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MAIDEN IN THE MOR LAY

Un’antica carola canto e danza  dedicata originariamente ad una Dea, la dea fanciulla della Primavera?
Il testo di “Maiden in the Mor lay” è il più antico che si conosca del medioevo inglese e risale al 913 (in Bodleian Library – Oxford) , così ancora oggi possiamo ascoltare un canto dalla fresca dolcezza e purezza.
Il brano nasce in ambito cortese, successivamente mantenuto come canto religioso con la riscrittura del testo avvenuta nel XIV secolo. La struttura melodica è quella della carola con l’alternanza di strofa e ritornello e originariamente poteva anche essere una danza in cerchio o in catena.

PEPERIT VIRGO

Un tipico esempio di contrafactum con il quale nel Medioevo   si trasponeva la melodia di un canto sacro su di un testo profano (o viceversa). Non espressamente da intendersi come parodia, anche se questa tecnica veniva molto utilizzata dai clerici vagantes con chiari intenti   goliardici o dissacratori. Con intenti opposti la tecnica venne   spesso utilizzata nel Tardo Medioevo dagli ordini dei frati mendicanti, così nel “Red Book of  Ossory” – Palazzo del Vescovo, Kilkenny – il frate Richard de Ledrede vescovo dal 1317 al 1360, trasformò il testo profano della “Vergine o Fanciulla della Brughiera” nel testo sacro sulla  Natività della Vergine Maria.
Una sovrapposizione a ben vedere affatto casuale..

ASCOLTA   Anonymus 4 nella versione melodica originale del XIV secolo


Peperit virgo,
Virgo regia,
Mater orphanorum,
Mater orphanorum,
Peperit virgo,
Virgo regia,
Mater orphanorum,
mater orphanorum,
Plena gracia…
TRADUZIONE ITALIANO
Una vergine partorì
Vergine Regina,
Madre degli Orfani
Madre degli Orfani
Una vergine partorì
Vergine Regina,
Madre degli Orfani
Madre degli Orfani
Piena di Grazia

MAIDEN IN THE MOR LAY

celtic-spring-godess

MIDDLE ENGLISH
Maiden in the mor lay–
in the mor lay–
Seuenyst fulle, seuenist fulle.
Maiden in the mor lay–
in the mor lay–
Seuenistes fulle ant a day.
I
Welle was hire mete.
wat was hire mete?
The primerole ant the–
The primerole ant the–
Welle was hire mete.
Wat was hire mete?
The primerole ant the violet.
II
Welle was hire drying.
wat was hire mete?
The chelde water of the–
The chelde water of the welle-spring
Welle was hire drying.
Wat ws hire drying?
The chelde water of the welle-spring.
III
Welle was hire bour.
wat ws hire bour?
The rede rose an the–
The rede rose an the–
Welle was hire bour.
Wat was hire bour?
The rede rose an the lilie flour
INGLESE MODERNO
Maiden in the moor lay,
In the moor lay–
Seven nights full, seven nights full.
Maiden in the moor lay–
in the moor lay–
Seven nights full and a day.
I
Good was her meat.
What was her meat?
The primrose and the–
The primrose and the–
Good was her meat.
What was her meat?
The primrose and the violet.
II
Good was her drink.
What was her drink?
The chilled water of the–
The chilled water of the–
Good was her drink.
hat was her drink?
The chilled water of the well spring.
III
Good was her bower.
What was her bower?
The red rose and the–
The red rose and the-
Good was her bower.
What was her bower?
The red rose and the lily flower.


TRADUZIONE ITALIANO

Vergine della brughiera,
nella brughiera giaci per sette notti intere e un giorno.

Allora cosa mangi? Primule e viole.
Allora cosa bevi? Le fresche acque della polla.
Allora cosa vesti? La rosa rossa e il giglio

Nel canto è predominante il significato di purificazione, con riferimento alle sette notti dell’attesa legate al ciclo lunare (sette sono i giorni delle fasi lunari) e sette sono le lune nuove che preludono alla nascita della nuova vita nell’utero materno.
Il numero sette rappresenta un po’ in tutte le culture del passato un ciclo   compiuto e perfetto, formato dalla triade sacra e i quattro elementi costitutivi del mondo sensibile che quindi racchiude il divino e l’umano, spirito di ogni cosa.
I fiori di cui si nutre la fanciulla sono i primi fiori selvatici dei boschi che fanno capolino già ad aprile, l’acqua che beve è quella del pozzo sacro che sgorga dal ventre della madre e i colori che porta sono il rosso della rosa e il bianco del giglio il  principio maschile unito a quello femminile per propiziare la fertilità della Terra.

ASCOLTA  MEDIAEVAL BAEBES

ASCOLTA QNTAL in Qntal III 
In the mor lay
Sevenight fulle
Sevenight fulle
Maiden in the mor lay
In the mor lay
Sevenight fulle and a day

Welle was hire mete.
wat was hire mete?
The primerole ant the
The primerole ant the
Welle was hire mete.
What was hire mete?
The primerole ant the violet.

Welle was hire dring
What was hire dring?
The chelde water of the
The chelde water of the
Welle was hire dring
What was hire dring?
The chelde water of the welle-spring

Welle was hire bowr
What was hire bowr?
The rede rose and the
The rede rose and the
Welle was hire bowr
What was hire bowr?
The rede rose and the lilye flour

ASCOLTA ANUNA

Maid in the moor lay sevenyhtes fulle
Maid in the moor lay sevenyhtes fulle
Wat was   hire mete?
The primerole and the violet
Wat was hire drynk?
The colde water of the welle-sprink
Wat was hire bour?
The rede rose and the lili-flour
Maid in the moor lay sevenyhtes fulle
Maid in the moor lay sevenyhtes fulle

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/imbolc.htm
http://ontanomagico.altervista.org/curragh-kildare.html

TEMPUS ADEST FLORIDUM

317px-Tempus_adest_floridumTempus adest floridum’ è un brano medievale del XIII secolo, apparso però in stampa  nella raccolta finlandese Piae Cantiones del 1582. Nel 1800 la melodia è stata riadattata per il canto  natalizio Good King Wenceslas.

Il brano è stato tradotto in Inglese nel 1928 con il  titolo  “The Flower Carol” (in The Oxford  Book of Carols).
E’ un canto in lode a Dio per la bellezza rigenerante  della Primavera. La forza di Dio vince la morte invernale (come la  resurrezione del Cristo) e la gioia di Dio contagia anche gli uomini. Il  brano non è espressamente un canto religioso  tuttavia richiama l’usanza medievale del risus paschalis per  riaffermare che il godimento e il piacere sono doni di Dio

ASCOLTA Euphorica (ahimè con lo stesso nome si fa riferimento a due diverse realtà musicali) ovvero medieval/world music targata Repubblica Ceca; una versione fresca e primaverile con una squillante ciaramella sul controcanto del flauto, che modula l’arrangiamento strumentale.
sito del gruppo http://www.euphorica.cz/

I
Tempus adest floridum, surgent namque flores
Vernales in omnibus, imitantur mores
Hoc quod frigus laeserat, reparant calores
Cernimus hoc fieri, per multos labores.
II
Sunt prata plena floribus, iucunda aspectu
Ubi iuvat cernere, herbas cum delectu
Gramina et plantae hyeme quiescunt
Vernali in tempore virent et accrescunt.
III
Haec vobis pulchre monstrant Deum creatorem
Quem quoque nos credimus omnium factorem
O tempus ergo hilare, quo laetari libet
Renovato nam mundo, nos novari decet.
IV
Terra ornatur floribus et multo decore
Nos honestis moribus et vero amore
Gaudeamus igitur tempore iucundo
Laudemusque Dominum pectoris ex fundo.
TRADUZIONE ITALIANO
I
Il tempo della fioritura è giunto e i fiori stanno spuntando
Primavera si rivela in ogni cosa
ciò che il freddo ha ferito, il caldo ripristina
vediamo come ciò avvenga, con molta operosità.
II
I prati sono ricchi di fiori, belli a vedersi
in cui la diversità di erbe è una delizia.
Erbe e piante in Inverno riposano,
ma in primavera germogliano e crescono.
III
Queste bellezze mostrano a voi il Dio creatore,
colui che crediamo essere il creatore di tutte le cose, dunque è tempo dell’allegria, in cui si può gioire come il mondo si rinnova anche noi ci rinnoviamo.
IV
La terra è ornata di fiori e di molta bellezza
anche noi con onesti modi e vero amore
rallegriamoci dunque del tempo felice
lodiamo Dio dal profondo dei nostri cuori.

Se al brano fosse abbinata una danza non è più dato saperlo, ma la struttura musicale si adatta benissimo al ballo detto Ungaresca. Anche il gruppo Fairy Consort ha realizzato un medley strumentale tra i due brani
ASCOLTA Fairy Consort 

FONTI
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/NonEnglish/tempus_adest_floridum.htm
http://www.hymntime.com/tch/htm/f/l/o/flocarol.htm

TEMPUS EST IOCUNDUM

“Tempus est iocundum” Codex_Buranus-72v-dettaglio, di anonimo del XIII secolo, è contenuto nella raccolta dei Carmina Burana ovvero il Codex Buranus proveniente dal convento di Benedikbeuern (Baviera).
Si tratta di una mole imponente di canti di natura goliardica e per lo più in latino ad opera dei clerici vagantes, gli studenti che si trasferivano nelle grandi città sedi delle Università del tempo per conseguire il dottorato: come tutti i giovani relativamente benestanti e privilegiati, fuori dal controllo genitoriale e non ancora responsabilizzati ai doveri della età adulta, la propensione allo studio era inversamente proporzionale al desiderio di divertirsi …

Il testo è un inno al risveglio primaverile con il giovane gaudente che arde dal desiderio sessuale per una giovane verginella, infatti la rosa delle rose a cui brama non è un fiore in senso botanico.

Solo di una cinquantina dei Carmina Burana è riportata la linea melodica del canto secondo la scrittura neumatica (mancante quindi delle indicazioni sul ritmo e l’armonia) per cui gli arrangiamenti musicali sono sempre delle interpretazioni più che delle riproposizioni filologiche tra queste, quella  di Carl Orff è forse la più famosa (ASCOLTA)

ASCOLTA Ensemble Oni Wytars & Ensemble Unicorn


RIT Oh – oh, totus   floreo, 

iam amore virginali totus ardeo, novus, novus amor est, quo pereo. 
Tempus est jocundum, o virgines
modo cum gaudete vos juvenes!
Cantat philomela sic dulciter
et modulans auditur intus caleo
Flos est puellarum quam diligo
et rosa rosarum quam sepe video
“Mea me confortat promissio
mea me deportat negatio”
“Mea mecum ludit virginitas
mea me detrudit simplicitas”
Sine philomela pro tempore
surge cantilena de pectore
Tempore brumali vir patients
animo vernali lasciviens
“Veni domicella cum gaudio
VENI VENI PULCHRA IAM PEREO”
TRADUZIONE ITALIANO
RIT: Oh! Oh! Tutto in fiore sto e di un amore virginale tutto brucio, nuovo, nuovo amore, mi farà morire
Giunto è il tempo felice, o vergini insieme con noi godete, voi giovani.
L’usignolo canta si dolcemente e lo si ode modulare e io dentro brucio.
Delle ragazze è il fiore ciò che amo
e la rosa delle rose quella che spesso vedo.
“La promessa mi dà coraggio, il rifiuto mi raffredda, la verginità mi stuzzica
l’ingenuità mi facilita.”
Taci, usignolo, per un momento!
Levati, canzone, dal petto.
In inverno l’uomo è svogliato.
L’animo della primavera rende lascivi
“Vieni mia padroncina con gioia
Vieni, vieni bella. Sto già morendo”

IL NATALE VITTORIANO: la carola al tempo di Dickens

figgy-puddingIn half a minute Mrs. Cratchit entered- flushed, but smiling proudly- with the pudding like a speckled cannon-ball so hard and firm blazing in half of a half-a-quartern of ignited brandy, and bedight with Christmas holly stuck into the top.
(A Christmas Carol ~ Charles Dickens, 1843)

Il dolce che sta portando sulla Tavola di Natale la signora Cratchit è il tradizionale pudding natalizio a forma tondeggiante, presentato ancora fiammeggiante per l’abbondante innaffiatura di brandy e decorato sulla cima con un rametto di agrifoglio! Anche un celebre canto di Natale reclama la bontà del figgy pudding è “We wish you a Merry Christmas” in cambio degli auguri i carolers chiedono una fetta di figgy pudding continua

CELEBRARE IL NATALE IN FAMIGLIA

Nel 1800 il giorno di Natale in Inghilterra, era un giorno lavorativo come tanti, ma alla fine del secolo prende piede in tutti i paesi anglosassoni la tradizione del Natale così come la conosciamo oggi. Si iniziò a fare l’albero di Natale da quando nel 1848 l’Illustrated London News pubblicò il disegno della regina Vittoria e famiglia intorno all’albero decorato secondo l’usanza germanica del marito principe Alberto (di origine tedesca). Anche le tradizionali cartoline di auguri prendono il via in questo periodo come l’usanza di vendere un pacchettino pieno di dolci nella forma di grossa caramella arrotolata con carta velina (detti crackers)
Le decorazioni della casa con rami di sempreverdi, già radicate in epoca medievale, si fanno più elaborate, mentre l’usanza di scambiarsi i regali passò da Capodanno al giorno di Natale: i regali erano piccoli e modesti, frutta, dolcetti e piccoli ornamenti fatti a mano che si appendevano sull’albero; ma man mano che i regali diventavano sempre più grandi ed erano comprati in un negozio, pacchi e pacchetti finirono ai piedi dell’albero!

victorian1Risale a questo periodo l’idea del Natale come celebrazione incentrata sulla famiglia, ma soprattutto è in questo periodo che i canti di Natale vengono ripresi e diventano popolari con l’usanza del caroling. Nuove carols vengono scritte e nuovi testi su vecchie musiche o viceversa con la pubblicazione della prima poderosa collezione di carols “Christmas Carols, Ancient and Modern” nel 1833.

GLI INNI DI NATALE

Si stralcia dall’ottimo articolo di Ariella Uliano “La carola inglese nella storia e nella tradizione – tra il sacro e il profano”
In epoca Vittoriana il fervore dei movimenti revivalisti e riformisti religiosi nelle città portò ad una ulteriore rivisitazione dei carols religiosi. In alcuni casi nuovi testi rivestiti di un eccessivo sentimentalismo rimpiazzarono quelli vecchi e nel caso invece dei carols creati ex-novo si trattava spesso di materiale musicalmente povero. Tuttavia nel clima rigido, impersonale e alienante instaurato dalla Rivoluzione Industriale, i divertimenti e le celebrazioni stagionali erano un distante ricordo legato ai vecchi ritmi di vita e di lavoro della campagna. Nei nuovi centri industriali, dove il successo di un uomo era valutato in base alla quantità di ricchezza che riusciva ad accumulare, vigeva la logica del profitto e le fabbriche rimanevano aperte anche il 25 Dicembre. Fu quindi soprattutto grazie al lavoro paziente e ispirato degli studiosi Davies Gilbert e William Sandys che molte delle carole antiche e moderne rimaste ancora vive nella tradizione orale delle aree rurali del nord e dell’ovest dell’Inghilterra non andarono perdute; i due collezionisti raccolsero e pubblicarono il prezioso materiale in due volumi intitolati Some Ancient Christmas Carols (1822) e Christmas Carols, Ancient and Modern (1833).
Infine con Charles Dickens la carola si riveste di nuovi significati divenendo ‘Racconto di Natale’ e contribuendo a riportare in auge lo spirito dei festeggiamenti legati alla stagione dell’oscurità – compreso il cantare i carols e il ballare danze di campagna – e a rinnovare e adattare ad un nuovo contesto sociale gli aspetti più profondi di queste celebrazioni. Il senso di comunità, ospitalità e condivisione caratteristico delle antiche cerimonie invernali e identificabile con bontà e carità cristiane doveva, secondo Dickens, ritrovare il suo spazio nella società. Questi valori umani universali potevano essere il punto di partenza verso una più radicale presa di coscienza e responsabilizzazione da parte delle nuove classi ricche nei confronti delle gravi problematiche legate alle trasformazioni tecnologiche ed economiche che pesavano su una larghissima fascia di popolazione e soprattutto sui bambini.

carolsingers
Tradizione inglese per eccellenza subito ripresa in America: i carolers passeggiavano per le vie cittadine più affollate di solito in gruppi di tre, uno a suonare il violino, un altro a cantare e il terzo a vendere gli spartiti, i passanti si fermavano per acquistare la musica unendosi al coro per alcune strofe; oppure i calorers si fermavano davanti alle case a cantare, sperando di essere invitati per bere qualcosa di caldo e per ricevere piccole offerte.

GOD REST YE MERRY GENTLEMEN

E’ questa la canzone cui allude nel titolo il Canto di Natale (A Christmas Carol) di Charles Dickens. Il libro è una vivida descrizione delle tradizioni natalizie inglesi  alla metà dell’Ottocento con l’avaro senza cuore Ebenezer Scrooge che fa un esame della sua vita accompagnato da tre Spiriti del Natale.
Dickens descrive le strade di Londra avvolte nel freddo e gelido Inverno, con i negozi decorati con rami di agrifoglio, i carolers che cantano per le strade nel giorno delle Vigilia e quello del Natale.

La carol pubblicata da William Sandys nel 1823, resta di autore anonimo: si riesce a risalire al 1700 per quanto concerne le sue prime pubblicazioni, nelle quali compare con la dicitura “New Christmas carol” che potrebbe far pensare alle sue origini più recenti, con l’aggiunta nel testo di qualche arcaismo per farlo sembrare più antico, come quel ye del titolo che sta al posto di You. Tuttavia molti studiosi ritengono che il brano abbia origini nel 1500 e che il primo testo simile sia Sit You, Merry Gentlemen (Bodleian Library – ca 1650)

La prima e l’ultima strofa sono rivolti all’uditorio moderno come delle esortazioni, la prima a comportarsi rettamente e l’ultima a scambiarsi un segno di pace; la storia nel mezzo è quella dell’annuncio della lieta novella ai pastori e del loro omaggio a Gesù Bambino. Come per tutti i canti molto popolari tuttavia esistono molte varianti testuali.
La melodia abbinata al brano, anch’essa dalle remote origini, non è univoca anche se una sola è diventata quella standard: il cosiddetto London Tune derivato probabilmente da Chestnut o Doves Figary contenuto in The English Dancing Master di J. Playford (1651). Altre melodie fanno riferimento a dei tradizionali della Cornovaglia.

Per l’ascolto ho selezionato alcune versioni che non possono essere più diverse tra loro, ma ugualmente interessanti. Inizio con la versione di Moya Brennan nel suo già citato Cd An Irish Christmas, ma ascoltate anche la versione orientaleggiante di Loreena McKennitt (dal Cd A Winter Garden -1995). Ecco poi le versioni strumentali un po’ jazz e ballabile (ma anche rock) di Jan Anderson con i Jethro Tull e quella decisamente metal dei August Burns Red.


I
God rest ye merry (1), gentlemen,
let nothing you dismay
Remember Christ, our Savior,
was born on Christmas day
To save our souls from Satan’s power when we had gone astray
CHORUS:
Oh tidings of comfort and joy
Comfort and joy
Oh tidings of comfort and joy
II
In Bethlehem, in Jewry,
this blessed Babe was born
And laid within a manger upon this blessed morn
The which His mother Mary did nothing take in scorn
III
From God our Heavenly Father
a blessed angel came
And unto certain shepherds brought tidings of the same
How that in Bethlehem was born the Son of God by name
IV
Now when they came to Bethlehem whereat the Infant lay
They found Him in a manger where oxen fed on hay
His mother Mary kneeling down unto the Lord did pray
V
Now to the Lord sing praises,
all you within this place
And with true love and brotherhood each other now embrace
This holy tide of Christmas all others doth deface
TRADUZIONE ITALIANO
I
Buona Fortuna a voi, gentiluomini (1)
non lasciate che nulla vi sgomenti, ricordate Cristo nostro Salvatore
nato il giorno di Natale
per salvare noi tutti dal potere di Satana quando eravamo fuorviati.
CORO
O, novella di conforto e gioia,
Conforto e gioia;
O, novella di conforto e gioia!
II
A Betlemme, in Giudea,
questo Bambino Santo  nacque
e in questo Mattino Santo giacque in una mangiatoia
la quale sua madre Mary non ebbe a disprezzare (2).
III
Da Dio nostro Padre Celeste
un angelo benedetto venne
e ad alcuni pastori portò
novella simile di come in questa Betlemme fosse nato Colui che è chiamato figlio di Dio.
IV
Ma quando giunsero a Betlemme dove giaceva questo infante
lo trovarono in una mangiatoia dove i buoi si nutrivano di fieno
Sua madre Maria inginocchiata stava pregando il Signore.
V
Ora cantate lodi al Signore
voi tutti in questo posto
e in vero segno di amore e fratellanza abbracciatevi ora gli uni agli altri, questo santo periodo del Natale fa sfigurare tutti gli altri

NOTA
1) il significato della frase equivale a May God keep you merry, forma colloquiale di saluto equivalente a “Stai bene” o “Buona fortuna a te”
2) il tema è sviluppato in un’antica carols “This Endris Night

FONTI
http://www.bbc.co.uk/victorianchristmas/history.shtml http://www.italiamedievale.org/sito_acim/contributi/carola_inglese.html
http://alt-usage-english.org/excerpts/fxgodres.html
Hymns and carols of Christmas

O COME EMMANUEL

Il testo originario Veni, veni Emanuel antifonario del XII secolo (ma molto più probabilmente di epoca Alto-Medievale) fu tradotto nel XIX sec da John Mason Neale. La musica proviene probabilmente da un inno processionale di monache francesi, tuttavia le tracce sono così labili, da non poter stabilire nessuna origine certa.

Ricco di riferimenti ai testi profetici biblici deriva dal noto versetto del profeta Isaia: “Ecco, una vergine concepirà e partorirà un figlio, e il suo nome sarà Emmanuele“. Emmanuel in ebraico significa “Dio con noi”, peccato che, se proprio vogliamo cavillare, al Figlio di Dio venne dato il nome di Salvatore (Yesu’ o Yeshua)! Le immagini che il testo richiama sono molto evocative e attraversano la genealogia di Gesù. La melodia è bellissima! Ieratica e nello stesso tempo mestamente gioiosa.

“O come Emmanuel” è interpretato da moltissimi artisti ed è brano spesso contenuto nelle raccolte dei Celtic Christmas songs anche in versione strumentale.
Iniziamo con il testo in latino interpretato da Loreena McKennitt (con le lettere pronunciate all’inglese, un latino un po’ diverso da quello imparato sui banchi della scuola italiana!) La linea melodica, qui molto lenta e crepuscolare, è sostenuta dal violoncello, uno strumento con tipiche note “di pancia” e si raddoppia nel violino che sostituisce la voce negli strumentali.


I
Veni, veni Emanuel
Captivum solve Israel
Qui gemit in exilio
Privatus Dei Filio
CHORUS
Gaude, gaude, Emanuel
Nascetur pro te, Israel.
II
Veni, veni, O Oriens
Solare nos adveniens
Noctis depelle nebulas
Dirasque noctis tenebras
III
Veni, Clavis Davidica
Regna reclude celica
Fac iter tutum superum
Et claude vias inferum
IV
Veni, veni, Adonaï
Qui populo in Sinaï
Legem dedisti vertice
In maiestate glorie
TRADUZIONE
I
O vieni, O vieni, Emmanuel
a riscattare la prigionia di Israele,
che si addolora nell’esilio solitario,
fino a che il figlio di Dio non comparirà. CORO
Rallegratevi! Rallegratevi! Emmanuel verrà, O Israele.
II
O vieni, tu, Giornata di primavera,
vieni e rallegra la nostra anima per la tua venuta; e allontana le ombre della notte, disperdi le nuvole e portaci la luce.
III
O vieni, tu, chiave di Davide,
vieni e spalanca la nostra patria celeste; rendi sicura la via che conduce nei cieli, e chiudi il percorso alla miseria. IV
O vieni, Signore di grande potenza,
che per la tua tribù dall’alto del Sinai
nei tempi antichi, una volta hai dato la legge in una nube di maestà e di soggezione

la versione di Enya ricrea proprio l’atmosfera monastica da cui è scaturito il brano, recuperando una parte del testo in latino

O come, O come, Emmanuel,
to bring your captive Israel,
That mourns in lonely exile here
Until the Son of God appear.
Rejoice! Rejoice! for
Israele to you shall come, Emmanuel.

Veni, veni Emanuel
Captivum solve Israel
Qui gemit in exilio
Privatus Dei Filio
Gaude, gaude,
Emanuel Nascetur pro te Israel.

Nella versione dei Blackmore’s Night sono riprese solo due strofe (I e IV) si riporta però tutto il testo. Con la melodia arrangiata dalla chitarra di Ritchie appena sottolineata dal basso e il flauto di Candice nello strumentale.


I
O come, O come, Emmanuel,
And ransom captive Israel,
That mourns in lonely exile here
Until the Son of God appear.
CHORUS
Rejoice! Rejoice! Emmanuel
shall come to thee, O Israel.
II
O come, Thou Wisdom from on high,
Who orderest all things mightily;
To us the path of knowledge show,
And teach us in her ways to go.
III
O come, Thou Rod of Jesse(1), free
Thine own from Satan’s tyranny;
From depths of hell Thy people save,
And give them victory over the grave.
IV
O come, Thou Day-spring,
come and cheer
Thy spirits by thine advent here
And drive away the shades of night
And pierce the clouds and bring us light
V
O come, Thou Key of David, come,
And open wide our heavenly home;
Make safe the way that leads to thee,
And close the path to misery.
VI
O come, O come, great Lord of might,
Who to Thy tribes on Sinai’s height
In ancient times once gave the law
In cloud and majesty and awe.
VII
O come, Thou Root of Jesse’s tree,
An ensign of Thy people be;
Before Thee rulers silent fall;
All peoples on Thy mercy call.
VIII
O come, Desire of nations, bind
In one the hearts of all mankind;
Bid Thou our sad divisions cease,
And be Thyself our King of Peace
TRADUZIONE
I
O vieni, O vieni, Emmanuel
a riscattare la prigionia di Israele,
che si addolora nell’esilio solitario,
fino a che il figlio di Dio non comparirà.
CORO
Rallegratevi! Rallegratevi!
Emmanuel verrà, O Israele.
II
O vieni, tu, Sapienza dell’Altissimo,
colui che comanda su tutte le cose;
mostraci la via della conoscenza
e insegnaci il percorso da seguire.
III
O vieni, tu, Ramo di Jesse(1),libero dalla tirannia di Satana; salva il tuo popolo dall’abisso dell’inferno e dacci la vittoria sopra la tomba.
IV
O vieni, tu, Giornata di primavera, vieni e rallegra
la nostra anima per la tua venuta;
e allontana le ombre della notte,
disperdi le nuvole e portaci la luce
V
O vieni, tu, chiave di Davide, vieni,
e spalanca la nostra patria celeste;
rendi sicura la via che conduce nei cieli,
e chiudi il percorso alla miseria
VI
O si, O vieni, Signore di grande potenza, che per la tua tribù dall’alto del Sinai, nei tempi antichi, una volta hai dato la legge in una nube di maestà e di soggezione.
VII
O vieni, Tu, germoglio dell’albero di Jesse,
che sei un segno per il tuo popolo; prima di te sono caduti i governanti; tutti i popoli saranno chiamati alla tua misericordia.
VIII
O veni, Desiderio delle nazioni, impresso nel cuore di tutti gli uomini;
le nostre dolorose divisioni cesseranno,
e Tu sarai nostro Re della Pace.

NOTE
1) la discendenza davidica è stata profetizzata da Isaia 11:1-2 “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici.” vedi

E per finire “last but not least” la versione metal dei August Burns Red nel Cd Sledding’ Hill, A Holiday Album (2012)
O Come, O Come, Emanuel – inizia a 33:16

DING DONG MERRILY ON HIGH, la carola inglese

Continuiamo ad approfondire la conoscenza della carola inglese (l’inizio in Angelus ad Virginem) che brevemente riassumo: nel medioevo la carola era una danza diffusa in tutta Europa sia in ambito popolare che aristocratico: il solista-conduttore della danza cantava le strofe e sul ritornello intonato da tutti i partecipanti avveniva la vera e propria danza, sia in cerchio che in fila ossia a catena. La lingua utilizzare era il volgare e non aveva propriamente carattere religioso cristiano, anzi la Chiesa considerava la carola uno strumento diabolico che ancorava la gente del popolo alle antiche tradizioni e ai vecchi dei. Solo a partire dal XIV secolo venne creata la carola religiosa, perlopiù utilizzando le melodie delle carole profane con testi rielaborati o anche totalmente riscritti. In Inghilterra la carola rifiorì in epoca Vittoriana come inno religioso facendo diventare le carols sinonimo di canto natalizio.

Le carols cristriane, senza più l’accompagnamento con la danza, conobbero una vasta diffusione in Inghilterra nel XV secolo, (con relative pubblicazioni) ma con i protestanti al potere queste ripresero il carattere profano delle origini e anche quelle a carattere religioso rimasero nella tradizione per essere tramandate oralmente.

Nel XVI secolo la carola si trasformò in Branle (dal francese Bransle cioè ballare in cerchio oscillando -come le onde del mare) in origine danza popolare e presto danza di corte presso la regina Elisabetta I (reggenza 1558-1603), ma soprattutto presso la corte francese di Luigi XIV (reggenza 1661-1717); l’Inghilterra sotto l’onda del Puritanesimo arrivò persino a cancellare le feste dal calendario, finchè in epoca Vittoriana con i movimenti riformisti religiosi si ricominciò a scrivere nuovi testi per le carols.

Ed eccoci arrivati al brano di oggi “Ding Dong! Merrily On High“, carol scritta in Inglese arcaico da George Ratcliffe Woodward e pubblicata nel 1924 in “The Cambridge Carol-Book” ; la melodia è un branle come trascritto nel trattato di danza di Thoinot Arbeau “Orchésographie” dal titolo “Bransle l’Officiel”

ASCOLTA Celtic Woman
The Chieftains  in “Bells of Dublin” 1991 uno dei grandi successi commerciali nell’ambito della tradizione anglosassone con la partecipazione di vari artisti quali Marianne Faithfull, Elvis Costello, Jackson Browne, Nanci Griffith e Ricky Lee Jones, premiato come “disco d’oro” nel 1995

I
Ding dong! merrily on high in heav’n the bells are ringing:
Ding dong! verily the sky is riv’n with Angel singing.
Gloria, Hosanna in excelsis!
Gloria, Hosanna in excelsis!
II
E’en so here below, below, let steeple bells be swungen,
And “Io, io, io!(1)” by priest and people sungen.
Gloria, Hosanna in excelsis!
Gloria, Hosanna in excelsis!
III
Pray you, dutifully prime your Matin chime, ye ringers;
May you, beautifully rime your Evetime Song, ye singers.
Gloria, Hosanna in excelsis!
Gloria, Hosanna in excelsis!

NOTE
1) io deriva dal greco ed è un’esclamazione rituale utilizzata per festeggiare una divinità. Probabilmente l’autore si vuole riallacciare al saluto “Io Saturnalia” con cui si brindava durante le feste a Saturno nella settimana del solstizio d’inverno.(vedi)

Il testo, ricco di termini arcaici e desueti, non è di facile comprensione, quindi spero di non averlo tradotto troppo liberamente

Din Don allegramente nell’alto dei cieli le campane suonano, Din don in vero il cielo è lacerato da angeli che cantano. Gloria …Ecco anche qui sotto, le campane del campanile sono suonate e “Ahio, Ahio Ahio” da preti e gente cantato. Gloria …Vi prego, doverosamente preparate il vostro carillon del mattino e suonate; vi prego, meravigliosamente mettete in rima la vostra canzone della vigilia e cantate. Gloria

ASCOLTA Blackmore’s Night il gruppo ha interpretato il brano con parole più “moderne”
I
Ding dong merrily on high the christmas bells are ringing
Ding dong joyously reply he angels all a’singing
Gloria, Hosana In Excelsis
II
Ding dong carol all the bells Ring out the christmas story
Ding dong sound the good noels God’s son has come in glory
Gloria, Hosana In Excelsis

TRADUZIONE ITALIANO
Din Don allegramente nei cieli le campane di Natale suonano
din don con gioia rispondono gli Angeli tutti in coro: “Gloria e osanna nei cieli”
Din Don cantano tutte le campane risuonano la storia di Natale
Din Don suonano la lieta novella, il figlio di Dio è venuto in tutto il suo splendore: Gloria..

LA MELODIA
Le danze in forma di catena o di circolo non svaniscono con l’esaurirsi della tradizione della carola, ma continuano nei brando o branles, che si ritrovano ancora quasi invariate nelle danze popolari di area francese, tutt’ora ballate.
Nel Rinascimento il Branle (dal francese Bransle cioè ballare in cerchio oscillando -come le onde del mare) era la danza più diffusa: in origine danza popolare e presto danza di corte presso il re di Francia Francesco I ma anche di moda alla corte inglese di Enrico VIII e poi di sua figlia Elisabetta I.

ASCOLTA Ernst Stolz (la prima parte suonata dalle campane) quindi inizia  l’arrangiamento per viola, violino e violoncello
ASCOLTA Allan Alexander viola, liuto e chitarra
ASCOLTA Taverner Consort arrangiamento per fiati
ASCOLTA Peter Bloesch arrangiamento più barocco per flauto, viola e chitarra

La danza da cui proviene la melodia è molto semplice e sebbene sia tradotta come “Branle dell’Ufficiale” essa era rivolta ai servitori ossia i lacchè e le servette delle dimore patrizie, ballata solo talvolta da giovanetti e fanciulle dell’aristocrazia mascherati da contadinelli e pastorelle.

(continua seconda parte con descrizione e schema della danza qui)

APPROFONDIMENTO

LA DANZA NEL MEDIOEVO continua

L’ANNUNCIAZIONE: ANGELUS AD VIRGINEM

angel_burne-jonesL’Annunciazione a Maria non avendo una data certa nei Vangeli è stata fissata dalla Chiesa cattolica il 25 marzo (9 mesi prima del Natale di Gesù) Dal IV sec d.C. e fino all’Alto Medioevo, tale data segnò l’inizio dell’anno nuovo (che guarda caso iniziava con l’equinozio di primavera anche nel calendario dell’Antica Roma) oltre che l’inizio dell’anno liturgico del Cristianesimo.

ANGELUS AD VIRGINEM

Carola medievale ancora popolare al giorno d’oggi: compare scritta per la prima volta nel Tropario di Dublino (1360 circa) anche se come composizione potrebbe essere di origini duecentesche. Il testo è una versione poetica dell’Ave Maria e dell’Annunciazione alla Vergine secondo il Vangelo di Luca: il concepimento di Gesù avviene solo dopo il consenso di Maria e dal quel momento Dio si fa carne in lei.

Si ritiene che le origini del brano siano nell’ambito dell’ordine francescano, e da esso è scaturita anche una versione tradizionale in lingua basca “Birjina gaztettobat zegoen” tradotta in inglese con il titolo Gabriel’s Message: oggi è un canto del periodo natalizio interpretato da numerosi gruppi corali e di musica antica.

Per lo più il brano viene eseguito nei modi del contrappunto e del discanto prendendo la solennità del canto gregoriano, ma la versione che propongo per l’ascolto è quella del gruppo irlandese Anuna,
ASCOLTA Anuna in “Christmas with Anuna” una versione più ritmata e briosa, (secondo la struttura propria della carol medievale che è essenzialmente una danza.) La pronuncia in latino è abbastanza dolce (in genere inglesi e tedeschi mantengono una certa asprezza nella dizione), la melodia è sottolineata dall’arpa: le strofe sono cantate dal solista e il coro si unisce alla voce nel ritornello (ripresa) insieme al ritmo del tamburo, quasi a invitare alla danza. Rispetto alla versione standard manca l’ultima strofa che non fa parte del colloquio tra angelo e Maria ma è piuttosto una preghiera degli uomini rivolta alla Madonna perché interceda presso il Figlio, per la remissione dei nostri peccati.

ASCOLTA Sarah Deere-Jones all’arpa gotica (dal caratteristico suono cristallino)
La melodia  eseguita strumentalmente è una danza saltellata proprio come lo erano le carole nel Medioevo (vedi)

I)
Angelus ad virginem
subintrans in conclave,
Virginis formidinem de mulces
inquit, “Ave!
Ave, regina virginum;
coeli terraeque Dominum
Concipies et paries inctacta
salutem hominum;
Tu porta coeli facta,
medela criminum”
II)
“Quomodo conciperem quae virum non cognovi?
Qualiter infringerem quod firmamente vovi?”
“Spiritus Sancti gratia perfici et haec omnia;
Ne timeas, sed gaudeas, secura
Quod castimonia manebit inter pura Dei potentia.”
III)
Ad haec virgo nobilis
respondet inquit ei:
“Ancilla sum humilis omnipotentis Dei.
Tibi coelesti nuntio, tanti secreti conscio,
Consentiens, et cupiens videre
Factum quod audio; parata sum parere, Dei consilio.”
IV)
Eia mater Domini, quae pacem redidisti
Angelis et homini, cum Christum genuisti;
Tuum ex ora filium ut se nobis propitium
Exhibeat, et deleat, peccata:
Prestans auxilium vita frui beata Post hoc exilium.
TRADUZIONE ITALIANO
L’angelo entrando nella stanza dalla vergine,
suscitando in lei il timore,
disse: “Ave!
Ave regina delle vergini;
concepirai il Signore del cielo e della terra e darai alla luce, rimanendo casta, la salvezza degli uomini, tu divenuta porta del cielo, guaritrice dei peccati.
II
“Come posso concepire, io che non conosco uomo?
In che modo posso infrangere ciò che ho promesso con decisione?”
“La grazia dello Spirito Santo compierà questi prodigi;
non temere, ma rallegrati, sicura
che la castità rimarrà pura in te grazie alla potenza di Dio.”
III
Rispondendo a queste parole la Vergine nobile gli disse:
“Sono l’umile ancella di Dio onnipotente con te, messaggero celeste,
che partecipi di un mistero tanto grande, sono d’accordo,
e sono desiderosa di vedere realizzato ciò che ho sentito da te; sono pronta ad obbedire alla volontà di Dio.”
IV
Oh Madre del Signore, che hai riportato la pace
agli angeli e all’uomo, quando hai dato alla luce Cristo;
prega il tuo Figlio affinché si mostri benevolo con noi,
e ci perdoni i peccati:
ci offra il suo aiuto a godere della vita eterna dopo questo esilio.

Da ascoltare anche il canto in inglese medievale (trasposto dal latino) dal titolo “Gabriel from Heaven-King” interpretato da “The Hilliard Ensemble” a 3 voci con molti melismi e fioriture propri del canto gregoriano.
ASCOLTA The Hilliard Ensemble (nel video compare anche la schermata del testo)

Annunciazione - J. W. Waterhouse - 1914
Annunciazione – J. W. Waterhouse – 1914

IL DIPINTO OSSERVAZIONI
Quest’annunciazione presenta la caratteristica di essere ambientata in un giardino, quello privato annesso all’abitazione di Maria, è un giardino recintato, un hortus conclusus in senso medievale, con un pozzo o una fontana sullo sfondo. Il dettaglio è significativo anche se posto in secondo piano (sottolineato anche dalla presenza di un paio di giare appoggiate accanto): nel Protovangelo di Giacomo Maria incontra l’angelo dopo che è uscita dal suo alloggio con una brocca per attingere l’acqua.

In primo piano una pianta di rose in boccio ci parla della primavera e l’angelo, una sinfonia di blu-viola dall’indaco al lilla, è raffigurato come se avesse appena appoggiato i piedi sull’erba, con ancora la chioma mossa dall’aria e le ali semiaperte. Maria è caduta sulle ginocchia davanti alla soglia di casa e indossa la veste blu, che la contraddistingue nell’iconografia tradizionale, ma con le maniche rivestite di rosso e una fusciacca pure rossa, così è inevitabile pensare che i due colori primari fusi insieme e variamente miscelati siano il contraltare della cromia angelica.

Pure significativi sono gli altri oggetti raffigurati accanto a Maria quali il leggio e il fuso.
La Vergine non solo guarda verso l’angelo, ma appare pronta a dialogare con lui nonostante un gesto di meraviglia. .. un leggìo, altro elemento della tradizione iconografica, attesta l’educazione sacra della Madonna, su cui insistevano non solo i vangeli apocrifi: esiste una fantasiosa iconografia popolare, su Sant’Anna che le insegna la lettura. Perfino il fuso per filare, lasciato cadere a terra, si ricollega a una tradizione non canonica (altre volte, nelle raffigurazioni dell’evento, si era trattato di un arcolaio o di una matassa). Infatti nei testi qui sopra citati si narra di una Maria impegnata, insieme ad altre vergini prescelte, a filare e a tessere veli o stoffe per ornare il “Tempio del Signore”. Più importante è il riferimento a una Madonna letterata, condizione femminile eccezionale per l’ambiente, la mentalità e l’epoca dell’evento. Il particolare comincia a essere valorizzato dall’iconografia sacra italiana nel Trecento, nella forma di un libro poggiato su un leggìo o su un cuscino. L’Annunziata non è intenta a filare né ad attingere acqua, bensì a leggere o a pregare. La lettura del testo sacro viene interrotta, o piuttosto integrata, dalla visione del sacro stesso. (Pino Blasone tratto da vedi)

L’ANNUNCIAZIONE NELLA PITTURA

Il tema molto popolare nella pittura trecentesca si arricchisce di dettagli e particolari dal significato simbolico. vedi

FONTI
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/
Hymns_and_Carols/NonEnglish/angelus_ad_virginem.htm

http://www.preces-latinae.org/thesaurus/BVM/AngelusAdVirg.html
http://www.digitalmedievalist.com/2016/11/27/angelus-ad-virginem/

L’AGRIFOGLIO E LE TRADIZIONI DI NATALE: THE HOLLY AND THE IVY

Usato in tutto il mondo come la decorazione natalizia per eccellenza, l’agrifoglio è una pianta ricca di credenze popolari, considerato amuleto contro le streghe, scaccia-malattie, scaccia-fulmine e portatore di fertilità e di buoni sogni.

Le popolazioni celtiche (come gli antichi romani) attribuivano all’agrifoglio poteri magici, e ne appendevano dei ramoscelli alle porte, come amuleti contro gli spiriti maligni.

Una vecchia credenza attribuiva ai folletti delle case e del Natale una particolare predilezione a fare brutti scherzi durante le festività. Per difendersi da tali scherzi si appendevano ramoscelli di Agrifoglio sulle porte, sui camini e alle travi delle case. La pianta, sul piano simbolico, rappresentava perciò la difesa, la precauzione, la previdenza e la resistenza. Ancora oggi, alla vigilia di Natale, viene regalato e appeso alle porte (insieme al Vischio), come augurio di bene, per propiziarsi la sorte e attirare la fortuna.

Qui da noi siamo abituati a vedere l’agrifoglio come arbusto, ma lasciato crescere (lentamente) si sviluppa in un albero forte e rigoglioso dal colore sempreverde. Si ritrova nei boschi in associazione con la quercia e il suo legno è di altissima qualità, duro, pesante e resistente, può vivere fino a 300 anni.

L’agrifoglio è un albero dalla simbologia maschile, legato all’amore fraterno e alla paternità, la controparte invernale della Quercia. Sir James George Frazer, nel suo libro “Il Ramo d’Oro” e Robert Graves, in “La Dea Bianca” e “I Miti Greci”, hanno descritto una cerimonia rituale che veniva, secondo loro, praticata nell’Antica Roma e in altre culture europee più antiche: la lotta rituale tra il Re Agrifoglio e il Re Quercia, lotta che garantiva l’alternarsi delle stagioni invernale e estiva. L’equivalente femminile del Re Agrifoglio è Edera (in inglese Ivy) entrambi sono simboli di fertilità.

L’Agrifoglio, insieme all’Edera e al Vischio, era considerato un potente simbolo di vita, per le sue foglie annuali e i suoi frutti invernali ed è il soggetto di alcuni carols natalizi

ARCHIVIO canti natalizi con l’AGRIFOGLIO
CONTEST OF THE IVY AND THE HOLLY
GET IVY AND HULL
GREEN GROWTH THE HOLLY
HOLLY AND THE IVY
NAY IVY NAY
SANS DAY CAROL