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Twa Corbies (Due Corvi)

Child ballad #26

In the traditional ballad (by anonymous author, contended between the English and the Scots), three or two crows/ravens observe the corpse of a knight and decide that it could be their breakfast!
Both versions were translated in the nineteenth century (or more recently) between Scandinavia, Germany and Russia.
Nella ballata tradizionale di autore anonimo (contesa come paternità tra inglesi e scozzesi), tre o due corvi osservano il cadavere di un cavaliere e decidono che potrebbe essere la loro colazione!
Entrambe le versioni sono state tradotte nell’ottocento o più recentemente tra Scandinavia, Germania e Russia.

Twa Corbies (scottish version)
Three Craws (nursery rhyme)
Three Ravens (english version)

The Scottish version: Twa Corbies

Written in the Lowland dialect, this version dates back to the 13th or 14th century, and is printed for the textual part in “Minstrelsy Ancient and Modern” by William Motherwell (1827)
Our dead is a knight and we don’t know the reason for his death: it could be an accident during the hunt, rather than a death in battle, or a betrayal assault or a duel; perhaps he was a knight errant who lost himself in his wandering or perished to defend the weak or was the victim of a spell; no one else, except the two ravens, knows or cares about his death.
His body lies abandoned and forgotten by his lady (a dame sans merci) who has already turned her attention to another knight.
The last stanza leaves us with an almost pre-romantic and gothic description of the bones of the knight whitening in the sun and with which the wind plays its dismal melody.
Scritta nel dialetto delle Lowland, la versione è fatta risalire al XIII o al XIV secolo, e si ritrova stampata per la parte testuale in “Minstrelsy Ancient and Modern di William Motherwell (1827)
Il nostro morto è un cavaliere e il motivo della sua morte non è dato: potrebbe trattarsi di un incidente durante la caccia, più che la morte in battaglia, o un assalto a tradimento o un duello; forse era un cavaliere errante che si è perduto nel suo vagabondare o è perito per difendere i deboli o è stato vittima di un incantesimo; nessun altro, tranne i due corvi, è a conoscenza o si cura della sua morte.
Il suo corpo giace abbandonato e dimenticato dalla sua dama (una dame sans merci) che ha già rivolto le sue attenzioni ad un altro cavaliere.
L’ultima strofa ci lascia una descrizione quasi pre-romantica e gotica delle ossa del cavaliere che imbiancano al sole e con le quali il vento suona la sua lugubre melodia.

Breton Tune
La melodia bretone

The currently tune comes from “Al Alar’ch” (the swan) a traditional Breton melody that was paired by the Scottish poet Morris Blythman (1919-1981), known with the pseudonym Thurso Berwick (cf), in the 1950s : Ray Fisher populared this version in 1962.
La musica attualmente abbinata deriva da “Al Alar’ch” (il cigno) una melodia tradizionale bretone che è stata accoppiata dal poeta scozzese Morris Blythman (1919-1981), noto con lo pseudonimo di Thurso Berwick (vedi), negli anni del 1950: fu quindi Ray Fisher a rendere popolare questa versione nel 1962.
Bedlam (Gregor Harvey & Grant Foster) interessante lavoro con le due voci e una vibrante chitarra

Schelmish (barbarian style)

Omnia in PaganFolk 2006 (Twa Corbiez)

OTHER MELODIES (Altre melodie)

The Raven (Stephen Moncrieff & Carolyn Forbes) -a slower and melancholy melody
[con una melodia leggermente diversa, più lenta e malinconica ]


I
As I was walking all alane,
I heard twa corbies makin a mane;
The tane unto the ither say,
“Whar sall we gang and dine the-day?”
II
“In ahint yon auld fail dyke,
I wot there lies a new slain knight;
And nane do ken that he lies there,
But his hawk, his hound an his lady fair.”
III
“His hound is tae the huntin gane,
His hawk tae fetch the wild-fowl hame,
His lady’s tain anither mate,
So we may mak oor dinner swate.”
IV
“Ye’ll sit on his white hause-bane,
And I’ll pike oot his bonny blue een;
Wi ae lock o his gowden hair
We’ll theek oor nest whan it grows bare.”
V
Mony a one for him makes mane,
But nane sall ken whar he is gane;
Oer his white banes, whan they are bare,
The wind sall blaw for evermair.

Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Mentre camminavo tutto solo
ho sentito due corvi lamentarsi
uno diceva all’altro:
“Dove andremo a desinare oggi?”
II
“Dietro a quel vecchio muro ricoperto di erba
sento che giace un cavaliere appena ucciso
e nessun sa che sta lì/ tranne che il suo falco, il suo cane e la sua bella signora”
III
“Il suo cane è andato a caccia,
il suo falco sfreccia al riparo
la sua signora si è presa un amante,
così possiamo desinare indisturbati”
IV
“Tu ti poserai sul suo bianco osso del collo,
e io beccherò i suoi begli occhi azzurri;
con una ciocca bionda/ ripareremo il nostro nido quando diventerà spoglio”
V
Molti per lui piangono,
ma nessuno sa dove sia andato
tra le sue bianche ossa quando saranno denudate/ il vento soffierà per sempre.

STANDARD ENGLISH
I
As I was walking all alone,
I heard two crows (or ravens) making a moan;
One said to the other,
“Where shall we go and dine today?”
II
“In behind that old turf wall,
I sense there lies a newly slain knight;
And nobody knows that he lies there,
But his hawk, his hound and his lady fair.”
III
“His hound is to the hunting gone,
His hawk to fetch the wild-fowl home,
His lady’s has taken another mate,
So we may make our dinner sweet.”
IV
“You will sit on his white neck-bone,
And I’ll peck out his pretty blue eyes;
With one lock of his golden hair
We’ll thatch our nest when it grows bare.”
V
“Many a one for him is moaning,
But nobody will know where he is gone;
Over his white bones, when they are bare,
The wind will blow for evermore.”

Bergtatt in Ravnene (from scandinavia)

MEMENTO MORI

An omnipresent iconographic theme in the Middle Ages, but declined with the vanitas that leads us to reflect on the transience of human life.


Memento Mori is believed to have originated from an ancient Roman tradition.

After a major military victory, the triumphant military generals were paraded through the streets to the roars of the masses. The ceremonial procession could span the course of a day with the military leader riding in a chariot drawn by four horses. There was not a more coveted honor. The general was idolized, viewed as divine by his troops and the public alike. But riding in the same chariot, standing just behind the worshipped general, was a slave. The slave’s sole responsibility for the entirety of the procession was to whisper in the general’s ear continuously, “Respice post te. Hominem te esse memento. Memento mori!”
“Look behind. Remember thou art mortal. Remember you must die!”
The slave served to remind the victor at the peak of glory, this god-like adoration would soon end, while the truth of his mortality remained. (from here)
Tema iconografico onnipresente nel Medioevo, declinato però con la vanitas che porta a riflettere sulla caducità della vita umana.
La locuzione latina ha origine nella Roma antica quando prima del corteo detto “Trionfo” al festeggiato era ricordata la limitatezza della vita umana per evitare che, ubriacato dall’acclamazione popolare, il generale di turno ardisse farsi imperatore. Per placare i deliri di onnipotenza il memento mori (in italiano “ricordati che devi morire”) gli ricordava di non prevaricare gli altri cittadini.
La tradizione poi proseguì durante l’impero con il più umile degli schiavi che osava apostrofare il più potente degli uomini con tale frase prima della sfilata. L’emozione della gloria si venava così di tristezza e della consapevolezza della transitorietà di ogni vittoria.

LINK
http://www.tobarandualchais.co.uk/en/fullrecord/66769/4
http://ontanomagico.altervista.org/corbie.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=90597
http://www.twocrows.co.uk/twa_corbies.html
http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/twacorbies.html
http://www.celticlyricscorner.net/oldblinddogs/twa.htm

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