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SATURNALIA: IN TABERNA QUANDO SUMUS

Il 17 dicembre iniziavano nell’Impero romano Saturnalia, una festa molto popolare in onore del dio Saturno. Anticamente la festa durava un solo giorno; Cesare la portò a 3, e in epoca imperiale fu estesa a 7 giorni. Una festa prettamente romana che in epoca imperiale si diffuse anche in tutta la penisola italiana e si festeggia dal 17 al 23 dicembre.

saturnalia-bommer
Saturno era il dio romano della semina e del raccolto, re di un passato regno dell’Oro in cui vi furono sempre pace e abbondanza. Paul Bommer nel suo Calendario dell’Avvento del 2010, ha raffigurato Saturno su di un cocchio trainato da due serpenti alati, si tratta di un vecchio con in mano la falce che indossa la veste di porpora e il pileo. Il carro è decorato dalle costellazioni del Capricorno e dell’Acquario, che egli governa.
I Saturnali si proponevano di ristabilire, anche se solo per pochi giorni, la mitica Età dell’Oro, e tuttavia il mito si riveste di un attesa.

L’ETA’ DELL’ORO

Una leggenda italica-romana (con vari innesti greci) sulla fondazione di Roma narra che Saturno-Crono detronizzato dal figlio Giove-Zeus venne accolto nel Lazio dal re Giano che concesse a Saturno di fondare una città Saturnia (in cima all’attuale Campidoglio di Roma).

(tratto da http://culto_pagano.webs.com/saturnali.htm)
Enea, risalendo il Tevere, raggiunge la città di Palantea che occupa il Palatino su cui più tardi sorgerà Roma e dove regna il vecchio re Evandro, giunto nel Lazio dall’Arcadia circa sessant’anni prima della guerra di Troia. Quando Evandro arriva sul Colle Palatino vi trova delle popolazioni locali, gli Aborigeni, che praticano un culto dedito al dio Saturno (gli Aborigeni sono indicati come i più antichi abitanti dell’Italia centrale; erano figli degli alberi, vivevano senza leggi, come nomadi e si nutrivano di frutti selvatici; il loro nome significa “popolo originale”). La leggenda italica romana, arricchita da elementi orientali ed ellenici, racconta che Saturno-Crono, dopo essere stato detronizzato dal figlio Giove-Zeus, nella fine del ciclo dell’anno solare trovò rifugio in una zona che chiamò Latium (“rifugio”, dal lat. latere, “nascondere”). Qui fu benignamente accolto dal re del posto. Giano, che divise il regno con il nuovo venuto ed al quale concesse dì fondare una città tutta sua. Saturnia, un villaggio situato in cima al Campidoglio. Nel governo di Giano si evidenziano già distintamente tutte quelle caratteristiche che verranno poi definitivamente instaurate da Saturno nella Saturnia Tellus (Italia) quando il dio resterà l’unico a regnare dopo la morte e la divinizzazione di Giano: l’Età dell’Oro.
In epoca arcaica gli uomini concepivano il Tempo suddiviso in cicli cosmici che via via si susseguivano tracciando un processo involutivo che era partito da una condizione di armonia e di equilibrio e si concludeva in un’età di tenebre materiali e spirituali. L’espressione più chiara di questa concezione temporale è formulata da Esiodo che ripropone un concetto presente in tutto il mondo indoeuropeo. Esiodo associò alle varie età il valore decrescente dei metalli – oro, argento, bronzo e ferro – per esprimere il progressivo svilimento della razza umana. A queste quattro età ne aggiunse una quinta, quella della stirpe divina degli uomini Eroi che precede l’ultima età, quella dei ferro, come estremo tentativo di recupero prima dell’inevitabile caduta finale. Saturno, associato nel successivo sincretismo religioso greco-romano al Crono ellenico, era in epoca arcaica il dio italico dell’Età dell’Oro. Nell’Età dell’Oro  gli uomini vivevano in intimità con gli dèi; non conoscevano preoccupazioni, fatiche, miserie e dolori. Non invecchiavano e trascorrevano i giorni sempre giovani, tra feste e banchetti; quando arrivava per loro il tempo della morte, si addormentavano dolcemente. Gli uomini si nutrivano di ghiande, di frutta selvatica e del miele prodotto dalle api ed essi non erano sottomessi alle fatiche del lavoro perché la terra produceva naturalmente tutto ciò di cui avevano bisogno. In quest’era idilliaca Saturno insegnò agli uomini ad utilizzare con metodo la spontanea fertilità della terra, introdusse l’uso del falcetto e della roncola, attributi coi quali veniva rappresentato. Anche per questo si ricollega il suo nome all’invenzione ed alla diffusione della coltivazione e al taglio della vite: Saturno dal lat. serere, “seminare”; sata, “campi seminati”. Il mito prosegue, a questo punto, con notevoli apporti mitologici greci, per cui Saturno viene nuovamente scacciato dal figlio Giove che lo esilia su un’isola deserta dove (poiché immortale) vive in una sorta di vita nella morte, avvolto in lini funerari, fino a quando non verrà il tempo del suo risveglio. Allora egli rinascerà come bambino: rinascita che coinciderà con il Nuovo Risveglio e la restaurazione dell’Età dell’Oro.

LE CELEBRAZIONI PUBBLICHE

Si iniziava con la processione fino al tempio di Saturno posto nel Foro e sull’altare erano immolati degli animali (tori?) poi si liberavano i piedi della statua di Saturno, il dio infatti era “imprigionato” per tutto l’anno da questi legamenti (compedes), che venivano sciolti solo per la sua festa (chi dice siano state catene, chi un filo o delle bende di lana). Aveva poi inizio il lettisternio (dal latino lectus, “letto” e stemere, “stendere”) ovvero il banchetto sacro in cui attorno ad una tavola riccamente imbandita erano sistemate le statue degli dei).
Seguivano spettacoli e grandi banchetti pubblici, ai quali tutti senza limitazioni di ceto potevano partecipare (a quanto pare a spese dello Stato).

Durante i Saturnali era vacanza: niente scuola e anche il foro era chiuso, era proibito iniziare o partecipare a guerre, stabilire pene capitali e, comunque, esercitare qualsiasi attività che non fosse un festeggiamento. Ci si vestiva informalmente lasciando la toga nell’armadio e tutti si coprivano il capo con il pileo, un cappello tipico delle classi più popolari, ma soprattutto si mangiava e beveva e ci si divertiva nei modi in cui erano soliti divertirsi i Romani (musica, teatro, ludi gladiatori, corse delle bighe).
Così come Saturno subentrava a Giove, l’ordine veniva rovesciato e, a fronte di una temporanea assenza di potere, la libertà era assoluta: gli schiavi diventavano padroni, ed erano liberi di parola e di critica e potevano giocare d’azzardo.

continua seconda parte

IL CANTO DEI BEVITORI

Nel Medioevo era a Carnevale che si abolivano le regole e le inibizioni e gli studenti erano i primi a darsi al bere e ai divertimenti (tanto pagava papà!). Si badi bene studenti universitari debosciati ma eruditi questi clerici vagantes, che invece di spostarsi di aula in aula per seguire le lezioni come nei moderni atenei, si spostavano da un’università all’altra dell’Europa per perseguire la loro formazione professionale, attirati dai migliori docenti che si potevano trovare sulla piazza.
Come nei Saturnali in cui il gioco d’azzardo era permesso a tutti, anche agli schiavi, così nei canti goliardici medievali si rovesciavano i valori costituiti, o meglio si irrideva e parodiavano le cerimonie della Chiesa.

tabernaIn taberna quando sumus” è forse uno dei Carmina Burana (Poesie di Beuron, dal nome del monastero benedettino vicino a Monaco nella cui biblioteca sono state ritrovate) più noti e generalmente conosciuto con il titolo di “Il canto dei Bevitori“: l’elogio al bere e al gioco ai dadi, l’uno come livellatore delle gerarchie sociali, l’altro per scongiurare la miseria.
Le taverne erano considerate nel XII e XIII secolo dei luoghi di malaffare a causa dei suoi frequentatori: vagabondi, studenti, meretrici e soprattutto giocatori d’azzardo (gioco peraltro vietato perché occasione di frode e di bestemmie).

Con una forte carica dissacratoria si inneggia a Bacco dio del vino e dell’ebbrezza, parodiando nella parte centrale i testi liturgici propri della Messa. Nella canzone in un crescendo di concitazione tutti sono travolti e accomunati dal piacere del bere.

ASCOLTA Arte Factum. Liuto, flauto dolce e voce per la melodia, ghironda (per i suoni di bordone) e tamburo medievale (per il ritmo)

ASCOLTA Corvus Corax .Famosissimo gruppo tedesco medieval-barbarico. Tra l’altro l’accento che usano potrebbe essere molto simile a quello dei vagantes di origine germanica. Qui cornamuse e tamburi fanno da padroni. Il testo è semplificato alle prime due strofe (Strofe I, II, II, I) intercalate da un “ritornello” ricavato dalla parte di crescendo finale
Ritornello
Bibit hera, bibit herus
Bibit miles, bibit clerus

Bibit ille, bibit illa
Bibit servis cum ancilla

ASCOLTA Stille Volk in “Nueit de Sabbat” 2009. Arrangiamento “al rallentatore” di questo gruppo francese folk-metal e celtic. Strofe I e II intercalate dal ritornello di cui sopra


I
In taberna quando sumus
Non curamus quid sit humus
Sed ad ludum properamus
Cui semper insudamus
Quid agatur in taberna
Ubi nummus est pincerna (1)
Hoc est opus ut queratur
Si quid loquar, audiatur
II
Quidam ludunt, quidam bibunt
Quidam indiscrete vivunt
Sed in ludo qui morantur
Ex his quidam denudantur
Quidam ibi vestiuntur
Quidam saccis induuntur(2)
Ibi nullus timet mortem
Sed pro Baccho mittunt sortem (3)
(Litania) (4)
Primo pro nummata vini
Ex hac bibunt libertini (5)
Semel bibunt pro captivis
Post hec bibunt ter pro vivis
Quater pro Christianis cunctis
Quinquies pro fidelibus defunctis
Sexies pro sororibus vanis (6)
Septies pro militibus silvanis (7)
Octies pro fratribus perversis (8)
Nonies pro monachis dispersis (9)
Decies pro navigantibus
Undecies pro discordaniibus
Duodecies pro penitentibus
Tredecies pro iter agentibus
III
Tam pro papa quam pro rege
Bibunt omnes sine lege
Bibit hera, bibit herus
Bibit miles, bibit clerus
Bibit ille, bibit illa
Bibit servis cum ancilla
Bibit velox, bibit piger
Bibit albus, bibit niger
Bibit constans, bibit vagus (10)
Bibit rudis, bibit magnus
Bibit pauper et egrotus
Bibit exul et ignotus (11)
Bibit puer, bibit canus
Bibit presul et decanus (12)
Bibit soror, bibit frater
Bibit anus, bibit mater
Bibit ista, bibit ille
Bibunt centum, bibunt mille
IV
Parum sexcente nummate
Durant, cum immoderate suffice
Bibunt omnes sine meta
Quamvis bibant mente leta
Sic nos rodunt omnes gentes
Et sic erimus egentes
Qui nos rodunt confundantur
Et cum iustis non scribantur
traduzione italiano *
I
Quando siamo all’osteria,
non ci curiamo più del mondo,
ma al gioco ci affrettiamo,
al quale ognora ci accaniamo.
Che si faccia all’osteria,
dove il soldo fa da coppiere (1)
questa è cosa da chiedere,
e sentite ciò che vi dirò:
II
C’è chi gioca, c’è chi beve,
c’è chi vive indecentemente.
e tra quelli che muoiono per il gioco,
c’è chi viene denudato,
chi al contrario si riveste,
chi di sacchi si ricopre (2).
Qui nessuno teme la morte,
ma per Bacco gettano la sorte (3).
(Litania a Bacco) (4)
Per primo si beve a chi paga il vino,
poi bevono i libertini(5).
poi si beve una volta per i carcerati,
e tre volte per chi è vivo,
quattro volte per i cristiani,
e cinque per i fedeli defunti,
sei per le “brave donne” (6),
sette per i cavalieri erranti (7),
otto per i fratelli traviati (8),
nove per i monaci vaganti (9),
dieci per i naviganti,
undici per i litiganti,
dodici per i penitenti,
tredici per i partenti.

III
Per il papa e per il re
tutti bevono senza regole.
Beve la signora, beve il signore,
beve la milizia, beve il clero,
beve questo, beve quella,
beve il servo con la serva,
beve il lesto, beve il pigro,
beve il bianco, beve il nero,
beve il fermo, beve il vago (10),
beve il rozzo, beve il raffinato,
beve il povero e il malato,
beve l’esule e lo straniero (11),
beve il bimbo e l’anziano,
beve il vescovo e il decano (12),
beve la suora, beve il frate,
beve la nonna, beve la mamma,
beve questa, beve quello,
bevon cento, bevon mille.
IV
Poco 600 denari
durano, se senza freno
e senza fine tutti bevono:
ma ciascuno beve in allegria!
Così tutti ci disprezzano
e noi siamo sempre al verde!
Ma chi ci disprezza sia punito
e non sia ricordato tra i giusti

NOTE
* La traduzione è stata rielaborata prendendo come traccia quella di E. Vecchi in “Poesia latina medievale” 1959
1) “dove comanda il denaro” infatti soltanto chi ha denaro può bere. Il coppiere era il servitore che versava il vino durante i banchetti.
2) chi si veste di sacco è un poveraccio
3) il gioco d’azzardo era quello dei dadi, che vengono gettati in aria
4) inizia una lunga litania in cui ai alza il bicchiere per bere alla salute dei presenti: il primo è ovviamente per colui che paga da bere. E’ un inno al vino che imita i salmi. Come osserva Emanuele Pennini (il quel riporta peraltro un’agile traduzione del testo) “si nota una litania in onore del dio del vino, Bacco, che riprende la preghiera dei fedeli del Venerdì Santo. Ci sono anche altre espressioni, che riprendono il Messale romano, dove si prega “in commemorazione dei fedeli defunti, dei pellegrini e dei viandanti, per la salute dei viventi, per i pubblici penitenti e per i nemici”.(qui)
5) dissoluti, dediti ai piaceri terreni
6) letteralmente “sorelle leggere o smarrite”, donne di facili costumi
7) i figli cadetti della nobiltà che non avevano dritto all’eredità paterna e andavano in giro alla ricerca di soldi e avventure
8) frati corrotti e immorali
9) anche i monaci (come gli studenti) erano viaggiatori che andavano a consultare le biblioteche delle molte abbazie per la loro opera di copiatura, traduzione e miniatura di codici e manoscritti che erano la summa del sapere del tempo
10) l’uomo sicuro di sé e al contrario chi è timoroso
11) ignotus,  ignorato nel senso di sconosciuto, straniero
12) ovvero i membri della gerarchia ecclesiastica

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/saturnalia-taberna.htm
http://www.romanoimpero.com/2010/12/culto-di-saturno.html

ILLUSTRAZIONI
Paul Bommer dal suo Calendario dell’avvento 2010
http://paulbommer.blogspot.it/2010/12/advent-calendar-17th-dec-saturnalia.html

CHERRY TREE CAROL

dodo_ceraUna leggenda popolare, trasformata in carola di Natale, derivata forse dai Vangeli apocrifi, racconta di Giuseppe e Maria, novelli sposi, mentre passeggiano in giardino; ma Maria è già gravida (anche se non si nota ancora) e ha voglia di ciliegie (è noto che le donne incinte bramano il cibo rosso) e chiede a Giuseppe di prendergliene qualcuna; Giuseppe, sapendo di non essere lui il padre del nascituro (stranamente secondo i Vangeli i due non ebbero mai rapporti sessuali..), risentito della presunta infedeltà di Maria, risponde in malo modo:”Falle raccogliere al padre del tuo bambino”. E fu così che accadde il miracolo: il ciliegio abbassa i suoi rami per permettere a Maria di raccogliere i suoi frutti!

Nel Vangelo dello Pseudo Matteo i due invece che nel giardino, sono in fuga verso l’Egitto, con Gesù nato da poco, e l’albero che piega i suoi rami è una palma da dattero, ma la fantasia popolare ha voluto unire il momento in cui Giuseppe viene a conoscere della maternità divina di Maria, al simbolismo della ciliegia (che rimanda al sangue che verrà versato nella Passione di Gesù).
In alcune versioni è Gesù stesso nel grembo materno a compiere il miracolo, ordinando all’albero di piegare i suoi rami a terra, in altre è il vento divino. Oggi la carola termina qui, ma un tempo arrivava anche l’Angelo a rabbonire Giuseppe e, con un balzo temporale degno di una ballata, ecco Gesù, nato nel frattempo, che parla alla madre dicendole della sua futura morte e resurrezione.

La ballata risale al Medioevo o quantomeno era già cantata agli inizi del Quattrocento per la Festa del Corpus Domini nei Coventry Mysteries ed è stata collezionata nelle Child Ballads al numero 54, le apparenti incongruità temporali possono essere conseguenza dell’accorpamento in un’unica ballata di tre canti distinti: “Joseph and Mary” o “Joseph Was An Old Man”, “Joseph and the Angel” o “As Joseph Was A Walking”, “Mary’s Question” o “Then Mary Took Her Young Son”.
Le versioni sono tante e anche le melodie (se ne contano almeno quattro) diffuse sia in Inghilterra che in America in particolare sui Monti Appalachi. Per ogni confronto e documentazione si rimanda all’ottima pagina in “The Hymns and Carols of Christmas” (vedi)

THE CHERRY TREE

La popolarità della carol natalizia è documentata dalle numerose versioni date in stampa nell’Ottocento ed è stata diffusa da Joan Baez negli anni del Folk Revival Americano.

ASCOLTA Pentangle in Solomon’s Seal (1972). Delicato arrangiamento strumentale con fioriture rinascimentali delle chitarre (e stiamo parlando di John Renbourn e Bert Jansch) sulla voce cristallina di Jacqui Mcshee

W. Sandys, Christmas Carols, 1833
I
Joseph and Mary walked through
an orchad green(1)
They saw berries and saw cherries fair to be seen
As Joseph and Mary walked
in the wood
They saw berries and berries
red as any blood
II
Oh then bespoke Mary
so meek and so mild
“Pluck me one cherry(2)
for I am with child”
Oh then bespoke Joseph
with words unkind
“Let him pluck thee a cherry
that brought thee with child”
III
Oh then bespoke the babe
within his mother’s womb
“Bow down your tall tree
and give my mother some”
Then bowed down the cherry tree
to his mother’s hand
Then she cried see Joseph
I have cherries at command
IV
Then Mary plucked a cherry
as red as the blood
She went home with her heavy load
Then Mary took her babe
all on her knee
Saying “my dear son tell me
what this world will be”
V
“Oh I shall be as dead
as the stones in the wall
Oh the stones in the streets shall mourn me all
Upon Easter day uprisen I’ll be
For the sun and moon shall
both rise with me”
traduzione italiano di Musica&Memoria
I
Giuseppe e Maria camminavano
in un bel frutteto (1)
Videro bacche e videro ciliegie
belle da vedersi
Mentre Giuseppe e Maria camminavano nel bosco
Videro ciliegie e bacche
rosse come il sangue
II
Oh, poi Maria così docile e gentile
chiese un favore
Prendimi una ciliegia (2)
perché ho un bambino

Oh, -rispose Giuseppe
con parole scortesi-
fa raccogliere una ciliegia a colui
che ti portò il bambino

III
Oh, allora chiese il bimbo
nel grembo della madre
Prostrati, tu grande albero,
e danne un po’ a mia madre

Allora il ciliegio si prostrò
fino alla mano di sua madre
Allora lei gridò: “vedi Giuseppe
ho ciliegie a comando

IV
Poi Maria prese una ciliegia
rossa come il sangue
rientrò a casa col suo carico pesante
e si portò il bambino
alle ginocchia
dicendo: “Mio caro figlio,
dimmi che ne sarà del mondo?

V
Oh, sarò morto
come le pietre del muro!

Oh, tutte le pietre della strada
piangeranno la mia morte.

Il giorno di Pasqua resusciterò
perché il sole e la luna
si leveranno con me”

ASCOLTA Sting in “If On a Winter’s Night“, 2009, la melodia è quella più conosciuta, proveniente dai Monti Appalachi. L’interpretazione di Sting è quasi un gospel


I
When Joseph was an old man,
an old man was he
He courted Virgin Mary,
the Queen of Galilee(3)
He courted Virgin Mary,
the Queen of Galilee.
II
When Joseph and Mary
were walking one day
Here is apples and cherries
so fair to behold
Here is apples and cherries
so fair to behold
III
Then Mary spoke to Joseph
so meek and so mild
’Joseph, gather me some cherries(2) for I am with Child’
’Oh, Joseph, gather me some cherries for I am with Child’.
IV
Then Joseph flew in anger,
in anger he flew
’Let the father of the baby gather cherries for you’
’Let the father of the baby gather cherries for you’
V
The cherry tree bowed low down, bowed low down to the ground
And Mary gathered cherries
while Joseph stood around
And Mary gathered cherries
while Joseph stood around.
VI
Then Joseph took Mary
all on his right knee
Crying, “Lord, have mercy
for what I have done”
Crying, “Lord, have mercy
for what I have done”
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Quando Giuseppe era un vecchio,
un vecchio era,
corteggiò la Vergine Maria,
Regina della Galilea. (3)
corteggiò la Vergine Maria,
Regina della Galilea.
II
Mentre Giuseppe e Maria
erano a passeggio un giorno,
c’erano mele e ciliegie,
così belle da vedere
c’erano mele e ciliegie,
così belle da vedere
III
Allora Maria così dolce e cara
disse a Giuseppe
“Giuseppe, mi raccogli delle ciliegie? Perché io aspetto un bambino”.
“Giuseppe, mi raccogli delle ciliegie? Perché io aspetto un bambino”.
IV
Così Giuseppe si adirò
si adirò:
“Che sia il padre del bambino a raccogliere le ciliegie per te”.
“Che sia il padre del bambino a raccogliere le ciliegie per te”.
V
Il ciliegio si prostrò
si prostrò fino a terra
e Maria raccolse le ciliege mentre Giuseppe stava seduto.
e Maria raccolse le ciliege mentre Giuseppe stava seduto.
VI
Allora Giuseppe prese
sulle ginocchia Maria
lamentandosi “Oh, cosa ho fatto, Signore!? Abbi pietà di me”
lamentandosi “Oh, cosa ho fatto, Signore!? Abbi pietà di me”

ASCOLTA Anonymous 4 in The Cherry Tree 2010 (il testo cantato è diverso da quello inserito nel book dei testi trovato nel sito del gruppo vedi) la melodia deriva da un arrangiamento di un innario del Kentucky del 1917. Le pura voce di Marsha Genesky è accompagnata all’arpa gotica da Andrew Lawrence-King


ASCOLTA
Forest Mountain Hymnal
in Christmas Hymnal 2011

ASCOLTA Arborea in Fortress of the Sun 2013. Altra voce delicata, morbida come la seta, lieve come la neve, quella di Shanti Curran

ASCOLTA Mark Lanegan sulle note di chitarra elettrica e basso


I
Joseph was an old man,
an old man was he,
When he married Virgin Mary,
the Queen of Galilee(3).
As Mary and Joseph
were walking one day,
To an orchard of cherry trees(1),
they happened to stray
Mary said to Joseph
so meek and so mild:
II
“Pick me some cherries(2), Joseph,
for I am with child.
Joseph flew in angry, so angry flew he:
“Let the father of the baby
gather cherries for thee”.
Then up spoke Lord Jesus
from in his mother’s womb
“Bow low down, cherry tree,
low down, to the ground.”
The cherry tree bowed low down, bowed down to the ground,
III
And Mary gathered cherries
while Joseph stood around.
Joseph he kneeled down
and a question gave he,
“Come tell me, pretty baby, when your birthday shall be.”
“On the fifth day of January(4)
my birthday shall be,
and the stars in the heaven shall all bow down to me.”
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Quando Giuseppe era un vecchio.
un vecchio era
sposò la Vergine Maria,
Regina della Galilea. (3)
Mentre Giuseppe e Maria camminavano un giorno
in un frutteto(1) di ciliegi,
si smarrirono.
Maria dolce e cara
disse a Giuseppe
II
“Giuseppe, mi raccogli delle ciliegie (2)? Perché io aspetto un bambino”.
Così Giuseppe in collera così si adirò:
“Che sia il padre del bambino
a raccogliere le ciliegie per te”.
Allora forte parlò il Signore Gesù
dal grembo della madre
“Prostrati, ciliegio,
prostrati fino a terra”
Il ciliegio si prostrò fino a terra,
si prostrò fino a terra
III
E Maria raccolse le ciliege
mentre Giuseppe stava lì attorno.
Giuseppe si inginocchio
e così lo interrogò
“Dimmi piccolino, quando sarà il tuo compleanno? ”
“Il mio compleanno sarà
il 5 di gennaio (4)
e le stelle in cielo si inchineranno davanti a me”

NOTE
1) il parallelismo con l’Eden, ovvero il Paradiso in terra contrappone Eva a Maria entrambe si cibano del frutto.. ma la prima per la dannazione la seconda per la redenzione
2) Nell’alimentazione romana, e non solo, le ciliegie rimasero a lungo un cibo di lusso. Esse venivano normalmente consumate fresche, ma potevano anche essere essiccate al sole e riposte in barili, come si faceva con le olive. Nel Medioevo, soprattutto nel periodo delle invasioni barbariche, la coltivazione del ciliegio attraversò un periodo di grave crisi, conservandosi in pratica solo nei giardini dei monasteri e nelle corti fortificate. La diffusione europea delle migliori cultivar fu particolarmente attiva durante il periodo rinascimentale, quando ceraseti specializzati furono piantati in gran parte dell’Europa. Nel 17° e 18° secolo il ciliegio fu introdotto anche nel Nord America, rispettivamente nelle colonie orientali e in quelle occidentali. Attualmente il ciliegio è coltivato in Europa, Asia, America e Australia; l’Italia è uno dei maggiori produttori mondiali. (tratto da vedi)
3) si dice Maria fosse della stirpe di Davide re della Giudea (poco meno di mille anni prima di Cristo)
4) raramente si trovano date della Nascita di Gesù, leggiamo nelle note di Cecil Sharp “The references to the birthday do not appear in the English texts. It is of interest that the date is given in the texts B and C as ‘the fifth day of January’, which according to ‘Old Style’ reckoning was the date of Christmas Day between the years 1752 and 1799. In 1751, when a change in the calendar had become expedient, eleven days were dropped out between September 2nd and 14th, 1752, thus making January 4th the date of Old Christmas Day. In 1800, another day was taken from the calendar, and in 1900 still another, so that Old Christmas Day now falls on January 7th. In Miss McGill’s version [Folk Songs of the Kentucky Mountains] the date is given as the 6th of January”.

ASCOLTA Angelo Branduardi, Il Ciliegio in “La pulce d’acqua” 1997. Branduardi rivisita la ballata dal punto di vista di Giuseppe che, consapevole della sua vecchiaia, accoglie Maria, tenero fiore, giovane e fresca, come la sua ultima gioia. Eppure si sente ferito quando Maria gli rivela la sua gravidanza, ma Maria non ha nulla da farsi perdonare e così si compie il miracolo.

I
Già ero vecchio e stanco
per prenderla con me,
ma il vecchio giardiniere(5)
rinunciare come può
all’ultimo suo fiore,
se l’inverno viene già.
II
Già ero vecchio e stanco,
ma la volli per me
e il sorriso della gente
di nascosto accompagnò
il mio andare verso casa
e l’inverno viene già…
III
Lei era la più bella
che avessi visto mai:
sorrideva fra le ciglia
e il mio cuore riscaldava,
era l’ultimo mio fiore
e l’inverno viene già..,
IV
Poi anche il mio ciliegio
a suo tempo maturò;
lei venne un mattino
a chiedermene i frutti.
“Devo avere quelle ciliegie
perche presto un figlio avrò”.
V
Io guardavo le sue guance:
più bella era che mai.
e sentivo dentro me
già crescere la rabbia:
“Chiedi al padre di tuo figlio di raccoglierle per te”.
VI
Sorridendo come sempre,
le spalle mi voltò
e la vidi in mezzo ai prato
verso l’albero guardare:
era l’ultimo mio fiore
e l’inverno viene già.
VII
Fu il ramo suo più alto
che il ciliegio chinò
ed il padre di suo figlio
così l’accontentò.
ed il padre di suo figlio
così l’accontentò.
VIII
Già ero vecchio e stanco
per prenderla con me,
ma il vecchio giardiniere
rinunciare come può
all’ultimo suo fiore,
se l’inverno viene già.

NOTE
5) ovviamente Giuseppe non è un giardiniere ma si tratta di una metafora

FONTI
http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-CherryTree.html
http://mainlynorfolk.info/shirley.collins/songs/thecherrytreecarol.html
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/Notes_On_Carols/cherry_tree_carol-notes.htm
http://www.issues.louisvillemusicnews.net/2013/2013September/2013SeptemberTerrabeat.php

BOAR’S HEAD GAUDY

Le festività natalizie che si svolgono nel cuore dell’inverno sono ricche di stratificazioni di credenze e rituali, antichi come l’alba dell’uomo. Il passaggio del sole nel cielo solstiziale che segna il giorno più corto dell’anno era accolto un tempo con grande timore nella paura che il gelo e l’oscurità potessero sconfiggere la luce.
Era la natura stessa, che agli uomini paloelitici poteva sembrare governata dagli astri, a suggerire il comportamento umano.

LA FESTA DI MEZZO INVERNO

Quando la festa di Natale era ancora la festa di Yule presso i germani e i norreni si venerava Freyr (che significa semplicemente Signore, latinizzato in Fricco oppure anglicizzato in Frey), dio della bellezza e della fecondità equivalente per molti aspetti al Lug celtico. Nell’Edda in prosa è descritto insieme alla sorella Freyia Erano belli d’aspetto e potenti. Freyr è il più nobile fra gli Æsir; egli governa la pioggia e lo splendore del sole, e quindi i frutti della terra. È bene invocarlo per le messi e per la pace. Egli ha potere sulla prosperità degli uomini.”
In realtà il Mondo a cui appartenevano i due fratelli era quello dei Vanir, gli Æsir erano gli dèi del cielo e della potenza guerriera; mentre i Vanir erano legati alla terra, alla fecondità e al piacere, dopo la guerra tra le due stirpi Freyr e Freyia andarono come ostaggi presso gli Æsir (vedi).
Odino stesso, il dio dalla lunga barba, è detto in norreno antico jólfaðr ( ‘padre Yule’) e jólnir (‘lo Yule’)
La festa di Yule (dal norreno jól e dal germanico jiuleis) durava 12 giorni a partire dal solstizio d’inverno ( i giorni di Yule diventati successivamente Christmastide) poi traslati al 25 dicembre.
Ma è Freyr ad avere come animale servitore il cinghiale Slíðrugtanni (“dalle zanne terribili”) detto Gullinbursti (dalle setole come il sole).
E’ per la verità un verro cioè un maiale ma di quelli di un tempo più simile a un cinghiale irsuto che al roseo porcello dell’era moderna. Creato dai nani sembra essere più una macchina da guerra che un maiale in carne e ossa: Gullinbursti è in grado di correre più velocemente di qualunque altro destriero, di notte e di giorno, nell’aria e nell’acqua, perché non esiste luogo così oscuro che non possa venire illuminato dallo splendore delle sue setole. Gullinbursti, che ha anche il compito di trainare il carro di Freyr, simboleggia il potere divino della fecondità. (tratto da wiki)
Nella Saga Heiðreks Konungs ins Vitra (la saga di re Heiðrek il Saggio), a Yule il re Heiðrek  sacrificava al dio Freyr un enorme cinghiale, detto sonargǫltr (“cinghiale dell’espiazione”), sul quale gli uomini pronunciavano giuramenti solenni posando le mani sulle setole.

LA FESTA DI FRDBLOD

Nel mezzo dell’inverno aveva luogo la festa di Frdblod, “il sacrificio di Freyr” in cui i guerrieri, riuniti nella grande casa del capo, uccidevano i loro cavalli e il sangue era spruzzato sul pavimento e sulle teste dei presenti. Una coppa di sangue veniva passata di mano in mano e solo dopo che tutti avevano bevuto iniziava il grande banchetto. La festa viene descritta nella saga di Hákon (in italiano qui)
“It was ancient custom that when sacrifice was to be made, all farmers were to come to the heathen temple and bring along with them the food they needed while the feast lasted. At this feast all were to take part of the drinking of ale. Also all kinds of livestock were killed in connection with it, horses also; and all the blood from them was called hlaut [ sacrificial blood ], and hlautbolli, the vessel holding the blood; and hlautteinar, the sacrificial twigs [ aspergills ]. These were fashioned like sprinklers, and with them were to be smeared all over with blood the pedestals of the idols and also the walls of the temple within and without; and likewise the men present were to be sprinkled with blood. But the meat of the animals was to be boiled and served as food at the banquet. Fires were to be lighted in the middle of the temple floor, and kettles hung over them. The sacrificial beaker was to be borne around the fire, and he who made the feast and was chieftain, was to bless the beaker as well as all the sacrificial meat. The narrative continues that toasts were to be drunk. The first toast was to be drunk to Odin “for victory and power to the king”, the second to the gods Njörðr and Freyr “for good harvests and for peace”, and thirdly a beaker was to be drunk to the king himself. In addition, toasts were drunk to the memory of departed kinsfolk. These were called “minni [memorial toast]”. (tratto da qui)

L’usanza del sacrificio rimase nell’abitudine inglese di far sanguinare i cavalli nel giorno di Santo Stefano, santo che finì per assumere alcune caratteristiche di Freyr, e così lo vediamo raffigurato nella pittura svedese a cavallo mentre porta una testa di cinghiale per il banchetto natalizio. Evidentemente si sacrificavano anche cinghiali in onore del dio della fertilità che peraltro aveva un cinghiale dalle setole dorate, dono dei nani, per trainare il suo carro (il prosciutto di Natale è il piatto super-tradizionale della Svezia).

UN CINGHIALE ARROSTO

boar-headA Yule prima del tacchino e ancor prima dell’oca sulla tavola di un banchetto medievale era servita la testa di un cinghiale  con l’immancabile mela o limone in bocca.
Il menù tradizionale del Natale inglese prevedeva sempre gli arrosti di cigni e pavoni, acconciati con tutte le loro penne prima di essere serviti in tavola, ma il piatto forte era la testa di cinghiale arrostita, condita con alloro e rosmarino.
Secondo le fonti più antiche una particolare cerimonia fu inaugurata il 14 giugno del 1170 da re Enrico II Plantageneto nel proclamare il figlioletto come suo erede al trono
To celebrate, “Upon the daie of coronation, king Henrie the father serued his sonne at the table as sewer, bringing vp the boars head with trumpets before it, according to the maner.” The “sewer” was the officer who placed and removed the various dishes (Holinshed’s Chronicle). (tratto da qui)

BOAR’S HEAD GAUDY

Tale usanza si conserva ancora al Queen’s College di Oxford (dall’anno della sua fondazione il 1340), dove la testa di cinghiale viene portata in processione, così come si faceva un tempo.
L’aneddoto (tra goliardia e leggenda) riguardande il perchè dell’evento si riferisce alle prodezze di uno studente che, sorpreso da un cinghiale mentre attraversava il bosco per recarsi alla messa di Natale nella chiesa di San Giles, reagì all’assalto incastrando tra le fauci della bestia, il voluminoso libro di Aristotile che stava leggendo. Lo studente recise la testa al cinghiale (con ancora il libro incastrato in gola), andò a messa e poi ritornò al Queen’s College portando la testa in trionfo: la testa (libro compreso) fu arrostita e servita per la cena. Così ad ogni boccone chi mangiava diventava più sapiente!
La cerimonia è attecchita anche in America al seguito dei primi coloni britannici e prosegue tuttora nella Hoosac School di New York e nella Christ Church Cathedral di Cincinnati, e in diverse altre Università americane.

A Oxford la cerimonia prevede che un corteo di studenti preceduti da un cantore (che ovviamente canta The boar’s head in hand bring I..) rechi la testa in trionfo fino a porgerla al rettore dell’Univeristà, il quale prende il limone (o l’arancio) dalla bocca del cinghiale e lo dona al cantore, e poi distribuisce agli altri presenti, con un gesto augurale, l’alloro della guarnizione. La cerimona pre banchetto si teneva il 25 dicembre ma attualmente è stata spostata alla seconda domenica di dicembre.

Anche in epoca Tudor alla testa del cinghiale era riservato un ingresso trionfale al banchetto di Natale alla corte del re, portata su un vassoio d’argento, circondata di mele rosse e appoggiata su un nido di rosmarino e alloro: annunciata dalle trombe, era il segnale del primo brindisi benaugurale e poi tutti si mettevano a tavola. La testa però non era semplicemente una testa arrostita di cinghiale quanto piuttosto il contenuto della testa era cucinato come una specie di soppressata speziata e piccante. Non so di ricette medievali in merito ma.. nella maremma toscana, nota terra di butteri e cinghiali, c’era un modo per cucinare la testa del cinghiale, il trofeo riservato al cacciatore che lo ha ucciso.
L’attaccamento della casa Tudor alla festa ha un preciso fondamento storico: l’ultimo re della casa York, re Riccardo III sconfitto e ucciso nella battaglia di Bosworth (1485,) portava come proprio distintivo personale il cinghiale bianco, simbolo di forza e coraggio in battaglia.
Da allora portare in tavola ogni anno la testa di un cinghiale arrostito era una specie di tributo a Enrico VII della casa Tudor.

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Artwork by John A. Hows from Christmas In Art And Song. New York: The Arundel Printing and Publishing Company, 1879

La carne di cinghiale era ovviamente un piatto importante nel banchetto medievale delle corti d’Europa perchè la caccia al cinghiale era considerato un nobile passatempo oltrechè un buon esercizio per l’addestramento alla battaglia.
In particolare esistono molte cronache che descrivono dei banchetti in cui era sevita la testa di cinghiale con tanto d’ingresso della portata preannunciato da uno squillo di trombe.
La stagione della caccia al cinghiale si svolgeva in autunno ma in Britannia venne concentrata tra il 25 dicembre e il 2 febbraio (Christmas tide). Cosi riporta il Book of St. Albans (1460)
“The season of the Boar is from the Nativity
Till the Purification of our Lady so free,
For at the nativity of our Lady sweet,
He may find where he goeth under his feet,
Both in woods and fields, corn and other fruit,
When he after food maketh any suit:
Crabs and oak corns and nuts there they grow,
Haws and hips and other things enow,
That till the Purification lasteth as ye see,
And maketh the boar in season to be;
For while that fruit may last,
His time is never past.”

LA RICETTA DI LUCIANO BEZZINI

(riportata da Enzo vediPrima di tutto la testa va appesa per alcuni giorni in cantina, e chi non ce l’ha dovrà farsi subito una cantina adatta. Poi, quando smette di sanguinare va rasata a zero, con il rasoio, poi con un ferro rovente ed anche con acqua bollente ed un pezzo di mattone. La testa quindi va disossata lasciando intatta la pelle e mettendo da parte cervello, lingua e gli altri ritagli e va strusciata con limone e poi salata e bagnata con aceto ed olio e poi il tutto va cosparso di odori (ramerino [per i non toscani è il rosmarino], salvia, timo, aglio, alloro, ginepro ) e tenuto un paio di giorni a riposo. Infine si farcisce la testa con la carne battuta e nuovi odori, si chiude legando il tutto ben stretto e si mette in un paiolo. Qui si copre con olio, vino ed acqua nel rapporto 1,2,3 si mette una buccia di arancia, una manciata di uva passita, pinoli sgusciati, mezzo cucchiaio di cioccolato fondente [una concessione più moderna]. Si chiude il paiolo e si mette sul fuoco basso per qualche ora finché il liquido è ritirato e sul fondo si ha solo grasso che borbotta. Si gira e si mette su un tagliere, affettando quando è tiepido.

E sempre dalla Toscana, in quel di Firenze un’altra ricetta di sopressata, in cui si mescolano la testa di maiale e di cinghiale: si prepara con la carne della testa bollita, tagliata a pezzi e conciata con spezie varie a cui si aggiunge anche la lingua bollita a parte  vedi

Boar’s head carol

Tradizionale canto natalizio britannico andato in stampa nel 1521 in Christmase Carolles con il titolo di “A Caroll bringyng in the Bores heed”  dal tipografo ed editore alsaziano Jan van Wynkyn. Ma la versione diventata standard è quella di Thomas Wright stampata nel 1841 (vedi qui), così la traduce e illustra Ianuarius nel video con il brano musicale dei  The Chieftains in The Bells of Dublin 1991

ASCOLTA Magpie Lane in The Oxford Ramble 1993


I
The boar’s head(1) in hand bring I,
Bedeck’d with bays and rosemary.
I pray you, my masters, be merry
Quot estis in convivio(2)
Caput apri defero
Reddens laudes Domino (3)
II
The boar’s head, as I understand,
Is the rarest dish in all the land,
Which thus bedeck’d with a gay garland Let us servire cantico. (4)
III (5)
Our steward hath provided this
In honour of the King of Bliss;
Which, on this day to be served is
In Reginensi atrio. (6)
Traduzione italiano di Ianuarius*
I
Con la testa di cinghial,
guarnita poi dal lauro e dal rosmarino, ai padroni e ai commensal
letizia oggi auguro.
Porto il capo e rendo onor
ed omaggio al Signor.
II
Giacché il capo di cinghial
è del regno il piatto più special,
con gaio serto ornamental
serviamo con un cantico.
III
Vivanda in onor del Re
della beatitudine,
dal siniscalco donata,
che in sala regia servano

NOTE
* tratta da qui
1) la caccia al cinghiale era uno sport praticato nel periodo natalizio, molto amato dalla nobiltà medievale, e la testa di cinghiale servita a Natale è rimasta una tradizione in alcuni college inglesi. Il cinghiale non esisteva in America  ed è stato portato da Colombo (il verro medievale) che rilasciato nella foresta della FLorida si è ulteriormente inselvatichito. Il cinghiale selvatico si è estinto in Inghilterra nel 1700.
2) Ye who are now at the feast
3) I bring the boar’s head, returning praise to the Lord
4) Let us serve with a song. In altre versioni è scritto “Servitur cum sinapio = it is served with mustard
5) la strofa cinquecentesca citava espressamente il Natale:
Be gladde lordes, bothe more and lasse
For this hath ordeyned our stewarde
To chere you all this Christmasse,
The Bore’s head with mustarde
.
6) In the Queen’s hall

FONTI

http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/Notes_On_Carols/The%20Boar’s%20Head%20Carols/boars_head_carols.htm
http://ontanomagico.altervista.org/solstizio-inverno.html
http://ontanomagico.altervista.org/boar-head.htm
http://www.ravenboymusic.com/the-boars-head-carol/
http://bifrost.it/GERMANI/Schedario/Freyr.html http://www.orkneyjar.com/tradition/yule/yule4.htm
http://www.chefsilvia.it/notizie-eventi-culinari-corsi-sagre/notizie-varie/1294-a-tavola-con-gli-inglesi-medioevali.html http://goldentrail.wordpress.com/2013/08/26/a-month-for-freyr-day-26/ http://www.library.wisc.edu/etext/BookofDays/16450754.html http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/ bores_heed_in_hand_bring_i-sandys.htm
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/boars_head_in_hand_bear_i.htm

THE BONNY HIND: WHEN MAN WAS A HUNTER

La ballata nota come “The Bonny Hind” (in Child ballad #50) tratta il tema edipico dell’incesto, per altro sviluppato anche in altre ballate anglo-scozzesi. Già il genere affronta temi tragici e dolorosi, solo apparentemente addolciti da aspetti favolistici, in particolare per quanto riguarda il filone cavalleresco/cortese. La ballata cavalleresca riflette la vita contemporanea della piccola e grande nobiltà e tratta per lo più di storie d’amore anche se spesso infelice: sono affrontati temi “scottanti” come il rapimento, lo stupro, l’incesto, l’adulterio e l’omicidio per gelosia o per vendicare un tradimento, riflessi di un’antica civiltà in cui i deboli (di forza, di carattere o di cuore, di livello sociale basso) avevano ben poche aspettative di vita.

LA TRAMA
Un nobiluomo di giovane età ritorna al castello del padre e giace nei boschi con una bella fanciulla; solo dopo, scopre che la fanciulla è sua sorella. La ragazza si uccide per il disonore e lui la seppellisce sotto un albero di agrifoglio. Possiamo presumere che l’atto sessuale sia stato consensuale, è più probabile però che la fanciulla sia stata stuprata dal nobiluomo, e già questo sarebbe bastato per la morale
del tempo, a far sentire la giovane responsabile e indegna, ma l’aggravante dell’incesto compiuto, seppure inconsapevolmente, atto abominevole e tabù supremo, non può che portarla alla morte.
Ma ecco che il tema soprannaturale si inserisce nel finale e dà il nome alla ballata: Lord Randall la compiange come bonny hind, (in italiano bella cerva).

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Ma come avviene, nel mito, il passaggio da vittima sacrificale a cerva bianca?
Prima di tutto occorre osservare che il corpo viene seppellito, non a caso, sotto la pianta dell’agrifoglio: albero dalla simbologia maschile, legato all’amore fraterno e alla paternità, considerato un potente simbolo di vita, o più precisamente dell’immortalità, la sopravvivenza oltre la morte apparente. Inoltre possiamo notare che la cerva bianca è l’animale sacro di Diana cacciatrice ovvero l’Artemide greca, protettrice delle fanciulle (vergini) equivalente nelle Gallie a Arduinna e Sirona o più in generale alla dea celtica Adnoba: tutte dee associate ai boschi, alle acque e alla luna. (continua)
Poi che la credenza nella reincarnazione ha un suo substrato anche in Occidente nella filosofia greca da Pitagora a Platone, (e per alcuni storici anche nel druidismo) o in ambito cristiano nello gnosticismo e nel catarismo. Perciò lo stupro perpetrato nei confronti di una vergine e per di più in un bosco è un offesa alla dea, e la necessità dell’anima di purificarsi dall’incesto (anche se involontario) si associa con la metempsicosi nel corpo di una cerva bianca.

Ci sono poche registrazioni della ballata, forse a causa del tema trattato e la melodia usata è quella di “Duke of Marlborough”

ASCOLTA (su SpotifyJune Tabor in Abyssinias 1983

ASCOLTA (su SpotifyMartyn Bates & Mick Harris in Murder Ballads 1998

ASCOLTA (su Spotify)  Wendy Weatherby in A Shirt of Silk or Snow 2010

Versione A; Child 50 Herd’s Manuscripts II, fol. 65. “Copied from the mouth of a milkmaid, by   W.L., in 1771.”


VERSIONE di June Tabor imparata da Peta Webb nei primi anni 70
I
It’s May(1) she comes
and May she goes
down by the garden green
It’s there she spied a good young squire(2) as good as e’er be seen
II
It’s May she comes and May she goes
down by the Holland(3) green
And it’s there she spied a brisk young squire as brisk as e’er be seen
III
“Come give to me your green mantle(4),
give to me your maidenhead
If you won’t give me your green mantle,
give me your maidenhead”
IV
He’s ta’en her by the milk-white hand(5)
and gently laid her down
And it’s when he raised her up again
giving her a silver comb(6)
V
“Perhaps there may be bends
or perhaps there may be none
But if you be a courtier
pray tell to me your name”
VI
“Oh I am no courtier” he said
“but new come from the sea
Oh I am no courtier” he said
“but when I courted thee
VII
They call me Jack when I’m abroad,
sometimes they call me John
But when I’m in my father’s bower, oh,
Jock Randal is my name”
VIII
“You lie, you lie, you bonny lad,
so loud I hear you lie
For I am Lord Randal’s only daughter,
he has no more than me”
IX
“You lie, you lie, you bonny lass,
so loud I hear you lie
For I am Lord Randal’s very own son
that new come from the sea”
X
She’s puttin’ down by her side
and out she’s taken a knife
And she’s put in in her own heart’s blood and taken away her life
XI
And he’s taken his only sister
with a big tear in his eye
And he’s buried his only sister
beneath the Holland tree(3)
XII
It’s soon he’s hied him o’er the dales
his father due to see
“It’s oh and woe for my bonny hind(7)
beneath the Holland tree”
XIII
“What care you for a bonny hind,
for it you need not care
There’s eight score hinds in yon green park
and five score is to spare”
XIV
“Oh score at them a silver shot
and these you may get three
But oh and woe for my bonny hind
beneath the Holland tree”
XV
“What care you for your bonny hind,
for it you need not care
Take you the best and leave me
the worst since plenty is to spare”
XVI
“I care not for your hinds, kind sir,
I care not for your fee
But it’s oh and woe for my bonny hind
beneath the Holland tree”
XVII
“Oh were you up your sister’s bower,
your sister fair to see
Oh you’ll think no more on your bonny hind
beneath the Holland tree”

TRADUZIONE ITALIANO RICCARDO VENTURI
I
Maggio viene,
maggio va via
Nel verde dei giardini,
Là ella vide un bel cavaliere
Se mai cavaliere ci fosse;
II
E maggio viene, maggio va via
Per i cespi d’agrifoglio,
Là ella vide un giovane cavaliere
Forte come nessuno, e bello.
III
“Dammi il tuo verde
mantello,
Dammelo, bella fanciulla;
Dammi il tuo verde
mantello
E la tua verginità.”
IV
L’ha presa per la bianca
mano
E piano l’ha distesa giù;
Quando l’ha fatta rialzare
Le ha dato una spilla d’argento.
V
“Signore, potrei essere incinta,
Come potrei non esserlo affatto;
Se siete un uomo di Corte
Ditemi come vi chiamate.”
VI
“Non sono un cortigiano,
Ho appena traversato il mare;
Non sono un uomo di Corte,
Tranne quando corteggio te.
VII
“Mi chiaman Jack in terre straniere,
Talvolta mi chiamano John;
Ma al castello di mio padre
Jock Randal è il mio nome:”
VIII
“Tu menti, tu menti, bel ragazzo,
Tu menti e lo fai ad alta voce!
Sono l’unica figlia di Lord Randal,
Non ha altri figli che me.”
IX
“Tu menti, tu menti, bella ragazza,
Tu menti e lo fai ad alta voce!
Sono l’unico figlio di Lord Randal
Appena arrivato dal mare!”
X
Ha portato la mano alla gonna
E ha tirato fuori un coltello,
Se l’è immerso nel cuore
Privandosi della vita.
XI
Lui ha preso la bella sorella
Gli occhi pieni di lacrime;
La bella sorella ha sepolto
Tra gli agrifogli verdi.
XII
Poi se n’è andato su nella valle
Per vedere il suo caro padre:
“Piango per la bella cerbiatta
Che dorme fra gli agrifogli.”
XIII
“Perché piangi per una cerva?
Non te ne devi crucciar tanto!
Quasi duecento ne abbiamo nel parco
E cento te ne puoi prendere.
XIV
“Ottanta di loro son ferrati d’argento,
Te ne puoi prender sessanta;”
“Io piango per la bella cerbiatta
Che dorme fra gli agrifogli!”
XV
“Perché piangi per una cerva?
Non te ne devi crucciare tanto!
Prendi la meglio, io mi tengo la peggio,
Ché ne abbiamo in abbondanza!”
XVI
“Tenetevi i vostri cervi, signore,
Tenetevi i vostri averi;
Io piango per la bella cerbiatta
Che dorme fra gli agrifogli!”
XVII
“Se tu vedessi tua sorella,
La tua bellissima sorella,
Non penseresti più alla tua bella cerbiatta
Che dorme fra gli agrifogli.”

NOTE
1) maggio è notoriamente il mese delle ballate in cui il risveglio della natura accende i sensi e fa illanguidire le belle fanciulle vergini
2) in epoca medievale uno scudiero era un giovane nobile che portava lo scudo e l’armatura al cavaliere. Si trattava per lo più di un adolescente durante il suo praticantato per diventare cavaliere. La voce scudiero passò successivamente per ragioni araldiche ad indicare la carica di un gentiluomo di corte il quale aveva anche cura delle scuderie reali. Tradotto impropriamente con “cavaliere”. Il ragazzo all’età di 7 anni veniva mandato a servire come paggio presso un altro clan, imparentato con la famiglia e a 14 anni passava al seguito di un cavaliere in qualità di scudiero. I due protagonisti potrebbero essere adolescenti.
3) holland è una corruzione di hollin ossia l’agrifoglio. L’Agrifoglio è un albero dalla simbologia maschile, legato all’amore fraterno e alla paternità. Era considerato un potente simbolo di vita, per le sue foglie annuali e i suoi frutti invernali. continua
4) il mantello rappresenta la protezione paterna
5) prendere per la bianca mano: tipica frase in codice utilizzata nelle ballate per far capire agli ascoltatori che l’uomo e la donna stanno per fare sesso
6) nella tradizione scozzese è consuetudine da parte  dell’uomo regalare alla sposa una spilla d’argento che in Scozia prende il  nome di “luckenbooth“:  è in argento e con incisi due cuori intrecciati, variamente lavorata anche  con pietre incastonate; è un regalo di fidanzamento che viene indossato  durante il matrimonio e che passerà al primogenito, la spilla stessa è un amuleto che protegge la nuova coppia  dall’invidia delle fate o più in generale dal male, favorendo la nascita di un  bambino.
7) non si tratta solo di un vezzeggiativo, il fratello crede che l’anima della sorella è trasmigrata in quella di una cerva, ovvero il corpo della fanciulla si è mutato in cerva bianca. Nelle leggende e nelle fiabe la cerva bianca è una fanciulla stregata che si trasforma in animale durante la notte, e attende il bacio del cacciatore invece della freccia che la ucciderà; ed è anche la fata-cerva del Greenwood, il bosco sacro, che si pettina i capelli d’oro accanto ad una fonte in attesa del cacciatore che la sposerà (e per certi aspetti, è simile alle sirene). continua

COMPLAINTE DE LA BLANCHE BICHE seconda parte

FONTI
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=9008&lang=it
http://ontanomagico.altervista.org/blanchebiche.htm
http://terreceltiche.altervista.org/lo-spirito-del-cervo/

http://www.bluegrassmessengers.com/the-bonny-heyn–herd-1771-child-a.aspx
http://mainlynorfolk.info/june.tabor/songs/thebonnyhind.html
http://www.airesis.net/giardinomagi_cervo.html

THE WELL BELOW THE VALLEY-O

Child ballad #21
“The Maid and the Palmer”  è un’oscura ballata tradizionale risalente al Medioevo in cui si narra l’incontro di un “gentleman” e una “young maid” nei pressi di un pozzo.

La donna rifiuta un sorso d’acqua al “pellegrino” che l’accusa di infanticidio, un tema che ritorna nelle murder ballad e che si rivela essere se non proprio una prassi comune nel tempo antico, un comportamento socialmente non condannato: neonati deboli o malformati erano uccisi o esposti agli elementi atmosferici. Nella Roma antica spettava al pater familias decidere la sorte del figlio appena nato: a dettare la scelta erano motivazioni di ordine economico e pratiche e una figlia femmina aveva poche probabilità di vivere se c’era già un’altra sorella; solo in epoca imperiale l’infanticidio viene riconosciuto come un delitto e punito con la morte. In epoca medievale i bambini appena nati continuavano a morire sempre per motivi economici e per le stesse precarie condizioni di vita (malnutrizione, malattie, ignoranza). Ma quando una donna era riconosciuta colpevole d’infanticidio era punita con la morte per lo più con l’annegamento (o il rogo).

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Guercino: Gesù e la Samaritana

La ballata è diffusa con vari nomi un po’ in tutta Europa. Nel Midi della Francia prevale il tema penitenziale con la donna nei panni di Maddalena; anche nei paesi scandinavi i due personaggi sono esplicitati come Gesù e Maria Maddalena: nonostante lei si dichiari fanciulla (e quindi vergine) Gesù dice di sapere che lei ha partorito tre figli, uno dal padre, l’altro dal figlio e il terzo dal prete locale.

LA PENITENZA DI MADDALENA

Maddalena si ritira nel bosco per ottenere il perdono e vive di stenti per sette anni (durata variabile a seconda dell’area di provenienza): si ciba di erbe e di germogli dell’albero, beve rugiada, dorme sulla nuda terra, ed è molestata dalle belve feroci, ma alla fine quando rincontra Gesù che le chiede in merito alla penitenza, lei risponde di aver mangiato con abbondanza, aver bevuto vino e dormito su soffici piume in compagnia degli angeli, così ottiene da Gesù la promessa della salvezza (vedi).

LA PARODIA: THE MAID & THE PALMER

La versione di Child (dal manoscritto Percy c. 1650) è stata classificata da Tony Conran come una versione elisabettiana ironica in chiave anticattolica di una più antica ballata medievale. Qui la donna è identificata come una bella fanciulla e il gentiluomo come un vecchio pellegrino giunto dalla Terra Santa in quanto Palmiere (1). Non è esplicitato che si tratti di Gesù, ma è sotto inteso che sia quanto meno un sant’uomo.
Il tema dell’infanticidio non è dichiarato, ma rilevabile dalle sepolture degli infanti: sarebbero potuti morire di morte naturale com’era comune all’epoca, ma sicuramente sarebbero stati sepolti in un luogo consacrato o quantomeno con un segno di riconoscimento e non “nascosti” dentro e fuori casa. Come pure non si fa riferimento all’incesto, come invece sottolineato nelle altre versioni, la tragicità dei due temi è così sfumata nell’indeterminatezza per accentuare invece il tono più irriverente ma scherzoso della ballata.

ASCOLTA Brass Monkey che hanno colto l’aspetto burlesco del contesto elisabettiano con questa melodia allegra e ballabile nonostante si stia svelando una storia di infanticidio.


I
Oh, the maid went down to the well for to wash,
And the dew fell down from her snow-white flesh (x2)
As the sun shone down so early.
II
And as she washed, as she wrung,
She hung them out on the hazel wand, (x2)
And by there came a palmer man.
III
Oh, God speed you, Old Man, she cries,/God speed you, you pretty fair maid (x2)
As the sun shines down so early.
IV
“Have you got a cup, have you got a can?/ Can you give a drink to a palmer man(1)?
V
Oh, I’ve no cup and I’ve no can(2),
And I cannot give a drink to a palmer man
VI
You lie, you lie, you are forsworn,
For if your true love came from Rome(3),
Then a cup, a can you’d find for him,
As the sun shines down so early.
VII
Now, she swore by God and the good St. John.
Truelover she had never a one,
VIII
You lie, you lie, you are forsworn,
For nine children you have born,
IX
Oh, there’s three of them lying under your bed-head,
Three of them under the hearth are laid(4),
X
Three more laying on yonder green,
Count, fair maid, for that makes nine,
XI
Palmer, oh, Palmer, do tell me,
Penance that you will give to me(5),
XII
Penance I will give thee none,
But seven years as a stepping stone,
XIII
Seven more as a clapper to ring in the bell,
Seven to run as an ape through hell,(6)
XIV
Oh, welcome, welcome stepping stone,
Welcome clapper in the bell to ring,
XV
Welcome stone, welcome bell,
Christ, keep me from the apes of hell
Tradotto da Cattia Salto
I
Oh, la fanciulla andò giù al pozzo
a lavare,
e la rugiada cadeva dalla sua carne bianca come la neve,
mentre il sole splendeva di mattina presto.
II
Lavava e strizzava i panni,
e poi li appendeva sul ramo di
nocciolo,
e dappresso venne un pellegrino.
III
“Oh, Dio sia con te, vecchio” lei grida,
“Dio sia con te, bella fanciulla,
Dio sia con te, bella fanciulla
mentre il sole splendeva di mattina presto.
IV
“Hai una tazza, o un barattolo?
Puoi dare da bere ad un pellegrino?
Puoi dare da bere ad un pellegrino?
V
“Oh, non ho tazza e non ho barattolo,
e non posso dare da bere ad un pellegrino,
VI
“Tu menti, tu menti, tu sei una bugiarda
perché se il tuo amore venisse da Roma,
allora una tazza, un barattolo lo troveresti per lui,
mentre il sole splendeva di mattina presto.
VII
Ora, lei giurò per Dio e per il bene di San Giovanni,
“Non ho mai avuto un amante”
VIII
“Tu menti, tu menti, tu sei una bugiarda,
per i nove bambini che sono nati
IX
Oh, tre sono  sepolti sotto al capezzale del tuo letto
tre sono sotto al focolare,
tre sono  sotto al focolare
X
Altri tre giacciono nel bosco laggiù,
conta, bella fanciulla, così fanno nove,”
XI
“Palmiere, oh, Palmiere, dimmi,
quale penitenza mi darai?”
XII
“Non ti darò una penitenza,
ma sette anni come masso errante,
XIII
Altri sette come un batacchio per suonare la campana,
sette a scappare dalle scimmie dell’inferno”
XIV
“Oh, benvenuto, benvenuto masso errante, benvenuto batacchio per suonare la campana,
XV
Benvenuti masso e campana,
ma Cristo, proteggimi dalle scimmie dell’inferno”

NOTE
1) palmer si dice di un pellegrino medievale. Al ritorno dai luoghi santi era facilmente identificabile perchè portava cucito sul mantello o sul cappello un simbolo che indicava il luogo visitato. I luoghi del pellegrinaggio nel Medioevo erano sostanzialmente tre: Roma, Gerusalemme e Santiago di Compostela così tre erano i nomignoli con cui erano identificati i tre gruppi, ossia Romei, Palmieri, e Giacobei in fatti i primi portavano come simbolo le chiavi incrociate di San Pietro, i secondi la palma di Gerico (o l’ulivo, ma anche delle piccole croci), i terzi la capasanta ovvero la conchiglia di San Giacomo
2) è chiaramente un pretesto, ma allo stesso tempo, un riferimento biblico perche a quei tempi antichi i secchi per attingere l’acqua erano portati da chi raccoglieva l’acqua e non si trovavano presso il pozzo
3) altra importante tappa dei pellegrinaggi medievali, inoltre si allude ad una non precisata colpa che l’amante sarebbe andato ad espiare a Roma
4) seppellire un cadavere sotto la pietra del focolare di una nuova casa era un’antica pratica propiziatoria per la prosperità e la fertilità della nuova famiglia. I sacrifici umani e animali erano un rituale per placare gli dei che quindi si potevano ritenere soddisfatti. Il sacrificio umano era l’offerta più alta e “santa” per suggellare un confine sacro come quello di un nuovo insediamento e faceva parte dei rituali di molte civiltà all’atto della fondazione di una città con relativa sepoltura dei corpi sotto la soglia delle porte della cinta muraria, ma anche di un cippo di confine.
Una casa durerà solo se sotto giace una vita distrutta. Mi è venuto in mente il romanzo di Tracy Chevalier “The Virgin Blu” (in Italia “La Vergine Azzurra”) ambientato nella seconda metà del 500 nella Francia meridionale e ai nostri giorni con una storia nella storia molto avvincente.
5) Maddalena è la penitente per eccellenza, nella “Leggenda Aurea” vive per 30 anni nel deserto, senza bere né mangiare, antesignana di tutte le sante medievali tra l’anoressia e il misticismo.
Nello Speculum historiale di Vincenzo di Beauvais, letterato e frate domenicano francese, la Maddalena più prosaicamente, si nutre per sette anni di ghiande, radici e erbe e mele selvatiche. (continua)
La sua punizione nella versione scozzese- irlandese sarà quella di essere calpestata come la pietra che affiora dall’acqua in un guado e di essere sbattuta o percossa come il batacchio all’interno della campana.
La Riforma di Lutero negava invece il valore del sacramento della confessione (oggi più opportunamente detto della “riconciliazione”).
6) un curioso proverbio elisabettiano che risente della valenza negativa data dai Protestanti al celibato diceva “women dying maids lead apes in hell” (in italiano: le donne morte vergini guidano le scimmie all’inferno” o “conducono le scimmie agli inferi”) con il verbo “lead” da intendersi in senso allusivo: le zitelle saranno punite ad avere rapporti sessuali con le scimmie dell’inferno. Nel tempo il senso scurrile della frase si è sfumato per stare ad indicare nell’Ottocento “essere una zitella”

THE WELL BELOW THE VALLEY-O

Questa versione è stata collezionata nel 1965 o 67 da Tom Munnelly dalla voce di John “Lacko” Reilly un noto “traveller” irlandese. (Tom Munnelly ha collezionato più di 20.000 canzoni dai canti popolari e tradizionali conservati a Dublino presso l’Università e “The Irish Traditional Music Archive” in Merrion Square.)

young-italian-girl-by-the-well_jpg!xlMediumQui la storia (come “The Made of Coldingam” in The Ballads Glenbuchat vedi) si inserisce in un contesto quasi fiabesco, di un medioevo fantastico in cui belle e innocenti fanciulle danno da bere presso i pozzi o le sorgenti a fate sotto le mentite spoglie di vecchiette.

L’uomo che potrebbe essere un nobile chiede una tazza d’acqua per calmare la sete a una fanciulla che sta attingendo l’acqua dal pozzo, ma lei rifiuta e lui la rimprovera dicendole che non avrebbe negato l’acqua al suo amore. Lei nega di essere madre ma l’uomo conosce il nome del padre di ogni bambino e anche dove li hanno sepolti.
La fanciulla in questo contesto è vista più come una vittima di abusi sessuali che un’infanticida (sono stati gli uomini della famiglia a violentarla e a seppellire i corpi dei bambini, forse nati morti a causa della giovane età della ragazza o perchè Dio ha punito il suo adulterio.)

ASCOLTA John “Lacko” Reilly in The Bonny Green Tree Songs of an Irish Traveller e in O’er His Grave the Grass Grew Green vol III

ASCOLTA Pol Mac Adaim in “If we don’t help them now” 2004.
Irlandese di Belfast, voce superba e appassionata, Pol ha colto il duplice aspetto dell’innocenza rubata e violata con un arrangiamento musicale magico e rarefatto.

ASCOLTA Sean Mackin nella  sequenza dei festeggiamenti di nozze che apre il film “The Magdalene Sister” (2002) diretto da Peter Mullan. (strofe I, II, V, VIII,
Qui Pol Mac Adaim suona il bodhran nella parte finale con Sean Mackin nel duplice ruolo di attore e cantante. Il brano è certamente poco adatto ad essere cantato durante un matrimonio, ma preannuncia i temi del film-denuncia dei soprusi subiti dalle ragazze emarginate dalla società nelle Case della Maddalena.


I
A gentleman was passing by,
he asked for a drink as he was dry,
Refrain: At the Well  Below the Valley-O./ Green grows the lily-o,
right among the bushes-o!
(1)
II
“Me cup is full up to the brim,
if I were to stoop I might fall in,(2)
III
“If your true-love was passing by,
You’d fill him a drink if he was dry,
IV
She swore by grass, she swore by corn(3)
her true-love had never been born,
V
He said to her ” Vou’re swearing wrong,
six fine children you’ve had born,
VI
“If you be a man of noble fame,
you’ll tell to me the father of them”
VII
“There’s two o’ them by your Uncle Dan,
At the Well Below the Valley-O
“There’s two o’ them by your brother John,
At the Well Below the Valley-O
“The other two by your father dear”
VIII
“If you be a man of noble fame,/you’ll tell to me what did happen to them” (5)
IX
“There’s one of them buried beneath the tree,
At the Well Below the Valley-O
Another two buried beneath the stone(4),
At the Well Below the Valley-O
Two of them outside the graveyard wall”
X
“If you be a man of noble fame,
you’ll tell to me what’ll happen myself”
XI
“You’ll be seven years a-ringing a bell,
At the Well Below the Valley-O
 seven more a-burning in Hell”
At the Well Below the Valley-O
“I’ll be seven years a-ringing the bell,
but the Lord above may save my soul
from burning in Hell”
Traduzione”Il Pozzo Laggiù nella Valle”
I
Un gentiluomo, mentre passava,
le chiese da bere perchè era assetato,
Al Pozzo laggiù nella valle.
il giglio cresce verde,
proprio in mezzo ai cespugli.
II
“La mia brocca è colma,
se mi chinassi, cadrei nel pozzo”.
III
“Se passasse il tuo amore,
gli daresti da bere, se avesse sete”.
IV
Lei giurò per l’erba e per
il grano,
che il suo amore non era mai nato.
V
Le disse “Stai giurando
il falso,
perché hai dato i natali a sei bei figli”.
VI
“Se tu sei un uomo di cosi’ grande fama, mi dirai il nome del padre”.
VII
“Due gli hai avuti da tuo zio
Daniele”.
Al Pozzo laggiù nella valle
“Due gli hai avuti da tuo fratello Giovanni”..
Al Pozzo laggiù nella valle

“Gli altri due dal tuo caro padre”.
VIII
“Se sei un uomo di cosi’ grande fama, mi dirai che fine hanno fatto”.
IX
“C’è né uno sepolto sotto
l’albero”.
Al Pozzo laggiù nella valle
“Altri due sepolti sotto la pietra del focolare”.
Al Pozzo laggiù nella valle
“Gli altri due sepolti qua, sotto al pozzo”.
X
“Se tu sei un uomo di cosi’ grande fama, mi dirai che fine farò io”.
XI
“Starai sette anni a suonare la campana.”
“Starai sette anni a fare la custode all’Inferno”.
Al Pozzo laggiù nella valle
“Starò sette anni a suonare la campana, ma che il Signore salvi la mia anima, dal bruciare all’Inferno”.

NOTE
1) in Child Ballad #21 sono riportati una serie di ritornelli
2) è chiaramente un pretesto, ma allo stesso tempo, un riferimento biblico perche a quei tempi antichi i secchi per attingere l’acqua erano portati da chi raccoglieva l’acqua e non si trovavano presso il pozzo
3) un giuramento per niente cattolico rispetto a alla versione precedente in cui si chiamano Dio e San Giovanni come testimoni
4)  seppellire un cadavere sotto la pietra del focolare di una nuova casa era un’antica pratica propiziatoria per la prosperità e la fertilità della nuova famiglia.
5) Sean Mackin semplifica il finale in poche strofe e dice:
“Two buried beneath the stable door
You’ll be seven years a-ringing a bell”
“But the Lord above will save me soul
from all his Hell”

FONTI
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=Child_d021
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=117495
http://mudcat.org/detail_pf.cfm?messages__Message_ID=2532375
http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/themaidandthepalmer.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=117495
http://www.ephemera-society.org.uk/queries/2007/q6_08.html

MERMAID BALLAD

AMermaid-waterhouseNella tradizione folk non sono molte le canzoni e le ballate dedicate alle sirene, anche se spesso nei canti del mare si riportano avvistamenti di sirena che preannuncia sventura. La più popolare è certamente “THE MERMAID BALLAD”

Le sirene sono creature del mare mutevoli e terribili proprio come le acque in cui dimorano e l’amore di una sirena è spesso sinonimo di morte: la visione di una sirena intenta a pettinarsi i lunghi capelli e a rimirarsi nello specchio è presagio di una terribile tempesta e di un imminente naufragio. (prima parte e indice delle canzoni qui)

MERMAID BALLAD

La ballata risale al 1600 ed è riportata come Child Ballad #289 in ben 6 versioni testuali nella collezione di Francis J. Child “The English and Scottish Popular Ballads” (1882-1898). John Wright la pubblicò nel 1605 con il titolo di “The Praise of Sailors” e fu ulteriormente rielaborata da Martin Parker nel 1640 con il titolo di “Saylors of my money” che aggiunse il verso “How ere the wind doth blow” come coro, poi ancora nel 1660 J.P. (forse John Phillips) in quella che sarà chiamata “Ye Gentlemen of England” abbinata comunemente alla melodia “When the stormy winds do blow” (melodia B512 nei broadside ballad). Queste due varianti tuttavia non comprendono la figura della sirenetta e nemmeno il ritornello che ritroviamo invece in Child.
Esistono molte versioni testuali e varie melodie di questa popolarissima ballata diffusa sia in Gran Bretagna che in America come sea-shanty, ma anche come filastrocca– gioco per bambini e canzone per combriccole studentesche o scout e conosciuta con i nomi di “Waves on the Sea” “The Stormy Winds do blow” “The Wrecked Ship” “The Sinking Ship” o “Our Gallant Ship” e “Oh, the Lamp Burns Dimly Down Below

Con il titolo di Three Times Round went the Gallant Gallant Ship la ritroviamo in una registrazione fonografica dalla voce di Lizzie Ann Higgins di Aberdeen ASCOLTA come anche in ulteriori quattro versioni reperibili sempre in Tobar an Dualchais

mermaidLA VERSIONE TRAGICOMICA

Questa è la versione più “comica” con una allegra e vivace melodia ricca di varianti in cui ogni componente della nave che sta affondando dice la sua. Interpretata come sea shanties anche se più come canto di bevute che come canto di lavoro.

ASCOLTA The Sharecroppers bell’arrangiamento country e un video con belle immagini

ASCOLTA Paul Clayton


I
Twas Friday morn when we set sail
And we were not far from the land
When our captain, he spied a mermaid so fair
With a comb and a glass in her hand
CHORUS
O the ocean’s waves do roll
And the stormy winds do blow
While we poor sailors are skipping to the top/while the landlubbers(1) lie down below (below, below)
while the landlubbers lie down below
II
Then up spoke the captain of our gallant ship
And a fine old man was he
“This fishy mermaid   has warned me of our doom,/We shall sink to the bottom of the sea.”
III
Then up spoke the mate of   our gallant ship,
And a fine-spoken man was he,
Saying, “I have a wife in Brooklyn(2) by the sea,
And tonight a widow she will be.”
IV
Then up spoke the   cook of our gallant ship
And a greasy old butcher   was he,
Saying “I care much more for my pots and my pans
Than I do for the bottom of the sea”
V
Then three times around spun our gallant ship
And three times around spunt she
Three times around spun our gallant ship/And she sank to the bottom of the sea
traduzione italiano di Cattia Salto
I
Era un venerdì mattina che abbiamo alzato le vele, non molto lontani da terra, quando il capitano avvistò una sirena così bella con un pettine e uno specchio nelle mani.
RITORNELLO
Oh le onde dell’oceano rollano
e i venti di tempesta soffiano
mentre noi poveri marinai andiamo su
mentre i terricoli(1) rimangono giù
(giù, giù)
mentre i terricoli rimangono giù
II
Così parlò il capitano della nostra audace nave
ed era un vecchio brav’uomo
“Questa sirena mi ha avvertito del nostro destino,
finiremo sul fondo del mare”
III
Così parlò l’ufficiale della nostra audace nave
era un uomo dalla parlata fine,
disse: “Ho mia moglie a Brooklyn(2) accanto al mare
e stanotte diventerà una vedova”
IV
Così parlò il cuoco della nostra audace nave
ed era un grasso vecchio macellaio
“Tengo molto di più alle mie pentole e padelle di quanto m’importi del fondo del mare”
V
Poi per tre volte filò in tondo la nostra nave audace
e tre volte filò in tondo
tre volte filò in tondo
e affondò sul fondo del mare

NOTE
1) è un termine nautico che indica una persona attaccata alla terra ferma, non abituata al mare
2) la località cambia a seconda di chi canta

LA SEA SHANTY

Questa versione, così come è stata arrangiata da Martin Carthy, con il suo ritmo cadenzato e ipnotico, è decisamente una sea-shanty.

ASCOLTA Martin Carthy & Waterson in Rogue’s Gallery Pirate Ballads, Sea Songs & Chanteys  ANTI 2006.

Martin Carthy nello stesso anno in Straws in the Wind ha registrato anche un’altra versione della ballata con il testo però come quello della terza versione. Il linguaggio è un po’ arzigogolato e lo mantengo anche nella traduzione (non arrivo alle vette di Riccardo Venturi..)


I
As we lay musing on our bed,
So early morn at ease,
We thought upon those lodging beds(1)
Poor sailors have at sea.
Though last Easter day in the morning fair,
We was not far from land,
We spied a mermaid sitting on a rock
With a comb and a glass in her hand, in her hand,
With a comb and a glass in her hand.
II
And first come the bosun of our ship
With courage, stout and bold:
“Stand fast, stand fast, brave lively lads,/Stand fast, brave hearts of gold.
For our gallant ship, she’s gone to wreck,
She was so lately trimmed,
The raging seas have sprung her good(2),
And the salt seas all run in, run in,
And the salt seas all run in.”
III
And up then spoke our cabin boy(3),
Oh, a well spoke boy was he:
“I’m sorry for my mother dear,
I’m lost in the salt, salt sea.
For last night, last night, the moon shone bright,
And you know that she had sons five,
Tonight she may look in the salt, salt waves
And find but one alive, alive,
And find but one alive.”
IV
For boats, for boats, you fair Plymouth(4) girls,
Don’t you hear how the trumpet(5) sound?
For the want of a boat our good ship is lost
And the most of the young men drowned, oh drowned,
And the most of the young men drowned.
traduzione italiano di Cattia Salto
I
Mentre stiamo meditando nel letto
di mattina presto belli comodi,
pensavamo a quelle cuccette (1)
che noi
poveri marinai abbiamo in mare.
Così un bel mattino dell’ultimo giorno di Pasqua,
non eravamo lontani da terra
e vedemmo una sirena seduta sulla roccia
con un pettine e uno specchio nelle mani.
II
E per primo viene il nostromo della nostra nave, coraggioso, spavaldo e   audace:
“State saldi, ragazzi coraggiosi e pieni di vita, coraggiosi cuori d’oro.
che la nostra bella nave affonderà,
da poco riordinata
i mari impetuosi hanno messo sottosopra le sue merci(2)
e il mare salato è entrato, entrato
e il mare salato è entrato”
III
E poi parlò il nostro mozzo(3),
un ragazzo dalla parlata fine:
“Mi dispiace per la mia cara madre
sono disperso nel mare salato,
per l’ultima notte, la notte scorsa, la luna splendeva luminosa
si sa che lei aveva cinque figli
stanotte lei potrà guardare nelle onde salate
e non trovarne neppure uno vivo, vivo
e non trovarne neppure uno vivo”
IV
Per le scialuppe, le scialuppe voi belle ragazze di Plymouth(4)
non sentite come suonano le trombe(5)?
Per la mancanza di una scialuppa, la nostra bella nave è perduta,
e la maggior parte dei giovani uomini annegati, oh annegati
e la maggior parte dei giovani uomini annegati

NOTE
1) letteralmente “alloggi dei letti”
2) la frase acquista un senso alla luce del verso precedente, la frase è pronunciata dal nostromo, il sottufficiale capo del personale di coperta, quello che organizza il lavoro della ciurma e supervisiona carico e scarico delle merci. Così le onde del mare sono entrate nella stiva e le merci ci galleggiano dentro.
3) per lo più il mestiere di mozzo era svolto da ragazzi scappati di casa per vivere l’avventura o figli di marinai che facevano la gavetta, venivano arruolati già all’età di 10 anni
4) porto nella conta di Devon Sud-Ovest Inghilterra
5) si riferisce alle trombe dell’apocalisse?

LA BALLATA MEDIEVALE

Questa versione è forse quella che si avvicina di più allo spirito originale, quasi medievale, della ballata. All’epoca la sirena era oramai diventata una donna-pesce sia nei Mari del Sud (che la ritraevano agli inizi nella forma di uccello) che del Nord d’Europa: Melusina è la sirena che fa da cesura a questa trasformazione, ancora con ali da uccello ma la coda di serpente.

sirena-pettine-specchioLa Sirena è accompagnata sempre da pettine e specchio: l’uno a indicare la sessualità (nel gesto erotico del pettinarsi le chiome, un tempo potente strumento di seduzione), l’altro a sottolinearne la doppiezza e l’inganno. Ma il pettine o pecten dal greco plectron sta per indicare il plettro ovvero la lyra e quindi le virtù musicali della sirena, mentre lo specchio ne rappresenta i poteri magici.

E certamente i primi marinai europei scambiarono per delle sirene quelle donne subacquee polinesiane, mezze nude e bellissime che andavano incontro alle loro navi, tutto sorriso, fiori e canto!

sirenQui il testo è più simile alla seconda versione anche se non più dal punto di vista della ciurma, bensì del marinaio che presumibilmente si è salvato dal naufragio. Nella prima strofa il protagonista si ritrova di notte a ripensare al suo amore (la nave o la sirena?) e ai marinai che solcano i mari, ciò che segue è quindi il ricordo di un disastroso evento e di come lui sia (forse per l’intervento magico della sirena) sopravvissuto. Egli cerca di descrivere la malia che lo ha avvinto e reso prigioniero del canto della sirena, ma subito il presagio funesto si concretizza e il mare si gonfia in tempesta. La parte finale riprende lo schema tripartito delle versioni precedenti in cui tre membri della ciurma intervengono per annunciare il disastro imminente e inevitabile: qui sono il timoniere che non riesce più a scandagliare il fondo a causa dei marosi, il capitano che leva l’ultimo pensiero alla moglie e al suo dolore di vedova, il giovane mozzo invece pensa alla madre. L’ultima strofa è concitata , ormai persa la nave l’unica salvezza è riposta nelle scialuppe!

Il testo tratto da The Penguin Book of English Folk Song 1959 (a cura di Ralph Vaughan Williams e A.L. Lloyd) come arrangiato da Martin Carthy in Straws in the Wind
ASCOLTA Martin Carthy & Dave Swarbrick
ASCOLTA Flos Harmonicus voce baritonale di Adrian Horsewood  e arpa celtica (con una nota di bordone portata dalla ghironda, probabilmente nella sua costruzione più antica ovvero la symphonia medievale) su una melodia detta di Humpshire. Nel 2006 è stato stampato un cd dal titolo Hampshire Dance Tunes e i brani sono tratti dal manoscritto conservato nella Winchester Records Library (rif 210M87 / 1.) datato al 1822, c’è da presumere che la melodia provenga da una delle 171 melodie riportate in forma di country dance.


I
One night as I lay on my bed,
I lay so fast asleep,
When the thought of my true love(1) come running in my head,
And sailors that sail on the deep.
II
As I sailed out one day one day
And being not far from land,
There I saw a mermaid sat on a rock,
A comb and a glass in her hand.
III
Now the song she sang, she sang so sweet,/No answer at all could I say,
Till our gallant ship she swung round about,
Which made our poor hearts to ache.
IV
Then up stepped the helmsman of our ship,
In his hand a lead and line(2).
For to sound the seas so wide and so deep,
No hard rock or sand could he find.
V
Up stepped the captain of our ship,
And a well-speaking man is he.
He says, “I have a wife in fair Plymouth town(4),
This night and a widow she’ll be.”
VI
And then up stepped our cabin boy(3),/And a fine pretty boy was he.
He says, ”Oh, I grieve for my mother dear,
Whom I shall never more see.
VII
Last night last night when the moon shone bright,
My mother she had sons five.
But now she may look in the salt salt sea
And find but one alive.”
VIII
Call for boats, call for boats, my fair Plymouth boys,
Do you hear how the trumpets sound(5)?
For the want of a long-boat in the ocean we’re lost
And most of our merry men drowned.
traduzione italiano di Cattia Salto
I
Una notte ero sdraiato nel  letto e giacevo profondamente addormentato, quando il pensiero del mio amore(1) mi venne di corsa in mente e quello dei marinai che solcano gli oceani.
II
Mentre navigavo un giorno
non lontano da terra vidi una sirena seduta sulla roccia con un pettine e uno specchio tra le mani.
III
E il canto che cantava era così dolce
non potevo chiedere altro,
finchè alla nostra bella nave
lei nuotò intorno
facendo palpitare i nostri cuori.
IV
Poi si alzò il timoniere della nostra nave,
con in mano il filo a piombo(2)
per far risuonare il mare così selvaggio e profondo,
ma nessuna dura roccia o sabbia riusciva trovare
V
Poi si alzò il capitano della nostra nave, un uomo dalla parlata fine
disse: “Ho una moglie nella città di Plymouth(4)
e stanotte diventerà una vedova”
VI
E poi si alzò il nostro mozzo(3),
e che bel ragazzo era:
disse “Oh mi dispiace per la mia cara madre
che non rivedrò mai più”
VII
La notte scorsa, quando la luna splendeva luminosa
mia madre aveva cinque figli
ma ora lei potrà guardare nelle onde salate e non trovarne neppure uno vivo”
VIII
Chiamate le scialuppe, le scialuppe voi bei ragazzi di Plymouth
non sentite come suonano le trombe(5)?
Per la mancanza di una scialuppa nell’oceano ci siamo perduti,
e la maggior parte dei giovani uomini sono annegati.

NOTE
1) il vero amore è ovviamente la nave
2) termine nautico per indicare uno strumento che scandaglia la profondità del fondale
3) per lo più il mestiere di mozzo era svolto da ragazzi scappati di casa per vivere l’avventura o figli di marinai che facevano la gavetta, venivano arruolati già all’età di 10 anni
4) porto nella conta di Devon Sud-Ovest Inghilterra
5) si riferisce alle trombe dell’apocalisse?

Seconda parte: MERMAID AND SELKIE qui

FONTI
http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-RagingSea.html
http://ilsettimopapiro.altervista.org/sirene.htm
http://www.geagea.com/17indi/17_06.htm
http://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/mermaid.html
http://www.bluegrassmessengers.com/recordings–info-289-the-mermaid.aspx
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=66502
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=19422
http://www.wildgoose.co.uk/displayAlbum.asp?PRODUCT_ID=124

SHE MOVED THROUGH THE FAIR

Il testo originale di “She Moved trough the Fair” risale ad una antica ballata irlandese del Donegal, mentre la melodia potrebbe essere di epoca medievale (per la scala musicale utilizzata che richiama quella araba). La versione standard viene viene dalla penna di Padraic Colum (1881-1972) che la riscrisse nel 1909. Del testo esistono molte versioni (strofe aggiuntive, riscrittura dei versi), anche in gaelico, a testimonianza della grande popolarità del brano, la canzone venne pubblicata nella raccolta di Herbert Hughes “Irish Country Songs” (1909), e nella raccolta di Sam Henry “Songs of the People” (1979).
Nella sua essenza la storia narra di una fanciulla promessa in sposa che appare in sogno al suo innamorato. Ma i versi sono criptici, forse  perchè mancano quelli che ne avrebbero chiarito il significato; è quello che succede alla tradizione orale (chi canta non ricorda i versi o li cambia a suo piacimento) e la ballata si presta ad almeno due possibili interpretazioni.

LA MORTE

Nelle prime strofe la donna, speranzosa, rassicura l’innamorato che la sua famiglia, nonostante lui non sia ricco, ne approverà la proposta di matrimonio, e loro presto si sposeranno; i due si sono incontrati nel giorno di mercato, e lui la guarda mentre si allontana e, in un’immagine crepuscolare, la paragona ad un cigno che si muove sulle placide acque.

La terza strofa è spesso omessa, ed è a prima lettura di non facile interpretazione: “La gente diceva / “Non si sposeranno mai” / ma uno era il dolore / che non fu mai detto”; il dolore inespresso potrebbe essere la malattia della ragazza (che ne causerà la morte) -data l’epoca probabilmente la tisi, ossia la morte per consunzione– per questo la gente era convinta che il matrimonio non si sarebbe celebrato.
E arriviamo all’ultima strofa, quella rarefatta e sognante in cui il fantasma di lei appare di notte (immagine rafforzata dalla aggiunta della parola dead accanto ad amore) : una figura evanescente che si muove piano senza alcun rumore e che lo chiama presto alla morte (anche lui si deve essere ammalato!).

L’ABBANDONO

L’altra interpretazione del testo (condivisa dai più) vede l’uomo abbandonato dalla donna, perchè fuggita con un altro (o più probabilmente la sua famiglia le ha combinato un matrimonio più vantaggioso, non essendo il pretendente amato da lei abbastanza ricco). Ma l’amore che prova per lei è così grande e anche se proseguirà la sua vita sposandosi con un’altra, continuerà a sentirne la mancanza.
I versi relativi al dolore inespresso vengono quindi interpretati come la mancata confidenza alla nuova moglie di essere ancora, e per sempre, innamorato della sua prima fidanzata.
La strofa finale diventa l’epilogo della sua vita, quando vecchio e in punto di morte, vede il suo amore apparirgli accanto, il suo vero amore, che lo consola e lo chiama perchè presto si ricongiungeranno nella morte (un’ipotesi più prosaica è che sogni di loro due da giovani, ancora promessi sposi).

Come si vede entrambi le ricostruzioni sono adattabili ai versi, ammirevoli e affascinanti del canto, proprio per la loro scarna essenzialità (un ermetismo ante litteram?): nessuna autocommiserazione, nessun dolore sbandierato, ma la semplicità di un amore così grande, che pochi ricordi passati insieme possono bastare per riempire una vita.

Un’unica, forte, immagine elegiaca, di lei candido cigno che incede nel crepuscolo, anticipazione del suo passaggio fugace sulla terra. Il brano è un lament dalla tristezza infinita e sono moltissimi i musicisti che lo hanno interpretato, ricreando quell’atmosfera rarefatta delle parole, spesso con il delicato suono dell’arpa.

Moltissimi gli interpreti che propongono versioni diverse del testo, banco di prova per le voci femminili sebbene a cantare sia l’uomo

ASCOLTA Loreena McKennitt  in Elemental (strofe  I, II, III, IV)

Moya Brennan (ossia Máire che si è decisa a inglesizzare il suo nome, visto che tutti lo pronunciavano non tenendo conto dell’accentazione gaelica) con Cormac De Barra all’arpa in Against the wind

Cara Dillon in Hills of Thieves, 2009 (nel video live con Solas)

Una giovane Sinead O’Connor  (che cambia il soggetto in chiave femminile) ha così intensamente espresso la strofa finale, quasi sussurrata: He moved through the fair!
Sinead ha registrato molte versione della canzone che spesso canta anche dal vivo


I
My (young) love said to me,
“My mother(1) won’t mind
And my father won’t slight you
for your lack of kind(2)”
she stepped away from me (3)
and this she did say:
“It will not be long, love,
till our wedding day”
II
She stepped away from me (4)
and she moved through the fair (5)
And fondly I watched her
move here and move there
And then she turned homeward (6)
with one star awake(7)
like the swan (8) in the evening(9)
moves over the lake
III
The people were saying
“No two e’er were wed”
for one has the sorrow
that never was said(10)
And she smiled as she passed me
with her goods and her gear
And that was the last
that I saw of my dear.
IV (11)
Last night she came to me,
my dead(12) love came
so softly she came
that her feet made no din
and she laid her hand on me (13)
and this she did say
“It will not be long, love,
‘til our wedding day”
Traduzione italiano di Cattia Salto*
I
La mia giovane innamorata mi disse:
“A mia madre non importerà,
e mio padre non ti disprezzerà
per la tua mancanza di proprietà”,
e si allontanò da me
ed ecco cosa mi disse,
“Non manca molto, amore
al nostro matrimonio”.
II
Si allontanò da me,
attraversando la Fiera
e con occhi amorevoli la seguii
mentre si spostava in qua e là.
Poi si diresse verso casa,
c’era una sola stella nel cielo della sera
e lei mi parve incedere come un cigno,
sulle acque del lago.
III
La gente diceva
“Non si sposeranno mai”
ma uno era il dolore
che non fu mai detto,
e lei mi sorrise mentre passava
andando con la spesa,
e fu l’ultima immagine
del mio amore che vidi
IV
L’altra notte venne da me,
il mio amore defunto,
venne da me così piano
che i suoi piedi non fecero alcun rumore,  e pose la mano su di me
ed ecco cosa mi disse,
“Non manca molto, amore
al giorno del nostro matrimonio”.

NOTE
* ho provato a rendere un po’ più fluida la precedente traduzione
1) nella poesia di Padraic Colum dice “My brothers won’t mind,
And my parents.. ”  ci sono i fratelli al posto della madre e i genitori al posto del padre
2) kind – kine: termine di difficile definizione, si può intendere come “ricchezza” o “proprietà” nel senso di beni in natura, per il tempo in questione poteva trattarsi di bestiame (kine che si scrive in modo simile) perciò the lack of kind potrebbe essere un termine colloquiale nel linguaggio anglo-irlandese per indicare “la mancanza di sostanza”. Altri interpretano la parola come “parenti” ovvero il protagonista è orfano o dalle origini oscure
3) in altre versioni she laid a hand on me (che è un gesto più intimo e diretto per salutare con un ultimo contatto)
4) oopure She went away from me
5) i giorni di fiera erano il tempo dell’amore quando i giovani avevano occasione di incontrarsi con le fanciulle in età da marito
6) Loreena McKennitt dice “And she went her way homeward
7) la stella della sera che compare prima di tutte le altre è il pianeta Venere
8) Il cigno è uno degli animali maggiormente rappresentati nella cultura celtica, effigiato su diversi oggetti e protagonista di numerosi racconti mitologici. continua
9) in the evening è riferito al momento in cui i due si separano
10) the sorrow that never was said: la donna era malata o è una mancata confidenza? QUesta strofa viene oggi per lo più omessa in quanto il significato non è ben comprensibile nell’immediatezza dell’ascolto.
11) la versione di Loreena McKennitt è leggermente diversa dice:
I dreamed it last night
That my true love came in
So softly she entered
Her feet made no din
She came close beside me
(Sognai l’altra notte,  che il mio vero amore venne entrando così piano che i suoi piedi non fecero rumore. Lei mi venne accanto)
12) alcuni interpreti omettono la parola “morte” propendendo per la versione del sogno, oppure dicono “my dear love” o “my own love” o anche “my young love
13) oppure “She put her arms round me

Con un brano così popolare tra i musicisti irlandesi sono inevitabili le esclusioni però non posso tacere sulla versione dei Chieftains&Van Morrison (ASCOLTA)  e ancora dei Chieftains&Sinead O’Connor (ASCOLTA) dei Fairport Convention nel lontano 1969 (ASCOLTA) e del bretone Alan Stivell (ASCOLTA da “Chemíns De Terre” 1973 ), dopo la versione di Stivell quella che amo tra le voci maschili è quella del controtenore tedesco Andreas Scholl (ASCOLTA)

E’ stata tramandata anche una versione intitolata “The Wedding Song” che sviluppa il tema dell’abbandono, e che è da ritenersi una variante seppure con diverso titolo

continua seconda parte

FONTI
http://thesession.org/tunes/4735
http://knifeandforkfactory.wordpress.com/2010/09/29/she-moves-through-the-fair-meaning-and-interpretation-part-1/
http://knifeandforkfactory.wordpress.com/2010/09/29/she-moves-through-the-fair-modern-lyrics-and-variations/
http://mainlynorfolk.info/anne.briggs/songs/shemovesthroughthefair.html

BEN VENGA MAGGIO

palomaggioCalendimaggio era la festa del primo Maggio che, durante il Medioevo ed il  Rinascimento, celebrava il ritorno della primavera ed il rifiorire della  natura. Era diffusa in tutta Italia. Era il tempo dell’amore: prima dello  spuntare del giorno i giovani del villaggio si addentravano nei boschi per  raccogliere fiori di campo, arbusti e rami di biancospino o di maggiociondolo. A volta passavano anche tutta la notte della vigilia nel  bosco “secondo un antico costume”. Durante il giorno facevano entrare il Maggio nel paese,  cantando, danzando, appendendo i fiori e i rami alle finestre e sui balconi  delle case.

maggioA Firenze il popolo festante seguiva il corteo dei fanciulli che  portavano i rami fioriti ed eleggeva la “regina di maggio”. Era tempo di Piantare  il maio, cioè di fissare un ramo  frondoso ornato di fiori e nastri variopinti sulla porta della donna amata; nella piazza si innalzava il palo del maggio  e attorno ad esso si intrecciavano le danze  o si tenevano brevi rappresentazioni teatrali, chiamate “maggi”.
Nella stampa -Incisione  del XV secolo dall’opuscolo a stampa “Ballatette  del Magnifico Lorenzo de’ Medici“, (Firenze, Biblioteca Nazionale  Centrale) – osserviamo in  primo piano due fanciulle inginocchiate davanti a Lorenzo il Magnifico una con in mano il “majo”  e l’altra con il cesto per la questua, sullo sfondo un gruppo di  ragazze che cantano e danzano in cerchio.
I gruppi di giovani del XIII e XIV giravano per borghi e  contrade intonavano canti profani, suonati e danzati detti “cantilene“, allegre “brigate” per la verità piuttosto turbolente, perchè spesso per futili motivi nascevano violente risse  e battaglie. La rivalità tra due quartieri rivive ancora ad Assisi nella rievocazione del Calendimaggio: Calendimaggio di Assisi

BENVENGA MAGGIO

trionfo-pesellino
Francesco di  Stefano, il Pesellino: Trionfo dell’Amore, 1450

La ballata di Angelo Ambrogini detto Poliziano (1454-1494) “Ben  venga Maggio/ e ‘l gonfalon selvaggio” ci offre  l’esempio di un brano in cui poesia, canto e danza celebrano il Maggio. La canzone veniva cantata in una sorta di sacra rappresentazione  processionale con tanto di carro  addobbato, ovvero il “Trionfo di  Amore” che poteva essere un cupido alato o un Sir d’Amore; il coro  delle fanciulle durante le soste nelle piazze cantava “Ben Venga Maggio…” ballando in tondo.

Ben venga maggio
e ‘l gonfalon selvaggio! (1)
I
Ben venga primavera,
che vuol l’uom s’innamori:
e voi, donzelle, a schiera
con li vostri amadori,
che di rose e di fiori,
vi fate belle il maggio
II
Venite alla frescura
delli verdi arbuscelli.
Ogni bella è sicura
fra tanti damigelli,
ché le fiere e gli uccelli
ardon d’amore il maggio.
III
Ciascuna balli e canti
di questa schiera nostra.
Ecco che i dolci amanti
van per voi, belle, in giostra:
qual dura a lor si mostra
farà sfiorire il maggio.
IV
Per prender le donzelle
si son gli amanti armati(2).
Arrendetevi, belle,
a’ vostri innamorati,
rendete e cuor furati,
non fate guerra il maggio.

NOTE
1) è tempo di Piantare il maio, (il gonfalon selvaggio come viene chiamato dal Poliziano) cioè il ramo fiorito preso dal bosco sulla porta della donna amata; nella piazza si innalzava il palo del maggio e attorno ad esso si intrecciavano le danze o si tenevano brevi rappresentazioni teatrali, chiamate “maggi”.
2) La scorta di giovanotti armati e a cavallo seguiva le fanciulle per cimentarsi nei giochi (tornei o giostre) che si sarebbero tenuti quel giorno

continua

MAIDEN IN THE MOR LAY

Un’antica carola canto e danza  dedicata originariamente ad una Dea, la dea fanciulla della Primavera?
Il testo di “Maiden in the Mor lay” è il più antico che si conosca del medioevo inglese e risale al 913 (in Bodleian Library – Oxford) , così ancora oggi possiamo ascoltare un canto dalla fresca dolcezza e purezza.
Il brano nasce in ambito cortese, successivamente mantenuto come canto religioso con la riscrittura del testo avvenuta nel XIV secolo. La struttura melodica è quella della carola con l’alternanza di strofa e ritornello e originariamente poteva anche essere una danza in cerchio o in catena.

PEPERIT VIRGO

Un tipico esempio di contrafactum con il quale nel Medioevo   si trasponeva la melodia di un canto sacro su di un testo profano (o viceversa). Non espressamente da intendersi come parodia, anche se questa tecnica veniva molto utilizzata dai clerici vagantes con chiari intenti   goliardici o dissacratori. Con intenti opposti la tecnica venne   spesso utilizzata nel Tardo Medioevo dagli ordini dei frati mendicanti, così nel “Red Book of  Ossory” – Palazzo del Vescovo, Kilkenny – il frate Richard de Ledrede vescovo dal 1317 al 1360, trasformò il testo profano della “Vergine o Fanciulla della Brughiera” nel testo sacro sulla  Natività della Vergine Maria.
Una sovrapposizione a ben vedere affatto casuale..

ASCOLTA   Anonymus 4 nella versione melodica originale del XIV secolo


Peperit virgo,
Virgo regia,
Mater orphanorum,
Mater orphanorum,
Peperit virgo,
Virgo regia,
Mater orphanorum,
mater orphanorum,
Plena gracia…
TRADUZIONE ITALIANO
Una vergine partorì
Vergine Regina,
Madre degli Orfani
Madre degli Orfani
Una vergine partorì
Vergine Regina,
Madre degli Orfani
Madre degli Orfani
Piena di Grazia

MAIDEN IN THE MOR LAY

celtic-spring-godess

MIDDLE ENGLISH
Maiden in the mor lay–
in the mor lay–
Seuenyst fulle, seuenist fulle.
Maiden in the mor lay–
in the mor lay–
Seuenistes fulle ant a day.
I
Welle was hire mete.
wat was hire mete?
The primerole ant the–
The primerole ant the–
Welle was hire mete.
Wat was hire mete?
The primerole ant the violet.
II
Welle was hire drying.
wat was hire mete?
The chelde water of the–
The chelde water of the welle-spring
Welle was hire drying.
Wat ws hire drying?
The chelde water of the welle-spring.
III
Welle was hire bour.
wat ws hire bour?
The rede rose an the–
The rede rose an the–
Welle was hire bour.
Wat was hire bour?
The rede rose an the lilie flour
INGLESE MODERNO
Maiden in the moor lay,
In the moor lay–
Seven nights full, seven nights full.
Maiden in the moor lay–
in the moor lay–
Seven nights full and a day.
I
Good was her meat.
What was her meat?
The primrose and the–
The primrose and the–
Good was her meat.
What was her meat?
The primrose and the violet.
II
Good was her drink.
What was her drink?
The chilled water of the–
The chilled water of the–
Good was her drink.
hat was her drink?
The chilled water of the well spring.
III
Good was her bower.
What was her bower?
The red rose and the–
The red rose and the-
Good was her bower.
What was her bower?
The red rose and the lily flower.


TRADUZIONE ITALIANO

Vergine della brughiera,
nella brughiera giaci per sette notti intere e un giorno.

Allora cosa mangi? Primule e viole.
Allora cosa bevi? Le fresche acque della polla.
Allora cosa vesti? La rosa rossa e il giglio

Nel canto è predominante il significato di purificazione, con riferimento alle sette notti dell’attesa legate al ciclo lunare (sette sono i giorni delle fasi lunari) e sette sono le lune nuove che preludono alla nascita della nuova vita nell’utero materno.
Il numero sette rappresenta un po’ in tutte le culture del passato un ciclo   compiuto e perfetto, formato dalla triade sacra e i quattro elementi costitutivi del mondo sensibile che quindi racchiude il divino e l’umano, spirito di ogni cosa.
I fiori di cui si nutre la fanciulla sono i primi fiori selvatici dei boschi che fanno capolino già ad aprile, l’acqua che beve è quella del pozzo sacro che sgorga dal ventre della madre e i colori che porta sono il rosso della rosa e il bianco del giglio il  principio maschile unito a quello femminile per propiziare la fertilità della Terra.

ASCOLTA  MEDIAEVAL BAEBES

ASCOLTA QNTAL in Qntal III 
In the mor lay
Sevenight fulle
Sevenight fulle
Maiden in the mor lay
In the mor lay
Sevenight fulle and a day

Welle was hire mete.
wat was hire mete?
The primerole ant the
The primerole ant the
Welle was hire mete.
What was hire mete?
The primerole ant the violet.

Welle was hire dring
What was hire dring?
The chelde water of the
The chelde water of the
Welle was hire dring
What was hire dring?
The chelde water of the welle-spring

Welle was hire bowr
What was hire bowr?
The rede rose and the
The rede rose and the
Welle was hire bowr
What was hire bowr?
The rede rose and the lilye flour

ASCOLTA ANUNA

Maid in the moor lay sevenyhtes fulle
Maid in the moor lay sevenyhtes fulle
Wat was   hire mete?
The primerole and the violet
Wat was hire drynk?
The colde water of the welle-sprink
Wat was hire bour?
The rede rose and the lili-flour
Maid in the moor lay sevenyhtes fulle
Maid in the moor lay sevenyhtes fulle

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/imbolc.htm
http://ontanomagico.altervista.org/curragh-kildare.html

TEMPUS ADEST FLORIDUM

317px-Tempus_adest_floridumTempus adest floridum’ è un brano medievale del XIII secolo, apparso però in stampa  nella raccolta finlandese Piae Cantiones del 1582. Nel 1800 la melodia è stata riadattata per il canto  natalizio Good King Wenceslas.

Il brano è stato tradotto in Inglese nel 1928 con il  titolo  “The Flower Carol” (in The Oxford  Book of Carols).
E’ un canto in lode a Dio per la bellezza rigenerante  della Primavera. La forza di Dio vince la morte invernale (come la  resurrezione del Cristo) e la gioia di Dio contagia anche gli uomini. Il  brano non è espressamente un canto religioso  tuttavia richiama l’usanza medievale del risus paschalis per  riaffermare che il godimento e il piacere sono doni di Dio

ASCOLTA Euphorica (ahimè con lo stesso nome si fa riferimento a due diverse realtà musicali) ovvero medieval/world music targata Repubblica Ceca; una versione fresca e primaverile con una squillante ciaramella sul controcanto del flauto, che modula l’arrangiamento strumentale.
sito del gruppo http://www.euphorica.cz/

I
Tempus adest floridum, surgent namque flores
Vernales in omnibus, imitantur mores
Hoc quod frigus laeserat, reparant calores
Cernimus hoc fieri, per multos labores.
II
Sunt prata plena floribus, iucunda aspectu
Ubi iuvat cernere, herbas cum delectu
Gramina et plantae hyeme quiescunt
Vernali in tempore virent et accrescunt.
III
Haec vobis pulchre monstrant Deum creatorem
Quem quoque nos credimus omnium factorem
O tempus ergo hilare, quo laetari libet
Renovato nam mundo, nos novari decet.
IV
Terra ornatur floribus et multo decore
Nos honestis moribus et vero amore
Gaudeamus igitur tempore iucundo
Laudemusque Dominum pectoris ex fundo.
TRADUZIONE ITALIANO
I
Il tempo della fioritura è giunto e i fiori stanno spuntando
Primavera si rivela in ogni cosa
ciò che il freddo ha ferito, il caldo ripristina
vediamo come ciò avvenga, con molta operosità.
II
I prati sono ricchi di fiori, belli a vedersi
in cui la diversità di erbe è una delizia.
Erbe e piante in Inverno riposano,
ma in primavera germogliano e crescono.
III
Queste bellezze mostrano a voi il Dio creatore,
colui che crediamo essere il creatore di tutte le cose, dunque è tempo dell’allegria, in cui si può gioire come il mondo si rinnova anche noi ci rinnoviamo.
IV
La terra è ornata di fiori e di molta bellezza
anche noi con onesti modi e vero amore
rallegriamoci dunque del tempo felice
lodiamo Dio dal profondo dei nostri cuori.

Se al brano fosse abbinata una danza non è più dato saperlo, ma la struttura musicale si adatta benissimo al ballo detto Ungaresca. Anche il gruppo Fairy Consort ha realizzato un medley strumentale tra i due brani
ASCOLTA Fairy Consort 

FONTI
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/NonEnglish/tempus_adest_floridum.htm
http://www.hymntime.com/tch/htm/f/l/o/flocarol.htm