Nella Twa Corbies, la ballata tradizionale di autore anonimo (contesa come paternità tra inglesi e scozzesi), tre o due corvi osservano il cadavere di un cavaliere e decidono che potrebbe essere la loro colazione!
Entrambe le versioni sono state tradotte nell’ottocento o più recentemente tra Scandinavia, Germania e Russia.
Twa Corbies (versione scozzese)
Three Ravens (english ballad)
Three Crows (ninna-nanna)
APPROFONDIMENTO: Crows and crowish [CORVI E CORVACCI]
Kråkevisa (la ballata del corvo nella tradizione norvegese)
Valravnen (tradizione danese)
[English version]
In the traditional ballad Twa Corbies, by anonymous author, (contended between the English and the Scots), three or two crows/ravens observing the corpse of a knight and deciding that it could be their breakfast!
Both versions were translated in the nineteenth century (or more recently) between Scandinavia, Germany and Russia.
Twa Corbies
[ Roud 5 ; Child 26 ; Ballad Index C026 ; The Twa Corbies at A Puckle Mucke Sangs ; MusTrad MT325 ; DT THRERAV3 , THRERAV4 ; Mudcat 19936 ; words trad., music Robert Morris Blythman]
Scritta nel dialetto delle Lowland, la versione scozzese Twa Corbies risale al XIII o al XIV secolo, e si ritrova stampata per la parte testuale in “Minstrelsy Ancient and Modern” di William Motherwell (1827)
Il morto è un cavaliere ed il motivo della sua morte non è dato: potrebbe trattarsi di un incidente durante la caccia, più che la morte in battaglia, o un assalto a tradimento o un duello; forse era un cavaliere errante che si è perduto nel suo vagabondare o è perito per difendere i deboli o è stato vittima di un incantesimo; nessun altro, tranne i due corvi, è a conoscenza o si cura della sua morte.
Il suo corpo giace abbandonato e dimenticato dalla sua dama (una dame sans merci) che ha già rivolto le sue attenzioni ad un altro cavaliere.
L’ultima strofa ci lascia una descrizione quasi pre-romantica e gotica delle ossa del cavaliere che sbiancano al sole tra le quali il vento suona la sua lugubre melodia.
Written in the Lowland dialect, this version dates back to the 13th or 14th century, and is printed for the textual part in William Motherwell’s “Minstrelsy Ancient and Modern” (1827)
A knight is dead but we don’t know the reason: it could be an accident during the hunt, rather than a death in battle, or a betrayal assault or a duel; perhaps he was an errant knight who lost himself in his wandering or perished to defend the weak or was the victim of a spell; no one else, except the two ravens, knows or cares about his death.
His body lies abandoned and forgotten by his lady (a dame sans merci) who has already turned her attention to another knight.
The last stanza leaves us with an almost pre-romantic and gothic description of the bones of the knight whitening in the sun and with which the wind plays its dismal melody.

Traduzione italiana di Cattia Salto
I
Mentre camminavo tutto solo
ho sentito due corvi lamentarsi
uno diceva all’altro:
“Dove andremo a desinare oggi?”
II
“Dietro a quel vecchio muro ricoperto d’erba
so che giace un cavaliere appena ucciso
e nessun sa che sta lì
tranne il suo falco, il suo cane e la sua bella signora”
III
“Il suo cane è andato a caccia,
il suo falco sfreccia al riparo
la sua signora si è presa un amante,
così possiamo desinare indisturbati”
IV
“Tu ti poserai sul bianco osso del collo,
e io beccherò i begli occhi azzurri;
con una ciocca bionda
ripareremo il nido quando diventerà spoglio”
V
Molti lo piangono,
ma nessuno sa dove sia andato;
tra le sue bianche ossa quando saranno denudate
il vento soffierà per sempre.
Gli Steeleye Span hanno riproposto la canzone in due dei loro album Hark! The Village Wait 1970 e Time 1996
I
As I was walking all alane,
I heard twa corbies makin a mane;
The tane unto the ither say,
“Whar sall we gang and dine the-day?”
II
“In ahint yon auld fail dyke,
I wot there lies a new slain knight;
And nane do ken that he lies there,
But his hawk, his hound an his lady fair.”
III
“His hound is tae the huntin gane,
His hawk tae fetch the wild-fowl hame,
His lady’s tain anither mate,
So we may mak oor dinner swate.”
IV
“Ye’ll sit on his white hause-bane,
And I’ll pike oot his bonny blue een;
Wi ae lock o his gowden hair
We’ll theek oor nest whan it grows bare.”
V
Mony a one for him makes mane,
But nane sall ken whar he is gane;
Oer his white banes, whan they are bare,
The wind sall blaw for evermair.
STANDARD ENGLISH
I
As I was walking all alone,
I heard two crows (or ravens) making a moan;
One said to the other,
“Where shall we go and dine today?”
II
“In behind that old turf wall,
I sense there lies a newly slain knight;
And nobody knows that he lies there,
But his hawk, his hound and his lady fair.”
III
“His hound is to the hunting gone,
His hawk to fetch the wild-fowl home,
His lady’s has taken another mate,
So we may make our dinner sweet.”
IV
“You will sit on his white neck-bone,
And I’ll peck out his pretty blue eyes;
With one lock of his golden hair
We’ll thatch our nest when it grows bare.”
V
“Many a one for him is moaning,
But nobody will know where he is gone;
Over his white bones, when they are bare,
The wind will blow for evermore.”
Giorgio Gregori ha inviato un carteggio con il compianto ricercatore e musicologo Bruno Pianta in riferimento alla canzone e alla sua antichità:
“A un certo punto arrivammo a “Twa Corbies” e “Three Ravens”, nella quale c’era il termine “Earthen Lake”, il luogo nel quale nella ballata inglese la dama depone il corpo del cavaliere. Discutemmo un pò su questa situazione, e Pianta mi disse: “Faccio una ricerca e poi ti dico”. Qualche giorno dopo, mi arrivò questa email:
“Allora, ho dato un’occhiata al Child (The three ravens, nr. 26 – sta nel primo volume) e ho integrato con qualche ricerca su internet.
Dunque, si tratta di una roba inglese, di gusto alquanto letterario, di cui sembra si conosca il possibile autore. La teoria è che il testo originale sia inglese (il cavaliere ucciso non può essere divorato dai corvi, perché i suoi cani fanno buona guardia, i suoi falchi scacciano gli uccelli e la sua amata -metaforicamente, la “daina”, “fallow doe” lo trasporta alla sua tomba, “earthen lake”). Lake sarebbe una forma arcaica per “fosso”, quindi “fosso nella terra”, altra metafora per “tomba”. Queste arcaizzazioni, confermate da “leman”, ossia “amata” dell’ultima strofa nel Child, mi danno l’impressione di avere la stessa funzione delle formule delle ballate piemontesi (la “dama gentil” , il “bel galante”, la “bela fija”) cioè di suggerire una “antichità” della storia.
Le versioni scozzesi sembrerebbero delle feroci parodie (in chiave anti-inglese?) nelle quali cani falchi e amata scaricano il morto, e i corvi si abboffano.
—
Questo quanto mi scrisse Pianta. Posso aggiungere che, nella versione inglese, dalla musica quasi sempre sdolcinata, il cane, il falco, il cavallo rimangono dei servi fedeli anche dopo la sua morte. Nella versione scozzese, invece, dalla musica più dura, cane, cavallo e falco dopo la morte del “padrone” devono sentirsi liberi. Altrimenti…non sarebbero liberi scozzesi, ma servi inglesi… (qui sta la parodia).
La melodia bretone
La melodia standard deriva da “Al Alar’ch” (il cigno) un tradizionale bretone abbinato al testo dal poeta scozzese Morris Blythman (1919-1981), noto con lo pseudonimo di Thurso Berwick (vedi), negli anni del 1950: fu poi Ray Fisher a rendere popolare questa versione nel 1962.
BRETON TUNE
The currently tune comes from “Al Alar’ch” (the swan) a traditional Breton melody that was paired by the Scottish poet Morris Blythman (1919-1981), known with the pseudonym Thurso Berwick (cf), in the 1950s : Ray Fisher populared this version in 1962.
Una melodia leggermente diversa, più lenta e malinconica
OUTLANDER SAGA
Roger è con Jamie quando trovano la carcassa di un maiale parzialmente divorato dai corvi e gli sovviene alla mente la ballata dei corvi
“…ecco un rauco gracchiare dal castagno sopra di noi. I corvi, macchie nere tra le foglie gialle, esprimevano il loro disappunto per il furto del loro banchetto.
“Whaur… dobbiamo riunirci e… cenare in giornata?” mormorò sottovoce, alzando lo sguardo verso di loro. “Non qui… bastardi. Andatevene!” Preso dalla repulsione, raccolse una pietra dalla riva e la scagliò con tutta la sua forza contro l’albero. I corvi si alzarono in volo urlando e lui si voltò verso il campo, cupamente soddisfatto.
Ma il suo ventre era ancora annodato e le parole della canzone beffarda dei corvi risuonavano nelle sue orecchie: “Tu ti siederai sulle sue bianche ossa e io mi prenderò il suo bell’occhio blu. Con una ciocca dei suoi capelli d’oro riempiremo il nostro nido quando sarà spoglio”.
(From THE FIERY CROSS by Diana Gabaldon, chapter 87, “There’s a Hole in the Bottom of the Sea”. Copyright© 2001 by Diana Gabaldon. All rights reserved.)
..here was a raucous croaking from the chestnut overhead. The crows, black blotches in the yellow leaves, voicing their displeasure at the robbery of their feast.
“Whaur…shall we gang and…dine the day?” he murmured under his breath, looking up at them. “Not here…you bastards. Get along!” Seized by revulsion, he scooped a stone from the bank and hurled it into the tree with all his might. The crows erupted into shrieking flight, and he turned back to the field, grimly satisfied.
But his belly was still knotted, and the words of the corbies’ mocking song echoed in his ears: “Ye’ll sit on his white hause-bane/and I’ll pick oot his bonny blue e’en. Wi’ ae lock o’ his golden hair/we’ll theek oor nest when it grows bare.“
MEMENTO MORI
Tema iconografico onnipresente nel Medioevo, declinato però con la vanitas che porta a riflettere sulla caducità della vita umana.
La locuzione latina ha origine nella Roma antica quando prima del corteo detto “Trionfo” al festeggiato era ricordata la limitatezza della vita umana per evitare che, ubriacato dall’acclamazione popolare, il generale di turno ardisse farsi imperatore.
Per placare i deliri di onnipotenza il memento mori (in italiano “ricordati che devi morire”) gli ricordava di non prevaricare gli altri cittadini.
La tradizione poi proseguì durante l’impero con il più umile degli schiavi che osava apostrofare il più potente degli uomini con tale frase prima della sfilata. L’emozione della gloria si venava così di tristezza e della consapevolezza della transitorietà di ogni vittoria.
An omnipresent iconographic theme in the Middle Ages, but declined with the vanitas that leads us to reflect on the transience of human life.
Memento Mori is believed to have originated from an ancient Roman tradition.
“After a major military victory, the triumphant military generals were paraded through the streets to the roars of the masses. The ceremonial procession could span the course of a day with the military leader riding in a chariot drawn by four horses. There was not a more coveted honor. The general was idolized, viewed as divine by his troops and the public alike. But riding in the same chariot, standing just behind the worshipped general, was a slave. The slave’s sole responsibility for the entirety of the procession was to whisper in the general’s ear continuously, “Respice post te. Hominem te esse memento. Memento mori!”
“Look behind. Remember thou art mortal. Remember you must die!”
The slave served to remind the victor at the peak of glory, this god-like adoration would soon end, while the truth of his mortality remained.” (from here)
LINK
una vecchia registrazione a Edimburgo http://www.tobarandualchais.co.uk/en/fullrecord/66769/4
Morrigan: sui campi di battaglia era Macha la sanguinaria e al termine della battaglia assumeva la forma di corvo. http://ontanomagico.altervista.org/corbie.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=90597
http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/twacorbies.html
testo della versione Old Blind Dogs
http://www.celticlyricscorner.net/oldblinddogs/twa.htm

Una decina di anni fa ebbi la fortuna di fare colazione con il compianto ricercatore e musicologo Bruno Pianta. Era la mattina, molto presto, e discutemmo per più di un paio d’ore di ballate inglesi, scozzesi e piemontesi. A un certo punto arrivammo a “Twa Corbies” e “Three Ravens”, nella quale c’era il termine “Earthen Lake”, il luogo nel quale nella ballata inglese la dama depone il corpo del cavaliere. Discutemmo un pò su questa situazione, e Pianta mi disse: “Faccio una ricerca e poi ti dico”. Qualche giorno dopo, mi arrivò questa email:
“Allora, ho dato un’occhiata al Child (The three ravens, nr. 26 – sta nel primo volume) e ho integrato con qualche ricerca su internet.
Dunque, si tratta di una roba inglese, di gusto alquanto letterario, di cui sembra si conosca il possibile autore. La teoria è che il testo originale sia inglese (il cavaliere ucciso non può essere divorato dai corvi, perchè i suoi cani fanno buona guardia, i suoi falchi scacciano gli uccelli e la sua amata -metaforicamente, la “daina”, “fallow doe” lo trasporta alla sua tomba, “earthen lake”). Lake sarebbe una forma arcaica per “fosso”, quindi “fosso nella terra”, altra metafora per “tomba”. Queste arcaizzazioni, confermate da “leman”, ossia “amata” dell’ultima strofa nel Child, mi danno l’impressione di avere la stessa funzione delle formule delle ballate piemontesi (la “dama gentil” , il “bel galante”, la “bela fija”) cioè di suggerire una “antichità” della storia.
Le versioni scozzesi sembrerebbero delle feroci parodie (in chiave anti-inglese?) nelle quali cani falchi e amata scaricano il morto, e i corvi si abboffano.
—
Questo quanto mi scrisse Pianta. Posso aggiungere che, nella versione inglese, dalla musica quasi sempre sdolcinata, il cane, il falco, il cavallo rimangono dei servi fedeli anche dopo la sua morte. Nella versione scozzese, invece, dalla musica più dura, cane, cavallo e falco dopo la morte del “padrone” devono sentirsi liberi. Altrimenti…non sarebbero liberi scozzesi, ma servi inglesi… (qui sta la parodia).