Archivi categoria: RICETTE TRADIZIONALI

NELSON BLOOD OR ROLL THE OLD CHARIOT ALONG

NELSON’S BLOOD è il curioso nome con cui viene indicato nel gergo marinaresco nientemeno che il Rum o più precisamente la sua versione diluita cioè il grog!

L’origine del nome deriva da una leggenda:  Orazio Nelson (1758-1805) -il più giovane ammiraglio inglese, famoso per le guerre combattute contro Francia e Spagna-  colpito a morte da un fuciliere francese, al culmine della vittoriosa battaglia di Trafalgar che consegnò l’indiscusso primato dei mari alla Gran Bretagna (fino alla prima guerra mondiale), venne “conservato” in un barile di liquore dal 21 ottobre al 4 dicembre prima di poter ricevere gli onori della sepoltura di un eroe. Si mormora che alcuni marinai scontenti per la riduzione delle razioni quotidiane di rum, finirono per attingere alla bara temporanea di Nelson.. ancora più improbabile che una volta tolto il cadavere, il contenuto fosse bevuto alla salute di Nelson, infatti il miscuglio contenuto nella bara di piombo (e non il barile) dove venne deposto il corpo era composto da brandy (e non rum come da leggenda) canfora e mirra!

8570799_feb833b0_560

Di leggende come queste su Nelson ne circolano molte così Italo Ottonello ricorda che tra i cimeli conservati nel suo castello di Bronte c’è  “un servizio composto da caraffa e bicchieri, con cui Nelson brindò alla vittoria nella sua ultima battaglia” e la didascalia sotto la foto afferma: “Servizio con cui Nelson brindò alla vittoria di Trafalgar”. Mai Nelson avrebbe potuto brindare alla vittoria, perché moribondo, morì prima della fine della battaglia (senza peraltro sapere di aver vinto)” . Italo Ottonello ripercorre nel suo recente articolo pubblicato sulla Rivista Marittima (febbraio 2015) le ultime  vittorie di Orazio Nelson e in particolare l’ultima battaglia di Trafalgar (al quale si rimanda la lettura on-line qui) oppure da scaricare in pdf cliccando su:
Come Lord Nelson si Scavò la bara di Italo Ottonello pubblicato in Rivista Marittima febbraio 2015

We’ll Roll the Old Chariot Along, Roll the Old Chariot e The Golden Chariot sono gli altri nomi con cui questo canto marinaresco (sea shanty) è conosciuto, le origini sono un po’ incerte, chi lo fa derivare da un brano spiritual, chi da un reel scozzese.
Il testo è quanto mai standard nella sua ossatura e nello stesso tempo variabile all’infinito nella sua declinazione. Stampato in varie collezioni, nell’Oxford Song Book (1927) leggiamo un ampio assortimento di cibarie, nelle versioni selezionate per l’ascolto le opzioni preferite sono (a parte il grog) lo stufato irlandese e la notte sulla spiaggia (con le ragazze!)
Il coro ripete per tre volte  “we’ll ro-o-oll the old chariot along!” e ogni verso è chiuso con la frase “And we’ll all hang on behind!”, in alcune versioni non è però nominato il sangue di Nelson
ASCOLTA David Coffin


Oh, we’d be alright if the wind was in our sails (x 3)
And we’ll hang on behind
CHORUS:
And we’ll roll the golden chariot(1) along (x3) And we’ll hang on behind
Oh, we’d be alright if we make it round The Horn ..
Well a night on the town wouldn’t do us any harm ..
Now, another festival wouldn’t do us any harm ..
tradotto da Cattia Salto
Andrà tutto bene se il vento gonfia le vele
e ci attaccheremo tutti dietro
CORO
Trascineremo insieme il carro dorato (1)
e ci attaccheremo tutti dietro
Andrà tutto bene
se doppieremo Capo Horn
Una notte in città
non ci farebbe male..
un altro festival
non ci farebbe male..

ASCOLTA Mystic Port Chanteymen versione shanty

Oh, a drop of Nelson’s blood wouldn’t do us any harm (x 3)
And we’ll hang on behind CHORUS:
And we’ll roll the old chariot(1) along (x3)
And we’ll hang on behind
Oh, a plate of Irish stew
Oh, a night on the shore

tradotto da Cattia Salto
Una goccio di sangue di Nelson
non ci farebbe male (ripete 3 volte)
e ci attaccheremo tutti dietro
CORO
Trascineremo insieme il vecchio carro (1)
(ripete 3 volte) 

e ci attaccheremo tutti dietro
Un piatto di stufato irlandese..
Una notte sulla spiaggia ..

NOTE
1) anche scritto come gold chariot (in italiano il carro dorato)

ASCOLTA Big Al Davies versione popolare con arrangiamento strumentale

Che dopo la prima strofa in merito alla bevuta di Grog passano, con delle ottime immagini nel video a:
little glass of rum
plate of Irish stew
a night upon the shore
little drop of wine

ASCOLTA Capt’n. Black’s Sea Dogges in versione piratesca e tempo più veloce

Nelson’s blood
little glass of wine
little single malt
little mug of beer
little ? (sorry ma non capisco quello che dicono)
night with some girls
a plate of Irish stew (non dicono proprio Irish ..)
a night upon the shore

ASCOLTA Jarvis Cocker in in Rogue’s Gallery 2006 una versione rock un po’ “Pulp”, notevole nello strumentale finale l’aggiunta del vocalizzo che richiama l’eh op di quando si tira (o spinge)

Nelson’s blood
plate of Irish stew
night with some girls

ANELSONSLA RICETTA DEL COCKTAIL

Se la volete fare facile basta miscelare rum con porto rosso (pari quantità), oppure per qualcosa di un po’ meno strong sostituire al rum dello champagne (5 parti di champagne e 1 di porto rosso o anche invertire le dosi se si vuole una colorazione più rossa)

Ma la ricetta più cool è quella di Gerry Jobe che io vi do in versione occhiometrica

1 tazza da caffè di rum scuro
1 cucchiaio da minestra di succo di limone
1 cucchiaino da tè di succo d’arancia
1 cucchiaino da tè di succo d’arancia rossa
1 cucchiaino da tè rum bianco
1 cucchiaino da tè brandy

Mettere tutto nello shaker con il ghiaccio e shekerare servire in bicchieri da long drink con ghiaccio tritato e riempire con Ginger Beer.

FONTI
https://maritime.org/chanteys/roll-the-old-chariot-along.htm
http://www.shanty.org.uk/archive_songs/nelson-s-blood.html

LA TRADIZIONE DEL MAGGIO IN IRLANDA

Il giorno del Maggio è chiamato in Irlanda la na Beal tina ossia “il giorno del fuoco di Beal consacrato quindi a Bel o Belenos. Alla vigilia si accendono grandi fuochi e si fa passare il bestiame tra di essi – come era l’antica usanza dei Celti – usanza conservata ancora nelle campagne irlandesi con la convinzione che ciò preservi le mucche dalle malattie e dall’essere derubate del latte dal Piccolo Popolo.
Era usanza che i focolari venissero spenti al tramonto e riaccesi con la brace del falò collettivo solo il giorno successivo (e ancora oggi a Ballymenone contea di Fermanagh).
Il bestiame veniva poi portato ai pascoli estivi, dove rimaneva fino a Samahin sorvegliato da un buachaill o mandriano professionista (o dai giovanetti di famiglia) -transumanza ancora praticata nel XX secolo.

IL MONDO FATATO

Fee74aBeltane è un giorno cruciale di cesura e di passaggio (finisce l’Inverno e inizia l’Estate) e le fate più facilmente possono entrare in contatto con il mondo degli umani. Il giorno di vigilia è quello in cui dover prestare la maggiore attenzione, perché il popolo delle fate (il piccolo popolo o Good People per gli irlandesi) può essere molto dispettoso e anche i malefici risultano essere più efficaci. Quindi nessuna donna irlandese si sognerebbe mai di portare il proprio neonato a spasso per non rischiare di ritrovare un challenger in cambio. In particolare gioventù e bellezza possono destare l’invidia delle fate e quindi anche le belle ragazze se ne stanno al chiuso.
In generale è convinzione popolare che le malattie o gli infortuni occorsi alla vigilia o nel giorno del maggio siano i più difficili da curare. Quindi buona norma è quella di uscire di casa sempre con un amuleto di ferro al collo o in tasca e lasciare un’offerta di cibo alle fate!

MAY MUMMERS

Mummers questuanti erano tipici durante l’Ottocento, personaggi in maschera equivalenti ai Morris dance inglesi. Thomas Crofton Croker in “The Fairy Legends and Traditions of the South of Ireland “(pubblicato nel 1825) riporta molte tradizioni irlandesi del Maggio e descrive proprio i Mummers del Maggio; in sintesi Croker ci dice di aver assistito nel suo viaggio per il Sud dell’Irlanda alla festa del maggio che è quella preferita dai Mummers: un gruppo di ragazze e ragazzi del villaggio o del quartiere (di bell’aspetto e aitanti) che marciano in processione in fila per due, gli uomini sono vestiti di bianco con giacche o panciotti dai vivaci colori e portano nastri colorati sui cappelli e sulle maniche e anche le donne sono vestite di bianco o con colori chiari.
Una coppia di ragazze porta un cespuglio di agrifoglio per ciascuna, decorato con molti nastri colorati con appese molte palle nuove da hurling (sport molto diffuso e popolare che inizia proprio di Maggio) ossia un regalo di Maggio per i giovani del paese. La processione è preceduta dai musicisti, cornamuse o pifferi e tamburi. C’è un clown che indossa una maschera spaventosa e porta una lunga pertica con brandelli di stoffa sulla cima (come una scopa) che immerge nell’acqua e la scuote addosso alla folla facendo divertire i più piccoli.
Le maschere sfilano per i villaggi o vanno di casa in casa ballando in una questua per ricevere del denaro da spendere la sera con una allegra e colossale bevuta.

Nella processione non mancava mai la Regina del Maggio, in alcune parti dell’Ulster era eletto anche un re del Maggio, a volte una bambolina era portata su un palo decorato con una ghirlanda fiorita (zona di Monaghan). Un canto tradizionale nella parte sud-est dell’Ulster (Irlanda del Nord), cantato da gruppi di giovani che vanno di casa in casa mentre portano il ramo di Maggio è conosciuto con molti nomi: Amhran Na Bealtaine, Samhradh, Summertime, Thugamur Fein An Samhrad Linn (vedi)

IL PALO DEL MAGGIO

Il Palo del Maggio e le danze intorno al Palo sono abbastanza diffuse in Irlanda, tradizione per la quale valgono le considerazioni generali già viste per la Gran Bretagna. La cittadina di Holywood nell’Irlanda del Nord è famosa per il suo albero del Maggio eretto nel centro: secondo la tradizione locale risalirebbe al 1700 (ricavato dall’albero di una nave) ed è ancora luogo delle danze per la festa e fiera annuale del Maggio.
Ma l’usanza più tipica è quella di tagliare un ramo di biancospino (o di sorbo) e piantarlo accanto alla porta di casa o metterlo sopra l’uscio o alla finestra, confezionandolo come una ghirlanda addobbata con fiori gialli (primule, calendule e ranuncoli)  e nastri colorati. Da questa tradizione è nata l’usanza del May basket ovvero il cestino del Maggio da lasciare accanto alla porta dei vicini o della persona amata. Con questo gesto benaugurale si proteggono gli abitanti dalle fate. Era convinzione che le fate non potessero superare tali barriere fiorite.

ERBE E RIMEDI

Le erbe raccolte prima del sorgere del sole nel giorno del Maggio hanno migliori proprietà curative specialmente per curare le verruche. Quando la produzione del burro era un procedimento casalingo effettuato con la zangola, il primo burro prodotto con il latte del 1° maggio era considerato il migliore per preparare unguenti e pomate.

ortica1Un’altra usanza della vigilia era quella di sferzarsi con le ortiche e i bambini potevano andare in giro correndo con un mazzo di ortiche per colpire i compagni o i malcapitati passanti; il loro compito era quello di raccogliere i germogli delle ortiche da riportare a casa per la dispensa della cucina. Nota erba depurativa e disintossicante fin dall’antichità, l’ortica era infatti utilizzata nella preparazione delle zuppe e la tradizione contadina irlandese raccomandava di mangiare ortiche nel mese di Maggio per curare o prevenire i reumatismi. Anche nell’antica Roma si raccomandava a chi soffriva di reumatismi o di artrite reumatoide di rotolarsi nell’ortica. continua

 

FONTI
http://www.applewarrior.com/celticwell/ejournal/beltane/
http://www.honearchive.org/etexts/edb/day-pages/121-may01.html
http://www.museum.ie/en/list/topic-may-day.aspx?article=d0037204-0e46-481e-920d-f6ccb13a13aa
http://www.irishcultureandcustoms.com/ACalend/Beltane.html

LO SPINO DI MAGGIO: AMHRÁN NA CRAOIBHE

7005638-albero-di-biancospino-sulla-strada-rurale-contro-il-cielo-bluIl biancospino è l’albero della festa di Beltane caro a Belisama, la splendente, cresce come arbusto o come albero di dimensioni ridotte (arriva solo ai 7 mt di altezza) allargando la chioma in tutte le direzioni possibili, per i molti rametti che si formano intrecciandosi sulle strutture più vecchie, alla ricerca della luce verso l’alto.
Il ramo di biancospino e i suoi fiori si utilizzavano nei rituali nunziali celtici e dell’antica Grecia e anche per gli antichi Romani era il fiore del matrimonio, augurio di felicità e prosperità.
Le virtù curative del biancospino erano conosciute fin dal Medioevo: è chiamato la “valeriana del cuore” perché agisce sul flusso sanguineo migliorandone la circolazione ed è inoltre utilizzato per contrastare l’insonnia e gli stati di angoscia. continua

BIANCOSPINO O PRUGNOLO?

fiori sono piccoli, bianchi e con delle delicate sfumature rosacee, dolcemente profumati. In zone dalle fioriture tardive per la festa di Beltane o per le questue rituali dei maggianti (i “mayers”),  si utilizza però il ramo di prugnolo (stessa famiglia delle Rosaceae  ma con fioritura già a marzo-aprile)

LA SPOSA DI MAGGIO

John Collier: Queen Guinevere's Maying - 1900
John Collier: Queen Guinevere’s Maying – 1900

AMHRÁN NA CRAOIBHE (in inglese The Garland Song) ,è il canto processionale  delle donne che portano il ramo del Maggio nelle celebrazioni rituali per la  festa di Beltane, diffuso ancora nell’Irlanda del Nord (Armagh) e forse si accompagnava ad una  danza, la cui coreografia è andata perduta.

La canzone è  stata riportata dalla signora Sarah Humphreys  che viveva nella contea di Armagh: ogni frase è intonata dal solista è seguita dal coro benaugurale verso gli sposi di Maggio.
The song is unique to the south-east Ulster area and was collected from Sarah Humphreys who lived in Lislea in the vacinity of Mullaghban in Co. Armagh. The air of the song from Cooley in Co. Louth survived in the oral tradition from my father Pádraig. It was mistakenly called ‘Lá Fhéile Blinne’ (The Feast of St Blinne) by one collector. Though it was sung as part of the celebrations of Killeavy Pattern it had no connection with Blinne or Moninne, a native saint of South Armagh, but rather the old surviving pre-Christian traditions had been incorporated into Christian celebrations. The district of ‘Bealtaine’ is to be found within a few miles of Killeavy where this song was traditionally sung, though the placename has been forgotten since Irish ceased to be the vernacular of the community within this last century. Other place names nearby associated with May festivities are: Gróbh na Carraibhe; The Grove of the Branch/Garland (now Carrive Grove) Cnoc a’ Damhsa; The Hill of Dancing (now Crockadownsa).” (Pádraigín Ní Uallacháin, 2002, A Hidden Ulster)

ASCOLTA Páidraigín Ní Uallacháin in “An Dealg  Óir” 2010

GAELICO IRLANDESE
‘S í mo chraobhsa craobh na mban uasal
Haigh dó a bheir i’ bhaile í ‘s a haigh di
Craobh na gcailín is craobh na mbuachaill;
Craobh na ngirseach a rinneadh le huabhar,
Maise hóigh, a chaillíní, cá bhfaigh’ muinn di nuachar?
Gheobh’ muinn buachaill sa mbaile don bhanóig;
Buachaill urrúnta , lúdasach, láidir
TRADUZIONE INGLESE
My branch is the branch
of the noble women,
Hey to him who takes her home,
hey to her;

The branch of the lasses
and the branch of the lads;
The branch of the maidens
made with pride;
Hey, young girls,
where will we get her a spouse?
We will get a lad
in the town for the bride,
A dauntless, swift, strong lad,
TRADUZIONE IN ITALIANO
Il mio ramo è il ramo
delle nobildonne.
Salute a colui che la sposa,
salute a lei;

il ramo delle ragazze
e  il ramo dei ragazzi;
il ramo delle fanciulle
fatto con orgoglio.
Salute, giovanette,
dove le prenderemo uno sposo? Prenderemo un ragazzo
di città per la sposa,
un ragazzo intrepido,  svelto e forte

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/amhran.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=59221

MOUNTAIN DEW, IL WHISK(E)Y AL CHIARO DI LUNA

In Irlanda con mountain dew (letteralmente “rugiada di montagna”) ma anche moonshine si intende il whiskey illegale, detto anche Póitín o Poteen, distillato abusivamente dai contadini irlandesi o dagli spiriti liberi in luoghi solitari, sulle alture o nelle paludi, al chiaro di luna (cioè di nascosto). Per non pagare le tasse imposte dal governo britannico sull’alcol.
La produzione di Póitín ancorchè clandestina è stata una discreta fonte di reddito in Scozia e nella parte occidentale dell’Irlanda più povera o presso le comunità dei pescatori anch’essi assoggettati ad una vita grama.

Una leggenda narra di come San Patrizio avendo finito il vino per celebrare l’eucarestia lo sostituisse con del distillato d’orzo, d’altra parte proprio al Santo si attribuisce la paternità del whiskey avendo portato l’alambicco in Irlanda dall’Oriente nel V sec: l’alambicco, all’epoca utilizzato per produrre i profumi, fu convertito dai monaci irlandesi in divina macchina per distillare l’Uisce Beathe (in gaelico “acqua di vita”).

Irish Poitin StillPer preparare il Póitín (dal nome dell’alambicco che assomiglia ad una specie di tinozza portatile detta pot still) a fronte di una buona dose di esperienza e pazienza, ci vogliono pochi ingredienti e pochi strumenti, facilmente smantellabili al primo segno di pericolo. Gli ingredienti sono: orzo (ma anche patate o altri cereali), acqua pura di sorgente, lievito, zucchero grezzo o melassa (e/o frutta molto zuccherina) . Attualmente in Irlanda solo alcune distillerie hanno ottenuto la licenza per produrre il Poitin inglesizzato in Pothcheen o Putcheen con gradazione alcolica che parte dal 40% e arriva al 90%: quello di produzione casalinga può arrivare anche al 95% di grado alcolemico (la liberalizzazione risale al 1997).

Di sapore più floreale e fruttato rispetto al whiskey, anche con sentori di erba, le varianti nella lavorazione sono molteplici e segrete, tuttavia in rete ho trovato varie ricette sul sito di homedistiller.org, dal quale si stralciano le osservazioni dell’autore tradotte in breve: “Credo che il Poitin inizialmente fosse prodotto dal whiskey di malto d’orzo con la torba come fonte di calore. Poi per abbattere i costi (come nella prassi scozzese) si utilizzò il malto d’orzo o di altri cereali (frumento, avena, segale). Nelle ricette antiche è indicato l’uso di melassa e di zucchero integrale (una nota dice dal 1880). Oggi si usano orzo, zucchero, o anche barbabietola da zucchero. Immagino che si utilizzassero le patate non buone da mangiare. Una volta le patate erano alla base della dieta irlandese (nel 1845 il consumo pro capite era pari ai cinque kili giornalieri) e anche oggi giorno sono consumati annualmente 140 kg pro capite. Un acro di terra potrebbe sfamare una famiglia per un anno. Grandi fattorie coltivavano il grano utilizzato anche come moneta di scambio. Quindi la materia base del poitin è tutta una questione di convenienza e di economia. Dubito che le patate fossero utilizzate prima del 1900, l’epoca in cui divennero l’ingrediente principale della vodka in Estonia. Come per il moonshine americano e il samogon russo. L’alambicco irlandese e quello scozzese sono simili e hanno in pratica semplificato la forma dell’alambicco degli alchimisti. Una forma simile si trova anche negli U.S.A. probabilmente importato dagli emigranti celtici.”

poteen_still

Terra d’elezione del poitin è Connemara, un’area particolare della Contea di Galway nell’Ovest dell’Irlanda, in parte montagnosa, solitaria e ricca di fiumi, laghi e torbiere. continua

RARE OLD MOUNTAIN DEW

Il testo di questa canzone irlandese è stato scritto nel 1882 da Edward Harrigan per  il dramma inglese “The Blackbird” la musica riprende una melodia  più antica dal nome “The Girl I Left Behind Me” nota anche come “Brighton Camp”.
In questa canzone si decanta la limpidezza di un ruscello (in un luogo segreto) da cui il nostro contadino prende l’acqua indispensabile per la produzione del distillato, ben felice che ci sia molta torba nei pressi per riscaldare l’alambicco, e ci dice, tutto contento:
By the smoke and the smell you can plainly tell
that there’s poitin brewin’, nearby
purtroppo  proprio  i segnali di fumo che si innalzavano nei luoghi solitari erano l’indice, puntato nel cielo, che i poliziotti seguivano per scovare i distillatori abusivi! Così   i giorni preferiti per la distillazione erano quelli ventosi o nuvolosi.

ELISIR DI LUNGA VITA

Al poitin si attribuiscono poteri di guarigione da tutti i mali (utilizzato più comunemente come digestivo o per la cura del raffreddore), è considerato più genericamente un elisir   contro l’invecchiamento, ma il suo scopo principale è quello di “deliziare il cuore” o più   poeticamente “bring a shock of joy  to the blood” ( in italiano: “dare una scossa di gioia al sangue”).

Numerosissimi gli interpreti della canzone a partire dai Dubliners
e l’altra versione che vi propongo è quella di Foster&Allen   (storico duo irlandese di musica folk), in uno scanzonato video in cui due allegri contadini, al posto del latte, bevono e producono il mountain dew!!


CHORUS
Hi the dithery al   the dal, dal the dal the dithery al, al the dal, dal dithery al dee (x2)
I
Let grasses grow and waters flow in a free and  easy way
Give me enough of the rare old stuff that’s made near Galway Bay
And policemen(1) all from Donegal, Sligo, and Leitrim too
We’ll give them the slip and we’ll take a sip of  the Real Old Mountain Dew.
II
At the foot of the hill there’s a neat little still where the smoke curls up to the sky
By the smoke and the smell you can plainly tell that there’s poitin brewin’, nearby.
For it fills the air with a perfume rare and betwixt both me and you
As home we stroll we can take a bowl or a bucket of Mountain Dew.
III
Now learned men as use the pen have writ the praises high
Of the rare poitin from Ireland green distilled from wheat and rye
Away with your pills, it’ll cure all ills, be ye Pagan, Christian, or Jew
So take off your coat and grease your throat with a Bucket of Mountain Dew.
TRADUZIONE di Cattia Salto
CORO
Hi the dithery al   the dal, dal the dal the dithery al, al the dal, dal dithery al dee
I
Che l’erba cresca e  i fiumi scorrano in modo lento e libero,
datemi solo quella roba vecchia e rara che si fa vicino alla Baia di Galway
e a tutti i  poliziotti (1) dal Donegal, Sligo e anche Leitrim,
gli daremo il  benservito e prenderemo un sorso della rara e vecchia “Rugiada di Montagna”.
II
Ai piedi della collina c’è un ruscelletto limpido, dove il fumo si arriccia verso il  cielo,
dando un’annusata al fumo si  può chiaramente dire che c’è il poitin in preparazione nelle vicinanze.
Perché riempie  l’aria con un profumo raro e tra te e me mentre camminiamo verso casa ci possiamo prendere una boccia o un secchio di  “Rugiada di Montagna”.
III
Ora giacchè gli uomini saggi usano la penna, scrivendo alte lodi del raro poitin dalla verde Irlanda, distillato dall’orzo e dalla segale,
buttate via le vostre pillole, (il poitin) cura tutti i mali, che siate pagani, cristiani o ebrei; così prendete il vostro giaccone e bagnatevi la gola con un  secchio di “Rugiada di Montagna”.

NOTE
1) in alcune varianti la parola  “poliziotti” è sostituita con “gougers” termine dialettale irlandese che indica  dei compagni di bevute “tosti”

FONTI
http://homedistiller.org/grain/wash-grain2/poitin
http://ontanomagico.altervista.org/mountain-dew.htm

HOT WHISKEY: A JUG OF PUNCH!

Gli Irlandesi si  attribuiscono l’invenzione del whiskey a San  Patrizio che, nel V sec, avrebbe portato dal suo viaggio in Terra Santa l’alambicco, all’epoca  utilizzato per distillare solo i profumi, e convertito dai monaci  in divina macchina per produrre l’Uisce Beathe (in gaelico) ossia “l’acqua di vita”, dal latino “aqua vitae” pronunciata come “Iish-kee” e inglesizzato a partire del XII secolo in whisky).
Fu sempre un monaco, San Colombano, a insegnare i segreti della distillazione agli Scozzesi. Tuttavia gli Scozzesi si ostinano a dire che loro distillavano già tre secoli prima della nascita di Cristo!

Sir David Wilkie, The Irish Whiskey Still

Quella “e” di differenza non è solo un modo diverso di scrivere la stessa bevanda, ma è anche un modo diverso di produrla. (continua)

COME SI BEVE IL WHISK(E)Y?

Sebbene sia sempre valida la risposta “come mi pare” c’è un modo però tipico, quello di servirlo in un bicchiere (il tumbler alto) pieno solo per un quinto, affiancato da una piccola brocca d’acqua pura a temperatura ambiente e poi ognuno ci mette la quantità d’acqua che vuole. Non per niente il noto proverbio irlandese recita “non rubare la moglie di un altro e non mettergli l’acqua nel whiskey

OLYMPUS DIGITAL CAMERARICETTA DEL PUNCH IRLANDESE: HOT WHISKEY

Scaldare un bicchiere di vetro,  aggiungere 2 fette di limone, 4 chiodi di garofano e 1 bicchiere di Whiskey  irlandese, riempire con acqua calda, aggiungere lo zucchero a piacere, e  mescolare.

The word punch is a loanword from Hindi panch (meaning five) and the drink was originally made with five ingredients: alcohol, sugar, lemon, water, and tea or spices. The original drink was named paantsch.
The drink was brought to England from India by sailors and employees of the British East India Company in the early seventeenth century. From there it was introduced into other European countries. The term punch was first recorded in British documents in 1632. At the time, most punches were of the Wassail type made with a wine or brandy base. But around 1655, Jamaican rum came into use and the ‘modern’ punch was born.“(tratto da qui)
[il termine punch deriva dall’hindi “panch” (che significa 5) e la bevanda era in origine fatta da 5 ingredienti: alcol, zucchero, limone, acqua e tè o spezie. Il nome della bevanda era paantsch. La bevanda fu portata in Inghilterra dall’India con i marinai e i dipendenti della Compagnia Britannica dell’India Orientale nei primi anni del XVII secolo. Da lì fu diffusa negli altri paesi d’Europa. La parola punch si trova trascritta nei documenti britannici nel 1632. All’epoca la maggior parte dei punch erano del tipo wassail, fatti con una base di vino o brandy. Ma nel 1655 il rum giamaicano divenne di moda e così nacque il punch “moderno”]

PRIMA VERSIONE: JUG  OF PUNCH

Il brano è un tradizionale irlandese risalente al 17° secolo e diffuso in almeno due versioni, l’ingrediente  principale del Punch è il whiskey irlandese così denominato per distinguerlo  dal whisky scozzese. Annosa guerra tra le due bevande che ha illustri  estimatori da entrambi i fronti!
Una classica drinking  song con molto irish humor e una struttura che è anch’essa  tipica: un ritornello non-sense e la ripetizione degli ultimi due versi  cantati precedentemente dal solista.
ASCOLTA The Clancy Brothers, una versione decisamente lenta e cantata con il vecchio stile

ASCOLTA The Kilkennys una versione  con più ritmo


I
One evening in the month of June
As I was sitting in my room
A small bird sat on an ivy bunch
And the song he sang was “The Jug Of Punch.”
Chorus
Too ra loo ra loo, too ra   loo ra lay,  
too ra loo ra loo, too ra   loo ra lay
(A small bird sat on an ivy bunch
And the song he sang was “The Jug Of Punch.”)
II
What more diversion can a man desire?
Than to sit him down by an alehouse fire
Upon his knee a pretty wench(1)
And upon the table a jug of punch.
III
Let the doctors come with all their art
They’ll make no impression upon my heart
Even a cripple forgets his hunch
When he’s snug outside of a jug of punch.
IV
And if I get drunk, well, me money’s me own
And them don’t like me they can leave me alone
I’ll chune me fiddle and I’ll rosin me bow (2)
And I’ll be welcome wherever I go.
V
And when I’m dead and in my grave
No costly tombstone will I crave
Just lay me down in my native peat
With a jug of punch at my head and feet.

TRADUZIONE ITALIANO
I
Una sera, nel mese di giugno
mentre stavo seduto nella mia stanza   un uccellino si posò su un ramo d’edera e la canzone che cantava era “La brocca di  punch”.
CORO
Too ra   loo ra loo, too ra   loo ra lay,
too ra loo ra loo,   too ra loo ra lay
Un piccolo uccello posato su un ramo d’edera e la canzone che cantava era “La  brocca di punch”.
II
Quale passatempo si potrebbe desiderare di più?
Che sedersi al fuocherello di una birreria
sulle ginocchia di una bella fanciulla (1)   e sul tavolo una brocca di punch.
III
Lasciate che i medici esercitino la loro arte,
non mi faranno alcuna impressione, anche uno storpio dimentica la sua gobba
quando è accolto con una brocca di punch.
IV
E se mi ubriaco, beh, i soldi sono miei,  sono loro che non mi amano e mi lasciano da solo;
accorderò il violino e impecerò l’archetto (2)
e sarò il benvenuto dovunque andrò.
V (3)
E quando sarò morto e nella bara,
desidererò una pietra tombale poco costosa,
mi basterà giacere nella mia torba natia
con una brocca di punch una alla testa e una ai piedi.

NOTE
1) wench: una  giovane ragazza contadinotta o servetta
2) “to rosin the bow” (resinare l’archetto del violino) è un’espressione  che sta a significare bere troppo, evidentemente già nei tempi passati i  suonatori di violino popolari erano forti bevitori
3) l’immancabile sad verse che conclude questo genere di canzoni

SECONDA  VERSIONE: JUG OF PUNCH

La  seconda versione della canzone è quella interpretata dai Dubliners,  anche qui frasi non-sense intervallano le strofe: la struttura di ogni strofa  ripete i primi due versi.

Le  prime due strofe e l’ultima quasi identiche alla prima versione: qui si  specifica anche che il giorno di giungo era il 23 e che l’uomo era nella sua stanza-laboratorio intento a tessere al telaio. Alla sua tomba non dovrà  mancare una coppa piena di punch perché i passanti possano bere alla sua  salute!

ASCOLTA Altan in Island Angel 1993


I
Being on the twenty-third of June
Oh as I sat weaving all at my loom
Being on the twenty-third of June
Oh as I sat weaving all at my loom
I heard a thrush singing on yon bush
And the song she sang was the jug of punch
CHORUS
Ladderly fol the dee Ladderly fol the dee deedle eedel   dum   Dithery idle dum dithery idle deedle   dum   Dithery idle dum dithery idle deedle   dum   Dithery idle deedle eedle   eedle dum dum dee
II
What more pleasure can a boy desire
Than sitting down, oh beside the fire
What more pleasure can a boy desire
Than sitting down, oh beside the fire
And in his hand, oh a jug of punch
And on his knee a tidy wench
III
When I am dead and left in my mold
At my head and feet place a flowing bowl
When I am dead and left in my mold
At my head and feet place a flowing bowl
And every young man that passes by
He can have a drink and remember I

TRADUZIONE ITALIANO
I
Essendo al 23 di giugno,
mentre ero seduto e tessevo al mio  telaio,
ho sentito un tordo cantare sul ramo
e il canto che cantava era “La  brocca di punch”.
CORO
Senza senso
II
Il piacere più grande che un ragazzo  può desiderare,
di sedersi accanto al fuoco e nella mano una brocca di punch
e sulle sue ginocchia una bella  servetta.
III
Quando sarò morto e sotto terra ponete alla mia testa e ai piedi una coppa  piena
e ogni giovanotto che mi passerà  accanto potrà bere alla mia memoria.

(Cattia Salto 2012, integrazione febbraio 2013)

FONTI
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/ajugofpunch.html
https://thesession.org/tunes/594
http://ontanomagico.altervista.org/jug-punch.htm

LA BIRRA ARTIGIANALE

La birra è la  bevanda  più antica del mondo ottenuta dalla fermentazione di vari cereali.
I suoi processi di  lavorazione partono da una fermentazione spontanea dell’amido (ossia lo  zucchero) prevalente componente nei cereali, quando essi vengono a contatto  con l’acqua, a causa dei lieviti selvatici contenuti nell’aria.
E così come nel pane, alimento femminile, TERRA, ACQUA,  ARIA e FUOCO si combinano magicamente per dare vita a un cibo divino che fortifica e inebria. (continua)

birre

BIRRA CON STILE

Oggi la grande industria si è appropriata della quasi totalità della produzione di birra, a discapito di una “standardizzazione” del prodotto. Ciò ha portato alla voglia di riscoprire i “vecchi sapori” e per distinguere i vari tipi di birra prodotti  industrialmente o dai birrifici artigianali a seconda delle  ricette di partenza, si usa oggi il termine “stile  di birra”.

DI CHE FERMENTO SEI?
Tale classificazione inizia con il tipo di fermentazione, ossia birre  ad alta fermentazione (ale – e qui però ci sarebbe da aprire una parentesi vedi, atbier,weizen) , birre  aromatiche con la schiuma spessa e densa, birre a bassa fermentazione (lager, pilsener,   bock) le birre più diffuse, e birre a fermentazione spontanea (lambic),  una birra che è quasi un vino, acida e a lungo invecchiamento dall’aroma  fruttato, prodotta tradizionalmente in Belgio.
Si va poi a ramificare la classificazione in base agli  ingredienti utilizzati, al contenuto alcolico, al colore, etc  per una sintetica ma chiara disamina si rimanda al sito Birra Mia oppure a Mondo Piccante nel  quale si trovano anche dei ragionati abbinamenti tra cibo e birra.

Un’isola a sé nel pianeta birra è rappresentata proprio dalle Isole Britanniche in cui nei tempi antichi si producevano prevalentemente birre non luppolate dette ALE; erano infatti le birre provenienti dal “continente” a contenere luppolo e quindi distinte con una parola diversa BEER!

IRISH STOUTS
SCOTCH ALE

Un’ottima birra si basa innanzitutto su ottimi ingredienti; da selezionare accuratamente: acqua, malto, luppolo e lievito. Ma una birra speciale sposa ulteriori ingredienti dosati sapientemente: le sostanze aromatiche, più utilizzate sono le erbe come il coriandolo, la camomilla, il trifoglio, gli aghi di pino. Oppure le spezie, in particolare cannella e noce moscata, chiodi di garofano e meleguetta. Nelle lambic è invece tradizionale l’impiego di diversi tipi di frutta (ciliegie, fragole, pesche, susine, mele). Infine, in tempi più recenti, si è diffuso l’utilizzo di agenti aromatizzanti più insoliti come il cioccolato, il caffè, il miele e il peperoncino

img_ingredienti

LA BIRRA DEI CELTI

Tratto  da “Del vino d’orzo” La storia della birra e del gusto sulla tavola a Pombia Atti  dei Convegni “Cervisia. La birra nell’archeologia e nella storia  del territorio”, Pombia 13/4/2003 e “Spuma Cervisiae. La birra nella tradizione novarese del banchetto,  dai dati archeologici ad oggi”, Pombia  19/9/2004 a cura di Filippo Maria Gambari

La birra prima della birra in Italia: Alica

Soprattutto Plinio XVIII – Italia. Rinomata nel Veronese, nel Pisano ed in Campania.
Il nome si riferisce alla farina di un tipo di farro o  spelta di facile mondatura ed alla bevanda che se ne  ricava. Si sbiancava la farina con latte o con un gesso bicarbonatico  dei Campi Flegrei e si aggiungeva acqua e miele.

Lat. alo “nutro” da  i.e. *al- ; i.e. *alu    “bevanda amara, birra” (Villar 1996 IV). Cfr.  il nome  celto-ligure  dell’arinca    (“spelta”) in Cisalpina. Ingl. ale ”birra”. Novarese (Oleggio) alcalan “vinello molto  leggero”. Bevanda poco alcolica, più nutriente che inebriante. Equivalente in greco allo zythos  ricavato dalla zea (spelta).

La Birra chiara di frumento: Celia / Cerea

Nome celtiberico della birra  secondo Plinio XXII, Flor  II, Ammiano Marcellino XXVI, Orosio V

Birra chiara a base di frumento (ex tritico nelle fonti).  Il frumento messo a macerare e seccato dopo la fermentazione  era ridotto in farina e poi si aggiungeva acqua. Falsa etimologia latina: celia  a calefaciendo. Molto diffusa nella Penisola Iberica (ma tracce  linguistiche forse anche in Cisalpina) Lat. Ceres  e cerealia;   Ceresius (C[e]lisius in  Tab. Peut.), Lago di Lugano (“biondo” o   “ondeggiante”); cfr. lit. koris,   irl. ceir, corn. koar, armor.   koir “favo, cera”, i.e. *karyom?).  Toponimi del tipo Ceres (TO), Ceresole (TO).
Bisogna supporre una fermentazione abbastanza completa, ma  senza riscaldamento o tostatura dei grani.

La Birra rossa: Ceruisia/Ceruogia

Plinio XXII,  Columella X….

Birra rossa o bruna a base di orzo, tostato o fumigato,  non mielata, variamente aromatizzata (Columella) – Gallia transalpina
i.e. *kerewos   “cervo, rosso” (Villar 1996,  IV) Spagnolo cerveza, etc.
Birra rossa a gradazione elevata, definita nelle fonti   “vino d’orzo”.

La Birra bruna dei Celti orientali: Camum

Ulpiano Dig.   XXXIII,  6, 9; Edict. Dioclet. p. 28.

Birra chiara e più leggera a base di  orzo, o (all’est) altri cereali (soprattutto miglio). Probabilmente originaria dei Celti dell’Europa orientale e  poi diffusa ad ovest
Radice indoeuropea, cfr. gr. kαω, “brucio” o, più probabilmente i.e. *kemos “giovane cervide”, da cui celtico   camox, Camunti… it. camoscio
Gent. Camonius (Bologna), Camogno fraz.  di Oggebbio (VB), Camodeia  oggi Castellazzo (NO). Camulos   “servo” ed epiteto di Marte. Camba, cambarius “birraio”.
Birra citata nelle fonti greche e latine  espressamente come diversa dalla cervesia e non  assimilabile al concetto di “vino d’orzo”, comunque di gradazione  assimilabile nell’editto di Diocleziano.

La Birra speciale: Corma/Curmi

secondo Dioscoride  e Posidonio era fatta di orzo e miele. Doveva  quindi essere rifermentata aggiungendo miele, in modo da renderla molto  frizzante e dolce, quasi come uno spumante. Anche per questo doveva essere  associata al corteggiamento: una fusaiola trovata in Francia  riporta l’iscrizione “bella fanciulla, dami della curmi”   (probabile doppio senso).

birra-asterix

FARE LA BIRRA IN CASA

Il termine inglese di homebrewing ovvero l’arte della  birra fatta in casa si traduce in italiano con un’astrusa parola: domozimurgiae   domozimurgo è il produttore di birra casalingo  in cui domo, è la radice  latina per “casa”; zimurgo  è colui il quale pratica la “zimurgia“, ovvero la  scienza dei processi di fermentazione. Il domozimurgo quindi è colui che  tra le proprie mura domestiche, studia, applica e sperimenta le alchimie  della fermentazione. Fare la birra per il proprio autoconsumo (compreso quello  degli immancabili amici e parenti) è assolutamente legale oltre che  divertente e relativamente semplice sebbene non si finisca mai di imparare  attraverso lo scambio delle esperienze e la sperimentazione.

LE TRE B

I metodi casalinghi per la produzione della birra sono 3
KIT: ovvero il  primo approccio, con malti già pronti all’uso  (estratto luppolato). E’ come fare la purea di  patate partendo dalle buste liofilizzate, si aggiunge l’acqua e si fa fermentare
E+G:  ovvero estratto non luppolato e grani di malto. Per  questo sistema si utilizza estratto di malto non luppolato,  lievito, luppolo, e dei grani speciali che contribuiscono a personalizzare il  sapore e il colore della birra. Insomma dopo aver appreso i segreti della  fermentazione con il Kit, ci si diverte a far interagire varie combinazioni di ingredienti.
ALLGRAIN:  ovvero la birra del domozimurgo provetto che parte  dal malto in grani e prepara il mosto, aggiunge  il luppolo poi inocula il lievito e fa fermentare ….

Ma il vero domozimurgo  è quello che birrifica da zero e quindi coltiva  e prepara da sè luppolo, cereali, spezie e tutto  quello che può essere aggiunto in una birra!

PROCESSO DI PRODUZIONE DELLA  BIRRA (tratto da guidaacquisti.net)
Per la produzione  della birra, si ricorre prevalentemente alla varietà hordeum distichum. L’orzo ben ripulito è  calato in vasche di macerazione,  dove si creano le condizioni per la germinazione somministrando acqua ed ossigeno. Da questo processo scaturisce il malto, che viene  poi essiccato o sottoposto a torrefazione per porre fine alla germinazione.
La fase successiva è  la macinazione, dopo la quale  l’orzo assume una consistenza farinacea, per poi essere miscelato ad acqua  via via più calda. Questa fase è definita ammostatura, e serve a produrre mosto  dal malto. Il mosto verrà poi bollito per circa  un’ora, secondo procedure che possono più o meno variare a seconda del  prodotto che si intende ottenere. Nel corso della cottura si aggiunge poi il luppolo,  che renderà la birra gradevolmente amarognola.
Ora avverrà la fermentazione: il mosto viene raffreddato portandolo ad una temperatura che può  variare dai 4 ai 20 gradi a seconda del tipo di lavorazione. Due sono le fasi  principali della fermentazione: inizialmente si mescola del lievito al mosto  (esistono lieviti specifici per le birre ad alta e a  bassa fermentazione); la cosiddetta seconda fermentazione invece avviene in  dei grossi tini d’acciaio, dove la birra giovane è messa a maturare a una  temperatura prossima allo zero per diverse settimane. Questa seconda fase  contribuirà alla resa finale del gusto della birra saturandola di anidride carbonica. Infine si procede ad un ultimo filtraggio,  e la birra è pronta per finire in bottiglia o essere infustata.   Ovviamente, i  processi legati alla creazione della birra sono tanti e complessi, così come  vari sono gli elementi che differenziano la lavorazione di una birra  dall’altra.

Per coloro i  quali si vogliono limitare a un consumo  sano e consapevole di birra invece di fermarsi sui prodotti  standardizzati, perché non esplorare il mondo dei micro birrifici che si sono  moltiplicati miracolosamente anche in Italia agli inizi del XXI secolo?

http://www.microbirrifici.org
http://www.mondobirra.org/micro.htm

APPROFONDIMENTO STORICO
La  più antica birra – Filippo Maria Gambari
http://www.pombia.net/storia_della_birra_di_pombia.html
http://www.comunedipombia.it/centro%20documentazione%20storia%20birra/cervisia.pdf
http://ilviandantebevitore.blogspot.it/2011/06/non-chiamate-ale-tutte-le-birre-ad-alta_04.html

APPROFONDIMENTO
http://www.mondopiccante.net/content/gli-ingredienti-della-birra
http://www.fermentobirra.com/homebrewing
DA SCARICARE – La famosa  guida di Davide Bertinotti
http://www.bertinotti.org/birra_in_casa.pdf

RICETTE
http://digilander.libero.it/birabirabira/photo311.htm
http://www.birramia.it/ricette.htm
http://www.fermentobirra.com/homebrewing/ricetta-fare-la-birra-in-casa
http://www.hobbybirra.it/
http://www.mondobirra.org/homebrew2.htm
http://www.maxbeer.org/ita/ricette.htm

BEER, BEER, BEER

Beer-beer-300x225Una drinking song scanzonata “Beer, Beer, Beer” che richiama boccali traboccanti di birra e chiassose compagnie: la birra, antica bevanda (dal biondo al nero, passando per il rosso) ottenuta dalla fermentazione di vari cereali!

I processi di lavorazione della birra partono da una fermentazione spontanea dell’amido (ossia lo zucchero) prevalente componente nei cereali, quando essi vengono a contatto con l’acqua, a causa dei lieviti selvatici contenuti nell’aria. Gli ingredienti della birra sono pochi e semplici e così come per il pane, alimento femminile, TERRA, ACQUA, ARIA e FUOCO si combinano magicamente per dare vita a un cibo divino che fortifica e inebria.

UN PO’ DI STORIA

In Italia furono gli Etruschi i primi a bere e produrre birra, “contagiando” i vicini Romani, ma la palma di grandi consumatori si contendeva tra i Germani e i Celti.

IL BRYTON

La scoperta archeologica avvenuta nel 1995 a POMBIA (prov di Novara, Piemonte) in territorio anticamente abitato dalle popolazioni Liguri, ha portato alla luce un antico vaso, perfettamente integro, del VII sec. a.C., quindi nell’alveo proto celtico della cultura di Golasecca, contenente i resti di una bevanda fermentata all’orzo e, cosa ancora più sorprendente e significativa, luppolata che i Liguri chiamavano Bryton.

IL MEDIOEVO

beeringredientsNel basso Medioevo i monasteri furono dei centri di sperimentazione nella produzione della birra con l’uso sistematico del luppolo, erba dal caratteristico sapore amaro e dalla funzione antisettica e conservante: infatti condizioni igieniche sempre più precarie nell’approvvigionamento dell’acqua – gli imponenti acquedotti romani con salubre acqua di fonte erano ormai un ricordo del passato – facevano preferire come bevanda dissetante quella bollita, così il largo consumo quotidiano della birra fece sorgere parallelamente una florida impresa artigianale a conduzione femminile.

BIRRA CON STILE

Solo nell’Ottocento si poterono eseguire studi scientifici sui lieviti e si riuscì a produrre una birra a bassa fermentazione (ossia con temperature più basse rispetto a quelle diffuse nel passato) isolando anche un ceppo di lievito più specifico.
Oggi la grande industria si è appropriata della quasi totalità della produzione di birra, a discapito di una “standardizzazione” del prodotto. Ciò ha portato alla voglia di riscoprire i “vecchi sapori” e al revival di molti stili della birra ormai dimenticati, così oggi per distinguere i vari tipi di birra prodotti industrialmente o dai birrifici artigianali a seconda delle ricette di partenza, si usa il termine “stile di birra”.

beer2glassesPer coloro i quali si vogliono limitare a un consumo sano e consapevole di birra invece di fermarsi sui prodotti standardizzati, perché non esplorare il mondo dei micro birrifici che si sono moltiplicati miracolosamente anche in Italia agli inizi del XXI secolo?

http://www.microbirrifici.org
http://www.mondobirra.org/micro.htm

BEER, BEER, BEER

La canzone è un classico di tutte le canzoni da osteria, e il parallelo con certi canti da “piola” dei mitici Celti di Vercelli è inevitabile, ovviamente dalle nostre parti al posto di Charlie Mops, viene lodato Noè per essere stato il primo produttore di vino (nonché il primo ubriaco biblico).


I
A long time ago, way back in history,
when all there was to drink was nothin but cups of tea.
Along came a man by the name of Charlie Mops,
and he invented a wonderful drink and he made it out of hops.
CHORUS
He must have been an admiral a sultan or a king,
and to his praises we shall always sing.
Look what he has done for us he’s filled us up with cheer!
Lord bless Charlie Mops, the man who invented beer beer beer
tiddly beer beer beer.
II
The Curtis bar, the James’ Pub, the Hole in the Wall as well
one thing you can be sure of, its Charlie’s beer they sell
so all ye lads a lasses at eleven O’clock ye stop
for five short seconds, remember Charlie Mops 1 2 3 4 5
III
A barrel of malt, a bushel of hops, you stir it around with a stick,
the kind of lubrication to make your engine tick.
40 pints of wallop a day will keep away the quacks.
Its only eight pence hapenny and one and six in tax, 1 2 3 4 5
The Lord bless Charlie Mops!
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
I
Molto tempo fa, indietro nella storia, quando tutto quello che c’era da bere erano solo tazze di tè,
venne un uomo di nome Charlie Mops, che inventò una bevanda meravigliosa fatta con il luppolo.
RITORNELLO:
Deve essere stato un ammiraglio, un sultano o un re,
e canteremo sempre le sue lodi.
Guardate cosa ha fatto per noi, lui ci ha riempito di allegria!
Il Signore benedica Charlie Mops, l’uomo che ha inventato la birra birra birra, insignificante birra birra birra.
II
Il Curtis bar, il James Pub’, e anche l’Hole in the Wall,
di una cosa potete essere certi, è la birra di Charlie che vendono
in modo che tutti voi ragazzi e ragazze vi fermiate alle 11 in punto,
per cinque brevi secondi, per ricordare Charlie Mops 1 2 3 4 5 (1)
III
Un barile di malto, uno staio di luppolo, si mescolano girando con un bastone,
il re dei lubrificanti per rendere il vostro motore nuovo di zecca.
40 pinte di birra al giorno tengono lontano i medici
a solo otto pence e uno e sei di tasse, 1 2 3 4 5
Dio Benedica Charlie Mops!!

NOTE
1) ovviamente nella conta dei 5 secondi non si resta in raccolto silenzio, ma si tracanna birra!

ASCOLTA I Celti, (Cesare Filippone, Alceo Mantovan, Beppe Scarparo) trio folk di Vercelli degli anni 50-60.

seconda parte: La birra artigianale
Prima parte: vedi

FONTI
http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/
MiBAC/minisiti/alimentazione/sezioni/origini/articoli/bevande.html

http://www.pombia.net/storia_della_birra_di_pombia.html
La più antica birra – Filippo Maria Gambari
http://www.comunedipombia.it/centro%20documentazione%20storia%20birra/cervisia.pdf

ALL FOR ME GROG

Ennesima drinking song, “All for me Grog” dal titolo che è tutto un programma (in italiano “Tutto per il mio bere“), in cui “Grog” è una bevanda a base di rum, ma anche un termine colloquiale usato in Irlanda come sinonimo di “drinking”.
grogLa canzone si apre con il ritornello, nel quale il nostro marinaio vagabondo specifica che è proprio a causa del suo amore per l’alcol, il tabacco e le ragazze, che si ritrova sempre squattrinato e pieno di guai. Per soddisfare i propri vizi, l’uomo si vende di tutto cominciando con gli stivali e, finendo con il letto. Più che un canto di lavoro dei marinai (sea shanty) era un canto nei momenti di riposo, alla fine della giornata e nelle taverne del porto; e il marinaio potrebbe benissimo essere arruolato nella Royal Navy, ma anche imbarcato su una nave pirata in giro per le Indie occidentali.

Ai nostri giorni è una canzone che spopola nelle rievocazioni storiche con corollario di coretti pirateschi!

ASCOLTA The Dubliners

 
CHORUS
And it’s all for me grog
me jolly, jolly grog (1)
All for my beer and tobacco
Well, I spent all me tin
with the lassies (2) drinkin’ gin
Far across the Western Ocean I must wander
I
I’m sick in the head
and I haven’t been to bed
Since first I came ashore with me plunder
I’ve seen centipedes and snakes and me head is full of aches
And I have to take a path for way out yonder (3)
II
Where are me boots,
me noggin’ (4), noggin’ boots
They’re all sold for beer and tobacco
See the soles they were thin
and the uppers were lettin’ in(5)
And the heels were lookin’ out for better weather
III
Where is me shirt,
me noggin’, noggin’ shirt
It’s all sold for beer and tobacco
You see the sleeves were all worn out and the collar been torn about
And the tail was lookin’ out for better weather
IV
Where is me wife,
me noggin’, noggin’ wife
She’s all sold for beer and tobacco
You see her front it was worn out
and her tail I kicked about
And I’m sure she’s lookin’ out for better weather
V
Where is me bed,
me  noggin’, noggin’ bed
It’s all sold for beer and tobacco
You see I sold it to the girls until the springs were all in twirls(6)
And the sheets they’re lookin’ out for better weather
VI
Well I’m sick in the head
and I haven’t been to bed
Since I’ve been ashore for me slumber
Well I spent all me dough
On the lassies don’t ye know
Across the western ocean(7)
I will wander.
TRADUZIONE (revisionata da qui)
CORO
Darei tutto per bere,
oh il mio allegro grog (1),
darei tutto per birra e tabacco;
ho speso tutti i soldi
in donne (2) e bevendo gin,
e lontano sull’Atlantico devo andare ramingo!
I
Ho un gran mal di testa
e non sono stato a letto,
da quando sono sceso a terra con il bottino,
ho visto centopiedi e serpenti
e la mia testa è piena di dolori
e devo ancora trovare la via d’uscita (3).
II
Dove sono i miei stivali,
i miei testardi (4), testardi stivali?
Li ho venduti per la birra e il tabacco,
sai le suole erano consumate
e le punte si erano aperte
e i tacchi hanno visto
tempi migliori.
III
Dov’è la mia camicia?
La mia testarda, testarda camicia?
L’ho venduta per la birra e il tabacco,
sai le maniche erano un straccio
e il colletto liso
e la coda dietro aveva visto tempi migliori.
IV
Dov’è mia moglie,
la mia testarda, testarda moglie?
L’ho venduta per la birra e il tabacco,
sai la faccia si era sciupata
e il suo didietro ho preso a calci,
sono sicuro che lei ha visto tempi migliori!
V
Dov’è il mio letto,
il mio testardo, testardo letto?
L’ho venduto per la birra e il tabacco.
Sai, l’ho venduto alle ragazze
che sanno come far saltare le molle (6)
e le lenzuola hanno visto
tempi migliori.
VI
Alla fine ho un gran mal di testa
e non sono andato a letto
da quando sono sbarcato per la mia libera uscita,
ho speso tutti i miei quattrini per le ragazze sconosciute
e sull’Atlantico (7)
andrò ramingo.

NOTE
1) grog: colloquiale termine usato in Irlanda come sinonimo di drinking; è un termine molto antico e ha il significato di “liquore” o “bevanda alcolica”. Il grog è una bevanda introdotta nella Royal Navy nel 1740: il rum dopo la conquista britannica della Giamaica era diventata la bevanda preferita dai marinai, ma per evitare problemi durante la navigazione, la razione giornaliera di rum era  diluita con l’acqua.
2) lassies. Questa parola, molto usata in Scozia, è il plurale di lassie o lassy, diminutivo di lass, la forma arcaica di lady “signora”
3) yonder: “là”, “quello”, “quello là”- La frase letteralmente si traduce “devo prendere una strada per la via d’uscita quella là” Marco Zampetti traduce “devo trovare la strada fino in culo alla luna
4) nogging: nell’inglese standard sostantivo, il vocabolo significa “testa”, “zucca”, in senso ironico. Essendo un’espressione colloquiale, diventa “testardo” (aggettivo qualificativo)
5) let in = lasciare entrare, quindi per estensione tradotto con “aperto”
6) Marco Zampetti traduce “finche’ le molle schizzino fuori ” qui è implicito l’uso del materasso non solo per dormire
7) western ocean: è il termine con cui i marinai dell’epoca si riferivano all’Oceano Atlantico

RICETTA del GROG a bicchiere

1/4 o 1/3 di rum giamaicano
succo di mezzo limone (o arancia o di pompelmo)
1 o 2 cucchiaini di zucchero di canna.
Riempire il resto del bicchiere con acqua.

Anche in versione invernale caldo: l’acqua deve essere scaldata quasi a bollitura, si aggiungono tutti gli altri ingredienti nel bicchiere (se di vetro che sia temperato per le bevande calde). Aggiungere a piacere un po’ di spezie (bastoncino cannella, chiodi di garofano) e la scorza di limone. E’ una classica bevanda natalizia specialmente nel Nord Europa.

IL GROG

(di Italo Ottonello)
Il grog era una miscela di rum ed acqua, in seguito aromatizzata con succo di limone, come antiscorbutico, e poco zucchero. L’adozione del grog si deve all’Ammiraglio Edward Vernon, per porre rimedio ai problemi disciplinari creati da un’eccessiva razione d’alcolici (*) sulle navi da guerra britanniche. Il 21 agosto 1740 egli emanò, per la sua squadra, un ordine che stabiliva la distribuzione del rum allungato con acqua. La razione era ottenuta miscelando un quarto di gallone d’acqua (litri 1,13) e mezza pinta di rum (litri 0,28) – in proporzione 4 a 1 – e distribuita metà a mezzogiorno e metà la sera. Il termine grog deriva da ‘Old Grog’, soprannome dell’Ammiraglio, che in mare usava indossare dei pantaloni e un tabarro di spesso tessuto di grogram. L’uso del grog, in seguito, divenne comune nelle marine anglosassoni, e la privazione della razione (grog stop), era una delle punizioni più temute dai marinai. Temperance ships, erano dette quelle navi mercantili il cui contratto d’arruolamento conteneva la clausola “no spirits allowed” che escludeva la distribuzione di grog o altri alcolici all’equipaggio.
NOTA (*) L’acqua, non sempre buona già all’inizio del viaggio, diventava putrida solo dopo pochi giorni di permanenza nei barili.
Di fatto nessuno la beveva in quanto era disponibile la birra. Si trattava di birra leggera, di scarsa qualità, che terminava nel giro di un mese e, solo allora, i capitani consentivano la distribuzione di vino o liquori. Una pinta di vino (poco più di mezzo litro) o mezza pinta di rum erano considerati l’equivalente di un gallone (4,5 litri) di birra, la razione giornaliera. Sembra che i marinai preferissero i vini bianchi a quelli rossi che chiamavano spregiativamente black-strap (melassa). Essere destinati in Mediterraneo, dove si imbarcava il vino, era detto to be blackstrapped. Nelle Indie occidentali, invece, abbondava il rum.

FONTI
http://www.drinkingcup.net/navy-rum-part-2-dogs-tankys-scuttlebutts-fanny-cups/
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=5512
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/allformegrog.html
http://www.lettereearti.it/mondodellarte/musica/la-lingua-delle-ballate-e-delle-canzoni-popolari-anglo-irlandesi/

LA CUCINA TRADIZIONALE IRLANDESE: THE LITTLE SKILLET POT (Colcannon)

Il piatto tipico della cucina povera irlandese è anche una canzoneThe Little Skillet Pot oColcannon (dall’irlandese cal ceannann , testa bianca di cavolo) è il tradizionale sformato di patate e verza che si mangia d’inverno, piatto tipico della festa di Halloween (per nasconderci delle piccole monetine portafortuna dentro) ma anche della festa di San Patrizio.
In pratica un piatto dell’immaginario collettivo irlandese relativo al mondo dell’infanzia, piatto materno di svezzamento che richiama la famiglia riunita attorno alla tavola. 
Questa canzone viene cantata in genere dalle persone anziane per riandare con nostalgia ai bei tempi passati, l’infanzia senza preoccupazioni, la fanciullezza trascorsa ad amoreggiare, ed è quindi classificabile come una tipica drinking song.

ASCOLTA The Irish Rovers
ASCOLTA
 Mary Black


I
Did you ever eat Colcannon, made from lovely pickled cream?
With the greens and scallions mingled like a picture in a dream.
Did you ever make a hole on top to hold the melting flake
Of the creamy, flavoured butter that your mother used to make?
CHORUS
Well you did, so you did, so did he and so did I.
And the more I think about it sure the nearer I’m to cry.
Oh, wasn’t it the happy days when troubles we had not,
And our mothers made Colcannon in the little skillet pot.
II
Did you ever take potato cake in a basket to the school,
Tucked underneath your arm with your book, your slate and rule?
And when the teacher wasn’t looking sure a great big bite you’d take,
Of the creamy flavoured buttered soft and sweet potato cake.
III
Did you ever go a-courting as the evening sun went down,
And the moon began a-peeping from behind the Hill o’ Down?
As you wandered down the boreen(2) where the leprechaun(1) was seen,
And you whispered loving phrases to your little fair colleen(3)
Traduzione di Cattia Salto
I
Avete mai mangiato il Colcannon, fatto di una buona crema addensata?
Con i cavoli e i porri mescolati come una immagine da sogno.
Avete mai fatto un buco nella parte superiore per metterci a fondere i fiocchi del cremoso, burro saporito che vostra madre era solita fare?
CORO
Si lo avete fatto, così avete fatto voi, così ha fatto lui, così ho fatto io.
E più ci penso e più vicino a piangere sono.
Oh non ci sono più i giorni felici quando non c’erano problemi,
e le nostre madri facevano il Colcannon nel pentolino di casa.
II
Avete mai portato il tortino di patate nel cestino per la scuola,
nascosto sotto il braccio con il libro, la lavagnetta e il righello?
E quando il maestro non guardava un gran bel morso prendevate del burroso saporito, cremoso, soffice e buono tortino di patate.
III
Non siete mai andati ad amoreggiare quando il sole della sera tramontava,
e la luna iniziava e sorgere dietro alla collina di Down?
Così voi camminavate lungo il sentiero dove è stato visto il leprecauno (1), e sussurravate frasi d’amore alla vostra bella ragazzina.

NOTE
1) leprechaun o clurachan: folletto per antonomasia nella tradizione irlandese, protagonista indiscusso della festa di San Patrizio, incarna vizi e virtù del popolo irlandese. E’ un folletto dei boschi, che vive nei luoghi più solitari e nascosti scheda
2) boreen: termine irlandese per indicare un viottolo di campagna o una strada stretta
3) colleen: termine irlandese per indicare una ragazza

RICETTA DEL COLCANNON

Troppo umile per i tempi moderni è un piatto basato sulla genuinità delle verdure coltivate nell’orto, latte e burro di mucche che pascolano liberamente nei prati, erba alta e trifoglio. Le patate poi, non sono mica tutte uguali! Quelle irlandesi hanno la polpa bianco neve, di grana fine e farinosa, perfette per la cottura al vapore o per essere bollite e che si schiacciano comodamente con la forchetta.

Ingredienti per 4-6 persone (tratta da Taccuini storici)
4 patate di media grandezza di polpa bianca, 500 gr di cavolo verza, 1 cipolla bianca o dorata, 80 gr di burro, 3,5 dl di latte, sale e pepe bianco.

Preparazione
Lavate per bene le patate e mettetele in una pentola con dell’acqua fredda. Portate quindi le patate ad ebollizione, salandole e lasciandole cuocere per ulteriori 30 minuti, finchè risulteranno tenere.
Pulite la verza dalle foglie esterne meno tenere, eliminando il torsolo più duro dalle rimanenti foglie. Tagliate quindi le foglie a striscioline lessandole in poca acqua salata per circa 10 minuti. Scolate le foglie con delicatezza asciugandole con un telo leggero.
Scolate le patate, lasciatele intiepidire per poi sbucciarle e passarle nello schiacciapatate riducendole a purea.
Sbucciate la cipolla, tritandola finemente e rosolandola a fuoco dolce in un tegame con 70 gr di burro. Unite la verza precedentemente asciugata dall’acqua di bollitura, la purea di patate e il latte, lasciando cuocere il tutto per un paio di minuti.
Versare il composto in una teglia da forno unta con il burro rimasto. Mettete la teglia in forno a 180 gradi per una decina di minuti. Servite la pietanza a piacere a caldo o a freddo.

colcannon

Il piatto presenta molte varianti ad esempio sostituire le cipolle con scalogno o porri, il latte con il latticello o crema di latte. Una volta preparata la purea di patate e aggiunto il cavolo saltato con le cipolle, condito con sale e pepe si può anche servire così con abbondati fiocchi di burro sulla superficie, senza passare in forno. Alcuni fanno anche rosolare dei cubetti di pancetta con la verza oppure arricchire con del formaggio grattugiato.

APPROFONDIMENTO
http://ontanomagico.altervista.org/cucina-tradizionale-irlandese.html

HOGMANAY: BUON ANNO NUOVO!

hogmany-paul-bommerHogmanay è la festa scozzese di capodanno, dall’origine etimologica incerta, alcuni per le assonanze con il francese “homme est Né”, la fanno risalire alla moda francesizzante imperante nel XVI secolo dalle nozze di Giacomo V di Scozia. Per altri  (come ci ricorda Paul Bommer nella sua illustrazione) è una sintesi della frase lum may aye reek o Lang may yer lum reek (=“Possa il tuo camino fumare a lungo!”). Come sia in Scozia erano e sono i giorni di festa invernale che iniziano il 31 dicembre e terminano il 2 gennaio, in alcune località tuttavia i festeggiamenti sono traslati all’11 gennaio ossia l’ultimo giorno dell’anno secondo il calendario giuliano.

I FUOCHI SACRI

Molte  sono le tradizioni locali connesse con l’accensione di fuochi e falò. Ancora praticata in molte case delle Highlands l’usanza di pulire la casa a fondo, di benedire ogni stanza e gli abitanti con dell’acqua di fiume e di bruciare rami di ginepro per saturare la casa con il fumo, per poi aprire tutte le porte e le finestre e far entrare l’aria del nuovo anno. Si pulivano anche i camini e le stufe dalle ceneri.
L’usanza più diffusa era quella di andare in processione fuori dal villaggio, a volte travestiti o mascherati fino a un cerchio di pietre se nelle vicinanze, per accendere una grande pira, fare musica e ballare: il fuoco doveva essere alimentato fino al sorgere del nuovo sole del nuovo anno.

FISTFOOT

Si andava a fare visita ai vicini appena dopo lo scoccare della mezzanotte, era consuetudine nel XVIII secolo portare: un uovo, della legna (o del carbone) e un po’ di sale oltre all’immancabile whisky per il brindisi, per augurare tanto cibo, calore, soldi e buon umore.
“.. firstfoot was to bring gifts to the house: an egg, a faggot of wood, a bit of salt — and a bit of whisky, thus insuring that the household would not lack for necessities during the coming year.” – Diana Gabaldon, “The Fiery Cross” (Capitolo 35) del ciclo “Outlander” (in italiano “La straniera”.)

hogmanay

Il firstfoot era occasione di scongiuri: “il primo ospite” doveva essere un uomo alto e scuro di capelli (evidente una volta gli invasori dovevano essere tarchiati e biondi!) perchè avrebbe portato molta fortuna alla casa; ovviamente portavano sfortuna le donne, il medico, il prete, i becchini e chiunque avesse una malformazione o i capelli rossi – il colore delle fate-, e se si apriva la porta ad uno di loro bisognava subito gettare del sale sul fuoco .

firstfoot-1882
Nell’Isola di Man vige un’analoga tradizione e la prima persona a entrare in casa allo scoccare del Nuovo Anno è detto  quaaltagh o qualtagh: come da tradizione un gruppo di giovanotti va di casa in casa a cantare dei versi benaugurali in gaelico e il primo ad entrare deve avere i capelli scuri.
OLLICK ghennal erriu, as blein feer vie
Seihll as slaynt da’n slane lught-thie;
Bea, gennallys as bioyr eu rv-cheilley.
Shee as graih eddyr mraane’as deiney;
Cooid as cowryn, stock as stoyr.
Palchey puddase as skeddan dy-liooar;
Arran as caashey, eeym as roauyr;
Baase myr lugh ayns ullin ny soalt;
Cadley sauchey tra vees shiu ny lhie,
Gyn feeackle y jiargan, cadley dy mie.

Traduzione da qui
A
MERRY Christmas to you, and a good year;
Luck and health to the whole house;
Life, joy, and sprightliness to every one1.
Peace and love between men and women;
Goods and riches, stock and store.
Lots of potatoes, herring enough ;
Bread and cheese, and butter and beef.
Death like a mouse in a barn haggart2;
Sleeping safely when you are in bed,
Undisturbed3 by the flea’s tooth, sleeping well.
Traduzione
Un Buon Natale a voi
e Buon Anno
buona sorte e salute all’intera casa;
vita, gioia e felicità a tutti.
Pace e amore tra uomini e donne;
buone cose e abbondanza nella dispensa e nella cantina.
Un mucchio di patate e tante aringhe; pane e formaggio e burro e arrosti.
La morte vi colga come un topo nel formaggio (2)
dormendo al sicuro quando siete a letto, indisturbati dai morsi delle pulci,
per dormire bene

NOTE
1 Literally ” to you together.”
2 The meaning of this is, probably: may death when it comes upon you find you happy and comfortable as a mouse in a well-stocked barn. Ho preferito tradurre con l’immagina classica del topo nel formaggio piuttosto del “topo nel granaio ben fornito”
3 Literally ” without.”

Un tempo si cospargeva di cenere la soglia di casa (dopo aver spazzato bene la casa e pulito il focolare) a scopo divinatorio:
On New Year’s eve, in many of the upland cottages, it is yet customary for the housewife, after raking the fire for the night, and just before stepping into bed, to spread the ashes smooth over the floor with the tongs, in the hope of finding in it, next morning, the track of a foot ; should the toes of this ominous print point towards the door, then, it is believed, a member of the family will die in the course of that year ; but, should the heel of the fairy foot point in that direction, then, it is firmly believed, that the family will be augmented within the same period.”-“Isle of Man” vol. II p. 115, 1845 di Joseph Train (vedi)

HANSELLING: Get Up Goodwife and Shake Your Feathers

Gli adulti andavano di porta in porta cantando e gridando “Hogmanay” per condividere dei piccoli doni del nuovo anno (detti “hansel”) per lo più cibi fatti in casa ovvero dolcetti e torte.
I bambini andavano di porta in porta chiedendo una fetta del tipico dolce scozzese il Black Bun (una crostata ripiena di frutta secca e spezie, la ricetta qui) oppure qualche  shortbread, i biscottini al burro, (ricetta qui) era inoltre questo il giorno in cui ricevevano i regali.

ASCOLTA


“Get up, goodwife, and shake your feathers(1),
And dinna think that we are beggars;
For we are bairns come out to play,
Get up(2) and gie’s our hogmanay!”
Hogmanay’s a bawbee(3), a bawbee, a bawbee,
Hogmanay’s a bawbee to greet the New Year.
TRADUZIONE ITALIANO
“Alzati, comare,
e datti una mossa (1),
non credere che siamo mendicanti;
Perché noi siamo i bambini che vanno a cantare,
Alzati e dacci il nostro Hogmanay! ”
Hogmanay (3) è un mezzo penny
per augurare il Nuovo Anno

NOTE
1) letteralmente “scuoti le penne”, sottinteso “della coda”  (tail feathers) in senso volgare sta per “muovi il culo”, ma anche “segui il ritmo della danza” ricordate Shake your tail feather dei Blues Brothers?
2) oppure “rise up”
3) moneta scozzese introdotta nel Seicento del valore di mezzo penny

La vera e propria festa  scocca alla mezzanotte tra gli adulti con la visita di parenti, amici e conoscenti, o di chi si trova solo di passaggio, le case sono infatti aperte a tutti: con bevute abbondanti di whisky e idromele, danze e cibo (formaggi stagionati, pasticci e tante torte – non per niente il giorno viene detto anche cake day-) si rinnova la  radicata consuetudine di condivisione comunitaria delle provviste invernali, per iniziare l’anno nell’abbondanza e in compagnia. Una bevanda tipica è l’het pint, la bevanda per il wassail, preparata con birra, whisky, uova, zucchero e una spolverata di noce moscata (ricetta qui)

AULD LANG SYNE

auld-lang-syneLa canzone per gli addii conosciuta in tutto il mondo e di rigore durante il Capodanno scozzese (Hogmanay) per dare l’addio al vecchio anno.
Il titolo è composto da tre termini in scozzese che significano old, long, since tre parole per indicare il tempo passato e che si traducono come “vecchi tempi andati” o “i giorni ormai trascorsi”. continua 

FONTI
http://sarahannelawless.com/2009/12/31/happy-hogmanay/
http://www.tobarandualchais.co.uk/en/fullrecord/39809/1
http://sniff.numachi.com/pages/tiRISEGUDE.html
http://petitepointplace.tumblr.com/post/136393464385/petitepointplace-in-scottish-and-northern
http://www.isle-of-man.com/manxnotebook/fulltext/mb1896/p060.htm
http://www.masseiana.org/brand1.htm#p.538
http://www.isle-of-man.com/manxnotebook/manxsoc/msvol16/p135.htm
http://www.mamalisa.com/blog/an-old-nursery-rhyme-for-the-new-year/
ILLUSTRAZIONE Paul Bommer: http://paulbommer.blogspot.it/2011/01/happy-hogmanay.html