CARRICKFERGUS

cathal buiAnche su questo brano sono stati versati fiumi d’inchiostro dicendo di tutto e anche l’opposto di tutto, ci sono però due punti fermi: il primo è il testo in gaelico “Do Bhí Bean Uasal” composto dal poeta irlandese Cathal “Buí” Mac Giolla Ghunna, (c1680-c1756). Curioso personaggio soprannominato “Builil giallo, un bardo vagabondo di cui non si ha notizia suonasse uno strumento particolare, ma sicuramente cantastorie e compositore di poesie, che si sono diffuse per tutto il paese e ancora oggi cantate.
Lo studioso Breandán Ó Buachalla ha pubblicato una raccolta nel libro “Cathal Bui: Amhráin” nel 1975. A Blacklion contea di Cavan c’è anche una piccola stele in sua memoria e si celebra il Cathal Bui Festival (mese di Giugno).
Sacerdote mancato ci sapeva fare con le parole e con le donne, era inoltre dotato di molto “irish humour” ed era ovviamente un forte bevitore, girava per il Breifne, il nome irlandese della zona che comprende Cavan, Leitrim, e a sud di Fermanagh (uno dei tanti traveller con i il suo carrozzone o anche meno).

DA THE SICK YOUNG LOVER A PETER O’TOOLE

Il brano dal titolo Do Bhí Bean Uasal (vedi) ovvero “There Was a Noblewoman” è conosciuto anche con il nome di “The Sick Young Lover” comparso in un broadside distribuito a Cork e datato 1840 e anche nella raccolta di George Petrie “Ancient Music of Ireland” 1855 con il nome di The Young Lady. Testo e melodia passati attraverso la tradizione orale si sono diffusi e modificati, senza però lasciare una traccia consistente nelle raccolte stampate nell’Ottocento.

E arriviamo alla versione conosciuta da Peter O’Toole che è stata l’origine della versione di Dominic Behan registrata a metà degli anni 1960 con il titolo di “The Kerry Boatman”, ma anche alla versione registrata da Sean o’Shea sempre negli stessi anni con il titolo Do Bhí Bean Uasal. Anche i Clancy Brothers con Tommy Makem fecero una loro versione con il titolo “Carrickfergus” nell’LP “The First Hurrah” del 1964.

E qui è doveroso aprire una parentesi sugli anni 60: in America il presidente è John F. Kennedy, un discendete di emigranti irlandesi, gli irlandesi Clancy Brothers diventano delle star; in Irlanda e Inghilterra scoppia il “Ballad boom” e si affermano i Dubliners e i Wolfe Tones. Ma a questo successo riscosso dalla musica irlandese sulla scena internazionale per gran parte contribuì il lavoro dei Ceoltóirí Chualann.

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THE CHIEFTAINS

E qui è meglio lasciar parlare Erick Falc’her-Poyroux nella traduzione di Alfredo De Pietra (tratto da vedi per la sua lettura integrale)

Fu un musicista di estrazione classica, Seán Ó Riada ad avere l’idea di riunire alcuni musicisti tradizionali con il nome di Ceoltóirí Chualann (“I musicisti di Chualann”). Nel 1959 Ó Riada, all’epoca direttore musicale dell’Abbey Theatre di Dublino, era in cerca di musicisti per eseguire un brano di Bryan MacMahon: Paddy Moloney, all’epoca ventenne, fu chiamato a partecipare al progetto, insieme al suo amico Seán Potts al tin whistle, a Sonny Brogan all’accordion ed a John Kelly al flauto. Grazie al successo ottenuto, Seán Ó Riada decide di formare, secondo le sue stesse parole, “una piccola orchestra da camera che suoni folk irlandese”, aggiungendo ai musicisti sopra citati un violinista di formazione classica, Martin Fay. Nel 1960 Ó Riada ottenne per i suoi protetti il contratto per una serie di trasmissioni radiofoniche presso Raidió Éireann, denominate Reacaireacht an Riadaigh, trasmissioni che li fecero conoscere in tutta l’Irlanda. La musica irlandese all’epoca non era di certo sufficiente a dare un sostentamento decoroso a questi musicisti, per cui tutti i membri del Ceoltóirí Chualann avevano un’altra occupazione stabile: Paddy Moloney faceva il contabile, Martin Fay l’agente di cambio e Seán Potts era impiegato alle Poste. Tutti i membri dei Chieftains rimarranno “dilettanti” fino al 1975!

Il vero esordio dei Chieftains si avrà con la proposta, fatta nel 1962 a Paddy Moloney dal suo amico Garech Browne, di registrare per la propria etichetta Claddagh Records. Venne invitato un altro amico di Paddy, il flautista Michael Tubridy, ed un vecchio fabbro della Contea di Westmeath, Dave Fallon, rispolverò per l’occasione il suo vecchio bodhrán. Paddy Moloney non era tipo da accontentarsi di una registrazione fatta alla buona da musicisti messi insieme per una sera, e così le prove per l’album durarono ben sei mesi. Il primo disco del gruppo, che nelle intenzioni sarebbe dovuta rimanere un’opera unica, vide la luce nel 1963. I dischi di musica strumentale erano molto rari agli inizi degli anni ’60, ed anche per questo motivo bisognerà attendere ben sei anni per vedere un secondo album dei Chieftains.

L’approccio di Paddy Moloney privilegiava arrangiamenti (senza alcun dubbio sotto l’influenza di Seán Ó Riada) che si posizionavano a metà strada tra due tendenze considerate sino allora incompatibili: i musicisti classici suonavano in orchestre la cui musica era ovviamente basata sulle armonizzazioni, mentre i musicisti tradizionali irlandesi suonavano in modo solistico una musica basata su ornamentazioni. I primi gruppi di musica irlandese, le Céilí Bands degli inizi del XX secolo, suonavano a loro volta praticamente sempre all’unisono. Sebbene non sapesse leggere né scrivere la musica, Paddy Moloney riuscì a creare una sintesi tra questi due mondi musicali, senza dimenticare anche una delle caratteristiche del jazz, musica i cui interpreti si esprimono solisticamente quasi sempre in sequenza: quest’ultima tendenza si accentuerà in seguito all’interno dei dischi e dei concerti dei Chieftains, e sarà ripresa più tardi da altri gruppi, come ad esempio i Clannad.

Oltre ad essere considerato rivoluzionario dalla gran parte dei musicisti tradizionali irlandesi, il primo album dei Chieftains costituì l’occasione, per la critica, di scoprire il talento dei musicisti che costituivano il gruppo. Curiosamente una delle rare voci critiche fu proprio quella di Seán Ó Riada che, nel giornale Hibernia, giudicò il disco nel complesso buono, facendo però uso di parole come “maldestro” e “sgradevole”, con un tono generalmente spocchioso. Sebbene culturalmente molto vicini, Paddy Moloney e Seán Ó Riada vissero infatti spesso lunghi periodi di incomprensione artistica.

Anche grazie a questo disco dei Chieftains, il Ceoltóirí Chualann di Seán Ó Riada ottenne nel 1964 dalla Raidió Éireann la commissione di una nuova serie di 22 trasmissioni intitolate Fleadh Cheoil an Raidió (“Il festival musicale della radio”), con chiaro riferimento al grande festival annuale dell’associazione Comhaltas Ceoltóirí Éireann, il Fleadh Cheoil na Éireann. Le competizioni organizzate in occasione delle trasmissioni fecero scoprire il talento di un giovane fiddler di 17 anni chiamato Seán Keane, che fu “arruolato” nel gruppo di Seán Ó Riada alla fine dei suoi studi di elettronica. Nel frattempo Paddy era stato nominato, nel 1968, direttore della Claddagh Records.

In questo periodo si stabilisce un confine abbastanza fluido tra il Ceoltóirí Chualann, gruppo che si esibisce essenzialmente in trasmissioni radio, ed i Chieftains, il cui numero di concerti aumenta molto lentamente, perché anche per quel che riguarda la qualità delle sale da concerto, l’esigenza di Paddy Moloney si rivela assoluta, ai limiti del maniacale. La prima apparizione televisiva dei Chieftains risale al 1965, anno in cui fu registrato un loro concerto a Belfast, concerto che venne poi diffuso dal canale britannico Ulster TV.

Anche l’album Chieftains 2 fu un successo commerciale, ed i giornali americani iniziarono ad interessarsi in modo serio ai Chieftains. Ancora una volta la sorpresa negativa venne da Seán Ó Riada, che nel marzo 1970 annunziò che poneva fine al progetto Ceoltóirí Chualann dichiarando inoltre che non vedeva alcun futuro per i Chieftains, di cui notava grossi limiti nell’ambito della produzione. Il gruppo giudicò queste critiche come dettate dalla gelosia, e incurante proseguì per la sua strada.

Alla fine del 1975 i Chieftains furono consacrati “gruppo dell’anno” dal Melody Maker, davanti a bands storiche come i Rolling Stones ed i Led Zeppelin! A questo punto una decisione doveva essere presa, e nonostante alcune reticenze, rimarcate da alcuni membri del gruppo, Paddy Moloney, Seán Potts, Michael Tubridy, Martin Fay, Peadar Mercier, Seán Keane e Derek Bell accettarono l’idea di tentare l’esperienza professionistica

Nel giro di un anno i Chieftains erano diventati delle vere e proprie star. Grazie a Jo Lustig essi avevano ottenuto non solo contatti personali e professionali con un mondo sino allora ad essi sconosciuto, quello dello show business e delle rock star, ma erano anche riusciti a raggiungere mercati finora impermeabili alla musica tradizionale. Paddy aveva comunque raggiunto il suo scopo: dare un riconoscimento internazionale alla vera musica irlandese, troppo spesso confusa con la musica country o con ballate nostalgiche dei crooners americani.

Era nel frattempo divenuto evidente che Peadar Mercier, che aveva già superato i sessanta anni, non riusciva più a reggere questi ritmi. Egli decise di ritirarsi, lasciando a Paddy il compito di trovare un altro suonatore di bodhrán: un certo Kevin Conneff era arrivato alla musica tradizionale irlandese solo tardivamente, ma era diventato un assiduo frequentatore delle sessions dublinesi, come quelle organizzate dal Tradition Club, di cui era stato uno dei membri fondatori. Conneff aveva tra l’altro contribuito al primo album di Christy Moore, Prosperous, nel 1972

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All’inizio del 1979 Seán Potts e Michael Tubridy lasciarono il gruppo e in quell’occasione il colpo di genio di Paddy fu riuscire a convincere un vecchio amico, Matt Molloy, già flautista dei Planxty e della Bothy Band, ad entrare a far parte dei Chieftains. Formata ora da sei elementi, la band non cambierà più dopo questo ingresso, ed il primo album di questa versione definitiva del gruppo, Boil the Breakfast Early, fu registrato a Dublino nell’estate del 1979.

Il nono album fu pubblicato all’inizio del 1980 e, oltre al debutto di Matt Molloy, comprendeva per la prima volta la presenza di una vera e propria canzone. Inizialmente Kevin Conneff era infatti stato reclutato solo per suonare il bodhrán, cosa che del resto aveva già fatto all’interno della band nel corso degli ultimi quattro anni. Ma le sue capacità di cantante non erano sfuggite a Paddy Moloney. Sulla base della logica dominante nell’ambito della musica tradizionale irlandese fu stabilito un limite netto tra brani strumentali da una parte e canti non accompagnati dall’altra, limitatamente ai successivi album di musica “esclusivamente” irlandese.

Paddy e Dereck si conobbero nel 1972 ma solo nel 1974 Dereck si decide a diventare il settimo elemento del gruppo scegliendo tra la sua carriera di musicista classico e l’allora “piccolo, miserevole gruppo folk“.

Carrickfergus nella versione strumentale dei Chieftains in “The Chieftains Live” 1977 quando c’era ancora l’arpa di Dereck Bell (1935-2002).

DO BHÍ BEAN UASAL

Questa versione è stata attribuita musicalmente a Seán Ó Riada (ovvero John Reidy 1931-1971) non è chiaro se si tratti solo di un arrangiamento o di una vera e propria scrittura della melodia. Di certo il testo è preso dalla poesia di Cathal “Buí” Mac Giolla Ghunna.

ASCOLTA Sean o’Shea in “Ò Riada Sa Gaiety” live in Dublino con i Ceoltóirí Chualann nel 1969.

VERSIONE IN GAELICO

I
Do bhí bean uasal seal dá lua liom,
‘s do chuir sí suas díomsa faraoir géar;
Do ghabhas lastuas di sna bailte móra Ach d’fhag sí ann é os comhair an tsaoil.
Dá bhfaighinnse a ceannsa faoi áirsí an
teampaill,
Do bheinnse gan amhras im ‘ábhar féin;
Ach anois táim tinn lag is gan fáil ar leigheas agam.
Is beidh mo mhuintir ag gol im’ dhéidh.

II
I wish I had you in Carrickfergus
Ní fada ón áit sin go Baile Uí Chuain(2)
Sailing over the deep blue waters
I ndiaidh mo ghrá geal is í ag ealó uaim.
For the seas are deep, love, and I can’t swim over
And neither have I wings to fly,
I wish I met with a handy boatman,
Who would ferry over my love and I.

III

Tá an fuacht ag teacht is an teas ag tréigint
An tart ní féidir liom féin é do chlaoi,
Is go bhfuil an leabhar orm ó Shamhain go Fébur
Is ní bheidh sí reidh liom go Féil’ Mhichíl;
I’m seldom drunk though I’m never sober!
A handsome rover from town to town.
But now I am dead and my days are over
Come Molly, a stóirín, now lay me down!

TRADUZIONE INGLESE

I
A lady was betrothed to me for a while/ And she refused me, oh my hundred woes/ I went to towns with her/
And she made a cuckold (or
a fool ) of   me before the world,/ If I had got that head of hers into the church,/ And if I were again  n command of myself/ But now I’ weak and sore, and there’s no getting of a  cure for me/ And my people will be weeping after me

II
I wish I had you in   Carrickfergus
not far from that place ‘Quiet Town” Sailing over the deep blue waters
my bright love from a northern sky
For the seas are deep, love, and I can’t swim over
And neither have I wings to fly,
I wish I met with a handy boatman,
Who would ferry over my love and I

III
The cold and the heat are going together [in me]
and I can’t quench my thirst
And if I took my oath from November to February
I wouldn’t be ready until Michaelmas
I’m seldom drunk though I’m never sober!
A handsome rover from town to town.
But now I am dead and my days are over
Come Molly, my little darling, now   lay me down!

NOTE
2) “baile cuain” letteralmente significa “quiet town” tradotta anche come Harbour Town

TRADUZIONE ITALIANO (in senso letterale)

I
Una Lady mi fu promessa sposa per un certo tempo,
e lei mi rifiutò, oh i miei cento affanni
andai in città con lei
e lei mi ha reso pazzo (o cornuto) di fronte a tutti
se avessi avuto lei al fianco in quella chiesa
e se fossi ancora padrone di me stesso
ma ora sono debole e malato e nessuno si prende cura di me
e la mia gente mi piangerà
II
Vorrei essere a Carrickfergus
non lontano da quella città portuale
a navigare sul vasto oceano
il mio amore che brilla nel cielo del Nord
perché il mare è profondo, amore, e non riesco restare a galla
e nemmeno ho ali per volare,
vorrei incontrare un abile barcaiolo
che possa trasportare il mio amore e me.
III
Caldo e freddo dentro di me
e non riesco a placare la mia sete
e se ho fatto il giuramento da Novembre a Febbraio
non sarà pronto che al giorno di San Michele
Sono raramente ubriaco, senza mai essere completamente sobrio
un bel vagabondo da città in città.
Vieni Molly, mia cara, e fammi distendere ora.

LA VERSIONE DEGLI ANNI 60 E SIGNIFICATO

E veniamo a ciò che resta del brano ai nostri giorni, ovvero della versione di Carrickfergus diffusa dai maggiori interpreti della musica celtica.

La dolce malinconia della melodia e la sua incerta interpretazione testuale hanno reso il brano molto popolare, alcuni ne colgono il lato romantico e lo suonano anche ai matrimoni, altri ai funerali (ad esempio quello di John F. Kennedy Jr -1999).
Di certo ha un che di magico, triste e nostalgico, l’uomo annega nell’alcool il dolore per la separazione dalla sua amata (o più probabilmente beve perché ha una particolare predilezione per l’alcool): un vasto oceano li divide (o un tratto di mare) e lui vorrebbe essere in Irlanda, a Carrickfergus: vorrebbe avere le ali o poter attraversare la distesa d’acqua a nuoto o più realisticamente trovare un barcaiolo che lo porti da lei, e finalmente potrà morire tra le sue braccia (o presso la di lei lapide) adesso che è vecchio e stanco.

Il senso generale del testo resta quindi a mio avviso abbastanza chiaro, ma se si va nel dettaglio allora nascono molte perplessità, che ho cercato di riassumere nelle note.

Carrighfergus (Music Video) versione di Loreena McKennitt e Cedric Smith  in Elemental, 1985

VERSIONE DI LOREENA MCKENNITT
I
I wish I was in Carrighfergus (1)
Only for nights in Ballygrant (2)
I would swim over the deepest ocean
Only for nights in Ballygrant.
But the sea is wide, and I can’t swim over
Neither have I wings to fly
If I could find me a handsome boatman
To ferry me over to my love and die.(3)

II
Now in Kilkenny (4), it is reported
They’ve marble stones there as black as ink,
With gold and silver I would  transport her (5)
But I’ll sing no more now, till I get a drink
I’m drunk today, but I’m seldom sober
A handsome rover from town to town
Ah, but I am sick now, my days are over
Come all you young lads and lay me down.(6)

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
Vorrei essere a Carrighfergus
solo per le notti a Ballygrant
avrei nuotato nell’oceano più profondo
solo per le notti a Ballygrant.
Ma il mare è vasto e non posso rimanere a galla e nemmeno ho ali per volare
se potessi trovare un abile barcaiolo
per traghettarmi fino al mio amore e morire.
II
Ora sulla pietra di Kilkenny è scritto,
su marmo nero come l’inchiostro,
con oro e argento che vorrei confortarla
ma non canterò più ora, se non prendo da bere. Adesso sono ubriaco, e   raramente sono sobrio
un bel vagabondo da città in città
Ah, sono malato i miei giorni stanno finendo, venite tutti ragazzi e fatemi   distendere.

NOTE
1) Carrickfergus (dal gaelico Carraig Fhearghais, ‘Rocca di Fergus’) è una città costiera nella Contea di Antrim , Irlanda del Nord, uno dei più antichi insediamenti in Irlanda del Nord. Qui il protagonista dice di voler essere a Carrickfergus (ma evidentemente è da qualche altra parte) mentre in altre versioni troviamo I wish I had you in Carrickfergus: il significato della canzone cambia completamente.
Alcuni vogliono ambientare la storia nel Sud dell’Irlanda ed ecco che allora vedono il nome del Fergus, il fiume che attraversa Ennis contea di Clare.

2) Ballygran – Ballygrant – Ballygrand. Ci sono ameno tre interpretazioni: la prima che Ballygrant sia in Scozia sulle Isole Ebridi (l’isola di Islay), la seconda che sia il villaggio di Ballygrot (dal gaelico Baile gCrot significa “insediamento di collinette”), vicino a Helen’s Bay che si trova in pratica di fronte a Carrickfergus oltre il tratto di mare che si insinua a frastagliare la costa Nord-est dell’Irlanda (il Belfast Lough). Pare che gli abitanti del posto lo chiamino “Ballygrat” o Ballygrant” e che sia un antico insediamento e che un tempo si tenevano delle gare con le barche da Carrickfergus a Ballygrat. La terza che sia una traduzione corrotta dal gaelico “baile cuain” della versione settecentesca e quindi sia una generica località tranquilla, un piccolo paesello.

Ma tra le due frasi c’è già un incongruenza o meglio c’è bisogno di un’interpretazione, appurato che Ballygrant non sia un posto particolare di Carrickfergus per il quale il protagonista prova nostalgia per qualche collegamento specifico con la sua storia d’amore passata in gioventù, allora si tratta del posto in cui invece si trova al momento. Quindi il protagonista potrebbe essere un irlandese che si è ritrovato nelle Isole Ebridi, ma che vorrebbe ritornare a Carrickfergus dal suo vecchio amore o che è uno scozzese (che quando era giovane faceva il soldato in Irlanda) e ricorda con rimpianto la donna irlandese amata in gioventù; oppure che il protagonista si trova a Helen’s Bay dalla parte opposta dell’insenatura che lo divide da Carrickfergus. Ma qui il ragionamento fa un po’ acqua (tanto per restare in tema), però solo fino a un certo punto: se fosse infatti sano e giovane niente gli impedirebbe di andare a Carrickfergus anche a piedi, ma lui è stanco e morente e quindi nella sua fantasia o delirio guardando il mare in direzione di Carrickfergus sogna di volare verso il suo amore del passato o desidera essere traghettato da un barcaiolo per poter morire accanto a lei.

3) “and die” ci dice che il protagonista che si trova a Ballygrant (ovunque esso sia) vorrebbe andare a Carrickfergus per morire tra le braccia del suo amore di gioventù.
In altre versioni la frase è scritta come “To ferry me over my love and I” e questo a parte la sgrammaticatura vorrebbe significare che il protagonista vorrebbe essere trasportato dal barcaiolo, insieme con la sua donna, a Carrickfergus. Quindi la nostalgia si condensa sulla località in cui si presume il protagonista abbia trascorso la gioventù e che vorrebbe rivedere prima di morire.

4) e 5) io per dare un senso compiuto alla frase ho tradotto come:
Ora sulla pietra di Kilkenny è scritto,
su marmo nero come l’inchiostro,
con oro e argento che vorrei confortarla

Sostituendo il verbo “to transport” utilizzato da Loreena con “to support” più utilizzato nelle altre versioni. Ossia: sulla pietra nera di Kilkenny (nel senso che si da in genere ad una tipologia di pietra ad esempio marmo di Carrara, quindi la pietra nera estratta a Kilkenny ma utilizzata anche a Ballygrant, ovunque esso sia) che sarà la mia pietra tombale dove ho inciso il mio epitaffio, ho scritto anche una frase di conforto per il mio amore

4) Kilkenny = Kilmeny alcuni vedono un refuso e notano che Kilmeny è la chiesa parrocchiale di Ballygrant (Isola di Islay) già località di una chiesa d’epoca medievale, anche qui c’è una cava di pietre, che era l’industria principale di Ballygrant nei secoli XVIII e XIX. Ora io mi domando: ma con tutte questi riscontri nell’Isola di Islay, (dove come minimo dovrebbe esserci la tomba del protagonista) com’è che il brano non è noto nella tradizione locale delle Isole Ebridi e invece lo è a Belfast?

6) il protagonista esorta gli amici a seppellirlo

Ho selezionata per l’ascolto anche questa versione che mi piace molto per la sua raffinata sobrietà nell’arrangiamento strumentale e l’interpretazione vocale di Jim McCann. Nella versione live aggiunge anche la strofa intermedia che è stata scritta da Dominic Behan per la sua versione registrata a metà degli anni 1960 con il titolo di “The Kerry Boatman”.

ASCOLTA The Dubliners (voce Jim McCann) in Dubliners Now 1975 dove canta la I e la III strofa
ASCOLTA live Jim McCann con tutte e tre le strofe

VERSIONE DI JIM MCCANN
I
I wish I was in Carrickfergus
Only for nights in Ballygrand(2)
I would swim over the deepest ocean
Only for nights in Ballygrand.
But the sea is wide and I cannot swim over
And neither have I the wings to fly
I wish I had a handsome boatman
To ferry me over my love and I(3)

II
My childhood days bring back sad reflections
Of happy time there spent so long ago
My boyhood friends and my own relations
Have all passed on now like the melting snow And I’ll spend my days in this endless roving
Soft is the grass and my bed is free
How to be back now in Carrickfergus
On the long road down to the sea

III
And in Kilkenny it is reported
On marble stone there as black as ink
With gold and silver I would support her (5)
But I’ll sing no more now till I get a drink
‘cause I’m drunk today and I’m seldom sober
A handsome rover from town to town
Ah but I am sick now my days are numbered
Come all me young men and lay me down

TRADUZIONE ITALIANO
I
Vorrei essere a Carrighfergus
solo per le notti a Ballygrand
vorrei nuotare sull’oceano profondo
solo per le notti a Ballygrant.
Ma il mare è vasto e non posso nuotare
e nemmeno ho ali per volare
se potessi trovare un abile barcaiolo
per traghettare il mio amore e me.

II
La gioventù mi riporta
a tristi pensieri
di momenti felici orami trascorsi
gli amici di gioventù e le storie
sono svaniti come neve al sole
e trascorro i giorni in vagabondaggi senza fine
soffice è l’erba e il giaciglio è gratis
Essere di nuovo a Carrickfergus
sulla lunga strada verso il mare

III
Ora sulla pietra di Kilkenny è scritto,
su marmo nero come l’inchiostro,
con oro e argento che vorrei confortarla
ma non canto più, se non prendo da bere
perché oggi sono ubriaco, e raramente sono sobrio
un bel vagabondo da città in città
Ah, sono malato i miei giorni alla fine
venite tutti ragazzi e mettetemi giù.

FONTI
Su Cathal “Buí” Mac Giolla Ghunna
http://www.eofeasa.ie/cathalbui/public_html/danta_CB/who_was_CB.html
http://lookingatdata.com/m/204-mac-giolla-ghunna-cathal-bui.html
http://www.munster-express.ie/opinion/views-from-the-brasscock/the-yellow-bitternan-bonnan-bui/

http://jungle-bar.blogspot.it/2009/03/carrickfergus-ballad-of-peter-otoole.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=16707
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=90070

4 pensieri su “CARRICKFERGUS”

  1. Cara Cattia, ho già avuto l’occasione di farti i complimenti per questo magnifico sito, ma sento il bisogno di rinnovarli con lode! Ma mi spieghi come fai a conoscere la cultura, la storia e la geografia dei popoli celtici così approfonditamente da riuscire persino ad ipotizzare degli errori di trascrizione della canzoni tradizionali (ho appena letto con ammirazione le tue note su Carrickfergus).
    Certo il tuo nome è strano, sei di origine irlandese?
    Inoltre, c’è un’altra cosa che mi meraviglia: vedo che ti scrivono molti in inglese per farti i complimenti per il sito, ma alcuni anche per le tue “writing abilities”; bene, tralasciando il fatto che sono d’accordo con loro, mi chiedo come facciano ad apprezzarle, visto che non c’è una versione inglese del sito. Possibile che leggano il sito tradotto automaticamente da Google? Oppure conoscono l’Italiano? (Sarebbe strano, di solito sono gli appassionati del Melodramma che conoscono l’Italiano, non quelli di Musica Celtica).
    In entrambi i casi ciò testimonierebbe che trovano qui ciò che non trovano su altri siti in inglese specializzati in musica celtica. E in effetti anch’io non ho trovato in altri siti in inglese ciò che ho trovato qui.
    Comunque siano le cose, mi sento un privilegiato per poter leggere in italiano quello che considero il più bel sito di approfondimento della musica celtica (anche se non avrei alcuna difficoltà a seguirne uno in inglese). Anzi, mi sembra quasi ingiusto che sia in Italiano e non in Inglese, perché credo che gli appassionati di musica celtica italiani siano un numero insignificante rispetto agli anglosassoni (americani inclusi), ma visto che c’è, ce lo teniamo con orgoglio! E grazie.

    1. Grazie per i complimenti, diciamo che leggo molto, mi documento prima di farmi un’opinione e poi frullo insieme tutto quello che conosco (o che ricordo, e meno male che c’è internet per consultare i dati)..
      Sul mio nome bisogna ringraziare una legge italiana che vietava l’uso di lettere straniere per i nomi dei neonati cittadini italiani: niente K o W o simili non presenti nell’alfabeto italico; ed ecco il dilemma dell’allora impiegato comunale del mio paesello, che per levarsi dall’impaccio di trascrivere un nome sfacciatamente filo-russo (ebbene si, mio papà era comunista -il nonno anarchico e la nonna devota alla chieda cattolica e quindi DC, immagina le liti in famiglia!!) tira fuori l’estri italico, perché Catia era ancora troppo evocativo, ma Cattia che cos’è? Sembrerebbe un Mattia con la C, un refuso di Cattiva (e Word spesso lo corregge), così inevitabilmente il nome si associa all’apostolo, e il genere diventa confuso: è un maschio o una femmina? Mi sembra di ricordare di aver ricevuto addirittura la cartolina militare!!
      Anch’io mi meraviglio molto dei lettori stranieri, forse per la maggior parte di origini italo-qualcosa; da parte mia cerco di scrivere in italiano standard anche se ogni tanto mi esce qualche espressione “anomala” che immagino Google traduca in modo bizzarro! Se hai notato ho smesso di tradurre in italiano le citazioni quando faccio il “tratto da”.
      E passiamo alla traduzione del testo: il mio inglese è puramente scolastico e pur conoscendo un po’ di francese e un po’ di spagnolo (oltre al dialetto piemontese e al latino del liceo), non sono assolutamente portata per le lingue. Però mi impegno molto a capire il senso della traduzione e non sempre ci riesco!! Irlandese e scozzese sembrano strani solo inizialmente, ma una volta immagazzinati i vocaboli ricorrenti e fatto mente locale sulle storpiature di parole standard, tutto appare più semplice. Cerco anche di non fare refusi, ma come già scritto in un altro commento, quando mi rileggo prima di pubblicare, il cervello legge non quello che l’occhio vede ma come dovrebbe essere scritto. Poi faccio degli errori madornali che fortunatamente mi vengono segnalati (e non smetterei mai di ringraziare quelli che mi correggono) o che “scopro” da sola: ad esempio c’è stato un periodo in cui continuavo a tradurre “heather” con edera, anche se so che si traduce con erica.. Se hai tempo e voglia di collaborare ne sarei felicissima!!

      1. Ciao Cattia, mi è piaciuto il quadretto familiare alla Guareschi e avevo notato che nel sito c’erano anche canti tradizionali piemontesi (ma non ci sono più?). Bene allora mi presento anch’io: sono napoletano di nascita e di cultura, milanese d’adozione e – da pochi anni – piemontese per scelta di vita.
        A metà degli anni ’80, non ancora trentenne mi sono trasferito da Napoli alla “Milano da bere” per fare il copywriter in un’agenzia di pubblicità. Dopo 27 anni, una moglie e due bambini piccoli, abbiamo deciso di scappare dalla città e rifugiarci in una bella cascina nel Monferrato, fra Asti e Nizza (ti risparmio i calcoli aritmetici: io ho 59 anni, mia moglie 42 e i bambini 8 e 6).
        Sono da sempre un grande appassionato di musica (tutta quella di qualità), in particolare rock e jazz, ma è sin da quando, adolescente, ascoltavo i Jethro Tull e i King Krimson che il folk britannico mi si è insinuato nell’orecchio, mentre contemporaneamente Bob Dylan prima, e Crosby, Stills, Nash e Young poi, mi hanno avvicinato al country americano. Non mi ci è voluto molto per capire che i due generi erano strettamente imparentati e la conferma mi è arrivata qualche anno dopo con l’ascolto dei Pentangle e – separatamente – di Bert Jansch e John Renbourn. Contemporaneamente scoprivo Alan Stivell e apprezzavo molto il nostro Branduardi. In quel periodo studiavo il finger-picking sulla chitarra acustica (Leo Kottke, Stefan Grossman, Jorma Kaukonen). Ma il colpo di grazia è arrivato con la scoperta degli “scarni” (ma proprio per questo inarrivabili) Dubliners, che ho scoperto sul finire degli anni ’70 (Oltre al giustamente celebratissimo Luke Kelly, il mio eroe era Jim McCann, per me troppo sottostimato), insieme ai neonati Dire Straits. Che c’entrano questi ultimi? Niente – pensavo io all’inizio – ma quando lo scozzese di Londra Mark Knopfler ha iniziato nei primi anni ’80 a fare dischi da solo, ho capito che aveva abbracciato la missione di riannodare tutti i fili: celtic, folk britannico, folk americano, country, rock&roll, jazz, chançon française e perfino una discreta dose del nostro grandissimo Morricone (di cui lui e tanti altri buoni musicisti contemporanei sono grandi estimatori). Il bello che in mano sua tutti questi generi non appaiono come un minestrone indigesto, ma come un genere unico, coerente, direi: europeo.
        Quanto invece al fin troppo solido matrimonio fra musica celtica e New Age, beh ti dirò che a volte lo trovo un po’ stucchevole.
        Scusa per la digressione, rientro subito in me: sarei felicissimo di collaborare, quindi voglia ne ho, tempo molto meno, ma si trova, e capacità non so. Conosco molto bene l’inglese americano (ho lavorato diversi anni alla base della US Navy a Napoli), ma quando leggo i testi irlandesi e scozzesi, mi sembra sempre di capire fischi per fiaschi, mentre invece trovo perfettamente comprensibile (e adorabile) il loro accento, più simile all’americano che all’inglese britannico, ma con la “erre”e le vocali italiane.
        Comunque, se posso, ben volentieri!

        1. Ma allora oltre che appassionati della stessa musica, siamo anche della stessa generazione, e quasi vicini di casa: anch’io mi trovo in un territorio che nel Medioevo apparteneva al Monferrato (dalla sponda sinistra del Po), e poi diventata terra dei Savoia! Immagino tu sia un chitarrista “irriducibile” come il mio compagno!! Bello! Hai qualche idea su come procedere per il blog? Vorresti diventare amministratore? O preferisci fare piccoli passi come ad esempio riprendere post già pubblicati, svilupparli e/o tradurli? A me piace molto il sito di Roberto Venturi che immagino tu conosca http://www.antiwarsongs.org/ e mi piacerebbe avere un motore di ricerca interno al blog potente come quello, dovrei anche sistematizzare categorie e tag, aggiungere pagine, e mi fermo qui ..

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