvento al 6 dicembre. Una figura sincretica che unisce antichissime tradizioni con quelle “moderne” improntate al consumismo, da vescovo è diventato un buffo e grasso vecchietto dalla barba bianca vestito di un bel rosso pomodoro. Come tutti sanno il Babbo Natale inglese (Santa Klaus) è la storpiatura dall’olandese ‘Sinter klaas’, per San Nicola, sbarcato nel XVII secolo negli Stati Uniti con gli immigrati dai Paesi Bassi (quando New York si chiamava Nieuw Amsterdam). E però nell’Ottocento con la poesiola A Visit from St. Nicholas pubblicata in forma anonima nel 1823, ma attribuita nel 1838 a Clement Clarke Moore, che Nick si rifà il look e porta i doni ai bambini alla vigilia di Natale e non più il 6 dicembre. continua

FONTI
http://www.rivistadiagraria.org/articoli/anno-2009/loca-nel-folklore-e-nella-storia/

http://www.bethsnotesplus.com/2014/09/christmas-is-coming.html
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/christmas_is_coming.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/christmas_is_coming2.htm

BOAR’S HEAD GAUDY

Le festività natalizie che si svolgono nel cuore dell’inverno sono ricche di stratificazioni di credenze e rituali, antichi come l’alba dell’uomo. Il passaggio del sole nel cielo solstiziale che segna il giorno più corto dell’anno era accolto un tempo con grande timore nella paura che il gelo e l’oscurità potessero sconfiggere la luce.
Era la natura stessa, che agli uomini paloelitici poteva sembrare governata dagli astri, a suggerire il comportamento umano.

LA FESTA DI MEZZO INVERNO

Quando la festa di Natale era ancora la festa di Yule presso i germani e i norreni si venerava Freyr (che significa semplicemente Signore, latinizzato in Fricco oppure anglicizzato in Frey), dio della bellezza e della fecondità equivalente per molti aspetti al Lug celtico. Nell’Edda in prosa è descritto insieme alla sorella Freyia Erano belli d’aspetto e potenti. Freyr è il più nobile fra gli Æsir; egli governa la pioggia e lo splendore del sole, e quindi i frutti della terra. È bene invocarlo per le messi e per la pace. Egli ha potere sulla prosperità degli uomini.”
In realtà il Mondo a cui appartenevano i due fratelli era quello dei Vanir, gli Æsir erano gli dèi del cielo e della potenza guerriera; mentre i Vanir erano legati alla terra, alla fecondità e al piacere, dopo la guerra tra le due stirpi Freyr e Freyia andarono come ostaggi presso gli Æsir (vedi).
Odino stesso, il dio dalla lunga barba, è detto in norreno antico jólfaðr ( ‘padre Yule’) e jólnir (‘lo Yule’)
La festa di Yule (dal norreno jól e dal germanico jiuleis) durava 12 giorni a partire dal solstizio d’inverno ( i giorni di Yule diventati successivamente Christmastide) poi traslati al 25 dicembre.
Ma è Freyr ad avere come animale servitore il cinghiale Slíðrugtanni (“dalle zanne terribili”) detto Gullinbursti (dalle setole come il sole).
E’ per la verità un verro cioè un maiale ma di quelli di un tempo più simile a un cinghiale irsuto che al roseo porcello dell’era moderna. Creato dai nani sembra essere più una macchina da guerra che un maiale in carne e ossa: Gullinbursti è in grado di correre più velocemente di qualunque altro destriero, di notte e di giorno, nell’aria e nell’acqua, perché non esiste luogo così oscuro che non possa venire illuminato dallo splendore delle sue setole. Gullinbursti, che ha anche il compito di trainare il carro di Freyr, simboleggia il potere divino della fecondità. (tratto da wiki)
Nella Saga Heiðreks Konungs ins Vitra (la saga di re Heiðrek il Saggio), a Yule il re Heiðrek  sacrificava al dio Freyr un enorme cinghiale, detto sonargǫltr (“cinghiale dell’espiazione”), sul quale gli uomini pronunciavano giuramenti solenni posando le mani sulle setole.

LA FESTA DI FRDBLOD

Nel mezzo dell’inverno aveva luogo la festa di Frdblod, “il sacrificio di Freyr” in cui i guerrieri, riuniti nella grande casa del capo, uccidevano i loro cavalli e il sangue era spruzzato sul pavimento e sulle teste dei presenti. Una coppa di sangue veniva passata di mano in mano e solo dopo che tutti avevano bevuto iniziava il grande banchetto. La festa viene descritta nella saga di Hákon (in italiano qui)
“It was ancient custom that when sacrifice was to be made, all farmers were to come to the heathen temple and bring along with them the food they needed while the feast lasted. At this feast all were to take part of the drinking of ale. Also all kinds of livestock were killed in connection with it, horses also; and all the blood from them was called hlaut [ sacrificial blood ], and hlautbolli, the vessel holding the blood; and hlautteinar, the sacrificial twigs [ aspergills ]. These were fashioned like sprinklers, and with them were to be smeared all over with blood the pedestals of the idols and also the walls of the temple within and without; and likewise the men present were to be sprinkled with blood. But the meat of the animals was to be boiled and served as food at the banquet. Fires were to be lighted in the middle of the temple floor, and kettles hung over them. The sacrificial beaker was to be borne around the fire, and he who made the feast and was chieftain, was to bless the beaker as well as all the sacrificial meat. The narrative continues that toasts were to be drunk. The first toast was to be drunk to Odin “for victory and power to the king”, the second to the gods Njörðr and Freyr “for good harvests and for peace”, and thirdly a beaker was to be drunk to the king himself. In addition, toasts were drunk to the memory of departed kinsfolk. These were called “minni [memorial toast]”. (tratto da qui)

L’usanza del sacrificio rimase nell’abitudine inglese di far sanguinare i cavalli nel giorno di Santo Stefano, santo che finì per assumere alcune caratteristiche di Freyr, e così lo vediamo raffigurato nella pittura svedese a cavallo mentre porta una testa di cinghiale per il banchetto natalizio. Evidentemente si sacrificavano anche cinghiali in onore del dio della fertilità che peraltro aveva un cinghiale dalle setole dorate, dono dei nani, per trainare il suo carro (il prosciutto di Natale è il piatto super-tradizionale della Svezia).

UN CINGHIALE ARROSTO

boar-headA Yule prima del tacchino e ancor prima dell’oca sulla tavola di un banchetto medievale era servita la testa di un cinghiale  con l’immancabile mela o limone in bocca.
Il menù tradizionale del Natale inglese prevedeva sempre gli arrosti di cigni e pavoni, acconciati con tutte le loro penne prima di essere serviti in tavola, ma il piatto forte era la testa di cinghiale arrostita, condita con alloro e rosmarino.
Secondo le fonti più antiche una particolare cerimonia fu inaugurata il 14 giugno del 1170 da re Enrico II Plantageneto nel proclamare il figlioletto come suo erede al trono
To celebrate, “Upon the daie of coronation, king Henrie the father serued his sonne at the table as sewer, bringing vp the boars head with trumpets before it, according to the maner.” The “sewer” was the officer who placed and removed the various dishes (Holinshed’s Chronicle). (tratto da qui)

BOAR’S HEAD GAUDY

Tale usanza si conserva ancora al Queen’s College di Oxford (dall’anno della sua fondazione il 1340), dove la testa di cinghiale viene portata in processione, così come si faceva un tempo.
L’aneddoto (tra goliardia e leggenda) riguardande il perchè dell’evento si riferisce alle prodezze di uno studente che, sorpreso da un cinghiale mentre attraversava il bosco per recarsi alla messa di Natale nella chiesa di San Giles, reagì all’assalto incastrando tra le fauci della bestia, il voluminoso libro di Aristotile che stava leggendo. Lo studente recise la testa al cinghiale (con ancora il libro incastrato in gola), andò a messa e poi ritornò al Queen’s College portando la testa in trionfo: la testa (libro compreso) fu arrostita e servita per la cena. Così ad ogni boccone chi mangiava diventava più sapiente!
La cerimonia è attecchita anche in America al seguito dei primi coloni britannici e prosegue tuttora nella Hoosac School di New York e nella Christ Church Cathedral di Cincinnati, e in diverse altre Università americane.

A Oxford la cerimonia prevede che un corteo di studenti preceduti da un cantore (che ovviamente canta The boar’s head in hand bring I..) rechi la testa in trionfo fino a porgerla al rettore dell’Univeristà, il quale prende il limone (o l’arancio) dalla bocca del cinghiale e lo dona al cantore, e poi distribuisce agli altri presenti, con un gesto augurale, l’alloro della guarnizione. La cerimona pre banchetto si teneva il 25 dicembre ma attualmente è stata spostata alla seconda domenica di dicembre.

Anche in epoca Tudor alla testa del cinghiale era riservato un ingresso trionfale al banchetto di Natale alla corte del re, portata su un vassoio d’argento, circondata di mele rosse e appoggiata su un nido di rosmarino e alloro: annunciata dalle trombe, era il segnale del primo brindisi benaugurale e poi tutti si mettevano a tavola. La testa però non era semplicemente una testa arrostita di cinghiale quanto piuttosto il contenuto della testa era cucinato come una specie di soppressata speziata e piccante. Non so di ricette medievali in merito ma.. nella maremma toscana, nota terra di butteri e cinghiali, c’era un modo per cucinare la testa del cinghiale, il trofeo riservato al cacciatore che lo ha ucciso.
L’attaccamento della casa Tudor alla festa ha un preciso fondamento storico: l’ultimo re della casa York, re Riccardo III sconfitto e ucciso nella battaglia di Bosworth (1485,) portava come proprio distintivo personale il cinghiale bianco, simbolo di forza e coraggio in battaglia.
Da allora portare in tavola ogni anno la testa di un cinghiale arrostito era una specie di tributo a Enrico VII della casa Tudor.

Boars_Head_In_Hand_Bring_I
Artwork by John A. Hows from Christmas In Art And Song. New York: The Arundel Printing and Publishing Company, 1879

La carne di cinghiale era ovviamente un piatto importante nel banchetto medievale delle corti d’Europa perchè la caccia al cinghiale era considerato un nobile passatempo oltrechè un buon esercizio per l’addestramento alla battaglia.
In particolare esistono molte cronache che descrivono dei banchetti in cui era sevita la testa di cinghiale con tanto d’ingresso della portata preannunciato da uno squillo di trombe.
La stagione della caccia al cinghiale si svolgeva in autunno ma in Britannia venne concentrata tra il 25 dicembre e il 2 febbraio (Christmas tide). Cosi riporta il Book of St. Albans (1460)
“The season of the Boar is from the Nativity
Till the Purification of our Lady so free,
For at the nativity of our Lady sweet,
He may find where he goeth under his feet,
Both in woods and fields, corn and other fruit,
When he after food maketh any suit:
Crabs and oak corns and nuts there they grow,
Haws and hips and other things enow,
That till the Purification lasteth as ye see,
And maketh the boar in season to be;
For while that fruit may last,
His time is never past.”

LA RICETTA DI LUCIANO BEZZINI

(riportata da Enzo vediPrima di tutto la testa va appesa per alcuni giorni in cantina, e chi non ce l’ha dovrà farsi subito una cantina adatta. Poi, quando smette di sanguinare va rasata a zero, con il rasoio, poi con un ferro rovente ed anche con acqua bollente ed un pezzo di mattone. La testa quindi va disossata lasciando intatta la pelle e mettendo da parte cervello, lingua e gli altri ritagli e va strusciata con limone e poi salata e bagnata con aceto ed olio e poi il tutto va cosparso di odori (ramerino [per i non toscani è il rosmarino], salvia, timo, aglio, alloro, ginepro ) e tenuto un paio di giorni a riposo. Infine si farcisce la testa con la carne battuta e nuovi odori, si chiude legando il tutto ben stretto e si mette in un paiolo. Qui si copre con olio, vino ed acqua nel rapporto 1,2,3 si mette una buccia di arancia, una manciata di uva passita, pinoli sgusciati, mezzo cucchiaio di cioccolato fondente [una concessione più moderna]. Si chiude il paiolo e si mette sul fuoco basso per qualche ora finché il liquido è ritirato e sul fondo si ha solo grasso che borbotta. Si gira e si mette su un tagliere, affettando quando è tiepido.

E sempre dalla Toscana, in quel di Firenze un’altra ricetta di sopressata, in cui si mescolano la testa di maiale e di cinghiale: si prepara con la carne della testa bollita, tagliata a pezzi e conciata con spezie varie a cui si aggiunge anche la lingua bollita a parte  vedi

Boar’s head carol

Tradizionale canto natalizio britannico andato in stampa nel 1521 in Christmase Carolles con il titolo di “A Caroll bringyng in the Bores heed”  dal tipografo ed editore alsaziano Jan van Wynkyn. Ma la versione diventata standard è quella di Thomas Wright stampata nel 1841 (vedi qui), così la traduce e illustra Ianuarius nel video con il brano musicale dei  The Chieftains in The Bells of Dublin 1991

ASCOLTA Magpie Lane in The Oxford Ramble 1993


I
The boar’s head(1) in hand bring I,
Bedeck’d with bays and rosemary.
I pray you, my masters, be merry
Quot estis in convivio(2)
Caput apri defero
Reddens laudes Domino (3)
II
The boar’s head, as I understand,
Is the rarest dish in all the land,
Which thus bedeck’d with a gay garland Let us servire cantico. (4)
III (5)
Our steward hath provided this
In honour of the King of Bliss;
Which, on this day to be served is
In Reginensi atrio. (6)
Traduzione italiano di Ianuarius*
I
Con la testa di cinghial,
guarnita poi dal lauro e dal rosmarino, ai padroni e ai commensal
letizia oggi auguro.
Porto il capo e rendo onor
ed omaggio al Signor.
II
Giacché il capo di cinghial
è del regno il piatto più special,
con gaio serto ornamental
serviamo con un cantico.
III
Vivanda in onor del Re
della beatitudine,
dal siniscalco donata,
che in sala regia servano

NOTE
* tratta da qui
1) la caccia al cinghiale era uno sport praticato nel periodo natalizio, molto amato dalla nobiltà medievale, e la testa di cinghiale servita a Natale è rimasta una tradizione in alcuni college inglesi. Il cinghiale non esisteva in America  ed è stato portato da Colombo (il verro medievale) che rilasciato nella foresta della FLorida si è ulteriormente inselvatichito. Il cinghiale selvatico si è estinto in Inghilterra nel 1700.
2) Ye who are now at the feast
3) I bring the boar’s head, returning praise to the Lord
4) Let us serve with a song. In altre versioni è scritto “Servitur cum sinapio = it is served with mustard
5) la strofa cinquecentesca citava espressamente il Natale:
Be gladde lordes, bothe more and lasse
For this hath ordeyned our stewarde
To chere you all this Christmasse,
The Bore’s head with mustarde
.
6) In the Queen’s hall

FONTI

http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/Notes_On_Carols/The%20Boar’s%20Head%20Carols/boars_head_carols.htm
http://ontanomagico.altervista.org/solstizio-inverno.html
http://ontanomagico.altervista.org/boar-head.htm
http://www.ravenboymusic.com/the-boars-head-carol/
http://bifrost.it/GERMANI/Schedario/Freyr.html http://www.orkneyjar.com/tradition/yule/yule4.htm
http://www.chefsilvia.it/notizie-eventi-culinari-corsi-sagre/notizie-varie/1294-a-tavola-con-gli-inglesi-medioevali.html http://goldentrail.wordpress.com/2013/08/26/a-month-for-freyr-day-26/ http://www.library.wisc.edu/etext/BookofDays/16450754.html http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/ bores_heed_in_hand_bring_i-sandys.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/boars_head_in_hand_bear_i.htm

SMOKING BISHOP

Le festività natalizie che si svolgono nel cuore dell’inverno sono ricche di stratificazioni di credenze e rituali, antichi come l’alba dell’uomo. Il passaggio del sole nel cielo solstiziale che segna il giorno più corto dell’anno era accolto un tempo con grande timore nella paura che il gelo e l’oscurità potessero sconfiggere la luce. Così in tempi più recenti il solstizio d’inverno fissato dal calendario il 21 dicembre segnava il primo giorno delle feste invernali. Secondo l’usanza attualmente accreditata il conto dei giorni parte invece dal 26 dicembre ovvero il “Giorno Santo” e si conclude il 6 gennaio, con l’Epifania “che tutte le feste spazza via

Le feste improntate da abbondanti libagioni e freddo polare sono l’occasione per preparare il vino speziato, un toccasana che in epoca medievale era considerato quasi un elisir di lunga vita. E per chi voglia cimentarsi nella preparazione di bevande medievali  ecco la ricetta dell’ippocrasso (vedi)
smoking-bishop

Il nostro italico vin brulè è poca cosa rispetto alla tradizione vittoriana di bevande speziate per riscaldarsi nelle fredde giornate invernali!!
Più genericamente si possono definire come punch con vino speziato e servito fumante con l’aggiunta di chiodi di garofano infilzati nei limoni o nelle arance. Ma a seconda del vino utilizzato abbiamo “un Papa” se il rosso è un Borgogna, “un cardinale” con vino del Reno o champagne, “un vescovo” con il porto..
In particolare lo “smoking bishop” è citato nel racconto di Dickens “A Christmas Carol” la cui ricetta viene aggiunta nelle note per l’edizione del 1907 curata da Gordon Browne: si versa il vino rosso, caldo o freddo, sulle arance amare mature. Si riscalda con zucchero e spezie (chiodi di garofano, anice stellato e cannella) aggiunte a piacere.

Ora esistono due scuole di pensiero in merito al trattamento a caldo del vino: la prima dice che il vino non deve mai bollire e mai superare la temperatura di 80 gradi. Ad 83 gradi, infatti, l’alcool contenuto nel vino evapora, gli aromi delle spezie si alterano e lo zucchero si “decompone”. La seconda ritiene invece che il vino debba bollire per bruciare l’alcool (e quindi viene servito spesso anche fiammato).

Dall’Ottocento ci arrivano svariate ricette più dettagliate per la preparazione dello “Smoking Bishop” dal sapore aspro e fruttato da addolcire a piacere dividendosi sostanzialmente tra quelle che usano i limoni e quelle che usano le arance amare
RICETTA
(tratta da vedi)
6 grandi arance, 2 grandi limoni
8 chiodi di garofano
1 bottiglia (750ml) vino rosso
1 bottiglia (750ml) porto rosso
3 bastoncini di cannella
120 g di zucchero di canna
1/4 cucchiaino di zenzero in polvere
1/4 cucchiaino di cannella in polvere
1/4 cucchiaino di allspice ovvero pepe giamaicano (detto anche pimento)
1/4 cucchiaino di noce moscata

PREPARAZIONE
Il giorno prima : cuocere arance e limoni in forno su una teglia poco profonda (a 120 ° C e fino a quando sono marrone chiaro ovvero dopo circa un’ora e mezza) Eventuali succhi rilasciati durante la cottura vanno aggiunti al vino.
Steccare le arance ei limoni con i chiodi di garofano dritte e metterle in una grande ciotola, con tutte le spezie in polvere e lo zucchero. Versare il vino rosso e mescolare bene per qualche minuto. Coprire e lasciare in un luogo caldo durante la notte o per 24 ore.

Il giorno dopo : tagliare le arance e limoni a metà e spremere tutto il succo nella ciotola del vino. Passare al setaccio nel versare il tutto in una grande casseruola, e spremere bene tutta la polpa contro il setaccio adoperando un cucchiaio. Quindi aggiungere i bastoncini di cannella. Riscaldare il vino a fiamma alta e sobbollire per 5 minuti, poi abbassate il fuoco e aggiungere il porto e cuocere a fiamma bassa per altri 20 minuti. Negli ultimi due minuti alzare la fiamma per far “fumare” il vescovo.

SERVIZIO
Servire fumante in bicchieri resistenti al calore o tazze con spicchi di limone e arancia tagliati al momento.
Opzionale: ulteriore zucchero e grattatina di noce moscata

NOTE (da Taccuini Storici)
Il Pimento, anche chiamato Pepe di Giamaica o Pepe garofanato, è una spezia ricavata dai frutti essiccati della Pimenta dioica, albero sempreverde della famiglia del Mirto. Il pimento è originario dell’America Centrale e dell’area caraibica, in particolare della Giamaica: qui, le estese coltivazioni profumano l’aria tutto intorno nel periodo della fioritura. Dall’aspetto molto simile a quello del pepe, il nome ‘pimento’ deriva dallo spagnolo pimiento (pepe), che venne assegnato alla bacca quando sbarcò in Europa dalle Americhe. In seguito la denominazione venne arricchita ‘di Giamaica’ per distinguere il nuovo prodotto dal vecchio.
Le tonde palline, molto usate nella cucina caraibica, vengono apprezzate per il gusto particolare (intenso e aromatico, poco piccante), che sembra una miscela di spezie diverse. Il sapore ricorda quelli della cannella, del pepe nero, del chiodo di garofano e della noce moscata messi assieme. L’aroma composito giustifica perciò l’appellativo di ‘tutte le spezie’ che questa bacca riceve in inglese (allspice) e in francese (toute-épice).

TUTTI BELLI RILASSATI? Bene e allora riascoltiamoci
una carola recensita l’anno scorso e integrata con nuove riflessioni! vedi

FONTI
http://wdtprs.com/blog/2011/12/smoking-bishop-and-a-cat-named-jeoffry/ http://recipewise.co.uk/smoking-bishop http://thehistorykitchen.com/2012/12/20/drinking-with-charles-dickens-the-smoking-bishop/ http://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/aromi—spezie/pimento-il-giamaicano.html

ILLUSTRAZIONE: Da Il calendario dell’Avvento di Paul Bommer

HOLLAND HANDKERCHIEF OR THE SUFFOLK MIRACLE

La ballata così come diffusa in Irlanda racconta in forma corrotta una storia ben più complessa di origine medievale (e forse originaria del sud-est europeo), collezionata dal professor Child al numero 272 con il titolo “The Suffolk Miracle” e della quale si trova una versione più simile in un racconto tipico della Cornovaglia.

TUTTA LA STORIA

Lenore di Johann David Schubert

La ballata pare sia stata dimenticata in Inghilterra mentre si ritrova ancora nella tradizione popolare irlandese con il titolo “Holland Hankerchief” e americana (costa Orientale degli USA e Canada).
La sintesi della storia, ottenuta dalla comparazione con le sue varianti presso i popoli tedeschi e slavi, è la seguente: due innamorati si giurano amore eterno sia in vita che nella morte, la coppia viene separata e l’uomo muore all’insaputa della donna. Disperata perchè il suo innamorato è ancora lontano, la donna decide di compiere un incantesimo per imporre all’amante il ritorno. Così l’uomo arriva di notte a cavallo e la porta con sé, all’inizio lei non ha paura,  poi però inizia a preoccuparsi; giunti davanti alla tomba di un cimitero l’uomo le ordina di entrarci dentro, la donna prende tempo e riesce a fuggire, oppure entra anche lei nella tomba.
Nel racconto della Cornovaglia la donna si getta da cavallo, ma l’uomo la tiene per il vestito che si strappa, nella ballata “The Suffolk Miracle” l’uomo arriva sul cavallo del padre di lei, e cavalca con lei per tutto il paese, poco prima dell’alba la riporta a casa e riporta il cavallo nella stalla, e quindi ritorna nel mondo dei morti. Ma si tiene il fazzoletto che lei gli aveva legato intorno alla testa; il mal di testa che non si spiega nella ballata è giustificato nel racconto cornico dall’incantesimo.

LA PIANTA DELL’AMORE

Il rito da praticarsi nella notte di Samain (o nel Solstizio d’estate) consiste nel seppellire una manciata di semi di canapa per scoprire chi sarà il proprio vero amore (colui o colei che si sposerà). Il rituale da compiersi nella mezzanotte dei “giorni magici” consiste nel seppellire i semi e recitare la formula

Hemp-seed, I sow thee,
Hemp-seed, grow thee!
And he who will my true-love be
Come after me
And shaw thee(1).
TRADUZIONE
Canapa io ti semino
canapa, io ti sarchio
e chi e più caro al mio cuore
mi venga dietro
e ti colga

NOTE
1) la formula (afrodisiaca-richiamo sessuale) diffusa in Scozia recita “and pou thee” cioè letteralmente “ti tirerà” (pulling) nel senso che raccoglierà. Oppure “shaw thee” ossia “show thyself“, “rivelarsi”.

L’incantesimo era praticato da colei o colui che voleva conoscere il volto del suo vero amore, perchè voltandosi avrebbe visto le sembianze della persona invocata nell’atto di raccogliere la canapa seminata.  Nella tradizione popolare europea si hanno molti esempi di tali rituali magici per mezzo di un vegetale.
Nel racconto cornico si riporta un incantesimo simile come rituale per richiamare a sè l’amante lontano.

USI DELLA CANNABIS

Un tempo la canapa era una pianta seminativa utilizzata in agricoltura per la sua fibra (per i tessuti e la carta), come combustibile naturale (altro che il petrolio!) e come alimento (semi, olio e farina  vedi), oggi sono legali solo le varietà con un basso contenuto di THC.
Scrive Michael Pollan nel suo libro “Botanica del desiderio”: “l’antico ideogramma cinese per “canapa”, rappresenta una pianta maschile e una femminile sotto un tetto: la cannabis all’interno dell’edificio della cultura umana. La cannabis fu una delle prime piante a essere addomesticate (probabilmente prima per la fibra, e poi come droga); si coevolvette con il genere umano per oltre diecimila anni, al punto che la sua forma originaria potrebbe non esistere più. Adesso la cannabis è il prodotto del desiderio umano quanto una rosa Bourbon: abbiamo solo un’idea vaga di come potesse essere prima che legasse il proprio destino al nostro.”

Una pianta sacra tra le più antiche colture conosciute dall’umanità, che si coltiva a qualunque latitudine con svariate proprietà curative e molti pregi: cresce veloce ed è economica da mantenere. E’ la storia moderna (anni 20) che relega la cannabis a pianta del diavolo e la mette al bando : gli spinelli sono robaccia da afro-americani e messicani, l’erba dei suonatori di jazz (neri) degli anni Venti e Trenta, la droga del sesso.. (per gli anni 70 fino a oggi consiglio caldamente  la lettura di questo post estratto dalla “Botanica del Desiderio” di Michael Pollan qui)
Ovviamente la cannabis faceva parte dei rituali magici antichi, dell’estasi sacra e afrodisiaca, dispensatrice della gioia: più comunemente si fumavano i fiori della pianta femminile dopo averli fatti seccare e tutte le parti della pianta erano usate per preparare infusi e in cucina.

L’AMANTE VAMPIRO

La ballata è stata stampata in broadside a Londra nel 17° secolo ed è stata rinverdita da Gottfried August Bürger nel 1773 con la pubblicazione di “Lenore” una prefigurazione di un tema caro al romanticismo gotico: quello del vampiro (vedi). La tradizione folkloristica radicata nei Balcani colloca il vampiro tra i revenants, una creatura ritornata dalla morte, un non-morto. Nel Settecento il vampirismo venne analizzato dal punto di vista scientifico, ma fu la fascinazione romantica a trasformare i casi clinici in creature maledette, prefigurandole nella poesia, prima che il romanzo The Vampyr di Polidori (1819), ci consegnasse il primo vampiro letterario: un pallido, triste e perverso eroe byroniano.
Gustave Moreau, “La ballade” 1885Infatti l’uomo ritornato della ballata “Lenore” più che uno spettro era un amante demone, in Ungheria è soprannominato lidérc (un incubo) uno spirito richiamato dal dolore umano, che si nutre dell’amore e del dolore di un uomo o di una donna che piange la morte del proprio amante.
Lenore attendeva invano il ritorno del suo innamorato dalla guerra, ma lui era morto su un lontano campo di battaglia: lei passava le notti a piangere insonne a chiedere al suo amante di tornare, e invocava la morte come un sollievo! In una notte di luna piena fu un cavaliere a cavallo ad andare a prenderla con la promessa di portarla nel loro letto nunziale: l’uomo aveva le sembianze del suo innamorato tuttavia ero lo spirito di un demone che la stava portando verso la tomba, il suo tempo era limitato alla notte e sarebbe scomparso all’alba al primo canto del gallo.

LA VERSIONE BRETONE: IL RACCONTO GOTICO

Nel 1879 M Paul Sébillot ha collezionato in Bretagna un racconto che è quasi identico alla ballata inglese (‘Les Deux Fiancés,’ in Littérature orale de la Haute-Bretagne). Due giovani innamorati si promettono amore eterno anche dopo la morte, ma il giovane che è un marinaio, durante una traversata muore in mare, all’insaputa della ragazza. Una notte lui esce dalla tomba, prende un cavallo dalla scuderia del padre di lei, e va a prendere la ragazza. Mentre cavalcano lui dice “La luna è piena e la morte sta cavalcando con te, non hai paura?” E lei gli risponde “Non ho paura finchè tu starai con me
Il ragazzo si lamenta del mal di testa e lei gli lega il suo fazzoletto intorno alla testa. Arrivati alla fattoria della ragazza lei bussa, il padre chiede “Chi è” e la ragazza risponde “Sono tua figlia che hai mandato a chiamare da colui che dovrebbe essere suo marito” E prosegue raccontando che lei gli aveva prestato il suo fazzoletto e lui era appena andato nella stalla per accudire al cavallo; ma il ragazzo è scomparso, e lei muore dal dolore per aver capito che lui era già morto. Quando aprono la bara per seppellire i due insieme trovano il fazzoletto di lei legato intorno alla testa di lui.

LA VERSIONE IRLANDESE

Nella ballata irlandese il racconto gotico si stempera più nella fiaba rimanendo sospesa tra il sogno e il mistero.

ASCOLTA Connie Dover in If Ever I Return 1997: Connie Dover ha imparato la ballata da Cathal McConnell della contea di Fermanagh

ASCOLTA Jim Moray in Sweet England 2010


I
A wealthy squire lived in our town,
He was a man of high renown,
And he had a daughter of beauty bright,/ And the name he gave her was his ‘Heart’s Delight’.
II
Many young men to court her came,
But none of them could her favour gain,
Till there came one, of low degree,
And above them all, how she fancied he.
III
But when her father, he came to know,
That his lovely daughter loved this young man so,
Over fifty miles, he sent her away,
All to deprive her of her wedding day.
IV
One night as she lay in her bedroom,
Her love appeared from out the gloom,
He kissed her cheek, and this did say,
“Arise my darling and come away”.
V
It’s with this young man she got on behind,
And they rode faster than any wind,
They rode on for an hour or more,
Till he cries “my darling, my head feels sore”.
VI
A holland handkerchief she then pulled out,
And with it bound his aching head about,
She held him closer, and this did say,
“My love you’re colder than any clay”.
VII
When they came to her father’s gate,
He says “get down, love the hour is late,
Get down, get down love and go to bed,
And I’ll see this gallant horse is groomed and fed”.
VIII
And when she came to her father’s hall,
“Who’s that, who’s that”, her own father called,
“‘Tis I dear father, did you send for me,
By such a messenger, naming he.”
IX
“Oh no dear daughter, that cannot be,
Your words are false and you lie to me,
For on yon mountain your true love died,
And in the graveyard his body lies”.
X
So straight-ways there went this maiden brave,
and with her friends she exposed
the grave, and there his body,
though six weeks dead,
with a holland handkerchief around his head.
(traduzione italiano di Cattia Salto)
I
Un ricco cavaliere viveva nella nostra città, era un uomo di grande fama
e aveva un figlia di rara
bellezza che si chiamava
“Delizia del cuore”.
II
Vennero molti giovanotti a corteggiarla, ma nessuno di loro otteneva i suoi favori
finchè ne arrivò uno, di origini inferiori,
ma superiore a tutti loro, come lei lo immaginava (1).
III
Ma quando il padre venne
a saperlo, che la sua amata figlia amava questo giovane,
oltre 50 miglia la mandò lontana,
pur di impedirle di sposarsi.
IV
Una sera mentre stava nella camera da letto, il suo amore le apparve fuori dalla finestra, le baciò la guancia e disse “Alzati mia cara e vieni via”
V
Fu a questo giovane che lei si mise dietro ed essi cavalcarono
più veloci del vento,
corsero per un’ora o più
finchè lui gridò “Mia cara, la mia testa mi duole” (2)
VI
Un fazzoletto di tela d’Olanda (3) lei allora tirò fuori,
con cui fasciare la sua testa
dolente.
Lei lo tenne vicino e disse
“Amore mio, sei più freddo della terra”
VII
Quando giunsero alle porte del padre
lui disse “Scendi amore l’ora è tarda,
scendi amore e vai a letto
e mi occuperò che questo intrepido cavallo sia accudito e nutrito”
VIII
E quando lei andò nella sala
padronale
“Che c’è, che c’è” –
gridava il padre-
“Sono io caro padre, mi hai mandato a chiamare da un messaggero”
IX
“Oh no cara figlia, non può essere
tu dici il falso e mi menti, perchè sulla montagna lontana il tuo amore è morto  e nel cimitero il suo corpo è sepolto”
X
Là andò senza meno questa fanciulla coraggiosa
e con i suoi amici disseppellì
la bara e c’era il corpo,
morto da 6 settimane
con un fazzoletto di tela d’Olanda intorno alla testa.

NOTE
1) era cioè il suo ragazzo ideale, su cui fantasticava di innamorarsi
2) il dolore alla testa è indice di un incantesimo in atto che ha richiamato il revenant, vedasi anche qui.
3) la tela di puro lino è detta tela d’Olanda una qualità superiore di lino pregiata per la sua finezza e lavorazione: dal colore particolarmente bianco e una trama fine ma compatta.

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/suffolk-miracle.htm
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_272
http://www.litgothic.com/Texts/child272.html
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/17/suffolk.htm
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/thehollandhandkerchief.html
http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-HollandHand.html
http://chrsouchon.free.fr/chants/lenore.htm
http://www.letteraturaalfemminile.it/laballatadilenore.htm

http://www.nonsprecare.it/alla-scoperta-dei-semi-di-canapa-preziosa-risorsa-per-lalimentazione
http://www.toscanapa.com/sementi-e-semina-vademecum-coltivazioni-della-canapa-note-introduttive-per-meglio-orientarsi-alle-coltivazioni/
http://www.dolcevitaonline.it/le-10-varieta-di-cannabis-col-piu-alto-contenuto-di-thc/

ILLUSTRAZIONE
Gustave Moreau, “La ballade” 1885: ho preferito questa immagine rispetto alle altre più fosche e cupe dei pre-raffaelliti perchè mantiene un sapore più fiabesco seppure sempre inquietante. Moreau sembra voler inquadrare la raffigurazione del cavaliere nel solco della tradizione sui lidérc facendo sembrare il cimiero del cavaliere simile a una fiamma.

 

SOULING SONG

Souling songs sono le canzoni di questua che i poveri (per lo più bambini) cantavano andando di casa in casa a durante le sere tra la fine di ottobre e i primi di novembre in occorrenza della celebrazione di Tutti i Santi (All Hallows Day = All-Souls’ eve) e della Festa dei Morti.

IL BANCHETTO DEI MORTI

Halloween è una pallida eco di Samahin (Samain o Samhain), che in gaelico significa “Fine dell’Estate”, ovvero il capodanno celtico, una magica notte in cui si chiedeva protezione agli dei per l’arrivo dell’inverno. continua
Anticamente era consuetudine passare di casa in casa durante le celebrazioni della Vigilia di Ognissanti con una piccola processione di persone mascherate guidate dall’”ambasciatore dei defunti” per chiedere la donazione di cibo rituale per il banchetto dei Morti e per il banchetto con cui tutta la comunità avrebbe festeggiato la ricorrenza.

Nel Medioevo in Irlanda e Gran Bretagna si sviluppò l’usanza di preparare un dolce dei morti di forma rotonda, come offerta per saziare la fame dei defunti che si credeva visitassero i vivi durante Samain: per tenerli buoni per tutto l’anno a venire, le massaie preparavano dei dolcetti speciali, che ben presto finirono per saziare gli appetiti molto più terreni e voraci dei poveri! Erano distribuiti in beneficenza oppure dati ai soulers.
Anche in certe regioni d’Italia (Emilia Romagna, o la Sardegna e più in generale nel Sud Italia) era diffusa tra i poveri e i bambini l’usanza della questua del cibo: “Ceci cotti per l’anima dei morti”, cantavano armati di cucchiai e scodelle, davanti alle case dei signorotti. Consuetudini tra cibo e commemorazioni dei morti consolidate da antiche tradizioni più in generale del Mondo Mediterraneo oltre che Nordico.

SOULING

La tradizione del “a-souling” oppure “a-soalin” è identica al wassailing e al caroling natalizio (vedi): qui però in cambio delle torte, spesso chiamate anime (in inglese soul), i questuanti promettevano di recitare delle preghiere per i defunti. Più prosaicamente si diceva che ogni torta mangiata rappresentava un’anima che si liberava dal Purgatorio. L’usanza è spesso vista come l’origine della moderna “Trick or Treating” (in italiano “dolcetto o scherzetto”) dei bambini mascherati da fantasmi o mostri che suonano alle porte delle case chiedendo dei “dolcetti buoni da mangiare”. Già alla fine del 1800 la tradizione di preparare il dolce si era affievolita, e dove ancora sopravviveva l’usanza della questua, si dava ai bambini delle mele o delle monetine: in genere i bambini facevano la questua di giorno.


CHORUS

Soul! soul! for a soul-cake;
Pray, good mistress, for a soul-cake.
One for Peter, two for Paul,
Three for Them who made us all.
Soul! soul! for an apple or two;
If you’ve got no apples, pears will do.
Up with your kettle, and down with your pan;
Give me a good big one, and I’ll be gone.
An apple or pear, a plum or a cherry,
Is a very good thing to make us merry.
Traduzione italiano di Cattia Salto
CORO
Anime, Anime un dolce per i defunti
 Buona signora, per favore una torta dell’anima! Una per Pietro, due per Paolo, e tre per Colui che ci ha creato.
Anime, Anime! Con una mela o due;
se non avete mele, le pere andranno bene.
aprite la porta e sbloccate la serratura,
datemi una fetta grande e io me ne andrò. Una mela o una pera, una susina o una ciliegia, sono buone cose che ci fanno contenti

Un’altra canzone dei Soulers è stata trascritta da John Brand nel suo “Popular Antiquities” (1777) presa direttamente dalle labbra di “the merry pack, who sing them from door to door, on the eve of All – Soul’s Day, in Cheshire“.


Chorus

“Soul day, soul day, Saul
One for Peter, two for Paul,
Three for Him who made us all.
Put your hand in your pocket and pull out your keys,
Go down into the cellar, bring up what you please;
A glass of your wine, or a cup of your beer,
And we’ll never come souling till this time next year.
We are a pack of merry boys, all in a mind,
We are come a souling for what we can find,
Soul, soul, sole of my shoe,
If you have no apples, money will do;
Up with your kettle and down with your pan,
Give us an answer and let us be gone
An apple, a pear, a plum or a cherry,
Any good thing that will make us all merry.
Traduzione italiano di Cattia Salto
Coro
Il giorno dei Morti
Una per Pietro, due per Paolo, e tre per Colui che ci ha creato.
Mettetevi le mani in tasca e tirate fuori le chiavi
e andate giù in cantina e riportate su quello che volete;
un bicchiere di vino o una tazza di birra
e non ritorneremo per la questua
fino al Natale del prossimo anno.
Siamo un gruppetto di ragazzotti ben determinati
siamo venuti per la questua di quello che riusciamo a trovare
Anime, anime suole delle mie scarpe
se non avete mele, dei soldini andranno bene;
aprite la porta e sbloccate la serratura
dateci una risposta e lasciateci andare.
Una mela o una pera, una susina o una ciliegia
delle buone cose che ci faranno tutti contenti

SOUL CAKE

La canzone “Soul cake” nota anche come “A Soalin”, “Souling Song Cheshire” “Hey ho, nobody home” è stata pubblicata (testo e melodia) da Lucy Broadwood e J. A. Fuller Maitland nell’English County Songs nel 1893, riportando la tradizione ancora viva nel Cheshire e nel Shropshire (Midlands Occidentali) del “souling”: la trascrizione era di qualche anno prima per mano del Rev. MP Holme di Tattenhall, Cheshire così come l’aveva sentita da una bambina delle scuole locali. Nel 1963, il gruppo folk americano Peter, Paul e Mary hanno registrato una versione di questa canzone tradizionale, dal titolo “A ‘Soalin” rielaborando la canzone risalente all’epoca elisabettiana “Hey ho, nobody home”.
Durante il regno della regina Elisabetta a seconda della contea o dalle abitudini locali la questua veniva fatta dai più poveri la sera di Santo Stefano o della vigilia di Natale ed era un cattivo auspicio mandare via a mani vuote i questuanti.

HEY HO, NOBODY HOME

Sung As a Round (XVI sec): un canto in canone dal medioevo


Voice 1: Hey, ho, nobody home;
Voice 1: Meat nor drink nor money have I none,
Voice 2 : Hey, ho, nobody home;
Voice 1: Yet will I be merry.
Voice 2: Meat nor drink nor money have I none,
Voice 3: Hey, ho, nobody home;
Voice 1: Hey, ho, nobody home;
Voice 2: Yet wiIll be merry.
Voice 3: Meat nor drink nor money have I none,
Voice 1: Meat nor drink nor money have I none,
Voice 2: Yet will I be merry.
Voice 1: Yet will be merry.

ASCOLTA Peter, Paul & Mary in  “A Holiday Celebration” 1988, molto natalizia la versione innesta un popolarissimo carol nella strofa finale

ASCOLTA Sting live (strofe da II a IV)
ancora Sting in If on a Winter’s Night 2009 la versione più patinata

ASCOLTA Lothlorien


I
Hey ho, nobody home,
meat nor drink nor money have I none
Yet shall we be merry,
hey ho, nobody home
Meat nor drink nor money have I none
Yet shall we be merry,
Hey ho, nobody home

CHORUS
A soul, a soul cake,
please good missus a soul cake.
An apple, a pear, a plum, a cherry,
any good thing to make us all merry,

A soul, a soul cake,
please good missus a soul cake.
One for Peter, two for Paul,
three for Him who made us all.
II
God bless the master of this house,
and the mistress also.
And all the little children
that round your table grow.
The cattle in your stable
and the dog by your front door.
And all that dwell within your gates
we wish you ten times more.
III
Go down into the cellar
and see what you can find.
If the barrels are not empty
we hope you will be kind.
We hope you will be kind
with your apple and strawber’
For we’ll come no more a ‘soalin’
till Xmas time next year.
IV
The streets are very dirty,
my shoes are very thin
I have a little pocket
to put a penny in
If you haven’t got a penny,
a ha’ penny will do
If you haven’t got a ha’ penny
then God bless you
V(4)
Now to the Lord sing praises all you within this place
And with true love and brotherhood
each other now embrace
This holy tide of Christmas,
of beauty and of grace
Oh tidings of comfort and joy

Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Ehi, oh c’è nessuno in casa?
Non ho (non porto) cibo nè bevande,
nè denaro
tuttavia ci accontenteremo.
Ehi, oh c’è nessuno in casa?
Non ho cibo nè bevande,
nè denaro
tuttavia ci accontenteremo
Ehi, oh c’è nessuno in casa?
CORO
Anima, una torta dell’anima!
Buona signora, per favore, una torta dell’anima! Con mele, pere, susine, ciliegie, ogni cosa buona per renderci tutti più allegri, anima, una torta dell’anima! Buona signora, per favore una torta dell’anima! Una (torta o fetta) per Pietro, due per Paolo (1), e tre per colui che ha fatto tutti noi.
II
Dio benedica il capo famiglia
e anche sua moglie
e tutti i piccoli bambini
che crescono intorno alla vostra tavola.
Il bestiame nella stalla ed il cane davanti alla porta (2), e tutti ciò che risiede tra le vostre mura
ve ne auguriamo 10 volte tanto.
III
Andate nella cantina
e guardate cosa trovate.
Se i barili non sono vuoti
siamo certi che sarete generosi.
Speriamo che siate generosi
con le vostre mele e birra forte (3)
Poichè non ritorneremo per la questua
fino al Natale del prossimo anno.
IV
Le strade sono molto sporche,
e le scarpe sono molto sottili.
Ho una piccola tasca
dove mettere un penny.
Se non avete un penny da dare,
un mezzo penny andrà bene
Se non avete un mezzo penny da dare
allora che Dio vi benedica
V (4)
Ora cantate lodi al Signore voi tutti in questo posto e in vero segno di amore
e fratellanza abbracciatevi ora gli uni agli altri, questo santo periodo del Natale, di beltà e grazia;
O, novella di conforto e gioia!

NOTE
1) Pietro e Paolo sono i santi della Chiesa romana: Pietro, l’apostolo indicato nei Vangeli canonico come la pietra su cui si fonda la Chiesa e Paolo, che ha diffuso il cattolicesimo tra i gentili
2) strofa alternativa “Likewise young men and maidens, Your cattle and your store”
3) la strofa originaria diceva “With your apples and strong beer” storpiata in strawber’ che ovviamente non sta a indicare le fragole, che non sono di stagione d’inverno e nemmeno si candiscono come le ciliegie o si fanno seccare come la maggior parte della frutta che si consuma d’inverno. La birra forte veniva richiesta da “soulers” adulti.
4) la strofa aggiunta da Paul Stookey proviene dalla Carol “God rest you Merry Gentlemen” (la cui melodia si intreccia con quella di Soul Cake) vedi

LA RICETTA

Con il nome di Soul Cake si indicano molte varianti di dolcetti tradizionali che vanno dal panino dolce alla torta di frutta secca.

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Una ricetta che arriva dall’America è come piace a me, con le quantità ad occhio! (tradotto da http://www.greenchronicle.com/recipes/soul_cake_recipe.htm)

3/4 tazze di burro a temperatura ambiente
3/4 zucchero a velo
4 tazze di farina, setacciata
3 tuorli d’uovo
1 cucchiaino di spezie miste (ovvero la Pumpkin Pie Spice già pronta: cannella, macis, zenzero, noce moscata e chiodi di garofano)
1 cucchiaino di pepe della Giamaica
3 cucchiai di uva passa
un po’ di latte

LAVORAZIONE
Lavorare il burro a crema con lo zucchero fino a quando diventa soffice, incorporare i tuorli d’uovo sbattuti, la farina e le spezie e tanto latte quanto basta per ottenere un impasto morbido. Alla fine aggiungere l’uvetta.
Nella ricetta non è chiaro se l’impasto è da stendere e quindi ritagliare in forma tonda o se distribuire a cucchiaiate, come sia non deve risultare troppo morbido perchè deve poter essere inciso con una croce a partire dal centro. Ovviamente la teglia deve essere imburrata o si deve mettere la carta-forno. Cuocere in forno caldo fino a doratura.

Un dolce tipico nel Lancashire e nello Yorkshire è il Parkin cake, un tipico gingerbread (torta di zenzero) della tradizione anglosassone. Potrebbe sembrare un brownie ma è composto da fiocchi d’avena e melassa (golden syrup o black treacle)
Soul-mass Cake
https://crumpetsandco.wordpress.com/2013/11/05/parkin-per-la-notte-dei-falo-parkin-for-bonfire-night/​
http://oakden.co.uk/harcake-soul-mass-cake/
http://oakden.co.uk/yorkshire-parkin/

1172_0In Italia la tradizione è basata principalmente sui biscotti che ricordano vagamente le ossa dei morti o le dita delle mani. In Piemonte sono gli “ossa d’mort“, a base di mandorle, tra la meringa e l’amaretto, ma possono anche essere una variante delle offelle con fichi secchi, mandorle e uva sultanina (Lombardia e Toscana) o dalla forma di cavalli (Trentino Alto-Adige).

La tradizione del Sud è un’esplosione di colori e di sapori: il torrone napoletano, il marzapane siciliano, la colva o colua pugliese con grano bollito, cioccolato, noci e mandorle, melograno e vino cotto. Anche la consistenza di questi dolci può essere diversissima da morbidi a croccanti o spacca denti.

Assolutamente da provare
FAVE E OSSA D’MORT:
http://www.lericettedellavale.com/biscotti-ossa-di-morto-1657.html
http://cookingbreakdown.blogspot.it/2011/10/ognissanti-e-il-nostro-halloween-fave.html
PANE DEI MORTI:
http://www.ricettemania.it/ricetta-pane-dei-morti-443.html

 

La festa di Samain (il Capodanno dei Celti) si concludeva l’11 novembre una festa pagana ancora sentita nell’Alto Medioevo, a cui la Chiesa sovrappose il culto cristiano di San Martino. continua seconda parte

APPROFONDIMENTO
Samahin: http://ontanomagico.altervista.org/samain.htm

FONTI
http://www.taccuinistorici.it/ita/news/antica/
http://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/feste-e-tradizioni/santi-e-morti-e-le-fave-nere.htmlusi—curiosita/Cibo-per-i-morti.html

http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/216.html
http://www.mayflowerchorus.org/pdf/A%20Soalin.pdf
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/hey_ho_nobody_home.htm
http://paulbommer.blogspot.it/2010/12/advent-calendar-22nd-mari-lwyd.html
http://www.museumwales.ac.uk/cy/279/

NELSON BLOOD OR ROLL THE OLD CHARIOT ALONG

NELSON’S BLOOD è il curioso nome con cui viene indicato nel gergo marinaresco nientemeno che il Rum o più precisamente la sua versione diluita cioè il grog! L’origine del nome deriva da una leggenda:  Orazio Nelson (1758-1805) -il più giovane ammiraglio inglese, famoso per le guerre combattute contro Francia e Spagna-  colpito a morte da un fuciliere francese, al culmine della vittoriosa battaglia di Trafalgar che consegnò l’indiscusso primato dei mari alla Gran Bretagna (fino alla prima guerra mondiale), venne “conservato” in un barile di liquore dal 21 ottobre al 4 dicembre prima di poter ricevere gli onori della sepoltura di un eroe. Si mormora che alcuni marinai scontenti per la riduzione delle razioni quotidiane di rum, finirono per attingere alla bara temporanea di Nelson.. ancora più improbabile che una volta tolto il cadavere, il contenuto fosse bevuto alla salute di Nelson, infatti il miscuglio contenuto nella bara di piombo (e non il barile) dove venne deposto il corpo era composto da brandy (e non rum come da leggenda) canfora e mirra!

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Di leggende come queste su Nelson ne circolano molte così Italo Ottonello ricorda che tra i cimeli conservati nel suo castello di Bronte c’è  “un servizio composto da caraffa e bicchieri, con cui Nelson brindò alla vittoria nella sua ultima battaglia” e la didascalia sotto la foto afferma: “Servizio con cui Nelson brindò alla vittoria di Trafalgar”. Mai Nelson avrebbe potuto brindare alla vittoria, perché moribondo, morì prima della fine della battaglia (senza peraltro sapere di aver vinto)” . Italo Ottonello ripercorre nel suo recente articolo pubblicato sulla Rivista Marittima (febbraio 2015) le ultime  vittorie di Orazio Nelson e in particolare l’ultima battaglia di Trafalgar (al quale si rimanda la lettura on-line qui) oppure da scaricare in pdf cliccando su: Come Lord Nelson si Scavò la bara di Italo Ottonello pubblicato in Rivista Marittima febbraio 2015

We’ll Roll the Old Chariot Along, Roll the Old Chariot e The Golden Chariot sono gli altri nomi con cui questo canto marinaresco (sea shanty) è conosciuto, le origini sono un po’ incerte, chi lo fa derivare da un brano spiritual, chi da un reel scozzese. La melodia è perfetta per il violino e la ascoltiamo nella versione di Ricky Jay & Richard Greene con il titolo The Fiddler ASCOLTA

Il testo è quanto mai standard nella sua ossatura e nello stesso tempo variabile all’infinito nella sua declinazione. Stampato in varie collezioni, nell’Oxford Song Book (1927) leggiamo un ampio assortimento di cibarie, nelle versioni selezionate per l’ascolto le opzioni preferite sono (a parte il grog) lo stufato irlandese e la notte sulla spiaggia (con le ragazze!)
Il coro ripete per tre volte  “we’ll ro-o-oll the old chariot along!” e ogni verso è chiuso con la frase “And we’ll all hang on behind!”, in alcune versioni non è però nominato il sangue di Nelson
ASCOLTA David Coffin


Oh, we’d be alright if the wind was in our sails (x 3)
And we’ll hang on behind
CHORUS:
And we’ll roll the golden chariot(1) along (x3) And we’ll hang on behind
Oh, we’d be alright if we make it round The Horn ..
Well a night on the town wouldn’t do us any harm ..
Now, another festival wouldn’t do us any harm ..
traduzione italiano di Cattia Salto
Andrà tutto bene se il vento gonfia le vele
e ci attaccheremo tutti dietro
CORO
Trascineremo insieme il carro dorato (1)
e ci attaccheremo tutti dietro
Andrà tutto bene
se doppieremo Capo Horn
Una notte in città
non ci farebbe male..
un altro festival
non ci farebbe male..

ASCOLTA Mystic Port Chanteymen versione shanty

Oh, a drop of Nelson’s blood wouldn’t do us any harm (x 3)
And we’ll hang on behind CHORUS:
And we’ll roll the old chariot(1) along (x3)
And we’ll hang on behind
Oh, a plate of Irish stew
Oh, a night on the shore

traduzione italiano di Cattia Salto
Una goccio di sangue di Nelson
non ci farebbe male (ripete 3 volte)
e ci attaccheremo tutti dietro
CORO
Trascineremo insieme il vecchio carro (1)
(ripete 3 volte) 

e ci attaccheremo tutti dietro
Un piatto di stufato irlandese..
Una notte sulla spiaggia ..

NOTE
1) anche scritto come gold chariot (in italiano il carro dorato)

ASCOLTA Big Al Davies versione popolare con arrangiamento strumentale

Che dopo la prima strofa in merito alla bevuta di Grog passano, con delle ottime immagini nel video a:
little glass of rum
plate of Irish stew
a night upon the shore
little drop of wine

ASCOLTA Capt’n. Black’s Sea Dogges in versione piratesca e tempo più veloce

Nelson’s blood
little glass of wine
little single malt
little mug of beer
little ? (sorry ma non capisco la pronuncia delle parole)
night with some girls
a plate of Irish stew (non dicono proprio Irish ..)
a night upon the shore

ASCOLTA Jarvis Cocker in Rogue’s Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs and Chanteys ANTI 2006
una versione rock un po’ “Pulp”, notevole nello strumentale finale l’aggiunta del vocalizzo che richiama l’eh op di quando si tira (o spinge)

Nelson’s blood
plate of Irish stew
night with some girls

ANELSONSLA RICETTA DEL COCKTAIL

Se la volete fare facile basta miscelare rum con porto rosso (pari quantità), oppure per qualcosa di un po’ meno strong sostituire al rum dello champagne (5 parti di champagne e 1 di porto rosso o anche invertire le dosi se si vuole una colorazione più rossa)

Ma la ricetta più cool è quella di Gerry Jobe che io vi do in versione occhiometrica

1 tazza da caffè di rum scuro
1 cucchiaio da minestra di succo di limone
1 cucchiaino da tè di succo d’arancia
1 cucchiaino da tè di succo d’arancia rossa
1 cucchiaino da tè rum bianco
1 cucchiaino da tè brandy

Mettere tutto nello shaker con il ghiaccio e shekerare servire in bicchieri da long drink con ghiaccio tritato e riempire con Ginger Beer.

FONTI
https://maritime.org/chanteys/roll-the-old-chariot-along.htm
http://www.shanty.org.uk/archive_songs/nelson-s-blood.html

LA TRADIZIONE DEL MAGGIO IN IRLANDA

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Il giorno del Maggio è chiamato in Irlanda la na Beal tina ossia “il giorno del fuoco di Beal consacrato quindi a Bel o Belenos. Alla vigilia si accendono grandi fuochi e si fa passare il bestiame tra di essi – come era l’antica usanza dei Celti – usanza conservata ancora nelle campagne irlandesi con la convinzione che ciò preservi le mucche dalle malattie e dall’essere derubate del latte dal Piccolo Popolo.


Era usanza che i focolari venissero spenti al tramonto e riaccesi con la brace del falò collettivo solo il giorno successivo (e ancora oggi a Ballymenone contea di Fermanagh).
Il bestiame veniva poi portato ai pascoli estivi, dove rimaneva fino a Samahin sorvegliato da un buachaill o mandriano professionista (o dai giovanetti di famiglia) -transumanza ancora praticata nel XX secolo.

IL MONDO FATATO

Fee74aBeltane è un giorno cruciale di cesura e di passaggio (finisce l’Inverno e inizia l’Estate) e le fate più facilmente possono entrare in contatto con il mondo degli umani. Il giorno di vigilia è quello in cui dover prestare la maggiore attenzione, perché il popolo delle fate (il piccolo popolo o Good People per gli irlandesi) può essere molto dispettoso e anche i malefici risultano essere più efficaci. Quindi nessuna donna irlandese si sognerebbe mai di portare il proprio neonato a spasso per non rischiare di ritrovare un challenger in cambio. In particolare gioventù e bellezza possono destare l’invidia delle fate e quindi anche le belle ragazze se ne stanno al chiuso.
In generale è convinzione popolare che le malattie o gli infortuni occorsi alla vigilia o nel giorno del maggio siano i più difficili da curare. Quindi buona norma è quella di uscire di casa sempre con un amuleto di ferro al collo o in tasca e lasciare un’offerta di cibo alle fate!

MAY MUMMERS

Mummers questuanti erano tipici durante l’Ottocento, personaggi in maschera equivalenti ai Morris dance inglesi. Thomas Crofton Croker in “The Fairy Legends and Traditions of the South of Ireland “(pubblicato nel 1825) riporta molte tradizioni irlandesi del Maggio e descrive proprio i Mummers del Maggio; in sintesi Croker ci dice di aver assistito nel suo viaggio per il Sud dell’Irlanda alla festa del maggio che è quella preferita dai Mummers: un gruppo di ragazze e ragazzi del villaggio o del quartiere (di bell’aspetto e aitanti) che marciano in processione in fila per due, gli uomini sono vestiti di bianco con giacche o panciotti dai vivaci colori e portano nastri colorati sui cappelli e sulle maniche e anche le donne sono vestite di bianco o con colori chiari.  Una coppia di ragazze porta un cespuglio di agrifoglio per ciascuna, decorato con molti nastri colorati con appese molte palle nuove da hurling (sport molto diffuso e popolare che inizia proprio di Maggio) ossia un regalo di Maggio per i giovani del paese. La processione è preceduta dai musicisti, cornamuse o pifferi e tamburi. C’è un clown che indossa una maschera spaventosa e porta una lunga pertica con brandelli di stoffa sulla cima (come una scopa) che immerge nell’acqua e la scuote addosso alla folla facendo divertire i più piccoli.
Le maschere sfilano per i villaggi o vanno di casa in casa ballando in una questua per ricevere del denaro da spendere la sera con una allegra e colossale bevuta.

The Procession of the May Queen Herbert Wilson Foster (1846–1929)

IL PALO DEL MAGGIO

Il Palo del Maggio e le danze intorno al Palo sono abbastanza diffuse in Irlanda, tradizione per la quale valgono le considerazioni generali già viste per la Gran Bretagna. La cittadina di Holywood nell’Irlanda del Nord è famosa per il suo albero del Maggio eretto nel centro proprio in mezzo ad un incrocio: secondo la tradizione locale risalirebbe al 1700 (ricavato dall’albero di una nave) ed è ancora luogo delle danze per la festa e fiera annuale del Maggio.

il palo di Holywood

Ma l’usanza più tipica è quella di tagliare un ramo di biancospino (o di sorbo) e piantarlo accanto alla porta di casa o metterlo sopra l’uscio o alla finestra, confezionandolo come una ghirlanda addobbata con fiori gialli (primule, calendule e ranuncoli)  e nastri colorati.
Da questa tradizione è nato il May basket dei bambini ovvero il cestino del Maggio confezionato in modo artigianale e riempito con fiori freschi, da lasciare -segretamente- accanto alla porta dei vicini o della persona amata. Con questo gesto benaugurale si proteggono gli abitanti dalle fate. Era convinzione che le fate non potessero superare tali barriere fiorite.

ERBE E RIMEDI

Le erbe raccolte prima del sorgere del sole nel giorno del Maggio hanno migliori proprietà curative specialmente per curare le verruche. Quando la produzione del burro era un procedimento casalingo effettuato con la zangola, il primo burro prodotto con il latte del 1° maggio era considerato il migliore per preparare unguenti e pomate.

Un’altra usanza della vigilia era quella di sferzarsi con le ortiche e i bambini potevano andare in giro correndo con un mazzo di ortiche per colpire i compagni o i malcapitati passanti; il loro compito era quello di raccogliere i germogli delle ortiche da riportare a casa per la dispensa della cucina. Nota erba depurativa e disintossicante fin dall’antichità, l’ortica era infatti utilizzata nella preparazione delle zuppe e la tradizione contadina irlandese raccomandava di mangiare ortiche nel mese di Maggio per curare o prevenire i reumatismi. Anche nell’antica Roma si raccomandava a chi soffriva di reumatismi o di artrite reumatoide di rotolarsi nell’ortica. continua

Le ortiche un tempo rivaleggiavano con il lino e la canapa come fibra da tessere, per le vele, i vestiti e la biancheria per la casa.

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/ritual-chants/
http://www.honearchive.org/etexts/edb/day-pages/121-may01.html
http://www.irishcultureandcustoms.com/ACalend/Beltane.html

http://www.irishnews.com/news/2014/03/24/news/calls-for-memorial-to-holywood-s-forgotten-man-87073/

http://www.terriwindling.com/blog/2015/06/nettle-soup.html
https://pocahontastimes.com/theres-two-sides-to-every-coin/